Autore: Franco Spellani

  • S. Emiliano – La statua

    Sant’Emiliano
    La statua

    Trevi - Chiesa di S. Emiliano - Esposizione della statua.  24 gennaio 2002 -(Foto 601.33)

    Trevi – Chiesa di S. Emiliano – Esposizione della statua.

    24/1/2002.

    Fu scolpita nel 1753 da Pietro Epifani in Foligno, in legno di tiglio. Rappresenta il santo vescovo in trono, in atto di benedire. Pesa 350 Kg. È conservata in un apposito credenzone in noce nella chiesa di S. Emiliano in Trevi

    La Statua viene esposta alla venerazione dei fedeli il giorno 24 gennaio, alle ore 12,30, secondo un cerimoniale che si ripete da secoli.

    La sera del 27 gennaio, dopo i vespri solenni delle ore 18 e quindi verso le ore 18,35 – 18,40 esce dalla chiesa, portata da dodici uomini, per la solenne processione attraverso le vie del centro storico.
    La processione, documentata fin dai primi anni del decorso millennio si svolge da tempo immemorabile. Poiché segue il percorso interno delle mura del secondo ampliamento, si deve presumere che il tragitto sia invariato almeno dal 1264, anno in cui la cerchia muraria fu di nuovo ampliata.

    L’evento è riportato in testi a livello nazionale ed è regolarmente segnalato dal Touring Club.

    Oltre l’innegabile pregio artistico la statua di sant’Emiliano ha una straordinaria valenza devozionale e simbolica.
    Nel linguaggio popolare la statua “è” sant’Emiliano e questo principalmente per l’accezione plurisecolare di quando a Trevi non esisteva la più piccola reliquia del Santo; infatti i sacri resti furono riscoperti nel duomo di Spoleto nella seconda metà del Seicento.

    Sosta della statua in piazza Mazzini 27/1/1990-468.12

    Per tutti i motivi suddetti, la statua non può essere costantemente riposta in un apposito luogo a temperatura e umidità costanti, ma una volta l’anno deve essere comunque portata all’aperto per la più antica e straordinaria delle processioni. Questo almeno finché esisterà la devozione e la tradizione per Sant’Emiliano. Cioè finché esisterà Trevi.

    Certamente le sollecitazioni della traslazione lungo strade con forti pendenze influenzano negativamente la conservazione di un simile manufatto e pertanto occorreranno presto adeguati interventi per riparare l’incipiente degrado della statua, degrado che senza sollecite attenzioni potrebbe rapidamente portare a situazioni più difficilmente e meno efficacemente riparabili.

    Trevi –Processione dell’Illuminata -Sosta della statua in piazza Mazzini – 27/1/1990

    Trevi - Statua di S. Emiliano (foto Scaringi)

    La statua di S. Emiliano

    Da una cartolina “doppia” con la seguente didascalia: Trevi (Umbria) – Collegiata di S. Emiliano- Statua di S. Emiliano V.M. – Postergale della Sedia – Pietro Epifani Sec. XV [Il secolo è errato perché la statua è del 1753]

    Foto di N. Scaringi -anni ’30

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  • Chiesa S. Emiliano – Cantoria

    Chiesa di Sant’Emiliano

    giubil03.JPG (5965 byte)

    itinerario giubilare

    Rappresentazione pittorica della passione
    di S. Emiliano

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Scene del martirio di S. Emiliano.

    Sulla vecchia cantoria seicentesca, sopra la porta principale, sono raffigurate varie scene del martirio del santo. Sono rappresentate in sette pannelli dipinti a olio su tavola.

    Nel complesso sono ben conservati anche se in tutti c’è qualche graffio o fessura che ne compromette l’integrità. I colori sono ancora molto brillanti.

    Non si conosce la data esatta dell’esecuzione, ma forse si potrebbe far risalire ad appena dopo il 1660, quando il culto di Sant’Emiliano ebbe un nuovo impulso, suscitato dalla scoperta delle reliquie del martire nel duomo di Spoleto.

    Pure incognito è il nome dell’autore. Dall’esame delle figure umane, scarsamente eleganti in quanto di corporatura bassa e massiccia, si può arguire che non fu un grande maestro, anche se certamente era un buon mestierante.

    Tutti gli episodi del martirio sono descritti nella PASSIO SANCTI MILIANI MARTIRIS, che è il più antico documento riguardante S. Emiliano.
    Della Passio esistono due codici: uno a Montecassino, databile tra il IX e X secolo e l’altro nel Duomo di Spoleto del sec. 12°. Si ritiene che siano copie di altri codici del 5°-6° secolo.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, fustigazione.
    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, supplizio del cavalletto

    Il primo pannello a sinistra rappresenta la fustigazione del santo. Questi è con espressione serena al centro della scena, attorniato da quattro aguzzini. Fa da sfondo la bella scena prospettica di un grande porticato

    La scena successiva è una interpretazione un po’ libera della tortura dell’aculeo descritta dalla

    passio.

    Il martire è sdraiato su un cavalletto, con mani e piedi legati con funi mantenute in tensione da due carnefici che manovrano gli argani. un terzo aguzzino sta straziando i fianchi del santo con due torce, una delle quali però è già spenta per intervento divino.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, supplizio del piombo bollente.

    Il pannello centrale rappresenta il santo attorniato dai leoni nel circo. Quattro belve sono ai piedi di S. Emiliano, qui raffigurato con i paludamenti e la mitria vescovile. Dagli spalti del circo si affacciano gruppi di spettatori.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano. Il Santo tra i leoni.

    Qui si rievoca la tortura del piombo fuso. Il santo è immerso in un calderone, mentre due aguzzini attizzano il fuoco. Sullo sfondo a sinistra una statua classica simboleggia uno degli dei pagani a cui il nostro martire non volle rendere omaggio a prezzo della vita

    Nella scarsa iconografia di S. Emiliano tutte le scene ambientate ritraggono questo episodio che nell’immaginario collettivo rappresenta il classico martirio dei cristiani.

    É interessante anche il riferimento al circo o

    teatro in Trevi

    testimoniato oltre che dalla

    passio

    anche da altre fonti letterarie ed epigrafiche.

    Pertanto questo episodio del martirio diventa un autorevole riferimento storico pur non essendo la testimonianza storica nelle finalità della

    , rivolta solo alla edificazione spirituale dei lettori.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano. Il Santo gettato nel Clitunno.

    In questo episodio della

    c’è un altro riferimento al territorio nella descrizione del tentativo di annegamento del santo nel

    Clitunno

    (fiume Cleoton).

    Infatti, nella mentalità medievale, il santo patrono e la città protetta si identificano profondamente e reciprocamente, tanto che dire “di S. Emiliano” equivaleva a dire “trevano”, “pertinente a Trevi”.

    Il Clitunno è un elemento fortemente caratterizzante del territorio trevano perché è il maggiore corso d’acqua perenne che vi scorre ed era una realtà esclusiva di Trevi, in quanto sorgeva nel territorio comunale e all’uscita dei confini cambia nome confluendo in un collettore artificiale.

    É interessante il paesaggio sullo sfondo. A sinistra, sopra un colle dai fianchi scoscesi, racchiusa dalle mura si erge una città che potrebbe essere identificata con Trevi; vi spiccano infatti un campanile cuspidato e una torre quadrata. Al centro, in lontananza, una città più grande, forse Spoleto, ornata da molte torri.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, supplizio della ruota.

    Qui è rappresentato il martirio della ruota. Il santo, sempre con espressione molto serena, è legato ad una grossa ruota che gli aguzzini stanno per precipitare da un dirupo. Anche questo episodio, narra la

    , si concluse con la vittoria del martire che ne uscì illeso, mentre la ruota, deviando il suo percorso, fece strage di pagani.

    Sullo sfondo si vede lo scorcio di una città, simile a quella della scena precedente, forse identificabile con Spoleto.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, decapitazione presso l'olivo.

    L’ultima scena raffigura il santo in procinto di essere decapitato. É con le mani legate, con un ginocchio a terra, ai piedi di un olivo. Il boia a sinistra sta con la spada alzata in atto di vibrare il colpo, mentre sulla desta un personaggio, in costume di soldato romano, impartisce l’ordine con il gesto della mano.

    La drammatica scena è interessante per i vari elementi del paesaggio: al centro l’olivo, menzionato dalla

    Passio,

    a destra la chiesa di Bovara – identificabile dal campanile con cupolino, anche se deturpato da un graffio – e più in alto, sopra un colle, un’altra chiesa romanica con campanile a vela.

    L’olivo

    è quello che per tradizione, da tempo immemorabile, si chiama appunto il

    piantone di Sant’Emiliano

    . La chiesetta sul colle potrebbe rappresentare la Croce Alta, oppure

    La Cura

    , ora nel cimitero di Lapigge, o addirittura la chiesa di

    S. Arcangelo

    , sita molto più a monte di quanto non sembri dalla prospettiva della pittura, ma dagli archi o porte visibili sulla parete sinistra potrebbe verosimilmente essere identificata con questa ultima.

    Tutte queste chiese, modificate dopo l’epoca dell’opera in esame, non sono più molto somiglianti a quelle che vide il pittore

    Quest’opera è interessante, oltre che per i riferimenti storici e topografici sopra menzionati, anche perché traduce fedelmente la descrizione della

    proprio per richiamare alla mente dell’osservatore, per la sua edificazione spirituale, i momenti della passione e morte del martire.

    Vivissimo è il parallelismo con la passione di Cristo fin dalla prima scena che rappresenta la fustigazione alla colonna. Nell’ultimo quadro il notabile che in atto di imperio, con il costume tradizionalmente attribuito ai soldati romani nella classica “via crucis”, ricorda il centurione della crocifissione.

    Altro elemento interessante sono i vari personaggi di contorno, con espressioni di ostentata indifferenza o di stupefatta curiosità e non certo in atteggiamento di orrore o di commiserazione. Non sembrano assistere a raccapriccianti torture, ma alla serena consumazione di un rito.

    In tutte le scene, eccetto la prima, è raffigurata la presenza divina, generalmente con un raggio di luce che scende da una nuvola.

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  • Chiesa S. Emiliano – Il Redentore

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano, monumento al Redenteore. Travertino di Cesare Aureli.Nella cappella in fondo alla pseudonavata destra, è situata questa bella statua in travertino dello scultore Cesare Aureli, copia di quella eseguita per le Logge di Raffaello in Vaticano. É l’ultima delle sue opere donate a Trevi dopo il busto di S. Francesco nel convento di S. Martino e il bozzetto Galileo e Milton ora nella Raccolta d’Arte di S. Francesco.Fu eseguita immediatamente dopo la prima guerra mondiale e l’Autore disse di aver messo nella mano destra, che tiene lo scettro, un ramoscello di olivo quale auspicio di pacificazione degli animi esacerbati dal conflitto e dagli eventi postbellici. Come dimostra la foto del bozzetto conservato nella casa parrocchiale, si pensò di porre la statua in cima al campanile, che all’epoca attendeva di essere terminato. Fortunatamente poi si optò per l’attuale sistemazione. L’epigrafe del piedistallo fu dettata dal pontefice Benedetto XV e anch’essa inneggia alla pace. Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Bozzetto del campanile.

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  • La collegiata-libro

    Parrocchia di S. Emiliano Pro Trevi Comune di Trevi

    Chiesa di Sant’Emiliano

    Venerdì 29 ottobre 2010 ore 17

    Presentazione del libro
    di Carlo Roberto Petrini

    La Collegiata di Sant’Emiliano inTrevi

    Interventi

    Mons. Oreste Baraffa

    Avv. Valentino Brizi

    Dott.ssa Vittoria Garibaldi

    Prof. Cristina Galassi

    Prof. Fabio Bettoni

    Dott.Luigi Andreani

    Dott. Vinvcenzo Labella

    Priore parroco della Colllegiata

    Assessore Cultura Comune di Trevi

    Sprintendente BB.AA.SS. Perugia

    Università di Perugia

    Presidente Associaz Pro Trevi

    Regista, produttore

    Con la presentazione del volume “La Collegiata di Sant’Emiliano in Trevi”di Carlo Roberto Petrini, storico dell’arte, venerdì 29 ottobre, ore 17, nel Duomo di Sant’Emiliano, si concludono i festeggiamenti dell’Ottobre Trevano.

    L’evento è molto atteso poiché con il libro di Petrini finalmente è stata letta una pagina di storia trevana poco conosciuta. Lo studioso oltre a ricostruire le travagliate vicende della ricostruzione del Duomo di sant’Emiliano, avvenuta dopo l’Unità d’Italia, offre una attenta lettura della fabbrica ottocentesca del Duomo di Sant’Emiliano nel contesto del riassetto urbano della città di Trevi nel XIX secolo.

    Finalmente un monumento chiave della storia di Trevi viene a dotarsi di uno strumento di studio e di conoscenza, agile e aggiornato e nel quale si ritessono non solo le vicende architettoniche del complesso ma anche la dispersione del patrimonio artistico originario.

    Il volume ripercorre secoli di storia dai quali emergono vicende architettoniche, artistiche e di fede. Esse riguardano non solamente le alterne vicende di un edificio in si è rispecchiata la vita civile e religiosa di Trevi, ma un’intera comunità.

    Carlo Roberto Petrini, apprezzato studioso del territorio trevano, è autore di diverse opere a carattere divulgativo scientifico su argomenti storico-artistici. Ha pubblicato La Chiesa di San Francesco in Trevi e Il Santuario della Madonna delle Lagrime in Trevi. A gennaio uscirà per i tipi della casa editrice Era Nuova Culto e iconografia di Sant’Emiliano, Patrono di Trevi.

    L’autore, attento e fine studioso della realtà trevana, ripercorre, con dovizia di documenti inediti, reperiti in vari archivi pubblici e diocesani, le quattro tappe fondamentali del processo di trasformazione del Duomo trevano, dalla fase romanica a quella quattrocentesca, dai mutamenti imposti dall’applicazione delle disposizioni emanate dal Concilio di Tento in merito alla dislocazione degli altari alla ricostruzione ottocentesca, quando la forma architettonica assunta dalla struttura venne percepita come “totalmente irregolare per le parti tra loro ineguali e deformi che la compongono” e quindi non conforme ai modelli classici in voga.

    Con la consacrazione della nuova cattedrale, avvenuta il 16 settembre del 1893, tre anni dopo la morte di Luca Carimini, il progetto di ricostruzione poteva dirsi finalmente concluso. Ad esso si sarebbe aggiunto nel 1925, come ultimo tassello, il campanile, che, seppure già progettato dall’architetto romano, non era stata realizzato per mancanza di fondi.

    Il Duomo di Sant’Emiliano è la chiesa matrice di Trevi. Di fondazione alto medievale l’edificio sacro domina il colle di Trevi ed è dedicato al martire vescovo, patrono della città.

    Dell’edificio medievale sono visibili le absidi in stile romanico spoletino. Esse sono infatti i resti più antichi di un tempio che è stato rinnovato completamente nel XV secolo e ancora nel XIX secolo. Proprio quest’ultima fase è molto interessante perché racconta la volontà del popolo trevano di innalzare un tempio monumentale in onore di Emiliano. Per questa ragione fu chiamato tra il 1796 e il 1799, il giovane architetto Giuseppe Valadier che fornì un pregevole progetto in stile neoclassico.

    I disegni del Valdier non furono accettati dai Canonici poiché prevedevano la distruzione dell’impianto medievale-rinascimetale della chiesa. Per gli stessi motivi non furono accetti i progetti degli architetti Rusconi, Francisci e Stocchi. Solo l’architetto Luca Carimini, uno dei maggiori protagonisti dell’architettura di Roma capitale, portò a compimento il suo progetto di restauro non senza molti contrasti sia tra i canonici del capitolo sia con la direzione di Belle Arti.

    Il progetto, ideato dal Carimini nel 1878, prevedeva una integrazione armonica tra le preesistenze medievali-rinascimentali e lo stile “moderno” mediante l’aggiunta del presbiterio, della cupola e del campanile. Si raggiunse in questo modo quello che appariva agli occhi di tutti come il degno compromesso per rispettare e conservare la gloriosa storia del tempio di sant’Emiliano

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  • S.Emiliano -I parroci

    I parroci
    di S. Emiliano

    pagina in elaborazione

    Data nascita e morteParroco dalal
    Don Giuseppe Agostini 1855 -191818901918
    Don Francesco Peticchi1887 – 195619191955
    Don Diamante Santucci1908 – 197319551973
    Don Tommaso Chianella1933 – 200719731996
    Don Pietro Pantalla1939 – 200219962002
    Don Angelo Nizzi2002

    Chiesa S.Emiliano- VISITA GUIDATA Ritorna alla pagina EPIGRAFI MODERNE

    05Y

  • Sul far della sera – Lettura di Testi sul Perdono di Assisi

    Foto 9/9/2016

    Comune di Trevi

    9 settembre 2016 ore 18.30

    Trevi – Palazzo Valenti (ambito d’ingresso)

    Piazza della Torre in Piaggia

    Sul far della sera

    Lettura di Testi sul Perdono di Assisi

    Lettori:

    Massimo Lenti

    Daniele Lupattelli

    Carlo Roberto Petrini

    Liliana Versiglioni

    Rosa Maria Zenobi

    Per motivi di organizzazione è gradita la massima puntualità

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  • Stemma dei Senzasono di Norcia

    Famiglia Senzasono
    di Norcia

    Stemma della famiglia Senzasono di Norcia.

    Gli autori locali non ci danno notizie di questa famiglia

    L’attribuzione si deve alla cortesia del dott. Ferrante Mancini Lucidi (comunicazione del 13/8/2008)

    Trevi, Museo, Stemma non identificato

    Trevi, Raccolta d’Arte di S. Francesco –

    Stemma in pietra

    di provenienza ignota.

    Foto30/04/04 –

    674-23

    Stemma Senzasono da:

    Fabio Iambrenghi in

    Una mostra un restauro

    , Norcia 2002, pag 103

    Norcia, Cattedrale, Cappella della Madonna della Misericordia.

    Stemma di Giacinto Senzasono 1640-41

    Foto 2/9/2008

    P20847c

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI

    088-9

  • Fabio Servili – Biografia

    Fabio Servili

    Pittore

    ..

    Biografia

    Fabio Servili, nato a Trevi, piccolo comune alle falde del monte Serano (ab.8405), altezza 412m s.l.m., il 29 luglio 1957, risiede nella frazione di Borgo Trevi.

    Amante delle cose belle: fiori, giardini, paesaggi campestri, montagne, mare, sono spesso soggetto di ispirazione dei suoi quadri.

    Dopo aver avere avuto una esperienza di pittura ad acquarello una decina di anni fa, dalla primavera del 2008 ricomincia a dipingere con una sua tecnica personale su balle di juta.

    Cenni critici sull’autore: un quadrato, sapientemente ingrappettato da mano artigianale, ricoperto da tela povera di balla che non racconta balle, ma si offre in tutta la sua naturalezza, quindi lavorata da componenti colloidali, si trasforma, nella visione artistica di Fabio Servili, in un oblò per la navigazione metafisica fra colori, superfici, ed affondi totali nella natura come un do maggiore per esempio nei paesaggi notturni, con colori da glissato di Chopin, di Colfiorito.

    L’euristica cromatica, quasi monocromatica del blue, con il controcampo la scioltezza sinusoidale degli uccelli acquatici, trasforma il paesaggio gastronomicamente famoso per le patate solari (rosse) in una meditazione da sogno che rivela una sensibilità particolare anche nella scansione liquida delle proporzioni, dei rapporti, dei richiami dei colori che si trasformano in calori.

    La serie ittica richiede una particolare attenzione: in primo luogo la magia di far navigare ancora i personaggi acquatici sulla tela trattata con rughe di ombre aspre, un richiamo implicito alla navigazione della vita.

    I pesci poi non corrispondono alla decodifica tradizionale di questi protagonisti che fanno continuamente yoga respirando con le branchie, ma si stagliano sulla superficie con immagini poliedriche che sembrano continuare un braccio di ferro con le cose e sfuggire a qualsiasi esca per riprendere la loro burbera libertà.

    Per i paesaggi Fabio Servili pone di nuovo la domanda che si è sempre affacciata dalla cornice del quadro: – Siamo noi che guardiamo il paesaggio od il paesaggio che guarda noi? In primo luogo i girasoli, confezionati secondo un nuovo modulo artistico collettivo, arrivano a stormi ed assalgono lo spettatore con i flashes gialli allineati: nessuna tragedia, scorrono inesorabili come i pippoli del pallottoliere calendario e nessuna tragicità alla Van Gogh: si tratta del suicidio quotidiano delle ore che marciano implacabili nella loro uniformità impiegatizia, per gli impiegati della vita naturalmente, non nel senso lavorativo ma esistenziale.

    Le case poi si trasformano in cose sospese nel loro silenzio metafisico, le proporzioni severe, con parallelepipedi, che sembrano inesorabili nel chiedere l’affitto, con porte e finestre a muso duro, sono addolcite, permeate dalla espansione cromatica del colore pastello che accarezza le superfici e le conduce docili al loro appuntamento con le piazze; gli scorci; i tramonti.

    CRISTIANO MAZZANTI Critico letterario e critico D’arte.

    infofabioservili@virgilio.it Telef. 0742.450642 – Cell.334.3501326

  • Fabio Servili pittore

    Fabio Servili

    Pittore

    Biografia

    Opere Mostre e pubblicazioni la Critica e la Stampa

    Fabio Servili, nato a Trevi, piccolo comune alle falde del monte Serano (ab.8405), altezza 412m s.l.m., il 29 luglio 1957, risiede nella frazione di Borgo Trevi.

    Amante delle cose belle: fiori, giardini, paesaggi campestri, montagne, mare, sono spesso soggetto di ispirazione dei suoi quadri.

    Dopo aver avere avuto una esperienza di pittura ad acquarello una decina di anni fa, dalla primavera del 2008 ricomincia a dipingere con una sua tecnica personale su balle di juta.

    Cenni critici sull’autore: un quadrato, sapientemente ingrappettato da mano artigianale, ricoperto da tela povera di balla che non racconta balle, ma si offre in tutta la sua naturalezza, quindi lavorata da componenti colloidali, si trasforma, nella visione artistica di Fabio Servili, in un oblò per la navigazione metafisica fra colori, superfici, ed affondi totali nella natura come un do maggiore per esempio nei paesaggi notturni, con colori da glissato di Chopin, di Colfiorito.

    [ infofabioservili@virgilio.it ] Telef. 0742-450642 – Cell.3343501326

    Opere

    Mostre e pubblicazioni

    la Critica e la Stampa

    Artisti a Trevi

  • Fabio Servili pittore- La critica

    Fabio Servili

    Pittore

    la

    Critica e la Stampa

    Biografia

    Opere

    Mostre e pubblicazioni

    L’euristica cromatica, quasi monocromatica del blue, con il controcampo la scioltezza sinusoidale degli uccelli acquatici, trasforma il paesaggio gastronomicamente famoso per le patate solari (rosse) in una meditazione da sogno che rivela una sensibilità particolare anche nella scansione liquida delle proporzioni, dei rapporti, dei richiami dei colori che si trasformano in calori.

    La serie ittica richiede una particolare attenzione: in primo luogo la magia di far navigare ancora i personaggi acquatici sulla tela trattata con rughe di ombre aspre, un richiamo implicito alla navigazione della vita.

    I pesci poi non corrispondono alla decodifica tradizionale di questi protagonisti che fanno continuamente yoga respirando con le branchie, ma si stagliano sulla superficie con immagini poliedriche che sembrano continuare un braccio di ferro con le cose e sfuggire a qualsiasi esca per riprendere la loro burbera libertà.

    Per i paesaggi Fabio Servili pone di nuovo la domanda che si è sempre affacciata dalla cornice del quadro: – Siamo noi che guardiamo il paesaggio od il paesaggio che guarda noi? In primo luogo i girasoli, confezionati secondo un nuovo modulo artistico collettivo, arrivano a stormi ed assalgono lo spettatore con i flashes gialli allineati: nessuna tragedia, scorrono inesorabili come i pippoli del pallottoliere calendario e nessuna tragicità alla Van Gogh: si tratta del suicidio quotidiano delle ore che marciano implacabili nella loro uniformità impiegatizia, per gli impiegati della vita naturalmente, non nel senso lavorativo ma esistenziale.

    Le case poi si trasformano in cose sospese nel loro silenzio metafisico, le proporzioni severe, con parallelepipedi, che sembrano inesorabili nel chiedere l’affitto, con porte e finestre a muso duro, sono addolcite, permeate dalla espansione cromatica del colore pastello che accarezza le superfici e le conduce docili al loro appuntamento con le piazze; gli scorci; i tramonti.

    CRISTIANO MAZZANTI : Critico letterario e critico d’arte

    Accenni critici

    Fabio Servili, sulla terra o sull’acqua, riesce a captare il silenzio magico, a volte panico, della natura ed il pennello intuffato, in colori originali, si trasforma in carezza di ammirazione. Dalle composizioni di questo artista autodidatta scaturisce la sensazione particolare del misticismo umbro; le sue opere possono essere catalogate sotto il termine tedesco di “Kunstwerke”, lavoro d’arte e d’artigianato. Il pittore, infatti, si fa anche creatore-falegname, realizzando le cornici da sé ed impostando i fondi sul grezzo della tela da balla, già usate nell’arte moderna italiana a partire dal Burri. Un quadrato, sapientemente ingrappettato da mano artigianale, ricoperto di tela povera di balla che non racconta balle, ma si offre in tutta la sua naturalezza, quindi lavorata da componenti colloidali, si trasforma, nella visione artistica di Fabio Servili, in un oblò per la navigazione metafisica fra colori, superfici, ed affondi totali nella natura come un “do maggiore” per esempio nei paesaggi notturni, con colori da glissato di Chopin, di Colfiorito.
    L’euristica cromatica, quasi monocromatica del blue, con il controcampo la scioltezza sinusoidale degli uccelli acquatici, trasforma il paesaggio gastronomicamente famoso per le patate solari (rosse) in una meditazione da sogno che rivela una sensibilità particolare anche nella scansione liquida delle proporzioni, dei rapporti, dei richiami dei colori che si trasformano in calori.

    Per i paesaggi Fabio Servili pone di nuovo la domanda che si è sempre affacciata dalla cornice del quadro: – Siamo noi che guardiamo il paesaggio od il paesaggio che guarda noi?

    In primo luogo i girasoli confezionati secondo un nuovo modulo artistico collettivo, arrivano a stormi ed assalgono lo spettatore con i flashes gialli allineati: nessuna tragedia, scorrono inesorabili come i pippoli del pallottoliere calendario e nessuna tragicità alla Van Gogh: si tratta del suicidio quotidiano delle ore che marciano implacabili nella loro uniformità impiegatizia, per gli impiegati della vita naturalmente, non nel senso lavorativo ma esistenziale. Le case poi si trasformano in cose sospese nel loro senso metafisico, le proporzioni severe, con parallelepipedi, che sembrano inesorabili nel chiedere l’affitto, con porte e finestre a muso duro, sono addolcite, permeate dalla espansione cromatica del colore pastello che accarezza le superfici e le conduce docili al loro appuntamento con le piazze; gli scorci; i tramonti.

    Cristiano Mazzanti: Critico letterario e Critico d’arte 26/04/2009

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