Categoria: Da sapere

  • Un po’ di storia

    Associazione Pro Trevi:
    un po’ di storia

    Vedi: Consiglio Direttivo vigente >

    Un’associazione Pro Trevi si costituì nella primavera del 1952, in via Zappelli, 16, per volere e con l’assistenza dell’On. Achille Cruciani, ma l’evidenza politica del personaggio portò inevitabilmente ad etichettare l’associazione come strumento propagandistico, decretandone l’insuccesso.

    Qualche anno più tardi, la passione civile e l’infaticabile operosità di Paolo Marianucci, maresciallo dei Carabinieri in pensione, portarono ad una nuova costituzione dell’associazione, formalizzata successivamente con atto notarile nel 1966.

    Ne furono presidenti, l’immancabile avvocato Carlo Zenobi, poi Vincenzo Giuliani, Feliciano Spellani, Marino Gentilucci e, ormai da vari anni, il dott. Luigi Andreani (2006) e più recentemente Franco Spellani e Sara Zafani.(Vedi: Consiglio Direttivo vigente)

    Durante la presidenza Giuliani, nel 1965, furono promosse numerose manifestazioni culturali, ricreative e gastronomiche, concentrate principalmente nel mese di ottobre, gettando così le basi degli Appuntamenti d’Autunno, tuttora in programmazione e istituendo la Sagra del Sedano e della Salsiccia, forse l’antesignana di tutte le sagre locali, certamente una manifestazione determinante per l’esaltazione dei prodotti tipici locali: gli insaccati tradizionali e specialmente il “sedano nero di Trevi”, una cultivar assolutamente originale, sulla via dell’estinzione.

    Per dare un ulteriore impulso alla coltura e alla conoscenza del sedano nero, qualche anno più tardi, (presidente Feliciano Spellani) la sagra assunse la denominazione“Mostra mercato del Sedano Nero di Trevi e Sagra del Sedano e della Salsiccia”, celebratesi ininterrottamente e tuttora in programma.

    Alla fine del decennio successivo, sotto la presidenza Gentilucci e con uno stuolo di attivissimi collaboratori vi fu un moltiplicarsi di iniziative e di attività.

    Potenziate le manifestazioni di ottobre, si moltiplicarono momenti ricreativi nelle prime due decadi di agosto, quando maggiore è l’afflusso dei turisti e le calde serate invogliano a soffermarsi in piazza. Dapprima la pastasciutta a mezzanotte, poi qualche spettacolo musicale furono le prime basi di Trevi in Piazza, tuttora un momento forte delle manifestazioni trevane.

    Per programmare gli spettacoli all’aperto, e gli incontri gastronomici, la prestigiosa Cena in piazza e il Dolce piazza, si acquistarono varie attrezzature: sedie, tavoli, transenne, amplificazione sonora, tuttora a disposizione dei numerosi enti e comitati che in maniera saltuaria o sistematica promuovono feste in tutto il territorio del comune e anche oltre.

    Nel quadro di potenziamento delle attività rientra anche una manifestazione che poi ha avuto sviluppi oltre l’immaginazione degli ideatori.

    Il Palio dei Terzieri, in programma la prima domenica di ottobre, è una rievocazione spettacolare ambientata nel 13° secolo, arricchitasi man mano di altri eventi collaterali come la sfilata storica, le scene medievali, e la concomitante apertura delle taverne. In pochi anni di tumultuosa crescita, coinvolgendo numerosi atleti, figuranti e operatori in ogni campo, ha assunto proporzioni tali da esigere la costituzione in ente autonomo, proseguendo il proprio cammino con notevole e costante impulso con il reclutamento nuovi e preziosi elementi attivi ed entusiasti.

    Un’altra iniziativa, proposta e concretamente realizzata da Alberto Barbini e Antonino Di Pietrantonio, riguarda il ripristino delle tradizionali funzioni della torre civica. La mancanza di manutenzione ordinaria e la soppressione della funzione di “regolatore degli orologi” aveva portato in breve al fermo dell’orologio e di fatto all’impraticabilità della torre con il conseguente silenzio delle campane. Con una minuziosa colletta a tappeto si riuscì a racimolare il danaro necessario per l’elettrificazione dell’orologio e delle campane che tornarono a suonare. Purtroppo la costosa manutenzione di apparecchi elettronici, particolarmente esposti per la morfologia del centro storico alle sovratensioni generate dalle scariche elettriche atmosferiche, è divenuta insostenibile per le magre risorse della Pro Trevi e in breve l’orologio è tornato all’immobilità e le campane rimangono in un malinconico silenzio.091.

    Il meccanismo, opera dei f.lli Gelsomini, – artigiani trevani, specialisti nel settore, noti in tutta l’Italia centrale – è stato successivamente smontato ed asportato.

    Nel 1985 un evento straordinario dette inizio ad una nuova e qualificante attività della Pro Trevi. (vedi: Pubblicazioni) Dopo anni di oscuro lavoro dell’avvocato Zenobi e di Franco Spellani, era pronto per le stampe il prestigioso codice di Durastante NatalucciHistoria dello stato temporale ed ecclesiastico di Trevi”. Miniera inesauribile di informazioni storiche e curiosità, per due secoli fu consultato presso la famiglia da vari studiosi, anche se non sempre citato; figurava comunque tra le fonti nell’Enciclopedia Treccani. Con grande atto di coraggio, consapevoli dell’importanza dell’opera, si decise di pubblicare il ponderoso volume di quasi mille pagine. Con l’impegno di presidente, consiglieri e soci della Pro Trevi, si organizzò una prevendita per coprire le prime spese e il successo è da ascrivere a tutti i trevani che ci credettero. Ora, quasi esaurito, il testo figura in moltissime biblioteche ed è puntualmente citato in tutte le successive pubblicazioni di arte, storia e cultura locale, ma anche di comuni limitrofi e di alcune anche a carattere regionale.

    A questo primo volume ne seguirono altri, tutti quanti aventi per oggetto Trevi, la sua storia, l’arte, il paesaggio e le tradizioni di questo straordinario territorio.

    Furono pubblicati quindi: nel 1987 “Storia di Trevi, 1746 – 1946” e nel 1995 “Trevi Antica” sempre di Carlo Zenobi. Quest’ultimo volume, presentando tutte le memorie storiche romane e preromane, dimostra ampiamente come Trevi, oltre alla spettacolare morfologia dell’abitato, possa vantare una antichissima civiltà, purtroppo negletta da recenti ricerche sulle antichissime genti dell’Umbria.

    Nel 1998 furono pubblicati due volumetti: Trevi, quattro passi tra storia e Natura di Filippucci e Ravagli e La donna negli statuti comunali di Trevi di Nerina Marzano.

    Nel 2001 Trevi de planu di Paggi, Ravagli, Filippucci.

    Naturalmente la Pro Trevi aveva pubblicato anche guide turistiche. Nel 1971 una piccolissima guida di 24 pagine, in soli 500 esemplari, come permettevano le finanze dell’epoca. Successivamente, nel 1979 “Trevi e dintorni” di Silvestro Nessi. Estratto da un volumetto della collana “Itinerari spoletini” per i convegnisti dell’Alto Medio Evo, oltre alla descrizione dei luoghi e dei monumenti, ne studiava le origini e le vicende tratte da documenti originali. Ristampata a cura del Comune nel 1991, rimane tuttora la guida fondamentale.

    Nel 1996 – 97, sotto la presidenza Andreani, maturarono i tempi per altre realizzazioni molto qualificanti, realizzate anche con l’impegno concreto del Comune.

    Dopo le pubblicazioni del 1985-95 l’apertura continua dell’ufficio era considerata un’altra utopia che, pur tra varie difficoltà, è divenuta improvvisamente realtà. Con l’impegno di alcuni giovani l’apertura è assicurata, mattina e pomeriggio, tutti i giorni, compresi i festivi. Si può ben comprendere quindi come l’ufficio della pro loco, trasferito in più ampi locali del Comune, sempre in piazza Mazzini, sia diventato un punto di riferimento per tutte le esigenze più disparate (tel. 0742.781150), specialmente in quei periodi di apertura in cui tutti gli altri uffici comunali sono chiusi.

    Certamente questo è stato determinante per la classificazione dell’Associazione Pro Trevi come I.A.T. da parte della Regione Umbria.

    Per poter meglio ottemperare alle varie incombenze che l’ufficio comporta, gli operatori sono stati inseriti in un opportuno programma di qualificazione, già dal 2002.

    Dopo anni di attendismo, finalmente nel 1997 vide la luce la miniguida, poco più di un depliant, da porre in distribuzione gratuita. Nonostante il blocco completo delle attività turistiche a seguito del disastroso terremoto, la prima edizione di 10.000 copie fu esaurita in otto mesi. Le successive edizioni, arricchite anche delle versioni in inglese e tedesco, hanno portato il totale della brochure a 115.000 unità. Data la frequenza delle edizioni è, nel suo genere, la più completa e puntuale che mai sia stata prodotta, costruita tutta “in casa” da soci della Pro Trevi, è completata da una piantina utile per districarsi tra i vicoletti e costituisce la fonte immediata per le notizie essenziali.

    Ma la realizzazione più innovativa della presidenza Andreani (con contributo determinante del Comune di Trevi) è senz’altro la realizzazione di questo sito Internet. Debuttante ufficialmente in rete nel maggio 1997 tra contrapposti sentimenti di qualche avventato entusiasmo, molta indifferenza e moltissimo scetticismo, ha superato ogni più rosea previsione, avendo ormai raggiunto i 300 ingressi al giorno [dati del giugno 2003, nel 2008 si sono superati 700 ingressi]. Qualificato punto di riferimento nonostante il nome un po’ criptico e i continui assestamenti dovuti ad una crescita tumultuosa, è seguito anche da remote contrade come dimostrano i contributi giunti dall’America e dall’Australia. Fenomeno pressoché unico per un piccolo centro come Trevi, si compone di 1800 “pagine” e 1500 immagini [dati 2010] spaziando su tutti gli aspetti che riguardano la località, con settori specifici per la scuola, gli artisti, gli sport.
    Il sito Internet è stato giudicato “completo ed aggiornato” dal TCI e fu uno dei motivi dell’assegnazione della Bandiera Arancione al Comune di Trevi.

    Nell’aprile 2003 fu possibile dare visibilità del sito anche ai passanti con la sistemazione di una postazione Internet nella centralissima via Roma in un ufficio del Comune. Successivamente la postazione fu trasferita all’angolo di piazza Mazzini, e purtroppo ora (fine 2010) rimane oscurata da più di un anno in seguito agli interminabili lavori post terremoto.

    Infine, assoluto vanto dell’Associazione che da quattro decenni dedica attenzione alla coltura del Sedano Nero di Trevi, studi condotti dall’Università di Perugia hanno permesso di classificare questo prodotto come assolutamente tipico e i risultati sono stati esposti in due convegni, nel 2004 e nel 2005.

    Nonostante le sempre maggiori difficoltà economiche e logistiche, nel 2010 è stato istituito “Trevi Premia“, un riconoscimento ad una personalità di Trevi distintasi nel proprio campo e sono già state sperimentate con successo e ormai incluse stabilmente in programma, due nuove manifestazioni rivolte alla promozione di prodotti del territorio: ForMaggio in primavera e Gusta Trevi in autunno.

    Pro Trevi: Atto CostitutivoVecchio Statuto del 1965Bozza di Nuovo Statuto

    Vedi: Consiglio Direttivo vigente >

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    036-079


  • Vincenzo Giuliani – Edicole e decorazioni

    Vincenzo Giuliani (1904 – 1980)

    pittore e fotografo e poeta

    Opere 5 – Le edicole sacre e le decorazioni

    Vincenzo Giuliani I quadri Xilografie Fotografie Poesie Rime in vernacolo

    Vincenzo (Cèncio) Giuliani fu l’ultimo “madonnaro”, cioè pittore di immagini sacre, che dipinse varie edicole in Trevi e nel territorio, restaurando o ritoccando immagini deperite o più frequentemente ridipingendole ex novo.

    Sono sicuramente attribuibili a lui, perché recano la sua firma o perché ne ha lasciato documentazione fotografica, le seguenti edicole:

    Grande dipinto murale sulla parete nord della casa del pittore. Da

    Tuttitalia

    n.175, del 10/6/64, pag.216

    In Trevi:

    Via San Francesco

    http://edicolesacre.umbriacentrale.it

    Ingresso di Palazzo Valenti in via S. Francesco

    Facciata di casa Cerquiglini-Marianucci in via Riccardi

    La Trinità, sul piazzale della chiesa di Picciche

    Edicola distrutta, sullo stesso fabbricato della precedente a Picciche

    Madonna con Bambino in fasce e S. Emiliano all’Alvanischio di Bovara http://edicolesacre.umbriacentrale.it

    A Castel Ritaldi:
    La Madonna del Grano a Mercatello
    http://dicolesacre.umbriacentrale.it

    Eseguì anche le decorazioni di molti edifici privati in Trevi e fuori e di alcune chiese.

    Tra queste sono documentate:

    La cappella dell’ex Ospedale in Trevi, ora Centro di Rieducazione Motoria

    La Chiesa di S. Lucia nella Piaggia di Trevi

    La chiesa di S. Francesco in Amelia

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    086

  • Vincenzo Giuliani – Edicole e decorazioni

    Vincenzo Giuliani (1904 – 1980)

    pittore e fotografo e poeta

    Opere 5 – Decorazione Capella ex Ospedale

    Vincenzo Giuliani I quadri Xilografie Fotografie Poesie Rime in vernacolo

    Foto V. Giuliani, 1950ca.

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    086

  • Ritiro SS Lazio, 1949

    Trevi – Feste, Cerimonie e Spettacoli d’altri tempi

    S.S. Lazio in ritiro a Trevi – Estate 1949

    Nell’estate del 1949 la squadra di calcio della Società Sportiva Lazio trascorse un periodo di ritiro a Trevi.
    I calciatori furono ospitati nel convento di S. Martino, nei locali dell’Istitutto ENAOLI, che nel periodo estivo non erano occupati dagli studenti.
    Sicuramente la scelta di Trevi fu determinata dalla presidenza di Remo Zenobi, originario da famiglia trevana, in relazione con i molti trevani trasferiti a Roma.
    Remo Zenobi fu più volte presidente della Società Sportiva Lazio e precisamente dal 1927 al 1932; nel 1938-39 e dal 1949 al 1953.

    Tra le foto di Vincenzo Giuliani ci sono due rullini con le immagini dei calciatori della Lazio, uno impressionato in Trevi e uno allo stadio di Foligno, ove probabilmente la squadra incontrò i calciatori folignati.

    I fotografi “storici”>>>

    L’identificazione personaggi quando non dovuta a conoscenza personale è stata dedotta da indicazione dei loro parenti e conoscenti.
    Chi è in grado di fornire ulteriori identificazioni o vuole richiederne la cancellazione è pregato di segnalarlo con la email a piè di pagina.

    Trevi, Agosto 1949- Partita amichevole della squadra locale e la S.S. Lazio

    Trevi – Piazza Garibaldi, Incontro amichevole tra la squadra locale e la S.S.Lazio. Agosto 1949.

    (Foto

    V. Giuliani

    , archivio privato)

    La squadra locale fa barriera ad un calcio di punizione.

    Calciatori in relax alla “rotonda” di S. Martino. Agosto 1949

    Tutti in posa alla “Rotonda” di S. Martino.

    Agosto 1949

    In posa per foto ricordo a S. Martino.

    Traferta in amichevole allo stadio di Foligno, 21 Agosto 1949

    Tifoseria di Trevi e di Roma in festosa trasferta. Si ricnoscono: Gastone, Ermanno, Gaspare, Raffaello, Giulio, Anna, Franco, Angelina.

    Giovani tifosi di Trevi.

    Foligno, Stadio. Il mitico Presidente Remo Zenobi e consorte. 21 Agosto 1949

    Foligno, Stadio. Un gruppo di tifosi folignati. Sulla sinistra:

    Achille Cruciani

    , oriundo trevano. 21 Agosto 1949

    .

    Foligno, Stadio. Gruppo famigliare di Trevi. 21 Agosto 1949

    Foligno, Stadio. Ancora alcuni trevani. 21 Agosto 1949

    Foligno, Stadio. Al centro Remo Zenobi, a destra, Goliardo e Giulio. 21 Agosto 1949

    I giocatori del Foligno (?) in attesa della S.S. Lazio ospite (?)

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  • Francolini – Bacteriosi del sedano -1928

    Dr Francesco FRANCOLNI

    ESPERIENZE PER COMBATTERE

    LA BACTERIOSI DEL SEDANO

    (BACILLUS API (Brizi) MIGULA)
    e loro felici risultati (1923 -1924 – 26 -27)

    Sulle alterazioni della cute umana causate dai prodotti
    della

    decomposizione dei sedani colpiti da Bacteriosi. ———–

    SPOLETO – Prem. Tip dell’Umbria -1928 – VI

    Questa opera del famoso agronomo spoletino, sebbene superata in quanto la lotta antiparassitaria può ormai avvalersi di più raffinati strumenti, è importante perché per prima dà una descrizione precisa della coltura del sedano in Trevi (pagg. 5- 7). Ulteriori notizie sono riportate in un prezioso manualetto dello stesso autore “Il sedano, il finocchio, il cardo“. Alla luce degli studi più recenti, i cui risultati andiamo sistematicamente elencando in questo website, ci piace evidenziare come il Francolini si interessò attivamente per le sorti anche di questa coltura.

    [ I numeri in colore tra parentesi acute < > indicano le pagine dell’opuscolo originale.

    Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]

    <5>

    RISULTATO DI ESPERIENZE PER COMBATTERE

    LA BACTERIOSI DEL SEDANO

    (BACILLUS APII – MIGULA)

    Compiute negli anni 1923, 1925, 26, 27.

    ___________

    La coltivazione del sedano nella piana di Trevi (Umbria) ha tradizioni antichissime ed assume una certa importanza per il fatto che parecchie famiglie traggono da questa coltura l’esclusivo loro sostentamento.

    Il sedano di Trevi è molto rinomato in tutti i mercati dell’Umbria, delle Marche ed anche di Roma, non solo per la sua eccezionale grossezza ma anche per il delicato sapore e per la fine e tenera consistenza dei suoi tessuti che lo rendono tanto apprezzato e ricercato dai buongustai.

    . La zona della coltura del sedano è ristretta; si limita a pochi ettari di terreno che circondano la stazione ferroviaria di Trevi e divisi in minuscoli appezzamenti (canapine) intersecati da numerosi canaletti irrigatori alimentati da un canale d’acqua derivante dal fiume Clitunno. Il terreno di queste canapine è fertilissimo, fresco, profondo, molto migliorato dalla coltivazione intensiva delle ortaglie.

    La coltura dei sedani viene esercitata da famiglie che da tempo immemorabile si dedicano a. questa caratteristica industria orticola; si tratta di tanti piccoli affittuari che pagano canoni

    <6>
    elevati (dalle 1000 alle 1500 lire per Ettaro); ma la tenace operosità e la diligenza tecnica di questi ortolani divenuti padroni di tutti i segreti per riuscire nel loro intento, fa realizzare loro, malgrado le non lievi spese colturali e d’affitto, un lusinghiero guadagno. Si calcola che una buona Sedanaia possa dare un prodotto lordo di circa 35 – 40.000 lire per Ettaro.

    La tecnica della coltura del sedano è molto complicata e richiede cure assidue e costanti.

    Si preparano i semenzai nel mese di marzo, adoperando seme della varietà locale accuratamente selezionato, e spargendolo alla volata, mescolato a sabbia fina, sopra letti caldi all’uopo preparati nel campo stesso in cui dovrà impiantarsi la Sedanaia.

    Appena nate le piantine s’innaffiano continuamente, e qualche volta per stimolare la loro vegetazione s’innaffiano con soluzioni diluite di Nitrato di Soda.

    Nel frattempo che le piantine si sviluppano nei semenzai si prepara il terreno destinato a riceverle.

    Ordinariamente la coltura del sedano è intercalare e si fa succedere al frumento; appena liberato il terreno dal cereale si ara profondamente e si concima con abbondante quantità di letame ben decomposto.

    Quando le piantine del semenzaio hanno sviluppato quattro o cinque foglie, e questo avviene nella prima quindicina di Luglio, si trapiantano a dimora disponendole in filari abbinati. La distanza tra le file abbinate è di ottanta centimetri, la distanza tra coppia e coppia di file è di m. 1.50.

    All’atto del trapianto si sparge in fondo alle fossette destinate a ricevere le piantine, abbondante terricciato molto decomposto; ed il trapianto è immediatamente seguito da innaffiature che proseguono quasi giornalmente.

    Le innaffiature si fanno per aspersione. <7>

    La quantità di piante che entrano in un ettaro varia dalle 3500 alle 4000.

    Dopo una ventina di giorni dal trapianto si procede ad una prima sarchiatura seguita da una scalzatura che permette la somministrazione di altro abbondante letame ben decomposto attorno alle piantine, fino a colmare il vuoto prodotto dalla scalzatura stessa.

    Una seconda letamatura segue la prima e spesso una terza si rende indispensabile. In tutto, un ettaro di Sedanaia riceve dai 1000 ai 1500 quintali di letame, senza contare le concimazioni integrative di nitrato sodico e perfosfato minerale.

    Dal Settembre al Novembre le aiuole si liberano dalle erbacce invadenti con ripetute sarchiature, quindi si legano le foglie del Sedano in un sol ciuffo e si procede alla rincalzatura, addossando terra fino alla metà dell’altezza delle piante. Successivamente si addossa nuova terra intorno alle piante in modo da non lasciar scoperto che la estremità del ciuffo delle foglie.

    Dopo un mese circa dalla prima rincalzatura il sedano è completamente imbiancato e pronto al consumo.

    I prezzi a cui si vendono questi superbi campioni della orticoltura umbra variano dalle L. 1.20 alle L. 1.75 per pianta; prezzi che compensano adeguatamente tutte le fatiche prodigate alla produzione.

    * * *

    Da qualche anno a questa parte questa piccola ma fiorentissima industria orticola trevana è colpita da due gravi calamità che ne compromettono seriamente l’esistenza.

    L’assalto di due parassiti vegetali, uno dei quali deteriora la pianta, l’altro la distrugge inesorabilmente fino a far perire il 50 – 60 ed anche il 70 % delle piante coltivate.

    <8>

    Il primo parassita, la Septoria Petroselini fu fortunatamente combattuta vittoriosamente con l’uso della poltiglia bordolese (irrorazioni frequenti) ed il danno ora non è più temibile perché i bravi, orticoltori misero subito in pratica e con successo le istruzioni per la lotta suggerite dalla Cattedra Ambulante di Agricoltura di Spoleto.

    Il secondo parassita ben più terribile, il Bacillus Apii (Migula) è stato l’oggetto dei nostri studi e delle nostre esperienze che sono terminate, come vedremo in appresso, con il successo più lusinghiero.

    La Bacteriosi del sedano fu riscontrata per la prima volta in Italia a Ferrara ed a Rovigo e studiata dal Brizi nel 1896 (Vedi rendiconto Accademia dei Lincei, Volume 6° Serie V, Fascicolo 6°).

    La malattia si manifesta con macchie gialle o giallo – rossastre alla base delle foglie del sedano che si decompongono celermente in una poltiglia semi densa, dello stesso colore; l’infezione si propaga con grande rapidità fino al colletto della pianta che a sua volta marcisce determinando così la. morte del sedano.

    L’infezione non si riscontra quasi mai nelle giovani piante, ma incrudisce verso il periodo della loro maturazione economica e sempre dopo avvenuta la rincalzatura. Il decorso della malattia è così rapido che in poche ore compie il suo effetto deleterio. Quando le sommità delle foglie rincalzate si mostrano appassite il male ha compiuto il suo ciclo; scalzando si trova la base del sedano convertita in un ammasso di poltiglia giallastra che non ha sgradevole odore.

    Esaminando il prodotto del disfacimento dei tessuti al microscopio con un ingrandimento di 1000 diametri, facilmente sono riconoscibili i bacilli che misurano 2-2,50 micron di lunghezza e sono dotati di un accentuato movimento Browniano

    <9>

    * * *

    A Trevi l’infezione cominciò a manifestarsi una dozzina di anni orsono (1); dapprima in forma blanda, andò man mano crescendo fino a raggiungere come oggidì, una intensità tale da compromettere il 65 – 70 % delle piante coltivate.

    La Cattedra Ambulante di Agricoltura di Spoleto preoccupata di questo stato di cose si trovò nella impossibilità di suggerire agli orticoltori di Trevi un rimedio specifico per il male, giacchè la scarsa letteratura su questa malattia non prescriveva nessun metodo razionale di cura.

    Era però semplice intuire che il dilagarsi della malattia provenisse de due cause principali:

    l.° gli agricoltori lasciavano sul campo, o peggio gettavano nei canaletti irrigatori, i sedani e le parti del sedano colpite dal male, anziché distruggerle accuratamente.

    2.° La coltura del sedano ritornava troppo spesso negli stessi appezzamenti; la rotazione ordinariamente adottata nella località è biennale ed il sedano segue il grano come secondo raccolto; qualche volta il sedano è sostituito dai cavoli fiori o da altri ortaggi.

    Queste gravi trasgressioni alle elementari regole dell’igiene delle piante ed alle norme di una razionale agricoltura non potevano che accelerare sempre più intensamente il propagarsi della malattia; i terreni nei quali quasi ogni anno si ripete la coltura della stessa pianta dovevano finire per stancarsi e rendere più facile il diffondersi dell’infezione.

    I consigli che da principio la Cattedra Ambulante di Agricoltura si limitò a dare agli agricoltori furono i seguenti:

    _______________________

    (1) Vedi F. FRANCOLINI – Contributo allo studio della flora crittogamica Umbra – Accademia Spoletina anno 1925.

    <10>

    1.° Distruzione accurata, mediante il fuoco, di tutte le piante infette o parti di esse.

    2.° Avvicendamento più largo della coltura del

    sedano.

    Raccogliendo poi sul posto una larga messe di informazioni che gli ottimi ortolani ci fornivano; facendo accurate e spesse osservazioni; controllando dati e fatti preziosi, potemmo formulare delle norme che diffondemmo sul luogo mediante il Bollettino

    «L’Umbria Verde»(1).

    1.° Selezione del seme, destinando per la riproduzione piante assolutamente sane.

    2.° Uso di seme di tre anni di età, perché mentre la germinabilità del seme stesso viene conservata, forse non lo è altrettanto quella del germe patogeno.

    3.° Debbio del terreno che serve al semenzaio ed anche abbruciamento superficiale del terreno destinato a sedanaia.

    4.° Irrorazione delle piantine dei semenzai con poltiglia Bordolese comune.

    5.° Non asportare il fittone della pianticella all’atto della sua messa a dimora, ragione probabile della più facile infezione.

    6.° Evitare il trapianto su terreni che furono altre volte infetti anche parecchi anni prima e dare alla coltura del sedano una rotazione più larga di quella usata, in modo che non ritorni nello stesso terreno se non dopo tre anni.

    7.° Non servirsi del letame proveniente da animali che abbiano consumati i residui delle colture.

    8.° Distruzione accurata delle piante e parti di piante infette e raccolta anticipata del sedano.

    9.° Divieto assoluto di gettare i residui di sedani infetti nelle roggette d’irrigazione.

    _______________________

    (1)

    Vedi «Umbria Verde» Anno 1922 N. 7

    <11>

    10.° Concimazione chimica integrativa e uso di abbondanti concimi potassici.

    11.° Eseguire il trapianto in ore in cui, per il minore squilibrio tra la temperatura ambiente e quella dell’acqua irrigatoria, minore pure sia lo squilibrio fisiologico che la pianta deve subire.

    12.° Immergere all’atto del trapianto il sistema radicale delle piantine di sedano in soluzione di solfato di rame all’1% ovvero all’1% di solfato di ferro e calce.

    Contemporaneamente prendemmo contatto col R°. Delegato fitopa[to]logico dell’Umbria il Prof. C. Fuschini; questi studiando con lo zelo e la solerzia che tanto lo distinguono il materiale inviatogli confermò la diagnosi della malattia e riscontrò inoltre altri parassiti (genere

    Phoma ?) nelle parti malate del sedano.

    Il Prof. Fuschini ci suggerì inoltre rimedi che in gran parte confermavano le nostre iniziative. Nel 5 Ottobre 1922 effettuò un sopraluogo a Trevi e dopo una visita accurata delle sedanaie più fortemente colpite dalla moria, trovò opportuno concretare un piano di esperienze che si sarebbero dovute compiere nella stagione successiva sotto la direzione della Cattedra Ambulante di Spoleto e col controllo dell’Osservatorio fitopa[to]logico da lui diretto. Il superiore Ministero di Economia Nazionale approvò la proposta e le esperienze vennero iniziate nell’anno seguente 1923.

    ___________________

    Esperienze dell’anno 1923.

    Il chiar.mo Prof. Fuschini oltre alle norme già citate ci aveva suggerito:

    1.) Disinfezione del terreno col solfuro di carbonio da iniettarsi in ragione di 100-150 grami per m.2, distribuito in 3-4 fori.

    2.) Correzione del terreno con calce viva (10-15 q.li per Ettaro) da interrarsi coi lavori preparatori.

    <12>

    3.) Provare lo spargimento di

    solfato di ferro nel terreno (Kg. 50-100 per Ettaro) prima dei lavori preparatori.

    Noi completammo il piano delle esperienze adoperando anche come disinfettanti:

    l’Uspulum, la Formalina, e come correttivi il gesso agrario e il materiale Solfifero Irpino.

    Scegliemmo per le prove tre appezzamenti di terreno dei quali due situati nel centro della coltura dei sedani ossia nei pressi della stazione ferroviaria di Trevi,

    e l’altro in una zona ove il sedano veniva coltivato da un solo agricoltore, situata nei pressi del villaggio di Pissignano (Campello sul Clitunno).

    * * *

    1. Campo di prova di Bartolomei Nazzareno presso la stazione di Trevi:

    Le prime disinfezioni vennero effettuate nel semenzaio nel modo seguente. Il semenzaio venne diviso in quattro parcelle come nello schema indicato qui sotto.

    La semina si effettuò

    nel 19 Marzo adoperando seme di varietà locale ad eccezione di una parcella nella quale fu messo seme di varietà proveniente da Campobasso ove la Bacteriosi, secondo quanto affermava il Prof. Josa Direttore di quella Cattedra, non è affatto conosciuta.

    Disposizione del Semenzaio

    1. PARCELLA
    m.q. 60

    Semenzaio senza alcuna disinfezione.

    2. PARCELLA

    mq. 12

    Semenzaio disinfettato con. Kg. 2 calce viva mescolata nel terreno.

    3. PARCELLA

    m.q. 10

    Semenzaio disinfettato con solfuro di carbonio (1 litro distribuito in 25 forí).

    4. PARCELLA

    m.q. 2

    Semenzaio con seme proveniente da Campobasso; senza alcuna disinfezione.

    Le piantine che nacquero regolarmente vennero sottoposte tutte egualmente alle cure colturali consuetudinarie; mondatura, diradamento, innaffiamento ecc. Esse svilupparono normalmente. Verso la metà di Luglio si procedette al trapianto dopo che il

    <13>
    terreno destinato alla coltura, liberato dal frumento, era stato opportunamente lavorato e preparato per la sedanaia.

    Questo fu diviso in 24 aiuole aventi ciascuna 130 piante.

    La disinfezione delle parcelle venne effettuata nella sera del 27 Giugno nel modo indicato dallo schema seguente.

    Il trapianto s’iniziò la sera del 6 Luglio alle 18½; la temperatura dell’atmosfera era di 25° C.°; quella del terreno, a 10 centimetri di profondità, di 23° C.°; quella dell’acqua impiegata per l’annaffiamento di 14½ C.°

    Disposizione dell’aiuole del Campo.

    PARCELLA I Terreno non disinfettato

    Piantine provenienti della parcella dal semenzaio disinfettata con calce e che hanno ricevuto il bagno ramato all’atto del trapianto; fittone intero.

    PARCELLA II

    Terreno non disinfettato

    Piantine provenienti dalla parcella del semenzaio non disinfettato ma trattate al trapianto con bagno ramato per 5 minuti.

    Fittone tagliato

    PARCELLA III

    Terreno non disinfettato

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato ma che alt’ atto del trapianto hanno avuto un bagno di Uspulum al 2‰ per 5 minuti.

    Fittone integro

    PARCELLA IV

    Terreno

    non disinfettato

    Piantine provenienti da semenzaio disinfettato con CS2 e trattate con bagno di Uspulum al

    2‰.

    Metà coi fittone intero; metà tagliato.

    PARCELLA V Terreno disinfettato con solfato di ferro.

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato ma che hanno avuto il bagno di soluzione ramata.

    PARCELLA VI

    Terreno disinfettato con solfato ferroso.

    Piantine provenienti da terreno disinfettato con calce. Fittone intatto.

    PARCELLA VII

    Terreno disinfettato con calciocianamide.

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato, ma trattate con bagno ramato.

    PARCELLA VIII

    Terreno disinfettato con calciocianamide.

    Piantine provenienti da semenzaio trattate con calce senza bagno ramato.

    PARCELLA IX Terreno disinfettato con solfuro di carbonio.

    Piantine provenienti da semenzaio disinfettato con solfuro di carbonio e trattate con bagno ramato.

    PARCELLA X

    Terreno disinfettato con solfuro di carbonio.

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato e trattate con bagno ramato.

    PARCELLA XI

    Terreno non disinfettato nè
    concimato con letame, trattato solo con concimazione chimica

    Piantine provenienti da semenzaio comune.

    <14>

    PARCELLA XII Terreno non disinfettato

    Piantine provenienti da semenzaio con la varietà di Campobasso; nessun trattamento.

    PARCELLA XIII

    Terreno non disinfettato

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato, integre.

    PARCELLA XIV

    Terreno non disinfettato

    Piantine come le precedenti con radici mozzate.

    PARCELLA XV Terreno non disinfettato

    Piantine provenienti da terreno non disinfettato, trapiantate alle ore 17.

    PARCELLA XVI

    Terreno non disinfettato

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato e trapiantate alle ore 21.

    PARCELLA XVII

    fino alla

    XXIV

    Coltura comune

    e piantine dì semenzaio non disinfettato

    (Piante per ogni parcella N. 130)

    Dosi dei disinfettanti Calce in ragione di 20 q.li per Ha.; Solfato di Ferro Kg. 100 per Ha.; solfuro di Carbonio 100-150 grammi per mq.; Calciocianamide q.li tre per Ha.

    Osservazioni.

    Le prime infezioni si cominciano a verificare il 27 Luglio in un campo adiacente a quello del nostro esperimento; l’infezione può considerarsi del 5%; il campo infetto era stato coltivato a sedano nell’anno precedente; mentre il campo di Bartolomei era stato coltivato a cavolfiori. Nella suddetta giornata il campo in esperimento è ancora tutto immune. Le parcelle VII, VIII trattate con calciocianamide hanno avuto parecchie piantine ustionate che sono state subito sostituite.

    Le parcelle in esperimento ad eccezione della XXII hanno tutte avuto la 1. concimazione letamica abbondante e ben decomposta (l q.le per parcella); alla parcella N. XXI si danno, in luogo del letame, 3 chili di Nitrato di Soda. Gli interfilari vengono coltivati prima.

    3 Agosto. Si eseguiscono accurate scerbature. Si notano nella parcella N. 10, quattro piante colpite da bacteriosi; nelle altre parcelle ancora nessuna pianta è colpita. Nel campo limitrofo ove il 27 Luglio era stata già notata forte infezione, la moria dei sedani continua in proporzione piuttosto grande.

    La bacteriosi apparve poco dopo le letamazioni; probabilmente il letame è veicolo d’infezione.

    <15>

    29

    Agosto. Si eseguiscono irrorazioni con poltiglia bordolese per combattere la Septoria Petroselini.

    Dopo una pioggia caduta il 27 Agosto la virulenza del male si è alquanto accentuata; nelle sedanaie limitrofe le perdite arrivano già al 10 – 15°/°. Nelle parcelle di prova la percentuale è alquanto minore come risulta dallo specchio precedente.

    Parcella

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    1

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    6

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    11

    12

    sedani colpiti

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    3

    3

    6

    2

    4

    5

    2

    3

    0

    5

    5

    4

    Parcelle 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, rispettivamente 6, 7, 5, 9, 10, 8, 5, 7, 8, 9, 9, 8 fallanze.

    Osservazione del

    10 Settembre. La malattia continua sempre a produrre vuoto nelle sedanaie, senza che si noti più una sensibile differenza fra le parcelle trattate e quelle non trattate, come si era verificato nei primi periodi della vegetazione dei sedani.

    Osservazione del

    17 Settembre. L’andamento della stagione è decorso piuttosto caldo ed umido; e si credono queste condizioni di ambiente favorevoli allo sviluppo della malattia. Si aggiunga inoltre che la pessima usanza di gettare nei fossi irrigatorii che serpeggiano attorno alle sedanaie tutti i rifiuti delle piante malate o morte debba costituire una grave causa d’infezione.

    In alcuni campi limitrofi al nostro campo sperimentale le perdite hanno raggiunto il 20%.

    <16>

    Si è notato anche questo stranissimo fatto: due piante di sedano erano cresciute assieme confondendo il loro apparato radicale; una di queste è stata colpita dal male e presto distrutta, l’altra è rimasta illesa. La pianta immune è stata trapiantata di nuovo per osservare se in seguito verrà colpita dal male.

    La mortalità negli appezzamenti delle nostre esperienze si è dimostrata un po’inferiore da quella delle parcelle non disinfettate; in grosso modo può dirsi che nel primo caso è del 8 – 10%. nel secondo 15 – 20%.

    Osservazioni del.3 Ottobre. A questa visita assiste il Chiar.mo Prof. Carlo Fuschini R. Delegato fitopatologico dell’Umbria. La malattia ha seguitato ad infierire; in alcuni campi del contado le perdite hanno raggiunto anche il 60%,

    La pianta che era stata in contatto con quella malata è ancora immune compiendo normalmente la sua maturazione.

    La perdita totale delle nostre parcelle trattate è la seguente:

    Parcella

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    »

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    1

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    16

    fallanze

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    N.

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    13

    11

    14

    10

    8

    8

    9

    8

    6

    10

    10

    9

    11

    12

    14

    13

    pari al

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    »

    »

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    »

    »

    »

    »

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    »

    »

    »

    »

    10%

    8,5%

    10%

    8%

    6%

    6%

    7%

    6%

    5%

    8%

    8%

    6%

    8%

    8,5%

    10%

    10%

    circa

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    »

    N. 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24 rispettivamente 13, 10, 14. 16, 15, 14, 10, 14 fallanze.

    <17>

    I sedani vengono tolti nella prima decade di Ottobre perché maturi.

    * * *

    Esperienza presso il terreno dei f.lli Pietro ed Emiliano Sdei.

    La località in cui venne eseguito questo secondo esperimento era limitrofa al terreno di Bartolomei.

    Il semenzaio impiantato con le stesse norme già descritte venne suddiviso in varie parcelle differentemente trattate come nel grafico appresso:

    Disposizione del Semenzaio di Sdei

    PARCELLA I

    m.q. 15

    Disinfettata con solfato di ferro Kg. 1.

    PARCELLA II

    m.q. 2

    Senza disinfezioni: seme di Campobasso

    PARCELLA III

    m.q. 2

    Disinfettata con soluzione

    2 ‰ di Upsulum

    (10litri)

    PARCELLA IV

    m.q. 15

    Trattata con calciocianamide

    Kg. 1.

    PARCELLA V

    m.q. 100

    nessuna disinfezione

    La disinfezione venne eseguita contemporaneamente al semenzaio di Bartolomei; la semina effettuata come nel caso precedente. La nascita si manifestò normale e nessuna osservazione notevole fu fatta fino al giorno del trapianto.

    Il terreno destinato a sedanaia era stato coltivato a sedani anche l’anno precedente ed andarono soggetti a grave mortalità.

    Liberato il terreno dal frumento fu arato convenientemente e diviso in otto parcelle secondo lo schema seguente: le disinfezioni ebbero luogo il 27 Luglio. <18>

    Disposizione del Campo di Sdei

    1. PARCELLA

    Nessuna disinfezione

    Piante provenienti da semenzaio trattato con Uspulum; le piante vennero disinfettate all’atto del trapianto con soluzione di Uspulum al 2 ‰: immersione 5 min.

    2. PARCELLA

    Terreno disinfettato con Uspulum in polvere gr. 125

    Piantine provenienti da semenzaio trattato con Uspulum; all’atto del trapianto vennero disinfettate con soluzione di Uspulum al

    2 ‰.

    3. PARCELLA

    Terreno disinfettato con materiale solfifero Irpino

    Piantine provenienti da semenzaio trattato con calciocianamide

    Piantine disinfettate con soluzione di solfato di rame al 1 %

    4. PARCELLA

    Terreno trattato con solfato di ferro

    Piantine provenienti da semenzaio trattato con solfato di ferro e trattate in bagno di Uspulum al 4

    ‰ all’atto del trapianto.

    5. PARCELLA

    Terreno trattato con calciocianamide Kg. 2

    Piantine provenienti da semenzaio trattato con calciocianamide; immerse nella poltiglia bordolese all’atto del trapianto.

    6. PARCELLA

    Terreno trattato con calce viva

    Piantine provenienti da semenzaio trattato con calciocianamide e solfato di ferro e che hanno ricevuto il bagno di Uspulum al

    2 ‰ al trapianto.

    7. PARCELLA

    Terreno trattato con 100 litri di formalina all’ l %

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato.

    8. PARCELLA

    Terreno trattato con calce viva

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato.

    9. PARCELLA

    Testimono

    Terreno non disinfettato e piantine provenienti da semenzaio non disinfettato.

    10. PARCELLA

    Testimono

    Terreno non disinfettato e piantine prodotte dal seme di Campobasso.

    (piante per ogni parcella N, 100)

    II trapianto si effettuò il 3 Agosto alle ore 18; la temperatura dell’aria era di 25°; quella del terreno, a 15 cm. di profondità, di 22°; quella dell’acqua con cui venne effettuato l’innaffiamento, 15°.

    Osservazioni.

    Fino al 20 Agosto non si verificò alcun caso di mortalità tanto nelle parcelle trattate, quanto in quelle non trattate.

    ______________

    Si è notato un fatto curioso: in una sedanaia limitrofa nella quale la coltura del sedano si ripeteva per il 4° anno; in questa sedanaia la 1. parcella trapiantata il 24 Luglio presentava al 2 Ottobre, il 5 % di mortalità; la 2. parcella limitrofa, trapiantata la sera dopo presentava una mortalità del 15 %; la terza parcella trapiantata la terza sera presentava il 45 % di mortalità. Secondo quanto asserisce l’ortolano il trapianto venne effettuato in identiche condizioni di ambiente

    <19>

    II 29 Agosto si notano le prime fallanze; nella parcella N. 5 si ha un sedano colpito; nella parcella N. 7 se ne contano 5. Nella parcella di controllo si notano 6 perdite.

    Il 3 Ottobre la percentuale totale delle perdite era la seguente:

    Parcella

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    10%

    6%

    12%

    10%

    6%

    0%14%

    2%16%12%

    * * *

    Esperienza Oscar Mattioli Pissignano

    Il terreno destinato a coltura, accuratamente preparato dopo la mietitura del frumento, venne ripartito in vari appezzamenti secondo lo schema seguente; il trapianto si effettuò il 20 Luglio alle ore 19. La temperatura dell’aria: 26° quella dell’acqua destinata all’irrigazione, 14°.

    Disposizione terreno del Mattioli

    PARCELLA 1

    Disinfettata con calce viva

    (Q.li 30

    per Ha.)

    Piantine prelevate dal semenzaio disinfettato di calce. (Fittone non mozzato).

    PARCELLA 2

    Disinfezione con solfurodi carbonio

    Kg. 1,500

    Piantine provnienti da semenzaio disinfettato col solfuro di carbonio.

    PARCELLA 3

    Disinfettata con calciocianamide

    Kg. 2

    Piantine provenienti da semenzaio disinfettato con cianamide.

    PARCELLA 4

    Disinfezione con solfato

    di ferro

    Kg. 2

    Piantine provenienti da semenzaio disinfettato con solfato di ferro.

    PARCELLA 5

    Disinfettata con formalina all’1% ; litri 80

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato.

    PARCELLA 6.

    Trattato con materiale solfifero irpino Kg. 6

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato.

    PARCELLA 7

    Senza trattamento

    Piantine provenienti da semenzaio disinfettato con calce viva e trattate col bagno della poltiglia bordolese 5 minuti.

    PARCELLA 8

    Senza trattamento

    Piantine provenienti da semenzaio trattato con cianamide.

    Piantine trattate con bagno ramato per 5 min.

    PARCELLA 9 Dininfezione con Uspulum in polvere gr. 500

    Piantine provenienti da semenzaio trattato con Uspulum.

    PARCELLA 10

    Senza letame con sola concimazione minerale

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato.

    PARCELLA 11

    Senza disinfezione

    Piantine provenienti da semenzaio non disinfettato.

    Seme di Campobasso

    PARCELLA 12

    Senza disinfezioni

    Piantine provenienti da semenzaio senza dlsinfezioni.

    (piante per ogni parcella N. 100)

    <20>

    Osservazioni. 27 Luglio. La parcella N. 3 presenta piante ustionate, causa la calciocianamide; le piantine ustionate vengono rimpiazzate. La parcella N. 5 (trattata con formalina) mostra le piante un po’ sofferenti ma senza traccie di alterazioni preoccupanti.

    Agosto

    5. Le piantine delle parcelle N. 3 e 5 sono state in gran parte sostituite perché ustionate.

    Si rimarca un solo caso di bacteriosi nella parcella N. 11 e 2 casi nella parcella N. 12. Le altre sono del tutto immuni.

    * * *

    Il 23 Agosto le perdite verificatesi nelle diverse parcelle furono le seguenti:

    Parcella N. 1 piante i su cento

    Parcella

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    N.

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    piante

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    1

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    su cento

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    »

    Il 25 Novembre, epoca in cui tutte le piante furono tolte dal ‘terreno, le perdite totali erano date dalla seguente nota:

    <21>

    Parcella

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    N.

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    piante

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    * * *

    Le prove fino a quest’anno se non diedero un esito completo, ci furono favorevoli per poter orientarci verso un ordine di idee concrete.

    Assodammo:

    1.) che la malattia nelle piante trattate con qualsiasi disinfettante comparisce più tardi che non nelle piante non trattate;

    2.) che il letame favorisce molto lo sviluppo della malattia;

    3.) la disinfezione delle radici delle piantine all’atto del trapianto si è dimostrata completamente inutile;

    4.) nessuna differenza d’infezione s’è riscontrata tra le piantine a cui all’atto del trapianto si è mozzato il fittone

    e quelle intatte;

    5.) che non è vero quanto erroneamente si credeva che le piante non trapiantate rimanessero immuni dalla malattia;

    6.) che adoperando semi provenienti da località non infette le piante rimangono immuni dalla malattia;

    7.) che è erroneo quanto alcuni asserivano che trapiantando nelle ore di tarda sera si riusciva ad avere immunità del male;

    <22>

    8.) sembra che le annate eccessivamente asciutte favoriscano sensibilmente sull’infierire della malatta;

    9.) la cattiva abitudine seguita dagli ortolani di gettare nei fossi le piante guaste invece di raccoglierle e distruggerle contribuisce grandemente alla diffussione del male;

    10.) che i terreni vergini della coltura del sedano non restano immuni della malattia;

    11.) che di tutti i disinfettanti adoperati sembra che dia maggiore affidamento la calce viva.

    Questo fatto mi indusse a tentare nuovamente le prove, adottando calce viva in grandi dosi per disadicificare il terreno reso certamente acido con le abbondantissime ed anzi eccezionali concimazioni letamiche annualmente prodigate al terreno; ed anche perché il bacillus apii sembra vivere più agevolmente in ambiente leggermente acido.

    ______________________

    Esperienze dell’anno 1924.

    Le esperienze vennero limitate a l’uso della sola calce viva.

    Nel podere del Sig. Oscar Mattioli di Pissignano un appezzamento espressamente coltivato a sedani venne diviso in due parcelle di egualissime dimensioni e comprendenti ciascuna egual numero di piante (600). (Parcella A e Parcella B).

    La parcella (A) venne trattata con calce viva sfiorita in ragione di 20 q.li per ettaro, interrata all’atto della lavorazione preparatoria del terreno, eseguita in Luglio. Tutte le altre cure colturali concimazioni ecc. furono perfettamente eguali per le piante delle due parcelle. Il 10 Agosto si cominciò a verificare il 1. caso di bacteriosi nella parcella non trattata; (B) l’11 Agosto vi fu la seconda perdita; nei giorni successivi le perdile vennero segnalate come appresso:

    <23>

    AGOSTO

    SETTEMBRE

    OTTOBRE

    Giorni

    del

    mese

    SEDANI GUASTI

    Giorni

    del

    mese

    SEDANI GUASTI

    Giorni

    del

    mese

    SEDANI GUASTI

    Parcella

    A

    Parcella

    B

    Parcella

    A

    Parcella

    B

    Parcella

    A

    Parcella

    B

    1

    1

    2

    5

    1

    5

    4

    2

    2

    2

    2

    3

    3

    2

    8

    3

    3

    4

    4

    2

    5

    4

    2

    12

    5

    5

    4

    5

    3

    6

    6

    4

    3

    6

    1

    1

    7

    7

    6

    7

    6

    8

    8

    3

    4

    8

    9

    9

    9

    1

    4

    10

    1

    10

    1

    2

    10

    3

    11

    1

    11

    5

    11

    12

    12

    2

    13

    12

    1

    13

    13

    4

    13

    2

    14

    14

    3

    9

    14

    1

    1

    15

    15

    6

    15

    2

    16

    2

    16

    3

    8

    16

    1

    2

    17

    17

    5

    17

    1

    18

    18

    9

    18

    19

    19

    5

    19

    12

    37

    20

    20

    2

    11

    20

    21

    21

    4

    6

    21

    22

    22

    2

    7

    22

    23

    15

    23

    1

    23

    24

    5

    24

    3

    2

    24

    25

    25

    4

    4

    25

    26

    1

    2

    26

    26

    27

    1

    27

    1

    6

    27

    28

    3

    6

    28

    2

    11

    28

    29

    8

    29

    8

    2

    29

    30

    11

    30

    2

    13

    30

    31

    1

    31

    Totale

    5

    52

    75

    141

    43

    62

    Totale sedani periti; parcelle trattate N. 123, (21 %); non trattati N. 255, (51%)

    <24>

    E’ da notarsi che la stagione decorse eccezionalmente siccitosa e calda quindi favorevole allo sviluppo della

    bacteriosi.

    Il risultato così incoraggiante, per quanto non definitivo, dava adito alle migliori speranze e quindi volli ripetere l’esperienza nell’anno successivo.

    ___________________

    Esperienze dell’anno 1926.

    Il terreno in cui furono svolte queste prove fu sempre quello del Sig.

    Oscar Mattioli, solerte ed attentissimo agricoltore il quale con la scrupolosa esattezza con cui si atteneva alle prescrizioni suggerite contribuiva efficacemente al buon andamento della esperienza.

    Come nell’anno precedente vennero scelti due appezzamenti di eguale superficie e perfettamente identici, divisi da una roggetta irrigatoria e su uno di questo appezzamento venne somministrata calce viva sfiorita in ragione di 30 q.li per Ettaro (dose più elevata di quella dell’anno precedente); durante lo sviluppo delle piante si ebbe cura di gettare nell’acqua d’irrigazione destinata alla parcella disacidificata, qualche pezzo di calce viva in modo da rendere l’acqua stessa alquanto lattiginosa, quindi alcalina. Tutte le altre cure colturali furono perfettamente identiche per le due parcelle.

    L’estate del 1926 decorse piovosa e fresca; condizioni queste molto contrarie allo sviluppo della

    bacteriosi che assume maggior virulenza nelle annate eccezionalmente siccitose e calde.

    L’attacco quindi del parassita fu abbastanza lieve e la mortalità dei sedani nelle due parcelle si verificò con le seguenti proporzioni:

    <25>

    Parcella trattata, perdite 13%

    » non trattata » 25%

    L’esperienza del 1926 confermava ancora una volta l’efficacia della alcalizzazione del terreno ma il risultato non poteva considerarsi definitivo per quanto buono; nel 1927 volli quindi seguitare le prove.

    ___________________

    Esperienze del 1927.

    Fiducioso di arrivare alla meta, ripetei le prove nello stesso terreno Mattioli e volli adoperare un mezzo più potente per disadicificare il terreno, usufruendo di una sostanza praticamente adoperabile, economica ed alla portata di tutti «la cenere di sansa di olive ». Questa sostanza presenta inoltre il non comune vantaggio di essere un ottimo fertilizzante contenendo il 2% circa di ossido di Potassio e il 2% di Anidride fosforica. La miscela somministrata, come al solito, all’epoca della lavorazione del terreno, fu così costituita:

    Calce spenta in ragione di 20 q.li per Ettaro

    Cenere di sansa di olive di 20 q.li per Ettaro

    Come negli anni precedenti le parcelle contenevano 200 piante ciascuna (nel terreno non si erano mai coltivati sedani). La stagione decorse eccezionalmente siccitosa e calda.

    La coltura si svolse normale tanto durante il periodo del semenzaio quanto durante il ciclo vegetativo delle piante. Il primo caso di

    bacteriosi si verificò il 27 Agosto nella parcella non trattata; mentre il primo caso nella parcella trattata si notò il 9 Settembre. Il numero delle perdite si dimostrò come è esposto nella presente tabella:

    <26>

    (Parcella A non trattata; parcella B trattata).

    I sedani della parcella trattata rimasero nel terreno fino al 15 di Novembre senza che si verificasse più alcuna perdita, mentre i sedani della parcella non trattata furono tolti tutti entro il 24 Ottobre. In conclusione nella 1a parcella non TRATTATA ABBIAMO AVUTO 120 PERDITE su 200 PIANTE, pari al 60°/°.

    Nella 2a parcella trattata abbiamo avuto N.° 6 perdite pari al 3%.

    A noi sembra che il risultato sia definitivo e possiamo quindi ormai affermare che la bacteriosi del sedano è definitivamente vinta.

    Veniamo alla parte economica della questione <27>

    Kg.

    20 di cenere di sansa sono costati

    ” ” calce viva ” ”

    L. 2

    ” 3
    ______

    Totale

    L. 5

    Con una spesa di lire

    cinque si sono salvate 114 piante di sedano del valore di oltre 100 lire.

    Invece di calce spenta può adoperarsi la

    calce di defecazione degli zuccherifici; ed invece di cenere di sansa le ceneri di legna in dosi alquanto maggiori.

    NOTA

    Sull’infezione nel corpo umano causata dai prodotti della decomposizione dei sedani colpiti da “Bacteriosi „.

    Nelle frequenti visite fatte alle

    sedanaie di Trevi durante le esperienze che ho descritto nel testo di questo studio, ebbi occasione di constatare che le persone addette alle coltivazioni, ed in ispecial modo le donne, andavano spesso soggette ad eruzioni cutanee caratteristiche più o meno gravi che si manifestavano quasi sempre nelle braccia ed al collo del piede.

    Interrogato i colpiti del male sulle cause di esso, mi venne assicurato che le alterazioni cutanee erano causate dallo eventuale contatto della pelle con il prodotto di disfacimento dei tessuti dei sedani affetti dalla

    bacteriosi; prodotto che, come si disse, consiste in una poltiglia giallo – ocracea, densa, inodora e senza alcun potere irritante.

    Dubbioso di tale osservazione, volli tentare su di me stesso la prova, e nel!’estate del

    1923 strofinai leggermente con un pezzo di sedano colpito dalla bacteriosi, ed in via di decomposizione, <28>
    la parte dorsale della mano destra. Lì per lí non ebbi a provare nessuna sensazione dolorosa né la pelle venne menomamente irritata; però dopo un paio di giorni la mano cominciò a gonfiarsi sensibilmente; la pelle diventò edematosa, si screpolò quà e là e si coperse di bollitine piene di un liquido sieroso abbondante, jalino, piuttosto denso senza odore; le bollicine erano di uniforme grandezza (quanto la capocchia di uno spillo) e quando si screpolavano per la fuor uscita del loro contenuto, davano luogo a croste abbastanza spesse che interessavano gli strati piuttosto profondi della cute. Qualche tempo dopo manifestatisi queste eruzioni e constatato la veridicità di quanto avevano asserito i coltivatori di Trevi, corsi subito ai rimedi prima che il male inoltrasse di troppo e mi sottoposi a cura medica con impacchi disinfettanti ed unguenti che mi furono prescritti all’uopo. Ciò non ostante il gonfiore della mano, che del resto mai mi aveva procurati forti dolori, e la formazione delle vescichette e delle croste durarono ancora per parecchio tempo e dové decorrere oltre un mese prima che fossi completamente ristabilito.

    Altri casi ben più gravi ebbi occasione in seguito di constatare nel contado di Trevi e degno di particolare attenzione quello verificatosi lo scorso anno 1927 su di una contadina addetta alla coltivazione dei sedani dei Sig.ri fratelli Bonaca di Trevi. In questa donna la malattia assunse un carattere di gravità eccezionale; dapprima la formazione delle vescichette sierose e delle pustole investì gran parte dell’avambraccio; poi, probabilmente per trascuratezza, le pustole si trasformarono in ulcerazioni ampie, con bordi netti, ed accompagnate da abbondante secrezione di pus; i tessuti della cute vennero erosi negli strati più profondi, fino a raggiungere i tessuti muscolari. La <29> figura unita da una chiara idea delle alterazioni descritte. La paziente sottoposta a lunga cura medica non ottenne la guarigione completa se non dopo qualche mese.

    Ulcerazioni prodotte sulla pelle dai prodotti
    di decomposizione dei sedani colpiti da « BACTERIOSI ».

    * * *

    Ho voluto segnalare questi fatti che a me sembrano degni della massima attenzione e che meritano essere studiati e chiariti dai patologi, dai batteriologi e dai dermatologi.

    Le alterazioni descritte prodotte dal contatto della cute con i tessuti del sedano in decomposizione per bacteriosi sono dovute al microrganismo specifico di questa malattia ? oppure a saprofiti della decomposizione ?

    Nel pus o nel siero delle pustole umane si riscontra il Bacillus Apii ?

    In caso affermativo, inoculando questo pus in sedani sani si riproduce il male ?

    Ecco una serie di problemi che aspettano di esser risolti dalla scienza.

    <30>

    Noi abbiamo assolto il nostro compito nell’aver trovato il rimedio per combattere la bacteriosi del sedano e di ciò siamo paghi.

    Ad altri e con altri mezzi il compito di sviscerare a fondo l’importante questione biologica.

    Spoleto, 31 Agosto 1928 (VI).

    F. FRANCOLINI

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  • Processione notturna – La chiamata.

    Processione dell’Illuminata o di Sant’Emiliano

    La fine della chiamata

    Trevi, chiesa diS.Emiliano - Uscita della Processione (2006)

    Foto: Domenico Pistola, Fotomania Trevi

    Nella chiesa ormai quasi vuota si appresta ad uscire la statua, già scesa dal piedistallo, sostenuta da 12 portatori.
    Di seguito usciranno il Gonfalone municipale e le Autorità civili (a destra in alto).

    In questa eloquente foto del 27/1/2006, concessa da Fotomania, si possono riconoscere, oltre ai portatori e alle Autorità, le persone ancora in chiesa per assistere all’uscita della statua..

    Vedi: Foto della processione 2011 di Giovanni Bocchieri [rimosso 2014]

    Altre notizie sulla processione e sulla festa in un articolo di Tommaso Valenti del 1898.

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    069

  • La festa di S. Emiliano

    La festa di Sant’Emiliano

    Programmi dettagliati della festa negli anni: 2018. 2019, 2020, 2021. 2022, 2023

    (Da un articolo di Tommaso Valenti sul periodico La Torre di Trevi, anno I n°3 del 28/1/1898, ripreso in Curiosità storiche Trevane, Foligno, Campitelli, 1922)
    Il testo e le in colore sono stati inseriti all’atto di questa trscrizione

    La devozione a

    Santo Miliano

    , come lo chiamavano i nostri vecchi, è antica, si può dire, quanto Trevi. Della sua festa, del suo culto troviamo memorie nelle più antiche scritture del Comune.

    I Trevani, teneramente devoti di questo Santo, che li aveva, dopo S. Feliciano, istruiti nella fede di Cristo, cominciarono dall’innalzargli una chiesa nel sito più alto della Città, sulle rovine, credesi, di un tempio pagano, dedicato a Diana. L’antichissima Chiesa di cui non si sa con precisione l’anno della costruzione (forse il secolo XII)1, fu restaurata e rimessa a nuovo nel secolo XV. La fabbrica cominciata nel 1465 fu terminata circa venti anni dopo, e fu consacrata più tardi, ai 25 di aprile nel 1522 da Natale Vescovo di Veglia2, quello stesso che, come dissi più sopra, benedisse e battezzò la Campana della Torre. Dopo una serie di vicende, la Chiesa venne ridotta, pochi anni fa3, allo stato attuale su disegno dell’architetto Carimini, autore, tra l’altro, anche del palazzo Brancaccio in Roma. Qui non è mia intenzione occuparmi della Chiesa, ma solo del modo col quale nei tempi andati, si celebrava la festa di Sant’Emiliano.

    Dalle antichissime carte del nostro Archivio si rivela [rileva] come il Comune prendesse parte attivissima a questa, solennità. Lo stesso statuto trevano in varie sue Rubriche ne parla diffusamente . E, nella prima di queste, impone al Podestà ed ai Priori l’obbligo di celebrare questa festa, anche nella Cappella privata del Comune, sotto pena di 25 libre di danaro a testa. Essi dovevano pure intervenire alla processione, portando due ceri di sei libbre l’uno.

    Nelle Riformanze, dal 1355 in poi, si trovano ogni anno disposizioni relative alla festa di Sant’Emiliano. E la maggior parte di esse si riferiscono alla spesa che il Comune doveva sostenere in tale occasione, ed alle misure di precauzione che si dolevano prendere, per tutelare l’ordine pubblico in quei giorni; e queste misure consistevano specialmente nel nomine delle guardie, tante per Rione, chiamate zelatores pacis et concordiae. Le spese che il comune sosteneva erano assai rilevanti, tanto che nel 1395 si dovettero limitare e si ridussero a 100 libre di danaro, somma assai importante per quei tempi.

    Il segnale delle feste sacre e profane si dava otto giorni avanti, esponendo sulla Piazza “la statua della Mora armata di scudo e di sciabola4 , volgarmente detta l’Inquintana” come scrive Durastante Natalucci. Però bisogna notare che questo era nello stesso tempo il segnale delle festa carnevalesche5: d’allora in poi, fino alla Quaresima, era lecito darsi ad ogni sorta di scherzi, fra cui era preferito quello di tingersi il viso e di tingerlo agli altri, senza timore d’incorrere in alcuna pena.

    Per rendere maggiormente allegra la festa si facevano venire di fuori “suonatori di trombetti, tamburi, timpani, ciaramelle, chitarre e cetere” e ciò fino al 1356. Sembra però che quest’uso non fosse senza inconvenienti, perché il 19 gennaio 1600, il Consiglio deliberava “che non si ricevessero altri trombetti che i convicini”.

    1) Il testo tra parentesi manca nella primitiva stesura

    2) Veglia, città di circa 3000 abitanti, è capoluogo dell’isola dello stesso nome, situata nel Golfo del Quarnero. É anche oggi sede vescovile. Il vescovo Della Torre fu deposto dalla sua diocesi, anche a richiesta dei fedeli. (nota dell’Autore)

    3) Nel 1893

    4) Nella stesura originale e nel Natalucci: sciabla.

    5) Il Carnevale inizia il 17 gennaio secondo il calendario Romano e “otto giorni prima” della festa di S. Emiliano (28 gennaio) o della processione (27 gennaio) praticamente coincidono la data di inizio ufficiale

    Un altro divertimento riservato a questa occasione era il Palio con l’anello, che era5, credo, così detto perché il premio assegnato al vincitore era appunto un anello, quasi certamente d’oro. Di più al vincitore si dava un premio di due Scudi e, più tardi, una posata d’argento. Le spese di questa festa erano a carico dei pochi Ebrei dimoranti a Trevi. Essi dovevano mettere l’anello per la corsa, ed era prescritto che esso dovesse valere 50 Bolognini, e si doveva pagare il 1° gennaio. Così fu stabilito nel 1476. due anni dopo, però, questa disposizione fu modificata nel senso che gli Ebrei dovessero fare l’anello di sei once, una volta per sempre, e pagare ogni anno 60 Bolognini in contanti, pel vincitore. Questo divertimento del Palio doveva essere gradito assai ai nostri antichi. Infatti nel 1600 essi, che pure erano tanto devoti, stabilirono di non dar più cera a Sant’Emiliano, come di consueto, m d’impiegare il denaro corrispondente per fare un Palio, ossia stendardo, pel vincitore della corsa all’anello, dipingendo sulla stoffa lo stemma del Comune e quello del Podestà.

    E finalmente, altro emozionante divertimento di questi giorni era la caccia del bove. E questa doveva farsi a cura e spesa dell’appaltatore del pubblico macello, sotto pena di Scudi sei, e si faceva nella Piazza6. E l’usanza è durata fino ad una cinquantina d’anni fa. Ma in ultimo la caccia del bove si faceva per Natale.

    Ma lo spettacolo più serio al quale prendeva parte tutta la Città era l’”Illuminata, cioè la processione che si faceva, come ora, la sera della vigilia di Sant’Emiliano. A questa, come ho detto, dovevano intervenire il Podestà ed i Priori. Anche tutti i Sacerdoti e i Chierici della Città erano obbligato ad andarvi, sotto pena di uno Scudo di multa per i primi e di 5 Giulii per gli altri. I curati della campagna, che forse trovavano poco comoda per loro questa funzione sacra, riuscirono ad ottenere dalla Congregazione del Concilio, verso la metà del secolo7 XVIII, di essere dispensati dall’intervenire alla Processione. Dovevano andarvi anche i frati di tutti i Conventi, e , se si fossero rifiutati, perdevano il diritto di essere nominati predicatori a Trevi, quando fosse stato il loro turno; giacché il comune nominava, anno per anno, il predicatore della Quaresima, scegliendolo ogni volta in un Convento diverso. Però “quelle Religioni che non verranno alle Processioni generali8 non entrino in giro”. – Così stabilì il Consiglio il 12 febbraio 1658.

    I più recalcitranti erano i Monaci Olivetani di S. Pietro in Bovara. Per questi il Comune dovette scrivere alli Signori Superiori, con fare istanza che il Monastero si debba dare in governo ad altra nazione, oltre alla Perugina” metterlo, cioè, sotto la sorveglianza e la giurisdizione di più autorità, per renderli più obbedienti9.

    Le Confraternite, le Compagnie di Città e di campagna, con stendardi, il Magistrato, i Consiglieri, gli Ufficiali o Impiegati della Comunità, gli Artigiani con un capo per arte e col cero, i Medici e i Notari: tutti dovevano Andrea in Processione; pena uno Scudo ai mancanti10.

    Non sappiamo quale Immagini del Santo si portasse in Processione nei secoli anteriori al XVII, non essendoci in quei tempi alcuna statua, né alcuna reliquia di Sant’Emiliano. Fu soltanto nel 1613 ai 21 ottobre che il Consiglio deliberò “che si faccia l’Imagine di Sant’Emiliano di legno, ma che la spesa non passi 25 Scudi, con farvi l’arme della Comunità e che la spesa si faccia con licentia dei Signori Superiori”. – Questa somma però non fu sufficiente, e l’anno seguente, 1614, ai 23 di settembre, il medesimo Consiglio, in seguito ad istanza deliberava “che si diano al Capitolo di Sant’Emiliano, Scudi dieci, con licentia dei Superiori per compire l’Imagine di Sant’Emiliano, con conditione che si faccia l’arme della Città”. La statua di cui si parla fu compiuta nel 1615, forse a Foligno, e “condotta in Trevi con straordinaria allegrezza e sparo d’artiglieria” – Artisticamente è opera di nessun pregio. ha soltanto di notevole che quantunque opera del tempo in cui il seicentume cominciava ad imperare, pure è condotta con una certa parsimonia di stile. Però, a osservarla bene, si vede chiaramente che l’autore ha voluto, poco felicemente, imitare sia nella rigidezza della figura, che nella semplicità della sedia, il S. Pietro di bronzo che si venera nella Basilica Vaticana.

    5

    ) Nel testo del 1898 è qui inserito:

    né più né meno che l’attuale “corsa alla Stella”; consisteva cioè in una gara di fantini, come si dice ora, i quali dovevano, correndo, infilare un piolo nell’anello. Al vincitore si dava in premio due scudi e una posata d’argento”

    6) Quest’ultima frase e la successiva mancano nel testo del 1898

    7) La vecchia edizione riporta “del secolo passato”

    8) Cioè di S. Emiliano e del Corpus Domini

    9) 16 novembre 1623.

    10) Statuto Trevano, rubrica 46-47

    Nel 1660 un avvenimento di gran consolazione, per i devoti Trevani, fu il ritrovamento delle reliquie di Sant’Emiliano. Mentre a Spoleto si restaurava la Chiesa di Santa Maria “due incogniti pellegrini” indicarono agli operai il luogo dove erano sepolte le Reliquie del Santo11. E ivi, infatti, furono trovati il teschio e parte delle altre ossa, insieme ad un’ampolla di vetro con il sangue coagulato, nonché due graffi di ferro, macchiati di sangue. Queste reliquie furono poi portate a Trevi, e negli anni successivi recate in Processione.

    Però i fedeli non erano contenti dell’antica statua, poco confacente, anche per il suo stile modesto, alla pompa solenne della cerimonia cui doveva servire. E’ perciò che nel 1751 si dava commissione di un’altra Statua, a Pietro Epifani da Foligno. Sembra però, che questi incaricasse dell’esecuzione di quel lavoro un artista tedesco, allora residente in quella Città. In ogni modo, però, l’Epifani fu quello che stipulò il contratto, e che appose il suo nome nella parte posteriore della sedia, presso lo stemma del Comune. Questa Statua è pregevolissima opera di stile barocco, ed in essa l’artista ha saputo molto felicemente ottenere un insieme svelto ed elegante nonostante la pesantezza dello stile.

    La Statua ordinata nel 1751 fu compiuta nel 1753. Essa costò più di 500 Scudi, la maggior parte dei quali pagati dal Comune. Fu con gran solennità condotta processionalmente da Foligno a Trevi. Il Capitolo di Sant’Emiliano andò ad incontrarla sulla Piazza del Mercato, in mezzo ad una moltitudine di popolo, al suono di tutte le campane ed allo sparo dei mortari, come troviamo nelle antiche memorie12.

    Ed affinché la Statua non deperisse, l’ 11 febbraio 1753 il Consiglio deliberò di fare il credenzone per tenervela custodita, a patto che una delle chiavi di questo rimanesse in mano all’Autorità municipale.

    11) Un documento rinvenuto di recente attesta che le reliquie furono rinvenute nel corso di lavori di manutenzione straordinaria del pavimento del duomo

    12) Durastante Natalucci, Historia… di Trevi,1745, a cura di C. Zenobi, Todi 1985

    La storia e il cultoLa processione dell’Illuminata
    La Chiesa di S. EmilianoIconografia
    La festa Il culto di S. Emiliano a Ripa di Perugia
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    101

  • Teatro – la "rivista" degli studenti

    Il teatro Gli studenti e “la Rivista”

    Il Teatro Clitunno

    La Filodrammatica e i gruppi

    Le memorie di un filodrammatico

    di Augusto Bartolini

    Premio Città di Trevi

    Nell’immediato dopoguerra, un rinnovato entusiasmo si manifestò anche con un concreto impegno dei giovani locali, ma anche di elementi anagraficamente non più giovanissimi eppur altrettanto entusiasti, a formare un nuovo “Gruppo Artistico Trevano” che mise in scena un lavoro nell’Agosto del 1945.

    Immediatamente dopo gli studenti confluirono in blocco nella sezione locale dell’U.S.I. di nuova costituzione.

    L’U.S.I.,Unione Studenti Italiani, era già attiva nell’Università di Perugia fin dall’estate del 1944, quando “si cominciarono ad organizzare feste da ballo, piccoli spettacoli teatrali, gare di biliardo, ecc.”.1

    A Trevi, appena un mese dopo, a metà Settembre 1945, gli studenti misero in scena una “rivista” che ebbe grande successo e l’anno seguente si ripeterono l’esperimento.

    Di seguito riportiamo la cronaca di Antonino Sebastiani, corrispondente da Trevi del Messaggero di Roma, ripreso dalle pagine conservate da Giovanni Ferraro, dalle quali si evince che si era costituita anche una piccola orchestra

    Le aggiunte di diverso colore sono state apposte all’atto della presente trascrizione.

    Dal Messaggero di Roma – Cronache Umbre -17 settembre 1945

    L’USI scherza ma senza abusi al “Clitunno” di Trevi

    La U.S.I. ha organizzato un’attraente Rivista “La Usi scherza ma senza abusi” e l’ha esibita al nostro Clitunno, ottenendo moltissimi applausi.

    Ogni numero dal lavoro (parole e musica dei nostri bravi studenti) ha provocato tra il numeroso pubblico che gremiva il teatro, scatti di sincera e spontanea ilarità.

    Artisti ed organizzatori si sono prodigati in modo veramente encomiabile, sotto la direzione del presidente dell’USI prof. Duilio Testa.2 affinché lo spettacolo riuscisse degno delle nobili tradizioni studentesche. Eccovi i loro nomi a titolo di encomio: signorine Di Tommaso Antonietta (Ninì) ed Adele, Gigliola Giovannini e Onori Cecilia (Lietta), e Ferraro Giovanni, Loretoni Alberto e Mario, Antineo Sotis, Cruciani Francesco (Franco), Zenobi Ermanno, Bastoni Franco, Testa Enrico, Gaspare Santoni, Erminio Onori, Raffaele Alberini, Giovanni Meloni, Saverio Menghini, Isidoro Valentini e Dario Vicarelli, il quale ultimo si è particolarmente distinto anche come scenografo. L’orchestrina “O.S.T.” di nuova istituzione, sotto la direzione di Luigi Brunelli, per la prima volta ha suonato al Clitunno riscuotendo l’ammirazione e le simpatie generali.

    La graziosa rivista, vibrante di giovinezza e di brio, arricchita da altri attraenti numeri, a richiesta generale, sarà replicata Domenica prossima a prezzi popolari.

    Il Messaggero (Umbria) – 18 settembre 1946

    Brillante rivista dell’U.S.I. a Trevi

    Anche quest’anno la locale sezione dell’U.S.I. presieduta con ogni zelo dall’universitario Giovanni Meloni, ha organizzato due divertentissime serate con “Rivista più che rivista mai vista”.

    Clara Jajone , ha cantato con arte e finezza sorprendenti, tanto da dover concedere moltissimi bis, canzoni e romanze modernissime. Molto applaudita è stata Angelica Meloni che con grazia e perfetta intonazione ha interpretato varie romanze pure moderne. Franco Bastoni e Gastone Cecchini, due tenori in erba, sono piaciuti moltissimo nell’esecuzione di numeri del moderno ed attuale repertorio musicale.

    I fratelli Alberto e Mario Loretoni sono divenuti, sin dalle prime battute, i beniamini del pubblico provocando generale e schietta ilarità nell’imitazione di vari soggetti cittadini e nell’interpretazione di briose macchiette e scene comiche. Un ottimo elemento caratteristico si è anche dimostrato Gaspare Santoni, Raffaele Alberini, si è fatto notare quale preciso direttore di scena e nella “Sonnambula” insieme ad Antonietta (Ninì) Di Tommaso, Novella Donati, Cecilia (Lietta) e Erminio Onori, Francesco (Franco) Cruciani, Francesco Bartolini, Enrico Testa ed Isidoro Valentini nei vari numeri del ricco ed interessante programma.

    Come sempre, Giovanni Ferraro si è fatto onore nella sua qualifica di regista e quale impeccabile e distinto presentatore, coadiuvato egregiamente da Silvana Donati.

    Il Rag. Mario Bonaca.3, l’avv. Carlo Zenobi e il sig. Enrico Cavallari, hanno validamente collaborato perché “Rivista più che rivista mai vista” fosse organizzata ed eseguita in ogni sua parte a perfezione e riuscisse, come del resto è riuscita, di soddisfazione generale.

    La foto, ripresa nell’estate del 1945 ritrae molti personaggi,

    nominati nei due articoli a stampa, protagonisti delle “riviste” di quegli anni

    Foto gentilmente fornita da Lola Giovannini Brizi

    18
    4810131.6192023
    2579 1215212425
    136111417
    22

    1 -Cecilia (Lietta) Onori

    2 -Franco Bastoni

    3 -Anita Sampaolesi

    4 -Dario Vicarelli

    5 –

    6 -Grazia Meloni

    7 -Gino Fioretti

    8 -Bruno Marcelloni

    9 -Franco Cruciani

    10 –

    11 –

    12 -Gaspare Santoni

    13 -Mario Loretoni

    14 -Gigliola (Lola) Giovannini

    15 –

    16 -Duilio Testa

    17 -Ninì Di Tommaso

    18 –

    19 -Erminio Onori

    20 -Ermanno Zenobi

    21 -Giovanni Meloni

    22 -Antineo Sotis

    23 -Raffaele Alberini

    24 -Edda Ferraro

    25 -Silvana Giovannini

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    Teatro a Trevi: storia e tradizione La Filodrammatica e i gruppi Le memorie di un filodrammatico di Augusto Bartolini Premio Città di Trevi


    Note 1) Testo tratto nel 2007 dal web: http://oldperugiarugby.interfree.it/canzoniinni/goliardiaperugina.htm, ora (2013) non più attivo.

    2) Probabilmente la statura e l’elegante portamento di Duilio Testa, indussero il cronista a gratificarlo con il titolo di “prof”, mentre era ancora studente, essendosi laureato con una brillante tesi sull’Olivo a Trevi, nel 1946. Alcuni passaggi della sua tesi furono ripresi dal Desplanques in Campagne Umbre.

    3) Mario Bonaca, personaggio straordinario scomparso nel giugno 2007, non era ragioniere ma studente in legge, all’epoca probabilmente già laureato.

  • Presepi per le strade 2019

    Presepi per le strade 2022

    Ritornando ad una relativa normalità dopo due anni di pandemia si possono di nuovo rivedere i “Presepi per le Strade”.

    A Trevi da oltre 30 anni si allestiscono spontaneamente presepi di diverse dimensioni in vetrine, cantine, ingressi o finestre, tutti comunque visibili dalla strada.

    L’iniziativa, nata timidamente in ambito parrocchiale, ha avuto subito numerose adesioni, tanto che attualmente, nel periodo natalizio, si possono ammirare decine di presepi “aperti” lungo i suggestivi vicoli del centro storico e della Piaggia.

    Il principio ispiratore di tale manifestazione è stata una rilettura più ampia dello spirito del Natale, che riporta ai veri motivi per cui Francesco d’Assisi realizzò per la prima volta la sacra rappresentazione: il presepio rivolto all’esterno vuole essere un segno di gioioso annuncio ai passanti e di sincero e più profondo augurio.

    Nel programma dei “Presepi per le strade” l’Associazione VO.LA.TREVI ha allestito anche quest’anno dei presepi che hanno per tema la NATIVITÀ NELL’ARTE ispirati a opere pittoriche e i presepi NEL TERRITORIO che propongono aspetti paesaggistici e presenze storico-artistiche specifiche del territorio, poco noti, ma altamente significativi per la storia Questi grandi presepi sono reperibili nella piantina sul retro con i numeri 2, 3, 5, e 6.
    Il percorso è indicato da stelle comete bianche.

    Ubicazione dei vari presepi

    1- Via Roma,Chiesa di S.Giovanni

    2- Portici del palazzo comunale-

    Ricostruzione plastica della pittura nella Chiesa del Crocifisso nella Piaggia di Trevi

    (Assoc. Vo.La.).

    3-Via Natalucci

    “Natività nel paesaggio”- Ambientazione nel lavatoio sul Clitunno in Via Cannaiola

    4 – Via Dogali

    Amalia Cecchini

    5-Via Dogali

    Ricostruzione dell’ambiente palestinese ai tempi di Gesù

    6 – Vicolo Lungo

    “Natività nall’Arte” Ricostruzione plastica della pittura nella Chiesa della Madona delle Lacrime

    7 – Via della Fonderia

    Valentina Cecchini

    8 -Via della Salara

    Fam. Bibbolino

    9 – Via della Salara

    Fam. Ottavi

    10 – Via S. Francesco

    Paola Meloni

    11- Via dell’Orticaro, ang. via S. Francesco

    12- Via S. Francesco

    Gabriele Lombardi

    13- Via dell’Orticaro (Scalette via dei Setaioli) – Chiara Spellani

    14 – Via Ombrosa, Vittoria Curti

    16- Via dei Setaioli, Fam.Santilli

    17 – Via dei Setaioli-

    18 – Via Cavour

    Piergiogio Zappelli

    19 – Via Cavour

    Aldo Betori

    20 – Via De Gasperi (FUORI PIANTA) Circonvallazione a monte

    Fam. Di Pietrantonio e Gemma

    31 -Via della Piaggia

    Roberta Tabarrini

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  • Presepi per le strade 2015

    Presepi per le Strade 2015

    Rassegna dei presepi per le strade – Natale 2015


    1-Piazza Garibaldi (Pro Trevi) Vedi pagina propria

    2-Via Orto degli Spiriti (L. Politi) Vedi pagina propria

    3- Villa Fabbri (Ente Palio) Vedi pagina propria

    4- Via Lucarini (Ente Palio) Vedi pagina propria

    5 – Via Roma (Lucio Venanzi)
    6 -Via Roma (Ente Palio) Vedi pagina propria
    8 -Via Roma (Ente Palio) Vedi pagina propria
    9 – Via C. Amici – ang. Via della Rocca (ProTrevi) Vedi pagina propria

    10 – Via della Rocca , ang. Via Amici Vedi pagina propria

    12 e 11 Via Ombrosa

    11 – Via Ombrosa

    12 – Via Ombrosa

    13 Chiesa di s. Emiliano

    14 – Via Riccardi (Via interna di Palazzo Lucarini)
    14 – Via Riccardi (Via interna di Palazzo Lucarini) 15 – Via della Rocca (casa della Gioventù) vedi pagina propria

    16 – Via dei Setaioli
    17 – Via dei Setaioli
    18 – Via dei Setaioli 19 – Via dei Setaioli

    20 -Via dell’Orticaro, Salita via dei Setaioli
    21 – Via dell’Orticaro

    22 -Via S. Francesco , Salita S. Reparata

    23 – Via S. Francesco 61
    25- Via S. Francesco 25- Via S. Francesco

    27 – Via Salara

    28 – Via Dogali
    28 – Via Dogali 29 – Via Cavour

    30 -Via Cavour
    25- Via del Priorato
    Via della Piaggia

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    PRESEPI PER LE STRADE