Come i nostri concittadini onorarono le personalità che profeticamente credettero nell’Unità d’Italia
A Trevi si trovano varie testimonianze del grande onore e della reverenza che i nostri concittadini riservarono ai Padri della Patria.
Purtroppo le ultime generazioni ne hanno negligentemente o dolosamente cancellate alcune. Ma esistono ancora dei marmi con inciso il nome dei profeti dell’Unità.
Giuseppe Mazzini
Intitolazione della piazza del Comune e apposizione della lapide sulla facciata del palazzo comunale
Giuseppe Garibaldi
Intitolazione della maggiore piazza di Trevi. Apposizione della lapide sulla facciata del palazzo comunale, ora rimossa.
Camillo di Cavour
Intitolazione di due(!) vie nel centro storico: Attuali via Cavour e via S. Francesco
Vittorio Emanuele II
Lapide (ora rimossa) sulla facciata del Palazzo Comunale
Umberto I
Intitolazione della via principale, attuale Via Roma.
Dopo anni di oblio, nel 2006 a Borgo Trevi molti cittadini hanno voluto riaccendere il “fuoco” della Venuta, nella notte tra il 9 e 10 dicembre.
Fino agli anni sessanta del ‘900 in tutte le frazioni si celebrava la rievocazione del passaggio della Santa Casa di Loreto.
Secondo un’antica tradizione le pietre che componevano la parte in muratura della casa della Madonna furono portate in occidente da crociati al loro definitivo abbandono della Terra Santa, alla fine del 13° secolo. Studi recenti e indagini archeologiche confermano l’origine palestinese della costruzione e la data della traslazione, riconoscendo così nella Santa Casa di Loreto una delle più cospicue reliquie della cristianità
Alcuni documenti indicano come autori materiali del trasporto membri della famiglia bizantina “Angeli”, generando così la credenza popolare della misteriosa traslazione per opera di creature angeliche.
Forse dalle Mrche si è propagata questa usanza anche nella nostra regione, poiché da tempo immemorabile si commemora l’evento in molte località dell’Umbria con fuochi e spari nella notte e con il suono delle campane, per accompagnare festosamente la traslazione della Casa e il passaggio –La Venuta – della Madonna con essa.
La tradizione, affievolitasi negli ultimi decenni del secolo scorso, resiste particolarmente nella Valnerina e nel Nursino, e in molte località legate la culto della Madonna di Loreto, come in tutti i centri lungo la nota “Via Lauretana”, che da Foligno raggiunge le Marche attraverso Colfiorito.
Certamente ora è molto meno apprezzabile la suggestione dei falò per la spietata concorrenza dell’illuminazione elettrica, ma il fuoco vivo e scoppiettante rievoca un fascino ancestrale e, illuminando la notte, predispone alla gioia festosa.
Gli elementi comuni, il fuoco e il suono delle campane, sono accompagnati da numerosi altri riti con variazioni di paese in paese, come sono diverse le motivazioni originali della festa.
Nel Nursino la tradizione dei falò notturni affonda le radici in antichi riti pagani, di cui si ha memoria fino al XIV secolo.1. Si accendono fuochi o “faoni” anche per la festa di S. Benedetto.
La tradizione del “Focone della Venuta” attualmente è celebrata con particolare solennità a Monteleone. Sulle braci del falò si cuociono poi bruschetta, salsicce ed altre carni (la festa ricade nel periodo della tradizionale macellazione del maiale) patate dolci e vin brulé.2.
A Sigillo, il motivo del “Focaraccio” è la commemorazione dell’immagine della Madonna portata dai crociati. Anche qui sulle braci vengono arrostite salsicce e braciole.3
Nel nostro territorio in tutti gli agglomerati rurali venivano accesi fuochi più o meno grandi fino agli anni 60. A Pettino veniva acceso un fuoco per ognuno dei tre gruppi di case, con fasci di ginepro raccolti dai ragazzi e con le fascine donate da ogni famiglia.4. A Cannaiola si cuoceva sotto la brace del “focaraccio” una focaccia (farina, acqua, olio con aggiunta di uva secca) che poi veniva farcita con verdura “strascinata”, cioè saltata in padella con olio e aglio.
Di particolare interesse è la notizia che a Sterpete di Foligno si accendeva al fuoco della “Venuta” una candela che si portava a casa e manteneva la luce (sostituendo la candela prima che si esaurisse completamente) fino alla notte di Natale.
A Trevi capoluogo non si ha memoria dei fuochi, ma fino a metà degli anni Novanta suonavano le campane a mezzanotte.
Testimonianze di alcuni anziani riferiscono concordemente che da bambini la nonna o la mamma li invitava a guardare dalla finestra il cielo stellato dove, a notte fonda, sarebbe passata la Madonna (vari, 2006)
1) Tabarrini, Mario, L’Umbria si racconta, Foligno, 1982, s.v. Falò.
La tradizione dei Fuochi a Colfiorito di Foligno, Picciche e S. Lorenzo di Trevi, Norcia, Sigillo e Monteleone è documentata da Bernardino Sperandio, Spazio, tempo, festa, lavoro,. Il ciclo del calendario popolare, in L’architettura popolare in Italia – Umbria di Giovanna Chiuini, Bari, Laterza, 1986, pag.215
Ha esposto a Trevi nella collettivaF 30×20DEDALO Spazio Arte in Viale Ciuffelli, 12
Nasce a Guardiagrele (CH) nel 1937. Il segno e il gesto, proprio del lavoro di Verna fin dai suoi esordi, hanno il compito di organizzare lo spazio e di identificare ?figure? al di fuori della mera referenza descrittiva. Oltre ottanta le personali allestite in Italia e all?estero, ha partecipato alle Biennali di Venezia del 1970, 1978 e 1980. Numerosi i riconoscimenti ottenuti e le rassegne antologiche dedicategli. Attualmente il suo studio ?a Rapicciano di Spoleto.
Villa Fabbri – Atrio Particolare della volta: La Gloria
L’allegoria della GLORIA campeggia al centro della volta Nel cartiglio la scritta:INVIDIAM CALCO ET FORTVNAM SUPERO (schiaccio l’invidia e sono superiore alla sorte).
Ha esposto a Trevi nella collettivaF 30×20DEDALO Spazio Arte in Viale Ciuffelli, 12
Nasce a Roma nel 1966. Si diploma in pittura all?Accademia di Belle Arti di Roma nel 1989. Dal 1996 insegna Decorazione all?Accademia d Belle arti di Bologna. Il rosso, nelle varie tonalit? ? il colore dominante nelle sue opere e sembra essere la materia base della sua ricerca. Ha esposto all?Univrsit?di La Laguna, St. Cruz de Tenerife, ed in importanti gallerie italiane. Vive e lavora a Roma.