Categoria: Da vedere

  • Ex chiesa di S. Bartolomeo – Annunciazione

    Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    itinerario giubilare

    Alquanto deperito rappresenta una Annunciazione del primo Quattrocento.

    Lo Scarpellini1 ne ipotizza l’attribuzione al “Maestro della Dormitio di Terni”, aggiungendo in nota “Questa opera molto importante e molto bella è stata del tutto trascurata dalla critica. Caduta la tettoia che la proteggeva essa è andata rapidamente deperendo in questi ultimi anni, senza che nessuno si sia preoccupato di intervenire”.
    Successivamente la Benazzi ritenne di poterlo ascrivere tra le opere di quella scuola folignate “in cui si formò Giovanni di Corraduccio”, tesi che è stata poi accettata anche da altri autori.
    Nonostante l’estrema urgenza di un intervento qualsiasi, visto che già dagli anni Settanta l’opera era ormai esposta a tutte le intemperie, a dispetto di ripetuti appelli accorati alla cittadinanza e alle Autorità, fu data la priorità al restauro di altre pitture.
    Finalmente, nella primavera del 1996, due tecnici in camice bianco armeggiarono un po’ su un palco addossato alla facciata e fecero numerosi saggi intorno alla pittura in oggetto riscoprendo anche, sopra un portale tamponato, un malandato stemma della famiglia Amici e un bel cartiglio con il motto “EVELLENDO PLANTAT”. Purtroppo, togliendo l’intonaco superficiale per l’ispezione,si è aperta una facile via attraverso cui le violente acque meteoriche dei temporali estivi si insinuano dietro il dipinto rigonfiando l’intonaco che potrebbe staccarsi in qualsiasi momento.Nel luglio del 1999, vi fu appoggiata contro l’impalcatura allestita per interventi sull’edificio di fronte. In altre parole, i tubi insistevano “di testa” contro la pittura!

    TREVI - Ex chiesa diS. Bartolomeo - Annunciazione

    A seguito di varie proteste tale situazione è stata modificata il 26/10/99, e fu messo un telo di plastica protegge la pittura che di conseguenza non è più visibile.

    Il 10/5/2001 fu effettuato un altro sopralluogo dalla Soprintendenza per tentare una “velatura” e finalmente nel dicembre del 2001 vi è stato piazzato un palco per iniziare il r

    estauro che è stato compiuto nell’estate del 2002

    . Ora occorre una protezione per non compromettere quanto è stato recuperato.

    998 Ritorna alla pagina 1 Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    Note 1)Scarpellini, Pietro, 1976, Giovanni di Corraduccio,Ediclio, Foligno, pp. 24, 49

  • Ex chiesa di S. Bartolomeo

    Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    itinerario giubilare

    Si hanno scarsissime notizie.

    Il Natalucci riferisce che esisteva in territorio di Lapigge una chiesa di S. Bartolomeo diruta (nel 1385) accanto al monastero “delle Sacca”

    1

    . Poiché è la stessa dizione del monastero di Trevi è presumibile che le monache alla fine del ‘300 o ai primi del ‘400 si siano trasferite a Trevi e qui abbiano ricostruito la chiesa con lo stesso titolo.

    Aveva un solo altare con “semplici benefici” intitolati a S. Bartolomeo e S. Giovanni Battista.

    Oggi possiamo affermare, dopo la scoperta dell’

    affresco della crocifissione

    , che anticamente esistevano due porte, una della chiesa e una del monastero e l’unica porta ora in funzione era appunto la porta della chiesa.

    TREVI - Ex chiesa diS. Bartolomeo - Ingresso attuale

    Il pavimento della chiesa, circa un metro e mezzo sotto la base dell’affresco della crocifissione, era quasi coincidente con il piano stradale e fu completamente disfatto il secolo scorso per ricavare un accesso più ampio ai piani inferiori

    .S. Bartolomeo è uno dei compatroni di Trevi. Fino ai primi del ‘700 si celebrava una solenne festa con relativa processione e

    “illuminata” come per S. Emiliano

    Nel 1858 fu sede della Pia Unione di S. Giuseppe fondata dall’umilissimo sacerdote trevano don Ludovico Pieri che per primo propagò la devozione alla Sacra Famiglia (successivamente patrimonio di tutta la Chiesa con l’istituzione della festa liturgica ufficiale).

    L’anno successivo la sede dall’Associazione fu trasferita in

    S. Francesco

    perché la chiesa di S. Bartolomeo non era più capace di contenere gli affiliati.

    999 Ritorna alla pagina 1 Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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  • Ex chiesa di S. Bartolomeo – Crocifissione

    Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    itinerario giubilare

    Nel corso dei lavori di trasformazione dell’antichissimo convento di S. Bartolomeo “delle Sacca” in miniappartamenti , all’atto dell’apertura di una porta è tornato alla luce un grandioso affresco della seconda metà del Cinquecento.
    La pittura, danneggiata soltanto in basso al centro, dove si era tentato di ricavare la nuova apertura, era chiaramente il monumentale ornamento dell’altare dell’antica chiesa di S. Bartolomeo.
    L’affresco raffigura una crocifissione e vari santi tra cui un S. Emiliano e la Maddalena.
    Dallo stile si può attribuire agli Angelucci da Mevale. Molto probabilmente fu dipinta da Fabio Angelucci che nel 1567 fu “aggregato alla cittadinanza di Trevi” nel 1568 dipingeva una Madonna e santi nel palazzo comunale e nel 1577 il nicchione in fondo alla chiesa di S. Francesco. Altra opera degli Angelucci a Trevi è la cappella di Benedetto Valenti, la prima a sinistra nella chiesa delle Lagrime.
    La pittura sembra esser in buono stato e i colori sono molto brillanti.

    TREVI - Ex chiesa diS. Bartolomeo - Crocefissione

    104 Ritorna alla pagina 1 Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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  • Ex monastero di S. Bartolomeo

    Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    itinerario giubilare

    Ulteriori notizie in: Memorie Francescane

    Non se ne conosce l’epoca della fondazione. Si sa che essendo passato in proprietà a Giacomo Pauloni, venne riscattato nel 1495 da alcune donne che volevano vivere allo stato monacale e in tale transazione furono aiutate dal Comune con una elemosina di 50 fiorini.
    Non ospitò mai una famiglia molto numerosa, oscillando il numero delle monache da cinque a dieci.
    Nel 1796, scarseggiando le monache si decise di chiamarvi le Maestre Pie, che però vi vennero soltanto nel 1840.
    Fu risparmiato dalla soppressione napoleonica perché all’epoca (1810) non c’erano più monache, ma soltanto una maestra secolare che istruiva giovani orfane.
    Successivamente l’orfanotrofio, gestito dalle Maestre Pie, fu trasferito a palazzo Lucarini ove è rimasto fino all’ultimo dopoguerra.
    Nel 1868 il monastero era ridotto ad abitazioni mentre prima aveva ospitato i soldati.
    Successivamente vi ebbe sede l’asilo infantile e poi la Scuola Materna come attestava fin al 1996 la targa in travertino.

    LA DISTRUZIONE

    Di proprietà degli IRAB (Istituti Riuniti di Assistenza e Beneficenza) diventò di proprietà comunale, quando l’Istituto fu soppresso, in base alla legge che permetteva di classificare “inutili” organismi che funzionavano egregiamente da secoli, oculatamente amministrati da gentiluomini di cui si è perso lo stampo. E tanto più furono ritenuti inutili, quanto più, come quelli di Trevi, avevano beni e capitali.
    Come Palazzo Lucarini qualche anno prima, anche questo monumento fu destinato ad essere trasformato in miniappartamenti, da destinare a residenze popolari.

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  • Chiesa S.Bernardino

    Antica chiesa sede parrocchiale, tanto che ha trasmesso il toponimo La Cura alla zona su cui sorge. É ormai quasi completamente soffocata dagli ampliamenti del cimitero.
    Domina lo sperone che sovrasta l’abitato e conserva la sua suggestione per chi la guarda dalla valle.

    É orientata come la gran parte delle chiese coeve.

    La facciata ha subito vistosi interventi nel 1630 e 1769

    Trevi, Italy. Lapigge, Chiesa di S. Bernardino, facciata.

    Facciata

    Trevi, Italy. Lapigge, Chiesa di S. Bernardino, abside e parete sud.

    Parete sud e abside prima dell’ampliamento del cimitero

    .

    All’interno tre arconi policentrici sostengono la copertura.

    Le pareti conservano resti di affreschi scadenti del tardo secolo XVI: l’ Adorazione dei Magi porta la data del 1575 (Nessi).

    Nel 1571 fu eretta a parrocchia a seguito dell’unione di quelle più antiche di S. Maria, di S.Michele Arcangelo, di S. Giovanni e di S. Marco.

    Altra veduta

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  • Chiesa di S. Caterina

    Recentemente restaurata (2010)

    Arroccata in posizione impervia sulle balze della montagna alle spalle di Trevi, la Chiesa di S. Caterina è ridotta a poco più di una capanna.

    Il luogo è molto suggestivo e dalla piccola spianata antistante si gode un panorama straordinario. L’elemento più interessante è la parete di fondo interamente occupata da un affresco di m 3 x 2,70. Vi è rappresentata una Crocifissione. Le figure sono a grandezza naturale e la scena è estremamente drammatica

    Probabilmente la chiesa fu abbandonata per la sua posizione alquanto difficile da raggiungere e anche perché a duecento metri esisteva la chiesa, ben più grande e giornalmente officiata, del magnifico convento dei Cappuccini prima che venisse fagocitato dal cimitero.

    Trevi, ex chiesa di S. Caterina

    Antichissima e sempre viva fu la devozione dei trevani verso S. Caterina, come testimoniano varie opere pittoriche che nei secoli decorarono edifici sacri e profani della città e del contado e questa chiesetta, dedicata alla martire alessandrina, dette addirittura il nome alla località che da tempo immemorabile è chiamata “

    la costa di S.Caterina

    “. Ma nella memoria dei vecchi trevani S. Caterina ha anche un particolare riferimento alla coltura dell’olivo, poiché proprio la data della sua festa – il 25 di novembre – iniziava tradizionalmente la raccolta del prezioso frutto, dopo aver assistito alla celebrazione della Messa nella chiesetta che è letteralmente circondata dagli oliveti.Alla fine del 19° secolo la chiesa di S. Caterina venne demolita quasi completamente per recuperare la pietra necessaria per la costruzione dell’ala est dell’ospedale e da allora venne ridotta nella situazione attuale. Pur seguendo criteri estremamente pragmatici e utilitaristici – niente di nuovo sotto il sole! – gli amministratori di allora vollero almeno risparmiare il grande affresco della parete di fondo. Ora infatti rimane soltanto la suddetta parete e un piccolissimo vano antistante, chiuso da una tamponatura in mattoni.

    Nel 1942 richiamò l’attenzione su questa chiesa il benemerito sacerdote trevano don Aurelio Bonaca con una piccola pubblicazione in cui lamentava che il grandioso affresco ormai ornava soltanto una capanna che veniva utilizzata come ricovero per le raccoglitrici di olive. L’appello del Bonaca fu regolarmente ignorato dalle autorità di allora perché c’era la guerra e dai loro successori perché c’era la ricostruzione.

    Negli anni ’70 l’affresco fu esaminato da Silvestro Nessi che lo retrodatò di un secolo, collocandolo ai primi del ‘300 e lo attribuì al Maestro di S. Chiara di Montefalco, (Spoletium n. 21, 1976) in base a evidentissime analogie tra i due dipinti. Ma anche allora, presi da grandi opere, nessuno se ne interessò. Il Nessi riportò anche la curiosa notizia che nel 1632 l’affresco era stato studiato dal cappuccino p. Zaccaria Boverio, che dal saio di S. Francesco raffigurato ai piedi della croce, aveva tratto informazioni per ricostruire nel tempo la foggia dell’abito dei francescani.

    Il dipinto fu successivamente visitato da tutti i maggiori studiosi e dalle autorità preposte.

    Nell’estate del 2000 il pittore naif trevano Vittorio Paris dette notizia, raccolta anche dalla stampa locale, di una recente forzatura della porta, probabilmente ad opera di alcuni senzatetto i quali avevano conficcato dei chiodi nella pittura per usarli come attaccapanni.

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    202

  • Chiesa S.Costanzo – Notizie storiche

    Chiesa di San Costanzo -2

    Notizie storiche

    Ai primi del ‘900 Tommaso Valenti lamentava la devastazione di questa chiesa in un accorato articolo sul giornale locale, ripreso poi in una pubblicazione del 1922.1

    Questo noto cultore delle patrie memorie si rammaricava che tali scempi fossero compiuti “in questi tempi di lodevole risveglio dell’amore per tutto ciò che interessa l’arte e la storia di ogni angolo più remoto d’Italia” e terminava il suo articolo con questo augurio: “Il passato c’insegni ad essere più gelosi custodi dei nostri tesori artistici, e impariamo tutti ad apprezzarli e ad ammirarli“. Purtroppo, come possiamo amaramente costatare dopo un secolo, questi suoi voti sono risultati pura illusione.

    Trevi, antica chiesa di S. Costanzo coperta dalla vegetazione (1992)

    Vista del complesso
    nel 1982

    e nel 1997

    Trevi, antica chiesa di S. Costanzo
    Trevi, antica chiesa di S. Costanzo, porta dell'edificio adiacente (1992)

    Tutte le foto sono inedite © f.s.2006

    … e nel 1997

    Trevi, antica chiesa di S. Costanzo, porta dell'edificio adiacente (1997)

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    Chiese romaniche Chiesa di S.Costanzo L’origine e le fonti storiche

    Note

    1) Valenti, Tommaso, Curiosità storiche trevane, Foligno, Campitelli, 1922, cap. 12 “Tre chiese devastate”

  • Chiesa S.Costanzo

    La chiesa di S. Costanzo, appena fuori dalla mura di Trevi, fu per secoli luogo di grande devozione.
    É stato un punto di riferimento sul territorio, tanto da dare il nome al luogo. L’amena costa in cui essa sorge si chiama infatti “La Costarella” o “La Costarella di S. Costanzo” e per contro, la chiesa viene chiamata anche “San Costanzo della Costarella”.

    Secondo una antica tradizione fu intitolata a S. Costanzo che figurava tra gli antichi vescovi di Trevi.

    Secondo altri fu eretta sul luogo ove fu decapitato S. Costanzo, vescovo e patrono di Perugia, quando veniva condotto in catene dal magistrato a Spoleto.1.

    Durastante Natalucci la dice “antichissima di sua struttura, con volta e con un solo altare; la quale è fornita al di fuori con pietre quadre”. Fu Chiesa parrocchiale fino al 1573, quando con editto del vescovo Fulvio Orsini, venne ceduta al Capitolo di Sant’Emiliano, su istanza dei Canonici.

    A seguito delle intricate vicende delle demaniazioni, fu acquistata da privati.

    Trevi, Chiesa di S. Costanzo
    dopo la recente sistemazione N71224-(foto 19/7/06)

    Trevi, antica chiesa di S. Costanzo dopo la recente sistemazione
    Trevi, antica chiesa di S. Costanzo parzialmente liberata (1997)

    Trevi, Chiesa di S. Costanzo, Facciata (foto 1997) D44220

    Tutte le foto sono inedite © f.s.2006

    All’inizio del XX secolo, fu trasformata in cisterna, per raccogliere le acque meteoriche che provenivano dalle strade soprastanti e intorno al 1920 si vedevano ancora le pitture di santi “che si rispecchiavano nell’acqua.2

    Non più curata, si riempì ben presto con la ghiaia trascinata dalle acque.

    Nell’ultimo decennio del ‘900 fu venduta insieme alla vicina casa e al terreno circostante. Da allora è stata oggetto di vari passaggi di proprietà e ogni nuovo acquirente ha cercato di riportarla, per quanto possibile, alla funzionalità originaria.

    Trevi, antica chiesa di S. Costanzo - La porta tra la vegetazione (1982)

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    Note 1) Pellini, Pompeo, Dell’Historia di Perugia, Venezia, 1664, rist. Forni, Bologna, 1968, parte I, pag. 94, sub anno 98

    2) Testimonianza orale di Maddalena Benedetti Valentini, n. 1913.

  • Chiesa dell'Eremita

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    TREVI – Chiesa dell’Eremita

    Chiesa di S. Croce in Val dell’Aquila

    itinerario giubilare

    Ridotta ormai a un misero rudere consistente in un muretto appena affiorante dal terreno, soffocata dalla rigogliosa vegetazione, si può raggiungere soltanto seguendo passo passo la guida edita recentemente

    Trevi: quattro passi tra storia e natura

    , (itinerario n° 7).

    Pur essendo ricordata in antiche memorie, nel 1988 nessuno fu in grado di indicarci i ruderi superstiti quando con Silvestro Nessi effettuammo vari sopralluoghi sulla montagna di Trevi alla ricerca di antichi insediamenti.

    In seguito alla pubblicazione del Nessi1, risvegliatosi un certo interesse nella zona, alcuni abitanti di Coste pratici del bosco, indicarono i ruderi qui riprodotti, ma successivamente, avendo la vegetazione invaso il piccolo sentiero, se ne persero di nuovo le tracce fino a quando non furono riscoperti da Filippucci e Ravagli che li hanno descritti nella guida sopra citata.

    Trevi, Italy. Coste, Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila, resti della parete nord.

    Quanto resta della chiesa e dell’abbazia

    Per ulteriori informazioni alla pagina

    Chiesa dell’Eremita – Storia

    si riporta il testo integrale pubblicato dal Nessi.

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    Note

    1) S. Nessi, Dall’eremo al cenobio, insediamenti inediti nel territorio di Trevi, in Spoletium, Anno XXX, N. 33, 1988

  • Chiesa S. Emiliano

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    Dopo quattro anni di inagibilità per i danni del terremoto, è stata riaperta al culto nel dicembre del 2001

    Sorge al sommo del colle di Trevi e con la sua mole e l’elegante campanile completa e caratterizza il profilo dell’abitato.

    È intitolata al primo vescovo di Trevi, patrono della città e del comune, che subì il martirio nell’anno 304.
    La Passio, di cui rimangono due codici, del 9° e 12° secolo, narra la storia del santo. Di origine armena, fu inviato a reggere la Chiesa locale, ma in seguito all’editto di Diocleziano fu preso e, dopo numerosi supplizi, messo a morte presso un olivo novello che tuttora si può ammirare (Olivo di S. Emiliano).

    Il culto del santo patrono è stato sempre vivissimo a Trevi. Nel medioevo e nel rinascimento S. Emiliano si identificava con Trevi stessa, tanto che si diceva “di S. Emiliano” per indicare una cosa o un abitante di Trevi. La festa liturgica viene celebrata il 28 gennaio e la sera della vigilia si svolge “da sempre” la processione dell’Illuminata.

    Sicuramente una chiesa esisteva da tempi remoti, ma i resti più antichi che si possono ammirare (tre elegantissime absidi e parte della parete sud) risalgono al 12° secolo.

    Fu radicalmente trasformata e ampliata nella seconda metà del ‘400 e quasi completamente rifatta nella seconda metà dell’Ottocento su progetto dell’architetto Luca Carimini.

    Della costruzione rinascimentale rimangono il Portale con il suo timpano in altorilievo, parte della facciata e la porta tamponata sul lato est. La statuetta che la sovrasta è forse del 13° secolo.

    L’interno in bello stile neoclassico conserva affreschi del 16° secolo (abside minore e parete sud), altare della Trinità (1585), il magnifico Altare del Sacramento di Rocco da Vicenza (1521) con statue di Mattia di Gaspare da Como, statue lignee del Crocifisso e Cristo deposto (15° sec), due di S. Emiliano (15° e 18° sec.) e statua in travertino del Redentore di Cesare Aureli (1921). Oltre a varie tele, tra cui una deposizione del 17° sec. in sacrestia, meritano attenzione il cippo in cui furono rinvenute le spoglie del martire e la cantoria dell’organo su cui sono raffigurati vari episodi del martirio del santo titolare.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano.

    Il

    campanile

    , soggetto a danneggiamenti da fulmini, fu più volte ricostruito nei secoli. Abbattuto per l’ultimo ampliamento della chiesa, si cominciò a ricostruire dalle fondamenta nei primi anni del secolo, ma fu terminato solo nel 1926, dopo l’interruzione dovuta alla prima guerra mondiale.

    Nel 16° secolo formavano la Perinsigne Collegiata numerosi canonici. Fu canonico a Trevi Ugo Boncompagni, poi assurto al soglio pontificio con il nome di Gregorio XIII, il riformatore del calendario ora in uso, detto appunto “gregoriano”(1583).

    VISITA GUIDATA

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