Attualmente (2013) per l’inagibilità della chiesa a causa del terremoto del 1997,
le funzioni liturgiche si celebrano sotto un tendone nel piazzale
Gli EX VOTO
La Festa -11-14 Aprile 2013
PROGRAMMA RELIGIOSO
11 -12-13 APRILE ore 19 TRIDUO DI PREPARAZIONE
SABATO 13 APRILE ore 19 – TRIDUO DI PREPARAZIONE ore 21 – SOLENNE PROCESSIONE con la Statua del Santo accompagnerà la Banda Musicale di Bevagna
DOMENICA 14 APRILEore 8.30 – S. MESSA ore 11 – S. MESSA SOLENNE ore 17-S. ROSARIO BENEDIZIONE E BACIO DELLA RELIQUIA
LUNEDÌ 15 APRILE ore 8.30 – S. MESSA per tutti i defunti PROGRAMMA RICREATIVO
VENERDÌ 12 APRILE Ore 21 – GARA DI BRISCOLA e SPAGHETTATA
SABATO 13 APRILEOre 15 – GARA DI CICLOCROSS – Trofeo S. Vincenzo Categoria Giovanissimi da 7 a 12 anni Patrocinato dall’Avis
DOMENICA 14 APRILE Ore 8.30 – PEDALATA ECOLOGICA DI MOUNTAIN BIKE Ore 15 – GIOCHI POPOLARI Ore 18,00 – La compagnia Teatrale La Traussa presenta la Commedia Dialettale “FINCHÉ FA COMMITO” RINFRESCO PER TUTTI
Da un manoscritto del XIX secolo.1 «La chiesa, in Parrano, sotto il titolo di S. Sabino V. e M., già dai tempi remoti edificata dai monaci di S. Pietro in Bovara, e dai medesimi eretta in parrocchia da loro stessi retta e funzionata, venne in appresso secolarizzata, ma con prebenda molto tenue. Nel secolo passato da un tal Cuponesi venne donata della casa parrocchiale presentemente posseduta, dello oliveto soprastante alla medesima e di alcuni paramenti sacri. Nel 1780, conferita la parrocchia al giovane sacerdote fulignate, don Alessandro Virgili, questi, molto divoto di S. Vincenzo di cui possedeva un’immagine in tela nella sua famiglia, la espose nella sua nuova chiesa, ed è la presente che si conserva e si venera: ne promosse la devozione, e nel 1794 se ne ebbe la prima grazia o miracolo. La fama di questa immagine e la devozione di mano in mano si estese ampliamente in buona parte della valle umbra, e anche al di fuori col propagarsi delle notizie delle grazie che si ottenevano. Ne venne istituita una festa annua dallo stesso Virgili, alla quale conveniva un gran numero di popolo anche dai limitrofi territori, specialmente di Foligno, e il concorso dura ancora (1896) sebbene in proporzioni assai minorate. La festa stabilita alla 2a domenica dopo Pasqua, si fondò sul profitto della questua, che, dopo la erezione della confraternita avvenuta nel 1835, fu messa ad incarico del Priore e dei sigg. Ufficiali. La sacra immagine fino da principio era stata collocata dal Parroco nella cappella e altare del Carmine, dove è sempre poi stata mantenuta. Ma questa cappella che nella sua struttura era simile all’altra di S. Sabino, a lei di rincontro, nel 18.. venne di molto migliorata e portata allo stato presente, escluso il titolo anteriore, commutato in quello di S. Vincenzo.
Nel piano della cappella fu riposta la salma del pio parroco sotto la lapide che ne conserva la memoria. Povero, semplice di costumi, di portamento e di tratto; di animo ingenuo, tale e tanta aveva divozione e fiducia nel Santo, che questa lo portava ad implorare da esso le grazie con una confidenza che sapeva di domestichezza. Lo invocava non solo con la preghiera, ma anche con parole, come a persona presente con la quale familiarmente si discorre; e quasi esigendo le grazie e poco meno che imponendogliene.
La cappella, al suo tempo, era tutta piena di oggetti di ogni genere, lasciati dai supplicanti a segno delle grazie impetrate: tavolette dipinte, immagini, lastrine d’argento, una carretta tutt’ora conservata, braccia e mani di legno, ogni sorta d’abiti e vestimenta. «Sono i trofei di Vincenzo» diceva don Alessandro.
Gli oggetti di qualche valore, donati alla chiesa, erano da lui custoditi in casa a scanso dei ladri, in quel tempo numerosi; e queste cose occasionarono la sua catastrofe. A tarda notte dell’8 al 9 febbraio del 1828, tre sgherri, due della Piaggia, l’altro, marchegiano, nepote della serva vecchia, complice e traditora, introdottisi in casa col pretesto di chiamata per un infermo, lo sopraffecero nel suo letto strangolandolo crudelmente con una corda. Morirono tutti in galera. Il cadavere fu esposto in chiesa con molto concorso e con compianto universale, consolato però dalla venerazione professatagli da tutti, come ad un’anima eletta».
Chiesa di S. Vincenzo – Una bella statua lignea in deplorevole abbandono
Attualmente (2013) per l’inagibilità della chiesa a causa del terremoto del 1997,
le funzioni liturgiche si celebrano sotto un tendone nel piazzale
Gli EX VOTO
Non si ha memoria se si festeggiasse con solennità San Sabino, titolare dell’antica chiesa. Attualmente la festa tradizionale in onore di S. Vincenzo si celebra la seconda domenica di Pasqua
La festa stabilita alla 2a domenica dopo Pasqua, si fondò sul profitto della questua, che, dopo la erezione della confraternita avvenuta nel 1835, fu messa ad incarico del Priore e dei sigg. Ufficiali. La sacra immagine fino da principio era stata collocata dal Parroco nella cappella e altare del Carmine, dove è sempre poi stata mantenuta..1
Nel corso del XIX secolo le celebrazioni di alcune feste, quelle più frequentate dai devoti, furono collocate nel periodo successivo alla Pasqua, certamente per dar l’opportunità ai fedeli di osservare il precetto(“prendere Pasqua”, si diceva). Ed era festa grande, peché durava tutta la giornata. Si arrivava in mattinata, rigorosamente digiuni per “la comunione” e dopo la messa solenne si pranzava sul prato con abbondanti vettovaglie portate da casa – immancabile la pizza di formaggio con il salame – per rientrare nel tardo pomeriggio, dopo i giochi popolari e la benedizioe eucaristica.
Tale usanza permase fino alla motorizzazione di massa della seconda metà del ‘900
La prima domenica dopo Pasqua si celebrava la festa della Madonna delle Lacrime, la seconda, appunto, di S. Vincenzo e infine, la domenica di Pentecoste, la festa della Madonna di S. Arcangelo. Alle Lacrime e a S. Arcangelo si andava processionalmente dalla propria parrocchia, mentre a S. Vincenzo la processione veniva- e viene tuttora – effettuata dal santuario per le strade del paese.
Alcuni degli ex voto che fino a qualche anno addietro erano esposti nella prima cappella a sinistra della chiesa di s. Vincenzo
La carretta espressamente ricordata nel manoscritto del XIX secolo.1, certamente il cimelio più singolare e discusso, ormai trafugata come altre suppellettili ed ex voto.
Alcuni degli ex voto che fino a qualche anno addietro erano esposti nella prima cappella a sinistra della chiesa di s. Vincenzo
Iscrizione sul piedistallo:
Petrus Ang. Salmaregius Hispellen P.G.R. 1831
e sul retro del quadro
Memoria
Pietrangelo Salmareggi di Spello al glorioso S.Vincenzo Fer- reri in Parrano di Trevi offrì il presente in rendimento di grazie per essere stato liberato dal mal caduco a cui per tanti anni
Copia della planimetria del Teatro Clitunno, ( originale cm. 35,7 x 47,6) gentilmente fornita dall’arch. Carlo Maria Saladini di Ascoli Piceno1.(inedito 2003)
“Il disegno è eseguito ad inchiostro nero su carta pesante con tratti ad inchiostro rosso scuro (parti demolite degli edifici preesistenti). Il foglio venne usato, piegato in due, come cartellina d’archivio porta documenti. L’ho trovato in una bancarella di libri usati al mercatino dell’antiquariato ad Ascoli Piceno nell’inverno 2001” (comunicazione dell’arch. Saladini del 23/3/03).
Trevi, Teatro Clitunno, La Famiglia Barret, 1946 Interpreti:Giustina Bonaca, Antonino Brizi. (per gentile concessione Antonino Brizi eredi)
Da
Memorie di un filodrammatico di A. Bartolini
:
Tanto i lavori nominati quanto quelli che vennero poi, vennero presentati in una cornice di scenari fuori dell’ordinario, da compagnia di professionisti, dato che glielo consentivano l’assistenza del prof. Virgilio Marchi e i mezzi a disposizione.
… Ancor pi?interessante fu lo sfondo scenico della commedia ?La famiglia Barrett? di Rodolfo Berry che fu presentata nella primavera del 1946, nella quale il protagonista Ugo Bonaca ci diede il meglio di s?stesso, e tutti gli altri dimostrarono di aver raggiunto un ottimo affiatamento, muovendosi a loro agio nei decorosi costumi dell’epoca.
Cartolina ricordo della rappresentazione di “Romanticismo” opera del caricaturista MORENO di Foligno Nell’esemplare qui riprodotto sono stati indicati a penna i nomi degli interpreti come di seguito
Nel 1965 un fortunata combinazione di eventi e la caparbietà di alcuni volonterosi portò alla istituzione di un premio “Città di Trevi” da assegnare alle personalità che si erano distinte nel campo dello spettacolo.
Il successo fu enorme, dovuto principalmente alla levatura degli intervenuti e nell’anno successivo si ebbe la seconda edizione.
Purtroppo, per la cronica mancanza di fondi, si dovette definitivamente sospendere questa manifestazione, antesignana dei premi artistici e letterari che successivamente hanno proliferato in ogni dove.
Tra le rarissime foto della manifestazione, si propongono le seguenti che ritraggono Nino Manfredi e Rossella Falck
Foto Antonino Di Pietrantonio
Tra gli altri premiati: Antonello Falqui, Gino Landi, Leonardo Cortese, Helen Sedlak, le Sorelle Fontana per l’alta moda, ecc.
“, questa filodrammatica sorse nel secondo dopoguerra per opera dei fratelli Ugo e Mario Bonaca.
Ugo Turbini Bonaca, a detta di quanti lo conobbero fu veramente un attore mancato. Segu? gli studi di medicina, specializzandosi in pediatria ed esercit?la professione in Firenze con straordinario successo. Purtroppo scomparve prematuramente.
Mario Turbini Bonaca, laureato in legge, frequent?una prestigiosa scuola di cinematografia di Roma e matur?varie esperienze all’estero, principalmente negli USA. Autore di vari cortometraggi che ebbero anche l’onore della nascente TV, si dedic?successivamente a varie attivit?industriali e commerciali.
“I periferici” non sapevano di chiamarsi cos? Il nome venne loro imposto dai componenti dell’antica filodrammatica Biagi – i quali consideravano con evidente sufficienza gli attori “di campagna” – quando questi ebbero l’ardire di presentarsi a recitare al teatro Clitunno, tempio dell’arte che incuteva una certa soggezione. Ma ben presto il nome perdette il significato denigratorio, essendosi essi imposti prepotentemente al rispetto e all’ammirazione del pubblico.
Le prime rappresentazioni furono date nella pineta dell’ex abbazia di Bovara, poich?esisteva la tradizione del teatrino parrocchiale all’ombra del campanile, ma ci si rese subito conto che la messa in scena era all’altezza di poter degnamente affrontare un pubblico pi?esigente e smaliziato e gi?nbsp; “a fine estate del 1945” ci fu il debutto al teatro Clitunno.
La filodrammatica trov?fertile terreno in numerosi giovani con notevoli potenzialit?tenute in incubazione negli anni della 2a guerra mondiale.
Per poter veramente comprendere lo spirito e lo straordinario entusiasmo di quei giovani che vollero evadere dal proprio ambiente ristretto attraverso l’aggregante ma severa scuola del teatro, occorre considerare le condizioni di vita del tempo, tanto differenti dalle attuali, anche se si tratta di poco pi?di mezzo secolo addietro.
Ben prima della motorizzazione di massa, non era tanto semplice spostarsi in campagna e di solito le interminabili “prove” si eseguivano di sera perch?di giorno tutti dovevano lavorare in casa o fuori. L’illuminazione stradale consisteva in una fioca lampadina tra le case e per il resto buio pesto. In tali condizioni le donne perbene non si avventuravano ad uscire da sole e quindi doveva sacrificarsi un famigliare per accompagnarle.
Dopo la recita al teatro Clitunno, si doveva rientrare a Bovara o a Borgo a notte fonda, a bordo di un camion dei Molini Bonaca, non particolarmente attrezzato per il trasporto delle persone! E le cronache dicono anche che tale mezzo non proprio confortevole si guastasse lasciando tutti a piedi sotto la pioggia.
Leggendo le “Memorie” del Bartolini, nei sinceri apprezzamenti per la preparazione e la maturit?di attori dilettanti sconosciuti e snobbati in Trevi “alta”, si percepisce anche una forte ammirazione per i risultati raggiunti da quei giovani in condizioni ben pi?svantaggiate rispetto a quelli del capoluogo.
Purtroppo la filodrammatica dei “Periferici” non ebbe lunga vita. Nata per la passione, la competenza e le disponibilit?finanziare dei fratelli Bonaca, che permisero e favorirono l’aggregazione e la crescita di questo straordinario gruppo di giovani, fu condannata ad una fine inesorabile quando i Bonaca, per i propri impegni, dovettero assentarsi da Trevi.