Categoria: Storia

  • Famiglia Parriani

    Famiglia Parriani

    (in elaborazione)

    Stemma della famiglia Parriani*

    * Stemmi delle famiglie patrizie, 1787 – Trevi, Archivio Comunale (foto 1996).1

    Trevi, Archivio cpmunale, Stemma Parriani

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI Y01

    Note

    1

    )

    – Tutti gli stemmi del volume sono ora riprodotti anche in:

    L’archivio comunale preunitario … di Trevi

    , (

    Quaderni della Soprintendenza archivistica per l’Umbria n? 19

    ), Perugia, 2005, p. 333

  • Famiglia Petrelli

    Famiglia Petrelli

    Pagina in elaborazione

    Antica famiglia proveniente dalla Balìa di S. Luca, villa di Trevi, ora frazione del comune di Montefalco. Famiglia, che fu tenuta in molta considerazione in patria e fuori, e che ebbe tra i suoi membri molti illustri magistrati e dignitari ecclesiastici.1

    Riamane una bella casa in via della Piaggia, vicina alle case Valenti, con porte e finestre in pietra ornate negli spicchi con stemmi Petrelli e Valenti.

    Vari personaggi dettero lustro al casato:

    Crispolto

    Felicita

    Giuseppe

    Papirio

    Quintilio

    Sigismondo

    Tolomeo

    Tommaso Vespasiano

    Trevi, Casa Petrelli.

    stemma.

    .

    Foto 30508

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI 08Y-102

    Note

    1

    )

    Tommaso Valenti

    ,

    La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime

    , Roma, Desclée, 1928, pag.273

  • Famiglia Piccini

    Famiglia Piccini

    (in elaborazione)

    Stemma della famiglia Piccini*

    * Stemmi delle famiglie patrizie, 1787 – Trevi, Archivio Comunale (foto 1996).1

    Trevi, Archivio comunale, stemma Piccini

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI Y01

    Note

    1

    )

    – Tutti gli stemmi del volume sono ora riprodotti anche in:

    L’archivio comunale preunitario … di Trevi

    , (

    Quaderni della Soprintendenza archivistica per l’Umbria n° 19

    ), Perugia, 2005, p. 336

  • Famiglia Piccini di Todi

    Famiglia Piccini

    di Todi

    (in elaborazione)

    Stemma della famiglia Piccini di Todi*

    * Stemmi delle famiglie patrizie, 1787 – Trevi, Archivio Comunale

    Trevi, Archivio Comunale, stemma famiglia Piccini di Todi

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI Y01

  • Pio VI

    Pio VI

    Giannangelo Braschi di Cesena

    1775 -1799

    Lo stemma di Pio VI si trova in molti documenti dell’epoca conservati in Trevi.
    Quello riportato a fianco orna la copertina del bel codice dipinto “Stemmi delle famiglie patrizie, 1787″, che fu compilato proprio per dimostrare che la “Terra” di Trevi era meritevole del titolo di “Città” anche per il gran numero di famiglie illustri che in essa dimoravano.

    Il 28 settembre 1784, con la bolla Apostolicae Sedis Pio VI reintegra in perpetuo Trevi al titolo e agli onori di Città.

    Ne 1782, l’11 giugno, il Papa aveva sostato nell’antichissimo ospedale di S. Tommaso in occasione del ritorno del suo viaggio a Vienna, alla corte dell’imperatore Giuseppe II.

    Trevi, Archivio comunale - Stemma di Pio VI

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI

    05X-078

  • Famiglia Plini

    Famiglia Plini

    di

    Spoleto

    (in elaborazione)

    Giuseppe Plini, di Spoleto, cameriere di cappa e spada di S.S. Pio IX, viene accolto nel ceto patrizio di Trevi il 29/12/1847.1

    *

    Trevi, Archivio Comunale , stemma Plini

    Stemma della famiglia Plini – Stemmi delle famiglie patrizie, 1787 – Trevi, Archivio Comunale (foto 1996).2

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI Y01

    Note

    1

    )

    Zenobi, Carlo,

    Storia di trevi 1746-1946

    , Foligno, 1987, p. 178.

    2)

    – Tutti gli stemmi del volume sono ora riprodotti anche in:

    L’archivio comunale preunitario … di Trevi

    , (

    Quaderni della Soprintendenza archivistica per l’Umbria n° 19

    ), Perugia, 2005, p. 345

  • Famiglie Riccardi

    Famiglie Riccardi

    Oltre alla più nota

    Famiglia Riccardi

    che nel 19° secolo rinunciò all’iscrizione nel ceto dei “Cittadini” e dalla quale ebbe origine Tommaso, salito alla gloria degli altari con il nome di

    Beato Placido Riccardi

    , nella prima metà del ‘900 ci furono in Trevi altre tre famiglie con lo stesso cognome, sebbene senza relazione di parentela tra di loro e tutte e tre senza discendenza, estintesi negli anni Cinquanta e Sessanta

    Un Riccardi era proprietario della bella casa cinquecentesca in Via dell’Orticaro, alla fine di Via Dogali.
    Trasferitosi a Roma, conservò la proprietà della casa, passata poi alla consorte superstite e poi venduta a fine secolo alla famiglia Timner-Moriconi.

    RICCARDO, ANNIBALE e ANITA RICCARDI, fratelli, tutti e tre sordomuti, abitavano in via dell’Orticaro, ma in uno stabile distinto dalla casa suddetta.

    Riccardo esercitava il mestiere di calzolaio in fondo all’attuale Largo Don Bosco, all’inizio del Vicolo del Fornaro, Annibale era operaio dell’industria e Anita era casalinga.

    Più noti, popolari ed estroversi erano invece i

    fratelli Teodoro e Alfonso Riccardi

    Erano proprietari di un vasta parte dell’antichissima casa Manenti a pochi metri della piazza del Comune, alienata poi nei primissimi anni Cinquanta. All’inizio del secolo scorso, quando ritornavano da Roma sfoggiavano una carrozza con “tiro a sei”, cioè trainata da sei cavalli, successivamente sostituita con l’automobile, la mitica Isotta Fraschini.

    In paese erano conosciuti con il soprannome “Li Gobbi”, poiché Alfonso, detto Alfonsetto per la sua bassa statura, aveva una vistosa gobbetta, lui solo, ma per una strana proprietà transitiva la caratteristica veniva estesa anche al fratello Teodoro.

    Erano valentissimi restauratori e certamente ebbero influenza determinante sulla formazione professionale del concittadino Renato Mancia.1, pioniere in Italia nell’applicazione dei sussidi scientifici, in particolare i raggi X, per l’analisi dei dipinti.

    Raccontano i più anziani che Teodoro al bar del Circolo di Lettura si vantava di aver ricostruito e firmato la biga esposta al British Museum di Londra: «Se smonti il cerchio destro (o sinistro?) della biga del Museo di Londra, trovi scritto sul legno: THEODORUS FECIT»..2

    L’aneddoto, per più di mezzo secolo considerato una millanteria di chi voleva sbalordire i concittadini con le sue imprese fuori paese, fu riesumato sotto una nuova luce quando, qualche decennio fa (anni ’70?) la biga venne esposta dal British Museum come un falso, opera “dei fratelli Riccardi nel 1930”

    Recenti polemiche sulla “Biga di Monteleone” esposta al Metropolitan di New York, hanno riportato alla ribalta i Riccardi, in qualche modo implicati nelle vicende del reperto. Sembra che una famiglia di tal nome fosse in Orvieto, un’altra di rinomati ed onesti antiquari opera tuttora in Assisi, ma i responsabili di questi restauri “disinvolti” sono identificati nei Riccardi di Firenze (Amedeo) e il cugino, il “nostro” Teodoro e quindi gli artefici della biga di Londra dovrebbero essere non “i fratelli”, ma i “cugini Riccardi”.

    Ad onor del vero, al di là del falso sfacciato, tutti i vecchi restauratori potrebbero essere tacciati di falsari perché l’dea di “restauro filologico” non era tanto diffusa nella prima metà del ‘900 e pertanto il restauratore si preoccupava di risarcire le parti danneggiate o mancanti in modo che non si distinguessero dall’originale. Quindi quello che oggi passa per un falso, qualche anno addietro veniva considerato soltanto un restauro ben fatto, tanto che l’autore ne andava tanto fiero da apporvi il proprio nome. E questo potrebbe essere accaduto per la Biga di Monteleone, che dopo oltre due millenni conservava intatti i pannelli in bronzo, ma forse non altrettanto le parti in legno. Ora però, per complicare la vicenda, secondo un critico americano sembra che siano falsi proprio i pannelli in bronzo.

    Dopo tutte queste considerazioni non sappiamo se Teodoro Riccardi abbia “firmato” la biga di Londra o quella del Metropolitan, cioè di Monteleone, o tutt’e due. E forse non lo sapremo mai.

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI 078

    Note

    1)

    Zenobi, Carlo, 1987,

    Storia di Trevi 1746 -1946

    , pag. 354

    2)

    Testimonianza orale di Carlo Zenobi e molti altri.

  • Famiglia Riccardi

    Famiglia Riccardi

    Altri RICCARDI in Trevi

    Nel 1844 la Deputazione Araldica del Comune propose di ascrivere al ceto dei “Cittadini”

    Francesco Riccardi

    , il quale, pur risultando attivissimo consigliere comunale, rinunciò a tale “distinzione” non si sa per quali motivi

    .1

    .

    Tra i più illustri membri della famiglia risulta certamente Tommaso Riccardi (1844 – 1915), entrato nell’ordine benedettino con il nome di Placido, innalzato da Pio XII alla gloria degli altari.

    In più riprese vari componenti della famiglia si trasferirono a Roma nella prima metà del ‘900.

    Tra i nostri contemporanei: Alberto Riccardi, scomparso pochi anni addietro, alto funzionario di primario gruppo bancario, che ritornava a trascorrere i fine settimana nella casa di Trevi.

    Andrea Riccardi, docente universitario, fondatore e capo carismatico della “Comunità di S. Egidio”, impegnato direttamente sia nell’assistenza ai senzatetto, sia in delicate questioni di diplomazia internazionale.
    Dal 16/11/2011 ministro della Cooperazione internazionale e l’Integrazione nel governo Monti.

    Trevi, Italy - Stemma della famiglia Riccardi

    Stemma della famiglia Riccardi –

    Trevi, Schienale di banco allora nella chiesa di S. Giovanni

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI 026-042-078

    Note

    1)

    Zenobi, Carlo, 1987,

    Storia di Trevi 1746 -1946

    , pag. 174.

  • Famiglia Ricci

    Famiglia Ricci

    Oriunda dalla località di San Silvestro di Pelano, della montagna di Trevi, oggi Coste, che nel 15° secolo risultava ascritta alla balìa di Matigge1. Nel 1432 ser Pietro di ser Angelo (dal titolo ser si evince che padre e figlio erano ambedue notai) partecipò alla modifica dello Statuto di Trevi.2

    La casa Ricci, entro le mura, poco sopra alla porta del Cieco, finora difficilmente identificabile, esisteva già nel 1528, quando gli ebrei, che dimoravano “tra le abitazioni Ricci e Natalucci” chiesero una licenza in Comune.3

    Nella prima metà del ‘500 la famiglia Ricci era già assurta a notevole rango. Pier Costanzo fece venire da Roma la magnifica pila dell’acqua santa per la monumentale chiesa delle Lacrime che si andava allora edificando, pagandola 27 fiorini e con testamento del 1531 lasciò 140 fiorini per dotare la Cappella di S. Ubaldo, la prima a destra nella suddetta chiesa, e altri 60 fiorini per la decorazione. Il legato fu soddisfatto dai suoi eredi Vincenzo e Corrado nel 1556. La cappella fu successivamente affrescata dagli Angelucci di Mevale. In alto ci sono ancora tre stemmi della famiglia Ricci: di rosso, al monte di tre cime di verde accompagnate in capo da un riccio o porcospino, al naturale.4

    Trevi, Museo di S.Francesco, Stemma Ricci

    Trevi, Museo – Pila dell’acqua santa già nella chiesa delle Lacrime – Particolare –

    Stemma della famiglia Ricci

    Corrado, dottore, con altri facoltosi cittadini, prese in affitto dal Comune i paduli, corrispondendo per parte sua un canone annuo di 3000 scudi, ma per controversie tra il Comune, i Canonici di S. Emiliano e la Duchessa Della Corgna, il contratto fu subito rescisso (1560)5.

    Nel 1573 risultano quattro famiglie Ricci con a capo: Asdrubale del fu Corrado, Giovan Battista e Vincenzo del fu Pier Costanzo, tutti e tre con il titolo di dottore e Troilo, notaro, ascritto però alla balìa di Picciche.6

    Si ha memoria di una tomba della famiglia Ricci nella chiesa di S. Francesco7 oltre a quella presso l’altare di famiglia nella chiesa delle Lacrime, a conferma dei molti rami in cui si era distinta la famiglia

    Un altro Asdrubale, figlio di Giovan Maria e di Amalia Baglioni di Perugia, seguì nel 18° secolo la carriera militare. Lo troviamo con il grado di alfiere nel 1726 e di tenente nel 1745. In quell’epoca risultava proprietario della casa in Trevi e di casali a Casco dell’Acqua, a Cannaiola, a Fratta e a Picciche.8

    Nel libro degli stemmi del 17819 non figura lo stemma dei Ricci. Non si conoscono elementi per poter stabilire se la famiglia, o meglio, le famiglie Ricci o si siano estinte o si siano trasferite in altre città o siano decadute.

    Bozza di stemma della Famiglia Ricci.* (Natalucci, c. 1170)

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI

    302

    Note

    1

    )

    D.

    Natalucci,

    Historia universale … di Trevi – 1745,

    Foligno, 1985, c. 1170.

    2)

    Ibidem

    , c. 714.

    3)

    , c. 914.

    4)

    T. Valenti

    ,

    La Chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime a Trevi (Umbria)

    Roma, 1928, pag. 157.

    5)

    Foligno, 1985, c. 315.

    6)

    , cc. 922, 926, 929 .

    7)

    IIbidem

    , c. 182.

    8)

    , cc. 85, 483, 570, 594, 615.

    9)

    Stemmi delle famiglie patrizie,

    1787 – Trevi, Archivio Comunale

  • Famiglia Rosati

    Famiglia Rosati

    Luigi Rosati da Montefalco (trasferitosi a Trevi), sposato con l’ultima erede della famiglia Bovarini, fu ascritto al ceto patrizio della Città di Trevi, su istanza del comune di Trevi, per supplire al vuoto lasciato dalla scomparsa di molte famiglie nobili. Siccome, per legge, i componenti del consiglio comunale dovevano estrarsi dal ceto nobile o dal ceto dei cittadini, essendovi penuria di queste due classi, si incontravano difficoltà a trovare gli amministratori. Nel 1844, oltre al Rosati, altri nove nobili furono ascritti al patriziato di Trevi (Zenobi, Storia di Trevi 1746 -1946, pagg. 174 e seg.)

    Trevi, Archiviocomunale, Stemma Rosati

    Stemma della famiglia Rosati

    Stemmi delle famiglie patrizie,

    1787 – Trevi, Archivio Comunale

    (foto 1996)

    .1

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI

    Y01

    Note

    1

    )

    – Tutti gli stemmi del volume sono ora riprodotti anche in:

    L’archivio comunale preunitario … di Trevi

    , (

    Quaderni della Soprintendenza archivistica per l’Umbria n° 19

    ), Perugia, 2005, p. 344