Categoria: Da vedere

  • The Church of St.Martino

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    Die Kirche von San Martino wirkt wie ein malerischer Gebäudekomplex mitten im Grünen und liegt direkt am Ende der flachen und schattigen Promenade, von wo aus sich dem Betrachter das ganze Panorama der alten Stadt Trevi und dem umbrischen Tal eröffnet. Die Kirche ist aus dem XV. Jahrhundert und beherbergt Gemälde aus der umbrischen Schule (Tiberio di Assisi e Mezastris).

    Trevi, Chiesa di S.Martino - Lunetta di Tiberio di Assisi

    Auf dem gegenüber liegendem Platz erkennt man die

    Kapelle von S. Girolamo

    mit einem Gemälde, dass die Assunta abbildet sowie weitere Meisterwerke von Spagna (1521) zeigt. Für die Besichtigung wenden sie

    sich an das Kloster.

    Im Refektorium ist das letzte Abendmahl (1601) aufbewahrt und im Kreuzgang

    befinden sich mehrere runde Gemälde von Ascensidonio Spacca (1612).

    Trevi, Convento di S. Martino - S. Maria Assunta di Giovanni Spagna
  • Geschichte

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    Die Ursprünge von Trevi führen uns auf die “Notte dei Tempi” zurück. Lateinische Autoren klassifizierten diesen Ort als Stadt der Umbrier. Doch auf deren Territorium hielten sich prähistorische Völker auf, was Funde bestätigen, die aus dem Steinzeit stammen.

    Trevi wurde eine wichtige Stadt, als während der imperialistischen Zeit der ursprüngliche Verlauf der Flaminiastrasse wieder hergestellt wurde. Auf der ebene entwickelte sich auf der Höhe von Pietrarossa eine Siedlung mit monumentalen Bauten, von denen heute zahlreiche Ruinen übriggeblieben sind. Auf den Hügel ist eine Festung mit robusten Mauern aus dem ersten Jahr vor Christi Geburt noch sichtbar.

    In alten Zeiten hatte Trevi die Kontrolle über den grössten Teil des Tals, das noch heute vom Fluss Clitunno und der Flaminia durchquert wird. Bis ins XI. Jahrhundert war Trevi Sitz des Bistums. Es war zuerst der “Gastaldato” von den Langbarten und danach (Anfang des 13. Jahrhunderts) eine freie Gemeinde. Um sich von der Nachbarstadt Spoleto zu schützen, verband sich Trevi mit Perugia, die in dieser Zeit im Kampf gegen die anderen Gemeinden stand. 1389 erhielt Trevi eine eigene, freie Regierung. Sie stand von nun an unter dem Einfluss von verschiedenen Herrschaften und noch konnte sich dem unheilvollen Vikariat von der Familie “Trinci” von Foligno bis 1438 nicht erwehren.

    Wieder unter der Herrschaft der Kirche unter der Autorität von Perugia, folgte Trevi von nun an dem Schicksal des Vatikans bis zur Einigung. Im späten Mittelalter und in der Renaissance war Trevis beste Zeit. Der florierende Handel brachte der Stadt schnell einmal den Namen “Porto Secco” (“Trocken-Hafen”) ein. Trevi stand gleichzeitig im Banne kultureller Lebhaftigkeit. Im Jahr 1469 wurde eine der ersten Pfandleihhaus errichtet. Im Jahr 1470 setzte sich eine Typographie durch – insgesamt die vierte in Italien – entwickelt von der ersten typographischen Gesellschaft Italiens.

    Im Jahre 1784 erhielt Trevi von Papst Pius VI das Stadtrecht.

  • Theater

    Theater

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    Die Tradition des Theaters hat seine Ursprünge in der römischen Zeit, was klassische und epigraphische Funde beweisen. Allerdings sind Mauerreste aus dieser Zeit nicht mehr sichtbar. Das heutige Clitunno Theater wurde im 1875 nach den Plänen des Architekten Mollaioli gebaut. Der wunderbare Vorhang ist das Werk des Malers Domenico Bruschi(1877).

    Trevi, Teatro Clitunno

    Facciata

    Das Theater war das Zentrum des kulturellen und gesellschaftlichen Lebens Trevis. Neben Aufführungen von vielen Gastspielen und Laienaufführungen sind vor allem die Feiern in den Dreissiger- und Fünfzigerjahren denkwürdig. Renoviert 1993 ist das Theater auch in das regionale Kulturprogramm integriert und bestreitet heute in diesem Rahmen mehrere Aufführungen pro Jahr.

    Trevi, Teatro Clitunno - Sipario (Domenico Bruschi)

    Vorhang

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  • d. Giuseppe Agostini – parroco

    Mons. Giuseppe Agostini priore parroco di S. Emiliano

    Giuseppe Agostini nacque a Trevi il 13/11/1855, compì gli studi letterari e teologici nel Seminario Arcivescovile di Spoleto e fu ordinato sacerdote nel 1882. Nel 1890 fu nominato Priore parroco della Collegiata di S. Emiliano ed ebbe l’onore e l’onere di completare la ricostruzione della chiesa, consacrata nel 1993. Patrocinò la costruzione del campanile che non riuscì a veder completato.
    Nel 1914 fu nominato da Pio X cameriere segreto sopranumerario.

    Numerosi sono i meriti e le opere di questo sacerdote trevano.
    Dapprima insegnò nel Seminario di Spoleto e poi, dal 1885 al 1893, assunse la direzione del Collegio Lucarini portandolo ad un alto grado di efficienza da meritare riconoscimenti unanimi. La sua gestione permise un salto di qualità della benemerita istituzione che con l’avvento dei Salesiani di don Bosco assunse poi tanta notorietà anche molto oltre i confini regionali.

    Cultore delle “belle lettere” scrisse un trattato sulla Teoria manzoniana sul criterio della lingua dell’edizione comparata, con una raccolta di scrittori moderni, un ponderoso volume di oltre 600 pagine, stampato in loco nella Tipografia Nazzarena di Don Pietro Bonilli. La pubblicazione del volume gli valse la laurea in lettere honoris causa.

    Sua fu l’idea, come attestato nelle memorie di Tommaso Valenti, di un giornaletto locale, La Torre di Trevi, che con alterne vicende si pubblicò quindicinalmente e poi mensilmente dal 1898 al 1906.

    In altra pagina è riportato l’elenco completo dei suoi scritti a stampa.

    In possesso di un’oratoria affascinante fu invitato a predicare in varie chiese, anche fuori regione, addirittura in Sicilia.

    Si raccontava che la sua generosità nell’avallo e garanzia di effetti bancari di povera gente lo portò ad esporsi fino all’indigenza.

    Colpito da paralisi progressiva morì nel pubblico ospedale il 17 gennaio 1918.

    Trevi, Chiesa di S. Emiliano -Epigrafe Mons. Agostini

    Chiesa S.Emiliano- VISITA GUIDATAI Parroci EPIGRAFI MODERNE

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  • d. Giuseppe Agostini -Bibliografia

    Mons. Giuseppe Agostini

    BIBLIOGRAFIA
    degli scritti a stampa del Priore Agostini.1

    1. Panegirico in onore della Natività di Maria. Nella Collegiata di Trevi, il giorno 8 Settembre 1878. Spoleto, Bassoni, 1878. In 16, di pagine 32.

    2. La teoria Manzoniana sul criterio della lingua, e i tratti principali dei «Promessi Sposi» dell’ edizione comparata, con una raccolta d’altri scrittori moderni. Trevi, Tipografia Nazarena, 1884. In 8, di pag. X-624.

    3. Parole dette sul feretro di Ulderico Guiducci di Foligno, alunno del collegio di Trevi. Trevi, Tipografia Nazarena, 1887. In 8, di pag. 8.

    4. Ricordo della predicazione del Padre Agostino da Montefeltro a Spoleto. 1891. Il Terz’ Ordine di S. Francesco. Canzone. Spoleto, Tipografia Bassoni. In 16, di pag. 8.

    5. Per la morte del conte Filippo Valenti. Epigrafi. Foligno, Tipografia S. Carlo, 1891. In 16, di pag. 8.

    6. Ricomposizione della Cappella di Mastro Rocco da Vicenza esistente in S. Emiliano a Trevi. Rapporto dei sopraintendenti al lavoro. Foligno, Stabilimento Gio. Tomassini, 1891. In 8, di pag. 18.

    7. Memorie del Professore Cavaliere Francesco Francesconi Politico, Filosofo, e Cittadino Benemerito. Foligno, Tip. S. Carlo, 1892. In 8. di pag. 44.

    8. In morte di Caterina Valentini in Spellani. Parole. 9 gennaio 1893. Foligno, Tip. S. Carlo, 1893. In 8, di pag. 16.

    9. In morte di Antonio Belli. Parole. Foligno, Tip. S. Carlo 1893. In 8, di pag. 12.

    10. In morte di Giacomo Fratini. Ottobre 1894. Discorso. Foligno, Tip. S. Carlo, 1894. In 16, di pag. 36.

    11. In memoria di Augusto Bartolini Tenente del R. Esercito, dopo 16 mesi dalla sua morte. Foligno, Tip. S. Carlo, 1895. In 8, di pag. 16.

    12. In morte di Angela Maria Dolcini Suora della S. Famiglia. Memorie. Trevi, Tip. Nazarena, 1896. In 16, di pag. 32.

    13. Nuova Novena in preparazione del S. Natale, ossia i misteri d’amore che accompagnarono la nascita di Gesù Cristo. Trevi, Tip. Economica, 1897. In 16, di pag. 88.

    14. In morte di Mons. Luigi Brunamonti Priore della Metropolitana di Spoleto, Vic. Gen. dell’Archidiocesi. Discorso, Trevi, Tip. Economica, 1898. In 8, di pag. 20.

    15. In morte di Mariettina Ubaldi nata Paglioni. Discorso. Trevi,Tip. Economica, 1902. In 4, di pag. 18.

    16. Alle buone mamme di Terni. Marzo 1905. Discorso. Terni, Officina tipografica «l’ Economica». In 8, di pag. 16.

    17. Per la morte della Nobil Donna Sofia Bartolini. Trevi, Tip. Economica, 1906. In 8, di pag. 16.

    18. In morte di Teresa Santacroce, Direttrice dell’ Asilo di Trevi. Trevi, Tipog. Economica. 1907.

    19. Nel trigesimo della morte di Erminia Bonaca. Parole. 6 agosto 1908. Foligno, Tip. S. Carlo, 1908. In 8, di pag. 16.

    20. Nuovo mese della Sacra Famiglia. Insegnamenti e Lezioni per leFamiglie Cristiane. Spoleto, Tip. Nazarena, 1912. In 16, di pag. 184.

    21. Ricordo del Mese di Novembre 1912. Preghiere di circostanza che si leggono nella Chiesa di S. Giovanni di Trevi, in suffragio delle Anime del Purgatorio. Trevi, Tip. Economica, 1912. In 16, di pag. 8.

    22. Per la morte del cav. Salvatore Zappelli. Nel giorno trigesimo. Parole. Foligno, 1916. Tip. S. Carlo. In 8, di pag. 4.

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    Chiesa S.Emiliano- VISITA GUIDATAI Parroci EPIGRAFI MODERNE

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    Note

    1)

    Elenco tratto da. AA.VV.,

    In memoria del sacerdote Don Giuseppe Agostini

    , s.d. – Manifesti, commemorazione, discorsi, articolo a stampa.

  • Chiesa S. Giovanni – Don Bosco

    Chiesa di San Giovanni Busto di Don Bosco

    Questo busto marmoreo fu donato al

    Collegio Lucarini

    , allora retto dai Salesiani di Don Bosco, dagli

    ex allievi

    e allievi nel 1934, anno della canonizzazione dell’illustre Maestro. La dedica recita:

    AL PADRE
    GLI EX ALLIEVI E ALLIEVI
    22 IV 1934 XII

    Il busto fu degnamente collocato nel chiostro del convento di S. Francesco, allora sede del collegio, in alto sulla parete est, sopra al porticato. Partiti i Salesiani nel 1963, l’edificio venne gestito direttamente dal Comune, che vi sistemò la nuova Scuola Media e successivamente, nel 1997, anche il museo.
    Ritenendo che il busto fosse in contrasto con il resto dell’edificio, fu rimosso dalla sua sede e messo al suolo, togliendo così la testimonianza di 70 anni di benemerita operosità dei salesiani a Trevi. Con la stessa leggerezza, si intitolò la Scuola Media, ora Istituto Comprensivo, a Tommaso Valenti invece che mantenere il nome di Lucarini, che aveva fondato e dotato il collegio.

    L’Unione ex Allievi di Trevi richiese ed ottenne il busto dal sindaco e finalmente, passato il terremoto e il post-terremoto, nell’ottobre del 2002, fu collocato nell’attuale sede, d’accodo con il parroco Don Angelo Nizzi, che intende trasferire in questa chiesa anche alte memorie salesiane locali.

    Trevi, Italy - Chiersa di S. Giovanni - Busto di Don Bosco

    Al di là del sentimento devozionale, don Bosco sta a ricordare l’opera dei Salesiani a Trevi. Questa famiglia religiosa impresse un notevole impulso al Collegio, divenuto sede di scuola media parificata che giunse ad accogliere circa 150 convittori, più gli “esterni”. La scuola media a Trevi permise a più generazioni di trevani di poter accedere ad un grado di istruzione superiore, in quanto, mancando fino agli anni ’50 collegamenti efficienti con Foligno e Spoleto, occorreva trasferirsi in città in tenera età e non tutti ne avevano la possibilità.

    Parallelamente molti ragazzi delle località più o meno vicine, in particolare da Spoleto, frequentarono la scuola media in questo Collegio, confermando l’altissimo prestigio a cui era assurta questa benemerita istituzione trevana.

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  • d.Diamante Santucci – parroco

    Don Diamante Santucci

    Parroco di S. Emiliano

    “Per venti anni parroco in questa chiesa dal lui portata all’attuale stato di completezza anche con il restauro di ampli e numerosi locali per tutte le opere della Parrocchia Don Diamante Santucci repentinamente tolto alla sua fervida attività dal tragico incidente del 27/7/1973 amato e compianto vive nell’affetto riconoscente dei suoi figli in Cristo”

    Queste parole, incise sul marmo nella controfacciata della chiesa di S. Emiliano di Trevi, a destra di chi entra, sintetizzano tutta la dimensione umana e sacerdotale di Don Diamante Santucci, che, iniziata a Montefranco, appena ordinato sacerdote, si concluse il 25 luglio del 1973. Un incidente stradale fermò la sua azione pastorale. Era Priore Parroco a Trevi dal 1955. I trevani ricordano ancora il giorno delle esequie accompagnate da un violento temporale.

    Nella sua attività parrocchiale ci fu l’istituzione dell’asilo infantile nei locali parrocchiali, restaurati e resi accoglienti per ospitare i bambini della città e delle frazioni vicine, grazie alla Fondazione Franceschini. Non solo. Si preoccupò di realizzare una grande sala per usi teatrali, incontri e conferenze. Istituì la “Casa della Gioventù” con moderne attrezzature per il gioco dei ragazzi e una buona e assortita biblioteca popolare. Importantissimi i lavori nel Duomo di Sant’Emiliano attraverso i quali furono messe in evidenza preziose testimonianze artistiche: il Battistero in pietra del Quattrocento e alcuni affreschi del Cinquecento dell’antico edificio sacro.

    L’ultima opera di Don Diamante Santucci, dopo anni di impegno e di sacrifici economici, fu la concretizzazione di campi di calcio, di bocce, di tennis con spogliatoi. E poi sempre indaffarato dal mattino alla sera per far crescere umanamente e spiritualmente i suoi parrocchiani: catechesi, sacramenti, liturgie, l’Azione Cattolica e omelie che erano il suo pane quotidiano.

    Don Diamante, a suo modo, diede il proprio contributo alla storia delle singole comunità parrocchiali che ha servito, sostenendo chi era lontano dalla propria terra. Condivise la vita dei più poveri. Era un prete, ma fu prima un uomo.

    La sua prima destinazione Montefranco, novello sacerdote, nel 1936. Aveva 28 anni. Su invito dell’arcivescovo Mons. Pietro Tagliapietra, prese la cura spirituale della Comunità Cristiana della Parrocchia di Montefranco, il paese dei Cardinali dei quali uno era ancora vivo: Donato Sbarretti.

    Il primo impegno del giovane Parroco fu l’immediata ristrutturazione della secolare Canonica, adiacente alla Chiesa Parrocchiale, la quale, in condizioni abitative precarie, in poco tempo rese idonea per le attività parrocchiali. Nelle ristrettezze finanziarie di un piccolo paese, a contatto con gente abituata, per cultura e condizione familiare, a vivere da sempre a passi corti e lenti, mettere in cantiere grandi lavori forse non fu facile nemmeno per Don Diamante.

    Ma quando la gente si accorse che quel giovane prete a Montefranco era carico di energia e ricco di inventiva, allora non lo mollarono più. Tutte le iniziative – moltissime – furono accolte con gioia e seguite sempre con entusiasmo. La collaborazione della gente non mancò mai e divenne sempre più ampia. Si strinsero tutti le mani e camminarono insieme per anni, il prete e la sua gente, nel desiderio di innovare, di restaurare e di svecchiare canoniche.

    L’azione pastorale a Montefranco di Don Diamante si svolse negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, a quelli della guerra e successivi. Un lungo periodo difficile ma denso di iniziative per il giovane sacerdote che non esitò a spalancare le porte della canonica, fondando l’Azione Cattolica che grazie al suo impegno divenne in breve tempo una delle Associazioni più dinamiche e attive dell’Arcidiocesi. L’elevata preparazione culturale, unita alla profonda umanità e alle qualità oratorie, portarono Don Diamante ad una intensa opera di evangelizzazione con i “Paolini” di Don Giovanni Rossi in tutto il territorio nazionale.

    Durante gli anni della guerra oltre che alla popolazione residente, cresciuta, nel frattempo – circa 5.000 abitanti – a causa dei cittadini fuggiti da Terni distrutta dai bombardamenti, fu vicino anche ai militari del Paese che si trovano al fronte, con i quali intrattenne un assiduo contatto epistolare.

    La mancanza, anche delle più strette necessità primordiali, sopravvenute a causa dell’evento bellico, gli suggerì di prendere l’ iniziativa di offrire una minestra quotidiana a tutte le persone bisognose del Paese, impegnando nella medesima ogni sua risorsa economica.

    L’azione di servizio di Don Diamante si rivolse a tutti, ma in modo particolare alla gioventù, indirizzando quella femminile alla “Scuola di Taglio e Merletto” presso le Suore della “Sacra Famiglia”, residenti nel Palazzo del Cardinale Sbarretti, e quella maschile nella sua rinnovata casa canonica che diventò il cuore e l’anima dei giovani. Cominciò così quella straordinaria attenzione all’aspetto educativo del rapporto con i giovani che divenne una delle travi portanti di tutta la sua vita. Un suo parrocchiano, Urbano Gualfetti, ricorda: “Don Diamante trasmise insegnamenti religiosi e assistenza culturale ai giovani, preparando gli adolescenti agli esami di Ammissione alla Scuola Media ed aiutando negli Studi della Scuola Superiore i più grandi, fornendo ai più poveri i suoi libri di liceo. In questo clima di serenità e di reciproca fiducia avviene che i dolori e le gioie dei giovani diventano anche i dolori e le gioie di Don Diamante. I bambini e i giovani che ancora sopravvivono non hanno dimenticato le poesie che Don Diamante faceva loro declamare al Cardinale Donato Sbarretti durante il suo breve soggiorno annuale nella residenza del suo paese nativo, né hanno dimenticato le ore più belle della loro giovinezza trascorse con lui nella Canonica insieme a tutti i giovani del Paese”. L’importante era per Don Diamante la formazione cristiana nel cammino quotidiano talora faticoso e impervio.

    “Quando nel 1950, dopo 14 anni di apostolato instancabile, Don Diamante lascia Montefranco per il Priorato di Bevagna, chiamando i montefrancani “figli miei” e tali si sono sentiti, se ne va sì in povertà, sull’esempio del suo Arcivescovo Mons. Pietro Tagliapietra, ma ricco dell’affetto e della profonda stima dei fedeli che il Signore gli aveva affidati”.

    Anche a Bevagna, dove fu breve la sua opera di parroco, intraprese i lavori di recupero della Chiesa del Castello di Limigiano.

    Fede e vita in Don Diamante trovarono una stupenda sintesi esistenziale che hanno reso più che mai coerente ed efficace il suo impegno pastorale.

    Carlo Roberto Petrini

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    Epigrafe in S. Emiliano

    Chiesa S.Emiliano- VISITA GUIDATAI Parroci EPIGRAFI MODERNE

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  • d. Francesco Peticchi – parroco

    Mons. Francesco Peticchi parroco di S. Emiliano

    pagina in elaborazione

    Nato a Frosinone il 24/03/1887, trasferitosi a Trevi con i genitori andò ad abitare nella nuova casa a monte del Viale Ciuffelli, (cancello e muro di sostegno a circa 300 m dall’inizio). Per maggiore comodità permutò successivamente il villino con la casa Salvi, adiacente alla chiesa di S. Emiliano, di proprietà delle Maestre Pie Filippini che a Trevi gestivano l’orfanotrofio femminile, l’asilo infantile e varie classi delle elementari.
    Tra le maggiori realizzazioni di questo parroco c’è da annoverare il completamento del campanile e la celebrazione a Trevi del Congesso Eucaristico Diocesano.
    Successe a Mons. Giuseppe Agostini e resse la parrocchia fino al 1955, quando subentrò D. Diamante Santucci.

    Trevi, Chiesa di S. Emiliano - Epigrafe Mons. Peticchi

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    Chiesa S.Emiliano- VISITA GUIDATAI Parroci EPIGRAFI MODERNE

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  • Mostaccio Arch

    The so-called medieval arch was the original entry gate to the ancient fortress. It was rebuilt in the 13th C. on the site of the ancient Roman Gate, all of which remain are the massive base-blocks in red “breccione”. Its original function is bearly visible today as it appears to be merely an arch wedged between two buildings in via Dogali. The ancient Roman Walls no longer visible here, as they have been incorporated in adjoining buildings, are on the other hand still perfectly preserved in via Fantosati and in via del Fiscale (B2)

    The urban development is interspersed with various medieval buildings and remains (via Amici above S. Francesco, via S. Filippo, via dei Setaioli, via Dogali west of the Arch). Early Renaissance (via Dogali, via Natalucci, via Riccardi west of St. Emiliano, via Setaioli, via Ombrosa ) and ornate residences worthy of much bigger towns. (Translated by Sheila Rylands 1998)

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