Categoria: Storia

  • Famiglia Leli

    Famiglia Leli

    Famiglia originaria da Bovara, vanta tra i suoi componenti numerosi dottori: Girolamo, Silvano, Fioravante, Francesco, Leandro e Matteo.
    Può annoverare altresì numerosi matrimoni con illustri famiglie di Trevi: Natalucci, Origo, Petroni, Valenti.

    Nicolò, di Matteo, dottore, cavaliere e conte palatino, fu capo di giustizia a Todi (1481), podestà di Norcia (1487) e riformatore dello Statuto di Trevi (1499)1

    Fioravante, di Silvano e di Rutilia Valenti, nato nel 1574, fu nel 1601 secondo collaterale di Campidoglio. Si chiamava anche Fioravante Valenti dal cognome della madre2

    Si estinse, probabilmente nel 17° secolo, alla morte della signora Caterina, ultima di tal cognome3.

    Il libro degli stemmi nell’archivio comunale, redatto alla fine del ‘700, non contempla i pur numerosi stemmi delle nobili famiglie che hanno dato tanto lustro a Trevi, ma che all’epoca erano già estinte. In Trevi non esiste, a nostra conoscenza, uno stemma dei Leli, ma possiamo dirci fortunati perché fu tra i pochi abbozzati dal Natalucci nella sua opera monumentale4. Purtroppo il nostro storico era un ricercatore scrupoloso ma un pessimo disegnatore. Lo stemma a fianco è tutto quello che ci rimane. Vi si possono leggere le lettere, che risultano alquanto sibilline, E F e A V.

    Natalucci, Historia diTrevi, Stemma Leli

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI

    702

    Note

    1

    )

    D.

    Natalucci,

    Historia universale … di Trevi – 1745,

    Foligno, 1985, c. 1095.

    2)

    I

    Idem,

    c. 1074

    3

    c. 1155

    4)

    Ibidem

    .

  • Maurizi di Tolentino

    Maurizi

    di Tolentino

    Niccolò Maurizi di Tolentino (1350-1435), valoroso capitano che nel 1412, per compenso alle sue imprese militari, ebbe da Pandolfo Maltesta il castello della Stacciola

    .1

    , assumendo quindi il titolo di

    conte della Stacciola.

    Dopo la rovinosa caduta dei Trinci, nel 1434 fu nominato vicario del papa e governatore di Trevi, incarico che detenne fino al 1438.2

    Non si conoscono stemmi della famiglia Maurizi in Trevi.

    Di tale famiglia esiste un altro importante ramo, i “Maurizi di Gualdo Tadino”

    Stemma dei Maurizi di Tolentino

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI 087

    1) Ora frazione del comune di San Costanzo, in provincia di Pesaro e Urbino

    2) Natalucci, Durastante, Historia… di Trevi, 1745, c.693

  • Tiberio Natalucci

    Tiberio Natalucci Musicista (1803- 1868)

    Ricordo – Commemorazione in Trevi, 14 marzo 1965

    178 Ritorna alla Personaggi Famiglia Natalucci

  • Durastante Natalucci

    Durastante Natalucci

    Storico (1687 – 1772)

    Vedi: Ritratto a olio in casa Natalucci

    (Da un articolo di Tommaso Valenti sul periodico La Torre di Trevi del 1899 ripreso in Curiosità storiche trevane, Foligno, Campitelli, 1922

    UNO STORICO DI TREVI

    I lettori hanno sentito, fino dalle prime pagine di questo libretto rammentare il nome di Durastante Natalucci. Sono quindi certo di far cosa gradita a loro dando qualche notizia di questo nostro benemerito concittadino, che di Trevi e della sua Storia fu così teneramente innamorato.

    I genitori di Durastante furono Giuseppe Natalucci e Maria Piccini. Esso nasce il 17 settembre 1687, di mercoledì, in casa Piccini alle Picciche, frazione del Comune di Trevi, mentre sua madre tornava da Montefalco, dove erasi recata in devoto pellegrinaggio alla tomba della Beata Chiara.

    Il neonato si chiamò Durastante, Tommaso, Francesco, Emiliano.

    A soli sette anni, per la morte di un suo zio prete, ebbe dal Papa Innocenzo XII il beneficio ecclesiastico del SS. Crocifisso di patronato della famiglia Natalucci. E fu in questa occasione che Durastante fu annoverato tra i chierici, ed ebbe la prima tonsura. Rimase in Trevi fino al 1704, quando fu dai suoi mandato a Spoleto per studiare presso i Padri Gesuiti.

    Da Spoleto passò a Roma nel 1709 per gli studi legali.

    Esso però non si contentò delle aride speculazioni giuridiche, e volle, seguendo la sua naturale inclinazione, studiare profondamente la storia e le altre scienze affini, aiutato in ciò da Monsignor Cremona Valdieri e da Monsignor Ansaldi. Di lì a non molto, ammalatasi gravemente la madre sua, dové far ritorno in Trevi. E d’allora in poi tuta la sua attività e la sua intelligenza furono completamente assorbite dalle cure domestiche e dagli studi di storia trevana. con una oculata amministrazione aumentò notevolmente il patrimonio di famiglia. il Paese profittò ampiamente dell’opera sua e fu nel 1726 eletto avvocato del comune. In seguito fu anche magistrato del consiglio. E negli anni seguenti coprì anche altre cariche pubbliche non meno importanti. Riordinò l’Archivio comunale e tutti gli altri esistenti in Trevi, sia presso le pubbliche amministrazioni che presso i privati. Con la sua mente illuminata e la saggia prudenza sua, aiutò a risorgere molte famiglie cadute in basso stato. Giunse fino all’età di 60 anni senza ammogliarsi. Ma il 1747 si decise per il matrimonio e si fidanzò con la nobile donna signora Elena di Francesco Ridolfi di Spoleto.

    Accadde però che poco dopo la promessa di matrimonio Durastante rimanesse completamente cieco, a cagione, senza dubbio, dall’eccessiva fatica da lui patita nel leggere e nel decifrare le numerose e difficilissime scritture antiche sulle quali è basata la sua Storia di Trevi.

    Quindi, per questa sventura sopravvenutagli, voleva esso sciogliersi dall’impegno assunto verso la promessa sposa. Essa però non volle rinunziare alla parola data e fu lieta di diventare la fedele compagna dell’illustre Uomo, che il 21 novembre 1747 la sposava solennemente.

    Da questo matrimonio nacquero due figli Giuseppe e Maria, più un altro che morì non appena battezzato.

    Durastante, privo della vista, e perciò anche della dolce occupazione dello studio, visse ancora venticinque anni, giacché morì in Trevi il 22 maggio 1772.

    Ma un prezioso ricordo di sé lasciò alla sua famiglia ed alla Patria questo infaticabile studioso. Tornato, come ho detto, in Trevi per la malattia della sua mamma, si diede subito alle ricerche storiche cittadine. E il faticoso lavoro continuò per oltre venti anni, giacché compì l’opera sua nel 1744.

    Eccone il titolo: Historia universale – dello Stato temporale ed ecclesiastico – di Trevi – anticamente città oggi terra non oscura dell’Umbria – di Durastante Natalucci – Divisa in quattro parti – Contenente la prima la descrizione di essa Trevi – del territorio suo la seconda – la terza il dominio e il governo della medesima – e l’ultima la notizia delli habitatori, degli uomini e delle famiglie – Tomo unico – 1745..1

    Il volume, in-8° grande, conta 1233 pagine, di discreta calligrafia e di non difficile lettura [per chi, come l’autore, abbia dimestichezza con le scritture antiche!]. Lascia forse a desiderare sotto l’aspetto letterario, ma è difetto trascurabile.

    E’ poi degno di particolare ammirazione lo scrupoloso sistema critico da Durastante seguito nella compilazione di quest’opera; in essa, infatti, ogni benché minimo particolare è confermato da documenti. Forse fu talvolta il Natalucci tratto in errore sull’autenticità di qualche fonte storica.

    Per raccogliere questi documenti Durastante consultò 9 archivi di Roma; quelli di Spoleto, di Foligno e di Todi; 38 di Trevi – 16 cancellerie di cui 12 fuori Trevi – molte segreterie di città vicine – le scritture delle Università e Balie – quelle delle principali famiglie di Trevi – i protocolli di 68 Notari Trevani e di altrettanti forestieri – e finalmente 240 opere stampate e 54 manoscritte.

    E’ inutile dopo questo elenco, che io mi perda a dimostrare l’importanza dell’opera del Natalucci, la quale è preziosa perché ci ha conservato la memoria di molti documenti ora distrutti, quali sono quelli dei Monasteri di Bovara, di S. Francesco e della Madonna delle Lagrime, gli archivi dei quali andarono dispersi e quasi completamente distrutti al tempo della demaniazione francese.

    Oltre alla Storia di Trevi il Durastante compilò una storia documentata della sua famiglia, e fu parimenti esso che redasse il testo della relazione della visita pastorale di Monsignor Lascaris Vescovo di Spoleto. Questo lavoro che ha servito di base per tutti glia altri dello stesso genere, è anche ora con grande interesse consultato dal Clero della Diocesi spoletina come fonte autorevole di notizie storiche e giuridiche.

    E’ stato dunque Durastante Natalucci uno dei cittadini più benemeriti che abbia avuto la nostra Trevi. Che se in ogni Città, in ogni Comune sorgesse un suo imitatore, la storia della nostra bella Italia sarebbe fondata definitivamente sulle più solide basi.

    Ed io che dell’opera di Durastante mi servo di guida per raccogliere le notizie storiche che vado pubblicando, devo rendere qui pubbliche grazie al cortesissimo signor Giuseppe Natalucci, discendente dell’illustre Uomo, che con squisita bontà ha voluto mettere sempre a mia disposizione il prezioso codice…

    Famiglia Natalucci Ritratto a olio di Durastante Natalucci

    Ritorna alla Ritorna alla pagina Indice Personalita’

    001-102

    Note

    1) Il volume è stato pubblicato nel 1985 dall’Associazione Pro trevi.

  • Tiberio Natalucci

    Tiberio Natalucci Musicista (1803- 1868)

    Nacque a Trevi il 3 giugno 1806, da Giuseppe Natalucci, di antica famiglia trevana e Silvia Paglia di Civitacastellana. Gli fu imposto il nome di Tiberio, Vincenzo, Andrea, Maria, Melchiorre.1.

    Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Roma per avviarsi alla professione di avvocato, non seppe sottrarsi alla innata passione per la musica. Studiò al Conservatorio di Napoli dove ebbe per maestri Mercadante, Crescentini, Zingarelli e Donizetti.

    Nel 1831, riavutosi a stento da una grave malattia, tornò a Trevi, recandosi poi saltuariamente a Roma, dove, tra l’altro, rappresentò al teatro Valle il suo melodramma «Il viaggio di Bellini» riscuotendo lusinghieri applausi. La madre lo richiamò definitivamente in famiglia anche per le cure del patrimonio domestico, e dal 1838 rimase sempre a Trevi.

    Nel 1847 condivise gli allori con Rossini in Mantova, Piacenza, Pavia e Milano dove gli inni popolari del Natalucci (Edizione Ricordi) in onore di Pio IX, prodotti accanto a quelli dell’immortale Rossini, furono con indescrivibile entusiasmo ovunque applauditi. Fu nominato maestro compositore onorario dell’Accademia di S. Cecilia per le sue composizioni classificate «perfette». Il grande Liszt gli scrisse: «Voi possedete da maestro il grande stile e il bello stile». Fu socio dell’Accademia dei Quiriti, della Filarmonica di Roma, e delle Scienze, Lettere ed Arti di Napoli. La morte, che lo colse quasi improvvisamente, fece, ahimè,annullare la stampa delle sue numerose composizioni consegnate all’Editore Francesco Lucca di Milano. Nella Chiesa delle Lagrime, che spesso echeggiò della sua musica, una lapide nella parete sinistra del presbiterio ricorda la vita e le opere, e l’universale compianto della sua dipartita: «A Tiberio Natalucci morto il 10 febbraio 1868 di anni 61 m. 8 g. 7, gran maestro di musica, valentissimo nella sacra che lo rinomò in Italia, cittadino benemerito per gli offici pubblici con integrità sostenuti, per la illustrazione della patria istoria, per incremento dato alle arti, all’agricoltura; pio, caritatevole, generoso, da tutti compianto; la consorte Adelaide, il figlio Giuseppe, i fratelli Francesco, Luigi l’onorario tumulo posero in questo tempio che mai vide tanta frequenza di popolo quanta d’ogni dove accorse al funere solennissimo che qui dedicar ai meriti del defunto 50 giorni dopo la morte gli amici, i discepoli ed esimi colleghi nell’arte musicale graziosamente dall’Italia convenuti». La bella cornice della lapide è sormontata dal busto, che la tradizione dice somigliantissimo; termina nel basso con lo stemma della antica e nobile famiglia Natalucci; ai lati reca strumenti musicali. Come ricorda la lapide, il 1 ° aprile 1868 i maggiori artisti del tempo resero solenni onoranze al maestro nella chiesa della Madonna delle Lagrime con musica dello stesso Natalucci. Tra gli artisti trovavasi il famoso maestro Giovanni Sgambati suo allievo. Quando poi fu costruito il nuovo Teatro Clitunno, il popolo di Trevi volle che nel fastigio della facciata venisse apposto il bronzeo medaglione recante l’effigie del mai dimenticato, benemerito, illustre concittadino.

    Fu sepolto in S. Francesco nella tomba che accoglie anche il suo illustre avo Durastante.2 Disgraziatamente, per eseguire dei lavori nei sotterranei della chiesa in epoche successive, tutte le tombe sono state profanate, anche in anni recenti, e i miseri resti ammassati in anonimi ossari.

    Attività culturale, politica e amministrativa

    Come amministratore pubblico a Trevi ebbe varie incombenze, alcune particolarmente delicate, portate a termine con successo.

    Secondo il Bonilli la frazione di Cannaiola deve a lui “eterna gratitudine per averla liberata dalle acque che ne facevano poco più che una palude”.

    Riorganizzò la banda cittadina (1839).5

    Eletto “Confaloniere” (1842).6

    Membro della Commissione Araldica (1844).7

    responsabile per i festeggiamenti per l’elezione di Pio IX (1846).8

    Consigliere Comunale e deputato alle strade (1853).9

    Assessore Comunale delegato per il regolamento della Società di Mutuo Soccorso di cui fu fondatore (1861)10

    Delegato “per la Ferrovia” a Torino (1862)11.

    Emulo del suo avo Durastante, raccolse diligentemente molte notizie sulla Patria in “Indicazioni storiche e memorie”12, manoscritto in casa Natalucci, e pubblicò due opuscoletti a stampa: Documenti inediti di Storia umbra, Foligno, 1861 e Studi sulla storia di Trevi, Foligno, 1865.

    L’attività di compositore

    Della sua cospicua produzione rimangono più di 160 manoscritti in possesso dei famigliari discendenti. (Vedi: Archivio Musicale)

    Almeno 137 opere a stampa sono reperibili presso varie biblioteche (vedi: catalogo in Internet Culturale)

    Si ha memoria di alcune esecuzioni a Trevi:

    Presentazione del libro TIBERIO NATALUCCI, musicista (e) trevano” e Concerto il 12 febbraio 2017

    Nell’Ottobre 2010 gli spartiti musicali del Maestro sono stati donati dalla famiglia all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma(Auditorium). Tutto il materale, opportunamente catalogato e digitalizzato troverà collocazione nella Bibliomediateca e sarà fruibile dagli studiosi anche on line.13

    071 Ritorna alla Personaggi Famiglia Natalucci

    Note 1) Archivio Comunale, Libro dei Battezzati della parrocchia di S. Emiliano, ad annum.

    2) Zenobi, Carlo, Storia di Trevi 1746-1946, Foligno, 1987, pp. 223 e segg.

    3) ivi, pag. 196

    4) ivi, pag. 200

    5) ivi, p. 171

    6) ivi p. 173

    7) ivi p.175

    8) ivi, p. 176

    9) ivi, p. 189

    10) ivi, pag. 210

    11) ibidem

    12) ivi, p.5

    13) Comunicazione della famiglia in data 29/10/2010

  • Tiberio Natalucci – Conferenza e concerto

    Comune di Trevi – I Cantori di Cannaiola

    Chiesa di San Francesco

    Domenica 12 febbraio 2017

    Tiberio Natalucci

    , compositore

    (Trevi, 1806 – 1868)

    Conferenza-concerto

    PROGRAMMA

    Ore 15.30

    Conferenza e presentazione del libro

    “TIBERIO NATALUCCI, musicista (e) trevano” di Mauro Presazz

    i

    Interverranno:

    Dott. Bernardino Sperandio, Sindaco di Trevi

    Prof.ssa Biancamaria Brunana, Università degli Studi di Perugia

    Prof. Luigi Ciuffa, Conservatorio di Musica di Perugia

    Dott Carlo Roberto Petrini, Storico dell’arte

    Mauro Presazzi, Autore del libro

    Ore 1830

    Concerto con musiche di Tiberio Natalucci

    Filarmonica di Tivoli, Dir. M° Francesco Romanzi

    I Cantori di Cannaiola — Coro Città di Trevi, Dir. M° Mauro Presazzi

    Ensemble “Canto Ergo Sum” di Spoleto, Dir. M° Mauro Presazzi

    Coro “Mons, G, Bellamaria” di Civita Castellana, Dir. M° Laura Ammannato

    Solisti e cantori provenienti dalle città in cui operò Tiberio Natalucci Pianoforte/Organo M° Marta Capacci

    Ingresso libero

    INFO COMUNE DITREVI: 0742/332221 -daniela.rapastella@comune.trevi.pg.it UFFICIO INFORMAZIONI TURISTICHE: tei. 0742/332269 -infoturismo@comune.trevi.pg.it SISTEMA MUSEO: trevi@sistemamuseo.it

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    172

  • Tiberio Natalucci – Libro di Mauro Presazzi

    Mauro Presazzi

    Tiberio Natalucci

    , compositore – (Trevi, 1806-1868)

    Domenica 12 febbraio 2017

    Chiesa di San Francesco

    Presentazione del libro

    TIBERIO NATALUCCI -Trevi, 1806- 1868

    LA RICERCA, LA RISCOPERTA, L’ANALISI DELLE OPERE

    A volte alcuni personaggi nella storia della musica vengono ingiustamente dimenticati dopo la loro morte. Forse per le mode che cambiano, forse per le trasformazioni sociali che inevitabilmente avvengono, forse per loro scelta o forse per semplice sfortuna, tali artisti soccombono di fronte all’ineluttabilità del tempo. Alcuni sono considerati superati, altri banali, altri ancora incomprensibili o troppo stilisticamente rivoluzionan. Gli esempi a noi più noti sono sicuramente quelli di Johann Sebastian Bach e del nostro Antonio Vivaldi, le cui composizioni vennero riscoperte solo un paio di secoli dopo la loro scomparsa. Se persino giganti della musica, come quelli appena citati, rimangono vittime di un simile meccanismo, possiamo solo lontanamente immaginare quali siano le dimensioni di quel ricchissimo e dimenticato sottobosco di talentuosi artisti cosiddetti “minori” che in secoli di stona hanno alimentato e tramandato in tutta la penisola la nostra invidiata tradizione musicale. Tra questi, Tiberio Natalucci ne è un fulgido esempio.

    Nato a Trevi (PG) nel 1806, dopo gli studi in Giurisprudenza a Roma e quelli di Composizione al Conservatorio di Napoli, vanta un’attività musicale costellata di importanti esperienze nazionali guadagnate grazie ad una tecnica compositiva impeccabile. Lo stesso Franz Liszt lo riconosce possessore di grande e bello stile. Nonostante alcune brevi e significative esperienze come compositore per il teatro, è nella musica sacra e religiosa che Natalucci trova la sua vera dimensione artistica, distaccandosi dalle mode del suo tempo così legate allo stile operistico anche in ambito liturgico. Ciò fa di lui un precursore del movimento ceciliano che da lì a poco prenderà vita.

    Sebbene non abbandoni mai l’attività di musicista, le sue scelte lo porteranno ad una vita parallela in cui, anche qui, saprà brillantemente distinguersi per impegno, versatilità, capacità e obbiettivi raggiunti. Saranno anche questi risultati che lo renderanno un punto di riferimento stimato ed apprezzato da tutta la popolazione di Trevi, sia nel corso della sua vita che dopo la sua morte avvenuta nel 1868.

    La volontà di riscoprire la figura del M° Tibeno Natalucci è nata a seguito della sollecitazione dello storico dell’arte Carlo Roberto Petrmi, il quale ravvisando nel compositore trevano una figura di indubbio valore nel panorama musicale e culturale del XIX secolo, intraprende una prima ricerca e riordino del materiale musicale manoscritto attribuito al Natalucci presente nell’archivio della Cattedrale di Sant’Emiliano di Trevi. Gli studi successivi, effettuati da Mauro Presazzi, direttore del coro I Cantori di Cannaiola (Trevi, PG) e autore del libro “TIBERIO NATALUCCI, musicista (e) trevano”, hanno portato in un primo momento all’individuazione di due pubblicazioni di riferimento per la storia di Trevi e per la vita del Natalucci: Storia di Trevi 1746 — 1946 dello storico di Trevi Carlo Zenobi (Foligno, Edizioni dell’Arquata, 1987) e Elogio Funebre dello Esimio Maestro di Musica Tiberio Natalucci del Mons. Eugenio Luzzi (Foligno, Stab. Tip. e Lit. di P. Sgariglia, 1869).

    Il primo, seppur non incentrato esclusivamente sulla figura del Natalucci, fornisce informazioni sulla seconda parte della vita di Tibeno, quella che va dal 1838, anno in cui si stabilisce definitivamente a Trevi dopo le sue esperienze laziali, fino alla sua morte. Il secondo offre una panoramica appassionata della vita del maestro, in particolare della sua attività artistica, senza trascurare il periodo scolastico infantile, adolescenziale e universitario. Partendo da tali fonti la ricerca si è sviluppata in due direzioni: l’approfondimento della biografia del compositore trevano e lo studio delle sue composizioni.

    Con la raccolta di notizie sulla vita di Natalucci, ci si è accorti che il compositore era, nel corso della sua vita e negli anni appena successivi, molto meno sconosciuto di quello che si pensasse: egli è citato in pubblicazioni relative alla storia dell’unità d’Italia, in articoli giornalistici sulla vita e le attività musicali delle principali città del nord e centro Italia, quali Milano, Roma, Cesena, Piacenza, Parma, nei cataloghi delle pubblicazioni di Casa Musicale Ricordi e dell’editore Francesco Lucca di Milano oltre che in lettere di eminenti colleghi musicisti che ne elogiano le qualità di compositore. Scavando nella sua vita sembrava che in alcuni eventi della storia d’Italia Natalucci entrasse con la sua musica nella quotidianità delle società dell’epoca, esattamente come per noi potrebbe essere.. .fischiettare “Va’ pensiero” mentre passeggiamo. Le persone si ritrovavano in strada e cantavano i suoi famosi inni a Pio IX:

    “ler l’alerò sera, tra le ore sette e le otto, si formò un affollamento di gente m vari luoghi della città, seguendo quattordici o sedici persone, in parte consti dilettanti di musica i quali cantavano un inno dei più noti m lode di Pio IX. Era quello messo in musica dal Natalucci: Viva Gridiamo Unanimi” (Articolo inviato da Piacenza l’I I ottobre 1847 al giornale La Patria di Firenze)

    “Mercoledì 9 [giugno 1847] [•••] vennero eseguiti tre inni in onore del Sommo Pontefice Regnante […]. Tutti e tre vennero accolti con vivissimo e grande plauso […] due sono del signor maestro Natalucci, il terzo […] è di Rossini.” (Gazzetta Musicale di Ricordi n°24, 16 giugno 1847)

    Alla lettura di certe cronache non è difficile immaginare con quale stupore ci si chiedesse perché un simile personaggio fosse rimasto nascosto per così lungo tempo tra i “dimenticati” della Stona. La risposta arrivò presto, dopo la lettura della pregevole pubblicazione dello Zenobi che mostrava inequivocabilmente quanto il Natalucci fosse un impegnato ed appassionato amministratore dalla propria città natale, tanto da rinunciare, anche se solo in parte, ad una brillante carriera musicale. Gli sproni di Gaetano Donizetti, suo maestro ed amico, di Giovanni Sgambati, suo allievo e profondo sostenitore, di Franz Liszt, estimatore delle sue opere, non furono sufficienti a far desistere Tiberio dallo stabilirsi a Trevi, assecondando sia le insistenti richieste della madre vedova, che il suo profondo rispetto verso la famiglia e i suoi luoghi d’origine.

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    172

  • Donna M.Luisa Prosperi

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    Al secolo: Gertrude Prosperi

    nata a Fogliano di Cascia il 19/8/1799

    deceduta Trevi 13/9/1847

    Biografia (santiebeati.it)

    Monastero di Santa Lucia

    ( Da un dattiloscritto di Don Sossio Fioretti, 1979)

    La serva di Dio Donna Maria Luisa Prosperi è la figura più illustre e santa passata nel Monastero di S. Lucia., nel corso della sua lunga storia.

    Nacque a Fogliano, a tre chilometri da Cascia, il 19 agosto 1799 da famiglia agiata e le fu imposto il nome di Gertrude. Fu educata cristianamente dalla famiglia, specialmente ad opera di una zia nubile.

    Entrò in monastero a 20 anni, il 4 maggio 1820, poco dopo la riapertura del Monastero chiuso dalla soppressione napoleonica. La sua breve esistenza è stata caratterizzata da una intensissima vita spirituale accompagnata da fatti e doni straordinari. Si esercitò in pratiche penitenziali che oggi ci sembrano quasi impossibili. Ha provato nella sua viva carne l’Agonia del Signore, la Flagellazione, la Coronazione di spine, le percosse, le stimmate al costato ed alle mani. Il Signore le si manifestava in continuità volendola partecipe di tutte le sofferenze della Passione.

    Ha inoltre provato tutte le insidie del demonio che continuamente la molestava anche con percosse e spaventi notturni. Fu tormentata per 5 anni dal suo direttore spirituale, il Card. Cadolini, prima Vescovo di Spoleto poi Arcivescovo di Ferrara, che la voleva costringere a riconoscere nelle sue visioni l’opera del demonio e della sua superbia.

    Significativa fu l’apparizione di Gesù sotto l’aspetto di pellegrino nel parlatorio grande, vicino all’ultima grata a destra, dove anche oggi, qualche volta, si sente un profumo meraviglioso.

    Per la nostra mentalità tutto questo è semplicemente sconcertante, però dobbiamo tener presente che noi non potremo mai conoscere le insondabili vie del Signore.

    Morì, soffrendo tutti i commenti della Passione del Signore, il 12 settembre 1847, alle ore 15, in un estremo incontro con lo “Sposo sofferente”. Nel 1914 fu introdotta la causa di beatificazione, sospesa poi per le vicende belliche.1 Le sue spoglie riposano nella chiesa di S. Lucia, vicino al cancello che immette nel coro, decorosamente ricomposte dietro una nuova lapide del 1950.

    Nel Monastero sono conservate moltissime sue lettere, sia originali, sia copiate dal suo confessore p. Paterniani, gesuita, il quale scrisse la prima vita, stampata poi nel 1870.

    L’anima eletta di Donna M. Luisa Prosperi vigila ancora sul Monastero di S. Lucia, su Trevi e su quanti desiderano che il Monastero continui il suo cammino come polo di attrazione per una intensa vita spirituale.

    Z99

    Ritorna alla pagina Giubileo

    Note

    1)

    Attualmente – 1999 – gli atti del processo, all’ultimo stadio, si trovano presso il competente ufficio in Vaticano

    .

  • Chiesa S. Emiliano – Fonte battesimale

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Fonte battesimale, XV sec.

    Opera del XV secolo. Secondo la testimonianza del cronista Francesco Mugnoni, fu trasportato dalla chiesa di S. Martino

    .1

    insieme con capitelli che stanno all’esterno ai lati della porta

    .1

    Nella ricostruzione del 1893 fu sistemato nella prima abside vicino alla porta minore.

    L’attuale sistemazione nell’abside centrale risale al 1969

    VISITA GUIDATA Ritorna alla pagina Chiesa S. Emiliano Ritorna alla pagina MONUMENTI Ritorna alla pagina CHIESE Ritorna alla paginaSant’EMILIANO

    Note

    1)Era in dicta ecclesia el baptismo, ché antiquamente lì se baptizava: poy fo conducto ad santo Miliano” – Annali….. pag. 123

  • Famiglia Toni

    Famiglia

    Toni

    Stemma della famiglia Toni

    * Stemmi delle famiglie patrizie, 1787

    Trevi, Archivio Comunale (foto 1996).1

    Lo stemma qui esposto [che confermava, con una brisura, lo stemma che, già da secoli, identificava la Famiglia nello spoletino] è tratto dal Codice degli stemmi delle famiglie patrizie che fu compilato a seguito della risoluzione presa nel 1792 dal Consiglio di credenza, a completamento del nuovo ordinamento della Città Nobile di Trevi ricostituito, con la Bolla del 24 agosto 1787, da PIO VI: grazie alla detta Bolla la Famiglia trevana dei TONI [dal 1661 già aggregata al patriziato di Spoleto] era allora aggregata al (con la stessa bolla costituito) patriziato trevano; successivamente la Famiglia, dallo stesso PIO VI, nel 1789, veniva elevata al grado comitale [figurando così, nel detto Codice, l’arma di Famiglia definitivamente timbrata da corona comitale] e, sempre dallo stesso PIO VI, nel 1791, veniva poi insignita del Cavalierato ereditario [e come tale sempre considerato anche per tradizione familiare] dello Speron d’Oro (Milizia Aurata). Coi primi dell’800 – nell’ambito dell’esercizio di uno specifico istituto del diritto nobiliare pontificio, quello della “surroga”, esercitatosi a favore di altro ramo nobile della stessa Famiglia TONI [quello toscano, insediato a Cigoli] – la detta arma gentilizia [completa del motto che l’accompagnava, NESCIT OCCASUM] è poi adottata dal detto ramo surrogante [al quale, infatti, fu fatto obbligo, tra gli altri assunti, di abbandonare l’arma dallo stesso fino ad allora utilizzata, mentre a “bilanciamento” fu consentito allo stesso di continuare l’utilizzo, avviato fin dai primi del 700, del predicato “di CIGOLI”, così restando, per il futuro, TONI di CIGOLI il nome d’uso specificante il citato ramo toscano che aveva surrogato il ramo trevano].

    La Famiglia tutt’oggi rappresentata – e che con riferimento alle proprie vicende nobiliari, ha conservato un’esclusiva sottoposizione al diritto nobiliare pontificio, e conseguentemente, con le riforme poi intervenute [anche con l’abolizione del patriziato, soprattutto] ad opera di Leone XII, vede ora il titolo di Conte [sul cognome] accompagnato da quello di Nobile di Spoleto e Nobile di Trevi oltre al Cavalierato Ereditario dello Speron d’Oro (Milizia Aurata) – di generazione in generazione continua, a distanza di secoli, ad essere distinta ed identificata dall’arma, timbrata da corona comitale, qui esposta. Araldicamente parlando, l’arma di Famiglia è così blasonata: semitroncato partito nel 1° di rosso, nel 2° d’argento, nel 3° di verde; lo scudo è a punte ed è timbrato da elmo in argento con svolazzi di colore rosso, verde, azzurro e da corona comitale composta da un cerchio d’oro ornato di pietre preziose, rialzato da 16 punte d’oro (9 visibili) sostenenti ognuna una grossa perla; il motto “NESCIT OCCASUM” è da considerarsi posto sotto lo scudo.

    Si aggiunga che l’arma è ora utilizzata anche come logo e marchio della “Fondazione Conti TONI di CIGOLI”, come promossa e costituita dalla Famiglia [tra l’altro] al fine sia di valorizzare lo studio e la conoscenza del patrimonio culturale rappresentato dagli archivi, dalle collezioni, dalla biblioteca e dai materiali in genere relativi alla storia – anche araldico, genealogica, nobiliare e religiosa – della Famiglia stessa che di tutelare e valorizzare [compatibilmente con i diritti di terzi] la realtà storicizzata di Palazzo TONI in Trevi, riflesso delle scelte culturali e degli interessi delle generazioni della Famiglia che lo hanno abitato, cosiccome di Palazzo TONI in Spoleto: il tutto in una prospettiva che tenga conto del Terzo Millennio e quindi orientata alla promozione di una coesione sociale con una precipua attenzione rivolta alle comunità con cui la Famiglia comitale condivide la propria storia.

    Infine, l’arma è ora anche utilizzata anche come logo e marchio della “Conti TONI di CIGOLI società agricola a responsabilità limitata” parimenti [ed in parallelo con la detta Fondazione] promossa e costituita dalla Famiglia [tra l’altro] per proseguire una tradizione di imprenditoria agricola che la vede sin dagli inizi del ‘700 ancora dedita alla olivicoltura sulle terre di Famiglia trevane [a partire da quelle in Bovara]; per l’olio di eccellenza prodotto [ed è anche sopravvissuto lo storico frantoio al piano terra di Palazzo TONI, in Trevi] – è rimarchevole la circostanza che vide la Famiglia, nei pontificati di PIO VI e PIO VII, operare come “Fornitore Pontificio”.

    Dalla sua conferma con PIO VI, l’arma gentilizia è stata dalla Famiglia sempre identificativamente usata con fedeltà rispetto a quanto riprodotto nel detto Codice degli stemmi trevano, tanto da non accollare alla detta arma alcuna delle diverse onorificenze di cui nel corso dei secoli la Famiglia è stata insignita [non solo quelle a carattere personale susseguitesi nel tempo a favore dei suoi membri, ma neppure quella della Milizia Aurata, che, come sopra richiamata, è a carattere ereditario].