Autore: Franco Spellani

  • Gerard D’Ilejeune – Acquerelli 8/02

    Comune di Trevi Sistema Museo

    Complesso Museale di S. Francesco

    Gli acquerelli D’Ilejeune

    Complesso Museale di San Francesco – 24 agosto -29 settembre 2002

    Inaugurazione sabato 24 agosto ore 19,30 – Chiostro di S. Francesco

    orario di apertura:
    Agosto tutti i giorni dalle 10,30 alle 13 e dalla 15 alle 19,30
    Settembre – chiuso il Luned?- dalle 10,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 18

    Nato a Toulon nel 1953 ha compiuto gli studi presso l’Istituto d’Arte di Aix-en-Provence ultimandoli presso l’Istituto di Belle Arti di Toulouse nel 1973, il francese G?ard D’Ilejeune particolarissimo personaggio di artista giramondo che ha viaggiato in Australia, Polinesia ed in tutta Europa, si trasferisce in Italia nel 1976.

    Dice di s?”Io lavoro prevalentemente su carta, su tela quasi mai. Ho scelto la tecnica dell’acquerello forse sulla scia della grande tradizione dei viaggiatori inglesi, che per ragioni pratiche usavano carta e acquerello, facili da trasportare; del resto, anche io ho viaggiato molto, e senza automobile. Una scelta quasi obbligata, con la quale tuttavia mi sono trovato molto bene“.

    Dal 2001 collabora come docente alla scuola Cultura e Pittura che l’insegnante d’arte svedese Inga Lill Hjelm ha creato a Montecastello di Vibio vicino a Todi.

    Lill dice di lui “Quando ho visto G?ard realizzare disegni ad inchiostro di china sono rimasta molto impressionata: mai prima avevo visto una mano cos?sicura. Senza schizzi preliminari disegnava i soggetti pi?complicati, case, vicoli, chiese dall’architettura complessa. La sua abilit?di acquerellista era pari a quella che usava con la china: dipingeva anche di notte, esprimendo a memoria tutto quello che aveva assorbito durante il giorno. Come professore sono abituata a capire quando un artista ?valido e merita attenzione e so che G?ard possiede un talento vero. La tecnica ad acquerello ?senz’altro la pi?difficile, non ammettendo sbagli”.

    Gli acquerelli di G?ard d’Ilejeune ci accompagnano come illustrazioni di un ottocentesco ‘Grand Tour’ lungo l’ameno percorso dei paesaggi, dai panorami, dagli scorci dell’Umbria.

    (dal depliant di presentazione)

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    802

  • ‘Na vita tribbulata – commedia

    Associaz. Pro Trevi Comune di Trevi

    Trevi in Piazza 2003

    Venerdì 8 agosto 2003 – ore 21

    L’ASINO IN TRIBUNALE

    commedia brillante in due atti

    Testo e adattamento: Compagnia Teatrale Diecca Fo’

    Regia: Enrico Bellani

    Costumi: Casagrande Musiche: Alvaro Taddei

    Personaggi ed interpreti

    PatoccuGiancarlo Cruciani
    PonzianoFlorio Bravi
    GioiaElisabetta Comastri
    RichettaLorena Rossi
    Tina Sordini
    MemmaSerenella Leonardi
    CalogeroTelemaco Grimaldi
    GaleazzoLuciano Gori
    AvvocatoEmiliano Santi
    GiudiceAngelo Fortunati

    Luci: Augusto Sordini – Scene: Coop. Caos – Spoeto – Fonica: Francesco Dari

    Rammentatore: Milena Baldoni – Sarta: Piera Albagini – Coordinatore: Nazzaro Sigismondi

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  • artisti

    Gianni Dessì

    Ha esposto a Trevi nella collettiva F 30×20 DEDALO Spazio Arte in Viale Ciuffelli, 12

    Nato a Roma nel 1955. Nel 1976 si diploma nel corso di scenografia tenuto da Toti Scialoja, all’Accademia di Belle Arti di Roma. Per le sue opere predilige le grandi dimensioni e l’uso di tecniche e materiali diversi. Tra le installazioni le Camere Pictae, in cui l’ambiente interessato dall’intervento si trasforma in una grande immagine pittorica, grazie ad una sorta di anamorfosi. La sua attività espositiva è molto intensa tra personali e collettive, sia in Italia che all’estero. Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1984 e nel 1986

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    Z03


  • Federica de Sanctis

    Federica de Sanctis

    Giornalista

    trevi Premia Federica de Sancctis

    Giornalista professionista conduce l’edizione delle 19 di Sky Tg24.

    Laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, ha iniziato la sua attività, ancora al liceo, in una Tv locale poi a Italia Radio, alla RAI, Stream e Sky Tg24, dove oltre a essere conduttrice ricopre il ruolo di caposervizio
    Ha vinto diversi premi giornalistici tra cui il Premio Matita Rossa e Blu promosso dalla Fondazione Italo Falcomatà.
    Ha intervistato tutti i politici italiani. È stata inviata in Italia e all’estero a seguire importanti fatti di cronaca, ultimamente a Cracovia per la canonizzazione di papa Woitila.

    Insieme a Renato Cohen ha scritto “Gerusalemme, le sue tre anime, la sua gente, il suo mistero” (Sperling & Kupfer, 2008).

    TREVI PREMIA 2014

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    www.comune.trevi.pg.it www.treviambiente.it www.valleumbraesibillini.com www.trebisonlus.it www.treviturismo.it www.labarbabietola.it paginesi-Trevi
    wikipedia:Italiano–English www.protagonistaslow.it www.verdeumbria.com www.bed-and-breakfast-in-umbria.it

    Atletica C.V.A A.R.I. Assoc Radioamatori Ass.Naz.Carabinieri Cantori di Cannaiola Lapigge

    Nordic Walking Monastero di S.Lucia

    Palazzo Lucarini

    Scuola di Danza Strada dell’Olio Terziere del Castello Terziere di Matiggia Trevi Volley Altri link

    Trevi, City on a Hill

    Key to Umbria: City Walks

  • Lorenzo Donghi, pittore

    Lorenzo Donghi

    Pittore

    La critica

    Lorenzo Donghi ha degnamente ereditato dallo zio Antonio Donghi l‘arte del dipingere, ma in una visione del tutto personale. Le sue tele infatti portano una nuova impronta, un dinamismo sorprendente anche nei soggetti più statici; [colori sono piacevo-li e mai eccessivi, misurati, contenuti in una specie di schema pittorico che non è prefisso, ma cambia secondo !e esigenze del momento.

    I paesaggi, che egli mostra di sentire più d’ogni altro soggetto, sono quasi lontani come in una nube onirica.

    Con il MAGGIO MISTICO e l’estemporanea indetta da COSMO 2000 a Licenza l’artista ha meritato il plauso della critica e la certezza di raggiungere ben presto il livello artistico del suo ormai famoso zio.

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  • d.Diamante Santucci – parroco

    Don Diamante Santucci

    Parroco di S. Emiliano

    “Per venti anni parroco in questa chiesa dal lui portata all’attuale stato di completezza anche con il restauro di ampli e numerosi locali per tutte le opere della Parrocchia Don Diamante Santucci repentinamente tolto alla sua fervida attività dal tragico incidente del 27/7/1973 amato e compianto vive nell’affetto riconoscente dei suoi figli in Cristo”

    Queste parole, incise sul marmo nella controfacciata della chiesa di S. Emiliano di Trevi, a destra di chi entra, sintetizzano tutta la dimensione umana e sacerdotale di Don Diamante Santucci, che, iniziata a Montefranco, appena ordinato sacerdote, si concluse il 25 luglio del 1973. Un incidente stradale fermò la sua azione pastorale. Era Priore Parroco a Trevi dal 1955. I trevani ricordano ancora il giorno delle esequie accompagnate da un violento temporale.

    Nella sua attività parrocchiale ci fu l’istituzione dell’asilo infantile nei locali parrocchiali, restaurati e resi accoglienti per ospitare i bambini della città e delle frazioni vicine, grazie alla Fondazione Franceschini. Non solo. Si preoccupò di realizzare una grande sala per usi teatrali, incontri e conferenze. Istituì la “Casa della Gioventù” con moderne attrezzature per il gioco dei ragazzi e una buona e assortita biblioteca popolare. Importantissimi i lavori nel Duomo di Sant’Emiliano attraverso i quali furono messe in evidenza preziose testimonianze artistiche: il Battistero in pietra del Quattrocento e alcuni affreschi del Cinquecento dell’antico edificio sacro.

    L’ultima opera di Don Diamante Santucci, dopo anni di impegno e di sacrifici economici, fu la concretizzazione di campi di calcio, di bocce, di tennis con spogliatoi. E poi sempre indaffarato dal mattino alla sera per far crescere umanamente e spiritualmente i suoi parrocchiani: catechesi, sacramenti, liturgie, l’Azione Cattolica e omelie che erano il suo pane quotidiano.

    Don Diamante, a suo modo, diede il proprio contributo alla storia delle singole comunità parrocchiali che ha servito, sostenendo chi era lontano dalla propria terra. Condivise la vita dei più poveri. Era un prete, ma fu prima un uomo.

    La sua prima destinazione Montefranco, novello sacerdote, nel 1936. Aveva 28 anni. Su invito dell’arcivescovo Mons. Pietro Tagliapietra, prese la cura spirituale della Comunità Cristiana della Parrocchia di Montefranco, il paese dei Cardinali dei quali uno era ancora vivo: Donato Sbarretti.

    Il primo impegno del giovane Parroco fu l’immediata ristrutturazione della secolare Canonica, adiacente alla Chiesa Parrocchiale, la quale, in condizioni abitative precarie, in poco tempo rese idonea per le attività parrocchiali. Nelle ristrettezze finanziarie di un piccolo paese, a contatto con gente abituata, per cultura e condizione familiare, a vivere da sempre a passi corti e lenti, mettere in cantiere grandi lavori forse non fu facile nemmeno per Don Diamante.

    Ma quando la gente si accorse che quel giovane prete a Montefranco era carico di energia e ricco di inventiva, allora non lo mollarono più. Tutte le iniziative – moltissime – furono accolte con gioia e seguite sempre con entusiasmo. La collaborazione della gente non mancò mai e divenne sempre più ampia. Si strinsero tutti le mani e camminarono insieme per anni, il prete e la sua gente, nel desiderio di innovare, di restaurare e di svecchiare canoniche.

    L’azione pastorale a Montefranco di Don Diamante si svolse negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, a quelli della guerra e successivi. Un lungo periodo difficile ma denso di iniziative per il giovane sacerdote che non esitò a spalancare le porte della canonica, fondando l’Azione Cattolica che grazie al suo impegno divenne in breve tempo una delle Associazioni più dinamiche e attive dell’Arcidiocesi. L’elevata preparazione culturale, unita alla profonda umanità e alle qualità oratorie, portarono Don Diamante ad una intensa opera di evangelizzazione con i “Paolini” di Don Giovanni Rossi in tutto il territorio nazionale.

    Durante gli anni della guerra oltre che alla popolazione residente, cresciuta, nel frattempo – circa 5.000 abitanti – a causa dei cittadini fuggiti da Terni distrutta dai bombardamenti, fu vicino anche ai militari del Paese che si trovano al fronte, con i quali intrattenne un assiduo contatto epistolare.

    La mancanza, anche delle più strette necessità primordiali, sopravvenute a causa dell’evento bellico, gli suggerì di prendere l’ iniziativa di offrire una minestra quotidiana a tutte le persone bisognose del Paese, impegnando nella medesima ogni sua risorsa economica.

    L’azione di servizio di Don Diamante si rivolse a tutti, ma in modo particolare alla gioventù, indirizzando quella femminile alla “Scuola di Taglio e Merletto” presso le Suore della “Sacra Famiglia”, residenti nel Palazzo del Cardinale Sbarretti, e quella maschile nella sua rinnovata casa canonica che diventò il cuore e l’anima dei giovani. Cominciò così quella straordinaria attenzione all’aspetto educativo del rapporto con i giovani che divenne una delle travi portanti di tutta la sua vita. Un suo parrocchiano, Urbano Gualfetti, ricorda: “Don Diamante trasmise insegnamenti religiosi e assistenza culturale ai giovani, preparando gli adolescenti agli esami di Ammissione alla Scuola Media ed aiutando negli Studi della Scuola Superiore i più grandi, fornendo ai più poveri i suoi libri di liceo. In questo clima di serenità e di reciproca fiducia avviene che i dolori e le gioie dei giovani diventano anche i dolori e le gioie di Don Diamante. I bambini e i giovani che ancora sopravvivono non hanno dimenticato le poesie che Don Diamante faceva loro declamare al Cardinale Donato Sbarretti durante il suo breve soggiorno annuale nella residenza del suo paese nativo, né hanno dimenticato le ore più belle della loro giovinezza trascorse con lui nella Canonica insieme a tutti i giovani del Paese”. L’importante era per Don Diamante la formazione cristiana nel cammino quotidiano talora faticoso e impervio.

    “Quando nel 1950, dopo 14 anni di apostolato instancabile, Don Diamante lascia Montefranco per il Priorato di Bevagna, chiamando i montefrancani “figli miei” e tali si sono sentiti, se ne va sì in povertà, sull’esempio del suo Arcivescovo Mons. Pietro Tagliapietra, ma ricco dell’affetto e della profonda stima dei fedeli che il Signore gli aveva affidati”.

    Anche a Bevagna, dove fu breve la sua opera di parroco, intraprese i lavori di recupero della Chiesa del Castello di Limigiano.

    Fede e vita in Don Diamante trovarono una stupenda sintesi esistenziale che hanno reso più che mai coerente ed efficace il suo impegno pastorale.

    Carlo Roberto Petrini

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    Epigrafe in S. Emiliano

    Chiesa S.Emiliano- VISITA GUIDATA – I Parroci EPIGRAFI MODERNE

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  • Lorenzo Donghi, pittore

    Lorenzo Donghi

    Pittore

    La critica

    I popoli come gli individui da questi discendenti portano con sé, sempre, gli elementi con i quali sono stati forgiati i loro antenati, dalla creazione, quindi dalla natura.

    Di queste prove ce ne sono state tante e fra le più vicine a noi ne abbiamo una attuale quella del pittore LORENZO DONGHI -“DONGHI NIPOTE” ha incorporato il dono sublime dell’arte pittorica tramandatogli dal suo grande zio: ANTONIO DONGHI; verista nel modo più assoluto, padrone del colore che usa con parsimonia di slanci tenendosi sempre nei limiti del reale, umanizzando l’arte con la sua ideale sensibilità.

    Dopo le recenti esperienze ossia: la significativa collettiva nel salone dell’YMCA a piazza Indipendenza, “MAGGIO MISTICO” e la brillante estemporanea di Licenza, l’artista ha rivelato ancora una volta nuove sensazioni del suo intimo in continua ricerca del “meglio” ch’egli realizza di volta in volta con piena efficacia e la prova è stata confermata dai critici e dal numeroso pubblico che lo hanno classificato tra i pittori ad alto livello artistico.

    A LORENZO DONGHI vada 1’auspicio dì poter raggiungere 1′ alta vetta nel mondo dell’ arte conquistata nel passato dal suo grande Congiunto.

    ADELE MORONI VISMARA

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  • Bovara (english)

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    The 12thC. Church of ST. PETER: has a 5thC. sculptured freize on the facade. The ABBEY founded in 1158 by the Benedictines rose to glory in the following centuries. The monks in fact were largely responsible for reclamation and drainage of the marshlands in the valley below.

    Trevi, Italy. Bovara, chiesa di S. Pietro, facciata.

    THE OLIVE TREE dedicated to ST. EMILIANO (500m NE of ST. PETER’S in BOVARA) is probably about 1700 years old and is the oldest in Umbria. With little foliage its circumference measures about 9m. It is at present ‘protected’ with catalogue no. 102. As it is to be found on a relatively low slope, and therefore subject to severe frosts, it is to be considered a botanical rarity as the surrounding olive trees rarely survive more than 30 years.

    (Translated by Sheila Rylands 1998)

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1935

  • Mostaccio Arch

    The so-called medieval arch was the original entry gate to the ancient fortress. It was rebuilt in the 13th C. on the site of the ancient Roman Gate, all of which remain are the massive base-blocks in red “breccione”. Its original function is bearly visible today as it appears to be merely an arch wedged between two buildings in via Dogali. The ancient Roman Walls no longer visible here, as they have been incorporated in adjoining buildings, are on the other hand still perfectly preserved in via Fantosati and in via del Fiscale (B2)

    The urban development is interspersed with various medieval buildings and remains (via Amici above S. Francesco, via S. Filippo, via dei Setaioli, via Dogali west of the Arch). Early Renaissance (via Dogali, via Natalucci, via Riccardi west of St. Emiliano, via Setaioli, via Ombrosa ) and ornate residences worthy of much bigger towns. (Translated by Sheila Rylands 1998)

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