Autore: Franco Spellani

  • Pio IX

    Pio IX Giovanni Maria Mastai Ferretti

    (in elaborazione)

    Lo stemma di Pio IX, come quello di

    Leone XIII

    , campeggia nell’abside della

    Chiesa di S. Emiliano

    dietro l’altar maggiore a lato

    dell’epigrafe commemorativa della ricostruzione.

    Già da quando era arcivescovo di Spoleto, il card. Mastai Ferretti ebbe contatti con Trevi, non sempre idilliaci.

    Da una lettera di Clemente Bartolini, conservata nell’archivio di famiglia, sappiamo che fu rumorosamente contestato in un suo intervento il giorno della festa di S. Emiliano del 1832. Gli animi erano esacerbati per gli strascichi dei moti del 1831 e impauriti per un forte terremoto che si era manifestato appena qualche giorno prima (13 gennaio 1832). Particolarmente risentito era il Bartolini che, per una sua troppo zelante adesione al nuovo governo durato poco più di un mese, dovette poi mettere in atto una fuga rocambolesca per sottrarsi ai gendarmi pontifici ed evitare l’arresto.

    Nel 1846, quando salì al soglio di Pietro, a Trevi furono fatti solenni festeggiamenti con luminarie. Tiberio Natalucci compose per l’occasione musiche stampate poi da Ricordi ed eseguite a Milano e in altre città. Un mese dopo proclamò un’amnistia che sollevò da preoccupazioni anche qualche trevano.

    Nel 1848 rimise la “posizione” di M.Luisa Prosperi alla S. Congregazione dei Riti compiendo il primo passo di un processo di beatificazione non ancora concluso.

    Francesco Francesconi, era di casa alla corte di Pio IX al punto che toccò a lui l’incombenza di consegnare al Pontefice “Le cinque piaghe della Chiesa” del Rosmini.

    Nel 1855, con un “breve” sanziona il trasferimento dei PP. Liguorini da S. Ansano di Spoleto al santuario della Madonna delle Lagrime

    Il 17/7/1856 emette la bolla per la ricostruzione della chiesa di S. Emiliano

    Il 25/1/1859 concede varie indulgenze alla Compagnia di S. Giuseppe, fondata e diretta dal pio sacerdote trevano don Ludovico Pieri.

    Trevi, Chiesa di s. Emiliano, Stemma di PioIX

    Trevi, Chiesa di s. Emiliano Stemma di PioIX

    (Foto 2003)

    667.19c

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    05X

    Note

  • Piazza Vittorio Emanuele

    Bovara di Trevi

    Chiesa di S. Pietro

    Discorso per l’inauguraziona del nuovo altare (1914)

    Nota: Rarissimo opuscolo contenente il discorso ufficiale in occasione dell’inaugurazione del nuovo altare nella chiesa di Bovara.
    L’oratore, Don Benedetto Fabrizi, parroco di Campello “Alto”, era molto noto per essere stato più volte supplente in Bovara e Lapigge, ove poi fu parroco.
    Particolarmente vicino alla sua gente di cui conosce i sentimenti e il linguaggio rivela comunque la sua inclinazione letteraria citando definizioni contenute nell’ode dedicata al vicino Clitunno per rintuzzare il massone Carducci. Nel finale del discorso richiama più volte la devozione dei bovaresi verso il Crocefisso che non si comprende completamente se non si ricordano i solenni festeggiamenti quinquennali, occasione per il temporaneo rientro di emigranti anche da oltre oceano.

    D. Benedetto Fabrizi

    PER LA

    SOLENNE INAUGURAZIONE

    DEL NUOVO ARTISTICO ALTARE

    NELLA CHIESA ABBAZIALE DI BOVARA (TREVI)

    18 MAGGIO 1914

    FOLIGNO

    Prem. Stb. Tip. G. Campi

    1914

    Eccellenza, miei fratelli,

    Non è possibile, assistere alla pia cerimonia che oggi qui ci raccoglie, senza sperimentare nell’anima una religiosa compiacenza, senza sentire spontanea e irresistibile sul labro una parola d’ammirazione e di encomio. Questa folla infatti che invade questo magnifico tempio, l’eletto stuolo di sacerdoti qui convenuti, la vostra augusta presenza, o Monsignore; tutto ciò forma uno spettacolo che profondamente commuove. E più intensa e più viva la commozione invade l’anima mia, suscitandosi in essa dolci ricordi, emozioni indicabili, rivolando il pensiero a quei giorni in cui io qui arrecai i novelli ardori del mio ministero, le trepide primizie del mio apostolato.

    Ma perché, dunque, questa festa? Perché questa gioia, questi canti? Perché questa magnifica solennità?…

    Ah! Onore a voi, piissimi Bovaresi, che oggi vedete finalmente realizzato il sogna di tanti anni, e siete felici di potere offrire al vostro SS. Crocefisso in segno di riconoscenza e di pietà profonda questo nuovo splendido altare, il dono più bello, il simbolo più augusto dell’omaggio che la creatura può tributare al suo Dio. Onore a voi che sapete sempre mostrarvi così generosi, così zelanti, quando si tratta del decoro della vostra bella chiesa, e della gloria del vostro Crocefisso. Oh, lasciate dunque, che io mi rallegri e mi commuova con voi per il magni[fi]co spettacolo di civiltà e di fede che oggi date luminosamente. Si, con la presente solennità voi oggi celebrate un duplice rito: una festa di arte, un trionfo di fede.

    ***

    Quando, fino a ieri, un visitatore intelligente, varcava la soglia ai questa chiesa, si sentiva come rapito innanzi alla maestosa semplicità, dei suoi archi e delle sue colonne, ma non appena spingeva lo sguardo in fondo, doveva con meraviglia constatare come quell’altare così squallido così povero fosse in troppo stridente contrasto con 1’armonie architettoniche della vetusta chiesa [ab]baziale ed era costretto ad esclamare: peccato che questa chiesa non abbia un altare

    degno di lei. E voi, o Bovaresi, ascoltavate con secreto rincrescimento la giusta osservazione, ma giuraste in cuor vostro di non volerla più oltre sentire.

    Ed ecco, che non appena il vostro indefesso parroco — a cui va data la maggior parte di onore e di merito in quest’opera — raccogliendo anche il vivo desiderio dei suoi predecessori, lanciò a voi l’appello per l’erezione del nuovo altare, voi con slancio e compattezza non nuovi, è vero, ma sempre mirabili, rispondeste, plaudenti, al suo invito. Ed allora con rapidità prodigiosa, il nuovo altare fu disegnato, fu costruito, fu adornato, fu benedetto, fu consacrato ed oggi su di esso, umido ancora delle aspersioni e delle unzioni che l’hanno santificato si celebra per la prima volta, l’incruento sacrificio della redenzione.

    E così, o Bovaresi, voi avete ormai tutto ciò che può lusingare il vostro nobile orgoglio di cristiani e di paesani; Avete il vostro bel campanile che agile ed elegante si slancia verso il cielo come un indice eretto che vi addita la patria; avete il concerto meraviglioso delle vostre campane, che diffondono le loro armonie lontano lontano, ai campi, ai clivi di quest’Umbria incantata, suscitando negli uomini e nelle cose brividi di gioconda letizia: avete il nuovo fonte della rigenerazione dove i vostri figli divengono figlioli di Dio ed eredi del paradiso, avete questa bella chiesa, poema immortale di fede e di storia, avete soprattutto quella divina taumaturga imagine di Gesù Crocefisso, che forma la vostra gloria più grande: vi mancava soltanto l’ornamento più bello del tempio, o meglio ciò che rappresenta il tempio tutto intero, vi mancava un altare che fosse in piena armonia in questo ambiente di pietà e di arte, ed ecco che il nuovo altare è sorto, bello, raggiante di lumi, profumato d’incensi, degna e stupenda corona a tanta gloria di monumenti e di ricordi. Onore dunque a voi, o Bovaresi — io voglio gridarlo ancora un’altra volta — onore a voi che avete saputo preparare questa festa di civiltà e di arte.

    Io penso, però, che la maggior parte di voi non sarebbe oggi qui raccolta per una semplice festa di arte, se questa solennità non avesse anche un profondo significato religioso, e considerata sotto questo aspetto io dico che questa festa è un trionfo di fede. Se io domandassi oggi a ciascuno di voi: perché s’è costruito questo nuovo altare, voi tutti con lo stesso grido risponderete: in onore del nostro SS. Crocefisso. Ecco, dunque, il vero, il santo, il profondo motivo di questa solennità: l’omaggio e la gloria a Gesù Crocefisso, e questo è ciò che propriamente vi rende nobili, ammirabili, o Bovaresi.

    In questi tempi, in cui una raffica d’empietà e di guerra feroce a Cristo imperversa dovunque con un crescendo spaventevole, è oltremodo commovente, ed encomiabile lo spettacolo di un popolo, che in un sol cuore si unisce per edificare a Cristo un monumento di pietà e di devozione.

    Ed oh! quale storia di sacrifici e di stenti potrebbero narrare le pietre di quell’altare. Là v’è l’obolo sonante e fastoso del ricco, ma v’è sopra la

    sudata moneta del povero operaio, della vedova, del fanciullo, i quali si sono sentiti felici di dare la loro modesta, ma generosa offerta. E fu senza dubbio, ispirato pensiero quello di raccogliere i nomi degli oblatori, e deperii sotto la pietra d? quell’altare, accanto alle reliquie dei santi, affinché si abbiano perenne la benedizione di Dio, e l’ammirazione devota dei posteri. E quando, o miei fra¬telli, la sventura, le passioni o la malvagità’ degli uomini tenteranno di oppri¬mervi e quasi di Stritolarvi, non temete, ma ricordatevi che il vostro nome è

    sotto lo sguardo e la protezione di Gesù Crocefisso, ed un raggio di nuova speranza tornerà a brillare nelle anime vostre.

    Trionfo di fede, è questa solennità, celebrata qui ove, un giorno si offriva incenso a numi bugiardi, qui dove erravano ai roridi pascoli i bei giovenchi che fatti candidi nei lavacri purissimi del fiume Clitunno, s’inviavano, coronati di mirto, vittime gloriose agli dei della grande Roma. Ma sparvero gl’itali iddii crollarono i loro delubri, e sulle rovine di quella religione e di quella civiltà si innalzò vittrice la croce del Nazareno, che l’onda di venti secoli non ha pur anco scossa, né scuoterà giammai. E sotto lo sguardo di questi archi e di queste colonne, che videro forse le abominazioni di quei riti, oggi qui si rinnuova, un episodio modesto, ma altamente significante, dei trionfi del Cristo re immortale dei secoli …

    Affinchè, però, o miei fratelli, questa vostra solennità non sia semplicemente l’eco di un suono che si perda co! tramonto di essa, è necessario raccogliere il mistico significato che l’altare deve avere per ogni anima cristiana. L’altare visi¬bile, dev’essere simbolo dell’altare spirituale che ognuno di noi deve erigere nel proprio cuore. E come voi voleste quell’altare dedicato a Gesù Crocefisso, cosi nei vostri cuori innalzate un mistico altare in cui Gesù trovi il suo trono di amore. Al Crocefisso non rinnoviamo le battiture crudeli, non le derisioni e gli oltraggi; a Gesù assetato del nostro amore non offriamo fiele ed aceto, ma con Maria e con Giovanni confortiamolo compensandolo di tanti oltraggi che riceve dai suoi nemici, con la penitente di Magdala versiamo amare lacrime sui nostri peccati, col buon ladrone preghiamolo che ci salvi. Sempre così, o Bovaresi, amate il vostro SS. Crocefisso; Egli è stato sempre la, vostra più sicura difesa, e lo sarà ancora nell’avvenire, se voi saprete meritarlo. Tutti i paesi lontani e vicini, v’invidiano questo divino tesoro, ebbene, non ve ne rendete indegni, e conser¬vate in mezzo a voi, intemerata e viva, la fede dei padri vostri.

    Così il ricordo di questo giorno resterà indelebile nei nostri cuori, e tutti potremo sperimentare l’abbondanza delle celesti benedizioni che da quell’altare si diffonderanno su noi tutti. Oh! sì, che tutti quelli che si avvicineranno a quell’altare, che lo toccheranno, che lo baderanno, che l’abbraccieranno, abbiano lo slancio di quella devozione che attirava il santo re David verso i tabernacoli di

    Dio; e tutti coloro che comprendono e gustano le delizie dell’altare, ne partano con frutti abbondanti di santità, e dì virtù. O Gesù, o miracoloso Crocefisso di Bovara, guarda oggi questo popolo che prostrato a’ tuoi piedi, ti offre con l’omaggio del cuore il nuovo altare che per te ha edificato. Gradisci, o Signore questa offerta, che innanzi a tutti altamente proclama ancora una volta quanto ti voglia bene, e quanta fiducia riponga in te questo devoto popolo. O Crocefisso santo, ascolta la preghiera che io sento nel cuore, e che t’innalzo per questo popolo ch’è tua eredità. Vedi come esso è orgoglioso di te, come si commuove per te, come ti festeggia. Esso ti ama, ti sente nella sua coscienza, nelle sue speranze incrollabili. Ebbene tu continua ad amarlo, a proteggerlo, e spargi le tue benedizioni, su di esso, sulle sue famiglie, sulle sue campagne. Apri, o bel Crocefisso, apri le braccia, e stringilo in un amplesso sfavillante di potenza e di amore. Sempre così ti senta la tua Bovara, affinché mai dal suo labbro cada l’eterno cantico della speranza e dell’amore; in te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai salvati: in te speraverunt patres nostri, speraverunt et liberasti eos.

    Campello superiore, 10 Maggio 1914.

    D. BENEDETTO FABRIZI.

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  • Dicono di noi

    Museo di S. Francesco

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    Alcuni video

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    204

  • Festa per i trevani di Roma

    Trevi – Feste, Cerimonie e Spettacoli d’altri tempi

    Festeggiamenti in onore dei trevani residenti fuori Trevi
    3 ottobre 1948

    Chi c’era

    Pergamena Ricordo disegnata da Temistocle Pattofatto

    Associazione fra i Trevani residenti a Roma

    Nel ricordo della loro città

    gemma della mistica Umbria

    i Trevani residenti in Roma,

    rivivendo tra i propri concittadini

    indimenticabili ore affidano al sindaco

    e alla Amministrazione Comunale

    questo atto di omaggio e di ringraziamento.

    Roma, 3 ottobre 1948. Il Presidente P(ancrazio) Zappelli

    Particolare della pergamena

    Al centro, immediatamente sotto il testo

    : D(on) Zappelli Oreste, David Marianucci, Nanni Luigi

    Colonna a sinistra

    : Simone Prosperi, Filippo Arredi, Monte Giamboni, Teresa Giamboni, Pattofatto Elisa, Liliana De Carolis, Cedroni Alfonso, Mattei Manlio, Scaringi Antonio, Teodoro Riccardi, Teodrica Riccardi, Proietti Giuseppe, Giulio Perziani, Giuseppe Baiocco, Dante Falchetti, Fantauzzi (?) Umberto, Falchetti Antonio, Filippo Mattonelli, Solvi Giulio, Muzzi Cleto, Proietti Ottavio

    in verticale

    : Pattofatto Temistocle

    Colonna centrale

    :

    Riccardi …., Zappelli Oliviero, Massaccesi Ponziano, Baiocco Sebastiano, Gaudenzi …., De Angelis Giuseppe, Maria Maiucchi, ….. .…, Valenti Bernardino, Battistini Italo, Silvestro Marianucci, Bianchetti Bianca, ….. Arturo, Maiucchi Fausto, ….. .…, Barbini Domenico, Brizi Domenico, Cesqui Virgilio, Belli Mario, Corradini Athos(?)

    Colonna di destra

    P(ancrazio) Zappelli [il Presidente], Bianconi Italo, Bianconi Vanda, Giancarlo Bianconi, Magrani(?) Assunta, Baiocco Caterina, Maiucchi Emilia(?), Maiucchi Gilda, Maiucchi Mario, Maiucchi Clara, Maiucchi Alberto, Maiucchi Valerio, Maiucchi ….., Maiucchi Flaminio, Maiucchi M. Eugenia, Maiucchi Alfredo, Riccardi Riccardo, Centurini(?) Paolo, Angelo Bonilli.

    Aggiunti a destra

    Antonio Belli, Lambrcco ….., Goliardo Mancia

    Il sindaco: Gino Paglioni

    Le foto>>>

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    198

  • Festa Crocefisso 2010 – Bovara

    FESTA DEL SS. CROCEFISSO

    8 – 16 Maggio 2010

    BOVARA DI TREVI

    giornoProgramma religioso Programma civile
    Sabato 8 ore 21.00 – Esposizione SS. Crocefisso Riflessione di P. Giulio Mancini predicatore del triduo
    Domenica 9 ore 8.30 – S. Messa ore 11.00 – S. Messa ore 21.30 – Spettacolo dialettale “Cenerentola”
    Lunedi 10 ore 16.00 – Esposizione SS. Sacramento e Adorazione Eucaristica ore 18.15 – S. Rosario e S. Messa ore 21.00 – Esibizione Gruppi Rock
    Martedi 11 ore 16.00 – Esposizione SS. Sacramento e Adorazione Eucaristica ore 18.15 – S. Rosario e S. Messa ore 21.00 – Giochi popolari Canti popolari
    Mercoledi 12 ore 16.00 – Esposizione SS. Sacramento e Adorazione Eucaristica ore 18.15 – S. Rosario e S. Messa ore 21.00 – Karaoke, Gara di briscola
    Giovedi 13 ore 18.15 – S. Rosario e S. Messacon omelia di P. Giulio Mancini ore 21.00 – Spettacolo all’aperto Compagnia Butterfly
    Venerdi 14 ore 18.15 – S. Rosario e S. Messa con omelia di P. Giulio Mancini ore 21.30 – Spettacolo dialettale “Martina la zitella”
    Sabato 15 ore 18.15 – S. Rosario e S. Messacon omelia di P. Giulio Mancini ore 16.30 – Partita di calcio femminile ore 21.00 – Varietà, Gara di briscola
    Domenica 16 ore 8.30 – S. Messa ore 11.00 – S. Messa Solenne accompagnata dal Coro Parrocchiale ore 18.00 – Solenne Processione con l’immagine del SS. Crocefisso, da Bovara a Lapigge e ritorno La Banda musicale di Spello accompagnerà la Processione e al termine suonerà piacevoli brani del proprio repertorio ore 21.00 – Porchetta
    ore 21.30 –
    Spettacolo musicale “Cimarelli’s Band” FUOCHI D’ARTIFICIO
    al termine della serata In caso di pioggia le attività programmate
    avranno luogo al coperto

    Tutte le sere presso la “Casa della Gioventù”

    sarà aperta la Birreria e la Pesca di Beneficenza

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    Foto della PROCESSIONE

  • I terremoti locali

    I terremoti locali

    Tutto l’Appennino centrrale è interessato da attività sismica e nelle località che vi insistono ci si è adattati da secoli a convivere con terremoti ricorrenti. Tutte le vecchie costruzioni di Trevi ne recano le tracce.
    Fino al XVIII secolo si rinforzavano i muri danneggiati con degli “speroni”, in alcuni dei quali sono stati inseriti mattoni a vista con incisa la data di costruzione. Dall’800 invece vengono poste in opera “catene “ o “chiavi”, che collegano le opposte facciate dell’edificio, consistenti in barre di acciaio (più anticamente erano in ferro soltanto le parti estreme, aggrappate alle travi di legno) con l’anello terminale, che fuoriesce dalla parete esterna, in cui è assicurato il “capochiave”. I più vecchi capochiave sono paletti di ferro forzati con un cuneo che per effeto delle eventuali deformazioni dello stabile scorre sempre più in basso, aumentando l’effetto di contenimento. L’evoluzione del sistema di ancoraggio e tensionamento della catena (generalmente un tondino di acciaio di diametro non inferiore a 25 mm) propende per l’impiego di bulloni su filettatura alle estremità o all’interno con tenditori a canaula. Dopo i terremoti del 1997-98 praticamente tutti gli edifici del comune sono stati “messi in sicurezza” con interventi sistematici che si sono protratti per quindici anni.

    Si riporta di seguito la cronologia degli eventi sismici che hanno interessato Trevi, riprendendo i dati che Carlo Zenobi aveva raccolto nella sua Storia di Trevi 1746-1946, desunti principalmente dallo studio fondamentale di Pier Francesco Corradi, pubblicato dal prof. Taramelli nel 1896 e altri documenti di archivio. Anno 365, luglio 21 – «Terremoto inaudito. A quest’epoca si riporta la prima devastazione della Lucana Treviensis, ed in genere al tempo di Giuliano Apostata e Valente, anni 361-368. Non sembrando che la persecuzione di Giuliano possa aver devastato la città, può supporsi che la rovina avvenisse appunto pel terribile terremoto del 365 sopra accennato». (Natalucci, Tiberio. Indicazioni Storiche e memorie, 1858, ms. in casa Natalucci) (Zenobi 1987, pag. 27). Anno 444 – Altro terribile terremoto, al quale si attribuisce la riduzione delle acque del fiume Clitunno (Zenobi 1987, pag. 27). 1496 – Terremoto forte anche a Trevi, ma senza danni (Dagli Annali del Mugnoni) (Zenobi 1987, pag. 27). 1592 -(Archivio delle 3 chiavi, n. 518) «A dì 24 di novembre 1592 il martedì sera a tre hore di notte vicino alle quattro la vigilia di S. Catherina, essendo il padre don Gio. Battista da Verona proposto del monastero di S. Maria delle Lagrime, et il padre don Celso da Verona et io Raffaello da Savignano insieme a tavola nel refettorio, venne un terremoto tanto grande che fece crepare le muraglie di detto Monastero. Creporono tutte le volte della chiesa e del convento e cascorono tanti calcinacci che in tutto passariano due some; et anco creporono le pietre di marmo sopra le porte della: chiesa, e sopra l’occhio grande della chiesa sopra la porta caderono molte pietre cotte; di più seguitò la notte detto terremoto tirando da 50 volte et più, ma non con tanto empito perché avrebbe gittato a terra ogni fabbrica; di più detto terremoto gittò a terra in Trevi una casa intera dove fu trovato un giovine sotto cinque solari et fu trovato vìvo senza male alcuno: itera nota come la comunità di Trevio fece comandare la festa di S. Catherina. Item seguì detto terremoto per molti giorni, dove fu necessario dormire fuori di casa per molte notti non essendo sicura la casa. Fu anco necessario dormire nella stalla in terra, perché non si trovava luogo più sicuro. Fu in questa terra per questa causa fatta l’orazione delle quaranta hora, et bisognò andare don Celso et io alle processioni insieme con frate Vincenzio da Vincenzia [Valenti, Madonna delle lacrime, Pag. 81 riporta “Vicenza”] che portava la croce. A san Pietro in Bovaia fu fatto gran danno et essi padri vi furono alle processioni». Anche Durastante Natalucci parla di questi terremoti, ma li dice avvenuti nel 1590. Che sì tratti degli stessi terremoti si arguisce facilmente dalla circostanza del giorno in cui ebbero inizio e dalla caduta di una casa fra le cui rovine fu trovato illeso un giovane.1. Il Corradi attribuisce maggior fede al documento citato perché scritto da persona presente al fatto. (Zenobi 1987, pag. 27). 1689-90 – Durastante Natalucci parla di questi terremoti che incussero gran timore, ma non arrecarono danni. Se ne parla anche in un breve di papa Innocenze XI del 13 maggio 1689, con il quale si concessero ai trevani alcune indulgenze e dove si leggono fra le altre le parole seguenti: «Exponi nobis nuper fecerunt dilecti filii Universitas Terrae Trevi spoletan. dioc. illiusque territorii incolae quod ipsi novissime a frequentibus terrae motibus ita afflicti fuerunt, ut maxima inde Universitari et hominibus praefatis ac territorii Incolis damna et angustiae provenerint et adhuc proveniant». («Recentemente ci hanno fatto presente i diletti figli della comunità e territorio di Trevi, Diocesi di Spoleto, di essere stati ultimamente afflitti da frequenti terremotii e che hanno riportato e riportano ancora, danni e angustie»). Come si vede in questo documento, i terremoti arrecarono danni, mentre Durastante Natalucci li esclude» A spiegare ciò il Corradi suppone che il Natalucci intenda parlare della sola città, mentre i danni riportati nel breve siano accaduti, come in altri terremoti, nella parte bassa del territorio. Questi terremoti non furono circoscritti soltanto alla Valle Umbra, ma furono foltissimi e disastrosi in Romagna e nelle Marche (Mercalli) (Zenobi 1987, pag. 29). 1703 – In un memoriale, che trovasi allegato al verbale del consiglio generale del 9 dicembre 1703, si dice essere state le scosse «orribilissime e ruinose», in particolare la prima del 14 gennaio e si chiede che siano stabilite alcune devozioni da rinnovarsi negli anniversari «di quella ora che forse doveva essere l’ultima di nostra vita et irreparabile precipizio di tutta la terra di Trevi e territorio come seguì in altri luoghi». Nell’atto consiliare si dice che la detta scossa avvenne alle ore P/2 di notte. Durastante Natalucci riporta che a Trevi questi terremoti furono terribilissimi, ma i danni non ingenti, e che le acque del Clitunno diminuirono, arguendo ciò dal numero maggiore delle macine del molino che prima potevano essere messe in moto simultaneamente. Nell’articolo sulla città di Trevi inserito nel Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica del Moroni si legge che la facciata principale della chiesa della Madonna delle Lagrime si dovette alquanto abbassare a seguito dei terremoti di cui sopra.
    Antonio Rutili Gentili, nell’opuscolo «Nuove riflessioni sulle cause naturali dei terremoti di Foligno», dice che il terremoto del 1703 «che percosse le città quasi tutte dell’Umbria, fu il famoso terremoto di Norcia che distrusse interamente quella città». Epicentro infatti fu Norcia. Il Mercalli (Catalogo, pag. 297) raccoglie le notizie di questo forte terremoto dell’Italia centrale avvenuto il 14 gennaio alle ore 2 di notte e ripetutosi il 16 a Roma, il 18 negli Abruzzi e nell’alta Italia, ed il 20 a Guastalla e Verona, con franamenti presso il lago di Garda. Il 2 febbraio con violenza ancora maggiore, due scosse in Roma aprirono le volte della Basilica Vaticana, causando però pochi danni in città. Fu disastroso nell’appennino centrale: ne patirono Spoleto, Camerino, Narni, Terni, Loreto, Chieti, e specialmente i dintorni di Leonessa, Cittaducale, Aquila, Cascia e soprattutto, come già detto, Norcia. Il papa esonerò per anni cinque dalle pubbliche imposte le città più colpite. Si parlò di 15. 000 vittime. Il giorno 3 febbraio, alle ore 20, 45 si replicò una scossa, ancora fortissima, a Roma, per la quale rovinarono tre archi del secondo recinto del Colosseo. Le scosse si ripeterono frequenti sino al giorno 25 e furono sentite nei dintorni di Gubbio, Spoleto, Perugia e San Marino. Continuarono le scosse frequenti nel marzo. Sembrerebbe che Trevi, non ne abbia però molto risentito (Zenobi 1987, pag. 29). 1730 – Durastante e Tiberio Natalucci ricordano il terremoto riportato a quest’anno nel Catalogo Mercalli ed il cui centro sembra che, al pari dei precedenti, fosse Norcia, che restò ancora una volta quasi completamente di strutta. Anche in questa circostanza Trevi ebbe poco a soffrire (Zenobi 1987, pag. 29). 1741-47 – I terremoti di questi anni furono sentiti anche a Trevi, ma senza danni, mentre afflissero altre città dell’Umbria e delle Marche. A favore dei danneggiati il papa Benedetto XIV elargì centomila scudi (Zenobi 1987, pag. 30). 1752-53 – «Tanto che continuando i detti terremoti resta proibito per anni tre di far le mascare ed altre cose carnevalesche. Si seguitano a fare delle divozioni. Si elegge per una tal causa S. Francesco Solano e si stabilisce di far suonare le campane del pubblico e delle chiese in memoria che Trevi non restò subbissato circa un’ora e mezza della notte, ad onore dei sette martiri di S. Emiliano, come il tutto nei libri delle riformanze al detto anno; restando ancora ottenuta la indulgenza del giubileo dal papa e dati anche l’esercjzi spirituali, come alle memorie pubbliche in communità di Trevi» (Historia del Natalucci: aggiunte successive.) Dunque paura tanta, ma fortunatamente niente danni di rilievo. Il Catalogo Mercalli registra queste scosse. Negli anni successivi non si ebbero più scosse e le feste carnevalesche furono riprese nel 1756. È logico pensare che la proibizione delle manifestazioni carnevalesche in tali frangenti era dovuta, oltre che a motivi religiosi di propiziazione, anche per evitare assembramenti, specialmente in luoghi chiusi (Zenobi 1987, pag. 30). 1767 – Dai verbali della visita pastorale si ha notizia che un terremoto del 1767 danneggiò l’antica chiesa della frazione di S. Lorenzo. Di questo terremoto non si ha altra notizia (Zenobi 1987, pag. 30). 1791 – II terremoto avvenuto l’11 ottobre produsse alcuni danni ai molini della Faustana (allora di proprietà del comune di Trevi) (Zenobi 1987, pag. 30). 1832, 13 gennaio: Foltissimo terremoto che coinvolse tutta la valle umbra ed anche Trevi riportò molti danni, come meglio apprendesi nella relazione che segue:
    «Per le scosse del 13 gennaio presso Cantagalli, nella parte più depressa della valle umbra, si formarono nel suolo molte screpolature e si aprirono in alcuni luoghi fori rotondi. Presso Cannara si alzò improvviso il livello dell’acqua in due pozzi. Qualche giorno prima del 13 si erano sentiti rumori sotterranei. Questo terremoto si estese per circa 30 miglia verso gli Appennini e 100 miglia verso le inferiori Maremme. Si sentì debolmente l’ondulazione a Roma e a Parma. I paesi posti nella pianura soffrirono maggiori danni di quelli che si trovano sulle colline, benché distanti poche miglia da quella. Si paragoni, per esempio, Trevi con Bevagna: confrontando gli «incassi e spese fatti in soccorso degli abitanti della provincia di Spoleto percossi dal terremoto del 13 gennaio 1832» risulta che da quell’epoca a tutto agosto 1832 per Bevagna erano stati spesi scudi 8347 per restaurare 125 case ed occorrevano ancora 6000 scudi per restaurarne altre 120; e che per Trevi erano stati spesi 2707 scudi per restaurare 90 case ed occorrevano ancora scudi 500 per altre 41 case. Il danno dunque per Bevagna superò di scudi 11.140 ed il numero delle case danneggiate di 114 quello di Trevi, sebbene Bevagna abbia un territorio meno esteso ed un minor numero di case». Secondo i calcoli fatti dall’ing. Sabbatino Stocchi di Trevi, il numero delle case nel territorio di Trevi era allora di 1172, e di esse, dopo i terremoti, 48 minacciavano rovina, 72 erano del tutto inabitabili, 172 abitabili in parte, 579 avevano lesioni leggere, e 301 erano abitabili; e tutto il danno ascendeva a scudi 52143. 96. «Questa somma considerata da sola non è piccola; ma sembrerebbe assai tenue se fosse posta a confronto coi danni toccati ad altri paesi»Le scosse replicarono più o meno fortemente fino al 15 marzo e furono rovinose, specialmente due, avvenute alle 2 e alle 5 pomeridiane del 13. Tutti questi ripetuti scuotimenti fecero cadere gran parte della basilica di S. Maria gli Angeli ad Assisi (Zenobi 1987, pag. 30 e seg.).
    I danni effettivi (per il territorio di Trevi) ammontarono a scudi 25.000 (!) contro i soli 7500 avuti in sussidio. Numerose furono le demolizioni che fu necessaario operare; numerosissime puntellature; molti i permessidi occupazione di suolo pubblico per gli speroni di sostegno (… che ancor oggipossiamo osservare). Furono danneggiati (sia pure non gravemente) anche il palazzo comunale, , la caserma delle guardie di polizia, la chiesa della Madonna delle Lagrime e fabbricati annessi e il palazzo Lucarini. Il collegio omonimo venne trasportato provvisoriamente nel palazzzo Valenti di via S. Francesco (Venturini) L’illluminazione pubblica, in così triste frangente, venne protratta sino all’aurora (Rif. 12 aprile 1832) (Zenobi 1987, pag. 164). 1854, 11 e 12 febbraio: Forti scosse di terremoto tra Perugia e Foligno. Molti danni in Assisi; Bastia molto rovinata. Altre scosse si sentirono alla metà di maggio. A Trevi le scosse si sentirono con discreta intensità, ma non vi furono danni (Zenobi 1987, pag. 31). 1859, 22 agosto: Terremoti gravi a Norcia e territorio: 106 morti e 80 feriti. A Trevi si sentirono con poca intensità (Zenobi 1987, pag. 31). 1873, mese di marzo – II terremoto nell’Italia centrale colpì molte zone, tra le quali Spoleto. A Trevi si sentì forte, ma non si registrarono danni (Zenobi 1987, pag. 31). 1878-81 – Nei giorni 15 e 16 settembre 1878 vi furono in Umbria violente scosse, alle quali ne tennero dietro altre frequenti ma leggere, che durarono fin verso la metà di novembre dello stesso anno. Dopo quell’epoca si è sentito di tempo in tempo qualche piccolo terremoto, e si può dire che la terra non è stata lungamente in riposo fino al marzo 1881, in cui le scosse cominciarono ad essere più frequenti. Nel giorno 11 marzo e nella notte fra l’11 e il 12 furono quasi continue e quattro di esse fortissime. Quindi tornarono a decrescere; ma ancora di quando in quando andarono ripetendosi, però con debole intensità sino ai primi giorni dell’agosto 1881.
    Esaminando i danni cagionati dalle scosse del 1878, il prof. Corradi rilevò «come sia stata molto diversa la loro efficacia nelle varie qualità dei terreni. Infatti a Trevi, che riposa sopra compattissima roccia calcarea, si riaprì soltanto qualche vecchia spaccatura nei muri degli edifici ed alcune case quasi crollanti poco o nulla furono danneggiate; mentre nella pianura sottostante a Trevi, formata da terreni di trasporto di fortissimo spessore, le fabbriche anche le migliori, furono sconquassate. Ciò avvenne anche nel terremoto 1831-32 ed in altri terremoti.
    I terremoti del marzo 1881, quantunque forti come quelli del 1878, tuttavia causarono leggerissimi guasti tanto in città come in campagna. Nel tempo che le scosse si succedevano più frequenti, i cani ed altri animali si mostrarono continuamente agitati. Si videro persino saltare e correre come impazziti cavalli, asini e muli. La temperatura era molto elevata e l’aria soffocante. L’ago del galvanometro dell’ufficio postale di Trevi si agitava. Anche il giorno 8 agosto in cui fu sentita una scossa leggera, si notò che l’aria fino al giorno innanzi era soffocante e caliginosa». Il prof. Corradi fa notare che le scosse del 1878 e 1881 ebbero il loro centro nella valle umbra fra Trevi e Montefalco (Zenobi 1987, pag. 32). 1882, 12 aprile – Verso le ore 17 due leggere scosse. La temperatura era molto bassa. Il 3 maggio altre tre leggere scosse: ciclo caliginoso e aria soffocante. La mattina del 26, fra le 4 e le 6, tre scosse: una piuttosto forte. La sera del 18 dicembre, poco dopo le 22, 30, due scosse di discreta intensità. L’aria era quieta e la temperatura mite (Zenobi 1987, pag. 32). 1884, 9 maggio – leggera scossa. 15 agosto: due leggere scosse di terremoto ondulatorio alle ore 20, 30 e 20, 45 (Zenobi 1987, pag. 32). 1885, 28 febbraio. -Scossa di leggera intensità alle ore 22,13. Cielo caliginoso e temperatura piuttosto bassa. Il terremoto fu ondulatorio (Zenobi 1987, pag. 33). 1892-94 – Tralasciamo di annotare le scosse di leggera intensità. Segnaliamo quelle del 12 febbraio 1892 e del 1 gennaio 1894 che per la loro durata misero alquanto in allarme, ma non procurarono alcun danno (Zenobi 1987, pag. 33). 1905, 9 dicembre, ore 16, 30: violenta scossa di terremoto ondulatorio: molta paura, ma niente danni. Abbiamo appreso la notizia da «La torre di Trevi» (Zenobi 1987, pag. 33). 1965 – Per completezza non possiamo passare sotto silenzio le molte e non leggere scosse del maggio 1965, senza notevoli danni.2, ma che misero a dura prova i trevani.
    Non abbiamo notizia di altri terremoti.
    Ci troviamo in zona sismica? Per la risposta riportiamo quanto abbiamo trovato in «Campagne umbre» del Desplanques: «II Lias inferiore è caratterizzato da un calcare bianco dolomitico … È una roccia dura e rigida … sottoposta a ripetuti movimenti tettonici … forma la collina ove sorge Trevi». «L’Umbria è tra le regioni più travagliate della penisola. La tabella della frequenza delle scosse, compilata dal Cavasino per il periodo 1891-1930 è significativa a tal riguardo: Umbria 1727 – Abruzzo 1110 – Calabria 1096. (Sicilia 3733 — Sardegna 4)» (Zenobi 1987, pag. 33).

    Di seguito alle notizie raccolte da C. Zenobi, si segnalano gli ultimi eventi interessanti Trevi. 1997, 12 maggio: Massa Martana. 1997, 26 settembre: Cesi e Annifo. Varie scosse fino a giugno 1998. Sono state seriamente danneggiati tutti gli edifici costruiti prima degli ultimi trent’anni, eccetto quelli oggetto di interventi di trasformazione e di consolidamento più recenti. Nessun crollo ma inabitabilità per moltissimi stabili. La ricostruzione si è protratta oltre il primo decennio del secolo. 2016, 24 agosto: Accumoli e Amatrice. A Trevi non si sono registrati danni visibili negli edifici (praticamente la totalità) oggetto di interventi dopo il 1997. 2016, 26 ottobre: Norcia. Leggerissime fessure negli intonaci denotano l’accumulo degli effetti delle sollecitazioni: Nella Chiesa della Madonna delle Lagrime ha ceduto il tirante che assicurava la pareti della navata maggiore, prontamente sostituito, senza visibili danni all’edificio. 2018 varie scosse con epicentro in alcune località della Valle del Clitunno.

    … e, almeno per ora, speriamo che basti!

    Note

    1) Si tratta di Ortenzo Origo (o Urigo, o Urighi), di nobile famiglia trevana. Ne dà notizia il maestro e poeta Andrea Vitellozzi. La strorfa che descrive l’evento è riportata anche nella pagina dedicata ad un convegno del 2013 su Santa Caterina

    2) L’ammirevole ottimismo che favorì la longevità di Carlo Zenobi, gli fa dimenticare che, sebbene i crolli interessarono soltanto qualche comignolo già malfermo, moltissimi edifici necessitarono di radicali interventi di consolidamento e rifacimenti.

  • Bovara di Trevi. Festa quinquennale del SS.mo Crocigfisso 2015

    Bovara di Trevi

    Festa del Ss.mo Crocifisso

    9 – 17 Maggio 2015

    Il Crocefisso di Bovara (particolare)

    Programma religioso

    9 maggio ore 21 .- Solenne ostensione del Crocifisso con la presenza dell’arcivescovo mons. Renato Boccardo.

    10 maggio ore 18 – S. Messa

    11-12-13 maggio

    Ore 16,30 esposizione del ss Sacramento

    Ore 17,30 s. Rosario

    Ore 18.s. Messa

    Triduo

    17,30 S. Rosario

    18 S. Messa

    14 maggio: animato dalla parrocchia di Cannaiola

    15 maggio: animato dalla parrocchia di S. Maria in Valle

    16 maggio: animato dai bambini e ragazzi del catechismo

    17 maggio

    Ore 8.30 – s. Messa

    Ore 11 – s. Messa

    Ore 16. processions al Santuario della madonna delle Lacrime

    Programma civile

    11 maggio ore 21 – Gara di briscola

    13 maggio ore 21 – “Il Crocifisso miracoloso di Bovara: la funzione, la forma, il culto” conferenza della dott.ssa Stefania Nardicchi

    14 maggio ore 21 – Concerto del Coro giovanile dell’Oratorio di Bevagna

    15 maggio ore 21 – La compagnia agape presenta il musical “forza venite gente”

    16 maggio ore 21 – La compagnia teatrale”L’ARCA”presenta: “Mamma non vole di G.Di Maio, regia G Sirci

    17 maggio ore 21 – Spettacolo folkloristico del gruppo “Amici del Subasio”

    Al termine: fuochi d’artificio

    Ritorna alla Ritorna alla pagina Crocifisso di Bovara

  • Ex Allievi Salesiani – Convegno 2015

    Ex Allievi Salesiani del Collegio Lucarini Convegno annuale 2019

    Programma
    Ore 10 – accoglienza degli exallievi in PIAZZA MAZZINI (portico del Comune).
    ore10,30 -Convegno presso il Circolo di Lettura g.c. (Piazza Mazzini)
    ore 11,30 – Saluto al monumento degli ex allievi caduti e foto di gruppo
    ore 12 – S. Messa in S. EMILIANO
    ore 13 – Incontro conviviale presso il ristorante IL BARTOCCIO in Piazza Mazzini

    Sala del Circolo di Lettura

    Da sinistra: Sig.ra Thomas, Giovan Battista Thomas, Alfredo De Sanctis, Giorgio Bartolini, Don Colajacomo, Antonello Bartoloni, Angelo Giuliani, Franco Spellani

    … e ial monumento agli exallievi caduti.

    Da sinistra:

    Antonello Bartoloni, Guido Bartolini, Alfredo De Sanctisi, Givan Battista Thomas, Sigra Thomas, Don , Giorgio Bartolini, Angelo Giuliani, Franco Spellani,

    Il Collegio

    Ex Allievi Salesiani

    Personaggi

    Monumento ai Caduti

    I convegni

    Le foto

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  • Dicono di noi

    …dicono di noi

    recenti commenti dalla stampa

    Da: Touring Club Italiano

    Da Spoleto a Foligno

    ….Ora gli abeti e i pini, mentre ci passi davanti, stanno affiancati in silenzio e i raggi di sole si poggiano a chiazze sulla bruna tessitura dei boschi sulle colline e su monte Serano. Si susseguono i piccoli negozi che vendono manufatti in ceramica, una di quelle attività che hanno segnato da sempre la vita lunghissima e imperitura di questa consolare.

    Poi Trevi, in alto sulla destra, che sta sotto una luce aerea. Gli oliveti sui ciglioni, i muretti a pietra e i frantoi. I boschi di castagno e i pascoli.

    Più si va avanti e più ci si accorge che c’è una Flaminia della mente, 1’antica consolare che oggi emerge solo in alcuni tratti, la strada che ha avuto la capacita di sopravvivere a tutto, persino ai barbari che hanno distrutto ogni altra cosa. Con le pietre dei ponti tra 1’erba ancora illuminate dal sole.

    C’è poi la Flaminia veloce, la strada statale, dove corrono anche i Tir e i Suv. E infine, c’è questa vecchia Flaminia, questa lingua di strada relegata a provinciale, che corre neglispazi appartati dell’Umbria. Da qui la strada si divincola tra una serie di rotatorie e impone a tutte le vetture un girare meditabondo. Siamo a poco più di duecento metri di altitudine. Locande, cipressi e abeti. Un trattore, con le ruote gigantesche, sta parcheggiato vicino a un’utilitaria.

    Sulla destra con 1’occhio si riesce appena a vedere la Torre di Matigge.

    Federico Pace, 2012, La Via Flaminia da Terni a Fano, in T.C.I. Strade d’Italia, 1 Nord-Centro, Milano

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