Autore: Franco Spellani

  • La chiesa delle Lagrime (284), di T.Valenti

    La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime

    XIX

    LE OPERE D’ARTE MINORI

    4

    °).

    IL POZZO

    (Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Desclée, 1928 – pagg. da 278 a 284)

    [ I numeri in grassetto tra parentesi acute < > indicano le pagine del volume originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]

    <284>

    Uscendo dalla chiesa troviamo sulla sinistra (N. 21. della pianta) la porta dell’antico convento. E lì, nel piccolo chiostro, richiama la nostra attenzione l’elegantissimo puteale (N. 24 della Pianta) che adorna la cisterna di cui feci già parola (2).

    Il puteale che fu costruito tra. il 1515 e il 1516 (3) è in travertino, di forma perfettamente rotonda (Fig. 61). Uno scalino ne forma la base. Eleganti cornici suddividono orizzontalmente il corpo in due parti, pressoché uguali; la superiore è a scanalature e baccellature.

    Sulla inferiore è — verso ponente — incisa questa iscrizione:

    QUI BIBERIT EX HAC AQUA SITIET IN AETERNUM

    Devo riconoscere che chiunque ha letto queste parole si è trovato molto perplesso nell’ interpretarle esattamente. E’ chiara — infatti — la reminiscenza delle parole che Gesù, presso il pozzo, diceva alla Samaritana: «Chiunque beve di quest’acqua, avrà ancor sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà giammai in eterno sete» (4).

    Ora, anche volendo applicare qui l’interpretazione dell’acqua materiale in confronto di quella spirituale — la grazia divina — è evidente esser troppo energica, per dir così, la variante portata

    ________________________

    (2) Cfr. sopra pag. 161.

    (3) Nataluccu D. Ms.cit. pag 236

    (4) Vangelo di S. Giovanni. Cap.IV, 13.

    <285>

    lle parole del Vangelo. «Chi berrà di quest’acqua — disse Gesù — avrà sete di nuovo». Qui, invece, viene senz’altro minacciato: «Chi berrà di quest’acqua, avrà sete in eterno»!

    Una reminiscenza «a orecchio»? Non saprei pronunciarmi: il lettore supplisca.

    A parte tale piccolo enigma, resta il fatto che anche questo puteale è opera d’arte non disprezzabile; specialmente perché ci dà l’idea di quello che potevano essere le intenzioni dei nostri avi nel costruire la loro chiesa, nella quale vollero che tutto fosse decoroso e decorativo.

    Se al coraggio avessero corrisposto mezzi i sufficienti, chi sà di quante altre e quanto belle opere d’arte avrebbero adornato anche le adiacenze della chiesa!

    Ma, purtroppo, con l’andare del tempo l’obolo dei fedeli divenne sempre più scarso: e l’elenco delle cose che in questa chiesa meritano attenzione e studio, finisce con il pozzo che testé ho descritto. Semplice, ma elegante lavoro, per quanto deturpato da una recente sovrapposizione di mattoni.

    * * *

    Nei pressi dell’artistico pozzo e del piccolo chiostro si svolgeva tranquilla e serena la vita della minuscola famiglia religiosa, che qui fu ospitata per trecento anni.

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    Chiesa delle Lacrime

    089

  • La chiesa delle Lagrime (122), di T.Valenti

    La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime

    XIV – UNA STRANA CONSUETUDINE

    (Tommaso Valenti, La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime, Roma, Desclée, 1928 – pagg. da 122 a 129)

    [ I numeri in grassetto tra parentesi acute < > indicano le pagine del volume originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]

    <122>

    La cosa è veramente così strana, che vale la pena di raccontarla con i maggiori particolari possibili, per quanto già altra volta io stesso mi sia occupato di questo argomento (1). Ma oggi, con il nuovo materiale d’archivio da me trovato recentemente, sono al caso di completare il breve cenno che della insolita costumanza trevana diedi alcuni anni or sono.

    Venuti appena alle «Lagrime» i Canonici Regolari Lateranensi, incominciò il popolo trevano a prendersi spasso con essi, quando cadeva la prima volta la neve. Si radunavano in buon numero ragazzi, giovani ed uomini fatti e — spesso con tamburi ed armi — andavano in truppa al convento delle e «Lagrime».

    Il pretesto era di giocare alle palle di neve nel recinto annesso, alla chiesa; ma in realtà — specialmente quando i religiosi vollero far resistenza a quella scena poco civile — la cosa finiva con un assalto vero e proprio al convento. I trevani ne forzavano le porte, se le trovavano chiuse, o, per entrare ad ogni costo, scavalcavano le mura del recinto. Poi si gettavano addosso ai pochi religiosi che erano là dentro e li legavano e li tenevano come prigionieri. Pareva che la cosa fosse fatta per ischerzo; ma il fatto era che quei poveri Canonici non erano rilasciati, fino a che non si decidevano a dare a quella turba insolente qualche poco di «mancia»; 20-30 «bolognini», per lo più.

    ________________________

    (1) T. Valenti, Curiosità storiche, cit. p. 43

    <123>

    Dico che questa barbara usanza incominciò appena venuti i Lateranensi a Trevi, che fu del 1500. Infatti nei libri di conti del 1501. già troviamo segnata la spesa della «manza» (mancia) per la neve,(1). E, una volta incominciata, quella impresa si rinnovava tutti gli anni alla prima neve, con grave disturbo e pericolo dei religiosi, i quali — così in pochi contro tanti — si dovettero adattare a far buon viso a cattivo giuoco ed a sborsare subito quei pochi «bolognini», pur di liberarsi da ogni noia. Tanto, lo sapevano, che — ad ogni prima neve — era pronto per loro il solito scherzo; se così poteva chiamarsi! Dopo molti e molti anni finalmente, cioè nel 1557, il Preposto delle «Lagrime» di quel tempo — D. Teodoro da Mortara — si decise a ricorrere alla autorità ecclesiastica di Spoleto, rappresentata dal vescovo di quella diocesi e per esso da Mons. Gio: Pietro Forteguerri, da Pistoia, suo vicario generale. Questi emanò il seguente «bando»: «Havendo il R.do Mons. Io: Pietro Forteguerri da Pistoia, dottore dell’una et dell’altra legge nel vescovato de Spoleto vicario generale, presentito nella terra de Trevi et suo territorio essere uno abuso in grande detrimento, periculo et prejudicio de persone et luoghi religiosi esistenti in ditta terra et suo territorio, diocesi de Spoleto, che ogni anno la prima volta che cade la neve, se fa cohadunatione de brigate, etiam con tamburo et arme, over senza; et così cohadunatione ne vanno a turbare il quieto e pacifico vivere de persone religiose, intrando per forza e violentia nelli monasteri, chiese overo abitationi d’essi religiosi, havendo ardire anche de scalar le mura, sotto pretesto de jocare o fare alla neve, havendo anche ardire de metter mano a dosso de detti religiosi, con farli precioni et con farli pagare il rescatto o mancia, contra ogni honestà et decoro, non considerando il pericolo et grande scandalo che ne può nascere, atteso massime il rispetto grande che haver si deve a religiosi et essendo che a S. S.ria. R.da. se appartiene il rimediare a simili inconvenienti, per il debito del suo officio, né volendo restare di fare le debite provisioni et remedii per quiete de’ religiosi et per salute delle anime, però dunque, per auctorità del presente pubblico bando, o vero editto, ordina, comanda et expresamente prohibisce a tutte e singole le persone de qual si voglia stato, grado o conditione della ditta terra et suo territorio, overo

    _______________________

    (1) Archivio delle 3 chiavi – N. 241, f: 29.

    <124> ivi habitanti, commoranti, o viandanti, che ardisca e presuma in [alcun modo] turbare … il … pacifico vivere delii detti religiosi, con neve, o senza, nelle loro abitazioni o fuori; né meno per tal conto andarli ad assaltare a casa o monasterij, toccarli, ingiuriarli, farli prigione, né altro prejudicio, né in fatti, né in parole per alcun tempo o mai; ma lasciarli vivere et stare in pace et quiete et attendere alli loro doveri officij et devote orationi continue. Sotto la pena et alla pena de cinquanta scuti de oro, da applicare per ognuno che contrafarrà al presente bando, et che in tutto o in parte quello violarà in alcun modo, alla fabbrica del palazzo episcopale; et de excomunicatione da incorrere ipso jure et ipso facto da, ognuno che contrafarra al presente bando. Et vuole et comanda sotto le dicte pene pecuniarie, che ogni et qualunque religioso serrà ricercato da qualsivoglia persona sopra la pubblicatione et notificatione del presente bando, nelle loro chiese mentre Si celebrano li officij divini, et ce è il populo ad ascoltare, devano tal bando pubblicare et notificare per li lochi soliti et consueti ad ogni semplice requisitione, come di sopra; et socto le dicte pene pecuniarie et de excomunicatione. Et vuole anchora che l’afficione de copie semplici del presente bando, per le mani de alcuno notaro della corte episcopale, alla chiesa de Santo Emiliano e de Sancta Maria delle Lagrime, overo alcun’altra della sopra ditta terra, cioè alla porta de esse chiese, habbia forza tale, come se da persona in persona fosse stato notificato et intimato; et che nisciuno se possa excusare de non haverne avuta notitia; et che, quanto alle pene pecuniari il patre sia tenuto per il figliuolo, il padrone per il garzone, et il magior di casa per ognuno della sua famiglia, che a tal bando contravenesse, esortando ognuno ad obbedire. Dechiarando che se darrà piena fede ad un solo testimonio, con il juramento del religioso, che haverà patito; et che se procederà contro li transgressori per inquisitione, accusa, inventione denuntia et in ogni altro meglior modo, acciocché l’errore non resti impunito et ne seguiti major inconveniente.

    In quorum fidem, etc.

    Datum Spoleti ex Palatio episcopali, die 6 Novembris 1557» (1).

    Il bando, come si vede, non dice chiaro che i fatti lamentati avvenissero soltanto a danno dei canonici delle «Lagrime»; ma deplora e punisce gli eccessi che si commettevano contro persone religiose

    (1) Archivio delle 3 chiavi N. 251.

    <125> in genere. però il fatto che non abbiamo memoria di simili aggressioni contro altri religiosi — a Trevi c’erano allora altri quattro conventi — e, piùche altro la circostanza che il bando fu emanato a richiesta del Preposto delle «Lagrime» stanno a dimostrare abbastanza chiaramente che soltanto per proteggere i Lateranensi si prendevano quelle energiche misure.

    Il bando fu portato a Trevi dal Balìo di Spoleto il 16 Novembre e gli furono dati 10 «bolognini» dalleconomo delle «Lagrime» (1).

    * * *

    Di questi avvenimenti ha lasciato memoria autografa il preposto D. Teodoro da Mortara, in uno dei libri di conti del convento in questi termini:

    «Memoria a tutti li posteri et agenti del monasterio: qualmente essendo io. D. Theodoro Mortariensis preposito del 1557. nel meso (sic) di Novembrio, vedendo l’abuso et disordine che era de Triviaschi di venir ad assaltare il monasterio, quando veniva la prima volta la neve, et etiam a scalare il muro per far trarre li padri a darli la manza, feci venire un bando da Spoleti, che a pena cinquanta scudi d’oro a chi ardirà far tale insulto, pur non nominando chiesa particulare, ma in generale; però sareti avvertiti ad altre volte non gli dar cosa alcuna; ma se vorranno far insulto per l’avenire, li mostrariti lo bando che è nelle scritture della Madonna, cioè una copia, con scrivere a Spoleto a Mons: Vicario» (2).

    Sembra che, lì per lì il bando avesse qualche applicazione pratica; poiché troviamo memoria che ai 7 di Novembre di quell’anno leconomo del convento diede 13 «bolognini» a un ser Placido per man del fator di Spoleti (3) per una scomunica per causa della neve (4). Probabilmente qualcuno sarà incappato nel bando e gli fu applicata la minacciata scomunica.

    Ma con tutto ciò il bando restò in seguito senza effetto. Le speranze del preposto D. Teodoro da Mortara andarono fallite, perché il popolo non volle abbandonare il suo solito divertimento. Del bando se ne ridevano, e a Trevi non c’era forza sufficiente per farlo rispettare.

    (1) Archivio delle 3 chiavi N, 252 f: 33 t.

    (2) ivi.

    (3) A Spoleto i Canonici Regolari Lateranensi erano nel convento di S. Giuliano, sul Monte Luco; poi anche a S. Ansano.

    (4) Archivio delle 3 chiavi — N. 252 f: 53t.

    <126>

    Infatti la Corte del podestà era composta di appena 6-8 persone, mentre gli assalitori erano parecchie decine!

    Nel 1571 il preposto D. Gabriele da Piacenza deve con dispiacere riconoscere che il bando quasi mai si èpotuto applicare, specialmente perché i preposti si mutano ogni due anni, e nel breve periodo della loro carica non si danno premura di prender conoscenza delle carte del loro convento e delle memorie lasciate dai loro predecessori: «non se curano tanto de legger li memoriali». Sicché i trevani prendono coraggio e si fanno sempre più importuni, «e quasi vengono a farci violentia con dir sempre essere stata tale usanza di dar loro la bona mano a simili hiorni. E non solo vengano li giovanetti figliuoli in grossa compagnia, ma, dopo loro, vengano li giovani grandi e homini di maggior età a far mile insolentie alle porte tanto di giesa, come di caxa (casa); de maniera che questo anno del 1571 fu forza rendersi a dargli la bona mano (1), e del precetto di Spoliti se ne facevano beffe; anzi se non ge se dà quello che vogliano, dicono esser usanza di donar loro un fiorino. Per tanto io D. Gabriel da Piacenza al presente quà prevosto mi deliberaj se dovessi mandar a posta a Roma de non tolerar piùquesta presuntuosa insolentia. Perciò in caso che io non ritornassi più alla cura di questo locho, siano avertiti li Revdi: Prevosti provedergli al meglio che sanno o per via di Roma o per via di Perosa. Io mandaij a pigliar la corte del podestà ma non ci pnoteti far cosa buona, per esser li trevani in numero piùde sexanta persone. De modo che tanto non vi potetti reparare, che bisogné donar loro tre «paoli» (2).

    Onde la fastidiosa e tragicomica usanza ccontinuò indisturbata ancora per molti anni. Fino nel 1574 troviamo: «Data di bona mano alla prima neve alli giovani treviani: bajocchi 25».

    Oltre a ciò sono venuto a conoscenza di un curioso documento del 1541, che mi pare possa riferirsi agli episodi della neve.

    Un Liberato di Lucangelo Ottaviani da Trevi, aveva percosso e bastonato un tal D. Filippo, Canonico delle «Lagrime». Il reo, che per questo fatto era incorso nell’interdetto, si decide a chieder perdono alla sua vittima, in presenza del Vicario e del fattore delle

    (1) Archivi o delle 3 chi a v i – N. 249. 1571 — Gienaro. Per tanti dati a certi giovini trevani quali venero con la neve per mani di P. Isidoro, in tutto 10 denari.

    (2) Ivi, N. 253.

    <127>
    «Lagrime», in forma solenne, e con una ceremonia impressionante.

    L’Ottaviani, dietro all’altare maggiore della chiesa, con inter-vento del notaio e di testimoni, si prostra a terra, con le braccia distese e con una corda al collo (cum capistro ad gulam) dinanzi al Canonico da lui percosso. Questi tiene in mano i capi della corda (1): come a dimostrare che dibende da lui la vita o la morte del reo, il quale chiede perdono umilissimamente della sua colpa.

    Allora i Canonici presenti, vista la sua umiltà e considerata la sua ignoranza — piùgrande, forse, della sua malizia — con le dovute formule ecclesiastiche l’assolvono dall’interdetto. Ma, per porre un freno alla nequizia di chi volesse in avvenire osare altrettanto, l’Ottaviani deve promettere di non piùoffendere, finché vivrà né con parole, né con atti i Canonici delle «Lagrime», presenti e futuri. Ed egli lo promette, sotto pena di 200 «ducati» d’oro, da dividersi tra il comune di Trevi, la società dei notari, l’ufficiale che farà l’esecuzione ed i Canonici che fossero stati offesi (2).

    Non posso dimostrare in modo assoluto che questo documento si riferisca ad uno di quei trevani che, per la prima neve, assali-vano i Canonici. Ma e per la data — 21 Gennaio — e per i termini nei quali l’istrumento è redatto — specialmente dove si dice di voler dare un esempio anche ad altri — non mi sembra azzardata l’ipotesi che sia questo un documento di piùsulla strana consuetudine di cui dà qui la notizia.

    Quale fatto potesse dare pretesto all’origine del barbaro divertimento non saprei dire; né trovo documenti che facciano al caso. Forse può mettersi questa usanza in relazione col fatto che la prima manifestazione della Madonna delle lagrime avvenne il 5 d’Agosto; giorno dedicato alla Madonna «della neve» così detta secondo la tradizione sull’origine della chiesa di S. Maria Maggiore in Roma.

    ____________________________

    (1) Era questo il cerimoniale in uso allora, come prima e più tardi. Trovo per esempio, in un atto del 13 Gennaio 1456 che D. Valentino Salvi (che fu poi uno dei cappellani delle «Lagrime») assolve un tale che aveva bestemmiato Iddio, la Madonna e S. Caterina, dopo che il reo si è inginocchiato, con una cinghia al collo. (Archivio notarile Trevi — To: 91 f: 43). Similmente i ribelli del Kent, ai quali la regina d’Inghilterra Maria «la cattolica» volle far grazia della vita, dovettero, in numero di 400, «comparire dinanzi a Maria col laccio al collo e chiedere ginocchioni perdono; dopo di che vennero graziati» (1554) (L. Pastor, Storia dei papi, cit: Voi: VI, pag: 186).

    (2) Archivio notarile -T r e v i — To: non numerato (1508-1551) f. 120. Sono atti di diversi notai; manca però ogni indicazione di nomi. Ho potuto tuttavia accertare, per confronti paleografici, che questo istromento da me citato è del notaio trevano Andreangelo Marj.

    <128>

    E — cosa strana — a Roma stessa la festa della Madonna «della neve» che si celebrava ogni anno in quel giorno, nella cappella Borghese, dette origine a indecenti gazzarre, per cui la si sospese (1). Le scenate di Trevi erano un’eco di quelle di Roma? O forse il candido abito dei Canonici delle «Lagrime» richiamava alla fantasia dei giovani trevani il candore della neve, e con questo volevano stranamente metterlo a paragone e su questo scherzare a modo loro? Sono tutte ipotesi per tentare di trovare la genesi della strana consuetudine.

    Più che altro, però io crederei che potesse trovarsi una spiegazione psicologica di questa specie di follia collettiva, nella sovreccitazione allegra e rumorosa che lo spettacolo della neve, non frequente da noi, come altrove, produce così nelle persone singole — e specialmente nelle più giovani — come nelle folle. Onde neanche ora ci meravigliamo se — quando una rara nevicata copre le piazze e le vie delle nostre piccole città — non i ragazzi soltanto fanno alle pallate e si rincorrono e si colpiscono con gli innocui proiettili! Che, se tanto avviene oggi, è lecito supporre che ben più scapigliate e sfrenate fossero le dimostrazioni di gioia quasi pazza, a quei tempi nei quali tutte le manifestazioni della psiche umana erano esagerate fino all’esasperazione. E i Canonici delle «Lagrime» lo sapevano per prova!

    ***

    E qui mi viene alla mente —e forse non fuor di luogo — un episodio storico, che potrebbe essere a con-ferma della spiegazione psicologica da me tentata per la strana consuetudine trevana.

    Nel carnevale del 1417, in Spoleto, una grande schiera di gentildonne e di cittadine delle migliori, in maschera, giocavano alle palle di neve. E, così giocando, andarono fino al municipio; ne forzarono le porte, e, discacciati i «priori» a furia di pallottole di neve, sedettero in luogo di essi fino a sera (2).

    Ravviciniamo questo fatto a quello che si verificava a Trevi ad ogni prima neve, e piùpunti di contatto ci serviranno a dimostrare che anche quella era una pazzesca manifestazione della folla imbizzarrita.

    Non so come e quando la «guerra della neve» scomparisse dalle

    ____________________________

    (1) Ernesto Mancini, «Neve d’Agosto» in «Giornale d’Italia», 5 Agosto, 1924, N. 186.

    (2) Achille Sansi, Storia del comune di Spoleto, Foligno, Sgariglia, 1879, Parte I, pag: 292.

    <129> usanze trevane. Dopo il 1574 non abbiamo su di essa altri documenti. Onde è a credere che — dopo quasi tre quarti di secolo — il pubblico trevano si persuadesse che, se per tutti sotto la neve c’è il pane, non era né giusto, né umano che quei poveri religiosi ci trovassero invece … le legnate!

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    087

  • Comune Trevi – Relazione Clitunno e Sportella

    www.clitunno.it

    RELAZIONE

    DELLA

    COMMISSIONE NOMINATA DAL
    CONSIGLIO MUNICIPALE

    DI TREVI

    li 30 Novembre 1885 per riferire sulla sistemazione DEL FIUME CLITUNNO E SPORTELLA

    FOLIGNO
    STABILIMENTO TIP. PIETRO SGARIGLIA 25 Agosto 1886

    [ I numeri in grassetto tra parentesi acute

    < >

    indicano le pagine dell’opusscolo originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]

    <3>

    UNA eterna questione tra la famiglia Sermattei Della Genga ed il Comune di Trevi, mai agitatasi avanti ai Tribunali, ma neppur mai risoluta dalle trattative di Gabinetto, esiste da mezzo secolo sul fiume Clitunno, le cui rarità furono cantate dai poeti di tutti i tempi, ma i cui benefizi pochi ebbero a riconoscere, ed i cui danni molti a deplorare. E su questa eterna questione siamo noi chiamati a pronunziare forse lultima parola per il Municipio di Trevi che speriamo vorrà trarne argomento e linea di condotta definitiva per l’avvenire.

    Noi ci studieremo di riepilogare i fatti della controversia e trattare colla maggiore possibile sobrietà i quesiti che da essi scaturiscono per naturale e legittima conseguenza: e secondo che meglio sembrerà a noi nell’interesse del nostro Comune, concluderemo.

    Per istromento 9 Febbraio 1806 notaro Bassetti il Comune di Trevi ebbe dalla S. Congregazione del Buon Governo in enfiteusi perpetua i molini ad olio ed a grano, compresa la pesca del fiume Clitunno, una volta di proprietà del Comune medesimo e che allora per sovrano rescritto spettavano alla Cassa di amministrazione dei beni destinati alla dimissione dei debiti delle Comunità. Il canone netto da qualsiasi peso e colla manutenzione a carico del Comune fu di scudi 600.

    Nel 1827, la Commissione incaricata della dimissione del debito delle comunità, pose in vendita il dominio diretto dei molini ossia il diritto di percepire dal Comune di Trevi gli scudi 600 annui, nonché il diritto di pesca nel fiume.

    Questo dominio diretto fu acquistato dal Sig. Giuseppe Franceschini per il patrimonio privato di Sua S. Leone XII. Quando il Trevano <4> Municipale Consesso seppe che il Pontefice aveva fatto il prezioso acquisto, si diè premura di offrire a lui la vendita e cessione anche del dominio utile a Trevi pertinente onde completa e libera da vincoli di sorta fosse la proprietà dei molini in Annibale Della Genga Leone XII. Questo atto di sudditale ossequio fu graditissimo al Papa, il quale incaricò l’agente del suo privato patrimonio Sig. Giuseppe Franceschini, di trattare l’acquisto di quanto eragli stato dal Comune proferito.

    E Monsignor Mattei Segretario della Sacra Congregazione del Buon Governo incaricato dal Municipio Trevano da un lato, e Giuseppe Franceschini nella qualifica di cui sopra dallaltro, vennero a trattative tra loro e dopo molto esame e giusta ponderazione convennero e stabilirono che invece del prezzo dell’utile dominio, il patrimonio privato del Papa avrebbe assunto l’obbligo di rassegnare alla comunità di Trevi un capitale in censi, canoni o consolidati di scudi 340 annui liberi e non soggetti ad alcuna ritenzione.

    Ciò convenuto si stipulò tra essi nelle rispettive qualifiche suespresse, l’istromento di vendita del dominio utile dei molini Faustana dal Comune di Trevi a favore del patrimonio di Sua Santità li 1 Ottobre 1827 per atti del Notaio Bartolomeo Offredi di Roma. Le condizioni previste ed apposte al contratto furono molte e saggissime; e sembra impossibile a chi esamini quellistromento, il persuadersi che da esso e specialmente dall’articolo 5 del documento possa essere sorta tanta contestazione da occupare la mente o l’opera di un Municipio e della Famiglia Genga per oltre 60 anni, a prescindere dalle continue preoccupazioni della Superiore autorità amministrativa.

    Lo spurgo e la manutenzione del fiume Clitunno, (e lo dimostreremo ), è stata sempre dal Municipio di Trevi sostenuta a proprio carico, per il tratto che esso fiume percorre nel territorio suo. Nè questo fatto era ignoto a chi stipulò l’istromento, giacchè nella parte narrativa dell’atto si dice che l’offerta di scudi 340 per parte del Sig. Franceschini fu riconosciuta giusta da Monsignor Mattei e vantaggiosa alla Città di Trevi, non meno per gli esposti rilievi, che per gli oneri quali vengono assunti dallacquirente o fra essi specialmente quello di cui al successivo N. 5 delle dichiarazioni. Ed è perciò che le parti contraenti stipularono all’art. 5 dell’istromento quanto segue: “La manutenzione degli argini e delle rive del fiume, la ripulitura del letto ed altro occorrente, sarà a carico del patrimonio privato di Sua Santità entro quei limiti cui era tenuta la comune di Trevi;. Tale articolo fu interpetrato dai Sig. Marchesi Sermattei a proprio vantaggio; essi intesero che l’istrumento parlando dei molini anche la clausola della manutenzione

    <5> dovea riferirsi restrittivamente ai molini ed ai bisogni di questi; tanto più, secondo essi, che quando il Comune dava in affitto i molini era tenuto l’affittuario alla ripulitura del fiume, e quindi arbitrariamente interpetrarono che fosse loro dovere di mantenere il fiume solo dal ponte di S. Lorenzo a quello di via nuova. Come dimostreremo, questo apprezzamento dellatto di vendita suddetta risultava errato agli occhi anche di un miope osservatore, eppure la passione e linteresse velarono quelli dei Marchesi Sermattei ed oscurarono la fama meritamente da essi acquistatasi di moderazione ed imparzialità. Mossi dalle loro strane opinioni sull’articolo 5 contestato i signori Della Genga trascurarono la manutenzione del fiume; e la trascuranza giunse a tal punto che prestissimo i limitrofi proprietari del fiume ne risentirono i malefici effetti. Gravissimi danni alle proprietà recati dal fiume non espurgato provocarono un’infinità di reclami immediatamente, alcuni dei quali importantissimi o per la sostanza e per le persone e per le questioni che essi additavano.

    Tra i tanti reclami antichi e recenti ( giacchè ve ne furono in tutte le epoche, alcuni dopo la vendita fino ai dì nostri come si rileva dagli atti) è prezzo dell’opera riportare quello avanzato al Sig. Gonfaloniere di Trevi li 9 Ottobre 1836 dai principali ragguardevolissimi possidenti e Cittadini Trevani. Esso si esprime così “Illmo Sig. I danni rimarchevoli che i sottoscritti possidenti ricevono in modo insopportabile dalle acque del Clitunno e della Sportella, esigono un fondamentale e sollecito riparo. Il primo aumentato anche nella trascorsa ed attuale stagione piovosa dalla quantità delle sue acque sorgive, non entra più nell’alveo a cagione delle tante erbe delle quali è ingombro, delle lamate, dei riempimenti ed altro che ne stringono soverchiamente la sezione. La seconda è ripiena di erbe, di sterpi, di spine, di lamate, che non può in alcun modo contenere le solite acque. Da tutto ciò consegue filtramenti degli argini, traripamenti delle sponde, e deperimento nelle piantagioni, dilamazione, e sgrottamenti continui negli stessi argini e sponde, e quindi guazzo nei campi e nelle fosse. Rimedi unici a tanti mali sarebbero espurgo delle erbe, sterpamenti, rettifilazione a dolce scarpata, escavazione, e remozione dei ridossi, sostegni con passonate e con rinfianchi. Tali rimedi poi sarebbero inefficaci allo scopo se si eseguissero in parte e non in tutta la linea dei due nominati corsi e se si facessero precari ed incompleti. E siccome il Clitunno è il movente dei pubblici molini di Trevi, e la Sportella è il recipiente delle acque di scarico dei medesimi, così i possidenti oratori ricorrono alla V. S. Illustrissima, che si degnamente regge le sorti della Comune di <6> Trevi, affinchè voglia degnarsi di far togliere gli esposti danni col fare eseguire glimplorati restauri; del che gli esponenti non dubitano per la ben nota giustizia della S. V. Illma, la quale non soffrirà certamente che ulteriori mali siano inferiti ai tanti terreni che stanno ad immediato e mediato contatto dei fiumi Clitunno e Sportella.„ “Giacomo Valenti, Isidoro Valentini, Giuseppe Passerini, Nicola Prior Lupacchini, Luigi Pariani di Spoleto, Mattia Paolelli, Giovanni Agostini, Francesco Muzzi, Ponziano Orsini, Francesco Gasparini agente Marignoli, Pietrantonio Gaudenzi, Gaetano Gaudenzi di com.e di Francesco Giardini, Pasquale Martelli di com.e di Carlo Mattioli di Parrano, Vincenzo Mattioli, Francesco Petrucci di com.e di Elisabetta Orsoletti e di com.e di Dionisio Petrucci, Emiliano Canc. Arredi Camerlengo della Collegiata di S. Emiliano, Francesco Pariani. Per la casa Martinez Michele Alamanni. Per la Famiglia Conti Valenti ed Arcidiacono Cianconi, Luigi Bianchi di Commissione„.

    Il reclamo meritava di essere riportato, perchè esso è lo specchio più fedele dei mali antichi e presenti, derivanti dal fiume Clitunno, e perchè contiene un preciso programma di azione per rimediare i medesimi mali. Il Municipio Trevano s’interessò subito con amore e lodevolissima sollecitudine della grave controversia ed espose alla Superiorità lo Stato delle cose, i diritti del Comune, gli obblighi dei Sermattei, invitò questi all’adempimento dei loro doveri e deglimpegni assunti nel contratto di vendita. Ma tutto riuscito inutile, già si dava mano allo vie giudiziali, quando morcè i buoni offici del Delegato Apostolico di Spoleto, il 25 Febbraio 1839 fu deciso fra il Comune e la Famiglia Genga di rimettere la decisione dell’interpetrazione dell’articolo 5 del contratto di vendita, a tre arbitri nominati uno per ciascuno dalle parti ed uno dal Delegato, ed il cui lodo fosse inappellabile. Questo istromento di compromessa fu stipolato nell’epoca sud: a rogito del Notaro Ubaldi Spoletino. Per volontà degl’arbitri e delle parti il 6 e 9 Giugno 1839 il lodo fu prorogato al 15 Agosto detto anno: ma la sentenza arbitrale non venne per morte di uno degli arbitri e le cose ritornarono allo stato quo ante si in fatto che in diritto: donde nuovi danni, nuovi reclami, nuove trattative, a seguito delle quali il 6 Novembre 1846 fu conchiuso tra le parti contendenti un contratto, mercè il quale in vista solo dellurgenza di provvedere e con reciproca protesta di provvisorietà, e dintegrità dei propri diritti, lo spurgo del Clitunno dal confine di Trevi con Pissignano fino al Ponte di S. Pietro, dovea essere a carico del Comune di Trevi; dal ponte di S. Pietro in Bovara fino a quello di Pietra Rossa dove rientra la Sportella; a carico della Famiglia Sermattei;

    <7> da questo punto fino al confine di Foligno, a carico del Comune. Questa convenzione di carattere tanto provvisorio sul principio ebbe utile effetto; in seguito restò pressochè lettera morta perchè lavori sostanziali non abbisognarono. Ma a poco a poco i bisogni ricomparvero in ragione diretta della trascuranza di spurgo e manutenzione del fiume; ed i reclami nonchè le giuste lagnanze per danni sofferti ricominciarono e si accrebbero a dismisura prima e dopo che dalla autorità competente fu concessa al Sig. Francesco Francesconi, l’esercizio di un molino presso il Casco dellacqua, animato dalle acque del Clitunno. Molti proprietari danneggiati portarono la loro esasperazione al punto di ritenere che unica causa ai loro mali fosse il molino nuovamente eretto dal signor Francesconi, il quale a seconda di essi, inalzando il pelo d’acqua al suo opificio farebbe rigonfiare il fiume e riversare le sue acque nelle adiacenti campagne con immenso danno di queste. I reclami furono diretti o al Comune e alla Prefettura di Perugia e questa con nota 13 Agosto 1876 N. 13783 affidò al Comune di Trevi lincarico di diffidare subito la famiglia Della Genga a fare lo spurgo ed a regolarizzare le ripe e gli argini in un periodo non maggiore di due mesi dal fatto diffidamento; e di diffidare i frontisti a mettere in tempo non maggiore in buona condizione, le strade rurali che giacciono al di quà e al di là del Clitunno, porre paratoie a bilico sugli scoli di campagna dalla parte sinistra del Clitunno che ora, differentemente dal passato che mettevano capo in scolatori appositi, si sono immessi direttamente nel fiume. E ritenne la richiamata lettera prefettizia che l’esame per la revoca della concessione fatta al Sig. Francesconi, chiesta da alcuni frontisti interessati, non potesse farsi se non previo deposito da eseguirsi da essi per le spese d’accesso e di campagna alle quali avrebbe dato luogo l’intervento degli ufficiali del genio civile, ed in ogni caso dopo che la Famiglia Genga avesse adempiuto il suo obbligo di espurgare il fiume Clitunno, per vedere se lo spurgo fosse stato sufficiente a fare cessare i lamentati danni. Tutti i mezzi che amministrativamente poterono prendersi in seguito dellordinanza prefettizia furono presi; ma non valsero a smuovere i Sermattei dall’attitudine presa da oltre 60 anni in tale questione. Tanto che la Prefettura di Perugia in una lettera 9 Ottobre 1884 N. 24514, colla quale si rispondeva ad un ricorso avanzato dal Sig. Natalucci Giuseppe, in ordine agli stessi danni del Clitunno, disse. “Esaminati gli atti di quest’officio ho rilevato che la questione attuale è al tutto simile a quella di 9 anni or sono; che anche allora il Sig. Natalucci fu uno dei reclamanti contro la mancata manutenzione del fondo e delle ripe del Clitunno; e che in seguito alle relazioni del <8> genio civile, la prefettura emise le determinazioni contenuto nella nota 13 Agosto 1876 N. 13783 per le quali s’incaricava il Sindaco di Trevi, di diffidare il Sig. Sermattei a espurgare entro due mesi il canale, e i frontisti a mettersi in regola in ordine alle condizioni delle strade e degli scoli naturali. Ora, se le intimazioni ordinate allo scopo di tentare di definire l’insorta vertenza in via amministrativa furono infruttuose, siccome trattasi di obblighi assunti con un contratto e delle interpretazioni del medesimo, così crede il sottoscritto di non potere emettere ulteriori provvedimenti in proposito, dovendosi dagli interessati far risolvere la questione dallautorità giudiziaria” Frattanto moriva in Assisi il Marchese Antonio Sermattei e lasciava il molino la Faustana alla Congregazione di Carità d’Assisi per mantenervi coi redditi un orfanotrofio maschile che da lui ebbe il nome. E il Comune di Trevi intavolò subito delle pratiche con quella Congregazione di Carità per risolvere la tanto dibattuta questione, sperando di trovare in una pubblica amministrazione la moderazione di sentimenti, la giustizia dapprezzamenti, correntezza negli affari che mancano tal volta a privati cittadini. Ma la Congregazione di Carità d’Assisi, dopo vari tentennamenti, con lettera 18 Agosto 1885 N. 707 partecipò al Municipio che con istromento 17 Agosto 1885 rogito Giuseppe Antonini di Perugia, essa aveva venduto a Serafino Bonaca, l’utile dominio dei molini della Faustana e possessione adiacente, e che a cominciare dal 1.° Gennaio 1886 l’acquirente dovea pagare l’annuo canone di £ 1865,54 al Comune, e dovea adempire qualunque onere da essa amministrazione ereditato sulla manutenzione o spurgo dei canali dimmissione e di scarico del Clitunno. In seguito di che l’Amministrazione Comunale nostra non mancò di diffidare il Sig. Bonaca Serafino per ladempimento degli oneri assunti; e da questo non si ebbe ancora definitiva risposta in proposito. Frattanto veniva elevata in seno al Comunale Consiglio la questione attuale; ed esso con deliberazione 30 Novembre 1885 nominò la Commissione composta dei sottoscritti per lo studio di essa e la relazione al Consiglio medesimo. Questi sono i fatti fedelmente esposti, che noi vaglieremo col massimo rigore e colla più scrupolosa imparzialità.

    É un fatto accertato anche dall’ispezione dei sottoscritti sul luogo, e notissimo a tutti, lo stato deplorevolissimo del Clitunno. Prima e sicura causa di esso è la mancanza di manutenzione e di spurgo fin dall’epoca o quasi, in cui il Comune di Trevi vendette i molini della Faustana al patrimonio privato dì Sua S. Leone XII. Nè su questa causa può nascere dubbio alcuno, quando si rifletta solo, che le acque del fiume Clitunno per le molte erbe, riempimenti o frane, che stringono <9>
    soverchiamente la sezione e rialzano il fondo del canale non possonoessere contenute in questo; e la Sportella anchessa in alcuni tratti presenta gli stessi inconvenienti del Clitunno. Perciò sono inevitabili tutti quei danni, che vengono si ben descritti nel surriferito reclamo dellOttobre 1836; e quel fiume che se ben tenuto potrebbe essere causa di fertilità alle adiacenti campagne, ne è invece ora la desolazione. Ma gli attuali proprietari frontisti hanno creduto che i danni arrecati dal fiume siano provocati dall’esistenza della mola del Sig. Francesco Francesconi, dappoichè essi ritengono che l’inalzamento del pelo d’acqua ( principale motivo di lagnanze) è conseguenza della diga posta alla corrente a seguito della concessione governativa fatta allo stesso Sig. Francesconi. Il voler affermare che ciò sia vero, non è di nostra competenza, sibbene di ingegneri idraulici, che soli potrebbero dare un giudizio certo su questa materia. Ma è certo che la mancata manutenzione del fiume è causa effettiva di danno perché anche prima della concessione della mola al Francesconi le lagnanze vi furono egualmente, come lo dimostrano i fatti esposti nella narrativa della presente relazione; anche allora si affermava dai frontisti danneggiati che la mancanza di spurgo faceva straripare il fiume e questo allagava le vicine campagne con loro massimo detrimento. Anzi noi riteniamo, come lo ritenne la Prefettura dellUmbria nella sua lettera al Comune di Trevi 13 Agosto 1876 N. 13783, che ultimandosi le opere le quali fanno carico oggi al Sig. Bonaca Serafino, proprietario della mola della Faustana per restituire il Clitunno nel suo stato normale, i danni e glinconvenienti che si lamentano, se non per cessare, siano tutti per diminuire. Che il mancato spurgo sino ad oggi sia per lo meno con causa dei danni suddetti è dimostrato ancora dal fatto che tali danni non si verificavano nè quando il Comune di Trevi prima della vendita dei molini della Faustana, manteneva colla massima diligenza il fiume per tutto il territorio trevano, nè quando a dichiarazione della stessa Giunta Municipale di Trevi ( verbale ed adunanza 26 Agosto 1845) i monaci olivetani proprietari dei beni oggi di Martinez, per ciò che interessava ad essi, ripulivano il così detto fiume vecchio. E giacche l’oggetto principale della nostra relazione è il vedere a chi spetta la manutenzione del fiume Clitunno e Sportella e come si debba provvedere, più che di constatare se la mola Francesconi sia causa o meno di danno anchessa, dopo avere con sicurezza di non errare dichiarato che una gran quantità dei danni proviene dalla pessima condizione del Clitunno, vediamo a chi spetti la riduzione di esso al pristino stato.

    È incontrastabile in fatto che nè i frontisti nè gli adiacenti al <10> fiume, meno i monaci di Bovara suddetta che operarono sponte sua, abbiano fatto, nè siano stati tenuti a fare alcuna spesa nel corso del Clitunno; solo il Comune lo ebbe realmente. Si legge nei capitoli antichi 1662 per le così dette cavatine da farsi per ordine di Monsignor governatore di Perugia cui Trevi era soggetto: “In prima i fiumi del Clitunno o acqua viva e Sportella se debbano cavare per fuoco secondo l’antica consuetudine della nostra terra per l’interesse del mulino comune a tutti concorrendoci generalmente tutti di qualsivoglia sorta, preminenzia o privilegio, conforme al breve di N. S. diretto al Sig. Governatore.” Abbiamo inoltro in Archivio una istanza dei possidenti ed aggiacenti del fiume Clitunno delle Ville di S. Maria in Valle e Matigge, che chiedevano alcuni lavori di manutenzione nel tratto compreso fra il ponte di Pietrarossa ed il Casco dell’acqua. Sotto a quest’istanza che è senza data si legge un favorevole parere dato il 13 di Novembre 1806 dal Perito Clemente Sidoni per incarico ricevutone dal magistrato di Trevi. Questa domanda fu poi rinnovata il 23 Dicembre 1806 ed i richiesti lavori furono forse eseguiti nel Febbraio 1807, perchè si ha colla data del 15 di quel mese una nota di spese fatte per risarcire le ripe del fiume Clitunno, senza alcuna indicazione del tratto o dei tratti in cui vennero eseguiti i lavori. Dalle istanze e dal parere peritale risulta pure che i lavori dimandati non erano altro che la prosecuzione di altri incominciati l’anno innanzi nella parte superiore del fiume. In archivio si è ancora rilevato esistere una nota di spese firmata da Girolamo Pariani, per la quale nei mesi di Giugno, Agosto e Settembre del 1809, fu a carico dell’Amministrazione dei molini della Faustana allora di proprietà utile del Comune di Trevi, dilatato il Clitunno dai confini di Foligno a destra, e dai confini di Montefalco a Sinistra, persino al ponte di Pietrarossa. Questi lavori di dilatazione furono proseguiti fino ai confini di Pissignano nei mesi di Marzo, Aprile, Maggio del 1811, come risulta da un altra nota di spese dei Deputati Feliziano Rossi di Trevi e Costantino Costantini di Fabbri. Si sono trovate inoltre altre due note una delle spese fatte dall’affittuario dei Molini Antonio Natalini per lo spurgo del fiume sotto il ponte di via Nova negli anni 1819 – 20 – 21, ed un’altra firmata da Pasquale di Pietro Deputato per la spesa occorsa nel 1821 al riattamento della ripa del Clitunno dalla parte di levante sopra il ponte di Pietrarossa. Risulta da una lettera diretta il 16 Gennaio 1817 al Gonfaloniere di Trevi dai deputati della Prefettura delle Acque, che per evitare i danni prodotti dal Clitunno nei terreni aggiacenti in Vocabolo le Coroncelle, occorreva livellare ambe le sponde del fiume dal ponte di Pietrarossa

    <11>
    andando in fino al Casco dell’Acqua; che per altro questa operaziór restava a carico della Comune, come proprietaria di esso fiume, e che in fatti in altre occorrenze aveva fatto eseguire altri lavori col prodotto dei molini. Il 19 Maggio 1819 un tal Benaducci del Casco dell’Acqua si rivolgeva al Gonfaloniere di Trevi, perchè facesse riparare una frana avvenuta nella sponda destra del Clitunno. In data 6 Dicembre 1820 il perito geometra Tito Maurizi per incarico avutone dal Comune di Trevi per mezzo di una deputazione nominata allo scopo di far riconoscere lo stato bisognoso del fiume Clitunno, precisamente per quel tratto che scorre nel territorio di Trevi, compilò un progetto generale e perizia dei lavori occorrenti nell’alveo e sponde del fiume dal confine di Foligno fino a quello di Pissignano. Questo progetto e perizia furono modificati dall’ingegnere di Delegazione Giovan Battista Giacomo Tancioni con relazione del 21 Luglio 1821 che riportò l’approvazione della Sacra Congregazione del Buon governo in data 14 Novembre dell’anno medesimo. I relativi lavori vennero dal Comune di Trevi appaltati al Conte Monte Luigi Valenti per la somma di se di 176 come risulta dal verbale di aggiudicazione del 17 Gennaio 1822 e furono dallo stesso Valenti per la massima parte eseguiti prima del 2 Settembre dello stesso anno, in data del qual giorno abbiamo un collaudo del perito Paolo Campili.

    Da tutto quanto sopra, apparisce fino alla evidenza che il Comune di Trevi prima del 1827 epoca della vendita dei molini della Faustana alla Famiglia Sermattei, mantenesse gli argini e le ripe del fiume Clitunno, ne ripolisse il letto e facesse tutti gli altri lavori di manutenziono in tutto il tratto che percorre il territorio trevano ossia dal confine di Pissignano fino a quello di Foligno. Mettiamo in relazione questo fatto certo colla parte narrativa dell’istrumento di vendita dei molini 1.° Ottobre 1827, rogito Offredi, nella quale si dice che M. Mattei Segretario della Sacra Congregazione del Buon Governo, agente per il Comune trovò giusta la proposta di annui scudi 340 in luogo del prezzo dei molini, per le gravose condizioni assunte dal compratore Genga e specialmente per quella di cui all’articolo 5 dellistromento stesso che dice “La manutenzione degli argini e delle ripe del fiume, la ripulitura del letto ed altro occorrente, sarà a carico del patrimonio privato di Sua Santità entro quei limiti cui era tenuto il Comune di Trevi,, e si dedurrà per corollario imprescindibile e necessario che se il fiume era mantenuto ed espurgato dal Comune Trevano per tutto il territorio suo, in questi stessi limiti sarà tenuto iacquirente Sermattei, ora Sig. Serafino Bonaca compratore dei ruolini che provocarono tanta agitazione. <12> E tanto più manifesta apparirà la volontà dei contraenti del 1. Ottobre 1827, dalla parte dellistromento che prepara la stipolazione e che adduce le ragioni di essa, in cui si dice ragionevole e giusto il prezzo perché gravose le condizioni imposte al compratore e specialmente quella sulla manutenzione contemplata dallarticolo 5.° dell’istromento medesimo. E la Congregazione di Carità di Assisi succeduta per testamento al Marchese Sermattei Antonio, venne esplicitamente e senza accorgersi che con ciò ribadiva e sanzionava il diritto e le ragioni del Comune di Trevi, a riconoscere quell’obbligo così chiaro e così conculcato fino allora, quando chiese alla Commissione consorziale per l’accertamento delle imposte dirette in Trevi che al reddito del fabbricato del Molino la Faustana ‘venissero detratte £ 1000 annue per il mantenimento e ripolitura del fiume Clitunno, il cui carico ( al dire di essa Congregazione ) non era addossato allaffittuario Sig. Bonaca, ma restava esclusivamente per conto del proprietario,,. Nè l’istromento di compromesso 1846 (6 Novembre) tra il Comune e La Genga stipolato, per il quale il Comune si addossò una parte della manutenzione del fiume, modifica in modo alcuno i rapporti giuridici creati dall’istromento di vendita del 1827 ed i diritti acquistati dal Comune; giacché il compromesso suddetto del 1846, fu fatto con reciproca ed assoluta protesta di provvisorietà ed in vista dellurgenza non solo per parte dei contraenti ma anche della Superiorità che con questa espressa condizione lo sanzionò dalla sua approvazione. E perciò il Sig. Bonaca Serafino è l’unico obbligato a riparare il fiume, l’unico responsabile dei danni provenienti dalla mancanza delle opere che a lui incombono come successore per contratto alla famiglia Sermattei.

    Per il contratto di vendita dei molini 1.° Ottobre 1827 stava a carico dei Sermattei, ed oggi sta a carico del Sig. Bonaca la manutenzione del canale la Sportella, perché il §. 3.° del detto istromento parla così: “Facendosi la detrazione dei pesi e spese inerenti ( come ragione persuade ) alla somma di scudi 606 allanno e cioè scudi 600 per il canone e 6 almeno un anno per l’altro per i restauri del fiume Sportella il profitto in un…” ciò che dimostra appieno l’onere impostosi dal compratore.

    Ma il 30 Marzo 1865, venne in vigore la legge sui lavori pubblici, la quale fra le altre disposizioni contiene puro al tit. 3.° quelle che riguardano le opere intorno alle acque pubbliche. Larticolo 96 della legge contempla le opere di 3.a categoria e dispone: “gl’interessati riuniti in consorzio provvedono alle opere e sostengono le spese a) per difendere le ripe dei fiumi non arginati e delle loro diramazioni, <13> ancorchè navigabili, come anche le rive dei torrenti dalle corrosioni che mettono in pericolo l’interesse di molte possidenze; b) per le arginature parziali di qualche tratto di fiume e per quelle dei piccoli corsi d’acqua d’interesse di un limitato territorio. “L’articolo 98 contempla le opere di 4.a categoria e dispone: Sono ad esclusivo carico dei proprietari frontisti, salvo ad essi il diritto di far concorrere gli altri interessati secondo le leggi civili: a) gli argini in golena e gli argini circondari e traversanti: b) gli argini e ripari alle ripe dei fiumi e torrenti come a quelle dei rivi e scolatori naturali, che servono di difesa ad una o poche proprietà,,. Secondo la legge suddetta adunque le opere di restauro che si dovrebbero fare nel fiume Clitunno, se si considerano di 3.a categoria sono a carico dei consorzi degli interessati; se di 4.a categoria a carico dei frontisti, siano questi corpi morali o privati. Però la legge non poteva impedire che diversamente le parti e gli interessati stabilissero e perciò dispose provvidamente all’art.° 104: “Sono mantenute per tutto ciò che non riguarda le spese poste a carico dello Stato e delle Provincie dalla presente legge, le convenzioni e le legittime consuetudini vigenti che in qualche località disponessero diversamente da quanto è prescritto negli articoli precedenti: Quando tali convenzioni o consuetudini fossero litigiose od incerte o pel cambiamento delle circostanze fossero rese impraticabili od ingiuste, vengono le medesime rettificate e ridotte conformi alle prescrizioni della presente legge, salvi i diritti agli eventuali indennizzi da esercitarsi innanzi ai tribunali competenti. „ Nella specie, se non fosse esistito l’istromento Offredi del 1827, la manutenzione del Clitunno sarebbe stata a carico degli interessati riuniti in consorzio (in cui sarebbe potuto entrare anche il Comune come proprietario di strade che attraversano il fiume ), se le opere di manutenzione si devono considerare di 3.a categoria ( art.° 96 della legge ); sarebbe stata a carico dei frontisti, se le opere si devono riguardare di 4.a categoria ( art.° 98 della legge ). Ma siccome è intervenuta una convenzione speciale fra il Comune da un lato e Sermattei dall’altro, così questa convenzione fu dalla legge indubitatamente rispettata col succitato articolo 104 e,quindi la manutenzione dev’essere a carico del proprietario dei molini Faustana, che a se con contratto l’ha accollata. La convenzione suddetta, come si è ampiamente dimostrato, non lascia luogo a dubbia interpetrazione; ma la famiglia Sermattei nel suo interesse sollevò delle questioni per le quali sottrarsi allonere gravosissimo volontariamente impostosi; e perciò, per le circostanze delle cose e non per la natura di esse, ricorre l’applicazione dell’alinea. articolo 104 legge suddetta che prescrive non doversi tener <14>
    conto delle convenzioni litigiose od incerte ( litigiosa ed incerta non era, si volle render tale quella con Sermattei ), salvi però i diritti agli eventuali indennizzi da esercitarsi innanzi ai tribunali competenti. Quindi fino a tanto chè il proprietario della Faustana non riconosca gli obblighi suoi pacificamente o non gli si facciano riconoscere con sentenza del competente Tribunale giudiziariamente, la convenzione 1° Ottobre 1827 sulla manutenzione del fiume Clitunno e Sportella, resterà senza esecuzione e la riduzione del fiume starà a carico o degli inteteressati riuniti in consorzio o dei frontisti a seconda delle distinzioni sopranumerate.

    Ciò stante a chi spetterà il diritto, ed a chi incomberà l’obbligo di far rispettare la stipulazione del 1827? Nessun dubbio che il Comune di Trevi abbia questa facoltà e come tutore legale dei suoi amministrati e ex stipulato: crediamo noi che questo diritto non uti universi, sed uti singoli, nel loro particolare ed individuale interesse, spetti a ciascuno che si creda o sia realmente danneggiato dall’inadempimento dell’obbligo suddetto. Il Comune poi avrà il dovere di procurare con tutti i mezzi in via amministrativa l’esecuzione di quel contratto, non però dingolfarsi in una lite che per quanto sicura, andrebbe a vantaggio di alcuni danneggiati ed a carico di moltissimi che non hanno nulla a tutelare in questo giudizio. Il Comune ha il dovere di conformarsi al principio: salvaguardia degli interessi dei singoli subordinati però a quelli della maggior parte; e perciò è chiaro, spettare agli interessati l’obbligo di far rispettare questa convenzione nel modo che crederanno più opportuno. Ed essi pare che abbiano cominciato a provvedere, iniziando giudizio relativo contro il Sig: Francesconi che ritengono unico autore dei danni che da tanto tempo hanno dovuto lamentare; e non spettando a noi l’esaminare se bene od a ragione abbiano contro il Francesconi rivolto le armi loro e se potranno con questo adottato sistema raggiunger lo scopo o se dovea tenersi altro metodo più opportuno al riguardo, così queste indagini verranno completamente omesse.

    Ed ora ci sia lecito, dopo il lungo cammino, dire col Divino Poeta.

    “Per correr miglior acque, alza le vele

    ”Ormai la navicella del mio ingegno

    “Che lascia dietro a se mar sì crudele “.

    E pregare l’Eccellentissimo Consiglio Comunale di Trevi, perchè voglia accogliere le nostre conclusioni. <15>

    1.° “Che il Municipio di Trevi si dichiari estraneo a qualsiasi obbligo di manutenzione e di spurgo od. altro del fiume Clitunno e Sportella, perchè questonere per tutto il térritorio Trevano spettava alla famiglia Sermattei, ed ora appartiene al Sig: Serafino Bonaca come attuale proprietario dei molini la Faustana.

    2.° “Affermi e dichiari il suo diritto come quello dei singoli interessati di far rispettare con tutti i modi permessi dalla legge, la convenzione in proposito stipulata colla famiglia Sermattei il 1.° Ottobre 1827.

    3.° “Inviti la Giunta Municipale a far pratiche sollecite ed energiche in via amministrativa col Sig: Serafino Bonaca perché questi disimpegni gli obblighi suoi, come successore per stipolato alla Famiglia Sermattei primitiva obbligata e riferire al Consiglio Comunale l’esito delle pratiche medesime perchè questo possa provvedere ulteriormente se e come crederà nell’interesse del Comune.

    Trevi, 29 Giugno 1886.

    P. LA COMMISSIONE

    Firmato: GIUSEPPE Dottor UBALDI

    relatore estensore

    Letta dalla Commissione, approvata e confermata da essa; sottoscritta da tutti i suoi membri, menochè dal Sig: Conte Filippo Valenti, che per indisposizione fisica ha dichiarato di non poter sottoscrivere.

    Trevi, li 30 Giugno 1886.

    LA COMMISSIONE

    Firmati ANGELO FRATINI

    CORRADI PIER FRANCESCO Perito Comunale

    GIUSEPPE Dottor UBALDI relatore estensore

    08X

  • Stemmi ignoti

    Stemmi ignoti

    Raccolta di stemmi che non si è in grado di attribuire a famiglie estinte, né a famiglie forestiere:
    si riportano di seguito in attesa di suggerimenti validi.

    (in elaborazione)

    Trevi, Vicolo Lungo, Stemma non identificato Trevi, Vicolo Lungo – Stemma in pietra su portale bugnato Foto30/04/04 -426-56Trevi,Via Roma, Stemma non identificato Trevi, Via Roma 10 – Stemma in pietra su portale bugnato Foto7/04/06 -706-06
    Trevi, Via della Campana, Stemma non identificato Trevi, Via della Campana- Stemma su architrave Foto15/6/06 -710-05 Trevi, Casa Arredi – Stemma dipinto all’angolo del salone con stemma Valentini Foto25/8/06 -703-16

    Trevi, Torre di Matigge Stemma erroneamente attribuito ai Trinci (Vedi nota 2 -Torre di Matigge)
    Foto 30/8/06
    Trevi, Chiesa di S. Emiliano, ricamo su pianeta. Stemma di un priore
    o canonico. (Inedito 2000) Foto 7/8/93 DC 372.16
    Trevi – Chiesa di S. Francesco
    Cappella ex Petroni
    (Inedito 2010-Ferrante Mancini Lucidi – Foto Idem 2010
    Trevi – Casa ex Befani Su trave di camino (Inedito 2014 foto A.Barbini)

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI 05Y-079

  • Chiesa S.Egidio

    Una delle poche non orientate, forse per cambio di assetto in rimaneggiamenti successivi.
    Completamente circondata dall’abitato di Borgo Trevi in forte espansione, anticamente era l’unica costruzione al margine della strada Flaminia.
    In tempi remoti le si affiancò un ospedale per il ricovero e l’assistenza dei viandanti

    Grossi blocchi di pietra riutilizzati negli angoli rivelano chiaramente la loro provenienza di spoglio di monumenti romani.

    Trevi, Italy. Borgo, Chiesa di S. Egidio sulla via Faminia.

    Chieasa di S. Egidio vista nord-ovest

    Trevi, Italy. Borgo, Chiesa di S. Egidio, scavi a fianco della parete est.

    Foto Di Pietrantonio

    Durante lavori di consolidamento e di isolamento nel 1971, lungo la parete est a monte, vennero alla luce sarcofagi in cotto, ora nella Raccolta d’Arte di S. Francesco (inedito 1999).Nella foto a Sx, il secondo da Sx è Italo Battistini, di Trevi, all’epoca funzionario della Soprintendenza di Perugia.

    Trevi, Italy. Borgo, Chiesa di S. Egidio, rinvenimento di sarcofagi.

    Borgo di Trevi Ritorna alla pagina CHIESE

  • Festa per i trevani di Roma

    Trevi – Feste, Cerimonie e Spettacoli d’altri tempi

    Festeggiamenti in onore dei trevani residenti fuori Trevi- 3 ottobre 1948

    Chi c’era >>>

    Le foto

    I fotografi “storici”>>>

    Trevi - Festeggiamenti per i compaesani residenti fuori Trevi 3/10/1948

    Trevi – Via Riccardi -Gruppo dell’Associazione fra i Trevani residenti a Roma

    Trevi - Festeggiamenti per i compaesani residenti fuori Trevi 3/10/1948

    (Foto Carmine, Foligno)

    Trevi, piazza Garibaldi – Sfilata storica – La Rocca

    3 ottobre 1948 (Foto Carmine, Foligno)

    3 ottobre 1948

    Trevi, piazza Garibaldi – carri allegorici – La Rocca

    Trevi, piazza Garibaldi – Carri allegorici: Cannaiola

    Trevi, piazza Garibaldi – Le dame della “Rocca” (Nerina e Maria Gina con il palafreniere Florido)

    Chi c’era >>>

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  • I venerdì della Storia trevana

    Comune di Trevi, Pro trevi, Museo di S. Francesco. Patrocinio: DSPU, Ente Palio dei terzieri

    I venerdì della Storia Trevana Convegno

    Capire il Medioevo

    Parlare, comunicare, vestire

    Chiesa di San Francesco

    Sabato 10 ottobre 2020 ore 10

    Saluti

    Bernardino Sperandio, sindaco di Trevi

    Paola Monacchia, presidente della Deputazione di Storia Patria dell’Umbria

    Sara Zafrani, presidente dell’ Associazione Pro Trevi

    Giuliano Bordoni, Presidente dell’Ente Palio dei Terzieri

    Relazioni

    Elena Laureti, Centro di ricerche Federico Frezzi, Foligno

    Come si parlava a Trevi nel medioevo?

    Un tentativo di ricostruzione linguistica nel campo delle ipotesi

    Vittoria Garibaldi, Storica dell’arte

    Vestire nel medioevo attraverso i dipinti ele sculture

    Maria Gazia Nico, storica, Università degli studi di Perugia

    Società e regole: la legislazione suntuaria ta medioevo e prima età moderna

    Federico Fioravanti, giornalista, ideatore del Festival del medioevo di Gubbio

    Comunicare il medievo oggi alla luce delle rievocazioni storiche medievali

    Ritorna alla Ritorna alla pagina APPUNTAMENTI

  • L

    L’Age d’Or

    personale di Davide Querin

    29 marzo – 31 maggio 2015

    pittura contemporanea al Museo di S. Francesco di Trevi

    a cura di Maurizio Coccia e Mara Predicatori

    Inaugurazione 29 marzo ore 12

  • Fonti del Clitunno – ode di Carducci

    www.clitunno.it

    Alle Fonti del Clitunno

    ode di Giosuè Carducci

    Giosuè Carducci, Valdicastello di Pietrasanta (LU),1835 – Bologna, 1907.

    Riportiamo di seguito la critica pertinente all’ode.

    Le Rime nuove e Le Odi barbare, soprattutto, comprendono i documenti della maturità lirica carducciana, sul doppio registro della strofa rimata – dal sonetto canonico, alle quartine di settenari o di endecasillabi, alla alcaica con rime alterne – e della strofa classica senza rime, che, attraverso la combinazione di versi italiani, riproduce un’eco «barbara» della metrica greco-latina sull’esempio prevalente di Klopstock, Goete e von Platen [G. Inglese].

    Nel giugno del 1876 il Carducci andò ispettore al liceo di Spoleto e volle visitare le fonti del Clitumno, a mezz’ora circa di carrozza dalla città; sul luogo pensò l’ode che fu scritta tra il 2 luglio e il 21 ottobre di quell’anno. Tra le odi barbare questa è giudicata « la più alta, la più solenne, la più classica » (Mazzoni e Picciola); si può dire che è la più carducciana, poiché vi sono adunati « tutti i varii motivi e le varie forme della poesia del Carducci: la vita agricola, la grandezza di Roma, l’odio all’ascetismo, la risorta Italia, il ricordo storico e la visione diretta » (Croce). « Forse in nessun’altra poesia del Carducci come nell’ode Alle fonti del Clitumno risplende così evidente quella fedeltà alla tradizione classica più alta e più pura, quella spiccata attitudine a rammodernare, anzi a proseguire di spiriti attuali il pensiero antico, quella insita e intima simpatia con quanto di bello e di grande ci trasmise il passato, che, non s’imputino a difetto di facoltà creativa, ormai per consenso di tutti s’ammirano nella migliore e maggior parte dell’opera del Carducci come una delle più ricche sorgenti d’ispirazione ». (A. Gandiglio).

    Comincia con la descrizione del paesaggio umbro: anche oggi, come nei tempi antichi, le greggi scendono al Clitumno nell’umido vespero e i fanciulli immergono le pecore riottose nell’onda. Nella descrizione il poeta fonde quel che vide con i propri occhi e i suoi ricordi letterari. Quindi commosso si rivolge all’Umbria che, quasi creatura viva e maestosa , gli pare guardi dai monti circostanti, mentre su l’Appennino fumano oscure le nubi, e la saluta con entusiasmo; e saluta anche il Clitumno, nume protettore del fiume. In quei luoghi splendidi per natura e gloriosi per tante memorie il poeta si sente in cuore l’antica patria e gli aleggiano su l’accesa fronte i numi italici; perciò insorge vedendo sui rivi sacri l’ombra del salcio piangente, molle pianta moderna, amore d’umili tempi. Qui combatta il leccio contro le bufere invernali e frema d’arcane storie ai venti primaverili; qui stiano, giganti vigili i cipressi; e il Clitumno canti gli antichi fati della patria: canti la storia di tre imperi, degli Umbri degli Etruschi e dei Romani, e la grande vittoria che questi popoli italici unificati da Roma riportarono a Spoleto contro Annibale. Dove sono ora quei canti di trionfo? Tutto è silenzio: nel limpido specchio dell’acqua rameggia una piccola foresta con bei fiori, che hanno i riflessi freddi del diamante e invitano ai silenzi del verde fondo. Qui, esclama ammirato il poeta è la fonte della poesia italica; qui, ai piedi dei monti, all’ombra delle querce e sulle rive dei fiumi, cioè in questa bella, serena e austera natura italiana; qui visserro un tempo le ninfe che cantavano in coro nelle notti lunari gli amori di Giano e di Camesena, onde nacque l’itala gente. Ma ora il nume Clitumno non ha più culto nell’unico tempietto superstite; né più i tori, resi candidi dall’onda purificatrice del fiume, conducono i carri dei trionfatori al Campidoglio; Roma più non trionfa, dacché il Cristianesimo portò il terrore della morte e l’ebbrezza del dissolvimento sui campi risonanti del lavoro umano e gloriosi per gli augusti ricordi dell’impero. Da ciò il poeta torna col pensiero ai tempi antichi quando l’anima umana era serena nella Grecia e intera e diritta in Roma pagana; e poiché ormai son passati i giorni fosche della abiezione medievale, saluta l’Italia, a cui rinnova i canti dell’antica lode virgiliana. Plaudono all’inno i monti, i boschi e l’acque dell’Umbria, mentre il vapore, che passa lì presso, fischia fumando e anelando nuove industrie nella rapida corsa. [F. Bernini, L. Bianchi, Carduci, Pascoli, D’Annunzio, Bologna, 1954]

    Metro: ode saffica in strofe tetrastiche, formate da tre endecasillabi con la cesura dopo la quinta sillaba e l’accento su la quarta, e di un quinario variamente accentato (Adonio). È il metro stesso del Carmen saeculare di Orazio; solenne come un inno religioso.[F. Bernini, L. Bianchi, Carduci, Pascoli, D’Annunzio, Bologna, 1954]

    Ancor dal monte, che di foschi ondeggia

    frassini al vento mormoranti e lunge

    per l’aure odora fresco di silvestri

    salvie e di timi,

    scendon nel vespero umido, o Clitumno,

    a te le greggi: a te l’umbro fanciullo

    la riluttante pecora ne l’onda

    immerge, mentre

    ver’ lui dal seno del madre adusta,

    che scalza siede al casolare e canta,

    una poppante volgesi e dal viso

    tondo sorride:

    pensoso il padre, di caprine pelli

    l’anche ravvolto come i fauni antichi,

    regge il dipinto plaustro e la forza

    de’ bei giovenchi,

    de’ bei giovenchi dal quadrato petto,

    erti su ‘l capo le lunate corna,

    dolci ne gli occhi, nivei, che il mite

    Virgilio amava.

    Oscure intanto fumano le nubi

    su l’Appennino: grande, austera, verde

    da le montagne digradanti in cerchio

    L’Umbrïa guarda.

    Salve, Umbria verde, e tu del puro fonte

    nume Clitumno! Sento in cuor l’antica

    patria e aleggiarmi su l’accesa fronte

    gl’itali iddii.

    Chi l’ombre indusse del piangente salcio

    su’ rivi sacri? ti rapisca il vento

    de l’Appennino, o molle pianta, amore

    d’umili tempi!

    Qui pugni a’ verni e arcane istorie frema

    co ‘l palpitante maggio ilice nera,

    a cui d’allegra giovinezza il tronco

    l’edera veste:

    qui folti a torno l’emergente nume

    stieno, giganti vigili, i cipressi;

    e tu fra l’ombre, tu fatali canta

    carmi o Clitumno.

    testimone di tre imperi, dinne

    come il grave umbro ne’ duelli atroce

    cesse a l’astato velite e la forte

    Etruria crebbe:

    di’ come sovra le congiunte ville

    dal superato Cìmino a gran passi

    calò Gradivo poi, piantando i segni

    fieri di Roma.

    Ma tu placavi, indigete comune

    italo nume, i vincitori a i vinti,

    e, quando tonò il punico furore

    dal Trasimeno,

    per gli antri tuoi salì grido, e la torta

    lo ripercosse buccina da i monti:

    tu che pasci i buoi presso Mevania

    caliginosa,

    e tu che i proni colli ari a la sponda

    del Nar sinistra, e tu che i boschi abbatti

    sovra Spoleto verdi o ne la marzia

    Todi fai nozze,

    lascia il bue grasso tra le canne, lascia

    il torel fulvo a mezzo solco, lascia

    ne l’inclinata quercia il cuneo, lasci

    la sposa e l’ara;

    e corri, corri, corri! Con la scure

    e co’ dardi, con la clava e l’asta!

    Corri! Minaccia gl’itali penati

    Annibal diro.-

    Deh come rise d’alma luce il sole

    per questa chiostra di bei monti, quando

    urlanti vide e ruinanti in fuga

    l’alta Spoleto

    i Mauri immani e i numidi cavalli

    con mischia oscena, e, sovra loro, nembi

    di ferro, flutti d’olio ardente, e i canti

    de la vittoria!

    Tutto ora tace. Nel sereno gorgo

    la tenue miro salïente vena:

    trema, e d’un lieve pullular lo specchio

    segna de l’acque.

    Ride sepolta a l’imo una foresta

    breve, e rameggia immobile: il diaspro

    par che si mischi in flessuosi amori

    con l’ametista.

    E di zaffiro i fior paiono, ed hanno

    dell’adamante rigido i riflessi,

    e splendon freddi e chiamano a i silenzi

    del verde fondo.

    Ai pié de i monti e de le querce a l’ombra

    co’ fiumi, o Italia, è dei tuoi carmi il fonte.

    Visser le ninfe, vissero: e un divino

    talamo è questo.

    Emergean lunghe ne’ fluenti veli

    naiadi azzurre, e per la cheta sera

    chiamavan alto le sorelle brune

    da le montagne,

    e danze sotto l’imminente luna

    guidavan, liete ricantando in coro

    di Giano eterno e quando amor lo vinse

    di Camesena.

    Egli dal cielo, autoctona virago

    ella: fu letto l’Appennin fumante:

    velaro i nembi il grande amplesso, e nacque

    l’itala gente.

    Tutto ora tace, o vedovo Clitunno,

    tutto: de’ vaghi tuoi delùbri un solo

    t’avanza, e dentro pretestato nume

    tu non vi siedi.

    Non più perfusi del tuo fiume sacro

    menano i tori,vittime orgogliose

    trofei romani a i templi aviti: Roma

    più non trionfa.

    Più non trionfa, poi che un galileo

    di rosse chiome il Campidoglio ascese,

    gittolle in braccio una sua croce, e disse

    Portala, e servi -.

    Fuggîr le ninfe a piangere ne’ fiumi

    occulte e dentro i cortici materni,

    od ululando dileguaron come

    nuvole a monti,

    quando una strana compagnia, tra i bianchi

    templi spogliati e i colonnati infranti,

    procede lenta, in neri sacchi avvolta,

    litanïando,

    e sovra i campi del lavoro umano

    sonanti e i clivi memori d’impero

    fece deserto, et il deserto disse

    regno di Dio.

    Strappâr le turbe a i santi aratri, a i vecchi

    padri aspettanti, a le fiorenti mogli;

    ovunque il divo sol benedicea,

    maledicenti.

    Maledicenti a l’opre de la vita

    e de l’amore, ei deliraro atroci

    congiungimenti di dolor con Dio

    su rupi e in grotte;

    discesero ebri di dissolvimento

    a le cittadi, e in ridde paurose

    al crocefisso supplicarono, empi,

    d’essere abietti.

    Salve, o serena de l’Ilisso in riva,

    intera e dritta ai lidi almi del Tebro

    anima umana! I foschi dì passaro,

    risorgi e regna.

    E tu, pia madre di giovenchi invitti

    a franger glebe e rintegrar maggesi

    e d’annitrenti in guerra aspri polledri

    Italia madre,

    madre di biade e viti e leggi eterne

    ed inclite arti a raddolcir la vita,

    salve! A te i canti de l’antica lode

    io rinnovello.

    Plaudono i monti al carme e i boschi e l’acque

    de l’Umbria verde: in faccia a noi fumando

    ed anelando nuove industrie in corsa

    fischia il vapore.

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    Note

  • Alberghi

    Strutture Ricettive

    Agriturismi, Country House e Case Vacanze

    Alberghi
    Hotel Relais de Charme Antica Dimora alla Rocca **** Piazza della Rocca, 1 – 06039 – Trevi (D2) Tel 0742.385401 – Fax 0742.78925 e-mail: info@hotelallarocca.it2 Suite
    13 doppie
    4 singole
    Pensione completa Mezza pensione
    Calafuria ***
    Via Vigna delle Noci, 3 – Torre Matigge –
    06039 – Trevi (4Km)
    Tel. 0742.381412
    Hotel della Torre ***
    S.S. Flaminia, Km 146
    Via della Torre, 6 -Matigge – 06039 Trevi (4 Km) Tel. 0742.3971 e-mail: htl@folignohotel.com
    130sempre aperto
    Il Borgo dell’Ulivo *** Via Monte Bianco, 23 – Matigge – 06039 – Trevi (3 Km) Tel. e Fax 0742.78969 e-mail: info@borgoulivo.it web-site: http://www.borgoulivo.it1 Suite 19 DoppieSingolaSuite Doppia
    Il Pescatore **
    Via Chiesa Tonda, 52, Pigge – 06039 Trevi (4 Km) Tel. 0742.78483 – Fax 0742.78483
    9
    Il Terziere *** Via Salerno, 1 – 06039 – Trevi (F1) Tel. e Fax 0742.78359 e-mail: info@ilterziere.com web-site: http://www.ilterziere.com6 Doppie 5 Singole40-7060-100Pensione completa 70-90
    Mezza Pensione 55-70
    La Cerquetta **
    Via Madonna,75 – 06039 Borgo Trevi (2 Km)
    Tel.0742.381963 e-mail: info@cerquetta.it web-site: http://www.cerquetta.it
    27 Doppie
    2 Singole
    50-6035-40Pensione completa 55-60 Mezza Pensione 40-45
    Pan di Zucchero **
    Loc.Camporeale 5 – Lapigge – 06039 Trevi (3 Km) Tel. 0742.781390
    10

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