Categoria: Da sapere

  • Identità armena e liturgia armena

    Centenario del martirio di Sant’Emiliano

    303 – 2003

    Identità armena e Divina Liturgia

    Testo completo della Conferenza del p. Vasken Nanyan, del Catolicossato Armeno:
    Identità del popolo di Sant’Emiliano e presentazione della liturgia armena
    Domenica 26 gennaio 2003- Sala Confernze di S. Francesco

    Padre Vasken Nanyan, attualmente a Roma per motivi di studio, è stato un componente della delegazione armena in visita a Trevi, in occasione delle celebrazioni del centenario, per ricordare le origini armene del patrono e primo vescovo di Trevi Sant’Emiliano.

    Eccellenza, cari amici,

    anzitutto vorrei esprimere la mia infinita gioia per questo cordiale invito rivoltomi a essere con voi e tra di voi in questa settimana di preghiere per l’unita’ dei cristiani, particolarmente ricca di espressioni ed esperienze di condivisione e testimonianza della fede, nella quale siamo uniti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo.

    Nella mia mente rivive il piacere provato ieri sera nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, durante la celebrazione dei Vespri, presieduta da Papa Giovanni Paolo II. Centinaia di sacerdoti, come me, che provengono da diversissime chiese: ortodosse, antiche orientali, protestanti ecc., si sono radunati per dimostrare ancora una volta con sincerità e convinzione che il glorioso passato della Chiesa, con le sue pagine talvolta dolorose, è comunque, appunto, passato. Ed oggi vivere col passato significa condannare il futuro. “Accentuiamo ciò che ci unisce e lasciamo in disparte ciò che ci separa” – questo era il sentimento dominante in tutti presenti.

    Gli armeni nel mondo

    Cari amici, io vengo dall’Armenia, da un paese antichissimo e bellissimo. Nei miei primi giorni di permanenza qui in Italia mi ero incuriosito, volevo sapere se la gente comune conoscesse l’Armenia, l’avesse mai sentita nominare. Ho scoperto che dell’Armenia sapevano poco. La prima persona che veniva nominata era Jurii Gorkaeff, il calciatore, poi Charles Aznavour. Alcuni addirittura ricordavano che ci doveva essere la biblica montagna dell’Ararat, altri invece rievocavano il tragico genocidio contro gli Armeni nell’anno 1915 da parte della Turchia Ottomana e alla fine solo pochissimi hanno menzionato i 1700 anni della vita cristiana di questo paese.

    Il cristianesimo in Armenia

    Veramente, se dell’Armenia c’è una cosa che merita d’esser menzionata per prima, se c’è una cosa della quale tutti gli armeni, malgrado la loro appartenenza ecclesiastica (sia apostolica, cattolica, protestante o addirittura non cristiana o agnostica), malgrado la loro provenienza o residenza geografica (da Erevan a New York, dal Bangladesh alla Nuova Zelanda, da Mosca a Buenos Aires) sono ugualmente orgogliosi, è la fede cristiana che fu portata nella nostra terra dai due apostoli di Cristo. A questo punto voglio riprendere le parole del discorso di saluto del Papa Giovanni Paolo II dette durante il suo viaggio in Armenia il 25 settembre 2001.

    “Sono profondamente commosso al pensiero della gloriosa storia del Cristianesimo in questa terra, che, secondo la tradizione, si rifa’ alla predicazione degli apostoli Taddeo e Bartolomeo. In seguito, attraverso la testimonianza e l’opera di san Gregorio l’Illuminatore, il Cristianesimo divenne, per la prima volta, la fede di un’intera Nazione. Gli Annali della Chiesa universale affermeranno per sempre che le genti dell’Armenia furono le prime, come popolo, ad abbracciare la grazia e la verità del Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Da quei tempi epici, la vostra Chiesa non ha mai cessato di cantare le lodi di Dio Padre, di celebrare il mistero della morte e risurrezione del Figlio suo Gesù Cristo, e di invocare l’aiuto dello Spirito Santo, il Consolatore. Voi custodite con zelo la memoria dei vostri numerosi martiri, e in verità il martirio è stato un marchio speciale della Chiesa e del popolo armeni.”.

    Ci volevano anni, decenni, secoli di martirio e sangue, di lacrime e sorrisi, di opere e parole, di vita e morte affinché la fede diventasse raision d’être di una nazione, identificandosi con l’autoimmagine più autentica e intima di un popolo. Ecco perché quando da noi si dice “armeno” inconsciamente si intende pure cristiano e viceversa. Anzi c’è un detto che pienamente esprime tutta l’essenzialità di questa indissolubile unione: “Battezzandosi si diventa armeni”. Così pensò anche San Gregorio che fu chiamato Illuminatore, perché con il battesimo degli Armeni ci illuminò secondo la divina visione che contemplò e che fece di noi il primo popolo cristiano.

    E’ inutile spiegare, dunque, che la storia della Chiesa armena fa parte inseparabile e naturale della storia dell’Armenia. In ogni caso, gli anni passati non sono stati tranquilli e pacifici. Siamo stati destinati a passare attraverso grandi tribolazioni, infinite guerre, separazioni e difficoltà.

    Da tanto tempo il nostro popolo cammina sulla faccia della terra. Quelli con cui abbiamo iniziato questo percorso ormai non ci sono più, mentre noi ostinatamente andiamo avanti lasciando alle spalle una cultura ricchissima con i propri inconfondibili valori. Giustamente tutto ciò che si può scoprire in Armenia è stato creato e prodotto nello spirito della religione. Non è possibile comprendere il nostro mondo, senza aver conosciuto il nostro spirito. Nella scultura e architettura, nella pittura e miniatura, nella letteratura e musica si sente fortemente pulsare la fede.

    La crisi del 20° secolo

    La penultima tappa della storia della Chiesa armena, durante il comunismo, fu altrettanto carica di sofferenze. Partendo dal concetto che “la religione è l’oppio del popolo”, come all’epoca affermavano Marx, Lenin e Stalin, il partito comunista ha fatto letteralmente tutto perché la Chiesa diventasse un monumento storico, una specie di museo e nella mente comune venisse paragonata ad una cosa ignorante, oscura, retrospettiva ed arcaica. Sono stati giorni spaventosi, quando sembrava fossimo alla fine, perché non poteva essere peggio di quello che era. Chi avrebbe mai immaginato il giorno della liberazione, chi avrebbe mai parlato a voce alta delle cose che sentiva dentro di sé, chi avrebbe mai guardato verso l’avvenire se non con gli occhi della speranza? Il clero non poteva parlare, predicare, liberamente agire…C’era un interminabile silenzio e c’era molta paura, un’insuperabile angoscia e solo le chiese, sparse dappertutto, osavano parlare, audacemente raccontando la storia della fede, trasmettendo il messaggio del Vangelo, senza aver paura di essere imprigionate o demolite. Si incarnava così la profezia di Gesù, quando disse: “Se taceranno gli uomini, parleranno le pietre!”.

    Tantissimi sacerdoti innocenti furono esiliati, torturati e fucilati. Un’intera generazione fu persa e danneggiata. Per darvi un semplice esempio: negli anni ‘30 nella Santa Sede di Etchmiadzine, centro spirituale della nostra Chiesa, rimasero, in effetti, solo il patriarca e 7 sacerdoti.

    Eravamo rimasti forma senza sostanza. Quando ad uno si domandava “in che cosa credi?”. Rispondeva: “credo in ciò crede la mia Chiesa”. E se avessimo proseguito chiedendogli: “in che cosa allora crede la tua Chiesa?”, sarebbe stato assai inverosimile aspettarsi una risposta più precisa. Fede del carbonaio – così è stato formulato questo fenomeno nella teologia tedesca. Mentre io lo definirei come fede per forza d’inerzia. Ciò che va tenuto presente è che tuttavia tutte le disgrazie accadute, comunque non hanno sradicato del tutto lo spirito religioso, che costituisce certamente per il nostro popolo la fonte di speranza più radicale, il miglior stimolo alla voglia di ricominciare. E quindi, in queste circostanze e condizioni ci siamo ritrovati dopo l’indipendenza, quando per la prima volta la Chiesa armena, dopo quella prolungata pausa, ha cominciato a respirare a pieni polmoni.

    L’indipendenza

    Sì, ci sono ancora difficoltà. L’Armenia, essendo in uno stato di transizione, sta affrontando molti problemi economici, finanziari, politici e sociali, psicologici e naturalmente religiosi. Demotivazione, emigrazione, disoccupazione e sette religiose fanno ormai parte della nostra quotidianità. Nonostante ciò, in fondo siamo inguaribili ottimisti e per questo proseguiremo fin alla fine.

    La Chiesa, con il neo-eletto Supremo Patriarca e Catolicos tutti gli Armeni Karekin II, veramente si sta rinnovando. Moltissimi giovani sacerdoti attualmente studiano nelle migliori università in tutto il mondo, si riaprono le chiese antiche e se ne costruiscono di nuove. La Chiesa promuove l’aggiornamento, il rafforzamento e il miglioramento delle attività pastorali, giovanili e sociali. Si ingrandiscono i seminari, in modo che possano accogliere tutti quanti sono desiderosi di servire Dio e il popolo.

    So che ci vuole tempo, però già nel futuro prossimo potremo sicuramente essere ciò che eravamo sempre stati. In breve, adesso si fa di tutto ed il frutto di questo si vedrà domani.

    La liturgia

    Ed ora, permettetemi qualche parola sulla liturgia armena. Si tratta di una liturgia molto antica, che prende le sue origini dai riti in uso a Gerusalemme. Essa poi e’ stata caratterizzata da una grande apertura alle varie tradizioni cristiane di altri popoli tra i quali gli Armeni si sono trovati a vivere: quella sira, quella greca e persino la vostra, quella latina. Molte parti sono state accolte dentro la propria liturgia, mantenendo invariato il nucleo originale ed il tono proprio dell’identita’ armena.

    La liturgia e’ sempre molto solenne, e viene celebrata nell’antica lingua ecclesiastica. Luci, colori, profumi, tutto avvolge la persona chiamata alla preghiera. In particolare i canti sono molto famosi per la loro bellezza, venati come sono da una melanconia tipica degli Armeni. Quando si celebra, e’ come se il cielo si aprisse e noi fossimo invitati a visitarlo, pregando insieme con gli angeli e con i santi alla presenza dell’Agnello.

    Per noi la liturgia e’ stare alla presenza del sacro: per questo i ministri non calpestano lo spazio intorno all’altare con le scarpe normali, ma con speciali pantofole; per questo inoltre il libro del Vangelo viene sempre tenuto in mano con un velo prezioso. Nella liturgia si usa il pane azzimo, come fate voi. La comunione si da’ sempre sotto le due specie.

    La Messa, che noi chiamiamo “oblazione” o “sacrificio”, si svolge secondo la struttura tipica dell’Eucaristia di ogni Chiesa cristiana: dopo le preghiere di accesso all’altare, il sacerdote prepara il pane e il vino (al quale, contrariamente alle altre Chiese, non si aggiunge l’acqua). Un momento solenne e’ la processione col Vangelo, al canto del “tre volte santo”. Uno dei fedeli viene invitato a baciare il Vangelo. Seguono le letture e la professione di fede. La liturgia eucaristica vede una seconda processione molto solenne, che porta all’altare i santi doni, il pane e il vino, con i quali viene benedetto il popolo. Segue l’anafora o preghiera eucaristica, che privilegia le parole dell’istituzione dell’Eucaristia e quelle dell’epiclesi, o invocazione dello Spirito Santo, perche’ trasformi il pane e il vino nel Corpo e Sangue del Signore. Si prega quindi per le necessita’ della Chiesa. Al termine dell’anafora, dopo il Padre Nostro, c’e’ una elevazione solenne dei Santi Doni, la piu’ solenne e prolungata fra tutte quelle delle Chiese d’Oriente ed Occidente. Quindi la comunione, il ringraziamento e la benedizione.

    La Chiesa armena non ha l’iconostasi; al suo posto c’e’ una grande tenda che viene chiusa in alcuni momenti della celebrazione.

    Vi invito a seguire con attenzione i testi delle preghiere: sono dei veri capolavori di teologia e vita spirituale, molto concreti, pieni di immagini, ed anche molto poetici.

    Commiato

    Alla fine, cari amici, vorrei concludere questa mia presentazione con una riflessione molto personale. Mi chiedo se vi possa essere un segno di ecumenismo più eloquente del fatto che il vostro Arcivescovo, l’Eccellentissimo Mons. Riccardo Fontana, con i suoi sacerdoti si sia recato in Armenia a fare gli esercizi spirituali e a portarvi l’olio di Sant’Emiliano, e il fatto che io adesso stia fra voi a condividere la gioia comune?

    Ritorna alla pagina MANIFESTAZIONI Sant’Emiliano 17° Centenario

    Note

    1

    )

    Proprio nell’occasione della celebrazione del Centenario, siamo venuti a conoscenza di un’altra presenza armena a Trevi intorno al 1940. S. E.Mons

    Nerses Der Nersessian che all’epoca fu ospite del

    Pontificio Collegio Etiopico

    ricorda di aver conosciuto il dott. Armenag Sirunian. Testimonianze orali (Simone Brunelli, Giuliano Fattori) confermano che il dottore in questione, profugo armeno, esercitava presso l’Ospedale Civile di Trevi e dopo poco tempo si trasferi a Perugia dove dove è rimasto fino alla morte avvenuta in tarda eta

  • Giovanni Chiaramonti (1861-1942)- pittore 1

    Giovanni Chiaramonti (1861- 1942)

    pittore

    1 – Biografia

    Nato nel 1861 a Todi da Alessandro Chiaramonti e da Edimburga Ceccarelli, fin da bambino dimostrò di avere una speciale attitudine per il disegno, come copia e dal vero.

    Conseguì il diploma di abilitazione all’insegnamento nelle Scuole Tecniche, Magistrali del Reale Istituto delle Belle Arti di Napoli, il 2 febbraio 1881.

    Molti gli amici e colleghi con i quali condivise l’amore per l’arte tra cui: Annibale Tenneroni l’indimenticabile amico di Gabriele D’Annunzio, Antonio Mancini, il Professore Luigi Morandi (che fu poi Senatore del Regno), Francesco Bergamini, Alessandro D’Ancona, lo scultore Enrico Quattrini (di lui si ricorderà, tra le tante opere, il busto in onore di Augusto Ciuffelli eretto a Trevi nel 1923) con il quale ebbe frequentemente, per iscritto, e a voce nelle brevi visite, scambi cordiali di giudizi, incoraggiamenti, fotografie dei loro lavori, giornali con recensioni e articoli.

    Al termine del periodo di studi di pittura a Roma, il Chiaramonti presentò, nella sua città natale, un album di finissimi lavori a penna e acquerello di proiezione e prospettici, che fu mandato a Perugia ad un’esposizione, e la scuola di Todi vi fu premiata con la medaglia d’oro.

    Giovanni Chiaramonti- Autoritratto -Acquarello, 1935

    Iniziò l’insegnamento ottenendo vari incarichi di supplenza che lo portarono in giro per l’Italia.

    Durante il soggiorno a Roma, dopo la scuola e le lezioni private di disegno e pittura ad alcuni giovani di famiglia del patriziato e dell’alta borghesia, andava a studiare all’Accademia di Francia, dove ebbe illustri maestri e colleghi tra cui Antonio Mancini e il Bergamini

    Poiché i guadagni scolastici erano assai magri, e lui doveva pagarsi, oltre il vitto e l’abitazione, tutto ciò che gli occorreva per il suo studio, compresi i modelli, lavorava molto di miniatura, piccolissimi ritratti della grandezza di un soldo di allora, se non più piccoli, per montatura di spille come usava in quel tempo, circondate di brillanti e di pietre preziose. Ha lavorato per incarico di Antiquari e Gallerie d’Arte.

    Nel 1885 venne a Trevi dell’Umbria, con l’incarico di Professore di disegno, al Collegio “Lucarini” e nella cittadina conobbe Amalia Cecchini, la donna che sposò nel 1898. Un anno dopo nacque Gilda, la loro tanto amata figlia.

    Visse per la famiglia e l’arte. Mai volle iscriversi all’albo dei Pittori: “l’arte viene dal cuore e non ha bisogno di conferme particolari per capirne il valore”.

    Morì a Viareggio il 20 marzo 1942

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  • Giovanni Chiaramonti (1861-1942) – pittore 2

    Giovanni Chiaramonti (1861- 1942) pittore

    2 – Mostre riconoscimenti e onorificenze

    1892FolignoMostra Agricola Industriale: medaglia di bronzo con Diploma di I grado.
    1894TodiMostra Fiera Mandamentale Agricola Industriale Artistica: medaglia d’argento.
    1897RomaMostra imprecisata – Un suo quadro “Ritorno” (una contadina in costume ciociaro accompagna un gruppo di oche lungo un’ampia strada di campagna fiancheggiata da alberi) fu acquistato dal Ministero degli Esteri.
    1899PerugiaEsposizione Generale Umbra Medaglia d’Oro al Merito Artistico per pittura di paesaggio.
    1903BolognaDiploma di I grado per il Periodico Didattico Artistico Illustrato (Scuola del Disegno).
    1907Massa“La Reale Accademia Scientifico Letteraria de’ Rinnovati di Massa” lo invita e lo iscrive a farne parte come socio ordinario.
    1912FirenzeEsposizione Primaverile di Belle Arti.
    CarraraAccademico per Merito Corrispondente dell’Accademia di Belle Arti.
    1921SavonaEsposizione di Belle Arti.
    1923TodiMostra Todina del Lavoro – Associazione Commercianti e Movimenti Forestieri.
    1925PerugiaAccademico per Merito Corrispondente dell’Accademia di Belle Arti.
    1930PisaIª Mostra di Arte, a cura del Sindacato Artisti.
    1931Pisa
    San.Rossore
    IIª Mostra di Arte, a cura del Sindacato Artisti.
    insignito della nomina di Cavaliere d’Italia da S.M.Vittorio Emanuele Re d’Italia.
    1932PisaIn quiescenza per raggiunti i limiti di età.
    Negli anni del suo insegnamento a Pisa compose un Modellario, formato di tre parti, disegno geometrico ed a mano libera, in bianco e nero, ed a colori, ad uso delle scuole medie e superiori. Edito da Bellerini di Pisa, fu adottato in varie scuole d’Italia.
    1935San RossoreUfficiale dell’ordine della Corona d’ Italia insignito da S.M. Vittorio Emanuele Re d’Italia.
    1937PisaTeatro Verdi -Commenda nell’Ordine della Corona d’Italia consegnata da S.A.R. Il Principe Umberto di Savoia e da S.A.R. la Principessa Maria Josè del Belgio.
    PisaVarie mostre durante la sua permanenza.
    Tra il 1942 e il 1944 – Mostra retrospettiva postuma.

    Alcune sue opere sono state acquistate ed esposte dalla “Bottega d’Arte Ciardelli” di Pisa, dalla Galleria d’Arte dei Fratelli d’Atri a Roma, dalla Galleria d’Arte “Interart Galleries” a New York che commercializzava i suoi quadri anche nella “Bottega d’Arte S. Marco” a Venezia.

    Nel vasto campo della sua pittura, trattò ogni soggetto: composizione, interni, figura; più di tutto però, il paesaggio che, diceva lui, non gli dava soggezione, come il modello. Nei suoi paesaggi, capeggiavano molte “marine” con mareggiate, ed effetti di sole sul mare, scene campestri, come nei paesaggi della Lucchesia e dell’Umbria, molti punti di Pisa e dintorni, ebbe più di tutto meriggi e tramonti. Amava dipingere sotto un sole scottante che lo accecava, con l’ansia di raggiungere, in pieno, l’effetto desiderato. Nell’amoroso entusiasmo, non sentiva nulla che lo tormentasse, all’infuori del raggiungimento di ciò che voleva esprimere; amava tanto il sole, diceva che avrebbe voluto dipingerlo, ma il sole non si dipinge, come nessuno ha mai potuto dipingere, la bellezza sovrumana, suprema del suo modello, creatore, infinitamente più bello di lui.

    Dei pittori esteri, prediligeva: Rembrandt, Van Dick, Van Gogh, degli italiani, fra i più moderni del suo tempo, e poco prima, tutta la scuola dei “Macchiaioli” toscani, con a capo Giovanni Fattori, Paolo Michetti, e poi Mancini, Segantini, Irolli di cui amava la pittura forte, consistente, dove viene riprodotto il vero come è veramente, senza deformazioni o tormentose ricerche di astrattismo o altro.

    Il poeta Ettore Magni, dedicò a Giovanni Chiaramonti, più d’una delle sue più belle e delicate poesie, chiamandolo “Luminoso pittore”, egli ne ha fatto, in quei brevi versi, il ritratto più vivo e toccante, forse miglior elogio della sua arte.

    Notizie fornite da Amalia Cecchini, pronipote, desunte da appunti e documenti raccolti da
    Gilda Chiaramonti, figlia del pittore, nel Settembre 1959

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  • Carlo Zenobi

    Carlo Zenobi (18/1/1913 – 4/6/2016)

    Carlo Zenobi nacque in Trevi da numerosa famiglia.

    Appena laureato in giurisprudenza e sposato con Maddalena Benedetti Valentini, iniziò il suo periodo militare protrattosi per tutta la durata della seconda guerra mondiale, che combatté in fanteria su più fronti, meritando anche una croce al valor militare.

    Attualmente riveste nell’E.I. il grado di Maggiore ad honorem.

    Ha partecipato attivamente a tutti gli episodi della vita cittadina, dalla politica, all’amministrazione locale, alla impegnativa avventura della gloriosa filodrammatica, all’organizzazione dei prestigiosi “veglioni”.

    Avvocato brillante sia nel civile che nel penale, molte volte più che difensore di parte, è stato pacificatore tra i suoi concittadini, in processi che hanno fornito ampio materiale all’aneddotica locale.

    Ha concluso la sua attività legale in modo molto particolare con l’istruzione di un processo di beatificazione.

    A lui si deve la riscoperta di uno degli organi più antichi d’Italia, nella locale chiesa di S. Francesco, ora restaurato e funzionante.

    È stato insignito anche della croce di cavaliere al merito della repubblica.

    Dopo la cessazione dell’attività professionale si è dedicato in modo sistematico ed approfondito alla ricerca sulla storia locale il cui risultato si è concretizzato con la pubblicazione di prestigiosi volumi editi dall’Associazione Pro Trevi, di cui fu socio fondatore e primo presidente.

    Attorniato dalle figlie, dai nipoti e pronipoti, si è dedicato, fino agli ultimi gioni, alla lettura e allo studio.

    11X- 168

    TREVI PREMIA 2011 Ritorna alla

  • Epigrafe a Giove

    Epigrafe a GIOVE

    Nel corso del deprecato sterro del 1980 per la costruzione del sottopassaggio ferroviario a Pietra Rossa, vennero alla luce numerosissimi reperti ad ulteriore conferma dell’abbondanza di resti romani in quell’area.

    Il più appariscente è senz’altro un cippo in breccione di cm 170 x 98 x 77, ritrovato ancora in situ poiché perfettamente in piano1, poggiante su uno strato di frammenti di laterizio. Ancora integro alla base, presenta ampie scheggiature nella parte superiore. Nelle due facce minori ha due profondi incavi a coda di rondine ed altri due incavi minori, tondeggianti, evidenti sedi di grappe di legamento con altri elementi, poiché uno dei fori è tuttora pieno di piombo. La faccia superiore, oltre a due solchi di ineguale larghezza e profondità che descrivono due archi di cerchio, reca incise delle lettere su due righe.

    Trevi, Pietra Rossa - Epigrafe IOVI  seminterrata

    Il cippo, ancora in situ, fotografato dall’alto (1980)

    Nella riga superiore, molto danneggiata, le

    I

    sono chiarissime, la

    O

    si legge a fatica, mentre al posto dell’eventuale terza lettera una scheggiatura profonda vanifica ogni tentativo di ricostruzione. L’incisione delle lettere stretta e poco profonda e la

    M

    molto irregolare fecero supporre che si trattasse di un’epigrafe arcaica dedicata a Giove, potendosi interpretare:

    IO

    v

    ptimo

    aximo.

    Trevi, Pietra Rossa - Epigrafe IOVI

    I O I
    O M

    Ne dette notizia anche la rivista dell’Archeoclub in un articolo con un titolo a sensazione, purtroppo con qualche imprecisione, dell’allora presidente della sezione di Foligno ing. Massimo Recchi

    2

    e successivamente fu oggetto di studio della dott. Giuseppina Prosperi Valenti che tornò sull’argomento con autorevolezza e rigore scientifico, confermandone l’interpretazione e la datazione e ipotizzando che il cippo doveva essere originariamente in posizione verticale, mostrando l’epigrafe nella parte frontale

    3

    ,

    4

    .

    Trevi, Pietra Rossa, Cippo ancora interrato.

    Foto luglio 1980

    Nel corso dei secoli fu impiegato quindi per un uso diverso dall’originale e in quell’occasione furono tracciati gli incavi semicircolari intorno alla scrittura5.
    Una descrizione e la foto furono pubblicate anche in Trevi Antica6, ove è riportato l’elenco più completo, finora edito (1999), degli oggetti rinvenuti nel corso di quello sterro dissennato.

    La foto a lato mostra come si presentava il cippo durante lo sterro, nonostante tentativi di mimetizzazione. La faccia che si vede, rivolta a sud, è quella di destra guardando l’iscrizione, che sta in alto sotto i ciottoli.

    1299 Ritorna alla pagina EPIGRAFI Ritorna alla pagina Storia

    Note

    1)

    All’atto del ritrovamento, quando non era ancora del tutto scoperto ne fu data notizia nei quotidiani locali.

    Carlo Fioretti

    Pietrarossa: trovati resti umani ed antiche canalizzazioni romane

    , in

    La Nazione, Cronaca di Foligno

    , 12/7/1980

    Altri reperti romani a Pietrarossa di Trevi

    La Nazione, Cronaca di Spoleto

    , 26/7/1980.

    2)

    M. Recchi,

    Presso Trevi nell’Umbria hanno nascosto una chiesa

    in

    Antiqua

    n. 1, 1982 pag. 56 e 57.

    3)

    G. Prosperi Valenti,

    Una dedica a Giove ottimo massimo getta nuova luce sulla Trevi romana

    , n. 1, 1983, pag. 36, 37.

    4)

    Il culto di Giove nella valle spoletina,

    Spoletium,

    n. 25, 1983, pag. 46 e seg.

    5)

    D. Manconi

    Scavi e reperti archeologici presso la chiesa di S. Maria di Pietrarossa,

    Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria,

    LXXXVII, 1991, pagg. 65 e 66.

    6)

    C. Zenobi

    Trevi Antica

    , Foligno 1995, pagg. 42, 43,

  • Alessandro Testa, pittore – Opere recenti

    Alessandro Testa Pittore Strada Vallemicero, 10 – 05100 Terni Tel 0744.241906 – 380.3251942

    OPERE PIU’ RECENTI >

    Alcune opere dal 2006 al 2013

    Concentrazione tecnica mista, cm 40×50 – anno 2012

    Animosità

    tecnica mista su tela, cm 80×100 – anno 2013

    OPERE PIU’ RECENTI >

    158

    Ritorna alla Ritorna alla pagina ARTISTI a TREVI Alessandro Testa Alessandro Testa – La critica

  • Alessandro Testa, pittore – Opere recenti

    Alessandro Testa Pittore Strada Vallemicero, 10 – 05100 Terni Tel 0744.241906 – 380.3251942

    < opere dal 2006 al 2013

    Opere recenti

    Concettualità

    tecnica mista su tela, cm 30×100

    Capanne

    tecnica mista su tela, cm 80×100 -anno 2014

    Alternative

    tecnica mista, cm 70×100 -anno 2014

    Antica mappa-tecnica mista su tela(40x50) anno 2014

    Antica mappa

    Beatitudine

    Carrozze

    Coinvolgimenti

    Coesione

    Coincidenze

    Completamento

    cm 40×60 -anno 2016

    Galaverna

    Composizione artistica

    Conscio

    tecnica mista su tela-(30×40)anno 2016

    Accordo

    Alleanza-tecnica mista su tela(18x24)anno 2017

    Alleanza

    168

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  • Presepi per le strade 2017

    Presepi per le strade 2017

    A Trevi da oltre 20 anni si allestiscono spontaneamente presepi di diverse dimensioni in vetrine, cantine, ingressi o finestre, tutti comunque visibili dalla strada.

    L’iniziativa, nata timidamente in ambito parrocchiale, ha avuto subito numerose adesioni, tanto che attualmente, nel periodo natalizio, si possono ammirare decine di presepi “aperti” lungo i suggestivi vicoli del centro storico e della Piaggia.

    Il principio ispiratore di tale manifestazione è stata una rilettura più ampia dello spirito del Natale, che riporta ai veri motivi per cui Francesco d’Assisi realizzò per la prima volta la sacra rappresentazione: il presepio rivolto all’esterno vuole essere un segno di gioioso annuncio ai passanti e di sincero e più profondo augurio.

    Per poter esporre più presepi, specialmente quelli realizzati dalle varie classi delle scuole e da coloro che non hanno un affaccio sulla strada, fin dal 2007, una trentina di presepi vengono esposti nella suggestiva chiesa di S. Francesco.

    Nel programma dei “Presepi per le strade” l’Associazione

    Vo.La. Trevi

    ha allestito anche quest’anno dei presepi ispirati alla NATIVITÀ NELL’ARTE per richiamare all’attenzione i capolavori aventi come tema la Natività e per condurre il visitatore a riscoprire alcuni scorci del centro storico.

    Altri due presepi intitolati la “LA NOSTRA NATIVITÀ” collocano la Natività in tempi recenti con ambientazione nel paesaggio locale.

    1- Piazza Garibaldi

    La “Nostra Natività” ambientata di fronte alla Chiesa di San Martino, temporalmente collocata ai nostri giorni.

    Assoc. Vo.La.

    v. Pagina particolare

    Le foto premiate di Annamaria Guidi:

    http://www.prolocosalento.it/docs/index.shtml?A=17p035

    2-Via Lucarini

    3- Via Orto degli Spiriti

    4 -Parco di Villa Fabbri

    grande presepe con figure in PS espanso della ditta Bazzica

    5-Chiesa di S. Giovanni

    7 -Via Salara

    10- Via Dogali

    Natività nell’ Arte: presepe ispirato alla Adorazione dei Magi del Perugino della Chiesa delle Lacrime di Trevi

    v.

    Pagina particolare

    11 – Via Dogali

    Presepe ambientato tra i ruderi dell’antica abbazia bnedettina di

    S. Stefano di Manciano

    riprodotti in scala. Assoc. Vo.La.

    12 – Via Dogali

    13- Via Dogali

    Natività nell’ Arte: presepe storico, ricostruito nell’ambiente palestinese ai tempi di Gesù – Assoc.

    Vo.La.

    14 -Via Cavour

    15 – Chiesa di Sant’Emiliano

    17 – Vicolo Oscuro

    Natività nell’ Arte

    : presepe ispirato alla natività di Giovanni di Corraduccio –

    Associazione Vo.La.

    18 – Via della Rocca

    Natività nell’ Arte: presepe ispirato alla Natività di Giotto della Basilica inferiore di San Francesco in Assisi –

    19 -Via Carlo Amici

    : presepe ispirato ad un particolare della Natività di Giotto della Cappella degli Scrovegni a Padova –

    20 -Via Carlo Amici

    Natività nell’ Arte: presepe ispirato alla Adorazione dei Magi di Giotto della Cappella degli Scrovegni a Padova

    21 – Via S. Francesco

    22- Chiesa di S. Francesco

    24 presepi

    23 – Via S. Francesco

    24 – Via S. Francesco

    25- Via S. Francesco

    26 – Via dell’Orticaro

    30 – 31 Via Ombrosa

    30 – Via Ombrosa

    31 – Via Ombrosa

    32 – Via dei Setaioli

    33- Via dei Setaioli

    34- Via dei Setaioli

    36 – Via Cavour

    40 – Via Montebello

    41 Via della Piaggia

    42 – Via della Piaggia

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  • Presepi per le strade 2017

    Presepi per le strade 2017

    20- Via Carlo Amici

    Natività nell’ Arte

    : presepe ispirato alla Adorazione dei Magi di Giotto della Cappella degli Scrovegni a Padova

    Foto: Livia Sperandio

    Presepe ispirato alla Adorazione dei Magi che fa parte degli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, dipinta da Giotto dal 1303 al 1305.

    La scena è ambientata su un terreno spoglio, privo di vegetazione con una grande roccia sullo sfondo. Maria seduta regge sulle ginocchia il Bambino, alla sua destra in atteggiamento pensieroso e umile sta Giuseppe, alla sinistra di Maria un Angelo tiene uno dei doni offerti ; il re Mago Melchiorre ha deposto la sua corona a terra in segno di sottomissione ad un Re più grande, s’inginocchia e bacia i piedi del bambino. Dietro ci sono i Magi più giovani. Tutti stranamente hanno un’aureola simbolo di Santità; forse secondo Giotto il loro atto di riconoscimento e di adorazione del Bambino li ha resi degni di tale premio. La stella che ha guidato i Re Magi è simbolo di guida verso il mistero svelato.

    L’allestimento ispirato a quest’opera è stato realizzato dall’Associazione Vo.La.Trevi con l’utilizzo di manichini, vestiti con gli abiti messi a disposizione dall’Ente Palio dei Terzieri.

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  • Presepi per le strade 2017

    Presepi per le strade 2017

    19- Via Carlo Amici

    Natività nell’ Arte

    : presepe ispirato ad un particolare della Natività di Giotto della Cappella degli Scrovegni a Padova

    Foto: Livia Sperandio

    In questo piccolo locale il presepe è ispirato ad un arazzo che a sua volta riproduce un particolare della Natività di Giotto della Cappella degli Scrovegni a Padova, che il pittore dipinse dal 1303 al 1305.

    La scena è ambientata in un luogo completamente roccioso. Sotto una esile struttura di legno, oltre a Maria e al Bambino è visibile a sinistra una figura femminile tradizionalmente non presente: una nutrice che aiuta Maria a mettere il Bambino nella mangiatoia. La cometa riproduce quella dipinta dallo stesso Giotto nella Cappella degli Scrovegni nella scena dell’Adorazione dei Magi.

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