Autore: Franco Spellani

  • I Venerdi della Storia trevana 2019

    Comune di Trevi – Sistema Museo I Venerdì della Storia trevana a cura di Carlo Roberto Petrini

    Raccolta d’Arte di S. Francesco – Sala dello Spagna

    Centenario del ”Redentore’‘ di Cesare Aureli nel duomo di S. Emiliano (1919-2019) a ricordo della conclusione della Grande Guerra

    Venerdì 29 novembre 2019, ore 17,30
    Il Redentore dello scultore Cesare Aureli

    Venerdì 6 dicembre 2019, ore 17,30 La Grande Guerra nei documenti dell’Archivio di Stato di Spoleto Interventi: Bernardino Sperandio, sindaco di Trevi; Luigi Rambotti, dir. Archivio di Stato di Perugia
    Relatori: Paolo Bianchi, Sez. Archivio di Stato Spoleto Maria Paola Bianchi, Sez Archivio di Stato di Spoleto Giovedì 12 dicembre 2019, ore 17,30 Tutta un’altra storia di Caterina Natalini

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    EVENTI

    APPUNTAMENTI

  • Visite al Museo 2019

    Comune di Trevi – Sistema Museo

    Visite al Museo

    Raccontare la storia delle opere

    Sabato 9 – domenica 10 novembre 2019, ore 11,30
    Le pitture medievali della chiesa di S. Francesco

    Sabato 23 – domenica 24 novembre 2019, ore 11,30 I pittori folignati nella Raccolta d’Arte di S. Francesco

    Sabato 30 novembre – domenica 1 dicembre 2019, ore 11,30 L’Assunzione della Vergine dell’Orbetto: centro e periferia

    Sabato 7 – domenica 8 dicembre 2019, ore 11,30 Le opere trevane dello Spagna

    a cura di Federico Donnini

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    EVENTI

    APPUNTAMENTI

  • Concerto capodanno 2013

    Pro Trevi – Comune di Trevi

    A.Gi.Mus.
    Associazione Giovanile Musicale
    Sez.”Valentino Bucchi”
    60° di Fondazione Pro Trevi – A.Gi.Mus. di Perugia30 anni di musica insiemeAccademia Harmonica di Assisi
    Umberto Rinaldi mastrocantore
    Emiliano Piermatti pianoforte “Il fanciullino ch’è in noi” Le Canzoni dei films di Walt Disney
    Sabato 16 Novembre – ore 21:00
    Trevi – Teatro Clitunno
    Insieme Vocale Commedia Harmonica
    Soprani: Gloria Bagatti, Bianca Ciancio, Elisabetta Maccabei, Giulia Rinaldi, Sonia Rossi
    Contralti: Catia Ceccarani, Brunella Micciarelli, Emanuela Pastorelli, Maura Pettirossi
    Tenori: Tommaso Baronti, Luca Fucchi, Andrea Mattielli, Vincenzo Schiantella
    Bassi: Francesco Antonini, Marco Buzzao, Pier Maurizio Della Porta, Francesco Pecetta
    Umberto Rinaldi, mastrocantore
    Commedia Harmonica si è costituita 12 anni fa e svolge un’intensa attività musicale, in media due esecuzioni al mese, con programmi preferibilmente monografici e di un solo Autore: Palestrina, Da Victoria, Allegri, Tesorieri, De’ Cavalieri, Charpentier, Mozart, Donizetti, Verdi, Saint Saens, Faurè, Britten, Bixio, Satie, Liberto, Bacalov… Beatles. O riproposizioni in scena di opere antiche polifoniche: Anfiparnaso, Le Veglie di Siena, La Barca da Venezia per Padova. Ha promosso e organizzato in Assisi vari e diversi eventi, quali il 150° dellUnità d’Italia e un’intera settimana in onore di Giuseppe Verdi nel Bicentenario della Nascita: Giuseppe Verdi in Assisi. In rilievo il recente programma Poesia in Musica, Federico Garcia Lorca/Mario Castelnuovo –Tedesco, Canciones popolares espanoles e Romancero Gitano, le musiche dei film di Walt Disney o le arie da camera di Gioacchino Rossini.Commedia Harmonica promuove annualmente il bando del concorso di composizione “Serenate di Calendimaggio premio Arnaldo Fortini” e di poesia d’amore “Maceo Angeli” rivolto agli studenti di Assisi.Di rilievo la partecipazione alla 1° esecuzione dell’opera “Salomè” di Padre Giuseppe Magrino con l’orchestra del Maggio Fiorentino e la regia di Dario Argento, in collaborazione con la Cappella Musicale della Basilica San Francesco in Assisi e la messa in scena di “Rappresentazione di Anima et di Corpo” di Emilio de’ Cavalieri per il Convegno Teatro Sacro in Assisi. Ha in gestione l’Oratorio di Santa Chiarella in Assisi grazie al quale oltre alla propria programmazione ospita eventi di artistico rilievo sociale e culturale. L’Insieme Vocale “Commedia Harmonica” è costituito da 16 cantori di Assisi che intendono il canto utile mezzo per il fine sociale di essere fra loro e con altri in armonia reciproca.
    Programma
    BIANCANEVE E I SETTE NANI (1937)
    Frank Churchill, Leigh Harline, Paul j.Smith
    Il mio amore un dì verrà
    Ehi, oh!
    Vorrei
    PINOCCHIO (1940)
    Leigh Harline
    Una stella cade CERENENTOLA (1950)
    Paul Smith, Oliver Wallace
    I sogni son desideri
    Bibbidi-bobbidi-boo
    LA BELLA ADDORMENTATA (1959)
    George Bruns
    So chi sei
    LA CARICA DEI 101 (1961)
    George Bruns
    Crudelia Demon

    MARY POPPINS (1964)
    Richard M.Sherman, Robert B.Sherman, Irwin Kostal
    Camcamini
    Basta un poco di zucchero

    LA SIRENETTA (1989)
    Alan Menken
    In fondo al mar

    LA BELLA E LA BESTIA (1991)
    Alan Menken
    E’ una storia
    IL RE LEONE (1994)
    Elton John
    Il leone si è addormentato
    GLI ARISTOGATTI (1970)
    George Bruns
    Tutti quanti voglion fare il jazz
    Accademia Harmonica
    Attività di rilievo svolta
    a) Concerti: MarienliederWalzer di Johann Brahms – Canti della Polifonia antica e contemporanea (Mario Castelnuovo-Tedesco)
    b) Rassegna corale Cori in Concordia ad Agrigento – Cantico in Assisi
    c) Bando di VI Concorso di composizione “ Arnaldo Fortini”
    d) La tradizione delle serenate di calendimaggio di Assisi
    e) Celebrazioni religiose : Meditazioni della Via Crucis, letture e canti
    f) Concerti di canzoni del 900, Bixio e Beatles
    g) Concerti di cori operistici
    h) Opera prima “Salomè”, Basilica Sup. San Frncesco, musica di Giuseppe Magrino, Orchestra del Maggio Fiorentino, Regia Dario Argento
    i) Teatro Sacro, Rappresentazione di Anima et di Corpo 1600, solisti, attori, coro, danzatori, strumenti antichi
    j) Atlantis, pièce teatrale di Maurizio Terzetti, attori e coro

    12Z

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  • TREVI Ottobre 2019

    Comune di Trevi Ente Palio dei Terzieri Pro Trevi

    Ottobre Trevano 2019

    TREVI 4 – 27 ottobre 2019

    XXXIX Palio dei Terzieri Rievocazioni storiche Mostra mercato del sedano nero

    Rassegna Teatrale “Sipario d’Ottobre” Taverne medievali

    Dal 6 al 27- Ottobre sono aperte le Taverne dei Terzieri: www.terzieri.it

    Castello 366.9361668 – Matiggia 338.7054215 – Piano 334.2901352

    Programma

    Venerdì 4 ottobre, ore 20 – Centro Storico CONVIVIUM DEI TERZIERI e Disfida dei sapori cena itinerante per le taverne medievali

    Info e prenotazioni. 345 4004873, www.terzieri.it

    ore 21 – Teatro Clitunno – Sipario d’Ottobre

    OH DIO MIO! di Anat Gov Gruppo Teatrale Claet – Ancona

    Sabato 5 ottobre, ore 21 – Centro Storico CORTEO STORICO – Grande Festa Medievale a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Domenica 6 ottobre, ore 14.30 – Centro Storico CORTEO STORICO e XXXIX PALIO dei TERZIERI a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Venerdì 11 ottobre, ore 21 – Teatro Clitunno – Sipario d’Ottobre

    TERREMIGRANTI Direzione artistica: Cettina Sciacca

    Direzione musicale: Antonio Pizzi Associazione Culturale Sikilia – Messina

    Sabato 12 ottobre, ore 15 – 24 Centro Storico
    MERCATO MEDIEVALE a cura dell’Ente Palio dei Terzieri ore 21 – Centro Storico SFIDA DEI SUONI Duello musicale tra i tamburini dei Terzieri a cura dell’Ente Palio dei Terzieri Domenica 13 ottobre, ore 9 – 22 Centro Storico MERCATO MEDIEVALE a cura dell’Ente Palio dei Terzieri ore 9.15 – Piazza Garibaldi

    VI EDIZIONE GustaTrevi MTB Raduno non agonistico

    Info: 347 1741935 www.gustatrevimtb.it

    ore 11 – 20 – Piazza Mazzini

    GUSTA TREVI, Assaggi delle eccellenze del territorio a cura dell’Ass. Pro Trevi ore 15, Piazza del Teatro The big draw a cura dell’Ass. Pro Trevi e dell’Ass. Colori e Parole

    Venerdì 18 ottobre, ore 21 – Teatro Clitunno – Sipario d’Ottobre

    IL MARITO DI MIO FIGLIO di Daniele Falleri

    Filodrammatica di Laives – Bolzano

    Sabato 19 ottobre, ore 9 – 20 – Piazza Mazzini

    Anteprima della MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO

    55° SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA ore 20 – Centro Storico SCENE DI VITA MEDIEVALE, a cura dell’Ente Palio dei Terzieri Domenica 20 ottobre, ore 9 – 20 Piazza Mazzini MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO

    55° SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA

    a cura dell’Ass. pro Trevi e dei Produttori ore 10 – Ristorante Apriti Sedano
    A LEZIONE DI SEDANO NERO DI TREVI,

    laboratorio di cucina, a cura dell’Ass. Pro Trevi e Apriti Sedano.
    Contributo iscrizionre €10 – Info e prenotazioni 0742-781150 ore 12 – Piazza Mazzini CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL MIGLIOR SEDANO NERO

    ore 18 – Centro Storico SCENE DI VITA MEDIEVALE a cura dell’Ente Palio dei Terzieri ore 18 – Piazza Mazzini LANCIO DELLA MONGOLFIERA: un messaggio da Trevi al mondo
    a cura dell’Ass. Pro Trevi e dell’Istituto Tommaso Valenti

    Sabato 26 ottobre, ore 15.30 Piazza Garibaldi PALIO DEI RAGAZZI: Giochi popolari a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    VIRGINIA VA ALLA GUERRA di Norina Benedetti

    Teatro Estragone – Pordenone

    Domenica 27 ottobre, ore 9 – 20 Piazza Mazzini Castagnata e Antichi Sapori a cura dell’Ass. Pro Trevi

    IV Rassegna Teatrale “Sipario d’Ottobre”

    1° premio Ray Lovelock

    Venerdì 4 ottobre ore 21 Teatro Clitunno OH DIO MIO! di Anat Gov Gruppo Teatrale Claet – Ancona Venerdì 11 ottobre ore 21 Teatro Clitunno TERREMIGRANTI Direzione artistica: Cettina Sciacca

    Direzione musicale: Antonio Pizzi Associazione Culturale Sikilia – Messina Venerdì 18 ottobre ore 21 Teatro Clitunno IL MARITO DI MIO FIGLIO di Daniele Falleri

    Filodrammatica di Laives – Bolzano Sabato 26 ottobre ore 21 Teatro Clitunno VIRGINIA VA ALLA GUERRA di Norina Benedetti

    Domenica 3 novembre ore 17 Teatro Clitunno Premiazione Rassegna

    a seguire: NEMICI COME PRIMA, di Gianni Clementi, Regia Graziano Sirci

    Compagnia Teatrale ARCA

    info e prenotazioni 3334493572 – 3296034662

    Informazioni: Ufficio Turistico Comunale 0742.332269 www.comune.trevi.pg.it

    Associazione Pro Trevi – Piazza Mazzini, 5 Tel e fax 0742.781150

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    087

  • Palio dei Terzieri

    Regolamento della gara Albo d’oro Consiglio e Commissioni

    Palio dei Terzieri

    Dal 2008 al 2016 la gara del Palio si è svolta in notturna (sabato precedente la l^ domenica di Otobre)

    Nel 2013, per causa della pioggia, la gara si è disputata Domernica 6 ottobre alle ore 15

    Nel 2016 al gara non si è disputata per maltempo annunciato

    Nel 2018 per maltempo la gara è stata rinviata alla 2^ domenica (7 ottobre) alle ore 15

    RIFERIMENTO STORICO

    L’anno 1214 fu l’anno più doloroso per la storia di Trevi, perché vide il sacco e la distruzione della Città e del suo territorio da parte degli spoletini per volontà del Duca Theopoldo. Ma non tardarono molto i dispersi trevani a tornare ai propri luoghi, spinti e incoraggiati anche dal Papa Innocenzo III, ma principalmente per la volontà e l’ardore dei giovani che con “immenso travaglio”come dice Ranaldi negli Annali Ecclesiastici, gareggiarono per far emergere la Patria dalle rovine. Con riferimento al fatto storico nacque nel 1980 il “PALIO DEI TERZIERI” che, con giovanile festoso entusiasmo rievoca la tenacia e la generosità dell’avvenimento.

    Trevi, Italy. Palio dei Terzieri. Prima della sfilata
    Trevi, palio dei Terzieri- Sfilata per le vie del centro storico

    LA MANIFESTAZIONE

    Si svolge annualmente a Trevi la prima domenica di Ottobre. È una corsa fra tre carri che rappresentano i Terzieri (tradizionale suddivisione del territorio trevano in Castello, Matiggia e Piano) dei quali recano i rispettivi simboli. Il percorso di gara è di 800 metri. La partenza ha luogo nei pressi della “Porta Nuova” e si snoda lungo le antiche mura fino alla “Piazza del Comune” cuore della città. Qui la Mora (busto ligneo raffigurante il Saracino) attende impaziente che il “bàlio” (popolano al quale è affidato il gesto conclusivo della corsa) le strappi la chiave dalla mano destra per aprire la porta della torre e dare il tocco di campana, segno simbolico della riconquista della città. Gareggiano, per ogni Terziere, venti giovani “popolani”, che si alternano, in più staffette, nell’ardua e avvincente corsa, durante la quale uno traina e gli altri spingono con tutte le forze il carro, del peso di 430 Kg. Tra un cambio e l’altro non c’è tregua: dopo il passaggio del testimone si deve continuare a correre per raggiungere la Piazza entro due minuti dal tocco della campana del bàlio. Vince il terziere che ha impiegato minor tempo e commesso meno irregolarità. Il miglior tempo lo detiene il Terziere del Castello che nel 2004 ha vinto il Palio con 2’ 24’’ 01. (vedi Albo d’oro)

    Nell’edizione del 1999 si erano registrati tempi inferiori dovuti ad una riduzione del percorso che non poteva giungere fino a Piazza Mazzini (la piazza del Comune) occupata dai cantieri per la ricostruzione post terremoto.
    I tempi di percorrenza sono stati: 2′ 21” 64 (Terziere del Piano); 2′ 21” 82 (Terziere di Matiggia) e 2′ 21” 44 + 5” di penalità (Terziere di Castello). Nel 2005 la corsa è stata rinviata alla domenica successiva (9 ottobre) per avverse condizioni atmosferiche

    dal 2008 la gara si svolge in notturna alle 21. Per le avverse condizioni atmosferiche, la gara programmata per sabato 4 ottobre è stata rinviata alla sera di Domenica 5.

    Il Palio è preceduto il sabato sera dal CORTEO STORICO che si snoda per le vie cittadine in un suggestivo ambiente medioevale. Prendono parte al corteo oltre cinquecento figuranti in costume prettamente medioevale che terminano il percorso nella Piazza del Comune, dove il Capitano del Popolo, chiamati solennemente i tre Priori, stabilisce con un sorteggio l’ordine di partenza del Palio.

    (Ente Palio)

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  • Ristoranti e Pizzerie

    Strutture Ricettive

    Ristoranti e PizzerieTelefonoPrezzo medio ristorante a personaNote
    La Prepositura Via della Rocca, 1 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.385401Mercoledì90 coperti
    Hosteria del Magna’ e Be’ La Cantinetta – Loc. La Castellina 1-Bovara – 06039 Trevi (2 Km) Tel. 0742.381341Lunedì
    Pizzeria Pietrarossa – Loc. Pietrarossa 4 – 06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.780302Lunedì
    Pizzeria Ristorante Villa Iva Loc.Casco dell’Acqua – 06032 Trevi (6 Km)Tel. 0742.391101
    Pizzeria Spring House Tavern – Via Faustana 28 – 06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.381547Martedì
    Pizzeria Trattoria La Casareccia – Via Lucarini 19 –06039 Trevi (E2)Tel. 0742.780343Lunedì
    (agosto sempre aperto)
    Tavoli all’aperto
    Camere e appartam.
    Ristorante Birreria Pan di Zucchero -Loc. Camporeale 4, Pigge 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.781390
    Ristorante Calafuria – Via Vigna delle Noci 33, Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel.0742.381412
    Ristorante Casale San Fedele – Via Foscolo 6/A, Cannaiola – 06039 Trevi (6 Km)Tel. 0742.3817102
    Ristorante Enoteca Taverna del Sette Vicolo del Sette, 8 -06039 Trevi (D3)Tel 0742.780741Mercoledì
    Ristorante Hotel della Torre – S.S. Flaminia Km 147, Torre Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.391212
    Ristorante Il Nuovo Fienile – Via Cannaiola 1, 06039 Borgo Trevi (2 Km)Tel. 0742.381890LunedìBanchetti e cerimonie
    Ristorante Il Poggio Via Agozzi, Loc. Coste –06039 Trevi (3 Km)Tel. 0742.78883MartedìFino a 100 coperti
    Ristorante Il Terziere -Via Salerno 1 – 06039 Trevi (F1) web-site: http://www.ilterziere.comTel. 0742.78359Mercoledì150 coperti Tavoli all’aperto
    Albergo
    Ristorante LUlivo – Via Monte Bianco 23, Matigge – 06039 Trevi (3 Km) web-site: http://www.borgoulivo.itTel. 0742.78969Lunedì e Martedì
    Ristorante La Cerquetta – Via Flaminia Km 144, Parrano – 06039 Trevi (3 Km) web-site: http://www.cerquetta.itTel. 0742.38196315-25150 coperti Albergo
    Ristorante La Prepositura, Via della Rocca 1 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.385401
    Ristorante Le Vedute – Loc. Alvanischio 8, Bovara – 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.381337
    Ristorante Maggiolini – Via S. Francesco 20 – 06039 Trevi (D2)Tel. 0742.381534MartedìTavoli all’aperto
    Ristorante Osteria La Vecchia Posta – Piazza Mazzini 14 – 06039 Trevi (D3) www.lavecchiaposta.netTel. 0742.381690GiovedìTavoli all’aperto
    Ristorante Pepe Nero, Via Popoli 25, Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.781247
    Ristorante Pizzeria Il Borgo – Centro Comm.le Piazza Umbra, Via Flaminia Km.147, Torre Matigge – 06039 Trevi (4 Km)Tel. 0742.679833
    Ristorante Pizzeria Il Rustico – Via S. Angelo Nuovo 36 -Cannaiola – 06039 Trevi (5 Km)Tel. 0742.381525
    Ristorante Pizzeria Locanda di Fanfaluca – Via Casa Gabbato, Loc. Parrano – 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.780441Mercoledì
    Ristorante Pizzeria Lo Stiriolo – Loc. Le Case 20, Coste – 06039 Trevi (3 Km) Tel. 0742.381958Tavoli all’aperto
    Ristorante Pizzeria Volare – loc. Morella, 3-06039 Trevi – (5 Km)Tel. 3479107788Lunedì Martedì
    Ristorante Taverna del Pescatore – Via Chiesa Tonda 50, Pigge – 06039 Trevi (5 Km)Tel. 0742.780920Mercoledì
    Ristorante Taverna del Teatro – Via. Roma 15 – 06039 Trevi Tel. 0742.381239 (E3)Tel. 0742.381239Mercoledì
    Ristorante Villa Silvana – Loc. Fonte Pigge 6, Parrano 06039 Trevi (2 Km)Tel. 0742.78821
    RistorPub Pizzeria Le Prata – Loc. I Prati 1,
    S. Lorenzo 06039 Trevi (6 Km)
    Tel. 0742.381301Martedì

    082


  • Memorie veneziane a Trevi

    VERSIONE pdf>>

    MEMORIE VENEZIANE

    A TREVI

    <1>

    TOMMASO VALENTI

    Socio ordinario della R. Deputazione di Storia Patria per l’Umbria

    A

    TREVI (UMBRIA)

    OPERE D’ARTE – DOCUMENTI STORICI – RICORDI DOMESTICI
    PROFUGHI VENEZIANI A TREVI

    _________

    Con 8 illustrazioni e un fac – simile

    Presso l’Autore

    NOTE DI TRASCRIZIONE : Tra parentesi qudre in colore [Note aggiunte all’atto della trascrizione]
    numeri a sinistra in colore tra parentesi acute
    < > indicano l’inizio delle pagine del volume originale.
    Le parole divise a fine pagina sono trascritte interamente nella pagina in cui iniziano

    A SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA

    Mons. PIETRO TAGLIAPIETRA

    DI VENEZIA

    ARCIVESCOVO DELLA DIOCESI DI SPOLETO

    NEL GIORNO DELLA SUA PRESA DI POSSESSO

    TREVI

    L’AUTORE

    OSSEQUIOSAMENTE

    DEDICA

    _____________

    27 GENNAIO MDCCCCXXXV – (XIII)

    MEMORIE VENEZIANE A TREVI (Umbria)

    Nessuno ha finora osservato che la piccola città di Trevi è l’unica della nostra regione, che ha la fortuna di possedere più saggi di quelle arti luminose e bellissime, che dalla nobile Venezia tanta luce diffusero in Italia e nel mondo civile.

    Così pure sono ai più sconosciuti alcuni documenti storici di quella serenissima Republica, che si conservano a Trevi. E — ugualmente — mai si è saputo dei rapporti che alcuni cittadini trevani ebbero, nei tempi andati, con la celebre Republica, che è un soggetto così straordinario e singolare “da far rimanere senza parola, poiché in tutto il mondo non si può, né mai si potrà trovare uno Stato come questo” (l)

    Mi sembra, perciò, non inutile rievocare in queste pagine ciò che in Trevi tiene vivo il ricordo della Regina dei mari.

    I.

    OPERE D’ARTE

    LA PORTA DELLA CHIESA DELLA MADONNA DELLE LAGRIME

    OPERA DI GIOVANNI DI GIAMPIETRO DA VENEZIA

    Bella e grandiosa nella sua semplicità monumentale, la chiesa della Madonna delle Lagrime sorge sul pendìo sud – est della collina trevana, e guarda l’incantevole valle umbra.

    (1) «… tollit facultatem sermonis materia singularis, ex eo quod in orbe terrarum simile regnum non potest nec poterli inveniri». (Boncompagno da Signa, De malo senectutis, citatoda P. Molmenti, in La storia di Venezia nella vita privata, Bergamo, Arti grafiche, 1912, voi. I, pag. 50).

    Fig: 1 — Facciata della Chiesa della Madonna delle Lagrime.

    La costruzione, opera dell’architetto Antonio Marchisi, da Settignano, fu incominciata nel 1485. La facciata del tempio illuminata dal sole, quando volge al tramonto, ha riflessi di porpora e d’oro, che danno un risalto singolare a quel capolavoro di arte quattrocentesca, che è la porta principale, ornata da Giovanni di Giampietro — o Giampietri — da Venezia.

    (Fig: 1)

    Non è qui possibile trattare a lungo e particolareggiatamente di questo splendido esempio di arte veneziana(l); ma basti accennare che l’autore si dimostra qui artista di gusto squisito. L’architettura del portale, la sobrietà degli ornati, la verità della modellatura formano un insieme di eccezionale finezza e di buon gusto non facili a trovare.

    Il singolare carattere di questo lavoro fa pensare ad un artista originale, ma anche cosciente assimilatore; poiché il Giampietri ci ha dato qui il saggio di un’arte personale, tanto da lasciarci perplessi sulla scuola alla quale attribuirla. Poiché, se veneziano fu l’autore, non per questo l’opera sua può assegnarsi a quella scuola, che — di quei tempi stessi — coi Bregno, i Lombardi, i Rizzo, lasciava così luminose traccie
    e così splendidi esempi.

    Il nostro è un eclettico, che sembra dalla Venezia, dalla Lombardia, dalla Toscana aver tratto per l’arte sua ispirazione e lume.

    Il compianto Senatore Pompeo Molmenti — illustre storico di Venezia e critico d’arte valoroso — mi scriveva, dopo aver viste le riproduzioni fotografiche

    ____________________

    (1) Di questa chiesa e delle opere d’arte che l’adornano, mi sono occupato in un altro mio scritto: “La chiesa monumentale della Madonna delle Lagrime a Trevi (Umbria), Roma, Desclée & C., 1928, pagg. 318, con 60 illustrazioni e dieci documenti inediti.

    Il prezzo del portale fu fissato in 190 “fiorini”, più l’abitazione per l’artista, che, modestamente, si qualificava “lapicida”.

    Delle diverse vicende della esecuzione del lavoro ci parlano altri documenti, relativi a forniture di materiale, ad anticipi versati al Giampietri in contanti e in generi alimentari.

    A lavoro finito egli domandò un supplemento di prezzo; ed ottenne altri 8 “fiorini”. Il Giampietri sembrò essere soddisfatto; ma poi sollevò una questione curiosa: visto che il lavoro era andato per le lunghe — fu terminato nei primi mesi del 1498 — il Giampietri volle un compenso speciale per il tempo impiegato nel lavoro commessogli! E, dopo un lodo arbitrale, ottenne altri 25 “fiorini”. In tutto ne ebbe 207 più l’alloggio. (2)

    Fig: 3 — Portale della Chiesa della Madonna delle Lagrime – Particolare.

    * * *

    Mi dispenso dal descrivere la bella opera d’arte (Fig: 2) Accenno soltanto che due candeliere elegantissime ornano le lesène laterali (Fig: 3) che terminano con capitelli di ordine composito, di fattura squisita e del tutto nuova (Fig. 4). Le fascie laterali tra lo stipite della porta e le lesène, sono decorate di frutta, fiori, piccoli animali, eseguiti con rilievo e modellatura perfetti. Così dicasi delle teste di serafini che ornano l’architrave.

    Dalle illustrazioni qui unite si può trarre del lavoro un’idea più viva, per quanto molto lontana dalla impressione sorprendente e gradevole, che produce la vista dell’originale.

    (1) Lettera del Senatore Pompeo Molmenti allo scrivente, da Monìga sul Garda, in data 5 maggio 1915.

    (2) Oltre a questo di Trevi, il Giampietri eseguì un altro quasi simile lavoro per la chiesa parrocchiale del castello di Mevale, presso Visso a 750 m. sul mare. (Cfr: T. valenti, op. cit. pag. 151 ss.).

    Fig: 4 – Portale della Chiesa della Madonna delle Lagrime (Pag: 7) Capitello delle Lesène.

    .

    <8>

    UN DIPINTO DI SEBASTIANO DEL PIOMBO

    NELLA PINACOTECA COMUNALE [dal 1996 nel Museo di S. Francesco]

    Fig: 5 — sebastiano del piombo — La Pietà. (Ptg: 9)

    Anche della pittura veneziana si ha in Trevi un ammirevole saggio. È un dipinto su tavola, rappresentante “la Pietà”, ed è da secoli attribuito a Sebastiano Luciani, da Venezia, detto “del Piombo”, per l’ufficio che ebbe nella corte pontificia di custode del sigillo, col quale si piombavano le bolle papali.

    Questo quadro è conservato nella Pinacoteca comunale [dal 1996 nel Museo di S. Francesco]; ma la sua prima destinazione era un’altra: ed ha una storia tragica.

    Eccola in brevi cenni.

    Dal 1528 al 1541 esercitò in Roma, sotto i papi Clemente VII e Paolo III, l’ufficio di Procuratore Fiscale della Camera Apostolica il dottore “in utroque” Benedetto Valenti, da Trevi. Egli — oltre al modesto “salario” che così lo chiamavano — riceveva una percentuale, molto produttiva, su tutte le pene pecuniarie inflitte ai rei di qualunque delitto, nonché sul valore dei beni ad essi confiscati.

    Una volta — e fu nel 1531 — fu giustiziata in Roma “una donna che teniva camera locanda in Borgo, per avere admazato uno in casa sua”. Le furono, di conseguenza, confiscati tutti i beni; e la Camera Apostolica, per la porzione che su questi sarebbe spettata al Valenti, gli donò una bellissima pittura in, tavola — “una callidissima cona”, scriveva il Valenti —

    che egli stabilì subito di mandare alla chiesa della Madonna delle lagrime, per essere collocata sull’altare che egli aveva fatto costruire nella prima cappella a sinistra dell’entrata. Ed è egli medesimo che narra tutto ciò nelle sue Memorie autografe. (1)

    DOCUMENTI STORICI

    Fig: 7 – STATUTA DATII VINI (Legatura Veneziana) (Secolo XVI).

    II compianto ed illustre storico ed erudito umbro Giuseppe Mazzatinti, nella colossale pubblicazione da lui iniziata e tutt’ora in continuazione col titolo: “Gli archivi della storia d’Italia”, dava sommaria notizia fino dal1903 di due codici, che da me gli furono mostrati, siccome appartenenti al nostro archivio domestico. (1)

    Uno di questi porta il titolo: “STATUTA DATII vini”; ed è una raccolta delle disposizioni emanate dalla Repubblica di Venezia dal 1271 al 1584, su quanto riguarda — a scopo fiscale — la produzione e il commercio del vino nel territorio della Republica.

    *

    II codice è scritto alla fine del sec. XVI. Il formato è di m/m 210×300. La scrittura è corsiva minuscola. Il codice è cartaceo e conta 180 fogli

    di cui 15 bianchi in fine. Il testo è preceduto da un Indice per materia.

    La rilegatura è a nervi, sul dorso, in marocchino rosso, con riquadrature e fregi agli angoli interni ed esterni, in oro. Taglio dorato. (Fìg. 7)

    Nel mezzo dei piatti è un medaglione ovale sopra cui è impresso ugualmente in oro il titolo:

    STATUTA DATII VINI

    ____________________

    (1) G. M. Gli archivi etc., Rocca S. Casolano, Cappelli, 1903, Voi. III, pagg. 288, 289.

    Poiché scopo di questa pubblicazione è soltanto quello di rievocare e far conoscere l’esistenza di queste varie memorie veneziane a Trevi, non posso fare qui una recensione del contenuto del codice. Basti dire che questo è interessantissimo sia sotto il punto di vista storico, sia nei riguardi delle notizie agricole e commerciali che contiene, sia per la forma letteraria.

    È noto che la produzione del vino è sempre stata una delle più abbondanti del territorio veneto. Ma, per quanto ricca, la produzione non era sufficiente anche all’approvvigionamento della capitale della Republica; donde la necessità dell’importazione, specialmente dalle Marche, dalle Puglie, dalla Dalmazia, dall’isola di Candia.

    Le deliberazioni relative a tutta la materia riguardante la produzione, il commercio e il dazio del vino sono prese dai diversi corpi deliberanti della Republica; cioè dal Consiglio “dei Pregadi”, da quello dei Dieci “con la Zonta”, dal Collegio Maggiore, dal “Collegium Regiminis” o “Dominij.” O sono disposizioni emanate da organi speciali; come la “Camera Datij”, il “Collegio dei XII savij”, il “Collegium datiorum” o il Collegio “de li cinque Savij sopra la mercantia”. Contiene anche provvedimenti estratti

    dagli atti d’appalto del dazio sul vino; da un Registro del Comune di Cavarzere (Caput Aggeris), dal Capitolare Vecchio dei Governatori delle entrate, dagli atti del “Collegium parvum ad ballottandum caratores datiorum”, ecc. Letterariamente, poi, il codice è altresì di molto interesse, perché in gran parte, è scritto in dialetto veneziano, come era l’uso del tempo; ciò che rende anche piacevole e gustosa la lettura del testo.

    L’altro Codice veneziano indicato dal Mazzatinti, e che ugualmente trovasi nel nostro Archivio domestico, è una “Commissione”, cioè una raccolta di ordinanze, di regolamenti, e simili disposizioni che la Republica faceva trascrivere in codici, come questo, che venivano poi consegnati — perché le osservassero e le facessero osservare — a quei nobili cittadini che essa mandava come Rettori delle città del suo dominio di terra ferma. I codici delle “Commissioni” venivano presentati sempre con ricche rilegature, di cui si conservano molti esemplari anche nell’Archivio di Stato di Venezia e nel Museo civico Correr.

    * *

    Questo nostro codice

    (Fig. 8) è del formato di m/m 160 x 235; scritto su 79 fogli di pergamena, rilegato in marocchino rosso con impressioni in oro a “piccoli ferri”, il taglio è dorato. Sul piatto anteriore è impresso:

    ZACHA

    RIA E

    CONTAR

    ENO

    e sul piatto posteriore la data:

    mdl

    XI III.

    Mancano il primo foglio e il sigillo che pendeva dal dorso appeso ad un cordoncino di seta rossa e gialla di cui restano traccie.

    Fig: 6 — “Commissione” di Zaccaria Contarini (Pag. 12) (Rilegatura Veneziana 1564).

    Anche di questo codice debbo limitarmi a dare cenni brevissimi. Il testo è scritto in latino, fino a tergo del foglio 59. Il resto è in volgare, con qualche infiltrazione dialettale.

    Le disposizioni che contiene hanno tutte un interesse storico e giuridico, e meriterebbero un attento studio. Ma per dare almeno un’idea dell’importanza del codice, dirò che gli ordinamenti in esso contenuti si riferiscono ai più svariati oggetti: ma disposti senza ordine logico; onde si passa da un argomento all’altro senza un nesso almeno apparente.

    Troviamo così articoli che riguardano il commercio e il contrabando. Molte — e sono sparse qua e là — sono le rubriche che si riferiscono ai banditi. Le norme per l’ingresso del Rettore della città, quelle per i suoi rapporti col pubblico e con gli “ufficiali” dipendenti, per le onoranze permesse o no al Rettore, sono disseminate nel testo.

    Le industrie dei tessuti di lana e quelli di oro e di argento sono regolate da articoli speciali. Così l’annona, i calmieri, l’esportazione. L’amministrazione

    d

    el pubblico denaro è rigorosamente tutelata. D’altra parte, pene gravi ed atrocissime, come taglio di mani, di nasi, di orecchie, estirpazioni di occhi, sono minacciate ai falsar! e ai ladri.

    Altre norme provvedono agli schiavi, agli ebrei, ai feudatari, ai chierici, agli avvocati.

    E cento e cento altri soggetti ci passano sott’occhio in questa specie di statuto, che doveva essere la norma rigorosa alla quale il Rettore delle città del Dominio veneto doveva attenersi. E tutti sanno che la Serenissima non scherzava, ed era di una severità unica nell’esigere il rispetto alle sue leggi ed ai suoi ordini.

    II patrizio veneto cui questa “Commissione” era destinata apparteneva alla illustre e dogale famiglia dei Contarini. Egli nel settembre del 1564 prestò giuramento di procurare nel suo rettorato l’ordine e l’utile della Republica, “eundo, stando et redeundo”.

    Resterebbe a sapersi come questo codice, e l’altro di cui ho fatto cenno possano essere pervenuti in casa nostra. La spiegazione può trovarsi nella permanenza di un Valenti a Venezia, per molti anni.

    (

    1

    )

    <15>

    III.

    RICORDI DOMESTICI

    QUINTILIANO VALENTI di TREVI

    AL SERVIZIO DELLA REPUBLICA DI VENEZIA

    Nel 1626 era nunzio apostolico presso la Serenissima, Mons. Gio. Battista Agucchia, bolognese, vescovo titolare di Amasia, ed aveva tra gli addetti al personale della nunziatura il cittadino trevano Quiiitiliano, di Filiberto, Valenti, in qualità di segretario particolare (“Gentilhuomo confidente di segreteria”).

    In quella città il Valenti ebbe occasione di conoscere il veneziano Giacomo libertini,

    “contador” della zecca della Republica, il quale aveva una figlia, a nome Maria, che trovavasi educanda nel monastero di S. Bernardo di Murano.

    Quintiliano Valenti stesso narra in un suo libretto di memorie che il 29 luglio 1626, festa di S. Marta, si fidanzò (“toccai la mano”) con la suddetta Maria libertini, nello slesso monastero.

    Il matrimonio fu celebrato il 29 settembre successivo, nella chiesa di S. Maria delle Grazie, nell’isola già detta

    “della Cànava”, per le mani del Pievano di S. Trinità.

    Nel libro delle sue memorie Quintiliano Valenti registra le nascite dei suoi figli, che furono dieci. Il ricordo di questi piccoli avvenimenti domestici non meriterebbe di essere qui ripetuto; ma sta il fatto che, anche in essi, troviamo notizie riferentisi a Venezia. Così leggiamo che, il primo figlio dei coniugi Valenti-Ubertini nacque nelle case della Scuola (Corporazione) dei bombardieri, il giorno 9 luglio 1627, e fu chiamato Giacomo. Ma la ceremonia del battesimo, che avvenne nella chiesa di S. Trinità, fu solenne, e v’intervennero “per compari gli Eccellentissimi Signori Gio: Battista Foscarini, Simone Contarini, procuratori di S. Marco”; nonché Giovanni Renier, Ottaviano e Gio: Antonio Valier, tutti di famiglie dogali, ed altri gentiluomini.

    Quando il 17 novembre 1628 nacque un’altra figlia, “

    nelle case dei Padri Domenicani dei SS. Giovanni e Paolo sopra le Fondamenta nuove

    ”, la neonata fu battezzata nella chiesa di S. Maria Formosa e fu chiamata Valenzia. Anche a quella ceremonia intervennero illustri personaggi, come i Pro

    curatori di S. Marco Pietro Sagredo e Nicolo

    Contarini, insieme a Giorgio Giustiniani, Piero Lion, Alvise Renier, Alvise da Ponte.

    Ad un altro battesimo intervenne il nobile Gio: Francesco Labia, come procuratore del cardinale Sacchetti, insieme ai gentiluomini Antonio Renier, Giacomo Capello, tutti nomi ben noti nella storia di Venezia.

    Notevole, per la cronaca della città, è una memoria che Quintiliano Valenti ha lasciata della nascita di un’altra sua figlia, la quale venne al mondo nelle case della Scuola di S. Fantin. Alla neonata fu posto il nome Vittoria “per essersi in tali giorni avuto vittoria contro l’inimico della peste, “che per un anno e mesi haveva, con grande mortalità travagliata tutta “la città”.

    Dopo avvenuto il suo matrimonio con la Ubertini, Quintiliano Valenti, in data 14 aprile 1627, stipulava l’istrumento dotale, col suocero Giacomo Ubertini. Questo assegnava alla figlia Maria una dote di 2000 “ducati” e in pari tempo egli “prometteva, per sua cortesia, far ogni cosa possibile per “far haver al Signor Quintiliano un offitio di contador in Cecca (Zecca) “alla cassa dell’Illmo Sig. Depositario”. Ma, cosa curiosa ed incomprensibile oggi, all’ufficio, se concesso, dovevasi attribuire un valore da due amici comuni; e la somma doveva andare in aumento della dote assegnata alla sposa!

    Per la storia della zecca di Venezia può essere di qualche interesse un altro documento, che abbiamo nel nostro archivio domestico, sulla permanenza di Quintiliano Valenti in quella città e sui rapporti di lui con quella zecca.

    Il documento è una “Provisione” presa dai Provveditori e dal Conservatore in Cecca a favore del Valenti. Da questo atto che porta la data 18 “zugno” 1631 risulta che “il fedel” Quintiliano Valenti fino allora, e per molti anni aveva “sofferto fatiche nella medesima Cecca nelli carichi e maneggi più importanti e particolarmente in quello di Contadore dell’Ili, mi “SSri Provveditori e Depositario con quella [injinterrotta fede, diligenza et “assiduita che si conviene, e ciò ad imitazione del fedel Giacomo Ubertini “suo suocero”, del quale il Valenti, dopo averlo aiutato fino alla vecchiaia, aveva ottenuto il posto nella “Conterìa” del Conservatore del Depositario. Ma né il Valenti, né l’Ubertini avevano mai percepito alcun compenso, cioè il “salario” dovuto, che era di 6 “ducati” al mese, meno le solite “decime”.

    Su tutto ciò i Provveditori e il Conservatore “hanno fatto il dovuto riflesso et havuto in consideratione il merito del supplicante e il fruttuoso servizio che se n’è per ricevere per la sua peritia e sufficienza in carica

    <

    17>

    massime di tanta importanza,

    hanno concordemente terminato, acciò possi con la medesima fede et diligentia continuare lo stesso servizio, che le sia corrisposto il detto salario de’ducati 6 il mese” etc:.

    Il documento, che noi possediamo in copia, porta le firme di Francesco Morosini, Procuratore di S. Marco e Provveditore “in Cecca”, insieme all’altro Provveditore Benedetto Zustignan e al Conservatore Alvise da Lezze.

    Restava per me, dopo ciò, a sapersi in che cosa consistesse l’ufficio di

    “Contador in Cecca”. Nulla di meglio potevo fare che rivolgermi a persona di indiscussa competenza; quale lillustre Direttore della Biblioteca di S. Marco a Venezia, Prof: Luigi Ferrari. Ed egli, con grande cortesia, di cui gli sono gratissimo, mi dava notizie preziose, scrivendomi in data 5 gennaio 1935 in questi termini:

    “Marco Ferro nel suo Dizionario del diritto comune e veneto (Venezia, Santini, 1847, II, pp: 848 e segg:) alla voce “Zecca”, enumera le “magistrature che furono preposte a quella istituzione, che funzionava anche da Cassa depositi e prestiti dello Stato: Massari ali’oro e ali’argento, Provveditori in Zecca, Provveditori sopra gli ori e le monete, Conservatore, Depositari, Provveditore agli ori ed argenti in Zecca, Provveditore ai prò in Zecca, Provveditore ai prò fuori di Zecca, Revisori e Regolatori dell’entrate pubbliche in Zecca. Dei “Massari” lelenco è allegato anche all’opera di N. Papadopoli, “Le monete di Venezia”

    (Venezia, “Ongania; poi Libreria Emiliana, 1919, III, pp. 1009-1024)

    Ma non trovo parola dell’ufficio di Contador. Anche i colleghi dell’Archivio [di Stato] sono dell’opinione che si tratti del modesto ufficio “di contabile”. etc.

    Questi documenti trevani dimostrano, dunque, lesistenza di una carica in Zecca, finora sfuggita alle ricerche degli studiosi:

    E’rispettabile e ragionevole l’ipotesi che l’ufficio del “Contador”

    fosse quello di un modesto contabile; ma con tale ipotesi non si accordano le parole del documento che qui sopra ho riportato, dove è detto che il Valenti aveva avuto nella Zecca i carichi e i maneggi più importanti e particolarmente quello di Contadore. E, a proposito di tale ufficio, si loda più oltre del Valenti la “peritia et sufficentia, in carica massime di tanta importanza”

    Così pure non si spiegherebbe il fatto che ai battesimi dei figli di un modesto contabile intervenissero — e più volte — alcuni Procuratori di S. Marco. Ma, a prescindere da tutto ciò, sarei ben fortunato, dicevo, se da queste mie modeste pagine fosse venuta per la prima volta in luce una notizia di più sulla celebre Zecca di Venezia; mentre lascio ai competenti il precisare quali fossero realmente le mansioni del “Contador” che si trovava al fianco di quegli altissimi personaggi, che erano i Provveditori, il Depositario e il Conservatore.

    Dopo molti anni di permanenza a Venezia, Quintiliano Valenti faceva imbarcare per Ancona una parte della sua numerosa famiglia, restando egli a Venezia. Ma il viaggio non fu fortunato. Il Valenti stesso narra che durante la traversata “sorse per mare grandissima borasca, con pericolo di “annegarsi con sua madre cinque figli e tutta la servitù”. Anche il viaggio per terra, da Ancona a Trevi, fu disastroso perché “travagliato da continue “pioggie, parendo che il Ciclo e l’Inferno havessino congiurato contro questa “povera famiglia.”.

    Quintiliano Valenti rimase ancora a Venezia fino al 1646, e ne partì per assumere la Tesoreria della Marca a Macerata.

    GIO: BATTISTA VALENTI da TREVI

    all’assedio di la canea sotto il comando di DOMENICO MOCENIGO

    DA VENEZIA

    Era l’anno 1692, e Venezia combatteva ancora una volta contro il Turco. Ma la lotta era disuguale. Di che informato il papa Innocenze XII mandò le sue galee di rinforzo, insieme a quelle dei Cavalieri di Malta. L’intera flotta era al comando di Domenico Mocenìgo “capitano generale da mar” (ammiraglio) della Republica di Venezia.

    I veneziani, “desiderosi di una segnalata impresa, mettono l’assedio alla “Canea, città forte dell’isola di Candia e nel dì 17 luglio [1692], fatto lo “sbarco, diedero principio alle operazioni e il Capitan Generale Domenico Mocenìgo prese le migliori disposizioni per effettuare il disegno. Ciò nonostante sì vigorose furono le sortite dei Turchi, sì ostinata la difesa, sì

    <19> fortunati i soccorsi inviati dal Seraschiere all’assediata città che, dopo molto spargimento di sangue, convenne levare l’assedio”.(!)

    Trovavasi di quei tempi a Roma, arruolato nelle milizie pontificie il giovane ventiduenne Gio: Battista Valenti, da Trevi, figlio di Giacomo e di Porzia Ansidei, da Perugia.

    L’8 giugno 1691 Gio: Battista Valenti riceveva questo biglietto:

    “Dovendosi spedire in Levante le Galere per ordine della Santità di “N. S. Papa Innocenze XII, in soccorso della Serenissima Republica di Venezia contro al Turco e provvedere di Alfiere il Battaglione destinato all’imprese che possono occorrere; havendo la S. S. havuto in considerazione le qualità, requisiti e merito di Lei Gio: Battista Valenti si è perciò degnata di eleggerla, deputarla e costituirla Alfiere del medesimo Battaglione con tutti gli onori, pesi, facoltà, privilegi, prerogative, stipendio et emolumenti soliti e consueti. Et havendo Sua Beatitudine ordinato che se “ne faccia dichiarazione, si essequisce col presente Biglietto, in virtù del “quale si comanda che Ella sia riconosciuta, ricercata e trattata come tale “da chiunque si deve, sotto pena della disgrazia della Santità Sua e di altro “ad arbitrio”.

    “In fede etc.” Dato in Roma li 8 Giugno 1692

    (firmato) …. (illegìbile)

    “Commissario Generale.”
    “Reg. a e. 138. “Doni. Trosi Segretario.”(2)

    II 17 luglio successivo Gio: Battista Valenti si trovava a prender parte alle operazioni di assedio di La Canea.

    Come già detto l’impresa non fu fortunata. E le flotte riunite di Venezia, del Papa e dei Cavalieri Gerosolimitani, dopo eseguito lo sbarco, dovettero ritirarsi, senza aver raggiunto lo scopo.

    Ma le truppe avevano fatto il loro dovere. E a Gio: Battista Valenti il

    ___________________

    (1)

    L. A.

    muratori,

    Annali d’Italia, Roma Barbiellini, 1754, to: XI, parte I., pagg. 284, 285.

    (2) archivio valenti

    – Trevi – “

    Memorie Valenti Angelo di Valente e sua discendenza”, To, VII.

    comandante Domenico Mocenigo, rilasciava un ampio certificato col documento di cui presento il fac – simile.

    (Fig. 9)

    II testo è del seguente tenore:

    Fig: 9 — Diploma a firma di Domenico Mocenigo

    “Noi Domenico Mocenigo per la Ser.ma Rep.a di Venetia Capitano “Generale da Mar etc:.”

    “Ha aggregato alla nobiltà di natali il valore dell’operationi il Sig. Gio: Battista Valenti. Si portò alle occorrenze della campagna col Battaglione di Sua Beatitudine, e nei principij dell’attacco difficile della Canea militando in qualità di Alfiere tra i pericoli ed i cimenti che ha portato seco la grandezza dell’occasione fece a noi conoscere le conditioni del suo spirito generoso. Entrate poi le malattie negl’ufficiali superiori delle truppe medesime, ha dovuto assumere il comando di Capitanio, che sostenne con esperienza e coraggio, segnalandosi distintamente nel respingere i Nemici che erano calati ad opponersi alla ritirata delle armi Pubbliche dall’Impegno dubbioso della Piazza. Tali motivi ci hanno persuaso a rilasciargli il presente testimonio della nostra stima, con cui laccompagnamo alle considerazioni della Santa Sede per quegli effetti di gratia e di ricompensa che sono dovuti a soggetto sì qualificato”.

    “Dalla Capitana Generale – Acque di S. Teodoro 31 Agosto 1692”.

    Loco

    Sigilli Doni. Mocenigo – Gap. Gen.”

    “Marin Marini seg.rio

    La flotta dei Cavalieri Gerosolimitani, o di Malta, era agli ordini del Generale di Sbarco Conte Giacomo Le Bertieu de Coulombière, che era anche Sopraintendente delle truppe pontificie. In tale sua qualifica volle anch’egli rilasciare a Gio: Battista Valenti un attestato di lode, di cui qui appresso riproduco il testo, perché anche qui si contengono notizie relative all’impresa.

    “Noi Fr: Giacomo Le Bertieu Colombièr (sic) della Ven: Lingua d’Alvergnia e Generale di Sbarco per la Sacra Religione Gerosolimitana e Sopraintendente alle truppe Papaline etc:”.

    “Per li servitij valorosi prestati dal Signor Gio. Battista Valenti Nobile di Trevi, Alfiere del Battaglione delle truppe di N. S. P. Innocenze XII nelle occorrenze del difficile attacco della Piazza di Canea nel Regno di Candia, fatta dalle armi della Ser.ma Rep.ca e dall’armi ausiliari, facciamo palese a tutti i suoi bravi portamenti in tutte le occasioni pericolose, che le sono

    (sic)

    presentate con l’inimico, particolarmente essendosi distintamente segnalato nel respingere i Turchi calati ad opponersi alla ritirata delle truppe dal dubbioso assedio della

    Piazza, in

    cui fece spiccare il suo valore a tal segno che poco mancò che non restasse preda delle sciable turchesche, havendo tanto nella suddetta occasione quanto nell’altre sostenuto il comando di Capitano, stante le malattie che erano entrate nei Capitani delle altre truppe, tali motivi ci hanno persuaso d’accompagnarlo con il presente Testimonio della nostra stima, et in fede di che gli habiamo fatto fare la presente dall’Auditore della Nostra Sacra Religione e sua squadra, sottoscritta di nostra mano e sigillata col nostro solito sigillo”.

    “Dato dalla Galera Capitana nell’Isola San Theodoro nell’acque di La Canea li 30 Agosto 1692”.

    (firmato) “Le Chevalier de Coulombière”. (Sigillo)

    “Dr. Carlo Berici Auditore della Squadra della Sacra Religione d’ordine di Sua Eccellenza”(1)

    L’Isola di S. Teodoro, nel golfo di La Canea, era stata occupata dagli alleati fino dalle prime operazioni dell’assedio.

    L’attestato rilasciato dal comandante la flotta dei cavalieri Geresolimitani – a prescindere da quanto riguarda la persona encomiata – mi sembra abbia anche un valore storico non trascurabile. Basti notare che le parole che ac

    cennano

    (1) archivio valenti – loco cit:.

    alla difficoltà dell’attacco della piazza forte di La Canea ed alle dubbiose sorti dell’esito dell’assedio si leggono tanto nell’attestato rilasciato al Valenti dal comandante della flotta veneziana, come da quello della flotta di Malta. Segno che ambedue quei valorosi condottieri sapevano fin dal principio di impegnarsi in impresa rischiosa e di dubbio risultato.

    Se, con tutto ciò, vollero tentarla, ne possiamo dedurre che aveva ragione il Muratori, già citato, quando asseriva che i veneziani assalirono La Canea perché “desiderosi di una segnalata impresa”; senza tener conto delle difficoltà conosciute in antecedenza !

    E’così che il diploma che oggi per la prima volta viene alla luce, esce dalla ristretta cerchia dei ricordi domestici, e diviene un documento storico di più, su quella eroica, ma sfortunata impresa dei Veneziani.

    IV.

    I VENEZIANI

    PROFUGHI DI GUERRA A TREVI

    Quella che ho narrata fin qui, è storia più o meno antica. Ma commetterei una grave omissione se non ricordassi che un più recente vincolo sentimentale unisce Trevi a Venezia; ed è il ricordo dei molti profughi che, durante la guerra della vittoria italiana, lasciarono la loro città, per sfuggire ai grandi pericoli del barbaro bombardamento dei velivoli austriaci e si rifugiarono a Trevi.

    Ne ospitammo circa centocinquanta, che giunsero in più volte, dal 25 aprile ali’8 maggio 1918.

    Al loro primo arrivare quei nostri poveri fratelli, così pavidi e trepidanti, sembravano uccellini scacciati dal nido. Erano tutte oneste famiglie di artigiani, con le loro donne, i loro bambini, i loro vecchi. Pochi e malaticci i giovani. Gli altri erano al fronte !

    Devo dire, e senza vanterìa, che la popolazione nostra comprese tutta la delicatezza della situazione e fu presa da veramente fraterna simpatia per quei buoni e sventurati ospiti, che le autorità superiori avevano affidati alle nostre cure.

    La cittadinanza abbracciò e accolse con tutta cordialità quelle innocenti e inconsapevoli vittime della guerra. E fu una gara ammirevole tra persone

    di ogni ceto nell’assistere quei profughi, ai quali si cercò di procurare la migliore sistemazione che le circostanze permettevano. Fu così che i veneziani a Trevi rapidamente si tranquillizzarono. Essi gradivano tutto ciò che si faceva per loro. Accettarono volentieri i diversi generi di occupazione che potevamo offrire, con lassistenza del Comitato di mobilitazione civile.

    E i profughi, uomini e donne, mostrarono la migliore buona volontà e disposizione nell’adattarsi a tutto ciò che poteva rendere migliore la loro permanenza tra noi.

    Nell’inverno 1918 – 19 avemmo nel nostro territorio montano un buon raccolto di olive. E molte delle veneziane che erano qui e che non avevano mai visto “l’albero di Minerva”, accorsero volenterose al nuovo genere di lavoro e lietamente si affratellarono con le nostre operaie nella raccolta delle olive, ed unirono le loro voci ai canti con i quali le nostre campagnole son use allietare il non gravoso lavoro, che così assume quasi il carattere di un lieto convegno.

    E’con molta soddisfazione che posso rievocare questi episodi del tempo della grande guerra, perché in essi avemmo tutti una prova di quella fratellanza che unisce gli animi e i cuori italiani, quando s’inspirano ad un unico e santo ideale che — di quei tempi — era rappresentato dalla serena fiducia nella vittoria. E quando questa ci fu finalmente annunziata la sera del 4 novembre 1918, assistemmo commossi ad uno spettacolo indimenticabile di vera solidarietà italiana!

    La notizia del trionfo delle nostre armi giunse specialmente consolatrice ai cuori dei nostri ospiti veneziani. Chi, in quei giorni, vide l’espressione dei loro volti, lespansione della loro gioia, può ben affermare di aver visto che cosa sia felicità!

    Col 16 dicembre 1918 ebbe inizio il ritorno dei profughi alla loro Venezia; ed in breve tempo furono restituiti alle loro case.

    Non tutti, purtroppo! In quattordici mesi di permanenza a Trevi ben cinque dei nostri ospiti vennero a morte, ed ora riposano nel nostro pittoresco camposanto. Ma essi — poveretti! — avrebbero preferito dormire per sempre nella quiete della loro isola di S. Michele!

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  • T. Natalucci – Documenti inediti

    Tiberio Natalucci

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    Pubblicati
    Pel fausto avvenimento di nozze Tra l’Eccellentissimo
    Dott. Ludovico Ciccaglia Romano E la Egregia Signora
    Angiola Mancini Di Foligno

    Foligno, Tipografia di Feliciano Campitelli, 1861 _____________________________

    [Nota. Molte delle affermazioni dell’Autore sono ormai superate dalla critica storica più recente, ma gli si deve riconoscere il merito di aver aperto una discussione alla quale poi parteciparono molti studiosi locali. Per quanto ci risulta, fu il primo ad aver riesumato la Historia di Durastante Natalucci, della quale non si era più parlato da 110 anni. Sono state apportate tutte le correzioni secondo l’errata corrige pubblicato successivamente in appendice all’opuscolo dello stesso Autore Studi sulla Storia di Trevi del 1865. Nella trascrizione è stata rispettata l’arcaica punteggiatura originale. Il testo tra parentesi quadre [ ] è stato aggiunto all’atto della trascrizione. Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina: se non c’è spazio con la parola che precede significa che essa è stata divisa e risulta parte nella pagina precedente e parte in quella immediatamente citata]

    _____________________________

    MIO DILETTO COGNATO Allorché la vostra amata sorella Adelaide fu a me sposa, il benemerito e compianto Professor Carlo Guzzoni degli Ancarani volle intitolarmi alcuni Documenti molto interessanti di Storia Umbra che pubblicò il Bencini in Firenze nell’Aprile del 1851.
    Nel fausto vostro connubio con la egregia Signora Angiola Mancini di Foligno ho immaginato di proseguire la pubblicazione di tali documenti riguardanti l’Umbria, e specialmente Trevi mia Patria, come furono dalle antiche pergamene deciferati nel Codice manoscritto delle Memorie di Trevi raccolte con tanta cura lealtà e pazienza dal mio Avo Durastante Natalucci di Benedetta Memoria

    [codice pubblicato nel 1985 dalla Pro Trevi].

    Questi documenti mi porgono l’occasione di pubblicare sotto la forma di note illustrative le più importanti notizie di questa Città che fu tra le primitive degli Umbri; ma di cui nessuno finora dette in luce una storia.
    Gradite tutto come cosa che riguarda una contrada fino dai più remoti tempi abitata, dove avete parenti ed amici, e dove avete scelta una compagna che colle sue belle virtù feliciterà i vostri giorni e vi farà provare le pure e continuate gioje di Marito e di Padre.

    Trevi 26 Gennajo 1861

    _______________________

    Umbrorum gens antiquissima Italiae existimatur, ut quos Umbrios a Grecis putent dictos quod inundatione terrarum himbribusque superfuissent. (Plinio geogr. III. 14.)

    <5>

    TEOPOLDO DUCA DI SPOLETO VUOLE LA DISTRUZIONE DEL CASTELLO DI TREVI LA QUALE SEGUI’ DIFATTI NEL 1214. (A)

    Anno 1213. Hoc quidem tempore ego Theopuldus Dei gratia Dux Spoleti mea plena et spontanea voluntate trado atque concedo vobis Consulibus Spoleti scilicet D. Petro, Simono, Monaldo, atque bono Conte recipientibus pro Comunitate Spoleti totum territorium Treviensis et specialiter Turrim S. Benedicti et Castrum cum Colle, Azanum et Lapigum, Piscignanum, et Clarignanum cum toto territorio ipsorum et cum pertinentiis hoc pacto et conditione in isto contracto supposito quod ego dictus Dux promitto Vobis Consulibus nomine Comunitatis Spoleti recipientibus … proximo Settembris … destruere Castrum Treviensis sive … et modo ingenio cum adjutorio tamen vestro, quod quidem si extent in dicto termine facta omnia predicta ad me libere revertantur; sin autem hoc factum non fuerit ex tunc super predictis do trado, atque concedo vobis dictis Consulibus nomine Communitatis Spoleti recipientibus Castrum-ritaldorum cum omnibus ipsius Castri pertinentiis et de eo tenimentum trado et per eum pretium revocando cedo donoque licentiam in omnibus predictis uti et frui eodem pro velle vestro.

    Item promitto atque convenio vobis ubique adjuvare, manutenere Comunitati Spoleti et Consulibus qui erunt pro tempore contra omnes homines … quibus recepi a vobis cum dicta extitit condictio pactum de contra et conditionem.

    Insuper obligantes meos heredes ac successores pro Comunitate Spoleti recipientibus vestrisque successoribus et promicto predicta observare et de Colludio et molestia non facere nec fecisse sub pena pro stipulatione promissa mille marcarum argenti … firma permanere, renumptians in his om omnibus

    <6> exceptionibus et auxilio et beneficio omni legali quandocumque a me possit apponi aliquo tempore. Ego dictus Theopuldus Dux Spoleti hanc ut supra scribi rogavi et tactis sacrosantis Evangelis juravi predicta observare et nullo tempore contravenire. Nos Simon Berardi Bonichinus Franciscus, Philippus Io-Petrus Herrici, Paganellus, Paulus Retridie et Augustinus … in hys omnibus ut supra

    interfuimus et hujus rei rogati testes sumus.-

    Ego Io. Iudex rogatus scripsi.

    ° ° ° °

    TREVI PER AVER DATO AIUTO E FAVORE AI PERUGINI CONTRO FOLIGNO
    CHE NEL 1282 ERA PER LA CHIESA
    INCORRE NELL’INTERDETTO POSTO DA MARTINO IV CONTRO PERUGIA ( B )

    Honorius Eps Servus servorum Dei. Dilecto Filio Guardiano Fratrum minorum Castri Trevij Spoletane Dioc: salutem et Apostolicam benedictionem. Ex parte Potestatis Consilii Officilium Communis Castri Trevij et territorij ejus Spolet: dioc: fuit nobis humiliter supplicatum ut cum ipsi super excomunicationum et interdictorum sententiis aliisque processibus et penis pecuniarijs dudum in eos et ipsorum terram apostolica auctoritate prolatis pro eo quod contra homines de Fulgineo eorumque bona hominibus de Perusia modo in rebellione Romanæ Ecclesiæ persistentibus dederunt auxilium, consilium, et favorem per syndicum eorum legitimum ad hoc specialiter constitutum felicis recordationis Martini Papæ predecessoris nostri ac ipsius Rom: Eccles:

    <7> precise stare juraverint beneplacitis et mundatis sitque per eos de hujusmodi penis juxta nostrum beneplacitum nostre cameræ satisfactum ipsos a predictis excomunicationibus absolvi et interdictum hujusmodi relaxari per discretum aliquem misericorditer mandaremus. Nos igitur more pii Patris volentes benignius agere cum eisdem, ac satisfactionem hujusmodi acceptantes eos a prefatis penis et processibus pecuniariis presentium auctoritate absolvimus et quietamus discretioni tue de qua plenam in Domino fiduciam obtinemus per apostolica scripta mandantes quatenus auctoritate nostra prefatum interdictum relaxans eisdem Potestati Consiliarijs, officialibus et Hominibus Castri et territorij predictorum tam maribus[?] quam feminis cum ab ipsis requisitus fueris per te vel alium seu alios a prefatis excomunicationibus beneficium absolutionis impedas juxta formam Ecclesiæ consuetam et injugas eis penitentiam salutarem. Non obstante indulgentia si qua tibi vel ordini tuo a sede apostolica sit concessa, quod non tenearis te intromittere de quibuscumque negotiis que tibi per ipsius sedis litteras commituntur non facientes plenam et expressam de indulto hujusmodi et eodem ordine mentionem. Nolumus autem per quitationem absolutionem, et relaxationem hujusmodi eisdem hominibus de Fulgineo aliquod prejudicium generari quominus super dampnis illatis eisdem homines ejusdem Castri et territorij teneantur plenarie stare juri. Datum Palumbarie VI. Kal: Julii Pontif: nostri anno primo. (26 Giugno 1285).

    <8>

    BONIFACIO IX CONCEDE AI TREVANI IL REGIME ED AMMINISTRAZIONE DELLA COSA PUBBLICA DA ESERCITARSI COL TITOLO DI MERO E MESTO IMPERIO COLLA FACOLTÀ DI CREARE E RIMUOVERE OFFICIALI, GIUDICI, REGGITORI, IMPORRE LE TASSE, FAR GIUDICARE E DEFINIRE LE CAUSE CIVILI E CRIMINALI, INTERVENIRE AI PARLAMENTI GENERALI DELLA PROVINCIA; FARE ESERCITO, CAVALCATE GIUSTA L’USO, A CONDIZIONE CHE VENISSE ABOLITO QUALUNQUE STATUTO CONTRO LA CHIESA, LA INQUISIZIONE, LA LIBERTÀ ECCLESIASTICA E CHE NON FOSSE DATO RICETTO AI NEMICI SÌ MANIFESTI CHE OCCULTI, RIBELLI E BANDITI DELLA CHIESA. (C)

    (27 DICEMBRE 1389)

    Bonifatius Episcopus Servus Servorum Dei dilectiis Filiis Universitati, et Communi terre Trevij ad nos et ad Romanam Ecclesiam nullo medio pertinentis Spoletane Diocesis, salutem et Apostolicam benedictionem.

    Sinceræ devoctionis affectus, quem ad nos et ad R. Ecclesiam gerits, nec non inconcussæ vestre fidelitatis costantia promerentur ut Nos et vos et commune vestrum specialibus favoribus et gratiis prosequamur vobisque, de quibus gerimus in Domino fiduciam pleniorem nostra et ejusdem Ecclesiæ negotia fiducialiter committamus; hac igitur consideratione inducti vobis, et officialibus vestris, quos ad hoc duxeritis deputandos, curam, regimen, et administrationem ipsius Terræ Trevii ejusque comitatus et discrictus [sic] ad nos et ad dictam Ecclesiam immediate spectanctium cum illis, mero et mixto Imperio et omnimoda jurisdictione temporali, quæ inibi … per dictam Ecclesiam, seu per officiales per eamdem Ecclesiam ibidem, seu in Provincia Spoletani Ducatus, in qua hujusmodi Terra Trevii noscitur costituta, pro tempore deputatos de jure, vel privilegio, seu consuetudine exercere consueverunt, ad honorem nostrum, et ejusdem Ecclesiæ, ac statum pacificum et tranquillum Terræ prefattæ, nec non incolarum et habitatorum ipsius juste et fideliter exercendis autoritate Apostolica usque ad quinque annosa data presentium computandos, et alias Apostolicæ Sedis beneplacitum plenarie in temporalibus dumtaxat

    <9> committimus per presentes; et nihilo minus hujusmodi afficialibus vestris per eos deputatis, seu in posterum deputandis tempore et beneplacitu predictis durantibus per vos, vel alium seu alios questiones et causas quaslibet, tam civiles, quam etiam criminales, et alias cujuscumque speciei, vel generis motas, vel movendas exceptis criminibus heresis lesæ majestatis, et falsificationis Licterarum Apostolicarum audiendi, et de illis ratione previa cognoscendi eaquæ debito fine terminandi et executioni debite demandandi vobisque quoscumque alios officiales Judices, seu Rectores idoneos in terra ipssa tempore et beneplacito predictis durantibus constituendi creandi, facienti, amoventi et destituendi, et alios quotiens placuerit, deputandi; nec non colligendi, exigendi, et percipiendi, et tempore et beneplacito predictisdurantibus, vestris et de dicti Communis usibus applicandi, omnes et singulos fructus, redditus et proventus, et omnia et singula emolumenta, et introitus quocumque nomine censeantur in Terra, comitatuque, et dixtrictu predictis, ita tamen, quod ex hoc Incolæ et abitatoreTerræ omitatus, et Districtus predictorum atque expressa voluntate ipsorum ultra debitum, et consuetum modum non graventur: alienatione tamen bonorum et jurium ipsius Ecclesiæ vobis et dictis officilaibus penitus interdicta; et insuper, tempore et beneplacito predictis durantibus, merum et mixtum Imperium ac omnimodam jurisdictionem predictam, preterquam in casibus superius expressis et exceptis, libere exercendi, nec non contradictores quslibet et rebelles, quotiens expedierit temporali districtione qua convenit compescendi et omnia alia et singula, quæ honori nostro et ejusdem Ecclesiæ, ac pro statu pacifico et tranquillo Terræ comitatus, atque Districtus et incolarum ac habitatorum predictorum vos aut officiales vestri predicti expedire noveritis, faciendi, statuendi, et ordinandi, mandandi, corrigendi, puniendi,definiendi, et exequendi vobis et vestris officialibus hujusmodi concedentes auctoritate predicta plenariam potestatem; ita tamen quod de hujusmodi fructibus, redditibus, et proventibus Introitis, Juribus, et emolumentis teneamini terram ipsam, prout expedierit, diligenter et fideliter reparare

    <10> manutenere, defendere, custodire, et conservare, et alia ipsius onera supportare absque eo quod dicta Ecclesia vobs et officialibus vestris predictis pro hujusmodi cura regimine, administratione, reparatione, defentione et custodia ac aliis, ut premittitur, oneribus supportandis subvenire in aliquo teneatur. Volumus tamen ac concedimus, ac tenore presentium declaramus, quod incolæ, et habitatores Terræ Comitatus, ac Districtus prædictorum utriusque sexus tempore et beneplacito predictis durantibus in primis instantiis causarum tam civilium quam criminalium seu mixtarum, in quibus vestri officiales cognoscere possint, ut perfertur coram Rectore Provinciæ nostræ Ducatus Spoletani pro tempore existente, aut aliis officialibus Curiæ generalis dicti Ducatus trahi non possint inviti in causis vero appellationum et sententiis diffinitivis dumtaxat per hujusmodi officiales vestros ferendis interponendarum quarumlibet tam civilium, quam criminalium, cum plena et debita examinatione et cognitione decidendis ab eis et etiam in primis instantiis causarum hujusmodi criminalium, si forsan officiales vestri hujusmodi adeo remissi et negligentes existerent, qui infra decem dierum spatium a die commisii criminis vel excessus computandorum contra delinquentes non processerint, seu procedere inceperint, eo jure plene libere ac publice in terra ipsa et contra habitatore, et incolas Terræ comitatus, et Districtus predictorum [cinque righe stampate cancellate a penna dall’Autore in modo identico in due copie] dictus Rector seu ejus officialis cognoscant et utantur quo in terris et aliis locis dictæ Provinciæ, que immediate pro eadem et fuerint hactenus et cognoscent, et uti consueverunt seu recognoscere et utentur in posterum, salvis tamen et reservatis in hoc quibuslibet privilegiis et indultis Apostolicis vobis aut dictæ Terræ in hac parte competentibus, si qua forent, quibus propterea non intendimus derogare. Volumus insuper quod

    <11> Incolæ, et habitatores Terræ, comitatus, et Districtus prædictorum, tempore et beneplacito predictis durantibus, ad parlamenta generalia accedere, ac exercitus et cavalcatas more solito, sicut alii de dicta Provincia facere consueverunt, facere, ac tallias seu Collectas et subsidia imponenda comuniter in parlamentis generalibus faciendis per Rectores dictæ Provinciæ, prout alii provinciales illarum partium solvent, et eis imponeretur pro rata eos contingente, prout ordinatum extiterit in parlamentis predictis, solvere et in eis contribuere teneantur, quodque incolas, et habitatores Terræ, Comitatus, et Districtus prædictorum, tempore et beneplacitu prædictis durantibus, juxte et legitime rogatis, et gubernatis secundum jura, consuetudines et Statuta Universitatis vestræ, ac eos nullatenus opprimatis, vel gravetis, et quod omnia statuta si qua essent in dicta Terra contra eamdem Romanam Ecclesiam, Officium Inquisitionis, hereticæ pravitatis libertatem Ecclesiasticam, seu personas Ecclesiasticas cassetis de Libris, et capitularibus eorundem Statutorum, et exinde totaliter amoveri faciatis, et eis aliquatenus non utamini, nec ea servetis aut servari permittatis, nec receptetis manifestos, vel occultos hostes inimicos, rebelles vel bannitos ejusdem Ecclesiæ seu alios criminosos de Terris Ecclesiæ confugientes, nec directe nec indirecte faciatis per alios publice vel occulte receptari, nec eis vel eorum alicui auxilium, consilium, vel favorem dari, aut prestari ullo modo permittatis, quin potius quoscumque ex eis in vestram pervenientes potestatem quotiens super hoc a Legato Apostolicæ Sedis vel Rectore dictæ Provinciæ aut aliis dictæ Ecclesiæ officialibus, ad quos ratione officiorum suorum id pertineret, requisiti fueritis bona fide capi faciatis, et ad hujusmodi requirentes sub fida custodia destinari. Sic igitur Terram Comitatum, et Districtum, incolas, et habitatores predictos regere, et gubernare studeatis sollicite, fideliter, et prudenter, quod incolae et habitatores hujusmodi Rectoribus, et gubernatoribus providis et utilibus gaudeant se commisssos, nosque apud Deum, et homines exinde possitis merito commendari, et nostram et Ecclesiæ predictæ benedictionem, et gratiam uberius promereri.

    <12>

    BREVE DI ALESSANDRO VI. COL QUALE ORDINA AI MAGISTRATI DI TREVI
    CHE ONORINO ACCOLGANO E TRATTINO A LORO SPESE LA DUCHESSA LUCREZIA BORGIA
    CHE ANDAVA SPOSA AL DUCAL PRIMOGENITO DI FERRARA CON GRANDE NOBIL CORTEGGIO (D)

    ALEXANDER PAPA VI.

    Dilecti Filii salutem et Apostolicam benedictionem

    Cupientes ut dilectæ in Cristo filiæ nobili Mulieri Lucretiæ de Borgia Ducissæ quæ ad dilectum Filium nobilem virum Alfonsum Ferrariæ Ducalem primogenitum consortem suam cum magna Nobilium comitiva traducitur, de victualibus et aliis necessariis in transitu ubique provideatur, ipsaque Ducissa cum comitiva predicta honorifice recipiatur et tractetur, deputavimus nonnullos Commissarios nostros ad hujusmodi provvisiones ordinandum et procurandum. Harum serie vobis pro quanto gratiam nostram caram habetis et indignationem cupitis evitare expresse precipiendo mandantes ut ipsi Commissariis nostris cuilibet eorum in premissis pareatis et obediatis et eidem Ducissæ ac suæ comitivæ expensas vestris sumptibus faciatis et alia exequamini quæ ab ipsis Commiss. Vobis ordinabuntur. Ita vos gerentes ut de promptitudine vestra valeatis apud nos commendari, mandamus vobis ut in omnibus prefatæ Ducissæ tamquam nostræ propriæ personæ pareatis et obediatis. Datum Romæ apud S. Petrum sub anulo Piscatoris die XXVIII Decembris MCCCCCI Pontificatus nostri anno X.

    HADRIANUS [?]

    <13>

    NOTE

    (

    A

    ) Questo Castrum Treviensis sorgeva sul vertice di un erto, quanto amenissimo Colle, che staccandosi dalla pendice occidentale dell’Appennino aggetta nel mezzo della tanto celebrata Valle Umbra. Coi varii e successivi ampliamenti di esso si formò la odierna Città di Trevi, che secondo la vivace espressione di alcuni Geografi, torreggia prominente a guisa di Anfiteatro a dominare i lieti campi bagnati dal Clitunno læta Clitumni pascua Giov: sat: 12.

    Si crede che i primitivi Umbri avessero su questa medesima forte ed incantevole posizione, dove prospera l’Aloe e l’Olivo elevata 400 metri sul mare e 200 sopra il Clitunno, una delle molte prossime e montane loro Città; ed è certo che Giano, Dio, Re e Tesmoforo dei primitivi Italiani vi era adorato, come rilevasi dai ruderi di un tempio scomparso già fino da tre secoli, da una fonte e da una Valletta che ancora ne portano il nome.

    A sostegno di tale credenza sta pure l’opinione di Plinio naturalista che nella sua Geografia pone tra gli antichissimi Umbri anche i Trebiates; quella del Calindri che fa risalire a 12 secoli prima dell’era volgare la fondazione di Trevi; quella dei Geografi anche stranieri, fra i quali Vuillemin che ne suo trattato di Geografia antica pone Trebia fra le prime città dell’Umbria.

    Di fatti l’illustre Presidente delle antichità Romane Ridolfino Venuti nelle sue osservazioni sopra il Clitunno (Roma 1753) dimostra , che le parole Trebbia e Clitunno sono di origine Umbra, Osca od etrusca (pag. 11, 13,14) e crede col ch: Mazzocchi che Trebiates sia parola di orientale, o pelasgica derivazione. L’eruditissimo archeologo osserva pure che il culto reso ai Fiumi era proprio dei popoli primitivi, come lo era quello verso la Dea delle selve.

    Ora tanto Trivia che Clitunno erano in venerazione nell’antica Trebia: l’una come Dea tutelare, cui al dire dei Bollandisti ingens Fanum edificarunt, l’altro come præsens Numen atque etiam fatidicum per testimonianza di Plinio II. (Lib: 8 epist: 8) che si recò ad esaminare la sorgente, il Tempio, i molti Sacelli che v’erano intorno; vi lesse nelle colonne, ed in tutte le pareti le lodi con <14> cui moltissimi che lo avevano visitato celebravano il Fonte e il Nume, vide l’alterno gioco dello scendere e risalir con le barche su queste acque trasparenti come un cristallo; i margini vestiti di frassini pioppi e ville di piacere: il bagno che il divo Augusto aveva donati ai Spellani.

    Distingue lo scrittore romano il corso del Fiume in due tratti: il superiore sacro, e nel quale non era permesso che di tripudiarvisi con le barche, l’inferiore in cui stavano i bagni pubblici, le ville di piacere e poteva nuotarsi.

    Il ponte che divideva i due tratti era appunto nel mezzo del territorio di Trevi, ove sono i molini della Faustana, che nelle antiche scritture sono chiamati di ponte maggiore.

    Quindi è inoppugnabile che il culto del Clitunno era esercitato dai Trebiesi così dal Venuti chiamati (pag: 7) come è cosa certissima, che l’allevamento dei tanto famosi candidi Bovi veniva fatto in Bovara villaggio a due miglia da Trevi presso il Fiume sacro dove resta ancora un’antichissima Chiesa riattata dopo la metà del VII secolo (Quando Attone era duca di Spoleto) e sulla fronte della quale veggonsi ancora due teste di Bove bene scolpite in pietra del paese.

    Quei Bovi erano dai Romani incoronati di fiori e condotti nelle pompe trionfali ai tempii ed al Campidoglio.

    Hinc albi Clitumni greges, et maxima taurus
    Victima, sæpe tuo perfusi flumine sacro
    Romanos ad templa Deum duxere triumphos.
    (Verg. Georg. II. Ver: 146)

    Quin et Clitumni sacras victoribus undas
    Candida quæ Latiis præbent armenta triumphis.
    (Claud: Lib: VI de Cons:)

    Qui formosa suo Clitumnus flumina luco
    Irrigat, et nives abluit unda Boves.
    (Proper: Lib: II. Eleg: 19)

    Aut prestent niveos Clitumna novalia tauros
    (Stazio Sylvar: in Soteriis)

    Et lavat ingentem perfundens flumine sacro
    Clitumnus taurum
    (Silio Italico Lib.8)

    <15>

    … nec finitima nutritus in herba
    Laeta, sed ostendens Clitumni pascua languis.
    (Giov: Satir: 12.)

    Observarunt enim veteres eundem ( Clitumnum ) vicinos campos lætitia pabulis usque adeo fæcundare ut Bovum prægrandium armenta proferant et pascant, et aqua Clitumni pota Boves candidos reddit Plinio, Lucano. Servio Maronis commentatore, et aliis multis id ipsum testantibus. Ex his quidem armentis postea Romanus Umbriae victor eximios quosque tauros candidos reservare et ad triumphalia sacrificia saginare solet veluti victimas opimas et ob faustum candoris omen in victoria lætissimas. hos inauratis cornibus, diademate et vittis REDIMITOS DUCEBANT IN Capitolium triumphantes Imperatores, et undis ex eodem amne sumptis perfusos Jovi et Diis immolabant. Has igitur ob causas Clitumnus pro Deo cultus ab Umbris fuit, cui non solum ædes sed et lucum sacrasse vetustatem ipse Propertius indicat. (Schott. Iter: Ital: pag. 260.)

    A ragione quindi il detto antiquario di Roma dice che il Tempio di Clitunno apparteneva a quelli di Trevi (pag:58) come indubitatamente gli apparteneva Piscignano e quindi la scaturigine del Fiume.

    Difatti varii cronisti citati nel Cod: Natalucci a pag: 48 [il Codice Natalucci, trascritto ed edito nel 1985, conserva la numerazione originale delle carte] sono concordi nel dire che Piscignano formava parte del Territorio Treviese, ed il documento che oggi si pubblica lo prova ad evidenza totum territorium Treviensis et specialiter Turrim Sancti Benedicti (Bovara dove nel 1158 i Benedettini fondarono un’Abbazia) [Secondo Autori più recenti la Torre di S. Benedetto deve collocarsi a Pissignano, comunque anch’esso nel territorio di Trevi] Castrum cum colle (Rocca della Montagna) [sembra più verosimile trattarsi del castello e il colle di Trevi] Azanum et Lapignum, PISCIGNANUM et Clarignanum (Castello presso Colle del Marchese).

    Allorché l’atto barbarico del Duca Leopoldo [sic] pose al bando dei Spoletini il Castello e il Territorio di Trevi e che questa popolazione raminga dovette esulare raminga dal 1214 al 1240 abbandonando le saccheggiate ed arse case, i devastati terreni, Pissignano, appartenne a Spoleto fino al 1395 in cui fù riconquistato dai Trevani colle armi e coll’aiuto di Perugia. Quando poi Corrado Trinci ebbe il vicariato di Trevi (1418) per un triennio lo esercitò pure sul castello di Piscignano che poi due Cittadini Romani Titius de signa et Fatius Magistri Lucæ inviati da Martino V. presero in possesso per la Chiesa esentandolo dal sussidio che soleva pagare alla Camera Apostolica (cod: Nat: pag: 409 e 410).

    <16> Sebbene perduto Pissignano, proseguirono però i Trevani ad aver caro, come cosa loro, il Tempio del Clitunno e quando l’Eremita fra Paolo Lucchese profittando dei danni del terremoto del 1730 aveva fatto al cornicione, cominciò a demolire i portici laterali per vendere le colonne ed i marmi, vi opposero una nobile sebbene inutile resistenza. Ecco quanto scrisse Durastante Natalucci a Mons. Filippo Valenti a Roma in data 15 luglio 1742 ” Col ritorno fatto in Patria da questo Sig. Conte Giacomo degnissimo fratello di V. S. Ill¯ma mi venne significato come il S. Cardinal Riviera avrebbe favorito parlare ed impegnarsi contro il disfacimento del Tempio del Clitunno e di ottenere la sua reposizione in pristinum se potesse rendersi possibile, quando da me gli fossero state significate le notizie, le quali per l’onore ricevuto mi fo ardito debolmente insinuarle”. Qui dopo aver citato quanto sul Clitunno hanno scritto Virgilio, Properzio, Giovenale, Claudiano, Stazio, Silio Italico, Svetonio, Servio, Lucano, Plinio, Sidonio Apollinare, Vibio Sequestro, Campelli, Tondi, Olstenio, Boccacio, Textorio, Ciccarelli, Donnola, Landino, Cluverio, Cellario, Lancellotti, Ferrario, Scotti, Iacobilli, Minervio, Gabino Leti, Blavv: Baudrand, Martinier, ec. dopo aver descritto il Tempio tanto lodato ed illustrato dal celebre Palladio, che tutti i più distinti viaggiatori non tralasciavano di visitare e di farne i disegni, prosegue “Ma oh Dio! La notizia quale vorrei non dover dare a V. S. Ill¯ma ed al Sig. cardinale e che merita di esser compianta da tutte le stampe di Europa si è il disfacimento dei portici laterali del medesimo Tempio seguito non per le ingiurie degli anni ma per il guasto fattone il 1739 da Paolo Eremita Lucchese dimorante in Spoleto, come agente del P. Ilarione, altro eremita ora dimorante in Perugia possessore del benefizio di detto Tempio, stato poscia dedicato al S¯mo Salvatore per vendere i suoi fini marmi al vilissimo prezzo di pochi soldi, senza essersi fino ad ora potuta veder la giustizia ed il riscontro a tenore del rescritto Pontificio da me subito ottenuto mediante le grazie di Mons. De Frescobaldi diretto a Mons. Vescovo di Spoleto il 1740 con amplissima facoltà, il quale pure avrebbe potuta ordinar la sospenzione del trasporto dei marmi e l’incisione se ne faceva a Spoleto per l’edificio di una nuova Cappella in S. Filippo. Io molto mi affaticai presso detto Mons. Vescovo, ma scopertasi la cosa dai compratori delle lapidi il rescritto restò, come non fatto e sepolto. Quante istigazioni a farne<17> poi avessi ricorso a varii Signori di Roma e di altri luoghi non sto a ridire. Abbiamo perduta la più bell’opera della nostra Umbria lavorata più con lo spirito che con le mani la quale conservavasi a meraviglia.
    Non era passeggero per queste parti che non scendesse a rimirarla e prenderne i disegni, specialmente se era delle parti oltramontane. Monsignor nostro Vescovo avrebbe dovuto impedire il taglio dei marmi, e farli riportare a tenore del Rescritto Pontificio, sospendere la percezione dei frutti del Beneficio, ed avrebbe dovuto far riporre tutto in pristino mentre per le parti mancanti si sarebbe dovuta impegnare la Repubblica di Lucca, od a rifare il Tempio a tenore del disegno del Palladio, ovvero a tollerare quivi una lapide da erigersi a perpetua memoria della scelleraggine commessa da un Lucchese. Se V. S. Illustrissima ed il Sig. Cardinale si degneranno di abbracciare la protezione di tanta causa ne resteranno immortali nei tempi avvenire non tanto fra i nostri, quanto presso le Nazioni estere”.

    Ma né le iniziative del Natalucci, né l’impegno che in Roma ne assunsero i Conti Valenti, né la protezione del Card. Riviera, né la bella a coraggiosa invocazione che pubblicamente fece il Venuti in fine del suo Opuscolo allo stesso Papa Benedetto XIV a nulla giovarono.

    Non si volle o potette tornare addietro, e così le colonne, ed i marmi servirono pel nuovo Altare di S. Filippo, e parte ne restò ad abbellire il giardino del Sig. Pie Biagio Fontana allora ricco e potente Signore di Spoleto.

    Fu tale l’impegno del Conte Filippo Valenti che anco il 18 Feb. 1750 scrisse da Roma al Natalucci per sapere in quale giardino di Spoleto si trovino alcune colonne sane di quelle che erano del Tempio del Clitunno; ma neppur queste nuove premure ebbero miglior risultato.

    Lasciamo quindi tali disgustosi fatti e torniamo al castello Trebiense, la di cui cerchia era di circa metri 500 come scorgesi dalle vestigia e dai tratti di mura ancora visibili: Questo spazio ristretto non poteva certamente servire per ordinaria dimora di una <18> popolazione, onde debbesi ritenere, che servisse da principio per luogo di riparo e difesa. Di fatti le sue mura erano di una solidità tale che lunghi tratti presentano anche oggi una coesione ed una resistenza rarissime. Questi tratti che formavano la parte occidentale del forte sono condotte con mirabile esattezza, e dimostrano che l’Opera non potè esser fatta con mezzi ristretti e da una meschina popolazione. Nel basso si vede una porta massiva che si crede mettesse a vie sotterranee; essa si chiude con un arco romano allungato sopra l’imposta, ma non è di forma ogivale. Nelle mura non si scorge traccia di torri o altri fortalizii, onde la costruzione del Castello risale certamente al di là della venuta dei Longobardi nell’Umbria (570). Una piccola Chiesa molto ben lavorata a pietre tagliate e diligentemente connesse stava quasi nel mezzo, e sulla parte più elevata del Castello, rivolta ad oriente ed ornata di una mistica Tricora, con ornati colonnine, spiragli, mensole e testine alla bizantina: aveva una piccola porta laterale ad arco tondo pure un poco allungato ed una finestrina di forma quasi quadrata. Si può quindi congetturare che fosse innalzata insieme alle descritte muraglie ossia in quel periodo di tempo che corse dalle maniere bizantine alle gotiche ed ogivali. Non sembra che le prime fossero usate nelle nostre città prima di Teodorico. Fu egli che chiamò da Costantinopoli , dove era stato educato, Architetti, che gli costruirono un sontuoso palagio a Spoleto, fu egli che favorì l’abbellimento delle Città, e l’erezione di buoni fabbricati, fu sotto il suo regno che furono intraprese buonificazioni e fu dato uno sgorgo alle acque della Valle col prosciugamento del Lago perseo presso Bastia.

    In quei trent’anni dunque del suo pacifico dominio o poco dopo sembra credibile che sorgesse il Castello di Trevi con la Chiesa cristiana consecrata alla SS. Trinità: piuttostoché tra i massacri che quindi fecero delle Città Umbre con alterna ferocia i Greci ed i Goti che se ne cont5astarono il possesso fino alla discesa dei Longobardi.

    Ma questo Castello benché fortissimo e per la posizione alpestre, e per la straordinaria tenacità dei murati se poteva esser di sicuro ricovero ad una momentanea agglomerazione di gente, lasciava indifese le ordinarie abitazioni che stavano al di fuori, e quindi <19> dopo patite le rovine di Totila (546) e forse anco dopo le invasioni dei Saraceni (840) fu preso a dilatare verso greco, levante, ed ostro chiudendo con una seconda cerchia di mura difese dalle longobardiche torri finché con un terzo e quarto ampliamento, a ponente si discese a chiuder case già esistenti e formare l’attuale cinta della Città munita di Casseri, Bertesche, Rivellini, Bastite di circa metri 1500 di grosse e merlate muraglie. Non è quindi meraviglia se Trevi nei secoli passati fu indicato con il nome di Castrum e l’aggregato del suo territorio col nome di Terra.

    La Città chiusa formossi di mano in mano che dilataronsi le mura, e che il bisogno della difesa consigliò i più ricchi a fabbricarvi abitazioni; ma la costruzione delle case avvenne disgraziatamente come in tante altre Città senza un ordine un disegno un piano stabilito di Strade. Ciascuno sceglievasi la posizione più opportuna e la direzione più favorevole per la propria dimora innalzandola quasi una sopra l’altra; né il Municipio avrebbe potuto con leggi edilizie occuparsi della bellezza, comodità, ed ordine delle strade, della regolare posizione dei fabbricati. Attraverso di età i cui una devastazione succedeva ad un’altra, una discordia ne seminava cento, un partito era sempre in lotta con altri avvennero dapertutto poco più poco meno simili sconci; quindi anco a Trevi se vi è il vantaggio di aver tutte le abitazioni rallegrate dal sole, purificate dall’aria , restò il danno di avere Strade tortuose, anguste, acclivi; danno a cui la moderna società va riparando alacremente e che anco fra noi si è incominciato a togliere, ma che sarebbe opera santa di proseguire con modeste, e proporzionate, ma non mai interrotte, e regolari opere prestabilite di correzioni, rettifiche, miglioramenti. Abbiamo posizioni invidiate, che la prossimità della ferrovia potrebbe anche far ricercare da chi stima il primo elemento della vita, l’aria pura, libera, profumata dall’immenso e variatissimo numero di piante. Abbiamo un terreno asciutto, un clima temperato, ottimi alimenti, acque sanissime, vini prelibati, vedute incantevoli.

    Padroni di tanti doni naturali dobbiamo aggiungere ciò che dipende dal nostro buon volere, la comodità e l’ornato.

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  • Eventi, cronologia

    Eventi

    Vedere anche:

    4 – 27 Ottobre 2019 –

    Ottobre a Trevi

    Luglio – Agosto 2019

    Estate a aTrevi

    31 Luglio 2019 – Teatro Clitunno -Le nozze di figaro

    30 Luglio 2019 – Ninfeo di Villa Fabri -Proiezione del film “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni

    29 Luglio 2019 – Chiostro di San Francesco -Trio Rundo, Simonacci, Dottore – ANNULLATO

    29 Luglio 2019 – Piazza Garibaldi – “The Dark Side of the Moon” – Pink Floyd Legend

    28 Luglio 2019 – Chiesa di San Francesco – Concerto OIR

    27 Luglio 2019 – Villa Fabri Concerto omaggia a Sgambati_2 – Quartetto Echos

    25 Luglio 2019 – Chiesa di San Francesco – Ensemble Via Luce dir. P. Vizard

    22 Luglio 2019 – Chiostro di San Francesco – Luciano Pompilio, chitarra

    21 Luglio 2019 – Chiesa di San Francesco – Inaugurazione Main Festival Classicismo & Neobarocco OIR
    21 Luglio 2019 – Villa Fabri – Premio Fulgineamente 2019 “Presentazione 6 candidati”

    20 Luglio 2019 – Villa Fabri Concerto omaggio a Sgambati_1

    19 Luglio 2019 -Chiesa di San Francesco “Musicisti a Trevi – Da Tiberio Natalucci a Giovanni Sgambati

    19 – 28 Luglio 2019 – Loc.Cannaiola Antifestival XII “ Leave a Mark” – www.antifestival.it/

    13 Luglio 2019 – Chiesa di San Francesco Rassegna Organistica “Trevi 1509”, Concerto di Ilaria Centorrino

    13 Luglio 20198 – Villa Fabbri Premiazione IV edizione “Trevi Fiorisce

    6 – 7 Luglio 2019 – Rifugio “Pozzo di Mezzanotte”, Monte Brunette Note al Crepuscolo

    4 al 14 Luglio – loc. Cannaiola Festa della Trebbiatura

    30 Giugno 2019 – Ninfeo di Villa Fabbri R+G. La Follia di Verona

    29 Giugno 2019 – Teatro Clitunno Conferimento Cittadinanza Onoraria ad Andrea Riccardi

    28 Giugno – 22 Settembre 2019 – ISOLE, collettiva fotografica, Palazzzo Lucarini

    24 Giugno 2019 – Teatro Clitunno -La Terra sotto i piedi, Daniele Silvestri

    22 Giugno 2019 – Centro Storico – Notte Romantica 2019

    15-16 Giugno 2019 – Ninfeo di Villa Fabbri de Gusto: Trebbiano & Food Festival

    14 Giugno 2019 – Chiesa di S. Francesco Rassegna Organistica “Trevi 1509“ 12 Giougno 2019 – Chiesa di S. Francesco – Solidarietà in Armonia – Concerto

    7-8 Giugno 2019 – Villa FabbriWEC Italia Giornate dell’Energia

    1 – 2 Giugno 2019 – Villa FabbriElementa – I giorni dell’Acqua e della Terra

    24 – 26Maggio 2019 – Teatro ClitunnoNemici come primaManifesto

    23 – 26 Maggio 2019 – Località Caasco dell’Acqua – Festa della Madonna di LourdesManifesto

    19 Maggio 2019 – ore 17,30 – Palazzzo Toni, Via Cavour –Tratti di diritto nobiliare pontificio in Trevi, attraverso le vicende dei conti Toni di Cigoli (II parte)Manifesto

    18 Maggio 2019 – ore 18 – Chiesa di S. Francesco – Roma Barocca, concerto d’organo – Programma

    17 Maggio 2019 – Teatro ClitunnoUn circo di meraviglie Manifesto

    10 Maggio 2019 – Teatro ClitunnoUna nave troppo grande Manifesto

    4- 5 Maggio 2019 – Trevi benessere – Il week-end della salute – programma completo – sito ufficiale

    3 Maggio 2019 – Teatro ClitunnoL’ascensoreSito ufficiale

    27 – 28 Aprile 2019 – Villa FabbriPicnic (degustazioni, musica, giochi ) Sito Ufficiale

    22 Marzo 2019 – Teatro Clitunno – Digiunando davanti al mare.Sito ufficiale

    16-23 Marzo 2019 – Palazzo Lucarini – Millennium worm, personale di Petr Davydtchenko. Sito ufficiale

    15 Marzo 2019 – ore 17,30 – Gli archivi storici del Comune di Trevi: nuova collocazione.

    15 Marzo 2019 – ore 17 – Villa Fabbri – Presentazione del libro di Walter Capezzali Tacuinum de’ Apparecchiatura

    8 – 9 Marzo 2019 – Villa Fabbri – Darwin Day, anteprima di Festa della Scienza e Filosofia – Programma dettagliato

    Venerdì 8 ore 17,15 – Apertura del Darwin Day: Pierluigi Mingarelli, Silvia Paolucci, Dino Sperandio
    ore 17, 30 – Prof. Fabio Di Vincenzo – Un’amicizia geniale: socialità e sviluppo cognitivo nell’evoluzione umana.
    ore 18,30 – Dott.ssa Chiara Scopa – A che gioco stai giocando? L’etologia del gioco sociale: due specie animali a confronto.
    Sabato 9 ore 17, 30 – Dott. Alessnadro Cini – Oltre l’altruismo: opportunisti e impostori nella società degli insetti.
    ore 18,30 – Dott. Omar Rota-Stabelli – Evoluzione a tutta birra: Antropologia, filogenesi e storia delle bevande fermentate.

    1 Marzo 2019 – Museo di S. Francesco- Storia della Famiglia Valenti – Relatore prof Luigi Sensi -Manifesto

    i S. Emiliano

    2- 3 Marzo 2019 – Teatro Clitunno – R+G, La Follia di Verona I Ragazzi del Musical

    15 febbraio 2019 – Teatro Clitunno – Gianni – Caroline Baglioni, Michelangelo Bellani –Sito proprio

    24-28 gennaio 2019 – Festa patronale di S. Emiliano

    4 dicembre 2018 – 6 gennaio 2019 – Natale a Trevi Presepi per le StradePresepi in S.Francesco 1 gennaio 2019 – Concerto di Capodanno

    Domenica 28 Ottobre – ore 9-20 Piazza Mazzini, Castagnata e Antichi Sapori, a cura dell’Ass. Pro Trevi. Sabato 27 Ottobre

    ore 14.30 Stadio Alberto Pinca, Incontro di calcio a scopo benefico della “ItalianAttori” in ricordo di Ray Lovelock ore 17,30 Piazza Garibaldi, PALIO DEI BAMBINI: Giochi popolari

    ore 21 Teatro Clitunno, III Rassegna Teatrale SIPARIO D’OTTOBRE: “Un grazioso via vai” di Marco Tassara, regia di Graziano Sirci “Compagnia Teatrale Arca” di Trevi; Venerdì 26 Ottobre – ore 21 Teatro Clitunno, Spettacolo Teatrale “Itaca” con Lino Guanciale Domenica 21 Ottobre – ore 9-20 Piazza Mazzini, MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO E 54° SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA
    ore 10 Ristorante Apriti Sedano, A lezione di Sedano Nero di Trevi,
    laboratorio di cucina, a cura dell’Ass. Pro Trevi e Apriti Sedano. Info e prenotazioni 0742-781150
    ore 12 Piazza Mazzini, Cerimonia di premiazione del miglior Sedano Nero
    ore 17 Centro Storico, Banda musicale della Città di Umbertide
    ore 18 Centro Storico, SCENE DI VITA MEDIEVALE
    ore 18 Piazza Mazzini, Lancio della mongolfiera
    un messaggio da Trevi al mondo, a cura dell’Ass. Pro Trevi e dell’Istituto Tommaso Valenti Sabato 20 ottobre
    ore 9-20 Piazza Mazzini, ANTEPRIMA DELLA MOSTRA MERCATO
    DEL SEDANO NERO E 54° SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA
    ore 20 Centro Storico, SCENE DI VITA MEDIEVALE 19 -21 ottobre 2018 – Villa Fabbri, “ECO NATURA” III edizione del Salone del Turismo Rurale, info www.turismorurale.info Villa

    Venerdì 19 Ottobre – ore 21Teatro Clitunno – III Rassegna Teatrale SIPARIO D’OTTOBRE – “Non ti pago” di Eduardo De Filippo, regia di Gianni Bevilacqua – Compagnia Teatrale “Le voci di dentro” di Assisi;

    Domenica 14 Ottobre – ore 11-20 Piazza Mazzini, GUSTA TREVI: Assaggi delle eccellenze del territorio
    Ore 9-22 Centro Storico , MERCATO MEDIEVALE ore 9 Villa Fabbri , TORNEO ARCIERISTICO NAZIONALE L.A.M ore 9.15 Piazza Garibaldi, V EDIZIONE GUSTA TREVI MTB – Raduno non agonistico ore 10, Villa Fabbri, La Domenica del Borgo a cura dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”: visita guidata ai principali monumenti di Trevi con
    “Ciceroni” d’eccezione. Info su www.comune.trevi.pg.it 0742/332269 ore 15.00 Piazza del Teatro, The Big Draw

    Sabato 13 Ottobre – Ore 15-24 Centro Storico, MERCATO MEDIEVALE

    ore17 – Villa Fabbri -Visibile parlare. Dietro le quinte della storia a Trevi, Spoleto e Montefalco -Relatore: Fabio Marcelli

    ore 21.00 Centro Storico, SFIDA dei SUONI: Duello musicale tra i tamburini dei Terzieri

    ore 21.00 Teatro Clitunno , III Rassegna Teatrale SIPARIO D’OTTOBRE – “La Cattedrale”drammaturgia e regia di Roberta Costantini e Marco Marino – “Compagnia Teatrale Costellazione” di Formia.

    Venerdì 12 Ottobre – ore 21 Teatro Clitunno, Concerto Banda Aeronautica

    Domenica 7 ottobre – ore 14.30 Centro Storico, CORTEO STORICO e XXXVIII PALIO dei TERZIERI

    Sabato 6 ottobre – ore 21 Centro Storico, CORTEO STORICO – Grande Festa Medievale

    Venerdì 5 ottobre – ore 20 Centro Storico, CONVIVIUM DEI TERZIERI e Disfida dei sapori

    ore 21 Teatro Clitunno , III Rassegna Teatrale SIPARIO D’OTTOBRE – “Sugo Finto”di Gianni Clementi, regia di Enzo Ardone – “La Bottega dei ReBardò”

    Ottobre a Trevi 2018 – Rievocazioni storiche – Folklore – Gastronomia – Spettacolo

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  • Acquedotto del Clitunno – Appello di D. Aurelio Bonaca

    Chiesa di S. Pietro in Bovara Inaugurazione Nuovo altare (1914)

    [Nota: Riproduzione a stampa del discorso ufficiale per l’inaugurazione dell’altare.
    L’oratore cita ben 10 volte il Crocefisso, poichè era vivissima in Bovara la devozione al SS.mo Crocefisso, esternata specialmente nelle feste quinquennali.
    D. Benedetto Fabrizi notissimo dinamico parroco di Campello Alto era conosciutissimo anche a Trevi per aver più volte officiato in Pigge e Bovara.

    Don. Benedetto Fabrizi

    Per la

    Solenne inaugurazione

    del nuovo artistico altare

    della Chiesa Abbaziale di Bovara (Trevi)

    18 Maggio 1914

    Foligno

    Prem. Stab. Tip. G. Campi

    1914

    Eccellenza, miei fratelli, Non è possibile, assistere alla pia cerimonia che oggi qui ci raccoglie, senza sperimentare nell’anima una religiosa compiacenza, senza sentire spontanea e irresistibile sul labro una parola d’ammirazione e di encomio. Questa folla infatti che invade questo magnifico tempio, l’eletto stuolo di sacerdoti qui convenuti, la vostra augusta presenza, o Monsignore; tutto ciò forma uno spettacolo che profondamente commuove. E più intensa e più viva la commozione invade l’anima mia, suscitandosi in essa dolci ricordi, emozioni indicabili, rivelando il pensiero a quei giorni in cui io qui arrecai i novelli ardori del mio ministero, le trepide primizie del mio apostolato. Ma perché, dunque, questa festa? Perché questa gioia, questi canti? Perché questa magnifica solennità?… Ah! Onore a voi, piissimi Bovaresi, che oggi vedete finalmente realizzato il sogno di tanti anni, e siete felici di potere offrire al vostro SS. Crocefisso in segno di riconoscenza e di pietà profonda questo nuovo splendido altare, il dono più bello, il simbolo più augusto dell’omaggio che la creatura può tributare al suo Dio. Onore a voi che sapete sempre mostrarvi così generosi, così zelanti, quando si tratta del decoro della vostra bella chiesa, e della gloria del vostro Crocefisso. Oh, lasciate dunque, che io mi rallegri e mi commuova con voi per il magni[fi]co spettacolo di civiltà e di fede che oggi date luminosamente. Sì, con la presente solennità voi oggi celebrate un duplice rito: una festa di arte, un trionfo di fede. *** Quando, fino a ieri, un visitatore intelligente, varcava la soglia di questa chiesa, si sentiva come rapito innanzi alla maestosa semplicità, dei suoi archi e delle sue colonne, ma non appena spingeva lo sguardo in fondo, doveva con meraviglia constatare come quell’altare così squallido così povero fosse in troppo stridente contrasto con 1’armonie architettoniche della vetusta chiesa bazjale ed era costretto ad esclamare: peccato che questa chiesa non abbia un altare

    — 6 — degno di lei. E voi, o Bovaresi, ascoltavate con secreto rincrescimento la giusta osservazione, ma giuraste in cuor vostro di non volerla più oltre sentire. Ed ecco, che non appena il vostro indefesso parroco — a cui va data la maggior parte di onore e di merito in quest’opera — raccogliendo anche il vivo desiderio dei suoi predecessori, lanciò a voi l’appello per l’erezione del nuovo altare, voi con slancio e compattezza non nuovi, è vero, ma sempre mirabili, rispondeste, plaudenti, al suo invito. Ed allora con rapidità prodigiosa, il nuovo altare fu disegnato, fu costruito, fu adornato, fu benedetto, fu consacrato ed oggi su di esso, umido ancora delle aspersioni e delle unzioni che l’hanno santificato si celebra per la prima volta, l’incruento sacrificio della redenzione. E così, o Bovaresi, voi avete orinai tutto ciò che può lusingare il vostro nobile orgoglio di cristiani e di paesani. Avete il vostro bel campanile che agile ed elegante si slancia verso il ciclo come un indice eretto che vi addita la patria; avete il concerto meraviglioso delle vostre campane, che diffondono le loro armonie lontano lontano, ai campi, ai clivi di quest’Umbria incantata, suscitando negli uomini e nelle cose brividi di gioconda letizia : avete il nuovo fonte della rigenerazione dove i vostri figli divengono figlioli di Dio ed eredi del paradiso, avete questa bella chiesa, poema immortale di fede e di storia, avete sopratutto quella divina taumaturga imagine di Gesù Crocefisso, che forma la vostra gloria più grande: vi mancava soltanto l’ornamento più bello del tempio, o meglio ciò; che rappresenta il tempio tutto intero, vi mancava un altare che fosse in piena armonia in questo ambiente di pietà e di arte, ed ecco che il nuovo altare è sorto, bello, raggiante di lumi, profumato d’incensi, degna e stupenda corona a tanta gloria di monumenti e di ricordi. Onore dunque a voi, o Bovaresi — io voglio gridarlo ancora un’altra volta — onore a voi che avete saputo preparare questa festa di civiltà e di arte. *** Io penso, però, che la maggior parte di voi non sarebbe oggi qui raccolta per una semplice festa di arte, se questa solennità non avesse anche un profondo significato religioso, e considerata sotto questo aspetto io dico che questa festa è un trionfo di fede. Se io domandassi oggi a ciascuno di voi: perché s’è costruito questo nuovo altare, voi tutti con lo stesso grido risponderete: in onore del nostro SS- Crocefisso. Ecco, dunque, il vero, il santo, il profondo motivo di questa solennità: 1’omaggio e la gloria a Gesù Crocefisso, e questo è ciò che propriamente vi rende nobili, ammirabili, o Bovaresi. In questi tempi, in cui una raffica d’empietà e di guerra feroce a Cristo imperversa dovunque con un crescendo spaventevole, è oltremodo commovente, ed encomiabile lo spettacolo di un popolo, che in un sol cuore si unisce per edificare a Cristo un monumento di pietà e di devozione. Ed oh! quale storia di sacrifici e di stenti potrebbero narrare le pietre di quell’altare. Là v’è l’obolo sonante e fastoso del ricco, ma v’è sopra tutto la

    — 7 —

    sudata moneta del povero operaio, della vedova, del fanciullo, i quali si sono sentiti felici di dare la loro modesta, ma generosa offerta. E

    fu senza dubbio, ispirato pensiero quello di raccogliere i nomi degli oblatori, e deporli sotto la pietra di quell’altare, accanto alle reliquie dei santi, affinché si abbiano perenne la benedizione di Dio, e l’ammirazione devota dei posteri. E quando, o miei fratelli, la sventura, le passioni o la malvagità degli uomini tenteranno di opprimervi e quasi di stritolarvi, non temete, ma ricordatevi che il vostro nome è sotto lo sguardo e la protezione di Gesù Crocefisso, ed un raggio di nuova speranza tornerà a brillare nelle anime vostre.

    Trionfo di fede, è questa solennità, celebrata qui ove, un giorno si offriva incenso a numi bugiardi, qui dove erravano ai roridi pascoli i bei giovenchi che fatti candidi nei lavacri purissimi del fiume Clitunno, s’inviavano, coronati di mirto, vittime gloriose agli dei della grande Roma. Ma sparvero gl’itali iddii, crollarono i loro delubri

    .1

    , e sulle rovine di quella religione e di quella civiltà si innalzò vittrice la croce del Nazareno, che l’onda di venti secoli non ha pur anco scossa, né scuoterà giammai. E sotto lo sguardo di questi archi e di queste colonne, che videro forse le abominazioni di quei riti, oggi qui si rinnuova, un episodio modesto, ma altamente significante, dei trionfi dei Cristo re immortale dei secoli…

    ***

    Affinchè, però, o miei fratelli, questa vostra solennità non sia semplicemente l’eco di un suono clic si perda co! tramonto di essa, è necessario raccogliere il mistico significato che l’altare deve avere per ogni anima cristiana. L’altare visibile, dev’essere simbolo dell’altare spirituale che ognuno di noi deve erigere nel proprio cuore. E come voi voleste quell’altare dedicato a Gesù Crocefisso, così nei vostri cuori innalzate un mistico altare in cui Gesù trovi il suo trono di amore. Al Crocefisso non rinnoviamo le battiture crudeli, non le derisioni e gli oltraggi; a Gesù assetato del nostro amore non offriamo fiele ed aceto, ma con Maria e con Giovanni confortiamolo compensandolo di tanti oltraggi che riceve dai suoi nemici, con la penitente di Magdala versiamo amare lacrime sui nostri peccati, col buon ladrone preghiamolo che ci salvi. Sempre così, o Bovaresi, amate il vostro SS. Crocefisso; Egli è stato sempre la vostra più sicura difesa, e lo sarà ancora nell’avvenire, se voi saprete meritarlo. Tutti i paesi lontani e vicini, v’invidiano questo divino tesoro, ebbene, non ve ne rendete indegni, e conservate in mezzo a voi, intemerata e viva, la fede dei padri vostri.

    Così il ricordo di questo giorno resterà indelebile nei nostri cuori, e tutti potremo sperimentare l’abbondanza delle celesti benedizioni che da quell’altare si diffonderanno su noi tutti. Oh! si, che tutti quelli che si avvicineranno a quell’altare, che lo toccheranno, che lo baderanno, che l’abbraccieranno, abbiano lo slancio di quella devozione che attirava il santo re David verso i tabernacoli di

    – 8 –

    Dio; e tutti coloro che comprendono e gustano le delizie dell’altare, ne partano con frutti abbondanti di santità, e dì virtù.

    O Gesù, o miracoloso Crocifisso di Bovara, guarda oggi questo popolo che prostrato a’ tuoi piedi, ti offre con l’omaggio del cuore il nuovo altare che per te ha edificato. Gradisci, o Signore questa offerta, che innanzi a tutti altamente proclama ancora una volta quanto ti voglia bene, e quanta fiducia riponga in te questo devoto popolo. O Croceflsso santo, ascolta la preghiera che io sento nel cuore, e che t’innalzo per questo popolo eh’è tua eredità. Vedi come esso è orgoglioso di te, come si commuove per te, come ti festeggia. Esso ti ama, ti sente nella sua coscienza, nelle sue speranze incrollabili. Ebbene tu continua ad amarlo, a proteggerlo, e spargi le tue benedizioni, su di esso, sulle sue famiglie, sulle sue campagne. Apri, o bel Crocefisso, apri le braccia, e stringilo in un amplesso sfavillante di potenza e di amore. Sempre così ti senta la tua Bovara, affinché mai dal suo labbro cada l’eterno cantico della speranza e dell’amore; in te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai salvati;

    in te speraverunt patres nostri, speraverunt et liberasti eos

    .

    Campello superiore, 10 Maggio 1914.

    D. BENEDETTO FABRIZI

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    Note

    1) D. Benedetto, cultore di belle lettere e teologia, non si lascia sfuggire l’occasione per condannare il massone Carducci, riportando le stesse parole “gl’itali iddii”, i “delubri” usate dal poeta nell’ode “Alle fonti del Clitunno“.