Grande presepe storico allestito in piazza Garibladi dal gruppo VO.LA. per conto dell’Associazione Pro Trevi. Rappresentazione del paesaggio, delle abitazioni e dei costumi al tempo di Gesù. Il presepe fu allestito in via sperimntale nel 2013 ed è stato riproposto successivamente in seguito all’unanime apprezzamento. Ogni anno è stato ampliato ed arricchito di nuove scene e nuovi personaggi. Nel 2015 è stato aggiunto un impianto di diffusione sonora per la riproduzione di antiche musiche orientali, a cura di Vittorio Trombetta.
Due amiche di Berlino, prendendo alternativamente la parola, in un doppio monologo, disegnano la cronaca delle loro giornate e delle loro serate, tra vodka e birra, sniffate di cocaina, insicurezze, nuovi tagli di capelli per tirarsi su il morale: fondamentali banalità capaci di condizionare l’umore di una giornata, di rovinare una serata o di regalare una sensazione di benessere, assolutamente reversibile. Tra le cose grandi e quelle piccole è abolita ogni gerarchia: accanto alla vita giusta, all’uomo giusto, ci sono anche i pantaloni giusti, gli occhiali di Gucci che non ci si può permettere, gli abiti di Helmuth Lang e quelli a buon mercato, l’ossessione per le scarpe.
Un alto grado di incomunicabilità tra le protagoniste, a dispetto della loro dichiarata profonda amicizia. Sono figlie della città e della cultura in cui vivono: i loro interessi, che possono apparire superficiali ad un primo approccio rivelano il malessere di una condizione anelata e ripudiata a un tempo.
(…) In “Regine” l’approccio delle registe è stato definito cinematografico, tanto da ricordare la serie “Sex and the City” nel tema e nelle sequenze, in un gioco condotto con consapevolezza con punte di ironia e una sincera analisi degli eccessi e dei difetti della donna d’oggi tra il reale e il sogno.
Nota: Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina.
1.
– Dio pô tutto; – e – A Dio non manca modu.Apud Deum omnia possibilia sunt. (S. MATTEO: c. X, 21-26)
2
– Non casca foja che Dio non voja. Tutto è permissione di Dio.
3.
– Pô più Dio che ‘l diavulu.
4.
– Finché Dio non vôle, i santi non pozzono.
Abruz.
– Quande Criste nè vuò, li sante non pò.
Sic.
– Quanno Cristu non vole, li santi non possu’.
Franc.
– Quand Dies ne veut, le saint ne peut.
5.
– In una notte nasce un fungu.
Franc.
– En peu d’heures Dies laboure.
Spagn.
– En un hora Dios obra.
6.
– Dio fece la giustizia e pu’ tremò. De caelo auditum fecisti iudicium: terra tremuit et quievit. (Salmo 75)
<99>
7.
– La pruvidenza vêne quanno meno s’aspetta.
8.
– Tutti li nati magnano.
9.
– Dio vede e provvede. Populus meus bonos omnibus adimplebitur. (Salmo 35)
10.
– Gisù Cristu governa lu munnu da tantu tiempu e ‘ncià fattu mai un maioccu de debitu.
11.
– Lu prete e la mammana (levatrice) ‘nse moru mai de fame. Questa provvidenza divina avviene, specialmente per alte benemerenze che essi hanno verso la società : la mammana introduce l’uomo alla vita temporale; il sacerdote lo inizia alla vita spirituale dell’anima e gli prodiga, fino alla fossa, le migliori cure. Aggiungo poi che il continuo nascere e morire sono per essi apportatori di guadagno.
12.
– Quando nasce lu sole, nasce pe’ tutti. Dio provvede tutti. Deus oriri facit solem super malos et bonos. (MATTEO: V)
13.
– Do’ sta ‘nnocenza, c’é pruvidenza.Deus non privabit bonis eos qui ambulant in innocentia. (Salmo 83)
14.
– Quanno l’agnellu nasce, lu pratu è già fioritu. È conforme al precedente. Non si poteva accennare con maggior soavità e con più delicatezza d’immagine, la nascita di un bambinello, pel quale è subito pronta e larga di favori la Provvidenza Divina.
<100>
15.
– Tempu a vini’ e Cristu a provvede. Non bisogna preoccuparsi del domani, perché la Provvidenza Divina non mancherà mai. … Ideo dico vobis, ne solleciti sitis animae vestrae quid manducetis aut quid induamini. Respicite volatilia caeli, quoniam non serunt neque metunt, neque congregant in horrea, et pater vester caelestis pascit illa. Nonne vos magis pluris estis illis? (MATTEO: VI)
16.
– Chi s’aiuta, Dio l’aiuta.
Lat.
– Dii facientes adiuvant.
Franc.
– Aide-toi et Dieu t’aidera.
Spagn.
– Dios ayuda a quien se ayuda.
17.
– Dio fa chiude’ ‘na porta e aprì’ ‘n portone.
Tosc.
– Quando Dio chiude una porta apre un portone.
Abruz.
– Criste chiude ‘na porta e n’apre cente.
Nap.
– O (il) Signore chiude ‘na porta e apre ‘na fenestra.
Spagn.
– Quando una puerta se cierra, ciento se abren.
18.
– Dio manna lu freddu seconnu li panni.Deus dat nivem sicut lanam. (Salmo 147)
Franc.
– A’ brehis tondue Dieu mesure le vent.
Spagn.
– Dios da el frios conforme la ropa.
19.
– Dio provvede ma non carreggia. Per i neghittosi, che pretendono, avere il necessario alla vita, senza lavorare, confidando solo nella Provvidenza Divina.
<101>
20.
– O Dio! o Dio! Famme lo bene adesso che so vîo! Si vuole che la Provvidenza venga a tempo opportuno.
Il più rinomato dei prodotti tipici di Trevi è sicuramente l’
OLIO
DI OLIVA, (naturalmente solo ed esclusivamente quello classificabile Extravergine!). Ovviamente è uno dei prodotti base della cucina locale.
Gli ortaggi, coltivati nella fertilissima valle, hanno come espressione massima il SEDANO NERO DI TREVI, una cultivar tipica assolutamente esclusiva. Da ottobre a dicembre nei ristoranti locali viene servito secondo numerose ricette.
Non sufficientemente valorizzato è il vino TREBBIANO, che nel nome porta l’ndicazione dell’origine (Trevi, in latino = Trebia, da cui l’aggettivo Trebianus), da tempi remoti diffusosi ovunque con nomi diversi.
Tra gli squisiti prodotti locali c’è da ricordare il Tartufo nero, gli insaccati di maiale, il formaggio pecorino, il miele.
Per valorizzare i prodotti tipici della zona il Comune di Trevi ha istituito la Scuola di Cucina CIBO & BENESSERE diretta da Angelo Paracucchi (attualmente sospesa).
In un desolato paese della Sicilia, nel giorno di Sant’Antonio due fratelli salgono fino alla stanza soprasopra. Pino, primo fratello, e Sergio, handicappato, mezzo cervello, fardello più che fratello. La giornata di Sant’Antonio è giorno di liberazione, di volo. I due fratelli, dopo essersi liberati dalla madre, sognano di arrivare dritti nella casa dell’Orsa Maggiore, su nel cielo. Ma serve un ultimo gesto: estremo, calcolato e spettacolare, da compiere proprio mentre la processione con la banda e la statua del Santo passano sotto la loro finestra: “Sergio, tudei io e tu veri femus!”.
In scena basta una tenda a fiorellini. L’intensa interpretazione dei due attori è sufficiente a creare attorno a quel lembo di stoffa non solo tutta la casa ma il paese intero, con il buio, i vizi e le superstizioni. Uno spettacolo semplice, generoso e lancinante, che ha ottenuto una segnalazione speciale al Premio Scenario 2007 poiché “magistralmente scritto e magistralmente interpretato”.
Per la forza poetica e l’energia implacabile con cui i due attori rappresentano un dramma famigliare orribile e attraente, consumato nella chiusura e nella solitudine, fra fantasmi insepolti e angherie quotidiane, in un sud che mescola religione e superstizione, amore e violenza, esterni assolati e interni vischiosi, dove la malattia è destino e la libertà è un sogno da lanciare nel vuoto […]
Menzione speciale Premio Scenario 2007, Motivazioni della Giuria
Nota: Tra parentesi acute < > è riportato il numero della pagina.
1.
– Co’ Dio ‘nse scherza.Deus non irridetur. (S. PAOLO: ad Galatas).
2.
– Dio aspetta l’omu a pinitenza.Non veni vocare iustos, sed peccatores ad poenitentiam.(S. LUCA : c. V).
3.
– Dio abbraccia lu peccatore pintitu.Gaudium erit coram angelis Dei super uno peccatore poenitentiam agente.(S. LUCA: c. 15).
4.
– Sillaba de Dio non se cancella.
<95>
Caelum et terra transibuut, verba autem mea non trausibuut. (S. LUCA: c. 21).
5.
– Dio co’ ‘na mane preme e l’antra sollêa.Quouiam tu flagellas et salvas, deducis ad inferos et reducis. (TOBIA : XIII) Iddio che atterra e suscita, che affanna e che consola, ecc. (A. MANZONI: Il 5 maggio).
6.
– Dio veja, non dorme. De mane vigilabo ad te. (Is.: 26, B. Q.).
7.
– Ci sta Dio de sopra. Egli tutto vede e tutto giudica, e con sapienza e giustizia infinita premia e castiga a modo.
8.
– Dio ce lêa spissu ‘na croce de legnu e ce ne manna un’antra de ferru.
9.
– Pregamu Dio antro che quannu stemu male.Cum res traepidae, reverentia Divûm uascitur. (SIL. ITAL. P. 7, 88).
10.
– Li secreti de Dio non li sa niciunu.Latent quidem divina misteria. (S. AMBROGIO: l. 2, in Lucam)
11.
– Solu Diu senza difetti. Non erat in eo ulla macula.(L. II dei Re – c. 14, v. 24). Rectus Dominus Deus noster, et non erit iniquitas in eo.(Sal. 91)
<96>
12.
– Dio non vôle niciunu contentu.Poi guardai, guardai, guardai, tutti portan la croce quaggiù. (PARZANESE)
13.
– Scherza co’ li fanti e lascia sta’ li santi. Ci avverte che possiamo scherzare con i fanciulli, ma che dobbiamo comportarci dignitosamente coi Santi.
14.
– È meju fa li cunti co’ lu ministru (sacerdote), che co’ lu padrone (Dio). Per i restii ad accostarsi al Sacramento della Confessione.
16.
– Nisciun Santu fu adoratu in patria.Nemo profeta in patria sua. (S. LUCA: IV, 24)
Franc.
– Nul n’est prophète chez soi.
Spagn.
– Nadie es profeta en su patria.
16.
– Passatu lu Santu, finita la festa.
Franc.
– La fête passée adieu le saint.
17.
– San Martinu, lu santu de li briacuni. Per San Martino (11 nov.) si assaggiano i vini nuovi e, con le troppe libagioni, le sbornie sono in buon numero.
18.
– Messa e ‘nsalata ‘n é bona se ‘n é incominciata.
19.
– Messa e biada non torgu’ (non tolgono) strada. Non ritardano il cammino, perché la Messa é breve, e la biada si può mangiare, dal giumento, mentr’é in cammino, nel sacchetto sottoposto al suo muso.
<97> 20.
– A la Messa li cristiani, a la predica li luterani. I cristiani, cioè i cattolici, hanno bisogno di santificarsi con la Messa, i luterani di convertirsi con la predica.
21.
– San Gioânni, tutti li fiji vo’ da le mamme. Il giorno di San Giovanni (27 dic.) i figli fanno festa alle loro mamme in ricordo ed onore delle sacre parole dette da Gesù Cristo, morente, a Maria : « Mulier, ecce filius tuus », per le quali tutta l’umanità aveva’ una madre nella gran Madre di Dio.
22.
– Pe gl’Innucintini so’ finite le feste e li quatrini.
23.
– La Pasqua Bifania (Epifania) ‘gni festa ce porta via; vêne San Binidittu (21 marzo) ce ne porta un sacchittu; vêne San Filicianu (il patrono di Foligno, che si festeggia il 24 gennaio) ce ne porta un saccu, sanu.
24.
– Pe’ l’Ascinzione no’ scappa mancu l’uccellu da la côa (cova).
25.
– Pe’ Pasqua ‘gni poveru rinnova la sua straccia; pe’ Natale ‘gni cenciu vale.
26.
– De marzu o d’aprile, Pasqua non manca.
27.
– Quanno senti Maria nnominare, fa’ la vigilia e no’ l’addimannare; quanno senti numinà’ Maria, non se dimanna se vigilia sia.
28.
– A chi lascia l’ardare, l’aspetta ‘l tribunale. Chi si allontana dalle vie di Dio, é destinato a fare cattive azioni e a venire, talora, nelle mani della giustizia.
<98>
Qui elongant se a te peribunt. (Salmo 72, 28)
29.
– Chi non fa la vigilia de Natale. môre drento ‘na fossa com’unì cane.
Pippo Delbono si confessa senza reticenze e con pudore in una dinamica di cronache e lampi della memoria, zigzagando tra le avventure della vita scenica e vissuta.
“Spettacolare e ricco di pathos… Con qualche lettura di pezzi dei primi spettacoli e del suo remake da Sarah Kane per Gente di plastica, Delbono si guarda dentro senza mai dimenticare quel che lo circonda in una serata-confessione di grande spessore emotivo e intellettivo: qualcosa di più di uno spettacolo e che non deve diventarlo, un libro parlato ricco di provocazioni, di sollecitazioni, anche di mute richieste, che aiuta a capire quanto possano essere profonde le ragioni di un successo.”
Uno spettacolo che emoziona e commuove gli spettatori, un piccolo gioiello che vede in Marco Baliani un interprete straordinario.
“Vincente l’idea degli autori di raccogliere brani di Leonardo Sciascia, più che
autobiografici di meditazione e bilancio su se stesso, intorno al tema ricorrente del proprio rapporto con Pier Paolo Pasolini….Magnifica la prova di Marco Baliani, sobrio e convinto porgitore delle inquietudini e della tormentata rettitudine di una coscienza nelle cui pieghe sa calarsi con severa partecipazione. Un’ora e poco più, tensione ininterrotta e massima adesione da parte del pubblico.”
Masolino D’Amico, La Stampa
da Leonardo Sciascia e Pierpaolo Pasolini
con Marco Baliani e Coco Leonardi, Andrea Martorano, Umberto Nesi, Felice Panico, Armando Pizzuti, Alexandre Vella
con Cinzia Spanò, Silvia Ajelli, Marco Foschi, Emiliano Brioschi,
Giuseppe Papa, Nicola Bortolotti
Regia e adattamento Rosario Tedesco
Lluci e Fonica Giuliano Almerigi
Una produzione Teatro Stabile dell’Umbria
Dio non gioca a dadi con l’universo
A.Einstein
Einstein, smettila di dire a Dio cosa deve fare
N.Bohr
Dio non solo gioca a dadi con l’universo, ma li getta anche dove non li possiamo vedere R.Feynman
Un corpo di donna giace sul palcoscenico.
Da un cadavere offerto allo spettatore prende le mosse un indagine poliziesca: di chi è il corpo, cosa è successo, chi è l’assassino, quale il movente? Un cliché perfetto come si conviene per uno dei grandi eretici del giallo moderno: qualcosa di atteso che prelude qualcosa di sorprendente. Anche all’azione, che si svolge tra “pazzi” e nei luoghi della contenzione, si addice esclusivamente la forma classica. Dürrenmatt si cimenta con l’unità di luogo, tempo e azione, ma dopo avere tracciato le coordinate il suo discorso deraglia e diventa pericoloso.
Già dalla scelta del luogo – villa signorile decaduta a casa di cure, poi manicomio e quindi cassaforte di verità inconfessabili, carcere e sigillo – assistiamo al moltiplicarsi di slittamenti di significato e funzione. Tutto è continuamente camuffato nelle parole dei personaggi e nella forma stessa in cui la scena si presenta allo spettatore. Tutti si fingono qualcos’altro. Tutti recitano. Tutti aspettano di essere scoperti. I protagonisti (Newton, Einstein e Möbius) sono tre uomini di scienza che si trovano costretti a dover occultare il proprio sapere, la propria sanità mentale e persino la propria identità per degli scopi segreti che in ultima analisi risulteranno inconciliabili (ambizione da una parte e senso di responsabilità dall’altra). Diversissime istanze perun destino comune: il silenzio. I tre fisici, si trovano in un vicolo cieco, sono l’emblema di un paradosso: lo scienziato, consacrato alla verità, si trova alla fine nell’impossibilità di comunicare il risultato della sua ricerca senza contaminare lo scopo stesso della propria missione. I tre fisici devono tacere. La loro è una condizione paradossale per esplicita volontà dell’autore, sembra perciò necessario che a condurci per i meandri di questa intricata vicenda non possa che essere un mediocre funzionario pubblico: il commissario. Un’altra trita figura della tradizione letteraria e cinematografica, ma il cui compito – “mettere ordine” – è solo il pretesto, il punto di partenza per una nuova complicazione: anche la giustizia ha preso una vacanza.
Una commedia
l fisici. Una commedia in due atti (scritta nel 1961 e poi riscritta nel 1981), opera capitale del drammaturgo svizzero Dürrenmatt, tratta del tema dello scienziato nell’era atomica e racconta, attraverso la finzione del teatro e del testo letterario, le ossessioni e le incertezze dell’era del dopobomba.
La commedia è incentrata sulla figura esemplare di un fisico nucleare (Möbius), che inventata “la formula universale del sistema per tutte le scoperte” si vede costretto a farsi internare in un manicomio per evitare che il frutto dei suoi studi
finisca nelle mani sbagliate. Lo seguono, inscenando la stessa malattia, un agente segreto americano che fa finta di credere di essere Newton, e una spia comunista, che dice di credersi Einstein. Questi intendono impossessarsi della formula segreta, ma, al termine della pièce, l’unica persona che riuscirà a ottenere la formula, sarà la proprietaria della clinica, Mathilde von Zahnd: unica vera folle tra mille finzioni.
A segnare il ritmo dell’azione e creare un’ulteriore frattura tra verità, follia e finzione, sono gli omicidi delle infermiere/amanti, commessi a turno dai tre fisici, che presentano modalità pressoché identiche tanto da far ipotizzare che si tratti della
dimostrazione di un teorema. Una teoria di possibili chiavi di interpretazione vengono proposte all’attenzione di un logoro commissario, cui tocca il compito di disinnescare progressivamente tutti i significati e moventi, fino a giungere all’unica conclusione possibile per la risoluzione di un paradosso: lasciare le cose come stanno.
Un percorso attraverso la responsabilità
Con I fisici continua il percorso iniziato nel 2007 con Il vicario di Rolf Hochhuth, un percorso lungo il sentiero della responsabilità. Con Il vicario il compito di sondare i confini dell’umanità di fronte alla Storia e ai suoi errori/orrori era affidato a un soldato e a un prete (due divise da cui spogliarsi per tornare uomini). Con I fisici di Dürrenmatt cambia lo scenario e i personaggi, che ancora una volta sono imprigionati dentro delle maschere (la follia, l’ambizione, la colpa e il tradimento). La responsabilità questa volta è quella dello scienziato che non può vedere realizzato il suo desiderio di conoscenza attraverso il proprio ruolo attivo nella storia della civiltà, che immediatamente – e irrimediabilmente – si dimostra cinica e spietata.
Unica fuga è la follia – composto mercuriale di finzione e realtà -, che porta al silenzio, un silenzio carico di responsabilità che sembra non fornire giustificazioni, né scuse né assoluzioni. In questa lucida conferma dell’insondabilità della verità, Dürrenmatt concentra tutta la sua pungente visione del mondo, della relazione tra uomo e destino. Le conseguenze di questo silenzio sono il monito per il nostro presente, il limite che non va varcato e che verrà oltrepassato, dal momento che attiene alla natura umana continuare a dibattersi in questa contraddizione.
Tra parodia, giallo e tragedia, il testo usa la leggerezza e l’ironia per far risaltare il contrasto con le inquietudini crescenti di un’era in cui scienza e politica sfuggono al controllo della ragione colorandosi delle tinte dell’ipocrisia, della paura e del sospetto. Un mondo in cui persino gli ordigni più micidiali possono essere esaltati come portatori di pace.