Categoria: Da sapere

  • Sedano nero: stato della ricerca

    Il Sedano Nero di Trevi – Lo stato della ricerca
    Relazione dott. Gildo Castellini – gennaio 2005

    Successivamente pubblicata, in: AA.VV., La biodiversità vegetale in Umbria e la sua conservazione, Edizioni 3A-PTA Pantalla, Perugia 2005, pagg. 57-58
    Volume presentato nell’Aula Magna dell’Università di Agraria il 24 giugno 2005

    Sedano Nero di Trevi - piante

    SEDANO NERO DI TREVI
    Apium graveolens L. var. dulce (Mill.) Pers

    Il sedano nero di Trevi

    Storia e tradizione

    Notizie storiche La sagra

    Mostra mercato Ricette

    Ne hanno parlato

    Relazione Castellini Trevi e Perugia, 2005

    Caratterizzazione Genetica Trevi, 15/10/2004

    Prodotto tipico Trevi, 15/10/2005

    Delegazione Università svedese – 2008

    Presentazione a La prova del Cuoco 2008 Al Salone del Gusto – Torino 2008

    Ne hanno scritto

    F. Francolini – Bacteriosi del sedano, 1928

    Gildo Castellini –Umbria Agricoltura 12/2003

    Nunzio Primavera in Campagna Amica

    AA.VV., Il Sedano Nero di Trevi – Un prodotto umbro di eccellenza -17/10/2008

    A Trevi, in una porzione pianeggiante di valle compresa tra la romana Flaminia e il famoso Clitunno, si coltiva il sedano nero di Trevi, un prodotto di qualità, ricco di storia e tradizioni che, in condizioni opportune, potrebbe aspirare a ricevere un marchio di riconoscimento.

    L’aggettivo “nero” deriva dalla caratteristica fisiologica ancestrale di mantenere le coste verdi fino a maturazione (varietà “non autoimbiancante”) se non sottoposte ad “imbianchimento”, pratica agronomica realizzabile mediante molteplici tecniche alternative di eziolamento; la maggior parte delle attuali varietà commerciali sono invece del tipo “autoimbiancante”. Il sedano nero di Trevi viene coltivato con tecniche tradizionali a basso impatto ambientale e ad alto impiego di mano d’opera su terreni molto fertili, particolarmente vocati alla coltivazione di specie orticole.

    Sedano Nero di Trevi - Campo di sedani in ottobre

    Foto: Dott. Oriana Porfiri, Ottobre 2004

    La storia del sedano nero di Trevi è in gran parte nota. Documenti probatori, risalenti alla fine del XIX secolo, attestano inequivocabilmente l’esistenza della coltivazione locale di tale ortaggio, l’importanza commerciale e la notevole qualità del prodotto. Dopo la seconda guerra mondiale, con l’arrivo delle varietà commerciali autoimbiancanti, la coltura autoctona entra in crisi e, per iniziativa della Pro Trevi, nel 1965, allo scopo di rilanciare la produzione, venne istituita la mostra mercato del sedano nero di Trevi, sagra paesana che si celebra ogni anno la terza domenica di ottobre. Attualmente la coltivazione di questo ortaggio è praticata perlopiù da pochi vecchi agricoltori su una superficie modesta, tuttavia non mancano esempi di giovani imprenditori intraprendenti e molto motivati, decisi a conservare e tramandare la coltura del sedano nero e le tradizioni culturali ad essa indissolubilmente legate.

    Presso il Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali dell’Università degli Studi di Perugia, su questa varietà, è in corso uno studio, iniziato nel 2003, relativo al progetto “Valorizzazione delle risorse genetiche della Regione Umbria”(sottoprogetto “La biodiversità vegetale in Umbria e la sua conservazione”), la cui attività di ricerca può riassumersi nei punti seguenti:

    • studio dell’origine, domesticazione e biologia di Apium graveolens L.

    • ricerca storiografica relativa alla coltivazione del sedano nero di Trevi; caratterizzazione varietale mediante marcatori genetici a livello morfologico (direttrici UPOV, Union Internationale pour la Protection des Obtentions Végétales), citogenetico (FISH, Fluorescence In Situ Hybridization) e molecolare (AFLP, Amplified Fragment Lenght Polymorphism) e relativa analisi statistica;

    • valutazione del grado di similarità genetica tra accessioni locali e commerciali;

    • salvaguardia della biodiversità ed applicazione di strategie di conservazione del germoplasma on farm ed ex situ;

    • indagine sul territorio finalizzata all’individuazione di eventuali progenitori selvatici di A. graveolens L.

    Per la caratterizzazione morfofisiologica del sedano nero di Trevi è stato realizzato, nella zona d’origine, presso l’azienda agricola dei F.lli Finauro, un campo sperimentale a blocchi randomizzati in cui sono state messe a confronto accessioni di germoplasma locale e commerciale.

    Sedano Nero di Trevi - Impollinatori - Campo sperimentale

    Foto Castellini, 2004

    Sulla base delle conoscenze acquisite è possibile concludere che il sedano nero di Trevi è un prodotto locale con elementi di tipicità e tradizione derivanti da un lungo e continuo processo di conservazione e miglioramento condotto dagli agricoltori trevani. La ricerca sulle origini storiche, la caratterizzazione varietale e la valutazione del grado di similarità genetica con altre selezioni coltivate, progenitori selvatici o altre specie affini rende possibile una più accurata descrizione dei caratteri relativi a tale germoplasma. Lo studio e la ricerca condotti non hanno esaurito tutti gli aspetti legati alla coltivazione, all’importanza alimentare ed alla filiera del prodotto. Tuttavia le conoscenze acquisite consentono di includere il sedano nero di Trevi tra i prodotti di qualità umbri che derivano dalle produzioni locali più rappresentative in termini di tipicità, identità territoriale e tradizioni rurali, destinati a conseguire il riconoscimento da parte della UE.

    tali requisiti, infine, sono validi per iscrivere la varietà locale sedano nero di Trevi nell’istituendo Registro Regionale per la tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario (LR n. 25/2001).

    Allo scopo di divulgare tale ricerca sono state prodotte pubblicazioni su riviste di settore ed articoli vari su quotidiani locali e nazionali e sono stati realizzati incontri pubblici, seminari didattici e, nelle relative sezioni di conferenze nazionali, poster sul tema: “Caratterizazione genetica del sedano nero di Trevi”. Un’ampia documentazione (testi e foto) relativa alla ricerca condotta sul sedano nero di Trevi è disponibile in rete sul sito www.protrevi.com (link su www.agr.unipg.it/biodiversitaumbria).

    Se i risultati di questa ricerca verranno confermati da ulteriori riscontri, il sedano nero di Trevi potrà essere incluso nella tipologia proposta da Falcinelli in questa pubblicazione..(1)

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    Note

    .1)

    “Tipologia 1. É la più completa, poiché la tipicità è dovuta sia al genotipo, sia all’ambiente, sia alla tradizione. In Umbria sono ascrivibili a questa tipologia tre prodotti locali: la lenticchia di Castelluccio di Norcia, il farro di Monteleone di Spoleto e la fagiolina del lago Trrasimeno.”

    Falcinelli M.,

    Introduzione,. in:

    AA.VV.,

    La biodiversità vegetale in Umbria e la sua conservazione

    , Edizioni 3A-PTA Pantalla, Perugia 2005, pag.14

  • Mostra mercato del sedano

    Mostra mercato del Sedano Nero

    Già negli anni Trenta si premiavano gli espositori dei migliori sedani sulla piazza di Trevi.

    Nel 1948 l’Associazione dei Trevani residenti a Roma organizzò una rimpatriata di tutti i trevani emigrati e tra i vari festeggiamenti (Corsa all’anello con l’Inquintana, Carri allegorici) furono esposti e premiati i migliori sedani, come da eloquenti foto ufficiali dello studio Carmine di Foligno.

    Trevi, Italy. Portici del Palazzo comunale, Mostra del Sedano Nero., 1948.

    Nel 1965 l’Associazione Pro Trevi istituì la Mostra Mercato del Sedano Nero di Trevi e la Sagra del Sedano e della Salsiccia, riprendendo la tradizione in voga tra le due guerre, quando in occasione dei Mercati di Ottobre i proprietari terrieri venivano ospitati a Casa Petrucci, prospiciente la Piazza del Mercato, per pranzare con le prime salsicce dell’anno. In mancanza di capaci ed efficienti celle frigorifere infatti, i maiali venivano macellati soltanto nella stagione fredda e pertanto i primi insaccati venivano confezionati in ottobre in occasione dei mercati del giovedì. Tale usanza si è protratta fino alla fine degli anni Cinquanta.

    Il sedano nero di Trevi

    Storia e tradizione

    Notizie storiche La sagra

    Mostra mercato Ricette

    Ne hanno parlato

    Relazione Castellini Trevi e Perugia, 2005

    Caratterizzazione Genetica Trevi, 15/10/2004

    Prodotto tipico Trevi, 15/10/2005

    Delegazione Università svedese – 2008

    Al Salone del Gusto – Torino 2008

    Presentazione a La prova del Cuoco 2008

    Ne hanno scritto

    F. Francolini – Bacteriosi del sedano, 1928

    Gildo Castellini –Umbria Agricoltura 12/2003

    Nunzio Primavera in Campagna Amica

    AA.VV., Il Sedano Nero di Trevi – Un prodotto umbro di eccellenza -17/10/2008

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  • Delegazione svedese e Sedano Nero

    Universit?svedese sui campi
    del
    Sedano Nero

    Il sedano nero di Trevi

    Storia e tradizione

    Notizie storiche La sagra

    Mostra mercato Ricette

    Ne hanno parlato

    Relazione Castellini Trevi e Perugia, 2005

    Caratterizzazione Genetica Trevi, 15/10/2004

    Prodotto tipico Trevi, 15/10/2005

    Delegazione Universit?svedese – 2008

    Presentazione a La prova del Cuoco 2008 Al Salone del Gusto – Torino 2008

    Ne hanno scritto

    F. Francolini – Bacteriosi del sedano, 1928

    Gildo Castellini –Umbria Agricoltura 12/2003

    Nunzio Primavera in Campagna Amica

    AA.VV., Il Sedano Nero di Trevi – Un prodotto umbro di eccellenza -17/10/2008

    Nel maggio del 2008 una delegazione dell’Universit?Svedese di Scienze Agrarie di Alnarp, guidata dal prof. Jens Weibull

    in visita all’Universit?di Perugia, ?stata accompagnata anche nella zona di coltura del sedano nero di Trevi

    Nell’azienda dei f.lli Finauro (1020369)

    Da sinistra: dott. Gildo Castellini, dott.ssa Katarina Wedelsbach Bladh, prof.ssa Valeria Negri (Dipart. Biologia applicata dell’Universit?di Perugia) dott.ssa Eva Jannson, prof. Jens Weibull e Paolo Celesti

    Da: AA.VV. Il sedano Nero di Trevi, un prodotto umbro di eccellenza, Spoleto, 2008, pag.30

    La delegazione in visita ad una serra vivaio delle piantine di sedano

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    08X

  • Chiesa S. Emiliano – esterno

    trevi, Italy- Chiesa di s. Emiliano, Portale

    La trasformazione dell’antica chiesa fu iniziata nel 1465 e durò circa venti anni.

    L’elegante portale è di questo periodo. Sull’architrave sono riportati gli stemmi dei Petroni (antica famiglia trevana a cui apparteneva il decano dei canonici del tempo) e degli Eroli (vescovo di Spoleto). Ne manca uno al centro, forse lo stemma del Comune di Trevi.

    É sormontato da un timpano triangolare in cui è raffigurato in altorilievo S. Emiliano tra i leoni, miracolosamente ammansiti. Sembra che questo sia stato costruito per decorare un’edicola o altare nella Piazza e poi riutilizzato in questa collocazione. L’episodio dei leoni è ricordato anche nelle mensole di sostegno della trabeazione.

    Sullo stipite destro, ad altezza d’uomo, è visibile il resto di un’epigrafe classica. molto danneggiata. É riportata integralmente nel Corpus delle iscrizioni latine perché ne esisteva la trascrizione in un codice vaticano da prima del suo reimpiego.

    Il portale nel 2001 ha subìto un trattamento di sabbiatura che ne ha compromesso la decorazione fine.

    Degna di attenzione è una suggestiva statuetta, che rappresenta Sant’Emiliano orante, collocata in una nicchia nella parete est.

    Si può far risalire al XIII secolo. É di dimensioni insolite: troppo bassa per raffigurare il santo in piedi, troppo alta per raffigurarlo in ginocchio.

    É molto danneggiata dalle intemperie e forse dovrebbe essere meglio protetta, non essendo sufficiente allo scopo la misera tettoietta in pietra di Trani fattavi apporre qualche lustro fa.

    trevi, Italy- Chiesa di s. Emiliano, Statuetta

    L’elemento architettonico più antico ed interessante è costituito dalle tre elegantissime absidi e parte delle pareti originali che formano lo spigolo sudest, resti della chiesa del Mille

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano, le absidi della chiesa romanica (foto del 1899).

    Le absidi in una foto del 1899

    VISITA GUIDATA

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  • Chiesa S. Emiliano – Interno

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano, interno

    L’interno, arioso e luminoso, è a pianta centrale, a croce greca con sviluppo del braccio che corrisponde al presbiterio.
    Tra i bracci della croce si aprono quattro ambienti di raccordo coperti da cupolini.

    É in ottimo neoclassico in cui abbondano archi a tutto sesto e lesene corinzie.

    Ma tutta l’eleganza del disegno si manifesta nel rincorrersi degli archi verso la cupola.

    L’architetto Luca Carìmini, definito “neoquattrocentista“, è stato studiato soltanto recentemente dal gruppo del prof. Portoghesi, che ne ha rivalutato il ruolo nell’architettura della seconda metà del XIX secolo.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano, interno, la cupola.

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  • Chiesa S. Emiliano – Altare Trinità

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano, Altare della Trinità. Olio su tela.

    Foto 1993

    É datato 1585. Nell’ultima ricostruzione della chiesa fu posizionato sul braccio destro della croce, ma originariamente era in fondo all’abside della chiesa quattrocentesca, ove ora è il passaggio per la sagrestia. La volta di questo locale infatti conserva ancora la primitiva decorazione con cartigli inneggianti alla Trinità.

    Si può ammirare un bel prospetto marmoreo con decorazioni policrome. Due porticine laterali, molto elaborate, fanno parte integrante della scenografia.

    Un discorso particolare merita la grande tela, attualmente al restauro.
    In seguito ad una attenta analisi critica, un noto studioso ha ipotizzato una pittura sottostante di ben più alto livello e l’ipotesi fu confermata confermata dal saggio successivo.1

    Nel 1997 la tela fu inviata al restauro ed è ritornata nel 2002 orrendamente mutilata. (vedi scheda)

    Foto2002

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    Note

    1) B Toscano, Relazione al Convegno sul Centenario della ricostruzione della Chiesa di S. Emiliano, Trevi, 30/10/93

  • Chiesa S. Emiliano – Cantoria

    Chiesa di Sant’Emiliano

    giubil03.JPG (5965 byte)

    itinerario giubilare

    Rappresentazione pittorica della passione
    di S. Emiliano

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Scene del martirio di S. Emiliano.

    Sulla vecchia cantoria seicentesca, sopra la porta principale, sono raffigurate varie scene del martirio del santo. Sono rappresentate in sette pannelli dipinti a olio su tavola.

    Nel complesso sono ben conservati anche se in tutti c’è qualche graffio o fessura che ne compromette l’integrità. I colori sono ancora molto brillanti.

    Non si conosce la data esatta dell’esecuzione, ma forse si potrebbe far risalire ad appena dopo il 1660, quando il culto di Sant’Emiliano ebbe un nuovo impulso, suscitato dalla scoperta delle reliquie del martire nel duomo di Spoleto.

    Pure incognito è il nome dell’autore. Dall’esame delle figure umane, scarsamente eleganti in quanto di corporatura bassa e massiccia, si può arguire che non fu un grande maestro, anche se certamente era un buon mestierante.

    Tutti gli episodi del martirio sono descritti nella PASSIO SANCTI MILIANI MARTIRIS, che è il più antico documento riguardante S. Emiliano.
    Della Passio esistono due codici: uno a Montecassino, databile tra il IX e X secolo e l’altro nel Duomo di Spoleto del sec. 12°. Si ritiene che siano copie di altri codici del 5°-6° secolo.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, fustigazione.
    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, supplizio del cavalletto

    Il primo pannello a sinistra rappresenta la fustigazione del santo. Questi è con espressione serena al centro della scena, attorniato da quattro aguzzini. Fa da sfondo la bella scena prospettica di un grande porticato

    La scena successiva è una interpretazione un po’ libera della tortura dell’aculeo descritta dalla

    passio.

    Il martire è sdraiato su un cavalletto, con mani e piedi legati con funi mantenute in tensione da due carnefici che manovrano gli argani. un terzo aguzzino sta straziando i fianchi del santo con due torce, una delle quali però è già spenta per intervento divino.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, supplizio del piombo bollente.

    Il pannello centrale rappresenta il santo attorniato dai leoni nel circo. Quattro belve sono ai piedi di S. Emiliano, qui raffigurato con i paludamenti e la mitria vescovile. Dagli spalti del circo si affacciano gruppi di spettatori.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano. Il Santo tra i leoni.

    Qui si rievoca la tortura del piombo fuso. Il santo è immerso in un calderone, mentre due aguzzini attizzano il fuoco. Sullo sfondo a sinistra una statua classica simboleggia uno degli dei pagani a cui il nostro martire non volle rendere omaggio a prezzo della vita

    Nella scarsa iconografia di S. Emiliano tutte le scene ambientate ritraggono questo episodio che nell’immaginario collettivo rappresenta il classico martirio dei cristiani.

    É interessante anche il riferimento al circo o

    teatro in Trevi

    testimoniato oltre che dalla

    passio

    anche da altre fonti letterarie ed epigrafiche.

    Pertanto questo episodio del martirio diventa un autorevole riferimento storico pur non essendo la testimonianza storica nelle finalità della

    , rivolta solo alla edificazione spirituale dei lettori.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano. Il Santo gettato nel Clitunno.

    In questo episodio della

    c’è un altro riferimento al territorio nella descrizione del tentativo di annegamento del santo nel

    Clitunno

    (fiume Cleoton).

    Infatti, nella mentalità medievale, il santo patrono e la città protetta si identificano profondamente e reciprocamente, tanto che dire “di S. Emiliano” equivaleva a dire “trevano”, “pertinente a Trevi”.

    Il Clitunno è un elemento fortemente caratterizzante del territorio trevano perché è il maggiore corso d’acqua perenne che vi scorre ed era una realtà esclusiva di Trevi, in quanto sorgeva nel territorio comunale e all’uscita dei confini cambia nome confluendo in un collettore artificiale.

    É interessante il paesaggio sullo sfondo. A sinistra, sopra un colle dai fianchi scoscesi, racchiusa dalle mura si erge una città che potrebbe essere identificata con Trevi; vi spiccano infatti un campanile cuspidato e una torre quadrata. Al centro, in lontananza, una città più grande, forse Spoleto, ornata da molte torri.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, supplizio della ruota.

    Qui è rappresentato il martirio della ruota. Il santo, sempre con espressione molto serena, è legato ad una grossa ruota che gli aguzzini stanno per precipitare da un dirupo. Anche questo episodio, narra la

    , si concluse con la vittoria del martire che ne uscì illeso, mentre la ruota, deviando il suo percorso, fece strage di pagani.

    Sullo sfondo si vede lo scorcio di una città, simile a quella della scena precedente, forse identificabile con Spoleto.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Cantoria. Martirio di S. Emiliano, decapitazione presso l'olivo.

    L’ultima scena raffigura il santo in procinto di essere decapitato. É con le mani legate, con un ginocchio a terra, ai piedi di un olivo. Il boia a sinistra sta con la spada alzata in atto di vibrare il colpo, mentre sulla desta un personaggio, in costume di soldato romano, impartisce l’ordine con il gesto della mano.

    La drammatica scena è interessante per i vari elementi del paesaggio: al centro l’olivo, menzionato dalla

    Passio,

    a destra la chiesa di Bovara – identificabile dal campanile con cupolino, anche se deturpato da un graffio – e più in alto, sopra un colle, un’altra chiesa romanica con campanile a vela.

    L’olivo

    è quello che per tradizione, da tempo immemorabile, si chiama appunto il

    piantone di Sant’Emiliano

    . La chiesetta sul colle potrebbe rappresentare la Croce Alta, oppure

    La Cura

    , ora nel cimitero di Lapigge, o addirittura la chiesa di

    S. Arcangelo

    , sita molto più a monte di quanto non sembri dalla prospettiva della pittura, ma dagli archi o porte visibili sulla parete sinistra potrebbe verosimilmente essere identificata con questa ultima.

    Tutte queste chiese, modificate dopo l’epoca dell’opera in esame, non sono più molto somiglianti a quelle che vide il pittore

    Quest’opera è interessante, oltre che per i riferimenti storici e topografici sopra menzionati, anche perché traduce fedelmente la descrizione della

    proprio per richiamare alla mente dell’osservatore, per la sua edificazione spirituale, i momenti della passione e morte del martire.

    Vivissimo è il parallelismo con la passione di Cristo fin dalla prima scena che rappresenta la fustigazione alla colonna. Nell’ultimo quadro il notabile che in atto di imperio, con il costume tradizionalmente attribuito ai soldati romani nella classica “via crucis”, ricorda il centurione della crocifissione.

    Altro elemento interessante sono i vari personaggi di contorno, con espressioni di ostentata indifferenza o di stupefatta curiosità e non certo in atteggiamento di orrore o di commiserazione. Non sembrano assistere a raccapriccianti torture, ma alla serena consumazione di un rito.

    In tutte le scene, eccetto la prima, è raffigurata la presenza divina, generalmente con un raggio di luce che scende da una nuvola.

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  • S. Emiliano – La statua

    Sant’Emiliano
    La statua

    Trevi - Chiesa di S. Emiliano - Esposizione della statua.  24 gennaio 2002 -(Foto 601.33)

    Trevi – Chiesa di S. Emiliano – Esposizione della statua.

    24/1/2002.

    Fu scolpita nel 1753 da Pietro Epifani in Foligno, in legno di tiglio. Rappresenta il santo vescovo in trono, in atto di benedire. Pesa 350 Kg. È conservata in un apposito credenzone in noce nella chiesa di S. Emiliano in Trevi

    La Statua viene esposta alla venerazione dei fedeli il giorno 24 gennaio, alle ore 12,30, secondo un cerimoniale che si ripete da secoli.

    La sera del 27 gennaio, dopo i vespri solenni delle ore 18 e quindi verso le ore 18,35 – 18,40 esce dalla chiesa, portata da dodici uomini, per la solenne processione attraverso le vie del centro storico.
    La processione, documentata fin dai primi anni del decorso millennio si svolge da tempo immemorabile. Poiché segue il percorso interno delle mura del secondo ampliamento, si deve presumere che il tragitto sia invariato almeno dal 1264, anno in cui la cerchia muraria fu di nuovo ampliata.

    L’evento è riportato in testi a livello nazionale ed è regolarmente segnalato dal Touring Club.

    Oltre l’innegabile pregio artistico la statua di sant’Emiliano ha una straordinaria valenza devozionale e simbolica.
    Nel linguaggio popolare la statua “è” sant’Emiliano e questo principalmente per l’accezione plurisecolare di quando a Trevi non esisteva la più piccola reliquia del Santo; infatti i sacri resti furono riscoperti nel duomo di Spoleto nella seconda metà del Seicento.

    Sosta della statua in piazza Mazzini 27/1/1990-468.12

    Per tutti i motivi suddetti, la statua non può essere costantemente riposta in un apposito luogo a temperatura e umidità costanti, ma una volta l’anno deve essere comunque portata all’aperto per la più antica e straordinaria delle processioni. Questo almeno finché esisterà la devozione e la tradizione per Sant’Emiliano. Cioè finché esisterà Trevi.

    Certamente le sollecitazioni della traslazione lungo strade con forti pendenze influenzano negativamente la conservazione di un simile manufatto e pertanto occorreranno presto adeguati interventi per riparare l’incipiente degrado della statua, degrado che senza sollecite attenzioni potrebbe rapidamente portare a situazioni più difficilmente e meno efficacemente riparabili.

    Trevi –Processione dell’Illuminata -Sosta della statua in piazza Mazzini – 27/1/1990

    Trevi - Statua di S. Emiliano (foto Scaringi)

    La statua di S. Emiliano

    Da una cartolina “doppia” con la seguente didascalia: Trevi (Umbria) – Collegiata di S. Emiliano- Statua di S. Emiliano V.M. – Postergale della Sedia – Pietro Epifani Sec. XV [Il secolo è errato perché la statua è del 1753]

    Foto di N. Scaringi -anni ’30

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    902

  • S. Emiliano a Ripa di Perugia

    Sant’Emiliano Il culto a Ripa di Perugia

    Esistono vari santi con questo nome venerati in varie città d’Italia e d’Europa, ma l’unico che si identifica con il patrono di Trevi è venerato a Ripa, antico castello ora frazione del comune di Perugia.

    Il castello si divideva in due rioni, uno con il nome di S. Antonio e uno con il nome di S.Emiliano.

    Antiche memorie testimoniano di una chiesa nella campagna intitolata a S. Emiliano.

    Ogni anno si celebra la festa del Santo.

    Ripa di Perugia - Distribuzione del pane per la festa di S. Emiliano

    Ripa –

    Distribuzione del pane il giorno della festa

    (2000)

    Ripa (PG) - Chiesa parrocchiale - Altare di S. Emiliano (2000) Ripa – Chiesa parrocchiale – Altare di S. Emiliano (2000)

    Di solito una delegazione di Trevi partecipa alla festa di Ripa e una delegazione di Ripa partecipa alla processione di Trevi

    Non molti anni fa, per ricordare l’antico culto, un altare dedicato a S. Emiliano è stato eretto nella chiesa parrocchiale.

    Su pannelli in ceramica è raffigurato il Santo tra i leoni del circo.

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    103

  • La collegiata-libro

    Parrocchia di S. Emiliano Pro Trevi Comune di Trevi

    Chiesa di Sant’Emiliano

    Venerdì 29 ottobre 2010 ore 17

    Presentazione del libro
    di Carlo Roberto Petrini

    La Collegiata di Sant’Emiliano inTrevi

    Interventi

    Mons. Oreste Baraffa

    Avv. Valentino Brizi

    Dott.ssa Vittoria Garibaldi

    Prof. Cristina Galassi

    Prof. Fabio Bettoni

    Dott.Luigi Andreani

    Dott. Vinvcenzo Labella

    Priore parroco della Colllegiata

    Assessore Cultura Comune di Trevi

    Sprintendente BB.AA.SS. Perugia

    Università di Perugia

    Presidente Associaz Pro Trevi

    Regista, produttore

    Con la presentazione del volume “La Collegiata di Sant’Emiliano in Trevi”di Carlo Roberto Petrini, storico dell’arte, venerdì 29 ottobre, ore 17, nel Duomo di Sant’Emiliano, si concludono i festeggiamenti dell’Ottobre Trevano.

    L’evento è molto atteso poiché con il libro di Petrini finalmente è stata letta una pagina di storia trevana poco conosciuta. Lo studioso oltre a ricostruire le travagliate vicende della ricostruzione del Duomo di sant’Emiliano, avvenuta dopo l’Unità d’Italia, offre una attenta lettura della fabbrica ottocentesca del Duomo di Sant’Emiliano nel contesto del riassetto urbano della città di Trevi nel XIX secolo.

    Finalmente un monumento chiave della storia di Trevi viene a dotarsi di uno strumento di studio e di conoscenza, agile e aggiornato e nel quale si ritessono non solo le vicende architettoniche del complesso ma anche la dispersione del patrimonio artistico originario.

    Il volume ripercorre secoli di storia dai quali emergono vicende architettoniche, artistiche e di fede. Esse riguardano non solamente le alterne vicende di un edificio in si è rispecchiata la vita civile e religiosa di Trevi, ma un’intera comunità.

    Carlo Roberto Petrini, apprezzato studioso del territorio trevano, è autore di diverse opere a carattere divulgativo scientifico su argomenti storico-artistici. Ha pubblicato La Chiesa di San Francesco in Trevi e Il Santuario della Madonna delle Lagrime in Trevi. A gennaio uscirà per i tipi della casa editrice Era Nuova Culto e iconografia di Sant’Emiliano, Patrono di Trevi.

    L’autore, attento e fine studioso della realtà trevana, ripercorre, con dovizia di documenti inediti, reperiti in vari archivi pubblici e diocesani, le quattro tappe fondamentali del processo di trasformazione del Duomo trevano, dalla fase romanica a quella quattrocentesca, dai mutamenti imposti dall’applicazione delle disposizioni emanate dal Concilio di Tento in merito alla dislocazione degli altari alla ricostruzione ottocentesca, quando la forma architettonica assunta dalla struttura venne percepita come “totalmente irregolare per le parti tra loro ineguali e deformi che la compongono” e quindi non conforme ai modelli classici in voga.

    Con la consacrazione della nuova cattedrale, avvenuta il 16 settembre del 1893, tre anni dopo la morte di Luca Carimini, il progetto di ricostruzione poteva dirsi finalmente concluso. Ad esso si sarebbe aggiunto nel 1925, come ultimo tassello, il campanile, che, seppure già progettato dall’architetto romano, non era stata realizzato per mancanza di fondi.

    Il Duomo di Sant’Emiliano è la chiesa matrice di Trevi. Di fondazione alto medievale l’edificio sacro domina il colle di Trevi ed è dedicato al martire vescovo, patrono della città.

    Dell’edificio medievale sono visibili le absidi in stile romanico spoletino. Esse sono infatti i resti più antichi di un tempio che è stato rinnovato completamente nel XV secolo e ancora nel XIX secolo. Proprio quest’ultima fase è molto interessante perché racconta la volontà del popolo trevano di innalzare un tempio monumentale in onore di Emiliano. Per questa ragione fu chiamato tra il 1796 e il 1799, il giovane architetto Giuseppe Valadier che fornì un pregevole progetto in stile neoclassico.

    I disegni del Valdier non furono accettati dai Canonici poiché prevedevano la distruzione dell’impianto medievale-rinascimetale della chiesa. Per gli stessi motivi non furono accetti i progetti degli architetti Rusconi, Francisci e Stocchi. Solo l’architetto Luca Carimini, uno dei maggiori protagonisti dell’architettura di Roma capitale, portò a compimento il suo progetto di restauro non senza molti contrasti sia tra i canonici del capitolo sia con la direzione di Belle Arti.

    Il progetto, ideato dal Carimini nel 1878, prevedeva una integrazione armonica tra le preesistenze medievali-rinascimentali e lo stile “moderno” mediante l’aggiunta del presbiterio, della cupola e del campanile. Si raggiunse in questo modo quello che appariva agli occhi di tutti come il degno compromesso per rispettare e conservare la gloriosa storia del tempio di sant’Emiliano

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