La famiglia Palmucci era originaria dalla balìa di S. Angelo, ora Cannaiola, ove possedeva molti beni e anche dopo trasferita a Trevi, (vedi Casa Palmucci, in Via Fantosati) veniva, come d’uso, registrata nel Catasto di quella balìa.
Il vecchio patriarca Marco Palmucci così viene descritto dal Mugnoni “1484. Et par digno de grande memoria che Marco de Palmucio de età de appresso de novanta annj, vecchio et persona de grande statura che pare una maestà, capo de famiglia, che dixe lì che erano tanti in casa che volivano el mese octo some de grano per magnare, che omne anno montava some novantasey”.
Tommaso risulta tra i deputati per trattare la pace con Spoleto in merito alla secolare disputa del Castello di S. Giovanni, costruito dai Lambardi di Trevi e dovuto cedere definitivamente a Spoleto nei primi del 1500. Fino all’ultimo i Trevani hanno cercato di contrastare questo passaggio sanzionato anche dal Governo centrale e Tommaso Palmucci fece parte della delegazione inviata alle esasperanti trattative come rappresentante del “terziere del Piano”.
Francesco, dottore, figlio di Emiliano, deputato del comune nella Compagnia della Misericordia (1570) risulta essere capo famiglia nel 1573, come suo fratello Rinaldo e pertanto all’epoca probabilmente esisteva un’altra casa Palmucci.
Raimondo, dottore, forse pronipote di quel Raimondo ricordato sulla facciata della casa, fu attivo nella prima metà del Seicento; risulta deceduto prima del 1662.
Mons. Emiliano, figlio del suddetto Raimondo, scrisse un dramma sulla passione di sant’Emiliano, primo vescovo e patrono di Trevi. Ebbe molti incarichi governativi in vari luoghi. Con la sua morte (1684) si estinse la famiglia, almeno nel ramo principale poiché, come detto sopra, esistevano altri rami cadetti.
Infatti nel 1722 la cappella di S. Venanzo nella chiesa di S. Biagio della Fratta (allora castello di Trevi, ora frazione di Montefalco) risultava ancora jus patronato della famiglia Palmucci.
A ulteriore dimostrazione del notevole rango della famiglia c’è da ricordare i vari matrimoni contratti da suoi membri con altrettanti soggetti delle più illustri famiglie trevane quali i Petroni, i Ricci e i Valenti.
A metà della Piaggia, verso nord appena sopra al complesso edilizio di S. Croce, campeggiano grandi, bellissimi palazzi dell’antica famiglia Valenti. Di fronte al palazzo comitale fa bella mostra di sé il Collegetto, unito alla torre che dà il nome alla piazza. Elegante costruzione rinascimentale, il cui nome gli deriva dal fatto che era il luogo ove venivano istruiti i giovani della numerosa famiglia. Fatto costruire dal celebre giureconsulto Natimbene Valenti, quale prima residenza familiare distinta dalla contigua casa-torre fortificata, fu radicalmente modificato, così come si presenta oggi, da Benedetto Valenti nel 1534.
Si articola su tre piani ma, adattandosi al terreno scosceso, ha porte di ingresso al piano terra e al primo piano.
Trevi, Collegetto Valenti- Portale al piano terra
T
revi, Collegetto Valenti- Portale al primo piano
I portali e le finestre sono in pietra, architravati archivoltati e negli spicchi recano gli stemmi dei Valenti e Valenti-Anzidei. L’unione con questa nobile famiglia perugina è attestata nel 1663, quando Giacomo Valenti sposò Porzia Anzidei, ma questi stemmi testimoniano una precedente unione delle due famiglie.
L’interno mostra un soffitto dipinto con soggetti della mitologia classica e figure dello zodiaco, racchiusi in sette tondi che fanno da corona
allo stemma dei Farnese, quale compiaciuta testimonianza del ricordo del soggiorno in casa Valenti del papa Paolo III. (1534-1549)
Stemmi dei cardinali che accompagnavano il pontefice ornano i pennacchi delle volticine.
–
Anche il papa Clemente VII (1523-1534) fu ospite di Benedetto Valenti il 22 novembre del 1532 e alloggiò nel palazzetto di fronte il cui portale è ornato con le palle che figurano nello stemma dei Medici, famiglia del pontefice
Agli angoli del soffitto sono dipinti gli stemmi della famiglia Valenti, Valenti-Anzidei e Valenti-Petrelli e, sul fascione verso la porta d’ingresso, ancora stemmi di cardinali e della città di Roma.
Nei tondi sono raffigurati soggetti mitologici e i segni dello zodiaco
Primo tentativo di raccogliere la produzione letteraria locale.
intuitivo che si tratta di prodotti estremamente eterogenei, dalle opere auliche, storiche e teologiche alle rime dialettali trasmesse oralmente, che qui vengono trascritte per la prima volta.
Proprio da queste inizia la raccolta, per tentare di recuperare e conservare la produzione pi frivola, che andrebbe irrimediabilmente perduta nel giro di un paio di generazioni,
Stemmi della famiglia Valenti ( Stemmi delle famiglie patrizie, 1787 – Trevi, Archivio Comunale) (foto 1996).1
Famiglia Alfonso e Pio Valenti
Famiglia Giovan Battista Valenti
Famiglia Valenti di Riosecco
La più illustre famiglia di Trevi e una delle pochissime perpetuatesi fino ai giorni nostri.
É anche la più nota e importante
poiché negli ultimi otto secoli moltissimi suoi membri hanno avuto incarichi pubblici di rilievo in Trevi, nello Stato della Chiesa e altrove.
Tra i suoi membri si distinsero nei vari secoli:
Valente Valenti (XIV sec.) magistrato. Lunga iscrizione sulla sua
tomba in S. Francesco
Natimbene Valenti (XV sec.), riformò gli Statuti di Trevi e di Roma.
Benedetto Valenti (XV-XVI sec.). Collezionista di arte e oggetti antichi. Antiquitates Valentinae il primo catalogo d’arte a stampa, pubblicato proprio per illustrare la sua collezione.
Romolo Valenti, (XVI sec.) vescovo di Conversano. Partecipò attivamente al Concilio di Trento
.
Monumento sepolcrale
nella chiesa delle Lacrime.
Fausto Valenti, (XVI) protomedico in Roma.Costruì la bella
Villa Faustana
e l
‘altare della Trinità
in S. Emiliano
Erminio Valenti, cardinale
Alessandro Valenti
, primo Conte di Rivosecco
Ludovico Valenti
, nominato cardinale nel 1759, vescovo di Rimini dal 1759 al 1763 (Vedi:
Ritratto nel museo di Borghi
)
Tommaso Valemti, a cui è intitolata la scuola in Trevi, autorevole studioso di storia locale.
(foto 10/8/2018) I “lavoratori” siprendono ormai un momento di riposo. Lucio Venanzi, Franco Luciani, Roberto Epifani, Mauro Eleuteri, Luciano Pacilio, ricevono il ringraziamento di Mario Tabarrini e Enrico De Angelis (in piedi)
(foto 10/8/2018)
La presidente posa soddisfatta con il “capobanda”
Strumentisti e cantanti, pittosto che smettere a fine cena, coinvolgono anche una gentile signora. (foto 10/8/2018)
187-8
(foto10/8/2018)
La Segretaria presenta i volontaripiù giovani e poi quelli “storici” (purtroppo manca una foto di Reno)
Raccolta d’Arte di San Francesco Trevi Via Lucarini 06039 TREVI Perugia Tel. 0742/381628
Notte Romantica – Libri al Museo In occasione della notte romantica Libri al Museo, iniziativa culturale nata tre anni fa per volontà di Carlo Roberto Petrini, Storico dell’Arte del Museo di Trevi, promuove per sabato 22 giugno alle ore 17,30 nella Sala dello Spagna, la presentazione del libro di Elvio Lunghi, Immagini degli spirituali. Il significato delle immagini nelle chiese francescane di Assisi, edito dalla casa editrice di Foligno, Il Formichiere. Lunghi, tra gli storici dell’arte più apprezzati e fecondi in Umbria e oltre, ci offre una nuova pubblicazione, frutto di sette studi usciti tra il 1996 e il 2017. Gli Spirituali francescani con i loro scritti influenzarono il programma iconografico nelle chiese dell’ordine, a partire dalla chiesa madre. L’evento culturale vede la collaborazione del Comune di Trevi, della Strada del Sagrantino – Montefalco e Sistema Museo. Al termine dell’incontro sarà offerto ai partecipanti un calice di Trebbiano e Sagrantino. Il curatore Dott. Carlo Roberto Petrini Storico dell’Arte – Museo di Trevi Raccolta d’Arte di San Francesco Trevi Via Lucarini 06039 TREVI Perugia Tel. 0742/381628 trevi@sistemamuseo.it
Nell’immediato dopoguerra, un rinnovato entusiasmo si manifestò anche con un concreto impegno dei giovani locali, ma anche di elementi anagraficamente non più giovanissimi eppur altrettanto entusiasti, a formare un nuovo “Gruppo Artistico Trevano” che mise in scena un lavoro nell’Agosto del 1945.
Immediatamente dopo gli studenti confluirono in blocco nella sezione locale dell’U.S.I. di nuova costituzione.
L’U.S.I.,Unione Studenti Italiani, era già attiva nell’Università di Perugia fin dall’estate del 1944, quando “si cominciarono ad organizzare feste da ballo, piccoli spettacoli teatrali, gare di biliardo, ecc.”.1
A Trevi, appena un mese dopo, a metà Settembre 1945, gli studenti misero in scena una “rivista” che ebbe grande successo e l’anno seguente si ripeterono l’esperimento.
Di seguito riportiamo la cronaca di Antonino Sebastiani, corrispondente da Trevi del Messaggero di Roma, ripreso dalle pagine conservate da Giovanni Ferraro, dalle quali si evince che si era costituita anche una piccola orchestra
Le aggiunte di diverso colore sono state apposte all’atto della presente trascrizione.
Dal Messaggero di Roma – Cronache Umbre -17 settembre 1945
L’USI scherza ma senza abusi al “Clitunno” di Trevi
La U.S.I. ha organizzato un’attraente Rivista “La Usi scherza ma senza abusi” e l’ha esibita al nostro Clitunno, ottenendo moltissimi applausi.
Ogni numero dal lavoro (parole e musica dei nostri bravi studenti) ha provocato tra il numeroso pubblico che gremiva il teatro, scatti di sincera e spontanea ilarità.
Artisti ed organizzatori si sono prodigati in modo veramente encomiabile, sotto la direzione del presidente dell’USI prof. Duilio Testa.2 affinché lo spettacolo riuscisse degno delle nobili tradizioni studentesche. Eccovi i loro nomi a titolo di encomio: signorine Di Tommaso Antonietta (Ninì) ed Adele, Gigliola Giovannini e Onori Cecilia (Lietta), e Ferraro Giovanni, Loretoni Alberto e Mario, Antineo Sotis, Cruciani Francesco (Franco), Zenobi Ermanno, Bastoni Franco, Testa Enrico, Gaspare Santoni, Erminio Onori, Raffaele Alberini, Giovanni Meloni, Saverio Menghini, Isidoro Valentini e Dario Vicarelli, il quale ultimo si è particolarmente distinto anche come scenografo. L’orchestrina “O.S.T.” di nuova istituzione, sotto la direzione di Luigi Brunelli, per la prima volta ha suonato al Clitunno riscuotendo l’ammirazione e le simpatie generali.
La graziosa rivista, vibrante di giovinezza e di brio, arricchita da altri attraenti numeri, a richiesta generale, sarà replicata Domenica prossima a prezzi popolari.
Il Messaggero (Umbria) – 18 settembre 1946
Brillante rivista dell’U.S.I. a Trevi
Anche quest’anno la locale sezione dell’U.S.I. presieduta con ogni zelo dall’universitario Giovanni Meloni, ha organizzato due divertentissime serate con “Rivista più che rivista mai vista”.
Clara Jajone , ha cantato con arte e finezza sorprendenti, tanto da dover concedere moltissimi bis, canzoni e romanze modernissime. Molto applaudita è stata Angelica Meloni che con grazia e perfetta intonazione ha interpretato vari romanza pure moderne. Franco Bastoni e Gastone Cecchini, due tenori in erba, sono piaciuti moltissimo nell’esecuzione di numeri del moderno ed attuale repertorio musicale.
I fratelli Alberto e Mario Loretoni sono divenuti, sin dalle prime battute, i beniamini del pubblico provocando generale e schietta ilarità nell’imitazione di vari soggetti cittadini e nell’interpretazione di briose macchiette e scene comiche. Un ottimo elemento caratteristico si è anche dimostrato Gaspare Santoni, Raffaele Alberini, si è fatto notare quale preciso direttore di scena e nella “Sonnambula” insieme ad Antonietta (Ninì) Di Tommaso, Novella Donati, Cecilia (Lietta) e Erminio Onori, Francesco (Franco) Cruciani, Francesco Bartolini, Enrico Testa ed Isidoro Valentini nei vari numeri del ricco ed interessante programma.
Come sempre, Giovanni Ferraro si è fatto onore nella sua qualifica di regista e quale impeccabile e distinto presentatore, coadiuvato egregiamente da Silvana donati.
Il Rag. Mario Bonaca.3, l’avv. Carlo Zenobi e il sig. Enrico Cavallari, hanno validamente collaborato perché “Rivista più che rivista mai vista” fosse organizzata ed eseguita in ogni sua parte a perfezione e riuscisse, come del resto è riuscita, di soddisfazione generale.
Note 1) Testo tratto nel 2007 dal web: http://oldperugiarugby.interfree.it/canzoniinni/goliardiaperugina.htm, ora (2013) non più attivo.
2) Probabilmente la statura e l’elegante portamento di Duilio Testa, indussero il cronista a gratificarlo con il titolo di “prof”, mentre era ancora studente, essendosi laureato con una brillante tesi sull’Olivo a Trevi, nel 1946. Alcuni passaggi della sua tesi furono ripresi dal Desplanques in Campagne Umbre.
3)Mario Bonaca, personaggio straordinario scomparso nel giugno 2007, non era ragioniere ma studente in legge, all’epoca probabilmente già laureato.