Autore: Franco Spellani

  • La Venuta

    La Venuta

    Festa della Madonna di Loreto

    Dopo anni di oblio, nel 2006 a Borgo Trevi molti cittadini hanno voluto riaccendere il “fuoco” della Venuta, nella notte tra il 9 e 10 dicembre.

    Fino agli anni sessanta del ‘900 in tutte le frazioni si celebrava la rievocazione del passaggio della Santa Casa di Loreto.

    Secondo un’antica tradizione le pietre che componevano la parte in muratura della casa della Madonna furono portate in occidente da crociati al loro definitivo abbandono della Terra Santa, alla fine del 13° secolo. Studi recenti e indagini archeologiche confermano l’origine palestinese della costruzione e la data della traslazione, riconoscendo così nella Santa Casa di Loreto una delle più cospicue reliquie della cristianità

    Trevi, Italy. Fuoco per la Venuta

    Alcuni documenti indicano come autori materiali del trasporto membri della famiglia bizantina “Angeli”, generando così la credenza popolare della misteriosa traslazione per opera di creature angeliche.

    A Cannaiola, in una bella edicola del XVI secolo, purtroppo molto deperita, è raffigurata la Madonna del latte sopra una casa trasportata dagli angeli, palese testimonianza di antica devozione tra la nostra gente. http://edicolesacre.umbriacentrale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=928:via-santangelo-nuovo-scheda-774&catid=225:cannaiola&Itemid=1477

    Nel 1644 il comune di Recanati ordinò che la notte del 9 dicembre di ogni anno, per onorare in perpetuo l’anniversario della traslazione, si accendessero fuochi, si sparassero i mortai e si suonassero le campane http://www.parrocchiasantacasa.it/giornalino/files/giornalino6_21_12_03.doc

    Forse dalle Mrche si è propagata questa usanza anche nella nostra regione, poiché da tempo immemorabile si commemora l’evento in molte località dell’Umbria con fuochi e spari nella notte e con il suono delle campane, per accompagnare festosamente la traslazione della Casa e il passaggio –La Venuta – della Madonna con essa.

    La tradizione, affievolitasi negli ultimi decenni del secolo scorso, resiste particolarmente nella Valnerina e nel Nursino, e in molte località legate la culto della Madonna di Loreto, come in tutti i centri lungo la nota “Via Lauretana”, che da Foligno raggiunge le Marche attraverso Colfiorito.

    Certamente ora è molto meno apprezzabile la suggestione dei falò per la spietata concorrenza dell’illuminazione elettrica, ma il fuoco vivo e scoppiettante rievoca un fascino ancestrale e, illuminando la notte, predispone alla gioia festosa.

    Gli elementi comuni, il fuoco e il suono delle campane, sono accompagnati da numerosi altri riti con variazioni di paese in paese, come sono diverse le motivazioni originali della festa.

    Nel Nursino la tradizione dei falò notturni affonda le radici in antichi riti pagani, di cui si ha memoria fino al XIV secolo.1. Si accendono fuochi o “faoni” anche per la festa di S. Benedetto.

    Trevi, Italy. Fuoco per la Venuta

    La tradizione del “Focone della Venuta” attualmente è celebrata con particolare solennità a Monteleone. Sulle braci del falò si cuociono poi bruschetta, salsicce ed altre carni (la festa ricade nel periodo della tradizionale macellazione del maiale) patate dolci e vin brulé.2.

    A Sigillo, il motivo del “Focaraccio” è la commemorazione dell’immagine della Madonna portata dai crociati. Anche qui sulle braci vengono arrostite salsicce e braciole.3

    Nel nostro territorio in tutti gli agglomerati rurali venivano accesi fuochi più o meno grandi fino agli anni 60.
    A Pettino veniva acceso un fuoco per ognuno dei tre gruppi di case, con fasci di ginepro raccolti dai ragazzi e con le fascine donate da ogni famiglia.4.
    A Cannaiola si cuoceva sotto la brace del “focaraccio” una focaccia (farina, acqua, olio con aggiunta di uva secca) che poi veniva farcita con verdura “strascinata”, cioè saltata in padella con olio e aglio.

    Trevi, Italy. Fuoco per la Venuta

    Di particolare interesse è la notizia che a Sterpete di Foligno si accendeva al fuoco della “Venuta” una candela che si portava a casa e manteneva la luce (sostituendo la candela prima che si esaurisse completamente) fino alla notte di Natale.

    A Trevi capoluogo non si ha memoria dei fuochi, ma fino a metà degli anni Novanta suonavano le campane a mezzanotte.

    Testimonianze di alcuni anziani riferiscono concordemente che da bambini la nonna o la mamma li invitava a guardare dalla finestra il cielo stellato dove, a notte fonda, sarebbe passata la Madonna (vari, 2006)

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    Note

    1) Tabarrini, Mario, L’Umbria si racconta, Foligno, 1982, s.v. Falò.

    La tradizione dei Fuochi a Colfiorito di Foligno, Picciche e S. Lorenzo di Trevi, Norcia, Sigillo e Monteleone è documentata da Bernardino Sperandio, Spazio, tempo, festa, lavoro,. Il ciclo del calendario popolare, in L’architettura popolare in Italia – Umbria di Giovanna Chiuini, Bari, Laterza, 1986, pag.215

    2) http://www.valnerinaonline.it/rss_news.asp?id=10792

    3) http://www.appennino.info/CMDirector.aspx?ID=12920

    4) Testimonianza orale (2006) di Rosato Cesarini, n. 16/10/1945.

  • Famiglia Venturini

    Famiglia Venturini

    Famiglia che si affaccia sulla scena trevana alla metà del 16° secolo raggiungendo l’apice della potenza e notorietà nei primo anni del Milleseicento.

    Il Natalucci la dice oriunda da Bovara1 ove nel 1569 risultava tra i capofamiglia il notaio Rinaldo2. Parallelamente però la famiglia possedeva un grande casamento nel castello di Fabbri3 costruito sulle mura castellane, con il permesso del Comune che aveva imposto particolari condizioni, tanto che nel 1558 don Benigno e il nipote don Carlo furono costretti a scaricare il torrione che vi avevano costruito.

    Nel 1645 Luca Venturini acquistò Villa Fabbri4, la più prestigiosa abitazione che era in Trevi alta, e nel 1655 Venturino Venturini costruisce un’altra casa5 con magnifica vista sulla valle, poco oltre il monastero di S. Bartolomeo, nell’attuale via Cavour o via dell’Asilo.

    Le grandi disponibilità della famiglia si manifestarono anche nella beneficenza. Luca ornò la chiesa di S. Reparata, ora distrutta, con il nuovo altar maggiore e un quadro di S. Francesco e nel 1658 istituì quattro canonicati in S.Emiliano6 . Numerosi altri lasciti e donazioni furono effettuati da altri membri della Famiglia7.

    Personaggi della famiglia Venturini eccelsero in vari campi: Anton Maria, e Rinaldo dottori e letterati, attivi ambedue nella seconda metà del Seicento, mentre Donato, militare di carriera, fu Capitano e Maggiore in Ferrara. Morì nel 17098.

    Il prestigio della famiglia si evince anche dai numerosi matrimoni che i suoi membri contrassero con illustri famiglie di Trevi e forestiere. Molte donne sono andate spose a uomini di illustri famiglie di Foligno: Gentile va sposa ad un Orselli (1676) Lucrezia a Giovan Francesco Onofri (1673) Giacinta a Gerolamo Gerardi (1723) e Cecilia a Carlo Vitelleschi. Intorno al 1650 Rinaldo sposa Maddalena Silvani e in seconde nozze Anna di Gregorio Jacobilli, da Foligno9. Tutto ciò ci chiarisce alcuni passaggi di proprietà di Villa Fabbri e la presenza di stemmi congiunti come quello riportato in questa pagina.

    L’assenza dello stemma dei Venturini nella raccolta Comunale della fine del Settecento, denota un decadimento della famiglia da condizione illustre o il trasferimento del ramo principale in altra città.

    Un personaggio che ha lasciato memoria imperitura nella cronaca della parrocchia di S. Croce è don Eugenio Venturini (1834-1906), ma non sappiamo se discenda dalla famiglia qui descritta.

    Trevi, Villa Fabbri – Soffitto del salone – Particolare –

    Stemma della famiglia Venturini

    (a sinistra) e famiglia Jacobilli di Foligno

    Trevi, Villa Fabbri, S

    temmi Carrara e Venturini

    (foto C.R.Petrini 1999)

    Trevi, Villa Fabbri – Atrio inferiore – lapide in marmo – Particolare –

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI Y02

    Note

    1

    )

    D.

    Natalucci,

    Historia universale … di Trevi – 1745,

    Foligno, 1985, c. 1184.

    2)

    idem, c. 928

    3)

    idem, c. 602

    4)

    idem, c. 86

    5)

    idem, c. 91

    6)

    idem, c. 168 e c. 110

    7)

    idem, c. 121 e c. 573

    8)

    idem, c. 936 e c. 1112

    9)

    idem, c. 931 -932.

  • Le vecchie foto

    Com’eravamo
    Le vecchie foto

    pagina in elaborazione

    Dai vecchi album il fascino delle vecchie foto con la forza evocativa dei luoghi e degli eventi.

    I fotografi “storici”>>>

    soggettodataluogofotografo
    Acquedotto del Clitunno1926-1928variNazzareno Scaringi
    Varie1920 – 1954variNazzareno Scaringi
    Eventi vari1900-1950Piazza GaribaldiVari
    Coltivazione del sedano1923Parrano – CanapineRinaldo Laurentini
    La banda musicale 1894-1950varivari
    Varie1930 – 1980variVincenzo Giuliani
    Circolo di Lettura1930 -1940Piazza MazziniAnonimi

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  • Erminio Valenti (1563-1618)

    Comune di Trevi Sistema Museo

    I venerdì della storia Trevana

    Ottobre 2016 – Febbraio 2017

    Venerdì 10 febbraio 2017, ore 18

    Trevi – Villa Fabbri

    Il Cardinale Erminio Valenti (1563-1618)

    Relatrice Simonetta Prosperi Valenti

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  • Villa Fabbri o dei Boemi – Atrio – La Gloria

    Villa Fabbri – Atrio
    Particolare della volta: La Gloria

    Trevi, Italy, Villa Fabbri - La Gloria

    L’allegoria della GLORIA campeggia al centro della volta
    Nel cartiglio la scritta:INVIDIAM CALCO ET FORTVNAM SUPERO (schiaccio l’invidia e sono superiore alla sorte).

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    Vai alla pagina: VILLA FABBRI – ATRIO 799

  • Famiglia Valentini Arredi

    Famiglia Valentini Arredi

    (in elaborazione)

    Stemma della famiglia Valentini Arredi

    (Stemmi delle famiglie patrizie,

    1787 – Trevi, Archivio Comunale)

    (foto 1996)

    .1

    Stemma della Famiglia Valentini

    (Casa Arredi -Fregio del salotto- Foto 8/06)

    713.06

    Stemma della Famiglia Arredi

    713.08

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI 01Y-079

    Note

    1

    )

    – Tutti gli stemmi del volume sono ora riprodotti anche in:

    L’archivio comunale preunitario … di Trevi

    , (

    Quaderni della Soprintendenza archivistica per l’Umbria n° 19

    ), Perugia, 2005, p. 338