Categoria: Da sapere

  • TREVI, Italy – Church of S.Donato

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    The church stands on a diverticulum or little side-road of the ancient Roman road from Trevi to Foligno: the one highest up the mountain, just a few yards from the paved modern road. Its typical Romanesque architecture shows clearly that it is a rebuilding of a church at least three centuries older, since the dedication to St. Donatus is evidence of its Lombard foundation.

    Trevi, Italy. Matigge, Church of S. Donato from the southwest.

    Trevi, Italy. Matigge, Church of S. Donato from the southwest.

    Trevi, Italy. Matigge, Church of S. Donato from the southeast.

    A number of big limestone blocks, that found their reuse most specially in the southern wall of the church, certainly come from some large Roman monument and bear witness to the antiquity of the road.

    It was precisely these big blocks of Roman stone that piqued the curiosity of a Chicago traveler hunting down vestiges of classical antiquity: Bill Thayer covers the building in the two pages of his site devoted to

    S.Donato

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    Translated by Bill Thayer ©2010

    101

  • Chiesa S.Donato (Netherland)

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    Het kerkje staat bij een oud pad, meer bergwaarts van de oude Romeinse weg van Trevi naar Foligno, op enkel meters van de huidige weg.

    De typische romaanse architectuur bewijst het heropbouwen van een kerk die minstens 3 eeuwen voordien bestond en waarvan de toewijding aan S. Donato wijst op het ontstaantijdens de Longobardische periode.

    Trevi, Italy. Matigge, Chiesa di S. Donato, vista da sudovest.
    Trevi, Italy. Matigge, Chiesa di S. Donato, vista da sudest.

    Grote blokken in kalk, vooral gebruikt in de zuidelijke muur en zeker voortkomend van een groot Romeins monument, zijn de getuigen van de ouderdom van het wegtraject.

    Vooral de grote Romeinse blokken hebben een eigenaardige reiziger Bill Thayer uit Chicago nieuwsgierig gemaakt, die op zoek was naar alle klassieke getuigenissen en dit monument vermeldt op de bladzijde

    S.Donato

    van zijn erg imponerende website.

    Vertaling en bewerking Ludo De Graef- Antwerpen 2010

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    107

  • TREVI, Italie – Eglise S.Donato

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    Elle se dresse sur un diverticulum de l’ancienne voie romaine de Trevi à Foligno (celui le plus en amont), à quelques mètres de la route carrossable de nos jours. Son architecture romane typique permet de conclure que l’église actuelle succéda à une construction initiale plus ancienne d’au moins trois siècles, puisque sa consécration à St. Donat témoigne de son origine lombarde.

    Trevi, Italy. Matigge, Chiesa di S. Donato, vista da sudovest.

    Trevi, Italie, Matigge, Eglise S. Donato, vue du sud-ouest

    Trevi, Italy. Matigge, Chiesa di S. Donato, vista da sudest.

    Nombre de gros blocs calcaires, réutilisés particulièrement dans le mur méridional de l’église, proviennent sans aucun doute de quelque grand monument romain et servent d’indice à l’antiquité du tracé routier.

    Et ces gros blocs de maçonnerie romaine, précisément, de piquer la curiosité d’un voyageur américain de Chicago à l’affût de tout vestige de l’antiquité classique : le monument figure sur le site de William Thayer, en deux pages consacrées à

    S.Donato

    .

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    Traduit par WilliamThayer ©2010

    101

  • TREVI Ottobre 2019

    Comune di Trevi Ente Palio dei Terzieri Pro Trevi

    Ottobre Trevano 2019

    TREVI 4 – 27 ottobre 2019

    XXXIX Palio dei Terzieri Rievocazioni storiche Mostra mercato del sedano nero

    Rassegna Teatrale “Sipario d’Ottobre” Taverne medievali

    Dal 6 al 27- Ottobre sono aperte le Taverne dei Terzieri: www.terzieri.it

    Castello 366.9361668 – Matiggia 338.7054215 – Piano 334.2901352

    Programma

    Venerdì 4 ottobre, ore 20 – Centro Storico CONVIVIUM DEI TERZIERI e Disfida dei sapori cena itinerante per le taverne medievali

    Info e prenotazioni. 345 4004873, www.terzieri.it

    ore 21 – Teatro Clitunno – Sipario d’Ottobre

    OH DIO MIO! di Anat Gov Gruppo Teatrale Claet – Ancona

    Sabato 5 ottobre, ore 21 – Centro Storico CORTEO STORICO – Grande Festa Medievale a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Domenica 6 ottobre, ore 14.30 – Centro Storico CORTEO STORICO e XXXIX PALIO dei TERZIERI a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Venerdì 11 ottobre, ore 21 – Teatro Clitunno – Sipario d’Ottobre

    TERREMIGRANTI Direzione artistica: Cettina Sciacca

    Direzione musicale: Antonio Pizzi Associazione Culturale Sikilia – Messina

    Sabato 12 ottobre, ore 15 – 24 Centro Storico
    MERCATO MEDIEVALE a cura dell’Ente Palio dei Terzieri ore 21 – Centro Storico SFIDA DEI SUONI Duello musicale tra i tamburini dei Terzieri a cura dell’Ente Palio dei Terzieri Domenica 13 ottobre, ore 9 – 22 Centro Storico MERCATO MEDIEVALE a cura dell’Ente Palio dei Terzieri ore 9.15 – Piazza Garibaldi

    VI EDIZIONE GustaTrevi MTB Raduno non agonistico

    Info: 347 1741935 www.gustatrevimtb.it

    ore 11 – 20 – Piazza Mazzini

    GUSTA TREVI, Assaggi delle eccellenze del territorio a cura dell’Ass. Pro Trevi ore 15, Piazza del Teatro The big draw a cura dell’Ass. Pro Trevi e dell’Ass. Colori e Parole

    Venerdì 18 ottobre, ore 21 – Teatro Clitunno – Sipario d’Ottobre

    IL MARITO DI MIO FIGLIO di Daniele Falleri

    Filodrammatica di Laives – Bolzano

    Sabato 19 ottobre, ore 9 – 20 – Piazza Mazzini

    Anteprima della MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO

    55° SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA ore 20 – Centro Storico SCENE DI VITA MEDIEVALE, a cura dell’Ente Palio dei Terzieri Domenica 20 ottobre, ore 9 – 20 Piazza Mazzini MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO

    55° SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA

    a cura dell’Ass. pro Trevi e dei Produttori ore 10 – Ristorante Apriti Sedano
    A LEZIONE DI SEDANO NERO DI TREVI,

    laboratorio di cucina, a cura dell’Ass. Pro Trevi e Apriti Sedano.
    Contributo iscrizionre €10 – Info e prenotazioni 0742-781150 ore 12 – Piazza Mazzini CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL MIGLIOR SEDANO NERO

    ore 18 – Centro Storico SCENE DI VITA MEDIEVALE a cura dell’Ente Palio dei Terzieri ore 18 – Piazza Mazzini LANCIO DELLA MONGOLFIERA: un messaggio da Trevi al mondo
    a cura dell’Ass. Pro Trevi e dell’Istituto Tommaso Valenti

    Sabato 26 ottobre, ore 15.30 Piazza Garibaldi PALIO DEI RAGAZZI: Giochi popolari a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    VIRGINIA VA ALLA GUERRA di Norina Benedetti

    Teatro Estragone – Pordenone

    Domenica 27 ottobre, ore 9 – 20 Piazza Mazzini Castagnata e Antichi Sapori a cura dell’Ass. Pro Trevi

    IV Rassegna Teatrale “Sipario d’Ottobre”

    1° premio Ray Lovelock

    Venerdì 4 ottobre ore 21 Teatro Clitunno OH DIO MIO! di Anat Gov Gruppo Teatrale Claet – Ancona Venerdì 11 ottobre ore 21 Teatro Clitunno TERREMIGRANTI Direzione artistica: Cettina Sciacca

    Direzione musicale: Antonio Pizzi Associazione Culturale Sikilia – Messina Venerdì 18 ottobre ore 21 Teatro Clitunno IL MARITO DI MIO FIGLIO di Daniele Falleri

    Filodrammatica di Laives – Bolzano Sabato 26 ottobre ore 21 Teatro Clitunno VIRGINIA VA ALLA GUERRA di Norina Benedetti

    Domenica 3 novembre ore 17 Teatro Clitunno Premiazione Rassegna

    a seguire: NEMICI COME PRIMA, di Gianni Clementi, Regia Graziano Sirci

    Compagnia Teatrale ARCA

    info e prenotazioni 3334493572 – 3296034662

    Informazioni: Ufficio Turistico Comunale 0742.332269 www.comune.trevi.pg.it

    Associazione Pro Trevi – Piazza Mazzini, 5 Tel e fax 0742.781150

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    087

  • Palio dei Terzieri

    Regolamento della gara Albo d’oro Consiglio e Commissioni

    Palio dei Terzieri

    Dal 2008 al 2016 la gara del Palio si è svolta in notturna (sabato precedente la l^ domenica di Otobre)

    Nel 2013, per causa della pioggia, la gara si è disputata Domernica 6 ottobre alle ore 15

    Nel 2016 al gara non si è disputata per maltempo annunciato

    Nel 2018 per maltempo la gara è stata rinviata alla 2^ domenica (7 ottobre) alle ore 15

    RIFERIMENTO STORICO

    L’anno 1214 fu l’anno più doloroso per la storia di Trevi, perché vide il sacco e la distruzione della Città e del suo territorio da parte degli spoletini per volontà del Duca Theopoldo. Ma non tardarono molto i dispersi trevani a tornare ai propri luoghi, spinti e incoraggiati anche dal Papa Innocenzo III, ma principalmente per la volontà e l’ardore dei giovani che con “immenso travaglio”come dice Ranaldi negli Annali Ecclesiastici, gareggiarono per far emergere la Patria dalle rovine. Con riferimento al fatto storico nacque nel 1980 il “PALIO DEI TERZIERI” che, con giovanile festoso entusiasmo rievoca la tenacia e la generosità dell’avvenimento.

    Trevi, Italy. Palio dei Terzieri. Prima della sfilata
    Trevi, palio dei Terzieri- Sfilata per le vie del centro storico

    LA MANIFESTAZIONE

    Si svolge annualmente a Trevi la prima domenica di Ottobre. È una corsa fra tre carri che rappresentano i Terzieri (tradizionale suddivisione del territorio trevano in Castello, Matiggia e Piano) dei quali recano i rispettivi simboli. Il percorso di gara è di 800 metri. La partenza ha luogo nei pressi della “Porta Nuova” e si snoda lungo le antiche mura fino alla “Piazza del Comune” cuore della città. Qui la Mora (busto ligneo raffigurante il Saracino) attende impaziente che il “bàlio” (popolano al quale è affidato il gesto conclusivo della corsa) le strappi la chiave dalla mano destra per aprire la porta della torre e dare il tocco di campana, segno simbolico della riconquista della città. Gareggiano, per ogni Terziere, venti giovani “popolani”, che si alternano, in più staffette, nell’ardua e avvincente corsa, durante la quale uno traina e gli altri spingono con tutte le forze il carro, del peso di 430 Kg. Tra un cambio e l’altro non c’è tregua: dopo il passaggio del testimone si deve continuare a correre per raggiungere la Piazza entro due minuti dal tocco della campana del bàlio. Vince il terziere che ha impiegato minor tempo e commesso meno irregolarità. Il miglior tempo lo detiene il Terziere del Castello che nel 2004 ha vinto il Palio con 2’ 24’’ 01. (vedi Albo d’oro)

    Nell’edizione del 1999 si erano registrati tempi inferiori dovuti ad una riduzione del percorso che non poteva giungere fino a Piazza Mazzini (la piazza del Comune) occupata dai cantieri per la ricostruzione post terremoto.
    I tempi di percorrenza sono stati: 2′ 21” 64 (Terziere del Piano); 2′ 21” 82 (Terziere di Matiggia) e 2′ 21” 44 + 5” di penalità (Terziere di Castello). Nel 2005 la corsa è stata rinviata alla domenica successiva (9 ottobre) per avverse condizioni atmosferiche

    dal 2008 la gara si svolge in notturna alle 21. Per le avverse condizioni atmosferiche, la gara programmata per sabato 4 ottobre è stata rinviata alla sera di Domenica 5.

    Il Palio è preceduto il sabato sera dal CORTEO STORICO che si snoda per le vie cittadine in un suggestivo ambiente medioevale. Prendono parte al corteo oltre cinquecento figuranti in costume prettamente medioevale che terminano il percorso nella Piazza del Comune, dove il Capitano del Popolo, chiamati solennemente i tre Priori, stabilisce con un sorteggio l’ordine di partenza del Palio.

    (Ente Palio)

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  • Ristoranti e Pizzerie

    Strutture Ricettive

    Ristoranti e PizzerieTelefonoPrezzo medio ristorante a personaNote
    La Prepositura Via della Rocca, 1 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.385401Mercoledì90 coperti
    Hosteria del Magna’ e Be’ La Cantinetta – Loc. La Castellina 1-Bovara – 06039 Trevi (2 Km) Tel. 0742.381341Lunedì
    Pizzeria Pietrarossa – Loc. Pietrarossa 4 – 06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.780302Lunedì
    Pizzeria Ristorante Villa Iva Loc.Casco dell’Acqua – 06032 Trevi (6 Km)Tel. 0742.391101
    Pizzeria Spring House Tavern – Via Faustana 28 – 06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.381547Martedì
    Pizzeria Trattoria La Casareccia – Via Lucarini 19 –06039 Trevi (E2)Tel. 0742.780343Lunedì
    (agosto sempre aperto)
    Tavoli all’aperto
    Camere e appartam.
    Ristorante Birreria Pan di Zucchero -Loc. Camporeale 4, Pigge 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.781390
    Ristorante Calafuria – Via Vigna delle Noci 33, Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel.0742.381412
    Ristorante Casale San Fedele – Via Foscolo 6/A, Cannaiola – 06039 Trevi (6 Km)Tel. 0742.3817102
    Ristorante Enoteca Taverna del Sette Vicolo del Sette, 8 -06039 Trevi (D3)Tel 0742.780741Mercoledì
    Ristorante Hotel della Torre – S.S. Flaminia Km 147, Torre Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.391212
    Ristorante Il Nuovo Fienile – Via Cannaiola 1, 06039 Borgo Trevi (2 Km)Tel. 0742.381890LunedìBanchetti e cerimonie
    Ristorante Il Poggio Via Agozzi, Loc. Coste –06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.78883MartedìFino a 100 coperti
    Ristorante Il Terziere -Via Salerno 1 – 06039 Trevi (F1) web-site: http://www.ilterziere.comTel. 0742.78359Mercoledì150 coperti Tavoli all’aperto
    Albergo
    Ristorante LUlivo – Via Monte Bianco 23, Matigge – 06039 Trevi (3 Km) web-site: http://www.borgoulivo.itTel. 0742.78969Lunedì e Martedì
    Ristorante La Cerquetta – Via Flaminia Km 144, Parrano – 06039 Trevi (3 Km) web-site: http://www.cerquetta.itTel. 0742.38196315-25150 coperti Albergo
    Ristorante La Prepositura, Via della Rocca 1 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.385401
    Ristorante Le Vedute – Loc. Alvanischio 8, Bovara – 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.381337
    Ristorante Maggiolini – Via S. Francesco 20 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.381534MartedìTavoli all’aperto
    Ristorante Osteria La Vecchia Posta – Piazza Mazzini 14 – 06039 Trevi (D3) www.lavecchiaposta.netTel. 0742.381690GiovedìTavoli all’aperto
    Ristorante Pepe Nero, Via Popoli 25, Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.781247
    Ristorante Pizzeria Il Borgo – Centro Comm.le Piazza Umbra, Via Flaminia Km.147, Torre Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.679833
    Ristorante Pizzeria Il Rustico – Via S. Angelo Nuovo 36 -Cannaiola – 06039 Trevi (5 Km)Tel. 0742.381525
    Ristorante Pizzeria Locanda di Fanfaluca – Via Casa Gabbato, Loc. Parrano – 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.780441Mercoledì
    Ristorante Pizzeria Lo Stiriolo – Loc. Le Case 20, Coste – 06039 Trevi (3 Km) Tel. 0742.381958Tavoli all’aperto
    Ristorante Pizzeria Volare – loc. Morella, 3-06039 Trevi – (5 Km)Tel. 3479107788Lunedì Martedì
    Ristorante Taverna del Pescatore – Via Chiesa Tonda 50, Pigge – 06039 Trevi (5 Km)Tel. 0742.780920Mercoledì
    Ristorante Taverna del Teatro – Via. Roma 15 – 06039 Trevi Tel. 0742.381239 (E3)Tel. 0742.381239Mercoledì
    Ristorante Villa Silvana – Loc. Fonte Pigge 6, Parrano 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.78821
    RistorPub Pizzeria Le Prata – Loc. I Prati 1,
    S. Lorenzo 06039 Trevi (6 Km)
    Tel. 0742.381301Martedì

    082


  • Memorie veneziane a Trevi

    VERSIONE pdf>>

    MEMORIE VENEZIANE

    A TREVI

    <1>

    TOMMASO VALENTI

    Socio ordinario della R. Deputazione di Storia Patria per l’Umbria

    A

    TREVI (UMBRIA)

    OPERE D’ARTE – DOCUMENTI STORICI – RICORDI DOMESTICI
    PROFUGHI VENEZIANI A TREVI

    _________

    Con 8 illustrazioni e un fac – simile

    Presso l’Autore

    NOTE DI TRASCRIZIONE : Tra parentesi qudre in colore [Note aggiunte all’atto della trascrizione]
    numeri a sinistra in colore tra parentesi acute
    < > indicano l’inizio delle pagine del volume originale.
    Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano

    A SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA

    Mons. PIETRO TAGLIAPIETRA

    DI VENEZIA

    ARCIVESCOVO DELLA DIOCESI DI SPOLETO

    NEL GIORNO DELLA SUA PRESA DI POSSESSO

    TREVI

    L’AUTORE

    OSSEQUIOSAMENTE

    DEDICA

    _____________

    27 GENNAIO MDCCCCXXXV – (XIII)

    MEMORIE VENEZIANE A TREVI (Umbria)

    Nessuno ha finora osservato che la piccola città di Trevi è l’unica della nostra regione, che ha la fortuna di possedere più saggi di quelle arti luminose e bellissime, che dalla nobile Venezia tanta luce diffusero in Italia e nel mondo civile.

    Così pure sono ai più sconosciuti alcuni documenti storici di quella serenissima Republica, che si conservano a Trevi. E — ugualmente — mai si è saputo dei rapporti che alcuni cittadini trevani ebbero, nei tempi andati, con la celebre Republica, che è un soggetto così straordinario e singolare “da far rimanere senza parola, poiché in tutto il mondo non si può, né mai si potrà trovare uno Stato come questo” (l)

    Mi sembra, perciò, non inutile rievocare in queste pagine ciò che in Trevi tiene vivo il ricordo della Regina dei mari.

    I.

    OPERE D’ARTE

    LA PORTA DELLA CHIESA DELLA MADONNA DELLE LAGRIME

    OPERA DI GIOVANNI DI GIAMPIETRO DA VENEZIA

    Bella e grandiosa nella sua semplicità monumentale, la chiesa della Madonna delle Lagrime sorge sul pendìo sud – est della collina trevana, e guarda l’incantevole valle umbra.

    (1) «… tollit facultatem sermonis materia singularis, ex eo quod in orbe terrarum simile regnum non potest nec poterli inveniri». (Boncompagno da Signa, De malo senectutis, citatoda P. Molmenti, in La storia di Venezia nella vita privata, Bergamo, Arti grafiche, 1912, voi. I, pag. 50).

    Fig: 1 — Facciata della Chiesa della Madonna delle Lagrime.

    La costruzione, opera dell’architetto Antonio Marchisi, da Settignano, fu incominciata nel 1485. La facciata del tempio illuminata dal sole, quando volge al tramonto, ha riflessi di porpora e d’oro, che danno un risalto singolare a quel capolavoro di arte quattrocentesca, che è la porta principale, ornata da Giovanni di Giampietro — o Giampietri — da Venezia.

    (Fig: 1)

    Non è qui possibile trattare a lungo e particolareggiatamente di questo splendido esempio di arte veneziana(l); ma basti accennare che l’autore si dimostra qui artista di gusto squisito. L’architettura del portale, la sobrietà degli ornati, la verità della modellatura formano un insieme di eccezionale finezza e di buon gusto non facili a trovare.

    Il singolare carattere di questo lavoro fa pensare ad un artista originale, ma anche cosciente assimilatore; poiché il Giampietri ci ha dato qui il saggio di un’arte personale, tanto da lasciarci perplessi sulla scuola alla quale attribuirla. Poiché, se veneziano fu l’autore, non per questo l’opera sua può assegnarsi a quella scuola, che — di quei tempi stessi — coi Bregno, i Lombardi, i Rizzo, lasciava così luminose traccie
    e così splendidi esempi.

    Il nostro è un eclettico, che sembra dalla Venezia, dalla Lombardia, dalla Toscana aver tratto per l’arte sua ispirazione e lume.

    Il compianto Senatore Pompeo Molmenti — illustre storico di Venezia e critico d’arte valoroso — mi scriveva, dopo aver viste le riproduzioni fotografiche

    ____________________

    (1) Di questa chiesa e delle opere d’arte che l’adornano, mi sono occupato in un altro mio scritto: “La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime a Trevi (Umbria), Roma, Desclée & C., 1928, pagg. 318, con 60 illustrazioni e dieci documenti inediti.

    Il prezzo del portale fu fissato in 190 “fiorini”, più l’abitazione per l’artista, che, modestamente, si qualificava “lapicida”.

    Delle diverse vicende della esecuzione del lavoro ci parlano altri documenti, relativi a forniture di materiale, ad anticipi versati al Giampietri in contanti e in generi alimentari.

    A lavoro finito egli domandò un supplemento di prezzo; ed ottenne altri 8 “fiorini”. Il Giampietri sembrò essere soddisfatto; ma poi sollevò una questione curiosa: visto che il lavoro era andato per le lunghe — fu terminato nei primi mesi del 1498 — il Giampietri volle un compenso speciale per il tempo impiegato nel lavoro commessogli! E, dopo un lodo arbitrale, ottenne altri 25 “fiorini”. In tutto ne ebbe 207 più l’alloggio. (2)

    Fig: 3 — Portale della Chiesa della Madonna delle Lagrime – Particolare.

    * * *

    Mi dispenso dal descrivere la bella opera d’arte (Fig: 2) Accenno soltanto che due candeliere elegantissime ornano le lesène laterali (Fig: 3) che terminano con capitelli di ordine composito, di fattura squisita e del tutto nuova (Fig. 4). Le fascie laterali tra lo stipite della porta e le lesène, sono decorate di frutta, fiori, piccoli animali, eseguiti con rilievo e modellatura perfetti. Così dicasi delle teste di serafini che ornano l’architrave.

    Dalle illustrazioni qui unite si può trarre del lavoro un’idea più viva, per quanto molto lontana dalla impressione sorprendente e gradevole, che produce la vista dell’originale.

    (1) Lettera del Senatore Pompeo Molmenti allo scrivente, da Monìga sul Garda, in data 5 maggio 1915.

    (2) Oltre a questo di Trevi, il Giampietri eseguì un altro quasi simile lavoro per la chiesa parrocchiale del castello di Mevale, presso Visso a 750 m. sul mare. (Cfr: T. valenti, op. cit. pag. 151 ss.).

    Fig: 4 – Portale della Chiesa della Madonna delle Lagrime (Pag: 7) Capitello delle Lesène.

    .

    <8>

    UN DIPINTO DI SEBASTIANO DEL PIOMBO

    NELLA PINACOTECA COMUNALE [dal 1996 nel Museo di S. Francesco]

    Fig: 5 — sebastiano del piombo — La Pietà. (Ptg: 9)

    Anche della pittura veneziana si ha in Trevi un ammirevole saggio. È un dipinto su tavola, rappresentante “la Pietà”, ed è da secoli attribuito a Sebastiano Luciani, da Venezia, detto “del Piombo”, per l’ufficio che ebbe nella corte pontificia di custode del sigillo, col quale si piombavano le bolle papali.

    Questo quadro è conservato nella Pinacoteca comunale [dal 1996 nel Museo di S. Francesco]; ma la sua prima destinazione era un’altra: ed ha una storia tragica.

    Eccola in brevi cenni.

    Dal 1528 al 1541 esercitò in Roma, sotto i papi Clemente VII e Paolo III, l’ufficio di Procuratore Fiscale della Camera Apostolica il dottore “in utroque” Benedetto Valenti, da Trevi. Egli — oltre al modesto “salario” che così lo chiamavano — riceveva una percentuale, molto produttiva, su tutte le pene pecuniarie inflitte ai rei di qualunque delitto, nonché sul valore dei beni ad essi confiscati.

    Una volta — e fu nel 1531 — fu giustiziata in Roma “una donna che teniva camera locanda in Borgo, per avere admazato uno in casa sua”. Le furono, di conseguenza, confiscati tutti i beni; e la Camera Apostolica, per la porzione che su questi sarebbe spettata al Valenti, gli donò una bellissima pittura in, tavola — “una callidissima cona”, scriveva il Valenti —

    che egli stabilì subito di mandare alla chiesa della Madonna delle lagrime, per essere collocata sull’altare che egli aveva fatto costruire nella prima cappella a sinistra dell’entrata. Ed è egli medesimo che narra tutto ciò nelle sue Memorie autografe. (1)

    DOCUMENTI STORICI

    Fig: 7 – STATUTA DATII VINI (Legatura Veneziana) (Secolo XVI).

    II compianto ed illustre storico ed erudito umbro Giuseppe Mazzatinti, nella colossale pubblicazione da lui iniziata e tutt’ora in continuazione col titolo: “Gli archivi della storia d’Italia”, dava sommaria notizia fino dal1903 di due codici, che da me gli furono mostrati, siccome appartenenti al nostro archivio domestico. (1)

    Uno di questi porta il titolo: “STATUTA DATII vini”; ed è una raccolta delle disposizioni emanate dalla Repubblica di Venezia dal 1271 al 1584, su quanto riguarda — a scopo fiscale — la produzione e il commercio del vino nel territorio della Republica.

    *

    II codice è scritto alla fine del sec. XVI. Il formato è di m/m 210×300. La scrittura è corsiva minuscola. Il codice è cartaceo e conta 180 fogli

    di cui 15 bianchi in fine. Il testo è preceduto da un Indice per materia.

    La rilegatura è a nervi, sul dorso, in marocchino rosso, con riquadrature e fregi agli angoli interni ed esterni, in oro. Taglio dorato. (Fìg. 7)

    Nel mezzo dei piatti è un medaglione ovale sopra cui è impresso ugualmente in oro il titolo:

    STATUTA DATII VINI

    ____________________

    (1) G. M. Gli archivi etc., Rocca S. Casolano, Cappelli, 1903, Voi. III, pagg. 288, 289.

    Poiché scopo di questa pubblicazione è soltanto quello di rievocare e far conoscere l’esistenza di queste varie memorie veneziane a Trevi, non posso fare qui una recensione del contenuto del codice. Basti dire che questo è interessantissimo sia sotto il punto di vista storico, sia nei riguardi delle notizie agricole e commerciali che contiene, sia per la forma letteraria.

    È noto che la produzione del vino è sempre stata una delle più abbondanti del territorio veneto. Ma, per quanto ricca, la produzione non era sufficiente anche all’approvvigionamento della capitale della Republica; donde la necessità dell’importazione, specialmente dalle Marche, dalle Puglie, dalla Dalmazia, dall’isola di Candia.

    Le deliberazioni relative a tutta la materia riguardante la produzione, il commercio e il dazio del vino sono prese dai diversi corpi deliberanti della Republica; cioè dal Consiglio “dei Pregadi”, da quello dei Dieci “con la Zonta”, dal Collegio Maggiore, dal “Collegium Regiminis” o “Dominij.” O sono disposizioni emanate da organi speciali; come la “Camera Datij”, il “Collegio dei XII savij”, il “Collegium datiorum” o il Collegio “de li cinque Savij sopra la mercantia”. Contiene anche provvedimenti estratti

    dagli atti d’appalto del dazio sul vino; da un Registro del Comune di Cavarzere (Caput Aggeris), dal Capitolare Vecchio dei Governatori delle entrate, dagli atti del “Collegium parvum ad ballottandum caratores datiorum”, ecc. Letterariamente, poi, il codice è altresì di molto interesse, perché in gran parte, è scritto in dialetto veneziano, come era l’uso del tempo; ciò che rende anche piacevole e gustosa la lettura del testo.

    L’altro Codice veneziano indicato dal Mazzatinti, e che ugualmente trovasi nel nostro Archivio domestico, è una “Commissione”, cioè una raccolta di ordinanze, di regolamenti, e simili disposizioni che la Republica faceva trascrivere in codici, come questo, che venivano poi consegnati — perché le osservassero e le facessero osservare — a quei nobili cittadini che essa mandava come Rettori delle città del suo dominio di terra ferma. I codici delle “Commissioni” venivano presentati sempre con ricche rilegature, di cui si conservano molti esemplari anche nell’Archivio di Stato di Venezia e nel Museo civico Correr.

    * *

    Questo nostro codice

    (Fig. 8) è del formato di m/m 160 x 235; scritto su 79 fogli di pergamena, rilegato in marocchino rosso con impressioni in oro a “piccoli ferri”, il taglio è dorato. Sul piatto anteriore è impresso:

    ZACHA

    RIA E

    CONTAR

    ENO

    e sul piatto posteriore la data:

    mdl

    XI III.

    Mancano il primo foglio e il sigillo che pendeva dal dorso appeso ad un cordoncino di seta rossa e gialla di cui restano traccie.

    Fig: 6 — “Commissione” di Zaccaria Contarini (Pag. 12) (Rilegatura Veneziana 1564).

    Anche di questo codice debbo limitarmi a dare cenni brevissimi. Il testo è scritto in latino, fino a tergo del foglio 59. Il resto è in volgare, con qualche infiltrazione dialettale.

    Le disposizioni che contiene hanno tutte un interesse storico e giuridico, e meriterebbero un attento studio. Ma per dare almeno un’idea dell’importanza del codice, dirò che gli ordinamenti in esso contenuti si riferiscono ai più svariati oggetti: ma disposti senza ordine logico; onde si passa da un argomento all’altro senza un nesso almeno apparente.

    Troviamo così articoli che riguardano il commercio e il contrabando. Molte — e sono sparse qua e là — sono le rubriche che si riferiscono ai banditi. Le norme per l’ingresso del Rettore della città, quelle per i suoi rapporti col pubblico e con gli “ufficiali” dipendenti, per le onoranze permesse o no al Rettore, sono disseminate nel testo.

    Le industrie dei tessuti di lana e quelli di oro e di argento sono regolate da articoli speciali. Così l’annona, i calmieri, l’esportazione. L’amministrazione

    d

    el pubblico denaro è rigorosamente tutelata. D’altra parte, pene gravi ed atrocissime, come taglio di mani, di nasi, di orecchie, estirpazioni di occhi, sono minacciate ai falsar! e ai ladri.

    Altre norme provvedono agli schiavi, agli ebrei, ai feudatari, ai chierici, agli avvocati.

    E cento e cento altri soggetti ci passano sott’occhio in questa specie di statuto, che doveva essere la norma rigorosa alla quale il Rettore delle città del Dominio veneto doveva attenersi. E tutti sanno che la Serenissima non scherzava, ed era di una severità unica nell’esigere il rispetto alle sue leggi ed ai suoi ordini.

    II patrizio veneto cui questa “Commissione” era destinata apparteneva alla illustre e dogale famiglia dei Contarini. Egli nel settembre del 1564 prestò giuramento di procurare nel suo rettorato l’ordine e l’utile della Republica, “eundo, stando et redeundo”.

    Resterebbe a sapersi come questo codice, e l’altro di cui ho fatto cenno possano essere pervenuti in casa nostra. La spiegazione può trovarsi nella permanenza di un Valenti a Venezia, per molti anni.

    (

    1

    )

    <15>

    III.

    RICORDI DOMESTICI

    QUINTILIANO VALENTI di TREVI

    AL SERVIZIO DELLA REPUBLICA DI VENEZIA

    Nel 1626 era nunzio apostolico presso la Serenissima, Mons. Gio. Battista Agucchia, bolognese, vescovo titolare di Amasia, ed aveva tra gli addetti al personale della nunziatura il cittadino trevano Quiiitiliano, di Filiberto, Valenti, in qualità di segretario particolare (“Gentilhuomo confidente di segreteria”).

    In quella città il Valenti ebbe occasione di conoscere il veneziano Giacomo libertini,

    “contador” della zecca della Republica, il quale aveva una figlia, a nome Maria, che trovavasi educanda nel monastero di S. Bernardo di Murano.

    Quintiliano Valenti stesso narra in un suo libretto di memorie che il 29 luglio 1626, festa di S. Marta, si fidanzò (“toccai la mano”) con la suddetta Maria libertini, nello slesso monastero.

    Il matrimonio fu celebrato il 29 settembre successivo, nella chiesa di S. Maria delle Grazie, nell’isola già detta

    “della Cànava”, per le mani del Pievano di S. Trinità.

    Nel libro delle sue memorie Quintiliano Valenti registra le nascite dei suoi figli, che furono dieci. Il ricordo di questi piccoli avvenimenti domestici non meriterebbe di essere qui ripetuto; ma sta il fatto che, anche in essi, troviamo notizie riferentisi a Venezia. Così leggiamo che, il primo figlio dei coniugi Valenti-Ubertini nacque nelle case della Scuola (Corporazione) dei bombardieri, il giorno 9 luglio 1627, e fu chiamato Giacomo. Ma la ceremonia del battesimo, che avvenne nella chiesa di S. Trinità, fu solenne, e v’intervennero “per compari gli Eccellentissimi Signori Gio: Battista Foscarini, Simone Contarini, procuratori di S. Marco”; nonché Giovanni Renier, Ottaviano e Gio: Antonio Valier, tutti di famiglie dogali, ed altri gentiluomini.

    Quando il 17 novembre 1628 nacque un’altra figlia, “

    nelle case dei Padri Domenicani dei SS. Giovanni e Paolo sopra le Fondamenta nuove

    ”, la neonata fu battezzata nella chiesa di S. Maria Formosa e fu chiamata Valenzia. Anche a quella ceremonia intervennero illustri personaggi, come i Pro

    curatori di S. Marco Pietro Sagredo e Nicolo

    Contarini, insieme a Giorgio Giustiniani, Piero Lion, Alvise Renier, Alvise da Ponte.

    Ad un altro battesimo intervenne il nobile Gio: Francesco Labia, come procuratore del cardinale Sacchetti, insieme ai gentiluomini Antonio Renier, Giacomo Capello, tutti nomi ben noti nella storia di Venezia.

    Notevole, per la cronaca della città, è una memoria che Quintiliano Valenti ha lasciata della nascita di un’altra sua figlia, la quale venne al mondo nelle case della Scuola di S. Fantin. Alla neonata fu posto il nome Vittoria “per essersi in tali giorni avuto vittoria contro l’inimico della peste, “che per un anno e mesi haveva, con grande mortalità travagliata tutta “la città”.

    Dopo avvenuto il suo matrimonio con la Ubertini, Quintiliano Valenti, in data 14 aprile 1627, stipulava l’istrumento dotale, col suocero Giacomo Ubertini. Questo assegnava alla figlia Maria una dote di 2000 “ducati” e in pari tempo egli “prometteva, per sua cortesia, far ogni cosa possibile per “far haver al Signor Quintiliano un offitio di contador in Cecca (Zecca) “alla cassa dell’Illmo Sig. Depositario”. Ma, cosa curiosa ed incomprensibile oggi, all’ufficio, se concesso, dovevasi attribuire un valore da due amici comuni; e la somma doveva andare in aumento della dote assegnata alla sposa!

    Per la storia della zecca di Venezia può essere di qualche interesse un altro documento, che abbiamo nel nostro archivio domestico, sulla permanenza di Quintiliano Valenti in quella città e sui rapporti di lui con quella zecca.

    Il documento è una “Provisione” presa dai Provveditori e dal Conservatore in Cecca a favore del Valenti. Da questo atto che porta la data 18 “zugno” 1631 risulta che “il fedel” Quintiliano Valenti fino allora, e per molti anni aveva “sofferto fatiche nella medesima Cecca nelli carichi e maneggi più importanti e particolarmente in quello di Contadore dell’Ili, mi “SSri Provveditori e Depositario con quella [injinterrotta fede, diligenza et “assiduita che si conviene, e ciò ad imitazione del fedel Giacomo Ubertini “suo suocero”, del quale il Valenti, dopo averlo aiutato fino alla vecchiaia, aveva ottenuto il posto nella “Conterìa” del Conservatore del Depositario. Ma né il Valenti, né l’Ubertini avevano mai percepito alcun compenso, cioè il “salario” dovuto, che era di 6 “ducati” al mese, meno le solite “decime”.

    Su tutto ciò i Provveditori e il Conservatore “hanno fatto il dovuto riflesso et havuto in consideratione il merito del supplicante e il fruttuoso servizio che se n’è per ricevere per la sua peritia e sufficienza in carica

    <

    17>

    massime di tanta importanza,

    hanno concordemente terminato, acciò possi con la medesima fede et diligentia continuare lo stesso servizio, che le sia corrisposto il detto salario de’ducati 6 il mese” etc:.

    Il documento, che noi possediamo in copia, porta le firme di Francesco Morosini, Procuratore di S. Marco e Provveditore “in Cecca”, insieme all’altro Provveditore Benedetto Zustignan e al Conservatore Alvise da Lezze.

    Restava per me, dopo ciò, a sapersi in che cosa consistesse l’ufficio di

    “Contador in Cecca”. Nulla di meglio potevo fare che rivolgermi a persona di indiscussa competenza; quale lillustre Direttore della Biblioteca di S. Marco a Venezia, Prof: Luigi Ferrari. Ed egli, con grande cortesia, di cui gli sono gratissimo, mi dava notizie preziose, scrivendomi in data 5 gennaio 1935 in questi termini:

    “Marco Ferro nel suo Dizionario del diritto comune e veneto (Venezia, Santini, 1847, II, pp: 848 e segg:) alla voce “Zecca”, enumera le “magistrature che furono preposte a quella istituzione, che funzionava anche da Cassa depositi e prestiti dello Stato: Massari ali’oro e ali’argento, Provveditori in Zecca, Provveditori sopra gli ori e le monete, Conservatore, Depositari, Provveditore agli ori ed argenti in Zecca, Provveditore ai prò in Zecca, Provveditore ai prò fuori di Zecca, Revisori e Regolatori dell’entrate pubbliche in Zecca. Dei “Massari” lelenco è allegato anche all’opera di N. Papadopoli, “Le monete di Venezia”

    (Venezia, “Ongania; poi Libreria Emiliana, 1919, III, pp. 1009-1024)

    Ma non trovo parola dell’ufficio di Contador. Anche i colleghi dell’Archivio [di Stato] sono dell’opinione che si tratti del modesto ufficio “di contabile”. etc.

    Questi documenti trevani dimostrano, dunque, lesistenza di una carica in Zecca, finora sfuggita alle ricerche degli studiosi:

    E’rispettabile e ragionevole l’ipotesi che l’ufficio del “Contador”

    fosse quello di un modesto contabile; ma con tale ipotesi non si accordano le parole del documento che qui sopra ho riportato, dove è detto che il Valenti aveva avuto nella Zecca i carichi e i maneggi più importanti e particolarmente quello di Contadore. E, a proposito di tale ufficio, si loda più oltre del Valenti la “peritia et sufficentia, in carica massime di tanta importanza”

    Così pure non si spiegherebbe il fatto che ai battesimi dei figli di un modesto contabile intervenissero — e più volte — alcuni Procuratori di S. Marco. Ma, a prescindere da tutto ciò, sarei ben fortunato, dicevo, se da queste mie modeste pagine fosse venuta per la prima volta in luce una notizia di più sulla celebre Zecca di Venezia; mentre lascio ai competenti il precisare quali fossero realmente le mansioni del “Contador” che si trovava al fianco di quegli altissimi personaggi, che erano i Provveditori, il Depositario e il Conservatore.

    Dopo molti anni di permanenza a Venezia, Quintiliano Valenti faceva imbarcare per Ancona una parte della sua numerosa famiglia, restando egli a Venezia. Ma il viaggio non fu fortunato. Il Valenti stesso narra che durante la traversata “sorse per mare grandissima borasca, con pericolo di “annegarsi con sua madre cinque figli e tutta la servitù”. Anche il viaggio per terra, da Ancona a Trevi, fu disastroso perché “travagliato da continue “pioggie, parendo che il Ciclo e l’Inferno havessino congiurato contro questa “povera famiglia.”.

    Quintiliano Valenti rimase ancora a Venezia fino al 1646, e ne partì per assumere la Tesoreria della Marca a Macerata.

    GIO: BATTISTA VALENTI da TREVI

    all’assedio di la canea sotto il comando di DOMENICO MOCENIGO

    DA VENEZIA

    Era l’anno 1692, e Venezia combatteva ancora una volta contro il Turco. Ma la lotta era disuguale. Di che informato il papa Innocenze XII mandò le sue galee di rinforzo, insieme a quelle dei Cavalieri di Malta. L’intera flotta era al comando di Domenico Mocenìgo “capitano generale da mar” (ammiraglio) della Republica di Venezia.

    I veneziani, “desiderosi di una segnalata impresa, mettono l’assedio alla “Canea, città forte dell’isola di Candia e nel dì 17 luglio [1692], fatto lo “sbarco, diedero principio alle operazioni e il Capitan Generale Domenico Mocenìgo prese le migliori disposizioni per effettuare il disegno. Ciò nonostante sì vigorose furono le sortite dei Turchi, sì ostinata la difesa, sì

    <19> fortunati i soccorsi inviati dal Seraschiere all’assediata città che, dopo molto spargimento di sangue, convenne levare l’assedio”.(!)

    Trovavasi di quei tempi a Roma, arruolato nelle milizie pontificie il giovane ventiduenne Gio: Battista Valenti, da Trevi, figlio di Giacomo e di Porzia Ansidei, da Perugia.

    L’8 giugno 1691 Gio: Battista Valenti riceveva questo biglietto:

    “Dovendosi spedire in Levante le Galere per ordine della Santità di “N. S. Papa Innocenze XII, in soccorso della Serenissima Republica di Venezia contro al Turco e provvedere di Alfiere il Battaglione destinato all’imprese che possono occorrere; havendo la S. S. havuto in considerazione le qualità, requisiti e merito di Lei Gio: Battista Valenti si è perciò degnata di eleggerla, deputarla e costituirla Alfiere del medesimo Battaglione con tutti gli onori, pesi, facoltà, privilegi, prerogative, stipendio et emolumenti soliti e consueti. Et havendo Sua Beatitudine ordinato che se “ne faccia dichiarazione, si essequisce col presente Biglietto, in virtù del “quale si comanda che Ella sia riconosciuta, ricercata e trattata come tale “da chiunque si deve, sotto pena della disgrazia della Santità Sua e di altro “ad arbitrio”.

    “In fede etc.” Dato in Roma li 8 Giugno 1692

    (firmato) …. (illegìbile)

    “Commissario Generale.”
    “Reg. a e. 138. “Doni. Trosi Segretario.”(2)

    II 17 luglio successivo Gio: Battista Valenti si trovava a prender parte alle operazioni di assedio di La Canea.

    Come già detto l’impresa non fu fortunata. E le flotte riunite di Venezia, del Papa e dei Cavalieri Gerosolimitani, dopo eseguito lo sbarco, dovettero ritirarsi, senza aver raggiunto lo scopo.

    Ma le truppe avevano fatto il loro dovere. E a Gio: Battista Valenti il

    ___________________

    (1)

    L. A.

    muratori,

    Annali d’Italia, Roma Barbiellini, 1754, to: XI, parte I., pagg. 284, 285.

    (2) archivio valenti

    – Trevi – “

    Memorie Valenti Angelo di Valente e sua discendenza”, To, VII.

    comandante Domenico Mocenigo, rilasciava un ampio certificato col documento di cui presento il fac – simile.

    (Fig. 9)

    II testo è del seguente tenore:

    Fig: 9 — Diploma a firma di Domenico Mocenigo

    “Noi Domenico Mocenigo per la Ser.ma Rep.a di Venetia Capitano “Generale da Mar etc:.”

    “Ha aggregato alla nobiltà di natali il valore dell’operationi il Sig. Gio: Battista Valenti. Si portò alle occorrenze della campagna col Battaglione di Sua Beatitudine, e nei principij dell’attacco difficile della Canea militando in qualità di Alfiere tra i pericoli ed i cimenti che ha portato seco la grandezza dell’occasione fece a noi conoscere le conditioni del suo spirito generoso. Entrate poi le malattie negl’ufficiali superiori delle truppe medesime, ha dovuto assumere il comando di Capitanio, che sostenne con esperienza e coraggio, segnalandosi distintamente nel respingere i Nemici che erano calati ad opponersi alla ritirata delle armi Pubbliche dall’Impegno dubbioso della Piazza. Tali motivi ci hanno persuaso a rilasciargli il presente testimonio della nostra stima, con cui laccompagnamo alle considerazioni della Santa Sede per quegli effetti di gratia e di ricompensa che sono dovuti a soggetto sì qualificato”.

    “Dalla Capitana Generale – Acque di S. Teodoro 31 Agosto 1692”.

    Loco

    Sigilli Doni. Mocenigo – Gap. Gen.”

    “Marin Marini seg.rio

    La flotta dei Cavalieri Gerosolimitani, o di Malta, era agli ordini del Generale di Sbarco Conte Giacomo Le Bertieu de Coulombière, che era anche Sopraintendente delle truppe pontificie. In tale sua qualifica volle anch’egli rilasciare a Gio: Battista Valenti un attestato di lode, di cui qui appresso riproduco il testo, perché anche qui si contengono notizie relative all’impresa.

    “Noi Fr: Giacomo Le Bertieu Colombièr (sic) della Ven: Lingua d’Alvergnia e Generale di Sbarco per la Sacra Religione Gerosolimitana e Sopraintendente alle truppe Papaline etc:”.

    “Per li servitij valorosi prestati dal Signor Gio. Battista Valenti Nobile di Trevi, Alfiere del Battaglione delle truppe di N. S. P. Innocenze XII nelle occorrenze del difficile attacco della Piazza di Canea nel Regno di Candia, fatta dalle armi della Ser.ma Rep.ca e dall’armi ausiliari, facciamo palese a tutti i suoi bravi portamenti in tutte le occasioni pericolose, che le sono

    (sic)

    presentate con l’inimico, particolarmente essendosi distintamente segnalato nel respingere i Turchi calati ad opponersi alla ritirata delle truppe dal dubbioso assedio della

    Piazza, in

    cui fece spiccare il suo valore a tal segno che poco mancò che non restasse preda delle sciable turchesche, havendo tanto nella suddetta occasione quanto nell’altre sostenuto il comando di Capitano, stante le malattie che erano entrate nei Capitani delle altre truppe, tali motivi ci hanno persuaso d’accompagnarlo con il presente Testimonio della nostra stima, et in fede di che gli habiamo fatto fare la presente dall’Auditore della Nostra Sacra Religione e sua squadra, sottoscritta di nostra mano e sigillata col nostro solito sigillo”.

    “Dato dalla Galera Capitana nell’Isola San Theodoro nell’acque di La Canea li 30 Agosto 1692”.

    (firmato) “Le Chevalier de Coulombière”. (Sigillo)

    “Dr. Carlo Berici Auditore della Squadra della Sacra Religione d’ordine di Sua Eccellenza”(1)

    L’Isola di S. Teodoro, nel golfo di La Canea, era stata occupata dagli alleati fino dalle prime operazioni dell’assedio.

    L’attestato rilasciato dal comandante la flotta dei cavalieri Geresolimitani – a prescindere da quanto riguarda la persona encomiata – mi sembra abbia anche un valore storico non trascurabile. Basti notare che le parole che ac

    cennano

    (1) archivio valenti – loco cit:.

    alla difficoltà dell’attacco della piazza forte di La Canea ed alle dubbiose sorti dell’esito dell’assedio si leggono tanto nell’attestato rilasciato al Valenti dal comandante della flotta veneziana, come da quello della flotta di Malta. Segno che ambedue quei valorosi condottieri sapevano fin dal principio di impegnarsi in impresa rischiosa e di dubbio risultato.

    Se, con tutto ciò, vollero tentarla, ne possiamo dedurre che aveva ragione il Muratori, già citato, quando asseriva che i veneziani assalirono La Canea perché “desiderosi di una segnalata impresa”; senza tener conto delle difficoltà conosciute in antecedenza !

    E’così che il diploma che oggi per la prima volta viene alla luce, esce dalla ristretta cerchia dei ricordi domestici, e diviene un documento storico di più, su quella eroica, ma sfortunata impresa dei Veneziani.

    IV.

    I VENEZIANI

    PROFUGHI DI GUERRA A TREVI

    Quella che ho narrata fin qui, è storia più o meno antica. Ma commetterei una grave omissione se non ricordassi che un più recente vincolo sentimentale unisce Trevi a Venezia; ed è il ricordo dei molti profughi che, durante la guerra della vittoria italiana, lasciarono la loro città, per sfuggire ai grandi pericoli del barbaro bombardamento dei velivoli austriaci e si rifugiarono a Trevi.

    Ne ospitammo circa centocinquanta, che giunsero in più volte, dal 25 aprile ali’8 maggio 1918.

    Al loro primo arrivare quei nostri poveri fratelli, così pavidi e trepidanti, sembravano uccellini scacciati dal nido. Erano tutte oneste famiglie di artigiani, con le loro donne, i loro bambini, i loro vecchi. Pochi e malaticci i giovani. Gli altri erano al fronte !

    Devo dire, e senza vanterìa, che la popolazione nostra comprese tutta la delicatezza della situazione e fu presa da veramente fraterna simpatia per quei buoni e sventurati ospiti, che le autorità superiori avevano affidati alle nostre cure.

    La cittadinanza abbracciò e accolse con tutta cordialità quelle innocenti e inconsapevoli vittime della guerra. E fu una gara ammirevole tra persone

    di ogni ceto nell’assistere quei profughi, ai quali si cercò di procurare la migliore sistemazione che le circostanze permettevano. Fu così che i veneziani a Trevi rapidamente si tranquillizzarono. Essi gradivano tutto ciò che si faceva per loro. Accettarono volentieri i diversi generi di occupazione che potevamo offrire, con lassistenza del Comitato di mobilitazione civile.

    E i profughi, uomini e donne, mostrarono la migliore buona volontà e disposizione nell’adattarsi a tutto ciò che poteva rendere migliore la loro permanenza tra noi.

    Nell’inverno 1918 – 19 avemmo nel nostro territorio montano un buon raccolto di olive. E molte delle veneziane che erano qui e che non avevano mai visto “l’albero di Minerva”, accorsero volenterose al nuovo genere di lavoro e lietamente si affratellarono con le nostre operaie nella raccolta delle olive, ed unirono le loro voci ai canti con i quali le nostre campagnole son use allietare il non gravoso lavoro, che così assume quasi il carattere di un lieto convegno.

    E’con molta soddisfazione che posso rievocare questi episodi del tempo della grande guerra, perché in essi avemmo tutti una prova di quella fratellanza che unisce gli animi e i cuori italiani, quando s’inspirano ad un unico e santo ideale che — di quei tempi — era rappresentato dalla serena fiducia nella vittoria. E quando questa ci fu finalmente annunziata la sera del 4 novembre 1918, assistemmo commossi ad uno spettacolo indimenticabile di vera solidarietà italiana!

    La notizia del trionfo delle nostre armi giunse specialmente consolatrice ai cuori dei nostri ospiti veneziani. Chi, in quei giorni, vide l’espressione dei loro volti, lespansione della loro gioia, può ben affermare di aver visto che cosa sia felicità!

    Col 16 dicembre 1918 ebbe inizio il ritorno dei profughi alla loro Venezia; ed in breve tempo furono restituiti alle loro case.

    Non tutti, purtroppo! In quattordici mesi di permanenza a Trevi ben cinque dei nostri ospiti vennero a morte, ed ora riposano nel nostro pittoresco camposanto. Ma essi — poveretti! — avrebbero preferito dormire per sempre nella quiete della loro isola di S. Michele!

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  • T. Natalucci – Documenti inediti

    Tiberio Natalucci

    Documenti inediti di Storia Umbra ____________________________________________________

    Pubblicati
    Pel fausto avvenimento di nozze Tra l’Eccellentissimo
    Dott. Ludovico Ciccaglia Romano E la Egregia Signora
    Angiola Mancini Di Foligno

    Foligno, Tipografia di Feliciano Campitelli, 1861 _____________________________

    [Nota. Molte delle affermazioni dell’Autore sono ormai superate dalla critica storica più recente, ma gli si deve riconoscere il merito di aver aperto una discussione alla quale poi parteciparono molti studiosi locali. Per quanto ci risulta, fu il primo ad aver riesumato la Historia di Durastante Natalucci, della quale non si era più parlato da 110 anni. Sono state apportate tutte le correzioni secondo l’errata corrige pubblicato successivamente in appendice all’opuscolo dello stesso Autore Studi sulla Storia di Trevi del 1865. Nella trascrizione è stata rispettata l’arcaica punteggiatura originale. Il testo tra parentesi quadre [ ] è stato aggiunto all’atto della trascrizione. Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina: se non c’è spazio con la parola che precede significa che essa è stata divisa e risulta parte nella pagina precedente e parte in quella immediatamente citata]

    _____________________________

    MIO DILETTO COGNATO Allorché la vostra amata sorella Adelaide fu a me sposa, il benemerito e compianto Professor Carlo Guzzoni degli Ancarani volle intitolarmi alcuni Documenti molto interessanti di Storia Umbra che pubblicò il Bencini in Firenze nell’Aprile del 1851.
    Nel fausto vostro connubio con la egregia Signora Angiola Mancini di Foligno ho immaginato di proseguire la pubblicazione di tali documenti riguardanti l’Umbria, e specialmente Trevi mia Patria, come furono dalle antiche pergamene deciferati nel Codice manoscritto delle Memorie di Trevi raccolte con tanta cura lealtà e pazienza dal mio Avo Durastante Natalucci di Benedetta Memoria

    [codice pubblicato nel 1985 dalla Pro Trevi].

    Questi documenti mi porgono l’occasione di pubblicare sotto la forma di note illustrative le più importanti notizie di questa Città che fu tra le primitive degli Umbri; ma di cui nessuno finora dette in luce una storia.
    Gradite tutto come cosa che riguarda una contrada fino dai più remoti tempi abitata, dove avete parenti ed amici, e dove avete scelta una compagna che colle sue belle virtù feliciterà i vostri giorni e vi farà provare le pure e continuate gioje di Marito e di Padre.

    Trevi 26 Gennajo 1861

    _______________________

    Umbrorum gens antiquissima Italiae existimatur, ut quos Umbrios a Grecis putent dictos quod inundatione terrarum himbribusque superfuissent. (Plinio geogr. III. 14.)

    <5>

    TEOPOLDO DUCA DI SPOLETO VUOLE LA DISTRUZIONE DEL CASTELLO DI TREVI LA QUALE SEGUI’ DIFATTI NEL 1214. (A)

    Anno 1213. Hoc quidem tempore ego Theopuldus Dei gratia Dux Spoleti mea plena et spontanea voluntate trado atque concedo vobis Consulibus Spoleti scilicet D. Petro, Simono, Monaldo, atque bono Conte recipientibus pro Comunitate Spoleti totum territorium Treviensis et specialiter Turrim S. Benedicti et Castrum cum Colle, Azanum et Lapigum, Piscignanum, et Clarignanum cum toto territorio ipsorum et cum pertinentiis hoc pacto et conditione in isto contracto supposito quod ego dictus Dux promitto Vobis Consulibus nomine Comunitatis Spoleti recipientibus … proximo Settembris … destruere Castrum Treviensis sive … et modo ingenio cum adjutorio tamen vestro, quod quidem si extent in dicto termine facta omnia predicta ad me libere revertantur; sin autem hoc factum non fuerit ex tunc super predictis do trado, atque concedo vobis dictis Consulibus nomine Communitatis Spoleti recipientibus Castrum-ritaldorum cum omnibus ipsius Castri pertinentiis et de eo tenimentum trado et per eum pretium revocando cedo donoque licentiam in omnibus predictis uti et frui eodem pro velle vestro.

    Item promitto atque convenio vobis ubique adjuvare, manutenere Comunitati Spoleti et Consulibus qui erunt pro tempore contra omnes homines … quibus recepi a vobis cum dicta extitit condictio pactum de contra et conditionem.

    Insuper obligantes meos heredes ac successores pro Comunitate Spoleti recipientibus vestrisque successoribus et promicto predicta observare et de Colludio et molestia non facere nec fecisse sub pena pro stipulatione promissa mille marcarum argenti … firma permanere, renumptians in his om omnibus

    <6> exceptionibus et auxilio et beneficio omni legali quandocumque a me possit apponi aliquo tempore. Ego dictus Theopuldus Dux Spoleti hanc ut supra scribi rogavi et tactis sacrosantis Evangelis juravi predicta observare et nullo tempore contravenire. Nos Simon Berardi Bonichinus Franciscus, Philippus Io-Petrus Herrici, Paganellus, Paulus Retridie et Augustinus … in hys omnibus ut supra

    interfuimus et hujus rei rogati testes sumus.-

    Ego Io. Iudex rogatus scripsi.

    ° ° ° °

    TREVI PER AVER DATO AIUTO E FAVORE AI PERUGINI CONTRO FOLIGNO
    CHE NEL 1282 ERA PER LA CHIESA
    INCORRE NELL’INTERDETTO POSTO DA MARTINO IV CONTRO PERUGIA ( B )

    Honorius Eps Servus servorum Dei. Dilecto Filio Guardiano Fratrum minorum Castri Trevij Spoletane Dioc: salutem et Apostolicam benedictionem. Ex parte Potestatis Consilii Officilium Communis Castri Trevij et territorij ejus Spolet: dioc: fuit nobis humiliter supplicatum ut cum ipsi super excomunicationum et interdictorum sententiis aliisque processibus et penis pecuniarijs dudum in eos et ipsorum terram apostolica auctoritate prolatis pro eo quod contra homines de Fulgineo eorumque bona hominibus de Perusia modo in rebellione Romanæ Ecclesiæ persistentibus dederunt auxilium, consilium, et favorem per syndicum eorum legitimum ad hoc specialiter constitutum felicis recordationis Martini Papæ predecessoris nostri ac ipsius Rom: Eccles:

    <7> precise stare juraverint beneplacitis et mundatis sitque per eos de hujusmodi penis juxta nostrum beneplacitum nostre cameræ satisfactum ipsos a predictis excomunicationibus absolvi et interdictum hujusmodi relaxari per discretum aliquem misericorditer mandaremus. Nos igitur more pii Patris volentes benignius agere cum eisdem, ac satisfactionem hujusmodi acceptantes eos a prefatis penis et processibus pecuniariis presentium auctoritate absolvimus et quietamus discretioni tue de qua plenam in Domino fiduciam obtinemus per apostolica scripta mandantes quatenus auctoritate nostra prefatum interdictum relaxans eisdem Potestati Consiliarijs, officialibus et Hominibus Castri et territorij predictorum tam maribus[?] quam feminis cum ab ipsis requisitus fueris per te vel alium seu alios a prefatis excomunicationibus beneficium absolutionis impedas juxta formam Ecclesiæ consuetam et injugas eis penitentiam salutarem. Non obstante indulgentia si qua tibi vel ordini tuo a sede apostolica sit concessa, quod non tenearis te intromittere de quibuscumque negotiis que tibi per ipsius sedis litteras commituntur non facientes plenam et expressam de indulto hujusmodi et eodem ordine mentionem. Nolumus autem per quitationem absolutionem, et relaxationem hujusmodi eisdem hominibus de Fulgineo aliquod prejudicium generari quominus super dampnis illatis eisdem homines ejusdem Castri et territorij teneantur plenarie stare juri. Datum Palumbarie VI. Kal: Julii Pontif: nostri anno primo. (26 Giugno 1285).

    <8>

    BONIFACIO IX CONCEDE AI TREVANI IL REGIME ED AMMINISTRAZIONE DELLA COSA PUBBLICA DA ESERCITARSI COL TITOLO DI MERO E MESTO IMPERIO COLLA FACOLTÀ DI CREARE E RIMUOVERE OFFICIALI, GIUDICI, REGGITORI, IMPORRE LE TASSE, FAR GIUDICARE E DEFINIRE LE CAUSE CIVILI E CRIMINALI, INTERVENIRE AI PARLAMENTI GENERALI DELLA PROVINCIA; FARE ESERCITO, CAVALCATE GIUSTA L’USO, A CONDIZIONE CHE VENISSE ABOLITO QUALUNQUE STATUTO CONTRO LA CHIESA, LA INQUISIZIONE, LA LIBERTÀ ECCLESIASTICA E CHE NON FOSSE DATO RICETTO AI NEMICI SÌ MANIFESTI CHE OCCULTI, RIBELLI E BANDITI DELLA CHIESA. (C)

    (27 DICEMBRE 1389)

    Bonifatius Episcopus Servus Servorum Dei dilectiis Filiis Universitati, et Communi terre Trevij ad nos et ad Romanam Ecclesiam nullo medio pertinentis Spoletane Diocesis, salutem et Apostolicam benedictionem.

    Sinceræ devoctionis affectus, quem ad nos et ad R. Ecclesiam gerits, nec non inconcussæ vestre fidelitatis costantia promerentur ut Nos et vos et commune vestrum specialibus favoribus et gratiis prosequamur vobisque, de quibus gerimus in Domino fiduciam pleniorem nostra et ejusdem Ecclesiæ negotia fiducialiter committamus; hac igitur consideratione inducti vobis, et officialibus vestris, quos ad hoc duxeritis deputandos, curam, regimen, et administrationem ipsius Terræ Trevii ejusque comitatus et discrictus [sic] ad nos et ad dictam Ecclesiam immediate spectanctium cum illis, mero et mixto Imperio et omnimoda jurisdictione temporali, quæ inibi … per dictam Ecclesiam, seu per officiales per eamdem Ecclesiam ibidem, seu in Provincia Spoletani Ducatus, in qua hujusmodi Terra Trevii noscitur costituta, pro tempore deputatos de jure, vel privilegio, seu consuetudine exercere consueverunt, ad honorem nostrum, et ejusdem Ecclesiæ, ac statum pacificum et tranquillum Terræ prefattæ, nec non incolarum et habitatorum ipsius juste et fideliter exercendis autoritate Apostolica usque ad quinque annosa data presentium computandos, et alias Apostolicæ Sedis beneplacitum plenarie in temporalibus dumtaxat

    <9> committimus per presentes; et nihilo minus hujusmodi afficialibus vestris per eos deputatis, seu in posterum deputandis tempore et beneplacitu predictis durantibus per vos, vel alium seu alios questiones et causas quaslibet, tam civiles, quam etiam criminales, et alias cujuscumque speciei, vel generis motas, vel movendas exceptis criminibus heresis lesæ majestatis, et falsificationis Licterarum Apostolicarum audiendi, et de illis ratione previa cognoscendi eaquæ debito fine terminandi et executioni debite demandandi vobisque quoscumque alios officiales Judices, seu Rectores idoneos in terra ipssa tempore et beneplacito predictis durantibus constituendi creandi, facienti, amoventi et destituendi, et alios quotiens placuerit, deputandi; nec non colligendi, exigendi, et percipiendi, et tempore et beneplacito predictisdurantibus, vestris et de dicti Communis usibus applicandi, omnes et singulos fructus, redditus et proventus, et omnia et singula emolumenta, et introitus quocumque nomine censeantur in Terra, comitatuque, et dixtrictu predictis, ita tamen, quod ex hoc Incolæ et abitatoreTerræ omitatus, et Districtus predictorum atque expressa voluntate ipsorum ultra debitum, et consuetum modum non graventur: alienatione tamen bonorum et jurium ipsius Ecclesiæ vobis et dictis officilaibus penitus interdicta; et insuper, tempore et beneplacito predictis durantibus, merum et mixtum Imperium ac omnimodam jurisdictionem predictam, preterquam in casibus superius expressis et exceptis, libere exercendi, nec non contradictores quslibet et rebelles, quotiens expedierit temporali districtione qua convenit compescendi et omnia alia et singula, quæ honori nostro et ejusdem Ecclesiæ, ac pro statu pacifico et tranquillo Terræ comitatus, atque Districtus et incolarum ac habitatorum predictorum vos aut officiales vestri predicti expedire noveritis, faciendi, statuendi, et ordinandi, mandandi, corrigendi, puniendi,definiendi, et exequendi vobis et vestris officialibus hujusmodi concedentes auctoritate predicta plenariam potestatem; ita tamen quod de hujusmodi fructibus, redditibus, et proventibus Introitis, Juribus, et emolumentis teneamini terram ipsam, prout expedierit, diligenter et fideliter reparare

    <10> manutenere, defendere, custodire, et conservare, et alia ipsius onera supportare absque eo quod dicta Ecclesia vobs et officialibus vestris predictis pro hujusmodi cura regimine, administratione, reparatione, defentione et custodia ac aliis, ut premittitur, oneribus supportandis subvenire in aliquo teneatur. Volumus tamen ac concedimus, ac tenore presentium declaramus, quod incolæ, et habitatores Terræ Comitatus, ac Districtus prædictorum utriusque sexus tempore et beneplacito predictis durantibus in primis instantiis causarum tam civilium quam criminalium seu mixtarum, in quibus vestri officiales cognoscere possint, ut perfertur coram Rectore Provinciæ nostræ Ducatus Spoletani pro tempore existente, aut aliis officialibus Curiæ generalis dicti Ducatus trahi non possint inviti in causis vero appellationum et sententiis diffinitivis dumtaxat per hujusmodi officiales vestros ferendis interponendarum quarumlibet tam civilium, quam criminalium, cum plena et debita examinatione et cognitione decidendis ab eis et etiam in primis instantiis causarum hujusmodi criminalium, si forsan officiales vestri hujusmodi adeo remissi et negligentes existerent, qui infra decem dierum spatium a die commisii criminis vel excessus computandorum contra delinquentes non processerint, seu procedere inceperint, eo jure plene libere ac publice in terra ipsa et contra habitatore, et incolas Terræ comitatus, et Districtus predictorum [cinque righe stampate cancellate a penna dall’Autore in modo identico in due copie] dictus Rector seu ejus officialis cognoscant et utantur quo in terris et aliis locis dictæ Provinciæ, que immediate pro eadem et fuerint hactenus et cognoscent, et uti consueverunt seu recognoscere et utentur in posterum, salvis tamen et reservatis in hoc quibuslibet privilegiis et indultis Apostolicis vobis aut dictæ Terræ in hac parte competentibus, si qua forent, quibus propterea non intendimus derogare. Volumus insuper quod

    <11> Incolæ, et habitatores Terræ, comitatus, et Districtus prædictorum, tempore et beneplacito predictis durantibus, ad parlamenta generalia accedere, ac exercitus et cavalcatas more solito, sicut alii de dicta Provincia facere consueverunt, facere, ac tallias seu Collectas et subsidia imponenda comuniter in parlamentis generalibus faciendis per Rectores dictæ Provinciæ, prout alii provinciales illarum partium solvent, et eis imponeretur pro rata eos contingente, prout ordinatum extiterit in parlamentis predictis, solvere et in eis contribuere teneantur, quodque incolas, et habitatores Terræ, Comitatus, et Districtus prædictorum, tempore et beneplacitu prædictis durantibus, juxte et legitime rogatis, et gubernatis secundum jura, consuetudines et Statuta Universitatis vestræ, ac eos nullatenus opprimatis, vel gravetis, et quod omnia statuta si qua essent in dicta Terra contra eamdem Romanam Ecclesiam, Officium Inquisitionis, hereticæ pravitatis libertatem Ecclesiasticam, seu personas Ecclesiasticas cassetis de Libris, et capitularibus eorundem Statutorum, et exinde totaliter amoveri faciatis, et eis aliquatenus non utamini, nec ea servetis aut servari permittatis, nec receptetis manifestos, vel occultos hostes inimicos, rebelles vel bannitos ejusdem Ecclesiæ seu alios criminosos de Terris Ecclesiæ confugientes, nec directe nec indirecte faciatis per alios publice vel occulte receptari, nec eis vel eorum alicui auxilium, consilium, vel favorem dari, aut prestari ullo modo permittatis, quin potius quoscumque ex eis in vestram pervenientes potestatem quotiens super hoc a Legato Apostolicæ Sedis vel Rectore dictæ Provinciæ aut aliis dictæ Ecclesiæ officialibus, ad quos ratione officiorum suorum id pertineret, requisiti fueritis bona fide capi faciatis, et ad hujusmodi requirentes sub fida custodia destinari. Sic igitur Terram Comitatum, et Districtum, incolas, et habitatores predictos regere, et gubernare studeatis sollicite, fideliter, et prudenter, quod incolae et habitatores hujusmodi Rectoribus, et gubernatoribus providis et utilibus gaudeant se commisssos, nosque apud Deum, et homines exinde possitis merito commendari, et nostram et Ecclesiæ predictæ benedictionem, et gratiam uberius promereri.

    <12>

    BREVE DI ALESSANDRO VI. COL QUALE ORDINA AI MAGISTRATI DI TREVI
    CHE ONORINO ACCOLGANO E TRATTINO A LORO SPESE LA DUCHESSA LUCREZIA BORGIA
    CHE ANDAVA SPOSA AL DUCAL PRIMOGENITO DI FERRARA CON GRANDE NOBIL CORTEGGIO (D)

    ALEXANDER PAPA VI.

    Dilecti Filii salutem et Apostolicam benedictionem

    Cupientes ut dilectæ in Cristo filiæ nobili Mulieri Lucretiæ de Borgia Ducissæ quæ ad dilectum Filium nobilem virum Alfonsum Ferrariæ Ducalem primogenitum consortem suam cum magna Nobilium comitiva traducitur, de victualibus et aliis necessariis in transitu ubique provideatur, ipsaque Ducissa cum comitiva predicta honorifice recipiatur et tractetur, deputavimus nonnullos Commissarios nostros ad hujusmodi provvisiones ordinandum et procurandum. Harum serie vobis pro quanto gratiam nostram caram habetis et indignationem cupitis evitare expresse precipiendo mandantes ut ipsi Commissariis nostris cuilibet eorum in premissis pareatis et obediatis et eidem Ducissæ ac suæ comitivæ expensas vestris sumptibus faciatis et alia exequamini quæ ab ipsis Commiss. Vobis ordinabuntur. Ita vos gerentes ut de promptitudine vestra valeatis apud nos commendari, mandamus vobis ut in omnibus prefatæ Ducissæ tamquam nostræ propriæ personæ pareatis et obediatis. Datum Romæ apud S. Petrum sub anulo Piscatoris die XXVIII Decembris MCCCCCI Pontificatus nostri anno X.

    HADRIANUS [?]

    <13>

    NOTE

    (

    A

    ) Questo Castrum Treviensis sorgeva sul vertice di un erto, quanto amenissimo Colle, che staccandosi dalla pendice occidentale dell’Appennino aggetta nel mezzo della tanto celebrata Valle Umbra. Coi varii e successivi ampliamenti di esso si formò la odierna Città di Trevi, che secondo la vivace espressione di alcuni Geografi, torreggia prominente a guisa di Anfiteatro a dominare i lieti campi bagnati dal Clitunno læta Clitumni pascua Giov: sat: 12.

    Si crede che i primitivi Umbri avessero su questa medesima forte ed incantevole posizione, dove prospera l’Aloe e l’Olivo elevata 400 metri sul mare e 200 sopra il Clitunno, una delle molte prossime e montane loro Città; ed è certo che Giano, Dio, Re e Tesmoforo dei primitivi Italiani vi era adorato, come rilevasi dai ruderi di un tempio scomparso già fino da tre secoli, da una fonte e da una Valletta che ancora ne portano il nome.

    A sostegno di tale credenza sta pure l’opinione di Plinio naturalista che nella sua Geografia pone tra gli antichissimi Umbri anche i Trebiates; quella del Calindri che fa risalire a 12 secoli prima dell’era volgare la fondazione di Trevi; quella dei Geografi anche stranieri, fra i quali Vuillemin che ne suo trattato di Geografia antica pone Trebia fra le prime città dell’Umbria.

    Di fatti l’illustre Presidente delle antichità Romane Ridolfino Venuti nelle sue osservazioni sopra il Clitunno (Roma 1753) dimostra , che le parole Trebbia e Clitunno sono di origine Umbra, Osca od etrusca (pag. 11, 13,14) e crede col ch: Mazzocchi che Trebiates sia parola di orientale, o pelasgica derivazione. L’eruditissimo archeologo osserva pure che il culto reso ai Fiumi era proprio dei popoli primitivi, come lo era quello verso la Dea delle selve.

    Ora tanto Trivia che Clitunno erano in venerazione nell’antica Trebia: l’una come Dea tutelare, cui al dire dei Bollandisti ingens Fanum edificarunt, l’altro come præsens Numen atque etiam fatidicum per testimonianza di Plinio II. (Lib: 8 epist: 8) che si recò ad esaminare la sorgente, il Tempio, i molti Sacelli che v’erano intorno; vi lesse nelle colonne, ed in tutte le pareti le lodi con <14> cui moltissimi che lo avevano visitato celebravano il Fonte e il Nume, vide l’alterno gioco dello scendere e risalir con le barche su queste acque trasparenti come un cristallo; i margini vestiti di frassini pioppi e ville di piacere: il bagno che il divo Augusto aveva donati ai Spellani.

    Distingue lo scrittore romano il corso del Fiume in due tratti: il superiore sacro, e nel quale non era permesso che di tripudiarvisi con le barche, l’inferiore in cui stavano i bagni pubblici, le ville di piacere e poteva nuotarsi.

    Il ponte che divideva i due tratti era appunto nel mezzo del territorio di Trevi, ove sono i molini della Faustana, che nelle antiche scritture sono chiamati di ponte maggiore.

    Quindi è inoppugnabile che il culto del Clitunno era esercitato dai Trebiesi così dal Venuti chiamati (pag: 7) come è cosa certissima, che l’allevamento dei tanto famosi candidi Bovi veniva fatto in Bovara villaggio a due miglia da Trevi presso il Fiume sacro dove resta ancora un’antichissima Chiesa riattata dopo la metà del VII secolo (Quando Attone era duca di Spoleto) e sulla fronte della quale veggonsi ancora due teste di Bove bene scolpite in pietra del paese.

    Quei Bovi erano dai Romani incoronati di fiori e condotti nelle pompe trionfali ai tempii ed al Campidoglio.

    Hinc albi Clitumni greges, et maxima taurus
    Victima, sæpe tuo perfusi flumine sacro
    Romanos ad templa Deum duxere triumphos.
    (Verg. Georg. II. Ver: 146)

    Quin et Clitumni sacras victoribus undas
    Candida quæ Latiis præbent armenta triumphis.
    (Claud: Lib: VI de Cons:)

    Qui formosa suo Clitumnus flumina luco
    Irrigat, et nives abluit unda Boves.
    (Proper: Lib: II. Eleg: 19)

    Aut prestent niveos Clitumna novalia tauros
    (Stazio Sylvar: in Soteriis)

    Et lavat ingentem perfundens flumine sacro
    Clitumnus taurum
    (Silio Italico Lib.8)

    <15>

    … nec finitima nutritus in herba
    Laeta, sed ostendens Clitumni pascua languis.
    (Giov: Satir: 12.)

    Observarunt enim veteres eundem ( Clitumnum ) vicinos campos lætitia pabulis usque adeo fæcundare ut Bovum prægrandium armenta proferant et pascant, et aqua Clitumni pota Boves candidos reddit Plinio, Lucano. Servio Maronis commentatore, et aliis multis id ipsum testantibus. Ex his quidem armentis postea Romanus Umbriae victor eximios quosque tauros candidos reservare et ad triumphalia sacrificia saginare solet veluti victimas opimas et ob faustum candoris omen in victoria lætissimas. hos inauratis cornibus, diademate et vittis REDIMITOS DUCEBANT IN Capitolium triumphantes Imperatores, et undis ex eodem amne sumptis perfusos Jovi et Diis immolabant. Has igitur ob causas Clitumnus pro Deo cultus ab Umbris fuit, cui non solum ædes sed et lucum sacrasse vetustatem ipse Propertius indicat. (Schott. Iter: Ital: pag. 260.)

    A ragione quindi il detto antiquario di Roma dice che il Tempio di Clitunno apparteneva a quelli di Trevi (pag:58) come indubitatamente gli apparteneva Piscignano e quindi la scaturigine del Fiume.

    Difatti varii cronisti citati nel Cod: Natalucci a pag: 48 [il Codice Natalucci, trascritto ed edito nel 1985, conserva la numerazione originale delle carte] sono concordi nel dire che Piscignano formava parte del Territorio Treviese, ed il documento che oggi si pubblica lo prova ad evidenza totum territorium Treviensis et specialiter Turrim Sancti Benedicti (Bovara dove nel 1158 i Benedettini fondarono un’Abbazia) [Secondo Autori più recenti la Torre di S. Benedetto deve collocarsi a Pissignano, comunque anch’esso nel territorio di Trevi] Castrum cum colle (Rocca della Montagna) [sembra più verosimile trattarsi del castello e il colle di Trevi] Azanum et Lapignum, PISCIGNANUM et Clarignanum (Castello presso Colle del Marchese).

    Allorché l’atto barbarico del Duca Leopoldo [sic] pose al bando dei Spoletini il Castello e il Territorio di Trevi e che questa popolazione raminga dovette esulare raminga dal 1214 al 1240 abbandonando le saccheggiate ed arse case, i devastati terreni, Pissignano, appartenne a Spoleto fino al 1395 in cui fù riconquistato dai Trevani colle armi e coll’aiuto di Perugia. Quando poi Corrado Trinci ebbe il vicariato di Trevi (1418) per un triennio lo esercitò pure sul castello di Piscignano che poi due Cittadini Romani Titius de signa et Fatius Magistri Lucæ inviati da Martino V. presero in possesso per la Chiesa esentandolo dal sussidio che soleva pagare alla Camera Apostolica (cod: Nat: pag: 409 e 410).

    <16> Sebbene perduto Pissignano, proseguirono però i Trevani ad aver caro, come cosa loro, il Tempio del Clitunno e quando l’Eremita fra Paolo Lucchese profittando dei danni del terremoto del 1730 aveva fatto al cornicione, cominciò a demolire i portici laterali per vendere le colonne ed i marmi, vi opposero una nobile sebbene inutile resistenza. Ecco quanto scrisse Durastante Natalucci a Mons. Filippo Valenti a Roma in data 15 luglio 1742 ” Col ritorno fatto in Patria da questo Sig. Conte Giacomo degnissimo fratello di V. S. Ill¯ma mi venne significato come il S. Cardinal Riviera avrebbe favorito parlare ed impegnarsi contro il disfacimento del Tempio del Clitunno e di ottenere la sua reposizione in pristinum se potesse rendersi possibile, quando da me gli fossero state significate le notizie, le quali per l’onore ricevuto mi fo ardito debolmente insinuarle”. Qui dopo aver citato quanto sul Clitunno hanno scritto Virgilio, Properzio, Giovenale, Claudiano, Stazio, Silio Italico, Svetonio, Servio, Lucano, Plinio, Sidonio Apollinare, Vibio Sequestro, Campelli, Tondi, Olstenio, Boccacio, Textorio, Ciccarelli, Donnola, Landino, Cluverio, Cellario, Lancellotti, Ferrario, Scotti, Iacobilli, Minervio, Gabino Leti, Blavv: Baudrand, Martinier, ec. dopo aver descritto il Tempio tanto lodato ed illustrato dal celebre Palladio, che tutti i più distinti viaggiatori non tralasciavano di visitare e di farne i disegni, prosegue “Ma oh Dio! La notizia quale vorrei non dover dare a V. S. Ill¯ma ed al Sig. cardinale e che merita di esser compianta da tutte le stampe di Europa si è il disfacimento dei portici laterali del medesimo Tempio seguito non per le ingiurie degli anni ma per il guasto fattone il 1739 da Paolo Eremita Lucchese dimorante in Spoleto, come agente del P. Ilarione, altro eremita ora dimorante in Perugia possessore del benefizio di detto Tempio, stato poscia dedicato al S¯mo Salvatore per vendere i suoi fini marmi al vilissimo prezzo di pochi soldi, senza essersi fino ad ora potuta veder la giustizia ed il riscontro a tenore del rescritto Pontificio da me subito ottenuto mediante le grazie di Mons. De Frescobaldi diretto a Mons. Vescovo di Spoleto il 1740 con amplissima facoltà, il quale pure avrebbe potuta ordinar la sospenzione del trasporto dei marmi e l’incisione se ne faceva a Spoleto per l’edificio di una nuova Cappella in S. Filippo. Io molto mi affaticai presso detto Mons. Vescovo, ma scopertasi la cosa dai compratori delle lapidi il rescritto restò, come non fatto e sepolto. Quante istigazioni a farne<17> poi avessi ricorso a varii Signori di Roma e di altri luoghi non sto a ridire. Abbiamo perduta la più bell’opera della nostra Umbria lavorata più con lo spirito che con le mani la quale conservavasi a meraviglia.
    Non era passeggero per queste parti che non scendesse a rimirarla e prenderne i disegni, specialmente se era delle parti oltramontane. Monsignor nostro Vescovo avrebbe dovuto impedire il taglio dei marmi, e farli riportare a tenore del Rescritto Pontificio, sospendere la percezione dei frutti del Beneficio, ed avrebbe dovuto far riporre tutto in pristino mentre per le parti mancanti si sarebbe dovuta impegnare la Repubblica di Lucca, od a rifare il Tempio a tenore del disegno del Palladio, ovvero a tollerare quivi una lapide da erigersi a perpetua memoria della scelleraggine commessa da un Lucchese. Se V. S. Illustrissima ed il Sig. Cardinale si degneranno di abbracciare la protezione di tanta causa ne resteranno immortali nei tempi avvenire non tanto fra i nostri, quanto presso le Nazioni estere”.

    Ma né le iniziative del Natalucci, né l’impegno che in Roma ne assunsero i Conti Valenti, né la protezione del Card. Riviera, né la bella a coraggiosa invocazione che pubblicamente fece il Venuti in fine del suo Opuscolo allo stesso Papa Benedetto XIV a nulla giovarono.

    Non si volle o potette tornare addietro, e così le colonne, ed i marmi servirono pel nuovo Altare di S. Filippo, e parte ne restò ad abbellire il giardino del Sig. Pie Biagio Fontana allora ricco e potente Signore di Spoleto.

    Fu tale l’impegno del Conte Filippo Valenti che anco il 18 Feb. 1750 scrisse da Roma al Natalucci per sapere in quale giardino di Spoleto si trovino alcune colonne sane di quelle che erano del Tempio del Clitunno; ma neppur queste nuove premure ebbero miglior risultato.

    Lasciamo quindi tali disgustosi fatti e torniamo al castello Trebiense, la di cui cerchia era di circa metri 500 come scorgesi dalle vestigia e dai tratti di mura ancora visibili: Questo spazio ristretto non poteva certamente servire per ordinaria dimora di una <18> popolazione, onde debbesi ritenere, che servisse da principio per luogo di riparo e difesa. Di fatti le sue mura erano di una solidità tale che lunghi tratti presentano anche oggi una coesione ed una resistenza rarissime. Questi tratti che formavano la parte occidentale del forte sono condotte con mirabile esattezza, e dimostrano che l’Opera non potè esser fatta con mezzi ristretti e da una meschina popolazione. Nel basso si vede una porta massiva che si crede mettesse a vie sotterranee; essa si chiude con un arco romano allungato sopra l’imposta, ma non è di forma ogivale. Nelle mura non si scorge traccia di torri o altri fortalizii, onde la costruzione del Castello risale certamente al di là della venuta dei Longobardi nell’Umbria (570). Una piccola Chiesa molto ben lavorata a pietre tagliate e diligentemente connesse stava quasi nel mezzo, e sulla parte più elevata del Castello, rivolta ad oriente ed ornata di una mistica Tricora, con ornati colonnine, spiragli, mensole e testine alla bizantina: aveva una piccola porta laterale ad arco tondo pure un poco allungato ed una finestrina di forma quasi quadrata. Si può quindi congetturare che fosse innalzata insieme alle descritte muraglie ossia in quel periodo di tempo che corse dalle maniere bizantine alle gotiche ed ogivali. Non sembra che le prime fossero usate nelle nostre città prima di Teodorico. Fu egli che chiamò da Costantinopoli , dove era stato educato, Architetti, che gli costruirono un sontuoso palagio a Spoleto, fu egli che favorì l’abbellimento delle Città, e l’erezione di buoni fabbricati, fu sotto il suo regno che furono intraprese buonificazioni e fu dato uno sgorgo alle acque della Valle col prosciugamento del Lago perseo presso Bastia.

    In quei trent’anni dunque del suo pacifico dominio o poco dopo sembra credibile che sorgesse il Castello di Trevi con la Chiesa cristiana consecrata alla SS. Trinità: piuttostoché tra i massacri che quindi fecero delle Città Umbre con alterna ferocia i Greci ed i Goti che se ne cont5astarono il possesso fino alla discesa dei Longobardi.

    Ma questo Castello benché fortissimo e per la posizione alpestre, e per la straordinaria tenacità dei murati se poteva esser di sicuro ricovero ad una momentanea agglomerazione di gente, lasciava indifese le ordinarie abitazioni che stavano al di fuori, e quindi <19> dopo patite le rovine di Totila (546) e forse anco dopo le invasioni dei Saraceni (840) fu preso a dilatare verso greco, levante, ed ostro chiudendo con una seconda cerchia di mura difese dalle longobardiche torri finché con un terzo e quarto ampliamento, a ponente si discese a chiuder case già esistenti e formare l’attuale cinta della Città munita di Casseri, Bertesche, Rivellini, Bastite di circa metri 1500 di grosse e merlate muraglie. Non è quindi meraviglia se Trevi nei secoli passati fu indicato con il nome di Castrum e l’aggregato del suo territorio col nome di Terra.

    La Città chiusa formossi di mano in mano che dilataronsi le mura, e che il bisogno della difesa consigliò i più ricchi a fabbricarvi abitazioni; ma la costruzione delle case avvenne disgraziatamente come in tante altre Città senza un ordine un disegno un piano stabilito di Strade. Ciascuno sceglievasi la posizione più opportuna e la direzione più favorevole per la propria dimora innalzandola quasi una sopra l’altra; né il Municipio avrebbe potuto con leggi edilizie occuparsi della bellezza, comodità, ed ordine delle strade, della regolare posizione dei fabbricati. Attraverso di età i cui una devastazione succedeva ad un’altra, una discordia ne seminava cento, un partito era sempre in lotta con altri avvennero dapertutto poco più poco meno simili sconci; quindi anco a Trevi se vi è il vantaggio di aver tutte le abitazioni rallegrate dal sole, purificate dall’aria , restò il danno di avere Strade tortuose, anguste, acclivi; danno a cui la moderna società va riparando alacremente e che anco fra noi si è incominciato a togliere, ma che sarebbe opera santa di proseguire con modeste, e proporzionate, ma non mai interrotte, e regolari opere prestabilite di correzioni, rettifiche, miglioramenti. Abbiamo posizioni invidiate, che la prossimità della ferrovia potrebbe anche far ricercare da chi stima il primo elemento della vita, l’aria pura, libera, profumata dall’immenso e variatissimo numero di piante. Abbiamo un terreno asciutto, un clima temperato, ottimi alimenti, acque sanissime, vini prelibati, vedute incantevoli.

    Padroni di tanti doni naturali dobbiamo aggiungere ciò che dipende dal nostro buon volere, la comodità e l’ornato.

    600

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    22 Luglio 2019 – Chiostro di San Francesco – Luciano Pompilio, chitarra

    21 Luglio 2019 – Chiesa di San Francesco – Inaugurazione Main Festival Classicismo & Neobarocco OIR
    21 Luglio 2019 – Villa Fabri – Premio Fulgineamente 2019 “Presentazione 6 candidati”

    20 Luglio 2019 – Villa Fabri Concerto omaggio a Sgambati_1

    19 Luglio 2019 -Chiesa di San Francesco “Musicisti a Trevi – Da Tiberio Natalucci a Giovanni Sgambati

    19 – 28 Luglio 2019 – Loc.Cannaiola Antifestival XII “ Leave a Mark” – www.antifestival.it/

    13 Luglio 2019 – Chiesa di San Francesco Rassegna Organistica “Trevi 1509”, Concerto di Ilaria Centorrino

    13 Luglio 20198 – Villa Fabbri Premiazione IV edizione “Trevi Fiorisce

    6 – 7 Luglio 2019 – Rifugio “Pozzo di Mezzanotte”, Monte Brunette Note al Crepuscolo

    4 al 14 Luglio – loc. Cannaiola Festa della Trebbiatura

    30 Giugno 2019 – Ninfeo di Villa Fabbri R+G. La Follia di Verona

    29 Giugno 2019 – Teatro Clitunno Conferimento Cittadinanza Onoraria ad Andrea Riccardi

    28 Giugno – 22 Settembre 2019 – ISOLE, collettiva fotografica, Palazzzo Lucarini

    24 Giugno 2019 – Teatro Clitunno -La Terra sotto i piedi, Daniele Silvestri

    22 Giugno 2019 – Centro Storico – Notte Romantica 2019

    15-16 Giugno 2019 – Ninfeo di Villa Fabbri de Gusto: Trebbiano & Food Festival

    14 Giugno 2019 – Chiesa di S. Francesco Rassegna Organistica “Trevi 1509“ 12 Giougno 2019 – Chiesa di S. Francesco – Solidarietà in Armonia – Concerto

    7-8 Giugno 2019 – Villa FabbriWEC Italia Giornate dell’Energia

    1 – 2 Giugno 2019 – Villa FabbriElementa – I giorni dell’Acqua e della Terra

    24 – 26Maggio 2019 – Teatro ClitunnoNemici come primaManifesto

    23 – 26 Maggio 2019 – Località Caasco dell’Acqua – Festa della Madonna di LourdesManifesto

    19 Maggio 2019 – ore 17,30 – Palazzzo Toni, Via Cavour –Tratti di diritto nobiliare pontificio in Trevi, attraverso le vicende dei conti Toni di Cigoli (II parte)Manifesto

    18 Maggio 2019 – ore 18 – Chiesa di S. Francesco – Roma Barocca, concerto d’organo – Programma

    17 Maggio 2019 – Teatro ClitunnoUn circo di meraviglie Manifesto

    10 Maggio 2019 – Teatro ClitunnoUna nave troppo grande Manifesto

    4- 5 Maggio 2019 – Trevi benessere – Il week-end della salute – programma completo – sito ufficiale

    3 Maggio 2019 – Teatro ClitunnoL’ascensoreSito ufficiale

    27 – 28 Aprile 2019 – Villa FabbriPicnic (degustazioni, musica, giochi ) Sito Ufficiale

    22 Marzo 2019 – Teatro Clitunno – Digiunando davanti al mare.Sito ufficiale

    16-23 Marzo 2019 – Palazzo Lucarini – Millennium worm, personale di Petr Davydtchenko. Sito ufficiale

    15 Marzo 2019 – ore 17,30 – Gli archivi storici del Comune di Trevi: nuova collocazione.

    15 Marzo 2019 – ore 17 – Villa Fabbri – Presentazione del libro di Walter Capezzali Tacuinum de’ Apparecchiatura

    8 – 9 Marzo 2019 – Villa Fabbri – Darwin Day, anteprima di Festa della Scienza e Filosofia – Programma dettagliato

    Venerdì 8 ore 17,15 – Apertura del Darwin Day: Pierluigi Mingarelli, Silvia Paolucci, Dino Sperandio
    ore 17, 30 – Prof. Fabio Di Vincenzo – Un’amicizia geniale: socialità e sviluppo cognitivo nell’evoluzione umana.
    ore 18,30 – Dott.ssa Chiara Scopa – A che gioco stai giocando? L’etologia del gioco sociale: due specie animali a confronto.
    Sabato 9 ore 17, 30 – Dott. Alessnadro Cini – Oltre l’altruismo: opportunisti e impostori nella società degli insetti.
    ore 18,30 – Dott. Omar Rota-Stabelli – Evoluzione a tutta birra: Antropologia, filogenesi e storia delle bevande fermentate.

    1 Marzo 2019 – Museo di S. Francesco- Storia della Famiglia Valenti – Relatore prof Luigi Sensi -Manifesto

    i S. Emiliano

    2- 3 Marzo 2019 – Teatro Clitunno – R+G, La Follia di Verona I Ragazzi del Musical

    15 febbraio 2019 – Teatro Clitunno – Gianni – Caroline Baglioni, Michelangelo Bellani –Sito proprio

    24-28 gennaio 2019 – Festa patronale di S. Emiliano

    4 dicembre 2018 – 6 gennaio 2019 – Natale a Trevi Presepi per le StradePresepi in S.Francesco 1 gennaio 2019 – Concerto di Capodanno

    Domenica 28 Ottobre – ore 9-20 Piazza Mazzini, Castagnata e Antichi Sapori, a cura dell’Ass. Pro Trevi. Sabato 27 Ottobre

    ore 14.30 Stadio Alberto Pinca, Incontro di calcio a scopo benefico della “ItalianAttori” in ricordo di Ray Lovelock ore 17,30 Piazza Garibaldi, PALIO DEI BAMBINI: Giochi popolari

    ore 21 Teatro Clitunno, III Rassegna Teatrale SIPARIO D’OTTOBRE: “Un grazioso via vai” di Marco Tassara, regia di Graziano Sirci “Compagnia Teatrale Arca” di Trevi; Venerdì 26 Ottobre – ore 21 Teatro Clitunno, Spettacolo Teatrale “Itaca” con Lino Guanciale Domenica 21 Ottobre – ore 9-20 Piazza Mazzini, MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO E 54° SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA
    ore 10 Ristorante Apriti Sedano, A lezione di Sedano Nero di Trevi,
    laboratorio di cucina, a cura dell’Ass. Pro Trevi e Apriti Sedano. Info e prenotazioni 0742-781150
    ore 12 Piazza Mazzini, Cerimonia di premiazione del miglior Sedano Nero
    ore 17 Centro Storico, Banda musicale della Città di Umbertide
    ore 18 Centro Storico, SCENE DI VITA MEDIEVALE
    ore 18 Piazza Mazzini, Lancio della mongolfiera
    un messaggio da Trevi al mondo, a cura dell’Ass. Pro Trevi e dell’Istituto Tommaso Valenti Sabato 20 ottobre
    ore 9-20 Piazza Mazzini, ANTEPRIMA DELLA MOSTRA MERCATO
    DEL SEDANO NERO E 54° SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA
    ore 20 Centro Storico, SCENE DI VITA MEDIEVALE 19 -21 ottobre 2018 – Villa Fabbri, “ECO NATURA” III edizione del Salone del Turismo Rurale, info www.turismorurale.info Villa

    Venerdì 19 Ottobre – ore 21Teatro Clitunno – III Rassegna Teatrale SIPARIO D’OTTOBRE – “Non ti pago” di Eduardo De Filippo, regia di Gianni Bevilacqua – Compagnia Teatrale “Le voci di dentro” di Assisi;

    Domenica 14 Ottobre – ore 11-20 Piazza Mazzini, GUSTA TREVI: Assaggi delle eccellenze del territorio
    Ore 9-22 Centro Storico , MERCATO MEDIEVALE ore 9 Villa Fabbri , TORNEO ARCIERISTICO NAZIONALE L.A.M ore 9.15 Piazza Garibaldi, V EDIZIONE GUSTA TREVI MTB – Raduno non agonistico ore 10, Villa Fabbri, La Domenica del Borgo a cura dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”: visita guidata ai principali monumenti di Trevi con
    “Ciceroni” d’eccezione. Info su www.comune.trevi.pg.it 0742/332269 ore 15.00 Piazza del Teatro, The Big Draw

    Sabato 13 Ottobre – Ore 15-24 Centro Storico, MERCATO MEDIEVALE

    ore17 – Villa Fabbri -Visibile parlare. Dietro le quinte della storia a Trevi, Spoleto e Montefalco -Relatore: Fabio Marcelli

    ore 21.00 Centro Storico, SFIDA dei SUONI: Duello musicale tra i tamburini dei Terzieri

    ore 21.00 Teatro Clitunno , III Rassegna Teatrale SIPARIO D’OTTOBRE – “La Cattedrale”drammaturgia e regia di Roberta Costantini e Marco Marino – “Compagnia Teatrale Costellazione” di Formia.

    Venerdì 12 Ottobre – ore 21 Teatro Clitunno, Concerto Banda Aeronautica

    Domenica 7 ottobre – ore 14.30 Centro Storico, CORTEO STORICO e XXXVIII PALIO dei TERZIERI

    Sabato 6 ottobre – ore 21 Centro Storico, CORTEO STORICO – Grande Festa Medievale

    Venerdì 5 ottobre – ore 20 Centro Storico, CONVIVIUM DEI TERZIERI e Disfida dei sapori

    ore 21 Teatro Clitunno , III Rassegna Teatrale SIPARIO D’OTTOBRE – “Sugo Finto”di Gianni Clementi, regia di Enzo Ardone – “La Bottega dei ReBardò”

    Ottobre a Trevi 2018 – Rievocazioni storiche – Folklore – Gastronomia – Spettacolo

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  • Acquedotto del Clitunno – Appello di D. Aurelio Bonaca

    Trevi – Acquedotto del Clitunno

    Progetti e discussione: Testo

    Don Aurelio Bonaca, Il nuovo acquedotto di Trevi – Ai miei Concittadini, 10/2/1924

    IL NUOVO ACQUEDOTTO DI TREVI

    Ai miei Concittadini!

    Introduzione.

    Trevi - Acquedotto del Clitunno

    Il nuovo acquedotto di Trevi. pag. 1

    Si rassicurino i pavidi, non si tratta di una polemica!

    Questa volta scrivo per compiere un dovere, poiché sono convinto che, in mezzo a tante dicerie, il parlare sia un obbligo per chi crede, come modestamente credo io, che la costruzione dell’acquedotto sia una cosa assolutamente necessaria, di immensa utilità per tutti, senza alcun aggravio per nessuno. La mia convinzione non è campata in aria, ma è basata sullo studio accurato e serio della questione, e quindi maggiore ritengo il mio dovere di parlare.

    So che altri (molto pochi in verità!) pensano diversa­mente, ma, se sono convinti, compiranno anch’essi, almeno di fronte alla coscienza, il proprio dovere se stamperanno le loro osservazioni, controbattendo, con argomenti alla mano, quanto io espongo in questo lavoro, Chi sa che questa mia povera stampa non possa essere l’inizio di una discussione seria, serena, senza passioni di parte!… Certo non è decoroso approvare la cosa in pubblico e poi andar sussurrando alla sordina tutto il male possibile contro F acquedotto, specialmente poi quando, come ho spesso constatato, non si conosce la questione e non si è avuta la cortesia di leggere neanche il frontespizio del progetto Se la mia parola varrà a far dare alla questione la sua valutazione giusta e a portare la discussione in un’atmosfera di maggiore serenità, avrò compiuto opera veramente utile per la mia Città.

    Devo però fare una dichiarazione, necessaria per tanti motivi. Nessuna preoccupazione d’indole elettorale mi ha spinto a questo lavoro; tutti sanno come vanno e come devono andare le cose, e sarebbe quindi follia prefìggersi uno scopo elettorale.

    Né si creda che dietro di me si nasconda qualcuno o che io voglia appoggiarmi a qualcuno; anche in questo non rappresento che me stesso, e tutto al più, non faccio che riaffermare uno dei punti principali del programma coti cui la Sezione Trevana del Partito Popolare si presentò agli Elettori nelle elezioni amministrative del 1920. Sono adunque a posto!

    Detto questo, divido la materia del mio discorso in tre punti:

    1°) Necessità della costruzione dell’acquedotto;

    2°) Progetto dell’Ing. Monte Giamboni;

    3°) Spesa di costruzione, di manutenzione e suo ammortamento.

    § I

    Necessità della costruzione dell’acquedotto.

    Tutti sono convinti che l’acqua sia una cosa di prima necessità. Infatti dove c’è acqua potabile in abbondanza, ivi è salute, e dove sta la salute c’è energia, lavoro e benessere. Nessuno quindi nega la necessità di dare l’acqua al popolo nostro, e se interrogate ad uno ad uno i principali avversari della costruzione dell’acquedotto progettato, vi diranno subito che essi sentono tutto il dovere di cooperare a risolvere il problema, ma… E qui casca l’asino! In mezzo alle speciose ragioni da essi escogitate perché si esamini ancora, si studi, si veda, si cerchi, si modifichi, apparisce chiaro lo spavento che può produrre questa domanda: «chi pagherà le spese?…» Se la questione si studiasse bene, nessuna preoccupazione si avrebbe e non si cercherebbe di creare difficoltà, che fortunatamente però non approdano a nulla.

    Ma prima di rispondere io a quella domanda, voglio dimostrare, con la storia, come Trevi abbia sempre mancato di acqua e come chi ha presieduto alle sue sorti si è in ogni momento preoccupato per risolvere questo grave problema.

    Il documento più antico riguardante l’approvvigio­namento delle acque si ha nelle Riformanze Comunali del 1393, quando si discusse se e come poteva utilizzarsi la sorgente detta del Fulcione. Per l’innanzi l’acqua scendeva a Trevi dalle coste e precisamente dalle fonti dette del Salcio e della Renacciola. Fino al 1700 (e forse anche oggi) si osservarono avanzi di quell’acquedotto lungo la strada delle Coste, e di un cisternone non lungi dall’Orto degli Spiriti. Quell’acquedotto alimentò nel 1484 una fontana nei pressi della Chiesa di S. Caterina, e riceveva anche le acque della Fonte Veruli e della Fonte del Poggio. L’acqua della fonte del Poggio passava in mezzo al bosco dei Cappuccini in un canale fatto a cassettoni e sboccava nell’acquedotto principale nei pressi della Chiesa di S. Caterina. L’ acqua proveniente da queste fonti fu, forse perché in poca quantità, abbandonata e nel 1546 l’illustre cittadino Agostinangelo Natalucci, preoccupato della scarsezza delle acque, propose invano di utilizzare di nuovo quelle sorgenti.

    Nel 1615 e poi nel 1647 i Padri Cappuccini ottennero di utilizzare, a loro spese, quell’acqua, con certe date condizioni, ma la storia ci dice che i buoni Frati perdettero tempo e denaro, data la poca resa, e così quelle fonti furono per sempre abbandonate da Trevi.

    Più importante invece, per quanto mai in grande abbondanza, fu sempre l’acqua proveniente dalla sorgente del Fulcione, che fu portata a Trevi in tempi che non ho potuto precisare. Nel 1433 si unì all’acquedotto del Fulcione l’acqua detta allora del cupo ed oggi chiamata del Carampone, e nel 1472 fu nominata una Commissione per utilizzare quell’acqua e nel 1597 fu il sig. Girolamo Fabri a sostenere a tal fine delle spese. Sembra che nel 1610 si prendesse l’acqua di Fonte Vecchia, allora di proprietà di Girolamo e Marsilio Salvi, cosa che era stata deliberata fin dal 1597. E già fin dal 1488 era stato stabilito di prendere anche l’acqua della Fonte di Nasciano, cosa che non fu mai eseguita, data la penuria dell’acqua stessa.

    E qui cade opportuna un’osservazione, che è anche una risposta a certi contradittori di oggi. Se nei secoli passati Trevi cercò di utilizzare anche le più insignificanti sorgentizio è indice sicuro che il problema dell’acqua è stato sempre sentito ed è rimasto sempre insoluto. E coloro che parlano di riattamento dell’attuale condotto, di allacciamenti di sorgenti, devono convenire di essere dei ritardatari, perché la loro idea fu già attuata dal Comune, il quale, vista 1′ impossibilità di risolvere comunque la questione, stabilì nel 1441 di fabbricare dei cisternoni « non solo, dice l’illustre storico trevano Durastante Natalucci, sul riflesso die venendo guastato l’acquedotto in tempo delle guerre non si penuriasse l’acqua, ma altresì alla considerazione talvolta della paucità delle vene ».

    Il primo ad essere costruito fu il cisternone di San Francesco, per il quale il Papa S, Pio V contribuì con 106 fiorini e il lavoro costò fiorini tre e mezzo la pertica, Nel 1463 si costruì quello della Porta del Lago con l’aiuto di cento fiorini del Papa, nel 1486 quello di S. Stefano e nel 1497 quello di S. Fabiano.

    Ma non ostante i cisternoni, come narra il notaio trevano Ser Francesco Mugnoni nei suoi Annali pag. 61, nel 1479 e nel 1480 «se seccò la vena de la fonte che vene la da Lapigia et le cisterne de Trevi mancorono. Fo de bisogno de gire per l’acqua al fiume. Et più, che uno chiamato Miliano de li fornari con una sua mula andava al fiume per l’acqua in tre barili, et vendiva la soma uno boligino et mezo». Qualche cosa di simile dovette avvenire nel 1724, nel qual anno dice il prelodato Nata-lucci, «dalla grande siccità si assorbirono perfino i pozzi più profondi». E chi sa quante altre volte il fatto si è ripetuto, fino all’anno scorso, in cui poco mancò non si dovesse andare a prendere l’acqua, del Cìitunno.

    Preoccupato di questo stato di cose, il Comune nei .1521 stabilì perfino un premio di sei fiorini per chi facesse per proprio conto cisterne per raccogliere l’acqua piovana.

    I Trevani furono sempre gelosissimi del loro acquedotto, fino al punto di dichiarare i Priori del Comune responsabili dei possibili guasti e privarli in conseguenza del loro salario.

    Nel 1547, 1559, 1566, 1585, 1721, ecc. furono stabilite pene severe contro i danneggiatori dell’acquedotto e nel 1545 si stabilì la pena della scomunica, cioè la privazione dei diritti di cittadino trevano, per chi deviasse l’acqua e nel 1584 vi fu aggiunta la multa di quattro scudi.

    Nel 1604, 1628, 1632,1638, ecc. furono stanziati trenta scudi all’anno per il mantenimento dell’acquedotto, per cui la popolazione pagava tasse speciali. Nel 1563 S. Pio V diede per l’acquedotto scudi 350 col patto che il Comune vi spendesse altrettanto. Grandi spese vi furon sempre fatte, che è qui inutile elencare.

    Tale è in breve la storia del nostro antico acquedotto, storia che ci sta a dimostrare come quello dell’acqua sia stato il problema assillante, che ha tormentato sempre i Trevani attraverso i secoli. E quella storia ci dice anche come inutile sia sperare di trovare l’acqua sui nostri monti è come l’acqua dell’attuale condotto sia stata sempre insufficiente anche quando la popolazione era meno e le esigenze inferiori.

    Si noti poi che l’attuale condotto è servito e serve esclusivamente per il capoluogo, mentre invece noi abbiamo delle Frazioni le quali nell’ estate hanno sempre mancato di acqua e sono state costrette ad andare al fiume o a bere nei fossi. Bovara, Matigge, S. Maria in Valle, Parrano anche l’anno scorso bevvero l’acqua sózza e inquinata del Clitunno. Picciche, S. Lorenzo e Cannaiola, quando tra poco si saranno chiusi i pozzi artesiani, dovranno tornare a bere le acque putride dei fossi. Ed ecco perché nell’estate abbiamo molti casi di tifo e di altre malattie infettive. Date acqua salubre alle Frazioni e vedrete scomparire le malattie, vedrete fiorire la salute, il lavoro, la prosperità.

    Necessità adunque assoluta di costruire un nuovo acquedotto che dia acqua abbondante a Trevi capoluogo e alle sue Frazioni!

    § II

    Progetto dell’Ing. Monte Giamboni.

    Nel 1896 Trevi agitò il problema dell’illuminazione elettrica (anche allora quante chiacchiere!) e il nostro illustre e valente concittadino Ing. Monte Giamboni presentò a tal fine un suo progetto, che includeva anche la soluzione completa e definitiva dell’approvvigionamento delle acque, sollevando quelle delle sorgenti che sgorgano sotto il tempio del Clitunno. Egli proponeva di utilizzare la forza idraulica motrice disponibile nel Mulino di Pissignano (circa 50 cavalli effettivi) per produrre energia elettrica, di notte per l’illuminazione e di giorno per il sollevamento dell’acqua. Non se ne fece nulla (quante volte le cose belle e buone non si fanno!) e si preferì fare un contrattaccio con Spoleto per l’energia elettrica.

    Già nel 1890 la Società Italiana per condotte d’acqua, incaricata dal Comune di fare studi e ricerche, propose il sollevamento delle sorgenti del Clitunno, come soluzione definitiva.

    Alle stesse conclusioni venne il Genio Civile quando se ne occupò per l’interessamento di S.E. l’On. A. Ciuffelli.

    In tempi diversi il Comune incaricò dei tecnici, ricorse perfino al rabdomante e nel 1911 tentò un pubblico concorso, ma, come era prevedibile, cori esito negativo II progetto dell’Ing. Giamboni rimase sempre il solo attuabile e come unica soluzione.

    Nel 1914, in occasione delle elezioni amministrative, fui proprio io a mettere per la prima volta in discussione come materia elettorale il problema dall’acqua potabile per Trevi e Frazioni. L’ Amministrazione Valenti, che venne fuori da quelle elezioni molto movimentate, costruì pozzi artesiani per Cannaiola, Picciche, e S. Lorenzo, ma non affrontò o non poté affrontare la soluzione definitiva del problema. Però ad onor del vero, quell’Amministrazione mostrò di preoccuparsi molto del problema dell’acqua potabile

    Nelle ultime elezioni Amministrative del 1920, nel programma con cui i miei amici si presentarono agli elettori, era incluso anche questo: «Acqua potabile a Trevi e Frazioni». Molte interpellanze (11 gennaio, 20 aprile, 22 settembre 1921, ecc.) presentarono essi al Sindaco, il quale nella seduta dell’11 gennaio 1921 aveva riferito che l’Ing. Giamboni domandava, con una delicatezza senza pari, se dovesse o no compilare il progetto per l’acquedotto, secondo l’incarico avuto dall’Amministrazione Valenti. Fu stabilito chiedere non il progetto esecutivo, ma il progetto di massima!…

    Finalmente il 15 marzo 1922 il Consiglio Comunale nominò una Commissione (da cui si volle escludere la mia persona) per esaminare il progetto di massima presentato dall’Ing. Giamboni fin dal 21 Agosto 1921; quella Commissione che risultò composta dai Signori: Cav. Carlo Petrucci, Conte Dott. Tommaso Valenti, Perito Leonangelo Natalini, Giulio Cerquiglini, Dario Zenobi e Francesco Catalucci, consacrò in una relazione la necessità della costruzione dell’acquedotto. Ma poco dopo i Popolari se ne andarono dal Comune e nessuno parlò più in Consiglio del progetto dell’acqua potabile.

    II 1 marzo 1923 successe all’Amministrazione Comunale il Commissario Prefettizio Sig. Cav. Asterio Agostinucci, al quale si rivolsero subito i migliori cittadini, le Direzioni di vari partiti politici e di organizzazioni di classe prospettando la necessità improrogabile di addivenire alla costruzione del nuovo acquedotto.

    II Cav. Agostinucci studiò subito il problema, ne comprese l’importanza, e convintosi che cercare altre soluzioni sarebbe equivalso a perdere tempo e quattrini, diede l’incarico all’Ing. Giamboni di redigere il «Progetto esecutivo del nuovo Acquedotto del Clitunno», e con vero amore, con una solerzia senza pari, con una energia ammirabile si diede a disbrigare tutte le pratiche del caso.

    In pochi mesi il Cav. Agostinucci ha fatto il miracolo di ottenere tutte le approvazioni necessarie, di assicurare il denaro occorrente, di fare l’acquisto delle sorgenti e di iniziare i lavori e noi dobbiamo essergliene veramente grati. Né si deve credere che il Cav. Agostinucci abbia agito con precipitazione; chi ha seguito da presso, come me, lo svolgersi della questione, sa come prima e dopo dell’incarico all’Ing. Giamboni egli ha inteso il parere di tecnici di gran valore, ai quali anche ora sottopone man mano le critiche che i vari idrografi improvvisati vanno facendo. Del resto della bontà del progetto deve assicurarci il fatto che il Consiglio di Prefettura, il Genio Civile, la Giunta Provinciale, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici hanno dato la loro approvazione, e credo, se i contradittori me lo permettono, che quegli Enti siano composti da gente che capisce qualche cosa!

    Ed ecco in che consiste il progetto Giamboni.

    Sotto il Tempio del Clitunno vi sono tre sorgenti di acqua risultata eccellente dall’analisi fatta nel 1894 per cura del Municipio di Perugia, e dall’altra analisi ordinata dal Cav. Agostinucci l’8 giugno 1923, presso il Laboratorio della Sanità Pubblica in Roma.

    Infatti la temperatura è di circa 10°, il residuo solido a 110° è di 0,192 per litro, la durezza totale in gradi francesi è di 15,2, mentre invece l’acqua del vecchio acquedotto è carica di calcare e molto dura, raggiungendo i 30 gradi francesi

    Quelle tre sorgenti verranno allacciate mediante una galleria e raccolte in una camera, sopra la quale saranno poste le pompe che spingeranno l’acqua nelle conduttura La quantità d’acqua da sollevare è fissata in metri cubi 500 al giorno, ma le sorgenti ne danno molta di più, cioè ne danno litri 147 al minuto secondo, mentre per l’acquedotto progettato ne occorrono soltanto sei.

    Le prescrizioni del Ministero stabiliscono come necessario un litro di acqua ai minuto secondo per ogni mille abitanti, e siccome gli abitanti di Trevi e Frazioni sono 6339, ne segue che basta prendere sei litri di acqua al minuto secondo e non di più. Però ciò non toglie che in seguito o quando fosse necessario, si possano prendere anche tutti i 147 litri che le sorgenti danno in ogni minuto secondo.

    Tutta l’acqua viene portata a Trevi, a quota 450,25 e da qui distribuita al Capoluogo e a tutte le Frazioni, quali Malborghetto, S. Maria in Valle, Parrano, Casco dell’Acqua, S. Donato, Matigge, S. Nicolò, Colle Alto, Alvanischio, Fondaccio, Pigge, Cannaiola, Picciche e S. Lorenzo.

    Ho inteso dire che qualcuno, proprio in questi giorni, s’ è messo a sostenere che sia meglio portare tutta l’acqua a Borgo e di lì mandarla al Capoluogo e alle Frazioni. Suppongo si tratti di uno scherzo, poiché altrimenti bisognerebbe dire che la peregrina idea abbia un unico scopo dilatorio. L’Ing. Giamboni, nella sua chiarissima Relazione, dice che dai calcoli di confronto delle varie soluzioni, quello di portare tutta l’acqua a quota 450,25 è risultato essere il sistema migliore, perché così si semplificano l’impianto e l’esercizio e si risparmia molto nella spesa. Tutto ciò è ben delucidato non solo, come ho detto, nella Relazione, ma anche nel Progetto dell’Ing Giamboni, l’una e l’altro tenuti, fino a pochi giorni fa, in Municipio a disposizione degli uomini di buona volontà.

    La forza necessaria per azionare le pompe, cioè per spingere sei litri di acqua al minuto secondo a 230 metri di altezza è di trenta cavalli effettivi.

    § III

    Spesa e suo ammortamento,

    É questa la parte che più interessa specialmente gli avversari dell’acquedotto ed è il punto che bisogna esaminare con maggiore serenità e senza preoccupazioni e preconcetti.

    L’importo totale della spesa per l’opera completa, comprese espropriazioni, spese tecniche, generali ed impreviste è di due milioni e centomila lire. Nessuno si spaventi e nessuno tema di dover vuotare il portafogli.

    Il Sig. Commissario, Cav. Agostinucci sta per ricevere il decreto che autorizza il prestito da estinguersi in cinquant’anni senza pagare un centesimo d’interessi. Dividendo la somma di due milioni e centomila lire in 50 rate, si hanno L 420 all’anno, somma che qualunque modesto Comune potrebbe affrontare con le sole entrate ordinarie; E questo tanto più lo potrebbe fare Trevi, la quale, dopo il riordinamento fatto dal Commissario Cav. Agostinucci, ha un bilancio (come si è visto dalla Relazione Commissariale distribuita in stampa proprio in questi giorni) in piena attività, con un sopravanzo di quasi centomila lire annue.

    Ma anche se le Amministrazioni che si succederanno non sapranno mantenere tanta floridezza di Bilancio, il Comune di Trevi può serenamente attendere l’estinzione del mutuo da quello che l’acquedotto renderà.

    Il Cav. Agostinucci, al quale mi sono rivolto, mi ha gentilmente mostrato, come lo ha mostrato a chi ha voluto vederlo, questo riassunto delle spese, che del resto sono previste con grande larghezza e sono quindi suscettibili di economie non indifferenti :

    1° Ammortamento annuo del mutuo L. 420 2° Spese d’esercizio: Forza motrice L. 80 Personale (due tecnici, fontanieri ecc) L. 100 Manutenzione L.100

    3° Spese di amministrazione e sorveglianza L. 50

    Sommano le spese annue a L. 75 000

    Supposto che dei 500 metri cubi di acqua sollevati giornalmente se ne vendano soltanto 200, si ha che alla fin d’anno si vendono 730 metri cubi, e supposto che ogni metro cubo di acqua si faccia pagare una lira, ne viene che il Comune ricaverà L. 730. Se si pensa che fino ad ora, per l’approvvigionamento dell’acqua, il Comune ha speso in media L. 80 all’anno, ognuno vede come con la costruzione del nuovo acquedotto si viene subito a risparmiare. È chiaro poi che dopo i 50 anni, l’acquedotto sarà per il Comune di una attività non indifferente,

    Si dirà che il ragionamento è basato sull’ ipotesi che si vendano 200 metri cubi di acqua al giorno e non sulla realtà. Ciò è vero, ma 1′ esperienza insegna che, quando se ne ha la possibilità, non c’è nessuno che rinunci ad avere in casa una presa d’acqua potabile. Sono dei tempi nostri le costruzioni degli acquedotti di Campello e di Montefalco; sembrava allora che quei Comuni facessero una spesa pazza, mentre oggi le loro Amministrazioni vanno cercando altra acqua, perché quella condottata è divenuta insufficiente e sembra certo che Montefalco ne prenderà parte dal nostro acquedotto per le Frazioni di Fabbri, S. Luca, Fratta, Madonna della Stella. Se in tutte le città e paesi, la maggioranza della popolazione prende in casa l’acqua potabile, quando questa c’è, non si comprende come a Trevi dovrebbe avvenire diversamente II supporlo significherebbe avere un concetto troppo basso del popolo nostro!

    Certo tutto questo non si avvererà il primo anno di esercizio, ma lo vedremo ben presto divenire una realtà.

    Conclusione.

    Fautore e sostenitore da lunga data dell’esecuzione dell’acquedotto Giamboni, salutai con gioia il principio dei lavori e fui felicissimo che per un caso fortuito fossi proprio io destinato a benedire, come Sacerdote, la prima pietra, alla preserva delle Autorità. Credevo che tutti i Cittadini fossero lieti per il grande avvenimento dell’inizio dei lavori, ed è con vero dolore che ho constatato il sorgere e il mantenersi di opposizioni ingiustificate. Il popolo però, sempre dotato di buonsenso, non raccoglie le dicerie, [non segue i pochi oppositori e attende che in breve l’acqua del Clitunno scorra benefica ad allietare il Capoluogo e le Frazioni. E il popolo nostro, se ne convincano tutti, non permetterà mai che i lavori siano interrotti e che l’acquedotto non sia eseguito o sia semplicemente ritardato!

    Io credo che favorire e difendere l’attuazione del progetto Giamboni, il combattere difficoltà e idee messe innanzi a solo scopo dilatorio, sia dovere sacrosanto non solo di tutti i partiti politici e di tutte le organizzazioni di classe, ma deve essere l’azione comune di quanti amano la nostra cara Trevi di vero cuore e non soltanto a chiacchiere!

    Trevi, 10 Febbraio 1924.

    prof. D. AURELIO BONACA

    Foligno, Reale Stab. F. Salvati – 924

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