Ombre del Sacro. Il cristianesimo e la desacralizzazione dle Sacro Prof. Umberto Galimberti, ordinario di Filosofia della Storia Università di Venezia
SABATO 25 settembre ORE 18
Il Sacro. Dimensione culturale dell’uomo. Prof.ssa Maria Caterina Jacobelli, Antropologa Culturale e Dottore in Teologia Morale, Membro dell’Associazione Teologica Italiana e dell’Associazione Teologi Italiani Morali
VENERDI’ 1 OTTOBRE ORE 18
Divinità sintetiche. Il nuovo Olimpo delle macchine di comunicazione tra silicio e polimero Dott. Gianluca Nicoletti, Direttore Editoriale di RaiNet, autore della trasmissione GOLEM
Con il patrocino di: Regione dell’Umbria -Provincia di Perugia Direzione Generale Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria
In collaborazione con: Associazione Simbolo Conoscenza e Società(Centro Interuniversitario per lo studio del Simbolo di Siena) Sistema Museo – Trevi Flash Art Museum – Alberto D’Atanasio – Anna Maria Piccirilli
Consulente e moderatore: Federica Bordoni
E’ una iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Trevi (PG) il ciclo di conferenze dedicato al tema “Il Simbolo”. La seconda edizione si svolgeràdal 26 aprile al 6 giugno 2003 presso ildelizioso ottocentescoTeatro Clitunno di Trevie avrà come filo conduttore i temi de“L’ombra e il doppio”.
Alle conferenze del sabato pomeriggio (ore 17) faranno da contrappunto la domenica mattina (ore 10,30 o 11) gli itinerari tematici alle strutture museali ed ai monumenti della città. La rassegna, quest’anno alla sua seconda edizione, si propone di affrontare con un certo rigore scientifico, con un approccio interdisciplinare e con tono divulgativo, l’universo simbolico. Come luogo di incontro e di confronto di molte discipline e delle più diverse culture (antiche e moderne, primitive e tecnologicamente avanzate) e come momento di riflessione filosofica sulla società contemporanea, sulla comunicazione, sul sacro, sull’arte, sulla scienza e – naturalmente – su molto altro ancora. Le conferenze si rivolgono, oltre che ad un pubblico generico, in particolare agli insegnanti (per i quali valgono come corso di formazione riconosciuto dalle istituzioni scolastiche) ed agli studenti.
CALENDARIO
CONFERENZE Trevi, Teatro Clitunno
ITINERARI Trevi, Complesso Museale di San Francesco itinerari a cura di Aldo Canali e Carlo Roberto Petrini Trevi Flash Art Museum itinerario a cura di Maurizio Coccia
SABATO 26 APRILE ORE 17 Il cammino delle ombre: il viaggio verso l’aldilà nelle culture sciamaniste Dr. Martino Nicoletti Ricercatore del progetto Everest-K2-CNR ed etnologo della trasmissione Geo & Geo di RAI 3
DOMENICA 4 MAGGIOORE 11Raccolta d’Arte di San Francesco Tra Simbolo e Allegoria: itinerario iconografico tra fiori, piante e animali.
SABATO 10 MAGGIO ORE 17 La Malinconia Prof. Gabriele La Porta Direttore di RAI Notte e Preside della Facoltà di Filosofia Università di Lugano
DOMENICA 11 MAGGIO ORE 10,30 Duomo di Sant’Emiliano Le grottesche nell’altare di Rocco Tommaso da Vicenza.
SABATO17 MAGGIO ORE 17 Il Doppio e l’Ombra Prof. Massimo Fusillo Ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate Università dell’Aquila
DOMENICA 18 MAGGIO ORE 11Trevi Flash Art Museum, Palazzo Lucarini Flash. Il colpo d’ombra dell’arte contemporanea.
SABATO 24 MAGGIO ORE 17 Il Tema dell’Ombra nella Letteratura Italiana del Primo Novecento Prof. Giuseppe Nava Ordinario di Letteratura Italiana Università di Siena
DOMENICA 25 MAGGIO ORE 11Raccolta d’Arte di San Francesco Personaggi, episodi della bibbia e simbologie medievali nelle Storie di Cristo di Giovanni di Corraduccio.
SABATO 31 MAGGIO ORE 17 Figure e paesaggi del doppio da Zoroastro all’Islam SciitaProf. Marco Pucciarini Docente di Storia delle Religioni Università di Perugia e Istituto Teologico di Assisi
DOMENICA 1 GIUGNO ORE 11Museo della Civiltà dell’Ulivo Mitologia e Simbologia dell’Ulivo.
VENERDI’ 6 GIUGNO ORE 17 La misura dell’ombra (sapere e melanconia) Prof. Daniel Fabre Directeur d’Etudes à l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (Paris) Chaire d’Anthropologie de l’Europe La morte e l’ombra (variazioni sul tema dell’Alcesti) Prof. Marcello Massenzio Ordinario di Storia delle Religioni Università di Roma Tor Vergata
*la frequenza alle conferenze viene riconosciuta come corso di formazione per i docenti, ai quali verrà rilasciata opportuna attestazione di partecipazione.
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Organizzazione: Alberto D’Atanasio – Anna Maria Piccirilli
Con il primo ciclo di conferenze sul simbolo, cui si auspica possano seguire future edizioni, si intende proporre il simbolo come chiave di lettura e di conoscenza degli eventi, delle discipline e delle varie culture.
Obiettivo dell’iniziativa è quello di creare in Trevi un centro in cui, con cadenza annuale, ricercatori ed esperti, teorici ed operatori, trovino le condizioni per confrontarsi fra loro e per relazionare ai cittadini le proprie esperienze, così da organizzare momenti formativi, finalizzati soprattutto a far ritrovare il desiderio di accrescere le conoscenze individuali e collettive.
Il simbolo, come filo conduttore, offre non solo un’efficace chiave di lettura della realtà, ma anche un ponte ideale per operare un collegamento fra le varie discipline: ciò può senz’altro costituire motivo di interesse anche per un pubblico non specializzato nelle diverse discipline che saranno proposte.
Tavola del XIII secolo già nella chiesa di S. Martino in Manciano
Una delle più significative opere emigrate da Trevi verso più importanti musei.
La ricchissima dotazione delle piccole chiese, oggi difficile anche da immaginare, è ormai ridottissima, per incuria degli uomini, per oltraggio del tempo, per furti o per accaparramenti di altre istituzioni.
Sul lato nord del piazzale antistante la chiesa si trova la Cappella di S. Girolamo. Fondata da Cesare Minerva nel 1512; chiusa al pubblico nel 1723 e ridotta ad uso interno del convento e poi addirittura come cimitero dei frati, fu riaperta dietro le pressioni dei trevani nel 1837. Sulla parete di fronte alla porta d’ingresso, S. Emiliano e la committente inginocchiata, affresco di Tiberio d’Assisi.
Cappella di S Girolamo – interno
(Foto 8/2/08)
P10882
Giovanni di Pietro detto Lo Spagna,
Assunta in cielo fra i Santi Girolamo, Giovanni Battista, Francesco e Fra’Leone
.
Conserva nel suo modestissimo interno, sulla parete sinistra un grande magnifico affresco di Giovanni Spagna: al centro la Vergine Assunta in una mandorla iridata con teste di cherubini e tra due Angeli adoranti, in basso, inginocchiati, i Ss. Girolamo, Giovanni Battista, Francesco d’Assisi e Antonio da Padova; fa da sfondo un ameno paesaggio ripreso dal vero con la Valle Umbra e la città di Foligno; al centro la data MD. XII..1
L’opera è da tutti stimata come una delle più belle del pittore: il Bragazzi parla di “capolavoro dello Spagna”, mentre il Cavalcaselle -pur riscontrandovi vari difetti- ne ammira la finitezza del disegno, la leggiadria dei serafini che fanno corona alla Vergine e la particolare bellezza dei santi, fra i più ispirati dipinti dall’artista. Guardabassi si limita a descriverla,sottolineando l’atmosfera limpidissima sul cui sfondo risalta una veduta di Foligno, mentre lo Gnoli nota come l’Assunta sia del tutto simile ad una S. Caterina, quasi contemporanea, conservata nella collezione di Lord Brownlow. La critica successiva, in particolare il Van Marle, considera questo affresco -che a quanto sappiamo fu riprodotto dal Ramboux in occasione dell’apertura. al pubblico della cappella, prima inclusa nella clausura (C. Bartolini, 1837)- opera di transizione che segna il passaggio dalla primitiva formazione peruginesca ad una nuova sensibilità raffaellesca. Le opere successive, infatti, mostreranno il pittore talmente vicino a Raffael lo, da indurre gli studiosi ad ipotizzare un nuovo e profondo contatto tra i due artisti -forse avvenuto a Roma- tale da costituire una svolta decisiva nel linguaggio artistico dello Spagna..2
Giovanni Di Pietro “Lo Spagna”, Assunzione della Vergine,(part.) S. Girolamo(Foto 8/2/08) P10894
Giovanni Di Pietro “Lo Spagna”, Assunzione della Vergine,(part.) Panorama della città di Foligno(Foto 8/2/08) P10891
Tiberio di Assisi, S. Emiliano (Foto 8/2/08) P10881
Accanto all’affresco dello Spagna è dipinto un S. Emilianocon una piccola figura di monaca inginocchiata. La pittura è stata sempre ricordata come opera di Tiberio, forse eseguita in concomitanza con la lunetta del portale.
Convento di San Martino Affreschi del refettorio e del chiostro
Il refettorio e il chiostro sono ornati con numerose pitture di Ascensidonio Spacca, detto “Il Fantino”
Questa Ultima cena, datata 1601 è “originalmente ambientata, secondo i costumi del tempo e vivacizzata da una marcata caratterizzazione dei personaggi“1
Nel chiostro, oltre ad una lunetta che rappresenta le
stimmate di S.Francesco
, si trovano numerosi medaglioni che raffigurano altrettanti santi, particolarmente dell’ordine francescano.
Quello riportato a fianco rappresenta Sant’Emiliano, patrono di Trevi
Lunetta sopra il portale di ingresso. Nel bordo inferiore reca la firma di Tiberio di Assisi.
All’interno, ai lati dei gradini del presbiterio, sono conservati questi due affreschi attribuiti al Mezastris.
Sul volto della Madonna a destra sono evidenti distacchi di colore
Nella cappella esterna, intitolata a S. Girolamo, la parete sinistra è occupata da un grande affresco, considerato il capolavoro dello Spagna (1512). Raffigura la Madonna Assunta in una mandorla di Serafini. Ai Piedi: S. Girolamo e il leone, S. Giovanni Battista. S. Francesco e S. Antonio da Padova
A quota 585 m, al confine tra gli oliveti e il bosco, si trova la chiesetta intitolata a S. Martino, simile a tante altre nella sua struttura, con il campaniletto a vela sulla facciata e il portale archivoltato.
La facciata asimmetrica denota un successivo ampliamento a sud
Viene officiata annualmente per la festa del Santo titolare.
S.Martino al limite del bosco
La facciata asimmetrica
Incuriosisce il gradino della porta d’ingresso, di forma semicircolare, palesemente ricavato da una macina da molino.
A questa quota infatti non ci sono mai stati molini, ma duecento metri dietro la chiesa c’è la cava abbandonata che ancora mostra due macine appena abbozzate.
La cava di macine abbandonata
Fino agli anni Cinquanta ornava questa chiesetta sperduta una magnifica tavola dipinta a tempera della metà del Duecento. Fu bloccata fortunosamente mentre stava per lasciare il paese.Comunque non sta più né a Manciano né a Trevi: fa bella mostra di sé, perfettamente restaurata, al museo diocesano di Spoleto.
Vi è raffigura la Madonna con Bambino e ai quattro angoli scene della passione di Cristo e della vita di S. Martino.
La struttura attuale è una suggestiva realizzazione del XVI secolo con modifiche del XVIII.
L’edificio è a pianta esagonale e quando non era circondato da case era tanto evidente che ha dato il nome alla località Chiesa Tonda.
Della primitiva chiesa rimane soltanto il portale secondario, ricostruito nella parete nord, che rivela i caratteri dell’architettura romanica.
Certamente non sono i caratteri pressoché scomparsi dell’architettura primitiva la parte più interessante di questo monumento bensì il titolo, esplicito riferimento a una strada importante che in questo punto scavalcava il Clitunno
Nelle antiche scritture il ponte in questione veniva chiamato pons lapideus (= ponte di pietra ) evidentemente perché si differenziava dagli altri ponti in legno. E dall’anticha dizione è derivato il toponimo di LAPIGGE, talvolta corrotto in La Pigge e quindi Pigge.
Era questo il ponte che permetteva all’antica strada, ancora perfettamente identificabile in tutta la sua estensione, che congiungeva la località Torre di Azzano all’abitato di Trevi.(inedito 1999)
Il tratto da Torre di Azzano al Clitunno era già stato identificato dallo Scmeidt, attraverso la fotografia aerea, ma poi il geografo non aveva saputo individuare il proseguimento verso Trevi in quanto allora (1965) nessuno, eccetto gli Autori locali, sospettava che Trevi fosse Romana. Fu solo il Sensi (1975) che individuò caratteri romani e non medievali nelle primitiva cerchia delle mura dell’antico castello.
Il plurimillenario tracciato stradale fu interrotto dalla costruzione dell’alveo artificiale del Marroggia, ma la gente ha sempre seguitato a percorrere l’antica via diritta guadando il torrente, quando possibile, nonostante la vicinanza del ponte, specialmente quello a valle.