Categoria: Storia

  • Stemmi ignoti

    Stemmi ignoti

    Raccolta di stemmi che non si è in grado di attribuire a famiglie estinte, né a famiglie forestiere:
    si riportano di seguito in attesa di suggerimenti validi.

    (in elaborazione)

    Trevi, Vicolo Lungo, Stemma non identificato Trevi, Vicolo Lungo – Stemma in pietra su portale bugnato Foto30/04/04 -426-56Trevi,Via Roma, Stemma non identificato Trevi, Via Roma 10 – Stemma in pietra su portale bugnato Foto7/04/06 -706-06
    Trevi, Via della Campana, Stemma non identificato Trevi, Via della Campana- Stemma su architrave Foto15/6/06 -710-05 Trevi, Casa Arredi – Stemma dipinto all’angolo del salone con stemma Valentini Foto25/8/06 -703-16

    Trevi, Torre di Matigge Stemma erroneamente attribuito ai Trinci (Vedi nota 2 -Torre di Matigge)
    Foto 30/8/06
    Trevi, Chiesa di S. Emiliano, ricamo su pianeta. Stemma di un priore
    o canonico. (Inedito 2000) Foto 7/8/93 DC 372.16
    Trevi – Chiesa di S. Francesco
    Cappella ex Petroni
    (Inedito 2010-Ferrante Mancini Lucidi – Foto Idem 2010
    Trevi – Casa ex Befani Su trave di camino (Inedito 2014 foto A.Barbini)

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI 05Y-079

  • Fonti del Clitunno – ode di Carducci

    www.clitunno.it

    Alle Fonti del Clitunno

    ode di Giosuè Carducci

    Giosuè Carducci, Valdicastello di Pietrasanta (LU),1835 – Bologna, 1907.

    Riportiamo di seguito la critica pertinente all’ode.

    Le Rime nuove e Le Odi barbare, soprattutto, comprendono i documenti della maturità lirica carducciana, sul doppio registro della strofa rimata – dal sonetto canonico, alle quartine di settenari o di endecasillabi, alla alcaica con rime alterne – e della strofa classica senza rime, che, attraverso la combinazione di versi italiani, riproduce un’eco «barbara» della metrica greco-latina sull’esempio prevalente di Klopstock, Goete e von Platen [G. Inglese].

    Nel giugno del 1876 il Carducci andò ispettore al liceo di Spoleto e volle visitare le fonti del Clitumno, a mezz’ora circa di carrozza dalla città; sul luogo pensò l’ode che fu scritta tra il 2 luglio e il 21 ottobre di quell’anno. Tra le odi barbare questa è giudicata « la più alta, la più solenne, la più classica » (Mazzoni e Picciola); si può dire che è la più carducciana, poiché vi sono adunati « tutti i varii motivi e le varie forme della poesia del Carducci: la vita agricola, la grandezza di Roma, l’odio all’ascetismo, la risorta Italia, il ricordo storico e la visione diretta » (Croce). « Forse in nessun’altra poesia del Carducci come nell’ode Alle fonti del Clitumno risplende così evidente quella fedeltà alla tradizione classica più alta e più pura, quella spiccata attitudine a rammodernare, anzi a proseguire di spiriti attuali il pensiero antico, quella insita e intima simpatia con quanto di bello e di grande ci trasmise il passato, che, non s’imputino a difetto di facoltà creativa, ormai per consenso di tutti s’ammirano nella migliore e maggior parte dell’opera del Carducci come una delle più ricche sorgenti d’ispirazione ». (A. Gandiglio).

    Comincia con la descrizione del paesaggio umbro: anche oggi, come nei tempi antichi, le greggi scendono al Clitumno nell’umido vespero e i fanciulli immergono le pecore riottose nell’onda. Nella descrizione il poeta fonde quel che vide con i propri occhi e i suoi ricordi letterari. Quindi commosso si rivolge all’Umbria che, quasi creatura viva e maestosa , gli pare guardi dai monti circostanti, mentre su l’Appennino fumano oscure le nubi, e la saluta con entusiasmo; e saluta anche il Clitumno, nume protettore del fiume. In quei luoghi splendidi per natura e gloriosi per tante memorie il poeta si sente in cuore l’antica patria e gli aleggiano su l’accesa fronte i numi italici; perciò insorge vedendo sui rivi sacri l’ombra del salcio piangente, molle pianta moderna, amore d’umili tempi. Qui combatta il leccio contro le bufere invernali e frema d’arcane storie ai venti primaverili; qui stiano, giganti vigili i cipressi; e il Clitumno canti gli antichi fati della patria: canti la storia di tre imperi, degli Umbri degli Etruschi e dei Romani, e la grande vittoria che questi popoli italici unificati da Roma riportarono a Spoleto contro Annibale. Dove sono ora quei canti di trionfo? Tutto è silenzio: nel limpido specchio dell’acqua rameggia una piccola foresta con bei fiori, che hanno i riflessi freddi del diamante e invitano ai silenzi del verde fondo. Qui, esclama ammirato il poeta è la fonte della poesia italica; qui, ai piedi dei monti, all’ombra delle querce e sulle rive dei fiumi, cioè in questa bella, serena e austera natura italiana; qui visserro un tempo le ninfe che cantavano in coro nelle notti lunari gli amori di Giano e di Camesena, onde nacque l’itala gente. Ma ora il nume Clitumno non ha più culto nell’unico tempietto superstite; né più i tori, resi candidi dall’onda purificatrice del fiume, conducono i carri dei trionfatori al Campidoglio; Roma più non trionfa, dacché il Cristianesimo portò il terrore della morte e l’ebbrezza del dissolvimento sui campi risonanti del lavoro umano e gloriosi per gli augusti ricordi dell’impero. Da ciò il poeta torna col pensiero ai tempi antichi quando l’anima umana era serena nella Grecia e intera e diritta in Roma pagana; e poiché ormai son passati i giorni fosche della abiezione medievale, saluta l’Italia, a cui rinnova i canti dell’antica lode virgiliana. Plaudono all’inno i monti, i boschi e l’acque dell’Umbria, mentre il vapore, che passa lì presso, fischia fumando e anelando nuove industrie nella rapida corsa. [F. Bernini, L. Bianchi, Carduci, Pascoli, D’Annunzio, Bologna, 1954]

    Metro: ode saffica in strofe tetrastiche, formate da tre endecasillabi con la cesura dopo la quinta sillaba e l’accento su la quarta, e di un quinario variamente accentato (Adonio). È il metro stesso del Carmen saeculare di Orazio; solenne come un inno religioso.[F. Bernini, L. Bianchi, Carduci, Pascoli, D’Annunzio, Bologna, 1954]

    Ancor dal monte, che di foschi ondeggia

    frassini al vento mormoranti e lunge

    per l’aure odora fresco di silvestri

    salvie e di timi,

    scendon nel vespero umido, o Clitumno,

    a te le greggi: a te l’umbro fanciullo

    la riluttante pecora ne l’onda

    immerge, mentre

    ver’ lui dal seno del madre adusta,

    che scalza siede al casolare e canta,

    una poppante volgesi e dal viso

    tondo sorride:

    pensoso il padre, di caprine pelli

    l’anche ravvolto come i fauni antichi,

    regge il dipinto plaustro e la forza

    de’ bei giovenchi,

    de’ bei giovenchi dal quadrato petto,

    erti su ‘l capo le lunate corna,

    dolci ne gli occhi, nivei, che il mite

    Virgilio amava.

    Oscure intanto fumano le nubi

    su l’Appennino: grande, austera, verde

    da le montagne digradanti in cerchio

    L’Umbrïa guarda.

    Salve, Umbria verde, e tu del puro fonte

    nume Clitumno! Sento in cuor l’antica

    patria e aleggiarmi su l’accesa fronte

    gl’itali iddii.

    Chi l’ombre indusse del piangente salcio

    su’ rivi sacri? ti rapisca il vento

    de l’Appennino, o molle pianta, amore

    d’umili tempi!

    Qui pugni a’ verni e arcane istorie frema

    co ‘l palpitante maggio ilice nera,

    a cui d’allegra giovinezza il tronco

    l’edera veste:

    qui folti a torno l’emergente nume

    stieno, giganti vigili, i cipressi;

    e tu fra l’ombre, tu fatali canta

    carmi o Clitumno.

    testimone di tre imperi, dinne

    come il grave umbro ne’ duelli atroce

    cesse a l’astato velite e la forte

    Etruria crebbe:

    di’ come sovra le congiunte ville

    dal superato Cìmino a gran passi

    calò Gradivo poi, piantando i segni

    fieri di Roma.

    Ma tu placavi, indigete comune

    italo nume, i vincitori a i vinti,

    e, quando tonò il punico furore

    dal Trasimeno,

    per gli antri tuoi salì grido, e la torta

    lo ripercosse buccina da i monti:

    tu che pasci i buoi presso Mevania

    caliginosa,

    e tu che i proni colli ari a la sponda

    del Nar sinistra, e tu che i boschi abbatti

    sovra Spoleto verdi o ne la marzia

    Todi fai nozze,

    lascia il bue grasso tra le canne, lascia

    il torel fulvo a mezzo solco, lascia

    ne l’inclinata quercia il cuneo, lasci

    la sposa e l’ara;

    e corri, corri, corri! Con la scure

    e co’ dardi, con la clava e l’asta!

    Corri! Minaccia gl’itali penati

    Annibal diro.-

    Deh come rise d’alma luce il sole

    per questa chiostra di bei monti, quando

    urlanti vide e ruinanti in fuga

    l’alta Spoleto

    i Mauri immani e i numidi cavalli

    con mischia oscena, e, sovra loro, nembi

    di ferro, flutti d’olio ardente, e i canti

    de la vittoria!

    Tutto ora tace. Nel sereno gorgo

    la tenue miro salïente vena:

    trema, e d’un lieve pullular lo specchio

    segna de l’acque.

    Ride sepolta a l’imo una foresta

    breve, e rameggia immobile: il diaspro

    par che si mischi in flessuosi amori

    con l’ametista.

    E di zaffiro i fior paiono, ed hanno

    dell’adamante rigido i riflessi,

    e splendon freddi e chiamano a i silenzi

    del verde fondo.

    Ai pié de i monti e de le querce a l’ombra

    co’ fiumi, o Italia, è dei tuoi carmi il fonte.

    Visser le ninfe, vissero: e un divino

    talamo è questo.

    Emergean lunghe ne’ fluenti veli

    naiadi azzurre, e per la cheta sera

    chiamavan alto le sorelle brune

    da le montagne,

    e danze sotto l’imminente luna

    guidavan, liete ricantando in coro

    di Giano eterno e quando amor lo vinse

    di Camesena.

    Egli dal cielo, autoctona virago

    ella: fu letto l’Appennin fumante:

    velaro i nembi il grande amplesso, e nacque

    l’itala gente.

    Tutto ora tace, o vedovo Clitunno,

    tutto: de’ vaghi tuoi delùbri un solo

    t’avanza, e dentro pretestato nume

    tu non vi siedi.

    Non più perfusi del tuo fiume sacro

    menano i tori,vittime orgogliose

    trofei romani a i templi aviti: Roma

    più non trionfa.

    Più non trionfa, poi che un galileo

    di rosse chiome il Campidoglio ascese,

    gittolle in braccio una sua croce, e disse

    Portala, e servi -.

    Fuggîr le ninfe a piangere ne’ fiumi

    occulte e dentro i cortici materni,

    od ululando dileguaron come

    nuvole a monti,

    quando una strana compagnia, tra i bianchi

    templi spogliati e i colonnati infranti,

    procede lenta, in neri sacchi avvolta,

    litanïando,

    e sovra i campi del lavoro umano

    sonanti e i clivi memori d’impero

    fece deserto, et il deserto disse

    regno di Dio.

    Strappâr le turbe a i santi aratri, a i vecchi

    padri aspettanti, a le fiorenti mogli;

    ovunque il divo sol benedicea,

    maledicenti.

    Maledicenti a l’opre de la vita

    e de l’amore, ei deliraro atroci

    congiungimenti di dolor con Dio

    su rupi e in grotte;

    discesero ebri di dissolvimento

    a le cittadi, e in ridde paurose

    al crocefisso supplicarono, empi,

    d’essere abietti.

    Salve, o serena de l’Ilisso in riva,

    intera e dritta ai lidi almi del Tebro

    anima umana! I foschi dì passaro,

    risorgi e regna.

    E tu, pia madre di giovenchi invitti

    a franger glebe e rintegrar maggesi

    e d’annitrenti in guerra aspri polledri

    Italia madre,

    madre di biade e viti e leggi eterne

    ed inclite arti a raddolcir la vita,

    salve! A te i canti de l’antica lode

    io rinnovello.

    Plaudono i monti al carme e i boschi e l’acque

    de l’Umbria verde: in faccia a noi fumando

    ed anelando nuove industrie in corsa

    fischia il vapore.

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    Note

  • Alberghi

    Strutture Ricettive

    Agriturismi, Country House e Case Vacanze

    Alberghi
    Hotel Relais de Charme Antica Dimora alla Rocca **** Piazza della Rocca, 1 – 06039 – Trevi (D2) Tel 0742.385401 – Fax 0742.78925 e-mail: info@hotelallarocca.it2 Suite
    13 doppie
    4 singole
    Pensione completa Mezza pensione
    Calafuria ***
    Via Vigna delle Noci, 3 – Torre Matigge –
    06039 – Trevi (4Km)
    Tel. 0742.381412
    Hotel della Torre ***
    S.S. Flaminia, Km 146
    Via della Torre, 6 -Matigge – 06039 Trevi (4 Km) Tel. 0742.3971 e-mail: htl@folignohotel.com
    130sempre aperto
    Il Borgo dell’Ulivo *** Via Monte Bianco, 23 – Matigge – 06039 – Trevi (3 Km) Tel. e Fax 0742.78969 e-mail: info@borgoulivo.it web-site: http://www.borgoulivo.it1 Suite 19 DoppieSingolaSuite Doppia
    Il Pescatore **
    Via Chiesa Tonda, 52, Pigge – 06039 Trevi (4 Km) Tel. 0742.78483 – Fax 0742.78483
    9
    Il Terziere *** Via Salerno, 1 – 06039 – Trevi (F1) Tel. e Fax 0742.78359 e-mail: info@ilterziere.com web-site: http://www.ilterziere.com6 Doppie 5 Singole40-7060-100Pensione completa 70-90
    Mezza Pensione 55-70
    La Cerquetta **
    Via Madonna,75 – 06039 Borgo Trevi (2 Km)
    Tel.0742.381963 e-mail: info@cerquetta.it web-site: http://www.cerquetta.it
    27 Doppie
    2 Singole
    50-6035-40Pensione completa 55-60 Mezza Pensione 40-45
    Pan di Zucchero **
    Loc.Camporeale 5 – Lapigge – 06039 Trevi (3 Km) Tel. 0742.781390
    10

    Ritorna alla Ritorna alla pagina ASSOCIAZIONI 082

  • Country House e Case Vacanze

    Country House
    Country House Casa Giulia Loc. Corciano 1 – Bovara – 06039 Trevi (3 Km) Telefono 0742.78257 – Fax 0742.381632 e-mail: info@casagiulia.com 1 Suite (2 camere) 1 singola
    3 doppie
    1 tripla
    Singola Doppia e Tripla Suite (2 camere)
    Country House Casco dell’Acqua Via Casco dell’Acqua 15/D – Matigge
    06039 Trevi (5 Km)
    Tel. 0742 391208 – 340 0913702
    Fax 0742 393108
    1 suite
    6 camere
    20 letti
    Country House Le Vedute Loc. Alvanischio 8 – Bovara – 06039 Trevi (2 Km) Tel e fax. 0742.381337- Cell. 339.3686103 e-mail: info@levedute.com 3 Appart.
    3/4 p.
    2 camere 2p.
    Case Vacanze
    Residence sul Clitunno
    Loc. Casco dell’Acqua, 15 – Matigge – 06032 Trevi (5 Km) Tel. 0742.391101
    5 appartamenti
    20 letti
    Residenza La Passeggiata Viale Ciuffelli, 12 – 06039 Trevi (F1) Tel. 0742.381433 www.residenzalapasseggiata.com Tel. 0742.381433
    347.9272669
    339.2057126
    11 appartam. 2/4 posti . 2/4 posti . 4/6 posti 6/8 posti
    Il Borgo Casa vacanze
    Via Cannaiola – 06039 Borgo di Trevi
    Tel 0742.78763 www.ilborgocasavacanze.com
    4 appartam.
    2 posti
    1 appartam.
    4 posti
    Ciards’s House Loc. Vigliano, 24 – Fabbri di Montefalco ciards60@gmail.com Tel- 335 7491723 333 8543669 1 Appartamento 4 posti
    Le Mele Blu
    loc. Pietrarossa 22 -06039 Borgo Trevi (2Km)
    0742.781179
    339.6798547
    1 appart.
    6letti
    Le Tradizioni
    loc. Coste S. Paolo-06039 Trevi (4 Km)
    339.6353851
    339.8448483
    4 appartam 20posti
    Casa Capocci Loc. Le Piatte, Pigge -06039 Trevi (4 Km) +32495591918 +3287784221 2 appartam 13 posti

    082

  • Pio IX

    Pio IX Giovanni Maria Mastai Ferretti

    (in elaborazione)

    Lo stemma di Pio IX, come quello di

    Leone XIII

    , campeggia nell’abside della

    Chiesa di S. Emiliano

    dietro l’altar maggiore a lato

    dell’epigrafe commemorativa della ricostruzione.

    Già da quando era arcivescovo di Spoleto, il card. Mastai Ferretti ebbe contatti con Trevi, non sempre idilliaci.

    Da una lettera di Clemente Bartolini, conservata nell’archivio di famiglia, sappiamo che fu rumorosamente contestato in un suo intervento il giorno della festa di S. Emiliano del 1832. Gli animi erano esacerbati per gli strascichi dei moti del 1831 e impauriti per un forte terremoto che si era manifestato appena qualche giorno prima (13 gennaio 1832). Particolarmente risentito era il Bartolini che, per una sua troppo zelante adesione al nuovo governo durato poco più di un mese, dovette poi mettere in atto una fuga rocambolesca per sottrarsi ai gendarmi pontifici ed evitare l’arresto.

    Nel 1846, quando salì al soglio di Pietro, a Trevi furono fatti solenni festeggiamenti con luminarie. Tiberio Natalucci compose per l’occasione musiche stampate poi da Ricordi ed eseguite a Milano e in altre città. Un mese dopo proclamò un’amnistia che sollevò da preoccupazioni anche qualche trevano.

    Nel 1848 rimise la “posizione” di M.Luisa Prosperi alla S. Congregazione dei Riti compiendo il primo passo di un processo di beatificazione non ancora concluso.

    Francesco Francesconi, era di casa alla corte di Pio IX al punto che toccò a lui l’incombenza di consegnare al Pontefice “Le cinque piaghe della Chiesa” del Rosmini.

    Nel 1855, con un “breve” sanziona il trasferimento dei PP. Liguorini da S. Ansano di Spoleto al santuario della Madonna delle Lagrime

    Il 17/7/1856 emette la bolla per la ricostruzione della chiesa di S. Emiliano

    Il 25/1/1859 concede varie indulgenze alla Compagnia di S. Giuseppe, fondata e diretta dal pio sacerdote trevano don Ludovico Pieri.

    Trevi, Chiesa di s. Emiliano, Stemma di PioIX

    Trevi, Chiesa di s. Emiliano Stemma di PioIX

    (Foto 2003)

    667.19c

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    05X

    Note

  • Chiesa dell’Eremita – Storia

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    TREVI – Chiesa dell’Eremita – Storia

    Chiesa di S. Croce in Val dell’Aquila

    itinerario giubilare

    o dell’Eremita

    Notizie storiche1

    Sull’alto versante orientale2 di una gola profonda e molto pittoresca, solcata da un fosso il cui nome basta ad evocare antiche tradizioni, il “fosso dell’Eremita”, sorgeva … un insediamento eremitico.
    Già nel 1177, in un privilegio di papa Alessandro III, con il quale confermava i possedimenti e le dipendenze dell’abbazia benedettina di Bovara, compare elencata anche questa chiesa silvestre e montana
    3. E continuava ad apparire anche nelle successive conferme ripetitive dei papi Celestino III, Innocenzo III, fino a quella di Onorio III del 1217, la sola ancora oggi conservata4.
    Si sa che una volta, nell’archivio abbaziale di Bovara si conservavano gli atti delle consegne ai monaci che abitavano l’eremo, relativamente agli anni 1258, 1264 e 1281: sempre con “la condizione che non si rinunciasse che ad esso monastero”
    5.
    Comunque, un raro documento, molto importante per il suo contenuto, ci è pure rimasto. Si tratta di una lettera, del 4 luglio 1275 indirizzata dal priore Giovanni e dai canonici del capitolo della cattedrale di Spoleto a Gentile monaco e priore dell’eremo della Valle dell’Aquila, in cui si dice: “Siccome per il religioso uomo don Eremita abate del monastero di S. Pietro di Bovara, della diocesi di Spoleto, con il consenso dei suoi fratelli e con la volontà dei chierici dell’eremo della Valle dell’Aquila sei stato eletto canonicamente e con la dovuta solennità priore di esso eremo, che ad esso monastero (di Bovara) appartiene “pleno iure”, secondo quanto vediamo contenuto in apposito strumento opportunamente stilato, ci chiedi di confermare la stessa elezione; noi, convinti della tua onestà e discrezione, la detta istituzione per te a noi presentata, presente e consenziente esso abate, diligentemente
    considerata e tenuto conto dei meriti della tua persona accettante tale carica, dal momento che ci spetta per essere vacante la sede [episcopale] spoletina, confermiamo l’amministrazione di esso priorato sia nello spirituale che nel temporale…”6.

    Il documento, si torna a ripetere, è importante, perché rivela innanzitutto la soggezione dell’abbazia di S. Pietro di Bovara al vescovo di Spoleto, poi per la sua articolazione, in questo e forse anche in altri insediamenti di vita eremitica, presso le diverse chiese della zona montana che ricadevano sotto la sua giurisdizione. Tale situazione ci fa anche capire tante altre ingerenze vescovili nella vita di alcuni cenobi della diocesi altrimenti incomprensibili, e che a volte potrebbero apparire azioni interessate oltreché arbitrarie.
    Certo, quest’eremo doveva essere di tipo assai diverso dagli altri sopra esaminati. In questo caso, eremo e cenobio appaiono uniti, integrati, in maniera tale che quasi si compenetrano. E questo non dovette essere un caso unico né raro.

    Trevi, Italy. Coste, Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila, le balze scoscese della gola.

    Le balze scoscese della gola

    Qualche altra notizia non manca. Il 12 Maggio 1345, il papa Clemente VI commise ai priori di S. Paolo “in Perellis” (in territorio montefalchese) e a quello di S. Croce in Valle dell’Aquila, nonché al guardiano dei frati Minori di Trevi, di giudicare in merito all’appello presentato dal capitolo del Duomo di Spoleto, il quale era stato recentemente condannato dal vicario per lo spirituale del rettore del ducato di Spoleto, a pagare certe misure di grano

    7

    . Nel 1384, lo abbiamo visto, insieme agli altri eremitori beneficiava di alcuni lasciti testamentari. Nel 1393, era censito tra le chiese della diocesi, per un imponibile di 130 lire

    8

    .
    Tali beni nel secolo XV, quando ormai l’abbazia di Bovara era in pieno disfacimento materiale e morale, venivano amministrati da un priore, da due canonici e da due prebendati secolari. Nel 1465, certo Liberato di Gregorio del signor Giovanni, definito “commenzale del papa”, riteneva il titolo di priore, quando insieme agli altri beneficiati rinunciò ai suoi diritti a seguito di un breve del papa Paolo II dallo stesso sembra sollecitato. Il papa, poi, nel 1469, cedette chiesa e beni alla istituita collegiata di S. Emiliano

    9

    , con l’obbligo però di garantirvi una messa al mese e, quel che più interessa, di mantenervi lì un eremita

    10

    .

    Trevi, Italy. Coste, Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila, resti dello spigolo di nordest.

    Resti dello spigolo di nordest

    Quando, il 10 dicembre 1571, il vescovo di Gaeta monsignor de Lunel visitò la chiesa, ne diede questa descrizione: ” posta in luogo molto remoto ed ombroso… che abita fra Deodato calabrese, terziario a quanto afferma egli stesso dell’ordine di S. Domenico; il quale vi sta da molti anni, vestendo un abito piuttosto “silvano”, senza alcun documento scritto, che il visitatore ordinò si ottenesse”. Ordinò ancora: ” che l’immagine del Crocifisso, rotta, si accomodasse, oppure venisse bruciata e le sue ceneri messe nel sacrario”

    11

    . Per fortuna si scelse la prima soluzione, per cui oggi tale cimelio si trova esposto nella chiesa di S. Emiliano in Trevi.

    La visita del vescovo Lascaris, del 1713, tanto preziosa per le notizie che riporta, dice ancora: “questa [chiesa] è antichissima, e di ignota origine… Di certo si sa che nel 1265 con i suoi proventi fu istituita collegiata rurale con un proprio priore e due canonici”; ma soprattutto ce la descrive: “Ha una struttura antichissima con due porte, un unico altare con l’immagine del Ss. Salvatore dipinta nel muro, del tutto spoglio. Del monastero antico ora restano le vestigia di certe stanze annesse, ad uso dell’eremita”

    12

    .

    Resta un paesaggio molto bello, ma desolato, con una vegetazione rada e stentata, di cui lo storico trevano settecentesco ci ha lasciato un suggestivo ricordo, per noi oggi quasi favoloso: “Stando annessa alla nominata balìa delle Coste la villa di Nasciano, tra il fosso di simil nome e il fosso dell’Eremita; una volta con molte abitazioni e famiglie… Fruttifera in ogni sorta di frutti e considerabile per la perenne fontana d’acqua viva. Nella guisa che era cognita anticamente per l’eremitorio e la chiesa di S. Croce esistente sopra il nominato fosso, cognominata della Valle dell’Aquila e della Eremita…”

    13

    . Quasi un piccolo paradiso terrestre perduto”

    Ritorna alla pagina CHIESE Ritorna alla pagina S.Croce in Val dell’Aquila

    Note

    1) S. Nessi, Dall’eremo al cenobio, insediamenti inediti nel territorio di Trevi, in Spoletium, Anno XXX, N. 33, 1988

    2)

    All’epoca i cui il Nessi pubblicò queste notizie ci fu indicato erroneamente un altro rudere ad una quota 100 m superiore a quello poi riscoperto, come accennato alla

    pagina precedente

    e documentato dalle foto qui pubblicate.

    3)

    Il doc. è citato spesso dal Natalucci,

    Historia universale … di Trevi,

    Todi, 1985, particolarmente a p. 410.

    4)

    Perugia, Arch di Stato,

    Pergamene di S. Pietro di Bovara

    , senza collocaz.

    5)

    Cfr. Natalucci,

    op. cit.,

    p. 156.

    6)

    Spoleto, Arch. Arcivesc.,

    Sassovivo

    , perg. 3297

    7)

    Spoleto, Arch. del Duomo, perg. 635; v. anche 638.

    8)

    L. Fausti, Le chiese della diocesi spoletina nel XIV secolo, in “Archivio per la storia ecclesiastica dell’Umbria”, 1 (1913), p. 173.

    9)

    pp. 410, 692.

    10)

    Visita Lascaris,

    II, p. 108r.

    11)

    Foligno, Bibl.com.,

    Visita di mons. de Lunel della diocesi di Spoleto,

    ms. F-54-4-101, c. 166v.

    12)

    Visita Lascaris

    ,

    cit.

    13)

    Natalucci,

    p. 410.

  • Famiglia Petroni

    Famiglia Petroni

    (in elaborazione)

    Antichissima famiglia, attestata in Trevi già dal 1432, probabilmente originaria da Siena, ove

    esisteva altra famiglia di tal cognome

    .1

    Numerosi suoi membri hanno dato lustro a Trevi in moltissimi campi.

    In S. Emiliano, in S. Francesco e nella casa di Trevi esistono numerosi stemmi.

    Muzio Petroni agiografo e storico locale, fu un personaggio di spicco che visse nell’ultima parte del XVI secolo. Sposato con Angela Palmucci, dopo la di lei morte si fece sacerdote. Morì nel 1615. È ricordato da un’epigrafe erratica a Villa Fabbri (dal 2007 al Museo) e due epigrafi in S. Emiliano

    Trevi, Archivio comunale, Stemma Petroni

    Stemma della famiglia Petroni- Trevi, Archivio Comunale

    ,Stemmi delle famiglie patrizie,

    1787

    (foto 1996)

    .2

    Tommaso Petroni – †1462 (di Antonio), “scrittore apostolico” al tempo di Pio II (1458-1464). E’ sepolto nel chiostro dell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore (Siena) sotto la bella lastra qui riprodotta .3

    L’epigrafe ai piedi della figura del defunto così recita:

    IN HOC TVMVLO CORPVS IACET

    DNI TOME DE PETRONIBVS DE TR

    EVIO SCRIPTORIS APLICE ANO DI 1462

    Monte Oliveto (SI), tomba di Tommaso Petroni (foto 1/7/06)

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI Epigrafi moderne Y01

    Note 1) Natalucci, D, 1985, Historia … di Trevi. Todi , c. 1167 e segg. 2) -Tutti gli stemmi del volume sono ora riprodotti anche in: L’archivio comunale preunitario … di Trevi, (Quaderni della Soprintendenza archivistica per l’Umbria n° 19), Perugia, 2005, p. 335.

    3)Pellini, Pompeo, Dell’historia di Perugia, 1664, rist. Anastatica Forni, Bologna, 1970. Citazione dell’epigrafe.

    Natalucci, Durastante, 1985, Historia … di Trevi. Todi , c. 1028. Trascrizione del testo con qualche imprecisione.

  • Festa patronale di S. Emiliano 2020

    PERINSIGNE COLLEGIATA DI S. EMILIANO IN TREVI

    FESTA DI SANT’ EMILIANO 2020

    Vescovo e martire

    PATRONO DELLA CITTÀ E DEL COMUNE DI TREVI

    VENERDÌ 24 GENNAIO
    Ore 12.30 Solenne Esposizione della statua di S. Emiliano

    TRIDUO DI PREPARAZIONE – DUOMO S. EMILIANO A TREVI

    VENERDÌ 24 GENNAIO
    Ore 18 S. MESSA Animeranno la liturgia le Comunità di Matigge, S. Maria in Valle, Manciano e Casco dell’Acqua.

    SABATO 25 GENNAIO
    Ore 18 S. MESSA PREFESTIVA Animeranno la liturgia le Comunità di Borgo Trevi, Cannaiola, Picciche e S. Lorenzo.

    DOMENICA 26 GENNAIO
    Ore 16 Adorazione Eucaristica e Confessioni sacramentali.
    Ore 18 S. MESSA FESTIVA
    Animeranno la liturgia le Comunità di Trevi, Bovara La Pigge e Coste.

    LUNEDÌ 27 GENNAIO
    Ore 18 VESPRI SOLENNI
    Ore 18.30 STORICA PROCESSIONE DELL’ILLUMINATA LA CITTADINANZA È INVITATA AD ADDOBBARE E ILLUMINARE IL PERCORSO
    Al termine presso la “Casa della Gioventù” momento di festa insieme – MARTEDÌ 28 GENNAIO
    Ore 11 S. MESSA PONTIFICALE Presiede: S. E. Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo dì Spoleto – Norcia
    Offerta dell’olio, per la lampada votiva al Santo Patrono da parte del Comune di Trevi.
    Servizio liturgico – musicale a cura dei cori delle Parrocchie nel Comune di TreviOre 15 presso la “Casa della Gioventù” giochi per banbini e ragazzi Ore 18 S. MESSA
    Benedizione e distribuzione dei ramoscelli d’ulivo in onore di S. Emiliano
    DOMENICA 2 FEBBRAIO
    Ore 17 S. MESSA DELLA CANDELORA (Riposizione della Statua)

    Vai alle pagine SANT’EMILIANO La storia e il culto La processione dell’Illuminata La festa Ritorna alla Ritorna alla pagina EVENTI Ritorna alla pagina APPUNTAMENTI

  • Ristoranti e Pizzerie

    Strutture Ricettive

    Ristoranti e PizzerieTelefonoPrezzo medio ristorante a personaNote
    La Prepositura Via della Rocca, 1 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.385401Mercoledì90 coperti
    Hosteria del Magna’ e Be’ La Cantinetta – Loc. La Castellina 1-Bovara – 06039 Trevi (2 Km) Tel. 0742.381341Lunedì
    Pizzeria Pietrarossa – Loc. Pietrarossa 4 – 06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.780302Lunedì
    Pizzeria Ristorante Villa Iva Loc.Casco dell’Acqua – 06032 Trevi (6 Km)Tel. 0742.391101
    Pizzeria Spring House Tavern – Via Faustana 28 – 06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.381547Martedì
    Pizzeria Trattoria La Casareccia – Via Lucarini 19 –06039 Trevi (E2)Tel. 0742.780343Lunedì
    (agosto sempre aperto)
    Tavoli all’aperto
    Camere e appartam.
    Ristorante Birreria Pan di Zucchero -Loc. Camporeale 4, Pigge 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.781390
    Ristorante Calafuria – Via Vigna delle Noci 33, Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel.0742.381412
    Ristorante Casale San Fedele – Via Foscolo 6/A, Cannaiola – 06039 Trevi (6 Km)Tel. 0742.3817102
    Ristorante Enoteca Taverna del Sette Vicolo del Sette, 8 -06039 Trevi (D3)Tel 0742.780741Mercoledì
    Ristorante Hotel della Torre – S.S. Flaminia Km 147, Torre Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.391212
    Ristorante Il Nuovo Fienile – Via Cannaiola 1, 06039 Borgo Trevi (2 Km)Tel. 0742.381890LunedìBanchetti e cerimonie
    Ristorante Il Poggio Via Agozzi, Loc. Coste –06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.78883MartedìFino a 100 coperti
    Ristorante Il Terziere -Via Salerno 1 – 06039 Trevi (F1) web-site: http://www.ilterziere.comTel. 0742.78359Mercoledì150 coperti Tavoli all’aperto
    Albergo
    Ristorante LUlivo – Via Monte Bianco 23, Matigge – 06039 Trevi (3 Km) web-site: http://www.borgoulivo.itTel. 0742.78969Lunedì e Martedì
    Ristorante La Cerquetta – Via Flaminia Km 144, Parrano – 06039 Trevi (3 Km) web-site: http://www.cerquetta.itTel. 0742.38196315-25150 coperti Albergo
    Ristorante La Prepositura, Via della Rocca 1 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.385401
    Ristorante Le Vedute – Loc. Alvanischio 8, Bovara – 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.381337
    Ristorante Maggiolini – Via S. Francesco 20 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.381534MartedìTavoli all’aperto
    Ristorante Osteria La Vecchia Posta – Piazza Mazzini 14 – 06039 Trevi (D3) www.lavecchiaposta.netTel. 0742.381690GiovedìTavoli all’aperto
    Ristorante Pepe Nero, Via Popoli 25, Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.781247
    Ristorante Pizzeria Il Borgo – Centro Comm.le Piazza Umbra, Via Flaminia Km.147, Torre Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.679833
    Ristorante Pizzeria Il Rustico – Via S. Angelo Nuovo 36 -Cannaiola – 06039 Trevi (5 Km)Tel. 0742.381525
    Ristorante Pizzeria Locanda di Fanfaluca – Via Casa Gabbato, Loc. Parrano – 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.780441Mercoledì
    Ristorante Pizzeria Lo Stiriolo – Loc. Le Case 20, Coste – 06039 Trevi (3 Km) Tel. 0742.381958Tavoli all’aperto
    Ristorante Pizzeria Volare – loc. Morella, 3-06039 Trevi – (5 Km)Tel. 3479107788Lunedì Martedì
    Ristorante Taverna del Pescatore – Via Chiesa Tonda 50, Pigge – 06039 Trevi (5 Km)Tel. 0742.780920Mercoledì
    Ristorante Taverna del Teatro – Via. Roma 15 – 06039 Trevi Tel. 0742.381239 (E3)Tel. 0742.381239Mercoledì
    Ristorante Villa Silvana – Loc. Fonte Pigge 6, Parrano 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.78821
    RistorPub Pizzeria Le Prata – Loc. I Prati 1,
    S. Lorenzo 06039 Trevi (6 Km)
    Tel. 0742.381301Martedì

    082


  • T. Natalucci – Documenti inediti

    Tiberio Natalucci

    Documenti inediti di Storia Umbra ____________________________________________________

    Pubblicati
    Pel fausto avvenimento di nozze Tra l’Eccellentissimo
    Dott. Ludovico Ciccaglia Romano E la Egregia Signora
    Angiola Mancini Di Foligno

    Foligno, Tipografia di Feliciano Campitelli, 1861 _____________________________

    [Nota. Molte delle affermazioni dell’Autore sono ormai superate dalla critica storica più recente, ma gli si deve riconoscere il merito di aver aperto una discussione alla quale poi parteciparono molti studiosi locali. Per quanto ci risulta, fu il primo ad aver riesumato la Historia di Durastante Natalucci, della quale non si era più parlato da 110 anni. Sono state apportate tutte le correzioni secondo l’errata corrige pubblicato successivamente in appendice all’opuscolo dello stesso Autore Studi sulla Storia di Trevi del 1865. Nella trascrizione è stata rispettata l’arcaica punteggiatura originale. Il testo tra parentesi quadre [ ] è stato aggiunto all’atto della trascrizione. Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina: se non c’è spazio con la parola che precede significa che essa è stata divisa e risulta parte nella pagina precedente e parte in quella immediatamente citata]

    _____________________________

    MIO DILETTO COGNATO Allorché la vostra amata sorella Adelaide fu a me sposa, il benemerito e compianto Professor Carlo Guzzoni degli Ancarani volle intitolarmi alcuni Documenti molto interessanti di Storia Umbra che pubblicò il Bencini in Firenze nell’Aprile del 1851.
    Nel fausto vostro connubio con la egregia Signora Angiola Mancini di Foligno ho immaginato di proseguire la pubblicazione di tali documenti riguardanti l’Umbria, e specialmente Trevi mia Patria, come furono dalle antiche pergamene deciferati nel Codice manoscritto delle Memorie di Trevi raccolte con tanta cura lealtà e pazienza dal mio Avo Durastante Natalucci di Benedetta Memoria

    [codice pubblicato nel 1985 dalla Pro Trevi].

    Questi documenti mi porgono l’occasione di pubblicare sotto la forma di note illustrative le più importanti notizie di questa Città che fu tra le primitive degli Umbri; ma di cui nessuno finora dette in luce una storia.
    Gradite tutto come cosa che riguarda una contrada fino dai più remoti tempi abitata, dove avete parenti ed amici, e dove avete scelta una compagna che colle sue belle virtù feliciterà i vostri giorni e vi farà provare le pure e continuate gioje di Marito e di Padre.

    Trevi 26 Gennajo 1861

    _______________________

    Umbrorum gens antiquissima Italiae existimatur, ut quos Umbrios a Grecis putent dictos quod inundatione terrarum himbribusque superfuissent. (Plinio geogr. III. 14.)

    <5>

    TEOPOLDO DUCA DI SPOLETO VUOLE LA DISTRUZIONE DEL CASTELLO DI TREVI LA QUALE SEGUI’ DIFATTI NEL 1214. (A)

    Anno 1213. Hoc quidem tempore ego Theopuldus Dei gratia Dux Spoleti mea plena et spontanea voluntate trado atque concedo vobis Consulibus Spoleti scilicet D. Petro, Simono, Monaldo, atque bono Conte recipientibus pro Comunitate Spoleti totum territorium Treviensis et specialiter Turrim S. Benedicti et Castrum cum Colle, Azanum et Lapigum, Piscignanum, et Clarignanum cum toto territorio ipsorum et cum pertinentiis hoc pacto et conditione in isto contracto supposito quod ego dictus Dux promitto Vobis Consulibus nomine Comunitatis Spoleti recipientibus … proximo Settembris … destruere Castrum Treviensis sive … et modo ingenio cum adjutorio tamen vestro, quod quidem si extent in dicto termine facta omnia predicta ad me libere revertantur; sin autem hoc factum non fuerit ex tunc super predictis do trado, atque concedo vobis dictis Consulibus nomine Communitatis Spoleti recipientibus Castrum-ritaldorum cum omnibus ipsius Castri pertinentiis et de eo tenimentum trado et per eum pretium revocando cedo donoque licentiam in omnibus predictis uti et frui eodem pro velle vestro.

    Item promitto atque convenio vobis ubique adjuvare, manutenere Comunitati Spoleti et Consulibus qui erunt pro tempore contra omnes homines … quibus recepi a vobis cum dicta extitit condictio pactum de contra et conditionem.

    Insuper obligantes meos heredes ac successores pro Comunitate Spoleti recipientibus vestrisque successoribus et promicto predicta observare et de Colludio et molestia non facere nec fecisse sub pena pro stipulatione promissa mille marcarum argenti … firma permanere, renumptians in his om omnibus

    <6> exceptionibus et auxilio et beneficio omni legali quandocumque a me possit apponi aliquo tempore. Ego dictus Theopuldus Dux Spoleti hanc ut supra scribi rogavi et tactis sacrosantis Evangelis juravi predicta observare et nullo tempore contravenire. Nos Simon Berardi Bonichinus Franciscus, Philippus Io-Petrus Herrici, Paganellus, Paulus Retridie et Augustinus … in hys omnibus ut supra

    interfuimus et hujus rei rogati testes sumus.-

    Ego Io. Iudex rogatus scripsi.

    ° ° ° °

    TREVI PER AVER DATO AIUTO E FAVORE AI PERUGINI CONTRO FOLIGNO
    CHE NEL 1282 ERA PER LA CHIESA
    INCORRE NELL’INTERDETTO POSTO DA MARTINO IV CONTRO PERUGIA ( B )

    Honorius Eps Servus servorum Dei. Dilecto Filio Guardiano Fratrum minorum Castri Trevij Spoletane Dioc: salutem et Apostolicam benedictionem. Ex parte Potestatis Consilii Officilium Communis Castri Trevij et territorij ejus Spolet: dioc: fuit nobis humiliter supplicatum ut cum ipsi super excomunicationum et interdictorum sententiis aliisque processibus et penis pecuniarijs dudum in eos et ipsorum terram apostolica auctoritate prolatis pro eo quod contra homines de Fulgineo eorumque bona hominibus de Perusia modo in rebellione Romanæ Ecclesiæ persistentibus dederunt auxilium, consilium, et favorem per syndicum eorum legitimum ad hoc specialiter constitutum felicis recordationis Martini Papæ predecessoris nostri ac ipsius Rom: Eccles:

    <7> precise stare juraverint beneplacitis et mundatis sitque per eos de hujusmodi penis juxta nostrum beneplacitum nostre cameræ satisfactum ipsos a predictis excomunicationibus absolvi et interdictum hujusmodi relaxari per discretum aliquem misericorditer mandaremus. Nos igitur more pii Patris volentes benignius agere cum eisdem, ac satisfactionem hujusmodi acceptantes eos a prefatis penis et processibus pecuniariis presentium auctoritate absolvimus et quietamus discretioni tue de qua plenam in Domino fiduciam obtinemus per apostolica scripta mandantes quatenus auctoritate nostra prefatum interdictum relaxans eisdem Potestati Consiliarijs, officialibus et Hominibus Castri et territorij predictorum tam maribus[?] quam feminis cum ab ipsis requisitus fueris per te vel alium seu alios a prefatis excomunicationibus beneficium absolutionis impedas juxta formam Ecclesiæ consuetam et injugas eis penitentiam salutarem. Non obstante indulgentia si qua tibi vel ordini tuo a sede apostolica sit concessa, quod non tenearis te intromittere de quibuscumque negotiis que tibi per ipsius sedis litteras commituntur non facientes plenam et expressam de indulto hujusmodi et eodem ordine mentionem. Nolumus autem per quitationem absolutionem, et relaxationem hujusmodi eisdem hominibus de Fulgineo aliquod prejudicium generari quominus super dampnis illatis eisdem homines ejusdem Castri et territorij teneantur plenarie stare juri. Datum Palumbarie VI. Kal: Julii Pontif: nostri anno primo. (26 Giugno 1285).

    <8>

    BONIFACIO IX CONCEDE AI TREVANI IL REGIME ED AMMINISTRAZIONE DELLA COSA PUBBLICA DA ESERCITARSI COL TITOLO DI MERO E MESTO IMPERIO COLLA FACOLTÀ DI CREARE E RIMUOVERE OFFICIALI, GIUDICI, REGGITORI, IMPORRE LE TASSE, FAR GIUDICARE E DEFINIRE LE CAUSE CIVILI E CRIMINALI, INTERVENIRE AI PARLAMENTI GENERALI DELLA PROVINCIA; FARE ESERCITO, CAVALCATE GIUSTA L’USO, A CONDIZIONE CHE VENISSE ABOLITO QUALUNQUE STATUTO CONTRO LA CHIESA, LA INQUISIZIONE, LA LIBERTÀ ECCLESIASTICA E CHE NON FOSSE DATO RICETTO AI NEMICI SÌ MANIFESTI CHE OCCULTI, RIBELLI E BANDITI DELLA CHIESA. (C)

    (27 DICEMBRE 1389)

    Bonifatius Episcopus Servus Servorum Dei dilectiis Filiis Universitati, et Communi terre Trevij ad nos et ad Romanam Ecclesiam nullo medio pertinentis Spoletane Diocesis, salutem et Apostolicam benedictionem.

    Sinceræ devoctionis affectus, quem ad nos et ad R. Ecclesiam gerits, nec non inconcussæ vestre fidelitatis costantia promerentur ut Nos et vos et commune vestrum specialibus favoribus et gratiis prosequamur vobisque, de quibus gerimus in Domino fiduciam pleniorem nostra et ejusdem Ecclesiæ negotia fiducialiter committamus; hac igitur consideratione inducti vobis, et officialibus vestris, quos ad hoc duxeritis deputandos, curam, regimen, et administrationem ipsius Terræ Trevii ejusque comitatus et discrictus [sic] ad nos et ad dictam Ecclesiam immediate spectanctium cum illis, mero et mixto Imperio et omnimoda jurisdictione temporali, quæ inibi … per dictam Ecclesiam, seu per officiales per eamdem Ecclesiam ibidem, seu in Provincia Spoletani Ducatus, in qua hujusmodi Terra Trevii noscitur costituta, pro tempore deputatos de jure, vel privilegio, seu consuetudine exercere consueverunt, ad honorem nostrum, et ejusdem Ecclesiæ, ac statum pacificum et tranquillum Terræ prefattæ, nec non incolarum et habitatorum ipsius juste et fideliter exercendis autoritate Apostolica usque ad quinque annosa data presentium computandos, et alias Apostolicæ Sedis beneplacitum plenarie in temporalibus dumtaxat

    <9> committimus per presentes; et nihilo minus hujusmodi afficialibus vestris per eos deputatis, seu in posterum deputandis tempore et beneplacitu predictis durantibus per vos, vel alium seu alios questiones et causas quaslibet, tam civiles, quam etiam criminales, et alias cujuscumque speciei, vel generis motas, vel movendas exceptis criminibus heresis lesæ majestatis, et falsificationis Licterarum Apostolicarum audiendi, et de illis ratione previa cognoscendi eaquæ debito fine terminandi et executioni debite demandandi vobisque quoscumque alios officiales Judices, seu Rectores idoneos in terra ipssa tempore et beneplacito predictis durantibus constituendi creandi, facienti, amoventi et destituendi, et alios quotiens placuerit, deputandi; nec non colligendi, exigendi, et percipiendi, et tempore et beneplacito predictisdurantibus, vestris et de dicti Communis usibus applicandi, omnes et singulos fructus, redditus et proventus, et omnia et singula emolumenta, et introitus quocumque nomine censeantur in Terra, comitatuque, et dixtrictu predictis, ita tamen, quod ex hoc Incolæ et abitatoreTerræ omitatus, et Districtus predictorum atque expressa voluntate ipsorum ultra debitum, et consuetum modum non graventur: alienatione tamen bonorum et jurium ipsius Ecclesiæ vobis et dictis officilaibus penitus interdicta; et insuper, tempore et beneplacito predictis durantibus, merum et mixtum Imperium ac omnimodam jurisdictionem predictam, preterquam in casibus superius expressis et exceptis, libere exercendi, nec non contradictores quslibet et rebelles, quotiens expedierit temporali districtione qua convenit compescendi et omnia alia et singula, quæ honori nostro et ejusdem Ecclesiæ, ac pro statu pacifico et tranquillo Terræ comitatus, atque Districtus et incolarum ac habitatorum predictorum vos aut officiales vestri predicti expedire noveritis, faciendi, statuendi, et ordinandi, mandandi, corrigendi, puniendi,definiendi, et exequendi vobis et vestris officialibus hujusmodi concedentes auctoritate predicta plenariam potestatem; ita tamen quod de hujusmodi fructibus, redditibus, et proventibus Introitis, Juribus, et emolumentis teneamini terram ipsam, prout expedierit, diligenter et fideliter reparare

    <10> manutenere, defendere, custodire, et conservare, et alia ipsius onera supportare absque eo quod dicta Ecclesia vobs et officialibus vestris predictis pro hujusmodi cura regimine, administratione, reparatione, defentione et custodia ac aliis, ut premittitur, oneribus supportandis subvenire in aliquo teneatur. Volumus tamen ac concedimus, ac tenore presentium declaramus, quod incolæ, et habitatores Terræ Comitatus, ac Districtus prædictorum utriusque sexus tempore et beneplacito predictis durantibus in primis instantiis causarum tam civilium quam criminalium seu mixtarum, in quibus vestri officiales cognoscere possint, ut perfertur coram Rectore Provinciæ nostræ Ducatus Spoletani pro tempore existente, aut aliis officialibus Curiæ generalis dicti Ducatus trahi non possint inviti in causis vero appellationum et sententiis diffinitivis dumtaxat per hujusmodi officiales vestros ferendis interponendarum quarumlibet tam civilium, quam criminalium, cum plena et debita examinatione et cognitione decidendis ab eis et etiam in primis instantiis causarum hujusmodi criminalium, si forsan officiales vestri hujusmodi adeo remissi et negligentes existerent, qui infra decem dierum spatium a die commisii criminis vel excessus computandorum contra delinquentes non processerint, seu procedere inceperint, eo jure plene libere ac publice in terra ipsa et contra habitatore, et incolas Terræ comitatus, et Districtus predictorum [cinque righe stampate cancellate a penna dall’Autore in modo identico in due copie] dictus Rector seu ejus officialis cognoscant et utantur quo in terris et aliis locis dictæ Provinciæ, que immediate pro eadem et fuerint hactenus et cognoscent, et uti consueverunt seu recognoscere et utentur in posterum, salvis tamen et reservatis in hoc quibuslibet privilegiis et indultis Apostolicis vobis aut dictæ Terræ in hac parte competentibus, si qua forent, quibus propterea non intendimus derogare. Volumus insuper quod

    <11> Incolæ, et habitatores Terræ, comitatus, et Districtus prædictorum, tempore et beneplacito predictis durantibus, ad parlamenta generalia accedere, ac exercitus et cavalcatas more solito, sicut alii de dicta Provincia facere consueverunt, facere, ac tallias seu Collectas et subsidia imponenda comuniter in parlamentis generalibus faciendis per Rectores dictæ Provinciæ, prout alii provinciales illarum partium solvent, et eis imponeretur pro rata eos contingente, prout ordinatum extiterit in parlamentis predictis, solvere et in eis contribuere teneantur, quodque incolas, et habitatores Terræ, Comitatus, et Districtus prædictorum, tempore et beneplacitu prædictis durantibus, juxte et legitime rogatis, et gubernatis secundum jura, consuetudines et Statuta Universitatis vestræ, ac eos nullatenus opprimatis, vel gravetis, et quod omnia statuta si qua essent in dicta Terra contra eamdem Romanam Ecclesiam, Officium Inquisitionis, hereticæ pravitatis libertatem Ecclesiasticam, seu personas Ecclesiasticas cassetis de Libris, et capitularibus eorundem Statutorum, et exinde totaliter amoveri faciatis, et eis aliquatenus non utamini, nec ea servetis aut servari permittatis, nec receptetis manifestos, vel occultos hostes inimicos, rebelles vel bannitos ejusdem Ecclesiæ seu alios criminosos de Terris Ecclesiæ confugientes, nec directe nec indirecte faciatis per alios publice vel occulte receptari, nec eis vel eorum alicui auxilium, consilium, vel favorem dari, aut prestari ullo modo permittatis, quin potius quoscumque ex eis in vestram pervenientes potestatem quotiens super hoc a Legato Apostolicæ Sedis vel Rectore dictæ Provinciæ aut aliis dictæ Ecclesiæ officialibus, ad quos ratione officiorum suorum id pertineret, requisiti fueritis bona fide capi faciatis, et ad hujusmodi requirentes sub fida custodia destinari. Sic igitur Terram Comitatum, et Districtum, incolas, et habitatores predictos regere, et gubernare studeatis sollicite, fideliter, et prudenter, quod incolae et habitatores hujusmodi Rectoribus, et gubernatoribus providis et utilibus gaudeant se commisssos, nosque apud Deum, et homines exinde possitis merito commendari, et nostram et Ecclesiæ predictæ benedictionem, et gratiam uberius promereri.

    <12>

    BREVE DI ALESSANDRO VI. COL QUALE ORDINA AI MAGISTRATI DI TREVI
    CHE ONORINO ACCOLGANO E TRATTINO A LORO SPESE LA DUCHESSA LUCREZIA BORGIA
    CHE ANDAVA SPOSA AL DUCAL PRIMOGENITO DI FERRARA CON GRANDE NOBIL CORTEGGIO (D)

    ALEXANDER PAPA VI.

    Dilecti Filii salutem et Apostolicam benedictionem

    Cupientes ut dilectæ in Cristo filiæ nobili Mulieri Lucretiæ de Borgia Ducissæ quæ ad dilectum Filium nobilem virum Alfonsum Ferrariæ Ducalem primogenitum consortem suam cum magna Nobilium comitiva traducitur, de victualibus et aliis necessariis in transitu ubique provideatur, ipsaque Ducissa cum comitiva predicta honorifice recipiatur et tractetur, deputavimus nonnullos Commissarios nostros ad hujusmodi provvisiones ordinandum et procurandum. Harum serie vobis pro quanto gratiam nostram caram habetis et indignationem cupitis evitare expresse precipiendo mandantes ut ipsi Commissariis nostris cuilibet eorum in premissis pareatis et obediatis et eidem Ducissæ ac suæ comitivæ expensas vestris sumptibus faciatis et alia exequamini quæ ab ipsis Commiss. Vobis ordinabuntur. Ita vos gerentes ut de promptitudine vestra valeatis apud nos commendari, mandamus vobis ut in omnibus prefatæ Ducissæ tamquam nostræ propriæ personæ pareatis et obediatis. Datum Romæ apud S. Petrum sub anulo Piscatoris die XXVIII Decembris MCCCCCI Pontificatus nostri anno X.

    HADRIANUS [?]

    <13>

    NOTE

    (

    A

    ) Questo Castrum Treviensis sorgeva sul vertice di un erto, quanto amenissimo Colle, che staccandosi dalla pendice occidentale dell’Appennino aggetta nel mezzo della tanto celebrata Valle Umbra. Coi varii e successivi ampliamenti di esso si formò la odierna Città di Trevi, che secondo la vivace espressione di alcuni Geografi, torreggia prominente a guisa di Anfiteatro a dominare i lieti campi bagnati dal Clitunno læta Clitumni pascua Giov: sat: 12.

    Si crede che i primitivi Umbri avessero su questa medesima forte ed incantevole posizione, dove prospera l’Aloe e l’Olivo elevata 400 metri sul mare e 200 sopra il Clitunno, una delle molte prossime e montane loro Città; ed è certo che Giano, Dio, Re e Tesmoforo dei primitivi Italiani vi era adorato, come rilevasi dai ruderi di un tempio scomparso già fino da tre secoli, da una fonte e da una Valletta che ancora ne portano il nome.

    A sostegno di tale credenza sta pure l’opinione di Plinio naturalista che nella sua Geografia pone tra gli antichissimi Umbri anche i Trebiates; quella del Calindri che fa risalire a 12 secoli prima dell’era volgare la fondazione di Trevi; quella dei Geografi anche stranieri, fra i quali Vuillemin che ne suo trattato di Geografia antica pone Trebia fra le prime città dell’Umbria.

    Di fatti l’illustre Presidente delle antichità Romane Ridolfino Venuti nelle sue osservazioni sopra il Clitunno (Roma 1753) dimostra , che le parole Trebbia e Clitunno sono di origine Umbra, Osca od etrusca (pag. 11, 13,14) e crede col ch: Mazzocchi che Trebiates sia parola di orientale, o pelasgica derivazione. L’eruditissimo archeologo osserva pure che il culto reso ai Fiumi era proprio dei popoli primitivi, come lo era quello verso la Dea delle selve.

    Ora tanto Trivia che Clitunno erano in venerazione nell’antica Trebia: l’una come Dea tutelare, cui al dire dei Bollandisti ingens Fanum edificarunt, l’altro come præsens Numen atque etiam fatidicum per testimonianza di Plinio II. (Lib: 8 epist: 8) che si recò ad esaminare la sorgente, il Tempio, i molti Sacelli che v’erano intorno; vi lesse nelle colonne, ed in tutte le pareti le lodi con <14> cui moltissimi che lo avevano visitato celebravano il Fonte e il Nume, vide l’alterno gioco dello scendere e risalir con le barche su queste acque trasparenti come un cristallo; i margini vestiti di frassini pioppi e ville di piacere: il bagno che il divo Augusto aveva donati ai Spellani.

    Distingue lo scrittore romano il corso del Fiume in due tratti: il superiore sacro, e nel quale non era permesso che di tripudiarvisi con le barche, l’inferiore in cui stavano i bagni pubblici, le ville di piacere e poteva nuotarsi.

    Il ponte che divideva i due tratti era appunto nel mezzo del territorio di Trevi, ove sono i molini della Faustana, che nelle antiche scritture sono chiamati di ponte maggiore.

    Quindi è inoppugnabile che il culto del Clitunno era esercitato dai Trebiesi così dal Venuti chiamati (pag: 7) come è cosa certissima, che l’allevamento dei tanto famosi candidi Bovi veniva fatto in Bovara villaggio a due miglia da Trevi presso il Fiume sacro dove resta ancora un’antichissima Chiesa riattata dopo la metà del VII secolo (Quando Attone era duca di Spoleto) e sulla fronte della quale veggonsi ancora due teste di Bove bene scolpite in pietra del paese.

    Quei Bovi erano dai Romani incoronati di fiori e condotti nelle pompe trionfali ai tempii ed al Campidoglio.

    Hinc albi Clitumni greges, et maxima taurus
    Victima, sæpe tuo perfusi flumine sacro
    Romanos ad templa Deum duxere triumphos.
    (Verg. Georg. II. Ver: 146)

    Quin et Clitumni sacras victoribus undas
    Candida quæ Latiis præbent armenta triumphis.
    (Claud: Lib: VI de Cons:)

    Qui formosa suo Clitumnus flumina luco
    Irrigat, et nives abluit unda Boves.
    (Proper: Lib: II. Eleg: 19)

    Aut prestent niveos Clitumna novalia tauros
    (Stazio Sylvar: in Soteriis)

    Et lavat ingentem perfundens flumine sacro
    Clitumnus taurum
    (Silio Italico Lib.8)

    <15>

    … nec finitima nutritus in herba
    Laeta, sed ostendens Clitumni pascua languis.
    (Giov: Satir: 12.)

    Observarunt enim veteres eundem ( Clitumnum ) vicinos campos lætitia pabulis usque adeo fæcundare ut Bovum prægrandium armenta proferant et pascant, et aqua Clitumni pota Boves candidos reddit Plinio, Lucano. Servio Maronis commentatore, et aliis multis id ipsum testantibus. Ex his quidem armentis postea Romanus Umbriae victor eximios quosque tauros candidos reservare et ad triumphalia sacrificia saginare solet veluti victimas opimas et ob faustum candoris omen in victoria lætissimas. hos inauratis cornibus, diademate et vittis REDIMITOS DUCEBANT IN Capitolium triumphantes Imperatores, et undis ex eodem amne sumptis perfusos Jovi et Diis immolabant. Has igitur ob causas Clitumnus pro Deo cultus ab Umbris fuit, cui non solum ædes sed et lucum sacrasse vetustatem ipse Propertius indicat. (Schott. Iter: Ital: pag. 260.)

    A ragione quindi il detto antiquario di Roma dice che il Tempio di Clitunno apparteneva a quelli di Trevi (pag:58) come indubitatamente gli apparteneva Piscignano e quindi la scaturigine del Fiume.

    Difatti varii cronisti citati nel Cod: Natalucci a pag: 48 [il Codice Natalucci, trascritto ed edito nel 1985, conserva la numerazione originale delle carte] sono concordi nel dire che Piscignano formava parte del Territorio Treviese, ed il documento che oggi si pubblica lo prova ad evidenza totum territorium Treviensis et specialiter Turrim Sancti Benedicti (Bovara dove nel 1158 i Benedettini fondarono un’Abbazia) [Secondo Autori più recenti la Torre di S. Benedetto deve collocarsi a Pissignano, comunque anch’esso nel territorio di Trevi] Castrum cum colle (Rocca della Montagna) [sembra più verosimile trattarsi del castello e il colle di Trevi] Azanum et Lapignum, PISCIGNANUM et Clarignanum (Castello presso Colle del Marchese).

    Allorché l’atto barbarico del Duca Leopoldo [sic] pose al bando dei Spoletini il Castello e il Territorio di Trevi e che questa popolazione raminga dovette esulare raminga dal 1214 al 1240 abbandonando le saccheggiate ed arse case, i devastati terreni, Pissignano, appartenne a Spoleto fino al 1395 in cui fù riconquistato dai Trevani colle armi e coll’aiuto di Perugia. Quando poi Corrado Trinci ebbe il vicariato di Trevi (1418) per un triennio lo esercitò pure sul castello di Piscignano che poi due Cittadini Romani Titius de signa et Fatius Magistri Lucæ inviati da Martino V. presero in possesso per la Chiesa esentandolo dal sussidio che soleva pagare alla Camera Apostolica (cod: Nat: pag: 409 e 410).

    <16> Sebbene perduto Pissignano, proseguirono però i Trevani ad aver caro, come cosa loro, il Tempio del Clitunno e quando l’Eremita fra Paolo Lucchese profittando dei danni del terremoto del 1730 aveva fatto al cornicione, cominciò a demolire i portici laterali per vendere le colonne ed i marmi, vi opposero una nobile sebbene inutile resistenza. Ecco quanto scrisse Durastante Natalucci a Mons. Filippo Valenti a Roma in data 15 luglio 1742 ” Col ritorno fatto in Patria da questo Sig. Conte Giacomo degnissimo fratello di V. S. Ill¯ma mi venne significato come il S. Cardinal Riviera avrebbe favorito parlare ed impegnarsi contro il disfacimento del Tempio del Clitunno e di ottenere la sua reposizione in pristinum se potesse rendersi possibile, quando da me gli fossero state significate le notizie, le quali per l’onore ricevuto mi fo ardito debolmente insinuarle”. Qui dopo aver citato quanto sul Clitunno hanno scritto Virgilio, Properzio, Giovenale, Claudiano, Stazio, Silio Italico, Svetonio, Servio, Lucano, Plinio, Sidonio Apollinare, Vibio Sequestro, Campelli, Tondi, Olstenio, Boccacio, Textorio, Ciccarelli, Donnola, Landino, Cluverio, Cellario, Lancellotti, Ferrario, Scotti, Iacobilli, Minervio, Gabino Leti, Blavv: Baudrand, Martinier, ec. dopo aver descritto il Tempio tanto lodato ed illustrato dal celebre Palladio, che tutti i più distinti viaggiatori non tralasciavano di visitare e di farne i disegni, prosegue “Ma oh Dio! La notizia quale vorrei non dover dare a V. S. Ill¯ma ed al Sig. cardinale e che merita di esser compianta da tutte le stampe di Europa si è il disfacimento dei portici laterali del medesimo Tempio seguito non per le ingiurie degli anni ma per il guasto fattone il 1739 da Paolo Eremita Lucchese dimorante in Spoleto, come agente del P. Ilarione, altro eremita ora dimorante in Perugia possessore del benefizio di detto Tempio, stato poscia dedicato al S¯mo Salvatore per vendere i suoi fini marmi al vilissimo prezzo di pochi soldi, senza essersi fino ad ora potuta veder la giustizia ed il riscontro a tenore del rescritto Pontificio da me subito ottenuto mediante le grazie di Mons. De Frescobaldi diretto a Mons. Vescovo di Spoleto il 1740 con amplissima facoltà, il quale pure avrebbe potuta ordinar la sospenzione del trasporto dei marmi e l’incisione se ne faceva a Spoleto per l’edificio di una nuova Cappella in S. Filippo. Io molto mi affaticai presso detto Mons. Vescovo, ma scopertasi la cosa dai compratori delle lapidi il rescritto restò, come non fatto e sepolto. Quante istigazioni a farne<17> poi avessi ricorso a varii Signori di Roma e di altri luoghi non sto a ridire. Abbiamo perduta la più bell’opera della nostra Umbria lavorata più con lo spirito che con le mani la quale conservavasi a meraviglia.
    Non era passeggero per queste parti che non scendesse a rimirarla e prenderne i disegni, specialmente se era delle parti oltramontane. Monsignor nostro Vescovo avrebbe dovuto impedire il taglio dei marmi, e farli riportare a tenore del Rescritto Pontificio, sospendere la percezione dei frutti del Beneficio, ed avrebbe dovuto far riporre tutto in pristino mentre per le parti mancanti si sarebbe dovuta impegnare la Repubblica di Lucca, od a rifare il Tempio a tenore del disegno del Palladio, ovvero a tollerare quivi una lapide da erigersi a perpetua memoria della scelleraggine commessa da un Lucchese. Se V. S. Illustrissima ed il Sig. Cardinale si degneranno di abbracciare la protezione di tanta causa ne resteranno immortali nei tempi avvenire non tanto fra i nostri, quanto presso le Nazioni estere”.

    Ma né le iniziative del Natalucci, né l’impegno che in Roma ne assunsero i Conti Valenti, né la protezione del Card. Riviera, né la bella a coraggiosa invocazione che pubblicamente fece il Venuti in fine del suo Opuscolo allo stesso Papa Benedetto XIV a nulla giovarono.

    Non si volle o potette tornare addietro, e così le colonne, ed i marmi servirono pel nuovo Altare di S. Filippo, e parte ne restò ad abbellire il giardino del Sig. Pie Biagio Fontana allora ricco e potente Signore di Spoleto.

    Fu tale l’impegno del Conte Filippo Valenti che anco il 18 Feb. 1750 scrisse da Roma al Natalucci per sapere in quale giardino di Spoleto si trovino alcune colonne sane di quelle che erano del Tempio del Clitunno; ma neppur queste nuove premure ebbero miglior risultato.

    Lasciamo quindi tali disgustosi fatti e torniamo al castello Trebiense, la di cui cerchia era di circa metri 500 come scorgesi dalle vestigia e dai tratti di mura ancora visibili: Questo spazio ristretto non poteva certamente servire per ordinaria dimora di una <18> popolazione, onde debbesi ritenere, che servisse da principio per luogo di riparo e difesa. Di fatti le sue mura erano di una solidità tale che lunghi tratti presentano anche oggi una coesione ed una resistenza rarissime. Questi tratti che formavano la parte occidentale del forte sono condotte con mirabile esattezza, e dimostrano che l’Opera non potè esser fatta con mezzi ristretti e da una meschina popolazione. Nel basso si vede una porta massiva che si crede mettesse a vie sotterranee; essa si chiude con un arco romano allungato sopra l’imposta, ma non è di forma ogivale. Nelle mura non si scorge traccia di torri o altri fortalizii, onde la costruzione del Castello risale certamente al di là della venuta dei Longobardi nell’Umbria (570). Una piccola Chiesa molto ben lavorata a pietre tagliate e diligentemente connesse stava quasi nel mezzo, e sulla parte più elevata del Castello, rivolta ad oriente ed ornata di una mistica Tricora, con ornati colonnine, spiragli, mensole e testine alla bizantina: aveva una piccola porta laterale ad arco tondo pure un poco allungato ed una finestrina di forma quasi quadrata. Si può quindi congetturare che fosse innalzata insieme alle descritte muraglie ossia in quel periodo di tempo che corse dalle maniere bizantine alle gotiche ed ogivali. Non sembra che le prime fossero usate nelle nostre città prima di Teodorico. Fu egli che chiamò da Costantinopoli , dove era stato educato, Architetti, che gli costruirono un sontuoso palagio a Spoleto, fu egli che favorì l’abbellimento delle Città, e l’erezione di buoni fabbricati, fu sotto il suo regno che furono intraprese buonificazioni e fu dato uno sgorgo alle acque della Valle col prosciugamento del Lago perseo presso Bastia.

    In quei trent’anni dunque del suo pacifico dominio o poco dopo sembra credibile che sorgesse il Castello di Trevi con la Chiesa cristiana consecrata alla SS. Trinità: piuttostoché tra i massacri che quindi fecero delle Città Umbre con alterna ferocia i Greci ed i Goti che se ne cont5astarono il possesso fino alla discesa dei Longobardi.

    Ma questo Castello benché fortissimo e per la posizione alpestre, e per la straordinaria tenacità dei murati se poteva esser di sicuro ricovero ad una momentanea agglomerazione di gente, lasciava indifese le ordinarie abitazioni che stavano al di fuori, e quindi <19> dopo patite le rovine di Totila (546) e forse anco dopo le invasioni dei Saraceni (840) fu preso a dilatare verso greco, levante, ed ostro chiudendo con una seconda cerchia di mura difese dalle longobardiche torri finché con un terzo e quarto ampliamento, a ponente si discese a chiuder case già esistenti e formare l’attuale cinta della Città munita di Casseri, Bertesche, Rivellini, Bastite di circa metri 1500 di grosse e merlate muraglie. Non è quindi meraviglia se Trevi nei secoli passati fu indicato con il nome di Castrum e l’aggregato del suo territorio col nome di Terra.

    La Città chiusa formossi di mano in mano che dilataronsi le mura, e che il bisogno della difesa consigliò i più ricchi a fabbricarvi abitazioni; ma la costruzione delle case avvenne disgraziatamente come in tante altre Città senza un ordine un disegno un piano stabilito di Strade. Ciascuno sceglievasi la posizione più opportuna e la direzione più favorevole per la propria dimora innalzandola quasi una sopra l’altra; né il Municipio avrebbe potuto con leggi edilizie occuparsi della bellezza, comodità, ed ordine delle strade, della regolare posizione dei fabbricati. Attraverso di età i cui una devastazione succedeva ad un’altra, una discordia ne seminava cento, un partito era sempre in lotta con altri avvennero dapertutto poco più poco meno simili sconci; quindi anco a Trevi se vi è il vantaggio di aver tutte le abitazioni rallegrate dal sole, purificate dall’aria , restò il danno di avere Strade tortuose, anguste, acclivi; danno a cui la moderna società va riparando alacremente e che anco fra noi si è incominciato a togliere, ma che sarebbe opera santa di proseguire con modeste, e proporzionate, ma non mai interrotte, e regolari opere prestabilite di correzioni, rettifiche, miglioramenti. Abbiamo posizioni invidiate, che la prossimità della ferrovia potrebbe anche far ricercare da chi stima il primo elemento della vita, l’aria pura, libera, profumata dall’immenso e variatissimo numero di piante. Abbiamo un terreno asciutto, un clima temperato, ottimi alimenti, acque sanissime, vini prelibati, vedute incantevoli.

    Padroni di tanti doni naturali dobbiamo aggiungere ciò che dipende dal nostro buon volere, la comodità e l’ornato.

    600

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