Categoria: Da vedere

  • Museo olivo – Unguentari

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    REPERTI ARCHEOLOGICI – UNGUENTARI
    Collezione Jean Pierre e Fiorella Cottier

    LA CURA DELLA BELLEZZA –

    Vedi anche: I profumi nell’antichità

    Fonti letterarie e testimonianze archeologiche concordano nel riferire consuetudini riguardanti la cura della propria immagine. Il ricorso alla cosmesi esprime l’esigenza di comunicare la propria individualità attraverso messaggi mirati. L’uso di cosmetici e sostanze odorose è inizialmente legato a funzioni magiche-religiose e successivamente assume il carattere di fenomeno decorativo della persona. Lo studio delle testimonianze archeologiche, dalla produzione artistica alla cultura materiale consente di ricostruire le abitudini cosmetiche nell’antichità.

    La maggior parte delle essenze odorose proveniva dall’Oriente ed esse furono oggetto di scambio fin dall’VIII – VII secolo avanti Cristo. I numerosi contenitori di unguenti di produzione greca o orientale, anche nei contesti della Magna Grecia, etruschi o italici, mostrano un fiorente commercio ed una larga diffusione, almeno nelle classi abbienti, di tali prodotti.

    L’olio di oliva costituiva la base grassa per le varie componenti odorose; l’omphacium in particolare, ottenuto da grosse olive verdi, era il più richiesto (Plinius, Naturalis Historia, XIII, 2, 3)

    Nel mondo romano, la pratica cosmetica si diffonde in modo capillare e numerose fonti letterarie ce ne parlano. Ovidio in particolare, è autore di un annuale sul trucco, mentre altri autori (Marziale, Seneca, Orazio, ecc.) descrivono gli aspetti della vita quotidiana legati alla cura personale.

    Numerosi sono gli oggetti attestanti l’uso del trucco e dei profumi giunti fino a noi attraverso i rinvenimenti archeologici: unguentari di ceramica, vetro, pietre dure, contenitori di olio, mortai per la preparazione di paste cosmetiche, spatole per prelevare piccole quantità di balsamo dal contenitore o per mescolare prodotti.

    La pratica cosmetica non era limitata al mondo muliebre. Anche gli atleti ad esempio, usavano olii profumati. Caratteristica del mondo maschile e legato alla pratica della cura personale è lo strigile ovvero uno strumento per detergersi dopo la pratica atletica nella palestra. Compare in ambiente greco e poi etrusco già nel V- IV secolo avanti Cristo.

    Museo dell’Olivo Reperti – Lucerne Reperti – Decorazioni

  • Museo olivo – Decorazioni

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    REPERTI ARCHEOLOGICI – Decorazioni
    Collezione Jean Pierre e Fiorella Cottier

    LA RAPPRESENTAZIONE DELL’OLIVO COME ELEMENTO DECORATIVO

    La raffigurazione come elemento di paesaggio in scene più ampie o come elemento a sé stante compare abbastanza frequentemente nell’arte greca e romana sia nelle opere pittoriche che nella scultura o nella toreutica e nella pittura vascolare. In quest’ultima espressione artistica spesso il pittore si serve della raffigurazione dell’olivo come elemento simbolico del paesaggio in cui è ambientata la scena raffigurata.

    Più frequentemente la raffigurazione del ramo di olivo sembra assumere un valore puramente decorativo, anche se non si può escludere il valore simbolico riferito al paesaggio e alla destinazione d’uso del recipiente su cui esso è rappresentato. Questo tipo di rappresentazione compare nella ceramica attica del V secolo avanti Cristo e successivamente anche nelle produzioni figuline delle colonie greche e delle are a stretto contatto e in stretti rapporti commerciali con la Grecia, come ad esempio l’Etruria.

    Caratteristica a questo proposito appare una classe di tazza, le glaukes, (da glaux = civetta) decorate sulle due facce da una civetta (simbolo di Atena) fiancheggiata da due rami di olivo, forse simbolo dell’introduzione dell’olivo in Attica da parte di Atena.

    Caratteristica del mondo maschile e legato alla pratica della cura personale è lo strigile ovvero uno strumento per detergersi dopo la pratica atletica nella palestra. Compare in ambiente greco e poi etrusco già nel V- IV secolo avanti Cristo.

    Musei Reperti – Lucerne Reperti – Unguentari

  • Museo civiltà dell'olivo-Didattica

    MUSEO DELLA CIVILTA’ DELL’OLIVO

    Mostra: I Profumi di Cipro 23 giugno – 12 novembre 2006 VISITA AL CANTIERE DI SCAVO- Cipro, 4ottobre 2006

    SEZ. DIDATTICA

    Perché museo della CIVILTA’ dell’ulivo?

    la condizione essenziale per l’esistenza dell’olivicoltura è la civiltà (società stabile sia politicamente, che economicamente, perché questo tipo di coltura richiede conoscenze botaniche complesse e tempo).

    – LE POPOLAZIONI NOMADI NON COLTIVANO L’ULIVO.

    Nascita e storia dell’olivo domestico:

    neolitico (nuova pietra = pietra levigata) – era quaternaria- olocene -, per la precisione nell’ENEOLITICO, che è l’ultima parte del neolitico, ovvero nell’età del rame 6.000 anni fa (età dei metalli, che si divide in 1. età del rame 2. età del bronzo, che si ottiene da una fusione del rame con lo stagno – 3. età del ferro)

    Storia dell’olivo domestico:

    1. nasce nel 4.000 a.c., in Siria (altopiano iraniano- i più antichi resti ritrovati di un frantoio: Palestina), tra civiltà come gli egiziani (unguenti profumati), babilonesi (codice Hammurabi) e FENICI, grandi navigatori, saranno loro difatti a diffondere la coltura dell’olivo in tutto il “mare nostrum”- mar mediterraneo.

    2. IV secolo a.c. saranno i Greci (l’Attica antica) a portare in Italia (Sicilia) la coltura olivicola, (con il mito di Aristeo, dio fenicio che insegnò la coltivazione dell’olivo e l’estrazione dell’olio). Le antiche civiltà attribuivano a leggende e miti la nascita della pianta dell’olivo, ad esempio in Grecia, la nascita del primo olivo è affidata alla leggenda mitologica della gara fra Athena (Minerva dei romani) e Poseidone (Nettuno dei romani) sul possesso dell’Attica antica- Grecia antica- che aveva come giudice Zeus (Giove dei romani), padre di Athena. La gara sarebbe stata vinta da chi fra i due contendenti avrebbe creato la cosa più utile: Poseidone creò il cavallo, simbolo della guerra e Athena creò la pianta dell’olivo il cui frutto era ed è di fondamentale importanza, quindi simbolo di pace. La gara fu vinta da Athena dalla quale deriva il nome della capitale greca di Atene; l’episodio mitologico acquisì una tale importanza che Fidia (architetto) lo incise nel fregio del Parthenone.

    3. prima dei Romani, l’olivicoltura (e la viticoltura) fu incrementata e diffusa, su aree meno vaste, dagli Etruschi

    4. Romani: i romani furono i primi che diffusero in maniera capillare la coltura dell’olivo, fino a raggiungere la Gallia, la Spagna e il Portogallo, oltre che incrementare il commercio dell’olio; furono anche i primi a fare una classificazione delle varie cultivar (culty var = varietà coltivate), ne individuarono 10 tipi (oggi ne esistono solo in Italia 700) questa classificazione partiva dall’olio migliore ottenuto dall’oliva verde al peggiore (quello di sansa) che veniva dato agli schiavi.

    Le popolazioni antiche, come ad esempio i greci, usavano cingere il capo dei vincitori (olimpiadi) con ramoscelli d’oliva, addirittura ai vincitori di gare sportive oltre la corona con foglie d’olivo, veniva donata anche un’ampolla contenente olio d’oliva.

    Curiosità storica – mitologica:

    Come è avvenuto il passaggio tra l’utilizzo della corona d’olivo alla corona d’alloro?

    27 a.c – dal punto di vista storico, avviene durante la guerra civile, per il nuovo assetto politico e di potere dei territori conquistati da Roma. Marcantonio aveva scelto come protettore DIONISIO – Bacco- e Cesare Ottaviano aveva scelto come protettore APOLLO – Febo- che rappresentava la chiarezza intellettuale, l’ordine, in netta contrapposizione con Dionisio.

    Quindi si presume che per questo s’inizia, sotto Cesare Ottaviano, a cingere il capo degli eroi e dei vincitori con la corona di alloro come segno di gloria e di culto verso il dio Apollo. Questo culto

    deriva dalla leggenda mitologica di Apollo e Dafne (una ninfa, cioè divinità inferiori che personificavano diversi aspetti della natura), figlia di GEA – la terra:

    Apollo uccide un pitone e poi si va a vantare con Eros (Cupido, il più giovane degli dei), dicendogli che lui non sarà mai capace di compiere una tale azione. Eros offeso, decide di vendicarsi e costruisce due frecce, una dorata che fa’ nascere l’amore e l’altra di piombo che fa respingere l’amore ricevuto. La freccia d’oro la lancia nel cuore di Apollo e la freccia di piombo la lancia nel cuore di Dafne, quindi che succede? Apollo va a cercare Dafne fra i boschi e Dafne appena lo vede si spaventa terribilmente e comincia a correre per sfuggirgli, inizia dunque la folle rincorsa di Apollo nei confronti di Dafne, che vedendoselo sempre dietro, terrorizzata prega sua madre (Gea), di mutarle l’aspetto in maniera da non essere riconosciuta; la madre esaudisce la preghiera della figlia e la trasforma in un forte albero di nome LAURO, dal greco Dafne = Lauro. La trasformazione avviene sotto gli occhi di Apollo che assiste alla scena, il dio disperato e sconfitto proclama che la pianta d’alloro sarebbe stata sacra al suo culto e segno di gloria.

    5. nel MEDIOEVO c’è un periodo di crisi per la coltivazione dell’olivo. Nel 476 d.c. fine dell’impero romano e invasioni barbariche, le popolazioni, si nascondono dentro le mura dei castelli e delle curtis, viene abbandonata la coltivazione dell’olivo per sostituirla con la quercia che da cibo ai maiali, da più legno e infoltisce i boschi fonte di sopravvivenza in quel periodo. La coltura dell’olivo sopravvive solo grazie ai monaci che all’interno delle mura dei loro monasteri continuano a produrre olio soprattutto per i riti religiosi e per i Signori, tramandando le conoscenze colturali dell’estrazione dell’olio.

    ANEDDOTO di S. CHIARA: essendo un giorno finito l’olio alle ancelle di Cristo, al punto che non ce n’era nemmeno per le ammalate. Chiara prese un vaso e lo posò sopra un muretto e poco dopo quando lo riandò a riprendere lo trovò colmo di olio.

    6. RINASCIMENTO: mito della città ideale, della qualità della vita. Paesaggio caratteristico: la ricchezza delle piante di olivo appena fuori le mura. Ci sono molti riferimenti nella pittura e molte miniature, che spiegano la raccolta e l’estrazione dell’olio.

    7. crisi nel 1600, sotto la dominazione spagnola c’è un notevole aumento delle tasse sulla produzione di olio d’oliva

    8. nel 1700, cade la dominazione spagnola e le conseguenti tasse e quindi c’è una ripresa della produzione di olio

    9. fine 1800 e inizi 1900, assistiamo ad una nuova crisi nella produzione olivicola, derivante dal fatto che aumenta l’emigrazione verso altri paesi e quindi c’è un calo di mano d’opera.

    10. OGGI, l’olio d’oliva attraversa un vero rinascimento della sua produzione, della sua diffusione (trapianto di alberi di olivo in Cina), della sua qualità (DOP = denominazione d’origine protetta)e della sua CONOSCENZA ( proprietà mediche- curative e dieta mediterranea).

    IMPORTANZA DELL’OLIO NELLA RELIGIONE CRISTIANA:

    1. Segno di pace = diluvio universale, Noé invia prima un corvo (per sapere se il diluvio è giunto al termine) che non torna indietro e in seguito invia una colomba, che torna con un ramoscello di olivo nel becco, ad annunciare il perdono divino e la fine del diluvio.

    2. Purificazione = battesimo/estrema unzione –l’unzione viene utilizzata anche per l’incoronazione di re e imperatori, per sottolineare la natura divina (inscindibile da quella temporale) del loro incarico: la parola “unto” è riferita nella Bibbia ad un uomo o a qualcosa messo a parte per un divino servizio. L’olio dell’unzione era un atto simbolico di consacrazione per quel determinato servizio .Riguardava i profeti, i re, ed i sacerdoti. L’olio dell’unzione era composto da vari profumi simbolo della diversa capacità o talento che Dio accorda ai suoi servi .

    3. Gesù, prima di essere portato via per poi essere crocifisso, va a pregare nell’orto degli ulivi

    4. Sulla tomba di Adamo, seppellito sul monte Tabor, nacque una pianta di olivo, il cui seme proveniva dal paradiso terrestre.

    5. Cristo etimologicamente significa UNTO.

    ALTRI RIFERIMENTI simbolici :

    1. Gli Egizi affidano alla dea Iside la nascita dell’olivo.
    2. Il supplizio Tantalo
    3. Poliremo viene accecato da Ulisse con un ramo appuntito d’olivo
    4. Mercurio rappresentato anche con ramoscello d’olivo
    5. Alì Babà e i 40 ladroni (nascosti in giare per l’olio)
    6. Ercole che dal seme di olivo raccolto ai confini del mondo fa nascere il bosco caro a Zeus

    L’ulivo NELLA PITTURA:

    1. nel medioevo, miniatori e opere di maggior rilievo- (Benedetto Bonfigli)
    2. Impressionismo, con Vincent Van Gogh, Renoir, Monet, Matisse

    BOTANICA

    1. Olivo di S.Emiliano; breve storia del suo martirio, avvenuto il 304 d.c. oggi ha 1701 anni
    2. a più di mille anni, riferimento al fatto che il tronco è diviso in più parti che si sono allontanate tra loro, quasi a formare piante diverse; dopo altrettanti anni, o quasi, il tronco (o i tronchi), tendono nuovamente a riavvicinarsi.
    3. un accenno alla differenza della corteccia, liscia in un ulivo giovane e ruvida in un ulivo più anziano
    4. foglie d’ulivo, forma LANCEOLATA , pagine sup. (parte sopra) color verde ulivo, pag. inf. (parte sotto), colore quasi bianco, ed è questa parte che, quando la chioma è mossa dal vento, con la luce da’ questo effetto argentato.
    5. è una pianta SEMPREVERDE,: significa che durante l’inverno non perde le foglie.
    6. ha bisogno di un clima temperato (non potrà mai essere coltivato ad es. in Inghilterra, in Norvegia….) e questo vuol dire che per formarsi e crescere, l’oliva ha bisogno del sole, è supportata dalla FOTOSINTESI CLOROFILLIANA, che converte l’energia luminosa proveniente dal sole in energia chimica attraverso la fotosintesi = è un processo endotermico (calore dentro), ovvero è un processo chimico o fisico che avviene assorbendo calore.

    COMPOSIZIONE DELL’ALBERO:

    1. radice: fissa al suolo la pianta e assorbe e immagazzina le sostanze nutritive provenienti dalla terra
    2. fusto: collega la radice alla chioma e permette il passaggio delle sostanze nutritive
    3. fiore, che si chiama mignola ed è composto di due parti: 1-calice (peduncolo) e 2- corolla (petalo).
    4. frutto: OLIVA = DRUPA, che è dato dall’evoluzione del fiore e si divide in: 1- EPICARPO – la pelle 2- MESOCARPO – polpa (70% dell’olio) 3- ENDOCARPO– nocciolo- (30% dell’olio).
    5. seme: parte fertile ricoperta da una membrana dura

    la drupa NON è buona da mangiare, è amarissima, per farlo bisogna metterla nella soda o farla stare al buio e cucinarla con arancio, finocchio e aglio.

    FASI DEL CICLO VITALE DELL’ULIVO:

    1. FASI FENOLOGICHE / FENOLOGIA= INDICE DELLA SPECIE
    2. fasi fenologiche in realtà sono 10: 1 riposo vegetativo 2 ripresa vegetativa 3 mignolatura 4 fioritura 5 allegagione 6 frutto di 5 mm 7 indurimento del nocciolo 8 ingrossamento dei frutti 9 invaiatura 10 maturazione e quindi la raccolta.
    3. primavera/estate: fioritura/mignolatura (maggio-giugno) settembre

    4. autunno/ inverno:maturazione/invaiatura (settembre- dicembre)

    Nemici dell’olivo: gelo/grandine/mosca olearia

    Per crescere bene ha bisogno: solitudine (non attaccato ad altre piante)/silenzio/sassi (per drenaggio acqua) sole/siccità (non umidità).

    SEZ. ARCHEOLOGICA

    Diverse funzioni DELL’OLIO D’OLIVA

    1. illuminazione – lucerne: la lucerna è il mezzo di illuminazione più diffuso nell’antichità. In tale recipiente si bruciava l’olio per mezzo di uno stoppino.

    Il suo impiego, oltre nell’illuminazione delle case, dei templi, degli edifici pubblici, acquista particolare importanza nei riti funebri, come dono che accompagnava il defunto, come simbolo di scongiuro e di rinascita. Il materiale più usato per la produzione di lucerne è l’argilla, ma ne esistono numerosi esemplari in bronzo, metalli preziosi e pietra. La lucerna si divide in tre parti: 1- il corpo, 2- il becco, 3- l’ansa. Le forme più antiche sono aperte; mentre in età greca e romana sono chiuse. Nelle lucerne a forma chiusa, al centro del disco, che costituisce la faccia superiore del serbatoio, si trova un foro (spesso affiancato da un foro più piccolo per facilitare il tiraggio) per l’introduzione dell’olio, che avveniva per mezzo di vasi a beccuccio come il bottus.

    1. proprietà emolliente, che fa si che venga tutt’oggi utilizzato per prodotti per la cura del corpo e dei capelli- Aneddoto di Plinio il vecchio: SAPO era una pomata preparata con grassi animali, inventata dai Galli, ma aveva uno sgradevolissimo odore, si pensò quindi di usare l’olio d’oliva per far si che odorasse. Dopo l’utilizzo dell’olio, la produzione del sapo = sapone passò alla Spagna e ai paesi mediterranei.
    2. cosmesi: Premessa: gli oli profumati erano usati in Egitto fin dalla fine del IV millennio a.c. Sebbene le tombe pre- dinastiche fossero semplici fosse nel terreno, esse già contenevano insieme alle tradizionali offerte di cibo e bevande per il morto, cosmetici, profumi e ingredienti per la loro preparazione. Furono quasi certamente gli egiziani ad inventare la boccetta porta profumo , l’alabastron, piccolo vaso di alabastro che conservava al fresco e al buio preziosi oli profumati. La sua forma caratteristica a goccia con larga imboccatura a colletto svasato. Aneddoto: Marco Antonio regalò a Cleopatra (ultima regina d’Egitto, della dinastia dei Tolomei) una fabbrica di profumi in omaggio al suo sapere sull’argomento, infatti Cleopatra fu l’autrice di un libro di ricette per profumi “Cleopatra gynaeciarum libri”. La fabbrica si trovava all’estremità sud del Mar Morto a 30 km da Ein Gedi.
    3. egiziani: papiro Erbes, ricetta di una crema antirughe, ottenuta con olio di oliva
    4. STRIGILE in bronzo romano = spatola metallica utilizzata per togliersi l’olio dal corpo, che veniva cosparso per pulirsi o veniva utilizzato dai lottatori greci e romani per sfuggire (rendersi scivolosi) all’avversario.
    5. SPATULE romane in vetro, servivano per prelevare picole quantità di balsamo dal contenitore o per mescolare i prodotti
    6. MORTAIO in terracotta per mescolare i vari prodotti.

    SEZ. FRANTOIO UMBRO

    In questa sala vediamo la ricostruzione di un vecchio frantoio umbro con le sue attrezzature: LA MACINA, IL TORCHIO = una pressa a vite verticale, la prima pressa era a leva, oggi viene utilizzata la pressa idraulica, DUE ORCI, sono toscani, in terracotta.

    FRANTOIO

    RACCOLTA – ottobre-dicembre-

    Manuale– BRUCATURA- = rastrello. Ieri e oggi

    Meccanica = macchina che abbraccia il busto e lo scuote di plastica e rete. Oggi

    Naturale/semimeccanica = macchina che scuote la chioma e fa cadere i frutti. Oggi

    DOPO LA RACCOLTA ENTRO 48 H LE OLIVE SI PORTANO AL FRANTOIO E INIZIA LA FABBRICAZIONE DELL’OLIO:

    1. PULITURA = si eliminano rami e foglie e sassi

    2. FRANGITURA = una volta si usava la MACINA con l’asino che girava. Si schiaccia la drupa e il nocciolo e si ottiene una pasta di olive, sistema di frangitura discontinuo. Oggi frangitura continua a martelli.

    3. GRAMOLAZIONE = la pasta di olive viene più volte macinata per ottenere una separazione tra le molecole dell’olio e le molecole dell’acqua, facendo riunire l’olio in gocce sempre più grandi. Oggi estrazione meccanica dell’olio.

    4. ESTRAZIONE = oggi si ottiene con la centrifuga, un tempo con il torchio (la pressa) e i fiscoli – dischi fatti con corde di cocco. Il liquido che usciva dal torchio doveva essere separato dall’acqua di vegetazione, per questo veniva messo nelle giare- orci- di terracotta. Oggi pressa idraulica.

    5. DECANTAZIONE = periodo di riposo nelle giare, in cui l’olio, essendo più leggero dell’acqua affiorava in superficie e poteva essere raccolto. Questa ultima fase portava alla definitiva separazione dell’OLIO, ACQUA DI VEGETAZIONE (oggi separatori verticali) e della SANSA, che è la parte solida dell’olio. Oggi centrifuga e conservazione (fase di stoccaggio) in contenitori di acciaio inossidabile.

    – LA MACINA circolare di pietra, detta MOLAZZA era mossa dagli animali da soma (da fatica), come asini e buoi. Essa rotolando schiacciava le olive sotto il suo peso. L’usura della pietra provocata dalla frangitura delle olive contro il fondo della VASCA IN PIETRA poteva consumare una macina nel giro di pochi decenni.

    La pasta ottenuta dalla frangitura delle olive era formata da polpa e nocciolo schiacciati.

    FISCOLI cesti in fibra vegetale, a forma di disco, realizzati in fibra di cocco, con un’unica corda intrecciata (oggi i fiscoli sono di materiale sintetico e incolore e vengono usati solo una volta), che venivano trasferiti nel torchio per la SPREMITURA.

    Dalla fase di spremitura usciva acqua di vegetazione mista ad olio.

    ORCI: il liquido ottenuto dalla spremitura veniva poi versato negli orci “dolium olearum”, che sono contenitori di terracotta, di varie dimensioni. Gli orci venivano usati per la decantazione e conservazione dell’olio. Il coperchio aveva la funzione di impedire la caduta di corpi estranei e soprattutto di topi che, golosissimi di olio, si fermavano sul bordo dell’orcio e vi intingevano la coda che poi leccavano, difatti per togliere l’olio dai recipienti (orci) troppo pieni si usava un oggetto denominato SORCIO (una specie di serbatoio con all’estremità un imbuto. Negli orci avveniva la separazione tra acqua e olio. L’olio essendo più leggero (formato da molecole più leggere) galleggiava sull’acqua, e quindi quando affiorava in superficie era facile prenderlo.

    APPROFONDIMENTI

    UMBRIA REGIONE OLIO DOP

    1. DOP = denominazione – d’origine- protetta, riservata ai prodotti agricoli e alimentari originari di una determinata area geografica “le cui qualità e caratteristiche siano legate all’ambiente geografico comprensivo di fattori naturali ed umani, e la cui trasformazione ed elaborazione avvenga nell’area geografica delimitata”.
    2. TREVI: l’olio di Trevi fa parte della fascia dei colli di Assisi – Spoleto. L’olio che si produce nel territorio trevano è ottenuto da olive che vengono da 70% cultivar Moraiolo e 30% cultivar Leccino, viene raccolto per lo più manualmente, brucatura, per questo gli olivi a Trevi vengono piantati con il “metodo” dell’INVASATURA, cioè a vaso nel terreno, lasciando fuori una piccola parte del tronco quindi la chioma, resta vicino al terreno facilitando questo tipo di raccolta che assicura sempre una qualità ed un’integrità del frutto maggiore. Trevi ha un clima mite (425 mt.- s.l.m.), dove la mosca olearia non può arrivare, lontano dalle strade principali, quindi nel silenzio della collina e dove gli inverni non sono troppo forti.

    PROPRIETA’ MEDICHE E CURATIVE DELL’OLIO EXTRA-VERGINE D’OLIVA

    1. l’attributo vergine è relativo al tipo di estrazione, l’unico olio in commercio (poiché i vergini non extra non vengono commercializzati) che deriva dalla spremitura diretta delle olive è l’olio extra- vergine d’oliva.
    2. bassa acidità (importante perché limita i processi di ossidazione) indice di qualità – ricco di grassi mono insaturi, acido oleico, che prevale nella sua composizione lipidica.
    3. l’olio è alla base della DIETA MEDITERRANEA. Resistente al calore per la sua struttura lipidica e per il contenuto di sostanze naturali attive e antiossidanti. Il più adatto per friggere, per la sua resistenza e stabilità chimica e per la sua leggerezza.
    4. aiuta a prevenire malattie come la cardiopatia, i tumori al seno e l’ostioporosi.
    5. per attenuare il bruciore di scottature ed ustioni
    6. dolore agli orecchi, si surriscalda e imbevendone un batuffolo di ovatta, con olio caldo rilascia il calore piano, piano
    7. cicatrizzante per ferite
    8. rilassante, utilizzato ieri e oggi per massaggi
    9. emolliente e nutriente (per la pelle secca) e per rinforzare il bulbo pilifero

    di: CORINNA ANGELUCCI – operatrice museale

    sez. Frantoio umbro e Botanica

    con la collaborazione dei servizi educativi della COOP. SISTEMA MUSEO www.sistemamuseo.it

    Museo olivo Reperti – Lucerne Reperti – Unguentari Reperti – Decorazioni

  • Mostaccio Arch (Netherland)

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    De zogenoemde middeleeuwse boog was de originele toegangspoort tot het middeleeuwse fort. Het werd heropgebouwd in de 13de eeuw, op de plaats van de oude Romeinse poort waarvan de massieve rode basisblokken (breccione) nog overblijven. Het oorspronkelijk doel is nog nauwelijks zichtbaar omdat hij nu voorkomt als een boog tussen twee gebouwen in de via Dogali. De oude Romeinse wallen die hier niet meer zichtbaar zijn ,vermits ze ingewerkt werden in de aangrenzende gebouwen , zijn perfect bewaard in de Via Fantosati en Via Fiscale. De stedelijke ontwikkeling is doorspekt met verschillende middeleeuwse gebouwen en resten. (Via Amici, via S. Filippo, via dei Setaioli, via Dogali ten westen van de boog). Vroeg Renaissance (via Dogali, via Natalucci, via Riccardi ten westen van St Emiliano, via Setaioli, via Ombrosa) en sierlijkeverblijven die het waard zijn in veel grotere steden te staan.

    Vertaling en Bewerking: Ludo De Graef Antwerpen 2009

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  • Bovara (Netherland)

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    Belangrijk onderdeel van de gemeente Trevi, ten zuiden van de hoofdplaats, met een belangrijke demografische consistentie en een belangrijke territoriale uitbreiding van het einde van de vallei tot aan de heuvel. De bevolking is gegroepeerd in diverse kernen in Faustana, Colle Basso, Colle Alto, La Valle, Alvanischio, Casa del Putto, Fondaccio en Corciano.

    Het meest belangrijke gebouw is de Kerk van St Pieter uit de 12de eeuw, in de Franciscaanse geschriften vermeld als bezocht door de Heilige uit Assisi. Hierin wordt een Kruisbeeld dat vereerd wordt, bewaard. De bijhorende Benedictijnerabdij was van zeer groot belang omdat het de leiding (jurisdictie) had over 4 kloosters en 100 parochiekerken. Zij bezat natuurlijk uitgestrekte domeinen, waarop de ijverige monniken de landbouw ontwikkelden met aanplantingen en ontginningen.

    Trevi, Italy. Bovara, chiesa di S. Pietro, facciata.

    Verschillende archeologische vondsten hebben oude nederzettingen blootgelegd.

    De Stele van Bovara: ontdekt in de 50-tiger jaren, bijna ongemerkt voorbijgegaan, werd opnieuw gebruikt met de andere zijde dan deze met het opschrift. Herontdekt in begin van de jaren 1980 werd ze door de familie Leuzi aan de gemeente gegeven en wordt nu bewaard in het museum S. Francesco Het opschrift bestaat uit twee regels in oud-Umbrisch. Het moet nog bestudeerd worden.

    De Romeinse mozaiek: een belangrijke getuigenis van de verschillende nederzettingen tijdens de Romeinse periode, door verschillende schrijvers aangehaald, meerdere malen ontdekt en terug bedolven als gevolg van terugkerende aanslibbingen. Werd de laatste keer ontdekt in 1943-1944, van toen af ligt het verwaarloosd onder een laag aarde, niet ver van de oude Romeinse weg, die Trevi verbond met Ponte “Lapideo”(van waar de plaatsnaam Lapigge afkomstig is) op de Clitunno. Recent werd in een huis, tijdens restauratie nav de aardbeving van 1977 een fresco van circa 4 m² uit de tweede helf van de 15de eeuw en toegeschreven aan Bartolomeo da Miranda, gevonden.

    In de omgeving – 500 meter noordoosten van de kerk-bevindt zich de duizendjarige olijfboom ( 1700 jaar)van San Emiliano, de oudste boom van de streek. Hij heeft ongeveer 9 meter omtrek en wordt beschouwd als een botanische eigenaardigheid vermits de olijfbomen rondom hem slechts een 30-tal jaren overleven.

    (Vertaling en Bewerking: Ludo De Graef -Antwerpen 2009)

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1935

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  • Chiesa di Bovara (Netherland)

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    Kerk van de heilige Petrus


    Visualizzazione ingrandita della mappa

    Trevi, Italy. Bovara, chiesa di S. Pietro, facciata.

    CHIESA DI S.PIETRO dateert uit de 12de eeuw met een sierrand uit de 5de eeuw. Het interieur omvat 3 schepen, de centrale wordt overkoepeld door een tongewelf en de zijschepen door kruisgewelven. Ofschoon een uitbreiding van het koor in de 16de eeuw het originele apsisgedeelte vernield heeft, blijft de kerk toch één van mooiste voorbeelden van het Romaans in dit gebied.

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    De oude abdij (ABBAZIA) gesticht in 1158 door de Benedictijnen kende een grote bloei. Belangrijk bevloeiingswerken in de vallei en de daarop volgende ontwikkeling van de landbouw zijn aan de monniken te danken.

    Op 200 m van de omheinde ruimte van de abdij, in de richting van de berg, bevindt zich de duizendjarige olijfboom van S. Emiliano (olivo di S. Emiliano.)

    In deze zone onthullen verschillende archeologische vondsten het bestaan van oude nederzettingen.

    La stele di Bovara. Ontdekt in de 50-er jaren, bijna ongemerkt aan voorbijgegaan, werd het opnieuw gebruikt met het gedeelte aan de andere zijde van het grafschrift. Teruggevonden in het begin van de 80-er jaren, werd het tentoongesteld in “Raccolta d’Arte di S. Francesco“.
    Het is een grafschrift in archaïsch Latijn, bestaande uit twee regels. Het dient nog bestudeerd te worden.

    MOSAICO ROMANO. Een belangrijke getuigenis in verban met verschillende nederzettingen uit de Romeinse periode, vermeld door verschillende auteurs, verschillende keren verdwenen en verzwolgen door overstromingen. Het werd voor de laatste keer aan het licht gebracht in 1943-44; sinds dan ligt het verwaarloosd en vergeten onder een kleine laagje grond een weinig lager dan de oude Romeinse weg, die Trekvis verbond met de “stenen (lapideo)” brug (hiervan is de naam “Lapigge) over de Clitunno.

    Trevi, Italy. Bovara, chiesa di S. Pietro, interno.

    Vertaling en Bewerking Ludo De Graef – Antwerpen 2010

    L’Abbazia benedettina Ritorna alla pagina CHIESE Ritorna alla pagina BOVARA

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  • Kerk van S. Maria di Pietrarossa (Netherland)

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    Zeer interessante romaanse kerk met drie schepen, met een portaal met drie zijden. De binnenmuren en enkele van het portaal zijn volledig met fresco’s bedekt. De naam is afgeleid van een roosachtige steen op de tweede pilaar rechts van het centrale schip met in het centrum een opening waaruit vroeger vermoedelijk water kwam. Een oude traditie, vermoedelijk teruggaand tot het heidendom, gaf er miraculeuze krachten in verband met het helen van de onvruchtbaarheid aan. Sinds onheuglijke tijden kwam men volgens de overlevering slechts op de nacht van S. Giovanni (24 juni), men zag een verhoging van het water in de putten van de zone en tot het einde van de 16de eeuw kwamen de dames van Trevi er op bedevaart tijdens de nacht van S. Ambrogio. Gregorius XII, die gewijd was in Trevi en zeer goed de gebruiken kende, verbood bij de eerste daden van zijn Pontificaat zulke manifestaties, voorzeker verbonden en gestoeld op een bijgeloof uit het heidendom. Analoge bedevaarten en baden bij middernacht zijn gekend in verschillende Middeleuropese streken.

    Trevi, Chiesa di S. Maria di Pietrarossa

    De vele afbeeldingen van de Madonna die de muren versieren zijn slechts een aantal van hen, die men kon bewonderen tot het einde van de vorige eeuw en zij verdienden bewondering voor hun aantal en hun makelij

    De data die men er leest en het kritische onderzoek dateren hen uit de 14de eeuw.

    De namen van de schilders ervan zijn Bartolomeo di Miranda en Valerio da Gualdo.

    Vastgemaakt aan de eerste pilaar rechts kan men een elegant marmeren altaartje, toegeschreven aan Rocco da Vicenza die hier in het begin van de 15de werkte en ook één van zijn beste werken in kerk van Sant’Emiliano achterliet.

    (Vertaling en Bewerking: Ludo De Graef -Antwerpen 2009)

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  • Epigrafe Ricostr. S.Emiliano

    Opschrift ter gelegenheid van de

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    Gedenkschrift van de heropbouw van de kerk, achter het hoofdaltaar geschilderd tussen de wapenschilden van

    Pius X en Leo XIII (Pio IX eLeone XIII), onder wiens pontificaat de werken aangevat en beëindigd werden.

    Na verschillende ontwerpen en jaren van discussie werd het ontwerp van architect Luca Carimi uit Rome verkozen.

    De afbraak van de oude kerk werd, zoals volgens de inscriptie, aangevat in 1878 en ze werd ingezegend op 16 september van 1896.

    De versiering van de apsis en dus ook de tekening van het opschrift en de wapenschilden zijn van de hand van prof. Alberto Pagliochini van Trevi, die door de grappenmakers van de medeburgers bekritiseerd werd de engeltjes met een te uitgestoken buik te hebben gemaakt. (“Zij hebben een komkommer gegeten”?)

    Trevi, chiesa di S. Emiliano. Epigrafe della ricostruzione

    Foto20/12/203 -667-17

    PENE FUNDITUS REFECTA
    AERE PIOR SODALITIOR
    PII IX ET LEON XIII MUNIF
    CONSECR XVI SEPT MDCCCXCIII
    ELVET PAGLIARI ARCH SPOL

    Wat in het Nederlands klink

    Heropgericht bijna van de fundamenten

    met de giften van vrome verenigingen

    en de vrijgevigheid van Pius X en Leo XII

    werd ingezegend op 16 september 1893

    door Elvezio Pagliari

    Ritorna alla pagina EPIGRAFI MODERNE

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    Vertaling en Bewerking Ludo De Graef – Antwerpen 2010

  • Trevi in openlucht (Netherland)

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    Van 1 to 25 augustus is het centrum voorbehouden voor verschillende avondevenementen: muziek, recitals, toneelstukken, shows, folklore en gastronomie.

    TREVI IN DE HERFST verwijst naar het verleden op de eerste zondag van Oktober met PALIO DEI TERZIERI of 3 ploegen in een aflossingswedstrijd voorafgegaan door een prachtige stoet.

    Op de derde zondag van Oktober De Markt van de zwarte selder met een selder- en sausenfestival.

    Exclusief voor Trevi en alleen lokaal is de zwarte selder, een variëteit van het meer gewone type, met een sterkere maar minder scherpe smaak

    Op de vierde zondag van Oktober: Met scenes uit het middeleeuwse leven met geroosterde kastanjes en andere traditioneel voedsel voorgesteld op het Gemeenteplein. Gedurende deze maand heropenen traditionele cafés en de plaatselijke restaurants bereiden schotels uit vervlogen tijden.

    (Vertaling en Bewerking: Ludo De Graef -Antwerpen 2009)

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  • Kerk van Madonna delle Lacrime (Netherland)

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    Een zeer mooi renaissancegebouw op 1Km zuidwaarts, op de provinciale weg die naar Borgo Trevi leidt. Na de verwoestingen van de aardbevingen in 1997 werd ze voorlopig heropend in 2004 naar aanleiding van de manifestaties in verband met Perugino en na afwerking werd het definitief heropend vanaf 2006.

    Trevi, Chiesa Madonna delle Lacrime

    Aan de oorsprong ervan ligt een mirakel (5 augustus 1485) van een wenende madonna, die twee jaar eerder geschilderd was in een landelijke woning.

    De opbouw begon op 26 mei 1487 onder de leiding van Antonio, zoon van Giorgio Marchisi van Settignano en nadien van Francesco da Pietrasanta, die eerder het project had teruggegeven (27 november 1485). De werken werden beëindigd in 1522.

    De gevel met een magnifiek portaal, werk van Giovanni di Giampetro da Venezia (1495, werd beroofd van de oorspronkelijk afdekking, gestolen na de aardbeving van 1703.

    Het zeer luchtig en majestueus interieur is één van de beste realisaties van de Renaissance in Umbrië.

    Vanaf rechts kan je merken en bewonderen: Kapel van San Ubaldo van de Angelucci da Mevale

    Kapel van de 3 Koningen van Perugino 1521

    Altaar van de Madonna met del van een fresco uit 1483

    Kapel van Carolus Borremeus

    Kapel van Neerlegging in het graf van Spagna 1520

    Kapel van S. Alfonso nu H. Catharina

    Kapel van de verrijzenis van Orazio Alfani

    Het doek van de Pieta , die de laatste kapel versierde, evenals het doek met S. Cecilia en S. Catarina van de gelijknamige kapel,

    en de wijwaterbal werden in 1923 verwijderd wegens vrees voor de diefstal ervan.

    Hetzelfde lot onderging de magnifieke buste van Subrezia Lucarini Valenti, tussen de twee kapellen aan de linkermuur,

    als gevolg van een fantastische poging tot diefstal in 2008.

    Het doek en de fresco die men tot 1995 kon bewonderen op de achtermuur zijn heden tentoongesteld in het Museo

    S. Francesco

    Eveneens op te merken de verschillende grafmonumenten van de familie Valenti

    Aan de kerk en het klooster – aanvankelijk van de Orde der Reguliere geestelijken van Lateranen en vervolgens deze van Linguorini, werkt sinds 1935 het Medisch Pedagogisch Instituut, genoemd naar de Zalige Pietro Bonilli, die zich bezighoudt met de bijstand en zorg van gehandicapte kinderen

    (Vertaling en Bewerking: Ludo De Graef -Antwerpen 2009)

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