Questa simpatica tradizione ha le origini negli anni ’80.
Le gentili signore stabilmente residenti a Trevi o coloro che vi si trovavano in villeggiatura preparavano dolci che poi venivano distribuiti a tutta la piazza e la Pro Trevi gratificava questo loro impegno con piccoli omaggi offerti dalle ditte locali.
Nuove e più stringenti norme di sicurezza alimentare non permettono più che si possano distribuire alimenti confezionati in casa e pertanto i dolci che vengono offerti ai numerosi avventori devono essere preparati in laboratori professionali
“Trevi in Piazza” nacque pressoché spontaneamente, quando alcuni volenterosi della Pro Trevi decisero di intrattenere i numerosi frequentatori della piazza con iniziative gastronomiche e musicali. Una piacevole tradizione, ormai ultra trentennale è il “Dolce Piazza”.
Le signore locali furono invitate a portare un dolce da dividere e servire agli ospiti e poi tutte le “pasticcere” venivano omaggiate con doni offerti dai commercianti.
L’iniziativa riscosse subito uno straordinario successo perché tutte le partecipanti impegnavano la propria esperienza e grande fantasia nel confezionare i dolci più belli e più buoni. Purtroppo la formula dovette essere presto modificata perché una più severa legislazione non permise più che si offrissero preparati alimentari confezionati al di fuori di laboratori professionali, ma è rimasta la prassi di gustare vari dolci, ora offerti dai bar e ristoranti locali e confezionati soltanto da professionisti, il tutto rallegrato da animazione musicale e da una tombolata con ricchi premi.
Da qualche anno l’associazione ha inserito un concorso dei dolci presentati per dare libero spazio a chi partecipa di interpretare la nostra iniziativa, o semplicemente rappresentando il bellissimo skyline del nostro piccolo borgo.
Quest’anno la serata chiude tutta una serie di iniziative promosse dalla Pro Trevi sabato 24 Agosto.
Purtroppo l’inclemenza del tempo, incerto fino alle 18, ha scoraggiato la partecipazione specialmente di coloro che sarebbero dovuti arrivare da più lontano … ma i dolci sono stati buonissimi!
Località del Comune di Trevi, a nordovest del capoluogo tra la “Flaminia” e il Clitunno
Il nome è legato alla chiesa intitolata alla Madonna con il nome di Santa Maria di Pietrarossa, anticamente Santa Maria di Pie’ di Trevi.
La pietra rossa è appunto un reperto murato in un pilastro di destra della navata centrale, recante un foro da cui probabilmente sgorgava acqua.
Il luogo ha molteplici motivi di interesse:
La sua ubicazione, al limite del “lacus Clitorius” di cui si ha memoria storica – successivamente regredito allo stato di palude e infine completamente bonificato – può aver favorito lo sviluppo di un porto naturale, o addirittura la sede di uno stanziamento preistorico.
Tutta la zona, da tempo immemorabile è ricca di reperti classici ubicati appena sotto il piano di campagna e frequentemente affioranti (vedi: Reperti archeologici)
Sede di antichissimi culti, trasformati poi dal cristianesimo, fu meta di pellegrinaggi e processioni. (Le processioni notturne delle donne di Trevi per S. Giovanni e S. Bartolomeo furono soppresse da Gregorio XIII, riprova della sopravvivenza di pratiche e credenze eterodosse.)
dal Corriere dell’Umbria 30/7/2016 – Foligno, pag.28
A Trevi sta suscitando grande interesse la campagna degli scavi archeologici in località Pietrarossa
Rispuntato un bel mosaico con la testa della Gorgone
TREVI – Per ora sono stati riportati alla luce, dopo due campagne di scavi, dei mosaici fatti con pietruzze di colore rosa, nero e bianco. Molto suggestiva, in particolare, una testa di Gorgòne (Medusa), il mostro mitologico ucciso e decapitato da Perseo. Ma gli scavi di Santa Maria di Pietrarossa stanno accendendo sempre di più l’attenzione e l’interesse degli archeologi e degli amanti di storia perché gli edifici riportati finora alla luce (strutture tardo antiche costruite su basi di piena epoca romana) lasciano ipotizzare che ci si possa trovare nell’area centrale dell’antica città di “Trebiae“, che insisteva, appunto, ai margini della Flaminia, mentre la rocca fortificata si trovava in alto, sul colle. Tra gli indizi il fatto di aver rintracciato in alcuni vani scorie di una attività metallurgica, che stanno a significare la presenza quanto meno di un laboratorio artigianale. Gli scavi di Santa Maria di Pietrarossa (sotto la direzione della professoressa Donatella Scortecci), che erano partiti come una pura attività didattica, con una quarantina di studenti provenienti da vari atenei di tutta Italia, si stanno rivelando una vera e propria “miniera”. E sono supportati, economicamente, dal Comune trevano, dalla Soprintendenza e dall’università di Perugia, oltre all’impegno dell’Associazione Umbria Archeologia.
La zona risulta frequentata e abitata già nel paleolitico, ma la stele di Bovara (IV-III sec. a.C.) certifica che qui si trovasse una comunità degli Umbri (lo sostiene anche Plinio il Vecchio: “Trebiani umbrorum antiquissima gens” – scrive). Gli studiosi ricordano che la rocca, sul colle, venne fortificata nel I sec. a.C. (ai tempi di Mario, Silla, Cicerone e Cesare, in età Repubblicana, tanto per essere chiari), ma che in pianura, proprio in vocabolo Pietrarossa, si sviluppò in particolare in epoca imperiale una vera e propria “civitas”, quando venne riattivato il percorso dell’ antica via Flaminia, come suggeriscono i ritrovamenti di diversi edifici monumentali.
Ne hanno scritto:
Trevi, gli scavi archeologici di Pietrarossa riportano alla luce mosaici straordinari
correda la relazione inoltrata alla Soprintendenza da
Vincenzo Giuliani
nel 1943.
Praticamente al centro del piazzale antistante la chiesa, alla profondità di m 1,70 fu rinvenuto “un blocco di pietra di m 1 x 0,95 x 1, posato sopra un selciato di lastroni esagonali irregolari di circa 70 cm di diametro, ben commessi ed in ottimo stato di conservazione”
Il Giuliani, “Maestro d’Arte”, personalità poliedrica con interessi in vari campi, non trascurò di segnalare il ritrovamento all’autorità con la relazione di rito.
Più volte raccontava dell’esistenza di un lastricato sotto il piazzale della Chiesa di Pietrarossa ma, anche per la straodinarietà dei fatti che portarono alla scoperta, il racconto assumeva quasi il carattere di favola, anche perchè era marginale nella narrazione dei tragici episodi della guerra e non ritenne importante evidenziare che aveva ufficializzato la scoperta.
Nel 1943, dopo l’armistizio, istauratasi l’occupazione tedesca, circa 70 uomini di Trevi furono arruolati per costruire a Pietrarossa un rifugio e un campo d’aviazione civetta
.2
Il reclutamento avveniva in base all’Organizione Todt (non TOD, come riportato da Zenobi, né TEDT secondo la Spina) dal nome del Ministro degli “Armamenti e degli Approvvigionamenti” del Reich, che aveva istituito l’organizzazione. Quindi il ritrovamento fu del tutto casuale, mentre la squadra nella quale operava Vincenzo Giuliani tentava di costruire un rifugio, opera che non fu più realizzata proprio per sopravvenute difficoltà di proseguire lo scavo a causa del rinvenimento del considerevole manufatto.
1)Archivio Storico della Sovrintendenza ai Monumenti e alle Galleria dell’Umbria, Perugia. In: Annamaria Spina, Santa Maria in Pietrarossa de pie’ de Trevi nell’Umbria – Restauro e sistemazione degli spazi esterni, Tesi di Laurea, relatore: prof. Maria Piera Sette; Correlatore Prof. Marina Docci. UniRoma “La Sapienza”, prima Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni”, Corso di laurea specialistica Architettura U.E. – A.A. 2006-2007, Tav. 2
2) Zenobi, Carlo; Storia di Trevi, 1746 – 1946, Foligno, Arquata, 1987, pag 373.
Primo tentativo di raccogliere la produzione letteraria locale.
intuitivo che si tratta di prodotti estremamente eterogenei, dalle opere auliche, storiche e teologiche alle rime dialettali trasmesse oralmente, che qui vengono trascritte per la prima volta.
Proprio da queste inizia la raccolta, per tentare di recuperare e conservare la produzione pi frivola, che andrebbe irrimediabilmente perduta nel giro di un paio di generazioni,
Stemmi della famiglia Valenti ( Stemmi delle famiglie patrizie, 1787 – Trevi, Archivio Comunale) (foto 1996).1
Famiglia Alfonso e Pio Valenti
Famiglia Giovan Battista Valenti
Famiglia Valenti di Riosecco
La più illustre famiglia di Trevi e una delle pochissime perpetuatesi fino ai giorni nostri.
É anche la più nota e importante
poiché negli ultimi otto secoli moltissimi suoi membri hanno avuto incarichi pubblici di rilievo in Trevi, nello Stato della Chiesa e altrove.
Tra i suoi membri si distinsero nei vari secoli:
Valente Valenti (XIV sec.) magistrato. Lunga iscrizione sulla sua
tomba in S. Francesco
Natimbene Valenti (XV sec.), riformò gli Statuti di Trevi e di Roma.
Benedetto Valenti (XV-XVI sec.). Collezionista di arte e oggetti antichi. Antiquitates Valentinae il primo catalogo d’arte a stampa, pubblicato proprio per illustrare la sua collezione.
Romolo Valenti, (XVI sec.) vescovo di Conversano. Partecipò attivamente al Concilio di Trento
.
Monumento sepolcrale
nella chiesa delle Lacrime.
Fausto Valenti, (XVI) protomedico in Roma.Costruì la bella
Villa Faustana
e l
‘altare della Trinità
in S. Emiliano
Erminio Valenti, cardinale
Alessandro Valenti
, primo Conte di Rivosecco
Ludovico Valenti
, nominato cardinale nel 1759, vescovo di Rimini dal 1759 al 1763 (Vedi:
Ritratto nel museo di Borghi
)
Tommaso Valemti, a cui è intitolata la scuola in Trevi, autorevole studioso di storia locale.