Categoria: Da sapere

  • Franco Taccogna, pittore

    Artisti a Trevi

    Franco Taccogna Pittore

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  • Filodramm.I Periferici -Esami maturita

    La filodrammaticaI Periferici”

    Gli spettacoli: La famiglia Barret

    Trevi, Teatro Clitunno, La Famiglia Barret, 1946
    Interpreti:Giustina Bonaca, Antonino Brizi. (per gentile concessione Antonino Brizi eredi)

    Da

    Memorie di un filodrammatico di A. Bartolini

    :

    Tanto i lavori nominati quanto quelli che vennero poi, vennero presentati in una cornice di scenari fuori dell’ordinario, da compagnia di professionisti, dato che glielo consentivano l’assistenza del prof. Virgilio Marchi e i mezzi a disposizione.

    … Ancor pi?interessante fu lo sfondo scenico della commedia ?La famiglia Barrett? di Rodolfo Berry che fu presentata nella primavera del 1946, nella quale il protagonista Ugo Bonaca ci diede il meglio di s?stesso, e tutti gli altri dimostrarono di aver raggiunto un ottimo affiatamento, muovendosi a loro agio nei decorosi costumi dell’epoca.

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    Il Teatro Clitunno Filodrammatica I Periferici: Gli Spettacoli Gli Attori

  • Christien Ten Haaf – pittrice

    Christien Ten Haaf

    Ha esposto a Trevi nelle mostre Artisti senza Tempo e F 30×20 DEDALO Spazio Arte in Viale Ciuffelli, 12

    Pittrice olandese, si diploma alla Royal Academy di Amsterdam. Frequenta l?Accademia di Firenze e contemporaneamente frequenta il laboratorio di stampe di Santa Reparata.

    Negli anni ?80 ritorna in Olanda, dove sperimenta le tecniche di stampa presso il Grafisch Atelier di Utrecht, con il gruppo Dougnut e Devrient.

    Nel decennio successivo si dedica ad approfondire le tecniche dell?uso dell?inchiostro indiano e della pittura ad olio.

    Attualmente vive e lavora silenziosamente a San Pietro in Tambis (PU).

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  • Autori locali – Enzo Terranova

    Poeti locali

    Enzo Terranova

    Sono capitato per la prima volta a Tervi non proprio per caso nell’agosto del 1970.

    Venivo a trovare una ragazza milanese come me che stava trascorrendo un periodo di vacanze come ogni anno a Trevi nella casa di famiglia in piazzetta del Teatro.

    Mi innamorai allora di Trevi e lo ero già di quella ragazza che divenne, dopo alcuni mesi, mia moglie.

    Ogni volta che ritorno a Trevi è una gioia ed una emozione; sono passati poco meno di quarant’ anni ed è sempre così, come la prima volta.

    Poi arrivò il periodo degli anni novanta e l’incontro con Nero: un cane randagio padrone dei vicoli di Trevi. Ci vedeva, io ed Elena raramente, ogni volta che, a distanza di parecchi mesi ritornavamo a Trevi per passare qualche giorno di vacanza.

    Lui ci aveva scelti come possibili padroni, se mai ne avesse avuti. Quando dovette conoscere l’esperienza della mancata libertà, chiuso nel canile di Eggi, quei possibili padroni corsero immediatamente in suo aiuto e così, Nero, cane randagio di Trevi, passò gli ultimi anni della sua vita, accudito con tanto affetto da noi, in una nuova città : Milano

    Parlare di Trevi in poesia è una esperienza che fa ritornare al tempo antico e vorrei potermi fermare un po’ di tempo, vivere Trevi in ogni angolo ed esprimere in versi altre immagini di questo Borgo che è diventato, nel mio cuore, luogo d’incanto .

    Enzo Terranova – poeta dilettante

    ___________________________________________

    da: Enzo Terranova, Respiri dell’anima, Imprimenda , Limena (PD), 2006

    Dove hai lasciato il cuore

    (Ricordo di Nero

    (1) 30 gennaio 2003)

    Ho riservato un angolo

    del cuore ad un amico

    che mi ha dato affetto,

    gioia vera e fedeltà assoluta:

    sentimenti che non trovi

    facilmente fra gli umani.

    E’ un angolo nascosto

    e riservato dove conservo

    intatto il suo ricordo.

    Chi dona questi affetti,

    vive per sempre

    nel pensiero.

    Ora, in altri prati forse,

    troverà il suo sasso

    e giocherà così con gioia.

    Agili corse in spazi smisurati

    non daranno affanno

    al cuore; egli vivrà l’eterno,

    non avrà più pena

    Un sentimento nuovo

    ed altre conoscenze

    incontrerà, dopo i mille affetti

    donati nella vita

    e, non più solo, là, troverà

    la sua dimora.

    Trevi oramai è un piccolo borgo

    agli occhi di chi vola

    in ampi spazi ma…

    sono certo… se gli fosse dato,

    tornerebbe da me

    dove ha lasciato il cuore

    Trevi

    (Medioevo 23 Ottobre anno del Signore 2004)

    Assopita sulla cima del monte,

    pigramente distesa verso Borgo,

    tenacemente aggrappata alla roccia

    come uva matura al tralcio,

    riscaldata dall’ultimo sole d’autunno;

    il tempo più non batte

    la sua ora fra le case.

    La vita si dipana

    tra vicoli intricati

    in uno spazio senza tempo

    con le storie di sempre,

    tutte uguali.

    Trevi è un sogno antico

    che vivi ad occhi aperti;

    una avventura che ti prende

    per mano e ti accompagna,

    un racconto che leggi

    mentre vivi la tua storia

    e la tramandi nel tempo

    a chi verrà e, a lui dirai

    che a Trevi si è fermato il tempo.

    Carissimi concittadini

    TREVANI,

    Non Vi sembri strano questo mio scritto ma credo di aver dimostrato più volte di avere sentimenti quasi umani.

    Ho passato tanti anni con Voi e in molti mi avete dimostrato affetto; sono stati gli anni più belli della mia vita, quelli della gioventù e della libertà.

    Ora sono a Milano adottato da Elena e Enzo; mi vogliono molto bene e io mi sforzo di mostrare loro la mia gratitudine. Certo quello che vedo tutti i giorni non mi ricorda nemmeno lontanamente la mia Trevi. Qui devi comportarti da “cane per bene” e io sinceramente non so cosa voglia dire.

    Il mio istinto animale mi suggerisce di comportarmi come sempre, di voler bene a chi mi dà una voce, un poco di affetto ed una carezza. Non so se queste cose fra Voi umani hanno importanza: per noi animali è “legge di vita “.

    Non Vi sembri assurdo che un cane possa dire queste cose; è solo una traduzione in lingua umana, ma Vi assicuro che è una traduzione “FEDELE ” dei miei sentimenti. Non so se tornerò mai a Trevi ma ho impresso nei miei occhi il profilo di ogni Vostra casa, il campanile della chiesa di S. Emiliano che tante volte mi ha tollerato in un angolo tra i fedeli la domenica mattina e, in alto sopra Trevi, le Coste che vedevo la mattina illuminate dal primo sole.

    Vi mando un saluto pieno di nostalgia, (come avrete intuito da questa traduzione), a Trevi sono stato felice finchè sono stato libero; voglio pensare che un poco anch’io Vi manchi; ora la mia vita è cambiata ma mi sono reso conto, da cane saggio, che tutto cambia nella vita. Una sola resta : LA FEDELTA’

    NERO –

    Ex cane randagio – ora con regolare padrone

    LOlio Trevano.2

    ( L’antica arte di fare Olio a Trevi – 2008 )

    Distese infinite di piante d’olivo

    che il sole caldo d’estate

    e l’arida terra trevana, tra Assisi e Spoleto,

    spacca “ lo “ tronco fino alle radici.

    E il gelido vento a tramontana

    sferza e avvolge per valli

    “ li “ rami contorti

    in drammatiche forme.

    Il vento leggero di marzo

    risveglia l’olivo dal greve torpore

    e soffia con forza tra i rami

    in danze sfrenate.

    E poi, a ottobre, il verde delle foglie

    riempie “ li “ colli trevani di mille

    sfumate argentate figure,

    fino al tempo della molitura.

    E’ così che ogni anno,

    con sapienza, la terra ritorna

    ai suoi figli, quel dono immutato nel tempo

    e Trevi s’adorna di verdi brillanti colori,

    di forti sapori fruttati,

    di nuovi, antichi odori che, lievi,

    scendono a Borgo

    da vicoli stretti….

    Ed è festa per tutti.

    Enzo Terranova

    2) … Con qualche licenza dialettale!

    Nei vicoli a Trevi

    (1 gennaio 2011 – ricordando Trevi )

    Da Sant’Emiliano, giù per i vicoli di Trevi
    in rapida discesa,
    puoi incontrare ciò che la vita
    è stata nei secoli passati.
    La vita della gente di paese,
    quel solidale condividere
    i semplici gesti di ogni giorno.
    Ogni casa ha una storia antica
    che, camminando, puoi
    con passione raccontare.
    E così i vicoli si accendono di vita,
    di povere storie che sono
    la ricchezza di quel Borgo.

    Giù per i vicoli in rapida discesa,
    nelle sere d’estate,
    senti le voci del viver quotidiano;
    sempre le stesse voci
    che raccontano le antiche cose,
    che narrano la vita di un tempo lontano;
    testimone di antichi eventi
    che l’eco ti riporta fra le pietre di quel Borgo.

    Giù per i vicoli in rapida discesa,
    nelle fredde sere d’inverno,
    senti solo il silenzio vagare fra le case.

    Tutto sembra dormire
    fra le antiche pietre del borgo:
    solo una tenue luce lontana,
    fra le case, ricorda la vita;
    una pallida luce che vince
    il lento trascorrere del tempo.

    Giù per i vicoli in rapida discesa,
    l’ultimo sole della sera, manda i suoi raggi
    a illuminare Trevi e la rende più bella.
    Lo vedi pian piano sparire lontano fra i monti
    In un cielo che sembra di fuoco.
    E’ lo stesso sole che illumina Assisi e il Subasio …
    una luce che dona conforto; un pensiero che dona coraggio.
    Bagliori di nuove speranze
    giù per i vicoli di Trevi in rapida discesa.

    Autori locali

    Note

    1) Nero, randagio approdato sulla piazza di Trevi, fu preso in custodia dall’Autore che se lo portò a Milano dove poi concluse i suoi giorni.

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  • Carl Timner – Note biografiche

    Carl Timner (1933 – 2014)

    Note biografiche

    Estratto mostre collettive

    Mostre Personali

    La critica

    29/06/1933

    Carl Timner nasce a Berlino.

    1950

    Berlino – Maturità al Goethe Gymnasium. Frequenta la Scuola superiore diArte.

    1951/52

    frequenta l’Accademia di Belle Arti di Berlino (Prof. Hans Uhlmann e Max Kaus)

    1952/53

    frequenta l’Università di Göttingen (Storia d’Arte, Archeologia e Filosofia)

    1954

    prima mostra di pittura a Göttingen

    1953/56

    Roma – frequenta l’atelier di Corrado Cagli. Conoscenza di Renato Guttuso.

    Frequenta l’ambiente artistico romano dei primi anni ’50.

    Durante il suo apprendistato romano è sotto l’influenza sia della pittura astratta, che della pittura figurativa.

    Ai due pittori, ritenuti da Timner suoi maestri, egli non mancherà di rendere esplicito omaggio con le opere : In Memoriam “Gott mit uns” e Hommage a Cagli.

    Autoritratto, 1968

    1956

    Espone a Roma presso la Galleria Schneider – Rampa Mignanelli.

    1957

    Ritorno a Berlino.Si orienta in modo definitivo verso una pittura di tipo realista.

    1965

    Incarico di progetto per la ricostruzione dell’affresco di Antoine Pesne nel castello di Charlottenburg a Berlino, andato distrutto durante l’ultimo conflitto.

    1968

    E’ fra i fondatori dell’Associazione artistica “Rote Nelke” alla quale appartiene sino al 1973.

    Assistente di Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Amburgo.

    1972/75

    Presidente del “Ständige Komitee Kulturtage” a Berlino Ovest.

    1978/86

    E’ professore all’Accademia di Belle Arti di Berlino per la cattedra di “Disegno dal vero”

    1983

    Parigi – Fiac 83

    1984

    Potsdam – Kulturhaus Hans Marchwitza – Mostra antologica

    1988

    Berlino Ovest – Kunstsamt Wilmersdorf – Kommunale Galerie – Mostra antologica

    1998

    Berlino – Kunstsamt Wilmersdorf – Kommunale Galerie – Mostra antologica

    2003

    Museo Trevi (Umbria), Mostra antologica

    2008

    Berlino – Kulturamt Steglitz-Zehlendorf – Galerie Schwartzsche Villa.

    Carl Timner divide il suo lavoro fra Roma, Trevi e Berlino.

    2014

    + 28/8/2014

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    089


  • Carl Timner – Mostre collettive

    Carl Timner

    Estratto Mostre collettive

    Note biografiche

    Mostre Personali

    La critica

    B31958 Hannover, 23. Marzo -27 Aprile – Kunstverein Hannover – 119. Frühjahrsausstellung, “Studi, Variationi, Opere”
    Eva che si copre le vergogne – 1984
    Jaxon su carta nera, cm 45×50
    B41958 Berlino Ovest, 25 Aprile – 26 Maggio – Ausstellungshallen am Funkturm, “GBK – Große Berliner Kunstausstellung 1958”
    B51961 Wolframs – Eschenbach, 15. Luglio -24. Settembre – Deutsch – Ordens – Schloß, “Pittura internazionale 1960-61 – Esposizione d’arte per il 900°anniversario della città di Wolframs – Eschenbach
    B121969Sofia, dal 26 Giugno – Klub degli Artisti, “Vietnam – Gli artisti di Berlino Ovest prendono posizione sulla guerra in Vietnam” (Rote Nelke)
    B161970 Berlino Ovest, 7.-12. Aprile – Akademie der Künste, “2. Frühjahrsmesse 1970” (Toninelli, Milano)
    B261970/71 Darmstadt, Novembre 70 – Gennaio 71 – Facoltà di architettura, Technische Hochschule, “10 pittori 1970. Mostra informativa sul tema “Arte applicata alla costruzione”
    B301971 Berlino Ovest, 29. Aprile – 2. Maggio – Akademie der Künste + Jebensstraße –“3. Frühjahrsmesse”.
    B311971 Berlino Ovest, 1 Maggio –6 Giugno – Haus am Lützowplatz, “1.Mai Salon. Realisti berlinesi 71”
    B331971Amburgo – Kunsthaus, “Realisti Berlinesi 71”
    B361971/72Berlino Ovest – Galleria Pels – Leusden, “Berlino, la città e la sua gente nella testimonianza artistica dal passato al presente”
    B371971/72Milano – XXVII Biennale d’Arte Città di Milano – Palazzo della Permanente, “La situazione dell’uomo nel tempo presente – 15 Artisti tedeschi”.
    B381972 Darmstadt, 4. Marzo – 16. Aprile – Kunsthalle am Steubenplatz, “15 Artisti tedeschi”
    B431972 Berlino Ovest, 7.-15. Ottobre – Schaubühne und Gesellschaftshaus Neukölln, “Galerie bildender Künstler”, “Kulturtage – Arte progressista di Berlino Ovest”
    B441972 Berlino Ovest, 2. Novembre – 2. Dicembre – Haus am Kleistpark, “Realisti Berlinesi – Disegni e Grafica”.
    B471973 Berlino Ovest, 2. Maggio – 17.Giugno – Haus am Lützowplatz, “Mai Salon 1973”
    B481973Berlino (DDR), Luglio – Ottobre – Altes Museum, “Intergrafik 73”
    B501973/74 Berlino Ovest, 8. Dicembre 73 – 20. Gennaio 74 – Akademie der Künste – Nationalgalerie, “Rassegna artistica 73″. Mostra annuale della Associazione degli Artisti Tedeschi
    B551974 Berlino Ovest, 30. Ottobre – 13. Dicembre – Kommunale Galerie, Kunstsamt Wilmersdorf, “Il ritratto come commissione”
    B581975 Darmstadt, 24. Maggio – 6. Luglio – Kunsthalle Darmstadt, “Realismus + Realität”
    B661977 Darmstadt, 22. Maggio – 10.Luglio – Ausstellungshallen Matildenhöhe, “20° Esposizione. della nuova Secessione di Darmstadt. Pittura, Grafica, Scultura”
    B671977Roma, Giugno – Luglio – Palazzo delle Esposizioni, “X Quadriennale Nazionale d’Arte. Artisti stranieri operanti in Italia” (Galleria Cà d’Oro, Roma) Karoline in camicia rosa, a gambe aperte – 1997
    Carboncino, gesetto, jaxon, su Fabriano Roma marrone,
    cm 45×50
    B691977Stuttgart – Kunstgebäude am Schloßplatz, “1. Bundesausstellung des BBK”
    B701977 Parigi, 14. Ottobre – 27. Novembre – Fondation nationale pour les arts graphiques et plastiques, “ Papier sur nature. Festival d’Automne à Paris 77”
    B781978/79 Rostock, 29. Novembre 78 – 1. Gennaio 79 – Kunsthalle Rostock, “Artisti di Berlino Ovest espongono: Pittura e Grafica dal 68”
    B851980Berlino Ovest, 14. Maggio – 15.Giugno – Staatliche Kunsthalle Berlin, “30 anni dell’Associazione degli Artisti Berlinesi”
    B941982 Kassel, 25. Giugno – 25. Luglio – Scuola Gerhardt Hauptmann , “Guerra e Pace.Una mostra.del BBK Hessen”
    B1001983 Paris, 24.Settembre – 2. Ottobre – Grand Palais – FIAC ’83, Stand F1 (Galleria Cà d’Oro, Roma)
    B1041984 Berlino Ovest, 26. Giugno – 16. Settembre – Berlinische Galerie, Collezione Stahl, “Realisti a Berlino”
    B1111989 Roma, 29. Marzo – 2. Aprile – Palazzo dei Congressi Roma Eur – 1° Salone d’Arte Moderna e Contemporanea, “Arte 1989 Roma”, (Galleria Cà d’Oro, Roma)
    B1161996 Berlino, 9. Febbraio – 8. Aprile – Martin Gropiusbau, Künstlersonderbund in Deutschland, “La forza dei quadri”
    B1211999/00Berlino, 13 Novembre 1999 – 31 Gennaio 2000.- Galerie Ludwig Lange “Paesaggi della città di Berlino e dei suoi parchi”
    B1222000 Tucson (Arizona) – 10.Novembre –3 Dicembre – Arte Spazio Gallery “Carl Timner – Exhibition of Drawings and Pastells”
    B1272003Berlino, 10. Ottobre – 23. Novembre, Kommunale Galerie, Berlin Künstlersonderbund Deutschland “Pittura – Grafica – scultura. Panoramica 2003“
    B1312004 Berlino, 26. Settembre – 7. Novembre, Kommunale Galerie, Berlin – Wilmersdorf Künstlersonderbund Deutschland “Pittura – Scultura – Grafica . Panoramica 2004“
    B1332006 Berlin, 12. Februar – 24. April, Kommunale Galerie, Bezirksamt Charlottenburg – Wilmersdorf della città di Berlino “Tra Protesta e Potere- Generazione ‚68”
    B1342007 OstrachLaubbach 11.und 12. August -08.und 9. September – 13. und 14. Oktober Atelier Laubbach, “Nature morte e interni“

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    089


  • Carl Timner – Mostre personali

    Carl Timner

    Mostre Personali

    Note biografiche

    Estratto Mostre collettive

    La critica

    A11954 Göttingen, Novembre – Dicembre – Foyer des Deutschen Theaters Due bambini – 1983
    Olio su tela, cm 70×60
    A21956 Roma, 5. – 17. Settembre – Galleria Schneider.
    A41961Berlino Ovest, 28 Settembre-31 Ottobre – Galerie Diogenes, “Carl Timner, Canti scuri”
    A51963Berlino Ovest, 20 Febbraio-19 Marzo – Ladengalerie, “Carl Timner – Dipinti a olio e disegni”.
    A71968Berlino Ovest, Novembre – Vetrina della Ben – Wargin Galerie, Europa Center (Vietnam IV e Vietnam V)
    A91969Roma, 10.Aprile – Galleria d’Arte Molino, “Carl Timner”.
    A101969 Hamburg, 28. Maggio-25. Giugno – Atelier Mensch, “Carl Timner, Berlin – Realismo tedesco”
    A121970 Berlino Ovest, dal 2 Aprile – Abendgalerie Ben Wargin in der Schaubühne am Halleschen Ufer.
    A141971 Bremerhaven, 4. – 25. Luglio – Kunstverein Bremerhaven, Kunsthalle Bremerhaven, “Carl Timner”
    A161972München, 19 Giugno – 7 Luglio – Neue Münchener Galerie, “Carl Timner – Dipinti e Disegni”.
    A181972Berlino Ovest 15. Settembre -13. Ottobre – Majakowski Galerie, “Carl Timner – Dipinti, Disegni, Grafica”.
    A191973Roma, 1 – 15 Febbraio – Galleria Cà d’Oro, “Carl Timner – Disegni”
    A231974 Hamburg, 6 September – 10 Oktober – Galerie Schnecke, “Carl Timner – Dipinti e Disegni”.
    A241974Roma, 11 Novembre -7 Dicembre – Galleria Cà d’Oro, “Timner”
    A271976/77Hamburg, 19 Novembre 76 – Gennaio 77 – Galerie Schnecke, “Carl Timner – Quadri sul Cile e su noi”.
    A281977Bologna, 23 Settembre – 13 Ottobre – Centro Internazionale delle Arti, “Carl Timner”
    A291977Roma, 10 Novembre – 3 Dicembre – Galleria Cà d’Oro, “Timner”
    A311978Berlino Ovest, 6 Aprile – 12 Maggio – Haus der Kirche, “Timner – Non per sempre chiusi all’apprendimento”
    A321978Bologna, 29 Aprile – 19 Maggio – Centro Internazionale delle Arti, “Carl Timner” Amore -1972 – matita
    A331978Berlino Ovest, 24 Settembre – 28 Ottobre – Galerie 2000, “Timner – Studi per una Melanchonia”
    A341978Köln, 27.Ottobre – 30 Novembre – Galerie Orangerie, “Carl Timner – Non per sempre chiusi all’apprendimento – Dipinti e Disegni”.
    A351978/79 Braunschweig, 14 Dicembre 78-14 Gennaio 79 – Künstlergalerie am Hagenmarkt, “Carl Timner, Berlin/ Rom – Pittura e Grafica”.
    A361979Berlino Ovest, 6 Aprile-9 Maggio – Majakowski Galerie und Druckhaus Norden, “Carl Timner – Quadri sulla stamperia”.
    A371980Berlino Ovest, 18 Febbraio-22 Marzo – Galerie 2000, “Timner”
    A401981Roma, dal 2 Marzo – Libreria Remo Croce, “Carl Timner – Disegni”
    A421981 Frankfurt/Main, 5 Novembre – 22 Dicembre – Galerie im Bunker, “Carl Timner – Dipinti, Disegni”.
    A431981/82Berlino Ovest, 18 Novembre 81 – 10 Gennaio 82 – Galerie Schwarz auf Weiss, “Carl Timner – Carboncino e gessetto”.
    A441982Kassel, 10 Febbraio – 14 Marzo – Galerie im Schlachthof, “Carl Timner – Dipinti, Disegni”
    A451982Roma, 23 Marzo – 10 Aprile – Galleria Cà d’Oro, “Carl Timner – Una spiaggia”
    A461982Bologna, 19Maggio – ? Giugno – Centro Fotografis, “Per il 2° Anniversario dello scoppio della bomba nella stazione di Bologna”
    A481983 Bad Orb, dal 5 Ottobre – Bildungsstätte der IG Metall, im Otto-Brenner Saal, Foyer, “Dipinti di Carl Timner – Dipende da noi. Guerra e Pace”
    A491983/84 Waldbronn, 20 Novembre 83 – 10 Gennaio 84 – Charlottenburger Galerie, “Carl Timner – Nuovi Dipinti”
    A501984 Potsdam, 8 Gennaio – 12 Febbraio – Kulturhaus Hans Marchwitza, “Carl Timner – Pittura, Disegni e Grafica”.
    A511984 Berlino Ovest, 20 Gennaio – 18 Marzo – Galerie Schwarz auf Weiss, “Carl Timner – Dipinti, Disegni, Grafica”
    A521984Roma, 7- 30 Maggio – Galleria Cà d’Oro, “Carl Timner”
    A531984Palermo, 3 Novembre – 1 Dicembre – Galleria La Tavolozza, “Timner”
    A541984Bünde, 2 – 16 Dicembre – Dammhaus, “Carl Timner – Abbracci e paesaggi romani”
    A551985Berlino Ovest, 13 Febbraio – 23 Marzo – Galerie 2000, “Timner – Paesaggi berlinesi”
    A561986 Berlino Ovest, 31 Gennaio – 6 Marzo – Haus der Kirche, “Carl Timner – L’immagine di Katharina di Alessandria”
    A591986Roma, 9 Novembre – 12 Dicembre – Galleria Cà d’Oro, “Carl Timner – Fortuna ed Immagine”.
    A601987Berlino Ovest, 26 Febbraio – 4 Aprile – Galerie 2000 – “Carl Timner – Adamo e Eva ” Campo de’ Fiori – 1999
    Olio su tela cm 63×80
    A611987Ferrara, dal 5 Aprile – Palazzo dei Diamanti, “Carl Timner – Fortuna ed Immagine”
    A621988 Berlino Ovest, 13 Novembre – 16 Dicembre – Kunstsamt Wilmersdorf, Kommunale Galerie “Carl Timner – Presentazione di Artisti Berlinesi”
    A62 bis1988/89 Hamburg, 29. Novembre 88 – 29. Gennaio 89 – Museum der Arbeit, “Carl Timner – Quadri sulla stamperia”.
    A631990 Darmstadt, 14 Gennaio – 17 Febbraio – Saalbau Galerie, “Carl Timner – Nudo e movimento – Disegni e Dipinti”.
    A641990Berlin, 2 Marzo – 22 Aprile – Friedrichstädtische Galerie, “Carl Timner – Nuovi Disegni”
    A671992Roma, 15 Novembre – Dicembre Galleria Cà d’Oro, “Carl Timner – Maturità e Tradizione – Dipinti e disegni”
    A681993Berlin, 11 Settembre – 21 Ottobre – Galerie Ludwig Lange, “Carl Timner – Dipinti, Disegni”.
    A691994 Berlin, dal 30 Ottobre – Kommunale Galerie Wilmersdorf (Kunstsamt Wilmersdorf), “Carl Timner und Heinz Willig”.
    A701996Ostrach, 10 Novembre – 8 Dicembre – Atelier Laubbach, “Carl Timner – Disegni, Dipinti”
    A711997 Berlin, 15 Novembre – 31 Dicembre, Galerie Ludwig Lange “Carl Timner – Dipinti, Disegni, Lithografie”
    A721998 Berlin, 30 Agosto – 27 Settembre, Kunstsamt Wilmersdorf, Kommunale Galerie, “1988 – 1998 – Carl Timner – Nuovi dipinti e disegni”
    A731999 Potsdam, 14 Marzo – 11 Aprile, Galerie “Am neuen Palais “Carl Timner, Pittura – Disegni”
    A741999Roma, 21 Ottobre – 10 Novembre, Galleria “Cà d’Oro”, “Carl Timner – Tradizione e Modernità – Dipinti recenti”
    A752000Berlin, 18 Novembre- 31 Dicembre, Galerie “Ludwig Lange” “Carl Timner – Nell’atelier berlinese“ Studio per “Malinconia in atelier” —1983 – Carboncino, jaxon, su Fabriano Roma marrone chiaro – cm 63 x 45
    A762001Berlin, 16 Febbraio – 16 Marzo, Galerie am Potsdamer Platz “Carl Timner – Disegni erotici“
    A772001 Roma, 4. – 24. Ottobre, Galleria “Cà d’Oro“
    “Carl Timner – L’atelier romano“
    A782002Berlin, 1. Settembre – 23. Ottobre 2002, Galleria Ingeborg Vagt “Carl Timner und Konstance Eissner“
    A792003Berlin, 2.Febbraio – 23. Marzo 2003 – Kommunale Galerie, Berlin – Mostra personale nella cornice di ” Segni del tempo III“
    A802003Trevi (Perugia), 8. giugno -6. luglio – Complesso Museale di San Francesco, Trevi “Carl Timner – Opere”
    A812008Berlino – 3 settembre – 26 ottobre – Kulturamt Steglitz-Zehlendorf – Galerie Schwartzsche Villa “Carl Timner – Bilder und Arbeiten auf Papier”

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  • Carl Timner – La critica

    Carl Timner

    La critica

    Note biografiche

    Estratto Mostre collettive

    Catalogo della Mostra alla Galleria Cà d’Oro – Via Condotti 6°, Roma –
    Novembre 1977

    Presentazione di Renato Guttuso

    Penso che Carl Timner sia un pittore di grande talento. Penso anzi di più: Timner è tra i primissimi artisti europei della sua generazione. E non soltanto per la singolare posizione che occupa sul terreno poco praticato di un’arte rigorosamente oggettiva, sorretta da una straordinaria capacità tecnica, ma per la radice creativa non “avanguardistica” della sua oggettività.

    Il problema dell’oggettività costituisce il tema centrale dell’arte oggi. Ma tale oggettività si è manifestata e si manifesta sotto vari aspetti. Aspetti che vanno dalle esperienze del “Pop”, di alcuni anni fa, all’utilizzazione di materiali detti “poveri”, alle più recenti, ma anch’esse già trascorse, presentazioni dette “iperrealiste”. Nessuno di questi aspetti, che tutti rientrano nell’ambito della languente avanguardia e dei suoi metodi di presentazione, fondati sull’integralismo spettacolare, ha mai neppur lontanamente sfiorato Timner.

    Il suo oggettivismo si esprime con i mezzi del disegno e nella pittura, mezzi che Timner recupera nella loro specifica essenza, riappropriandosi di concetti rinascimentali e secenteschi caduti in disuso o scaduti al livello del piatto accademismo.

    Ma il recupero che ne fa Timner appartiene alla nostra contemporaneità. La precisione anatomica, la tensione dei muscoli e dei nervi, l’espressione dei volti, l’attenzione alla precisione (naturalezza) del movimenti,pur nella apparente normalità, esprimono un mondo che ci appartiene, così come esso è, privo di forzature espressionistiche o di altre tentazioni intellettualistiche.

    Ne scaturisce, in una rappresentazione limpida e ferma, un rapporto vero, diretto, intenso tra l’artista e le sue figure. Le pagine dove una figura è ripetuta più volte con qualche variante nel movimento, sono indicative della straordinaria capacità di Timner di creare un rapporto vero con il suo oggetto.

    La ripetizione del modello non è mai di tipo accademico, ma è ricerca, bisogno di un rapporto più approfondito con il modello precedentemente affrontato.

    Per tale sua evidenza, chiarezza, apparente ovvietà, e assoluta verosimiglianza, Timner è, in un’epoca di sofisticazioni intellettualistiche e spettacolari come la nostra, un pittore difficile.

    Renato Guttuso

    Ulrich Krempel: Il pittore Carl Timner

    in “Tendenzen”, nr 120, pagg 35-40 – luglio / agosto 1978 (Traduzione dal tedesco)

    L’articolo fa riferimento alle opere esposte nelle due mostre: Roma – 30 novembre – 3 dicembre 1977 presso la Galleria Cà d’Oro “Timner”

    e Berlino Ovest 6 aprile –12 maggio 1978, presso la “Haus der Kirche” dal titolo

    “Timner – Non per sempre chiusi all’apprendimento” opere realizzate sotto la pressione emotiva della guerra in Libano.

    Carl Timner. Pittore, vive a Berlino Ovest e a Roma: in città, nelle quali quotidianamente le contraddizione della nostra società irrompono e diventano visibili all’osservatore sensibile. Quando io gli feci visita nell’atelier a Berlino Ovest, stavano stampatori e redattori sotto serrata davanti al grattacielo di Springer.

    Timner pone i suoi nuovi studi sul cavalletto: lavoratrici e lavoratori in una stamperia abbozzati durante il loro lavoro. Molte scene si trovano l’una accanto all’altra grandi tele; parlano della difficoltà di rappresentare la frazionata realtà del lavoro quotidiano. Timner racconta dei processi nella realtà lavorativa, la quale vuole trasformare in quadro: i tre stampatori ben coordinati al nastro di stampa, il cui obbligo è il controllo del regolare svolgimento delle operazioni programmate ed il loro intervento in caso di necessità; il loro parlare fra di loro è ridotto per il rumore della macchina a fischi e strilli e gesti.

    Timner, nato nel 1933 comincia nel 1950 lo studio all’Accademia di Belle Arti a Berlino Ovest; interrompe dopo un anno e si trasferisce a Göttingen per studiare Storia d’arte, Archeologia, Filosofia.

    Nel 1953 arriva a Roma con la motocicletta e vi si ferma .

    Svolge l’apprendistato presso Corrado Cagli.

    Apprendistato dal primo livello, vuol dire pulire l’atelier. Però in questo apprendistato acquista un solido artigianato, la base per le straordinarie capacità tecniche che gli riconosce Renato Guttuso. E acquista pure una unità di artista e uomo sociale, la quale è esplicitata in una frase di Cagli riportata da Timner: “l’artista funziona soltanto quando funziona tutta la personalità. Tu non puoi dipingere qualsiasi quadro senza sviluppare te stesso con il tuo lavoro e nel tuo lavoro”.

    Sino agli anni ‘60 dipinge astratto, esibisce tali lavori in mostre personali a Roma e a Berlino Ovest.

    Però durante tutto quel periodo continua a lavorare figurativo, trova punti di riferimento nella storia dell’arte. Io qui non posso disegnare il suo sviluppo; la letteratura sul suo lavoro sino ad oggi scarsa potrebbe aiutare.

    Le tematiche, alle quali egli si rivolge danno informazioni ulteriori del suo sviluppo: uomini – lavoratori, donne, bambini – la guerra in Vietnam, la insurrezione ad Amburgo, la solidarietà con Angela Davis e il Cile.

    Su tutte queste tematiche si sviluppano cicli, una sequenza di quadri, variando ed rappresentando aspetti vari.

    I suoi lavori recenti sono stati presentati in due mostre diverse fra di loro, nelle quali si estrinseca l’ampiezza e le polarità del suo lavoro. Polarità come la bellezza umana e la distruzione di questa bellezza, come gioia e dolore, armonia e aggressione, amore ed odio. Un rapporto fondamentale verso la realtà si esprime in queste contrapposizioni, appare (largamente) avvolgente e contraddittorio; Più largo e più contraddittorio di quanto non sia possibile a tanti realisti di oggi giorno.

    Timner indaga la bellezza dell’uomo; non trova una soluzione definitiva, si avvicina attraverso molte formulazioni successive ad una immaginazione (concetto) dell’uomo.

    Questo viene esplicitato nella mostra romana nella quale vengono esposti, accanto a nature morte e paesaggi, soprattutto studi di modelle e ritratti.

    Nudo di schiena con reggicalze -1996
    carboncino, jaxon, cm 50×60

    Guardare, comprendere, dipingere

    L’avvicinarsi di Timner al suo oggetto artistico, cioè l’uomo: per esempio i suoi “Studi con Marina”. La tela è il foglio di studio; su di essa il pittore formula la realtà osservata con grande riflessione, la formula però con pennellate rapide, le quali lasciano vedere la struttura del dipingere, il mettere l’una accanto all’altra le singole pennellate, le quali raramente si uniscono a coprire la superficie (a costruire uno strato uniforme). Le svariate situazioni della donna ritratta quattro volte, poste strettamente l’una accanto all’altra, entrano in relazione fra di loro nello spazio aperto della tela. Ogni scena ha i suoi valori emotivi: concentrazione, riflessione, trasognatezza; non per far scegliere l’osservatore si dipinge così, ma un modo di operare diventa principio pittorico.

    L’accentuazione di aspetti contenutistici attraverso le figure viene sostenuto attraverso il puntamento e la concentrazione delle luci, attraverso il chiaroscuro dei colori caldi e terrestri come l’ocra e il bruno scuro.

    Disegni e dipinti di Timner sono spesso equivalenti (dello stesso peso): lo schizzo sulla tela, cioè il foglio di studio dipinto, sta sullo stesso piano di un disegno definito a carboncino oppure di un disegno a cera. Scene compiute e definitivamente formulate come “L’abbraccio” si basano sul compiuto disegno sottostante. Il lavorare sempre aperto di Timner presuppone la padronanza di differenti arti come la pittura, il disegno e la grafica nella stessa misura. Significativo è che Timner, dopo studi preliminari, disegna direttamente sulla pietra le sue lithografie.

    Nel disegno – per esempio “Valeska, facendosi le trecce” – non si può non vedere le caratteristiche pittoriche, come l’elaborazione corposa e spaziale della figura e del vestito resa attraverso la tratteggiatura con gessetto, attraverso sfumature tracciate con matita scura su fondo chiaro o accentuazione luminose pure su fondo chiaro, in un gioco di luminescenza. Per tale modo di disegnare gioca il suo ruolo anche la superficie della carta; deve avere un carattere; su una superficie liscia andrebbe perduto molto del valore pittorico del disegno, il quale si evidenzia invece su una superficie ruvida, in quanto le particelle di colore non aderiscono agli incavi della carta. Anche nel disegno Timner non vuole un tratto liscio; costruisce superfici e corpi attraverso una struttura di tratti ( il disegno “Abbraccio” di Timner è riprodotto in “Tendenzen” Nr 114, pag. 9).

    ……non per sempre chiuso all’apprendimento.

    La ulteriore mostra della quale è qui da raccontare sta sotto un citato di Bertold Brecht “la madre”: “…non per sempre chiuso all’apprendimento”. Nel 1976 Timner scrive a proposito del suo ciclo sul Cile:“…e dovunque risorge tormento, tortura, omicidio, in modo che non cambi niente in questo mondo, in modo che l’ordine abbia il suo giusto ordine. In quest’anno, 1978, Timner racconta di nuovo di omicidio, tortura, tormento. Lui dipinge, spinto dagli eventi in Libano, dove milizie cristiane, la croce sul petto, ammazzano mussulmani libanesi.

    Invano si cercherà in questo ciclo dettagli topografici, citazioni di foto giornalistiche, miseria vista di seconda mano o riprodotta. I tredici quadri sviluppano il tema attraverso le figure, le quali agiscono dentro i quadri. La distruzione dell’uomo, gli effetti dell’aggressione su di lui sono il tema dei primi cinque studi. L’uomo in catene ed il crocefisso sono motivi ricorrenti; I muscoli sono tesi al limite, il busto è crudelmente contorto, le braccia sono forzate all’indietro.

    La scena della crocifissione sta a monte di questo typus di quadri; l’insistente e preciso lavoro di Timner secondo modello cerca di raffigurare il dolore, la costernazione (sgomento), la sofferenza, di riempire concretamente quel typus di quadri. Nessuna scena, nessuna posa viene costruita artificialmente, viene descritta con precisione soltanto una situazione; A sostegno di ciò parlano gli studi nr. V e VII dove si vedono gli uomini in catene riconoscibilmente legati al cavalletto di studio.

    Il lavoro con e davanti al modello si svolge intensamente e sistematicamente. Il giovane turco di Berlino Ovest, il quale fa da modello per il “torturato” e “sottomesso”si trova nei primi cinque studi

    in sole tre diverse posizioni (gli studi I,II,IV,eIII,V mostrano ognuno pose similari); queste sono fatte vedere da diverse angolazioni e in dettaglio. Il passo più intenso verso il messaggio a cui aspira, quindi nello studio nr.IX, nel quale appare la testa ruotata del modello vista leggermente da sopra, la cui espressione passa da una tensione calma ad una tensione tormentata, si sviluppa come una sequenza di movimenti da sinistra a destra, fissata nelle singole fasi secondo la direzione di lettura.

    L’atteggiamento del corpo e la situazione generale della figura sono appena accennati, il volto e la sua espressione sono dominanti e diventano portatori del messaggio. Al più tardi qui bisogna ricordasi della bellezza dell’uomo, come la troviamo in modo esemplare nelle rappresentazioni femminili di Timner; il dolore, la sofferenza in questo ritratto maschile sono un altro polo della stessa idea dell’uomo. Un uomo torturato, ma non distrutto e non privato della propria dignità.

    Il grottesco al limite del rappresentabile

    Il fatto che durante la elaborazione del tema esistono anche soluzioni intermedie, tappe che non portano avanti, si evidenzia per esempio nello studio nr.VI, il quale nel ciclo dei quadri resta un pezzo a sé strano e improvviso. Il pittore dimostra in modo associativo delle possibilità che però poi non sviluppa. Quindi anche la memoria svolge il suo ruolo nella elaborazione degli studi ( così lo studio nr. VIII è un “ In memoriam”), memoria di un certo proprio lavoro – le figurazioni di donne rievocano i quadri del Vietnam o il ciclo sul Cile di Timner – ed anche di quadri di altri pittori, di situazioni, di connessioni di colori e di forme. Il prossimo studio (in Memoriam “Gott mit uns “ Guttuso, 1945) rompe con il modo creativo seguito fin qui, mostra nuovi colori, porta concetti, segni di altri contesti artistici – qui colti dal ciclo di Renato Guttuso sulla tremenda agonia assassina dell’armata nazista in Italia. Lo stivale che calpesta, la silhouette grottesca della faccia sotto l’elmetto sono conosciuti anche da noi, continuano ad essere attuali, se si astrae da differenze alla moda, le quali differenziano l’elmetto fascista dagli elmetti degli assassini in Cile, lo scarpone del soldato di Hitler dallo scarpone del GI in Vietnam.

    Nel corso dello svolgimento del ciclo il Memoriam a Guttuso diventa un punto nodale: una mano tesa dagli studi precedenti introduce questo nuovo scenario, il quale è comprensibile nella sua semplice simbologia – meno il teschio di toro che qui comincia a svolgere un ruolo di simbologia . Nei lavori successivi torna continuamente il grottesco, che è accennato per la prima volta nel quadro Memoriam a Guttuso.

    I lavori seguenti “questo lo conosciamo già”, “questo non fa senso”, “nemmeno questo” (questi quadri non sono più dichiarati dal pittore come studi) devono essere visti l’uno accanto all’altro: nelle soluzioni trovate, le quali vanno cercate nella situazione pittorica comune a questi tre quadri, si esplicita come l’umanista Timner , il quale si orienta in tutto il suo operare alla immagine dell’uomo, tocca qui i limiti del suo concetto dell’uomo. Non è il sofferente o il torturato che porta Timner ai limiti del rappresentabile: quasi inafferrabile diventano per lui i torturatori, costoro che causano sofferenza. Il risultato dell’avanzamento verso tali limiti sono i demoni grotteschi

    dei torturatori, l’avvicinarsi a figurazioni medievali del male e del diabolico.

    E’ da inserire un chiarimento: la dedica del quadro “…questo già lo conosciamo” a Corrado Cagli, suo maestro, si riferisce dai disegni di “Scene dal campo di concentramento”, i quali Cagli realizzò nel 1945 a Buchenwald in veste di soldato americano e liberatore del KZ (campo di concentramento). Ma diversamente da Cagli, che ha annotato l’orrore, la molteplicità della morte già avvenuta, Timner pone l’uno di fronte all’altro le figure dei torturatori e dei torturati. Come nello svolgimento di un processo di ragionamento vengono tirate in questi tre quadri di tortura le deduzioni: la disumanità, che viene esercitata da uomini, la quale però non è più afferrabile come opera di uomini. I demoni come simbolo della oppressione con teschi di toro e teste di uccelli;

    Fa ancora senso il principio di Timner , resta comprensibile la scena esplicativa di per sé, dalle figure che costituiscono il contenuto del quadro? Laddove Timner pone uomini l’uno di fronte all’altro – per esempio nel quadro “…questo non fa senso” – lui ritorna alla spazialità del quadro, nella quale secondo il nostro senso dello spazio, sono poste le figure in azione.

    Il quadro conclusivo del ciclo “Così non va” raccoglie elementi già elaborati quasi come Memento, fa della scena una descrizione, una ammonizione ed un occasione di riflessione. Riconoscibili come uomini, persino precisamente descritti come tali i torturatori; solo due di essi con teschi di toro, il terzo porta il volto di uomo. Il torturato li guarda in attesa. Dietro a lui la figura di un uomo con il braccio alzato – un uomo compassionevole o un ammonitore? Appena definibile si inserisce nella struttura del fondo, singolarmente senza corposità e già nelle linee del suo contorno sfuma nella struttura delle pennellate del campo rosso dietro l’uomo percosso. Le figure in primo piano, che si rivolgono a noi, che cercano contatto con l’osservatore fuori del quadro: esse diventano anello di congiunzione con l’osservatore, ci rivolgono la parola. I titoli del ciclo non hanno bisogno di interpretazione per essere compresi; loro danno, come anche in questo caso, indicazioni per la comprensione della scena.

    A me pare che anche “Così non va” non sia un quadro conclusivo del nuovo ciclo di Timner. Tutti i lavori dentro questo ciclo sono importanti per la raffigurazione del tema, perché solo nel loro insieme rispecchiano la molteplicità degli aspetti, che è così tipica per la pittura di Timner.

    Timner lavora poco a poco: procede a passi successivi, pondera, cambia aspetti tematici o formali e di contenuto. Evidenzia processi pittorici a tappe. Non sempre il contenuto dei singoli quadri è coerente con il tema del ciclo: con semplicità si fanno avanti i suoi valori artistici e umanistici.

    L’intento di Timner con il ciclo “…non per sempre chiusi all’apprendimento” viene reso chiaro nella relazione (nel contesto) di tutti i lavori. Quadri complessi e complicati mancano. Questo pittore si esprime solo attraverso l’immagine dell’uomo; egli vede e dipinge l’uomo come noi quasi non lo riconosciamo più. In alcuni quadri porta la rappresentazione della bellezza umana sino al limite di ciò che noi osservatori odierni possiamo sopportare senza pregiudizio.

    L’immagine dell’uomo la modella con serietà come quasi nessun altro realista nell’Europa occidentale. La sua visione dell’uomo è globale: essa include con brividi la deformazione dell’uomo, pittoricamente quasi non afferrabile. Il suo impegno per la verità nella formulazione artistica gli fa rinunciare a esternazioni programmatiche e complesse. Quello che gli uomini nei suoi quadri non ci dicono Carl Timner non lo dipinge.

    Ulrich Krempel

    Peter Scherer sul quadro di Carl Timner “ Katharina di Alessandria” Traduzione dal tedesco

    Catharina di Alessandria è parte di una tradizione della liberazione. La sua figura è caratterizzata dal sapere, dalla eloquenza e dalla bellezza.

    Il suo dono di parlare e di muovere gli altri attraverso la sua parola ad un completo cambiamento, non esprime forza magica, piuttosto una visione razionale. Essa non incarna qualcosa di veramente cristiano, piuttosto un ideale umanistico, una connessione a Minerva e a Venere, ad Atena e ad Afrodite.

    Ci sono state simili donne in tempi di radicale cambiamento, che in nessun altro luogo ha marcato più acutamente le sue contraddizioni come in Nordafrica (?) Esse sono afferrabili in Hypatia, una filosofa. Essa visse come Catharina in Alessandria; alcuni credono di riconoscere in Catharina solo il riflesso leggendario della storica Hypatia. Bella ed erudita, Hypatia ha attirato su di sé l’odio dei fanatici cristiani. Essi la attirano in una chiesa, le strappano i vestiti di dosso e la squartano con grosse, acuminate conchiglie – rimembranza del simbolo di Afrodite.

    Intelligenza e bellezza significano rigetto di umiltà ed ascesi.

    Catharina studia sin dalla prima giovinezza tutte le scienze ed essa discorre con tutti, con gli sbirri, che cospirano con lei, con la moglie dell’imperatore, che lei conquista, con i soldati, che si rivoltano contro l’imperatore, con i dotti, i quali preferiscono affrontare la morte piuttosto che continuare a sostenere la politica dell’imperatore.

    Catharina frantuma l’apparato di oppressione, le cui macerie restano ai suoi piedi. In mano tiene un libro aperto. Essa è patrona della facoltà di filosofia della Sorbona e della università di Heidelberg.

    Poiché non esiste alcuna figura storica, la cui identità corrisponde a quella di Catharina, Catharina appartiene ad un gruppo di immagini (concezioni, modelli) di donna. Come prima è da nominare Giuditta, la quale salva la sua città attraverso la sua bellezza seducente ed il suo coraggio. Giovanna d’Arco le sta a fianco. Infine è da ricordare una donna, il cui nome non conosciamo: una giovane ebrea, la quale in Auschwitz, nell’anticamera della camera a gas, strappò le armi ad uno sbirro delle SS e lo stese a terra. Testimoni confermano l’indescrivibile, muto trionfo della detenuta di fronte al fatto, il quale per un breve attimo richiama in vita il riflesso della libertà e della giustizia.

    Catharina è la segreta patrona della donna lavoratrice. Si pensi alle “caterinette”, le modiste e cappellaie di Parigi. Sotto questo punto di vista Catharina è –come lavoratrice – il contrappunto di Maria, la madre.

    “Un’arte delle sfumature” di Martin Schoenfeld, Berlin 2008

    (Traduzione dal tedesco)

    La civiltà moderna esige massima chiarezza. Ciò che non si adatta ad alcuno schema, procura senso di insicurezza e solleva interrogativi. Pretendere una differenziazione a questa struttura ( a questo ordine) sfida il ragionamento moderno strutturato in schemi (a compartimenti stagni)?

    Carl Timner ha percorso con la sua opera artistica la via della resistenza sottile contro lo spirito del tempo. Non si è lasciato intimorire dalle correnti predominanti, ma si è orientato sempre verso ciò che per lui, personalmente, era ed è una sfida dal punto di vista del contenuto ed anche dell’arte. Così, d’altronde, è consequenziale che la sua opera abbia avuto negli ultimo quindici anni una nuova svolta, forse anche sorprendente, e si sia diramata a ventaglio sia sul piano formale sia su quello tematico. Adesso sono passati in primo piano nella sua opera soprattutto paesaggi, motivi naturali, ritratti e raffigurazioni di figure, nature morte e vedute urbane. Rispetto a ciò le grandi opere tematiche e i quadri, riferiti ad eventi, con i quali Carl Timner suscitò soprattutto negli anni ‘70 e ‘80 grande scalpore, sono messi in secondo piano. Per Timner si è compiuto quindi un processo della generalizzazione. Poiché adesso si rivolge sempre più a temi universali, che lui rappresenta nei ritratti e negli studi di figure. Il corpo umano, con le sue torsioni, i suoi stiramenti o le sue flessioni, diventa per lui il centro della espressività. E’ sopratutto il corpo femminile, che Carl Timner studia e varia sempre di nuovo, che lo emoziona con le sue forme liriche. La modella è quindi un partner importante per il suo operare. Gli dà l’emozione sensoriale e la connessa ispirazione per un nuovo processo creativo.

    Negli anni passati anche il linguaggio pittorico di Carl Timner si arricchì: il realismo espressivo fino allora dominante delle sue opere fu ampliato con sfumature di nuova oggettività, ma anche impressionistiche. Esse conferiscono ai suoi quadri un quieto splendore, accentuano gli aspetti lirici e richiamano l’atmosfera specifica di una situazione. Sono soprattutto motivi della natura che portano Carl Timner ad un inteso confronto formale: quando, per esempio il gioco di luci sull’acqua, il fogliame autunnale bagnato o le canne sul lago sono rappresentati in modo così diretto, così virtuoso e realistico, tale che le forme acquisiscono una loro autonomia. Così oprando l’artista si serve sia di un tardo impressionismo, che tende all’utilizzazione dell’informale, sia di un realismo espressivo. Queste opere ricordano che Carl Timner oscillava nella fase formativa della sua produzione, tra le influenze del suo maestro Corrado Cagli e dell’ambiente artistico intorno a Renato Guttuso, fra astrazione e figurazione, prima di decidersi all’inizio degli anni ’60 per un realismo contemporaneo.

    La sua pittura più attuale pone più incisivamente la questione della realizzazione formale: a partire da quando la figura si dissolve nei suoi singoli segmenti e perde quindi la sua forma e quando le linee del colore si combinano per diventare forma. Carl Timner mostra le fasi del lavoro del dipingere apertamente, con consapevolezza. Proprio perché domina perfettamente la simulazione dell’illusione e la mette poi in discussione con le sue evidenti pennellate. La spontaneità della esecuzione cromatica non rinvia soltanto al processo elaborativo, ma dimostra molto consapevolmente la soggettività dell’artista legata ad essa.

    La realizzazione della forma è legata per Carl Timner imprescindibilmente all’oggetto. Questo mostrano i suoi disegni a carboncino e a gessetto, nei quali indaga in modo molto differenziato le possibilità espressive del corpo. Queste figure umane presentano in modo molto diretto la loro fisicità all’osservatore e lo dovrebbero emozionare immediatamente. Ma Timner non mira ad una sopraffazione ma alla mediazione di un sentimento autentico, cosa che egli raggiunge attraverso un modo raffigurativo piuttosto spontaneo, molto oggettivo. Così i quadri figurativi stimolano la riflessione. I corpi visti, le loro forme delicate, ciononostante così naturali, non si dimenticano, si imprimono nella mente. In questo Timner si rivela di nuovo un realista: qui non si livella o non si maschera nulla, ma non si inasprisce neppure in modo veristico, bensì qui si mettono a nudo sfumature individuali, che abbozzano un’immagine complessa della realtà. Proprio in questo risiede lo stile di Carl Timner: in un’arte delle sfumature.

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  • Carl Timner – Mostra

    Carl Timner: opere

    8 giugno – 6 luglio 2003

    prorogata fino al 21 luglio

    TREVI – Complesso Museale di S. Francesco

    ore 10,30-13 / 15,30-19 chiuso il lunedì

    La mostra, allestita nelle sale del Complesso Museale di San Francesco, è formata da oli e disegni.

    Carl Timner presenta la sua recente produzione pittorica accanto a dipinti degli anni Settanta e Ottanta. Il suo mondo, le sue figure, i suoi paesi, i suoi corpi riversi, le sue bandiere agitate, sono “presentate” senza preconcetta violenza, senza “espressionismo”, senza intellettualismo, senza modificazioni, senza accentuazioni di forma o cromatiche.

    Di Carl Timner saranno esposte più di trenta opere tra oli e disegni, nelle quali sono evidenti gli insegnamenti di pittori della scuola romana, come Corrado Cagli, presso il quale nell?anno 1953 svolge l’apprendistato.

    Accanto alle opere di artisti del Rinascimento, Spagna e Pinturicchio, dialogano, fino al 6 luglio dipinti e disegni di Timner, artista di fama internazionale, che vive e lavora tra Berlino e Roma. Il percorso artistico allestito nel Museo di Trevi è organizzato per temi, paesaggi e figure, e tecniche, pastelli e oli. Le opere evocano figure del passato e danzatori. Una pittura ricca di suggestioni, di gesti e di segni Nelle figure Timner si esprime con una convinta poetica realistica della storia passata e recente, conseguendo risultati accattivanti che certamente attraggono il gusto del pubblico per la forza espressiva.

    Timner,

    pittore di lungo corso, vanta un importante curriculum artistico, che va dalla partecipazione a mostre collettive di rilevanza internazionale (soprattutto a Berlino ed a Roma, ad esempio, alla Quadriennale Nazionale d’Arte, ma anche a Milano alla Biennale d’Arte della città e a Parigi al Festival d’Automne); le sue opere sono state acquisite da diverse collezioni pubbliche e private (citiamo soltanto alcuni esempi, come il Museo Statale di Dresda, galleria dei nuovi maestri; Senato di Berlino; Berlinische Galerie, Berlin; Museo del Lavoro di Amburgo).

    NOTE BIOGRAFICHE

    Il pittore Carl Timner vive e lavora a Berlino ed a Roma.

    Timner, nato nel 1933, comincia nel 1950 lo studio all’Accademia di Belle Arti di Berlino Ovest; interrompe dopo un anno e si trasferisce a Göttingen per studiare Storia dell’Arte, Archeologia e Filosofia. Nel 1953 arriva a Roma e svolge l’apprendistato presso Corrado Cagli; apprendistato che gli permette di acquistare un solido artigianato, la base per le straordinarie capacità tecniche che gli riconosce Renato Guttuso. Timner sarà assistente di Guttuso presso l’Accademia di Belle Arti di Amburgo.

    Il pittore vanta un lungo ed importante curriculum artistico, che va dalla partecipazione a mostre collettive di rilevanza internazionale (soprattutto a Berlino ed a Roma, ad esempio, alla Quadriennale Nazionale d’Arte, ma anche a Milano alla Biennale d’Arte della città e a Parigi al Festival d’Automne); le sue opere sono state acquisite da diverse collezioni pubbliche e private (citiamo soltanto alcuni esempi, come il Museo Statale di Dresda, galleria dei nuovi maestri; Senato di Berlino; Berlinische Galerie, Berlin; Museo del Lavoro di Amburgo).

    Carl Timner ha con l’Umbria ed in particolare con Foligno un forte legame dettato da ragioni personali e familiari: è sposato dal 1971 con Clara Moriconi, sorella del compianto pittore folignate Angelo Moriconi (anch’esso attivo a Roma nella cerchia degli allievi di Cagli); spesso risiede a Foligno, alle case operaie, presso l’abitazione della madre di Angelo e Clara Moriconi.

    Da alcuni cataloghi di Carl Timner.

    Renato Guttuso così scriveva di lui.

    … Timner è uno dei giovani pittori più coraggiosi di oggi.

    Coraggioso perché all’interno della sua stessa linea di lavoro, rifiuta ogni equivoco spettacolare, ogni ‘accorgimento’ per mediare le sue immagini e farle passare per ‘avanguardia’, come accade a tanta ‘figurazione’ o neo-figurazione, oggi. Per Timner il solo problema è dire, con i mezzi apparentemente più tradizionali, quel che vuole dire.

    Il suo mondo, le sue figure, i suoi paesi, i suoi corpi riversi, le sue bandiere agitate, sono ‘presentate’ senza preconcetta violenza, senza ‘espressionismo’, senza intellettualismo, senza modificazioni, senza accentuazioni di forma o cromatiche. Il tono è spesso uniforme; le variazioni, minime; la ‘pittura’ come mito, o come categoria, rifiutata a vantaggio della vita

    IL CICLO: “VARIAZIONI SU LE STANZE NERE, OMAGGIO A KARL HOFER”

    … Il pittore Carl Timner si è confrontato tra il 1995 ed il 1997, in un ciclo di sette quadri ad olio, con la pittura di Karl Hofer (1878-1955), in particolare con una delle opere chiave dell’artista, “Le stanze nere” del 1928. Karl Hofer è nato a Karlsruhe e vissuto per molti anni a Berlino, è stato membro dell’Accademia e professore dell’Accademia di Belle Arti di Berlino. L’opera conservata oggi alla Galleria Nazionale di Berlino è una replica, quasi immutata, del 1943 che Hofer dipinse subito dopo la distruzione di quella e di molte altre opere in seguito ad un bombardamento. Appartiene ad una serie di quadri con simbolizzazioni funeste di avvenimenti politici futuri, che fecero perdere al pittore nel 1933 la cattedra e lo costrinsero a ritirarsi dalla vita pubblica, in quanto considerato ‘artista degenerato’.

    Che cosa unisce Hofer e Timner e quali rapporti si possono notare fra i due quadri.

    Il quadro di Hofer (cinque figure maschili nude, dipinte nei toni marrone e rossiccio, collocate in uno spazio buio, stranamente tortuoso con due finestre bianche sullo sfondo, ma munite di inferriate. Al centro è disposto un uomo nudo con il tamburo che mira l’osservatore) nacque in periodi critici ed era un oscuro presentimento di qualcosa di più grave. Anche oggi, pur con condizioni diverse, dominano insicurezza, paura, apatia e tendenze antidemocratiche. Ma nell’opera di Timner i personaggi sono persone attive, caratterizzate da un abbigliamento leggero e casalingo che li definisce come contemporanei. Sono agitati ed inquieti. Il loro passaggio nelle stanze può essere collegato concretamente con il cambiarsi e partire. E la suonatrice di tamburo, favorita dal suo fazzoletto rosso che sembra un berretto frigio, fa pensare alla figura della libertà nel famoso quadro di Eugène Delacroix.

    Quando Timner studiava agli inizi degli anni Cinquanta all’Accademia di Berlino, Hofer ne era il direttore e la sua opera colpì profondamente il giovane pittore. Così come la fedeltà all’oggettività, che fece di Hofer ad ovest il destinatario di duri attacchi

    IL CICLO: “NON PER SEMPRE CHIUSI ALL’APPRENDIMENTO”

    … La ulteriore mostra della quale è qui da raccontare sta sotto un citato di Bertold Brecht “La Madre”: “Non per sempre chiuso all’apprendimento”. Nel 1976 Timner scrive a proposito del suo ciclo sul Cile. “… e dovunque risorge tormento, tortura, omicidio, in modo che non cambi niente in questo mondo, in modo che l’ordine abbia il suo giusto ordine. In quest’anno, 1978, Timner racconta di nuovo di omicidio, tortura, tormento. Lui dipinge, spinto dagli eventi in Libano, dove milizie cristiane, la croce sul petto, ammazzano mussulmani libanesi …

    IL CICLO: “CATERINA D’ALESSANDRIA”

    … E’ Timner stesso nella sua sostanza umana, politica ed artistica che, proprio con questi lavori, ci dispensa dalla fatica di analizzare, forzare, portare alla luce strutture di potere maschili. Poiché egli anticipa nei quadri ciò che vorrebbe fare in maniera ‘scientifica’ un’analisi per la liberazione della donna. E non è soltanto pura teoria ed utopia di argilla, ma la realtà di una pittura che proviene da una ininterrotta comprensione della realtà e in tal modo ha probabilità di ripercuotersi sulla realtà…

    ->>>Website ufficiale Carl Timner Artisti a Trevi – Carl Timner

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  • Tipografia antica

    La tipografia di Trevi e i suoi incunabuli

    una ricerca di Tommaso Valenti

    Estratto dalla rivista »Accademie e biblioteche d’Italia», anno V, n. I – 1933 XI I numeri tra parentesi acute <XX> indicano le pagine dell’estratto

    31

    Op. Cit.,

    pag. 11 ss.

    32Mercati Angelo, Frate Francesco Bartoli d’Assisi, michelista, e la sua ritrattazione, estratto della «Archivium Franciscanum Historicum», Quaracchi, 1927, pag. 47. «Seguendo il cod. 344 della Biblioteca d’Assisi, Papini, Faloci e Sabatier chiamano Francesco anche Rubee o della Rossa; dev’essere un’identificazione sbagliata, come dedurrei da Fumi (Eretici e ribelli nell’Umbria, V. 279), confrontato col continuo appellativo esclusivo Fr. Bartholi de Assisio dell’altro codice 269 della Universitaria di Bologna e del documento Vaticano (Instr. miscell. 6466)». Fin qui il Mercati. Bisognerebbe però tener conto che il Faloci Pulignani e il Sabatier dicono che al f.46 del codice di Assisi è scritto «duo fratres nobiles de Anglia… quorum unus dixit mihi fratri Francisco Bartholi Rubee de Assisio». Ora si tratta di sapere se queste parole sono di mano del Bartolio di altri. La questione parrebbe tuttora insoluta. Il Vermiglioli (Biografia degli scrittori perugini, Perugia, Bartelli e Costantini, 1828, to. I, parte I, pag. 34 n.) (sic) chiama l’autore della Ystoria: Francesco Bartolo da Rubbia (sic) assisano.

    33P.S. op. cit., pag. CIV ss.

    34d°: ivi, pag. CLIX.

    35M.F.P., op. cit., pag. 15.

    36Cfr. «La Bibliofilia», anno XXVIII, 1926, pag. 24.

    Non sarebbe indispensabile per lo scopo di questo mio studio occuparmi dell’autore della Ystoria stampata a Trevi; ma – data la singolarità del caso – mi pare utile mettere in rilievo che molte notizie biografiche furono date dal Faloci Pulignaini su frate Francesco Bartoli, di Assisi31, attingendole anche dal Waddingo, dallo Sbaraglia e specialmente dal padre Papini. Da tutti questi sappiamo che il nostro studiò a Perugia (1312) e a Colonia (1316). Tornò in Italia (1317); poi si reca Parigi (1318). Dal 1320 al 1325 fu a S. Maria degli Angeli; nel 1322 a S. Damiano. La Ystoria –quella pubblicata dal Sabatier fu scritta circa il 1335; ma la stampa di Trevi non riproduce per intero l’originale, poiché ne utilizza solo 13 capitoli, ai quali dà una disposizione diversa da quella che hanno nell’originale. Il frate, quale seguace di fra Michele da Cesena, fu nel 1329 coinvolto nei procedimenti che Papa Giovanni XXII ordinò contro i «michelisti», dichiarati eretici. Il Bartoli finì per ritrattare i suoi errori. da notare che l’autore della Ystoria è indicato dai suoi biografi anche col nome di frate Francesco Bartoli Rubee (della Rossa); ma – secondo il Mercati – sembra che questa sia una identificazione errata.32

    * * *

    Perché la Ystoria fu stampata a Trevi? Si domanda il Sabatier. I frati di S. Francesco o di S. Martino – i due conventi locali – ne avevano forse una copia?

    33 L’ipotesi e verosimile; tanto più che come di quella Ystoria si aveva già un altro codice, nel convento di Assisi, oggi in quella biblioteca comunale (Ms: 344), così può pensarsi che di simili copie fossero in possesso altri conventi francescani. Anche il Sabatier esprime l’ipotesi che il codice di Assisi e l’incunabulo di Trevi derivino da una fonte comune34; e di questa opinione era anche il Faloci Pulignani35. Comunque sia , è certo che l’incunabulo di Trevi è di grande importanza anche <11> per la storia della bibliografia francescana; ed in questo senso è appunto segnalato dai più autorevoli studiosi di tali argomenti. Quando nel 1926 si tenne a Poppi la mostra del libro francescano, il nostro incunabulo, che vi figurava , richiamò meritatamente l’attenzione dei competenti come «degno di singolare menzione»36.

    37»Supplementum», cit. pag. 260.

    38Paris, Firmin Didot, 1890, sotto: Treba

    Venendo a parlare più particolarmente di questo incunabulo trevano, dirò che l’esemplare superstite pressso l’«Alessandrina» ha una modesta rilegatura moderna, in cartoncino e mezza pergamena. Parimenti moderno è il foglio di guardia. Quasi tutti i fogli hanno macchie di umidità. Non si sa donde l’incunabulo sia pervenuto all’«Alessandrina».

    Alcuni bibliografi non si trovano d’accordo neppure nello stabilire il formato dell’opuscolo. Lo Sbaraglia dice che è in-4° grande

    37. L’autore del «Dictionnaire de Gèographie ancienne et moderne à l’usage du libraire» dice Trevi essere città del Lazio! E l’opuscolo di frate Francesco Bartoli: in-folio!38

    La carta dell’incunabulo è di ottimo impasto e molto resistente, per quanto un poco ingiallita. La filigrana indica un’aquila coronata, rivolta a destra ad ali spiegate e gambe divaricate, ed è inscritta in un cerchio. Ne riproduco qui l’impronta originale. (fig. 1)

    Trevi, Italy - Antica tipografia (1470)- Filigrana della carta.

    Fig. 1.- Filigrana della carta degli incunabuli di Trevi.

    39

    «

    Les filigranes

    », I, pag. 29 e n. 302.

    40Zonghi A., Le marche principali delle carte fabrianesi dal 1293 al 1599, Fano, tip. Sonciniana, 1884, pag. 22, n. XXXVI-3.

    Questa filigrana trovasi esattamente ripetuta nel Briquet39 che le Attribuisce la data 1472. È una marca italiana, usata in Toscana e a Fabriano40. La carta del nostro incunabulo molto probabilmente proveniva da questa citta o dalle più vicine cartiere di Pale, sopra Foligno.

    I tipi, come già notava il Leonij, sono romani e abbastanza regolari, come si vede dalla fotografia della prima (fig. 2) e dell’ultima pagina (fig. 3) dell’opuscolo.

    Dopo il primo esperimento della nuova arte, i soci della tipografia di Trevi dovettero rimanere soddisfatti anche dell’abilità del tedesco Rothmann, se si accinsero subito a nuova impresa, mettendo sotto i torchi un grosso volume.

    Era questa la prima edizione di una «lectura» del famoso Bartolo, che in origine si chiamò Severi, poi assunse il cognome di Alfani; ma in seguito fu universalmente conosciuto coll’appellativo «da Sassoferrato» suo luogo di nascita.

    41

    Op. cit., pag. 159.

    42Magno Jacobus, Cathalogus editionum saec XV Bibliothecae Casanatensis, Romae, 1795-1802, to. I, pag. 54, Ms. nella detta Biblioteca.

    43To. I, parte I, pagg. 33 s.

    Il 23 gennaio 1471 veniva alla luce questo secondo prodotto della tipografia trevana. Il Leonij41 così lo descrive : « Incomincia [Q] uia hic non est caput libri, e finisce: Explicit lectura Bartoli etc:. Èstampato con gli stessi caratteri e sulla medesima carta dell’Ystoria; in foglio, con <12> carattere romano, senza segnature, senza capitali, senza il numero delle pagine, a due colonne di quarantaquattro linee, in trecentodieciotto carte».

    Questo incunabulo è conosciuto e catalogato da tutti i bibliografi sotto il nome e sotto il titolo di Bartholus de Saxoferrato. E, infatti, la parte maggiore del volume è occupata dalla sua «lectura» su la prima parte dello «Infortiatum» di Giustiniano. Ma –forse perché i «lettori» delle università ai quali il volume era destinato, facevano altrettanto nelle loro lezioni – quasi a metà di quella di Bartolo è inserita un’altra «lectura» di Baldo Baldeschi, da Perugia. E l’inserzione incomincia a tergo del f. 108, circa alla metà della prima colonna col titolo: «De excusationibus tutorum». A tergo del f. 123 troviamo un nuovo paragrafo col nome di Bartolo in fine, mentre il paragrafo seguente è di Baldo. Così dal f. 124 al 126 troviamo alternati i nomi dei due giuristi. Quello di Baldo, comparisce per l’ultima volta al f. 137. Di questo alternarsi di Rubriche sotto i due nomi non si accorse il Magno, compilatore del catalogo delle edizioni quattrocentesche esistenti nella biblioteca Casanatense di Roma, scrivendo che la lectura di Baldo è inserita tutta di seguito dal f. 108 al f. 137

    42.

    L’innesto della lectura di Baldo su quella del suo collega e contemporaneo Bartolo, ha fatto sì che i bibliografi, anche quelli di Perugia, non abbiano tenuto conto di questa edizione, dirò così episodica dello scritto di Baldo Baldeschi. Basti citare il diligentissimo Vermiglioli, che, nella sua «Bibliografia degli scrittori perugini», non fa alcun cenno di questa lettura di Baldo stampata a Trevi; per quanto, a proposito del nostro incunabulo, scriva: «una edizione che deve stimarsi rarissima è quella di Trevi del 1471, per Johannem Reinhard» etc.

    43

    Anche di questo secondo lavoro uscito dalla tipografia trevana dò qui, per la prima volta, la riproduzione della prima pagina (fig.4) e dell’ultima colonna (fig.5). Degno di attenzione è il colophon, già più volte pubblicato e qui leggibile nella riproduzione fotografica. Da questo sappiamo che il tipografo fu il Reynhard, che Pierdonato Colangeli (Guadagnoni) fu il correttore delle bozze e che il volume fu finito di stampare il 23 gennaio 1471. A lode di Pier Donato, dobbiamo riconoscere che egli, dottore in legge, adempì coscenziosamente il suo dovere: poiché l’edizione è abbastanza corretta, pur non mancando qua e là qualche errore tipografico; ma chi – anche oggi – è tra i tipografi, senza questo peccato?

    <15>Di questo incunabulo esistono quattro esemplari, dei quali posso dare ora l’elenco completo, con le relative caratteristiche.

    1° Esemplare nella Biblioteca Vaticana.
    Antica collocazione: Arm: 345-52 – Successiva: Inc. s. 45 (Italia 1057).
    Ottimo stato. Rilegatura settecentesca in 1/2 pergamena. Foglio di guardia della stessa carta del testo. Poche macchie di umidità all’angolo superiore destro. In testa al 1° foglio è scritto: Statij Politiani e

    (est?)

    J.U.D.

    Forse è il nome del primo possessore del volume; ma non mi è stato possibile identificare chi egli fosse.

    Il volume è composto di 289 carte compreso il foglio di guardia. La carta è identica a quella del primo incunabulo trevano: ma perfettamente conservata e candidissima. La prima colonna incomincia diecisette righe più in basso della seconda; e – curiosa particolarità di questo esemplare – il posto delle righe è occupato dalla impressione in nero di altrettanti

    spazi

    tipografici.

    Note marginali scrite da due o tre mani diverse, di cui una si riconosce essere dello Stazio Poliziano (Ambrogini?).

    Mancano i paraffi. Qualche iniziale maiuscola negli spazi a ciò destinati, malamente tracciata a penna.

    2° . Esemplare nella Biblioteca Casanatense.
    Antica collocazione: H – III – in 4to. Attuale; Ed. sec. XV. – 1303. Esemplare completo. Rilegatura settecentesca in 1/2 pergamena. Non raffilato (rogné) nel taglio destro e inferiore; forse neanche al superiore. Dimensioni mm 290 x 419. Carte 288.
    Macchia di umidità all’angolo inferiore destro dei primi 60 fogli. Fori di tarli nei primi 19 e negli ultimi 30 fogli. Molti fogli fioriti. Carta identica a quella del primo incunabulo. Filigrana simile, ma non perfettamente uguale in tutti i fogli, che evidentemente provengono da «forme» diverse. Al foglio 115r, tre righe sono state completate a mano con inchiostro comune, per rimediare un difetto d’impressione; e della stampa s’intravedono appena le tracce. Paraffi rossi e azzurri. Molti però ne mancano e sono sostituiti da simili segni a mano.
    A tergo del penultimo foglio è scritto, di carattere quattrocentesco: Hunc libr(um) bar(tholi) sup(er) J (prima) pte (parte) inforciati legavit Conventui Sacte Marie de Paradiso Dnu Anselmj (sic) de Bituto (=Bitonto).
    Sul recto dell’ultimo foglio, in alto, a destra, è scritto di carattere che sembra del sec. XV o XVI. Fo. 300 q.ni 30 (fogli 300 quinterni 30). Quasi tutti i fogli portano note marginali scritte da almeno due mani.

    44Devo queste indicazioni alla grande cortesia del Prof. Comm. Gaetano Burgada bibliotecario-direttore della «Nazionale» di Napoli, il quale volle benevolmente rispondere al questionario da me inviatogli circa questo incunabulo. Vadano all’illustre studioso i miei ringraziamenti. T.V.

    <18>

    3° Esemplare della Biblioteca Nazionale «Vittorio Emanuele III» di Napoli.

    44 Collocazione: S Q – VII – H – 12. A tergo del foglio di guardia è scritto: D. Bernardinus Aquilanus.
    Stato di conservazione discreto.
    Legatura borbonica in pergamena. Un tempo era «coperta tabulis et vin[c]ta catenis», come da una nota al recto del foglio di guardia.
    Non raffilato. Numero delle catre: 289, perché conserva in principio una carta bianca non notata dal Reichling e forse non appartenente a questo volume.
    Carta e filigrana identiche a quelle degli altri volumi trevani.
    Al recto della carta seconda, in cui comincia il testo, vi è una grande iniziale miniata, su fondo con fregio; le altre iniziali e i paraffi sono in rosso e azzurro.

    4° Esemplare della Biblioteca Comunale di Perugia.
    Collocazione N. 306.
    Buono stato. Rilegatura settecentesca in pergamena.
    In testa alla prima pagina è scritto: carte 318.
    La prima maiuscola è miniata. Le altre sono in rosso e azzurro alternate. Così i paraffi.
    Fori di tarli nelle prime 24 carte.
    Raffilato (rogné) di un centimetro nel margine superiore e nel destro.
    Le carte sono effettivamente 288, numerate in tempi moderni, di 10 in 10.
    Qualche macchia di umidità nel margine inferiore delle carte da 274 a 279.
    In fine dell’ultima colonna, sotto il Colophon è scritto: di carattere quattrocentesco: q.29 de C. 8. 10 per qno C. n. 318.
    Ossia: quinterni 29 di carte 8-10 per quinterno. Carte n. 318.

    45T. V., Per la storia dell’arte della stampa in Italia, etc. cit. pag. 5.

    46Op. cit. pag. 159.

    47Op. cit. pag. 7.

    48Leipzig, 1928. Pag. 522 (n. 3612).

    49Thomas Accurti, Editiones saeculi XV etc. Annotationes ad opus quod inscribitur: «Gesammtkatalog der Wiegendrucke», Firenze, Tip. Giuntina, 1930, pag. 153.

    E’chiaro che il calcolo, per quanto sia semplice, è sbagliato. Se anche tutti i quinterni fossero stati di 10 carte, il totale doveva essere 290. Se così non fosse, mancherebbero al volume almeno 30 carte. E fu basandomi sui dati forniti da quella nota manoscritta, che in altro mio lavoro asserivo45 che la copia del nostro incunabulo, esistente nella «Comunale» di Perugia, era – «purtroppo» – mutila. Se non avessi dato fede alla nota dell’antico possessore del volume, avrei constatato – come feci più tardi – che questo consta di 288 carte, come le altre tre copie, salva la differenza di una in più E mi sarei risparmiato il «purtroppo» e il relativo dispiacere!

    Sull’esistenza di questi esemplari dell’incunabulo trevano è interessante osservare che nessuno dei bibliografi che in passato si sono occupati della <19> questione, li ha conosciuti tutti. Infatti il Leonij

    46 vide soltanto quello di Perugia. Il Faloci Pulignani descrive il volume: ma non dice dove l’abbia trovato; però l’errore del numero delle carte (318) dimostra che anche egli vide soltanto l’esemplare di Perugia47.

    Altri bibliografi, come l’Hain, il Reichling, il Brunet, danno notizia degli incunabuli trevani, ma non accennano alle copie superstiti.

    I compilatori del «Gesammtkatalog der Wiegendrucke»

    48 citano l’esemplare della «Vaticana» e quello della «Nazionale» di Napoli.

    Il valentissimo Accurti

    49 criticando quella compilazione tedesca, osserva che a Roma l’incunabulo di Trevi si trova non solo nella «Vaticana» ma nche nella «Casanatense». D’altra parte, però l’Accurti non vide l’esemplare della «Comunale» di Perugia.

    Posso, dunque, tranquillamente affermare che è in queste mie pagine che per la prima volta tutte le copie fin qui conosciute del «Bartolo» di Trevi vengono enumerate e sottoposte all’attenzione degli studiosi.

    50T. V., Op. cit., pag. 52. G. Fumagalli, «Lexicon» cit., pag. 296 ss.

    51Archivio Notarile – Trevi, To. 27, f. 198 ss. Rogiti di ser Marino Bonilli.

    A questo punto potrebbe sorgere spontanea la domanda: perchè i tipografi di Trevi prescelsero per la stampa quella Lectura di Bartolo sulla prima parte dello «Infortiatum»? Quando altra volta mi ponevo tale questione, esprimevo l’ipotesi che in quegli anni si «leggesse» in alcune università italiane e precisamente a Perugia o a Roma quella parte dell’«Infortiatum». E mi pareva supposizione ragionevole, visto che anche il Cartolari, che stampava a Perugia nel 1500 la lectura di Angelo de Perigli sulla seconda parte dello stesso «Infortiatum», dichiarava di averla scelta perché in quell’anno, a Perugia, si «leggeva» appunto tale parte del diritto giustinianèo50. Niente di più facile – scrivevo allora – anzi di più naturale, che gl’impresari della tipografia trevana si siano – prima del Cartolari – inspirati allo stesso criterio di pratica opportunit

    à.

    Oggi però, aggiungo, per quello che possa valere, un’altra notizia singolare. Il 25 novembre 1430 faceva testamento a Trevi il dottore in utroque Apollonio di ser Luca Veri. Tra altro, egli lasciava ai suoi amici, a titolo di legato, alcuni codici della sua modesta biblioteca giuridica. E a un don Francesco, di Continello, Lucarini lasciava precisamente una «lectura Bartholi super Inforciato (sic!) que est in foliis parvis, ligata cum assidibus quarum una est fracta»

    51. Ora, abbiamo veduto che tra i soci della tipografia trevana erano Costantino e Bartolomeo Lucarini, nepoti di quel don <20> Francesco che aveva ereditato quel codice di Bartolo. Quindi viene spontanea l’ipotesi che sia spontanea l’ipotesi che sia stato questo l’originale da cui derivò la stampa dell’incunabulo trevano. Né può essere una difficoltà il fatto che erano passati quarant’anni da quando don Francesco era venuto in possesso dei quel codice; poiché tali preziosi mezzi di studio si tramandavano per molte generazioni. Né d’altra parte è verosimile che i tipografi e i loro soci siano andati fuori Trevi a cercare un’opera da stampare, quando ne avevano – si può dire – in casa.

    Ma c’è di più. Lo stesso testatore, Apollonio di ser Luca Veri nel suddetto suo testamento lasciava similmente in legato ad un altro suo amico, Antonio di ser Bartolo, un altro codice: le «Controversie» di Baldo. E noi sappiamo che nell’incunabulo trevano alla lectura Bartoli era unita un’altra lectura di Baldo Baldeschi. Ecco, dunque, che i tipografi trevani potevano avere sottomano anche l’altra parte del volume che intendevano stampare.

    Qui finiscono le notizie che ho potuto raccogliere in più riprese su la tipografia trevana; notizie convalidate da una serie preziosa di documenti, che permettono di affermare essere ormai stata scritta la storia completa di questa importantissima tra le più antiche imprese tipografiche in Italia.

    Quello che ho potuto, con la massima buona volontà far conoscere su questo argomento non è molto; ma è tutto! Per ora !

    Tommaso Valenti

    Trevi (Umbria), 6-XII-1932- (XI)

    Tommaso Valenti, La tipografia di Trevi i suoi incunabuli, Roma, 1932. Estratto dalla rivista Accademie e biblioteche d’Italia, anno V, n. 6 – 1932 – XI.

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