Autore: Franco Spellani

  • Presepi per le strade 2024 – Mappa

    Presepi per le strade 2024

    Ubicazione dei Presepi nelle vie

    7Via Natalucci
    8-9Via Dogali (portico del Mostaccio)
    10Via della Fonderia
    11Vicolo Lungo
    12Chiesa di Sant’Emiliano
    13Via della Rocca
    14Via C. Amici
    16-17-19Via S. Francesco
    20-21-22Via Orticaro
    23Via Ombrosa
    24Via della Rocca
    25-26-27-28Via dei Setaioli
    30-31Via Cavour
    37Via della Piaggia

    I numeri evidenziati in colore indicano i presepi allestiti dall’Associazione Vo.La.

    Fuori pianta

    40 – Via De Gasperi – Strada “Panoramica” circonvallazione a monte – 200 m

    41 – Chiesa della Madonna delle Lacrime – Strada Provinciale – 400 m

    Ritorna alla Presepi 2024 -Foto Ritorna alla pagina PRESEPI

  • Presepi per le strade 2024

    Presepi per le strade 2024

    Ubicazione dei Presepi nelle vie

    A Trevi da oltre 30 anni si allestiscono spontaneamente presepi di diverse dimensioni in vetrine, cantine, ingressi o finestre, tutti comunque visibili dalla strada.

    L’iniziativa, nata timidamente in ambito parrocchiale, ha avuto subito numerose adesioni, tanto che attualmente, nel periodo natalizio, si possono ammirare decine di

    presepi “aperti” lungo i suggestivi vicoli del centro storico e della Piaggia.

    Il principio ispiratore di tale manifestazione è stata una rilettura più ampia dello spirito del Natale, che riporta ai veri motivi per cui Francesco d’Assisi realizzò per la prima volta la sacra rappresentazione: il presepio rivolto all’esterno vuole essere un segno di gioioso annuncio ai passanti e di sincero e più profondo augurio.

    Nel programma dei “Presepi per le strade” l’Associazione

    VO.LA.TREVI

    ha allestito anche quest’anno dei presepi che hanno per tema la “

    NATIVITÀ NELL’ARTE ispirati a opere pittoriche e i presepi NEL TERRITORIO che propongono aspetti paesaggistici e presenze storico-artistiche specifiche del territorio, poco noti, ma altamente significativi per la storia

    Questi grandi presepi sono reperibili nell’elenco sul retro con numeri più grandi.

    Il percorso è indicato da stelle comete bianche

    Pro Trevi e VO.LA Trevi augurano BUONE FESTE

    Ritorna alla Ritorna alla pagina PRESEPI

  • ottobre24

    Dal 6 al 27 Ott. sono aperte le Taverne dei Terzieri Taverna del Castello, Via Beato P. Riccardi, 15 tel. 334 3791949

    Taverna del Matiggia, Via Marconi – tel. 333 9040139

    Taverna del Piano, Via Lucarini, 41-49 tel. 334 2901352

    Venerdì 4 ottobre –

    ore 19.30 Centro Storico – CONVIVIUM DEI TERZIERI e Disfida dei sapori

    cena itinerante per le taverne medievali, a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    www.terzieri.it -Ingresso E 15

    ore 22.00 Piazza Mazzini -ALLEGORIE a cura dell’Ente Palio dei Terzieri –

    Biglietto 7€ Botteghino Piazza Garibaldi – Domenica 29/9 dalle ore 17- Venerdì 4 dalle ore 18

    Sabato 5 ottobre

    ore 21.00 Centro Storico – CORTEO STORICO E CERIMONIALE

    www.terzieri.it -Ingresso € 10 (piazza Mazzini) € 2 (Piazza Garibaldi)

    Botteghino Piazza Garibaldi -Domenica 29/9 dalle ore 17- Sabato 5 dalle ore 19

    Grande Festa Medievale- a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Domenica 6 ottobre

    ore 14.00 Centro Storico – CORTEO STORICO e XLII PALIO dei TERZIERI

    a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Apertura delle Caratteristiche Taverne dei Terzieri

    Sabato 12 ottobre

    ore 21.00 Centro Storico -SFIDA DEI SUONI

    Duello musicale tra i tamburini dei Terzieri – a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Biglietto € 3

    Domenica 13 ottobre

    ore 15.00 Centro Storico-PALIO DEI RAGAZZI:

    Giochi popolari – a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Sabato 19 ottobre

    ore 16.00 – 22.00 Piazza Mazzini

    60° MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO

    E SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA

    a cura dell’Ass. Pro Trevi e dell’Ass. Produttori sedano nero

    ore 15.00 – Parcheggio Conad – Via Gramsci Borgo Trevi

    TREKKING ALLA SCOPERTA DELLE ZONE DI PRODUZIONE

    DEL SEDANO NERO CON VISITA ALLA CHIESA DI PIETRAROSSA

    Durata 3h costo a persona 10 euro,

    prenotazioni 0742 781150 / protrevi@protrevi.com

    ore 16.00 Ristorante Apriti Sedano

    IL NOSTRO CARO ANGELO – TRIBUTO A ANGELO PARACUCCHI

    Masterclass sul Sedano nero di Trevi

    con lo chef Giulio Gigli, 1 Stella Michelin, Ristorante UNE

    Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, a cura dell’associazione Pro Trevi, Comune di Trevi e Tenuta San Pietro a Pettine

    ore 20.30 Centro Storico

    SCENE DI VITA MEDIEVALI a cura dell’Ente Palio dei Terzieri

    Ingresso 10€ – Bambini fino a 5 anno – Omaggio – Da 6°12 anni € 7-

    Domenica 20 ottobre

    ore 9.00 – 20.00 Piazza Mazzini

    60° MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO E SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA

    Servizio gratuito navetta dalle ore 11 alle ore 19 partenza da Borgo Trevi

    – parcheggio del Conad – Stazione ferroviaria; dalle 15 alle 19 seconda navetta, partenza dalla zona industriale di Pietrarossa

    ore 10.00 – Parcheggio Conad Via Gramsci Borgo Trevi

    TREKKING ALLA SCOPERTA DELLE ZONE DI PRODUZIONE DEL SEDANO NERO CON VISITA ALLA CHIESA DI PIETRAROSSA

    costo 10 euro, prenotazioni 0742 781150 / protrevi@protrevi.com

    ore 12.00 Piazza Mazzini

    PREMIAZIONE MIGLIOR PRODUTTORE DI SEDANO NERO

    ore 16.00 Piazza Garibaldi

    LANCIO DELLA MONGOLFIERA

    Con messaggi dei ragazzi della scuola

    a cura dell’Associazione Pro Trevi e dell’istituto Tommaso Valenti

    ore 17.00 Centro Storico

    ESIBIZIONE BANDA MUSICALE DELLA CITTÀ DI TREVI

    ore 17.30 – 21.00 Centro Storico- SCENE DI VITA MEDIEVALE

    Sabato 26 ottobre

    ore 14.30 Piazza del Teatro -CACCIA AL TESORO: IL SEGRETO DEL MAGO

    a cura di Roompicapo in collaborazione con Ente Palio dei Terzieri

    info e prenotazioni: 329 5758765 – 392 5245864

    ore 15.00 – 22.00 Villa Fabri MERCATI ARTIGIANALI

    Domenica 27 ottobre

    ore 09.00 – 20.00 Villa Fabri MERCATI ARTIGIANALI

    ore 09.00 – 20.00 Piazza Mazzini- CASTAGNATA E ANTICHI SAPORI

    ore 8.30 ritrovo a Villa Fabri-2° TREKKING DELLE CASTAGNE

    a cura dell’Ass. Pro Trevi e Experior Qualia info e prenotazioni 339 8978116 info@experiorqualia.com

    Dal 5 ottobre al 3 novembre

    MOSTRA DAL PASSATO AL FUTURO – 60 ANNI DI MOSTRA MERCATO DEL SEDANO NERO E SAGRA DEL SEDANO NERO E DELLA SALSICCIA

    Museo San Francesco di Trevi, Via Lucarini Trevi (PG)

    a cura dell’Ass. Pro Trevi e del Comune di Trevi

    Associazione Pro Trevi – Piazza Mazzini, 5 Tel e fax 0742.781150

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    087

  • Trevi Fiorisce 2024

    Comune di Trevi – Vo.La. Trevi – Pro Trevi

    Trevi Fiorisce 2024

    Concorso tra i cittadini residenti
    8° edizione

    Bando di concorso

    Regolamento

    Modulo di iscrizione

    Ritorna alla

  • S. Emiliano: la storia e il culto

    Sant’Emiliano la storia e il culto

    Don Aurelio Bonaca, Il martirio di S. Emiliano vescovo di Trevi, Spoleto, 1935.
    Passio Sancti Miliani Martiris, estratto da”Trevi antica” di C. Zenobi, 1995.

    (Conversazione tenuta il 26 gennaio 1976 nella Chiesa di S. Emiliano in Trevi in occasione della PEREGRINATIO delle RELIQUIE di S. Emiliano per le chiese parrocchiali del Comune)1

    1)

    Ritenendo di dover far meglio conoscere l’aspetto storico di S. Emiliano, l’allora parroco don Tommaso Chianella invitò l’avvocato

    Carlo Zenobi

    a fare un quadro comprensibile ma esaustivo della figura del Santo. Ne scaturì questa conversazione tuttora valida per la divulgazione delle conoscenze storiche. Purtroppo lo scritto non può trasmettere la comunicativa dell’oratore.

    2)Don Eugenio Venturini, (La parrocchia di S. Croce, Ms) riporta l’opinione dell’ing. Stocchi secondo cui le primitive mura di Trevi sono opera romana. Don Aurelio Bonaca, parroco anch’esso di S. Croce, riprese la tesi in Le memorie francescane di Trevi, mentre tutti gli altri Autori davano per certa l’esistenza dell’antica Trevi a Pietrarossa. Nel 1974 il prof. Sensi (Luigi Sensi, Trebiae, in Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica dell’Università di Roma, VI, 1974) attribuì autorevolmente le mura di Trevi all’epoca romana. Ma quando Zenobi scriveva questa conferenza il testo del Sensi non era ancora conosciuto a Trevi

    1- DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO A TREVI

    Grazie alla via Flaminia che univa la nostra regione a Roma, il cristianesimo si diffuse rapidamente anche nell’Umbria; né poteva rimanere indietro nella evangelizzazione della nostra Trevi che, sin dai primi secoli dell’Impero, godeva di un certo prestigio e benessere. Gli abitanti erano già ascritti tra i cittadini romani e Trevi era già giunta a tal grado di sviluppo da avere anche un teatro e, dove è ora la località di Pietrarossa, terme e ville.

    Rendono di ciò testimonianza Plinio, Svetonio e la bella epigrafe del cippo dedicato a Lucio Succonio decurione, console e pontefice di Trevi.

    Secondo Svetonio l’imperatore Caligola venne nel nostro territorio per onorare il dio Clitunno, risalendo il Tevere ed il fiume Clitunno, fiume allora navigabile e che poi, a seguito dei terremoti del 361, 365 e 446 assunse presso a poco l’attuale modesto assetto.

    Un accenno alla Trevi romana, che ci servirà per meglio ambientare la vita, il martirio e la morte di Emiliano.

    Trevi, è mia personale convinzione2, si trovava in cima alla collina, come in cima a colli si trovavano tante città umbre (Spoleto, Todi, Amelia, ecc.) alle quali città, proprio per la loro naturale difesa, davano tanta importanza anche i Romani. La conferma di questa ubicazione l’abbiamo dallo stesso Plinio il quale parla di templi, terme ed altre costruzioni lungo il Clitunno, ma non di una civitas e del resto è logico pensare che se in Pietrarossa fosse esistita la civitas Trebiae, Augusto non avrebbe certamente donato le terme di Pietrarossa alla non tanto vicina città di Spello.

    Dunque, per così felice situazione ambientale, certamente il cristianesimo giunse ben presto a Trevi.

    La tradizione ci dice che nel 199 Feliciano vescovo di Foligno evangelizzò la popolazione trevani, inducendola a demolire il tempio, che esisteva nel sommo della collina, dedicato a Diana Trivia e ad innalzarne un altro alla Trinità.

    2 -PRIMO VESCOVO DI TREVI

    In seguito (ben si può ritenere proprio per il gran numero di cristiani) Trevi ebbe il suo primo vescovo in Miliano, consacrato da papa Marcellino nel 296.

    Era Miliano (solo molto recentemente chiamato Emiliano) un giovane venuto dall’Armenia, attratto, come tanti altri giovani delle regioni orientali, dalla luce di Roma ravviata dal prorompente cristianesimo.

    Con Miliano erano venuti a Trevi tre suoi compagni: Ilariano, Dionisio ed Ernippo, che seguirono il nostro Santo anche a Trevi.

    Alla tradizione dobbiamo dare grande spazio di credibilità e per il tempo a cui si riferisce, e perché molto spesso avvalorata dal postumo rinvenimento di documenti che la confermano in pieno sul piano storico, come in parte è avvenuto nelle vicende che ci accingiamo a narrare.

    «Ite et docete omnes gentes»: e gli apostoli intrapresero viaggi per ogni parte del mondo: Spagna, Fenicia, Siria, Cipro, Ponto, Galizia, Cappadocia, Asia proconsolare, Bitinia. Ala fine del primo secolo anche l’Acaia, la Macedonia, l’Epiro, l’Illirico, L’Egitto conoscevano il cristianesimo; a maggior ragione dobbiamo ritenere che esso fosse già molto diffuso nelle regioni vicine a Roma. Scriveva Tertulliano alla fine del secondo secolo: “ siamo sorti appena ieri e già abbiamo invaso tutto ciò che è vostro: città, isole, castelli, municipi, luoghi di convegno, gli stessi accampamenti, le decurie, la reggia, il senato, il foro. Vi abbiamo lasciato soltanto i templi”.

    3 – LE PERSECUZIONI

    Ma proprio questa portentosa diffusione, con il fermento della nuova vita che portava, diede origine alle persecuzioni. La storia le ha catalogate in dieci. Quella che a noi interessa in questo momento è la decima, l’ultima, quella di Diocleziano, perché nel corso di questa patì il martirio il nostro Miliano.

    Molti furono i martiri in Umbria, come in tutto l’Impero; ma non se ne conosce il numero e della maggior parte neppure il nome. Di alcuni però se ne ha la certezza storica e gli “acta martyrum”, le “passiones”, le “legendae”, anche se hanno ricamato un po’ il fondo storico, sono validamente confermate dalla tradizione e dal culto.

    Un breve cenno sulla persecuzione che va sotto il nome di Diocleziano.

    Il 23 febbraio 303 fu pubblicato a Nicomedia dall’imperatore Diocleziano l’editto della persecuzione: le chiese dovevano essere demolite, i libri cristiani bruciati, i beni confiscati. I giudici dovevano accogliere ogni accusa contro i cristiani; chi rifiutava di sacrificare agli dei doveva essere severamente punito, anche con la morte; gli schiavi fatti liberi dovevano essere di nuovo fatti schiavi se cristiani.

    A questo primo editto ne seguirono altri, sempre più feroci e grande fu il numero delle vittime, tanto che questo periodo fu chiamato “era dei martiri”.

    È vero che Diocleziano non fu per sua natura persecutore. Seguace di un deismo largo e tollerante, preoccupato in gravi affari di governo, per lungo periodo lasciò in pace i cristiani. Fu il cesare Galerio, uomo sanguinario, figlio di una fanatica adoratrice delle divinità pagane, ad ottenere dal già vecchio e debole Diocleziano gli editti: la persecuzione fu crudele e venne caratterizzata dalla molteplicità dei supplizi.

    Presiedeva sul territorio di Trevi Massimiano, proconsole.

    Ordinata la persecuzione, è logico che non poteva sfuggire il fervore portato dal giovane vescovo di Trevi nella evangelizzazione; quindi Miliano venne arrestato e condotto davanti al proconsole stesso.

    4 -IL MARTIRIO

    Qui ha inizio il martirio narrato dalla Passio Sancti Miliani. Uno di questi documenti è contenuto nel Lezionario Secondo del sec XII che trovasi nell’Archivio Capitolare di Spoleto. Altra copia è a Montecassino ed è databile intorno al Mille.

    Con dovizia di particolari ci vengono narrati gli interrogatori, i supplizi, la morte e i miracoli susseguitisi durante la passione.

    Sintetizzo: Non intendendo sacrificare agli dei, e rispondendo Miliano con forti parole al proconsole, viene fustigato. Resistendo agli effetti della punizione viene posto sul cavalletto di tortura e gli vengono accostate ai fianchi le torce ardenti: ma le mani dei carnefici inaridiscono e le fiaccole si spengono. Massimiano allora fa preparare una caldaia di piombo fuso e ordina di gettarvi Miliano; ma al contatto del martire il piombo si raffredda.

    Pensa allora il proconsole di destinare Miliano in pasto ai leoni, e dare così anche spettacolo nel teatro, ma le fiere si mostrano mansuete e non aggrediscono il Santo, il quale prende occasione, come in ogni supplizio, per rimproverare la condotta del proconsole ed inneggiare alla fede in Cristo.

    Ma bisognava pur vincere il martire per non esserne vinto e Massimiano condanna Miliano all’orrendo supplizio della ruota. Consisteva questo nel legare il condannato ad una specie di grossolana ruota di legno e far precipitare il tutto in una china, ma il miracolo ancora si ripete: Miliano si ritrova sciolto ed illeso mentre la ruota travolge i carnefici.

    Neppure la condanna all’annegamento nel fiume Clitunno ha esito perché il Santo viene anche qui miracolosamente salvato.

    Ed infine la decapitazione, previo supplizio dell’attanagliamento con gli “scorpioni” (rudimentali uncini di ferro, quelli stessi che si possono osservare nell’urna delle reliquie, rinvenuti con le reliquie stesse) con i quali si stappavano le carni al suppliziando.

    La decapitazione viene eseguita con il martire legato ad una giovane pianta di olivo, in località Carpiano o Carciano, a tre miglia da Trevi: così dice la passio.

    5 – VALIDITA’ DELLA PASSIO

    Ancora un’osservazione sulla Passio. È vero che la Passio è stata indubbiamente un po’ infiorata, ma penso, infine, non tanto. Si sa che la finalità dell’agiografo è quella di edificare il lettore e quindi, a dimostrazione della potenza di Dio realizzata attraverso la manifestazione della fede incrollabile del martire, i miracoli si moltiplicano come si moltiplicano i tormenti ai quali il martire resiste sempre vittoriosamente perché si dimostri, come realmente è, che la fede è sempre vittoriosa. Ma il fondo storico rimane sempre.

    Esaminiamo rapidamente la molteplicità dei tormenti. Sappiamo che la persecuzione di Diocleziano venne caratterizzata da tale molteplicità e, nel caso in esame, certamente interessava di più al proconsole o a chi per lui, la apostasia del martire che la morte, proprio perché si trattava del capo della cristianità locale.

    E ancora: “Ivit ad Theatrum”. “Andò al teatro” dice la Passio quando il proconsole, condannato Miliano alle fiere, va a godersi lo spettacolo; e Trevi, è storicamente certo, aveva all’epoca un teatro.

    E la località Carciano non è forse a circa tre miglia da Trevi e circa mezzo miglio dal Clitunno? E lì non esiste forse quella pianta di olivo, certamente ultramillenaria e rinata su una ceppaia di un preesistente olivo che la tradizione ha sempre indicato come l’olivo di Sant’Emiliano?

    Cerchiamo di spiegarci infine perché la sentenza capitale venne eseguita nella località di Carciano, distante tre miglia circa da Trevi.

    La località anzidetta era senza dubbio meta di attrazioni: nei pressi trovatasi l’emporium ed i buoi (ricordati nel nome Bovara) per i sacrifici clitunnali; lì v’erano sicuramente templi alle divinità (i resti dei quali si possono ancora vedere nella chiesa di Bovara); il Clitunno scorre ai piedi della località e proprio lì cominciava la parte del fiume ove era lecito prendersi ogni divertimento nelle acque e lì prossimo, penso, era il teatro: fa ritenere ciò il dolce declivio collinare e la posizione sempre allietata dal sole (notate come Trevi, dal primo insediamento al sommo della collina, si è poi estesa solo nel lato verso Bovara).

    Con la scelta della località si era forse voluto dare spettacolo e importanza alla suprema pena inflitta al capo della cristianità di Trevi.

    L’anno 303 fu riportato dallo Jacobilli ed è stato universalmente accettato. Ma come detto sopra, la persecuzione di Diocleziano fu proclamata nel febbraio del 303 e pertanto la data del martirio di s. Emiliano dovrebbe fissarsi al 28 gennaio dell’anno 304 (Zenobi,

    Trevi Antica

    , Foligno, 1995)

    [Diocleziano (284 – 305) per un lungo periodo del suo impero non fu ostile al cristianesimo. Sembra che una nuova persecuzione dei cristiani fosse voluta dal Cesare Galerio, suo genero e dall’Augusto di Occidente Massimiano. Di fatto, negli anni 303 – 304 si succedettero diversi editti imperiali che determinarono la più cruenta di tutte le persecuzioni.

    L’editto del 24 febbraio 303 ordinava di distruggere gli edifici sacri, bruciare i libri e privare i cristiani dei diritti civili: erano passibili di torture e se liberti tornavano di nuovo schiavi.

    Il secondo editto dell’aprile 303 prescriveva la carcerazione per i membri del clero. Un successivo editto concedeva la liberazione ai prigionieri cristiani che rinnegavano la fede, mentre si doveva procedere con crudeli torture contro gli altri per costringerli ad abiurare.

    Un quarto editto nella primavera del 304 esigeva da tutti i cristiani un atto di sacrificio agli dei pagani.

    Sotto Massenzio (311), furono restituiti ai cristiani gli edifici in Roma; l’editto di Milano (313) sancì la tolleranza della nuova religione che però in Oriente, sotto Licinio, ebbe di nuovo momenti di ostilità fino alla completa libertà di culto con la vittoria di Costantino su Licinio nel 324. (da: G.P. Kirsch, in E.I., s.v.

    Persecuzione

    ).]

    Riformanze: diremmo oggi atti del Consiglio Comunale, equivalenti talvolta a leggi vere e proprie.

    6 – SEPOLTURA

    Termina così la Passio: «Venerunt cristiani et tulerunt corpus eius et sepelierunt eum die quinto kalendas februarii». Vennero i cristiani e presero il suo corpo e lo seppellirono il giorno quinto delle calende di febbraio, cioè il 28 di gennaio, il giorno nel quale è da sempre, celebrata la festa di S. Emiliano. Siamo nell’anno 303.

    «Vennero i cristiani e presero il suo corpo e lo seppellirono».

    È risaputo che i Romani concedevano, senza difficoltà, il corpo del giustiziato ai parenti o agli amici. Si pensi, a conferma, alle catacombe.

    Ma dove venne sepolto il corpo di Miliano?

    Ritengo che si debba rispondere: a Trevi, come porta ogni logica deduzione.

    Dieci ani dopo, nel 313, l’editto di Costantino concede la libertà alla Chiesa.

    È facile immaginare come esplose pubblicamente la venerazione per le sacre spoglie. Perché allora per tanti secoli non se ne seppe più nulla?

    È la vicenda occorsa a tante reliquie di martiri.

    A seguito della calata dei popoli nordici, che tanta bramosia avevano delle reliquie dei santi, i devoti furono costretti ad occultarle per evitarne la rapina. Dobbiamo quindi ritenere per certo che i Trevani, non più sicuri delle loro forze di fronte allo stragrande numero e alla potenza degli invasori, ritennero necessario trasferire le reliquie di Miliano a Spoleto, città ben munita e fortificata. [Questa tesi fu dalla stesso Zenobi successivamente modificata, ritenendo più verosimile che le reliquie di S. Emiliano fossero asportate dagli Spoletini come preda del sacco del 1214 (C. Zenobi, Trevi Antica, Foligno, 1995)]

    Anche qui, occultati per prudenza i resti mortali del martire, nulla più rimaneva di tangibile che ricordasse Miliano, la cui vita e martirio continuarono ad essere tramandati oralmente, da padre in figlio e, con la tradizione il culto, che possiamo definire filiale ed appassionato, di un popolo tutto.

    Nelle riformanze2 più remote del Comune di Trevi troviamo spesso riferimenti al culto del patrono S. Emiliano. Ad esempio, in una riformanza dell’anno 1355 (una delle più antiche pervenuteci) leggiamo il precetto a partecipare alla processione del 27 gennaio “avendola sempre fatta per consuetudine antichissima”, detto proprio così; e se diciamo antichissima a partire dal 1355, non v’è chi non intenda quanto antico davvero deve essere il culto per il nostro Santo: culto, ripetiamo, profondo e sentito perché, sempre nella detta riformanza ci si riferisce la sontuosità dei festeggiamenti: si prescrivono ben otto giorni di festa, con la corsa alla Mora o In quintana. In altra riformanza, del 1356, si parla di intervento, alla festa di S. Emiliano di diversi concerti di trombetti, di tamburi, di ciaramelle, di cetere ed altri strumenti, con la corsa del palio e la caccia al bove. Nella riformanza che riguarda la festa del 1376 è scritto che si vuole solennizzare ancora di più la festa di S. Emiliano con il farvi partecipare anche l’armata, come pure anticamente si faceva. Sembra superfluo sottolineare quell’anticamente circa la partecipazione del piccolo esercito trevano.

    In una riformanza del 1642 si stabiliscono le penalità per gli amministratori assenti “ritenendosi doveroso intervenire alla solenne processione chiamata nelle antiche scritture l’Illuminata. Non abbiamo le antiche scritture sull’illuminata ma forse ciò è dovuto all’incompletezza delle ricerche; è certo comunque che la processione dell’illuminata, questa manifestazione comunale di culto che si accompagnava ad una ricchissima fiaccolata, doveva essere veramente tanto antica.

    Anche l’arte ha sussidiato il culto. È pervenuta a noi la pregevolissima statua in pietra raffigurante S. Emiliano orante, avanti alla quale da quasi un millennio sono passati tutti i trevani; poi, dal secolo XV, il bassorilievo rappresentante il santo tra i leoni, bassorilievo che prima faceva parte di una ricca composizione architettonica nella piazza comunale e che ora arricchisce il portale del duomo. È del Melanzio il dolce S. Emiliano che ancora si può ammirare affrescato nei resti della antica abside di sinistra.

    Nel 1612 venne ordinata dal Consiglio Comunale la statua in legno, quella che si vede sempre esposta nella navata destra della chiesa, la quale statua venne condotta a Trevi nel 1615 con straordinaria allegrezza e sparo di artiglieria.

    Statua di S. Emiliano.

    7 – LE RELIQUIE

    1660. Anno importante nella storia di Sant’Emiliano: l’anno del ritrovamento delle reliquie. Nell’urna che attualmente le contiene vi è una pergamena datata 11.1.1661 a firma dell’allora arcivescovo di Spoleto Card. Facchinetti che narra l’evento, evento che risulta anche da altri sicuri documenti. Nel corso di lavori di restauro del duomo di Spoleto, mentre gli operai scavavano per gettare le fondamenta di un nuovo pilastro, si trovarono alla presenza di una pietra di rilevante grandezza unita con robuste grappe di ferro impiombate ad altro grosso masso di pietra sottostante. Si pensò ad un tesoro nascosto e in effetti possiamo ben dire che di un tesoro si trattava, anche se di altro genere di quello ritenuto dagli operai. La sera del 22 aprile 1660, alla presenza del Vicario Generale, del Capitolo e del Governatore, venne alzata la grande pietra di coperture e si trovò sotto di essa l’altra grande pietra, incavata a foggia di urna, dentro la quale erano i resti di un corpo umano, due “scorpioni” di ferro, un’ampolla si vetro con sangue raggrumato ed una lamina di piombo sulla quale si legge, in caratteri miticizzanti: “Reliquiae Sancti Miliani Martiris”. Dai caratteri delle lettere si deve argomentare che la sistemazione dei resti mortali di Miliano, come rinvenuti nel duomo di Spoleto, sia avvenuta intorno al XII secolo. Va a questo punto ricordato che il duomo di Spoleto venne devastato dal Barbarossa nel 1155 ed in seguito ricostruito e riconsacrato da papa Innocenzo III nel 1198. Dobbiamo ritenere per certo che, durante i lavori, venne effettuata la ricognizione del corpo di S. Emiliano e che le reliquie, in maniera formidabile custodite, nascoste di nuovo con ininterrotto silenzio intorno alle medesime in attesa che in tempi meno torbidi rendessero possibile la tranquilla venerazione delle spoglie mortali dei martiri. Non sarà superfluo ricordare che nel duomo di Spoleto esisteva già prima del 1660 una cappella dedicata a S. Emiliano martire.

    Inutile dire quanta gioia portò ai trevani il rinvenimento delle reliquie del loro Patrono. Traggo da uno scritto dell’epoca, di Tolomeo Petrelli Lucarini: «… per otto giorni continui dentro e fuori di essa terra (i trevani) fecero allegare dimostrazioni di vero e santo contento, mandando essa terra e territorio ogni sera tutto in fiamme e artificiali fuochi».

    L’arcivescovo di Spoleto donò subito a Trevi una mascella tratta dalle reliquie rinvenute, immaginate con quanta festa portata a Trevi « nella medesima lettiga dello Eminentissimo Facchinetti ».

    «L’urna o cassa di pietra, dove fu ritrovato esso sacro corpo di Emiliano, per suppliche fatte a detto Eminentissimo Facchinetti Vescovo dal Sig. Capitano Trifonio Valentini fu parimenti donata a questa terra di Trevi, e fu con grandissimo stento e fatica da Spoleto a proprie spese condotta da detto sig. Capitano Trifonio l’anno suddetto 1661 e fu collocata nella chiesa della venerabile Confraternita del Santissimo Crocifisso ».

    Nel 1750 «fu dal pubblico e generale Consiglio fermato a pieni suffragi rinnovellare la statua e la sedia del glorioso Protettore», sono le parole del Mannocchi. Narra tutta la passione e lo studio posto per la raccolta del bozzetto della nuova statua e la decisione infine di demandare «l’opera a cotal Pietro Epifani, studioso ed abile artista che appresso un anno presentò la sua macchina compiuta e finita in legno di tiglio, superbamente dorata». La veramente bella statua che viene esposta per le festività patronali e che viene recata in processione, in quella processione dell’Illuminata che da secoli e secoli, ininterrottamente, calca lo stesso percorso corrispondente, con molta approssimazione,al circuito interno delle mura del primitivo insediamento.

    Il 14 settembre 1935, donate dal Capitolo Metropolitano di Spoleto, le reliquie di S. Emiliano, composte nella attuale urna di bronzo dorato, vennero solennemente traslate nel duomo di Trevi. Nell’occasione il cippo, quello rinvenuto a Spoleto nel 1660, dalla chiesa del Crocifisso venne pure traslato nella chiesa di S. Emiliano e collocato dietro l’altar maggiore. L’attuale sistemazione nell’abside di destra della chiesa del Mille risale al 1959.

    Così per Emiliano leggenda e tradizione si sono fuse nella realtà storica e nell’amore che i Trevani, in ogni secolo, hanno sempre tributato al loro Patrono.

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    103

  • Antroponimi medievalui di Trevi e Castel Ritaldi

    Cittadini di Trevi e Castel Ritaldi

    dall’anno 1200 al 1325

    da una ricerca del Dott. Leonardo Dialti (1925 – 2007)

    Prefazione Bibliografia Carta topografica

    Prefazione Bibliografia Carta topografica

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    06Z


  • Olivo di S.Emiliano

    L’Olivo di Sant’Emiliano

    Foto storiche

    Età – Datazione

    In un

    antico codice del 9° secolo

    che narra il martirio di S.Emiliano (o più propriamente:

    Miliano

    ), primo vescovo di Trevi, si legge che “lo legarono ad una giovane pianta di olivo”

    1

    ove fu decapitato. Correva l’anno 304

    2 .

    L’olivo in questione, da tempo immemorabile, sicuramente dal tempo della trascrizione della

    Passio

    , è identificato con quella pianta monumentale che si può ammirare a Bovara e da sempre indicato dagli abitanti del luogo come l’Olivo di S. Emiliano.

    É ritenuto l’olivo più antico dell’Umbria e recentemente è stato censito tra le piante protette e contrassegnato con il numero 102.


    Visualizza Olivo S. Emiliano in una mappa di dimensioni maggiori

    É situato ad una quota bassa ove tutte le altre piante circostanti sono state più volte distrutte dalla galaverna e quindi ha caratteristiche non comuni.

    Dista soltanto duecento metri dal recinto dell’abbazia benedettina di Bovara su terreno che da sempre fu dell’abbazia e quindi conferma che anche a Bovara i monaci dedicarono le loro attenzioni agli ulivi in perfetto accordo con l’uso di reintrodurre la cultura di questa pianta da parte delle comunità monastiche.

    E ci piace credere che, dopo l’abbandono del Medioevo, la grande attenzione dei trevani verso l’olivicoltura e la conseguente grande rinomanza dell’olio di Trevi siano derivati anche da questa pianta che suscita ammirazione per il suo aspetto monumentale e che da sempre è legata alla memoria di S. Emiliano, che spesso si identifica con la stessa Trevi.

    Recentemente (2002) è stato recintato per permetterne la visita senza pericoli per la sua incolumità

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1935

    Olivo di S. Emiliano Foto Scaringi. 193

    4

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1958

    Bibliografia Notizie anche alla pagina: www.ardea.org/alberi.htm#umbria http://www.umbriaitaliaincoming.com/index.asp?ind=approfondimento.asp&idApprofondimento=1 Non più attivi (2011) belle foto alla pagina: http://image09.webshots.com/9/6/8/75/153960875NltZTJ_fs.jpg e successive.

    Vai alla pagina: Olivo di S. Emiliano – DATAZIONE

    Ritorna alla pagina Sant’Emiliano Ritorna alla pagina MANIFESTAZIONI

    Note

    1)”…et eum ligaverunt ad novellam olivam”. La Passio è stata integralmente pubblicata nel volume: C. Zenobi, Trevi antica, dal neolitico fino al 1214, Foligno, 1995

    .

    2)

    Quasi tutti gli Autori riportano l’anno 303 ma “

    Il quinto giorno prima delle kalende di febbraio

    -come citato dalla Passio –

    corrisponde al nostro 28 gennaio. Poiché la persecuzione di Diocleziano ebbe inizio con l’editto del 23 febbraio 303 è da ritenere che l’esecuzione capitale del vescovo Miliano sia avvenuta il 28 gennaio 304.”

    (C. Zenobi,

    opera citata

    , pag. 161.)