Categoria: Dove siamo

  • Mappa catastale

    Trevi – Mappa catastale “Vecchio Catasto”

    o Catasto Gregoriano (Rilevamento del 1819)

    Trevi - Mappa catastale 1819

    Riproduzione di una stampa fotografica in bianco-nero ricavata da un negativo 13×18 cm stampato intorno al 1980. La mappa originale è a colori e si può trovare in rete alla pagina http://www.cflr.beniculturali.it/Gregoriano/mappe.php (cliccando su “SPOLETO” e quindi su “TREVI”). Un’altra copia è reperibile in http://www.flickr.com/photos/llrrap/4406753150/

    La copia qui riprodotta, pur essendo monocromatica, è quella che attualmente offre una buona visione dei dettagli senza dover caricare programmi specializzati.

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  • La Torre di Matigge

    Testimonianza di tempi irrequieti e di sanguinose lotte tra i comuni, la torre si alza imponente al lato della via Flaminia. Poderoso strumento di difesa ma anche appariscente dimostrazione del potere comunale.

    Purtroppo le numerose costruzioni commerciali ed industriali sorte recentemente le hanno tolto molto della minacciosa imponenza che aveva fino oltre la metà del secolo scorso.

    I più anziani ricordano ancora le truculente storie di briganti che qui compivano le loro losche imprese. La solitudine del luogo, l’inquietante enigma della mancanza della porta di accesso (nessuno ha mai cercato seriamente l’ingresso sotterraneo e se qualcuno ha trovato indizi in occasione delle nuove fabbriche, certamente non è andato a raccontarlo) hanno alimentato il nascere ed il perpetuarsi di tante storie paurose.

    Recentemente è stata consolidata dopo il terremoto del 1997

    La torre vista da NW- foto 24/2/2004

    n.670-16c

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    Le vicende che portarono alla sua costruzione e l’importanza che ebbe nei secoli andati sono ben descritte nell’articolo di seguito tratto da:

    Tommaso Valenti,

    Curiosità storiche Trevane

    , Foligno, 1922]

    A circa metà strada tra Foligno e Trevi, sulla via Flaminia e ad est di essa sorge questo interessante monumento, che richiama l’attenzione dei passanti, e che per noi e per altri conserva una leggenda di fatti paurosi, di tremende aggressioni e di assassini avvenuti lì presso.

    Di essa molte e interessanti memorie troviamo nel nostro Archivio delle Tre Chiavi. Il 28 settembre 1392 un tal Angelo del Medico proponeva al Consiglio che per difendersi dai malfattori, che giorno e notte si aggiravano in quei pressi, facendo ogni sorta di danni si facesse alle falde del monte di Matigge una vasta fossa con una Torre bene bastita, incaricando di tal affare tres bonos et legales homines, con pieni poteri. E infatti il 29 decembre dello stesso anno si nominavano a tal fine Manente di Petruccio, Ser Angelo del Medico e Ser Andrea di Ser Nuccino.

    Non si mise però subito mano alla fabbrica, e perciò il Consiglio insisteva perché si sollecitasse. Per facilitare l’opera si dette facoltà il 1° novembre 1393 a Del Medico di fare una specie di prestito forzoso con gli abitanti di Matigge (imponere prestantiam) col patto di scontare il debito nei pagamenti dei dazi (in successivis dativis).

    Si cominciò allora a preparare il materiale necessario, ma il lavoro non era ancora cominciato alla fine del 1394. Infatti il 18 decembre di quell’anno il Consiglio sollecitava nuovamente la Commissione, affinché pensasse sul serio a fabbricar la Torre.

    Finalmente, il 10 gennaio 1395 si stipulava il contratto con il muratore Gregorio da Cerreto, che aveva fabbricata anche la Torre di Fabbri, imponendo a lui diversi patti e condizioni, con la multa di cento libre di denaro in caso d’inadempienza. I lavori procedevano però alla stracca e forse non bene, perché il 13 settembre 1395 il Consiglio raccomandava di nuovo si sollecitasse la fabbrica e che l’opera fosse prelibata e bella e delle dimensioni stabilite.

    Poco dopo la Torre era finita e vi si mise un custode. Per comodo di questo eravi nella Torre stessa una cisterna, il forno ed un molino – forse a vento – e sulla cima di essa una campana di 300 libbre la quale doveva servire per chiamare aiuto in caso di bisogno. E doveva accorrere un uomo per foco sotto pena di un Fiorino per volta.

    La Torre aveva l’ingresso segreto sotto alla strada, e nell’interno della Torre stessa eravi un deposito di armi e munizioni. La sommità era cinta da merli, alti tre piedi, e fabbricati nel 1427 da Giovanni Paluzzi. Si ascendeva alla cima per mezzo di una scala di legno, più volte rifatta.

    Ai piedi della Torre era una vasta fossa di difesa, che si varcava per mezzo di ponti, e che era stata scavata imponendo a quei di Matigge l’obbligo di mandare un operaio per foco per quel lavoro.

    Ma tutte queste precauzioni non valsero a rendere inespugnabile la Torre. Infatti una volta tra le altre, e precisamente il 3 di luglio 1488 essa fu assalita da Franceschino Cybo con le sue genti, il quale andava mettendo a sacco e a ruba il nostro territorio. Ecco come racconta il fatto il Mugnoni: “1488 et addì 3 luglio venne messer Franceschino figliolo del Papa Innocenzo VIII [(1) Innocenzo VIII chiamato prima Giov. Battista Cybo, aveva da giovane vissuto qualche anno a Napoli alla Corte di Alfonso I d’Aragona. “Ma havendo havuto da una gentildonna duoi figlioli chiamati Francesco e Teodorina, quali si disse esser nati legittimi, morendo assai presto la madre, fu per tal causa costretto a partire da quella città….”. – Così il Platina nell’Historia delle vite dei Sommi Pontefici. – Nota dell’A:] con molte squadre de jente d’arme; per due volte vennero in quello di Trevi ad saccomanno, uno alla Torre di Matiggia et li portarono [via?] d’orgio et spelta”.

    Dal che però non risulta chiaramente se l’orzo e la spelta fossero da quei tali portati via dalla Torre, dove forse erano immagazzinati per maggior sicurezza, o se, invece, i saccheggiatori depositassero quivi il loro bottino di cereali.

    Fu in seguito a questo fatto che il Comune deliberò fortificare maggiormente la Torre, facendo proseguire e compire il rivellino che vi era stato fatto da tre lati fino dal 1486, per un circuito di dieci pertiche e 65 piedi con una spesa di 28 Fiorini, 8 Bolognini e 27 denari. Il compimento del rivellino ordinato nel 1489 costò 60 Fiorini.

    Nel 1539 si stabilì costruire presso alla Torre una capanna coperta di coppi, per riparo degli uomini che erano a guardia della Torre stessa. Però questa nuova costruzione fu demolita nel 1601, per utilizzarne i coppi nella copertura della Torre, danneggiata dalle intemperie

    Nelle nostre “Riformanze” troviamo numerosi provvedimenti presi per la manutenzione e il restauro di questo piccolo fortilizio; segno evidente che, a quei tempi, esso era di utilità incontestabile.
    Mi dispenso però dal riferire o citare i molti documenti, che gli studiosi di cose patrie troveranno facilmente nell’Archivio delle Tre Chiavi. Lo stato attuale della Torre è tuttora discreto.1 . Non credo però vi si possa accedere internamente, senza l’aiuto di una scala, essendo rimasto sepolto l’antico passaggio che era sotto la strada.

    Sul lato ovest della Torre, quello cioè prospiciente la via Flaminia si vedono quattro stemmi: dei Cybo[errato vedi nota.2], dei Trinci[errato] , di Perugia e di Trevi, abbastanza ben conservati

    Tommaso Valenti

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    Note 1) Come detto sopra, è stata recentemente restaurata dopo il terremoto del 1997.

    2) L’attribuzione degli stemmi alle famiglie Cybo e Trinci è errata. Il primo stemma a sinistra potrebbe appartenere al vescovo di Spoleto Bartolomeo Bardi (1320 – 1344) (comunicazione del dott. Ferrante Mancini Lucidi – 13/8/2008) o ad altri personaggi della stessa famiglia fiorentina. Andrea de Bardi e Bindo (o Biondo) de Bardi furono podestà di Perugia nel nel 1355 e nel 1364 (comunicazione del dott. Ferrante Mancini Lucidi – 28/4/2009)

  • Frazione di Matigge

    Frazione del Comune di Trevi, esattamente a nord del capoluogo, al confine con il comune di Foligno. Il territorio che si estende dal punto più basso del fondo valle fino i monti confinanti con Manciano, raggruppa numerose antiche “ville”, alcune delle quali derivano sicuramente da insediamenti romani o addirittura anteriori.

    Il nome, che nelle antiche scritture è indicato come MATIDIA, è estremamente interessante poiché tale era il nome della bellissima nipote dell’imperatore Traiano e suocera dell’imperatore Adriano. Di straordinaria bellezza, testimoniata da due magnifici busti arrivati fino a noi, fu oggetto di eccezionale autentica venerazione. Adriano fece innalzare in suo onore un grandioso tempio, che nel IV secolo veniva annoverato tra le dieci “basiliche” di Roma.
    Alcuni studiosi hanno ipotizzato che potrebbe esserci una relazione tra l’antico nome di Matigge e la nobildonna romana. (vedi diario di Bill Thayer 11/9/98 in occasione di un suo sopralluogo).

    Sicuramente la zona era abitata al tempo dei Romani, come testimoniano reperti nella chiesa di S. Donato e l’importante frammento di epigrafe paleocristiana rinvenuto nella chiesa parrocchiale di S. Clemente.

    Al tempo delle lotte comunali la zona di Matigge acquistò notevole importanza strategica come baluardo verso Foligno. A testimonianza di ciò rimane il manufatto più appariscente: La Torre.

    L’importanza strategica del luogo è confermata dal fatto che in antico costituiva il “terziere” omonimo, una delle tre entità geografiche in cui era diviso il territorio del comune di Trevi.

    Tra i monumenti più interessanti c’è da annoverare la CHIESA DI S. NICOLO’

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  • mappa1819m

    Trevi – Mappa catastale “Vecchio Catasto”

    o Catasto Gregoriano (Rilevamento del 1819)

    Trevi - Mappa catastale 1819

    Riproduzione di una stampa fotografica in bianco-nero ricavata da un negativo 13×18 cm stampato intorno al 1980. La mappa originale è a colori e si può trovare in rete alla pagina http://www.cflr.beniculturali.it/Gregoriano/mappe.php (cliccando su “SPOLETO” e quindi su “TREVI”). Un’altra copia è reperibile in http://www.flickr.com/photos/llrrap/sets/72157623610806377/

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  • Famiglia Natalucci

    Famiglia Natalucci

    Vedi sito particlare Famiglia Natalucci Vedi genealogia completa

    Famiglia tra le più antiche di Trevi.

    Gli ultimi discendenti risiedono a Foligno e Roma.

    Tra gli illustri membri che onorarono sé e Patria si possono annoverare: Durastante Natalucci, il maggiore storico di Trevi. (vedi pagina dedicata)

    Tiberio Natalucci, illustre musicista e compositore del XIX secolo

    Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI

    Y01

    Note

    1

    )

    – Tutti gli stemmi del volume sono ora riprodotti anche in:

    L’archivio comunale preunitario … di Trevi

    , (

    Quaderni della Soprintendenza archivistica per l’Umbria n° 19

    ), Perugia, 2005, p. 333

  • Chiesa S. Emiliano – Il Redentore

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    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano, monumento al Redenteore. Travertino di Cesare Aureli.

    In de kapel achteraan in het pseudoschip rechts staat een mooi beeld in traventijn van de beeldhouwer Cesare Aureli, een kopij van hetgeen uitgevoerd is voor de Logge van Rafael in het Vaticaan.

    Het is het laatste van zijn werken die aan Trevi zijn gegeven na de buste van S. Franciscus in het klooster van S. Martino en het ontwerp van Galileo en Milton nu in het museum van S. Francesco.

    Het werd uitgevoerd onmiddellijk na WO I en de auteur zegt in de rechterhand met de scepter een olijftak geplaatst te hebben als symbool van de bevrijding van de geesten, verbitterd door het conflict en de na-oorlogse gebeurtenissen.

    Zoal s de foto van het ontwerp bewaard in de parochie,dacht men eraan het beeld boven op de campanile te plaatsen, waar men op het moment wachtte dat het beëindigd werd. Gelukkigerwijze heeft men voor de huidige situatie gekozen

    Het opschrift op de sokkel is van de hand van paus Benedictus XV en is eveneens een verheerlijking van de vrede.

    Trevi, Italy. Chiesa di S. Emiliano. Bozzetto del campanile.

    Vertaling en Bewerking Ludo De Graef – Antwerpen 2010

    VISITA GUIDATA Ritorna alla pagina Chiesa S. Emiliano Ritorna alla pagina MONUMENTI Ritorna alla pagina CHIESE Ritorna alla paginaSant’EMILIANO

  • Dove si trova

    Dove si trova TREVI

    Al centro dell’Umbria, “cuore verde d’Italia”, su un contrafforte dell’Appennino, estrema propaggine del monte Serano, si erge l’antico abitato di Trevi in una scenografia unica e incomparabile.

    Trevi, Italy. Panorama da sud.

    Trevi, panorama da sud.

    Sullo sfondo il Monte Subasio e, sulla piana, Foligno

    di Trevi la città, che con iscena
    d’aerei tetti la ventosa cima
    tien sì che a cerchio con l’estrema schiena
    degli estremi edifizi il pié s’adima;
    pur siede in vista limpida e serena
    e quasi incanto il viator l’estima,
    brillan templi e palagi al chiaro giorno
    e sfavillan finestre intorno intorno

    Così descrive Trevi il

    Leopardi

    che in un pomeriggio di sole passava per la Flaminia.

    Ma qualsiasi viandante, anche se non usa parole e concetti così ricercati, rimane sicuramente ammirato dal colpo d’occhio che offrono le costruzioni con le loro masse e i loro colori caldi evidenziati dal verde circostante.

    Nel tratto dell’antica strada consolare che corre ai piedi della collina è frequente imbattersi in turisti che, accostatisi con l’auto al bordo della strada, tentano di catturare con una macchina fotografica l’incanto leopardiano che suscita la visione panoramica di Trevi.

    Come si arriva Trevi

  • Famiglie Riccardi

    Famiglie Riccardi

    Oltre alla più nota

    Famiglia Riccardi

    che nel 19° secolo rinunciò all’iscrizione nel ceto dei “Cittadini” e dalla quale ebbe origine Tommaso, salito alla gloria degli altari con il nome di

    Beato Placido Riccardi

    , nella prima metà del ‘900 ci furono in Trevi altre tre famiglie con lo stesso cognome, sebbene senza relazione di parentela tra di loro e tutte e tre senza discendenza, estintesi negli anni Cinquanta e Sessanta

    Un Riccardi era proprietario della bella casa cinquecentesca in Via dell’Orticaro, alla fine di Via Dogali.
    Trasferitosi a Roma, conservò la proprietà della casa, passata poi alla consorte superstite e poi venduta a fine secolo alla famiglia Timner-Moriconi.

    RICCARDO, ANNIBALE e ANITA RICCARDI, fratelli, tutti e tre sordomuti, abitavano in via dell’Orticaro, ma in uno stabile distinto dalla casa suddetta.

    Riccardo esercitava il mestiere di calzolaio in fondo all’attuale Largo Don Bosco, all’inizio del Vicolo del Fornaro, Annibale era operaio dell’industria e Anita era casalinga.

    Più noti, popolari ed estroversi erano invece i

    fratelli Teodoro e Alfonso Riccardi

    Erano proprietari di un vasta parte dell’antichissima casa Manenti a pochi metri della piazza del Comune, alienata poi nei primissimi anni Cinquanta. All’inizio del secolo scorso, quando ritornavano da Roma sfoggiavano una carrozza con “tiro a sei”, cioè trainata da sei cavalli, successivamente sostituita con l’automobile, la mitica Isotta Fraschini.

    In paese erano conosciuti con il soprannome “Li Gobbi”, poiché Alfonso, detto Alfonsetto per la sua bassa statura, aveva una vistosa gobbetta, lui solo, ma per una strana proprietà transitiva la caratteristica veniva estesa anche al fratello Teodoro.

    Erano valentissimi restauratori e certamente ebbero influenza determinante sulla formazione professionale del concittadino Renato Mancia.1, pioniere in Italia nell’applicazione dei sussidi scientifici, in particolare i raggi X, per l’analisi dei dipinti.

    Raccontano i più anziani che Teodoro al bar del Circolo di Lettura si vantava di aver ricostruito e firmato la biga esposta al British Museum di Londra: «Se smonti il cerchio destro (o sinistro?) della biga del Museo di Londra, trovi scritto sul legno: THEODORUS FECIT»..2

    L’aneddoto, per più di mezzo secolo considerato una millanteria di chi voleva sbalordire i concittadini con le sue imprese fuori paese, fu riesumato sotto una nuova luce quando, qualche decennio fa (anni ’70?) la biga venne esposta dal British Museum come un falso, opera “dei fratelli Riccardi nel 1930”

    Recenti polemiche sulla “Biga di Monteleone” esposta al Metropolitan di New York, hanno riportato alla ribalta i Riccardi, in qualche modo implicati nelle vicende del reperto. Sembra che una famiglia di tal nome fosse in Orvieto, un’altra di rinomati ed onesti antiquari opera tuttora in Assisi, ma i responsabili di questi restauri “disinvolti” sono identificati nei Riccardi di Firenze (Amedeo) e il cugino, il “nostro” Teodoro e quindi gli artefici della biga di Londra dovrebbero essere non “i fratelli”, ma i “cugini Riccardi”.

    Ad onor del vero, al di là del falso sfacciato, tutti i vecchi restauratori potrebbero essere tacciati di falsari perché l’dea di “restauro filologico” non era tanto diffusa nella prima metà del ‘900 e pertanto il restauratore si preoccupava di risarcire le parti danneggiate o mancanti in modo che non si distinguessero dall’originale. Quindi quello che oggi passa per un falso, qualche anno addietro veniva considerato soltanto un restauro ben fatto, tanto che l’autore ne andava tanto fiero da apporvi il proprio nome. E questo potrebbe essere accaduto per la Biga di Monteleone, che dopo oltre due millenni conservava intatti i pannelli in bronzo, ma forse non altrettanto le parti in legno. Ora però, per complicare la vicenda, secondo un critico americano sembra che siano falsi proprio i pannelli in bronzo.

    Dopo tutte queste considerazioni non sappiamo se Teodoro Riccardi abbia “firmato” la biga di Londra o quella del Metropolitan, cioè di Monteleone, o tutt’e due. E forse non lo sapremo mai.

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    Note

    1)

    Zenobi, Carlo, 1987,

    Storia di Trevi 1746 -1946

    , pag. 354

    2)

    Testimonianza orale di Carlo Zenobi e molti altri.

  • Nazzareno Scaringi, fotografo

    Nazzareno Scaringi

    (1894 – 1954)

    Tipografo e fotografo professionista

    I fotografi “storici”>>>

    Da giovane si recò ad Orvieto ad apprendere la nuova arte da Luigi Raffaelli (ex Armoni). Aveva lo studio, con fondali e illuminazione artificiale al magnesio, in via della Campana. Numerosissimi ritratti e “tessere” sono reperibili in tutte le famiglie del comune di Trevi. Sue foto hanno illustrato volumi a stampa e sono state riprodotte in calcografia in più serie di cartoline.

    Elenco delle foto di Nazareno Scaringi utilizzate in questo website.

    Acquedotto del Clitunno

    Olivo di Sant’Emiliano – Foto 1

    La porta della Strada Nuova

    S.Emiliano – La statua

    La banda musicale

    Trevi nella natura nella storia nell’arte

    La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime,

    Ritorna alla

    144

  • Chiesa S.Costanzo – Origine e fonti storiche

    Chiesa di San Costanzo -3

    L’origine e le fonti storiche

    Non si trovano notizie sulla intitolazione di questa chiesa, né purtroppo può venire in aiuto l’iconografia, in quanto alle pareti non rimane la minima traccia di pitture, che pure sappiamo essere state numerose.

    Per contro è evidente l’importanza storica e topografica della chiesa in quanto ha originato il toponimo: l’area degradante su cui sorge, fino ai giorni nostri viene chiamata “la Costarella” o “la Costarella di S. Costanzo” e in moltissimi documenti viene riportato questo toponimo che, fino al sorgere della chiesa delle Lagrime, comprendeva anche l’area di quest’ultima.

    Il Natalucci, storico scrupolosissimo, cita questa chiesa solo per informarci che nel 14° e 15° secolo vi facevano riferimento rispettivamente nove e otto famiglie.1, e che dal 1573 era stata unita alla chiesa di S. Emiliano.2. Altre volte la cita, riferendosi al Mugnoni, che la nomina solo come punto di riferimento per indicare un suo terreno o nella vicenda della Madonna delle Lagrime.3

    Nel 1931 un altro benemerito studioso di cose locali, d. Aurelio Bonaca, parroco di S. Croce in Piaggia, lamentando anch’esso la dissennata trasformazione di questa chiesa, attribuisce la sua intitolazione ad un S. Costanzo vescovo di Trevi alla fine del 5° secolo, ma non sembra molto convinto di questa sua tesi.

    Ecco il testo integrale.4 (le frasi evidenziate sono state aggiunte all’atto della trascrizione

    Una pia tradizione assegna a Trevi anche una serie di Vescovi, di cui il primo fu S. Emiliano, armeno, ed ora Protettore della Città,consacrato da S. Marcellino Papa nel 296 e martirizzato nel 302

    .5

    in località Carciano, presso Bovara.
    I Vescovi trevani, di cui si ha memoria, sono otto e cioè

    :

    S. Costanzo, che intervenne al terzo Concilio Romano nel 487 sotto Felice III; Lorenzo, presente al Concilio Romano di Papa Simmaco

    [nel testo: Simmanco]

    nel 499; Propinquo, che assistette a vari Concilii; Prisco, presente al Sinodo di Zaccaria Papa nel 743; Paolo, che intervenne al Concilio Romano sotto Eugenio II nell’826; Crescenzio, che nell’anno 853 prese parte al Concilio di S. Leone IV; Areste, presente in Roma ai tempi di Giovanni XII, nel 963; Giovanni, che fu nel 1059 al Concilio convocato da Nicolò II, e al Concilio Lateranense nel 1060, nel quale si stabilì che ai soli Cardinali aspettasse l’elezione del Sommo Pontefice. Sembra che nel 1050 l’Imperatore Enrico III, cedendo alle premure del Vescovo di Spoleto, abbia unito Trevi ed altre sedi vescovili (Spello, Bevagna, Martana, ecc.) alla sede di Spoleto, e così abbia avuto fine anche il Vescovado di Trevi.

    Molti storici mettono in dubbio o negano addirittura l’esistenza dì una sede vescovile nella nostra Città; certo non abbiamo argomenti precisi per sostenere che gli otto Vescovi nominati sopra siano stati Pastori della nostra Città

    .6

    , però non vi è dubbio che i Trevani hanno venerato fin dai tempi più remoti S. Emiliano come loro Vescovo e Protettore. Anche S. Costanzo ebbe tra noi venerazione, tanto è vero che intorno al mille gli fu eretta una Chiesa, che, qualche anno fa, fu ridotta inconsideratamente in un serbatoio di acqua.

    Ma anche se gli studiosi locali non hanno mai affrontato seriamente l’argomento, sembra più probabile che la chiesa di S. Costanzo a Trevi sia stata intitolata al vescovo perugino di tal nome.

    Un determinante contributo a questa tesi è portato dallo storico Pompeo Pellini nella sua monumentale “Istoria di Perugia”. Nella narrazione della passione del vescovo Costanzo ci dice che fu decapitato lungo il tragitto da Assisi a Spoleto, nella località detta «il Trebbio di Foligno, forsi hoggi la Terra di Trievi».
    Esistono due toponimi “il Tribbio”, uno in comune di Foligno vicino a Volperino e l’altro in comune di Sellano, non certo vicini a Foligno, né sulla strada Assisi Spoleto. Altri hanno collocato la località alle porte di Foligno, ma l’ipotesi non è suffragata dalla minima documentazione. Pertanto l’ipotesi del Pellini che il luogo del martirio fosse Trevi sembra tuttora la più plausibile.

    Di seguito si riportano i brani più significativi del lungo testo ove sono stati evidenziati i passi che più ci interessano.7

    Et nella Città nostra avenne, che essendovi morto il Vescovo, che v’era stato da’ Pontefici mandato, di cui non abbiamo notizia alcuna, piacque alla bontà d’Iddio di provederla d’un’altro buono, & ottimo Pastore, percioche in luogo del morto con universal consenso del Clero, & Popolo Perugino, vi fù elettto Costanzo, della nobile, & antica famiglia de’ Barzi di Perugia, il quale essendo di età di XXX. anni, di vita & di costumi essemplari, fù veramente ornato di tutte quelle virtù, che San Paolo descrive esser nel Vescovo necessarie , …, che desideroso del martirio, & di far crescere il numero de’ fedeli alla Chiesa (essendo in que’ tempi nella Città molto più infedeli, che credenti) augumentò non dimeno pure assai per li molti miracoli, & per le sante operationi di questo glorioso santo; & tra molti che ne fece, non ne sarà grave di narrarne due solamente, parendone, che non ne disconvenga, essendo egli stato il primo Vescovo Perugino di cui s’habbia potuto haver notizia.

    [Il vescovo dà la vista alla cieca Attasia e risana lo storpio Crescentio. ]

    Intanto Marco Aurelio Imperadore … mandò fuori un Editto Generale , & poscia anco Ministri per tutte le Provincie all’Imperio Romano sottoposte, affinche o costringessero i Cristiani ad adorare gli Idoli, o con tormenti duri, & aspri gli uccidessero; & perciò fare mandò Lucio Consolo a Perugia, il quale giunto nella Città disse a Carisio, che era il Presidente in questa Provincia, quanto era stato dall’Imperadore ordinato; Carisio desideroso anch’egli di essequire la volontà dell’Imperadore , mandò per tutte le Città,& Terre del suo Governo soldati suoi ordinando loro, che tutti i Cristiani, che trovassero, gli conducessero legati in Perugia alla presenza del Consolo, & sua, & ad altri parimente ordinò, che con ogni diligenza si ingegnassero di darli nella mani il Vescovo di Perugia, il quale … s’era in casa di Crescentio poco avanti da lui liberato, ritirato, dove ritrovato, fù insieme con l’Ospite suo dinanzi al Consolo, & Carisio condotto, i quali comandato a Costanzo che i loro Iddij adorasse, & egli negatolo lo fecero con le verghe crudelmente battere, & flagellare …

    [seguono numerosi altri supplizi, la liberazione miracolosa, il nuovo arresto e altri supplizi ]

    .00 .. lo fece mettere di nuovo prigione, alle quali andando un gran numero d’infermi, ne ricevevano la sanità,& li prigioni, & i custodi delle carceri, convertendosi alla Fede, lo violentarono ad uscir di carcere , e lo condussero al Tevere, & ivi inteso che nella Città d’Ascisi erano prigioni due suoi grandissimi amici Concordio & Pontiano, si deliberò visitargli e partitosi secretamente dal contado di Perugia, & incontratosi in alcuni soldati dell’Imperadore, ch’era allhora in Spoleto, lo fecero incontanente prigione, & lo condussero in casa di Duritio, dove fu molto da tormenti afflitto, & indi al fiume Chiagio, dove fù di nuovo aspramente battuto & lacerato … & condotto in Ascisi prigione.

    Hebbe grandissimo contento di Concordio, & di Pontiano, che vi trovò, ringratiando tutti insieme la bontà di dio , ch’aveva conceduto lor gratia di potersi in tanti lor travagli, & angustie rivedere, e consolarsi l’un l’altro, & la mattina seguente, volendo i Ministri dell’Imperadore menare il Beatro Costanzo, e gli altri Cristiani dinanzi a lui in Spoleto, trattoli di prigione, s’inviarono a quella volta, e giunti ad un luogo detto il Trebbio di Foligno, forsi hoggi la terra di Trievi, i Ministri caduti in pensiero, che il Beato Costanzo con l’artificio suo non sciogliesse gli altri prigioni, & con essi se ne fugisse, fatto di nuovo prova se alla adoratione de’ loro Iddij havesse voluto condescendere, trovandolo tuttavia più fermo & conforme al suo nome, costante nella fede, essi per assicurarsene intieramente gli tagliarono la testa, & seguitarono con gli altri il loro viaggio; & perché l’Angelo l’istessa notte in sogno havea rivelato a Leviano, Cittadino di Foligno, … ch’egli avesse aprender cura del corpo di questo glorioso santo, & dargli sepoltura in quel luogo, dove gli sarebbe poi stato dimostrato, egli ubedendo, uscitosi da Foligno, & preso il camino verso dove l’era stato detto dall’Angelo, e giunto non molto dal corpo lontano & veduto un grande splendore, … veduto il corpo tutto intero, & risplendente, & intorno ad esso una gran moltitudine d’Angeli … gli fu … imposto che attendesse a quanto gli era stato commesso, & che il corpo dovesse condursi alla città di Perugia.
    … Giunti alla Città si fermarono fuori dalla Porta di S. Pietro, nel luogo detto l’Ajola, & ivi visitato da molto popolo … vi fù fatto poi uno honorato sepolcro di marmo, & una Chiesa, che S. Costanzo chiamasi, laquale per li molti Miracoli, che molti anni continui questo glorioso Santo vi fece, fù molto frequentata, & e è ancor hoggi dal popolo, & ogn’anno alli XXVIII di Gennaro, che è la vigilia del Santo, tutti i Magistrati, e collegij della Città con tutte le Religioni, & col Clero vi vanno in processione con molta devotione, & grandezza. Fù martirizzato questo glorioso Santo sotto l’Imperio di Marco Aurelio Antonino, il quale cominciò ad imperare l’anno CLXIV dalla incarnatione di Nostro Signore, e visse anni XVIII di maniera che la morte del Beato Costanzo bisogna che fosse, dall’anno CLXIV infino al CLXXXII non potendo affermarsi puntalmente l’anno, ma per quanto habbiamo veduto in iscritture d’altri a penna, si annovera nell’anno CLXXIII sotto il pontificato di Aniceto Primo

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    Chiese romaniche Chiesa di S.Costanzo Notizie storiche

    Note

    1) Natalucci, Durastante, Historia … di Trevi, Todi, 1985, c. 910. 2) Ibidem, p. 107, 108, 514. 3) Ibidem, p. 239, 240;
    Mugnoni, Francesco, Annali, p.93, c.58r, sub 1486; p.86, c.51v, sub 1485; p.38, c.7r, sub 1471; p.86, c. 51v, sub 1485 p.86, nota (2) 4) D.Aurelio Bonaca, Trevi nella natura, nella storia, nell’arte, Terni s.d. (1931), p 5 5) L’agiografo Ludovico Jacobilli fa risalire il martirio all’anno 303, data che fu universalmente accettata. Ma la persecuzione di Diocleziano fu proclamata nel febbraio del 303 e pertanto la data del martirio di s. Emiliano dovrebbe fissarsi al 28 gennaio dell’anno 304 (Zenobi, Trevi Antica, Foligno, 1995) 6) D. Ansano Fabbi (Antichità umbre, Assisi, 1971, pag. 197) attribuisce alcuni vescovi all’antica diocesi di Trevi. «Nel sinodo romano del 495 sotto Papa Gelasio risulta un Laurentius episcopus trebensis, poi Propinquus trebensis ed altri di località tuttavia di incerta interpretazione». L’attributo “trebensis”, invece di “trebiensis”, potrebbe far supporre che si tratti di vescovi della diocesi di Trevi nel Lazio ( in latino = Treba) anziché della nostra Trevi (lat.: Trebia) 7) Pellini, Pompeo, Dell’Historia di Perugia, Venezia, 1664, rist. Forni, Bologna, 1968, parte I, pag. 94- 95, sub anno 98.