La cena delle stelle cadenti, il 10 agosto a Ponze di Trevi è ormai diventata una tradizione. Il villaggio di Ponze è l’abitato più alto del comune di Trevi, alla soglia dei 900 m sul mare. Alla fine del secolo scorso era stato abbandonato dagli ultimi abitanti ma, in estate, quando sul fondo valle l’afa si fa sentire, su a Ponze è tutt’altra vita. Per questo alcuni dei vecchi abitanti risistemarono alcune abitazioni per trascorrervi qualche giorno d’estate. Parimenti altri concittadini acquistarono e ristrutturarono altre case e, almeno d’estate, si ricostituì una piccola comunità, che il 10 di agosto, festa di S. Lorenzo Patrono di Ponze, volle di nuovo celebrare la ricorrenza tradizionale invitando gli amici per ritrovarsi insieme la sera. Alcuni soci della Pro Trevi che avevano la casa a Ponze, si fecero parte diligente per organizzare, nel 2001 la cena di S. Lorenzo che da allora è diventato un appuntamento ricorrente. Negli anni più recenti si è superato il numero dei 100 partecipanti, perché oltre ai “villeggianti” che d’estate dimorano a Ponze, alcuni dei vecchi abitanti ritornano per l’occasione e ne approfittano anche i turisti, entusiasti di condividere la tavola con gli “amici” conosciuti un’ora prima. Ma la notte di S. Lorenzo è anche la notte delle stelle cadenti e in cima al colle, lontano dalle fonti luminose, subito finita la cena, è piacevole sdraiarsi sull’erba a contemplare le scie dello spettacolo pirotecnico naturale. “Felici senza sforzi”, come titolava dalle pagine del Corriere il famoso giornalista Giovanni Mosca sostando a Trevi nell’estate del 1963. Chiunque voglia partecipare, può prenotarsi tramite mail: protrevi@protrevi.com – Cell: 335 7700078
Il testo di alcune opere esaurite e antichi documenti disponibile in formato elettronico Vedi elenco
Tra le attività dell’Associazione Pro Trevi c’è la riscoperta e la pubblicazione di opere fondamentali per la storia e la cultura locale.Tali opere non avrebbero possibilità di essere pubblicate da editori professionisti poiché l’operazione non sarebbe remunerativa per la scarsa diffusione prevedibile. Testi del genere infatti interessano solo cultori e curiosi locali e pochissimi studiosi e pertanto, con un così limitato numero di acquirenti, si dovrebbero vendere a prezzi di copertina talmente alti che scoraggerebbero chiunque. L’Associazione Pro Trevi, con l’aiuto di Enti e privati che si sono impegnati in solido, si vanta di aver dato alla luce le seguenti opere:
F. Spellani, Breve guida di Trevi, Trevi, 1971. Pagg. 24 – Esaurita.
Prezzo
S. Nessi, Trevi e dintorni, Spoleto, 1979. Pagg. 108.2^ edizione ristampata dal Comune, 1991
3
Durastante Natalucci, Historia universale … di Trevi, a cura di C. Zenobi, Todi, 1985. Pagg. 884.
Questa statua lignea, custodita in una apposita cappella, è da secoli oggetto di profonda devozione. Soltanto recentemente è stata esaminata dalla critica sotto l’aspetto storico-artistico.
La venerazione nasce dalla tradizione francescana e dal “miracolo delle acque”.
Raccontano i primi biografi di S. Francesco che questi passò una notte in preghiera nella chiesa di Bovara. All’alba del giorno seguente frate Pacifico, non osando disturbare il Maestro ancora in estasi, si inginocchiò davanti al crocefisso e, assorto nella preghiera, ebbe la visione del Paradiso ove il trono che fu di Lucifero era riservato per Francesco (vedi in particolare: Memorie Ferancescane di Trevi ). L’episodio è stato raffigurato da Giotto nella Basilica di Assisi e da numerosi altri pittori. A Trevi la scena è dipinta in una lunetta del chiostro e in una tela nella chiesa di S. Francesco.
La critica moderna permette di datare la statua intorno al 1330 e quindi questo crocefisso non è quello di fronte al quale pregarono S. Francesco e i suoi compagni, ma la devozione al Crocefisso di Bovara da parte dei pellegrini che dall’Abruzzo e dalla Ciociaria andavano ad Assisi per il
Perdono
si è perpetuata nei secoli. Testimoni diretti riferiscono che fino all’ultimo anteguerra l’affluenza era tale che a fine giornata le monetine gettate sul pavimento si dovevano raccogliere “
con la pala
“
1
, prova tangibile del passaggio di migliaia di pellegrini ogni giorno.
Medaglia del SS.mo Crocifisso di Bovara
Fine ‘800
EFFIGIE DEL MIRAC. CROCIFISSO CHE SI VENERA NELLA CHIESA ABBAZIALE DI S.PIETRO ———— BOVARA DI TRTEVI FATTA PER CURA DI UN DIVOTO
La ininterrotta devozione è attestata anche dalla produzione di medaglie. Oltre a quella riprodotta, ne esiste un’altra di circa 5 cm con iscrizione di 12 righe, segnalataci nel ’99 dal prof. Angelo Finetti prematuramente scomparso.
A nostra conoscenza, il primo che abbia studiato questo crocefisso è stato Bruno Toscano, e non poteva essere diversamente viste le benemerenze di questo studioso verso i beni culturali locali! Prima di allora l’opera veniva acriticamente attribuita al XII secolo e quindi precedentemente alla visita di S. Francesco
2,
3
.
In una guida di Spoleto4si definisce prudentemente “antico” il crocefisso di Bovara, non ritenendolo certo opera del tempo di S. Francesco.
Successivamente il Previtali5 prende in considerazione l’opera segnalatagli dal Toscano, dopo che era stata restaurata e quindi in condizioni ben diverse da come l’avevano esaminata gli Autori precedenti. Considerando che il Crocefisso è inchiodato al legno con quattro chiodi come quelli più antichi, ma ritrovando nel modellato elementi successivi ai giotteschi lo attribuisce al 1330. La tesi è pienamente accettata dal Lunghi 6, che prende in esame i nuovi riti del Venerdì Santo, in uso in Italia dalla seconda metà del XIII secolo. Da quella data infatti si sostituì la deposizione simbolica dell’Eucaristia con la deposizione in un sepolcro di “un crocifisso in rilievo” avvolto in un velo e ipotizza che il crocefisso di Bovara sia stato costruito in funzione di questo rito, trattandosi di una statua con le braccia snodate che possono essere disposte allargate sulla croce o aderenti al corpo.
Attualmente, ogni cinque anni si celebrano solenni festeggiamenti in onore del SS.mo Crocifisso e la statua, deposta dalla croce e composta in un cataletto, viene portata in processione per un lungo percorso per le strade di Bovara e località vicine, con grande concorso di popolo. Molti bovaresi emigrati colgono l’occasione della festa per una rimpatriata nella vana speranza di mitigare la nostalgia.
Il “miracolo delle acque” risale al 1817. Lo troviamo descritto in un opuscoletto, pubblicato nel 1892 per il terzo giubileo del prodigio.7 Vi è ricordata la gravissima carestia del 1816 durante la quale molti per “non morire di fame, si mangiavano cose le più ributtanti: perfino la sansa dei Molini e i sarmenti macinati e cose anche schifose!“
Alla carestia fece seguito una eccezionale siccità per tutto l’inverno e la primavera tanto che a maggio del 1817 “il grano seminato, per la gran secca, era appena sortito dalla terra: rimaneva esile e quasi secco, mentre era quasi tempo di raccoglierne il frutto. Si facevano pertanto dapertutto private e pubbliche preghiere: dapertutto allo scopo si esponevano le più insigni reliquie; ma il cielo rimaneva sempre lo stesso; sempre sereno e sole sempre gagliardo”.
“Col concorso adunque delle ville vicine e lontane, e di un popolo immenso si fece col detto SS.mo Crocifisso una solennissima e devotissima processione, la quale, girando per tutto Trevi, giunse al Convento di S. Martino. E quando l’Immagine benedetta fu di ritorno sulla piazza della sua chiesa operò la tanto sospirata grazia. … Mentre un valente predicatore … saliva il palco fatto nella medesima piazza a cagione della gran moltitudine, si vide comparire nel cielo una nuvoletta simile a un palla. … La nuvoletta in un momento si dilatò per tutto il cielo; e in mezzo alla predica incominciò una pioggia dolce, pacifica, e poi abbondante, che non fu di acqua, ma piuttosto vera pioggia di grano. … Sempre pacificamente piovendo … la terra arsissima restò del tutto sazia e satolla. … Il grano, che non presentava speranza di frutto alcuno, fu così abbondante e copioso che da 40 scudi al rubbio calò subito alla meschina cifra di L. 16 al rubbio. … V’è un detto tuttora popolare, e tuttora universale, e di alcuni viventi ancora che nella raccolta «era più grande sempre il mucchio del grano che quello della paglia».
Trevi-
Il Crocefisso della Chiesa di Bovara
(Foto Laurentini, ante 1925 – E’ stata la foto più nota e più diffusa in quanto fino al dopoguerra era esposta in moltissimi confessionali delle chiese della zona.)
Sc.It.M., che si rivolge ai maestri di tutta Italia
” così riportata in un dattiloscritto con notazioni autografe di D. Aurelio Bonaca. Giovanni Canelli Bizzozzero, fu grande amico di Trevi ove è ancora (2003) affettuosamente ricordato dai suoi allievi.
3)
T.C.I.,
Umbria,
Guida Rossa, Milano, 1950. Attribuisce il crocefisso al XII secolo. All’epoca era
Console
locale del T.C.I. Salvatore Zappelli, che per l’aggiornamento delle pubblicazioni si riferiva a Carlo Zenobi, allievo di Bizzozzero, tuttora in possesso di una copia del dattiloscritto di cui sopra.
4)
Bruno Toscano
,
Spoleto in pietre, guida artistica della città,
Spoleto 1963, pag. 237
5)
Giovanni Previtali
Due lezioni sulla scultura “umbra” del Trecento: II. L’Umbria alla sinistra del Tevere, 1. Maestri “espressionisti” tra Assisi, Foligno e Spoleto
Una tradizione plurisecolare interrotta nel 2020I festeggiamenti quinquennali in onore del SS. Crocefisso, sempre conclusi con una spettacolare partecipatissima processione, nell’anno 2020 non si effettueranno. Già prima della catastrofe dell’epidemia si era deciso di non doversi celebrare la festa, tra il disinteresse generale. Una grande manifestazione di fede, ormai patrimonio storico di Bovara – occasione di rientro di molti emigranti, anche quando dall’America si tornava con la nave! – sembra ormai soltanto un ricordo. In questa pagina e nelle altre correlate si può trovare la documentazione di questi festeggiamenti, di un remoto e recente passato, quando certi valori erano patrimonio comune.
Ogni cinque anni si celebrano solenni festeggiamenti in onore del SS.mo Crocifisso e la statua, deposta dalla croce e composta in un cataletto, viene portata in processione per un lungo percorso per le strade di Bovara e località vicine, con grande concorso di popolo. Molti bovaresi emigrati colgono l’occasione della festa per una rimpatriata, per incontrare parenti e conoscenti, nella vana speranza di mitigare la nostalgia.
Alcune foto storiche
Romani, oriundi, tornati per la festa: Italo e Antonio (Peppe) Bianconi.
Da Il Corriere dell’Umbria (Foligno – Spoleto) pag. _______________________________________
Campello –
Il progetto di valorizzazione del fiume
entra nella fase operativa
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Clitunno, via alla bonifica
Il sindaco ha convocato un summit coi soggetti attuatori
CAMPELLO SUL CLITUNNO – Ci sono novanta giorni di tempo per predisporre il progetto esecutivo di bonifica e riqualificazione ambientale del reticolo idrografico del fiume Clitunno per quanto concerne la parte relativa agli interventi di carattere idraulico, ai fini del superamento delle criticità evidenziate in un approfondito studio dell’ Arpa, presentato la scorsa estate alle Fonti del Clitunno. Lo stesso periodo di tempo per predisporre il progetto relativo alla eliminazione dei fattori di rischio legati alla fragilità del sistema infrastrutturale fognario esistente e, dunque, per intervenire massicciamente sulla rete fognaria del territorio campellino, dalla zona industriale al fiume Clitunno.
Sono questi i contenuti dell’ultima ordinanza emanata a fine dicembre dalla presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, per dare l’avvio alla fase progettuale ed esecutiva dei lavori di bonifica e valorizzazione del Fiume Clitunno, dopo l’incidente occorso alla raffineria Umbria Olii nel novembre del 2006. Da quel periodo il nucleo tecnico, costituitosi per gestire la vicenda, ha effettuato tutte le procedure di ordine amministrativo e tecnico scientifico per ottenere il quadro preciso delle condizioni del fiume Clitunno, delle falde acquifere e di tutto il territorio. Sono stati pertanto predisposti approfonditi studi specialistici e sono stati effettuati gli studi di caratterizzazione e le analisi delle aree su cui intervenire. In ottemperanza al ruolo di coordinamento assegnato proprio al comune dalla ordinanza citata, il sindaco di Campello sul Clitunno ha dunque convocato una riunione operativa prevista nei prossimi giorni che si terrà nel palazzo comunale per dare immediatamente l’avvio alla fase progettuale. Saranno 1’Ato e il Consorzio di bonificazione umbra i soggetti deputati ad approntare materialmente la fase progettuale. Tra gli interventi necessari da porre in essere e già individuati in una serie di schede di intervento, predisposte proprio dal Comune campellino, vengono individuati l’eliminazione del degrado ambientale mediante la ripulitura dell’alveo del fiume, lo smaltimento dei rifiuti depositati sul fondo, la sistemazione dei manufatti idraulici, l’adeguamento delle reti fognarie per potenziare il sistema infrastrutturale fognario esistente e la costruzione di una pista lungo il fiume Clitunno per la manutenzione dell’alveo e la realizzazione di una fascia di verde per favorire la reintroduzione di microhabitat per le biogenesi acquatiche. Gli interventi che si snoderanno principalmente sul territorio comunale di Campello e in parte anche nell’ area di Trevi, continueranno poi con l’attuazione dei progetti di valorizzazione del territorio che riporteranno agli antichi splendori questa meravigliosa zona dell’Umbria. Questi interventi serviranno a risanare un corso d’acqua, il Clitunno, unico per la purezza delle acque ricche di flora e fauna e ora compromesso dalle note vicende che lo hanno coinvolto negli ultimi anni. Il sindaco di Campello, Paolo Pacifici, esprime grande soddisfazione per l’avvio di questa ulteriore fase, ormai a tutti gli effetti operativa. “Molte risorse sono state intercettate per effettuare questi interventi, tanto importanti per Campello e per tutto il nostro territorio. Le attività che verranno realizzate – ha concluso – riconsegneranno a tutti un’area riqualificata e migliore. I nostri cittadini potranno contare su un potenziamento davvero significativo delle infrastrutture. Insieme alla portata storica rappresentata dalla candidatura del Tempietto del Clitunno nelle liste del patrimonio mondiale dell’ umanità Unesco, l’area diverrà un polo di attrazione ancora più forte, più tutelato, sicuramente più fruibile ed ancora più incantevole”.