Autore: Franco Spellani

  • TREVI, Italy – chiesa di S. Arcangelo

    Ulteriori notizie in: D. Aurelio Bonaca, Religione e beneficenza in Trevi (Umbria), notizie storiche.

    Visualizzazione ingrandita della mappa

    Sorge su un amenissimo colle a quota m 550, con magnifica vista sulla valle, raggiungibile con una discreta carrozzabile da Bovara

    É citata in alcuni “brevi” fin dal 1177, come dipendente dall’Abbazia di S. Pietro in Bovara, ma l’intitolazione a S.Michele Arcangelo rivela un’origine longobarda e quindi di qualche secolo anteriore ai primi documenti.

    Ingrandita e rimaneggiata nel corso dei secoli, della costruzione romanica originale rimane parte della facciata, il modesto portale e la parete nord.

    Trevi, Italy. Lapigge, Chiesa di S. Arcangelo, il convento visto da Nord.

    L’ex convento di S. Arcangelo visto da Nord

    Nell’altar maggiore rimane un affresco di scuola umbra rappresentante la Madonna con Bambino, attribuibile a Bartolomeo da Miranda..1

    Nel 1421, quando Corrado Trinci invase l’Abbazia di S. Pietro, la chiesa di Sant’Arcangelo, come molte altre chiese che dall’Abbazia dipendevano, rimase abbandonata.

    Trevi, Italy. Lapigge, Chiesa di S. Arcangelo, base del campanile e antica facciata della chiesa

    Base del campanile del 1656, facciata e portale della
    chiesa romanica.

    Una pia leggenda narra che nel 1646 vi apparve la Madonna che consolò una pastorella. Da allora fu meta di un grande concorso di popolo, tanto che il Comune dovette intervenire per ingrandire la strada.

    Nel 1656 vi si fece una grande processione votiva per ottenere la liberazione dalla peste che infieriva a Trevi.

    A quell’epoca risale il campanile e il convento annesso.

    Vi si celebra la Festa per la Pentecoste e processioni da Trevi e da tutte le frazioni lassù salivano nei tre giorni della festa.

    Fino all’ultimo dopoguerra le frazioni della montagna effettuavano ancora la processione il giorno successivo.

    La benemerita associazione “Amici di S. Arcangelo” costituitasi con lo scopo di restaurare gli ampi locali del convento e valorizzare tutto il complesso, dopo anni di generoso e apprezzabile lavoro di volontariato, è stata sciolta.

    Meridiana

    Sopra la porta, al limite del finestrone, rimane la meridiana priva di gnomone, ma ancora leggibile nelle linee orarie e nella riquadratura. É stata risparmiata dagli interventi post terremoto, che hanno riportato a vista la pietra della facciata, togliendo l’intonaco.

    Purtroppo però ora è ancora più a rischio perché i bordi non stuccati facilitano l’infiltrazione delle acque meteoriche.

    La collocazione sulla facciata rivolta verso ovest fa supporre l’esistenza nell’edificio di un altro strumento verso est o verso sud per indicare le ore antimeridiane. (inedito 2005) 054

    Trevi, Italy. Lapigge, Chiesa di S. Arcangelo, i resti della meridiana sopra la porta della chiesa

    Foto 1999

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    Note

    1)

    S. Nessi

    ,

    Trevi e dintorni

    , Spello, 1991, p. 123

  • Chiesa di S. Arcangelo (Bonaca)

    [Estratto da: D. Aurelio Bonaca, Religione e beneficenza in Trevi (Umbria), notizie storiche, Trevi, 1935]

    A metà del monte, che si eleva ripido al disopra della frazione di Pigge, sorge la chiesa di S. Arcangelo. É antichissima e di essa abbiamo memoria nei brevi di Alessandro III (1177), Celestino III (1193), Innocenzo III (1198), Onorio III (1217), emessi in favore dell’abbazia di S.Pietro in Bovara. La chiesa di S. Arcangelo viene elencata in quei brevi tra quelle appartenenti all’abbazia; preesisteva perciò a quelle date.

    Era una modesta chiesetta che serviva per i pochi abitanti sparsi nei dintorni; in origine forse vi abitava uno di quegli eremiti, che numerosi vivevano sui nostri monti, fin sopra Pissignano. tra questi eremiti mi piace ricordare il Beato Ventura, nato a Pissignano nel 1250 e morto l’undici luglio 1310, il cui corpo fu trasportato con grandi onori e seppellito nella chiesa di S. Francesco, dove tuttora si venera.

    In epoca incerta la chiesa di S. Arcangelo fu ingrandita e vi fu aggiunta la parte verso monte, al di là dell’arco che si trova verso la metà della chiesa.

    Quando nel 1421 Corrado Trinci invase e distrusse l’abbazia e ne discacciò i monaci, le chiese dipendenti da Bovara rimasero abbandonate e, come ho detto altrove, in parte furono occupate dal Vescovo di Spoleto; tra queste vi fu anche la chiesa di S. Arcangelo, che fu data in custodia a un priore e a due canonici rurali. I due canonicati esistevano ancora nel 1745, quando Durastante Natalucci terminava di scrivere la sua Storia di Trevi (D. Natalucci, Historia … di Trevi, pag. 53) Essi venivano conferiti dalla Dataria Apostolica e i beneficiati non avevano l’obbligo della residenza.

    Nel 1544 era unita, per la cura d’anime, alle chiese di S. Maria, poco lontana, e a quella di S. Giovanni di Pigge. Siccome però queste tre chiese erano in cattivo stato, la cura d’anime nel 1572 fu trasportata nella chiesa di S. Bernardino e rimase ufficiata soltanto la chiesa di S. Arcangelo; tutto questo avvenne per decisione della Balìa di Pigge, che fece obbligo al parroco di andarvi a celebrar messa. Ma la Congregazione del Concilio nel 1686 e nel 1695 sentenziò che la chiesa di S. Arcangelo era la sola e vera parrocchiale, e non quella di S. Bernardino, che era jus patronatus del popolo.

    Ciò non impedì che la chiesa di S. Arcangelo restasse abbandonata, tanto che nel 1675 era senza porta ed invasa da erbe, da rovi e da piante diverse, e serviva da rifugio ai pastori durante i temporali. [Il completo abbandono in cui giaceva la chiesa nel 1675 sembra contrastare con i fatti narrati in seguito; proprio in quei tempi, a 30 anni dall’apparizione e in pieno fervore di opere – strade, suppellettili, campanile, fontane – la chiesa avrebbe dovuto essere ben curata.]

    Secondo una pia narrazione, nel 1645 una pastorella, che aveva smarrito un sacco, vi si andò a nascondere per timore di ricevere delle percosse dalla mamma. La pastorella si mise a pregare la Madonna, e la Madonna le apparve, le parlò, la consolò. Da quel giorno, sparsasi la notizia, fu un grande accorrere di persone, e molti furono i miracoli fatti allora dalla Vergine (Jacobilli, Cronica del monastero di Sassovivo, Foligno, Alterij, 1653, pag. 230) e le offerte portate dai fedeli. Il concorso era continuo, ma si verificava specialmente nelle feste di Pentecoste per il fatto che speciali indulgenze si potevano lucrare in quei giorni. Il Comune nel 1647 fece ingrandire ed aggiustare la strada per accedervi, tanto grande era l’affluire delle persone.

    Nel 1656 il Comune di Trevi prese l’iniziativa di una grande processione votiva per ottenere dalla Vergine che la nostra regione fosse liberata dalla peste, che allora infieriva di tanto in tanto. L’appello del Capoluogo fu accolto dalle frazioni di Trevi e anche da alcuni comuni vicini, e tutti fecero voto di andare ogni anno in processione a visitare la Madonna di S.Arcangelo, al fine di ottenere per sempre la liberazione di tanto terribile flagello.

    Il Consiglio Generale di Trevi, nel 1646 aveva nominato quattro deputati, che insieme al Vicario Foraneo, dovevano ricevere l’elemosine per restaurare la chiesa, ma la Balìa di Pigge fece valere i propri diritti e perciò ogni cura e ogni incarico rimasero a speciali santesi e al parroco, sotto la sorveglianza del vescovo di Spoleto.

    I restauri cominciarono subito, la chiesa fu abbellita e arricchita, fu costruita la sagrestia, che fu provvista di un bel credenzone [purtroppo trafugato intorno al 1980 !], fu elevato il campanile, nel quale furono collocate tre campane, una delle quali era stata donata dal Comune nel 1647; nel 1692 e nel 1702 furono costruite, per comodo dei fedeli, le due fontane ancora esistenti poco lontano dalla chiesa [attualmente se ne vede una, e secca!].

    In breve tempo la chiesa fu dotata di beni, mercé le offerte dei fedeli, e vi furono eletti cappellani, eletti dal Vescovo, i quali si alternavano nell’ufficiatura della chiesa.

    Trevi, loc. S. Arcangelo. Antica fontana

    Nel 1658 i signori Anselmi di Trevi istituirono in onore della Vergine un beneficio semplice, di loro jus patronatus, con l’obbligo dell’applicazione di dodici messe annue.

    Qualche anno fa la chiesa e il Campanile furono restaurati a cura del cappellano D. Giovanni Silvi.

    La devozione verso la Madonna di S. Arcangelo è ancora viva nel popolo; numerose processioni vi si recano sempre, ogni anno, in adempimento del voto fatto dai nostri padri, nei giorni di Pentecoste, ed un cappellano celebra la messa nella chiesa ogni giorno festivo.

    Le processioni di Pentecoste (festa di S. Arcangelo, dice il popolo!) sono molto care alla gente nostra, ed è da augurarsi che esse non si vadano perdendo e che riprendano invece l’antico fervore ed il primitivo incremento. [Fino alla metà del XX secolo, seguendo la tradizione di quando la festa Pentecoste durava tre giorni, le varie processioni arrivavano scaglionate dalla domenica al martedì: Domenica Trevi capoluogo e le frazioni a sud, compreso Pissignano; lunedì le frazioni del nord, Collecchio, Matigge; martedì “la Montagna”, fino a Orsano!]

    [D. Aurelio Bonaca, Religione e beneficenza in Trevi (Umbria), notizie storiche, Trevi, 1935]

    [Il testo tra parentesi quadre è stato aggiunto all’atto della trascrizione]

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    033

  • Antichi sapori

    Antichi sapori

    La quarta domenica di ottobre (prossima edizione 22 ottobre 2006) in piazza Mazzini, oltre al mercatino dei prodotti locali, c’?la vendita di cibi particolari preparati espressamente secondo ricette tradizionali.

    Per praticit?e comodit?di consumo vengono preferiti i dolci e soprattutto le caldarroste.

    I piatti tradizionali pi?elaborati vengono serviti nei ristoranti locali e nelle taverne aperte fino a fine mese.

    All’imbrunire, come la sera prima (sabato 21 ottobre 2006), per le strette vie del centro storico rivive la magia delle Scene di vita medievale.

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  • Chiesa S.Apollinare2

    Non si conoscono documenti che attestino l’epoca dell’erezione di questa chiesa, ma l’intitolazione a Sant’Apollinare, santo particolarmente venerato dalle popolazioni longobarde, ne fa risalire l’origine al VI – VIII secolo, quando Spoleto era appunto retta da duchi longobardi (dal 570 al 774).

    Nel 1177 è citata in un breve di papa Alessandro III, con il quale, insieme ad altre cento chiese curate, veniva riconosciuta sotto la giurisdizione del potente monastero benedettino di S. Pietro in Bovara.

    Un’altra notizia se ne ha nel 1333 dall’elenco dell’esazione delle decime.

    Lo storico trevano Durastante Natalucci ci informa scrupolosamente che era una chiesa con cura di anime e negli anni 1404 e 1432 ad essa facevano capo rispettivamente nove e quattordici famiglie. Ci dice anche che ai suoi tempi (prima metà del 18° secolo) fu corredata di “un nuovo quadro del suo santo” e che era ancora sotto il monastero di Bovara nonostante che questo non fosse più nell’antico splendore.
    Negli antichi documenti è citata con il nome di S. Apollinare di Porcaria perché così veniva chiamata quella fertile plaga che oggi ha preso il nome dal castello di San Lorenzo, ma sappiamo che nel ‘700 si usava il toponimo con il titolo della chiesa poiché il luogo ad essa circostante veniva indicato come vocabolo S. Apollinare.

    Trevi, Italy. S. Lorenzo, chiesa di S. Apollinare, vista da sudest.

    ‘Vista da sudest prima del restauro

    L’edificio fu ricostruito dalle fondamenta nel 12° secolo e successivamente più volte rimaneggiato, specie nella parte superiore.

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  • Ex chiesa di S. Bartolomeo

    Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    itinerario giubilare

    Si hanno scarsissime notizie.

    Il Natalucci riferisce che esisteva in territorio di Lapigge una chiesa di S. Bartolomeo diruta (nel 1385) accanto al monastero “delle Sacca”

    1

    . Poiché è la stessa dizione del monastero di Trevi è presumibile che le monache alla fine del ‘300 o ai primi del ‘400 si siano trasferite a Trevi e qui abbiano ricostruito la chiesa con lo stesso titolo.

    Aveva un solo altare con “semplici benefici” intitolati a S. Bartolomeo e S. Giovanni Battista.

    Oggi possiamo affermare, dopo la scoperta dell’

    affresco della crocifissione

    , che anticamente esistevano due porte, una della chiesa e una del monastero e l’unica porta ora in funzione era appunto la porta della chiesa.

    TREVI - Ex chiesa diS. Bartolomeo - Ingresso attuale

    Il pavimento della chiesa, circa un metro e mezzo sotto la base dell’affresco della crocifissione, era quasi coincidente con il piano stradale e fu completamente disfatto il secolo scorso per ricavare un accesso più ampio ai piani inferiori

    .S. Bartolomeo è uno dei compatroni di Trevi. Fino ai primi del ‘700 si celebrava una solenne festa con relativa processione e

    “illuminata” come per S. Emiliano

    Nel 1858 fu sede della Pia Unione di S. Giuseppe fondata dall’umilissimo sacerdote trevano don Ludovico Pieri che per primo propagò la devozione alla Sacra Famiglia (successivamente patrimonio di tutta la Chiesa con l’istituzione della festa liturgica ufficiale).

    L’anno successivo la sede dall’Associazione fu trasferita in

    S. Francesco

    perché la chiesa di S. Bartolomeo non era più capace di contenere gli affiliati.

    999 Ritorna alla pagina 1 Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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  • Ex chiesa di S. Bartolomeo – Annunciazione

    Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

    giubil03.JPG (5965 byte)

    itinerario giubilare

    Alquanto deperito rappresenta una Annunciazione del primo Quattrocento.

    Lo Scarpellini1 ne ipotizza l’attribuzione al “Maestro della Dormitio di Terni”, aggiungendo in nota “Questa opera molto importante e molto bella è stata del tutto trascurata dalla critica. Caduta la tettoia che la proteggeva essa è andata rapidamente deperendo in questi ultimi anni, senza che nessuno si sia preoccupato di intervenire”.
    Successivamente la Benazzi ritenne di poterlo ascrivere tra le opere di quella scuola folignate “in cui si formò Giovanni di Corraduccio”, tesi che è stata poi accettata anche da altri autori.
    Nonostante l’estrema urgenza di un intervento qualsiasi, visto che già dagli anni Settanta l’opera era ormai esposta a tutte le intemperie, a dispetto di ripetuti appelli accorati alla cittadinanza e alle Autorità, fu data la priorità al restauro di altre pitture.
    Finalmente, nella primavera del 1996, due tecnici in camice bianco armeggiarono un po’ su un palco addossato alla facciata e fecero numerosi saggi intorno alla pittura in oggetto riscoprendo anche, sopra un portale tamponato, un malandato stemma della famiglia Amici e un bel cartiglio con il motto “EVELLENDO PLANTAT”. Purtroppo, togliendo l’intonaco superficiale per l’ispezione,si è aperta una facile via attraverso cui le violente acque meteoriche dei temporali estivi si insinuano dietro il dipinto rigonfiando l’intonaco che potrebbe staccarsi in qualsiasi momento.Nel luglio del 1999, vi fu appoggiata contro l’impalcatura allestita per interventi sull’edificio di fronte. In altre parole, i tubi insistevano “di testa” contro la pittura!

    TREVI - Ex chiesa diS. Bartolomeo - Annunciazione

    A seguito di varie proteste tale situazione è stata modificata il 26/10/99, e fu messo un telo di plastica protegge la pittura che di conseguenza non è più visibile.

    Il 10/5/2001 fu effettuato un altro sopralluogo dalla Soprintendenza per tentare una “velatura” e finalmente nel dicembre del 2001 vi è stato piazzato un palco per iniziare il r

    estauro che è stato compiuto nell’estate del 2002

    . Ora occorre una protezione per non compromettere quanto è stato recuperato.

    998 Ritorna alla pagina 1 Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

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    Note 1)Scarpellini, Pietro, 1976, Giovanni di Corraduccio,Ediclio, Foligno, pp. 24, 49

  • Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

    Ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo

    giubil03.JPG (5965 byte)

    itinerario giubilare

    Sorge in magnifica posizione, affacciandosi a Sud nel punto in cui il pendio del colle è più ripido.

    Questa caratteristica orografica è stata sfruttata per motivi difensivi, infatti gli ampliamenti medioevali delle mura proprio lì si ricongiungevano alla primitiva cerchia romana.

    Gli edifici costruiti successivamente, a seguito degli ampliamenti della cinta muraria, proprio per lo scoscendimento del suolo, non hanno ostacolato la magnifica vista che dall’ex monastero si gode per 180 gradi fino al limite dell’orizzonte.

    Come tutti gli edifici costruiti sul pendio ha i piani inferiori che da un lato insistono contro terra.

    Dal punto di vista della stabilità statica è solidissimo poggiando verso valle sulle poderose mura romane.

    999

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  • Chiesa di S. Caterina

    Recentemente restaurata (2010)

    Arroccata in posizione impervia sulle balze della montagna alle spalle di Trevi, la Chiesa di S. Caterina è ridotta a poco più di una capanna.

    Il luogo è molto suggestivo e dalla piccola spianata antistante si gode un panorama straordinario. L’elemento più interessante è la parete di fondo interamente occupata da un affresco di m 3 x 2,70. Vi è rappresentata una Crocifissione. Le figure sono a grandezza naturale e la scena è estremamente drammatica

    Probabilmente la chiesa fu abbandonata per la sua posizione alquanto difficile da raggiungere e anche perché a duecento metri esisteva la chiesa, ben più grande e giornalmente officiata, del magnifico convento dei Cappuccini prima che venisse fagocitato dal cimitero.

    Trevi, ex chiesa di S. Caterina

    Antichissima e sempre viva fu la devozione dei trevani verso S. Caterina, come testimoniano varie opere pittoriche che nei secoli decorarono edifici sacri e profani della città e del contado e questa chiesetta, dedicata alla martire alessandrina, dette addirittura il nome alla località che da tempo immemorabile è chiamata “

    la costa di S.Caterina

    “. Ma nella memoria dei vecchi trevani S. Caterina ha anche un particolare riferimento alla coltura dell’olivo, poiché proprio la data della sua festa – il 25 di novembre – iniziava tradizionalmente la raccolta del prezioso frutto, dopo aver assistito alla celebrazione della Messa nella chiesetta che è letteralmente circondata dagli oliveti.Alla fine del 19° secolo la chiesa di S. Caterina venne demolita quasi completamente per recuperare la pietra necessaria per la costruzione dell’ala est dell’ospedale e da allora venne ridotta nella situazione attuale. Pur seguendo criteri estremamente pragmatici e utilitaristici – niente di nuovo sotto il sole! – gli amministratori di allora vollero almeno risparmiare il grande affresco della parete di fondo. Ora infatti rimane soltanto la suddetta parete e un piccolissimo vano antistante, chiuso da una tamponatura in mattoni.

    Nel 1942 richiamò l’attenzione su questa chiesa il benemerito sacerdote trevano don Aurelio Bonaca con una piccola pubblicazione in cui lamentava che il grandioso affresco ormai ornava soltanto una capanna che veniva utilizzata come ricovero per le raccoglitrici di olive. L’appello del Bonaca fu regolarmente ignorato dalle autorità di allora perché c’era la guerra e dai loro successori perché c’era la ricostruzione.

    Negli anni ’70 l’affresco fu esaminato da Silvestro Nessi che lo retrodatò di un secolo, collocandolo ai primi del ‘300 e lo attribuì al Maestro di S. Chiara di Montefalco, (Spoletium n. 21, 1976) in base a evidentissime analogie tra i due dipinti. Ma anche allora, presi da grandi opere, nessuno se ne interessò. Il Nessi riportò anche la curiosa notizia che nel 1632 l’affresco era stato studiato dal cappuccino p. Zaccaria Boverio, che dal saio di S. Francesco raffigurato ai piedi della croce, aveva tratto informazioni per ricostruire nel tempo la foggia dell’abito dei francescani.

    Il dipinto fu successivamente visitato da tutti i maggiori studiosi e dalle autorità preposte.

    Nell’estate del 2000 il pittore naif trevano Vittorio Paris dette notizia, raccolta anche dalla stampa locale, di una recente forzatura della porta, probabilmente ad opera di alcuni senzatetto i quali avevano conficcato dei chiodi nella pittura per usarli come attaccapanni.

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    202

  • Nazzareno Scaringi, fotografo

    Nazzareno Scaringi

    (1894 – 1954)

    Tipografo e fotografo professionista

    I fotografi “storici”>>>

    Da giovane si recò ad Orvieto ad apprendere la nuova arte da Luigi Raffaelli (ex Armoni). Aveva lo studio, con fondali e illuminazione artificiale al magnesio, in via della Campana. Numerosissimi ritratti e “tessere” sono reperibili in tutte le famiglie del comune di Trevi. Sue foto hanno illustrato volumi a stampa e sono state riprodotte in calcografia in più serie di cartoline.

    Elenco delle foto di Nazareno Scaringi utilizzate in questo website.

    Acquedotto del Clitunno

    Olivo di Sant’Emiliano – Foto 1

    La porta della Strada Nuova

    S.Emiliano – La statua

    La banda musicale

    Trevi nella natura nella storia nell’arte

    La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime,

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    144

  • Chiesa S.Bernardino

    Antica chiesa sede parrocchiale, tanto che ha trasmesso il toponimo La Cura alla zona su cui sorge. É ormai quasi completamente soffocata dagli ampliamenti del cimitero.
    Domina lo sperone che sovrasta l’abitato e conserva la sua suggestione per chi la guarda dalla valle.

    É orientata come la gran parte delle chiese coeve.

    La facciata ha subito vistosi interventi nel 1630 e 1769

    Trevi, Italy. Lapigge, Chiesa di S. Bernardino, facciata.

    Facciata

    Trevi, Italy. Lapigge, Chiesa di S. Bernardino, abside e parete sud.

    Parete sud e abside prima dell’ampliamento del cimitero

    .

    All’interno tre arconi policentrici sostengono la copertura.

    Le pareti conservano resti di affreschi scadenti del tardo secolo XVI: l’ Adorazione dei Magi porta la data del 1575 (Nessi).

    Nel 1571 fu eretta a parrocchia a seguito dell’unione di quelle più antiche di S. Maria, di S.Michele Arcangelo, di S. Giovanni e di S. Marco.

    Altra veduta

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