Autore: Franco Spellani

  • Orch. Teatro di Stato di Craiova

    Associazione Pro Trevi Comune di Trevi

    A.GI.MUS. Perugia
    Trevi in Piazza 2003

    Orchestra da Camera
    del Teatro di Stato di Craiova (Romania)

    Tromba solista: Sergiu Carstea

    Direttore: Salvatore Silivestro

    Sognando sotto le stelle Ovvero Itinerario tra Fantasie, Sogni, Idilli

    Piazza Mazzini Giovedì 14 agosto 2003 – ore 21

    Sognando sotto le stelle
    Tre secoli di Sogni, Nostalgie, Idilli

    W.A.Mozart (1756-1791)

    Serenata notturna “Eine kleine Nachtmüsik Allegro – Romanza – Minuetto – Rondò

    Musiche da Film – Il fascino dell’esotico – 1a Parte

    C. ChaplinLa Ceca
    WeberDon’t cry for Me Argentina
    HornerTitanic
    BregovicGli zingari
    E. MorriconePer un pugno di dollari -Danza

    Languori e sospiri nelle notti viennesi

    P.I. ChiaikovskiValzer (Moderato dolce e grazioso)
    J. StraussSeufzer Galop (Il galoppo dei sospiri)
    Tritsh Tratsch (Polka)
    Chineser galop
    Pizzicato Polka
    Rosen aus den Suden (Rosa del sud- Valzer)
    E. Morricone.Il segreto del Sahara
    N. RotaIl Padrino
    HagidakisMai di domenica
    F. LaiLove Story
    A PiazzollaLibertango
    M. JarreLawrence d’Arabia

    Salvatore Silivestro ha compiuto gli studi di Composizione con Valentino Bucchi, Luciano Chailly e Roman Vlad. Diplomandosi brillantemente in Composizione, in Musica Corale e Direzione del Coro al Conservatorio F. Morlacchi di Perugia e in Direzione d’Orchestra al Conservatorio di Bologna. Nell’Ateneo perugino si è laureato in lettere
    Si è perfezionato in Direzione d’Orchestra all’Accademia Chigiana di Siena con l’illustre maestro Franco Ferrara. Fin dagli anni ’80 è stato invitato dal maestro Francesco Siciliani, fondatore della sagra musicale Umbra, a collaborare alla ricerca ed alla direzione di capolavori inediti del ‘700 italiano. Nel settembre del 1998 ha diretto, per la Sagra Musicale Umbra, nel Duomo di Perugia, l’oratorio La Resurrezione di Cristo di Lorenzo Perosi alla guida dei solisti e dei complessi sinfonico-corali della famosa filarmonica Nazionale Slovacca e nel settembre del 200, nella Basilica Superiore di S. Francesco in Assisi, la filarmonica Nazionale Rumena di Timsoara nella Resurrezione di Lazzaro dello stesso autore. Ha diretto per festival, teatri e associazioni concertistiche italiane ed europee; è stato direttore ospite di orchestre sinfoniche e da camera di molte città d’Europa.
    Specializzatosi nel repertorio operistico, ha diretto le maggiori opere del melodramma italiano dell’Ottocento fondatore dei complessi artistici dell’Università di Perugia (coro e orchestra). All’attività di direttore unisce quella di compositore e arrangiatore. È docente presso il Conservatorio Francesco Morlacchi di Perugia

    A Trevi ha diretto in più occasioni e con molto successo varie orchestre italiane e straniere a Trevi in Piazza , al Teatro Clitunno e in S. Francesco.

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    803

  • Il Giovedì Grasso – farsa

    Mastrini Production Comune di Trevi

    Teatro Clitunno

    Il Giovedì Grasso

    Di Gaetano Donizetti

    Farsa in atto unico

    Mercoledì 26 febbraio 2003 – ore 21

    Personaggi ed interpreti

    Il ColonnelloFLAMINIO FLAMINI
    NinaSTEFANIA BARTOLOZZI
    TeodoroENRICO ZUDDAS
    StefaninaNADIA SALVATI
    SigismondoANDREA ROMANETTI
    CamillaALESSANDRA ONGARELLO
    ErnestoCARLO MONTANARI
    ColaLAMBERTO LOSANI
    Orchestra da camera Giovanile EURITMIA SONORA
    I violinoDAVID MARZOLI
    II violinoGABRIELE MENNA
    ViolinoSTEFANO MENNA
    ViolaENRICO LUZI
    VioloncelloLUCA RICCI
    ContrabbassoVINCENZO RITO LIPOSI
    Basso continuoMAURIZIO MASTRINI

    Adattamento orchestrale: M° Maurizio Mastrini – M° Davide Marzoli

    Direttore d’orchestra: Maurizio Mastrini

    Regia: Sergio Tasso

    Biglietti: Intero €16 – Ridotto: €14

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    203

  • Olivo di Sant’Emiliano – Foto 2

    Olivo di Sant’Emiliano
    Foto storiche 2

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1958

    L’olivo di Sant’Emiliano, circondato da germogli novelli generati dalle radici degli olivi tagliati dopo la gelata del 1956.
    Foto: Vincenzo Giuliani – 1958

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  • Olivo di Sant’Emiliano – Foto 1

    Olivo di Sant’Emiliano
    Foto storiche 1

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1935

    L’olivo di Sant’Emiliano, circondato da germogli novelli generati dalle radici degli olivi
    tagliati dopo la gelata del 1929
    . Foto Nazzareno Scaringi – 1934 (da: A. Bonaca, Il martirio di S. Emiliano vescovo di Trevi, Spoleto, 1935)

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  • Olivo di S.Emiliano

    L’Olivo di Sant’Emiliano

    In un

    antico codice del 9° secolo

    che narra il martirio di S.Emiliano (o più propriamente:

    Miliano

    ), primo vescovo di Trevi, si legge che “lo legarono ad una giovane pianta di olivo”

    1

    ove fu decapitato. Correva l’anno 304

    2 .

    L’olivo in questione, da tempo immemorabile, sicuramente dal tempo della trascrizione della

    Passio

    , è identificato con quella pianta monumentale che si può ammirare a Bovara e da sempre indicato dagli abitanti del luogo come l’Olivo di S. Emiliano.

    É ritenuto l’olivo più antico dell’Umbria e recentemente è stato censito tra le piante protette e contrassegnato con il numero 102.

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    É situato ad una quota bassa ove tutte le altre piante circostanti sono state più volte distrutte dalla galaverna e quindi ha caratteristiche non comuni.

    Dista soltanto duecento metri dal recinto dell’abbazia benedettina di Bovara su terreno che da sempre fu dell’abbazia e quindi conferma che anche a Bovara i monaci dedicarono le loro attenzioni agli ulivi in perfetto accordo con l’uso di reintrodurre la cultura di questa pianta da parte delle comunità monastiche.

    E ci piace credere che, dopo l’abbandono del Medioevo, la grande attenzione dei trevani verso l’olivicoltura e la conseguente grande rinomanza dell’olio di Trevi siano derivati anche da questa pianta che suscita ammirazione per il suo aspetto monumentale e che da sempre è legata alla memoria di S. Emiliano, che spesso si identifica con la stessa Trevi.

    Recentemente (2002) è stato recintato per permetterne la visita senza pericoli per la sua incolumità

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1935

    Olivo di S. Emiliano Foto Scaringi. 1935

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1958

    Bibliografia Notizie anche alla pagina: www.ardea.org/alberi.htm#umbria http://www.umbriaitaliaincoming.com/index.asp?ind=approfondimento.asp&idApprofondimento=1 belle foto alla pagina: http://image09.webshots.com/9/6/8/75/153960875NltZTJ_fs.jpg e successive.

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    Note

    1)”…et eum ligaverunt ad novellam olivam”. La Passio è stata integralmente pubblicata nel volume: C. Zenobi, Trevi antica, dal neolitico fino al 1214, Foligno, 1995

    .

    2)

    Quasi tutti gli Autori riportano l’anno 303 ma “

    Il quinto giorno prima delle kalende di febbraio

    -come citato dalla Passio –

    corrisponde al nostro 28 gennaio. Poiché la persecuzione di Diocleziano ebbe inizio con l’editto del 23 febbraio 303 è da ritenere che l’esecuzione capitale del vescovo Miliano sia avvenuta il 28 gennaio 304.”

    (C. Zenobi,

    opera citata

    , pag. 161.)

  • Olivo – Tradizione e storia 7 – La situazione attuale

    L’Olivo – Tradizione e storia 7 – La situazione attuale

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    Dalla seconda metà dell’Ottocento nuovi processi industriali hanno fornito altri combustibili per l’illuminazione e dai primi del ‘900 l’energia elettrica ha praticamente sostituito tutti gli antichi sistemi. Dapprima la fabbricazione industriale di candele steariche (in sostituzione delle costosissime candele di cera d’api e delle inefficienti, fumose e maleodoranti candele di sego) poi l’uso del petrolio e, in grandi città, il gas di gasogeno hanno portato alla completa scomparsa delle lucerne e lumi a olio. Le lampade votive a olio, per usi devozionali, sono rimaste fino alla fine del ‘900, ma ora vengono sostituite da lampade a “cera liquida” con fiamma più stabile e meno fumo.

    L’olio di oliva quindi viene ora usato quasi esclusivamente per usi alimentari, sempre insidiato degli oli di semi a prezzi notevolmente inferiori.

    Dopo la gelata del 1956, che ha distrutto il 90% delle piante di olivo, si dovettero mettere in atto altri sistemi di coltivazione per un rapido accrescimento dei nuovi germogli al fine di una precoce entrata in produzione. Si adottò quindi la coltivazione “a vaso” lasciando i rami molto bassi per un rapido sviluppo della chioma, sia sui germogli dei vecchi ceppi, sia nei nuovi impianti, ove si mettevano a dimora tre piantine molto vicine. La chioma bassa, molto pratica anche per la raccolta manuale, comportò la decisa specializzazione della coltura anche nei pochissimi oliveti che ancora adottavano colture promiscue. Si dovette eliminare anche il pascolo, fino ad allora riservato a numerosi piccoli allevamenti di ovini. Era questa una forma di perfetta simbiosi in quanto le pecore brucavano le erbe spontanee che succhiavano nutrimento alle piante e a compenso del pascolo gli allevatori fornivano dell’ottimo letame per la concimazione. Purtroppo però le pecore sono ghiotte anche delle foglie dell’olivo e con le piante basse sul suolo tutti gli oliveti furono interdetti al pascolo, con la conseguente dismissione di quasi tutti gli allevamenti.

    Diminuita quindi la produzione per l’adozione di piante più piccole, aumentati i costi per una più spinta specializzazione, l’unica prospettiva per l’olivicoltura locale è la produzione esclusiva di un olio di qualità superiore.

    103

  • Olivo – Tradizione e storia 5 – Rinascimento

    L’Olivo – Tradizione e storia
    5 – Rinascimento

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    Alla fine del Quattrocento erano aumentate di molto “le chiuse delli ulivi”, tanto che il Comune aveva organizzato per la molitura i molini sul Clitunno alla Faustana.

    Nel Cinquecento più volte il governo centrale ha esercitato pressioni su Trevi perché l’olio prodotto venisse inviato esclusivamente verso Roma, mentre i trevani preferivano esportarlo verso le Marche.

    L’olio di Trevi acquistò una rinomanza sempre maggiore e solo oggi possiamo capirne appieno i motivi. L’alto contenuto in polifenoli dovuto alla varietà di olivo “Moraiolo”, diffusissimo nella zona, ritarda l’ossidazione (irrancidimento) dell’olio causata dai maltrattamenti inflitti a questo prezioso prodotto. Le pessime condizioni igieniche insite nel metodo di spremitura e l’uso di otri (“pelli”) per il trasporto a soma, causavano un rapido degrado del prodotto ed al gusto era ovviamente considerato migliore quell’olio che degradava meno rapidamente.

    (Solo in questi ultimi anni è stato vivamente raccomandato l’uso di macchine e contenitori in acciaio inox – perfettamente lavabile oltre che chimicamente inattaccabile – per conservare le salutari caratteristiche del prodotto. Da un punto di vista batteriologico, l’olio di oliva è asettico, non permettendo la vita e la proliferazione batterica)

    Numerosi provvedimenti, fino a tutto il 19° secolo hanno incoraggiato la piantagione di nuovi oliveti che si sono spinti a quote sempre maggiori fino a 600 m s.l.m.

    602

  • Olivo – Tradizione e storia 3 – Medioevo

    L’Olivo – Tradizione e storia
    3 – Medioevo

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    Nella nostra regione l’agricoltura risentì in modo particolare del decadimento di Roma, prima di tutto perché cessò completamente l’esportazione verso la capitale in crisi economica e demografica. Le invasioni barbariche poi contribuirono in maniera determinante alla completa distruzione delle tradizionali pratiche agricole per l’uso pressoché indiscriminato di aree pascolive che furono in grande auge per tutto il Medioevo (comunanze).

    Il grano, la vite e l’olivo furono soppiantati da altre colture: orzo, spelta e segale al posto del grano, birra (cervogia) al posto del vino e grassi animali – burro, lardo, strutto – invece dell’olio, per cui la quercia sostituì l’olivo.

    “La ripresa dell’olivicoltura si registra nel Medioevo soprattutto ad opera delle grandi congregazioni religiose”1 con le innovative tecniche agricole dei benedettini.

    L’olivicoltura del Medioevo, anche considerando la ripresa quando cessarono le invasioni dei popoli del nord, era comunque limitatissima.

    L’olio veniva adoperato per usi sacrali, nella farmacopea e per particolari usi alimentari. Nella tradizione religiosa ebraico cristiana è impossibile prescindere dall’olio che viene usato nell’amministrazione dei sacramenti (battesimo, cresima, unzione degli infermi) e, fino a tutto il secolo scorso, prima della sofisticazione con l’elettricità, per alimentare lampade in luoghi sacri. Nell’alimentazione era limitato a casi particolarissimi, in gran parte legati a pratiche religiose come come diete nelle “vigilie” (astinenza dalle carni e da cibi derivati dagli animali).

    Pertanto la molitura e l’estrazione dell’olio avvenivano con metodi assolutamente artigianali: probabilmente con macinette azionate a mano.

    Note 1)

    Sacchi de Angelis:

    L’olivo e l’uomo,

    in

    L’olivo e l’olio in Umbria

    , Foligno 1987, pag. .

  • Olivo – Tradizione e storia 2 -Epoca romana

    L’Olivo – Tradizione e storia
    2 – Epoca romana

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    In Umbria l’olivo ha tradizioni antichissime: sicuramente vi fu coltivato dagli etruschi

    1

    .

    Nel 1° secolo a.C. i Romani diffusero l’olivo in tutta Italia e naturalmente tale coltura fu potenziata in Umbria.

    Nel primo secolo d.C. Plinio scrive che nella sua villa di Città di Castello non potevano essere coltivati olivi perché il clima era troppo freddo

    2

    Oltre ai testi di autori classici, numerosi reperti testimoniano la coltura dell’olivo in Umbria in questo periodo.

    Vincenzo Giuliani dà notizia di un ritrovamento di un frantoio romano a Borgo Trevi3. Di Corato, riprendendo la notizia, aggiunge «Nel podere “la Villa” poco sopra Casone di Amelia, vennero alla luce grossi contenitori per olio. Orli di grossi ziri così come frammenti di ziri in trachite furono rinvenuti, sempre ad Amelia, in località Montepiglio. Grossi dolii, il tipico contenitore romano, furono scoperti presso un’altra villa di Montefalco, in località Mura Saracene. Così dicasi per Giano dell’Umbria, in località Quadrellano. Nella sala del consiglio comunale di città di Castello si può ammirare un frammento di dolio segnato da un bollo rettangolare. Altri grossi frammenti furono scoperti a San Giustino, in località Pitigliano. Ugual cosa vale per le zone di Colfiorito o di Foligno, o di Massa Martana, o di Narni. In quest’ultima località, sotto l’abbazia di Santo Stefano, si ritrovò un vaso con una scritta incorniciata entro rami di olivo»4.

    Ma già nel primo secolo d.C. la produzione di olio in Italia diminuì fortemente perché si ritenne più conveniente importare l’olio dall’Africa e dalla Spagna.

    Note 1) Riccardo Di Corato, L’olio umbro, Milano, 1986, p. 7. 2) Plinio Cecilio Secondo, Epistole, libro V n. 6. 3)

    V.Giuliani,

    Una tomba romana e resti ossei vengono alla luce presso Trevi,

    in

    Il tempo – Perugia ,

    24/6/66

    4) Riccardo Di Corato, L’olio umbro, Milano, 1986, p. 8.

  • Olivo – Tradizione e storia 1- Origini

    L’Olivo – Tradizione e storia
    1 – Origini

    Prodotti tipici

    Origini

    Epoca romana

    Medioevo

    Documenti locali

    Rinascimento

    Età moderna

    situazione attuale

    L’olivo e l’olio sono frequentemente citati nei testi biblici in cui essi vengono sempre associati a profondi simbolismi.

    L’albero dell’olivo è nominato nelle primissime pagine della Genesi, quando, dopo il diluvio, la colomba ritorna con un ramoscello, segno della cessazione del risentimento di Dio verso l’uomo

    1

    .

    E’ superfluo ricordare che ogni volta che nella Bibbia si parla di olio e funzioni ad esso associate (unzione) si intende esclusivamente olio di oliva!

    L’origine dell’olivo sembra che debba collocarsi nell’Asia Minore2 da dove, verso il 3000 a.C. cominciò a diffondersi per tutto il Mediterraneo3. In Grecia ove divenne albero nazionale sembra che venisse coltivato più per mangiarne il frutto che non per ricavarne olio4.

    In Italia fu importato forse dai Fenici o dai Greci.
    Se ne hanno notizie storiche verso la metà del 1° millennio a.C. e gli archeologi hanno trovato noccioli di oliva negli insediamenti etruschi della valle del Po.

    Note 1) Gen 8, 11. 2) Sacchi de Angelis: L’olivo e l’uomo, in L’olivo e l’olio in Umbria, Foligno 1987, pag. 9. 3) G. Petruccioli, Mostra antichi attrezzi di frantoio, Spello, 5-10 /12/1983. 4) Sacchi de Angelis, Ibidem.