Autore: Franco Spellani

  • Pietra Rossa – richiesta maggior cura

    Dal Giornale dell’Umbria 2/9/2005
    Foligno _______________________________________ PIETRAROSSA.* – L’esponente politico chiede ulteriori scavi e l’estensione dei vincoli archeologici

    Andreani (Udc):
    “Opportuna regolamentazione per costruire”

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    059

    TREVI – “Già negli anni ’70 l’amministrazione aveva individuato una zona archeologica più estesa dell’area della chiesa di Pietrarossa”: il consigliere Luigi Andreani ravviva le polemiche sulla gestione dello scavo da parte dell’amministrazione che, a suo dire, sapeva della vocazione archeologica del sito. Nel 1991 in un articolo pubblicato sul Bollettino della Deputazione di Storia Patria era già stata annunciata l’individuazione dì una zona funeraria nel luogo del recente ritrovamento della tomba del guerriero longobardo di Pietrarossa, anche se l’ipotetica zona funeraria si supponeva appartenesse all’età romana. Motivo in più, sostiene Andreani, per continuare ad indagare alla ricerca di testimonianze d’età anteriore a quella longobarda, forse ancora segretamente custodite dagli strati inferiori di terra. Necessaria dunque per il capogruppo di opposizione la delocalizzazione del magazzino in costruzione, di cui però l’amministrazione non sembra voler fare a meno. “Chiediamo una opportuna regolamentazione per eventuali costruzioni nelle zone limitrofe, prevedendo una specifica e competente sorveglianza negli sterri preliminari”: la richiesta di Andreani si troverebbe in linea con le intenzioni della Soprintendenza che, nella persona dell’ispettore Maria Laura Manca, aveva già avanzato l’ipotesi di estensione del vincolo all’area archeologica, non escludendo l’ipotesi di ulteriori indagini e sondaggi nei prati circostanti lo scavo. La dottoressa Manca aveva però anticipato l’intenzione di rendere nuovamente edificabile la zona in seguito alla rimozione di ogni evidenza archeologica. Indispensabile secondo Andreani anche riunire nella futura esposizione al museo i nuovi reperti con quelli dello scavo del sottopassaggio ferroviario del 1980. L’ultima stoccata di Andreani è contro il sottopassaggio della superstrada che, anziché essere una “degna presentazione” della zona archeologica, è intransitabile poiché “utilizzato come latrina dagli utenti della piazzola di sosta”.

    Federica Menghinella

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    PIETRAROSSA – Notizie

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Pietrarossa: resti di un guerriero longobardo

    Dal Giornale dell’Umbria 25/8/2005
    Foligno _______________________________________

    Trevi – A Pietrarossa.* importante rinvenimento. Forse una necropoli vicino a Spoleto

    Dallo scavo i resti di un guerriero longobardo

    058

    PIETRAROSSA – Lo scavo di Santa Maria di Pietrarossa continua a restituire preziose testimonianze dal passato. Secondo alcune indiscrezioni dalla terra sarebbero infatti emersi ieri i resti di due corpi: quelli di un uomo d’alto rango e di una donna oltre ad un lastrone in pietra di notevoli dimensioni. Circa i resti maschili si tratterebbe di un guerriero longobardo, visto che fra gli oggetti di corredo sarebbe stata rinvenuta una spada, segno distintivo d’alto rango. La necropoli datata ad un primo esame genericamente all’età tardoantica e poi al V-VII secolo dopo Cristo sembrerebbe dunque appartenere all’età longobarda. Fra le necropoli longobarde di rilevante importanza più vicine a Spoleto, città posta a capo di un importante Ducato che iniziò nel 569 con Faroaldo I, finora si conosce solamente la necropoli di Nocera Umbra, un prezioso documento storicoarcheologico contraddistinto da significativi corredi tombali di guerrieri con armi, bardature di cavalli guarnite in oro ed argento e vasellame metallico, sepolture femminili riccamente abbigliate con gioielli, fibule, croci e fili d’oro sugli abiti. Santa Maria di Pietrarossa troverebbe nella vicinanza con Spoleto un’ulteriore convalida della vocazione longobarda della necropoli in questione che, se confermata come tale, diverrebbe la più vicina al territorio di Spoleto. In attesa di dichiarazioni ufficiali da parte degli archeologi della Soprintendenza cresce la consapevolezza di trovarsi dinanzi ad una testimonianza di incredibile valore storico artistico per la zona di Santa Maria di Pietrarossa e Trevi.

    NORMA

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Ampliare la zona archeologica di Pietrarossa

    Dal Giornale dell’Umbria 21/8/2005
    Foligno _______________________________________

    Trevi – Appello a riconsiderare l’area di Pietrarossa.*. “Scheletri in un sacco di plastica”

    Ampliare zona archeologica

    Interpellanza di Andreani: “Tutela e studio”

    058

    TREVI – Ampliare i confini della zona archeologica di Pietrarossa già i oggetto di scavo, al fine di indagare, conoscere, difendere e valorizzare, un patrimonio di immenso valore storico. Luigi Andreani, capogruppo consiliare del comune di Trevi, ha presentato ieri un’interrogazione al sindaco della città: un appello a riconsiderare la notevole importanza della zona archeologica di Santa Maria di Pietrarossa, dove “da quattro secoli si registrano ritrovamenti occasionali di resti di edifici imponenti, manufatti vari, cippi, iscrizioni e suppellettili”.

    Ulteriore e definitiva spinta nel chiedere tutela e studio dell’area è stata la recentissima scoperta nei giorni scorsi di un gruppo di dieci sepolture d’età post classica, rinvenute nello sterro che avrebbe dovuto ospitare il magazzino dell’autorimessa comunale: sarebbe dunque urgente un ampliamento della zona archeologica poiché, incalza Andreani, “sistematicamente affiorano reperti al di fuori dell’area inserita nel PRG”. Il capogruppo, dando ormai per scontato anche l’annullamento della costruzione del capannone del comune, chiede provvedimenti seri che tutelino l’integrità degli scheletri scoperti recentemente, al fine di renderne possibile un prossimo, sistematico studio. Una richiesta di tutela che nasce da un fatto ben preciso: gli scheletri delle tombe trovate prima dell’ultimo rinvenimento sarebbero stati, a detta di Andreani, “inopinatamente imballati alla rinfusa in un unico sacco di plastica per essere depositati nell’ossario del cimitero; tal modo di agire preclude la possibilità di qualsiasi ulteriore studio sistematico di tali reperti”. Il dottor Andreani si domanda inoltre chi abbia autorizzato tale modo di agire e “se tutto questo sia conforme ai protocolli di studio ed alle normative vigenti”.

    Una richiesta dunque di maggior attenzione, per una zona che ha restituito la quasi totalità dei reperti archeologici custoditi nel museo cittadino e che si trova in una posizione strategica ed interessantissima, vista la stretta relazione che il sito ha con il tracciato della via Flaminia, con il fiume Clitunno e con l’antico “lacus Clitorius”: indizi che potrebbero preannunciare l’esistenza di insediamenti e testimonianze ben più antiche rispetto a quelle già emerse dalla terra. Intanto già da domani, gli archeologi, tempo permettendo, torneranno a scavare.

    Nella foto: Necropoli rinvenuta a Pietrarossa

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

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  • Scoperta necropoli a Pietrarossa

    Dal Giornale dell’Umbria 20/8/2005
    Foligno _______________________________________

    Trevi – Gli archeologi stanno valutando i reperti a Pietrarossa.*. Ponzi Bonomi: “Interessante scoperta”

    Una necropoli dallo scavo

    Oltre una decina le tombe rinvenute dalla Soprintendenza

    TREVI – Una vera e propria necropoli: una decina di tombe dell’epoca post classica, (ma il loro numero è destinato a salire) sono state rinvenute nell’area dove si stavano effettuando i lavori per la realizzazione di un magazzino comunale.

    Ora il gruppo di archeologi che sono stati individuati dalla Soprintendenza dei beni archeologici dell’Umbria ad effettuare la campagna di scavo e che hanno rinvenuto tali tombe, dovranno vedere il loro contenuto. Una scoperta davvero interessante lungo la Flaminia che di certo contribuirà non solo a conoscere ancora di più la storia della popolazione, ma arricchirà il corredo del museo archeologico di Trevi.

    E’ già out l’area sulla quale sono stati trovati tali reperti. L’intera zona è stata infatti recintata proprio per evitare che tale scoperta possa attirare appassionati sì dell’archeologia, tombaroli che non si limiterebbero solo a vedere, ma che potrebbero portarsi via cocci o violare le tombe prima che queste siano aperte da mani esperte. Nell’area, infatti, si stanno anche approntando le misure necessarie per proteggere le tombe da eventuali intrusioni anche se come ha spiegato la dottoressa Laura Ponzi Bonomi le tombe potrebbero essere non “ricche” e quindi, come è capitato a Foligno, nei pressi dell’ospedale nuovo, che si tratti di tombe alla cappuccina e che poi al loro interno non hanno offerto poi così tanti oggetti. Naturalmente è interessante la scoperta in sé.

    “Si tratta di una necropoli – ha infatti spiegato la dottoressa Ponzi Bonomi – interessante dal punto di vista storico perché si trova appunto lungo la Flaminia. Ora bisognerà capire cosa si troverà all’interno delle tombe. Tutta l’area di Santa Maria di Pietrarossa è fortemente dotata di reperti. Infatti si tratta di un impianto urbano di età imperiale, la vecchia Trevi romana insomma: un’area di grande interesse archeologico”. Confermata la scoperta anche da Matelda Albanesi, una delle archeologhe che sta lavorando alla scavo: “E’ necessario effettuare un approfondimento per capire a casa ci troviamo di fronte: per ora sappiamo che si tratta di una necropoli estesa. Quando potremo effettuare ulteriori scavi ed analisi allora solo in quel momento potremo dare spiegazioni e commenti più precisi”

    Francesca Petruccioli

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    TREVI- E’ il 5 agosto. La segnalazione di ossa umane e resti di vasellame parte da Franco Spellani, di Trevi: al centro dello sterro che doveva ospitare il magazzino dell’autorimessa del Comune, ecco affiorare dei resti di manufatti e ossa umane. Spellani invia una lettera al Comune di Trevi e al sindaco e per conoscenza al comandante della polizia municipale, al capo del servizio demografico del Comune di Trevi e al comandante dei carabinieri, rendendo noto tali ritrovamenti che sono, proprio al centro dell’enorme sterro a lato sud della strada Bivio Flaminia e sottopasso ferroviario. Il Comune, fatto il sopralluogo, avverte la Soprintendenza ai beni archeologici che dovrà quindi valutare tali resti e blocca i lavori: tutto fermo in attesa del sopralluogo. Il 9 agosto sopralluogo della dottoressa Laura Ponzi Bonomi della Soprintendenza dei tecnici e ingeneri dell’ufficio tecnico del Comune del sindaco Giuliano Nalli nell’area. Dopo aver analizzato e raccolto di frammenti, ecco che è quindi necessario effettuare ulteriori indagini. E’ il 10 agosto: inizia la campagna di scavo a Pietrarossa. Il gruppo di archeologi seguito dalla Soprintendenza per capire se tali ritrovamenti sono davvero interessanti tanto da dover dire addio ai lavori per la realizzazione nel l’area del magazzino comunale da utilizzare come autorimessa e dell’area prevista per l’emergenza in caso di calamità naturali.

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

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  • Reperti archeologici e resti umani

    Dal Giornale dell’Umbria 7/8/2005 pag.17 _______________________________________

    Reperti a Trevi, attesa per il sopralluogo

    TREVI – Tutto fermo e in attesa del sopralluogo della Soprindendenza a beni archeologici. Il Comune di Trevi dopo la scoperta di alcuni resti di manufatti e di ossa umane al centro dello scavo a Pietrarossa di Trevi (sterro che si trova a lato sud della strada Bivio Flaminia e sottopasso ferroviario) segnalata da Franco Spellani, cittadino trevano, ha sospeso i lavori sull’area che doveva ospitare il magazzino dell’autorimessa del Comune. Subito un tecnico comunale è stato inviato, venerdì pomeriggio, dal sindaco ad effettuare un sopralluogo che ha decretato, quindi, lo stop dei lavori. Il ritrovamento è stato quindi segnalato alla Soprintendenza che dovrà quindi valutare di cosa si tratti. Il Comune appena avrà i risultati deciderà se continuare a costruire il magazzino oppure trasferirlo in altro luogo.

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    Trevi, necropoli di Pietrarossa - Lo sterro che ha rivelato la necropoli

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

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    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

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  • Reperti romani a Pietrarossa

    Da La Nazione – 12/7/1980 ________________________________________________

    Cronaca di Foligno
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    Pietrarossa.*:Trovati resti umani
    ed antiche canalizzazioni romane

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    058

    Continuano a suscitare notevole interesse i ritrovamenti di reperti di vario tipo che vengono ogni giorno alla luce durante le operazioni di scavo e di consolidamento del sottopassaggio in località Pietrarossa di Trevi.

    Se ne sono senz’altro accorti gli addetti ai lavori, già al primo colpo di scavatrice, poiché nella discarica non c’era un solo mucchio di terra che non contenesse numerosi «cocci»: l’hanno notato subito gli abitanti della zona. per i quali, in verità, ritrovamenti del genere non fanno più notizia; finalmente sono venuti a saperlo anche le autorità, debitamente avvertite, e la stessa soprintendenza alle belle arti che ha inviato sul luogo suo personale specializzato.

    A tutto ciò hanno anche provveduto alcuni acquazzoni opportunamente intervenuti a spazzar via dal terreno la polvere ed a questo punto in molti hanno ritenuto che la «cosa» fosse veramente molto interessante. Anche i ladri! Sabato scorso si vedevano infatti chiarissimi, sul lato nord a monte della ferrovia, resti di ossa umane rapidamente scomparsi nella notte fra sabato e domenica lasciando una buca di circa 80 centimetri di diametro.

    Si è trattato probabilmente di «sciacalli» dilettanti, poiché non era certo quella una sepoltura da nascondere un tesoro, ma resta il fatto che i numerosi reperti, ora allo scoperto, sono alla mercé di tutti. con il rischio di causare altri danni laddove non sono ancora giunte le ruspe.

    Ed il rischio non è solo quello: i numerosi resti rischiano ora di venir definitivamente coperti dalle quattro sponde in cemento del costruendo sottovia: è quanto temono. molto realisticamente. alcuni consiglieri della Pro Trevi che sabato scorso inviarono un telegramma alla sovrintendenza per sollecitare ulteriori e più approfonditi interventi.

    Quel giorno infatti oltre al suddetto scheletro. che ha suscitato l’interesse di qualche tombarolo da strapazzo, affiorarono altri reperti altrettanto interessanti. Una pietra di notevoli dimensioni, con bella modanatura. appartenente probabilmente al cornicione di un antico edificio ed un enorme monolito squadrato, a valle della ferrovia, sul lato nord, delle ragguardevoli dimensioni di centimetri 170 x 70 e della profondità di oltre un metro (non possiamo essere più precisi in quanto la pietra è tuttora quasi completamente interrata). E’ quest’ultimo molto simile agli altri conservati presso le mura perimetrali esterne della vicina chiesa di Santa Maria di Pietrarossa e potrebbe essere stato la base di un monumento di grosse dimensioni,

    Nella giornata di martedì sono inoltre venute alla luce una canalizzazione pressoché intatta (almeno nella parte che è stata risparmiata dalle ruspe) in entrambi i lati del sottovia. e numerosi elementi di altre canalizzazioni parallele. Tale ritrovamento sembra confermare definitivamente la tesi secondo cui ci troviamo di fronte alle famose terme donate da Augusto agli Spellani e che Plinio ricorda nella celeberrima lettera dalle Fonti del Clitunno.

    Ma cosa fu effettivamente l’attuale Pietrarossa nell’antichità? Lo abbiamo chiesto a Franco Spellani. appassionato studioso, che ha seguito questa affascinante storia fin dalle prime «ruspate».

    «Forse ci furono quei famosi bagni, ci ha detto, oppure ci fu un “emporium” che, intorno alle terme ed al porto fluviale, si sviluppò nei quasi tre leggendari secoli della «pax romana». Non possiamo escludere che ci fosse un enorme tempio-santuario pagano, ma neppure che ci fosse la stessa Trevi».

    «Non sappiamo ancora quando questo insediamento cessò di, esistere e perché – è sempre Spellani che parla – forse in seguito ai terremoti dei V secolo che sconvolsero gran parte della penisola italica e le regioni balcaniche e che, secondo alcuni. furono responsabili del calo delle acque del Clitunno. O forse in seguito ad un assalto delle orde barbariche che per secoli scorrazzarono da padroni nella nostra terra».

    Riteniamo che valga la pena almeno tentare di risolvere qualcuno di questi interrogativi. siamo sicuri che i reperti possano restare alla luce senza intralciare i lavori per il sottopassaggio. chiediamo con forza che non vengano coperti di nuovo, a distanza di millenni, non a causa di calamità naturali, ma per l’insensibilità dell’uomo!

    Carlo Fioretti

    Nella Foto: i resti di antiche canalizzazioni romane affiorati martedì

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  • Reperti romani a Pietrarossa

    Da La Nazione – 10/7/1980 ________________________________________________

    Umbria
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    Tornata alla luce una strada romana

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    Resti di una strada e mura con canaletti di scolo, vasi, anfore, del 300 circa dopo Cristo, e ossa umane semipolverizzate, sono stati rinvenuti nel corso di lavori di scavo per la costruzione di un sottopassaggio sulla ferrovia Ancona Roma, all’altezza dell’abitato di Pietrarossa

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    fra Foligno e Trevi. La benna della scavatrice aveva incontrato qualche resistenza; con una più cauta azione di scavo sono venuti alla luce i reperti. Del rinvenimento sono stati subito avvertiti i carabinieri e questi hanno informato la soprintendenza archeologica dell’Umbria. Esperti hanno immediatamente effettuato un sopralluogo al termine del quale sono stati ritirati i reperti.

    058

    [Dopo un mese dall’inizio dei lavori, dieci righe e mezza su due colonne costituiscono la risposta ufficiale delle istituzioni alle varie ipotesi e illazioni che da quindici giorni venivano avanzate sugli organi di stampa locali. Tutto è regolare. Almeno il titolo però è un po’ troppo riduttivo: dalle poche righe di testo si evince che sono state trovate ben altre cose oltre a una misera strada!]

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  • Reperti archeologici di Pietrarossa

    Da LA NAZIONE del 28/10/1982

    Cronaca di Spoleto

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    Reperti archeologici vicino a Pietrarossa.*

    Tutte le volte che si è scavato sono venuti alla luce vari manufatti
    Un modello in breccione lungo un metro e mezzo: è un’ara sacrificale?

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    Ci scrive da Trevi Carlo Alberto Petrini: Pietrarossa è famosa soprattutto per l’antica chiesa che ospita decine di affreschi del XIV e XV secolo.

    Ma la zona è interessante anche archeologicamente stando alla descrizione che del luogo fece il latino Plinio il Giovane nell’epistola all’amico Romano e tenendo conto dei pregevoli manufatti venuti alla luce.

    Lo studioso di cose locali Franco Spellani scrive a tale proposito: «Da tempo i continui ritrovamenti nella zona di Pietrarossa hanno acceso la fantasia della popolazione, poiché ogni qualvolta si è scavato, per qualsiasi motivo, sono venuti alla luce manufatti vari. Ma non è neanche necessario scavare; basta fare una passeggiata nella zona, fra le zolle arate di fresco, e si potranno contare sul terreno più cocci che pietruzze».

    Il rinvenimento più importante è un modello in breccione di m. 1,56 per 0,79, venuto alla luce durante i lavori per il sottopassaggio ferroviario. Il reperto, forse un’ara sacrificale, mostra delle incisioni di lettere di incerta interpretazione. Altri resti interessanti si conservano, in attesa di migliore sistemazione, nel palazzo comunale; si tratta principalmente di epigrafi.

    Non sarebbe il caso di tentare una serie di scavi programmati per tentar di scoprire che cosa si nasconde sottoterra? Un esito positivo, come molti indizi fanno prevedere, di lavori ben condotti, arricchirebbe il nostro patrimonio culturale e le nostre conoscenze storiche.

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  • Reperti romani a Pietrarossa

    Da La Nazione – 1/7/1980 ________________________________________________

    Cronaca di Foligno _______________________________________

    DURANTE LA COSTRUZIONE DI UN SOTTOPASSAGGIO

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    Pietrarossa.*: tornano alla luce antichi e d importanti reperti

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    Un avvenimento che si ripete puntualmente ogni volta che si effettuano lavori di scavo.
    Questa volta dovrebbe trattarsi dei resti dei bagni fatti costruire da Augusto

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    Puntuali come sempre, ogni qualvolta si effettuano lavori di sterro in quella zona, interessanti reperti antichi di millenni tornano alla luce in località Pietrarossa di Trevi tra la curiosità di molti, l’interesse di alcuni e il disappunto di altri.

    E’ una storia che si ripete con triste e colpevole sistematicità: la storia di una ruspa che, per un motivo o per l’altro, riporta in superficie con immaginabile scarsa delicatezza, reperti più disparati a testimonianza di antiche civiltà succedutesi e sviluppatesi a più riprese su quella parte dell’antica Trevi attraversata da sempre dalla Flaminia.

    L’occasione questa volta è stata offerta dalla costruzione di un discusso sottopassaggio ferroviario in progetto da diversi anni ed i cui lavori hanno avuto inizio da una ventina di giorni: qualcuno però si è accorto che lo «sterro selvaggio» non teneva necessariamente in buon conto i resti di così vetuste civiltà e dal canto suo la stessa Pro Trevi ha segnalato quanto stava accadendo al sindaco ed alla Soprintendenza ai monumenti.

    I lavori non sono stati interrotti, come temevano i fautori del sotto passaggio e comprensibilmente i cittadini di Pietrarossa,costretti nel periodo dell’interruzione a percorrere lunghe e scomode varianti, ma da lunedì scorso proseguono sotto la sorveglianza di esperti che tutto annotano e misurano.

    E da annotare e misurare c’è veramente molto, perché numerosissimi sono i reperti che tornano in superficie: varie opere murarie che si incrociano e si sovrappongono, tantissimi frammenti in cotto, tegoloni e vasi, grandi e minuti, denotano che questa zona è stata abitata per millenni, mentre gli enormi monoliti squadrati confermano che qui ci fu qualcosa di importante e di imponente.

    Da tempo immemorabile i continui ritrovamenti hanno acceso la fantasia della popolazione poiché, ogni volta che si è scavato per un qualsiasi motivo – fondamenta di nuove costruzioni o semplicemente uno scasso per piantare una vigna – sono venuti alla luce manufatti vari, tra le zolle arate si trovano più cocci che pietruzze e qualche coccio, dopo millenni di intemperie e maltrattamenti, ancora denota la forma originale. Inoltre la maggior parte dei reperti che si trovano nel palazzo comunale provengono proprio da questa zona, dove furono trovati centodieci anni fa, durante i lavori per la costruzione della ferrovia stessa.

    Che cosa fu realmente Pietrarossa? il cronista trevano sincrono Francesco Mugnoni, alla fine del ‘400, scrivendo della zona diceva «dove ce sono quilli bagni», bagni romani che ancora si riconoscevano perfettamente dopo 15 secoli, sicuramente quel «balineum» che Plinio il Giovane, nella sua famosa lettera dalle fonti del Clitunno, dice donato dall’Imperatore Augusto agli abitanti di Spello. Forse però non ci furono solo bagni a Pietrarossa: la tradizione dice infatti che lì ci fu la stessa Trevi; è una teoria che peraltro ha trovato molti sostenitori nonostante che gli autori parlino di bagni e non di città.

    Probabilmente nella tarda età imperiale doveva essersi sviluppato nella zona un centro notevole, forse un «emporium», il centro commerciale ed industriale di Trevi, abbandonato poi in seguito alle scorrerie dei barbari, ma ancora alla fine del ‘200 qualcuno chiamava ancora quella zona «Trevi de plano» come risulta da una pergamena dell’ex abbazia di Sassovivo.

    Da un primo sommario esame dei reperti venuti alla luce in questi giorni, riconoscendosi varie canalizzazioni ed un piano di cotto ricoperto da uno strato di sostanza apparentemente calcarea, sembrerebbe di essere incappati proprio in un ambiente delle terme. Sarà comunque compito degli esperti che vi stanno lavorando formulare ipotesi verosimili o giungere ad affermare teorie definitive; l’auspicio di tutti i trevani è comunque quello che tutti gli importanti reperti trovati a più riprese in quella zona o dalle parti di Casco dell’acqua, patrimonio senz’altro di Trevi e dei suoi cittadini, possano in un domani non troppo lontano essere restaurati, catalogati ed esposti in qualche antico palazzo attualmente inutilizzato. Magari nelle splendide sale di Palazzo Lucarini.

    Carlo Fioretti

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  • Pietrarossa -Corredo delle tombe

    Laa Nazione 2/9/2005
    Foligno – Spoleto _______________________________________ Trevi – Ieri sono affiorati due orecchini e altrettanti spilloni fermacapelli: confermata l’origine longobarda

    Altri «tesori» nella necropoli _______________________________________

    TREVI – Un tesoro archeologico tira l’altro. Dalla necropoli di Pietrarossa.* continuano ad affiorare altri «gioielli». Ieri, sotto il cranio dell’ultimo scheletro rinvenuto accanto a quello del guerriero longobardo, sono spuntati due orecchini e due spilloni presumibilmente usati come fermacapelli. Oggetti che, secondo la valutazione dei tecnici della Soprintendenza, sarebbero di chiara origine longobarda. Reperti conservati in maniera perfetta, tanto che a giudizio degli esperti necessiteranno di un restauro superficiale.

    Trevi, Necropoli di Pietrarossa - Guerriero longobardo

    L’AFFASCINANTE GUERRIERO LONGOBARDO E’ l’immagine-simbolo della necropoli affiorata a Pietrarossa: lo scheletro del guerriero longobardo

    059

    «Quanto affiorato ieri – avverte l’assessore alla cultura di Trevi, Valentino Brizi -cancella le ultime perplessità sulle tombe individuate, gran parte delle quali, come ipotizzato all’indomani dei primi rinvenimenti, appartengono chiaramente al periodo longobardo. Reperti pregiati dal punto di vista scientifico e culturale, che ci impongono di andare avanti con gli scavi». La loro collocazione, dopo il necessario restauro, dovrebbe essere all’interno del locale museo (soluzione sollecitata anche dal capogruppo consiliare Udc Luigi Andreani). E intanto si pensa di collocare altrove il capannone destinato ad ospitare i mezzi della Protezione civile.

    C.Lu

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