Autore: Franco Spellani

  • Video on line

    Trevi – video on line

    AUTORE/
    Anno
    Titolo/ tempoArgomento
    Stefano Nanni Invincibile
    4′ 33″
    Panoramica. Musica originale
    pietroquerin 14/7/2009 Trevi – chiesa della Madonna delle Lacrime
    7′ 30”
    Presentazione delle opere d’arte
    pietroquerin 2006Trevi presepiPresepi per le strade
    Daniele Tega
    2015
    Parrot Bebop – Trevi (PG) Umbria
    1’54”
    Sequenza panoramica
    iFilmati
    2016
    Trevi (Umbria)Scorci vari (girato intorno all’anno 2000)
    ProvinciaPG
    2016
    Presentazione nuova guida turistuicaReportage dell’evento
    Avi News
    2016
    Sagra del Sedano Nero edella salsiccia
    2’54”
    Mostra mercato del Sedano Nero, Sagra e aaltri eventi di ottobre
    2008Umbria Classica, Fonti del Clitunno e Trevi 5′ 55”Umbria Classica
    Brandy Spears
    2010
    Trevi Italy, Umbria
    2’45”
    S.Francesco – Presepi
    2013Campane 7’43”Campane di S. Emiliano
    Luca Scota
    2013
    Palio Terzieri Trevi 2013 – Confronto a 3 2’45”Palio dei Terzieri
    Intelligent Flying Objects
    2014
    Trevi 4’49”Panorami
    Porschegroup 2009Giancarlo FisichellaGiancarlo Fisichella – Pista Arcobaleno S. Lorenzo Trevi
    Eats&Travels
    2016
    Le Fonti del Clitunno – Il Paradiso è in UmbriaFonti del Clitunno – Video di ottima qualità
    Eats&Travel
    8/4/2016
    Clitunno 6’48”
    4/3/2011Versetti per il Kyrie
    6’16”
    Organo della chiesa di S.Francesco
    AviNews
    23/9/2011
    Gabriele Giacomelli (organo) e Giovanni Togni (clavicembalo) 5’04”Organo della chiesa di S.Francesco
    Pietro ZambottiPanorama di Trevi in Umbria 2’12”http://www.youtube.com/watch?v=fB9RLaWU5z8
    M° Angelo Silvio Rosati 12 esecuzioniOrgano della chiesa di S.Francesco
    https://www.youtube.com/watch?v=uu-vhFTIkGU&feature=share
  • Memorie di un filodrammatico – 3

    Memorie di un filodrammatico – 3 Dopo l’Aliprandi: la crescita continua

    (Augusto Bartolini, Memorie di un filodrammatico, Assisi, Porziuncola, 1971)

    Il Teatro Clitunno La Filodrammatica e i gruppi Teatro a Trevi: storia e tradizione Premio Città di Trevi

    <28 seg.> Ed eccomi ad una svolta decisiva nella storia della mia carriera filodrammatica. Nell’estate di quell’anno 1922 decidemmo di riprendere le prove di una commedia che era già stata scelta dalla defunta Direttrice prima della sua fine. Mi trovai così ad un tratto, quasi senz’accorgermene, per unanime consenso degli attori, ad essere il responsabile della Direzione Artistica dei lavoro. Si trattava di “Tobia e la Mosca” di Cesare Vico Ludovici, una commedia di tipo quasi goldoniano, nella quale Luigi Cecchini nella parte del protagonista diede ottima prova. Fu bonaccione, pigro e succube della serva padrona Corallina che poi finisce con sposare. Assuntina Merli fu una Corallina vivace, faccendiera, aggressiva e rese bene la sua parte. Io me la cavai bene nella facile parte dello Sconosciuto, un Don Giovanni forestiero infine smascherati. Piacque la commedia e piacque l’insieme, con soddisfazione dei recitanti e del pubblico. E per il mio primo successo come direttore fui tanto incoraggiato che nella stessa estate allestii un altro lavoro di mole ed impegno assai maggiori.

    Fra la vecchia commedia in cinque atti: “La Donna Romantica ed il Medico Omeopatico” di Riccardo Castelvecchio, che mi era piaciuta molto un paio d’anni prima al Teatro Argentina di Roma nella interpretazione della famosa compagnia Talli, con Annibale Betrone e Maria Melato nelle parti dei protagonisti. La commedia conteneva molti elementi da far presa sul pubblico, specialmente nella parte del protagonista che con la cura <29>omeopatica della giovane contessa Irene e col suo esagitato uniformarsi alla esaltazione romantica della paziente, fino a condurla ad un finto suicidio, ha una quantità di risorse che io cercai di sfruttare il più possibile, e penso con successo, se devo dar credito alla reazioni del pubblico che per la prima volta sentii partecipare con indubbie manifestazioni di simpatia alla tragicomica vicenda. Mi accorsi fin d’allora che non ci voleva meno di quella eccitante sensazione di simpatia e di approvazione del pubblico per far dimenticare tutte le difficoltà, le amarezze e le fatiche che un direttore filodrammatico doveva affrontare e superare prima di giungere alla rappresentazione del lavoro prescelto.

    A questo punto non sarà privo d’interesse che io faccia una esposizione per sommi capi di quelli che erano allora i compiti del direttore della Filodrammatica e attore per giunta che spesso doveva assumere anche la parte più impegnativa nel lavoro da rappresentare.

    Mi accorsi subito che la prima importante difficoltà era data dalla scelta del lavoro. Una scelta felice ed una opportuna distribuzione delle parti hanno sempre significato per me un’assicurazione del 50% delle probabilità di un buon successo. Ma la commedia o il dramma preso in esame dovevano anzitutto piacere a me, che dovevo, in certo modo, innamorarmene, sentire profondamente le varie parti e farmi un quadro il più possibile esatto delle interpretazioni dei vari caratteri. Naturalmente il lavoro doveva essere pulito dal punto di vista morale e capace di interessare il nostro pubblico, che, senza essere troppo raffinato, era cd è piuttosto esigente, data la frequenza di allora di spettacoli generalmente ben curati sotto ogni punto di vista. Poi doveva anche piacere anche ai futuri interpreti. Ah! che preoccupazione quelle <30>prime letture, quando ad ogni fine d’atto spiavo le facce degli attori e rilevavo qualche più o meno dissimulato dissenso! Naturalmente prima della lettura io avevo già destinato le varie parti alle persone che meglio giudicavo si adattassero ad esse per età, figura, attitudini speciali. Quanti bei lavori dovetti abbandonare perché non trovavo l’attore o l’attrice adatti anche per un solo personaggio!

    E una volta fatte accettare le parti, spesso non senza contrasti, cominciavano le prove, vero esercizio di pazienza, prima per spiegare a ciascuno il suo personaggio, poi ripetere più e più volte l’intonazione esatta, correggere le pronuncie errate, suggerire gli atteggiamenti adatti. Il maggior tormento era l’aver a che fare con quelli che, o per incapacità o per scarsa volontà, non si decidevano mai a mandare a memoria la loro parte, compromettendo la vivacità del dialogo, e rinunziando a una quantità di effetti utili a far presa sul pubblico. Di più essi contribuivano ad allungare eccessivamente le prove, stancando inutilmente i più diligenti. E questo non era tutto. Fin dalle prime prove il Direttore attore doveva cominciare a pensare alle scene, al loro arredamento, e al fabbisogno di vari oggetti occorrenti per la recita. Ed erano guai seri, perché solo raramente si poteva trovare qualcuno che si prendesse la briga di dar un aiuto, almeno in quei primi tempi. Fortuna, che non mancava l’entusiasmo che mi faceva superare ogni ostacolo ! Più tardi soltanto, dopo la seconda guerra mondiale, potei affiancarmi dei validi elementi che furono veramente preziosi per abilità e iniziativa in questo campo. Sempre in quei primi tempi toccava a me a pensare a tutto; non bastava svaligiare la mia abitazione, andare dai conoscenti a farsi prestare dei mobili, ma bisognava spesso andare a Roma per procurarsi<31> delle parrucche e materiale per il trucco ed eventualmente anche dei costumi.

    Della commedia “La donna romantica e il medico omeopatico”, andata in scena il 9 settembre del 1922 ricordo due particolari che dimostrano ancora una volta la necessità di una buona dose di pazienza nel trattare i filodrammatici. Nella distribuzione delle parti, una giovane dilettante mi si rifiutò di accettare la parte della cameriera Vespina, adducendo la ragione che già nella commedia precedente aveva “fatto” la cameriera. Dovetti sudare sette camice per persuaderla che quella era una parte di molto rilievo e che nella edizione della grande compagnia Talli era stata affidata alla prima attrice giovane, la Valsecchi, che aveva recitato deliziosamente. Per toglierla dall’impuntatura dovetti persino prometterle che nella prossima recita le avrei fatto fare la parte di una Marchesa o di una Contessa.

    La sera della rappresentazione, al primo atto, capitò un incidente che poteva mettere in difficoltà chi stava recitando. Sulla scena il Conte Pomo, anziano e bonaccione, aveva convocato il Dottor Nuvoletti per consultarlo sulle stranezze della giovane moglie e doveva offrirgli un caffè. Ma quando il dottor Filippo Dominici nella parte del conte Pomo ed io, nella parte del Dottor Nuvoletti bevemmo un sorso del caffè che l’amico Gino Paglioni nelle vesti del cameriere Marco ci aveva versato dalla caffettiera, ci guardammo esterrefatti. Il caffè era di un sapore rivoltante. Quel birbone, invece dello zucchero, ci aveva messo dentro un grosso pugno di sale! Il pubblico non s’accorse dello sguardo feroce con cui fulminammo il colpevole, e la scena proseguì, come era nel testo, con un paio di battute elogiative sulla buona qualità del caffè! Imprevisti di questo o <32>di altro genere me ne dovevano capitare parecchi durante la mia lunga esperienza fra i filodrammatici; ma generalmente si risolvevano con abbastanza disinvoltura all’insaputa del pubblico.

    La carica di entusiasmo acquistata con il successo della “Donna Romantica.” non mi permise di riposarmi sugli allori; così, malgrado i miei impegni universitari, durante l’inverno 1922-23 misi in scena “La Farfallite” (“Papillon”) di Vittoriano Sardou, nella quale me la cavai discretamente nella parte di un giovane marito che, in cerca di distrazioni extraconiugali, s’imbarca in una bizzarra avventura con una sconosciuta che infine viene a scoprire essere la propria giovane moglie. Parteciparono alla commedia che fu definita divertente dagli attori e dal pubblico le due signorine Assuntina Merli, la zia furba che ordisce l’intrigo e prepara la trappola per il marito donnaiolo, Maria Ottavi, la giovane moglie ingenua ma non troppo, e Paolo Onori, nella parte di un innamorato geloso.

    Quest’ultimo filodrammatico, che partecipò alla recita di una quindicina di lavori teatrali del 1919 al 1946, era fornito di caratteristiche così particolari da meritare che se ne faccia una breve descrizione. Da giovanissimo era stato a lavorare nella Svizzera dove aveva partecipato a qualche recita di Filodrammatici nella colonia Italiana. Ritornato a Trevi aveva aperto una bottega di fabbro ferraio e vi lavorava con dignità, non mancando nei giorni festivi di passeggiare per il corso in cappello duro e pelliccia, d’inverno, s’intende, mentre in estate sfoggiava vestiti chiari e paglietta. Occhi e capelli nerissimi, scuro di pelle, aveva una voce potente; adatto per le parti da tiranno e da cattivo. L’Aliprandi lo aveva scelto per la parte del feroce Corrado Trinci nel dramma <33>Francesco Manenti da me ricordato. Le abitudini contratte in Svizzera lo facevano affrontare le prove con disciplina ed impegno e se la cavava benino, malgrado fosse un po’ restio ad imparare la parte e per giunta un po’ duro di orecchio. Disgraziatamente era uno di quei filodrammatici che si lasciavano suggestionare dai giudizi preventivi dei cosidetti critici del paese, e spesso me li riportava insieme a previsioni più o meno catastrofiche ma sempre cervellotiche che io, immerso fino al collo nei problemi che scaturivano sempre più fitti ad ogni recita, accoglievo con quel gusto che si può immaginare.

    A primavera avanzata, il 30 maggio 1923, andò in scena “Nevicata d’Aprile” di Paola Riccora, un’ingenua vicenda d’amore su sfondo risorgimentale che ebbe a protagonista femminile la mia sorella Luigina che recitò per quella unica volta nella parte di una giovanissima vedova che per ragioni… testamentarie doveva accogliere nella sua villa un giovane nepote suo coetaneo rimasto orfano, e che, malgrado il travestimento e la truccatura che la donna assume per sembrare una vecchia zia al nipote fino allora sconosciuto, finisce coll’innamorarsi di lei e… viceversa. Mia sorella, superando qualche crisi di scoraggiamento durante le prove, crisi che io le feci vincere con la mia insistenza, fu una Delia graziosa e convincente e fu molto applaudita. Giovarono alla riuscita della commedia anche una quantità di figure di secondo piano; ma assai ben disegnate, come un vecchio parroco bonario caratterizzato da Paolo Onori, una contadinella birichina che feci parlare in dialetto locale, interpretata dalla giovanissima Anna Pasi che fu una rivelazione per brio e spontaneità, un buffo notaio che Augusto Elefante rivestì di aspetti assai comici, ed altri tipi non meno caratteristici, fra cui primeggiava Luigi Cecchini, <34>nella parte di un maggiordomo all’antica, che egli delineò con la solita autenticità.

    Per quell’anno non ci furono altre rappresentazioni, anche perché in autunno io mi recai a Londra per motivi di studio. Avevo intenzione di preparare la mia tesi di laurea su di un autore teatrale inglese. Durante la mia permanenza a Londra frequentai spesso il teatro di prosa, ammirando molto l’accuratezza della messa in scena, dovuta alla ricchezza di mezzi a disposizione della regia, come pure al fatto che la spesa veniva ripartita in un grandissimo numero di repliche che talvolta duravano più di un anno nei lavori fortunati e dato il gran numero dei teatri (allora ce ne erano 39 nel West End) il pubblico si rinnovava ugualmente. Non mancai di assistere al famoso Old Vic Theatre a qualche rappresentazione Shakesperiana, tra cui ricordo un’ottima “Twelfth night”. Ma il tremendo clima invernale di Londra non si conferiva alla mia salute e così prima che finisse l’inverno tornai a Trevi e poi a Roma, dove, abbandonando l’idea della tesi sopra un autore drammatico inglese, passai ad un argomento sul Teatro Americano, approfittando della cortesia di chi allora reggeva l’Associazione Italo-Americana, che non solo mise a mia disposizione la ricca biblioteca americana di Palazzo Salviati al corso Umberto, ma fece anche venire espressamente dall’America alcune opere di cui avevo bisogno.

    [Augusto Bartolini fu considerato un vero esperto del Teatro Americano tanto che fu invitato a collaborare alla compilazione della prestigiosa Enciclopedia Italiana, per quanto riguardava questo argomento. Le “voci” riguardanti il Teatro Americano sono tutte firmate con la sua sigla “AuB”]

    Ma durante l’estate del 1924, tornato a Trevi, non potei fare a meno di dedicare almeno un mese alla mia passione favorita, e così misi in scena l’“Antenato” di Carlo Veneziani, che m’entusiasmò alla prima lettura e fu accettato questa volta anche dai dilettanti con entusiasmo senza alcuna obbiezione. Infatti non solo la mia parte si si adattava alla mia figura ed al mio temperamento, ma anche le altre erano state distribuite felicemente.

    <35>La vicenda della commedia è basata sul ritorno invita di un esuberante barone di Montespanto il quale, per opera magica di una strega che egli aveva offeso intorno all’anno 1000, si trova in morte apparente (sine morte mortuus, sine vita vivens) dalla quale però gli è consentito di venir fuori per un breve periodo, ogni 300 anni. Le sue reazioni alla civiltà del ‘900, evidenziate in una serie di scene di grande comicità in cui l’Antenato ne combina di cotte e di crude, mettono in un mare di guai l’ultimo discendente della stirpe, un giovane ingegnere che per salvarsi dalla rovina finanziaria e poter conquistare il cuore della donna che ama e salvarsi da un’altra donna che lo perseguita, ha deciso di vendere il suo castello, ultimo residuo della passata grandezza.

    Il soggetto non è proprio originale e le massime di vita propugnate dall’Antenato non troverebbero consenzienti tutti gli spettatori di oggi, ma la commedia è costruita con abilità ed il pubblico si diverti un mondo a sentirla. Mi è sempre sembrato strano che l’autore l’abbia fatta rappresentare dal comico Gandusio, il quale, bravissimo attore sotto tutti gli aspetti, nei panni del protagonista non aveva, come si dice, le phisique du ròle, basso e traccagnotto com’era. Nel nostro caso invece, a parte la distanza che corre tra un attore di professione e dei filodrammatici, il contrasto fra la mia figura, che il costume secentesco, gli altri stivaloni ed il cappello piumato facevano apparire ancora più alta del reale, e quella del filodrammatico Faustino Marcelloni, che rappresentava il Postero, assai mingherlino, era assai evidente e dava un’idea di un confronto piuttosto svantaggioso tra la razza degli antichi e quella dei moderni.

    Mi viene in mente un particolare che può dimostrare ancora una volta quanto la naturalezza in scena concorra <36>all’effetto e quindi al successo nei confronti del pubblico.

    Nel finale del secondo atto, mentre il pronipote ingegnere, a causa dei guai combinati dall’Avo, si abbatteva in una crisi di scoraggiamento e tentava di togliersi la vita, entrava in scena, con la madre, la giovane Vannetta da lui amata senza successo. L’Antenato ha un’improvvisa intuizione, afferra la giovane, la getta nelle braccia del nipote, gridando: “Prendi, godi, vivi, è tua!”. E mentre la Madre, esterrefatta, gli grida: “Signore, voi siete un mascalzone!”, egli l’afferra alla vita, la solleva e la porta via gridando: “Taci, megera, così vuole il Marchese di Montespanto!”. Ora, l’anziana signorina che aveva la parte della Madre, per un certo senso di pruderie mi aveva fatto promettere che non l’avrei afferrata, sollevandola da terra, ma l’avrei semplicemente tirata via per un braccio. Ma che volete? in quel momento, nel fervore della parte, dimenticai la promessa e feci come andava fatto. Infuriata per davvero, l’anziana signorina si divincolava e sgambettava tra le mie braccia in modo così vero che quando calò il sipario ci fu un subisso di applausi! Inutile dire che io poi le chiesi perdono e fui scusato in nome dell’arte!

    Le scene del castello furono eseguite da un filodrammatico professore di disegno, Vincenzo Giuliani, che seppe creare l’ambiente tetro e misterioso della sala del castello. Ci devono essere ancora due ritratti di antenati eseguiti dal Conte Antonio Valenti e dalla sua signora Contessa Paola, la quale fece addirittura il mio ritratto (come era richiesto dal copione) con pizzo, baffi, acconciatura e costume seicentesco, molto somigliante.

    Il successo dell’Antenato mi diede la sensazione che il nostro gruppo Filodrammatico poteva continuare nella strada intrapresa sotto la mia direzione con buona probabilità <37>di riuscita, purché si perseverasse sui tre punti fondamentali già da me ricordati e cioè: scelta del lavoro adatto al nostro pubblico, distribuzione appropriata delle parti, preparazione accurata e messa in scena decente. Purtroppo il successo artistico non era stato finora accompagnato dal successo economico. Le spese sostenute per le scene ed eventuali costumi e parrucche, le tasse erariali e i diritti d’autore, i servizi del Teatro e la percentuale dovuta alla direzione del Teatro stesso ci permettevano spesso si e no il pareggio con gl’incassi della vendita dei biglietti, e solo con una seconda rappresentazione, naturalmente con minor pubblico, potevamo prenderci il lusso di pagarci una cenetta, consumata allegramente, a spettacolo finito, in uno dei ristoranti locali.

    Il dovere mi richiamava a Roma, anche perché avevo cominciato la preparazione della mia tesi di laurea per cui dovevo frequentare la Biblioteca Americana a Palazzo Salviati, restando sempre impegnato col Teatro, in quanto che l’argomento scelto era “Origine e primo sviluppo del Teatro in America”. Mentre io stavo lavorando sulla tesi durante l’inverno, mi viene fatto sapere che a Trevi, per iniziativa di Faustino Marcelloni, quel filodrammatico esperto di musica di cui ho già parlato, si stava allestendo un’operetta musicale, e che essendo in due atti, sarebbe stato opportuno farla precedere da un atto di prosa. Cedetti alla tentazione e, tornato a Trevi per le Feste Natalizie, preparai velocemente “La Patente” di Pirandello. Quel personaggio di Rosario Chiarchiaro che, esasperato dalla sua fama di jettatore, stretto dalla miseria, invelenito dall’odio verso i suoi concittadini che gli negano il lavoro, decide di entrare ufficialmente in quella maschera che gli è stata imposta, assumendone l’aspetto esteriore e facendosi rilasciare una specie di patente per mezzo di <38>una sentenza del Tribunale, per sfruttarla come fonte di guadagno, mi aveva attirato molto e mi studiai di renderne la figura più aderente possibile all’intenzione dell’Autore, prima con la truccatura, facendomi un viso grifagno incorniciato da una rada barba nera e con grossi occhiali a cavallo del lungo naso, poi col vivere fino all’esasperazione il dramma e la sofferenza di quel disgraziato. Mi sembrò di non aver mancato di realizzare questa visione che avevo avuto del personaggio, ma i dilettanti che partecipavano al lavoro non mi seguirono abbastanza con il dialogo serrato e incalzante caratteristico del testo di Pirandello. Il grosso pubblico si diverti di più coll’operetta “Il Mistero di Pierrot” di cui curai la regìa assumendo anche una particina di fianco, mentre i due protagonisti erano Luigi Cecchini ed Assuntina Merli, le due migliori voci della nostra Compagnia. L’operetta fu ripetuta pochi giorni dopo e la seconda volta si fece precedere da un altro atto unico che fu: “O bere o affogare” di Castelnuovo, che avevo già recitato a Roma in famiglia, nel 1919. Ne furono interpreti la signorina Giovannini Dalila, disinvolta e vivace come sempre (era stata l’attrice giovane dell’Antenato) e Paolo Onori, nella parte del figlio ed io nella parte di quello che deve bere o affogare (intendi prender moglie). Ricordo una bella papera che presi in una scena con la Giovannini, di cui ricordo ancora gli occhi sbarrati per la sorpresa ed il panico, che io feci superare proseguendo imperterrito.

    Con una esperienza filodrammatica di alcuni decenni, le papere prese da me e dagli altri attori, potrebbero fare un piccolo testo aneddotico, e dar luogo a riflessioni. La prima è, che ogni tanto sono inevitabili (vedi gli attori di professione ed anche i presentatori della T.V.) la seconda è che per la maggior parte passano inosservate <39>dal pubblico, purché lo sfortunato attore non si corregga e prosegua con disinvoltura la sua battuta. Ci sono, è vero, i cosiddetti sciacalli che, o per aver violato il segreto delle prove, o per essere esperti di teatro, si accorgono della papera e, se è comica, “beccano”, come si dice in gergo teatrale, lo sfortunato attore richiamando l’attenzione del resto del pubblico.

    A questo punto delle mie memorie, trovo una lacuna di circa due anni. Dalla primavera del 1925 alla primavera del 1927 ci furono tre avvenimenti importanti, nella mia vita: la mia laurea, il mio matrimonio e un lutto di famiglia. In tutt’altre faccende affaccendato, mi tenni lontano dal palcoscenico.

    Nel mio elenco dei lavori rappresentati trovo, alla primavera del 1927, una vecchia commedia di Bayard e Veilly, “Il Marito in Campagna” che ebbe nella parte del marito il brillante Antonino Sebastiani, già nominato come macchiettista di canzonette, dalla comicità un po’ stereotipata, ma gradita al pubblico locale, terribilmente refrattario ad imparare la parte, il che esigeva da me una buona dose di pazienza, Non fui molto soddisfatto del come mi venne fatta la mia parte di generico, ma il pubblico si diverti nella vicenda ed apprezzò specialmente la recitazione aggraziata e disinvolta della Signora Ninetta Pagliochini nella parte di una giovane vedova centro di attrazione di molti corteggiatori,

    Nello stesso anno, il 4 novembre, anniversario della Vittoria delle nostre armi, fu organizzata una serata patriottica, ed insieme a pezzi scelti di musica, fu presentato da me un bozzetto drammatico “La Campanella di Listz”, in cui è narrato il commovente incontro di un giovane ufficiale che torna dalla guerra mutilato della mano destra, con la Madre cieca a cui è stata nascosta la <40>verità e che si vorrebbe mantenere nell’illusione. Lo scopo è raggiunto) con la collaborazione di una generosa crocerossina che si è esercitava lungamente a suonare con l’ufficiale, valente pianista, la Campanella di Listz, sostituendo con la sua la mano perduta del giovane, il quale potrà così rendere felice la mamma con un’esecuzione perfetta della sonata a lei tanto cara. Ricordo in modo speciale questa recita perché fu l’ultima volta che la signora Emma Arredi, una filodrammatica che si era distinta per temperamento e per ottime disposizioni naturali fino dei primissimi anni di questo secolo, si presentò sulle nostre scene. E fu veramente efficace nella parte della madre cieca, facendo vibrare di commozione non soltanto il pubblico, ma anche noi che prendevamo parte alla scena.

    Due anni dopo mi arrischiai a presentare al pubblico di Trevi quella deliziosa commedia di Edmondo Rostand che s’intitola “I Romanzeschi”. Era un pezzo che ci pensavo perché mi era piaciuta molto quando la vidi rappresentare a Roma alcuni anni prima. Le figure che si agitano in questa vicenda su di uno sfondo romantico attenuato da preziosità alla Watteau, dovevano conservare un tono tra il drammatico, il patetico e il parodistico, caratteri che non fu facile ottenere dai nostri dilettanti che erano, però, a dire il vero, tra i migliori di quelli di cui potevo disporre. I due giovani protagonisti, Ugo Bonaca e Ninetta Pagliochini colsero bene tutti gli aspetti di quella infatuazione romantica dei due giovani esaltati per il supposto contrasto paterno al loro sogno d’amore e seppero far accettare i non facili versi del dialogo con una dizione ben limpida e armoniosa. I due padri, finti nemici e aspiranti suoceri, erano il bravo Luigi Cecchini e Antonino Sebastiani che se la cavarono senza troppe <41>difficoltà con i versi e diedero evidenza alle gustose macchiette dei due vecchi puntigliosi e furbastri. lo entrai nella parte del Deus ex Machina, l’astuto Straforello che, d’accordo con i vecchi per nascondere l’apparenza del matrimonio combinato, ordisce la trama di un falso rapimento prima e di uno stratagemma poi per riappacificare i due fidanzati in temporanea rottura. Si trattava di una figura eroico-comica, che aveva punti di contatto con quella dell’Antenato e si adattava alla mia figura ed al mio temperamento, quindi ebbi l’impressione di non essere riuscito male nella parte. Com’era da immaginarsi, il pubblico del nostro paese non apprezzò le finezze del lavoro, né aveva, salvo poche eccezioni, la coltura sufficente per riportarsi all’ambiente e all’epoca della vicenda, e quindi fu un poco deluso. Per fortuna nel lavoro non mancavano i lati comici accessibili a tutti, e le caricature e gli sberleffi dei due caratteristi divertirono il pubblico meno raffinato che non restò del tutto scontento.

    Il ritmo delle rappresentazioni però andava rallentando, sopratutto perché, date le mie molteplici occupazioni mi era difficile distrarre tutto il tempo necessario per l’allestimento di una recita, che era, nelle condizioni di allora in cui tutto gravava sulle mie spalle, un tour de force e una cosa molto impegnativa. Ma negli intervalli di tempo sempre più lunghi si accumulava in me la carica dell’entusiasmo ed alla fine esplodeva nella decisione di organizzare un’altra recita.

    Fu nel 1932 che, in occasione della permanenza qui in Trevi di un battaglione degli allievi ufficiali di Spoleto in un campo di addestramento, mettemmo in scena una leggera ma graziosa commedia dei Fratelli Quintero: “Il Paese delle Donne”.

    Questa commedia, per chi non la conosce, è una vivace <42>pittura d’ambiente di un piccolo paese spagnolo, nell’Andalusia, dove la gente si occupa molto dei fatti degli altri e dove ci sono una quantità di ragazze in attesa dell’anima gemella. L’arrivo di un forestiero, bel giovane e buon partito, mette in subbuglio la piccola comunità, specie quando sì rivelano le sue preferenze per una delle più belle ragazze del luogo. La conclusione a cui si giunge malgrado contrasti e pettegolezzi, è ovvia. Una donna intrigante, un vecchio dottore scanzonato, una buffa madre ed un vecchio parroco bonario completano la galleria dei ritratti. Feci una mobilitazione generale di tutte le ragazze più carine di Trevi e vi aggiunsi una maestrina di Foligno anch’essa carina e che si prestava molto bene alla parte della protagonista. La presenza di quello speciale pubblico, composto in gran parte d’allievi ufficiali galvanizzò le ragazze che fecero del loro meglio incoraggiate dalla simpatia degli spettatori ai quali la commedia piacque tanto che fu ripetuta due volte con successo. Siccome era in due atti fu fatta seguire da una farsa all’antica “Non v’è amore senza stima” che però, sebbene imperniata sul bravo Cecchini, non suscitò molto entusiasmo.

  • Clitunno – Dalla Stampa

    www.clitunno.it

    Clitunno

    Notizie da giornali e riviste

    AUTORE/
    data
    Titolo/ testataArgomento
    Spoletonline
    24 Marzo 2009
    Candidatura Unesco, presentazione della rete “Italia LangobardorumCanditatura Unesco -Centri di Potere e di Culto (568-774 d.C.)
    Sara Fratepietro
    27/2/2009
    Clitunno, multe per chi scarica o attinge Il Giornale dell’UmbriaA Campello sdoppiamento della rete fognaria
    A.M.Piccirilli 21/2/2009Fari puntati sul Tempietto
    Il Corriere dell’Umbria
    Proposta di ospitare “Italia Langobardorum”
    7/2/2009Clitunno, ecco come salvarlo Il Giornale dell’UmbriaIl piano di Forum di Agenda 21 locale
    A.M.Piccirilli 7/2/2009Serve più rispetto per il Clitunno Il Corriere dell’UmbriaForum di Agenda 21 locale
    A.M.Piccirilli 18/1/2009Clitunno, via alla bonifica Il Corriere dell’Umbria90 giorni per presentare i progetti
    17/1/2009Umbria Olii, Zaffini e Sebastiani chiedono i conti alla Regione
    Il Giornale dell’Umbria
    Come sono stati spesi i fondi per la bonifica?
    9/1/2009Trevi -Ambiente, il Comune Promosso Interventi sul fiume Clitunno Il Corriere dell’UmbriaCertificazione Emas Risanamento e pista ciclabile
    21/12/2008“Il Clitunno deve essere salvaguardato” La NazioneIntervento del Consigliere regionale Ada Girolamini
    21/12/2008 Soldi in arrivo per i fiumi umbriDue milioni di Euro per la manutenzione
    21/12/2008Salvaguarda del fiume Clitunno Il Giornale dell’UmbriaInterrogazione del Cons.region. Ada Girolamini
    21/12/2008 Fiume inquinato, risorse e Controlli
    Il Corriere dell’Umbria
    Richieste della Girolamini
    A.M.Piccirilli 20/12/2008 Fiume Clitunno inquinato Il Corriere dell’UmbriaUrgono interventi
    19/12/2008Il Clitunno fra inquinamento e lavori sotto accusa
    Il Giornale dell’Umbria
    Interrogazioni in Comune e in Provincia
    18/12/2008Lavori a Bevagna lungo il Clitunno www.spoletonline.comInterpellanza dei consiglieri Paradiso, Sini e Mariani Marini
    A.M.Piccirilli 14/12/2008Individuata la causa della moria di pesci Il Corriere dell’UmbriaOlio scaricato in un tombino?
    A.M.Piccirilli 13/12/2008 Clitunno inquinato, strage di pesci Il Corriere dell’UmbriaNuovo scandalo
    A.M.Piccirilli 9/12/2008 L’Arpa analizza la schiuma bianca
    Il Corriere dell’Umbria
    Inquinamento
    6/12/2008SOS – Schiuma bianca sul Clitunno Il MessaggeroInquinamento dopo il temporale
    14/10/2008Le istituzioni in soccorso al Clitunno Il MessaggeroProtocollo tra Regione Comuni e altri
    Federica Grandis 8/10/2008 Un patto di ferro per il Clitunno Il Corriere dell’UmbriaSiglato un protocollo che migliorerà la qualità ambientale
    Sara Fratepietro 29/08/2008Progetto di riqualificazione http://www.tuttoggi.infoIn campo oltre 6 milioni di Euro
    A.M.Piccirilli 26/6/2008Clitunno, pronti per la bonifica Il Corriere dell’UmbriaGli interventi partono a settembre: ci sono i fondi del governo
    4/5/2008 Inquinò il Clitunno
    Il Corriere dell’Umbria
    Processo al titolare di un mulino
    Ilaria Bosi
    4/5/2008
    Morìa di pesci nel fiume Clitunno. La NazioneInquinamento
    13/4/2008Fiume Clitunno, inizia la bonifica Il Giornale dell’UmbriaSei miliardi da spendere
    9/4/2008 Al capezzale del Clitunno morente La NazioneRapporto dell’ARPA
    Michele Nucci
    27/3/2008
    Il Clitunno è malato: lo dice l’Arpa La NazioneRelazione dello studio sul fiume
    Consorzio Bonificaz. Umbra Clitunno, – Via alla riqualificazione del fiume con l’inserimento di oltre quattromila specie ad alto fusto autoctone
    10/7/2007Vertice a Bevagna sul Fiume Clitunno Il MessaggeroNuova costatazione di inquinamento
    A.M.Piccirilli
    9/5/2007
    Un parco per preservare il Clitunno Corriere dell’UmbriaProposta del Club Unesco
    A.M.Piccirilli 21/12/2006 Clitunno, ambientalisti pronti a fare squadra Corriere dell’UmbriaPresa di posizine degli ambientalisti dopo la tragedia di Campello
    Regione e altri Enti
    19/6/2006
    Protocollo…per la tutela e la salvaguardia…
    ATO Umbria3 -Documenti
    Protocollo di intesa programmatico tra Regioni Comuni e la ditta Umbria Oli
    A.M.Piccirilli
    28/5/06
    Campello – Il Comune progetta interventi Corriere dell’UmbriaPotenziamento della rete fognaria
    Gio.Ca
    27/5/2006
    Sequestrate le carte ai Pasquinelli La NazioneSequestrato materiale a membri del Comitato
    Gio. Ca.
    6/4/2006
    Il Clitunno finisce in Regione La NazioneCoinvolgimento dell’assessore regionale
    Comitato
    29/3/06
    Clitunno: Questa volta si fa sul serio VolantinoRivendicazioni del comitato per la difesa del Clitunno
    A.M.Piccirilli 31/3/06 Fiume Clitunno, il comitato fa sul serioIl comitato contesta i rilievi dell’ARPA
    A.M.Piccirilli Redazione 28/3/06 Una fiaccolata per il fiume Clitunno L’Enalpesca deposita una denuncia Corriere dell’UmbriaInquinamento – Iniziative Denuncia contro ignoti
    Comitato Marzo 2006Il Clitunno muore manifestoManifesto denuncia del comitato per la difesa del Clitunno
    Redazione 26/3/2006I Sindaci fanno fronte comune Corriere dell’UmbriaInquinamento e coordinamento tra i comuni
    A.M.Piccirilli
    22/3/06
    Una firma per difendere il Clitunno Corriere dell’UmbriaIndetta assemblea -Petizione con 1500 firme
    A.M.Piccirilli
    22/3/06
    Fiume Clitunno, il comitato non molla Corriere dell’UmbriaAttività del Comitato – Accordo dei sindaci
    A.M.Piccirilli
    14/3/06
    Tutti al capezzale del Clitunno Corriere dell’Umbria
    C.Luccioni
    12/3/2006
    In strada per il Clitunno La NazioneBlocco stradale – Inquinamento
    11/3/2006Inquinamento del Clitunno, una vecchia storia
    Corriere dell’Umbria
    Il capogruppo dell’opposizione: Denunciai il fatto già nel luglio 2002
    C.Luccioni
    10/3/2006
    Fiume Clitunno «avvelenato»
    La Nazione
    Proteste e blocchi sulla Flaminia
    Redazione
    7/3/2006
    “Da fiume a fogna” Corriere dell’UmbriaLettera accorata di Luciano Canovari
    Redazione
    5/3/2006
    Fiume colpito, nessuna sorpresa Corriere dell’Umbriaxxx
    C.Luccioni
    4/3/2006
    Clitunno: “allarme rosso”
    La Nazione
    Inquinamento: polemica politica
    Redazione 4/3/2006Comitato Clitunno: “Punire chi ha inquinato”
    Il Giornale dell’Umbria
    Giovanni Camirri
    3/3/2006
    Hanno soffocato il fiume La NazioneInquinamento: individuata la causa?
    Redazione 3/3/2006 Clitunno, il fiume sembra morto Il Giornale dell’UmbriaInquinamento
    A.M.Piccirilli
    13/5/2005
    Il Clitunno InfioratoFesta Clitunno in Fiore
    A.M.Piccirilli
    13/12/04
    Le acque del Clitunno diventano nere Corriere dell’UmbriaInquinamento
    Francesca Petruccioli
    26/5/2003
    Il Clitunno ridotto come una pattumiera
    Corriere dell’Umbria
    Allarme del coordinatore WWf
    15/5/2003
    Francesca Petruccioli
    Week end con Clitunno in fiore Corriere dell’UmbriaComposizioni floreali a Casco dell’Acqua
    18/5/2003Clitunno, petali d’arte nel paesaggio fluviale
    La Nazione
    Fiori per la pace
    15/5/2003Week end con Clitunno in fiore Corriere dell’UmbriaComposizioni floreali a Casco dell’Acqua
    A.M.Piccirilli
    11/5/2003
    Finanziamenti per il Clitunno Corriere dell’UmbriaForum con tecnici e rappresentanti istituzionali
    11/5/2003
    C.Lu.
    Clitunno inquinato, servono controlli …
    La Nazione
    “I depuratori funzionano poco e male”
    9/5/2003C’era una volta il Clitunno, fiume addio
    La Nazione
    Dibattito al museo di S. Francesco
    9/5/2003Una misteriosa siccità … del Clitunno
    Corriere dell’Umbria
    Anche una moria di pesci
    A.M.Piccirilli
    8/5/2003
    Il Clitunno in primo piano Corriere dell’UmbriaForum sul corso d’acqua
    6/5/2003“Cera una volta il Clitunno…” Corriere dell’UmbriaForum promosso da “Clitunno in Fiore”
    S.D.B.
    18/4/2003
    Parco poetico-letterario del Clitunno Il Giornale dell’UmbriaOpere d’arte lungo il fiume
    A.M.Piccirilli
    27/2/2003
    C’era una volta il Clitunno Corriere dell’UmbriaMorìa di pesci per abbassamento delle acque
    A.M.Piccirilli 9/2//2003Il Clitunno non è inquinato Corriere dell’UmbriaAnalisi dell’ARPA
    10/1/2003Le Fonti del Clitunno continuano ad essere interessate da gravi fenomeni d’inquinamento Il MessaggeroInterrogazione al Consiglio Regionale
    A.M.Piccirilli
    31/12/02
    Allarme per il Clitunno Corriere dell’UmbriaL’acqua è di nuovo grigia e fangosa xx
    A.M.Piccirilli
    6/12/02
    Clitunno, è l’ora della verità Corriere dell’UmbriaInquinamento: analisi
    29/11/2002 Giù le mani dal Clitunno Corriere dell’UmbriaBevagna -Polemica in Consiglio Comunale
    27/11/002L’oasi si deve fare Corriere dell’UmbriaIl Comune di Campello approverà ilprogetto
    19/11/2002 Schiuma e acqua nera sul Clitunno
    Corriere dell’Umbria
    Persistono episodi di inquinamento
    15/11/2002 Giro di vite per salvare il Clitunno Corriere dell’UmbriaNasce una taskforce per bloccare l’inquinamento
    2/11/02 Interrogazione in Regione Corriere dell’UmbriaTimori per l’inquinamento dell’ecosistema
    A.M.Piccirilli
    1/11/2002
    Clitunno: verso il rilancio Corriere dell’UmbriaProgetti in attesa delle analisi
    31/10/2002 L’inquinamento minaccia il Clitunno
    Il Messaggero
    Denuncia dello stato di fatto
    30/10/2002 Attesa per le analisi delle acque Corriere dell’Umbria
    29/10/2002 Inquinamento – Oggi la diagnosi
    Corriere dell’Umbria
    Attesi i risultati delle analisi
    A.M.Piccirilli
    26/10/2002
    Il Clitunno sotto inchiesta
    Corriere dell’Umbria
    Fra un paio di giorni i risultati dei test
    25/102002Inquinamento del Clitunno: nuovo allarme La NazioneNuova emergenza inquinamento
    Ila.Bo.
    21/8/2002
    Clitunno e Marroggia malati La NazioneTevere Clitunno e Marroggia inquinati
    18/8/2002Inquinato anche il Clitunno Corriere dell’UmbriaInchiesta sui rifiuti tossici
    10/7/2002Disattenzione per il Clitunno Il MessaggeroConsignlio comunale: proteste
    9/7/2002Clitunno, degrado e polemiche
    La Nazione
    Consignlio comunale: proteste della minoranza
    9/7/2002“Clitunno in abbandono da 15 anni”
    Corriere dell’Umbria
    Consignlio comunale: proteste della minoranza
    5/7/2002 Muore annegato nel ClitunnoCampello, tragica fine di un pensionato
    2/7/2002 Clitunno: per il fiume poco interesse
    Corriere dell’Umbria
    Casco dell’Acqua -Piano di salvataggio
    18/6/2002Clitunno – al capezzale per salvarlo
    Corriere dell’Umbria
    Confronto sulla riqualificazione
    20/5/2002Amici del Clitunno a testa alta
    Corriere dell’Umbria
    Gara di pesca sul Topino
    2/4/2002Amici del Clitunno in prima fila
    Corriere dell’Umbria
    Gara di pesca
    Aprile 2002Progetto Clitunno: Trevi capofila Città News – Comune di TreviUn investimento complessivo di 50 miliardi
    1/3/2002Recuperata la carcassa di un cavalloIl Messaggero
    13/1/2002Allarme ambientale a Bevagna
    Corriere dell’Umbria
    Moria di pesci
    1/7/2001 Convegno sulle risorse idricheSpoleto – Convegno della Confed. Ital. Agricolt.
    31/5/1940 Alle sorgenti del Clitunno Il Giornale d’ItaliaI salici del Clitunno importati da Parigi
    Giulio Loccatelli intervista il Prof. Francolini

    063

    Statistiche

  • Clitunno – Conferenza sull’inquinamento

    www.clitunno.it

    Dal Corriere dell’Umbria 14/3/2006 _______________________________________

    Trevi – All’hotel della Torre una conferenza per fare il punto sull’inquinamento

    del fiume

    Tutti al capezzale del Clitunno

    Una raccolta di firme in attesa che si conoscano i colpevoli

    _______________________________________

    063

    TREVI – L’Enalpesca di Perugia ha annunciato di volersi costituire parte civile nel procedimento per reclamare il risarcimento del grave danno che ha colpito il ricco patrimonio ittico del Clitunno e quindi gli interessi di una pesca di alta qualità. Lo ha annunciato in apertura di conferenza, che s’è svolta all’Hotel della Torre, il presidente regionale dell’Enalpesca Andrea Manna. Associazione che insieme alle sezioni provinciali dell’Enalcaccia e CsaIn hanno promosso

    una conferenza incentrata sulla salvaguardia del fiume Clitunno, dopo l’ultimo episodio di inquinamento.

    Nell’occasione è stata anche avviata una petizione con tanto di raccolta di firme sempre a favore del fiume dei “poeti” che proseguirà anche per alcuni giorni. Una conferenza che per la verità ha avuto anche un epilogo di fuoco con i vari interventi che sono seguiti. Al tàvolo dei lavori Marco Broccatelli, moderatore, i sindaci di Trevi e Bevagna, Giuliano Nalli e Enrico Bastioli e l’assessore del Comune di Campello Moreno Marziani. Nalli ha ribadito ancora una volta, in caso di un procedimento, che il Comune si costituirà parte civile ma anche necessario promuovere iniziative e concretizzare progetti, tutti insieme, aspetto questo fondamentale, per far tornare il fiume alla sua secolare bellezza. “Importante e necessario – ha detto tra l’altro Bastioli – è intervenire su tutte quelle problematiche rimaste aperte, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, come Comune siamo riusciti ad ottenere un finanziamento per mettere a regola i due depuratori”.

    Lassessore del Comune di Campello, da parte sua, ha sottolineato come la nuova amministrazione abbia da subito iniziato a lavorare per affrontare il problema del Clitunno: Intanto il Comune campellino è in attesa dei risultati dell’Asl sui campioni prelevati il giorno che s’è verificato il fatto. Marziani ha inoltre comunicato che i carabinieri hanno effettuato una denuncia contro ignoti e che non appena in possesso delle analisi e quando la procura aprirà il fascicolo relativo, il Comune di Campello si costituirà in giudizio contro gli inquinatori. Una vicenda questa che approderà anche sul tavolo della giunta dell’Unione dei Comuni Terre dell’Olio e del Sagrantino. A comunicarlo il presidente dell’organismo Valentino Valentini.

    Gli interventi hanno preso il via con quello di Luigi Andreani, consigliere provinciale il quale ha sottolineato come non sia possibile che davanti a questi “episodi criminosi” siano le associazioni a muoversi per prime e dopo arrivano le istituzioni. Pasquinelli del Comitato Clitunno Trevi-Campello ha detto che non ha senso pensare ad una pista ciclabile se il fiume sta morendo. “Noi qui stiamo facendo il funerale del Clitunno – ha detto – ormai ci troviamo di fronte ad una situazione di emergenza e si devono prendere misure di emergenza per risolvere una volta per tutte questa situazione”.

    Anna Maria Piccirilli

    Archivio Domenico Gasparri

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    Clitunno – RECENSIONI

    CLITUNNO

  • Bussotti legge Mugnoni

    Fabio Bussotti

    legge brani degli Annali di Francesco Mugnoni

    La preziosa opera di Francesco Mugnoni fu pubblicata nel 1921 e, dopo 75 anni messa on line: http://www.protrevi.com/protrevi/annali/

    Stefano Bordoni l’ha trascritta in uno stile “leggibile”, ma la vivacità dell’esposizione originale (difficile da gustare nel corso della lettura del testo di 500 anni fa) è resa perfettamente dalla dizione e dalla profonsda conoscenza delle forme arcaiche locali di Fabio Bussotti.

    L’Ente Palio dei Terzieri ne ha pubblicato alcuni brani alle pagine:

    https://www.facebook.com/312968929114737/posts/870077480070543/?vh=e&d=n

    Buon divertimento!

  • Istituti Riuniti di Assistenza e Beneficenza

    La trasformazione e il concentramento delle
    confraternite nel comune di Trevi (1913)

    Nota:

    Il regio commissario generale straordinario per le province dell’Umbria, Gioacchino Napoleone Pepoli, decretò con atto n.100 del 20 ottobre 1860 … lo scioglimento di tutti i pii istituti dalla esclusiva dipendenza di autorità o funzionari ecclesiastici. Istituì in ogni comune una Congregazione di Carità, cui era demandata l’amministrazione delle opere pie 1

    Con legge 3 giugno 1937 … furono soppresse le Congregazioni di carità e sostituite dagli Enti Comunali di Assistenza.2.

    Il 20/3/1940 … avvenne l’insediamento del consiglio di amministrazione degli Istituti riuniti di assistenza e beneficenza al quale era stata demandata l’amministrazione delle Opere pie.

    Con decreto del presidente della giunta regionale del 12/1/1983 gli IRAB ed annesse opere pie furono dichiarati estinti ed il patrimonio devoluto al Comune di Trevi .3. Alcuni immobili siti fuori dal comune di Trevi, furono incorporati dai comuni nei quali erano ubicati.

    L’opuscolo si compone di 22 fogli per complessive 44 pagine più tre allegati a doppia pagina contenenti tabelle, inseriti tra le pagg.34-35, 36-37 e 38-39. ll formato è di mm 203 x 308 e la giustezza di mm 113 x 199.

    I fogli sono cuciti in due fascicoli su cui è incollata in costa una copertina (brossura), mancante del foglio anteriore.

    Dopo la soppressione degli IRAB il fascicolo in questione con altri sette opuscoli minori furono recuperati quando erano già fuori sede e destinati al macero. Un dipendente in missione li sottrasse alla distruzione per depositarli nell’archivio comunale, che in quel tempo era imballato per il trasloco.

    Finalmente potranno ora (2020) tornare al loro posto.

    Testo completo in formato PDF

    203

    Note 1)SQUADRONI 1990, pag. 11 2) – ibidem, pag. 27

    3) – ibedem, pag.34

  • Chiesa dell’Eremita – Storia

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    TREVI – Chiesa dell’Eremita – Storia

    Chiesa di S. Croce in Val dell’Aquila

    itinerario giubilare

    o dell’Eremita

    Notizie storiche1

    Sull’alto versante orientale2 di una gola profonda e molto pittoresca, solcata da un fosso il cui nome basta ad evocare antiche tradizioni, il “fosso dell’Eremita”, sorgeva … un insediamento eremitico.
    Già nel 1177, in un privilegio di papa Alessandro III, con il quale confermava i possedimenti e le dipendenze dell’abbazia benedettina di Bovara, compare elencata anche questa chiesa silvestre e montana
    3. E continuava ad apparire anche nelle successive conferme ripetitive dei papi Celestino III, Innocenzo III, fino a quella di Onorio III del 1217, la sola ancora oggi conservata4.
    Si sa che una volta, nell’archivio abbaziale di Bovara si conservavano gli atti delle consegne ai monaci che abitavano l’eremo, relativamente agli anni 1258, 1264 e 1281: sempre con “la condizione che non si rinunciasse che ad esso monastero”
    5.
    Comunque, un raro documento, molto importante per il suo contenuto, ci è pure rimasto. Si tratta di una lettera, del 4 luglio 1275 indirizzata dal priore Giovanni e dai canonici del capitolo della cattedrale di Spoleto a Gentile monaco e priore dell’eremo della Valle dell’Aquila, in cui si dice: “Siccome per il religioso uomo don Eremita abate del monastero di S. Pietro di Bovara, della diocesi di Spoleto, con il consenso dei suoi fratelli e con la volontà dei chierici dell’eremo della Valle dell’Aquila sei stato eletto canonicamente e con la dovuta solennità priore di esso eremo, che ad esso monastero (di Bovara) appartiene “pleno iure”, secondo quanto vediamo contenuto in apposito strumento opportunamente stilato, ci chiedi di confermare la stessa elezione; noi, convinti della tua onestà e discrezione, la detta istituzione per te a noi presentata, presente e consenziente esso abate, diligentemente
    considerata e tenuto conto dei meriti della tua persona accettante tale carica, dal momento che ci spetta per essere vacante la sede [episcopale] spoletina, confermiamo l’amministrazione di esso priorato sia nello spirituale che nel temporale…”6.

    Il documento, si torna a ripetere, è importante, perché rivela innanzitutto la soggezione dell’abbazia di S. Pietro di Bovara al vescovo di Spoleto, poi per la sua articolazione, in questo e forse anche in altri insediamenti di vita eremitica, presso le diverse chiese della zona montana che ricadevano sotto la sua giurisdizione. Tale situazione ci fa anche capire tante altre ingerenze vescovili nella vita di alcuni cenobi della diocesi altrimenti incomprensibili, e che a volte potrebbero apparire azioni interessate oltreché arbitrarie.
    Certo, quest’eremo doveva essere di tipo assai diverso dagli altri sopra esaminati. In questo caso, eremo e cenobio appaiono uniti, integrati, in maniera tale che quasi si compenetrano. E questo non dovette essere un caso unico né raro.

    Trevi, Italy. Coste, Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila, le balze scoscese della gola.

    Le balze scoscese della gola

    Qualche altra notizia non manca. Il 12 Maggio 1345, il papa Clemente VI commise ai priori di S. Paolo “in Perellis” (in territorio montefalchese) e a quello di S. Croce in Valle dell’Aquila, nonché al guardiano dei frati Minori di Trevi, di giudicare in merito all’appello presentato dal capitolo del Duomo di Spoleto, il quale era stato recentemente condannato dal vicario per lo spirituale del rettore del ducato di Spoleto, a pagare certe misure di grano

    7

    . Nel 1384, lo abbiamo visto, insieme agli altri eremitori beneficiava di alcuni lasciti testamentari. Nel 1393, era censito tra le chiese della diocesi, per un imponibile di 130 lire

    8

    .
    Tali beni nel secolo XV, quando ormai l’abbazia di Bovara era in pieno disfacimento materiale e morale, venivano amministrati da un priore, da due canonici e da due prebendati secolari. Nel 1465, certo Liberato di Gregorio del signor Giovanni, definito “commenzale del papa”, riteneva il titolo di priore, quando insieme agli altri beneficiati rinunciò ai suoi diritti a seguito di un breve del papa Paolo II dallo stesso sembra sollecitato. Il papa, poi, nel 1469, cedette chiesa e beni alla istituita collegiata di S. Emiliano

    9

    , con l’obbligo però di garantirvi una messa al mese e, quel che più interessa, di mantenervi lì un eremita

    10

    .

    Trevi, Italy. Coste, Chiesa di S. Croce in Val dell'Aquila, resti dello spigolo di nordest.

    Resti dello spigolo di nordest

    Quando, il 10 dicembre 1571, il vescovo di Gaeta monsignor de Lunel visitò la chiesa, ne diede questa descrizione: ” posta in luogo molto remoto ed ombroso… che abita fra Deodato calabrese, terziario a quanto afferma egli stesso dell’ordine di S. Domenico; il quale vi sta da molti anni, vestendo un abito piuttosto “silvano”, senza alcun documento scritto, che il visitatore ordinò si ottenesse”. Ordinò ancora: ” che l’immagine del Crocifisso, rotta, si accomodasse, oppure venisse bruciata e le sue ceneri messe nel sacrario”

    11

    . Per fortuna si scelse la prima soluzione, per cui oggi tale cimelio si trova esposto nella chiesa di S. Emiliano in Trevi.

    La visita del vescovo Lascaris, del 1713, tanto preziosa per le notizie che riporta, dice ancora: “questa [chiesa] è antichissima, e di ignota origine… Di certo si sa che nel 1265 con i suoi proventi fu istituita collegiata rurale con un proprio priore e due canonici”; ma soprattutto ce la descrive: “Ha una struttura antichissima con due porte, un unico altare con l’immagine del Ss. Salvatore dipinta nel muro, del tutto spoglio. Del monastero antico ora restano le vestigia di certe stanze annesse, ad uso dell’eremita”

    12

    .

    Resta un paesaggio molto bello, ma desolato, con una vegetazione rada e stentata, di cui lo storico trevano settecentesco ci ha lasciato un suggestivo ricordo, per noi oggi quasi favoloso: “Stando annessa alla nominata balìa delle Coste la villa di Nasciano, tra il fosso di simil nome e il fosso dell’Eremita; una volta con molte abitazioni e famiglie… Fruttifera in ogni sorta di frutti e considerabile per la perenne fontana d’acqua viva. Nella guisa che era cognita anticamente per l’eremitorio e la chiesa di S. Croce esistente sopra il nominato fosso, cognominata della Valle dell’Aquila e della Eremita…”

    13

    . Quasi un piccolo paradiso terrestre perduto”

    Ritorna alla pagina CHIESE Ritorna alla pagina S.Croce in Val dell’Aquila

    Note

    1) S. Nessi, Dall’eremo al cenobio, insediamenti inediti nel territorio di Trevi, in Spoletium, Anno XXX, N. 33, 1988

    2)

    All’epoca i cui il Nessi pubblicò queste notizie ci fu indicato erroneamente un altro rudere ad una quota 100 m superiore a quello poi riscoperto, come accennato alla

    pagina precedente

    e documentato dalle foto qui pubblicate.

    3)

    Il doc. è citato spesso dal Natalucci,

    Historia universale … di Trevi,

    Todi, 1985, particolarmente a p. 410.

    4)

    Perugia, Arch di Stato,

    Pergamene di S. Pietro di Bovara

    , senza collocaz.

    5)

    Cfr. Natalucci,

    op. cit.,

    p. 156.

    6)

    Spoleto, Arch. Arcivesc.,

    Sassovivo

    , perg. 3297

    7)

    Spoleto, Arch. del Duomo, perg. 635; v. anche 638.

    8)

    L. Fausti, Le chiese della diocesi spoletina nel XIV secolo, in “Archivio per la storia ecclesiastica dell’Umbria”, 1 (1913), p. 173.

    9)

    pp. 410, 692.

    10)

    Visita Lascaris,

    II, p. 108r.

    11)

    Foligno, Bibl.com.,

    Visita di mons. de Lunel della diocesi di Spoleto,

    ms. F-54-4-101, c. 166v.

    12)

    Visita Lascaris

    ,

    cit.

    13)

    Natalucci,

    p. 410.

  • Teatro Clitunno -Video recenti

    Il teatro Clitunno Video recenti

    Il Teatro Clitunno

    La Filodrammatica e i gruppi

    Le memorie di un filodrammatico

    di Augusto Bartolini

    Premio Città di Trevi

    Teatro a Trevi: storia e tradizione

    Per l’acustica particolarmente felice il teatro Clitunno ?stato recentemente usato per registrazioni di brani musicali.

    Alcuni video sono reperibili on line.

    Barbara Bibi @ Teatro Clitunno Trevi – Mina – le mille bolleblu

    (Rimosso) .1

    Compagnia OZ Live @ Teatro Clitunno Trevi – Superstar (Jesus Christ Superstar)(Rimosso) .1

    Compagnia OZ Live @ Teatro Clitunno Trevi – Aquarius (Rimosso) .1

    Compagnia OZ Live @ Teatro Clitunno Trevi – The Gods Love Nubia (Rimosso) .1

    BARBARAeC – Canzoni d’amore – Ti Amero’

    concerto “noi siamo” con BEES+FLOWER

    BEES+FLOWER, Ensemble vocale femminile NOTA S?/a>

    Teatro a Trevi: storia e tradizione La Filodrammatica e i gruppi Le memorie di un filodrammatico di Augusto Bartolini Premio Città di Trevi

    106

    Note

    1)“Compagnia OZ Live @ Teatro …” L’account YouTube associato a questo video è stato chiuso a causa di ripetute notifiche di violazione del copyright di terze parti.

  • Teatro – storia e tradizioni

    Il teatro La Filodrammatica e i gruppi locali

    Il Teatro Clitunno

    Teatro a Trevi: storia e tradizione

    Le memorie di un filodrammatico

    di Augusto Bartolini

    Premio Città di Trevi

    Vari sono i gruppi teatrali che si sono costituiti negli anni e hanno dato spettacoli in Trevi.

    Il Bartolini d notizia di rappresentazioni teatrali in vari istituti religiosi, ma possiamo ragionevolmente supporre che organizzassero lavori teatrali anche in ambito parrocchiale, come del resto avveniva anche dopo la costruzione del Teatro.

    Comunque il nuovo teatro Clitunno stato determinante per la nascita e lo sviluppo di varie iniziative teatrali, ma esso ha favorito anche altre occasioni di aggregazione e di divertimento.

    Oltre alla filodrammatica Luigi Biagi di cui il Bartolini tratta ampiamente nelle sue Memorie, assurse a meritata fama anche l’altro gruppo ideato e condotto dai fratelli Bonaca, I Periferici.

    Sicuramente si costituirono e si esibirono altre formazioni, che lavorarono con altrettanto impegno anche se purtroppo non giunsero mai alla notorietà duratura.

    Una “Filodrammatica del Dopolavoro” nel 1935 mise in scena un lavoro, sotto la regia di Vincenzo Giuliani e la “direzione artistica” dell’immancabile Augusto Bartolini.
    Successivamente altri gruppi
    che sono riportati in altre pagine: il
    Gruppo Artistico Trevano, attivo nel 1945 e l’U.S.I., Unione Studenti Italiani, ove militarono praticamente gli stesi elementi.

    Ragazzi volenterosi e non meno bravi si esibirono in qualche spettacolo sporadico fino agli anni ’80


  • Teatro Clitunno

    Il teatro Clitunno

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    Teatro a Trevi: storia e tradizione

    La Filodrammatica e i gruppi

    Le memorie di un filodrammatico

    di Augusto Bartolini

    Premio Città di Trevi

    a due ordini di palchi con loggione. Dopo le ultime modifiche per essere adeguato alle norme sulla sicurezza, può ospitare 220 spettatori.

    Fu costruito nel 1875, con capitali forniti da privati, che così si assicuravano un palchetto ogni famiglia e dal Comune. La realizzazione dell’opera fu affidata all’architetto e costruttore Domenico Mollajoli, che già si era cimentato con successo in opere analoghe. Il magnifico sipario, firmato e datato 1877, è opera di Domenico Bruschi e rappresenta l’imperatore Caligola che offre sacrifici al dio Clitunno.
    Inaugurato nel 1877 con la rappresentazione di un’opera lirica, per un secolo è stato il centro delle attività culturali, ricreative e sociali.
    Nel 1932 venne riadattato in alcune sue parti per meglio rispondere alle nuove esigenze. Venne modificato il boccascena, furono costruiti in muratura i camerini e fu dotato di razionale impianto elettrico.

    Trevi, Italy. Teatro Clitunno, facciata.

    Facciata

    Planimetria del Teatro

    1

    Nel 1955, con leggere modifiche fu trasformato in cinema e di conseguenza, nel decennio successivo seguì il declino delle sale cinematografiche.

    Nel 1965 e 1966, ospitò alcune tra le maggiori personalità dello spettacolo per il conferimento del “

    Trevi, Italy. Teatro Clitunno, sipario. L'imperatore Caligola offre sacrifici al dio Clitunno.

    Sipario (foto 31/5/2011)

    Rilevato interamente dal Comune fu completamente restaurato negli anni 1987-1993 con i fondi FIO.

    Fu riaperto il 29/5/1993 (

    vedi Programma

    )

    Attualmente, con le rappresentazioni della stagione teatrale e varie altre manifestazioni (concerti, conferenze) viene usato 50-60 volte l’anno.

    vedi:


    Note

    1)

    Disegno gentilmente fornito dall’arch.

    Carlo Maria Saladini

    di Ascoli Piceno