Autore: Franco Spellani

  • Rassegna Stampa – Recensioni

    Rassegna Stampa – Recensioni ________________________________________________

    Segnaliamo gli articoli a stampa usciti su periodici.

    Chiediamo la collaborazione dei lettori per segnalazioni di articoli che trattano argomenti di interesse locale. Grazie.

    Le colline di Trevi
    Itinerario consigliato da ITINERARI e luoghi
    di Novembre 2001

    WEEKEND a Trevi consigliato da TUTTOTURISMO di ottobre 2001

    Nella Capitale dell’Olio
    SILENZI DI PIETRA
    6 pagine di Famiglia Cristiana n.32 / 2005

    Were small is beautiful

    in

    LUXURY Magazine

    Febbraio-Marzo 2001

    Articoli su temi specifici vedi:

    Pietrarossa- Notizie da giornali e riviste

    Clitunno -Notizie da giornali e riviste

    TestatadataPagTitoloArgomentoRecensione
    L’Osservatore Romano8/7/2005Antonino Fantosati missionario martire per l’evangelizzazione della CinaCelebrazione della festa in TreviTesto integrale
    La Nazione11/8/2000Il gusto di vivere «slow»Trevi tra le «città slow»
    L’Arringo3/1999Chiese chiuse dopo il terremoto su Internet per i turistiPostazione Internet in Piazza Testo integrale
    L’Unione Liberale21/1/1912Una grande festa del lavoroRiapertura dei Molini Bonaca dopo l’incendioTesto integrale

    Z00

  • Villa Bonaca sul Clitunno

    Villa Bonaca

    Si trova in località Faustana, sulla riva destra del

    fiume Clitunno

    , a ridosso degli antichissimi “Molini di Ponte Maggiore” mossi dalle acque del fiume.

    Nel 1885 l’antico complesso passò a Serafino Bonaca, che operò sostanziali modifiche strutturali e gestionali secondo i nuovi criteri industriali. Il nuovo proprietario, proveniente da Pretola di Perugia, si stabilì dapprima nell’antica “villa Faustana“, ma poi costruì la nuova abitazione “a pianta rettangolare, a due piani più il piano servile che nel 1935 venne ristrutturata in stile liberty, su progetto dell’ing. Loreti: fu allora innalzata di un piano e sovrastata da un’altana..1

    L’ampliamento della sede ferroviaria nei primi anni ’80 e la costruzione di una strada parallela, hanno invaso gli spazi di pertinenza della villa, snaturandone l’originale eleganza.

    Il complesso industriale e l’abitazione sono passati dalla famiglia Bonaca ad altra proprietà.

    Bovara di Trevi, loc. Faustana. Villa Bonaca
    Trevi, Bovara, Loc. Faustana. Meridiana di Villa Bonaca

    La meridiana

    inserita tra due finestre al secondo piano nella parete sud.

    Nella parete est campeggia una bellissima edicola in terracotta invetriata, della migliore tradizione toscana.

    Numerose altre mattonelle policrome decorano le pareti esterne.

    Trevi, Bovara, Loc. Faustana. Edicola sacra: Madonna con Bambino in terracotta invetriata

    Ritorna alla pagina MONUMENTI vedi articolo di cronaca (1912) 054

    Note

    1)

    Alberto Melelli, Caterina Medori,

    Ville e grandi residenze di campagna nella Valle Umbra meridionale

    , in

    Quaderni dell’Istituto Policattedra di Geografia dell’Univeersit di Perugia

    , n12 (1990), p. 136

  • Su Internet chiese chiuse

    Da L’unione liberale: corriere dell’Umbria . 21 Gennaio 1912 ________________________________________________

    Trevi

    _______________________________________

    Una grande festa del lavoro

    Trevi, 21

    [Gennaio 1912].

    L’Inaugurazione del risorto Molino a cilindri Bonaca, che ha avuto luogo ieri a Trevi, è stata veramente una magnifica festa del lavoro. E merita di essere chiamata cosi, perché la tempra gagliarda di

    Serafino Bonaca

    , il lavoratore instancabile ed intelligente che dal nulla seppe assurgere fra i più forti industriali della Provincia, va additata quale esempio ammirevole di tenacia e di operosità.

    Il molino — come è noto — fu distrutto da un incendio il 14 aprile 1911; nel Luglio ne fu ricominciata la ricostruzione, che a Decembre era già terminata. L’opera direttiva e muraria fu curata dall’egregio sig.

    Mencaroni Umberto

    , espertissimo costruttore, ed il macchinario fu fornito dalla

    Ditta Fratelli Bubler di Milano

    .

    Intervennero alla festa il rappresentante del Governo nella persona di S. E. l’

    on. Cataldo

    , Sottosegretario al Ministero di Agricoltura, I. e C., l’

    on. Ciuffelli

    , l’

    on. Fazi

    , il cav. Buffetti-Berardi presidente della Deputazione Provinciale; da Perugia il Sindaco conte Valentini ed il dottor

    Bruno Dolcetta

    direttore della Banca Commerciale, da Spoleto, il Sottoprefetto anche in rappresentanza del Prefetto dell’Umbria, e numerosissime altre persone da ogni parte della Provincia. Gli

    on. Fani e Gallenga

    . impossibilitati ed intervenire, inviarono affettuosi telegrammi.

    Tutti gli ospiti furono fatti segno ad infinite cortesie dalla

    famiglia Bonaca

    . Alle ore 11 ebbe luogo l’inaugurazione del Molino; ed a mezzogiorno nei locali del Molino fu servito agli Invitati ed agli operai un sontuoso banchetto, servito inappuntabilmente dal Pinelli di Foligno.

    Porge per primo un saluto agli ospiti il

    cav. Ubaldi

    sindaco di Trevi, rendendo omaggio alla ferrea volontà di Serafino Bonaca, che colpito dalla sventura, con lena giovanile si accinse alla ricostruzione del Molino. Segui l’

    , ringraziando S. E. l’

    on Cataldo

    del suo intervento a questa festa del lavoro, che gli ha dato modo di constatare come l’Umbria non sia soltanto la mistica terra francescana, ma una regione operosa e fattiva. Saluta in

    uno di quei pionieri, cui la terza Italia deve LI rifiorire delle sue virtù fisiche e morali, delle quali il popolo e l’esercito Italiano Stanno offrendo attualmente un cosi mirabile esempio.

    Il conte Valentini portò al Bonaca il saluto di Perugia, sua patria d’origine, che unisce in questa lieta circostanza i suoi auguri a quelli di Trevi, di Foligno e degli altri paesi che formano la meravigliosa Conca d’oro dell’Umbria. S. E. l’on. Castaldo si dichiara lieto di presenziare questa festa e di aver conosciuto quella tempra meravigliosamente forte di Serafino Bonaca, che tutto deve alla propria volontà. Dice che le conquiste civili si fanno oggi soltanto dai popoli economicamente forti, e beve alla prosperità dell’Italia ed al suo avvenire. Parlarono parecchi altri, fra cui l’

    Ing. Netti

    di Orvieto ricordando che il Bonaca fu il primo ad introdurre nell’ Umbria la macinazione a cilindri e la luce elettrica.

    Ringraziò per il

    Bonaca

    il figlio

    Nello

    , commosso; ed a nome degli operai dello Stabilimento fu offerta al Bonaca una targa con dedica affettuosa.

    Nel pomeriggio fu estratta una lotteria a beneficio delle famiglie povere dei combattenti in Africa; e coi treni della, sera gli ospiti abbandonarono le rive del Clitunno, che senza perdere l’incanto poetico che lo circonda, è divenuto fonte di vita per la industre regione.

    Da:

    L’unione liberale: corriere dell’Umbria

    (1912: A. 31, gen., 23, fasc. 18) in: Biblioteca comunale Augusta – Perugia – IT-PG0109

    www.internetculturale.it

    Segnalato da Mario Scaloni (8/2021)

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  • Foto di Scuola

    La scuola a Trevi nelle vecchie foto

    Pagina in elaborazione

    Foto del Collegio Lucarini>>>

  • il VINSANTO

    Il Vinsanto

    Etichetta di Vinsanto

    (Da Giustozzi,

    Lo sapevate che …,

    13° volume, 2011

    )

    D

    iscendente diretto del

    trebbiano

    è il

    Vinsanto

    , un passito dall’aroma inconfondibile, un tempo prodotto e confezionato per la vendita da quattro o cinque grossi proprietari, ma prodotto per il consumo proprio da moltissime famiglie trevane.

    Nelle soffitte e nelle cantine di vecchie case si trovano ancora i “telarini” per appendere l’uva, il torchietto e il prezioso “caratello” che trasmetteva al vino l’aroma caratteristico.

    Botttiglia di Vinsanto del 1907.

    L’etichetta, purtroppo danneggiata, con lo stemma dei conti Valenti e la data “1907” fu stampata dallo “Stab. P Casetti e C° – Roma”

    La bottiglia non è stata mai stappata e contiene ancora pochi centilitri del prodotto originale: la maggior parte è andata persa attraverso il tappo in parte deteriorato.

    (Botttiglia fornita da Domizio Natali, sindaco di Campello sul Clitunno, novembre 2014)

    Pubblicità del Vin Santo dei Conti Valenti di Trevi nell’Ultima pagina della “Torre di Trevi” del 6 agosto 1899

    Trevi Vinsanto

    Etichetta del primo Novecento dell’Azienda Agraria Buffetti- Berardi di Foligno, con possedimenti agrari a Trevi.

    5° Volume-Foligno, 2003, pag 100)

    Il Trebbiano di Trevi e il Vinsanto

    Ne hanno scritto:

    Nel trevano o nella pianura di Trevi, e più specialmente a Cannaiola e a San Lorenzo si ha il trebbiano con qualche carattere diverso da quelli del descritto [Trebbiano o Spoletino], che si coltiva nel piano spoletino. Il trebbiano di Trevi ha gli acinelli molto più ovali, la foglia di un verde un poco più scuro, il tralcio gracile e di un colore plumbeo, gli internodi, un poco più lunghi e si matura perfettamente alla metà di ottobre. Con il solo trebbiano a Trevi fanno un vino santo squisito, il quale ha un gusto e un aroma speciale, che lo diversifica da qualunque altro vino santo”. De Bosis Francesco (1879), Relazione intorno ai lavori della Sotto-Commissione ampelografica per il circondari di Spoleto eseguiti nel 1878, in Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio, “Bullettino Ampelografico”, fase. XII, anno 1879, Roma, Tipografia Eredi Botta, p. 437

    “Con questa varietà [Trebbiano] si fanno i vini più prelibati e fra essi il vino Santo, come ad esempio a Trevi, e quivi tale vino raggiunge speciale pregio” Fazi Francesco (1890), La distillazione del vino e delle vinacce nella Provincia dell’Umbria, Foligno, Stab. Tip. Feliciano Campitelli, p. 844

    “Ed è forse un Trebbiano quello da cui si ottiene a Trevi, alla piccola Trevi ridente, alta, inerpicata tra gli olivi, un vin santo delizioso, ricco di sottile e speciale aroma” Baldeschi Guglielmo (1893), / vitigni ed i vini dell’Umbria, in Circolo Enofilo Italiano, Roma, “Annuario Generale per la Viticoltura e la Enologia”, anno H, Roma, Tipografia nazionale di G. Berterio, p. 29

    “Con il Trebbiano appassito si fabbrica il famoso vin santo di Trevi che ha acquistato una certa e meritata celebrità nella categoria dei vini liquorosi” Francolini Francesco (1908), La Valle Spoletina e le sue condizioni Economiche-Agricole (Studio di economia rurale), Savona, Tipografia Elzeviriana, p. 91

    Da una ricerca del prof. Luciano Giacch

    è,

    che ringraziamo sentitamente

    Pietrarossa 28/6/2014

    “Ed auguriamo che il classico Vin Santo di Trevi … sappia sempre più migliorare i suoi pregi ed affermarsi …”

    Francolini Francesco (1915),

    La Inaugurazione dell’Ufficio Agrario di Corrispondenza in Trevi, 21 Febbraio.1915

    ; Spoleto, Prem. Tip. dell’Umbria, p. 17.

    Relazione su Trebbiano di Trevi e Vinsanto in: deGusto-Trebbiano & Food Festival -Trevi 15-16/6/2019

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  • Festa e fiera di S. Giovanni a Pietrarossa

    La festa e la fiera di S. Giovanni a Pietrarossa

    Edizione 2014 -Manifesto

    A Pietrarossa, una volta S. Maria di Piè di Trevi, dovremmo ricercare le radici della nostra civiltà. Sulla sponda dell’antico lago, nel punto in cui la lingua di terra più si spinge nello specchio d’acqua, appare evidente il connubio dei due elementi che generano e favoriscono la vita. È lecito pensare che qui si siano stabiliti i più antichi abitatori della valle.

    In epoca storica la frequentazione di questo luogo è ampiamente testimoniata. Forse vi furono le terme e certamente un porto lacustre e poi fluviale, dove il fiume diventava lago e successivamente palude. Esistono testimonianze e rimangono tracce nel terreno degli edifici e dell’antica strada consolare Flaminia e di strade che da qui risalivano verso le località montane e i valichi verso le Marche. Questo crocevia, che potremmo chiamare multimodale, cioè tra vie di terra e via d’acqua, certamente favorì la nascita di un punto di scambio, “emporium” o centro commerciale, con conseguente sviluppo edilizio, che nel basso medioevo si chiamò “Trevi del Piano”.

    Qui, da tempo immemorabile, per la presenza delle sorgenti che affioravano e per le fresche e limpide acque del Clitunno prima che diventasse palude, furono particolarmente apprezzate le proprietà delle acque. La deificazione pagana del fiume e dell’acqua sorgiva nei pozzi è stata assimilata dalla religione cristiana e convertita a nuove forme di culto. L’antico tempio che secondo una tradizione fu dedicato a Giunone, risorse come chiesa dedicata alla Madonna e nasce spontaneo l’accostamento delle sorgenti di acque terapeutiche e miracolose alla figura di S. Giovanni Battista che per mezzo dell’acqua purificatrice dà una nuova vita. Certamente questa relazione fu colta da S. Francesco poiché è attestato che qui il santo venisse a lavare le piaghe del lebbroso ricoverato nel vicino ospedale di S. Tommaso, sull’altro lato della Flaminia.

    Tale salvifica e terapeutica funzione dell’Acqua di S. Giovanni fu ulteriormente convalidata dall’osservazione che in un pozzo, proprio nel periodo della festa dedicata al santo, l’acqua aumentasse di livello, fenomeno che si manifestava con maggiore evidenza ogni trent’anni (Mugnoni, sub anno 1468 e 1496). Il fenomeno naturale suscitava certamente stupore, poiché era ritenuto in contro tendenza in quanto in questo periodo estivo generalmente si affievoliscono le numerose ma piccole sorgenti locali alimentate da “vene” superficiali e fu facile stabilire un collegamento miracoloso tra il ripetersi dell’evento e la festività della nascita di S. Giovanni Battista il giorno del solstizio d’estate. Questa congiuntura astronomica cade il 20, 21 o 22 giugno, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo o quarto giorno successivo, quindi fin da tempi remoti era fissata al 24 di giugno (analogamente al Natale, il 25 dicembre, solstizio d’inverno).

    La coincidenza della notte di mezza estate con la festa di S. Giovanni ha caricato questa festa dei significati che le erano propri già dal mondo pagano, tanto che nella nostra era si sono affermate e tramandate altre tradizioni, come le abluzioni rituali. Ci si lavava con l’acqua in cui erano state messe per tutta la notte erbe aromatiche, foglie e petali di fiori. Un rito tutto particolare si compiva la notte di S. Giovanni quando le donne di Trevi si recavano a Pietrarossa in processione notturna per bere e lavarsi con l’acqua del pozzo di S. Giovanni, sperando che questo rito favorisse la salute e la loro maternità. Questa particolare devozione è daporre in realzione alla nascita miracolosa di san Giovanni da una donna in età avanzata. Verso il 1570 questa processione fu soppressa per motive che diremmo “di ordine pubblico”, poiché era invalsa l’usanza che le giovani approfittavano del devoto pellegrinaggio per farsi “rapire” dai temerari innamorati e così prendere per marito chi volevano loro e non colui che avevano loro destinato le famiglie. Cosa per quei tempi intollerabile! (Natalucci, c. 559)

    Ma nel giorno della festa convenivano processioni da parrocchie vicine e lontane, analogamente a quanto avveniva per le feste dei santuari più noti quali la Madonna delle Lagrime, S. Arcangelo e S. Pietro e Paolo a Cancelli e la festa crebbe con la fama del santuario che, oltre a meta di pellegrinaggi sia singoli che collettivi, fu anche teatro di spettacolari episodi di riappacificazione di potenti contendenti. Tanto che, oltre ad un crocevia naturale come detto, questo santuario si può considerare un crocevia della storia.

    Ogni festa importante era seguita nel medioevo da uno o più giorni di fiera (il nome deriva dal latino feria da cui ha origine anche la parola festa) e l’evento, nato per lo scambio di merci, era anche per molti l’unica occasione di incontro con persone al di fuori della strettissima cerchia di conoscenze abituali. La caratteristica principale di tali appuntamenti ricorrenti era l’esenzione dei dazi e delle gabelle per le merci scambiate, salvo varie eccezioni e addirittura l’immunità e la sospensione della pena per alcuni reati.

    Una nota curiosa: sembra che i cittadini schernissero gli ingenui villici con scherzi e lazzi, usanza questa praticata in Toscana, ma anche dalle parti nostre tanto che, secondo lo storico locale, molti avventori affluivano ben volentieri a Trevi perché qui “non ricevevano le insolenze e villanie che li si fanno in certi luoghi” (Natalucci, c.830)

    Le fiere e i mercati a Trevi assunsero un’ importanza determinante per l’economia locale, ma ne fecero anche un punto di riferimento per gli scambi commerciali dei paesi vicini e non solo, poiché vi convenivano anche molti operatori dalle Marche. La disponibilità di tante merci paragonabili a quelle di un porto di mare, valse a Trevi l’appellativo di ”porto secco” e tale vivacità commerciale certamente ne ha influenzato anche la storia. Purtroppo di tali importanti convegni ci sono giunte soltanto scarse notizie, la maggior parte delle quali soltanto in modo indiretto.

    Fino a alla fine dell’Ottocento c’era mercato a Trevi tutti i giovedì, da ottobre al giovedì santo, “per consuetudine immemorabile”, documentato fin dalla fine del Trecento. Il bestiame da macello quivi acquistato veniva poi inviato al mercato di Roma che aveva luogo il giovedì successivo. (Venturini, c.5v). Ma altrettanto importanti erano le fiere della Madonna della Neve, il 5 agosto per dieci giorni, della Madonna di Settembre, fin dal 1463, per sette giorni, di S. Emiliano, per quindici giorni e dei santi Vincenzo e Benigno, per tre giorni. Duravano invece soltanto un giorno le fiere di S. Lucia, di S. Bartolomeo e della Madonna delle Lagrime che si effettuava la prima domenica di ogni mese, poi estesa anche ai lunedì successivi.

    Interessante è l’origine della fiera di marzo, che si istituì nel 1484 quando i trevani non furono ammessi a frequentare la fiera di Foligno per inimicizia tra i due comuni. Pertanto si istituì la fiera a Trevi il 28 marzo, per dieci giorni, con efficace lancio pubblicitario (lettere patenti a tutti i governi limitrofi) e con grande successo. Purtroppo nel 1498 oltre che a Foligno fu fatta la fiera a Spoleto nello stesso periodo “et per questa fo lassata quella de Trevj” (Mugnoni, sub anno). Così va il mondo! Ora la fiera è rimasta per il primo lunedì di marzo.

    In questo contesto una rilevanza particolare ebbe la fiera di Pietrarossa che per la natura del luogo, centrale per tutta la vallata, ebbe un notevole sviluppo e nel tempo assunse caratteristiche particolari. Il più antico riferimento alla fiera si trova in un documento del 1429 e riguarda la nomina e le incombenze di sei soprastanti o maestri della fiera, i quali dovevano vigilare su eventuali danni e amministravano la giustizia. Tali funzionari, che negli anni variarono di numero, erano coadiuvati da un capo dei soldati o connestabile che disponeva di varie decine di uomini per mantenere l’ordine. (Natalucci, c.828) Forse tanto personale si rese necessario per prevenire illeciti che avrebbero potuto verificarsi per la particolare ubicazione della località, distante dal corpo di guardia comunale, vicina alla strada e ai confini con Foligno. Della fiera si trovano notizie anche nello Statuto più antico (Rubrica 220), quando si vieta espressamente di vendere vino nei venerdì di marzo, cioè in tempo di quaresima e in una “riformanza” del 1477 in cui si stabilisce che le merci in vendita sotto il portico stiano alla distanza di quattro piedi dalle pitture. (Natalucci, c. 557)

    Purtroppo tanti sorveglianti e armati non sempre riuscirono a mantenere l’ordine e la fiera venne soppressa nel 1597 a causa di “alcuni omicidij” che vi si commisero e venne istituita la fiera della Madonna della Neve, sopra ricordata, che ne conservò tutti i privilegi. Da allora rimase la fiera solo per il giorno della festa di S. Giovanni e dal 1730 venne istituita la fiera anche nel giorno della festa di S. Isidoro, patrono degli agricoltori e dei bifolchi, con la cerimonia della benedizione dei buoi. (Natalucci cc. 831, 832)

    La fiera di S. Giovanni, ristretta al commercio di merci e commestibili (Bonaca, p.26), poi di attrezzi e prodotti agricoli, in particolare di attrezzi per la imminente mietitura, cannelli per salvare le dita, falci e battifalci, cesti e canestri, si protrasse fino agli anni ’50 del Novecento, quando la sua funzione fu rapidamente rilevata da negozi specializzati in prodotti agricoli. Parimenti decadde la festa, poiché non vi giunsero più processioni dai paesi vicini e ultimamente il giorno di S. Giovanni si effettuava una processione dalla chiesa alla croce verso la Flaminia, poi dalla parte opposta fino al Clitunno e ritorno in chiesa. Il terremoto e la conseguente chiusura della chiesa hanno fatto il resto!

    Attualmente(2014), si vuole cogliere l’occasione della riapertura al pubblico di questo magnifico monumento, per istituire un nuovo mercato dei prodotti agricoli: gli ortaggi, assolutamente speciali prodotti nei rinomati orti delle “canapine”. A chilometri zero!

    (Relazione in occasione della Fiera dei prodotti delle Canapine, nel portico della Madonna di pietrarossa il 28/6/2014)

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  • Festa e fiera di S.Giovanni 2014

    Trevi – Pietrarossa
    Fiera di San Giovanni 2014

    Festa e fiera di S. Giovanni a Pietrarossa 2014

    28 giugno 2014 – Mercato degli orti di Trevi e dei prodotti biologici

    Santa Maria Pietrarossa

    Per l’occasione sarà riaperta dopo 16 amni la chiesa e nella piazza antistante si svolgerà il primo mercato dei prodotti delle Canapine, gli orti di Trevi, per mettere in relazione il produttore e il consumatore in un contesto di grande interesse storico e artìstico.

    23 GIUGNO –

    ore 21: Santa Messa e Processione

    24 GIUGNO – ore 18: Santa Messa

    28 GIUGNO ore 7-13: primo mercato degli ortaggi delle Canapine

    ore 8,30

    passeggiata alla scoperta degli orti delle Canapine

    ore 10,30-

    L’antica fiera di S. Giovanni

    e il “Trebbiano Spoletino” raccontati da Franco Spellani, Bernardino Sperandio,

    Alvaro Paggi, Luciano Giacch

    é

    ore 12

    – visita della chiesa di Santa Maria Pietrarossa

    • –

    12.30: degustazione dì panzanella

    con gli ortaggi delle Canapine e assaggio del trebbiano spoletino a cura dell’Ente Palio dei Terzieri Interventi e relazioni

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  • Il Trebbiano di Trevi

    Trebbiano & Food Festival -Trevi 15-16/6/2019

    Il Trebbiano di Trevi

    TAVOLA ROTONDA -Il Trebbiano Spoletino, tra storia, tradizioni e nuove opportunità Complesso Museale di S. Francesco – Sala dello Spagna – 15/6/2019, ore 10.30 Introduzione a cura di Bernardino Sperandio, Sindaco di Trevi. Il Trebbiano: etimologia e fonti storico-letterarie. – Prof.ssa Giuseppina Prosperi Valenti, già Docente di Storia Romana presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata Roma” L’antico legame tra Trevi ed il Trebbiano Spoletino A. Caterina Natalini. Il Trebbiano di Trevi. – Franco Spellani, ProTrevi. Il Paesaggio rurale come risorsa del territorio –Andrea Sisti, Presidente dell’Associazione Mondiale Agronomi. Il Consorzio Tutela Vini Montefalco e la Doc Spoleto -Filippo Antonelli, Presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco.

    (Relazione di F. Spellani) Nel 1980 l’Associazione Pro Trevi tentò un’operazione di recupero del vitigno Trebbiano locale principalmente per opera dei fratelli Barbini e Gastone Cecchini.
    I Barbini, Alberto e Massimo, “figli d’arte” alla terza generazione, in quanto nipoti di Cesare, cuoco che nei primi del Novecento rilevò una trattoria di Trevi già di proprietà della famiglia Dell’Oste (nomen omen) e figli di Francesco Barbini che nell’immediato dopoguerra acquistò meritata fama presso una vastissima clientela, prevalentemente romana, che venendo al paesello dalla capitale non lo chiamava cuoco ma “er Cochetto”.
    Oltre che cuoco provetto aveva fama di ottimo intenditore di vini tanto che, per mantenere al livello delle più esigenti richieste la sua fornitissima cantina, trattava direttamente con i maggiori produttori nazionali e rappresentanti esteri. Alberto, per lunghi anni consigliere della Pro Trevi e vicepresidente, seppure con altro impiego, fu sempre interessato alla cucina e ai prodotti tipici e Massimo, divenuto chef del Senato, ha particolarmente curato da sempre ogni aspetto della gastronomia. Gastone Cecchini, agente dell’esattoria comunale conosceva personalmente – per ovvii motivi – tutti i produttori locali. Piergiovanni Maggiolini, altro “figlio d’arte” intenditore di cibi e di vini.
    Trascinato da questi soggetti tutto il Consiglio, sotto la presidenza Gentilucci e fortemente spinto da Antonino Di Pietrantonio fece propria l’iniziativa.
    Furono individuati alcuni produttori che vantavano una coltura tradizionale di Trebbiano Pulito, espressione per distinguere il trebbiano “classico” di Trevi dal Trebbiano Spoletino. Infine aderirono 12 produttori che fornirono ciascuno due damigiane di “trebbiano” con cui si confezionarono 1200 bottiglie sigillate, numerate e tracciabili.
    Per l’occasione fu creata un’ETICHETTA apposita.
    L’iniziativa ebbe un notevole successo, offuscato però da una partita non all’altezza delle aspettative, o per accidentale anomalo deperimento del prodotto, o per dolo del fornitore: non è poi molto strano il fatto che su dodici vi sia un infedele!
    Di fatto, le lamentele pur legittime, ma ritenute immeritate dai volontari organizzatori, decretarono inesorabilmente la fine dell’esperimento.
    Nel frattempo l’agricoltura stava subendo notevoli trasformazioni. Nel caso specifico gli agronomi sconsigliavano l’uso tradizionale di alberi come gli olmi o gli aceri (chiamati localmente “bianchelle”) a cui maritare le viti o come sostegno dei filari, che il prof. Toscano chiamò “FESTONI”, definizione non agronomica ma straordinariamente pertinente ed evocativa.
    Per evitare lo sfruttamento del terreno e l’ombreggiatura del suolo gli alberi di sostegno vennero relegati lungo le strade o i canali e il Trebbiano, guidato “basso”, secondo gli agricoltori tradizionalisti, produce più grappoli ma con frutti meno turgidi e meno polposi, con conseguente scadimento del prodotto finale, anche a causa di una raccolta precoce che garantisce maggiore produzione a scapito della qualità.
    Successive regolamentazioni decretarono una progressiva diminuzione della viticoltura locale rispetto ai comuni limitrofi.
    In seguito a tutto ciò la nostra campagna, già fortemente antropizzata da millenni e pur tuttavia dall’aspetto di un rigoglioso giardino, sta pian piano assumendo la morfologia delle praterie dei film americani.

    Immaginiamo come sarà quando finiranno quei quattro alberi che ora svettano ad altezze innaturali.
    Fino alla metà del secolo scorso, nelle nostre campagne si praticava un’agricoltura promiscua e con più raccolti nell’anno, dovuta chiaramente alla diversa organizzazione sociale.
    Nel trevano predominava in collina l’olivo e nel fondovalle grano, altri cereali e qualche leguminosa, il tutto tra filari di viti. Gli alberi da frutto – e fra questi le uve da tavola – erano prevalentemente vicino alle abitazioni, sia in collina che nel piano.
    Soltanto vicino ai corsi d’acqua – peraltro un tempo molto più abbondanti – si potevano praticare le colture ortive. Per favorire queste, nel 18° secolo ad opera del benemerito cardinale Ludovico Valenti, fu deviato un canale dal Clitunno per irrorare i fertilissimi terreni a ridosso del colle di Trevi, chiamati “canapine” per la preminente produzione di canapa, successivamente convertiti tutti alla produzione di ortaggi, specificatamente del rinomato “Sedano Nero”.
    Ma in tempi meno recenti non era così. Come racconta lo scrupoloso cronista locale Francesco Mugnoni le vigne erano in collina, sicuramente impiantatevi dalle due famose abbazie fiorenti nel XIII secolo – S. Stefano di Manciano e San Pietro in Bovara – che, qui come altrove dettero un notevole impulso all’agricoltura.

    Anco in questa nostra età dal dicto tempo in qua 1448, forono comezati ad salvare li paludi, che dal ponte del fiume de santa Maria [di Pietrarossa] verso Monte falco erano padulj et pieno de scarze: ogia dj sonno reductj ad cultura como nuj vedemo. Jtem per prima erano vigne per tutto Murj [colle sopra Bovara] et Manciano [ad oltre 500 m di quota] et Matigia: in Manciano et in Murrj non ce è niuna: sono sequite le pergole da quisto tempo in qua, che se vede omne cosa esser posto pergule.

    Successivamente, – tre secoli dopo – con il completamento delle bonifiche a valle e l’impianto di oliveti oltre i 450 m di quota il paesaggio è andato assumendo l’aspetto attuale.
    Certo è che sia l’olio che il vino di Trevi godettero di buona fama se il Lalli, poeta giocoso di Norcia con incarichi in Trevi, scriveva:

    Han qui d’olio e di vino una fiumara,
    che a poco a poco si converte in oro,
    e doppioni ne cavano a migliara”
    .

    E stupisce la notizia che un secolo prima, al tempo di Paolo III, che pure fu ospite dei Valenti a Trevi, questa “terra” viene descritta come “luogo bello ma di tristo vino
    Che l’autore si sia imbattuto nell’antenato dell’unico produttore che fornì un trebbiano scadente alla Pro Trevi nel 1980?

    Fino ai primi decenni del secolo scorso nel fondovalle era preminente la coltura del Trebbiano: Trebbiano Spoletino e Trebbiano ”pulito” o Trebbiano di Trevi. Tanto che un giovane agronomo, prematuramente scomparso, forse anche su suggerimento di un suo insegnante, teorizzò che il nome derivasse proprio da Trevi: in latino Trebia, aggettivato in Trebianus cioè “di Trevi”. L’attribuzione, che a un primo momento sembra azzardata, non è poi così strampalata se Plinio il Vecchio dice essere i Trevani antichissima tribù degli Umbri:Trebiani Umbrorum antiquissima gens” e se erano antichissimi 20 secoli fa… probabilmente erano più antichi del Trebbiano, tanto da dare ad esso il nome.
    Ma attualmente è più accredetata la tesi che il nome derivi da Trebulanus, che non ha nulla a che vedere con Trevi.

    Sta di fatto che il Trebbiano di Trevi, non è un’invenzione recente.
    Ne giugno del 2014 il prof. Giacchè, al fianco del quale mi trovai per un caso assolutamente fortuito, mi fece gentilmente partecipe di una sua ricerca sull’argomento, poi oggetto di stampa in un opuscolo edito per l’occasione, ora pressoché irreperibile, ma riportato per comodità dei curiosi nel sito web della Pro Trevi. (vedi anche VINSANTO)

    Nel trevano o nella pianura di Trevi, e più specialmente a Cannaiola e a San Lorenzo si ha il trebbiano con qualche carattere diverso da quelli del descritto [Trebbiano o Spoletino], che si coltiva nel piano spoletino.
    Il trebbiano di Trevi ha gli acinelli molto più ovali, la foglia di un verde un poco più scuro, il tralcio gracile e di un colore plumbeo, gli internodi, un poco più lunghi e si matura perfettamente alla metà di ottobre. Con il solo trebbiano a Trevi fanno un vino santo squisito, il quale ha un gusto e un aroma speciale, che lo diversifica da qualunque altro vino santo
    “. De Bosis Francesco (1879), Relazione intorno ai lavori della Sotto-Commissione ampelografica per il circondari di Spoleto eseguiti nel 1878, in Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio, “Bullettino Ampelografico”, fase. XII, anno 1879, Roma, Tipografia Eredi Botta, p. 437

    Infatti discendente diretto del trebbiano è il Vinsanto, un passito dall’aroma inconfondibile, un tempo prodotto e confezionato per la vendita da quattro o cinque grossi proprietari, ma prodotto per il consumo proprio da moltissime famiglie trevane.
    Nelle soffitte e nelle cantine di vecchie case si trovano ancora i “telarini” per appendere l’uva, il torchietto e il prezioso “caratello” che trasmetteva al vino l’aroma caratteristico.
    E a detta di questi autori sembra che il Vinsanto di Trevi, derivato dal Trebbiano di Trevi non abbia rivali.

    “Con questa varietà [Trebbiano] si fanno i vini più prelibati e fra essi il vino Santo, come ad esempio a Trevi, e quivi tale vino raggiunge speciale pregio” Fazi Francesco (1890), La distillazione del vino e delle vinacce nella Provincia dell’Umbria, Foligno, Stab. Tip. Feliciano Campitelli, p. 844

    “Ed è forse un Trebbiano quello da cui si ottiene a Trevi, alla piccola Trevi ridente, alta, inerpicata tra gli olivi, un vin santo delizioso, ricco di sottile e speciale aroma” Baldeschi Guglielmo (1893), / vitigni ed i vini dell’Umbria, in Circolo Enofilo Italiano, Roma, “Annuario Generale per la Viticoltura e la Enologia”, anno H, Roma, Tipografia nazionale di G. Berterio, p. 29

    “Con il Trebbiano appassito si fabbrica il famoso vin santo di Trevi che ha acquistato una certa e meritata celebrità nella categoria dei vini liquorosi” Francolini Francesco (1908), La Valle Spoletina e le sue condizioni Economiche-Agricole (Studio di economia rurale), Savona, Tipografia Elzeviriana, p. 91

    Tuttavia annota ancora il prof. Giacchè:

    L’inserimento di una variante “trevana” al Trebbiano, identificato in questo caso con lo Spoletino, mentre nelle schede precedenti i due vitigni venivano distintamente considerati, complica ulteriormente la già ingarbugliata situazione. Considerato che entrambi i testi sono stati compilati da Francesco De Bosis, in qualità di segretario delle due Sotto-Commissioni, è andata perduta una decisiva occasione per fare chiarezza sulla esatta attribuzione della denominazione dei vitigni alle varietà locali analizzate.

    Se possiamo trarre una conclusione di quanto esposto, si potrebbe formulare un’ipotesi consguente.

    È poi tanto temerario pensare di poter recuperare questa cultivar dalla descrizione del De Bosis?
    Senza voler entrare in concorrenza con altri si potrebbe pensare ad un particolarissimo prodotto di nicchia, esclusivamente finalizzato alla produzione di un Vinsanto che vanta un secolo e mezzo di notorietà.
    In tempi di esaltazione della biodiversità, se questo concetto non è pura esercitazione verbale ma ricerca concreta delle varietà del nostro pianeta, potrebbe essere quanto meno interessante aggiungere un altro tassello proprio da Trevi.
    Da Trevi, che oltre al sedano nero e l’olivo di Sant’Emiliano – da considerare un UNICUM in senso assoluto dopo i recenti studi del prof. Bonci – potrebbe a ragione vantare un altro prodotto straordinario.

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  • Proverbi Umbri di O. Grifoni

    Proverbi Umbri raccolti da Oreste Grifoni

    17 – SEGNI FISICI CARATTERISTICI – NATURE VARIE – ATAVISMO (pagg. 67-69)

    Nota: Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina.

    1. – È meju un diavulu ch’un guerciu.
    2. – Pilu rusciu, pilu caffè, libera nos Dominé.
    Lat. – In rufa pelle non est aliquis sine felle; quando dicit ave, sicut ab hoste cave. (SALIMB.: Chron., p. 98)
    <68>
    3. – Dio te sarvi da li nasi a penninsù (a punta dispettosa): unu pe’ casa e pu’ non più.
    4. Dall’omu che non guarda lu serenu, dall’amicizia sua staje lontanu. Occhi socchiusi macchinano insidie (SALOMONE)
    Lat. – Viriboni erectis suspiciunt oculis.
    5. – Omu timidu e coscienza sporca.
    6. – Brutti e dispettusi.
    7. – Omu nervosu, omu amurusu.
    8. – Grossi e minchiuni.
    9. – Lo minchionà’ non è pe’ tutti, ce voju’ o belli belli o brutti brutti.
    10. – Omu lungu e capoccia piccola (di poca intelligenza).
    11. -Collu curtu, vita curta.
    12. – Occhi bianchi, occhi de latru.
    13. – Disse Cristu a Turchi e Farisei: Dio te sarvi dai segnati miei (storpi, gobbi, ecc.)
    14. Di guerciu o zoppo, o di notte o di dì non ti fidare; e questo credi a mi. (Proverbio del 1300. Ved. Giornale storico Vol. X – anno)
    15. – Gente che non cià colore in visu, Cristu non la vôle in Paradisu.
    16. – Donna pilosa, o matta o virtuosa.
    17. – Chi parla ‘n faccia n’è traditore.
    18. – Donna secca, rabbia messa; donna grassa, rabbia magra.
    19. – Femmina curta, maliziosa tutta.
    <69> Abruz. – Curte e male cavate.
    20. – Regazza ridarella o matta o ….
    21. – Gnegnè, gnegnè, libera nos Dominè.
    22. – Faccia de mèle core de fèle.
    23. – Chi fa pìu pìu, pìu, canzona lu mortu e freca la viu.
    24. – Chi è lento pe’ magnà’ è lento pe’ faticà’.
    25. – Acqua quêta vermi mena, acqua corrente se vede e se sente.
    26. – Chi ale (da halere, sbadigliare) poco vale.
    27. – Chi ‘nse fida n’è fidatu.
    28. Chi ‘nce nasce, ‘nce pasce. Chi non nasce con disposizione ad un’arte, inutile che la tenti.
    29. Sempre te graffierà chi nasce gattu; – e – Chi è natu mulu bisogna che tiri cargi.
    30. ‘Gni vipera ha ‘l suo veleno. La cattiva natura di una razza è comune a tutti gli individui che la compongono.
    31. Chi nasce de gallina in terra ruspa, chi de terra ne sa sempre ne puzza; – e – Chi nasce de villan convên che zappi, chi nasce da callina convên che ruspi.
    Lat. – Grunnit sic fetus porcus ut ante vetus.
    Abruz. – Chi di galline nasce ‘n terra ruspa.
    Franc. – Qui naît poule, aime gratter.

    305

  • Musei

    ORARI : Vedi

    Esposizioni e mostre
    in altri spazi espositivi

    Eventi


    RACCOLTA D’ARTE DI S. FRANCESCO

    Allestita nel 1996 in una parte dell’ex Convento di S. Francesco, con dipinti dal XIII al XVIII secolo e alcuni reperti romani. Da segnalare:Pala d’altare dello Spagna, Trittico e Polittico di scuola folignate, Assunzione dell’Orbetto, San Vincenzo Ferrer.

    COMPLESSO MUSEALE DI S. FRANCESCO

    MUSEO DELLA CITTA’ E DEL TERRITORIO

    MUSEO DELLA CIVILTA’ DELL’ULIVO

    PINACOTECA

    CHIESA DI S. FRANCESCO

    ANTIQUARIUM

    TREVIAMBIENTE

    ORARI PROVVISORI: Vedi

    Visita dettagliata


    Palazzo Lucarini Contemporary

    Palazzo Lucarini, uno dei più prestigiosi di Trevi, di fronte alla chiesa di S. Emiliano, ospita mostre periodiche di arte contemporanea di livello internazionale
    (ex TREVI FLASH ART MUSEUM )

    Palazzo Lucarini

    Palazzo Lucarini, Ingresso di Flash Art Museum (C.R.Petrini 2003)

    Trevi, palazzo Lucarini, Flash Art Museum: la valle fino a Spoleto

    Trevi-Palazzo Lucarini –Terrazza – Panorama parziale verso Spoleto– (foto C.R.Petrini 2003)

    MUSEO DELLA CIVILTÀ DELL’OLIVO

    Aperto nell’ottobre del 1999 è l’unico museo pubblico in Italia sull’olivo.


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