Categoria: Da sapere

  • Cronache di S. Croce

    Don Eugenio Venturini

    Parrocchia di Santa Croce in Trevi. Memorie

    <109>

    CAPO 14° – IL BENEFICIO DEL PRIORATO

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    Nota:Tra parentesi acute < > è riportato il numero della carta (foglio). Eventuali parole divise tra due pagine sono state trascritte per intero nella pagina che precede.

    Il testo in colore, tra parentesi quadre [ ] è stato aggiunto all’atto della trascrizione

    75°

    Nell’esposizione di questo è bene distinguere tre periodi.

    Il 1º, che potrebbe chiamarsi l’antico, fino alla prima traslazione della sede della Parrocchia.

    Il 2º, da questa fino al Priorato di Lupacchini.

    Il 3º, che è il contemporaneo.

    In ordine al 1º ho ben poco da dire, unicamente cioè che aveva la casa attigua alla Chiesa di S. Fabiano coll’orto annesso, e possedeva, per qaunto mi è capitato di rilevare da qualche cartaccia, un 93 appezzamenti di terra. Questi però erano frustoli, dispersi in posti anche remoti. Di questi rimangono ancora sei o sette, i più vicini.

    Nel 2º periodo la Prebenda venne accresciuta della porzione ad essa incorporata in 19 appezzamenti di terra oltre sei fondi urbani nella Costarella di S.Costanzo, dei quali, tre in case ed altri in un vano solo; e questo avvenne nella creazione delle Cappellenie. E perciò i fondi rustici dopo ciò si accrebbero fino a circa 72. Il 3º venne iniziato da Nicola Lupacchini. Egli operò molte permute, nelle quali costituì il Beneficio allo stato presente nella sua possidenza rurale. Fece molto, e poteva anche farlo, perché al suo tempo gli atti notarili occorrenti, erano di un costo tenue. Disgraziatamente però dei <109v> suoi atti non è rimasto neppure uno nell’ammasso delle cartacce. Furono invocati dal fratello e nepote, perché ambedue e canonici: e perché? Mistero per noi.
    Ora si vorrebbe che io facessi una descrizione dettagliata di ogni terreno coi rispettivi dati catastali. però me ne dispenso, perché il governo viene facendo un nuovo catasto per tutti del regno, operando man mano in ogni provincia, finché finalmente dovrà giungere anche alla nostra Umbra. E allora il Successore, o i Successori, suppliranno, perché pare che l’operazione vada a rilento. E così la mia infingardagine resta ben favorita.
    Il Beneficio consta di tre cespiti -Fondi urbani, fondi rurali, Certificati sul debito pubblico.
    Fondi urbani consistono in quattro fabbricati situati nella Piaggia.
    La Canonica, ossia casa parrocchiale, risultante di due piani; vasta, solida, salubre, ma di temperatura molto fredda nella stagione invernale, fornita di ogni comodità per le bisogna domestiche – E qui giova ancora ripetere quello che già ampiamente si è esposto al N° 59 ( ?? ) cioè che la parte inferiore del fabbricato, cioè quella sottostante ai due piani anzidetti, benché nell’istromento di affitto e nella rispettiva voltura intestata alla Parrocchia, in verità non le appartiene punto, sibbene alla Sagrestia, cioè all’Opera della Chiesa.
    Ha un orto annesso, non piccolo ma di scarsa rendita, avendo un suolo di ìpoca fertilità e per la qualità sui propria e per la situazione, nello inverno di pochissimo assolamento, nell’estate, di <110> bruciore nel meriggio e di poi; e di più infestato da una miriade d’insetti divoratori.
    Due case stanno in Via Della Piaggia, l’una di rincontro all’altra. Questa, in buono stato, avente luce, aria e bel prospetto sulla vallata sottostante. Ha il diritto di attingere l’acqua nella cisterna interna della casa attigua, la quale perciò resta onerata a favore di essa, dalla servitù passiva dell’acqua: servitù, che ora non is può desumere dai documenti, o non più esistenti o irreperibili; ma dall’osservanza e dall’uso costante – L’altra casa, suboscura, umida, con murati mezzo fradici. Trovato da me in condizioni cattive, ho dovuto più volte provvedervi: riparazioni ai muri, la scala nuova, cambiato il posto all’uscio, un untercapedine alla stalla ed altri minori lavori. Avrebbe meritato piuttosto la demolizione che i restauri e i miglioramenti.
    La quarta casa, quella componente il fabbricato unito alla già Chiesa di S. Fabiano. Antica fino al fondo più bujo del medio evo, porta tutti i caratteri significativi delle costruzioni monastiche. Questa pure l’ho trovata in uno stato piuttosto pessimo che cattivo. Oltreché dei suoi inquilini, per la loro onestà e buonafede poco si è potuto riscuotere dai fitti; di più ha importato una spesa non lieve il mantenerla abitabile: una finestra nuova, tutti gli infissi nuovi a tutte le finestre e le porte, grandi riparazioni ai tetti, un broccaio nuovo, una condottura dell’acqua di scolo al cisternone e altre opere minori. Ha un orto sottostante, di cui un lembo in precipitoso dirupo: discretamente ferace nell’inverno, e bruciato nella estate.
    A questo articolo dei fabbricati mi permetto di <110v> aggiungere due parole sulle capanne, l’una nel terreno del Fiume, l’altra in quello della Contea. La prima era, in buona parte, cementata col fango della strada nazionale. Io ho avuto la buona ventura di trovarmi al disolvimento di quei murati. Si dové ricostruire più che per metà. L’avrei voluta alzare di più; ma ebbi la debolezza di cedere all’intromettenza del colono mentre asseriva che stava bene di lasciarla all’altezza primiera. Sbagliai: come per lo più avviene a chi si adagia alle chiacchiere dei contadini- L’altra, della Contea, fu costrutta a contratto di cottimo; e la solita onestà nella esecuzione di tali contratti apparve subito chiara. Per quest’opera era stato venduto, colle debite facoltà ecclesiastiche e civili, un appezzamento obicato presso all’estrema bassura, di alberi piccoli benché vecchi e totalmente scalzati al loro piede, perché dall’appaltatore della costruzione della nuova strada per la stazione ferroviaria, il famigerato Fioretti, nottetempo era stata rubata la terra a tutto l’appezzamento, la quale gli occorreva per l’innalzamento della strada istessa sopra il livello del piano circostante. Questo avvenne nella vcanza del Priorato dopo la morte dello Scaringi. Alla storpiatura della capanna fatta da quel galantuomo del cottimo dovetti riparare con la spesa di cento lire. Ho messo qui sulla carta questa bazzecola per un piccolo sfoco della mia indignazione.
    Questo annetodo grazioso mi richiama ad un altro di più leggiadra furfanteria. La prima delle due case in via della Piaggia, sopradescritta, è rimasta dimezzata. L’altra metà venne alienata. Il Priore <111> Scaringi per fare quelle canali che stanno nella cantina della casa parrocchiale e alcune piccole serre sulla fossa fiancheggiata dalla strada vecchia che dalla città conduce al Borgo e dal terreno del Priorato, che, a meglio precisarne l’indicazione, lo chiamerò del Fossone, chiese ed ottenne dalla condiscendente autorità ecclesiastica la facoltà di vendere la detta metà della casa, coll’intento di comprarla Esso stesso. Nella vendita figurò acquirente il Fioretti, suo amico e socio di speculazioni industriose. Alla notizia della morte inaspettata e repentina dello Scaringi, il Fioretti, che godeva di tutta l’intimità della famiglia, vi corre a sfogliare le carte del defunto, e ne sottrae la dichiarazione da sé rilasciategli per l’accordo, concertato tra ambedue, dell’acquisto simulato. Dopo di che il Fioretti si mostrò assoluto proprietario e, come tale, in appresso ne fece la vendita. Scaringi perdé la spesa dei lavori fatti, il beneficio, la casa, Fioretti si godé tutto. FONDI RUSTICI
    Questi sono venticinque, dei quali, sette olivati; diciotto seminativi.
    Gli oliveti, meno due collocati ad una certa altura, gli altri cinque stanno in basso; situazione infelice, e dipiù, ormai da circa venti anni colpiti da una infezione chiamata volgarmente Occhio di Pavone. E questi sono, il meno degli anni di mediocre, e il più di quasi nullo reddito.
    I nove terreni nella adiacenza di Borgo sono di buona fertilità, meno uno, quello già da noi chiamato del Fossone. Quello che si distende lungo la sponda destra del Clitunno, per la sua estensione, piuttosto <111v> che campo merita di essere chiamato Tenimento.
    Nella mappa di Cannajola vi sono otto terreni, tra i quali il tenimento della Contea. Questi mostrano la loro bontà, quando le pioggie primaverili non vengono ad infradiciarli, come non di rado avviene, e poi con tutto il conseguente corredo degli insetti roditori. La Contea avea una piantagione eccellente fattavi dall’operoso Lupacchini, dopo chei (???) compita quella del tenimento del Fiume. Ma i fittajoli che l’hanno sempre tenuta in passato fino a mio tempo e i cannajolesi, quando più quando meno, l’hanno tenuta per il loro bosco ceduo.
    Nel Casco dell’Acqua havvi un terreno di non molta entità.
    In un angolo dei più remoti della Piaggia vi sono due frustoli di area di case distrutte, tenute a vivajo. CERTIFICATI DI RENDITA SUL DEBITO PUBBLICO
    Questi sono cinque, dei quali, due soltanto intestati al Beneficio parrocchiale, gli altri tre alla Chiesa, ma erroneamente, perché in verità appartengono alla stessa Parrocchia. Questa rendita ha la sua genesi nelle diverse espropriazioni subite dal Priorato in alcuni appezzamenti di terra per la costruzione della Ferrovia ed il dilatamento dell’area della stazione per la costruzione della strada intrappresa dal Comune dapprima per Spoleto, ma poi, sopraggiunta la ferrovia, venne indirizzata a Borgo e per essa alla stazione. Gli espropri, come ora si è detto, toccarono alle terre del Priorato e non alla Chiesa, la quale non ne [ha] avuto mai un minimo che. Ciò si dice <112> da me per mostrare tutta la verità della cosa, in emendazione alla falsità dell’intestazione dei tre sopradetti Certificati; falsità che, in progresso di tempo ignorandosi lo stato delle cose, potrebbe dare, anche in tutta buonafede, occasione e motivo ad efracidarne (????) il Beneficio parrocchiale
    Intanto ecco qui appresso in prospetto

    SPECIFICA DEI CERTIFICATI

    R E N D I T A

    Dati di ogni Certificato

    Lorda iscritta

    Netta
    dalla Mobiliare

    Al Beneficio parrocchiale di S.Croce e dei Ss.i Fabiano e Filippo in Piaggia di Trevi – Roma 21 Maggio 1891-N°959-335

    £. 25

    20

    10

    8

    A favore della Chiesa di S.Croce di Trevi – Roma 30 Xbre 1890-N° 947, e 42

    5

    4

    Alla Chiesa di S.Croce in Piaggia di Trevi -Roma 8 Marzo 1892 – N° 984,659

    Al Beneficio dei SS.ti Filippo e Fabbiano in Piaggia di Trevi, diocesi di Montefalco -Roma 5 Aprile 1869 – N° 186,96 “

    27

    21,60

    TOTALE DI LIRE

    72

    57,60

    Qui si avverte che i primi quattro certificati sopra notati stanno al 5 per %; e il quinto sta al 3 per %. In questo medesimo ultimo certificato si dice –della Diocesi di Montefalco – perché al tempo di quella <112v> data 1869,

    Trevi era compresa nel Subeconomato, esistente allora in questo luogo, ma che poco vi durò. Questa sede poi di Subeconomato per soprapiù di errore venne chiamata ancora Diocesi.

    Da poco fa, aprendosi dalla Bonificazione Umbra un ampliamento dell’Alveo di S.Lorenzo, venne tagliata una lista di terra al terreno di Casco dell’Acqua.

    Il Beneficio, come scorta della colonia, possiede coppe dieci di grano pari a 40 doppi decalitri. Non so da chi sia provenuta questa beneficienza; so peraltro che è giunta fino a me. Non manco di farne qui memoria per lume e norma ai Successori; come ne ho fatta esplicita dichiarazione all’Ufficio del Subeconomato di Spoleto. ora incombe a chi di ragione il dovere, in ogni vacanza del Beneficio, esigere dall’investito rinunciante o dagli eredi del defonto la detta scorta, perché il Beneficio non ne risulti frodato.

    Il Priore, come già si è esposto al Capo VI. N°32 non è solamente parroco, ma anche Cappellano, e, come tale, ha in egual grado, come gli altri Cappellani, il dritto alla quota sull’annuo reddito della Massa Comune, siccome nella stessa proporzione è tenuta agli oneri delle Messe alla stessa massa spettanti. Altrettanto gl’incomba pei legati Tini in S. Antonio, pei quali deve soddisfare la quarta parte del numero totale delle 83 Messe, perché anch’egli fruisse della distinta della Cappella, benché incorporata al Beneficio parrocchiale. <113>

    In ultimo, per integrare la esposizione di questa materia, dovrò menzionare un’altro cespite per quanto tenue, non contenuto nel Bneficio, ma riflettente la persona del beneficiato. Voglio dire quello chiamato – l’Incerti di cotta e stola, ovvero, di stola bianca e nera – E’ sanzionato dalla consuetudine universale, che io, per esser tale, rispetto, ma a cui non fo nessun buonviso, incominciando dal canestro delle uova, che il Parroco, insieme col piletto dell’acqua santa porta in giro di casa in casa nella benedizione della Settimana Santa, a guisa di un accatto, non mendicato ma dovuto e da esigersi. Io opino che la consuetudine degl’Incerti abbia avuto un giusto e rispettabile esorgimento, quando il Clero viveva delle oblazioni dei fedeli. Ma dopo che dalla pietà di essi è stato provveduto di rendite proprie colla costituzione dei Benefici, sembrami che la continuazione non sia più conveniente e onorevole. E’ vero che questi Incerti si traggono dai servigi religiosi fatti ai particolari. Ma non è anche vero che questo è un obbligo inerente allo ufficio del Parroco, come qualunque altro reso a tutta la università? Basta: lasciamo questa chiacchierata; del resto quisque abundet in sensu suo; e rimetto la nota degl’Incerti al capo seguente per unirli tutto un corpo a quelli della Sagrestia e degl’inservienti della Chiesa.

    Chiudo l’articolo con un cenno ormai divenuto storico – Nei tempi passati, il Priorato, come ogni altra parrrocchia, aveva ancora il dritto alla Decima sopra le singole famiglie domiciliate nel suo territorio. Essa peraltro era tenue e proporzionata alle diverse condizioni; nondimeno di difficoltosa esigenza, come accadeva da per tutto, ma specialmente in questa, forse <113v> la più numerosa di poveri tra tutte le altre. Colla introduzione del governo italiano, per decreto del Commissario regio per l’Umbria, Gioacchino mar: Pepoli di Bologna, nel 1860 abolite le Decime, né i Parroci né il popolo parlarono più di esse.

    Fin qui l’attivo del Beneficio. Ora poche parole sul passivo che risulta da diversi capi.

    1º Le tasse – Queste al presente, e già fin dal 1866, a cura del celebre finanziere Quintino Sella, sono gravosissime, e ammontano, in un complesso approssimativo, a £ 679.75, e sono quelle inerenti al Beneficio; e poi le altre, proprie del beneficiato: la mobiliare sugl’incerti, fuocatico, bestiami- Sotto il governo Pontificio non superavano gli scudi 98 pari a £ 202,1/6, come rilevo da uno inventario del Lupacchini. L’unificazione politica della Nazione, meno alcune sue membra, ancora irredente e facenti parte di quattro corpi stranieri; e di più l’elevazione al grado di grande Stato partecipante al convito delle grandi potenze europee, ci costano ben gran prezzo. Dalla Manomorta sono state da poco fa esonerate non poche Parrocchie; ma per questa, per quanto mi sia adoperato, non ci è stata pietà, a motivo della elevatezza dell’estimo catastale. E qui poi torno a ricordare il già detto al capo 19° n° 59 che nella Manomorta e nel fabbricato del Priorato si trovano incluse le omonime tasse del locale di Santacroce spettante all’Opera della Chiesa. Queste dunque debbono ogni sanno essere scaricate dalla Parrocchia e devolute a carico della stessa Opera.

    2º. Olio per la lampada – Nulla da documenti, ma da consuetudine antica ci risulta che il Parroco deve provvedere l’olio per la lampada del SS.mo Sagramento <114> nella Chiesa parrocchiale.

    3°. Festa di S. Fabiano – In questo giorno il Parroco oltre a provvedere all’occorrenza della Celebrazione, dà il pranzo agli addetti alla Chiesa: Cappellani, sagrestano, chierici e campanari, e allo stesso sagrestano £ 1,50, al chierico £ 0,50. Di più alle singole famiglie della parrocchia un soldo per ciascuno nei loro componenti, e alle primarie, in luogo del soldo, una cacchiatina di sei panetti bianchi.

    4°. Festa della Candelora – Il Parroco provvede la cera da distribuirsi. Alla famiglia Valenti una candela da sei oncie: ai Cappellani e alle famiglie primarie una candela da tre oncie: al sagrestano e ai chierici, da una oncia. Le consuede candeline al popolo.

    5°. I Fondi Rustici e Urbani – Questi sono da mantenersi, e, possibilmente, da migliorarsi, benché in passato tal cosa, nella generabilità delle Parrocchie e anche in questa, ad eccezione del Lupacchini, sia stata non poco trascurata.

    6°. Il Legato di Messe – I due propri del Priorayto e gli altri della Massa Comune e della distinta delle Cappelle per la parte che riguarda il Patrroco.

    7°. La Comunione agl’Infermi – É ad onere del Parroco, per antica consuetudine, provvedere la cera per l’accompagno pel trasporto del SS.mo Sagramento.

    8°. Le Case Coloniche – Uno sconcio grave di questo Beneficio è la mancanza di queste. Non ho potuto fare case coloniche, diceva qualche volta su l’ultimo stadio del suo viaggio terrestre, mirando indietro a ciò che aveva fatto, il buon Lupacchini, ne lasciò il pensiero ai Successori. Ma temo che l’aspirazione di quel buonomo abbia sempre a risolversi <114v> in una lusinga. Il peggio poi è stato sempre per la Contea, che per tal motivo ha dovuto in ogni tempo, fino al mio possesso, stare sotto le unghie rapaci dei fittajoli con la devastazione degli alberati.

    Ora a mettere sotto un colpo d’occhio tutto lo stato del Beneficio nella duplice parte, ecco il seguente PROSPETTO DELLO STATO ECONOMICO DEL PRIORATO

    ATTIVO LORDO PASSIVO

    1°. Prodotto di tutti i terreni

    £ 1875

    1°. Tasse

    £ 675,

    75

    2°. Prodotto di tre caseggiati

    ” 100

    2°. Olio per la lampada

    ” 36

    3°. Interesse sul debito pubblico

    ” 57

    ,60

    3°. Festa di S. Fabiano

    ” 55

    4°. Della Massa Comune

    ” 120

    4°. Festa della Purificazione della B.V.

    ” 3

    5°. Manutenzione dei fondi Urb.i e Rustici

    ” 60

    6°. I Legati da soddisfarsi

    ” 58

    ,35

    7°. Comunione per gli infermi

    ” 1

    8°. Fitto di una casa colonica

    ” 40

    Totale di

    £ 2152

    £ 929

    ,10

    BILANCIO
    L’Attivo lordo £. 2152,60. Depurato del passivo £. 929,10. Resta al Netto di Lire 1223,50.

    <115>

    La descrizione dello stato del Beneficio giova che venga corredata di qualche osservazione-
    Esso ha una cassa certamente considerevole che lo distinque da non pochi altri sotto questo rispetto. Però, allo stato attuale della produzione agricola in generale, e nella specialità di questo, al possedimento si trova scadente per diverse deficenze.

    La Contea con gli altri terreni nella mappa di Cannajola manca di casa colonica, e ciò ha portato per effetto la necessità dell’affitto perpetuo in passato con la quasi distruzione dell’alberato, che, in ordine alla sua vitalità, avrebbe potuto ancora ben lungo durare. Fu piantato dal Lupacchini, dopo quello del Fiume circa il 1830. La stessa mancanza dovrebbe parimenti deplorarsi nel podere del Fiume se non vi si potesse provvedere colla locazione della casa attiqua alla Chiesa di S.Antonio, spettante ad una delle Cappellenie- Il vitame colpito nel prodotto dalla crittogama fino dal 1850, e nell’albero dalla peronospera dal 1888 è ridotto alla metà della sua fecondità. Gli oliveti, ad eccezione di due situati ad una certa altezza, tutti gli altri, affetti di quel morbo, chiamato dai contadini toscani “Occhio di Pavone” e di più colpiti da frequenti geniverne [=galaverne?], ben poco rendono e talvolta niente. E poi qui si parla di un altro guajo, niente minore, quello di cadere in mani di coloni o sciagurati o guastamestieri o anche infedeli e senza scrupoli perché questo è cosa estrinseca al beneficio, benché ad esso non dirado aderente e la più malefica. E qui mi si potrebbe dire -E tu che ci hai fatto? Poco – Nondimeno credo di lasciar <115v> meglio quella che ho trovato: i terreni per bonifici, per la riparazione le case, delle quali due erano in pessimo stato. Avrei fatto di più, se non mi fossi trovato oppresso dalla gravezza dei dazi, depauperato dall’esteirimento degli ulivi e della vite, tradito dalla sciaguratezza bugiarda e cucciuta dei coloni nonché della loro infedeltà.

    Ora per questa agricoltura locale, furiera di giorno più bello sembra sorgere una aurora, preceduta già da una alba più serena. Da circa un trentennio (oggi 1904) in questi luoghi ha cominciato ad eccitarsi un moto di miglioramento nella coltivazione, moto che destatosi per l’influenza europea nell’Alta Italia, ebbe preso a dilatarsi lentamente fino a noi, e prosiegue il suo procedimento verso il sud della penisola. Però, fin quasi a questi ultimi giorni l’avvantaggiamento si operava sulla agricoltura empirica. Ora però sopra di questa ancora comincia ad alitare la scienza, cioè l’Agronomia. Cominciano ad introdursi nuovi strumenti agrari, si incomincia a conoscere il valore della terra vergine, ad apprezzare i concimi chimici, ad intendersi la virtù fertilizzante delle leguminose e di alcune specie di foraggi; e così via via degli altri espedienti trovati ed utilizzati dalla scienza. Tutto questo però sta come in embrione, il quale tarda a svolgersi e crescere per la nostra indolenza e per lo aggravio delle imposte che il governo ha fulminato sopra le terre, come sopra ogni altra industria e risorsa.

    [Aggiunta a matita (Bonaca?)] Titoli della Cappellania IIª dei SS Fabiano e Filippo: N. 523039 al 3,50% Valore nominale £ 500. Reddito annuo .. ?..

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    07Y

  • Chiesa dell'Eremita

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    TREVI – Chiesa dell’Eremita

    Chiesa di S. Croce in Val dell’Aquila

    itinerario giubilare

    Ridotta ormai a un misero rudere consistente in un muretto appena affiorante dal terreno, soffocata dalla rigogliosa vegetazione, si può raggiungere soltanto seguendo passo passo la guida edita recentemente

    Trevi: quattro passi tra storia e natura

    , (itinerario n° 7).

    Pur essendo ricordata in antiche memorie, nel 1988 nessuno fu in grado di indicarci i ruderi superstiti quando con Silvestro Nessi effettuammo vari sopralluoghi sulla montagna di Trevi alla ricerca di antichi insediamenti.

    In seguito alla pubblicazione del Nessi1, risvegliatosi un certo interesse nella zona, alcuni abitanti di Coste pratici del bosco, indicarono i ruderi qui riprodotti, ma successivamente, avendo la vegetazione invaso il piccolo sentiero, se ne persero di nuovo le tracce fino a quando non furono riscoperti da Filippucci e Ravagli che li hanno descritti nella guida sopra citata.

    Trevi, Italy. Coste, Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila, resti della parete nord.

    Quanto resta della chiesa e dell’abbazia

    Per ulteriori informazioni alla pagina

    Chiesa dell’Eremita – Storia

    si riporta il testo integrale pubblicato dal Nessi.

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    Note

    1) S. Nessi, Dall’eremo al cenobio, insediamenti inediti nel territorio di Trevi, in Spoletium, Anno XXX, N. 33, 1988

  • Sedano nero al Salone del Gusto

    IL SEDANO NERO DI TREVI

    Corriere dell’Umbria (Foligno Spoleto) 17/9/2008, pag. 24

    La cultivar trevana alla grande kermesse torinese

    Il sedano nero al Salone del gusto

    TREVI – Riflettori puntati sul sedano nero di Trevi, particolare cultivar prodotta solo a Trevi e soltanto in questo periodo dell’anno, da un numero limitatissimo di coltivatori e in una ristretta striscia del territorio: quella delle Canapine. Un prodotto che quest’anno farà il suo ingresso in grande spolvero al Salone del Gusto di Torino. Evento in programma per la fine del prossimo mese di ottobre, grazie al fatto che si è costituita proprio di recente un’associazione. L’associazione dei produttori del sedano nero, composta, almeno per il momento da tre rappresentanti su sei produttori. Annibale Bartolomei (presidente), Cesare Bartolomei e Angelo Mattioli.

    Storia e tradizione

    Notizie storiche La sagra

    Mostra mercato Ricette

    Ne hanno parlato

    Relazione Castellini Trevi e Perugia, 2005

    Caratterizzazione Genetica Trevi, 15/10/2004

    Prodotto tipico Trevi, 15/10/2005

    Delegazione Università svedese – 2008

    Al Salone del Gusto – Torino 2008

    Presentazione a La prova del Cuoco 2008

    Ne hanno scritto

    F. Francolini – Bacteriosi del sedano, 1928

    Gildo Castellini –Umbria Agricoltura 12/2003

    Nunzio Primavera in Campagna Amica

    AA.VV., Il Sedano Nero di Trevi – Un prodotto umbro di eccellenza -17/10/2008

    Un prodotto che è stato al centro di uno studio scientifico, fortemente voluto dalla Pro Trevi, da sempre attenta alle sorti di questo tipo di vegetale, svolto alcuni anni fa, dall’Università di Perugia nell’ambito del progetto “La valorizzazione delle risorse genetiche agrarie della regione Umbria”, sottoprogetto “La biodiversità vegetale in Umbria e la sua conservazione”, sostenuto da Piano di sviluppo rurale dell’Umbria 2000-2006. Progetto coordinato dal professor Mario Falcinelli, direttore Dipartimento biologia vegetale e bio-tecnologie agroambientali e zootecniche dell’Università di Perugia. Le ricerche di laboratorio hanno evidenziato che le sei varietà coltivate tradizionalmente a Trevi sono molto somiglianti tra di loro mentre si differenziano dalle varietà commerciali. Lo studio ha inoltre individuato gli elementi che hanno concorso a determinare la tipicità di un prodotto vegetale e cioè il genotipo, l’ambiente e la tradizione. Tra l’altro il sedano nero di Trevi è perfettamente individuabile come varietà biologicamente distinta e riconoscibile. Sono state le pazienti e secolari cure degli agricoltori locali che hanno portato alla creazione di questa particolare cultivar. Il sedano nero così detto perché se lasciato crescere senza lavorazioni speciali è molto scuro e legnoso e quindi deve venire interrato per poter ottenere poi l’imbianchimento. Il prodotto finale è un sedano dallecoste bianche, prive di quei fastidiosi fili e con un cuore molto polposo e tenero. La semina avviene con la luna calante, attorno al periodo pasquale, possibilmente il venerdì santo. Il sedano nero ha una produzione limita­tissima perché viene coltivato in una stretta striscia di terra detta Canapine, molto argillosa; umida e fertilissima, adatta alla colture che sfruttano il terreno. Al sedano nero è stata dedicata una sagra, istituita dalla Pro Trevi nel 1965 con lo scopo di non far cadere l’attenzione su questo prodotto, che a più di quarant’anni di distanza riscuote un ottimo successo di pubblico e di consensi. Certo, data la particolarità della lavorazione, questa cultivar ha necessariamente un prezzo più elevato rispetto alle altre varietà e questo contribuisce a restringerne ancora il mercato. La quasi totalità della produzione viene utilizzata nel giorno della Sagra e consumata nelle taverne e nei ristoranti locali nel mese di ottobre che lo utilizzano per succulente pietanze.

    Anna Maria Piccirilli

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    08X

  • Sedano Nero di Trevi: coltivazione – Foto 1

    Coltivazione del Sedano nero
    Foto storiche 1

    Trevi - Coltura del sedano Nero di Trevi - Innaffiatura (Foto Laurentini)

    Innaffiatura dei sedani con orci di terracotta, concimazione e mondatura (luglio agosto)

    Foto Rinaldo Laurentini – 1923

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  • Sedano Nero di Trevi: coltivazione – Foto 2

    Coltivazione del Sedano nero
    Foto storiche 2

    Trevi - Coltura del sedano Nero di Trevi - Rincalzatura (Foto Laurentini)

    Rincalzatura dei sedani (fine settembre)

    Foto Rinaldo Laurentini – 1923

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  • Sedano Nero di Trevi: coltivazione – Foto 3

    Coltivazione del Sedano nero
    Foto storiche 3

    Trevi - Coltura del Sedano Nero di Trevi - Lavaggio (Foto Laurentini)

    lavaggio dei sedani
    Foto Rinaldo Laurentini – 1923

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  • Sedano Nero di Trevi: coltivazione – Foto 4

    Coltivazione del Sedano nero
    Foto storiche 4

    Trevi - Coltura del sedano Nero di Trevi - recupero delle coste esterne (Foto Laurentini)

    Recupero delle coste esterne scartate.
    Foto Rinaldo Laurentini – 1923

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  • Sedano Nero di Trevi: coltivazione – Foto 5

    Coltivazione del Sedano nero
    Foto storiche 5

    seda12.JPG (73979 byte)

    Sedani pronti per essere avviati al mercato.
    Foto Rinaldo Laurentini – 1923

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  • Francolini: Il sedano, il finoccho, il cardo – Ristampa

    Trevi –

    Circolo di Lettura

    Venerdì 24 aprile, ore 18

    presentazione del volume

    I sedano, il finocchio, il cardo. Manuale di orticoltura di Francesco Francolini

    Francesco Francolini, Il sedano, il finocchio, il cardo

    Ristampa-2014 Il Formichiere, Foligno.

    Questo manualetto di orticoltura specializzata, pubblicato per la prima volta nel 1943 e ristampato nel 1955, è l’ultima opera dell’agronomo Francesco Francolini.

    Tratta di una famiglia di ortaggi a cui il nostro territorio è particolarmente vocato. Il sedano infatti trova in una limitatissima zona dell’agro trevano l’ambiente ideale in cui si è sviluppata una particolare cultivar.

    Il Sedano Nero di Trevi, fu oggetto nel 1928 di un’altra pubblicazione dello stesso autore, il quale intraprese e vinse una battaglia contro la bacteriosi che aveva colpito questo ortaggio e che causava dolorose quanto inestetiche dermatosi tra i coltivatori. La pubblicazione gli valse una citazione nell’Enciclopedia Italiana, come esempio di lotta ad alcune fitobatteriosi.

    I due volumi furono corredati con numerose illustrazioni e fotografie appositamente realizzate dal noto fotografo Laurentini di Foligno

    Francesco Francolini

    Francesco Francolini (1874-1944)

    Francesco Francolini fu uno straordinario agronomo che si interessò di tutti gli aspetti dell’agricoltura, con particolare riferimento alle colture locali delle varie regioni in cui ebbe incarichi istituzionali, spaziando dalla concimazine chimica del chinotto, alle prospettive agricole della conca ternana alla “battaglia del grano”. Ma i settori in cui i suoi studi furono più innovativi ed efficaci furono l’olivicoltura sotto tutti gli aspetti e la tartuficoltura: nel 1920 impiantò per primo in Italia un campo sperimentale per la coltivazione dei tartufi.

    La sua profonda cultura umanistica lo portò ad interessarsi anche dei salici delle Fonti del Clitunno che trattò in una dotta relazione all’Accademia Spoletina.

    Sposato con Bianca Fratellini di Campello, per vari anni abitò l’attuale palazzo Casagrande in località La Bianca e nel giardino mise a dimora diverse essenze autoctone ed esotiche realizzando un interessante orto botanico. Di recente è stata intitolata al suo nome la sede staccata di Campello della Scuola “Alighieri” di Spoleto

    Alla presentazione del volume sono invitati i sindaci di Trevi e di Campello sul Clitunno i quali a buon diritto hanno stilato la prefazione della nuova ristampa.

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  • Sedano nero: stato attuale e prospettive

    Apriti, sedano!

    Studio del dott. GILDO CASTELLINI pubblicato su Umbria Agricoltura del Dicembre 2003

    Umbria Agricoltura con l'articolo sul Sedano Nero di Trevi

    In un fazzoletto di terra tra la Flaminia e il Clitunno, si coltiva il sedano nero di Trevi, un ortaggio di cui è difficile stabilire esattamente l’origine della coltivazione, la provenienza geografica, e l’eventuale esistenza di un progenitore selvatico locale. Sta di fatto che è un prodotto di qualità, ricco di storia e tradizioni, che potrebbe aspirare alla “denominazione di origine” dell’Unione Europea.

    Il sedano nero di Trevi

    Storia e tradizione

    Notizie storiche La sagra

    Mostra mercato Ricette

    Ne hanno parlato

    Relazione Castellini Trevi e Perugia, 2005

    Caratterizzazione Genetica Trevi, 15/10/2004

    Prodotto tipico Trevi, 15/10/2005

    Delegazione Università svedese – 2008

    Presentazione a La prova del Cuoco 2008 Al Salone del Gusto – Torino 2008

    Ne hanno scritto

    F. Francolini – Bacteriosi del sedano, 1928

    Gildo Castellini –Umbria Agricoltura 12/2003

    Nunzio Primavera in Campagna Amica

    AA.VV., Il Sedano Nero di Trevi – Un prodotto umbro di eccellenza -17/10/2008

    Trevi - mostra mercato del sedano Nero 2003 (foto Castellini)

    Il Piano di Sviluppo Rurale(PSR) della Regione Umbria 2000/2006, prevede una serie di misure e azioni i cui obiettivi finali vengono conseguiti attraverso la realizzazione di progetti specifici. In questo contesto svolge un ruolo di primaria importanza la conservazione della diversità biologica degli agroecosistemi e lo sviluppo di politiche volte a favorire la caratterizzazione e la tutela dei prodotti tipici regionali. A tale riguardo, da circa due anni, ha preso il via il progetto “Valorizzazione delle risorse genetiche della Regione Umbria”, affidato al Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria (3APta), responsabile della gestione amministrativa. Per il coordinamento scientifico è competente il Direttore del Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali (“Dbvba”) dell’Università di Perugia, Prof. Mario Falcinelli.

    Storia del sedano nero. Nell’ambito del progetto, si è avuto particolare riguardo nell’opera di indagine e collezione delle specie vegetali che fanno parte del paniere dei quindici prodotti di qualità umbri (cipolla di Cannara, fagiolina del Lago Trasimeno, farro di Monteleone di Spoleto, patata rossa di Colfiorito, sedano nero di Trevi, zafferano di Cascia, tabacco Kentucky della Valle del Tevere e tartufo nero pregiato di Norcia) che, insieme ad altre specie segnalate, costituiscono le produzioni locali più rappresentative in termini di tipicità, identità territoriale e tradizioni rurali, candidate a conseguire il riconoscimento da parte della Ue (Reg. CE 2081/92). Il sedano nero di Trevi (Snt) è coltivato nella striscia di terra compresa tra la strada Flaminia ed il fiume Clitunno, detta “le canapine”, un tempo adibita alla coltivazione della canapa. L’aggettivo “nero” deriva dalla caratteristica fisiologica ancestrale di mantenere le coste verdi fino a maturazione (varietà “non autoimbiancante”) se non sottoposte ad “imbianchimento”, pratica agronomica realizzabile mediante molteplici tecniche alternative; la maggior parte delle attuali varietà commerciali sono invece del tipo “autoimbiancante”. Difficile stabilire con esattezza l’origine della coltivazione di tale ortaggio nella zona di Trevi, la provenienza geografica della forma coltivata, il luogo e l’epoca di domesticazione o l’eventuale esistenza diun progenitore selvatico locale dell’ Apium graveolens L. var. dulce (Mill.) Pers.(2n=2x=22). E’ importante ricordare che la domesticazione della varietà dulce (sedano da costa)così come riportato in letteratura, è avvenuta in Italia nel XVII secolo, periodo relativamente recente e tale da consentire, in teoria, una ricerca storiografica probatoria. Lo sviluppo dell’orticoltura in generale e l’allevamento del sedano in particolare si diffondono grazie alle opere di bonifica realizzate nel XVIII sec. dal Cardinale Lodovico Valenti, Vescovo di Rimini, che fece scavare l’Alveolo, piccolo canale che ha origine dal Clitunno nei pressi di Villa Faustana e termina a Pietrarossa.
    Franco Spellani della Pro Trevi, grande appassionato della storia del sedano nero, ha raccolto una serie di documenti particolarmente interessanti: tra questi, alcune lettere autografe datate 1889, depositate presso l’archivio comunale di Trevi, con le quali venivano richieste, al Primo cittadino di Trevi, significative quantità di seme di sedano.Uno dei richiedenti risulta essere Don Giovanni Del Papa, Direttore della “Colonia Agricola” e del “Collegio degli Artigianelli” della Badia di S.Pietro in Perugia, ex convento dei Padri Benedettini Cassinesi e attuale sede della Facoltà di Agraria.

    Questo ed altri scambi epistolari dello stesso periodo (1889, anno in cui probabilmente tali documenti furono conservarti con maggior cura), provano inequivocabilmente l’esistenza della coltivazione locale del sedano, l’importanza commerciale e la notevole qualità del prodotto (il seme fu richiesto per l’esportazione). Tuttavia non è stato possibile determinare con precisione l’origine storica della coltivazione del sedano nella zona di Trevi e non è da escludere che risalga a un’epoca antecedente. Dopo la seconda guerra mondiale, con l’arrivo delle varietà commerciali autoimbiancanti, la coltura “autoctona” entra in crisi e, per iniziativa della Pro Trevi, nel 1965, allo scopo di rilanciare la produzione, venne istituita la “Sagra del Sedano e della Salsiccia”.

    Trevi - Mostra mercato del sedano Nero 2003 (foto Castellini)

    Nel corso di tale manifestazione che si celebra ogni anno la terza domenica di ottobre, giunta alla 39a edizione, viene allestita nel centro storico della città la mostra mercato del sedano nero di Trevi e vengono premiati gli agricoltori che espongono i migliori esemplari. Poiché da tempo immemorabile in autunno, con l’arrivo dei primi freddi, cominciava la stagione di macellazione dei maiali con produzione di apprezzatissimi insaccati, la mostra mercato del sedano è stata abbinata alla Sagra della Salsiccia.
    Notizie più recenti, documenti fotografici, ricette tipiche locali a base di sedano e molte altre informazioni turistiche e di folclore, sono disponibili sul sito

    L’aggettivo “nero” deriva dalla caratteristica ancestrale di mantenere verdi le coste fino a maturazione

    Caratteri. Il ciclo biologico della specie Apium graveolens L. è biennale (la fioritura e la fruttificazione avvengono al secondo anno) mentre la coltivazione finalizzata alla produzione delle coste è annuale. Il sedano nero di Trevi viene seminato, per tradizione, il venerdì Santo. Alla semina, effettuata generalmente a spaglio in semenzaio, segue la fase più delicata del trapianto in pieno campo. E’ una coltura che richiede terreni fertili e ben strutturati, abbondante irrigazione e molta manodopera. Due settimane prima della raccolta, che avviene in ottobre, le coste vengono legate con il “venco” (stelo essiccato di giunco) ed in seguito interrate o, in alternativa, incartate.

    Trevi - Coste  di Sedano Nero

    Le principali caratteristiche morfologiche e organolettiche del “sedano nero di Trevi” sono: la lunghezza della costa a sezione notevolmente concava; l’altezza della pianta e il numero elevato di foglie; la rusticità e maggior resa produttiva; la maggior resistenza agli stress biotici ed abiotici; la consistenza tenera delle coste nonché il sapore caratteristico e il profumo molto intenso, facilmente riconoscibile e distinguibile (tali pregi sono correlati all’intenerimento dei “fili”, fasci vascolari e tessuti meccanici, indotto dalle pratiche della doppia legatura e successiva incartatura che hanno appunto la funzione di imbiancare, addolcire ed intenerire i piccioli o “coste”, particolarmente apprezzati soprattutto per il consumo fresco).

    Dal confronto tra il sedano nero di Trevi e le varietà commerciali coltivate nella zona, eseguito in prossimità della maturazione, emergono, per questa varietà locale, tratti morfologici distintivi particolarmente marcati quali L’elevata altezza della pianta; L’elevata lunghezza del picciolo; il profilo fortemente concavo della sezione del picciolo. Tra queste la più evidente è l’ultima ma solo le prime due sono considerate dalla “Upov” (Union Internationale pour la Protection des Obténtions Végétales Unione per la Protezione delle Novità Vegetali) direttrici obbligatorie ai fini della descrizione delle varietà. Non sono state fatte prove “oggettive” per saggiare e comparare le proprietà organolettiche dei vari tipi di sedano (panel test).

    Il ciclo biologico è biennale, la coltivazione finalizzata alla produzione delle coste annuale

    Trevi sullo sfondo di un campo di Sedano Nero

    La caratterizzazione mediante marcatori morfologici è solo il primo passo verso l’identificazione varietale. Tale obiettivo potrà essere pienamente raggiunto attraverso l’uso di altri marcatori genetici in grado di caratterizzare il germoplasma anche a livello citologico, biochimico e molecolare. Un settore di notevole interesse e grandi potenzialità aperto dalle biotecnologie genetiche avanzate è quello dell’analisi del genoma basata sulla rilevazione di marcatori molecolari.

    Tali strumenti di analisi possono essere utilizzati per scopi diversi quali lo studio dei sistemi riproduttivi, l’identificazione di varietà coltivate, la stima delle distanze genetiche negli studi evoluzionistici e tassonomici, la caratterizzazione e la tutela del germoplasma di prodotti tipici, la mappatura di geni e il miglioramento genetico (breeding assistito). Naturalmente, la scelta del marcatore più opportuno è dettata dalla struttura genetica della specie e dal tipo di materiale da valutare e di informazione che si vuole ottenere.

    Il progetto di ricerca. Il Dipartimento di Biologia vegetale e Biotecnologie Agroambientali ha il compito di identificare, valutare e conservare la diversità genetica degli agroecosistemi regionali attraverso una serie di interventi gia attivati: effettua indagini approfondite sul territorio individuando le risorse genetiche delle specie coltivate; attua la raccolta, valutazione e caratterizzazione del materiale genetico collezionato e la valutazione del rischio di erosione genetica. Realizza il reperimento di accessioni (collezioni individuali di germoplasma), condizionamento e relativa conservazione ex situ con cui attua una gestione informatizzata della banca del germoplasma. Svolge infine azioni di divulgazione, valorizzazione e tipicizzazione dei prodotti. Il personale tecnicoscientifico del “Dbvba” ha svolto nel corso del 2003 un’ indagine capillare sul territorio trevano allo scopo di raccogliere informazioni tecniche inerenti la coltivazione del sedano nero ed individuare gli aspetti socioculturali legati alle tradizioni rurali, ancora molto vive e sentite, che rendono inscindibile il binomio prodotto-territorio.

    Grazie alla collaborazione della Coldiretti di Foligno sono stati organizzati incontri con alcuni orticoltori “sellerari” della zona e, con l’aiuto della Pro Trevi è stato possibile acquisire e visionare documenti bibliografici e fotografici indispensabili per l’indagine storica. E’ stato raccolto il seme di sette diverse accessioni locali provenienti da quattro aziende orticole e sono state eseguite le relative prove di germinazione. E’ stato utilizzato con successo, su giovani tessuti fogliari (bulk), un protocollo di estrazione del Dna. Tale materiale sarà impiegato esclusivamente per motivi di ricerca e conservato nella banca del germoplasma del “Dbvba” (Dipartimento di Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali).

    Il Dipartimento ha svolto un’indagine capillare sul territorio trevano, per raccogliere informazioni tecniche

    In termini generali le linee guida del progetto scientifico di ricerca relativo al Sedano Nero di Trevi sono: la ricerca storica relativa alla coltivazione del sedano nero di Trevi; l’identificazione varietale mediante marcatori genetici a livello morfologico (direttrici “Upov”), citologico, biochimico e molecolare; la valutazione del grado di similarità genetica tra accessioni locali e commerciali; l’applicazione di strategie di conservazione della biodiversità “in situ” / “ex situ” e l’indagine sul territorio finalizzata all’individuazione di eventuali progenitori selvatici di Apium graveolens L. var. dulce (Mill.) Pers.

    Trevi sullo sfondo di un campo di Sedano Nero

    Registri nazionali. Sulla base delle conoscenze acquisite è possibile concludere che il Sedano Nero di Trevi è un prodotto tipico locale derivante da un lungo e continuo processo di conservazione e miglioramento condotto dagli agricoltori trevani. La ricerca sulle origini storiche, l’identificazione varietale e la valutazione del grado di similarità genetica con altre selezioni ed eventuali progenitori selvatici renderà possibile una più accurata collocazione filogenetica di tale varietà. Ciò favorirebbe l’iscrizione del Sedano Nero di Trevi nella istituenda sezione delle “varietà da conservazione” (D.l. n. 212/2001) e nell’istituendo Registro Regionale per la tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario (L.R. n. 25/2001) aprendo le porte della certificazione di qualità regolamentata con il riconoscimento della “Dop” o della “Igp”.

    GILDO CASTELLINI Università degli Studi di Perugia Dottorando al Dip. Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali

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