Categoria: Da sapere

  • Olivo – Tradizione e storia 1- Origini

    L’Olivo – Tradizione e storia
    1 – Origini

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    L’olivo e l’olio sono frequentemente citati nei testi biblici in cui essi vengono sempre associati a profondi simbolismi.

    L’albero dell’olivo è nominato nelle primissime pagine della Genesi, quando, dopo il diluvio, la colomba ritorna con un ramoscello, segno della cessazione del risentimento di Dio verso l’uomo

    1

    .

    E’ superfluo ricordare che ogni volta che nella Bibbia si parla di olio e funzioni ad esso associate (unzione) si intende esclusivamente olio di oliva!

    L’origine dell’olivo sembra che debba collocarsi nell’Asia Minore2 da dove, verso il 3000 a.C. cominciò a diffondersi per tutto il Mediterraneo3. In Grecia ove divenne albero nazionale sembra che venisse coltivato più per mangiarne il frutto che non per ricavarne olio4.

    In Italia fu importato forse dai Fenici o dai Greci.
    Se ne hanno notizie storiche verso la metà del 1° millennio a.C. e gli archeologi hanno trovato noccioli di oliva negli insediamenti etruschi della valle del Po.

    Note 1) Gen 8, 11. 2) Sacchi de Angelis: L’olivo e l’uomo, in L’olivo e l’olio in Umbria, Foligno 1987, pag. 9. 3) G. Petruccioli, Mostra antichi attrezzi di frantoio, Spello, 5-10 /12/1983. 4) Sacchi de Angelis, Ibidem.

  • Olivo – Tradizione e storia 2 -Epoca romana

    L’Olivo – Tradizione e storia
    2 – Epoca romana

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    In Umbria l’olivo ha tradizioni antichissime: sicuramente vi fu coltivato dagli etruschi

    1

    .

    Nel 1° secolo a.C. i Romani diffusero l’olivo in tutta Italia e naturalmente tale coltura fu potenziata in Umbria.

    Nel primo secolo d.C. Plinio scrive che nella sua villa di Città di Castello non potevano essere coltivati olivi perché il clima era troppo freddo

    2

    Oltre ai testi di autori classici, numerosi reperti testimoniano la coltura dell’olivo in Umbria in questo periodo.

    Vincenzo Giuliani dà notizia di un ritrovamento di un frantoio romano a Borgo Trevi3. Di Corato, riprendendo la notizia, aggiunge «Nel podere “la Villa” poco sopra Casone di Amelia, vennero alla luce grossi contenitori per olio. Orli di grossi ziri così come frammenti di ziri in trachite furono rinvenuti, sempre ad Amelia, in località Montepiglio. Grossi dolii, il tipico contenitore romano, furono scoperti presso un’altra villa di Montefalco, in località Mura Saracene. Così dicasi per Giano dell’Umbria, in località Quadrellano. Nella sala del consiglio comunale di città di Castello si può ammirare un frammento di dolio segnato da un bollo rettangolare. Altri grossi frammenti furono scoperti a San Giustino, in località Pitigliano. Ugual cosa vale per le zone di Colfiorito o di Foligno, o di Massa Martana, o di Narni. In quest’ultima località, sotto l’abbazia di Santo Stefano, si ritrovò un vaso con una scritta incorniciata entro rami di olivo»4.

    Ma già nel primo secolo d.C. la produzione di olio in Italia diminuì fortemente perché si ritenne più conveniente importare l’olio dall’Africa e dalla Spagna.

    Note 1) Riccardo Di Corato, L’olio umbro, Milano, 1986, p. 7. 2) Plinio Cecilio Secondo, Epistole, libro V n. 6. 3)

    V.Giuliani,

    Una tomba romana e resti ossei vengono alla luce presso Trevi,

    in

    Il tempo – Perugia ,

    24/6/66

    4) Riccardo Di Corato, L’olio umbro, Milano, 1986, p. 8.

  • Olivo – Tradizione e storia 3 – Medioevo

    L’Olivo – Tradizione e storia
    3 – Medioevo

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    Nella nostra regione l’agricoltura risentì in modo particolare del decadimento di Roma, prima di tutto perché cessò completamente l’esportazione verso la capitale in crisi economica e demografica. Le invasioni barbariche poi contribuirono in maniera determinante alla completa distruzione delle tradizionali pratiche agricole per l’uso pressoché indiscriminato di aree pascolive che furono in grande auge per tutto il Medioevo (comunanze).

    Il grano, la vite e l’olivo furono soppiantati da altre colture: orzo, spelta e segale al posto del grano, birra (cervogia) al posto del vino e grassi animali – burro, lardo, strutto – invece dell’olio, per cui la quercia sostituì l’olivo.

    “La ripresa dell’olivicoltura si registra nel Medioevo soprattutto ad opera delle grandi congregazioni religiose”1 con le innovative tecniche agricole dei benedettini.

    L’olivicoltura del Medioevo, anche considerando la ripresa quando cessarono le invasioni dei popoli del nord, era comunque limitatissima.

    L’olio veniva adoperato per usi sacrali, nella farmacopea e per particolari usi alimentari. Nella tradizione religiosa ebraico cristiana è impossibile prescindere dall’olio che viene usato nell’amministrazione dei sacramenti (battesimo, cresima, unzione degli infermi) e, fino a tutto il secolo scorso, prima della sofisticazione con l’elettricità, per alimentare lampade in luoghi sacri. Nell’alimentazione era limitato a casi particolarissimi, in gran parte legati a pratiche religiose come come diete nelle “vigilie” (astinenza dalle carni e da cibi derivati dagli animali).

    Pertanto la molitura e l’estrazione dell’olio avvenivano con metodi assolutamente artigianali: probabilmente con macinette azionate a mano.

    Note 1)

    Sacchi de Angelis:

    L’olivo e l’uomo,

    in

    L’olivo e l’olio in Umbria

    , Foligno 1987, pag. .

  • Olivo – Tradizione e storia 5 – Rinascimento

    L’Olivo – Tradizione e storia
    5 – Rinascimento

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    Alla fine del Quattrocento erano aumentate di molto “le chiuse delli ulivi”, tanto che il Comune aveva organizzato per la molitura i molini sul Clitunno alla Faustana.

    Nel Cinquecento più volte il governo centrale ha esercitato pressioni su Trevi perché l’olio prodotto venisse inviato esclusivamente verso Roma, mentre i trevani preferivano esportarlo verso le Marche.

    L’olio di Trevi acquistò una rinomanza sempre maggiore e solo oggi possiamo capirne appieno i motivi. L’alto contenuto in polifenoli dovuto alla varietà di olivo “Moraiolo”, diffusissimo nella zona, ritarda l’ossidazione (irrancidimento) dell’olio causata dai maltrattamenti inflitti a questo prezioso prodotto. Le pessime condizioni igieniche insite nel metodo di spremitura e l’uso di otri (“pelli”) per il trasporto a soma, causavano un rapido degrado del prodotto ed al gusto era ovviamente considerato migliore quell’olio che degradava meno rapidamente.

    (Solo in questi ultimi anni è stato vivamente raccomandato l’uso di macchine e contenitori in acciaio inox – perfettamente lavabile oltre che chimicamente inattaccabile – per conservare le salutari caratteristiche del prodotto. Da un punto di vista batteriologico, l’olio di oliva è asettico, non permettendo la vita e la proliferazione batterica)

    Numerosi provvedimenti, fino a tutto il 19° secolo hanno incoraggiato la piantagione di nuovi oliveti che si sono spinti a quote sempre maggiori fino a 600 m s.l.m.

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  • Olivo – Tradizione e storia 7 – La situazione attuale

    L’Olivo – Tradizione e storia 7 – La situazione attuale

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    Dalla seconda metà dell’Ottocento nuovi processi industriali hanno fornito altri combustibili per l’illuminazione e dai primi del ‘900 l’energia elettrica ha praticamente sostituito tutti gli antichi sistemi. Dapprima la fabbricazione industriale di candele steariche (in sostituzione delle costosissime candele di cera d’api e delle inefficienti, fumose e maleodoranti candele di sego) poi l’uso del petrolio e, in grandi città, il gas di gasogeno hanno portato alla completa scomparsa delle lucerne e lumi a olio. Le lampade votive a olio, per usi devozionali, sono rimaste fino alla fine del ‘900, ma ora vengono sostituite da lampade a “cera liquida” con fiamma più stabile e meno fumo.

    L’olio di oliva quindi viene ora usato quasi esclusivamente per usi alimentari, sempre insidiato degli oli di semi a prezzi notevolmente inferiori.

    Dopo la gelata del 1956, che ha distrutto il 90% delle piante di olivo, si dovettero mettere in atto altri sistemi di coltivazione per un rapido accrescimento dei nuovi germogli al fine di una precoce entrata in produzione. Si adottò quindi la coltivazione “a vaso” lasciando i rami molto bassi per un rapido sviluppo della chioma, sia sui germogli dei vecchi ceppi, sia nei nuovi impianti, ove si mettevano a dimora tre piantine molto vicine. La chioma bassa, molto pratica anche per la raccolta manuale, comportò la decisa specializzazione della coltura anche nei pochissimi oliveti che ancora adottavano colture promiscue. Si dovette eliminare anche il pascolo, fino ad allora riservato a numerosi piccoli allevamenti di ovini. Era questa una forma di perfetta simbiosi in quanto le pecore brucavano le erbe spontanee che succhiavano nutrimento alle piante e a compenso del pascolo gli allevatori fornivano dell’ottimo letame per la concimazione. Purtroppo però le pecore sono ghiotte anche delle foglie dell’olivo e con le piante basse sul suolo tutti gli oliveti furono interdetti al pascolo, con la conseguente dismissione di quasi tutti gli allevamenti.

    Diminuita quindi la produzione per l’adozione di piante più piccole, aumentati i costi per una più spinta specializzazione, l’unica prospettiva per l’olivicoltura locale è la produzione esclusiva di un olio di qualità superiore.

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  • Olivo di Sant’Emiliano – Foto 1

    Olivo di Sant’Emiliano
    Foto storiche 1

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1935

    L’olivo di Sant’Emiliano, circondato da germogli novelli generati dalle radici degli olivi
    tagliati dopo la gelata del 1929
    . Foto Nazzareno Scaringi – 1934 (da: A. Bonaca, Il martirio di S. Emiliano vescovo di Trevi, Spoleto, 1935)

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  • Olivo di Sant’Emiliano – Foto 2

    Olivo di Sant’Emiliano
    Foto storiche 2

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1958

    L’olivo di Sant’Emiliano, circondato da germogli novelli generati dalle radici degli olivi tagliati dopo la gelata del 1956.
    Foto: Vincenzo Giuliani – 1958

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  • Concerto inaugurale

    DOMENICA 19 GIUGNO 2005 ORE 17

    Chiesa di San Francesco

    Concerto inaugurale

    del restaurato organo cinquecentesco di Trevi

    quando a cantar con organi si stea

    Ensemble Arte Musica – Maestro Francesco Cera

    Coro Polifonico Città di Trevi – Cantori di Cannaiola

    programma

    Saluti delle Autorità: Giuliano Nalli – Sindaco di Trevi

    Maria Rita Lorenzetti -Presidente Giunta Regionale Umbria

    Benedizione dell’organo: S.E. Mons. Riccardo Fontana, Arcivescovo di Spoleto- Norcia

    Interventi: Wijnand van de Pol – Bernardino Sperandio – Luisa Forsoni – Andrea Pinchi

    Aperitivo nel chiostro

    Infoline 0742 33 22 22

    L’organo è stato restaurato da Pinchi Fabbrica Artigiana Organi – Foligno

    CARISSIMI E MONTEVERDI TRA MOTTETTI E DIALOGHI SACRI

    ENSEMBLE ARTE MUSICA

    direttore Francesco Cera

    Rosita Frisani, Loredana Bigi – soprani

    Vincenzo Di Betta – tenore

    Filippo Bettoschi – baritono

    Giuseppe Pistone – arciliuto

    Francesco Cera – organo

    I brani vocali sono introdotti da intonazioni per organo di autori italiani tra ‘500 e ‘600.

    Girolamo Frescobaldi

    (1583-1643)

    Toccata quinta sopra i pedali (Roma 1627)

    Claudio Monteverdi

    (1567-1643)

    Jubilet tota civitas – dialogo per due soprani

    Salve Regina – per baritono

    Currite populi – mottetto per tenore

    Giacomo Carissimi

    (1605-1674)

    Super flumina Babilonis – dialogo a quattro voci

    Tollite sancti mei – dialogo per 2 soprani e baritono

    – intervallo –

    O quam pulchra es – mottetto per tenore

    Giovanni Felice Sances

    (1600-1679)

    Stabat Mater – per soprano (L.Bigi solista)

    Venite videte – mottetto per soprano (R.Frisani solista)

    Giacomo Carissimi

    Dicite nobis – dialogo a quattro voci

    Fondato e diretto da Francesco Cera, esegue il vasto repertorio vocale italiano del periodo barocco, dal madrigale alla cantata e nelle diverse espressioni della musica sacra. I cantanti che collaborano con Arte-Musica sono attivi come solisti sia nel repertorio cameristico che nell’Opera. L’Ensemble Arte Musica ha esordito su CD (per la Tactus) con musiche sacre inedite del bolognese seicentesco Colonna, riscuotendo il plauso della critica e debuttando al Festival delle Fiandre a Bruges nel 1997. Successivamente incide il Quarto libro di Madrigali di Carlo Gesualdo e il Lamento di Arianna con gli Scherzi Musicali del 1632 di Claudio Monteverdi, interpretazioni che si distinguono per una lettura nuova e anticonvenzionale della vocalità barocca, pur condotta alla luce delle testimonianze storiche. Nel 2001 la rivista Orfeo presenta l’ensemble e nel 2002 la rivista Amadeus pubblica un CD di Cantate e Sonate di Domenico Scarlatti. Arte Musica si è esibito presso importanti rassegne internazionali tra cui l’Istituzione Universitaria dei Concerti a Roma, Le feste di Apollo a Parma, Les Gouts Reunis a Losanna, Linzner Schloss Konzerte, Festival van Vlaanderen a Bruges, Tage fur Alte Musik im Brandenburg, Festival di Augsburg, Festival Cantar Lontano, Festival Galuppi di Venezia, effettuando registrazioni per RAI Radio tre, ORF e Euro Radio. Tra i programmi del 2005 i tre Stabat Mater di Sances, Vivaldi e Pergolesi, mottetti inediti di Giacomo Carissimi nel quattrocentenario della Nascita e in formazione puramente strumentale, i concerti per violino e organo di Vivaldi.

    FRANCESCO CERA

    Bolognese, dopo gli studi di organo e di clavicembalo conclusi sotto la guida di Luigi Ferdinando Tagliavini e di Gustav Leonhardt, si è affermato tra i giovani interpreti italiani di musica antica facendosi apprezzare per una consapevolezza stilistica che abbraccia diverse espressioni musicali. Oltre agli strumenti storici a tastiera, Francesco Cera estende il suo interesse alla musica vocale e strumentale del periodo barocco. Dal 1991 al 1994 ha fatto parte dell’ensemble Il Giardino Armonico, esibendosi in tutta Europa e attualmente dirige l’Ensemble Arte-Musica, col quale esegue il vasto repertorio vocale italiano. Particolarmente apprezzato nel repertorio cembalo organistico del cinque-seicento italiano, ha realizzato numerose incisioni solistiche, tra cui le opere complete di Michelangelo Rossi, Tarquinio Merula, Bernardo Storace, Antonio Valente, ottenendo vasti consensi dalla critica internazionale. La sua interpretazione delle Sonate di Domenico Scarlatti è stata accolta come una vera rivelazione, per l’intensità comunicativa e il rilievo drammatico, oltre che brillante. Di Scarlatti ha prodotto tre CD con le sonate tratte dal manoscritto datato 1742 (Tactus). Tiene concerti come solista al clavicembalo e all’organo partecipando a rassegne internazionali e su organi storici. Suoi concerti sono stati registrati da Radio 3 Belgio, dalla ORF Austriaca e dalla Radio Svizzera. Ha pubblicato musiche di Bernardo Pasquini (Andromeda editrice) e articoli musicologici. Inoltre ha tenuto seminari e mastercalss presso varie istituzioni tra cui l’Accademia di Musica Italiana per Organo, l’Acadèmie d’orgue de Fribourg, il Conservatorio di La Spezia e la Royal Academy of Music di Londra. Dal 2001 vive a Roma dove è attivo come Ispettore onorario per la tutela degli organi storici.

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  • Maria Luuisa Orsini – pittrice

    Maria Luisa Orsini

    Ha esposto a Trevi nella collettiva F 30×20
    e Giannetto e M. Luisa Orsini del 2003 DEDALO Spazio Arte in Viale Ciuffelli, 12

    Nasce a Spoleto dove frequenta studi classici. Accanto al padre, il pittore Giannetto Orsini, fin dall’infanzia coltiva l’amore per la pittura e per l’espressione grafica in genere che viene più sistematicamente coltivata da alcuni anni a questa parte. La favola e l’immaginifico sono il mezzo espressivo dell’arte di Maria Luisa.

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  • Palio dei Terzieri – Organi di governo

    Regolamento della gara Albo d’oro Palio dei Terzieri

    Palio dei Terzieri ORGANI DI GOVERNO

    Il Consiglio Direttivo decaduto: nuove elezioni

    Presidente

    Sandro Verzari

    (Comune)

    Vice President

    e dei 15

    Lucio Venanzi

    (Pro Trevi)

    Vice Presidente dei 5

    Vincenzo Mantucci

    (Matiggia)

    Segretaria

    Amalia Cecchini

    (Castello)

    Economo

    Paolo Baliani

    (Piano)

    Consiglieri

    Valentino Brizi

    Mirko Menicacci

    Alessandro Benedetti

    Giuseppe Bernardini

    Daniele Cerquiglini

    Alessandro Bravetti

    Mara Sisti

    Luigi Perugini

    Franco Perugini

    Domenica Mattioli

    Commissione Artistica

    decaduta: nuove elezioni

    Coordinatrice: Amalia Cecchini

    Marco Baldacci

    Silvia Filippucci

    Silvana Bompadre

    Cristina Garofani

    Federica Verzari

    Anna Coraggi

    Commissione Tecnica

    decaduto: nuove elezioni

    Capitano del Popolo

    Mossiere

    Piergiovanni Maggiolini

    Ettore Federici

    Giudici

    Emilio Pinchi

    Francesco Guerrini

    Sandro Tabarrini

    Pietro Betori

    Claudio Casciari

    Birroni

    Marcello Magrini

    Carlo Caporicci

    Cronometristi

    Emiliano Cerquiglini

    Giacomo

    Capocciuti

    Giorgio

    Perugini

    Claudio Pioli (Castello) Benvenuto Celesti (Matiggia) Roberto Finauro (Piano)

    (Ente Palio)

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