Autore: Franco Spellani

  • Assemblea 2021

    ASSOCIAZIONE PRO TREVI Informazioni e Accoglienza Turistica – IAT Piazza Mazzini, 5 tel 0742 781150

    ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA Tutti i soci sono invitati a partecipare all’Assemblea Generale Ordinaria indetta per SABATO 27 novembre 2021 Ore 14 in prima convocazione e alle ORE 15 in seconda convocazione presso LA SALA CONSILIARE COMUNALE Saranno all’ordine del giorno i seguenti argomenti: – Bilancio consuntivo 2021 – Bilancio preventivo 2022 – Varie ed eventuali – Elezioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo POSSONO PARTECIPARE SOLTANTO I SOCI IN REGOLA
    CON IL VERSAMENTO DELLA QUOTA SOCIALE.

    I ritardatari potranno regolarizzare la loro posizione anche
    immediatamente prima dell’assemblea. Trevi, 11 novembre 2021 _______________________________________________________________________________ ASSOCIAZIONE PRO TREVI Informazioni e Accoglienza Turistica – IAT Piazza Mazzini, 5 tel 0742 78115

    D E L E G A

    Io sottoscritto_____________________________________socio della Pro Trevi, delego a rappresentarmi all’Assemblea convocata per il giorno 27 novembre 2021 il socio____________________________________________

    Data____________ Firma leggibile_____________________________________

  • Monumenti e lapidii dei caduti in guerra

    … i martiri nostri son tutti risorti

    Memoria dei concittadini caduti in guerra

    Monumenti e lapidi di commemorazione

    Estremo tentativo di ricordare ai distratti coloro che nel pieno della giovinezza sacrificarono gli anni migliori e perfino la vita per l’ideale di Patria o per senso del dovere. Si riportano di seguito i monumenti e le lapidi che i nostri padri innalzarono per commemorare i militari caduti.

    Trevi capoluogo – Piazza Garibaldi – Monumento ai caduti del Comune Trevi Capoluogo – Via Lucarini – Monumento ai caduti ex allievi del Collegio Lucarini

    Bovara

    Cannaiola – Largo don Bonilli – Lapide commemorativa dei caduti di Cannaiola Coste Matigge

    Parrano

    Picciche

    Pigge

    S. Lorenzo

    S.Maria in Valle

    Elenco Caduti nelle Guerre d’Indipendenza

  • Trevi, Teatro Clitunno – Riapertura dopo i restauri

    Teatro Clitunnno

    Trevi

    Sabato 29 Maggio (1993) ore 20,30

    Piazza del Teatro

    Inaugurazione

    alla presenza della Cittadinanza

    e delle Autorità

    Programma Spettacoli

    29 Maggio – 13 Giugno

    Programma gentilmente fornito dal regista Giampaolo Lomi (2015), che raccolse le firme e commenta: “in quella serata debuttarono anche Roberto Accurso e Daniela Barcellona divenuti poi cantanti famosi nei teatri di tutto il mondo”

    Inaugurazione del Teatro Clitunno

    Sabato 29 maggio 1993 – ore 21

    Concerto dei vincitori del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto

    “A. Belli”

    Prima Parte

    W. A. Mozart

    “Die Zauberfloete”: “O Isis und Osiris”

    Alberto Rota (basso)

    G. Rossini

    “Il barbiere di Siviglia”: “Dunque io son”

    Daniela Barcellona (mezzosoprano) – Roberto Accursio (baritono)

    Massenet “Manon”: “Ah! Fuyez dace image”

    Corrado Amici (tenore)

    G. Verdi

    “Rigoletto”: “Un dì, se ben rammentomi”

    Quartetto atto II

    Nadia Mantelli (soprano) – Walter Omaggio (tenore)

    “La forza del destino”: Pace, pace, mio Dio”

    Claudia Pallini (soprano)

    C. Saint-Saens

    “Sanson et Dalila”: “Mon coer s’ouvre à ta voix”

    Daniela Barcellona (mezzosoprano)

    “La Traviata”: “Madamigelle Valery?”

    Duetto atto II

    Roberto Accursio (baritono) – Nadia Mantelli (soprano)

    “Don Giovanni”: “Sola, sola, in buio loco”

    Sestetto atto II

    Nadia Mantelli (soprano) – Claudia Pallini (soprano)

    Corrado Amici (tenore) – Daniela Barcellona (mezzosoprano)

    Alberto Rota (basso) – Carlo Lepore (basso)

    158

    Ritorna alla Ritorna alla pagina TEATRO

  • Ripresa Rai “A Sua Immagine”

    Riprese TV

    Trevi – Piaza Mazzini, 20 settembre 2021

    La conduttrice Lorena Bianchetti e la troupe TV in piazza Mazzini per le riprese della puntata di “A Sua Immagine” trasmessa da Rai1 il 25/9/2021

    Clicca QUI per rivedere la puntata

    Ritorna alla

    144

  • TREVI Ottobre 2021

    Comune di Trevi Ente Palio dei Terzieri Pro Trevi

    Ottobre Trevano 2021

    TREVI 2 – 17 ottobre 2021

    Sabato 16 e Domenica 17

    Trekking nella zona di produzione del Sedano

    e visita alla chiesa di S. Maria di Pietrarossa

    Programma

    Sabato 2 ottobre, ore 21 – Villa Fabbri SFIDA DEI SUONI Esibizione dei tamburini dei Terzieri a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Sabato 9 ottobre, ore 20 – Centro Storico SCENE DI VITA MEDIEVALE, a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Domenica 10 ottobre, ore 9 – 22 Centro Storico MERCANTI IN FIERA – Mercatino medievale a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Sabato 16 ottobre, ore 15 – 20 – Piazza Mazzini

    MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA

    ore 15 Borgo Trevi

    Domenica 17 ottobre, ore 9 – 20 Piazza Mazzini MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA

    ore 10 e ore 15 Borgo Trevi

    ore 12 Piazza Mazzini

    Premiazione del produttore del miglior sedano

    Trekking alla scoperta delle zone di produzione del sedano nero con visita alla chiesa di Pietrarossa Escursione guidata adatta a tutti; Durata di 3 ore circa che comprende la visita alla Chiesa di Santa Maria in Pietrarossa; Degustazione di prodotti tipici a base di sedano nero direttamente dai produttori; Novità 2021: Escursione guidata con interprete LIS (Lingua dei segni italiana). Sabato 16 ottobre ad affiancare la spiegazione della nostra guida ci sarà un interprete LIS. Possibilità di partecipare all’escursione guidata anche alle persone sorde segnanti, oraliste e bilingue. Parteciperanno anche i sordi dell’associazione AUSRU. A condurre le escursioni sarà Davide Passamonti, Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE. Orari: Sabato 16 Ottobre (Escursione guidata con interprete in LIS): -Partenza ore 15, rientro ore 18 circa Domenica 17 Ottobre: -Partenza ore 10, rientro ore 13 circa -Partenza ore 15, rientro ore 18 circa Punto di ritrovo: Conad Borgo Trevi, via Gramsci 11 Prezzo: 8 € a persona PRENOTAZIONE OBBIGATORIA – Green pass obbligatorio tel: 0742781150 mail: protrevi@protrevi.com whatsapp: 3291586176

    Associazione Pro Trevi – Piazza Mazzini, 5 Tel e fax 0742.781150

    Ritorna alla Ritorna alla pagina

    087

  • T. Natalucci – Studi sulla storia di Trevi

    Tiberio Natalucci

    Studi sulla storia di Trevi

    Pubblicati per festeggiare le nozze

    dei due giovani sposi

    nobili entrambi di animo e di lignaggio

    Raffaello Paglioni

    di Trevi

    Guendalina Toni Catenacci di Amelia

    1865

    ______________________________

    _____________________________________________________

    [Note: Nella trascrizione è stata rispettata l’arcaica punteggiatura originale.
    Il testo in colore tra parentesi quadre [ ] è stato aggiunto all’atto della trascrizione.
    Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina.
    Le parole divise a fine pagina sono state trascritte per intero nella pagina in cui avevano inizio]

    <2>

    Lo scrittore prega i suoi rispettati concittadini a non iscorgere in questo povero lavoro che un segno di patrio amore, e un tentativo di ricercare cose vere.

    Foligno Tip. Campitelli

    <3>

    Sulla vetta e sulle pendici occidentali di uno dei Colli più spiccanti ed ameni che dall’estreme falde del basso Appennino protende ad internarsi quasi nel mezzo della tanto celebrata Valle Umbra sollevasi appariscente la Città di Trevi avente sul capo una verde corona di quercie, faggi, viti ed ornelli, circondata dai suoi duecentomila Olivi, nel mezzo ad un territorio disseminato per ogni dove di case di Villaggi, di antiche castella, rallegrato dalle ridenti rive del sottoposto Clitunno, abbellita da fabbricati prominenti e ragguardevoli, cinta da valide mura e longobardiche torri, non ultima fra le Città Umbre per importanza, e forse la prima per temperato clima, incantevole prospettiva, e salutifere condizioni.

    Positure le più favorevoli per poter respingere facilmente le nemiche aggressioni, materiale ottimo da fabbricare, stabilità perfetta del suolo, sorgenti tenui ma perenni, e diverse di eccellente acqua potabile, sicurezza di non soggiacere ai disastri delle inondazioni, ai danni dell’umidità e delle nebbie, ai perniciosi effetti di paludose esalazioni, un terreno in vece aprico formato da materia calcarea alluminea con terra vegetale mirabilmente adatto a ad ottenere la squisitezza di vini, di olii, farine, frutta, carni, latte, selvaggina, salati, erbaggi, vegetazione felice di piante di ogni specie, magnifica vista del rinomato cratere, sono tutti pregi da segnalare facilmente e dar la preferenza a questa su di altre località.

    <4>

    Non è quindi meraviglia che antichissime genti vi prendessero stanza. Poco lungi dall’odierna Trevi presso ad una limpida sorgiva esisteva un Tempio sacro al più antico Nume d’Italia a quel buon Re Giano che seppe cangiare i ferini costumi di genti selvaggie nella beata età dell’oro. Si ha da memorie autentiche che fino al 1600 vi si videro i ruderi di una Chiesa cristiana che chiamossi S. Giovanni di Giano e che era stata eretta sulle rovine di un antico delubro pagano, in cui quella Deità veneravasi; Attraverso di tanti secoli restò ancora al fonte e alla valletta il nome di Giano, e giunse sino a noi e conservasi in una sala municipale [ora nella Raccolta d’Arte di S. Francesco] una testa di grandezza maggiore del vero scolpita in marmo, avente due faccie simili di uomo barbato, e che formava certamente parte di una Statua ben grande di un Giano bifronte. Se gli Umbri derivano da quella prima immigrazione giapetica che fu trovata già stanziata in Italia (al dir di Erodoto) quando vi giunsero i Lido-tirreni di stirpe semitica, se il Japhet degli Ebrei, il Giapeto dei Greci fu dagl’Italiani adorato col nome di giano, questo culto che Trevi rendeva a quel primitivo Padre, Re e Dio omonimo lo mostrerebbe della più remota antichità.

    Di fatti sul vertice dell’antica nostra Città esistette pure un gran Tempio consecrato ad una delle più remote credenze pagane: a Diana. Questa mitica Regina del Cielo, della Terra e dell’Erebo, che aveva il barbarico culto nella Tauride, selvaggio fra i Druidi, gentile in Efeso, questa Dea di tutto, come il nome Diana si crede esprimere, era la Diva tutelare dei Trevani.

    Restano ancora ad attestare la grandezza di quella mole due grandi capitelli uno in breccione rossastro del paese e l’altro in pietra calcare senz’abbaco. La proporzione di tali capitelli darebbe alle colonne un’altezza di 12 a 13 metri, e quindi l’edificio era di una grandezza cospicua. Questi due massi furono trovati presso l’attual Chiesa di S. Emiliano [secondo altri studiosi, dall’interpretazione del cronista sincrono Francesco Mugnoni, ritengono che tali capitelli provengano dal luogo ove sorge la chiesa di S. Martino] quando nel 1465 si prese ad ampliarne ed innalzarne le mura, e quindi fanno credere che nello stesso luogo o poco lungi sorgesse il pagano edificio. Dell’esistenza di esso grandezza e posizione si

    <5>

    ha pure un’altra prova nella Lezione Bollandistica del 24 gennaio da cui si apprende che quando S. Feliciano, che fu chiamato l’Apostolo dell’Umbria, venne a Trevi (sul fine del II o III secolo) vi trovò un gran Tempio (ingens fanum) dove i Trevani adoravano Diana come loro Dea tutelare e che nel medesimo luogo fu costruita una Chiesa Cristiana ad onore dell’augustissima Triade. Ebbene l’antichissima chiesa della Trinità era appunto quella di cui avvenne l’accennato ampliamento. Essa fu innalzata quando gli Ostrogoti fecero disparire interamente i resti del gentilesimo che l’Imperator Giuliano aveva tentato di far rivivere.

    La sua Architettura è simbolica, e le foggie sono dello stile bizantino. I tre absidi formanti un solo corpo che abbracciavano tutto il lato orientale, e la parte più venerata del Sacrario alludono evidentemente al mistero del Dio uno e trino di nostra Fede.

    È poi notabile che quando coll’accennato ampliamento questo bello e raro mistico edificio rimase in una parte angolare e secondaria si volle innalzare appositamente un ben adorno Sacello in capo alla nuova Chiesa per conservare la primitiva invocazione

    Nella casa dell’antichissima famiglia Lambardi (oggi Ubaldi) eravi pure un iscrizione riportata nel codice Natalucci che diceva

    OLIM . TRIVIAE . TEMPLUM

    Quindi non sembra potersi dubitare che il gran Tempio di Diana stasse sulla parte elevata dell’odierno Trevi.

    Se era costume degli Umbri di costruirsi a preferenza le loro dimore ne’ luoghi più difendibili, e con case vicine sulle alture, se questa era la parte più sicura, più sana, più produttiva, quando la valle era infestata dalle acque e dagli interrimenti, se due delle più antiche Deità d’Italia avevano templi ed altari in quelle posture elevate può ragionevolmente ritenersi per cosa certissima che i primi Trevani abitassero sui nostri clivi su queste medesime vette

    <6>

    Ma un culto ed assai più rinomato ebbe pure in questa contrada il Fiume Clitunno del cui marmoreo tempio resta fortunatamente in piedi un prezioso avanzo. Anche nella prossima Bovara eravene un altro dedicato a Giove Boario del quale restano altresì le colonne dentro l’attuale Chiesa di S. Pietro [in realtà pilastri cilindrici] e due teste bovine sporgenti sull’alto della facciata: un quinto pure se ne vuole a Giunone, dove oggi si venera la Madonna di Pietrarossa o de pede Trevii.

    Queste tre fabbriche stanno sull’estreme digradazioni del monte e sulla riva destra del Clitunno. Quelle di Bovara e Pietrarossa vedute nella pianta parcellare non sono distanti da Trevi neppur due chilometri, anzi vi si possono dire quasi congiunte con gruppi di altre case intermedie; quindi anco li due tempii di Giove e Giunone furono innalzati certamente dai Trevani forse in tempi meno remoti, e quando gli Umbri datisi spontaneamente ai Romani, dopo che videro debellati gli Etruschi loro nemici poterono sotto l’egida di quella invincibile potenza darsi tranquillamente a bonificar le pianure, a dilatare la coltivazione, e l’industria. Frequentissime eran le reciproche invasioni tra Umbri ed Etruschi prima di quest’epoca (Strabone V.) onde non è verosimile che queste due Divinità romane avesser templi, ed i Trevani discendessero verso la pianura prima della vittoria di Q. Fabio Rullano (308 avanti l’era Cristiana.)

    Anco il tanto famoso tempio del Clitunno è di epoca romana come indica l’eleganza dell’architettura, l’uso dei più belli marmi, di pietre amatistine, e la squisitezza degli ornati ed intagli, che all’infuori dei timpani sostituiti, son tutti della prima costruzione. Questo monumento che Plinio II. trovò già antico (priscum) che il Palladio volle illustrare, che inspirò le vivaci stanze del Byron, che tutti i viaggiatori vanno ad ammirare, stava nel territorio di Trevi, come l’illustre Presidente delle antichità romane Ridolfino Venuti scrisse, e come vien provato dal documento A annesso a questo scritto e dalla nota relativa. Forse la venerazione per un fiume di acque limpidissime, di una scaturigine pittoresca, di un amenissimo corso apportatore

    <7>

    di molti e reali vantaggi precedette la costruzione del tempio stesso; ma poi la scaltrezza profittò della credulità di popoli semplici, e della vergine loro fantasia per attribuire fatidici responsi ad un Nume presente, il prodigio di render candidi i Bovi che bevessero di quell’acqua: coll’evidente scopo di chiamar molti visitatori, aver molte vittime, continue oblazioni. Spogliato però anco del velo soprannaturale di cui l’ornarono i Poeti latini italiani ed esteri il Fiume Clitunno sì limpido, il suo tempio tanto grazioso, i suoi margini straordinariamente ameni, le contermini alture tutte vestite di allegre dimore, una campagna fresca e profumata dalle vitali esalazioni di un rigoglioso alberato, procurano in tutti un immancabile e grande piacere. Plinio II. che ebbe in Roma i primi offizii, fu proconsole e viaggiatore, provò tanto diletto nel visitar questi luoghi che gli dolse di non averlo fatto prima, ed eccita l’amico Romano a recarvisi.

    Né solo le accennate cinque moli dimostrano l’antica importanza di Trevi, ma più Sacelli come vide lo scrittore romano erano d’attorno, esisteva un vecchio teatro, un altro si dovette innalzare nel I.° secolo, un circo di fiere par che vi fosse sui primi del III.° quando S. Emiliano fu martirizzato.

    Svetonio nella vita di Tiberio scrive che l’Imperatore non volle concedere ai Trevani di trasferire o distornare una somma legata per edificare un nuovo Teatro ai lavori di una Strada piacendogli che fosse rispettata la volontà del testatore. Secondo questo documento esisteva già un Teatro e dovette costruirsene un secondo. Combina infatti colla testimonianza della Storico un iscrizione esistente in un bel piedistallo di marmo greco che sosteneva una Statua.

    In questa epigrafe si parla di Scabillarii del Teatro che con danaro raccolto fecero erigere quel monumento di onore a Lucio Succonio personaggio illustre della famiglia Prisca che era Decurione, Consolo, Pontefice, di Trevi. Il buon Abate Giorgetti nel suo opuscolo del 1782 su Trevi, e la Madonna delle Lagrime riportando la iscrizione Succoniana, già pubblicata

    <8>

    dal Fabbretti, dal Marangoni, dal Doni Coletti ecc. Credette che i Scabillarii veteres a scaena fossero i Presidenti Anziani e deputati agli scanni del Teatro. Questa spiegazione fece credere a taluno che Trevi non potesse avere un Teatro di proporzioni così vaste da richiedere che una deputazione agli scanni fosse costituita in decurie; però quando la parola Scabillarii vogliasi spiegare secondo il suo vero significato, e riconoscere in esso un corpo di Musicisti e mimi, che avevano sotto il piede destro uno Strumento a percossa fatto a forma di scabello al di cui suono univasi quello delle tibie ed altri strumenti giocati colle mani, quando riflettasi alla voga che aveva preso questo genere di musica e di trastullo sotto Caligola che volle dilettarsene anch’esso, al carattere sacro che gli si dette fino ad attribuirle il potere di placare lo sdegno dei Numi , come Arnobio ci dice, non può recar meraviglia che alcune decurie di tali persone sollazzassero anche i Trevani in epoche di mollizie e piaceri recata dalla stessa generale prosperità e grandezza del vastissimo impero.

    Esistevano lungo il margine del Clitunno ville di piacere; nel tratto sacro del fiume godevasi dell’alterno gioco delle barche ; vi erano secondo il Venuti giuochi Clitunnali, si mandavano da questi pascoli famosi alla gran Roma Bovi di una razza così scelta che vestiti di fiori venivan recati nelle pompe trionfali come maxima victima, aveva Trevi tutte le doti dei Municipii, quindi non può supporsi che gli mancassero i Scabillarii necessarii ai ricordati spettacoli ed all’esercizio delle varie religiose ceremonie.

    Benché pubblicata più volte amo di riportare qui l’epigrafe del cippo Succoniano come trovasi scritta in bei caratteri ottimamente conservati con talune osservazioni fatte sul sasso,

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    L . SVCCONIO . L . F . PAL

    PRISCO . IiiI . VIR . I . D . Q . A .

    OMNIUM . CORP . PATR

    ITEM . TREBIS . DECVR . PONT

    IiiI . VIR . I . D . PATRON . MUN

    DECURIAE . IIII . SCABILLAR

    VETERES . A . SCAENA

    AMANTISSIMO . SVI

    EX . AERE . CONLATO . H . A . I . R.

    Manca sul lato destro, ed in ogni altra parte il nome dei Consoli, ma sembra che il contesto stesso del monumento ne indichi l’epoca; si tratta di tempi in cui tutte le dignità erano concentrate in un unico illustre personaggio, a cui quattro decurie di Scabillarii innalzarono una Statua, quindi non può molto errarsi nel congetturarla.

    Nella prima metà della quinta linea la superficie marmorea è stata indubitatamente escavata fino al punto di poter far disparire le cifre scolpite in origine, ed incidere di nuovo nel piano rozzamente abbassato le iniziali delle parole quatuorviro jure dicundo nella stessa precisa forma che trovansi già scritte nella seconda riga. Fra la indicata prima metà corrette della quinta linea e le parole intatte patrono municipii evvi pure una laguna col piano egualmente escavato. Se questa innegabile alterazione sia stata una correzione fatta dal primo ovvero una viziatura posteriore fatta da un altro scalpello non oserei dirlo.

    A me sembra che se quel grande della famiglia prisca ebbe in due Città l’autorità quatuorvirale I. D. che nei Municipii corrispondeva alla consolare non sarebbesi omesso di porre il nome della prima, come si legge scolpita la parola Trebis e molto meno posso ammettere al Doni che il cippo sia stato trovato a Terni, e parli di quel Municipio, giacché lo credo un puro equivoco di nome che avviene continuamente fra Terni e Trevi; mentre questo masso che raggiunge l’altezza

    <10>

    di m. 1,20 contro cent. 80 di larghezza nella parte sporgente non sembra verosimile che da Terni sia stato trasportato sulla cima di Montefalco dove nel 1782 il Giorgetti lo vide, e non può essere che se alludeva al Municipio ai Consoli alle corporazioni ai Scabillarii di Terni non vi si leggesse affatto nominata quella città. Il Coletti lo crede trovato in agro Mevaniensi; ma non sembra possibile che i Cittadini dell’antichissima Mevania permettessero che si asportasse a Montefalco un monumento importante. D’altronde è noto che Caligola si recò a consultare l’oracolo del Clitunno, e secondo Svetonio (43) procedette fino a Bevagna: ad visendum nemus flumenque Clitumni Mevaniam processisset.

    Da queste parole molti hanno creduto che il bosco sacro, il culto del Clitunno, la Città Lucana stasse presso Bevagna; ma ciò si oppone alla irrefragabile prova dei fatti. Presso Bevagna il Clitunno ebbe in tutti i tempi il nome di Timia. Strabone scrisse Mevania preter quam labitar Tineas et hinc parvulis schafis collectos in agro fructus devehit in Tiberim; immensi sono i documenti posteriori ed anche il Venuti conferma che il Clitunno prende il nome di Timia nel territorio di Bevagna; la stessa parola processisset indica che l’Imperatore procedette fino a Bevagna a vedere l’ameno corso del Fiume ed il bosco sacro che con ogni probabilità doveva estendersi dalla Città Lucana fino a Bevagna, giacché tutte le acque della Valle sembra che andassero col Clitunno nello stesso canale a traverso di boscaglie, prima che fosse formato il gran recipiente Teverone.

    Ma se il cippo fosse stato trovato e la Statua eretta in altra Città, maggiore forse sarebbe l’onore per Trevi, giacché tra le dignità di Succonio fu espressa quella di appartenere all’ordine Decurionale di Trevi, di esservi Pontefice, e Quatuorviro.

    Altre anticaglie sonosi in varie epoche scoperte in diversi punti del Territorio Trevano.

    Fino dal principiare del XVI secolo il dotto e ricco signore Benedetto Valenti ebbe la gloria di esser uno dei primi in Italia (come il Tiraboschi osserva) a raccogliere oggetti antichi e farne una collezione nel suo Palazzo di Trevi che soffrì qualche

    <11>

    perdita ma fu sagacemente a nostri giorni riordinata dal Sig. Conte Filippo di tal nobile prosapia. Alcuni oggetti di questa raccolta furono indubitatamente trovati lungo le rive del Clitunno presso Bovara, ed appartennero come scrisse il Venuti ai Sacelli che circondavano il Tempio. Cippi iscrizioni e teste antiche si riunirono con ottimo divisamento, e si vanno con diligente cura radunando nel palazzo comunale: qualche reliquia rimane ancora in mano dei privati, come non pochi frammenti di marmo scolpito sono stati sconsigliatamente adoperati nei fabbricati posteriori. Presso la Chiesa di Pietra rossa sotto l’interrimento di circa tre metri, si discopersero lunghi ruderi di antiche mura, pavimenti a grandi lastre, scalinate, e basi di colonne, grandi massi, tegole antiche, ossa, carboni. Nel 1751 si videro tre grosse basi di colonne: e frammenti ad ogni scavo si trovano.

    Anco nello scorso autunno 1864 in occasione dei lavori per la Ferrovia si scoprì un pavimento formato da piccolissimi mattoni murati a coltello, un muro in cui stava incassata una lapide evidentemente romana che il Liberto Filemo fece innalzare a Cajo Lafrenio della Tribù offentina, un pezzo di cornice avente nella faccia intagliata la riguardevole altezza di quasi 30 centimetri senza le parti che mancano. Essa dovette appartenere a cospicuo edificio per essere in marmo statuario di grossezza rimarcabile, ricca di ornati, disegnata con gusto e scolpita diligentemente anco con trafori.

    Queste ultime scoperte, delle quali è certissimo il luogo, confermano la verità di quanto leggesi nel codice Natalucci sugli scavi dello scorso secolo, ed aggiungono fede alla tradizione, ed ai documenti, che dicono avere esistito sulla riva destra del Clitunno nella plaga detta di Pietra rossa una antica Città romana distinta col nome di Lucana Trebiensis, la quale secondo le cronache Gualdensi fu esterminata fin dai tempi di Valente e Giuliano (361 – 378) Tempore Jualiani Apostatae et Valentis Imperatorum fuit exterminata Lucana Treviensis.

    Fù essa Città d’importanza? Qual periodo ebbe di vita?

    Se riguardasi la estenzione dei ruderi scoperti nel 1745 la

    <12>

    grandezza delle tre basi di colonne vedute nel 1731, le grandi lastre di pavimento e di scalinate, se voglia credersi col Giorgetti che nei portici della Chiesa di Pietra rossa si conservassero varie antiche lapidi, ed all’ opinione che dentro gl’ informi sproporzionati pilastri possano essere state murate le antiche colonne del tempio di Giunone, se a questa fabbrica vogliasi attribuire la bella cornice di marmo scavato nel 1861 ed anco la pietra di color rosso porfido perforata nel mezzo in cui leggevansi cifre enigmatiche, e che ebbe tanto pregio da esser conservata, e dare il nome alia contrada, può anche da questi pochi avanzi congetturarsi che considerevole fosse il tempio, rilevante il numero dei fabbricati, estesa la loro periferia tanto che saliva anche sopra la Flaminia, giacché il lungo muro scoperto nella metà dello scorso secolo stava nel terreno allora spettante al D. Emiliano Parriani.

    Non sembra che tali edifizii possano risalire al di la della dominazione romana, come già si accenno, e che abbiano durato oltre alla meta del IV Secolo; ma qualunque giudizio su questo riguardo sarebbe troppo arrischiato nella mancanza di documenti sicuri.

    Fu questa la vera Citta di Trevi in antico, dal di cui abbandono venne poi il Castello di Trevi che dilatato più volte formò poi l’odierna Citta? Alcuni lo scrissero e molti lo ripeterono. A me sembra che non possa essere.

    Si e veduto che sulla fine del II o principio del III Secolo avevano ancora i Trevani il Tempio della loro Diva tutelare sul vertice del colle: che all’epoca di Virgilio e di Plinio II era nel suo apogeo il culto del Clitunno, ed il commercio dei celebrati candidi Bovi, Nell’attual villaggio di Bovara surse una mole assai grande sacra a Giove, come l’altezza delle colonne rimaste che vanno anche sotterra addimostra. Sembra quindi più verosimile che anche in questa epoca della maggior prosperità e grandezza rimanesse ancora nella primitiva ed elevata Trevi il nucleo della popolazione col tempio della loro Diva tutelare, e con quello remotissimo di Giano, e che da questo centro si distendesse la popolazione alle due equidistanti contrade di Pietrarossa e Bovara piuttostoche supporre che formassero la vera

    <13>

    e principale Città i fabbricati di Pietra rossa col tempio di Giunone distante da Bovara cinque chilometri, e dal tempio del Clitunno e parte sacra del Fiume sette.

    Ma questi sono argomenti di probalità e presunzione che non possono indurre di certo un convincimento a fronte dei ruderi esistenti e delle opinioni ripetute di successivi scrittori.

    Sunt qui velint hanc Trebiam appellatam aliquando fuisse Lucanam Treviensem ejusqne desolata rudera conspici 300 circiter passibus ab existenti Treviensi castro distita ( Coleti Tom. X. fog. 175)

    Sembra al mio piccolo intentimento che la stessa parola Lucana Trebiensis o Treviensis indichi e supponga un altro luogo da cui siale derivato questo appellativo, come il Castrum Treviensis porta alia medesima induzione. Ma qual era questo nome da cui, e la Città bassa ed il castello trassero il loro appellativo? Molti credono Trebia, alcuni Trivium, altri Trebula; sembra che il cippo Succoniano possa togliere ogni dubbio. In esso leggesi chiarissimamente Item Trebis Decurioni Pontifici; se la parola Trebis, non e che un ablativo plurale locativo di Trebii-orum o Trebiae-arujn sembra tutto spiegato e può accordarsi ogni opinione ogni documento. Plinio nel suo Libro di Geografia non da un nome particolare di Città, ma nomina i Trebiates, Plinio II che percorse tutto il tratto del Clitunno, mentre parla delle ville di piacere che sorgevano lungo i margini del Fiume, e del bagno che il Divo Augusto aveva concesso ai Spellani, non fa cenno di una Città speciale bagnata dalle famose acque, Arnobio parla degli Dei Trebani, il frammento di lapide citato dal Marangoni parla della repubblica Trebianorum Svetonio nella vita di Tiberio dice Trebianis, nell’Itinerario gerosolimitano si usò pure l’espressione di caso plurale locativo come nel piedestallo Trebis: con questa stessa parola lo scoliaste di Giovenale indica la Città chs il Clitunno bagnava.

    « Clitumnus Fluvius qui Trevis Civitatem Flarainiae interluit ( alia exemplaria interfluit ) »

    Sembra quindi che tutto coincida a provare che i Trevani avessero un nome collettivo e che dalle originarie posizioni elevate

    <14>

    scendessero e si dilatassero a misura della crescente prosperità e sicurezza nelle parti, inferiori.

    A sostegno di questa opinione sta pure l’autorità di molti dotti scrittori. II Lucenzio nell’Italia sacra f. 1524 scrive «Trebia unde Trebiates Umbriae populi apud Plininm celebres Civitas in colle sita inter Spoletum et Fulgineum populo frequens et familiis nobiliiate claris». II Coleti nella nuova impressione dell’Italia sacra, dell’Ughellio Tom. X. f. 175 Castrum in Umbria vulgo Trevi inter Fulgineum et Spoletum in edito colle situm urbs olim fuit non ignobilis Trebia dicta a qua Trebiates Umlriae populi apud. Plimum, celebres.

    Bandran nel Lexicon geogr, Trebia quoque urbs Umbriae de qua mox Trebiates Trebiani Ausonio populi Umbriae quorum Urbs Trebia in libris conciliorum et ex Arnobio, episcopalis olim in colle inter Fulgineum sex et Spoletum novem millia passus. II Bollandio 28 Jan. Tomo II. foglio 833. Trebia urbs est Umbria; qua; nunc vnlgo, Trevi inter Spoletium et Fiilgineum in edito colle sita haud procul ab amne Clitumno. II Cellario nelle Notjzje del mondo antico, Lipsia Lib. 2. cap. 9 fog. 749 Civitas Trevis Trebia unde Plinii Trebiates in Hierosolimilano Trevis idest Trebis hodie Trevi in colle inter Fulgineum et Spoletum.

    Molti altri, latini scrittori ed italiani potrei citare che hanno creduto la Trevi, odierna essere stata la medesima Città vescovile della quale si parla nei libri dei Concilii; ma di ciò mi propongo trattare in un secondo studio relativo alia nuova era che la Fede Cristiana fece sorgere anche per Trevi tra il sangue dei martiri e la ferocia dei persecutori, la fermezza dei nuovi fedeli e l’incredulità che rodeva il paganesimo, le splendide virtù ed abnegazioni dei neofiti, ed i vizi le lascivie dei corrotti pagani..

    Intanto unisco quattro documenti già pubblicati tanto perché dal primo risulta che Pissignano appartenne a Trevi, come nella nota si dimostra, quanto per correggere i molti errori occorsi nella prima stampa, sia per la difficoltà d’interpretare gli originali, sia per la fretta con cui fu eseguita la edizione.

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  • Sindaci

    Sindaci del Comune elenco in elaborazione di una lunga serie dei PRIMI CITTADINI di Trevi, dal 2014 ai secoli passati

    Relazione del sindaco 1964

    Pagina in elaborazione

    Bernardino Sperandio, sindaco

    Bernardino Sperandio

    Consiglio eletto il 26-27 maggio 2013

    ______________________

    Commissario prefettizio Angelo Gallo Carrabba,27/3/2012 -26/5/2013

    Commissario prefettizio Carmine Valente 23/12/2011 – 27/3/2012

    Commissario Prefettizio Luigi Pizzi 2/8/20112011 al 23/12/2011

    Consiglio eletto 16/5/2011- 29/7/2011

    Trevi -Giuliano Nalli sindaco

    Giuliano Nalli, sindaco dal 6/5/2001 al 28/5/ 2006. Rieletto28/5/2006 al 16/5/2011

    Maria Amabile Muzi, v. sindaco F.F: da Maggio 2000 al 6/5/2001

    Carlo Antonini 1987- 29/5/1988 – Eletto 29/5/1988 – 6/6/1993.Rieletto 6/6/1993-27/4/1997 – Rieletto 27/4/1997-maggio 2000 eletto consigliere regionale

    Giuseppe Scoccchetti -Eletto 14/5/1978- 26/6/1983. Rieletto: Dimesso 1987

    Ugo Perugini

    Ugo Perugini aprile 1974 – 14/5/1978

    Giorgio Marcelloni

    Giorgio Marcelloni -Agosto 1967 -26/11/1972. Rieletto fino al aprile 1974

    Nelson Masci Eletto 11/6/1967 – deceduto 30/7/1967

    Commissario Prefettizio

    Anna Maria Ubaldi 2/11/1964 – 1965

    Elezioni del Consiglio Comunale del 22/11/1964

    Altre fonti (

    https://isuc.alumbria.it/dizionario-sindaci/ubaldi-anna-maria

    ) indicano le date di permanenza in carica del sindaco “da 02/11/1964 a 01/01/1965”, ma nella foto del 13/6/1965 in

    http://www.protrevi.com/protrevi/ZappCr01.asp

    la Ubaldi sta sul palco delle Autorità e probabilmente non come ex combattente.

    Giuseppe Giovannini

    Giuseppe Giovannini

    dal 6/11/1960 al 22/11/1964 –

    Vedi:

    Giulio Donati Vice sindaco f. f. dal —- al 6/11/1960

    Gino Paglioni

    Gino Paglioni

    dal 6/10/1946 al

    Relazione del sindaco 1952

    Elezioni del ConsiglioComunale 6/10/1946

    Giuseppe Bonilli commissario prefettizio dal 18/4/1945 (St. 377)

    Orfeo Eupizi Brunamonti, colonnello di cavalleria in congedo, Sindaco facente funzione.da luglio1944 (St 375)

    Nominato dal “Comitato di Liberazione” composto da 22 membri, costituitosi nel giugno 1944 sotto la presidenza di Orlando Tardini di Foligno.

    Leobino Gori, Podestà dal settembre 1942 fino al luglio 1944

    Commissario Prefettizio cav. Amilcare Boccolini

    Dante Zappelli, Podestà dal 9/12/1935 al marzo 1941

    Ufficiale di artiglieria, allo scoppio della guerra, parte volontario

    Michele Balducci,maggiore dei Carabinieri a riposo, nominato commissario prefettizio nel 1935

    Filippo Dominici

    Filippo Dominici

    , sindaco dal settembre 1924, poi podestà. riconfermato il 17/3/1932 (Zenobi 87.pag 360)

    Eletto il 24/8/1924 (St. 350)

    Assessori effettivi: NelloTurbini Bonaca, Sante Falchetti, Guido Zappelli, Leobino Gori.

    Assessori supplenti: Carlo Francesconi e Guido Befani.

    Consiglieri: Carlo Zappelli, Ugo De Angelis Ricciotti, Giacomo Riccioli, Ferdinando Elefante, Giuseppe Martelli, Oreste Donati, Dante Falchetti, Giuseppe Ciarletti, Angelo Mantucci, Remo Agostini, Nazzareno Canulla.

    Filippo Dominici, nato 1883, dottore in chimica.

    Dimissioni del consiglio comunale. Dal 2/2/1923 al 30/9/1924 il Comune fu retto dal Commissario prefettizio cav. Asterio Agostinucci.

    Alfio Falchetti, sindaco (1922).

    Assessori effettivi: Giuseppe Bonilli, Nicola Cavaldesi, Carlo Francesconi, Alessandro Zappelli

    Assessori supplenti: Vincenzo Giovannini e Tommaso Nardi.

    Consiglieri: Emilio Bonaca, Carlo Bonilli, Francesco Gaudenzi, Giovanni Bartolomei, Gaetano Ciarletti, Diamante Pacchiarini, Raniero Cerquiglini, Francesco Catalucci, Vincenzo Giuliani, Antonio Gaspari, Angelo Tetti, Rufino Marcelloni, Sabatino Muzi.

    27/5/1920 Teobaldo Capacci, Commissario Prefettizio fino alle nuove elezioni del 12/9/1920

    _____________________

    Tommaso Valenti, Sindaco dal 1895 (

    Zenobi 1987

    , pag

    1920, Per protesta a causa di insufficiente quantità di grano assegnata a Trevi, si dimette con gli assessori Vincenzo Fontana, Giuseppe Natalucci, Alfonso Brunamonti, Dario Zenobi, Diamante Mantucci.

    _____________________________________

    1861 Angelo Natalini (Squadroni, Il Fondo Archivistico delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Bneficenza del Comune di Trevi (1549-1983). 1990)

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    Vicenda storica

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  • Mosaico di Bovara

    Il mosaico romano

    di Bovara

    A Bovara se ne è sempre parlato come di una favola, o con un alone di mistero e quasi di magia, anche perché fino agli anni Cinquanta del secolo scorso appariva e poi scompariva.

    Trovandosi in un conoide di deiezione formato da detriti scaricati da un canale torrentizio identificato come

    Fosso di Bovara

    , parte terminale del

    Fosso della Romita

    o

    dell’Eremita

    che ha origine appena al di sotto della vetta del monte Serano, veniva scoperto o ricoperto a seconda della violenza delle precipitazioni.

    Si conoscono almeno tre “apparizioni” della “pietra”, nella prima metà del ‘900 Il primo che ne ha scritto è stato Giovanni Canelli Bizzozzero

    1

    che fu insegnante a Trevi, divenuto poi notissimo per le ricerche archeologiche a Cannara, sua nuova patria.

    Quando io avevo sette o otto anni

    [1905 o 1906]

    mia madre mi condusse a vedere un mosaico romano, che era affiorato, nella località

    Il Fosso

    di Bovara, in seguito ad un acquazzone. Le acque abbondanti lo avevano scoperto. Era di modeste dimensioni, in tessere bianche ed aveva una fascia policroma

    .” (

    V. testo integrale

    ).

    Il testo fu ripreso poi da Carlo Zenobi in “Trevi Antica” (pag. 83, nota 1). Tra le varie testimonianze orali, Feliciano Spellani (1906 – 1997) ha raccontato più volte che, quando era bambino (forse nel 1913), suo padre una sera, al lume di una lanterna a olio(!), lo condusse a vedere “la pietra”, come se si trattasse di un evento memorabile che incuteva rispetto e segretezza. Ma nessuno ha mai descritto con una minima approssimazione dove fosse ubicato.

    Nella foto più sotto si è cercato di individuarlo in base alla testimonianza di chi lo vide da bambino:

    «

    Purtroppo fu soltanto per pochi attimi tanto che non mi resi conto se fosse un mosaico di tessere collocate ad arte o una lastra levigata con inclusioni di altro minerale nero. Avevo sei o sette anni (nel 1943 o ‘44) e al ritorno da scuola, da Casa del Putto verso la Castellina, seguii altri ragazzi più grandicelli che andavano a vedere il fenomeno, verificatosi in seguito ad una pioggia torrenziale, pochi metri a valle della strada Trevi – Bovara – Pigge. Ma subito fummo richiamati all’ordine da qualcuno preoccupato che andassimo a prendere postazione per una esaltante sassaiola a squadre, poiché il terreno era particolarmente adatto essendo costituito esclusivamente di ciottoli di varia dimensione. Seguirono alcuni giorni di maltempo e di piogge abbondanti e il “fosso” momentaneamente deviato ritornò nel suo alveo abituale dopo aver ricoperto per sempre il mosaico con altro materiale alluvionale

    ».

    Quella fu l’ultima volta che fu visto e ammesso che da allora non sia stato danneggiato, non accadrà più che possa di nuovo tornare alla luce per la piena del “Fosso”. Infatti, nei primissimi anni del dopoguerra, per alleviare la disoccupazione bracciantile, furono costruite moltissime serre o briglie di sbarramento in tutti i torrenti montani, con l’indiscutibile risultato di eliminare completamente le alluvioni ricorrenti che trascinavano ciottoli fino alla Flaminia.

    Chissà se e quando matureranno i tempi perché si possa intraprendere una ricerca di questa ulteriore testimonianza della millenaria civiltà del nostro territorio?

    La traccia

    GIALLA

    indica il percorso più frequente del “Fosso”

    ROSSA

    indica il percorso delle acque nelle alluvioni che hanno interessato il mosaico

    Il cerchio

    ROSSO

    indica l’area più probabile in cui è ubicato il mosaico.

    Ritorna alla pagina Bovara


    Note

    1)

    Giovanni Maria Canelli Bizzozzero (Trevi 1898, Cannara 1982), di Luigi e Ginevra Simoncelli. Ha insegnato a Trevi, dove era ricordato con affetto dai suoi allievi (Carlo Zenobi, 1974) ed era rimasto in contatto con amici (D. Aurelio Bonaca, vedi:

    BorgoTrevi – Nuova chiesa

    , nota 1). Si trasferì a Cannara nel 1926.

    Nel 1931 costituì il

    Comitato per la difesa dei monumenti e del paesaggio

    , per dar seguito a ricerche archeologiche iniziate già nei primi dell’Ottocento dall’abate Giuseppe di Costanzo e un anno dopo iniziò la campagna di scavo che portò alla scoperta del magnifico mosaico policromo con scene nilotiche e marine di oltre 62 m² e perfettamente conservato. Il reperto suscitò notevole interesse tanto che, con il pretesto della mancanza a Cannara di un ambiente idoneo a riceverlo e in occasione della nuova sistemazione della Mostra della Rrivoluzione Fascista (1935), il mosaico fu trasferito al Museo Nazionale Romano (Terme di Diocleziano) ove rimase per mezzo secolo prima di essere restituito a Cannara, sistemato nella bella sala del Museo civico intitolata al Bizzozzero.

    Di aspetto e di modi molto distinti, il Bizzozzero a Cannara fu sempre qualificato come “professore” anche dopo essere stato sindaco del comune (1944-1946) ed essere insignito dell’onorificenza di commendatore.

    Tra i suoi scritti:

    Bovara, Scuola Italiana Moderna, Anno XXXV, n. 1- Ottobre 1925, pagg.4.
    La zona archeologica di Collemancio, “Urvinum Hortense”

    , in BDSPU, XXX, 1933.

    Cronaca degli scavi archeologici di Urvinum Hortense

    , in

    L’archivio del Comitato per la difesa dei monumenti e del paesaggio di Cannara

    , Inventariato da Silvia Tommasoni, Soprintendenza Archiv., 1989.

    Notizie degli scavi. Comunicati

    Archivio del Comitato per la difesa dei monumenti e del paesaggio di Cannara, fase 2

    , 1938.

    Il municipio romano di Collemancio

    Nuova Economi

    a LXXX, 2, 1972.

    Origini e vicende di Cannara e dintorni

    , Campi, Foligno, 1976.

    Oltre a numerosi altri articoli in giornali e riviste.

    Dati gentilmente forniti dal Rag. Mario Scaloni di Cannara.(2021)

  • Organo antico in S. Francesco

    Chiesa di San Francesco Organo antico (1509) Notizie esaurienti si trovano nelle relazioni in occasione del restauro (2005)

    VIDEO ON LINE

    Già considerato “rarissimo esemplare superstite di quel tipo che nel Rinascimento veniva definito organo da muro” lo strumento fu commissionato dai frati di S. Francesco a mastro Paolo Pietro di Paolo di Montefalco, così come risulta dal rogito datato 22 settembre 1509 per mano del notaio Pompeo di ser Nicola di Montefalco.

    Con tale atto mastro Pietro Paolo si obbligò a consegnare, prima del Natale “unum parum organorum” per il prezzo convenuto di 80 fiorini, sotto pena di 10 fiorini in caso di inadempienza. La pesante penalità ci fa certi che il “paio d’organi” -cioè l’organo composto dal prospetto con canne di facciata e nel retro le canne di registri diversi – suonò per la prima volta nel Natale 1509. L’organo fu aggiustato una prima volta nel 1526; lo strumento così modificato fu preso in tale considerazione che il Comune stipendiò un organista dal 1528 al 1695..1

    Trevi, Chiesa di S. Francesco, Organo antico

    Nel corso del XVIII secolo subì nuovi interventi con rifacimento del somiere con l’aggiunta della voce umana e della cornetta: l’intervento venne eseguito dalla famiglia Fedeli, organari marchigiani, molto attivi anche in Umbria. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento l’organo fu ampliato per opera di Rodolfo Luna, il quale sostituì la tastiera, pedaliera, manticeria e basseria.

    La cassa, appesa alla parete, ha il prospetto in legno intagliato dipinto a tempera ed è diviso in cinque campate: la maggiore al centro con il secondo ordine di canne morte sovrapposte alle due campate reali minori. I dipinti della cimasa raffigurano San Domenico e San Francesco, ai lati Santa Caterina da Siena e Santa Chiara. In alto l’Annunciazione. Nella cantoria sono allocati dieci comparti con tele su tavola raffiguranti dal fianco sinistro: San Didaco, Santa Chiara d’Assisi, San Bonaventura da Bagnoregio, Sant’Antonio da Padova, San Giuseppe, Sant’Emiliano, San Bernardino da Siena, Santa Maddalena, Santa Lucrezia e Santa Caterina d’Alessandria. Tutti i dipinti sono riferibili al XVII secolo.

    Il nucleo più antico delle canne d’organo risale alla prima costruzione del 1509, come risulta dal contratto, edito da tempo, che ha contribuito alla fama di questo strumento ed è “il complesso di canne più antico esistente in Umbria ed uno dei più antichi in senso assoluto”.

    Si è rivelatonon solo interessante per le sue particolarità costruttive, ma anche notevolmente consistente in relazione sia alla sua antichità sia alle condizioni usuali nelle quali si presentano oggi gli strumenti coevi.

    Come frequentemente succede, in simili casi, dal riordinamento delle canne risulta una fisionomia dello strumento che non coincide più con le strutture posteriori (somiere, crivello, catenacciatura, ecc)

    Poiché aspetto rilevante del restauro organario, accanto alla pura e semplice conservazione dei materiali, è quello del ripristino delle migliori condizioni di funzionalità delle canne stesse, si è profilata come obbligata la scelta della ricostruzione degli elementi strutturali in modo da riportare le canne in funzione delle canne stesse.

    Lo strumento è stato quindi ripristinato secondo la disposizione riportata di seguito.

    Scheda tecnica1

    37 canne di facciata dal Do1 suddivise in cinque campate

    Tastiera di 45 tasti

    Pedaliera di 8 pedali (Do1 – Si1)

    Registrazione:

    Blocco di tiranti a manetta raggruppante i registri cinquecenteschi.

    Principale

    Ottava

    Quintadecima

    Decimanona

    Vigesimaseconda

    Vigesimasesta

    Flauto in Ottava

    Blocco di tiranti a pomello raggruppante i registri Sei-Settecenteschi.

    Voce umana Fedeli

    Cornetta Fedeli

    Flasuto in Duodecima Sec.XVII

    Somiere a Tiro

    Crivello in “arbuccio”

    due mantici a cuneo con azionamento manuale (forniti anche di elettroventilatore)

    Corista 440 Hz

    Temperamento del Tono Medio

    Trevi, Chiesa di S. Francesco, Organo antico, particolare

    Il restauro/ripristino secondo le linee indicate ha reso possibile anche in Umbria la disponibilità di uno strumento idoneo per l’esecuzione e lo studio della mirabile letteratura organistica classica italiana, testimonianze dalla quale sopravvivono anche nella regione: il manoscritto di Santa Maria Maggiore di Spello, quello della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi e, soprattutto, la figura di Girolamo Diruta autore del testo didattico basilare a cavallo del Cinque e Seicento.

    Oscar Mischiati e Andrea Pinchi

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    056

    Note

    1)

    Il testo è stato integralmente ripreso da:

    Petrini – Bordoni

    ,

    La chiesa di S. Francesco a Trevi

    , Era Nuova, Perugia, 2005, pagg. 46-50.

  • Organo antico nella chiesa di S. Francesco

    Trevi – Organo antico nella chiesa di S. Francesco

    Nella chiesa di S. Francesco a Trevi si trova uno degli organi “da muro” tra i più antichi d’Italia.

    Costruito nel 1509 è stato più volte restaurato e, per seguire il gusto delle varie epoche, è stato anche modificato.

    L’ultimo restauro, eseguito con rigore filologico, risale al 2005 e da allora numerosi concerti hanno allietato residenti e turisti.

    Concerto Inaugurale

    L’organo di S. Francesco

    Inteventi delle Autorità e relazioni tecniche in occasione dell’inaugurazione dopo il restauro (2005)

    Chiesa di S. Francesco – Organo antico

    (scheda di Oscar Mischiati e Andrea Pinchi)

    178

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