: presepe storico, ricostruito nell’ambiente palestinese ai tempi di Gesù
Il Presepe storico propone la ricostruzione dell’ambiente palestinese ai tempi di Gesù: paesaggio, abitazioni, costumi, colori…, differenziandosi così dal presepe tradizionale popolare e napoletano.
Tutti gli elementi sono stati costruiti completamente a mano con materiale povero e di recupero: fil di ferro, das, carta, stoffa….dall’ Associazione Vo.La.Trevi.
Particolare
È ambientato in questo luogo particolarmente suggestivo che si trova sotto il complesso di Palazzo Lucarini che l’antica famiglia nobiliare trevana cominciò a costruire dal 1480, incorporando un quartiere medioevale con le sue case e i suoi vicoli.
Ore 17.30 a Villa Fabbri Conferenza “Il culto di S. Miliano, patrono di Trevi, nel Medioevo: la Passio e I’iconografia” dott. Carlo Roberto Petrini
sabato 24 gennaio
Ore 12.30 Solenne Esposizione della statua di S. Emiliano
triduo di preparazione
Ore 18 S. messa
Animeranno la liturgia le Comunita di Trevi, Matigge, S. Maria in Valle, Manciano e Casco dell’Acqua.
domenica 25 gennaio
Animeranno la liturgia le Comunita di Trevi, Borgo, Cannaiola, Picciche e S. Lorenzo.
lunedì26 gennaio
Animeranno la liturgia le Comunita di Trevi, Bovara, Lapigge, Coste e Piaggia.
Ore 19 veglia di preghiera per i giovani e cena insieme
martedi 27 gennaio
Ore 18 primi vespri pontificali
Presiede: S. E. Mons. Renato Boccardo, Ardvescovo di Spoleto – Norcia
Ore 18.45 storica processionE dell ‘illuminata
LA CITTADINANZA E’ INVITATA AD ADDOBBARE E ILLUMINARE IL PERCORSO
Al termine, presso la “Casa della Gioventu” momento di festa insieme.
mercoledì28 gennaio
Ore 9 S. messa
Ore 11 S. messa pontificaLE Presiede: S. E. Mons. Renato Boccardo, Ardvescovo di Spoleto – Norcia
Offerta dell’olio, per la lampada votiva al Santo Patrono da parte del Comune di Trevi. Servizio liturgico – musicale a cura dei cori delle Parrocchie nel Comune di Trevi
Ore 15 presso la “Casa della Gioventu “giochi per bambini e ragazzi.
Ore 18 secondi vespri e S. messa
Presiede: il Priore Mons. Oreste Baraffa
Benedizione e distribuzione dei ramoscelli d’ulivo in onore di S. Emiliano. La Statua del Santo rimarra esposta sino a Domenica 1 Febbraio
Le Carte dell’Abbazia di S. Croce di Sassovivo dall’anno 1023 al 1231 – in VII volumi – opera monumentale a cura di Cencetti, G., Petronio Nicolai Giovanna, V. De Donato, R. Capasso, A. Bartoli Langeli, A. De Luca; attualmente sono stati pubblicati VII volumi, a cura della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell’Università di Roma, editore Olschki, Firenze,1973-1983.(ringrazio l’Editore che mi ha concesso in visione gratuita domiciliare sei di detti volumi).
ALIGHIERI, F.
Antiquitates Valentinae (Trevi) – Roma, 1537.
ARCHIVIO DI STATO DI PERUGIA
Msc. 24 FEBB. 1295 – Perg. N° 11 del Fondo Corporazioni religiose soppresse. Riguarda questioni sorte fra l’Abate Ruggiere del Monastero di S. Pietro in Bovara e gli Eremiti del dipendente Monastero di S. Croce in Valle dell’Aquila.
ARCHIVIO DI STATO DI SPOLETO
Msc. 25 MARZO 1260 – Reg. fogl. 49 – “Federazione di Spoleto con i Cattanei Lombardi di Trevi”.
ARCHIVIO DI STATO DI SPOLETO
Msc. 25 MARZO 1260 – Reg. fogl, 48 -“Federazione di Spoleto con i Cattanei Lombardi di Trevi”.
ARCHIVIO DI STATO DI SPOLETO
Msc. 9 MAGGIO 1274 . Memor. fogl. 66 – “Ratifica condono e pace defin. fra Trevi e Spoleto, dopo i fatti di Cammoro ed Orsano”
BALDACCINI, Feliciano
Il msc. 257 alla Biblioteca Comunale di Foligno: atti di Corrado Trinci – in Bollettino Storico della Città di Foligno, XI.1987,pag. 39-54.*
BARTOLI LANGELI, Attilio
Documenti della guerra fra Perugia e Foligno del 1253-1254, in Boll. della Deputazione di Storia Patria per l’ Umbria, LXIX, 1272, pag. 1-44.
BARTOLI LANGELI, Attilio
Codice diplomatico del Comune di Perugia, Deputazione Storia Patria per l’Umbria, Perugia, 1983-1991.
BARTOLI, N. e LATTANZI, Bern.
Gli Stemmi delle Famiglie “nobili” e “civili” di Foligno, in Boll. St: della Città di Foligno, XVII(1993), 119-145.*
Carteggio fra Clemente BARTOLINI e Ariodante FABRETTI – 36 fotogrammi di detto Carteggio scritto fra il 1840 ed il 1843 e riguardante anche i Podestà del Comune di Trevi – manoscritto con scrittura spesso di difficile interpretazione.
BENAZZI, Giordana
Note sui dipinti di facciata e sulle facciate dipinte nel centro di Trevi, in Boll. St. della Città di Foligno, XI (1987), pag.440-447.*
BONOMI PONZI, Laura
Appunti sulla viabilità dell’Umbria antica, in Boll. St. della Città di Foligno, IX (1985), pag. 327-343.*
BRAGAZZI, Giuseppe
Compendio della Storia di Foligno – Foligno, 1888, in anastatica Forni, Bologna
BROZZI, Mario
Una Croce aurea Longobarda scoperta nel territorio di Foligno, in Boll. St. della Città di Foligno, XIV (1990),
CAMPELLO, Conte Bernardino
Historia di Spoleto, Roma, 1672, (parzialmente in ed. anastatica)
CAPASSO, Riccardo
Libro dei Censi del Sec. XIII dell’Abbazia di S. Croce di Sassovivo, Perugia, 1969
CAPPELLI, Adriano
Dizionario di abbreviature latine ed italiane – Hoepli, Milano, 1973
CECI, Getulio
Todi nel Medioevo (487-1303) Todi, 1897
DOMINICI, Giovanni
La Via Flaminia per Ancona e la “Nuceria” degli Umbri e dei Romani, in Boll. Deputaz. Storia Patria per l’Umbria, XXXIX (1942), pag. 5-101.*
DORIO, Durante
Historia della famiglia Trinci, Montepulciano, 1946.
ERMINI, Giuseppe
Una Contrada “Normandia” nell’Umbria dei sec. XIII e XIV, in Studi in Memoria di Roberto Michels, in Annali della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, XLI (1937), e in estr. Padova,1937.
ERMINI, Giuseppe
Aspetti giuridici della Sovranità Pontificia in Umbria nel sec. XIII, in Boll. Deputaz. Storia Patria per l’Umbria, XXXV (1937), p. 5-28.*
FABRETTI, Ariodante
Biografie dei Capitani Venturieri dell’Umbria, Montepulciano, 1842
FATTESCHI, G.
Memorie dei duchi di Spoleto, Ancona, 1801.
FUMI, Luigi
Codice diplomatico della Città di Orvieto, Firenze, 1884
FUMI, Luigi
I Registri del Ducato di Spoleto (Archivio Segreto Vaticano – Camera Apostolica) a cura di Luigi Fumi – in Boll. della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, volumi III-VIII, 1897-1902.
FUMI, Luigi
Goti, Greci e Longobardi a Todi, in Boll. Deputaz. Storia Patria per l’Umbria, V (1907), 1,p. 47-80.*
GASPARINI LEPORACE, Tullia
Cronologia dei Duchi di Spoleto, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, XXXV,1938,pag. 5-68
GATTO, Ludovico
Il Medioevo – Newton & Compton, Roma, 2001
GATTO, Ludovico
Le Grandi Invasioni – Il Giornale – Biblioteca Storica – Milano -2005, in 8° – pag. 170
GATTO, Ludovico
Il Medioevo giorno per giorno, Il Giornale – Biblioteca Storica, Milano, 2006
GUERRINI Giuseppe e SENSI Prof. Mario
Tre Comuni rurali ed i loro statuti: Colle del Marchese, Castel S. Giovanni e Castelritaldi, – Editrice Umbra, Perugia, 1985.
JACOBILLI, Lodovico
Cronica della Chiesa e Monastero di S. Croce di Sassovivo, Foligno, 1653.
JACOBILLI, Lodovico
Discorso della Città di Foligno, Foligno, 1646 – in edizione anastatica, Forni, Bologna, 1972.
LAI, Pietro
Amore e morte- i fatti di sangue a Nocera del 1421 nelle rielaborazioni letterarie, In Boll. St. della Città di Foligno, X (1986), pag. 343-361.*
LATTANZI, Bernardino
Foligno tra il 1493 ed il 1502: la quinta guerra con Perugia – in Bollettino Storico della Città di Foligno, XII,1988, pag. 151-166.
LATTANZI, Bernardino
L’origine del nome e l’ubicazione dell’antica Foligno, in Boll. St. della Città di Foligno, III (1979), pag. 9-20
LAZZARONI, Giovanni
I Trinci di Foligno, dalla Signoria al Vicariato Apostolico – Anastatica, Forni, Bologna, 1969 –
MANCINI, Mario
Le relazioni storiche tra Foligno e Camerino, in Boll. Stor. Della Città di Foligno, III (1979), pag. 57-66.*
MARCELLI, Fabio, e FELICETTI, Stefano
Documenti per la Storia dell’Arte a Trevi e dintorni (1384-1522), in Bollettino Storico della Città di Foligno. XX-XXI (1996-97), 559-584.*
MARTUINORI, Edoardo
Terre Arnolfe, in Boll. Deputaz. Storia Patria per l’Umbria, XXX (1933), 93-117.*
MATTHEW, Donald
I Normanni in Italia, Laterza, Bari, 1997
MESSINI, Angelo e BALDACCINI,F.
Statuta Communis Fulginei, a cura di Angelo Messini, in Deputazione Storia Patria per l’Umbria, 2 volumi, Perugia, 1969.*
MONALDESCHI, Monaldo
Commentari historici della Città di Orvieto, Venezia, 1634, in ed. Anastatica, Forni, Bologna,1984.
NATALUCCI, Durastante
Historia Universale dello stato temporale ed ecclesiastico di Trevi -1745, a cura di Carlo Zenobi, con la collaborazione di Franco Spellani, Edizioni dell’Arquata, Foligno, 1985.*
NESSI, Silvestro
Una breve cronaca spoletina inedita del duecento ed il “Memoriale Comunis”, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, vol. LXXX, 1983, pag. 221-265.*
NESSI, Silvestro
Trevi e dintorni – Guida turistica di Trevi e dintorni con foto di Bernardino Sperandio – seconda edizione, curata da Carlo Zenobi, ed. Comune di Trevi,1991 con bellissime illustrazioni.
PARDI, Giuseppe
Serie dei supremi Magistrati e Reggitori di Orvieto dal principio delle libertà comunali al 1500, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, vol. I, 1895,pag. 337-415.
PARDI, Giuseppe
Il Catasto di Orvieto dell’anno 1292, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, vol.II, 1896, pag. 225-320.
PARDI, Giuseppe
Dal Comune alla Signoria in Orvieto, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, vol. XIII (1907), pag. 397-454.*
PERI, Illuminato
La questione delle Colonie “Lombarde” in Sicilia, in Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino, Torino, LVII (1959), pag. 254-280
PIRRI, Pietro
I Nobili di Alviano – Feudatari delle Montagne di Spoleto, in Bollettino della Regia Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, X(1911), pag.125-132.*
PROSPERI VALENTI, M. Virginia
Corrado Trinci – Ultimo Signore di Foligno, in Bollettino Storico della Città di Foligno, LV (1958), pag. 5-185.*
PRO TREVI
Guida di Trevi, edita da Pro Trevi e dal Comune, 2001, con bella piantina della Città, viario, indirizzi e telefoni utili ed illustrazioni.
SANSI, Achille
Storia del Comune di Spoleto dal sec. XII al XVI, Foligno, 1879, edizione anastatica – Volumnia, Perugia, 1972.
SANSI, Achille
Documenti storici inediti in sussidio allo studio delle memorie umbre, Foligno, 1879, edizione anastatica Volumnia, Perugia, 1972.
SASSI, Romualdo
Rami fabrianesi degli Attoni umbri, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, XXXVIII (1941), pag. 131-159.*
SCALVANTI, Oscar
Lo Statuto di Todi del 1275, in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, III (1897), 325-372.*
SCALVANTI, Oscar
Statuto della “Societas Germanorum et Gallorum” in Perugia nel sec. XV, in Boll. Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, V (1899), 3,589-626.*
SENSI, Luigi
Fulginia, appunti di topografia Storica, in Boll. St. della città di Foligno, VIII (1984), 463-492.*
SENSI, Mario
Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, in Bollettino Storico della Città di Foligno, vol. VII,1983, pag.7-56.
SENSI, Mario
Foligno e Terrasanta (sec. XI-XVII), in Bollettino Storico della Città di Foligno, XIV, 1990, pag. 7-78.
SENSI, Mario
Bibliografia di Lodovico Jacobilli (1598-1664), in Bollettino Storico della Città di Foligno, XX, 1996, pag. 17-32.
SEVERI MINERVII
De rebus gestis atque antiquiis monumentis Spoleti, in Sansi, Achille, Documenti storici inediti in sussidio allo studio delle memorie Umbre, Foligno, 1879, pag. 1-107. Ed. Anastatica 1972.
T.C.I.
Guida verde Umbria – T.C.I., 2004
TOCCACELI, Monica
Abbazie lungo le vie dei Romei. L’esempio di S. Pietro di Bovara di Trevi, in Boll. Storico della Città di Foligno, vol. XX-XXI,1997, pag.757-774.
TABARRINI, Mario
A Castelritaldi , fra Storia, Arte e Poesia, Foligno, 1986
VALENTI, Tommaso
Le memorie autografe del procuratore fiscale Benedetto Valenti da Trevi, in Bollettino Storia Patria per l’Umbria, XXVII, 1924, da pag. 299-305
L’Epistolario di Mons. Monte Valenti governatore di Perugia e dell’Umbria (1574-1575), in Bollettino Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, vol. XXXII, pag.1-210.
VOLPE, Gioacchino
Il Medioevo, Vallecchi, Firenze, 1926
ZAMPOLINI, Parruccio
Annali de Spuliti del Parruccio, msc. in Sansi, Achille, Documenti storici inediti in sussidio allo studio delle memorie Umbre, Foligno, 1879, pag. 111-194, ed. anastatica 1972.
ZENOBI, Carlo
Durastante Natalucci, storico di Trevi, in Bollettino Storico della Città di Foligno, V,1981, pag. 213-214. Vedi Durastante Natalucci.*
ZENOBI, Carlo
Storia di Trevi dal 1746 al 1946, Edizioni dell’Arquata, Foligno, 1987
ZENOBI, Carlo
Trevi Antica, dal neolitico al 1214, M.R.T., Foligno, 1995
L’abitato di Trevi e le frazioni collinari e montane hanno sempre sofferto di penuria di acqua, alla quale si è cercato di sopperire in vario modo.
In quasi tutte le case del centro storico c’erano cisterne per il recupero dell’acqua piovana e ancora si possono annoverare molte cisterne private e pubbliche.
In ogni tempo si è cercato di curare le povere ma preziose sorgenti naturali e probabilmente sin dai tempi remoti si sarà tentato di portare la scarsissima acqua di sorgente fin dentro l’abitato o almeno a ridosso delle mura.
L’acquedotto medievale
si può far risalire alla metà del 13° secolo. Con un tracciato in leggero pendio lungo circa 4 km, a tratti scavato nella viva roccia, trasportava l’acqua dalla sorgente di Fulcione (o F
a
lcione come dicono alcuni cervellotici innovatori) fin dentro Trevi. É una pregevole opera di ingegneria medievale. Ha funzionato fino agli anni ’50 del Novecento.
, terminato nel 1928, ha portato abbondante acqua di buona qualità al centro storico e alle frazioni della collina e del piano. Per vari mesi, durante il periodo bellico cessò di funzionare per mancanza di energia elettrica e manomissione della centrale di sollevamento. Fu potenziato nei primi anni Cinquanta con una manutenzione straordinaria della prima parte della condotta e con l’istallazione di pompe più moderne e di maggiore portata. Successivamente furono poste in opera due nuove linee di distribuzione: dal serbatoio (
fontanone
) di Trevi capoluogo fino alla frazione di Coste e dal serbatoio di S. Maria in Valle fino a Manciano.
L’acquedotto di Rasiglia
, (progettato dal benemerito concittadino Filippo Arredi, maestro indiscusso di “costruzioni idrauliche”) realizzato per rifornire il comune di Montefalco, ha una “bocchetta” nei pressi di Cancellara e rifornisce “per caduta”, e quindi senza l’impiego di costosa energia elettrica, le frazioni di Manciano e Matigge.
[ I numeri in grassetto tra parentesi acute < > indicano le pagine del volume originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]
<278>
Quando, dopo la prima manifestazione della miracolosa imagine, i fedeli accorsero in gran numero ad invocare l’aiuto della nuova protettrice, non sembrarono vane le ingenue e ferventi manifestazioni della loro fede; e di miracoli e di grazie si parlò a Trevi e fuori;
<279> la voce si diffuse e il buon cronista Mugnoni ce ne lasciò la memoria (1).
Era naturale — ed era anche consuetudine — che i fedeli volessero lasciare presso l’imagine miracolosa il segno tangibile della loro gratitudine, a loro conforto, ad esempio ed incoraggiamento degli altri sofferenti. Era anche qui un’antica tradizione pagana, quella delle «tabellae pictae» (2), che si ripeteva e diveniva cristiana.
Col tempo anche nella nostra chiesa il numero delle tabelle votive si accrebbe grandemente; ma i secoli e gli uomini insieme gareggiarono nel distruggerle e nel disperderle. Con tutto ciò al principio dell’800 se ne contavano ancora un centinaio (3). Erano appese alle pareti laterali dell’altare maggiore. Ma fino da allora (1837) erano già quasi tutte in cattivo stato. Alcune di esse erano dipinte ad olio, altre a tempera, sù carta, applicata sù tavolette di legno (4).
Il Bartolini ci ha lasciato speciale memoria di una di queste tabelle sulla quale era dipinta, oltre all’imagine della Madonna col Bambino, anche la figura del devoto, un tale Corufito, da Norcia, vestito di toga. «Si legge in questo quadretto un’ iscrizione che interessa del pari alla medicina ed alla morale». Ma quale fosse questa interessante iscrizione non sappiamo; poichè il Bartolini non la trascrisse e la tavoletta è scomparsa. In ogni modo è utile rilevare come anche quel nostro studioso concittadino avesse rivolta la sua attenzione a queste minuscole opere d’ arte, delle quali apprezzava certamente l’importanza storica ed artistica. Ma il male si è che queste richiamarono anche l’attenzione di qualche disonesto competente, che ne fece sparire le migliori; mentre l’incoscienza degli altri lasciava deperire le superstiti. Onde bene si provvide quando le ultime rimaste — poche in verità — furono pietosamente ricoverate nella Pinacoteca Comunale.
Il Bartolini ci dice che, ai suoi tempi, alcune copie di questi quadretti erano andate già «ad abbellire le gallerie di Francia e di Germania». Dio non voglia — dico io — che non le copie soltanto,
________________________
(1) Cfr: sopra, pag. 25.
(2) Nunc Dea, nunc succurre mini; nunc posse mederi Picta docet templis multa tabella tuis. (Tibullo).
(3) Bartolini C. Cenni storici delle pitture classiche di Trevi. Pag. 17, 23 n. 7.
(4) Gaetano Moroni nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica cita come unico esempio di tavolette votive queste della chiesa delle Lagrime (Vol. CII, pag. 1427 – Vol. LXXX, pag. 55).
<280>
ma gli originali stessi abbiano presa quella via! Tanto più che — come dice il Bartolini — quei quadretti erano ritenuti opere del Perugino e dello Spagna; quindi sarebbe più che mai interessante poterne rintracciare qualche esemplare. Ma, intanto, mi reputo fortunato di potere, per la prima volta, offrire all’esame degli studiosi le riproduzioni di alcune delle tabelle che ancora ci restano e che scelsi tra le migliori e le più conservate.
Di una di esse (Fig. 57) ci lasciò memoria lo stesso Bartolini con queste parole: «Fra quelli [quadretti] dipinti ad acquarello più vistoso dei compagni sembra quello che rappresenta la Madonna delle lagrime, dipinta in alto nelle sue solite forme, ai piedi della quale si vedono prostrate due belle e vaghe giovani, la prima delle quali nell’estremità dei bracci [sui polsi] che mostra ignudi, par che serbi le macchie e le impronte della sofferta peste bubbonica. Entrambe sono elegantemente vestite e la morbidezza del panneggio delle loro vesti eguaglia assolutamente la bellezza del disegno delle loro fisonomie, delle parti tutte che si vedono scoperte, di tutte le loro persone, insomma. Sotto l’imagine di Maria Santissima sono scritti questi versi:
LAUDE AD TE, REGINA IMMACULATA
CHE DALLA PESTE CI AY DELIBERATA (sic)).
Ed in fondo al quadretto si legge:
DI MONNA BRISIDA DE MATICOLO ET LA SUA FANTESCA» (1).
Queste le ingenue parole del Bartolini, che ho voluto testualmente riprodurre, per lasciare a lui il merito di avere per primo intuito e segnalato l’interesse di queste tavolette. Nulla aggiungo alla descrizione che egli ne fa. Osservo che questa, come le altre tabelle, merita di essere studiata anche per quanto riguarda le foggie del vestire.
Circa l’epoca nella quale questa tavoletta può essere stata dipinta, credo non andare errato fissandola agli ultimi anni del ‘400 od ai primi del ‘500; e ciò perché nel 1485, 86, 93, 99 e nel 1509 a Trevi, come altrove, infieriva la peste. Basta consultare gli atti notarili
_
_______________________
(1)
Op. cit., pag. 24.
<281> e consigliari dell’epoca, per trovare documenti in abbondanza (1).
* * *
La seconda delle tabelle qui riprodotte (Fig. 58) rappresenta un giovane di civile condizione — come dimostra il suo vestito — ferito da un «verrettone» al naso. Ferita grave e pericolosa, naturalmente, specie in quei tempi di scarse risorse chirurgiche e terapeutiche, dalla quale il malcapitato si credé miracolosamente guarito; ond’egli in ginocchio ne ringrazia la Madonna delle Lagrime che — in atteggiamento assai diverso da. quello dell’ imagine venerata sull’altare — comparisce tra le nubi e col bambino al suo fianco sinistro.
Anche questa tavoletta è condotta con molta eleganza. L’ iscrizione in basso — leggibile solo in parte — dice:
… DE PATRIARCHA ET P[ER] GRA[TIA]
DELLA NOSTRA DONNA FO CAMPATO
(1) È difficile dire che cosa possa essere stata la «pestis» degli antichi. «In molti casi sarà stata peste bubbonica; ma senza dubbio il termine (pestis) era usato anche per altre malattie epidemiche cagionanti una forte mortalità».. In tale incertezza della scienza, questa nostra tavoletta votiva sta a dimostrare che quella che infieriva a Trevi era proprio la peste bubbonica, di cui le adeniti, o bubboni, sono una delle caratteristiche. Secondo l’autore da cui desumo queste notizie, nel 70% dei casi il bubbone si manifesta all’inguine, più spesso dal lato sinistro. Ma qualche volta comparisce simultaneamente in differenti parti del corpo. (Patrick Manson. Manuale delle malattie dei climi caldi. Milano, Soc. editrice libraria, 1911, pag. 222, 235, 236). Si può così spiegare come il pittore che eseguiva questa tavoletta, segnasse i bubboni sull’avambraccio.
A titolo di curiosità metto qui la definizione e la cura del bubbone, come le trovo in un frammento di un trattato di chirurgia, della fine del ‘200 o dei primi del ‘300, contenuto in una pergamena usata come copertina di un protocollo di atti del notaio Valente Rainaldoni, di Montesanto di Spoleto (1330-1332) nell’Archivio notarile di Trevi. E dice: «Bubo est dura, magna et profunda aggregatio materiei, expulsae a membris principalibus, cum caliditate adhurente. Curatio ergo eius, sicut jam dictum est, est ut ante omnia corpus mundificetur et regimen subtilietur et minoretur. Evacuatio, quando facienda est per solutionem ventris et flebotomia, convenit ut fiat flebotomia de vena basilica manus oppositae. Deinde ad locum revertaris et administra resolutiva mollificantia. Et aliquando oleum tepidum resolvit ipsunt et mitigat eius dolorem; aut fiat embrocatio ex oleo et farina ordei. Et non obstat ut administretur repercussivum omnino ne materia redeat ad membra principalia et fiat causa maioris nocumenti» etc:. Dicano i clinici quanto possano essere stati utili questi così semplici mezzi curativi! Vero è che in fine del trattato si consiglia l’intervento chirurgico: «Perforetur locus, perforatione rotonda … et curetur donec sanetur». Salvo ricorrere alle cauterizzazioni ed a rimedi più energici, se la cura non è stata sufficiente: «Administra cauterium seu medicamentum acutum».
<282>
In un’altra tabella Fig. (59) è un sacerdote, che con un ginocchio a terra e le mani giunte e nascoste a metà in una berretta, ringrazia la Madonna di averlo liberato dalla «sciatica» che lo tormentava. Di fatti si legge al di sotto delle figure questa iscrizione in bei caratteri:
[DO]NNO. MARCO. DE. MARRETA. DA
[BE]ROITU (1). AMALATV. DE SIATICHA. RECOMA
NATOSE. A. SAN[CTA]. [M]ARIA. DE LE. LAGRIME. E
FO. LIBERATU.
Qui è da osservare anche la foggia del vestire dei sacerdoti di quei tempi; assai modesta e corretta in verità mentre poco tempo più tardi anche il vestire dei preti era diventato così arbitrario e mondano, da rendere necessari energici provvedimenti da parte del papa. Fu, infatti, Paolo III che impose ai chierici beneficiati l’obbligo di portare la veste lunga fin presso il tallone.
L’ultima delle tabelle qui riprodotte (Fig. 60) è di particolare interesse, oltre che per le ragioni addotte per le precedenti, anche perché in essa abbiamo la prova definitiva e visibile che nella «maest» dipinta sulla parete della casa di Diotallevi d’Antonio Santilli, non era rappresentata soltanto la Madonna col Bambino — come attualmente si vede — ma insieme a queste era anche l’imagine di S. Francesco. E il presente, minuscolo, ma indiscutibile documento iconografico ci conferma quanto il cronista Mugnoni scriveva (2).
Dinanzi alle tre divote imagini sono genuflesse due donne con una bambina; tutte e tre in veste scura, forse in lutto. Le prime col capo coperto da un piccolo manto bianco, che giunge fino all’omero; mentre la bambina è a capo scoperto, ed i lunghi capelli le scendono sulle spalle.
Un cartello, al di sotto delle imagini, porta questa scritta:
FABRITIA DE STEFANO DE MAN-
CIANO (3) AVENDO LA PESTE IN
CASA ET ABUTITASE (4) A QUESTA
NRA DOPNA DEVOTAME‑
TE E FO DELIBERATA ELLA CON
DOI FIGLOLI (sic) DA TATO PERI
COLO. [149]9.
Beroide, castello del comune di Spoleto.
(2)
Cfr. sopra pag. 27.
(3)
Frazione del comune di Trevi.
(4) Abutitase: fatto voto.
<283>
Questa tavoletta è macabramente illustrata da un episodio che traggo da documenti dell’epoca.
Nel Giugno 1499 era morta di peste a Manciano di Trevi una Giovannina, moglie di un Martino di Stefano. Il cadavere restò più giorni insepolto in casa, dove altri erano malati di peste; e non si trovava chi volesse portar via la morta!
Finalmente una donnetta — Presenilla, vedova di Agostino Egidi, da S. Maria in Valle, frazione del comune di Trevi — mossa a compassione per le preghiere di quei di Manciano (precibus et meritis, dice il testo!) si offre di portar via il cadavere, pur sapendo di rischiare la vita. E ciò oltre che per il compenso sperato, anche per fare opera di misericordia. Di più si obbliga di andare a servire ed abitare in casa di Stefano, finché ivi saranno malati di peste (1).
Ed è a credere che quella pietosa donna adempiesse fino alla fine il suo pericoloso e caritatevole dovere, seppellendo la morta (2) ed assistendo i malati, fino a che il contagio non fosse scomparso da quella disgraziata famiglia.
Ma non tutti in quella casa morirono. Le superstiti, Fabrizia di Stefano e le due figliuole, furono quelle che offrirono alla Madonna delle Lagrime questa documentata e documentaria tabella votiva; sulla quale mi è parso utile intrattenermi alquanto a lungo, non essendo facile trovare documentazioni storiche per questo genere di opere d’arte, che si riferiscono per lo più a fatti d’ interesse individuale, anche se hanno origine da pubbliche calamità
Con questo piccolo saggio di riproduzioni di tavolette votive spero aver portato un qualche contributo — oltre che alla storia della nostra chiesa e dell’arte locale — anche allo studio di questa originale ed interessantissima manifestazione dell’anima popolare; attraverso la quale ci è dato intravedere e scoprire particolari notevoli
Archivio notarile – Trevi – To. 80, f. 17 L Rogito di Francesco Mugnoni, 24 Giugno 1499
La spesa per seppellire i morti di peste è così annotata in un frammento di un libro di conti del 1523, circa, scritto di mano del notaio trevano Vincenzo Valenti: «Denari de Scacchitto: … Tomasso
de casa matta
perché lui li à seppelliti cinque morti; cioè: 10 fiorini e spese fatte 3 fiorini = fiorini 13?. (Archivio notarile- Trevi – To. 577, in principio). I morti si seppellivano nelle chiese: possibilmente; se no, dove capitava:
«ubi Deo placuerit»,
dispone nel suo testamento fatto sotto la minaccia della peste, un Antonio
Pierbartolomei
,
di Mercatello, il 16 Decembre 1525. (ivi To. 579. Rogiti del suddetto, f. 116 t.).
<284> di usi e costumi, che inutilmente spesso cerchiamo in altre fonti, anche di maggiore importanza. E ciò tanto più perch la letteratura su questo argomento delle tabelle votive è tutt’altro che copioso; starei per dire: nullo. Numerosi furono gli scrittori che si occuparono delle tabelle votive dei tempi pagani; ma non altrettanto può dirsi per quelle del culto cristiano, quantunque il materiale non scarseggi nei santuari d’Italia (1).
Sono rare ed interessantissime, tra le altre, le piastrelle votive che si vedono sulle pareti della chiesa di S. Maria dei bagni, presso Deruta (Perugia). Sono 484 e provengono dalle locali antichissime fabbriche di terre cotte invetriate. (Cfr. L. Fiocca.
La chiesa di S. M. d. b. presso D.
in «
L’Unione liberale»
di Perugia, 15 Decembre 1922, N. 287). Importanti e ricche raccolte di tavolette votive sono, per esempio, nelle chiese di S. Maria del Monte, a Cesena; di S. Nicola, a Tolentino; della Madonna delle grazie, a Rasiglia, presso Foligno, etc:.
[ I numeri in grassetto tra parentesi acute < > indicano le pagine del volume originale. Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano]
<269>
Anche questo monumento (N. 20 della pianta e Fig. 53) tutto in calcare tenero, si presenta solenne e severo nella purezza delle sue linee.
E’ il più grande tra tutti i monumenti di questa chiesa, misurando m. 8,35 X 4,10. E’ il più antico tra tutti, e — quantunque non carico di decorazioni scultorie — reca l’impronta del buon secolo nel quale fu eseguito.
Nell’ insieme ricorda quello di Romolo Valenti, che è all’altro lato della porta principale.
Lo zoccolo poggia sopra il gradino che corre tutt’ intorno alla chiesa. Una targa assai semplice porta l’ iscrizione, che qui appresso riprodurrò.
Sulle basi delle colonne laterali sono gli stemmi Valenti a sinistra, e Valenti-Petrelli a destra. Le colonne d’ordine dorico, sorreggono il cornicione. Su di questo poggia l’arco della lunetta, che è fiancheggiato da due lesène decorate a colori alla pompeiana, su fondo bianco. Il monumento si chiude con un timpano, forse poco sviluppato, nel quale è dipinto Dio Padre; mentre nello sfondo della lunetta è dipinta la Trasfigurazione di N. S.
L’urna sepolcrale occupa la parte di centro. La parete dietro l’urna è decorata a grotteschi su fondo rosso scuro. Tutta la parete circostante è ricoperta da affreschi, di mano di un Angelucci, che però <270> si addimostra migliore di quello che ha decorato il monumento precedente a questo (1).
Due genietti funerarii sono ai lati, in basso; sopra di essi, le figure di quattro profeti occupano il poco spazio disponibile; e tra le figure di questi — da ogni lato — sono interposte quelle della Carità a destra e della Giustizia a sinistra.
Sopra il timpano, campeggia nel mezzo la figura di una Fama, che reca in ciascuna mano una tromba ornata di ali alle estremità Due Profeti ed otto putti fiancheggiano questa figura simbolica. Tutto l’insieme termina con lo stemma della famiglia, presso il quale sono altri due putti; e sulla cima apre le ali una Fenice araba.
Questo lavorio di pitture — nelle quali l’artista ha utilizzato la Bibbia e la mitologia — nulla aggiunge ai pregi artistici ed alla serietà del monumento. Onde è quasi lecito domandarsi se non sarebbe stato meglio risparmiare tanta fatica! Ma rammentiamoci che il Seicento era vicino!
Le iscrizioni sono queste:
Sull’ urna:
OSSA
BENEDICTI VALENTI ET FELICITAE PETRELLAE CONIUGUM CONCORDISSIMORUM
Sullo zoccolo:
D. O. M.
BENEDICTO VALENTI FISCI APOSTOLICI PROCURATORI PERPETUO VIRO INCORRUPTO FELICITA PETRELLA ROMULUS. REMULUS. MONTES. FAUSTUS. ET QUINTUS CONIUGI ET PATRI BENEMERENTI POSUERE VIXIT AN LVII MENS. V. DIES XVIII. FISCI CAUSAS SUB CLEMENTE VII ET PAULO III MM. PP. CURAVIT ANNIS XIII SINE QUERELA OBIIT ROMAE NON. QUINTILIES MDXLI (2).
________________________
(1) U. Gnoli, in «Pittori e miniatori dell’ Umbria». Spoleto (Argentieri. s. a. ma 1923), attribuisce queste pitture a Fabio Angelucci. Questi lavorava a Trevi nel 1568; il monumento di cui mi occupo è del 1552, circa. Quello precedente, di Monte Valenti, è posteriore al 1588. Difficile quindi, precisare, quale degli Angelucci abbia lavorato qui. Il Sordini, in: «Giovane Umbria» , (Spoleto, Gennaio 1909) erroneamente scrive essere due i monumenti decorati dagli Angelucci in questa chiesa.. Vedemmo essere, invece, tre.
(2) Ossa di Benedetto Valenti e di Felicita Petrelli, coniugi concordissimi.
A Dio Ottimo Massimo — A Benedetto Valenti Procuratore perpetuo del Fisco apostolico, uomo incorrotto — Felicita Petrelli, Romolo, Remoto, Monte, Fausto e Quinto — posero al consorte ed al padre benemerito. Visse 57 anni, 5 mesi, 18 giorni. Sostenne i diritti del Fisco sotto Clemente VII e Paolo III pontefici massimi per 13 anni — senza rimproveri, Morì a Roma il 7 luglio 1541.
<271>
È qui sbagliata l’età in cui dicesi morisse Benedetto Valenti. Egli nacque — come lasciò scritto nel suo testamento — il 2 Aprile 1486. Perciò quando morì aveva 55 anni, 3 mesi e 5 giorni.
Il monumento racchiude le salme dei due coniugi. Ma la vedova sopravvisse al marito. Infatti Benedetto Valenti morì in Roma il 7 Luglio 1541, mentre la sua consorte moriva a Trevi il 23 Novembre 1550.
A precisare la storia di questo monumento è necessario sapere che il Procuratore fiscale, Benedetto Valenti nel testamento, già citato (1), che egli scrisse di suo pugno per intiero in ottimo latino, in data 10 ottobre 1533, tra le altre lasciava queste disposizioni: «Dovunque io dovessi morire, prego te mia diletta consorte, e voi miei figliuoli, che, se la cosa non sarà difficile, facciate murare il mio cadavere nella chiesa della Madonna delle Lagrime, nella parete presso alla cappella da me costruita, ossia eretta, a mie spese» (2).
Ora avvenne appunto che il Valenti morisse in Roma, dove esercitava il suo altissimo ufficio. Come e perché la vedova ed i figliuoli non dessero subito esecuzione alla volontà del padre, non saprei dire. Forse volevano essi, quantunque il defunto non l’avesse domandato, provvedere prima alla erezione di un decoroso monumento. Sta in fatto che il cadavere del Procuratore fiscale fu trasportato a Trevi soltanto undici anni dopo la sua morte. Il 27 Maggio 1552 il cardinale Camerlengo, Guido Ascanio Sforza, rilasciava a Romolo Valenti ed ai suoi fratelli il lasciapassare (litera passus) per il cadavere del loro genitore, che un mulattiere trasportò a Trevi (3).
A quell’epoca era già morta anche la vedova di Benedetto Valenti; ed i figli affettuosamente vollero uniti anche nella tomba i loro genitori; i quali in vita avevano dato tanto imitabile esempio di concordia coniugale, che i superstiti vollero lasciarne memoria anche nel marmo, sul quale non seppero scrivere migliore elogio dei loro cari se non quello di «coniugi concordissimi».«Osservo di passaggio che il ricordo dell’armonia regnata tra coniugi si volle tramandata ai posteri fino dai tempi più remoti. Nelle stesso Catacombe di Roma troviamo iscrizioni nelle quali i mariti superstiti elogiavano le consorti perdute, con le quali vissero «bene
(1)
Cfr.
sopra, pag. 220.
(2)Arclivio Valenti – Memorie etc. – To. VIII.
(3) Archivio segreto pontificio — Arm. XXIX — To. 171- f. 102
<272> sine ulla querella» o «semper concordes». Alla sua compagna estinta un marito non sa dir di meglio che «vixit annis XL in pace mecum» (1). E la tradizione si è perpetuata sino ai tempi recenti. Onde il ripetersi di tale elogio, richiamò l’attenzione di un epigrafista, che, mentre nella chiesa di S. Maria del Popolo a Roma sulla tomba di Gaspare Celi, guerriero, matematico, pittore, poeta, architetto scriveva che il defunto visse «sine querela coniunctissime» per quarantacinque anni con la sua metà osservava poi filosoficamente «sed quod raro contingit» (2). È, dunque, di una rara virtù che il monumento di Benedetto Valenti ci conserva la memoria e l’esempio.
* * *
Ma non fu questo la sola dote di quell’uomo, del quale mi propongo trattare diffusamente altrove. Qui accenno di volo che Benedetto Valenti era nato a Trevi il 2 Aprile 1486. Si addottorò in legge all’ Università di Perugia. Fu governatore di più città dell’Umbria e delle Marche. Nel 1528 fu da Clemente VII nominato Procuratore fiscale; carica di grandissima importanza e molto lucrosa, poiché si può affermare che quasi tutti gli affari della Camera Apostolica — che è quanto dire della Santa Sede — fossero civili, o penali, o amministrativi, passassero per le mani del Procuratore fiscale.
Tenne egli questo ufficio per 13 anni, dal 1528 al 1541 sotto Clemente VII e Paolo III. Morì in fresca età rimpianto da tutti per le sue doti eccellenti. Infatti compì il suo dovere con gravità e rettitudine. Innumerevoli documenti dell’ Archivio segreto pontificio e di quello di Stato in Roma sono prova evidente dell’attività e della dirittura morale di questo cittadino trevano, che ebbe la grande fortuna di vivere a Roma insieme ad una pleiade di uomini grandi ed illustri nella politica, nelle arti, nella gerarchia; con i quali — incominciando dai due papi nominati — egli fu in rapporti personali di reciproca stima e considerazione. Onde ebbe l’onore di ospitare più d’una volta papi, cardinali, principi e gentildonne di alta stirpe nelle sue case di Trevi. Carlo V l’onorò di una sua amichevole lettera — che si conserva — e numerose città compresa Roma, vollero il Valenti iscritto tra i loro cittadini.
(1) Marucchi O. Manuale di archeologia cristiana. Roma, Descle, 1923 – Pag: 221, 248.
(2) FORCELLA V. Iscrizioni delle chiese ed altri edifici di Roma etc. – 14 voll.Roma, 1869, 1895.
<273>
Ebbe anche il merito di essere tra i primi in Italia a, far collezione di oggetti di arte antica. Mentre egli era a Roma, si era fatta più viva negli ambienti intellettuali, dopo molte distruzioni, l’ammirazione per le bellezze artistiche, che ogni giorno venivano alla luce dalle ricerche nel sottosuolo. Fu così che Benedetto Valenti potè costituire una notevole raccolta di iscrizioni, di statue, di frammenti decorativi, che egli inviò a Trevi, ad ornamento della sua residenza, e che in parte ancora si conservano. E quando un pronipote di Dante Alighieri — Francesco — amico del Valenti, fu da questo ospitato in Trevi, non seppe come meglio ricambiare la cortesia dell’amico, che pubblicando pei tipi di Antonio Blado in Roma nel 1537, una brillante dissertazione sulle «Antiquitates Valentinae», che l’Alighieri aveva avuto campo di ammirare e di studiare in casa del suo ospite (1). Questo libro, assai interessante sotto il punto di vista letterario, è rarissimo; poichè ne esistono — per quanto io so — due soli esemplari: uno nella Biblioteca Casanatense, di Roma; l’altro presso di me. La consorte di Benedetto Valenti — Felicita Petrelli — era figlia di Vespasiano, appartenente a famiglia trevana, che fu tenuta in molta considerazione in patria e fuori, e che ebbe tra i suoi membri molti illustri magistrati e dignitari ecclesiastici. Ma sopra ogni altra cosa, la memoria di questi coniugi rimarrà perenne tra i loro concittadini, non solo per l’esempio che lasciarono di concordia domestica, ma anche per l’illuminato amore che portarono ai loro figli, che tutti crebbero ad onore della patria, ed a questa addimostrarono in più occasioni la loro gratitudine, come ne fanno fede le memorie anche artistiche che vediamo nella nostra Trevi; alla quale Benedetto Valenti — specialmente quando egli era presso la corte Pontificia — fu largo di aiuti efficaci e di assistenza preziosa. (1)
(1) Lo scritto dell’Alighieri fu ripubblicato dallo studioso trevano Dr. CLEMENTE BARTOLINI, sotto il titolo: «Le antichità Valentine». Perugia, Baduel, 1828. Cfr. T. VALENTI. Le memorie autografe del Procuratore fiscale Benedetto Valenti da Trevi, in: Bollettino della R. Deput. di St. per l’Umbria. Vol: XXVIII, fasc: II-III, N. 72 – 73.