1)Nella epigrafia locale e in molti documenti è chiaramente adottata la grafia Lambardi, mentre in altri documenti si legge Lombardi. Posto che è già difficile distinguere in alcuni corsivi antichi la o dalla a, si consiglia al lettore non specializzato la massima prudenza nell’accomunare o separare le famiglie citate con le differenti grafie. Anche nell’italiano letterario si trovano le grafie Longobardi e Langobardi per indicare lo stesso popolo. (N.d.r.)
Nacque a Trevi il 23 Settembre 1905. Il padre, Cesare, d’origine assisate, acquistò una delle antiche trattorie trevane, quella dei Signori Dell’Oste, ubicata in via Dogali.
Da giovane fu un abile venditore di macchine da cucire. Questa attività gli permise d’avere una delle prime motociclette che si videro a Trevi.
Vantava un certo successo con le donne, tanto che si sparse la diceria che le corteggiasse con l’unico scopo di piazzare le sue macchine per cucire. Gli piaceva moltissimo viaggiare e interessato com’era al turismo gastronomico, ebbe una sincera preferenza per le città emiliane ed in particolare per Modena, dove aveva prestato il servizio militare quale cuoco alla mensa ufficiali.
La morte della madre, alla quale rimase fortemente attaccato per tutta la vita, e l’avanzata età del padre posero il problema di cedere l’attività. Contrariamente a quanto si potesse aspettare, decise di continuare l’attività paterna.
In questa attività lui portò tutta l’esperienza di chi sin da bambino aveva frequentato la cucina paterna e l’aspirazione d’innovare la ristorazione a Trevi.
Non fu facile l’impresa. Quelli erano tempi in cui di ristoranti veri e propri ce n’erano pochissimi in Umbria ed il solo pensare di attivarne uno a Trevi era impresa da pazzi, tanto è vero che si guardò bene d’esternare a qualcuno questa sua mira.
La gran parte dei frequentatori delle trattorie erano persone che solevano generalmente prendere un primo piatto, tanto per accompagnare con qualcosa di caldo ciò che portavano dentro la “liacciola”. Quelli che consumavano un primo ed un secondo piatto raramente si scostavano da un menù che prevedeva minestra, pastasciutta, fagioli, bollito, spezzatino, stufato, coratella ecc.
Anche il menu dei ristoranti, d’altronde, poco si discostava dalle varianti “giovedì gnocchi e sabato trippa” e dall’imposizione: se hai mangiato il brodo ora ti mangi anche il bollito.
La chiave di volta per realizzare la sua impresa la vide nel catering, come oggi si chiama.
Si può omaggiare anche in tale circostanza la teoria vichiana dei corsi e ricorsi storici ma occorre evidenziare il rilievo che non sempre le cause sono le stesse.
In quei tempi recarsi a ristorante, per taluni, era quasi disdicevole e le classi più agiate, che traevano le loro fortune dall’agricoltura facendo il mestiere di “possidente”, una delle tante professioni ormai scomparse, ricercavano altre soluzioni.
Costoro, in occasione di battesimi e matrimoni, trovavano molto utile ed economico preparare i loro banchetti nelle loro spaziose case. Queste erano piene di ogni ben di Dio, nulla mancava di tutto ciò che occorreva: farina, uova, polli, tacchini, faraone, vino e servitù compresa.
L’unica cosa che faceva loro difetto era la stoviglieria e quel tanto di mestiere che avesse consentito un pasto diverso dal solito. Cercavano, pertanto, un abile cuoco che, oltre a fornire la stoviglieria, preparasse un menù all’altezza della situazione.
Oggi, a ben pensarci, il catering parte da motivazioni esattamente opposte.
Fu così che Francesco, detto Checco, cominciò a mostrare la sua abilità e pubblicizzare i suoi piatti.
L’attività di catering reclamizzò non poco la sua trattoria e andare a mangiare al suo locale divenne quasi un appuntamento fisso in occasione dei mercati e fiere che, allora numerose, si svolgevano a Trevi.
Ciò gli impose di ampliare il locale: cosa che fece portandolo ad una sala di circa 80 mq. Chiamò ad affrescare le pareti un pittore, che veniva a villeggiare a Trevi, il quale vi dipinse una serie di raffinate vedute panoramiche viste dal colle.
Con la fine della seconda guerra mondiale ed il conseguente sviluppo economico si rese necessario altro ampliamento e così fece costruire un grande salone panoramico con vista sulla vallata.
Vari furono i piatti famosi del suo menù. Il primo, che inizialmente fu quello che lo distinse, furono i vincisgrassi. La prima volta li servì in occasione di un pranzo per la Festa del Crocifisso di Bovara. Il successo fu tale che i bovaresi lo portarono in trionfo.
Altri piatti che incontrarono un grandissimo successo furono i “Cappelletti al tartufo” ed il “Risotto alla viennese” che andarono ad unirsi egregiamente alla Galantina di pollo, ai piatti di cacciagione, che allora copiosa si cacciava a Trevi, ed ai piatti di pesce, astici, aragoste, scampi ecc., che si faceva spedire da Civitavecchia, come da Genova, da una famosa ditta d’importazione, si faceva spedire il caviale russo ed il salmone affumicato scozzese.
Oggi, questi prodotti sono reperibili in qualsiasi supermercato ma, allora, si potevano trovare soltanto nelle più importanti città italiane.
Dopo aver trascorso l’intera mattinata in cucina, passava in sala dove si dedicava alla cura del cliente per il quale era sempre prodigo di consigli e, quando capiva che per necessità doveva dare tempo alla cucina, sapeva intrattenere con la sua conversazione sempre spiritosamente brillante.
Grandissima importanza dette alla cantina che faceva visitare soltanto ai clienti più affezionati. Vi ospitava i principali vini nazionali e stranieri e una delle sue più grandi soddisfazioni era quella di poter rispondere, ad un cliente che richiedeva una certa annata di un tal vino: “ce l’abbiamo”. Non furono pochi gli “svelti” che dovettero, poi, stare al gioco.
In sala aveva, per quei tempi, una stravaganza: i camerieri dovevano sempre indossare giacca bianca, pantaloni neri e camicia bianca con una cravatta nera. Introdusse, forse per primo, le cameriere in nero e grembiulino bianco arricchito con merletti. I clienti più numerosi li aveva a Spoleto e Foligno, poi, a Perugia e, quando la sua fama giunse a Roma, Trevi ogni domenica era inondata di macchine e pullman provenienti dalla capitale.
Ovviamente il suo locale ospitò importantissime personalità nazionali ed estere sia in campo politico che religioso, artistico ed economico, compreso anche qualche re. Aveva l’abilità di saper fingere di riconoscere tutti. Una volta che gli si presentarono Alida Valli ed Amedeo Nazzari, attori italiani che allora andavano per la maggiore, e messo alle strette da Nazzari, che aveva capito che non l’aveva riconosciuto, si salvò chiedendogli: “In quale ramo siete famosi?”.
“Nel cinema” gli risposero.
“Scusatemi, ma l’ultima volta che ci andai fu nel 1938”.
Non volle mai fare, del suo, un locale esclusivo. Amava affermare che la cucina è un’arte che capiscono tutti e provava una grande soddisfazione quando vedeva nel tavolo accanto a quello che ospitava il re di Svezia una famiglia qualunque.
Una volta che un contadino lo interpellò per il pranzo di nozze della figlia, gli chiese:
“Che vuoi per menù?”
E l’altro: “ A Che’, non comincia’ co’ li piatti difficili. A me lu menù non me piace!”
A tavola raramente faceva arrivare il piatto già pronto ma sempre quello di portata ed i camerieri avevano l’ordine di servire il cliente finché non fosse questi a dire: “ora basta”.
Ci pensava lui, all’atto di redigere il conto, a sistemare quelli che tentavano d’approfittare dell’usanza del locale.
Amava i clienti che apprezzavano la buona tavola ed aveva in uggia quelli che spizzicavano soltanto qualcosa. Nel suo locale quelli che mangiavano poco pagavano anche per quelli che mangiavano più abbondantemente.
Non accadde mai, lui presente in sala, che un cliente lasciasse qualcosa sul piatto senza che lui intervenisse chiedendogliene la ragione, sempre pronto a sostituire il piatto se non fosse stato di gradimento del cliente.
Il Collegio Lucarini è stata una delle più prestigiose istituzioni trevane e porta il nome del mecenate che lo fondò, Virgilio Lucarini. Di antica e abbiente famiglia trevana, protonotario apostolico e canonico di S. Giovanni in Velabro dotò la sua città di varie istituzioni benefiche tra cui il seminario, (3 settembre 1644) poi “collegio”. Lasciò tutto il suo patrimonio per dotare queste istituzioni. La prima sede del collegio fu la casa del testatore, Palazzo Lucarini – già sede di Flash Art Museum, Ora Palzzo Lucarini Contemporary – di fronte alla chiesa di S. Emiliano.
In seguito ai terremoti del 1832 che resero inagibile il palazzo, “icollegiali.1 vennero temporaneamente ospitati dall’abate Paolo Valenti nel suo palazzo che sorge in via S. Francesco (a sinistra verso Piazza del Comune). Questo palazzo, che è il più bello di Trevi, fu fatto costruire dall’abate Alessandro Valenti nel 1555. Fu proprio Alessandro Valenti ad essere creato da Giulio III (1550-1555) primo conte di Rio Secco (Comes Rivi Sicci) con diritto di trasmettere il titolo ai nipoti. L’ultimo rampollo di questa nobile famiglia è stato il conte Tommaso (†1941)a cui dal 1963è intitolata la locale scuola media statale.
Il cardinale Emmanuele De Gregorio, prefetto del Concilio, era il protettore del Collegio Lucarini. Per sistemare definitivamente i collegiali terremotati, acquistò dai frati a sue spese (propiis impensis) ilConvento di S. Francesco. Prima però chiamò a progettarne i necessari lavori di restauro e ristrutturazione il romano Giuseppe Valadier il quale «con eleganza e magnificenza di disegni» (Moroni) lo rese agibile nel giro di diciotto mesi.
Fu infatti inaugurato il 26 ottobre 1834.Possono ammirarsi ancora oggi lo scalone articolato ed ampiamente disteso che dal primo piano conduce, con elegante compostezza, ai piani superiori. É pieno di luce e di spazio ed è sovrastato da una nicchia che accoglie il busto in marmo del Lucarini.
[Purtroppo il celebrato scalone è stato barbaramente distrutto negli interventi del 2012 e completamente rifatto. Per adeguare la scala alle normative vigenti l’alzata dei gradini è stata ridotta di circa 2 cm, aumentandone il numero e modificando di conseguenza la pendenza della scala e del corrimano. Al P.T è stato creato un nuovo pianerottolo, un gradino più in alto del pavimento originale. Non crediamo che questa prassi venga seguita per tutte le scale degli edifici storici!]
Il Valadier che era palladiano nelle costruzioni di nuovo tipo, era invece vagamente neoclassico nelle ristrutturazioni: lo si può notare anche qui nella fuga di finestre che si affacciano sul chiostro e nel decorativismo che abbellisce la volta del corridoio del secondo piano. Corridoio sul quale si aprono alcune celle cinquecentesche perfettamente conservatesi nella loro essenziale struttura originale. Particolarmente decorata e ben conservata è la cella del Padre Provinciale il quale, come afferma Durastante Natalucci, abitualmente dimorava a Trevi. Ora questa cella e adibita ad aula della TV per gli alunni del Doposcuola.
Lo stesso Valadier fece collocare sull’ingresso principale del Collegio uno scudo gentilizio prelatizio con lo stemma nobiliare dei Lucarini su cui campeggia un cinghiale.
Tale stemma che e più volte disegnato sulla volta del secondo piano (lato nord) era del nipote di Virgilio Lucarini, il domenicano Reginaldo Lucarini (+1674)illustre teologo che fu vescovo di Città della Pieve dopo esser stato Maestro di Camera del Papa. Nel 1835 venne collocata sul muro esterno del convento una lapide-lavagna in marmo lucido con cornice di pietra. Vi è scolpita un’epigrafe che esalta, in un latino elegante, dettato dal card. Cesare Facchinetti, arcivescovo di Spoleto, l’opera benefica del Lucarini in favore della gioventù maschile e femminile di Trevi. Tale lapide datata 1675, sovrastata dallo scudo gentilizio laico, originale della famiglia Lucarini, scolpito in pietra grigia, proviene dall’atrio della vecchia sede del Collegio.
Il primo rettore della nuova sede fu lo scolopio padre Pistilli di Firenze, l’ultimo il priore di S. Emiliano, don Giuseppe Agostini. Nel 1839 il cardinale De Gregorio decise di cedere il collegio alla Congregazione di Carità di Trevi. Nel 1893 il presidente della Congregazione stessa Isidoro Benedetti Valentini volle dargli maggior sviluppo e chiamò a reggerlo i padri Salesiani. I figli di don Bosco non delusero le aspettative sul piano della efficienza organizzativa ed educativa ed il «Lucarini» divenne in breve tempo un collegio tra i più apprezzati della regione.
I Salesiani però per esigenze di spazio e di funzionalità sopraelevarono il complesso degli edifici del convento ottenendo un terzo piano (che ospita attualmente i corsi C e D) ma ne compromisero irrimediabilmente i delicati equilibri architettonici. Assai infelice fu poi la decisione di coprire con grandi lastroni di plastica il cortile interno da cui oltretutto furono rimossi l’artistico pozzo cinquecentesco.2 ed il muretto che delimitava il chiostro.
La plastica mortifica la luminosità degli ambienti sottostanti, impedisce la visione di stupende aeree prospettive e preclude al sole la possibilità di illuminare archi, volte, pitture gia assuefatte da secoli a stupire gli uomini nel fantastico variato gioco dei chiaroscuri.3.
Nel 1963 i salesiani lasciarono Trevi. Da allora l’ex convento di San Francesco è diventato sede della scuola media statale «Conte Tommaso Valenti».4. Nel 1964 a spese del comune la cappella dei salesiani (ricavata dal grande ossario della sovrastante chiesa annessa) fu trasformata in palestra.5 per gli alunni della scuola.”.1
Il testo tra virgolette ” ” é integralmente riportato da:
Bertassi, don Giovanni
,
Trittico,
Trevi,1984, pagg.18-19 – Don Bertassi, profugo istriano, approdò in Umbria nel 1947 con vari altri confratelli al seguito del vescovo Mons. Raffaele Radossi. Fu per molti anni preside della nuova “Scuola Media Statale” che subentrò al Collegio nei locali dell’ex convento di S. Francesco
2)
Non conosciamo disegni o foto che raffigurino il pozzo. La cisterna sotto il chiostro, visibile attualmente da una grata sul pavimento, dalle foto del primo Novecento risulta chiusa con un robusto chiusino in lamiera, al centro del chiostro, che era pavimentato in pendenza a quattro spioventi. Comunque il pluteo, del cui abbattimento si rammarica il Bertassi, dovrebbe essere stato di metà del Seicento, epoca del completo rifacimento del convento e non cinquecentesco.
3)
La copertura tanto deprecata dal Bertassi fu successivamente rimossa.
4)
Con l’intitolazione al pur benemerito trevano conte Tommaso Valenti, si è abbandonato definitivamente, con incredibile ingratitudine, ogni riferimento al fondatore Virginio Lucarini, che lasciò tutti i suoi beni per questa e altre opere pie.
5)
Attualmente nei locali dell’ex palestra è ospitato parte del
Ex Allievi Salesiani del Collegio Lucarini Convegno annuale 7 maggio 2006
“Giubileo” degli ex allievi che hanno conseguito la licenza media nel 1956
Barbetti Ezio di Foligno
Benedetti Giorgio di Gualdo catt.
Bottini Rodolfo di S.Anatolia di N.
Brizioli Elpidio di Todi
Cannelli Giancarlo di Assisi
Ciotti Gianfranco di Torgiano
Ciotti Giorgio di Torgiano
De Sanctis Alfredo di Trevi
Diotallevi Gabriele di Bevagna
Giambi Bruno di Cascia
Giuliani Angelo di Trevi
Innocenzi Alberto di Montefalco
Lacché Elio di Ferentillo
Marcelloni Rufino di Trevi
Margaritelli Giancarlo di Marsciano
Mataloni Paolo di Perugia
Navarra Elio di Cimitile (NA)
Paoloni Mario di Cascia
Pellegrini Alessandro di Todi
Ricciardi Giuseppe di Solignano
Rossi Bernardino di Campello
Santini Luciano di Roma
Sbarra Benedetto di Gualdo Catt.
Settimi Cesare di Spoleto
Socciarelli Enzo di Belmonte Sabino
Tosi Alberto di Trevi
Trojani Domenico di Roma
Verginelli Luigi di Roma
Vignaroli Paolo di Perugia
Viola Ezio di Spoleto
Zappelli Piergiorgio di Trevi
Trevi, Chiostro del Convento di S. Francesco, ex Collegio Lucarini Sig.ra Casciola, Luciano Casciola, Franco Cruciani, Sante Giuliani, Angelo Giuliani, Alfredo De Sanctis, Sigra Bonanni, PierGiovanni Maggiolini, Rosato Cesarini, Francesco Antonini (in ginocchio), Luigi Bonanni, Sig.ra Thomas, Giovanni Battista Thomas, Ubaldo Santi, Domenico Del Raso, Ferdinando Novelli, Franco Spellani (in ginocchio), Alfiero D’Agata, Sabatino Medei, Giuseppe Zeppadoro, Pietro Betori, Piero Milei, Don Nazzareno Centioni, Sig.ra Margherita Zappelli, Vincenzo Righetti, Francesco Bartolini, Giuseppe Gamberale, Alberto Innocenzi, Ilario Zappelli, Marcello Caponi.
Da Ancona è venuto D. Nazzareno Centioni, vice Ispettore, che non ha insegnato a Trevi, ma ha conosciuto molti ex allievi agli esercizi spirituali di Loreto. In particolare ha voluto salutare l’avv. Carlo Zenobi che ha frequentato Loreto dal 1952, per 50 anni ininterrotti.
Trevi, Terrazza di casa Zenobi: Ferdinando Novelli, Francesco Antonini, Carlo Zenobi, D. Nazzareno Centioni
Da segnalare anche la presenza di Domenico Del Raso, autore di un bel volume sulla vita di suo zio, don Nello del Raso che dal 1937 al 1941 insegnò a Trevi, ove è tuttora ricordato con affetto dai suoi allievi, i quali hanno fornito abbondante materiale per la biografia dell’antico maestro. Don Nello, dopo la bufera della guerra, ha acquistato fama imperitura per il suo eroico impegno tra i giovani di Tivoli, sua città natale.
Trevi, Sala conferenze di S. Francesco (ex teatro del Collegio) Domenico Del Raso, don Nazzareno Centioni, Francesco Antonini, Franco Spellani, Francesco Bartolini
A MEMORIA
DI QUESTO EDIFICIO ERETTO NEL 1648 RICOSTRUZIONE DEL PRIMITIVO CONVENTO
Nel convegno si è discusso anche del PROGETTO della lapide da apporre a sinistra della porta est, alla stessa altezza di quella dedicata al fondatore del Collegio Virgilio Lucarini
L’epigrafe a Virgilio Lucarini e lo stemma della famiglia si trova sulla facciata del palazzo comunale in piazza Mazzini. Vi fu apposta in riconoscenza della munificità del prelato.
Altra lapide di analogo tenore si trova vicino all’ingresso secondario del Convento di S. Francesco ove vi fu trasportata da Palazzo Lucarini, di fronte alla chiesa di S. Emiliano, all’epoca del trasferimento nella nuova sede del Collegio Lucarini
N60906
VIRGINIO LVCARINO I V D
CIVI OPTIMO
SVMMAE PIETATIS AC BENEFICENTIAE VIRO
QVOD SEX QVOTANNIS VIRGINIBVS CENTVM SCVTO-
RVM IN SINGVLAS DOTEM LEGAVERIT
QVOD COLLEGIVM DE SVO COGNOMENTO LVCARINV¯
NVNCVPATVM DOMO SVAE FVNDAVERIT AC DOTAVERI(T)
QVOD AMPLVM OVEM FRVMENTORVM VOCANT
MONTEM IN PIOS PAVPERVM VSVS INSTITVERIT
GRATA PATRIA
FILIO SVO BENEFICENTISSIMO
EX DECRETO D.D. ANTEPOSITI PRIORVM
ET CONSILIARIORVM
HOC GRATI ANIMI ARGVMENTVM
EXTARE VOLVIT
ANNO SALVTIS M.D.C.LXXVII
L’epigrafe è riportata, in corsivo e con qualche leggera discrepanza, dal Natalucci
Ex Allievi Salesiani del Collegio Lucarini Archivio fotografico
Trevi: Collegio Lucarini
Convegno degli ex allievi
Fine anni ’50
In alto, in piedi sul gradino: Fabiano Favetta, Luigi (Gigino) Brunelli, Augusto Bartolini, X, a dx del monumento: Carlo Zenobi, Sante Massaccesi, salesiano, don Fioretti.
In piedi sulla strada: Mario Loretoni, X , Luigi Petessi, X , Don Berardi, Dante Zappelli, Sor Germano, Achille Cruciani, salesiano, Natalino (Lillino) Gaudenzi, Vincenzo Giuliani In ginocchio: X, Gino Fioretti, X, Giuseppe Gamberale (?)
Altra posa dello stesso gruppo (incompleto)
In piedi sulla strada: X , Luigi Petessi, X , Don Berardi, Dante Zappelli, Sor Germano, Achille Cruciani, salesiano, Natalino (Lillino) Gaudenzi, Vincenzo Giuliani In ginocchio: X, Gino Fioretti, X, Giuseppe Gamberale (?).
NOTA: L’identifcazione dei personaggi è avvenuta dopo 60 anni! Chi fosse in grado di individuare i nomi mancanti o rettificare o chiedere eventuali cancellazioni dei soggetti ritratti ci contatti con l’e-mail
Ex Allievi Salesiani del Collegio Lucarini Convegno annuale 10 giugno 2018
Programma
accoglienza degli ex allievi in PIAZZA MAZZINI (portico del Comune) ore 10 – Convegno presso il Circolo di Lettura g.c. (Piazza Mazzini) Ore 11,30 – S. Messa nella chiesa di S. Emiliano ore 12,30 – Saluto al monumento degli ex allievi caduti e foto di gruppo ore 13 – PRANZO presso il ristorante Il Terziere
Alcuni ex allievi in Via Riccardi di fronte alla chiesa di S.Emiliano… Da sinistra: Sig.ra Tavani, Giambattista Thomas, Igino Tavani, Sig.ra Thomas, Luigi Donati, Guido Bartolini, Giuseppe Zeppadoro, Marcello Caponi, Giorgio Bartolini, Alberto Tosi, Piero Milei,FrancescoAntonini, Don Vittorio Albasini, Franco Spellani; mons. Oreste Baraffa.
… e al monumento degli exAlllievi caduti
Da sinistra: Franco Spellani, Luigi Donati, Piero Milei, Simona Philippa Spera, Marcello Caponi, Giuseppe Zeppadoro, Alberto Tosi, Don Vittorio Albasini, G. Battista Thomas, Guido Bartolini, Sig.ra Thomas, Giorgio Bartolini (parzialmente coperto) Francesco Bartolini, Alessandro Tabarrini, Sig.ra Tavani, Igino Tavani Era presente al convegno anche: Alfredo de Sanctis
Sintesi della comunicazione di Don Vittorio Albasini : DON BOSCO AGLI EX ALLIEVI
Pensieri di don Bosco agli Ex-Allievi il 24 giugno 1880, onomastico di don Bosco
ANGELI – Ricordati che hai un Angelo per custode e amico.
Invoca il tuo angelo nelle tentazioni. Lui ha più desiderio di aiutarti che tu di essere aiutato.
Non ascoltare il demonio e non temerlo: esso trema e fogge al cospetto del tuo Angelo Custode.
Se vi trovate in qualche pericolo di anima e di corpo, invocatelo. Io vi assicuro che l’Angelo Custode vi assisterà.
Io godo assai nel sapere che voi vi regolate sempre bene, vivete da buoni cristiani e da cittadini onorati.
Non dobbiamo meravigliarci di trovare degli ingrati. Anche tra i dodici apostoli ve ne fu uno, quantunque avesse ricevuto per tre anni l’educazione dal Maestro dei maestri.
Il 13 luglio 1884. Convegno degli Ex-allievi a Valdocco. Tra essi tre giovani che don Bosco vide sonnecchiare davanti all’altare e che lui aveva invitato al catechismo nel lontano 8 dicembre 1841. Don Bosco parla con commozione al termine del convegno.
“Vedo che molti di voi hanno già la testa calva, i capelli incanutiti e la fronte solcata di rughe. Non siete più quei ragazzi che io amavo tanto; ma sento che ora vi amo ancor più di una volta, perché con la vostra presenza mi assicurate che stanno saldi nel vostro cuore quei principi della nostra santa religione che io vi ho insegnato e che sono la guida della vostra vita.
E poi vi amo ancora di più perché mi fate vedere che il vostro cuore è sempre per don Bosco.”
FAMIGLIA – II più bel dono che possa fare Dio a una famiglia è un figlio sacerdote. Gesù prende il suo posto nella famiglia.
CARITÀ – Dio ci ha messo al mondo per gli altri.
COMUNIONE -Tutti hanno bisogno della Comunione: i buoni per mantenersi buoni, i cattivi per farsi buoni.
Alcuni dicono che per fare la Comunione spesso bisogna essere santi. Non è vero. La Comunione è per chi vuole farsi santo. I rimedi si danno ai malati, il cibo si dà ai deboli.
MIELE -Si pigliano più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile di aceto.
SALUTE – Dopo la grazia di Dio la salute è il primo tesoro. La salute è un gran dono del Signore.
SISTEMA EDUCATIVO di DON BOSCO
Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e l’amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontani gli stessi leggeri castighi.
VIRTÙ’ – Se non si fanno veri sforzi si diminuisce sempre di virtù.
VISITA al SS. SACRAMENTO – Si vada ai piedi del Tabernacolo soltanto a dire un Pater, Ave e Gloria, quando non si potesse di più. Basta questo per renderci forti contro le tentazioni.
VITA – La nostra vita è nelle mani del Signore, che è un buon padre: egli sa fino a quando ce la deve conservare.
Considera ogni giorno come l’ultimo della vita,
In questa vita abbiamo le spine e nell’altra le rose.
VIZIO – L’ozio e la disoccupazione portano con sé tutti i vizi.
Se il giovane è goloso, amante del vino, dormiglione, a poco a poco avrà tutti i vizi.
MEGLIO – Il Meglio è nemico del bene.
EDUCAZIONE – Ricordatevi che l’Educazione è cosa di cuore.
ROSE e SPINE – Per cogliere le rose, si sa, s’incontrano le spine; ma con le spine vi è sempre la rosa.
MARIA – Le madri terrene non abbandonano mai i loro figli. Così Maria, che tanto ama i suoi figli in vita, con quale tenerezza, con quale bontà non correrà a proteggerli, negli ultimi istanti, quando maggiore ne è il bisogno.
Vi raccomando di dire ogni sera, prima di coricarvi, tre volte la seguente preghiera: “Cara Madre, Vergine Maria, fate che io salvi l’anima mia “
ESPERIENZA – L’esperienza è una grande maestra.
LOTTO – Ecco i numeri del Lotto: il 5, il 10, il 14.- Ecco la spiegazione: il numero 5 sono i cinque precetti generali della Chiesa; il numero 10 sono i 10 comandamenti; il numero 14 sono le 14 opere di misericordia. Giocateli e vi guadagnerete un tesoro infinito.
TRIDUO DI PREPARAZIONE – DUOMO S. EMILIANO A TREVI La statua di S. Emiliano sarà esposta da lunedì 25 gennaio a saabto 30 gennaio
LUNEDÌ 25 GENNAIO Ore 17,30 S. ROSARIO Ore 18 S. MESSA MARTEDÌ 26 GENNAIO Ore 17,30 S. ROSARIO Ore 18 S. MESSA
MERCOLEDÌ 27 GENNAIO Ore 17 Adorazione Eucaristica e Confessioni sacramentali. Ore 18 VESPRI SOLENNI
LA CITTADINANZA È INVITATA AD ILLUMINARE LE FINESTRE COME DA TRADIZIONE GIOVEDÌ 28 GENNAIO Ore 11 S. MESSA PONTIFICALE Presiede: S. E. Mons. Renato Boccardo, Arcivescovo dì Spoleto – Norcia Offerta dell’olio, per la lampada votiva al Santo Patrono da parte del Comune di Trevi. Servizio liturgico – musicale a cura dei cori delle Parrocchie nel Comune di TreviOre 15 presso la “Casa della Gioventù” giochi per banbini e ragazzi Ore 18 S. MESSA