Chiesa della Madonna delle Lacrime Cappella di S. Ubaldo – 1
La Cappella di S. Ubaldo è la prima della parete destra.
Certamente fu costruita dopo che i Canonici Regolari Lateranensi presero possesso della Chiesa, essendo S. Ubaldo appartenuto a questa congregazione.
La decorazione raffigura al centro il santo vescovo, contornato da quattro scene rappresentanti miracoli avvenuti per sua intercessione. Nel lunotto superiore è raffigurata una Annunciazione. Nell’intradosso sono raffigurate scene della vita della Madonna: la Visita a S. Elisabetta, la Fuga in Egitto, la Nascita di Gesù e lo Sposalizio della Vergine. In alto, al centro, l’Eterno benedicente.
Sulle fiancate sono dipinti a sinistra S. Giovanni Battista e a destra S. Antonio da Padova.
In alto, sugli spicchi ai lati dell’arco, i profeti Amos e Isaia.
Il Valenti attribuisce gli affreschi agli Angelucci da Mevale.1
Purtroppo, per l’incuria degli uomini, nei secoli più volte ha sofferto danni per l’umidità e attualmente la situazione non è delle migliori.
La scena centrale rappresenta la traslazione di Cristo al sepolcro tra vari santi. Nel lunotto superiore sono raffigurati i monaci olivetani (con abito bianco) in preghiera.
Chiesa della Madonna delle Lacrime Altare della Madonna
Si trova sul braccio destro della navata trasversale
Fu costruito intorno all’affresco oggetto degli eventi miracolosi che dettero origine alla chiesa.
Attorno all’edicola originale fu costruita una piccola cappella ad appena una settimana dal miracolo e vi fu celebrata una messa.
Nel 1618, alla morte del card. Erminio Valenti, i nipoti eredi Pompeo e Francesco Benenati Piccolomini ottennero la “cappella” ove porre il monumento sepolcrale del Cardinale e innalzarono il nuovo altare monumentale. In alto sono i profeti Davide e Salomone; ai lati dell’affresco le statue di S. Ubaldo e S. Francesco e sotto di esse gli stemmi dei Benenati – Piccolomini. Il sole e le falci di luna (crescenti) che figurano nello stemma, sono stati abbondantemente riprodotti in varie parti del monumento
Manifestazioni in onore di Pietro Vannucci detto Perugino Perugia – Umbria 28 febbraio – 5 settembre 2004
La chiesa monumentale della Madonna delle Lacrime La Cappella del Presepio o dei Re Magi:
Si racconta…
A Trevi circola un aneddoto sul Perugino, tramandato oralmente da tempo immemorabile e da più fonti.
Si riferisce alla Cappella del Presepio o dei Re magi, l’unica opera in Trevi del Maestro umbro.
Nella predella del trono della Madonna campeggia la firma dell’autore. Si racconta che l’iscrizione non fu sempre così come si vede ora,
P
E
T
R
U
S
D
C
A
O
L
B
I
N
X
ma che il pittore alla fine dell’opera vi abbia disegnato una serie di nove “P”, collocate nella posizione sotto riportata in corrispondenza delle lettere uguali o simili della scritta finale:
Naturalmente, quando il “preposto” al monastero delle “Lagrime” la vide in anteprima, chiese che cosa volesse dire quell’iscrizione così sibillina. Il pittore, o forse qualche suo assistente, sciolse l’enigma che voleva essere un rimprovero per il tardato pagamento, interpretando così le nove “P”
Pietro Perugino Per Poco Pinse. Preposto Porco Paga Presto!
Certamente non esistono documenti per attestare quanto si dice e francamente sembra poco probabile che il Perugino abbia apostrofato con così poco delicato epiteto un creditore: non tanto per il rispetto della persona (gli storici confermano che fu poco incline alla piaggeria e non immune da comportamenti dissacratori) quanto perché doveva ancora ricevere i denari!
Alla luce di un recente documento scoperto nel nostro archivio comunale da Stefano Felicetti.1, il compenso al pittore fu versato da Sesto di Bacchillo e Marinangelo di Francesco “massari” della villa di Bovara e non dal Preposto delle Lagrime, pertanto la supposta sollecitazione epigrafica sarebbe stata doppiamente fuor di luogo.
Quindi l’aneddoto è veramente poco credibile. Ma il fatto che si seguiti a tramandare a distanza di mezzo millennio, è una testimonianza dell’interesse che la pittura nella Cappella dei Magi ha sempre suscitato nella popolazione di Trevi, tanto che valeva raccontarne una storia, anche se non proprio verosimile.
E certamente ha contribuito all’invenzione e alla propagazione del racconto la fama e la prepotente personalità del Maestro.
Marle (van), R., The development of the Italian Scools of painting, The Hague, 1933, XIV, pp.307, 389-390
Mazara, S.M., Madonne e santi del Perugino a Città della Pieve, Palermo, 1913, pp.26-27
Marcelli, Fabio; Felicetti, Stefano, Documenti per la storia dell’arte a Trevi e dintorni (1384-1522) in Bollettino Storico della città di Foligno XX-XXI . Assisi, Porziuncola, 1999. p.583
Mezzanotte, A., Della vita e dlle opere di Pietro Perugino, Perugia, 1836, p.156
Nessi, S., Trevi e dintorni, Spoleto, 1979, pp.32-34
Orsini, B., Vita, elogio e memoria dell’egregio pittore Pietro Perugino e degli scolari di esso, Perugia, 1804, p.207
Manifestazioni in onore di Pietro Vannucci detto Perugino Perugia – Umbria 28 febbraio – 5 settembre 2004
La chiesa monumentale della Madonna delle Lacrime La Cappella del Presepio o dei Re Magi: La critica
Si riportano di seguito aslcuni giudizi sull’opera del Perugino in Trevi, sintetizzati dal prof. Scarpellini, nel bel volume edito nel 1984 (Pietro Scarpellini, Perugino, Electa, Milano, 1984)
II dipinto riscuote una valutazione particolarmente positiva dalla critica del primo Ottocento, specie da quella locale, dall’Orsini, al Ranghiasci, al Mezzanotte, al Bartolini, un entusiasmo che continua anche in seguito nel Bragazzi, nel Guardabassi, nella Bonacci Brunamonti.
É invece il Cavalcaselle (1866, 1902) a ridimensionare piuttosto drasticamente certi giudizi, osservando che “… e forse la pittura meno importante che sia uscita dalla bottega del Perugino”
A. Venturi considera anch’egli l’opera fiacca, eseguita completamente dalla bottega, mentre il Berenson, il Bombe, lo Gnoli, il Canuti, il van Marle, ritengono il lavoro sostanzialmente autografo anche se realizzato su ripetizioni impoverite di precedenti dipinti (qui in particolare si semplifica il tema già dall’artista trattato nella confraternita dei Bianchi in Città della Pieve)
E. Camesasca vede l’intervento di collaboratori nelle figure del fondo e nel gruppo degli astanti a sinistra.
Il dipinto è stato gravemente danneggiato dall’umidità delle pareti e anche da un improvvido restauro iniziato, ma per fortuna non completato, nel 1923 (Valenti). Gravemente alterati sono i tondi in alto e san Pietro; ma guasti si notano anche nel lato destro della scena principale e nel fondo.