Autore: Franco Spellani

  • Eventi Natale 2017-

    Comune di Trevi I Borghi più belli d’Italia

    Notte Romantica 2018

    dalle ore 19 alle 24 – Villa Fabbri ” UN AMORE DI FACEPAINTING” -Truccabimbi

    dalle ore 20 – RISTORANTI ADERENTICENA A LUME DI CANDELA CON MENU’ ROMANTICO”

    ore 20.45 – “L’Aamore per la Danza”- Danza Trevi Sotto le Stelle – Scuola comunale di Danza “DANZA TREVI”

    ore ‪22 – Ninfeo di Villa Fabbri – Défilè di abiti da sposa – Elsa Mode – Presenta Ambra Cenci

    ore 24 – Ninfeo di Villa Fabbri – BACIO DI MEZZANOTTE coronato dal lancio di tanti romantici palloncini rossi.

    Seguire i palloncini rossi per ritrovarsi in un magnifico luogo romantico!

    Selfie del Cuore – Foto romantica con il cuore in cornice realizzata dal “Pianeta delle Idee” (fotografo: Pasqualino Valentini)

    MOSTRE

    Museo di San Francesco ore 10,30 – 13 e 14,30 – 18 eccezionaale mostra I Capolavori del Ttrecento: Il cantiere di Giotto, Spoleto e l’Appennino

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  • TREVI in Piazza 2009 – Kalerom

    Trevi in Piazza 2010

    Lunedì 10 agosto ore 21.30Villa Fabri

    Surd Ensemble

    Canti, musiche e poesie dei sud del mondo

    Programma

    Canto dei Sanfedisti

    Fimmene

    Vuless e addeventare ‘nu brigante

    E lu sole calau calau

    Pizzica in la‑

    Tarantella di S. Michele

    Le carceri de Lecce – Dha sira ne passai

    Pizzica minore

    Tarantella del Gargano

    Strumentale: Tarantella battente

    Lu rusciu de lu mare

    Peixhinhos do mar

    Valore

    Voyelles

    Cozze piccinne cozze

    Stornelli alla vinaiola

    Santu Paulu

    Fila fila

    Tarantella minore

    Kali nifta

    Genere: musica etnica/ folk/pop/acustico.

    Il gruppo nasce nel gennaio 2000.

    Il nome del gruppo SURD che ha il doppio significato di SUD E SURD: il sud del mondo con tutte le tradizioni popolari e i rituali, che è sordo alle nuove tendenze in qualche modo degradanti.

    I Surd Ensemble, costituitosi nel 2000, hanno raccolto, in anni di ricerca, brani in dialetto umbro, campano, pugliese, calabrese, siciliano. Il repertorio comprende anche brani della tradizione francese, brasiliana e balcanica . I temi trattati sono: gli affetti, la famiglia, la guerra, il lavoro, il divertimento, i sogni, la libertà, l’amore, i balli (pizziche, tarantelle, saltarelli).

    Nel ricco e vasto repertorio del gruppo sono presenti anche brani di propria composizione, poesie di grandi poeti musicalmente rivisitate.

    L’ ultimo lavoro pubblicato ha riguardato la riscoperta dei Canti della Passione del territorio umbro (CD allegato al libro di Luigi Gambacurta E la passion de Cristo… edito dalla Provincia di Perugia).

    Attualmente è anche disponibile un DVD : Surd Ensemble live.

    surdensemble.blogspot.com

    Sabrina Gambacurta ha studiato pianoforte, canto, chitarra e percussioni applicandosi in quasi tutti i generi, dal pop al jazz, dalla musica medioevale al lounge di ultima generazione .

    Nel gruppo canta e suona le percussioni (coloristica) e la chitarra.

    Tiziano Fischi suona la fisarmonica e l’organetto. Si è diplomato presso il Conservatorio Statale Morlacchi di Perugia ed è vincitore di vari concorsi nazionali ed internazionali per fisarmonicisti.

    Alfonso Iandiorio è spinto da una passione per le percussioni in genere . Ha studiato con Vito De Lorenzi e con i TETRAKTIS.

    Giovanni Milone è il chitarrista ed anche la voce calda, appassionata e ironica del gruppo.

    Mirco Bonucci polistrumentista geniale ed eclettico. Docente di chitarra e autore di numerosi libri di didattica musicale. Dal 1999 inizia la collaborazione come autore con la BMG RICORDI di Milano per la quale ha pubblicato i volumi sulla chitarra brasiliana ed i volumi di didattica sul blues. Abile compositore di musiche per chitarra. www.mircobonucci.com

    Trevi in Piazza 2010

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    108

  • Ex Allievi Salesiani

    Ex Allievi Salesiani
    del Collegio Lucarini

    Convegni annuali

    A Trevi esiste dal 1923 l’Unione Ex Allievi, associata alla Federazione Nazionale e alla Confederazione Mondiale.

    Sin dalla fondazione, ogni anno si celebra in Trevi il convegno annuale degli Ex Allievi di Don Bosco, anche dopo la dipartita dei Salesiani avvenuta nel 1963.

    Si riportano di seguito i convegni ai quali è stata dedicata una pagina in questo sito.

    Convegno del 1951

    Convegno del 2004

    Convegno del 2006

    Convegno del 2008

    Convegno del 2013

    Convegno del 2015

    Convegno del 2016

    Convegno del 2017

    Convegno del 2018

    Ritorna alla

    404


  • Teatro ARCA Maggio 2018

    Teatro Clitunno 18-20 maggio 2018

    Un grazioso via vai

    Commedia brillante di Marco Tassara

    Regia di Graziano Sirci

    Venerdì 18 e Sabato 19: ore 21
    Domenica 20: ore 17 e ore 21

    In scena al Clitunno di Trevi la brillante commedia in due atti “Un grazioso via vai”. Esilarante commedia in due atti di Marco Tassara. Regia di Graziano Sirci

    Venerdì 18 maggio alle 21 al Teatro Clitunno di Trevi , torna in scena la compagnia teatrale “Arca” con la prima della esilarante commedia in due atti dal titolo “Un grazioso via vai” di Marco Tassara. La regia è stata firmata da Graziano Sirci, noto e bravissimo attore di teatro.

    La brillante commedia, scelta quest’anno dalla Compagnia, si basa ancora una volta sull’impegno interpretativo che raggiunge elevati picchi di difficoltà nel secondo atto quando la scena diventa veloce e frenetica. Uno scrittore nullafacente, ma principalmente donnaiolo a tempo pieno con i soldi dello zio ricco. Di certo gli spettatori riusciranno a divertirsi, poiché la commedia è tratta da un celebre film “Boeing, boeing” con Tony Curtis e Jerry Lewis.

    Un ensemble di giovani attrici e attori che uniscono l’entusiasmo al talento offrendo al pubblico una performance piacevole e divertente. In scena al Clitunno, per la regia di Graziano Sirci, Luciano Bartoli, Nadio Bettini, Rosella Brunelli, Francesco Buccioli, Chiara Celesti, Maria Luisa Ceppi, Eleonora Donati, Fausto Donnini, Lidia Gammaitoni, Nadia Gammaitoni, Maurizio Maurizi, Patrizia Perugini, Emanuela Servili, Maurizio Zampogna. Luci e audio di Tommaso Donnini e Roberto Pesca.

    Lo spettacolo sarà replicato sabato 19 maggio alle ore 21, mentre domenica 20 ci saranno due repliche alle 17 alle 21. Sempre al Teatro Clitunno.

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  • Meridiane esistenti o distrutte

    Meridiane

    Le ingiurie del tempo e l’incuria degli uomini stanno facendo scomparire gli ultimi simulacri di questi affascinanti strumenti.

    Questo è un primo tentativo di classificazione delle meridiane in Trevi

    LuogoepocaCoordinate geografiche Seganalata da
    Abbazia di S. Pietro in Bovara16° sec?42°51’31″N -0°17’44″EMelelli – Medori.1
    Chiesa di S. Arcangelo17° sec?42°51’34″N -0°18’49″E
    Convento dei Cappuccini17° sec?Associazione Astronomica E. Majorana http://www.heinrichfleck.net/meridiane/TreviCappuccini.htm
    Convento di S. Martino16° sec?42°53’00″N -12°45’00″ERecentemente distrutta (2014)
    Villa Bonaca sul Clitunno193542°51’54″N – 0°17’05″E
    Casa Zenobi197042°52’39″N -0°17’39″EAssociazione Astronomica E. Majorana http://www.heinrichfleck.net/meridiane/TreviCasaZenobi.htm
    Casa Di Pietrantonio – Morresi201342°52’39,50″N – 0°44’42″E

    054

    Note

    1)

    Al piano superiore, sul cortile si apre un loggiato; su ognuna delle quattro pareti è una meridiana

    ” – Alberto Melelli, Caterina Medori,

    Ville e grandi residenze di campagna nella Valle Umbra meridionale

    , in

    Quaderni dell’Istituto Policattedra di Geografia dell’Università di Perugia

    , n.12 (1990), p. 137

  • Identità armena e liturgia armena

    Centenario del martirio di Sant’Emiliano

    303 – 2003

    Identità armena e Divina Liturgia

    Testo completo della Conferenza del p. Vasken Nanyan, del Catolicossato Armeno:
    Identità del popolo di Sant’Emiliano e presentazione della liturgia armena
    Domenica 26 gennaio 2003- Sala Confernze di S. Francesco

    Padre Vasken Nanyan, attualmente a Roma per motivi di studio, è stato un componente della delegazione armena in visita a Trevi, in occasione delle celebrazioni del centenario, per ricordare le origini armene del patrono e primo vescovo di Trevi Sant’Emiliano.

    Eccellenza, cari amici,

    anzitutto vorrei esprimere la mia infinita gioia per questo cordiale invito rivoltomi a essere con voi e tra di voi in questa settimana di preghiere per l’unita’ dei cristiani, particolarmente ricca di espressioni ed esperienze di condivisione e testimonianza della fede, nella quale siamo uniti nel nome del nostro Signore Gesù Cristo.

    Nella mia mente rivive il piacere provato ieri sera nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, durante la celebrazione dei Vespri, presieduta da Papa Giovanni Paolo II. Centinaia di sacerdoti, come me, che provengono da diversissime chiese: ortodosse, antiche orientali, protestanti ecc., si sono radunati per dimostrare ancora una volta con sincerità e convinzione che il glorioso passato della Chiesa, con le sue pagine talvolta dolorose, è comunque, appunto, passato. Ed oggi vivere col passato significa condannare il futuro. “Accentuiamo ciò che ci unisce e lasciamo in disparte ciò che ci separa” – questo era il sentimento dominante in tutti presenti.

    Gli armeni nel mondo

    Cari amici, io vengo dall’Armenia, da un paese antichissimo e bellissimo. Nei miei primi giorni di permanenza qui in Italia mi ero incuriosito, volevo sapere se la gente comune conoscesse l’Armenia, l’avesse mai sentita nominare. Ho scoperto che dell’Armenia sapevano poco. La prima persona che veniva nominata era Jurii Gorkaeff, il calciatore, poi Charles Aznavour. Alcuni addirittura ricordavano che ci doveva essere la biblica montagna dell’Ararat, altri invece rievocavano il tragico genocidio contro gli Armeni nell’anno 1915 da parte della Turchia Ottomana e alla fine solo pochissimi hanno menzionato i 1700 anni della vita cristiana di questo paese.

    Il cristianesimo in Armenia

    Veramente, se dell’Armenia c’è una cosa che merita d’esser menzionata per prima, se c’è una cosa della quale tutti gli armeni, malgrado la loro appartenenza ecclesiastica (sia apostolica, cattolica, protestante o addirittura non cristiana o agnostica), malgrado la loro provenienza o residenza geografica (da Erevan a New York, dal Bangladesh alla Nuova Zelanda, da Mosca a Buenos Aires) sono ugualmente orgogliosi, è la fede cristiana che fu portata nella nostra terra dai due apostoli di Cristo. A questo punto voglio riprendere le parole del discorso di saluto del Papa Giovanni Paolo II dette durante il suo viaggio in Armenia il 25 settembre 2001.

    “Sono profondamente commosso al pensiero della gloriosa storia del Cristianesimo in questa terra, che, secondo la tradizione, si rifa’ alla predicazione degli apostoli Taddeo e Bartolomeo. In seguito, attraverso la testimonianza e l’opera di san Gregorio l’Illuminatore, il Cristianesimo divenne, per la prima volta, la fede di un’intera Nazione. Gli Annali della Chiesa universale affermeranno per sempre che le genti dell’Armenia furono le prime, come popolo, ad abbracciare la grazia e la verità del Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Da quei tempi epici, la vostra Chiesa non ha mai cessato di cantare le lodi di Dio Padre, di celebrare il mistero della morte e risurrezione del Figlio suo Gesù Cristo, e di invocare l’aiuto dello Spirito Santo, il Consolatore. Voi custodite con zelo la memoria dei vostri numerosi martiri, e in verità il martirio è stato un marchio speciale della Chiesa e del popolo armeni.”.

    Ci volevano anni, decenni, secoli di martirio e sangue, di lacrime e sorrisi, di opere e parole, di vita e morte affinché la fede diventasse raision d’être di una nazione, identificandosi con l’autoimmagine più autentica e intima di un popolo. Ecco perché quando da noi si dice “armeno” inconsciamente si intende pure cristiano e viceversa. Anzi c’è un detto che pienamente esprime tutta l’essenzialità di questa indissolubile unione: “Battezzandosi si diventa armeni”. Così pensò anche San Gregorio che fu chiamato Illuminatore, perché con il battesimo degli Armeni ci illuminò secondo la divina visione che contemplò e che fece di noi il primo popolo cristiano.

    E’ inutile spiegare, dunque, che la storia della Chiesa armena fa parte inseparabile e naturale della storia dell’Armenia. In ogni caso, gli anni passati non sono stati tranquilli e pacifici. Siamo stati destinati a passare attraverso grandi tribolazioni, infinite guerre, separazioni e difficoltà.

    Da tanto tempo il nostro popolo cammina sulla faccia della terra. Quelli con cui abbiamo iniziato questo percorso ormai non ci sono più, mentre noi ostinatamente andiamo avanti lasciando alle spalle una cultura ricchissima con i propri inconfondibili valori. Giustamente tutto ciò che si può scoprire in Armenia è stato creato e prodotto nello spirito della religione. Non è possibile comprendere il nostro mondo, senza aver conosciuto il nostro spirito. Nella scultura e architettura, nella pittura e miniatura, nella letteratura e musica si sente fortemente pulsare la fede.

    La crisi del 20° secolo

    La penultima tappa della storia della Chiesa armena, durante il comunismo, fu altrettanto carica di sofferenze. Partendo dal concetto che “la religione è l’oppio del popolo”, come all’epoca affermavano Marx, Lenin e Stalin, il partito comunista ha fatto letteralmente tutto perché la Chiesa diventasse un monumento storico, una specie di museo e nella mente comune venisse paragonata ad una cosa ignorante, oscura, retrospettiva ed arcaica. Sono stati giorni spaventosi, quando sembrava fossimo alla fine, perché non poteva essere peggio di quello che era. Chi avrebbe mai immaginato il giorno della liberazione, chi avrebbe mai parlato a voce alta delle cose che sentiva dentro di sé, chi avrebbe mai guardato verso l’avvenire se non con gli occhi della speranza? Il clero non poteva parlare, predicare, liberamente agire…C’era un interminabile silenzio e c’era molta paura, un’insuperabile angoscia e solo le chiese, sparse dappertutto, osavano parlare, audacemente raccontando la storia della fede, trasmettendo il messaggio del Vangelo, senza aver paura di essere imprigionate o demolite. Si incarnava così la profezia di Gesù, quando disse: “Se taceranno gli uomini, parleranno le pietre!”.

    Tantissimi sacerdoti innocenti furono esiliati, torturati e fucilati. Un’intera generazione fu persa e danneggiata. Per darvi un semplice esempio: negli anni ‘30 nella Santa Sede di Etchmiadzine, centro spirituale della nostra Chiesa, rimasero, in effetti, solo il patriarca e 7 sacerdoti.

    Eravamo rimasti forma senza sostanza. Quando ad uno si domandava “in che cosa credi?”. Rispondeva: “credo in ciò crede la mia Chiesa”. E se avessimo proseguito chiedendogli: “in che cosa allora crede la tua Chiesa?”, sarebbe stato assai inverosimile aspettarsi una risposta più precisa. Fede del carbonaio – così è stato formulato questo fenomeno nella teologia tedesca. Mentre io lo definirei come fede per forza d’inerzia. Ciò che va tenuto presente è che tuttavia tutte le disgrazie accadute, comunque non hanno sradicato del tutto lo spirito religioso, che costituisce certamente per il nostro popolo la fonte di speranza più radicale, il miglior stimolo alla voglia di ricominciare. E quindi, in queste circostanze e condizioni ci siamo ritrovati dopo l’indipendenza, quando per la prima volta la Chiesa armena, dopo quella prolungata pausa, ha cominciato a respirare a pieni polmoni.

    L’indipendenza

    Sì, ci sono ancora difficoltà. L’Armenia, essendo in uno stato di transizione, sta affrontando molti problemi economici, finanziari, politici e sociali, psicologici e naturalmente religiosi. Demotivazione, emigrazione, disoccupazione e sette religiose fanno ormai parte della nostra quotidianità. Nonostante ciò, in fondo siamo inguaribili ottimisti e per questo proseguiremo fin alla fine.

    La Chiesa, con il neo-eletto Supremo Patriarca e Catolicos tutti gli Armeni Karekin II, veramente si sta rinnovando. Moltissimi giovani sacerdoti attualmente studiano nelle migliori università in tutto il mondo, si riaprono le chiese antiche e se ne costruiscono di nuove. La Chiesa promuove l’aggiornamento, il rafforzamento e il miglioramento delle attività pastorali, giovanili e sociali. Si ingrandiscono i seminari, in modo che possano accogliere tutti quanti sono desiderosi di servire Dio e il popolo.

    So che ci vuole tempo, però già nel futuro prossimo potremo sicuramente essere ciò che eravamo sempre stati. In breve, adesso si fa di tutto ed il frutto di questo si vedrà domani.

    La liturgia

    Ed ora, permettetemi qualche parola sulla liturgia armena. Si tratta di una liturgia molto antica, che prende le sue origini dai riti in uso a Gerusalemme. Essa poi e’ stata caratterizzata da una grande apertura alle varie tradizioni cristiane di altri popoli tra i quali gli Armeni si sono trovati a vivere: quella sira, quella greca e persino la vostra, quella latina. Molte parti sono state accolte dentro la propria liturgia, mantenendo invariato il nucleo originale ed il tono proprio dell’identita’ armena.

    La liturgia e’ sempre molto solenne, e viene celebrata nell’antica lingua ecclesiastica. Luci, colori, profumi, tutto avvolge la persona chiamata alla preghiera. In particolare i canti sono molto famosi per la loro bellezza, venati come sono da una melanconia tipica degli Armeni. Quando si celebra, e’ come se il cielo si aprisse e noi fossimo invitati a visitarlo, pregando insieme con gli angeli e con i santi alla presenza dell’Agnello.

    Per noi la liturgia e’ stare alla presenza del sacro: per questo i ministri non calpestano lo spazio intorno all’altare con le scarpe normali, ma con speciali pantofole; per questo inoltre il libro del Vangelo viene sempre tenuto in mano con un velo prezioso. Nella liturgia si usa il pane azzimo, come fate voi. La comunione si da’ sempre sotto le due specie.

    La Messa, che noi chiamiamo “oblazione” o “sacrificio”, si svolge secondo la struttura tipica dell’Eucaristia di ogni Chiesa cristiana: dopo le preghiere di accesso all’altare, il sacerdote prepara il pane e il vino (al quale, contrariamente alle altre Chiese, non si aggiunge l’acqua). Un momento solenne e’ la processione col Vangelo, al canto del “tre volte santo”. Uno dei fedeli viene invitato a baciare il Vangelo. Seguono le letture e la professione di fede. La liturgia eucaristica vede una seconda processione molto solenne, che porta all’altare i santi doni, il pane e il vino, con i quali viene benedetto il popolo. Segue l’anafora o preghiera eucaristica, che privilegia le parole dell’istituzione dell’Eucaristia e quelle dell’epiclesi, o invocazione dello Spirito Santo, perche’ trasformi il pane e il vino nel Corpo e Sangue del Signore. Si prega quindi per le necessita’ della Chiesa. Al termine dell’anafora, dopo il Padre Nostro, c’e’ una elevazione solenne dei Santi Doni, la piu’ solenne e prolungata fra tutte quelle delle Chiese d’Oriente ed Occidente. Quindi la comunione, il ringraziamento e la benedizione.

    La Chiesa armena non ha l’iconostasi; al suo posto c’e’ una grande tenda che viene chiusa in alcuni momenti della celebrazione.

    Vi invito a seguire con attenzione i testi delle preghiere: sono dei veri capolavori di teologia e vita spirituale, molto concreti, pieni di immagini, ed anche molto poetici.

    Commiato

    Alla fine, cari amici, vorrei concludere questa mia presentazione con una riflessione molto personale. Mi chiedo se vi possa essere un segno di ecumenismo più eloquente del fatto che il vostro Arcivescovo, l’Eccellentissimo Mons. Riccardo Fontana, con i suoi sacerdoti si sia recato in Armenia a fare gli esercizi spirituali e a portarvi l’olio di Sant’Emiliano, e il fatto che io adesso stia fra voi a condividere la gioia comune?

    Ritorna alla pagina MANIFESTAZIONI Sant’Emiliano 17° Centenario

    Note

    1

    )

    Proprio nell’occasione della celebrazione del Centenario, siamo venuti a conoscenza di un’altra presenza armena a Trevi intorno al 1940. S. E.Mons

    Nerses Der Nersessian che all’epoca fu ospite del

    Pontificio Collegio Etiopico

    ricorda di aver conosciuto il dott. Armenag Sirunian. Testimonianze orali (Simone Brunelli, Giuliano Fattori) confermano che il dottore in questione, profugo armeno, esercitava presso l’Ospedale Civile di Trevi e dopo poco tempo si trasferi a Perugia dove dove è rimasto fino alla morte avvenuta in tarda eta

  • S. Vincenzo in Parrano – La festa 2015

    Festa di San Vincenzo 2018

    Tradizionale festa pasquale di San Vincenzo Ferrer
    Parrano di Trevi
    12-16 Aprile 2015

    PROGRAMMA RELIGIOSO

    12-13 APRILE

    ore 19 –

    Triduo di preparazione

    SABATO 14 APRILE

    ore 19.30

    – Vespri

    ore 20.30

    – Tradizionale Fiaccolata

    Solenne Processione con la statua del Santo

    accompagnata dalla Banda Musicale di Annifo

    DOMENICA 15 APRILE

    ore 8.30

    – Santa Messa

    ore 11

    – Santa Messa Solenne

    ore 17.30

    – Santo Rosario, Benedizione e Bacio della Reliquia

    LUNEDI 16 APRILE

    – Santa Messa di suffragio per tutti i defunti.

    PROGRAMMA RICREATIVO

    Ore 21

    – ISCRIZIONE E GARA DI BRISCOLA

    Ore 21.30

    – SALSICCIATA e FAGIOLI CON LE COTICHE per tutti

    Ore 7.30

    – Campo Sportivo Borgo Trevi RITROVO PEDALATA DI MOUNTAIN BIKE

    con la collaborazione della “Decathlon” Foligno

    Ore 12

    – Consegna delle opere del Concorso “OVO PITTU”

    Tema: “L’Eucarestia: sorgente di amore “

    Ore 16

    – SPETTACOLO DI CABARET E MAGIA- Andra Paris & Nicola Pesaresi

    in caso di maltempo lo spettacolo si svolgerà all’interno della tendostruttura

    Ore 17

    – PREMIAZIONE OVO PITTU e Rinfresco per tutti

    Ore 18

    – Tombolata – Ruota della Fortuna – Occhio al Peso e Giochi popolari

    Chiesa di S.Vincenzo ex S.Sabino

  • Villa Fabbri a Trevi – presentazione dle volume

    Villa Fabbri a Trevi

    Presentazione del volume a cura dui Carlo Roberto Petrini

    Villa Fabbri, Venerdì 6 aprile 2018, ore 18

    ne parlano Simonetta Prosperi Valenti e gli Autori

    Villa Fabri – Un’impresa romana di primo Seicento torna a spendere.
    Un libro ne diffonde l’importanza di dimora gentilizia in Umbria e nel centro Italia. Venerdì 6 aprile alle 18.00, nella splendida dimora gentilizia Fabri avrà luogo l’anteprima del Volume “Villa Fabri a Trevi – Un’impresa romana di primo Seicento“. Il volume, curato da Carlo Roberto Petrini, ripercorre la storia della vicenda umana di Girolamo Fabri, capo notaio del Tribunale della Camera apostolica, a cui si deve lo straordinario edificio.
    Alla presentazione saranno presenti oltre al curatore dell’opera, Simonetta Prosperi Valenti, che ha introdotto il volume, e gli autori dei saggi, tutti affermati studiosi: Bruno Toscano, Rosa Maria Giusto, Angela Magionami, Isabella Dalla Ragione, Stefania Petrillo, Attilio Turrioni, Bernardino Sperandio e Carlo Roberto Petrini. Ardua fatica, offerta alla Città e ai suoi cittadini, costata più di cinque anni d’instancabile lavoro e di ricerca presso gli archivi più importanti del nostro Paese, che ora trova la sua degna realizzazione in un volume ricco di utili informazioni e di splendide e interessantissime illustrazioni, realizzate dal noto fotografo Bernardino Sperandio. Il corposo libro è formato da circa 250 pagine, i cui testi sono tutti corredati da un repertorio iconografico di prim’ordine e anche inedito. L’impaginazione grafica è stata affidata alla Quattroemme di Perugia, leader nel campo editoriale umbro.
    Il valore di questa pubblicazione è destinata ad avere un risalto extra regionale, poiché per la prima volta viene commentato in maniiera dettagliata il ciclo di affreschi del piano nobile della Villa, realizzato tra 1602 e il 1604, per il quale intervennero artisti di chiara fama: Antonio Circignani, detto il Pomarancio, Tarquinio Ligustri, Prospero Orsi e il senese Ventura Salimbeni.
    Altro momento significativo per la Villa Fabri, che nel corso dei secoli subì vari passaggi di proprietà, avvenne alla fine del XIX secolo, quando il nobile edificio fu acquistato dal Pontificio Collegio Boemo di Roma come residenza estiva per i suoi seminaristi. Ai Boemi si deve la presenza degli artisti della “Scuola di Beuron” Bohumil Cila e il monaco benedettino Pantaleon Mayor, i quali affrescarono, tra il 1912 e il 1914, la Cappella ad uso degli aspiranti al sacerdozio.
    Infine, la Villa costituisce un esempio di rilievo nel panorama delle abitazioni suburbane realizzate in Umbria a cavallo tra Cinquecento e Seicento, la cui struttura architettonica denota l’adesione ai temi del manierismo e in particolare all’ambiente gravitante intorno alla figura dell’architetto Galeazzo Alessi.

    Il curatore del volume
    Carlo Roberto Petrini

    183

  • Giovanni Chiaramonti (1861-1942)- pittore 1

    Giovanni Chiaramonti (1861- 1942)

    pittore

    1 – Biografia

    Nato nel 1861 a Todi da Alessandro Chiaramonti e da Edimburga Ceccarelli, fin da bambino dimostrò di avere una speciale attitudine per il disegno, come copia e dal vero.

    Conseguì il diploma di abilitazione all’insegnamento nelle Scuole Tecniche, Magistrali del Reale Istituto delle Belle Arti di Napoli, il 2 febbraio 1881.

    Molti gli amici e colleghi con i quali condivise l’amore per l’arte tra cui: Annibale Tenneroni l’indimenticabile amico di Gabriele D’Annunzio, Antonio Mancini, il Professore Luigi Morandi (che fu poi Senatore del Regno), Francesco Bergamini, Alessandro D’Ancona, lo scultore Enrico Quattrini (di lui si ricorderà, tra le tante opere, il busto in onore di Augusto Ciuffelli eretto a Trevi nel 1923) con il quale ebbe frequentemente, per iscritto, e a voce nelle brevi visite, scambi cordiali di giudizi, incoraggiamenti, fotografie dei loro lavori, giornali con recensioni e articoli.

    Al termine del periodo di studi di pittura a Roma, il Chiaramonti presentò, nella sua città natale, un album di finissimi lavori a penna e acquerello di proiezione e prospettici, che fu mandato a Perugia ad un’esposizione, e la scuola di Todi vi fu premiata con la medaglia d’oro.

    Giovanni Chiaramonti- Autoritratto -Acquarello, 1935

    Iniziò l’insegnamento ottenendo vari incarichi di supplenza che lo portarono in giro per l’Italia.

    Durante il soggiorno a Roma, dopo la scuola e le lezioni private di disegno e pittura ad alcuni giovani di famiglia del patriziato e dell’alta borghesia, andava a studiare all’Accademia di Francia, dove ebbe illustri maestri e colleghi tra cui Antonio Mancini e il Bergamini

    Poiché i guadagni scolastici erano assai magri, e lui doveva pagarsi, oltre il vitto e l’abitazione, tutto ciò che gli occorreva per il suo studio, compresi i modelli, lavorava molto di miniatura, piccolissimi ritratti della grandezza di un soldo di allora, se non più piccoli, per montatura di spille come usava in quel tempo, circondate di brillanti e di pietre preziose. Ha lavorato per incarico di Antiquari e Gallerie d’Arte.

    Nel 1885 venne a Trevi dell’Umbria, con l’incarico di Professore di disegno, al Collegio “Lucarini” e nella cittadina conobbe Amalia Cecchini, la donna che sposò nel 1898. Un anno dopo nacque Gilda, la loro tanto amata figlia.

    Visse per la famiglia e l’arte. Mai volle iscriversi all’albo dei Pittori: “l’arte viene dal cuore e non ha bisogno di conferme particolari per capirne il valore”.

    Morì a Viareggio il 20 marzo 1942

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