E’ il sito archeologico più interessante del comune di Trevi. Probabilmente è tra i maggiori dell’Umbria: ancora tutto da studiare.
Tutti i reperti sono venuti alla luce incidentalmente: mai è stato avviato uno scavo sistematico.1 .
La quasi totalità dei materiali lapidei del locale museo proviene da questa zona. I maggiori reperti vennero alla luce intorno al 1865 per la costruzione della strada ferrata, che in quella zona è sopraelevata rispetto al piano di campagna.
Tra i ritrovamenti più appariscenti figura il grande cippo in pietra con dedica a Giove rinvenuto nel corso del dissennato sterro per la costruzione del sottopassaggio ferroviario nel giugno del 1980
Tra il 2004 e il 2005, durante lavori a agricoli straordinari a seguito del passaggio di proprietà del terreno immediatamente a monte della ferrovia, sono affiorati vari reperti di una certa mole (quelli più piccoli probabilmente sono stati “macinati” dall’escavatrice) ora scientemente dispersi. Vedi Cronaca
(Foto 2006) 704 21
Relazione Giuliani 1943
Nell’agosto del 2005 è venuta alla luce una necropoli longobarda. Vedi articoli a stampa
“Trevi in Piazza” nacque pressoché spontaneamente, quando alcuni volenterosi della Pro Trevi decisero di intrattenere i numerosi frequentatori della piazza con iniziative gastronomiche e musicali. Una piacevole tradizione, ormai ultra trentennale è il “Dolce Piazza”.
Le signore locali furono invitate a portare un dolce da dividere e servire agli ospiti e poi tutte le “pasticcere” venivano omaggiate con doni offerti dai commercianti.
L’iniziativa riscosse subito uno straordinario successo perché tutte le partecipanti impegnavano la propria esperienza e grande fantasia nel confezionare i dolci più belli e più buoni. Purtroppo la formula dovette essere presto modificata perché una più severa legislazione non permise più che si offrissero preparati alimentari confezionati al di fuori di laboratori professionali, ma è rimasta la prassi di gustare vari dolci, ora offerti dai bar e ristoranti locali e confezionati soltanto da professionisti, il tutto rallegrato da animazione musicale e da una tombolata con ricchi premi.
Da qualche anno l’associazione ha inserito un concorso dei dolci presentati per dare libero spazio a chi partecipa di interpretare la nostra iniziativa, o semplicemente rappresentando il bellissimo skyline del nostro piccolo borgo.
Quest’anno la serata chiude tutta una serie di iniziative promosse dalla Pro Trevi sabato 25 Agosto.
“Trevi in Piazza” nacque pressoché spontaneamente, quando alcuni volenterosi della Pro Trevi decisero di intrattenere i numerosi frequentatori della piazza con iniziative gastronomiche e musicali. Una piacevole tradizione, ormai ultra trentennale è il “Dolce Piazza”. Le signore locali furono invitate a portare un dolce da dividere e servire agli ospiti e poi tutte le “pasticcere” venivano omaggiate co doni offerti dai commercianti.
L’iniziativa riscosse subito uno straordinario successo perché tutte le partecipanti impegnavano la propria esperienza e grande fantasia nel confezionare i dolci più belli e più buoni. Purtroppo la formula dovette essere presto modificata perché una più severa legislazione non permise più che si offrissero preparati alimentari confezionati al di fuori di laboratori professionali, ma è rimasta la prassi di gustare vari dolci, ora offerti dai bar e ristoranti locali e confezionati soltanto da professionisti, il tutto rallegrato da animazione musicale e da una tombolata con ricchi premi.
Da qualche anno l’associazione ha inserito un concorso dei dolci presentati per dare libero spazio a chi partecipa di interpretare la nostra iniziativa, o semplicemente rappresentando il bellissimo skyline del nostro piccolo borgo.
Quest’anno la serata chiude tutta una serie di iniziative promosse dalla Pro Trevi sabato 26 Agosto.
foto 26/8/2017
Hanno offerto dolci Bar Roma La Casareccia La Cantina del Bartoccio Ristorante Maggiolini Ristorante il Poggio di Coste di Trevi Ristorante il Terziere Taverna del sette i Ristorante La Vecchia Posta Ristorante L’ulivo di Matigge di Trevi Whisky Bar Pizzeria Pietrarossa Marco barbiere Ponte Santa Lucia Bar Mattioli Ristorante Pizzeria Locanda di Fanfaluca Centro Commerciale Piazza Umbra Ponti Luigi Officina meccanica Ristorante la Cerquetta di Borgo Trevi Dalton Pub Foligno Dinamica servizi Foligno Quintana pizzeria Foligno La.Be Pasticceria Foligno Pasticceria Beddini Foligno Pasticceria Merendoni Foligno Tebro Pasticceria Spoleto – Tramite bar Roma Hanno offerto premi Maestro Bernhard Gillessen Mostra al Borghetto del Mostaccio – Via Dogali 10 fino all 11 Settembre. Azienda Agricola Lattanzi (Formaggi) Brauzzi Piero – L’Elisir Olio Azienda Agricola Cascioli Orlando Macalleria Bompadre Macelleria Paolo di Cannaiola Bartoccini Gioielleria Marco e Lucio Venanzi Parricchieri Pinchi Calzature Scabissi Giampaolo Ingrosso Bevande.
Il suo vero nome è MILIANO, come venne chiamato fino a tutto il XV secolo e come la nostra gente lo chiama ancora.
Proveniente dall’Armenia, fu consacrato vescovo nel 298 dal papa Marcellino
[notizia riportata da agiografi moderni, non fornita dalla “Passio”]
ed inviato a Trevi dove già esisteva una comunità cristiana evangelizzata, ormai da un secolo, da Feliciano vescovo di Foligno. Emiliano fu il primo vescovo di Trevi. Proclamata la decima persecuzione dall’imperatore Diocleziano con l’editto di Nicomedia (23 febbraio 303) i cristiani che si rifiutavano di sacrificare agli dei venivano messi a morte dopo inauditi supplizi. Emiliano, dopo varie torture, insieme a tre suoi compagni, fu legato ad una
pianta di olivo
e decapitato. Era il 28 gennaio dell’anno 304
.1
.
Patrono della città e del comune di Trevi è oggetto di culto e di grande venerazione da 17 secoli.
Il martirio e la morte sono minuziosamente descritti nella “Passio Sancti Miliani”. Ne esistono due codici, uno del IX secolo a Montecassino e uno del XII secolo nell’archivio del duomo di Spoleto. Si ritiene che siano copie di un altro documento più antico, del V o VI secolo.
Nel racconto della sua passione sono narrati episodi del martirio che fanno esplicito riferimento ad importanti elementi del territorio, quasi a voler identificare la figura di S. Emiliano con la stessa Trevi.
Si narra che fu esposto ai leoni nel circo o teatro romano, di cui si hanno testimonianze letterarie ed epigrafiche; fu gettato nel Clitunno, che rende fertile la vallata; e in ultimo fu decapitato legato ad una pianta di olivo e gli olivi dominano tutta la zona collinare.
Note1)Lo Jacobilli riporta l’anno 303 che è stato universalmente accettato. Ma come detto sopra, la persecuzione di Diocleziano fu proclamata nel febbraio del 303 e pertanto la data del martirio di s. Emiliano dovrebbe fissarsi al 28 gennaio dell’anno 304 (Zenobi, Trevi Antica, Foligno, 1995) Diocleziano (284 – 305) per un lungo periodo del suo impero non fu ostile al cristianesimo. Sembra che una nuova persecuzione dei cristiani fosse voluta dal Cesare Galerio, suo genero e dall’Augusto di Occidente Massimiano. Di fatto, negli anni 303 – 304 si succedettero diversi editti imperiali che determinarono la più cruenta di tutte le persecuzioni. L’editto del 24 febbraio 303 ordinava di distruggere gli edifici sacri, bruciare i libri e privare i cristiani dei diritti civili: erano passibili di torture e se liberti tornavano di nuovo schiavi. Il secondo editto dell’aprile 303 prescriveva la carcerazione per i membri del clero. Un successivo editto concedeva la liberazione ai prigionieri cristiani che rinnegavano la fede, mentre si doveva procedere con crudeli torture contro gli altri per costringerli ad abiurare. Un quarto editto nella primavera del 304 esigeva da tutti i cristiani un atto di sacrificio agli dei pagani. Sotto Massenzio (311), furono restituiti ai cristiani gli edifici in Roma; l’editto di Milano (313) sancì la tolleranza della nuova religione che però in Oriente, sotto Licinio, ebbe di nuovo momenti di ostilità fino alla completa libertà di culto con la vittoria di Costantino su Licinio nel 324. (da: G.P. Kirsch, in E.I., s.v. Persecuzione).
in Trevi è stato recentemente (2018) utilizzato dallo scultore
Alessandro de Tomassi
…
Venere di Cirene, calco in gesso
… per la riproduzione in marmo
Documentazione fotografica per la riproduzione marmorea
Dalla copia in gesso della Venere di Cirene è stata realizzata la creta della stessa in scala utile…
… ed il successivo calco in gesso
E’ stata seguita poi, per la trasformazione in marmo statuario di Carrara, una tecnica manuale di riproduzione definita gergalmente “a punti”. Tale procedimento consiste nel riportare, attraverso l’uso di un elementare attrezzo, la “macchinetta” …
… i diversi punti spaziali dal modello …
… al blocco di marmo
L’operazione di levigatura a raspe …
…e al carburo di silicio ne hanno reso infine la superficie lucida. L’intera operazione è stata realizzata seguendo il percorso canonico di scultura in pietra, ovvero, mediante l’uso degli scalpelli di varie forme e tipologie (subbia, gradina, scalpello piatto ecc.)
Venere di Cirene o Afrodite di Cirene calco in casa ex Luzi
Varie e insolite coincidenze hanno portato questo bel calco a Trevi.
Da notizie tramandate oralmente il calco fu fatto eseguire negli anni Trenta del Novecento dall’allora ministro Giuseppe Bottai che poi lo donò al Rettore dell’Universit di Napoli. Alla cessazione del suo incarico questi lo cedette insieme con la casa al suo successore prof. Leonardo Dominici.
Il prof. Dominici, abbandonato l’incarico per raggiunti limiti di età si ritirò nella sua casa di Trevi (Casa Petroni, poi Bartolini, in via beato Riccardi, allora via del Duomo) e collocò la bella immagine nel grande ingresso. Alla sua morte nei primi anni Cinquanta, la signora Dominici, oriunda svizzera, vendette la casa di Trevi per ritirarsi nel suo Paese e cedette la statua all’avvocato Carlo Zenobi che la custodì nella sua casa (inedito 2003).
Venere di Cirene,
calco in gesso
(inedito 2003)
La statua originale, di straordinaria bellezza, fu rinvenuta durante uno scavo condotto da archeologi italiani, a Cirene nel 1913. E’ databile alla seconda metà del II secolo d.C. ed è una splendida copia tardo ellenistica che si rifà alla Venere di Cnido, conservata nei Musei Vaticani, a sua volta derivata da un’opera di Prassitele
1
. Trasportata in Italia trovò degna sistemazione nel Museo delle Terme di Diocleziano a Roma, da dove fu tolta alla chetichella nel 2002 per essere restituita alla Libia.
La decisione, maturata a seguito di accordi mercantili, ha suscitato qualche amarezza in alcuni cittadini che invocherebbero altrettanta disponibilità di altri stati nei nostri confronti2.
La casa sorge in fondo a via S. Francesco, in angolo con Via dell’Orticaro, a monte di S. Reparata. É posta a cavaliere delle possenti mura romane visibili nella loro faccia esterna al piano superiore.
Le caratteristiche architettoniche salienti sono il grande portale in bugnato e l’alta facciata verso valle. La parete sud, prospettante sul giardino, è segnata da un enorme arco acuto tamponato, alto due piani, che rivela una preesistente costruzione del 14° secolo.
All’interno sono pregevoli il grande salone e la scala molto movimentata. Purtroppo questa ha subito danni oltre che dagli ultimi terremoti anche da altri più antichi tanto che alla fine del Seicento si rese necessario rinforzare la struttura con una colonna informe.
Dopo la recente sistemazione, orna l’ingresso un ottimo
calco della Venere di Cirene.
Casa Luzi – L’ingresso e la scala (2003)
Casa Luzi – Il grande camino del salone sormontato dallo stemma del card. Valenti (1998)
La casa fu costruita probabilmente nella seconda metà del 16° secolo e nel 1604, per onorare il neo Cardinale Erminio Valenti, la
famiglia Luzi
“alzò” nella sua casa lo stemma del cardinale
1
.
La famiglia Luzi risulta estinta nel 1728
2
e da allora la casa passò ai Piccini, che abitavano di fronte (casa ora Falchetti). I nuovi proprietari unirono i due edifici con un arco che scavalca via S. Francesco.
3
Nella prima metà del Novecento la casa era di proprietà Benedetti. Nel 1950 fu acquistata da Zenobi.
Sin dalla fondazione, ogni anno si celebra in Trevi il convegno annuale degli Ex Allievi di Don Bosco, anche dopo la dipartita dei Salesiani avvenuta nel 1963.
Si riportano di seguito i convegni ai quali è stata dedicata una pagina in questo sito.