Opere snaturate Chiesa di Sant’Emiliano Tela dell’altare della Trinità
Foto 1993
Il necessario intervento di restauro, già invocato nel 1993 in occasione del convegno sul centenario della ricostruzione della chiesa, ha tolto i successivi imbrattamenti della tela, riportando alla luce i colori e le forme originali, ma ha scoperto grosse lacune del colore.
In queste disastrose condizioni la tela non può più essere considerata un “oggetto di culto” e per figurare degnamente in chiesa dovrà essere reintegrata almeno nelle parti principali.
La figura del “Figlio” decapitato può considerarsi blasfema.
A volte alcuni personaggi nella storia della musica vengono ingiustamente dimenticati dopo la loro morte. Forse per le mode che cambiano, forse per le trasformazioni sociali che inevitabilmente avvengono, forse per loro scelta o forse per semplice sfortuna, tali artisti soccombono di fronte all’ineluttabilità del tempo. Alcuni sono considerati superati, altri banali, altri ancora incomprensibili o troppo stilisticamente rivoluzionan. Gli esempi a noi più noti sono sicuramente quelli di Johann Sebastian Bach e del nostro Antonio Vivaldi, le cui composizioni vennero riscoperte solo un paio di secoli dopo la loro scomparsa. Se persino giganti della musica, come quelli appena citati, rimangono vittime di un simile meccanismo, possiamo solo lontanamente immaginare quali siano le dimensioni di quel ricchissimo e dimenticato sottobosco di talentuosi artisti cosiddetti “minori” che in secoli di stona hanno alimentato e tramandato in tutta la penisola la nostra invidiata tradizione musicale. Tra questi, Tiberio Natalucci ne è un fulgido esempio.
Nato a Trevi (PG) nel 1806, dopo gli studi in Giurisprudenza a Roma e quelli di Composizione al Conservatorio di Napoli, vanta un’attività musicale costellata di importanti esperienze nazionali guadagnate grazie ad una tecnica compositiva impeccabile. Lo stesso Franz Liszt lo riconosce possessore di grande e bello stile. Nonostante alcune brevi e significative esperienze come compositore per il teatro, è nella musica sacra e religiosa che Natalucci trova la sua vera dimensione artistica, distaccandosi dalle mode del suo tempo così legate allo stile operistico anche in ambito liturgico. Ciò fa di lui un precursore del movimento ceciliano che da lì a poco prenderà vita.
Sebbene non abbandoni mai l’attività di musicista, le sue scelte lo porteranno ad una vita parallela in cui, anche qui, saprà brillantemente distinguersi per impegno, versatilità, capacità e obbiettivi raggiunti. Saranno anche questi risultati che lo renderanno un punto di riferimento stimato ed apprezzato da tutta la popolazione di Trevi, sia nel corso della sua vita che dopo la sua morte avvenuta nel 1868.
La volontà di riscoprire la figura del M° Tibeno Natalucci è nata a seguito della sollecitazione dello storico dell’arte Carlo Roberto Petrmi, il quale ravvisando nel compositore trevano una figura di indubbio valore nel panorama musicale e culturale del XIX secolo, intraprende una prima ricerca e riordino del materiale musicale manoscritto attribuito al Natalucci presente nell’archivio della Cattedrale di Sant’Emiliano di Trevi. Gli studi successivi, effettuati da Mauro Presazzi, direttore del coro I Cantori di Cannaiola (Trevi, PG) e autore del libro “TIBERIO NATALUCCI, musicista (e) trevano”, hanno portato in un primo momento all’individuazione di due pubblicazioni di riferimento per la storia di Trevi e per la vita del Natalucci: Storia di Trevi 1746 — 1946 dello storico di Trevi Carlo Zenobi (Foligno, Edizioni dell’Arquata, 1987) e Elogio Funebre dello Esimio Maestro di Musica Tiberio Natalucci del Mons. Eugenio Luzzi (Foligno, Stab. Tip. e Lit. di P. Sgariglia, 1869).
Il primo, seppur non incentrato esclusivamente sulla figura del Natalucci, fornisce informazioni sulla seconda parte della vita di Tibeno, quella che va dal 1838, anno in cui si stabilisce definitivamente a Trevi dopo le sue esperienze laziali, fino alla sua morte. Il secondo offre una panoramica appassionata della vita del maestro, in particolare della sua attività artistica, senza trascurare il periodo scolastico infantile, adolescenziale e universitario. Partendo da tali fonti la ricerca si è sviluppata in due direzioni: l’approfondimento della biografia del compositore trevano e lo studio delle sue composizioni.
Con la raccolta di notizie sulla vita di Natalucci, ci si è accorti che il compositore era, nel corso della sua vita e negli anni appena successivi, molto meno sconosciuto di quello che si pensasse: egli è citato in pubblicazioni relative alla storia dell’unità d’Italia, in articoli giornalistici sulla vita e le attività musicali delle principali città del nord e centro Italia, quali Milano, Roma, Cesena, Piacenza, Parma, nei cataloghi delle pubblicazioni di Casa Musicale Ricordi e dell’editore Francesco Lucca di Milano oltre che in lettere di eminenti colleghi musicisti che ne elogiano le qualità di compositore. Scavando nella sua vita sembrava che in alcuni eventi della storia d’Italia Natalucci entrasse con la sua musica nella quotidianità delle società dell’epoca, esattamente come per noi potrebbe essere.. .fischiettare “Va’ pensiero” mentre passeggiamo. Le persone si ritrovavano in strada e cantavano i suoi famosi inni a Pio IX:
“ler l’alerò sera, tra le ore sette e le otto, si formò un affollamento di gente m vari luoghi della città, seguendo quattordici o sedici persone, in parte consti dilettanti di musica i quali cantavano un inno dei più noti m lode di Pio IX. Era quello messo in musica dal Natalucci: Viva Gridiamo Unanimi” (Articolo inviato da Piacenza l’I I ottobre 1847 al giornale La Patria di Firenze)
“Mercoledì 9 [giugno 1847] [•••] vennero eseguiti tre inni in onore del Sommo Pontefice Regnante […]. Tutti e tre vennero accolti con vivissimo e grande plauso […] due sono del signor maestro Natalucci, il terzo […] è di Rossini.” (Gazzetta Musicale di Ricordi n°24, 16 giugno 1847)
Alla lettura di certe cronache non è difficile immaginare con quale stupore ci si chiedesse perché un simile personaggio fosse rimasto nascosto per così lungo tempo tra i “dimenticati” della Stona. La risposta arrivò presto, dopo la lettura della pregevole pubblicazione dello Zenobi che mostrava inequivocabilmente quanto il Natalucci fosse un impegnato ed appassionato amministratore dalla propria città natale, tanto da rinunciare, anche se solo in parte, ad una brillante carriera musicale. Gli sproni di Gaetano Donizetti, suo maestro ed amico, di Giovanni Sgambati, suo allievo e profondo sostenitore, di Franz Liszt, estimatore delle sue opere, non furono sufficienti a far desistere Tiberio dallo stabilirsi a Trevi, assecondando sia le insistenti richieste della madre vedova, che il suo profondo rispetto verso la famiglia e i suoi luoghi d’origine.
“TIBERIO NATALUCCI, musicista (e) trevano” di Mauro Presazz
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Interverranno:
Dott. Bernardino Sperandio, Sindaco di Trevi
Prof.ssa Biancamaria Brunana, Università degli Studi di Perugia
Prof. Luigi Ciuffa, Conservatorio di Musica di Perugia
Dott Carlo Roberto Petrini, Storico dell’arte
Mauro Presazzi, Autore del libro
Ore 1830
Concerto con musiche di Tiberio Natalucci
Filarmonica di Tivoli, Dir. M° Francesco Romanzi
I Cantori di Cannaiola — Coro Città di Trevi, Dir. M° Mauro Presazzi
Ensemble “Canto Ergo Sum” di Spoleto, Dir. M° Mauro Presazzi
Coro “Mons, G, Bellamaria” di Civita Castellana, Dir. M° Laura Ammannato
Solisti e cantori provenienti dalle città in cui operò Tiberio Natalucci Pianoforte/Organo M° Marta Capacci
Ingresso libero
INFO COMUNE DITREVI: 0742/332221 -daniela.rapastella@comune.trevi.pg.it UFFICIO INFORMAZIONI TURISTICHE: tei. 0742/332269 -infoturismo@comune.trevi.pg.it SISTEMA MUSEO: trevi@sistemamuseo.it
Nacque a Trevi il 3 giugno 1806, da Giuseppe Natalucci, di antica famiglia trevana e Silvia Paglia di Civitacastellana. Gli fu imposto il nome di Tiberio, Vincenzo, Andrea, Maria, Melchiorre.1.
Laureatosi in giurisprudenza all’Università di Roma per avviarsi alla professione di avvocato, non seppe sottrarsi alla innata passione per la musica. Studiò al Conservatorio di Napoli dove ebbe per maestri Mercadante, Crescentini, Zingarelli e Donizetti.
Nel 1831, riavutosi a stento da una grave malattia, tornò a Trevi, recandosi poi saltuariamente a Roma, dove, tra l’altro, rappresentò al teatro Valle il suo melodramma «Il viaggio di Bellini» riscuotendo lusinghieri applausi. La madre lo richiamò definitivamente in famiglia anche per le cure del patrimonio domestico, e dal 1838 rimase sempre a Trevi.
Nel 1847 condivise gli allori con Rossini in Mantova, Piacenza, Pavia e Milano dove gli inni popolari del Natalucci (Edizione Ricordi) in onore di Pio IX, prodotti accanto a quelli dell’immortale Rossini, furono con indescrivibile entusiasmo ovunque applauditi. Fu nominato maestro compositore onorario dell’Accademia di S. Cecilia per le sue composizioni classificate «perfette». Il grande Liszt gli scrisse: «Voi possedete da maestro il grande stile e il bello stile». Fu socio dell’Accademia dei Quiriti, della Filarmonica di Roma, e delle Scienze, Lettere ed Arti di Napoli. La morte, che lo colse quasi improvvisamente, fece, ahimè,annullare la stampa delle sue numerose composizioni consegnate all’Editore Francesco Lucca di Milano. Nella Chiesa delle Lagrime, che spesso echeggiò della sua musica, una lapide nella parete sinistra del presbiterio ricorda la vita e le opere, e l’universale compianto della sua dipartita: «A Tiberio Natalucci morto il 10 febbraio 1868 di anni 61 m. 8 g. 7, gran maestro di musica, valentissimo nella sacra che lo rinomò in Italia, cittadino benemerito per gli offici pubblici con integrità sostenuti, per la illustrazione della patria istoria, per incremento dato alle arti, all’agricoltura; pio, caritatevole, generoso, da tutti compianto; la consorte Adelaide, il figlio Giuseppe, i fratelli Francesco, Luigi l’onorario tumulo posero in questo tempio che mai vide tanta frequenza di popolo quanta d’ogni dove accorse al funere solennissimo che qui dedicar ai meriti del defunto 50 giorni dopo la morte gli amici, i discepoli ed esimi colleghi nell’arte musicale graziosamente dall’Italia convenuti». La bella cornice della lapide è sormontata dal busto, che la tradizione dice somigliantissimo; termina nel basso con lo stemma della antica e nobile famiglia Natalucci; ai lati reca strumenti musicali. Come ricorda la lapide, il 1 ° aprile 1868 i maggiori artisti del tempo resero solenni onoranze al maestro nella chiesa della Madonna delle Lagrime con musica dello stesso Natalucci. Tra gli artisti trovavasi il famoso maestro Giovanni Sgambati suo allievo. Quando poi fu costruito il nuovo Teatro Clitunno, il popolo di Trevi volle che nel fastigio della facciata venisse apposto il bronzeo medaglione recante l’effigie del mai dimenticato, benemerito, illustre concittadino.
Fu sepolto in S. Francesco nella tomba che accoglie anche il suo illustre avo Durastante.2 Disgraziatamente, per eseguire dei lavori nei sotterranei della chiesa in epoche successive, tutte le tombe sono state profanate, anche in anni recenti, e i miseri resti ammassati in anonimi ossari.
Attività culturale, politica e amministrativa
Come amministratore pubblico a Trevi ebbe varie incombenze, alcune particolarmente delicate, portate a termine con successo.
Secondo il Bonilli la frazione di Cannaiola deve a lui “eterna gratitudine per averla liberata dalle acque che ne facevano poco più che una palude”.
Nell’Ottobre 2010 gli spartiti musicali del Maestro sono stati donati dalla famiglia all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma(Auditorium). Tutto il materale, opportunamente catalogato e digitalizzato troverà collocazione nella Bibliomediateca e sarà fruibile dagli studiosi anche on line.13
(Da un articolo di Tommaso Valenti sul periodico La Torre di Trevi del 1899 ripreso in Curiosità storiche trevane, Foligno, Campitelli, 1922
UNO STORICO DI TREVI
I lettori hanno sentito, fino dalle prime pagine di questo libretto rammentare il nome di Durastante Natalucci. Sono quindi certo di far cosa gradita a loro dando qualche notizia di questo nostro benemerito concittadino, che di Trevi e della sua Storia fu così teneramente innamorato.
I genitori di Durastante furono Giuseppe Natalucci e Maria Piccini. Esso nasce il 17 settembre 1687, di mercoledì, in casa Piccini alle Picciche, frazione del Comune di Trevi, mentre sua madre tornava da Montefalco, dove erasi recata in devoto pellegrinaggio alla tomba della Beata Chiara.
Il neonato si chiamò Durastante, Tommaso, Francesco, Emiliano.
A soli sette anni, per la morte di un suo zio prete, ebbe dal Papa Innocenzo XII il beneficio ecclesiastico del SS. Crocifisso di patronato della famiglia Natalucci. E fu in questa occasione che Durastante fu annoverato tra i chierici, ed ebbe la prima tonsura. Rimase in Trevi fino al 1704, quando fu dai suoi mandato a Spoleto per studiare presso i Padri Gesuiti.
Da Spoleto passò a Roma nel 1709 per gli studi legali.
Esso però non si contentò delle aride speculazioni giuridiche, e volle, seguendo la sua naturale inclinazione, studiare profondamente la storia e le altre scienze affini, aiutato in ciò da Monsignor Cremona Valdieri e da Monsignor Ansaldi. Di lì a non molto, ammalatasi gravemente la madre sua, dové far ritorno in Trevi. E d’allora in poi tuta la sua attività e la sua intelligenza furono completamente assorbite dalle cure domestiche e dagli studi di storia trevana. con una oculata amministrazione aumentò notevolmente il patrimonio di famiglia. il Paese profittò ampiamente dell’opera sua e fu nel 1726 eletto avvocato del comune. In seguito fu anche magistrato del consiglio. E negli anni seguenti coprì anche altre cariche pubbliche non meno importanti. Riordinò l’Archivio comunale e tutti gli altri esistenti in Trevi, sia presso le pubbliche amministrazioni che presso i privati. Con la sua mente illuminata e la saggia prudenza sua, aiutò a risorgere molte famiglie cadute in basso stato. Giunse fino all’età di 60 anni senza ammogliarsi. Ma il 1747 si decise per il matrimonio e si fidanzò con la nobile donna signora Elena di Francesco Ridolfi di Spoleto.
Accadde però che poco dopo la promessa di matrimonio Durastante rimanesse completamente cieco, a cagione, senza dubbio, dall’eccessiva fatica da lui patita nel leggere e nel decifrare le numerose e difficilissime scritture antiche sulle quali è basata la sua Storia di Trevi.
Quindi, per questa sventura sopravvenutagli, voleva esso sciogliersi dall’impegno assunto verso la promessa sposa. Essa però non volle rinunziare alla parola data e fu lieta di diventare la fedele compagna dell’illustre Uomo, che il 21 novembre 1747 la sposava solennemente.
Da questo matrimonio nacquero due figli Giuseppe e Maria, più un altro che morì non appena battezzato.
Durastante, privo della vista, e perciò anche della dolce occupazione dello studio, visse ancora venticinque anni, giacché morì in Trevi il 22 maggio 1772.
Ma un prezioso ricordo di sé lasciò alla sua famiglia ed alla Patria questo infaticabile studioso. Tornato, come ho detto, in Trevi per la malattia della sua mamma, si diede subito alle ricerche storiche cittadine. E il faticoso lavoro continuò per oltre venti anni, giacché compì l’opera sua nel 1744.
Eccone il titolo: Historia universale – dello Stato temporale ed ecclesiastico – di Trevi – anticamente città oggi terra non oscura dell’Umbria – di Durastante Natalucci – Divisa in quattro parti – Contenente la prima la descrizione di essa Trevi – del territorio suo la seconda – la terza il dominio e il governo della medesima – e l’ultima la notizia delli habitatori, degli uomini e delle famiglie – Tomo unico – 1745..1
Il volume, in-8° grande, conta 1233 pagine, di discreta calligrafia e di non difficile lettura [per chi, come l’autore, abbia dimestichezza con le scritture antiche!]. Lascia forse a desiderare sotto l’aspetto letterario, ma è difetto trascurabile.
E’ poi degno di particolare ammirazione lo scrupoloso sistema critico da Durastante seguito nella compilazione di quest’opera; in essa, infatti, ogni benché minimo particolare è confermato da documenti. Forse fu talvolta il Natalucci tratto in errore sull’autenticità di qualche fonte storica.
Per raccogliere questi documenti Durastante consultò 9 archivi di Roma; quelli di Spoleto, di Foligno e di Todi; 38 di Trevi – 16 cancellerie di cui 12 fuori Trevi – molte segreterie di città vicine – le scritture delle Università e Balie – quelle delle principali famiglie di Trevi – i protocolli di 68 Notari Trevani e di altrettanti forestieri – e finalmente 240 opere stampate e 54 manoscritte.
E’ inutile dopo questo elenco, che io mi perda a dimostrare l’importanza dell’opera del Natalucci, la quale è preziosa perché ci ha conservato la memoria di molti documenti ora distrutti, quali sono quelli dei Monasteri di Bovara, di S. Francesco e della Madonna delle Lagrime, gli archivi dei quali andarono dispersi e quasi completamente distrutti al tempo della demaniazione francese.
Oltre alla Storia di Trevi il Durastante compilò una storia documentata della sua famiglia, e fu parimenti esso che redasse il testo della relazione della visita pastorale di Monsignor Lascaris Vescovo di Spoleto. Questo lavoro che ha servito di base per tutti glia altri dello stesso genere, è anche ora con grande interesse consultato dal Clero della Diocesi spoletina come fonte autorevole di notizie storiche e giuridiche.
E’ stato dunque Durastante Natalucci uno dei cittadini più benemeriti che abbia avuto la nostra Trevi. Che se in ogni Città, in ogni Comune sorgesse un suo imitatore, la storia della nostra bella Italia sarebbe fondata definitivamente sulle più solide basi.
Ed io che dell’opera di Durastante mi servo di guida per raccogliere le notizie storiche che vado pubblicando, devo rendere qui pubbliche grazie al cortesissimo signor Giuseppe Natalucci, discendente dell’illustre Uomo, che con squisita bontà ha voluto mettere sempre a mia disposizione il prezioso codice…
Comune di Trevi – Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”
Trevi in Musica 2017
VENERDÌ 7 LUGLIO 2017 ore 21.00
Teatro Clitunno
Concerto Lirico Vocale
Al pianoforte Marco Simionato
PROGRAMMA
Giacomo Puccini, da
La bohème Vecchia zimarra,
Giordano Farina
– Colline
Wolfgang Amadeus Mozart, da
Le nozze di Figaro: Dove sono i bei momenti
–
Maria Bagalà
– Contessa
Gioachino Rossini, da
Semiramid
e, Bel raggio lusinghier –
Noemi Umani
– Semiramide
Francesco Cilea, da
Adriana Lecouvreur
Acerba voluttà
– Daniela Nineva
Giuseppe Verdi, da
Don Carl
o: Ella giammai m’amò –
Ferruccio Finetti
– Filippo II
Il flauto magico
: Der Hölle Rache –
Giulia Mazzola
– La regina della notte
***
Macbeth
: Studia il passo, o mio figlio –
– Banco
Il corsaro
: Non so le tetre immagini –
– Medora
La bohème
: Donde lieta uscì –
– Mimì
Camille Saint- Saëns, da
Samson et Dalila
: Mon coeur s’ouvre à ta voix-
Daniela Nineva
: In diesen heil’gen Hallen –
Ferruccio Finett
i – Sarastro
Rigoletto
: Caro nome –
– Gilda
Il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto è stato fondato nel 1947 da Adriano Belli, avvocato e musicologo, con il fine di avviare alla professione dell’arte lirica quei giovani dotati di particolari qualità artistiche che, compiuti gli studi di canto, non avevano ancora debuttato. Accogliendo i vincitori del Concorso di canto dello “Sperimentale” a Spoleto ed avviandoli ad un corso di due anni, vengono dati loro quegli elementi che la scuola non offre: non solo preparazione delle opere ma anche preparazione al gesto, sotto la guida dei registi e dei direttori che mettono in scena le opere stesse nella Stagione Lirica di presentazione.
Hanno iniziato la propria carriera artistica a Spoleto molti tra i più importanti artisti: Franco Corelli, Cesare Valletti, Antonietta Stella, Anita Cerquetti, Anna Moffo, Renato Bruson, Ruggero Raimondi, Leo Nucci, Mariella Devia, Lucia Aliberti, Elizabeth Norberg-Schulz, Giuseppe Sabbatini, Norma Fantini, Daniela Barcellona.
Il Teatro Lirico Sperimentale, oltre a collaborare con alcuni tra i maggiori teatri lirici italiani, è stato ospite con concerti ed opere anche in Austria, Spagna, Stati Uniti d’America, Svizzera, Giappone, Ungheria, Canada, Germania, Polonia, Cina, Russia, Qatar, Cuba, Romania, Turchia, Sudafrica, Inghilterra.
The Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” was founded in 1947 by Adriano Belli, a lawyer and musicologist, with the aim of helping young singers who had not yet debuted to start a career in opera. Its annual activity consists of three phases: the European Community Competition for young opera singers; a Training course aimed at the students’ debut; and the Opera Season, wich takes place in Spoleto and Umbria. Several important artists began their artistic career in Spoleto, including Franco Corelli, Cesare Valletti, Antonietta Stella, Anita Cerquetti, Anna Moffo, Renato Bruson, Ruggero Raimondi, Leo Nucci, Mariella Devia, Lucia Aliberti, Elizabeth Norberg-Schultz, Giuseppe Sabbatini, Norma Fantini, Daniela Barcellona. As well as collaborating with some of the greatest Italian opera houses, the Teatro Lirico Sperimentale has also been invited to hold concerts and opera performances in Austria, Spain, United States, Switzerland, Japan, Hungary, Canada, Germany, Poland, China, Russia, Qatar, Cuba, Romania, Turkey, South Africa, England.