Categoria: Da sapere

  • Museo olivo – Lucerne

    MUSEO DELLA CIVILTA’ DELL’OLIVO -1

    REPERTI ARCHEOLOGICI – LUCERNE
    Collezione Jean Pierre e Fiorella Cottier

    L’ILLUMINAZIONE

    L’uso dell’olio nell’illuminazione è strettamente legato ad un utensile particolare: la lucerna, che è il mezzo di illuminazione più diffuso nell’antichità. In tale recipiente si bruciava l’olio per mezzo di uno stoppino. L’invenzione della lucerna risale a tempi assai remoti. Il suo impiego oltre che nell’illuminazione delle case, dei templi, degli edifici pubblici e privati in genere, acquista particolare importanza nei riti funebri, come dono che accompagnava il defunto, come simbolo di scongiuro e come simbolo di rinascita.

    Il materiale più usato è l’argilla ma esistono numerose testimonianze in bronzo, metalli preziosi, vetro o pietra.

    La forma subisce una completa evoluzione nel corso del tempo. Morfologicamente si individuano tre parti: il corpo, il becco e l’ansa. Le forme più antiche sono aperte, mentre in età greca e romana sono chiuse. Nelle forme chiuse, nel centro del disco che costituisce la parte superiore del serbatoio si trova un foro per l’introduzione dell’olio, che avveniva per mezzo di vasi a beccuccio come il buttus, spesso affiancato da un foro più piccolo per facilitare il tiraggio.

    La collezione si compone di n° 58 lucerne.

    (C. R. Petrini).

    Museo dell’Olivo Reperti – Unguentari Reperti – Decorazioni

  • Museo olivo – Unguentari

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    REPERTI ARCHEOLOGICI – UNGUENTARI
    Collezione Jean Pierre e Fiorella Cottier

    LA CURA DELLA BELLEZZA –

    Vedi anche: I profumi nell’antichità

    Fonti letterarie e testimonianze archeologiche concordano nel riferire consuetudini riguardanti la cura della propria immagine. Il ricorso alla cosmesi esprime l’esigenza di comunicare la propria individualità attraverso messaggi mirati. L’uso di cosmetici e sostanze odorose è inizialmente legato a funzioni magiche-religiose e successivamente assume il carattere di fenomeno decorativo della persona. Lo studio delle testimonianze archeologiche, dalla produzione artistica alla cultura materiale consente di ricostruire le abitudini cosmetiche nell’antichità.

    La maggior parte delle essenze odorose proveniva dall’Oriente ed esse furono oggetto di scambio fin dall’VIII – VII secolo avanti Cristo. I numerosi contenitori di unguenti di produzione greca o orientale, anche nei contesti della Magna Grecia, etruschi o italici, mostrano un fiorente commercio ed una larga diffusione, almeno nelle classi abbienti, di tali prodotti.

    L’olio di oliva costituiva la base grassa per le varie componenti odorose; l’omphacium in particolare, ottenuto da grosse olive verdi, era il più richiesto (Plinius, Naturalis Historia, XIII, 2, 3)

    Nel mondo romano, la pratica cosmetica si diffonde in modo capillare e numerose fonti letterarie ce ne parlano. Ovidio in particolare, è autore di un annuale sul trucco, mentre altri autori (Marziale, Seneca, Orazio, ecc.) descrivono gli aspetti della vita quotidiana legati alla cura personale.

    Numerosi sono gli oggetti attestanti l’uso del trucco e dei profumi giunti fino a noi attraverso i rinvenimenti archeologici: unguentari di ceramica, vetro, pietre dure, contenitori di olio, mortai per la preparazione di paste cosmetiche, spatole per prelevare piccole quantità di balsamo dal contenitore o per mescolare prodotti.

    La pratica cosmetica non era limitata al mondo muliebre. Anche gli atleti ad esempio, usavano olii profumati. Caratteristica del mondo maschile e legato alla pratica della cura personale è lo strigile ovvero uno strumento per detergersi dopo la pratica atletica nella palestra. Compare in ambiente greco e poi etrusco già nel V- IV secolo avanti Cristo.

    Museo dell’Olivo Reperti – Lucerne Reperti – Decorazioni

  • Museo olivo – Decorazioni

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    REPERTI ARCHEOLOGICI – Decorazioni
    Collezione Jean Pierre e Fiorella Cottier

    LA RAPPRESENTAZIONE DELL’OLIVO COME ELEMENTO DECORATIVO

    La raffigurazione come elemento di paesaggio in scene più ampie o come elemento a sé stante compare abbastanza frequentemente nell’arte greca e romana sia nelle opere pittoriche che nella scultura o nella toreutica e nella pittura vascolare. In quest’ultima espressione artistica spesso il pittore si serve della raffigurazione dell’olivo come elemento simbolico del paesaggio in cui è ambientata la scena raffigurata.

    Più frequentemente la raffigurazione del ramo di olivo sembra assumere un valore puramente decorativo, anche se non si può escludere il valore simbolico riferito al paesaggio e alla destinazione d’uso del recipiente su cui esso è rappresentato. Questo tipo di rappresentazione compare nella ceramica attica del V secolo avanti Cristo e successivamente anche nelle produzioni figuline delle colonie greche e delle are a stretto contatto e in stretti rapporti commerciali con la Grecia, come ad esempio l’Etruria.

    Caratteristica a questo proposito appare una classe di tazza, le glaukes, (da glaux = civetta) decorate sulle due facce da una civetta (simbolo di Atena) fiancheggiata da due rami di olivo, forse simbolo dell’introduzione dell’olivo in Attica da parte di Atena.

    Caratteristica del mondo maschile e legato alla pratica della cura personale è lo strigile ovvero uno strumento per detergersi dopo la pratica atletica nella palestra. Compare in ambiente greco e poi etrusco già nel V- IV secolo avanti Cristo.

    Musei Reperti – Lucerne Reperti – Unguentari

  • Museo civiltà dell'olivo-Didattica

    MUSEO DELLA CIVILTA’ DELL’OLIVO

    Mostra: I Profumi di Cipro 23 giugno – 12 novembre 2006 VISITA AL CANTIERE DI SCAVO- Cipro, 4ottobre 2006

    SEZ. DIDATTICA

    Perché museo della CIVILTA’ dell’ulivo?

    la condizione essenziale per l’esistenza dell’olivicoltura è la civiltà (società stabile sia politicamente, che economicamente, perché questo tipo di coltura richiede conoscenze botaniche complesse e tempo).

    – LE POPOLAZIONI NOMADI NON COLTIVANO L’ULIVO.

    Nascita e storia dell’olivo domestico:

    neolitico (nuova pietra = pietra levigata) – era quaternaria- olocene -, per la precisione nell’ENEOLITICO, che è l’ultima parte del neolitico, ovvero nell’età del rame 6.000 anni fa (età dei metalli, che si divide in 1. età del rame 2. età del bronzo, che si ottiene da una fusione del rame con lo stagno – 3. età del ferro)

    Storia dell’olivo domestico:

    1. nasce nel 4.000 a.c., in Siria (altopiano iraniano- i più antichi resti ritrovati di un frantoio: Palestina), tra civiltà come gli egiziani (unguenti profumati), babilonesi (codice Hammurabi) e FENICI, grandi navigatori, saranno loro difatti a diffondere la coltura dell’olivo in tutto il “mare nostrum”- mar mediterraneo.

    2. IV secolo a.c. saranno i Greci (l’Attica antica) a portare in Italia (Sicilia) la coltura olivicola, (con il mito di Aristeo, dio fenicio che insegnò la coltivazione dell’olivo e l’estrazione dell’olio). Le antiche civiltà attribuivano a leggende e miti la nascita della pianta dell’olivo, ad esempio in Grecia, la nascita del primo olivo è affidata alla leggenda mitologica della gara fra Athena (Minerva dei romani) e Poseidone (Nettuno dei romani) sul possesso dell’Attica antica- Grecia antica- che aveva come giudice Zeus (Giove dei romani), padre di Athena. La gara sarebbe stata vinta da chi fra i due contendenti avrebbe creato la cosa più utile: Poseidone creò il cavallo, simbolo della guerra e Athena creò la pianta dell’olivo il cui frutto era ed è di fondamentale importanza, quindi simbolo di pace. La gara fu vinta da Athena dalla quale deriva il nome della capitale greca di Atene; l’episodio mitologico acquisì una tale importanza che Fidia (architetto) lo incise nel fregio del Parthenone.

    3. prima dei Romani, l’olivicoltura (e la viticoltura) fu incrementata e diffusa, su aree meno vaste, dagli Etruschi

    4. Romani: i romani furono i primi che diffusero in maniera capillare la coltura dell’olivo, fino a raggiungere la Gallia, la Spagna e il Portogallo, oltre che incrementare il commercio dell’olio; furono anche i primi a fare una classificazione delle varie cultivar (culty var = varietà coltivate), ne individuarono 10 tipi (oggi ne esistono solo in Italia 700) questa classificazione partiva dall’olio migliore ottenuto dall’oliva verde al peggiore (quello di sansa) che veniva dato agli schiavi.

    Le popolazioni antiche, come ad esempio i greci, usavano cingere il capo dei vincitori (olimpiadi) con ramoscelli d’oliva, addirittura ai vincitori di gare sportive oltre la corona con foglie d’olivo, veniva donata anche un’ampolla contenente olio d’oliva.

    Curiosità storica – mitologica:

    Come è avvenuto il passaggio tra l’utilizzo della corona d’olivo alla corona d’alloro?

    27 a.c – dal punto di vista storico, avviene durante la guerra civile, per il nuovo assetto politico e di potere dei territori conquistati da Roma. Marcantonio aveva scelto come protettore DIONISIO – Bacco- e Cesare Ottaviano aveva scelto come protettore APOLLO – Febo- che rappresentava la chiarezza intellettuale, l’ordine, in netta contrapposizione con Dionisio.

    Quindi si presume che per questo s’inizia, sotto Cesare Ottaviano, a cingere il capo degli eroi e dei vincitori con la corona di alloro come segno di gloria e di culto verso il dio Apollo. Questo culto

    deriva dalla leggenda mitologica di Apollo e Dafne (una ninfa, cioè divinità inferiori che personificavano diversi aspetti della natura), figlia di GEA – la terra:

    Apollo uccide un pitone e poi si va a vantare con Eros (Cupido, il più giovane degli dei), dicendogli che lui non sarà mai capace di compiere una tale azione. Eros offeso, decide di vendicarsi e costruisce due frecce, una dorata che fa’ nascere l’amore e l’altra di piombo che fa respingere l’amore ricevuto. La freccia d’oro la lancia nel cuore di Apollo e la freccia di piombo la lancia nel cuore di Dafne, quindi che succede? Apollo va a cercare Dafne fra i boschi e Dafne appena lo vede si spaventa terribilmente e comincia a correre per sfuggirgli, inizia dunque la folle rincorsa di Apollo nei confronti di Dafne, che vedendoselo sempre dietro, terrorizzata prega sua madre (Gea), di mutarle l’aspetto in maniera da non essere riconosciuta; la madre esaudisce la preghiera della figlia e la trasforma in un forte albero di nome LAURO, dal greco Dafne = Lauro. La trasformazione avviene sotto gli occhi di Apollo che assiste alla scena, il dio disperato e sconfitto proclama che la pianta d’alloro sarebbe stata sacra al suo culto e segno di gloria.

    5. nel MEDIOEVO c’è un periodo di crisi per la coltivazione dell’olivo. Nel 476 d.c. fine dell’impero romano e invasioni barbariche, le popolazioni, si nascondono dentro le mura dei castelli e delle curtis, viene abbandonata la coltivazione dell’olivo per sostituirla con la quercia che da cibo ai maiali, da più legno e infoltisce i boschi fonte di sopravvivenza in quel periodo. La coltura dell’olivo sopravvive solo grazie ai monaci che all’interno delle mura dei loro monasteri continuano a produrre olio soprattutto per i riti religiosi e per i Signori, tramandando le conoscenze colturali dell’estrazione dell’olio.

    ANEDDOTO di S. CHIARA: essendo un giorno finito l’olio alle ancelle di Cristo, al punto che non ce n’era nemmeno per le ammalate. Chiara prese un vaso e lo posò sopra un muretto e poco dopo quando lo riandò a riprendere lo trovò colmo di olio.

    6. RINASCIMENTO: mito della città ideale, della qualità della vita. Paesaggio caratteristico: la ricchezza delle piante di olivo appena fuori le mura. Ci sono molti riferimenti nella pittura e molte miniature, che spiegano la raccolta e l’estrazione dell’olio.

    7. crisi nel 1600, sotto la dominazione spagnola c’è un notevole aumento delle tasse sulla produzione di olio d’oliva

    8. nel 1700, cade la dominazione spagnola e le conseguenti tasse e quindi c’è una ripresa della produzione di olio

    9. fine 1800 e inizi 1900, assistiamo ad una nuova crisi nella produzione olivicola, derivante dal fatto che aumenta l’emigrazione verso altri paesi e quindi c’è un calo di mano d’opera.

    10. OGGI, l’olio d’oliva attraversa un vero rinascimento della sua produzione, della sua diffusione (trapianto di alberi di olivo in Cina), della sua qualità (DOP = denominazione d’origine protetta)e della sua CONOSCENZA ( proprietà mediche- curative e dieta mediterranea).

    IMPORTANZA DELL’OLIO NELLA RELIGIONE CRISTIANA:

    1. Segno di pace = diluvio universale, Noé invia prima un corvo (per sapere se il diluvio è giunto al termine) che non torna indietro e in seguito invia una colomba, che torna con un ramoscello di olivo nel becco, ad annunciare il perdono divino e la fine del diluvio.

    2. Purificazione = battesimo/estrema unzione –l’unzione viene utilizzata anche per l’incoronazione di re e imperatori, per sottolineare la natura divina (inscindibile da quella temporale) del loro incarico: la parola “unto” è riferita nella Bibbia ad un uomo o a qualcosa messo a parte per un divino servizio. L’olio dell’unzione era un atto simbolico di consacrazione per quel determinato servizio .Riguardava i profeti, i re, ed i sacerdoti. L’olio dell’unzione era composto da vari profumi simbolo della diversa capacità o talento che Dio accorda ai suoi servi .

    3. Gesù, prima di essere portato via per poi essere crocifisso, va a pregare nell’orto degli ulivi

    4. Sulla tomba di Adamo, seppellito sul monte Tabor, nacque una pianta di olivo, il cui seme proveniva dal paradiso terrestre.

    5. Cristo etimologicamente significa UNTO.

    ALTRI RIFERIMENTI simbolici :

    1. Gli Egizi affidano alla dea Iside la nascita dell’olivo.
    2. Il supplizio Tantalo
    3. Poliremo viene accecato da Ulisse con un ramo appuntito d’olivo
    4. Mercurio rappresentato anche con ramoscello d’olivo
    5. Alì Babà e i 40 ladroni (nascosti in giare per l’olio)
    6. Ercole che dal seme di olivo raccolto ai confini del mondo fa nascere il bosco caro a Zeus

    L’ulivo NELLA PITTURA:

    1. nel medioevo, miniatori e opere di maggior rilievo- (Benedetto Bonfigli)
    2. Impressionismo, con Vincent Van Gogh, Renoir, Monet, Matisse

    BOTANICA

    1. Olivo di S.Emiliano; breve storia del suo martirio, avvenuto il 304 d.c. oggi ha 1701 anni
    2. a più di mille anni, riferimento al fatto che il tronco è diviso in più parti che si sono allontanate tra loro, quasi a formare piante diverse; dopo altrettanti anni, o quasi, il tronco (o i tronchi), tendono nuovamente a riavvicinarsi.
    3. un accenno alla differenza della corteccia, liscia in un ulivo giovane e ruvida in un ulivo più anziano
    4. foglie d’ulivo, forma LANCEOLATA , pagine sup. (parte sopra) color verde ulivo, pag. inf. (parte sotto), colore quasi bianco, ed è questa parte che, quando la chioma è mossa dal vento, con la luce da’ questo effetto argentato.
    5. è una pianta SEMPREVERDE,: significa che durante l’inverno non perde le foglie.
    6. ha bisogno di un clima temperato (non potrà mai essere coltivato ad es. in Inghilterra, in Norvegia….) e questo vuol dire che per formarsi e crescere, l’oliva ha bisogno del sole, è supportata dalla FOTOSINTESI CLOROFILLIANA, che converte l’energia luminosa proveniente dal sole in energia chimica attraverso la fotosintesi = è un processo endotermico (calore dentro), ovvero è un processo chimico o fisico che avviene assorbendo calore.

    COMPOSIZIONE DELL’ALBERO:

    1. radice: fissa al suolo la pianta e assorbe e immagazzina le sostanze nutritive provenienti dalla terra
    2. fusto: collega la radice alla chioma e permette il passaggio delle sostanze nutritive
    3. fiore, che si chiama mignola ed è composto di due parti: 1-calice (peduncolo) e 2- corolla (petalo).
    4. frutto: OLIVA = DRUPA, che è dato dall’evoluzione del fiore e si divide in: 1- EPICARPO – la pelle 2- MESOCARPO – polpa (70% dell’olio) 3- ENDOCARPO– nocciolo- (30% dell’olio).
    5. seme: parte fertile ricoperta da una membrana dura

    la drupa NON è buona da mangiare, è amarissima, per farlo bisogna metterla nella soda o farla stare al buio e cucinarla con arancio, finocchio e aglio.

    FASI DEL CICLO VITALE DELL’ULIVO:

    1. FASI FENOLOGICHE / FENOLOGIA= INDICE DELLA SPECIE
    2. fasi fenologiche in realtà sono 10: 1 riposo vegetativo 2 ripresa vegetativa 3 mignolatura 4 fioritura 5 allegagione 6 frutto di 5 mm 7 indurimento del nocciolo 8 ingrossamento dei frutti 9 invaiatura 10 maturazione e quindi la raccolta.
    3. primavera/estate: fioritura/mignolatura (maggio-giugno) settembre

    4. autunno/ inverno:maturazione/invaiatura (settembre- dicembre)

    Nemici dell’olivo: gelo/grandine/mosca olearia

    Per crescere bene ha bisogno: solitudine (non attaccato ad altre piante)/silenzio/sassi (per drenaggio acqua) sole/siccità (non umidità).

    SEZ. ARCHEOLOGICA

    Diverse funzioni DELL’OLIO D’OLIVA

    1. illuminazione – lucerne: la lucerna è il mezzo di illuminazione più diffuso nell’antichità. In tale recipiente si bruciava l’olio per mezzo di uno stoppino.

    Il suo impiego, oltre nell’illuminazione delle case, dei templi, degli edifici pubblici, acquista particolare importanza nei riti funebri, come dono che accompagnava il defunto, come simbolo di scongiuro e di rinascita. Il materiale più usato per la produzione di lucerne è l’argilla, ma ne esistono numerosi esemplari in bronzo, metalli preziosi e pietra. La lucerna si divide in tre parti: 1- il corpo, 2- il becco, 3- l’ansa. Le forme più antiche sono aperte; mentre in età greca e romana sono chiuse. Nelle lucerne a forma chiusa, al centro del disco, che costituisce la faccia superiore del serbatoio, si trova un foro (spesso affiancato da un foro più piccolo per facilitare il tiraggio) per l’introduzione dell’olio, che avveniva per mezzo di vasi a beccuccio come il bottus.

    1. proprietà emolliente, che fa si che venga tutt’oggi utilizzato per prodotti per la cura del corpo e dei capelli- Aneddoto di Plinio il vecchio: SAPO era una pomata preparata con grassi animali, inventata dai Galli, ma aveva uno sgradevolissimo odore, si pensò quindi di usare l’olio d’oliva per far si che odorasse. Dopo l’utilizzo dell’olio, la produzione del sapo = sapone passò alla Spagna e ai paesi mediterranei.
    2. cosmesi: Premessa: gli oli profumati erano usati in Egitto fin dalla fine del IV millennio a.c. Sebbene le tombe pre- dinastiche fossero semplici fosse nel terreno, esse già contenevano insieme alle tradizionali offerte di cibo e bevande per il morto, cosmetici, profumi e ingredienti per la loro preparazione. Furono quasi certamente gli egiziani ad inventare la boccetta porta profumo , l’alabastron, piccolo vaso di alabastro che conservava al fresco e al buio preziosi oli profumati. La sua forma caratteristica a goccia con larga imboccatura a colletto svasato. Aneddoto: Marco Antonio regalò a Cleopatra (ultima regina d’Egitto, della dinastia dei Tolomei) una fabbrica di profumi in omaggio al suo sapere sull’argomento, infatti Cleopatra fu l’autrice di un libro di ricette per profumi “Cleopatra gynaeciarum libri”. La fabbrica si trovava all’estremità sud del Mar Morto a 30 km da Ein Gedi.
    3. egiziani: papiro Erbes, ricetta di una crema antirughe, ottenuta con olio di oliva
    4. STRIGILE in bronzo romano = spatola metallica utilizzata per togliersi l’olio dal corpo, che veniva cosparso per pulirsi o veniva utilizzato dai lottatori greci e romani per sfuggire (rendersi scivolosi) all’avversario.
    5. SPATULE romane in vetro, servivano per prelevare picole quantità di balsamo dal contenitore o per mescolare i prodotti
    6. MORTAIO in terracotta per mescolare i vari prodotti.

    SEZ. FRANTOIO UMBRO

    In questa sala vediamo la ricostruzione di un vecchio frantoio umbro con le sue attrezzature: LA MACINA, IL TORCHIO = una pressa a vite verticale, la prima pressa era a leva, oggi viene utilizzata la pressa idraulica, DUE ORCI, sono toscani, in terracotta.

    FRANTOIO

    RACCOLTA – ottobre-dicembre-

    Manuale– BRUCATURA- = rastrello. Ieri e oggi

    Meccanica = macchina che abbraccia il busto e lo scuote di plastica e rete. Oggi

    Naturale/semimeccanica = macchina che scuote la chioma e fa cadere i frutti. Oggi

    DOPO LA RACCOLTA ENTRO 48 H LE OLIVE SI PORTANO AL FRANTOIO E INIZIA LA FABBRICAZIONE DELL’OLIO:

    1. PULITURA = si eliminano rami e foglie e sassi

    2. FRANGITURA = una volta si usava la MACINA con l’asino che girava. Si schiaccia la drupa e il nocciolo e si ottiene una pasta di olive, sistema di frangitura discontinuo. Oggi frangitura continua a martelli.

    3. GRAMOLAZIONE = la pasta di olive viene più volte macinata per ottenere una separazione tra le molecole dell’olio e le molecole dell’acqua, facendo riunire l’olio in gocce sempre più grandi. Oggi estrazione meccanica dell’olio.

    4. ESTRAZIONE = oggi si ottiene con la centrifuga, un tempo con il torchio (la pressa) e i fiscoli – dischi fatti con corde di cocco. Il liquido che usciva dal torchio doveva essere separato dall’acqua di vegetazione, per questo veniva messo nelle giare- orci- di terracotta. Oggi pressa idraulica.

    5. DECANTAZIONE = periodo di riposo nelle giare, in cui l’olio, essendo più leggero dell’acqua affiorava in superficie e poteva essere raccolto. Questa ultima fase portava alla definitiva separazione dell’OLIO, ACQUA DI VEGETAZIONE (oggi separatori verticali) e della SANSA, che è la parte solida dell’olio. Oggi centrifuga e conservazione (fase di stoccaggio) in contenitori di acciaio inossidabile.

    – LA MACINA circolare di pietra, detta MOLAZZA era mossa dagli animali da soma (da fatica), come asini e buoi. Essa rotolando schiacciava le olive sotto il suo peso. L’usura della pietra provocata dalla frangitura delle olive contro il fondo della VASCA IN PIETRA poteva consumare una macina nel giro di pochi decenni.

    La pasta ottenuta dalla frangitura delle olive era formata da polpa e nocciolo schiacciati.

    FISCOLI cesti in fibra vegetale, a forma di disco, realizzati in fibra di cocco, con un’unica corda intrecciata (oggi i fiscoli sono di materiale sintetico e incolore e vengono usati solo una volta), che venivano trasferiti nel torchio per la SPREMITURA.

    Dalla fase di spremitura usciva acqua di vegetazione mista ad olio.

    ORCI: il liquido ottenuto dalla spremitura veniva poi versato negli orci “dolium olearum”, che sono contenitori di terracotta, di varie dimensioni. Gli orci venivano usati per la decantazione e conservazione dell’olio. Il coperchio aveva la funzione di impedire la caduta di corpi estranei e soprattutto di topi che, golosissimi di olio, si fermavano sul bordo dell’orcio e vi intingevano la coda che poi leccavano, difatti per togliere l’olio dai recipienti (orci) troppo pieni si usava un oggetto denominato SORCIO (una specie di serbatoio con all’estremità un imbuto. Negli orci avveniva la separazione tra acqua e olio. L’olio essendo più leggero (formato da molecole più leggere) galleggiava sull’acqua, e quindi quando affiorava in superficie era facile prenderlo.

    APPROFONDIMENTI

    UMBRIA REGIONE OLIO DOP

    1. DOP = denominazione – d’origine- protetta, riservata ai prodotti agricoli e alimentari originari di una determinata area geografica “le cui qualità e caratteristiche siano legate all’ambiente geografico comprensivo di fattori naturali ed umani, e la cui trasformazione ed elaborazione avvenga nell’area geografica delimitata”.
    2. TREVI: l’olio di Trevi fa parte della fascia dei colli di Assisi – Spoleto. L’olio che si produce nel territorio trevano è ottenuto da olive che vengono da 70% cultivar Moraiolo e 30% cultivar Leccino, viene raccolto per lo più manualmente, brucatura, per questo gli olivi a Trevi vengono piantati con il “metodo” dell’INVASATURA, cioè a vaso nel terreno, lasciando fuori una piccola parte del tronco quindi la chioma, resta vicino al terreno facilitando questo tipo di raccolta che assicura sempre una qualità ed un’integrità del frutto maggiore. Trevi ha un clima mite (425 mt.- s.l.m.), dove la mosca olearia non può arrivare, lontano dalle strade principali, quindi nel silenzio della collina e dove gli inverni non sono troppo forti.

    PROPRIETA’ MEDICHE E CURATIVE DELL’OLIO EXTRA-VERGINE D’OLIVA

    1. l’attributo vergine è relativo al tipo di estrazione, l’unico olio in commercio (poiché i vergini non extra non vengono commercializzati) che deriva dalla spremitura diretta delle olive è l’olio extra- vergine d’oliva.
    2. bassa acidità (importante perché limita i processi di ossidazione) indice di qualità – ricco di grassi mono insaturi, acido oleico, che prevale nella sua composizione lipidica.
    3. l’olio è alla base della DIETA MEDITERRANEA. Resistente al calore per la sua struttura lipidica e per il contenuto di sostanze naturali attive e antiossidanti. Il più adatto per friggere, per la sua resistenza e stabilità chimica e per la sua leggerezza.
    4. aiuta a prevenire malattie come la cardiopatia, i tumori al seno e l’ostioporosi.
    5. per attenuare il bruciore di scottature ed ustioni
    6. dolore agli orecchi, si surriscalda e imbevendone un batuffolo di ovatta, con olio caldo rilascia il calore piano, piano
    7. cicatrizzante per ferite
    8. rilassante, utilizzato ieri e oggi per massaggi
    9. emolliente e nutriente (per la pelle secca) e per rinforzare il bulbo pilifero

    di: CORINNA ANGELUCCI – operatrice museale

    sez. Frantoio umbro e Botanica

    con la collaborazione dei servizi educativi della COOP. SISTEMA MUSEO www.sistemamuseo.it

    Museo olivo Reperti – Lucerne Reperti – Unguentari Reperti – Decorazioni

  • Giulia Napoleone – pittrice

    Giulia Napoleone

    Ha esposto a Trevi nella collettiva F 30×20 DEDALO Spazio Arte in Viale Ciuffelli, 12

    Nasce a Pescara nel 1936.

    L’incisione ha rappresentato per lungo tempo il linguaggio più aderente alle sue necessità espressive. I piccoli elementi che si aggregano in infinite forme sono alla base anche dei lavori a china e ad acquerelli.

    Ha collaborato con l’editore Vanni Scheiwiller per la produzione di libri originali, eseguito dipinti per edifici pubblici, svolto una intensa attività didattica. Nel 2001 dona 50 sue opere su carta al Museo Villa dei Cedri di Bellinzona, costituendo il Fondo Giulia Napoleone.

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  • Famiglia Natalucci

    Famiglia Natalucci

    Vedi sito particlare Famiglia Natalucci Vedi genealogia completa

    Famiglia tra le più antiche di Trevi.

    Gli ultimi discendenti risiedono a Foligno e Roma.

    Tra gli illustri membri che onorarono sé e Patria si possono annoverare: Durastante Natalucci, il maggiore storico di Trevi. (vedi pagina dedicata)

    Tiberio Natalucci, illustre musicista e compositore del XIX secolo

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    Y01

    Note

    1

    )

    – Tutti gli stemmi del volume sono ora riprodotti anche in:

    L’archivio comunale preunitario … di Trevi

    , (

    Quaderni della Soprintendenza archivistica per l’Umbria n° 19

    ), Perugia, 2005, p. 333

  • Epigrafe Ricostr. S.Emiliano

    Opschrift ter gelegenheid van de

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    Gedenkschrift van de heropbouw van de kerk, achter het hoofdaltaar geschilderd tussen de wapenschilden van

    Pius X en Leo XIII (Pio IX eLeone XIII), onder wiens pontificaat de werken aangevat en beëindigd werden.

    Na verschillende ontwerpen en jaren van discussie werd het ontwerp van architect Luca Carimi uit Rome verkozen.

    De afbraak van de oude kerk werd, zoals volgens de inscriptie, aangevat in 1878 en ze werd ingezegend op 16 september van 1896.

    De versiering van de apsis en dus ook de tekening van het opschrift en de wapenschilden zijn van de hand van prof. Alberto Pagliochini van Trevi, die door de grappenmakers van de medeburgers bekritiseerd werd de engeltjes met een te uitgestoken buik te hebben gemaakt. (“Zij hebben een komkommer gegeten”?)

    Trevi, chiesa di S. Emiliano. Epigrafe della ricostruzione

    Foto20/12/203 -667-17

    PENE FUNDITUS REFECTA
    AERE PIOR SODALITIOR
    PII IX ET LEON XIII MUNIF
    CONSECR XVI SEPT MDCCCXCIII
    ELVET PAGLIARI ARCH SPOL

    Wat in het Nederlands klink

    Heropgericht bijna van de fundamenten

    met de giften van vrome verenigingen

    en de vrijgevigheid van Pius X en Leo XII

    werd ingezegend op 16 september 1893

    door Elvezio Pagliari

    Ritorna alla pagina EPIGRAFI MODERNE

    203

    Vertaling en Bewerking Ludo De Graef – Antwerpen 2010

  • Musea (Netherland)

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    Kunstverzameling S. Francesco

    Museumcomplex van S. Franciscus (plan n. 44 – D1)

    Museum van de stad en het gebied

    Museum van de olijfcultuur

    Pinacotheek

    Kerk van S. Francesco

    Antikwarium

    Omgeving Trevi

    trevi@sistemamuseo.it

    OPENINGSUREN

    JUNI-JULY

    10 – 12.30 P / 15.30 . – 19.00 P

    GESLOTEN OP MAANDAG

    AUGUSTUS

    10 – 12.30 . / 15.00 – 19.30

    ALLE DAGEN GEOPEND

    APRIL-MEI-SEPTEMBER – OCTOBER

    10 – 12.30 /14.30 – 18.00

    NOVEMBER – MAART

    10 – 12.30 / 14.30 – 17.00

    ALLEN GEOPEND OP

    VRIJDAG, ZATERDAG EN ZONDAG

    Gesloten op 25/12 en 1/1

    Musea en Kunstverzamelingen Kunstverzameling S. Francesco In 1996 ondergebracht in een deel van het voormalige klooster van S. Franciscus met schilderijen van de 13de tot de 18de eeuw en enkele Romeinse vondsten. Opmerkelijk Altaardoek van Spagna, Drieluik en Altaarstuk van de School van Foligno, Ten hemel opneming van de Maagd met Heiligen van Vincenzo Turchi Orbetto en Het Mirakel van H. Vincenzo Ferrer

    Palazzo Lucarini, één van de meest prestigieuze van Trevi bevindt zich recht tegenover de kerk van San Emiliano en bezit voorbeelden van hedendaagse kunst van een internationaal niveau. Tel: + 39 0742 381021 Fax: + 39 0742 386956
    (ex TREVI FLASH ART MUSEUM)

    Uurroster: donderdag – zondag: 15,30-18,30

    (Vertaling en Bewerking: Ludo De Graef Antwerpen 2009)

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  • Ex chiesa di S. Bartolomeo – Annunciazione (Netherland)

    Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    itinerario giubilare

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    Gedeeltelijk verkommerd stelt het een Boodschap aan Maria voor uit het begin van de 15de eeuw.

    Scarpellini1 vermoedt dat het werk is van de “Maestro della Dormitio di Terni”, erin zijn commentaar bijvoegend: “ Dit erg belangrijk werk is zeer belangrijk en zeer mooi en wordt volledig genegeerd door de kritiek. Na de val van het dakje dat het beschermde, is het zeer snel de laatste jaren , verloederd , zonder dat iemand het nodig vond tussen te komen.”

    Vervolgens stelde Benazzi dat het kon toegeschreven worden aan de werken van de school van Foligno, “ waarbij Giovanni di Corraduccio “, een thesis die ook door andere schrijvers aanvaard wordt.

    Niettegenstaande de extreme noodzaak voor een interventie, gezien het feit dat reeds sinds de 70-er jaren het werk steeds blootgesteld staat aan weersomstandigheden, en ondanks verschillende verzoeken aan de stad en de autoriteiten werd de voorkeur gegeven andere schilderwerken te herstellen.

    Eindelijk kwamen , in de lente van 1996, twee technici in witte overall een beetje bijwerken van op een stelling tegen de gevel en namen verschillende stalen rond de bewuste schildering, ze ontdekten ook, onder een dichtgemaakt portaal, een verwaarloosd of slecht bewaard wapenschild van famiglia Amici en een mooie inscriptie “EVELLENDO PLANTAT”.

    TREVI - Ex chiesa diS. Bartolomeo - Annunciazione

    Come era ultimamente (da luglio a ottobre 1999) poi fu coperta per protezione.

    Nochtans opende zich, door het verwijderen voor het onderzoek van het bovenliggende intonaco, een gemakkelijke weg, waarlangs het woeste water van de onweders, zich gemakkelijk naar het achterliggende schilderij begaf, dat op ieder moment kan van de muur kon loskomen.

    In juli van 1999 werd ze gestut tegen de steigers opgericht voor de interventies aan de voorzijde van het gebouw. Met ander woorden, de buizen stonden met hun rand tegen het schilderwerk.

    Als gevolg van verschillende protesten is de toestand veranderd op 26/10/1999, en werd een plastiek dak geplaatst om de schildering te beschermen, die daardoor niet meer zichtbaar is.

    Op 15/05/2001 werd een andere inspectie door de Sopraintendenza uitgevoerd om een ander “zeilwerk” te proberen en uiteindelijk werd er in december 2001 een verhoog geplaatst om de restauratie te beginnen.

    In de zomer van 2002 was de restauratie voltooid.

    Nu is er een bescherming aangebracht om niet te vernielen wat gerecupereerd is.

    104 Ritorna alla pagina 1 Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    Note 1)Scarpellini, Pietro, 1976, Giovanni di Corraduccio,Ediclio, Foligno, pp. 24, 49

  • Chiesa S. Emiliano – esterno

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    trevi, Italy- Chiesa di s. Emiliano, Portale

    De aanpassingen van de oude kerk begonnen in 1465 en duurde circa 20 jaar.

    Het elegante portaal dateert uit deze periode. Op de architraaf werden de wapenschilden van de Petroni (oude Trevaanse familie aan wie het dekenaat toevertrouwd was) en deze van de Eroli (bisschop van Spoleto) aangebracht. Er ontbreekt één in het centrum, vermoedelijk dat van Trevi.

    Er boven staat een driehoekig gevelveld waarin een halfverheven beeld van S. Emiliano tussen wonderlijk buitengewoon kalme leeuwen staat. Het blijkt dat dit beeld gemaakt is voor de versiering van een gebouw of altaar op de Piazza en daarna opnieuw gebruikt is voor deze opstelling. De episode met de leeuwen is ook nog herdacht op de steunconsole van de entablement (= steunconstructie van het dak)

    Op de rechter deurstijl is, op manshoogte, het erg beschadigde restant van een klassiek grafschrift te zien. Het werd volledig in het Latijn overgebracht vermits er in een Vaticaanse Codex een versie bestond reeds voor zijn hergebruik

    Het portaal werd in 2001 gezandstraald zonder dat de fijne versieringen eronder leden.

    Degna di attenzione è una suggestiva statuetta, che rappresenta Sant’Emiliano orante, collocata in una nicchia nella parete est.

    Si può far risalire al XIII secolo. É di dimensioni insolite: troppo bassa per raffigurare il santo in piedi, troppo alta per raffigurarlo in ginocchio.

    É molto danneggiata dalle intemperie e forse dovrebbe essere meglio protetta, non essendo sufficiente allo scopo la misera tettoietta in pietra di Trani fattavi apporre qualche lustro fa.

    In een nis op de oostelijke muur bevindt zich een suggestief beeldje dat S. Emiliano voorstelt . Het kan teruggaan tot de 13de eeuw. Het heeft ongewone afmetingen: te klein om de heilige rechtop voor te stellen en te groot om hem geknield af te beelden.

    Het is fel beschadigd door de ontij en zou beter moeten beschermd worden;. Niet voldoende groot voor het doel bracht het kleine dakje haar toch een weinig schoonheid terug.

    trevi, Italy- Chiesa di s. Emiliano, Statuetta

    Het meest oude en interessante element bestaat uit de 3 elegante apsissen van de originele muur, die de zuidoosthoek van de oorspronkelijke kerk (1000) vormden

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano, le absidi della chiesa romanica (foto del 1899).

    Le absidi in una foto del 1899

    Vertaling en Bewerking Ludo De Graef – Antwerpen 2010

    VISITA GUIDATA

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