Categoria: Da vedere

  • TREVI, Italië – Volg de Sporen (4)

    SEGUI LE ORME – VOLG DE SDPOREN

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    Zowel de gevel als het interieur onthullen een radicale neoklassieke interventie waaraan de aanwezigheid in 1832 van Valadier niet uitgesloten wordt. Ook de ijzers aan weerzijden van de deur hebben eveneens een eigen geschiedenis. Nog niet zo lang geleden zaten de werklozen erop in hoopvolle verwachting van werkaanbieding. In de zomer zaten aan de linkerzijde de roddelaarsters (kwatongen) en aan de rechterzijde de hoorndragers (klootzakken): zo hielpen zij de dames die verplicht waren er voorbij te komen.

    De terdoodveroordeelden, die langs deze weg dienden voorbij te gaan naar de plaats van executie ,wensten zich eraan vast te ketenen om zo immuniteit te verkrijgen.

    (Alberto Barbini 1989-2008 -Vertaling en Bewerking: Ludo De Graef Antwerpen 2009)

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  • Itinerari di visita

    ITINERARI DI VISITA

    Tra i molti itinerari possibili si possono prendere in esame i seguenti:

    Il giro delle mura e delle porte

    Le chiese romaniche

    I santuari mariani

    Le edicole urbane e rurali

  • FESTA DEL SS

    FESTA DEL SS. CROCEFISSO

    20 – 28 Maggio 1995

    BOVARA DI TREVI

    VISIONE DI FRATE PACIFICO (Chiesa di Bovara)

    Un’altra volta, Francesco andava per la valle di Spoleto ed era con lui frate Pacifico, oriundo della Marca di Ancona e che nel secolo era chiamato “il re dei versi”, uomo nobile e cortese, maestro di canto.

    Furono ospitati in un lebbrosario di Trevi. E disse Francesco al compagno: “Andiamo alla chiesa di S. Pietro di Bovara, perché questa notte voglio rimanere là“. La chiesa, non molto lontana dal lebbrosario, non era officiata, giacché in quegli anni il paese di Trevi era distrutto e non ci abitava più nessuno. Mentre camminavano, Francesco disse a Pacifico: “Ritorna al lazzaretto, poiché voglio restare solo, qui, stanotte. Verrai da me domani, all’alba“.

    Rimasto solo in chiesa, il Santo recitò la compieta e altre orazioni, poi volle riposare e dormire. Ma non poté, poiché il suo spirito fu assalito da paura e sconvolto da suggestioni diaboliche. Subito si alzò, uscì all’aperto e si fece il segno della croce, dicendo: “Da parte di Dio onnipotente, vi ingiungo, o demoni, di scatenare contro il mio corpo la violenza concessa a voi dal Signore Gesù Cristo. Sono pronto a sopportare ogni travaglio. Il peggior nemico che io abbia è il mio corpo, e voi quindi farete vendetta del mio avversario“. Le suggestioni disparvero immediatamente. E il Santo, facendo ritorno al luogo dove prima si era messo a giacere, riposò e dormì in pace.

    Allo spuntare del giorno, ritornò da lui Pacifico. Il Santo era in orazione davanti all’altare, entro il coro. Pacifico stava ad aspettarlo fuori del coro, dinanzi al Crocifisso, pregando anche lui il Signore. Appena cominciata la preghiera, fu elevato in estasi (se nel corpo o fuori del corpo, Dio lo sa), e vide molti troni in cielo, tra i quali uno più alto, glorioso e raggiante, adorno d’ogni sorta di pietre preziose. Mentre ammirava quello splendore, prese a riflettere fra sé cosa fosse quel trono e a chi appartenesse. E subito udì una voce: “Questo trono fu di Lucifero, e al suo posto vi si assiderà Francesco“.

    Tornato in sé, ecco Francesco venirgli incontro. Pacifico si prostrò ai suoi piedi con le braccia in croce, considerandolo, in seguito alla visione, come già fosse in cielo. E gli disse: “Padre, perdonami i miei peccati, e prega il Signore che mi perdoni e abbia misericordia di me“. Francesco stese la mano e lo rialzò, e comprese che il compagno aveva avuto una visione durante la preghiera. Appariva tutto trasfigurato e parlava a Francesco non come a una persona in carne e ossa, ma come a un santo già regnante in cielo.

    Poi, come facendo lo gnorri, perché non voleva rivelare la visione a Francesco, Pacifico lo interrogò: “Cosa pensi di te stesso, fratello?” Rispose Francesco: “Sono convinto di essere l’uomo più peccatore che esista al mondo“. E subito una voce parlò in cuore a Pacifico:” Da questo puoi conoscere che la visione che hai avuto è vera. Come Lucifero per la sua superbia fu precipitato da quel trono, così Francesco per la i sua umiltà meriterà di esservi esaltato e di assidervisi“. Dalla “Leggenda perugina” (Scritti riuniti fra il XIII e il XIV sec.)

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    Foto della PROCESSIONE

  • Casadella Prepositura Valenti

    Palazzo della Prepositura Valenti

    Il Palazzino

    Situato in cima al colle, si affaccia sulla piazza della Rocca uno dei più prestigiosi palazzi di Trevi.

    Chiamato “il Palazzino” per la sua eleganza, fu fabbricato “con somma simmetria” nel 1655 dall’abate Giovan Battista Valenti per ospitare dignitosamente il cadetto della famiglia, “preposto” alla carriera ecclesiastica (Natalucci, cc. 90, 91). In virtù di questa specifica destinazione venne chiamato appunto palazzo della Prepositura o “la Prepositura”.

    Nel 1742 la famiglia Piccini subentrò alla famiglia Valenti nella proprietà dell’edificio, che nel 19° secolo passò ai Marignoli di Spoleto e successivamente ai Meloni. Attualmente, adeguatamente reataurato, è sede di un prestigioso albergo.

    La costruzione si sviluppa su tre piani più un piano seminterrato, perché come quasi tutti gli edifici di Trevi insiste su n terreno scosceso. Nei fondi si possono vedere i poderosi resti della primitiva cerchia delle mura urbiche di epoca romana. (Silvia Marchi, Trevi, forma urbana, in Città romane 3:Città dell’Umbria, L’Erma, Roma, 2002, pag.194)

    …fondato verso il 1650 da Giovanni Battista di Filiberto (Valenti), protonotario apostolico e internunzio nella città e Regno di Napoli, da lui donato ai nipoti figli del fratello Quintiliano; fra questi Anton Francesco Valenti, vescovo titolare di Teodosia nel 1727, impinguò ed eresse nuovamente la prelatura Valenti. Ma dal 1742 il palazzo passò ai Piccini. Ha un nobile portale con loggia sovrastante verso Piazza della Rocca, ed eleganti finestre al primo piano, con una serie di motti incisi negli architravi, che inizia nella facciata prospiciente la via: VINCE IN BONO MALU(m); VIRT(us) UNITA FORTI; P(er) CRUCE / AD SYDERA; e continua sulla facciata principale: FIDES; VIRTUS; INGENIUM; FORTUNA; AD SYDERA TOLLUNT.(Trevi, Guida turistica,1991, pag. 36)

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  • Palazzo Valenti di Riosecco

    Palazzo Valenti di Rivosecco

    (ora Meloni – Zappelli Cardarelli – Contessa)

    Palazzo del migliore Cinquecento di Trevi.

    Il magnifico portale “arcuato architravato ha negli spicchi a rilievo due volti virili di sapore classico e negli stipiti, entro due clipei due volti muliebri piuttosto consunti. In quello destro sono graffite con una punta le date 1551 e 1556.

    Le eleganti finestre al primo piano ripetendo lo schema del portale, hanno negli spicchi gli stemmi dei valenti e quelli delle famiglie con cui si erano imparentati, a cominciare dalla prima dietro l’angolo verso S. Francesco, tutti eguali fino alla 5ª finestra; la sesta reca a fianco degli stemmi, diversi dai precedenti, le scritte: LAELIUS VALENS e OCTAVIA ATTAVANTES; la 7ª LAELIUS VALENS e ORTENTIA THOMASONA. All’interno, pittoresco cortile con scala coperta, loggia e pozzo, con alcune porte incorniciate e tutte con gli stemmi di famiglia.” (Nessi).

    Caratteristico e comune a molte altre case è il sedile, che qui è ancora intatto.

    Lo spigolo di nordovest in bugnato di mattoni fino al marcapiano, proseguiva poi con lo stesso motivo dipinto fino in cima, come da resto evidente ormai solo nella parte più alta.

    Degno di conservazione, a prezzo di un lieve restauro, è il sistema di prelevamento di acqua dalla cisterna, possibile direttamente da più finestre, tramite carrucole doppie e un complesso di guide in tondino di ferro.

    Le differenti iscrizioni sugli spicchi delle ultime due finestre stanno a dimostrare che la costruzione di un edificio di questa mole veniva protratta per diversi anni, infatti riportano i cambiamenti di stato civile di Lelio Valenti che, nel periodo intercorrente tra la realizzazione delle due finestre, era rimasto vedovo di Ottavia Attavanti deceduta nel 1576 e si era risposato con Ortensia Tomassoni. Ma Lelio Valenti a sua volta era l’erede di coloro che avevano iniziato la costruzione, la quale pertanto si protrasse per più generazioni.

    Il palazzo fu costruito dalla famiglia Valenti – illustre non solo in patria – e precisamente dal ramo più antico, che vantava gli antenati diretti nelle più antiche tombe della vicina chiesa di S. Francesco e perciò chiamato anche Valenti di S. Francesco.

    Domizio e l’abate Alessandro, figli di Sforza Valenti, cominciarono la costruzione nel 1545 ma, come detto sopra, nel 1576 non erano ancora terminate le rifiniture esterne del piano nobile.

    Nel 1680 fu rifatta tutta la parte nord verso S. Francesco; nel 1735 Ludovico Valenti vi fece edificare una cappella domestica e nel 1745 sistemò tutto il piano superiore.

    Nelle pianelle della gronda sopra l’ingresso principale e sul lato nord si leggevano le date degli interventi sul tetto:

    A 1738 D

    e sotto:

    1841 R

    Nell’ultimo restauro del 2000-2001 le suddette pianelle sono state spostate nella gronda della facciata nord (verso S. Francesco) e ne è stata aggiunta un’altra con la data “2000″.

    Nel 1832 questo magnifico palazzo ospitò provvisoriamente il Collegio Lucarini poiché la sua sede era stata danneggiata dai terremoti del 1831-32 e in attesa di trasferirsi definitivamente nel vicino convento francescano.

    Tra i nobili Valenti che abitarono questo palazzo è doveroso ricordarne alcuni che ricoprirono cariche prestigiose e resero memorabili servigi alla patria.

    L’abate Alessandro ottenne il titolo di conte di Riosecco, titolo confermatogli poi da Pio IV e Pio V, che nel 1560 gli concesse anche la trasmissibilità ai nipoti, tra cui il Lelio sopra ricordato e ai loro discendenti. Alla sua morte lasciò erede dei suoi beni la confraternita delle Misericordia. Riposa nella tomba marmorea che decora la chiesa di S. Giovanni.

    Ludovico, vescovo di Rimini, eletto alla porpora cardinalizia da Clemente XIII nel 1770, migliorò i terreni agricoli sottostanti il colle di Trevi con lo scavo del canale Alveolo derivato dal Clitunno. Quei terreni fertilissimi, denominati “Canapine” dalla preponderante coltura della canapa, alla fine del secolo scorso furono quasi tutti riconvertiti alla produzione di ortaggi, fra cui l’apprezzatissimo sedano nero di Trevi.

    L’ultimo possessore, Paolo canonico di S. Emiliano, ospitandovi il Collegio, legò il nome del proprio casato alla benemerita istituzione che ha permesso a molte generazioni di trevani di poter intraprendere gli studi superiori al pari di loro coetanei abitanti in città ben maggiori.

    Notizie tratte da:

    Silvestro Nessi,

    Trevi e dintorni

    , Spoleto, 1979. (2

    a

    edizione, 1991)

    Durastante Natalucci,

    Historia universale … di Trevi, 1745

    , Todi, 1985.

    Carlo Zenobi,

    Storia di Trevi, 1746-1946

    , Todi, 1987.

    699-z01

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  • Festa patronale di S. Emiliano 2020

    PERINSIGNE COLLEGIATA DI S. EMILIANO IN TREVI

    FESTA DI SANT’ EMILIANO 2022

    Vescovo e martire

    PATRONO DELLA CITTÀ E DEL COMUNE DI TREVI

    TRIDUO DI PREPARAZIONE – DUOMO S. EMILIANO A TREVI
    La statua di S. Emiliano sarà esposta da lunedì 24 gennaio alla domenica 30 gennaio

    LUNEDÌ 24 GENNAIO
    Ore 17,30 S. ROSARIO
    Ore 18 S. MESSA MARTEDÌ 25 GENNAIO Ore 17,30 S. ROSARIO
    Ore 18 S. MESSA

    MERCOLEDÌ 26 GENNAIO

    Ore 17,30

    S. ROSARIO

    Ore 18

    S. MESSA

    GIOVEDÌ 27 GENNAIO
    Ore 17 Adorazione Eucaristica e Confessioni sacramentali.
    Ore 18 VESPRI SOLENNI

    LA CITTADINANZA È INVITATA AD ILLUMINARE LE FINESTRE COME DA TRADIZIONE
    VENERDÌ 28 GENNAIO
    Ore 11 S. MESSA SOLENNE
    Offerta dell’olio, per la lampada votiva al Santo Patrono da parte del Comune di Trevi.
    Servizio liturgico – musicale a cura dei cori delle Parrocchie nel Comune di Trevi Ore 18 S. MESSA

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  • Pigge, Lapidi dei Caduti in Guerra

    … i martiri nostri son tutti risorti! Lapide commemorativa dei

    caduti in guerra della frazione di Pigge

    Trevi - Pigge - Lapide dei caduti in guerra
    Trevi - Pigge - Lapide dei caduti in Guerra (foto anni '30?)

    Monumenti e lapidi dei caduti di Trevi

  • Picciche, Lapidi dei Caduti in Guerra

    … i martiri nostri son tutti risorti! Lapidi commemorative dei

    caduti in guerra della frazione di Picciche

    Trevi - Picciche - Lapide dei caduti in giuerra 1915-18
    Trevi - Picciche - lapide caduti i n guerra 1915-18 (foto anni 30?)
    Trevi - Picciche - lapide dei Caduti in guerra 1940-45

    Monumenti e lapidi dei caduti di Trevi

  • Parrano, Lapidi dei Caduti in Guerra

    … i martiri nostri son tutti risorti! Lapide commemorativa dei

    caduti in guerra della frazione di Parrano

    Trevi - Parrano - lapidi dei caduti in guerra
    Trevi - Parrano - Lapide dei Caduti in guerra (Foto anni 30?)

    Monumenti e lapidi dei caduti di Trevi