La trasformazione e il concentramento delle confraternite nel comune di Trevi (1913)
Nota:
Il regio commissario generale straordinario per le province dell’Umbria, Gioacchino Napoleone Pepoli, decretò con atto n.100 del 20 ottobre 1860 … lo scioglimento di tutti i pii istituti dalla esclusiva dipendenza di autorità o funzionari ecclesiastici. Istituì in ogni comune una Congregazione di Carità, cui era demandata l’amministrazione delle opere pie1 …
Con legge 3 giugno 1937 … furono soppresse le Congregazioni di carità e sostituite dagli Enti Comunali di Assistenza.2.
Il 20/3/1940 … avvenne l’insediamento del consiglio di amministrazione degli Istituti riuniti di assistenza e beneficenza al quale era stata demandata l’amministrazione delle Opere pie.
Con decreto del presidente della giunta regionale del 12/1/1983 gli IRAB ed annesse opere pie furono dichiarati estinti ed il patrimonio devoluto al Comune di Trevi .3. Alcuni immobili siti fuori dal comune di Trevi, furono incorporati dai comuni nei quali erano ubicati.
L’opuscolo si compone di 22 fogli per complessive 44 pagine più tre allegati a doppia pagina contenenti tabelle, inseriti tra le pagg.34-35, 36-37 e 38-39. ll formato è di mm 203 x 308 e la giustezza di mm 113 x 199.
I fogli sono cuciti in due fascicoli su cui è incollata in costa una copertina (brossura), mancante del foglio anteriore.
Dopo la soppressione degli IRAB il fascicolo in questione con altri sette opuscoli minori furono recuperati quando erano già fuori sede e destinati al macero. Un dipendente in missione li sottrasse alla distruzione per depositarli nell’archivio comunale, che in quel tempo era imballato per il trasloco.
Finalmente potranno ora (2020) tornare al loro posto.
Sull’alto versante orientale2 di una gola profonda e molto pittoresca, solcata da un fosso il cui nome basta ad evocare antiche tradizioni, il “fosso dell’Eremita”, sorgeva … un insediamento eremitico. Già nel 1177, in un privilegio di papa Alessandro III, con il quale confermava i possedimenti e le dipendenze dell’abbazia benedettina di Bovara, compare elencata anche questa chiesa silvestre e montana3. E continuava ad apparire anche nelle successive conferme ripetitive dei papi Celestino III, Innocenzo III, fino a quella di Onorio III del 1217, la sola ancora oggi conservata4. Si sa che una volta, nell’archivio abbaziale di Bovara si conservavano gli atti delle consegne ai monaci che abitavano l’eremo, relativamente agli anni 1258, 1264 e 1281: sempre con “la condizione che non si rinunciasse che ad esso monastero”5. Comunque, un raro documento, molto importante per il suo contenuto, ci è pure rimasto. Si tratta di una lettera, del 4 luglio 1275 indirizzata dal priore Giovanni e dai canonici del capitolo della cattedrale di Spoleto a Gentile monaco e priore dell’eremo della Valle dell’Aquila, in cui si dice: “Siccome per il religioso uomo don Eremita abate del monastero di S. Pietro di Bovara, della diocesi di Spoleto, con il consenso dei suoi fratelli e con la volontà dei chierici dell’eremo della Valle dell’Aquila sei stato eletto canonicamente e con la dovuta solennità priore di esso eremo, che ad esso monastero (di Bovara) appartiene “pleno iure”, secondo quanto vediamo contenuto in apposito strumento opportunamente stilato, ci chiedi di confermare la stessa elezione; noi, convinti della tua onestà e discrezione, la detta istituzione per te a noi presentata, presente e consenziente esso abate, diligentemente considerata e tenuto conto dei meriti della tua persona accettante tale carica, dal momento che ci spetta per essere vacante la sede [episcopale] spoletina, confermiamo l’amministrazione di esso priorato sia nello spirituale che nel temporale…”6.
Il documento, si torna a ripetere, è importante, perché rivela innanzitutto la soggezione dell’abbazia di S. Pietro di Bovara al vescovo di Spoleto, poi per la sua articolazione, in questo e forse anche in altri insediamenti di vita eremitica, presso le diverse chiese della zona montana che ricadevano sotto la sua giurisdizione. Tale situazione ci fa anche capire tante altre ingerenze vescovili nella vita di alcuni cenobi della diocesi altrimenti incomprensibili, e che a volte potrebbero apparire azioni interessate oltreché arbitrarie. Certo, quest’eremo doveva essere di tipo assai diverso dagli altri sopra esaminati. In questo caso, eremo e cenobio appaiono uniti, integrati, in maniera tale che quasi si compenetrano. E questo non dovette essere un caso unico né raro.
Le balze scoscese della gola
Qualche altra notizia non manca. Il 12 Maggio 1345, il papa Clemente VI commise ai priori di S. Paolo “in Perellis” (in territorio montefalchese) e a quello di S. Croce in Valle dell’Aquila, nonché al guardiano dei frati Minori di Trevi, di giudicare in merito all’appello presentato dal capitolo del Duomo di Spoleto, il quale era stato recentemente condannato dal vicario per lo spirituale del rettore del ducato di Spoleto, a pagare certe misure di grano
7
. Nel 1384, lo abbiamo visto, insieme agli altri eremitori beneficiava di alcuni lasciti testamentari. Nel 1393, era censito tra le chiese della diocesi, per un imponibile di 130 lire
8
. Tali beni nel secolo XV, quando ormai l’abbazia di Bovara era in pieno disfacimento materiale e morale, venivano amministrati da un priore, da due canonici e da due prebendati secolari. Nel 1465, certo Liberato di Gregorio del signor Giovanni, definito “commenzale del papa”, riteneva il titolo di priore, quando insieme agli altri beneficiati rinunciò ai suoi diritti a seguito di un breve del papa Paolo II dallo stesso sembra sollecitato. Il papa, poi, nel 1469, cedette chiesa e beni alla istituita collegiata di S. Emiliano
9
, con l’obbligo però di garantirvi una messa al mese e, quel che più interessa, di mantenervi lì un eremita
10
.
Resti dello spigolo di nordest
Quando, il 10 dicembre 1571, il vescovo di Gaeta monsignor de Lunel visitò la chiesa, ne diede questa descrizione: ” posta in luogo molto remoto ed ombroso… che abita fra Deodato calabrese, terziario a quanto afferma egli stesso dell’ordine di S. Domenico; il quale vi sta da molti anni, vestendo un abito piuttosto “silvano”, senza alcun documento scritto, che il visitatore ordinò si ottenesse”. Ordinò ancora: ” che l’immagine del Crocifisso, rotta, si accomodasse, oppure venisse bruciata e le sue ceneri messe nel sacrario”
11
. Per fortuna si scelse la prima soluzione, per cui oggi tale cimelio si trova esposto nella chiesa di S. Emiliano in Trevi.
La visita del vescovo Lascaris, del 1713, tanto preziosa per le notizie che riporta, dice ancora: “questa [chiesa] è antichissima, e di ignota origine… Di certo si sa che nel 1265 con i suoi proventi fu istituita collegiata rurale con un proprio priore e due canonici”; ma soprattutto ce la descrive: “Ha una struttura antichissima con due porte, un unico altare con l’immagine del Ss. Salvatore dipinta nel muro, del tutto spoglio. Del monastero antico ora restano le vestigia di certe stanze annesse, ad uso dell’eremita”
12
. … Resta un paesaggio molto bello, ma desolato, con una vegetazione rada e stentata, di cui lo storico trevano settecentesco ci ha lasciato un suggestivo ricordo, per noi oggi quasi favoloso: “Stando annessa alla nominata balìa delle Coste la villa di Nasciano, tra il fosso di simil nome e il fosso dell’Eremita; una volta con molte abitazioni e famiglie… Fruttifera in ogni sorta di frutti e considerabile per la perenne fontana d’acqua viva. Nella guisa che era cognita anticamente per l’eremitorio e la chiesa di S. Croce esistente sopra il nominato fosso, cognominata della Valle dell’Aquila e della Eremita…”
1) S. Nessi, Dall’eremo al cenobio, insediamenti inediti nel territorio di Trevi, in Spoletium, Anno XXX, N. 33, 1988
2)
All’epoca i cui il Nessi pubblicò queste notizie ci fu indicato erroneamente un altro rudere ad una quota 100 m superiore a quello poi riscoperto, come accennato alla
pagina precedente
e documentato dalle foto qui pubblicate.
3)
Il doc. è citato spesso dal Natalucci,
Historia universale … di Trevi,
Todi, 1985, particolarmente a p. 410.
4)
Perugia, Arch di Stato,
Pergamene di S. Pietro di Bovara
, senza collocaz.
5)
Cfr. Natalucci,
op. cit.,
p. 156.
6)
Spoleto, Arch. Arcivesc.,
Sassovivo
, perg. 3297
7)
Spoleto, Arch. del Duomo, perg. 635; v. anche 638.
8)
L. Fausti, Le chiese della diocesi spoletina nel XIV secolo, in “Archivio per la storia ecclesiastica dell’Umbria”, 1 (1913), p. 173.
9)
pp. 410, 692.
10)
Visita Lascaris,
II, p. 108r.
11)
Foligno, Bibl.com.,
Visita di mons. de Lunel della diocesi di Spoleto,
Nacque a Trevi il 30/7/1904 da Giuseppe e Enrica (Richetta) Ciaffoni.
I genitori gestivano un forno, tuttora esistente, anche se non più funzionante, in Largo don Bosco
Diplomatosi all’Istituto Statale d’Arte Bernardino di Betto in Perugia, fu fortemente influenzato dal neonato movimento futurista, egregiamente rappresentato in Umbria da Gerardo Dottori, con il quale fu spesso in contatto.
Alla ricerca di spazi più ampi e per confrontarsi con le avanguardie dell’arte e si trasferì a Parigi, ospite di una sua zia e per mantenersi lavorò nelle officine Renault.
Rientrato in Italia nel 1935, lavorò alla decorazione di molti edifici pubblici e privati.
In continua ricerca, ha sperimentato tutti gli stili e le tecniche del suo tempo.
I suoi quadri ornano molte case in Trevi e in vari altri luoghi, poiché nell’arco della sua carriera artistica ha esposto in varie città dell’Umbria, ma anche a Venezia e a New York.
Almeno una volta l’anno si recava a Venezia che considerava la sua seconda patrtia.
Insegnò “Disegno“, divenuto poi “Educazione artistica” nel locale “Collegio Lucarini” e successivamente nella Scuola Media “T. Valenti”.
Con interessi in ogni campo, ha partecipato attivamente per mezzo secolo a molteplici iniziative locali.
1a Mostra personale: GALLERIA D’ARTE MODERNA “CA D’ORO VENEZIA
1a MOSTRA ARTISTI CONTEMPORANEI UMBRI FIRENZE
Premio Benemerenza: ACCADEMIA INTERNAZ. SICULO NORMANNA D’ARTE CATANIA
Concorso Naz.le di pittura “PREMIO TERNI” TERNI
Premio: Coppa On.le STEFANO RICCIO Presidente Regionale Artigianato
2 CONCORSO NAZ.le ARTE E MODA NAPOLI
Premio Internaz.le di Pittura “IL PAVONE D’ORO MILANO
Premio : “FRATTA,, UMBERTIDE
Premio : 2 CONCORSO NAZ.le DI PITTURA “S. FRANCESCO,, ASSISI
Premio : VII CONCORSO NAZ.le DI PITTURA “PREMIO S. VALENTINO TERNI
Premio: la MOSTRA NAZ.le ARTE SACRA “S. AGATA,, Reggello FIRENZE
1a Mostra : HEATHROW HOTEL EUROPEAN COMMUNITY OF ARTIST ITALY LONDRA
La critica
Vincenzo Giuliani nato a Trevi (Perugia) dove risiede e lavora, ha soggiornato a lungo a Parigi ove ha formato la sua cultura lontano dalle polemiche artistiche parigine e riportandone una generale impressionistica visione pittorica.
Fedele alla corrente realistica, e costantemente alla ricerca di nuove esperienze tramite le quali esprimersi;
e in tal modo persegue molteplici interessi artistici passando dall’olio al pastello approdando fino ad oggi ad incisioni in legno, che in un secondo tempo Giuliani tinteggia e patina ottenendone un notevole risultato artistico in una tecnica di cui può considerarsi l’antesignano.
Critici come Pambuffetti, Franco Gentilucci e Reno della Mancia, hanno posto in evidenza la sua sincerità compositiva e la serietà d’impegno artistico, che gli hanno permesso di conservare una fondamentale interna serenità di spirito.
Capisteo inciso, dipinto e patinato a cera Mestre, Collezione privata
Istituti Riuniti di Assistenza e Beneficenza – IRAB
Ente soppresso nel 1983
Memorie storiche
Pagina in elaborazione
Il doveroso ricordo di benemeriti antenati che in tempi lontani, attraverso difficoltà inimmaginabili, fondarono gloriose istituzioni, base della nostra civiltà, ora classificate inutili…
Il regio commissario generale straordinario per le province dell’Umbria, Gioacchino Napoleone Pepoli, decretò con atto n.100 del 20 ottobre 1860 … lo scioglimento di tutti i pii istituti dalla esclusiva dipendenza di autorità o funzionari ecclesiastici. Istituì in ogni comune una Congregazione di Carità, cui era demandata l’amministrazione delle opere pie1 …
Con legge 3 giugno 1937 … furono soppresse le Congregazioni di carità e sostituite dagli Enti Comunali di Assistenza.2.
Il 20/3/1940 … avvenne l’insediamento del consiglio di amministrazione degli Istituti riuniti di assistenza e beneficenza al quale era stata demandata l’amministrazione delle Opere pie.
Con decreto del presidente della giunta regionale del 12/1/1983 gli IRAB ed annesse opere pie furono dichiarati estinti ed il patrimonio devoluto al Comune di Trevi .3. Alcuni immobili siti fuori dal comune di Trevi, furono incorporati dai comuni nei quali erano ubicati.
Ospedale degli infermi (dal 1900, Ospedale Umberto I)
Ospizio degli invalidi “Carlo Amici”
Orfanotrofio di S. Bartolomeo
Collegio Lucarini
Società di Mutuo Soccorso «Luigi Bartolini» di Trevi
Associazione di pubblica assistenza di Trevi
Eredità Palura
Prelegato Costa
Maritaggio Valenti
Maritaggio Fedeli
Maritaggio Monticelli
Asilo infantile Boncompagni di Trevi
Asilo infantile Aurelio Marconi di Bovara
Fondazione Teti
Monte di Pietà
Monte di Credito
Monte pecuniario dei prestiti
Monte frumentario di Bovara
Monte frumentario di Coste
Monte frumentario di Cannaiola
Monte frumentario di Picciche
Monte frumentario di Pigge
Monte frumentario di Ponze
Monte frumentario di San Lrenzo
Monte frumentario di Santa Maria in Valle
Monte frumentario “Lucarini” di Trevi.
Confraternite
Confraternita del Suffragio di Trevi
Confraternita del SS. Sacramento e Rosario in S. Lorenzo
Confraternita del Gonfalone di Pigge
Confraternita del Rosario di Cannaiola
Confraternita del Rosario di Matigge
Confraternita della Trinità di Santa Maria In Valle
Confraternita del Rosario e del Buon Gesù di Picciche
Confraternita degli Agonizzanti di Manciano
Confraternita di San Giuseppe di Trevi
Confraternita del Carmine di Coste
Confraternita del Sacramento di Parrano
Confraternita de Buon Gesù di Bovara
Confraternita del Crocifisso di Trevi
Confraternita della Misericordia di Trevi
Confraternita del Sacro Cuore di Maria di Trevi
Confraternita delle Stimmate di Trevi
Confraternita del Carmine di Santa Maria in Valle
Confraternita del SS. Sacramento di Trevi
Oltre alle confraternite esistevano in tutte le parrocchie molte “Società”, sotto il titolo di santi protettori o santi oggetto di particolare devozione, aventi per statuto o per tradizione varie incombenze liturgiche.
Di queste “societa” ne esistono ancora diverse con l’oggetto sociale di celebrare annualmente la fsta del santo e partecipare alla processione dell’Illuminata in onore di Sant’Emiliano.
Tecnico agrario visita un campo di sedani aTrevi. già indicato come tecnico dell’università di Perugia deve invece identificarsi come dott. Pietro Finato, responsabile dell‘Ufficio Agrario di Corrispondenza in Trevi, organo della Cattedra ambulante di Agriclura di Spoleto, retta dal prof. Francesco Francolini, che dall’sperienza di Trevi pubblicò poi “La bacteriosi del Sedano“. vedi: La Inaugurazione dell’Ufficio Agrario di Corrispondenza in Trevi (3/2020) Foto Rinaldo Laurentini – 1923
Trevi, dalla domus affiora un mosaico monumentale Giovanni Camirri
«Grandi scoperte a Pietrarossa La domus restituisce un altro mosaico monumentale». Ad annunciarlo, con una giusta punta di orgoglio e di soddisfazione è il sindaco di Trevi Bernardino Spernadio.
La novità è un terzo ambiente della domus scoperta a Pietrarossa, limitrofo ai primi due già individuati. Quel mosaico monumentale – dice ancora il primo cittadino – rappresenta una scena marina e, probabilmente, racconta la nascita di Venere »
Dalla domus romana di Pietrarossa a Trevi riaffiora lo splendido mosaico monumentale
E’ quanto si sta man mano scoprendo a Trevi potrebbe essere una nuova Pompei dell’Umbria. Perché ciò che è emerso dai meandri della storia, antichissima, già durante la prima campagna di scavo archeologico nel sito di Santa Maria di Pietrarossa a Trevi, ha tutti i tratti dell’eccezionalità. Dalla terra è stata portata alla luce una domus romana e una bottega artigiana. Le indagini conoscitive sono state curate dall’associazione culturale Umbria Archeologica su concessione del Ministero per i beni e le attività culturali, in accordo con l’Università di Perugia e con la Soprintendenza ai beni archeologici dell’Umbria con la dottoressa Maria Laura Manca (ispettrice di zona), sotto la direzione scientifica della professoressa Donatella Scortecci (docente di archeologia cristiana e medievale all’Università di Perugia). E da quella prima campagna di scavo molto è stato fatto. Dopo i primi due ambienti è stato portato alla luce il terzo. Che ha regalato alla collettività uno splendido mosaico monumentale. «È’ stata condotta – ricorda il sindaco Sperandio – una campagna di scavo di un mese. Una campagna eccezionale che ha portato all’individuazione di una terza sala, attigua alle altre già individuate che è caratterizzata, tra le altre cose, appunto dal mosaico monumentale che propone una scena di marina che potrebbe essere la nascita di Venere». Un altro regalo della storia che permetterà di riscrivere la storia di trevi e dell’Umbria. Gio.Ca.
NUOVO CORRIEREE NAZIONALE -31 agosto 2018. Pag.14 Mosaici e dipinti: torna alla luce la Trevi romana di Carlo Roberto Petrini Che ai piedi di Trevi ci fosse la Trebiae, l’antico municipio romano, lo si sapeva già dagli antichi scrittori latini e da attenti esegeti locali a partire dal Quattrocento. A Pietrossa di Trevi la storia degli scavi archeologici inizia nel Settecento. Altri scavi saranno negli anni Ottanta del Novecento effettuati per la costruzione di strutture di pubblica utilità. Ma le vere campagne inizieranno nel terzo millennio e precisamente nel 2015. Tre anni di scavi che hanno portato a risultanti davvero sorprendenti per l’alta qualità musiva scoperta. Dopo anni di teorie sull’ubicazione del municipio romano, gli scavi hanno dato risposte concrete: sono tornati alla luce mosaici, dipinti murali, pavimenti e resti di murature dei palazzi della Trevi romana. L’apparato musivo per la bellezza compositiva e cromatica è tra le più alte manifestazioni artistiche del III secolo d.C. Gli scavi sono stati condotti dalla società ArcheologiaUmbra’ con la partecipazione attiva del dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia, diretti dalla professoressa Donatella Scortecci, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza. Questa è la quarta campagna di scavi resa possibile dal mecenatismo della famiglia Metelli di Foligno con il coordinamento degli archeologi Stefano Bordoni, Luca Boldrini e Alessio Pascolini dell’associazione culturale Umbria Archeologica e la partecipazione di circa 40 studenti di numerosi Atenei italiani (Università di Perugia, Firenze, Ferrara, Siena, Bologna e La Sapienza di Roma). Ad illustrare gli esiti della campagna di scavo è Donatella Scortecci, docente di Archeologia cristiana e medievale presso l’Università di Perugia, la quale sottolinea la rilevanza del ritrovamento di pavimenti a mosaico. “Uno dei vani individuati presenta una pavimentazione realizzata mediante l’impiego di tessere musive di colore rosa e nero che descrivono un ottagono inscritto in un quadrato definito da una treccia a due capi continua – spiega la docente – Lo spazio interno dell’ottagono è rimarcato da una seconda cornice, con onde correnti in nero fascia in rosa, che delimitano l’area occupata dalla de corazione centrale figurata della Gorgone. Il volto della Gorgone, dai lineamenti piuttosto incerti, è definito da tessere nere, bianche e rosa alle quali si aggiungono tessere in pasta vitrea impiegate per la descrizione delle due alette, che le incoronano la testa, e i serpenti che le circondano il viso”. “La pavimentazione -continua – in ottimale stato di conservazione, può essere collocata nella cultura musiva di III secolo d.C. Il vano, alla luce della sua estensione e del motivo decorativo, può essere interpretato come un piccolo cubicolo”. Un secondo vano di grandi dimensioni presenta una pavimentazione realizzata con tessere musive rosa e nere che vanno a definire scene di ambientazione marina con figure mitologiche. Si tratta di nove grandi immagini disposte su tre diversi registri. Si alternano rappresentazioni di animali, quali cervo, cavallo, toro e serpente, a figure antropomorfe dotate di corpi pisciformi. Alcune delle figure animali risultano cavalcate da piccoli eroti alati. La campagna ha messo in luce, parzialmente, un nuovo ambiente mosaicato, di notevoli dimensioni. Il motivo è di carattere mitologico-marino con una nereide seduta sulla coda di un tritone. Le figure sono finemente tracciate tramite tessere bianche, rosa e rosse, con dettagli in tessere nere, ottenendo così una resa anatomica fortemente plastica. Tutt’intorno la scena è inquadrata da una grande cornice organizzata in specchiature triangolari alternate e differenziate per colore, bianche, rosa e rosse. Oltre alla pavimentazione sono stati trovati materiali ceramici, vitrei e numismatici che hanno consentito di documentare una frequentazione del sito nella fascia cronologica tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C.
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Straordinaria scoperta a Trevi, conferenza di Donatella Scortecci sul mosaico
„ Al Museo archeologico nazionale dell’Umbria (piazza Giordano Bruno 10, Perugia)
riprende il ciclo di incontri, organizzato dalla direttrice Luana Cenciaioli Sandro Francesco Allegrini 17 ottobre 2018 10:40 “
„ Proseguono a tamburo battente le iniziative del Polo Museale dell’Umbria, rivolte agli studiosi e alla cittadinanza. Come già annunciato da PerugiaToday, venerdì 19 ottobre, alle ore 17, torna “Il mestiere dell’archeologo”, progetto che tanto interesse si è rivelato in grado di suscitare. Al Museo archeologico nazionale dell’Umbria (piazza Giordano Bruno 10, Perugia) riprende dunque il ciclo di incontri, organizzato dalla direttrice Luana Cenciaioli. La conversazione (a ingresso libero e gradito) sarà tenuta da Donatella Scortecci, docente di Archeologia medievale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia. L’oggetto della conferenza è il mosaico policromo, a temi marini, reperito in quel di Trevi. Di che si tratta? In occasione delle campagne di scavo (condotte dall’Università di Perugia, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria) esattamente nel sito di Pietrarossa, vicino Trevi (PG), è stato rinvenuto un grande pavimento musivo di 10,5m x 6,5. L’opera è realizzata in tessere policrome che vanno a costituire una decorazione figurata a tema marino. La scoperta – che ha carattere di eccezionalità – contribuisce ad ampliare il repertorio musivo umbro di età romana. Ma, soprattutto, vale a restituire una preziosa testimonianza della vita dell’antica città di Trebiae. “
Importante scoperta nel sito di Pietrarossa dopo la campagna di scavi iniziata nei primi giorni di luglio
Riaffiorano 50 metri quadrati di mosaici romani di Jacopo Barbarita
TREVI- La campagna di scavo al sito archeologico di Pietrarossa ha riportato alla luce circa 50 metri quadrati di mosaici romani. Motivi marini colorati, di straordinaria bellezza, databili all’incirca al II secolo d.C., secondo la prima analisi degli archeologi, che fanno parte dell’insediamentodi epoca romana che sorgeva a valle dell’attuale insediamento, laddove doveva sorger un porto fluviale, 9in quanto ilfiume clitunno era ancora navigabile.
“quello che sta emergendo grazie agli scavi guidati dalla professoressa Donatella Scortecci, dopo la campagna avviata cinque anni fa con fondi comunali – spiega il sindaco Bernardino Sperandio – è un complesso molto vasto, che presenta anche strutture murarie elevate. I mosaici rinvenuti potrebbero far parte di un luogo adibito alla scarico merci, legate alla navigazione fluviale, da qui i motivi marini delle decorazioni”.
Un’areaa che vede la presenza di un altro edificio interrato – continua il sindaco – probabilmente di un quadriportico, forse parte di una villa”. ” di certo c’è molto altro da scavare, almeno un’area pari a tre volte quella già indagata in questi anni, grazie anche ai contributi dell’art bonus, che abbiamo attivato per questo sito, che ha visto tra i maggiori donatori l’azienda Metelli di Foligno”, ha specificato. un sito che ha visto una continuità di popolazione nei secoli, “visto che poco lontano avevamo già trovato una necropoli longobarda, i cui reperti sono conservati al museo cittadino” ha specificato il sindaco.
L’area archeologica è ovviamente cantierata e non visitabile, ma l’obiettivo del sindaco è quello di “trovare ulteriori fondi per proseguire gliscavi, coprirli e dotarli di una struttura museale simile a quella di Spello. Anche perché il valore delpatrimonio che c’è in qurest’area è anche maggiore di quello spellano. Ci aspettiamo – conclude – un’attenzione del ministero per supportare e investire su queste scoperte.