Organo antico in S. Francesco

Chiesa di San Francesco Organo antico (1509)

“L’organo ripete alle anime l’armonia del creato, il mugolio del vento, l’eco delle valli, il rumore delle acque fluenti, il mormorio del mare per lodare il Creatore. Ma soprattutto l’organo, per la formazione della canna, riproduce il suono della voce umana. La canna dell’organo infatti, non è uno strumento artificioso, ma a somiglianza della bocca e della laringe umana: v’è in alcune canne perfino una chiostra di dentini per dare l’ossatura al suono. L’aria spinta dal mantice, come dai polmoni, vibra e risuona.”

Don Ansano Fabbi

particolare dell’organo

Lorgano di S. Francesco
in Trevi

A cura di
Luisa Forsoni

Restauro a cura di

Pinchi fabbrica artigiana organi per la parte strumentale & Ars organi — Foligno Perugia

Coo. Be. C. — Spoleto Perugia per l’apparato decorativo

Con il patrocinio del Comune di Trevi

Testi

Anna Maria De Carolis

Luisa Forsoni Andrea Pinchi Bernardino Sperandio

Foto

Marcello Fedeli

Andrea Pinchi

Bernardino Sperandio

Grafica e impaginazione Luisa Forsoni

Stampa

Global service snc – Borgo Trevi, Perugia

19 Giugno 2005

Si ringraziano per la cortese collaborazione:

Elisabetta Bucci, Stefania Maroni, Paolo Morichini, Stefania Nardicchi.

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Presentazione

Ho assistito per pochi minuti, in maniera del tutto casuale, ai lavori di accordatura dell’organo a canne della chiesa di S. Francesco. Una sola nota: lunga, sommessa, calda. Se dovessi darle un colore, direi: blu oltremare. Uguale sensazione di liquido, di profondo, di mobile, di sostanza senza forma definita. Mi sono chiesto se le stesse emozioni furono avvertite dai nostri padri cinquecento anni fa. O quali altre abbia suscitato in loro il concerto inaugurale di quella notte di Natale dell’anno 1509, in cui lo strumento per la prima volta fu suonato nello stesso luogo dove anche oggi i nostri occhi lo vedono. Questa voce che torna dal lontano passato, probabilmente intatta, meritava di essere ascoltata con attenzione. Era necessario rinvenirne l’origine, tracciarne la storia, spiegarne le ragioni, e comprenderne il significato meno evidente. Questa prima pubblicazione specifica segna l’avvio di un lavoro di riscoperta. Marca in maniera tangibile la consapevolezza collettiva della assoluta straordinarietà di questo strumento quasi unico al mondo, restituito a nuova vita dal lavoro di restauro e di ricerca, appassionato e paziente, di tante persone, e dall’impegno della Amministrazione Comunale presente e passata. Inutile dire che un bene culturale così prezioso dovrà avere la sua adeguata valorizzazione anche in termini di attrazione turistica. Le linee sono già tracciate, e gli avvii sono promettenti. Un ringraziamento speciale, in chiusura, merita la Dr.ssa Luisa Forsoni, autrice delle ricerche archivistiche pubblicate in questo volumetto, per la passione profusa e la competenza dimostrata.

L’Assessore alla Cultura e al Turismo L a/entino Briti

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La Chiesa di S. Francesco

La chiesa di S. Francesco fu costruita nel 1291 sulla preesistente chiesa romanica di Santa Maria di cui rimane la facciata inglobata nella parete della chiesa rivolta ad ovest.

Nel 1354 il Comune chiese il contributo di tutta la comunità per i lavori di ampliamento della chiesa, utilizzata in caso di cattivo tempo anche per le assemblee pubbliche. Il lato sud ospita il trecentesco portale d’ingresso posto sulla parete laterale, quella cioè rivolta al centro del paese, ciò denota il fatto che la chiesa fosse sì luogo di culto, come testimoniano gli affreschi devozionali dell’abside, ma costituisse anche un punto d’aggregazione importante. Gli affreschi più antichi sono quelli dedicati alla Vergine siti nell’abside, eseguiti dal “Maestro di Trevi” risalgono al 1372. Diversi furono i restauri susseguitesi nel tempo: nel XV sec. ci fu l’ultimo ampliamento, al 1777 risale il pavimento in cotto ed in fine al XX sec. risalgono i restauri commissionati dalla Pia Unione di S. Giuseppe che nella seconda metà di quel secolo divenne proprietaria della chiesa. La tipologia della chiesa richiama lo stile degli ordini mendicanti, costituita da un’unica navata, il soffitto è in capriate di legno e l’abside centrale pentagonale è fiancheggiata da due cappelle a pianta rettangolare. Sotto l’abside si trova la cripta a struttura poligonale, questo locale nel corso del XVI secolo divenne luogo di sepoltura. Nel 1985 la chiesa tornò ad essere luogo di culto e sede di manifestazioni culturali. Sottoposta a nuovi interventi nel 2002, viene riaperta al pubblico nel 2005 dopo grandi restauri strutturali, il recupero degli affreschi absidali e il restauro dell’organo del 1509.

Lui a Forsoni

C. R. Petrini, La chiesa di San Francesco a Trevi, Perugia, Era Nuova, 2005

Casella di testo: L organo dopo il restauro
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Strumento assai interessante dal punto di vista organologico, per antichità e rarità del manufatto, l’esemplare conservato nella chiesa di S. Francesco appartiene alla tipologia costruttiva degli organi da muro.

Il dott. Oscar Mischiati nella relazione storico artistica del 1989 lo definisce “il più antico esistente in Umbria ed uno dei più antichi in senso assoluto”.

Attraverso la ricerca archivistica è stato possibile ripercorrere la storia dell’organo. La sua costruzione risale all’anno 1509 per opera di mastro Paolo Pietro di Paolo da Montefalco2. Nell’atto notarile si parla di “unum parum organorum” da consegnare prima delle festività natalizie per il prezzo di 80 fiorini in ragione di 40 bolognini per ogni fiorino, con pena pecuniaria di 10 fiorini in caso di mancata consegna. Dall’anno della sua costruzione fino alla fine del XVII sec. il Comune ha sempre sostenuto economicamente sia lo stipendio dell’organista, che spesso coincide con la figura del guardiano della chiesa, che i lavori di miglioramento dell’opera stessa. Come risulta dalle deliberazioni comunali nel 15263 all’organo vengono apportate le prime migliorie e, per il suo ornamento la comunità mette a disposizione 25 fiorini. Nel 15284 a causa della povertà della chiesa di S. Francesco il Comune stipendia sia l’organista che il pulsatore, ovvero colui che comprime i mantici per mandare l’aria al somiere.

Nel 1594′ si costituisce un comitato di sei persone appartenenti alle famiglie più in vista della città per la raccolta dei fondi utili ad accomodare l’organo: ser Cir. Valenti, ser Francesco Mattiolo, ser

2 Archivio notarile di Montefalco, notaio Pompeo di ser Nicola, 1509, c 84 ASCT, Archivio delle tre chiavi, riformanze, reg. 284, 1526 — 1537, e. 3

4 ASCT, Archivio delle tre chiavi, riformanze, reg. 284, 1526 — 1537, c. 43

5 ASCT, Archivio delle tre chiavi, riformanze, reg. 504, 1588 — 1594, c. 309

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Antimo Chisio, ser Leonardo Paulello, ser Agrippa Polver, ser Raimondo Palmuccio”. Gli stessi operano con questo scopo fino al 1603, ma i lavori di miglioramento si concludono soltanto nel 1612′ anno in cui il Comune mette a disposizione 25 scudi per la fine dell’opera. Con atto del notaio Flaminius Rensius del 22 novembre 1602, il papa Clemente VIII mette a disposizione cinquanta scudi “et s’obblighino d’ impiegarli nell’ammoderna­mento dell’organo della loro chiesa, poiché S. S.tà dona a quel luogo per tal servizio detti scudi cinquanta et da la Camera le saranno fatti buoni in detta partita di scudi trecentocinquanta.”8 In questo intervento rientra probabilmente, oltre alle parti foniche per le quali rimando alla relazione di Andrea Pinchi, anche l’aggiunta della monumentale cantoria, che per le sue proprietà stilistiche risale a questo periodo.

Nella deliberazione del 24 febbraio 1695 viene confermato lo stipendio annuale di 5 scudi per l’organista, questo sarà l’ultimo contributo del Comune per il mantenimento dell’organista e per qualsiasi altra opera di restauro apportata all’organo.

Dopo il 1696, anno in cui il Comune per la prima volta si rifiuta di stipendiare l’organista, nelle deliberazioni non ci sono più notizie relative ali’ organo, si suppone che i successivi interventi siano stati sostenuti direttamente dai Francescani. Si tratta di una semplice supposizione in quanto nel 1810 sia l’archivio che la biblioteca del convento sono andati perduti.

Del restauro svolto dalla famiglia Fedeli nella metà del `700 non abbiamo alcun riscontro documentario, ma sia Andrea Pinchi che Oscar Mischiati hanno riconosciuto nello strumento l’inconfondi­bile impronta degli organai marchigiani che in quegli anni si erano trasferiti a Foligno. Anche l’intervento di restauro avvenuto nei

6 ASCT, Archivio delle tre chiavi, consigli e riformanze, reg. 1, 1603 – 1608, cc. 32, 33

ASCT, consigli e riformanze, reg. 2, 1609 – 1613, c. 171

” Arch. Notarile di Trevi, reg. 892, 1602, cc. 625, 626

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primi del `900 attribuito a Rodolfo Luna è stato confermato dai suddetti esperti.

Nel 1919 il Comune requisisce la Chiesa alla Pia Unione di S. Giuseppe, li trasferitasi dal 1859 diventandone successivamente proprietaria, per adibirla a rimessa del grano. Nella deliberazione della Giunta dell’ 11 agosto 19229 la Confraternita chiede al Comune di partecipare alle spese di restauro per l’organo, reso inservibile dalla polvere del grano tenutovi per tre anni consecutivi, ma il Consiglio nega ogni contributo ritenendo di aver già sostenuto troppe spese per la medesima chiesa in passato.

Dopo anni di completo abbandono nel 1998 il Comune si fa carico del restauro dell’organo, l’intento è quello di riportare l’opera al suo antico splendore. Grazie al lavoro dei restauratori oggi possiamo ascoltare le soavi note che hanno accompagnato le preghiere dei nostri padri.

9 ASCT (Postunitario), deliberazioni della Giunta, reg. 10, 1920 – 1922, c. 227

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Die 22. septembris 1509 Montefalco

Eodem millesimo pontificato indictione die vero 22 mensis septembris. Actum in loco sancti Francisci de Montefalcone iuxta sua latera presentibus frater Lodovico et frater Fortunato ordinis sancti Francisci de Montefalcone testibus

Magister Paulus Petrus Pauli de Montefalcone sponte per se et suos heredes omasi meliori modo via iure causa et forma obligavit se facturae unum parum organorum bono et recipientes10 ad iuditium magistrorum in vero de mensura et capitilis ut dixit capitulos per quadam scripta manu ser Iulii de Trevio. Fratris primo de ordinis sancti Francisci procuratori ditte ecclesie et capituli sancti Francisci de Trevio pro dieta ecclesia. Et hac factura pro pretio et nomine pretii de florenorum octuaginta ad rationem, 40 bolendinorum per quolibet floreno, quos organos dictus magister Paulus supra dictus promisit dicto fratri primo procuratori predicto presenti stipulanti et recipienti pro dieta ecclesia sancti Francisci de Trevio dare et consignare dictos organos finitos et in ordine ante festarumi’ nativitatis Domini nostri proxime venturis, et casu quo dictus magister Paulus dicto tempore non dederit cadat in pena de florenorum decem parti observanti applicandorum.

Et hoc fecit dictus magister Paulus cum hoc pacto et condizione que dictus personaliter obligat quod conventus sancti Francisci de Trevio dederit dicto magistro Paulo unum depositum in Trevio quod de supradicta quantitate florenorum 80 dare et solvere ad

10 Sic.

11 Sic.

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omnem requisitionem dicci magistri Pauli et casu quo dictum depositum non datum fuit dicto magistro Paulo per supradictum conventum, dictus conventus cadat in pena de florenorum decem parti observati applicandorum et contractus istud sit nullus et nullius valoris.

Et ad presentiam supradicti magistri Pauli et per observationem supradictarumi2 Antonutius Francisci cappellani de Montefalcone in forma valida fideiussit et magister Franciscus custodis ecclesiae sancti Francisci de Montefalcone promixit dictum Antonutium indempne conservare et promixit et obligavit se [….] renumpiare et iuravit et dederit litem etc.

Con atto notarile del 22 settembre 1509 alla presenza dei frati

Ludovico e Fortunato dell’ordine di san Francesco di Montefalco

si stabilisce che il maestro Paolo Pietro di Paolo di Montefalco si

impegna per la costruzione di “unum parum organorum” di misura e regole stabilite per il prezzo di 80 fiorini in ragione di 40 bologni­ni per ogni fiorino. L’organo doveva essere consegnato alla chiesa di san Francesco di Trevi prima delle festività nata­lizie e nel caso il maestro Paolo non avesse rispet­tato i tempi sarebbe

caduto in pena di 10 fiorini da applicare alla parte osservante.

Arch. Notarile di Montefalco, notaio Pompeo diSer Nicola, 1509, c. 84

12 Sic.

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Il maestro Paolo pose la condizione di creare un deposito di 80 fiorini con la fideiussione di Antonutius cappellano di Montefalco per assolvere ogni sua richiesta di pagamento, e se il convento non avesse pagato tale somma sarebbe incorso nella pena pecunaria di 10 fiorini e nell’annullamento del contratto.

Luisa Forconi 14

Restauro strumentale Censimento del materiale jònico e analisi del manufatto

Redatto da Andrea Pinchi in base agli studi e rilievi di Oscar Mischiati

Lo smontaggio dell’organo, avvenuto il 3 marzo del 1998, consentì un’analisi dettagliata di tutti i materiali e quindi la ricostruzione degli eventi principali che avevano modificato nel corso del tempo la fisionomia originale del manufatto.

Tutte le operazioni di studio, censimento e riordino dei materiali sono state condotte da Oscar Mischiati coadiuvato dallo scrivente. Preziosi contributi sono stati offerti da Luigi Ferdinando Tagliavini, Wijnand van de Poi, Patrizio Barbieri, Franco Colamarino, Eugenio Becchetti.

I lavori di restauro terminati nella primavera 2005 sono stati condotti sotto la direzione della Soprintendenza ai Beni Culturali dell’Umbria nella persona di Wijnand van de Poi, Ispettore onorario unico e la supervisione della dott.ssa Francesca Cristoferi.

Dal censimento delle canne e relativo riordino è stato possibile ricostruire la successione delle varie disposizioni foniche, dalla costruzione fino ai giorni nostri, attraverso i vari interventi.

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Casella di testo: Canne interne
(prima e dopo il restauro)
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Il nucleo originale consta di 145 canne. La fattura è evidentemente primitiva con aspetti del tutto straordinari sia per la lastra che per le rudimentali saldature. Infatti, analizzando le canne, le percentuali in rapporto stagno/piombo sono risultate varianti da canna a canna. Si sono registrati persino casi di leghe di tigrato (50% di stagno e 50% di piombo) sia a grana finissima che grande, fenomeno riconducibile all’instabilità delle temperature di fusione propria delle tecnologie del tempo. Secondo gli studi effettuati da Patrizio Barbieri, le saldature potrebbero essere una preziosa testimonianza della tecnica tardo-medievale a mercurio, di cui si perde traccia nel corso del XVI secolo. Tale ipotesi ha trovato conforto nei referti delle analisi effettuate presso il laboratorio Sereco di Perugia su piccoli campioni prelevati dai corpi sonori che hanno stabilito una quantità ampiamente superiore di mercurio rispetto alle canne dei nuclei seicenteschi e settecenteschi. Altro elemento sono le punte delle canne di misura minima e di tipo senza imboccatura che in Umbria e nelle Marche vennero abbandonate a partire dal XVII secolo. La preparazione delle saldature è a terra rossa.

REGISTRO CANNE SUPERSTITI

Principale 32

Ottava 38 Flauto in VIII 12 Quintadecima 34 Decimanona 7

Vigesimaseconda 22

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Tastiera di 45 note (Do1-Do5) scavezza

Pedaliera presumibilmente di 9 note (Do1-Do2)

Facciata in stagno di 37 note disposte in cinque campate con due ordini superiori di organetti morti.

Corista 445 Hz circa A 20°

Rifacimento del Giubileo del 1600 da parte di autore anonimo

Di tale intervento sopravvive un nucleo di 105 canne costruite tra il 1612 ed il 1614. La loro fattura presenta maggior raffinatezza rispetto a quelle del nucleo cinquecentesco e la grafia delle numerazioni evidentemente seicentesche. I criteri costruttivi risentono ancora dei canoni antichi, con punte di misura minima e senza imboccatura. Di grande interesse le canne del registro di Flauto in XII che presentano larghezza di bocca strettissime, fino ad 1/10 della circonferenza, evidenziando una ricerca attenta delle sonorità proprie dei flauti dolci da parte dell’organaro. La preparazione delle saldature è a terra ocra.

Nell’ambito di tale intervento tutte le canne centrali di ogni singola campata, comprese quelle degli ordini morti, furono ricostruite a tortiglione. Le differenze tra canne cinquecentesche e seicentesche si manifesta sia per differenza di percentuale e consistenza di lastra che per criteri costruttivi. Non si può escludere nell’ambito del rifacimento dello strumento l’ipotesi dell’inserimento di un registro ad ancia, come ad esempio nel coevo organo di S. Pietro di Perugia posto in corno Evangelii.

Principale le 4 canne di facciata a tortiglione Ottava 25

Flauto in VIII 19

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Flauto in XII 17 Quintadecima 15 Decimanona 14 Vigesimaseconda 5 Vigesimasesta 6

Tastiera presumibilmente di 45 note (Dol-Do5) scavezza Pedaliera presumibilmente di 9 note (Do1-Do2) scavezza

Tutte le canne di questo nucleo, dopo essere state riordinate secondo la loro numerazione originale, hanno espresso valori del corista mediamente pari a 395 Hz a 20°, ovvero il corista di San Giovanni in Lacerano in Roma. All’interno della cassa si notano ancora le tracce delle sgurbiature praticate al centro di ogni fascia interna degli archi delle campate per ospitare canne di maggior lunghezza, ovvero le nuove canne tortili.

Rifacimento Fedeli del secolo XVIII

L’intervento è databile attorno alla metà del Secolo XVIII ed è attribuibile per tipologia costruttiva a Felic.iano Fedeli (morto nel 1746) della Rocchetta di Camerino o ai suoi figli Raffaele e Domenico Antonio. Certamente questo rifacimento assume toni ben più decisi rispetto al precedente. Infatti venne ricostruito il somiere maestro ex-novo, fu aggiunto un somiere di basseria con i suoi bassi in abete di 8′ e per rendere possibile tale operazione si intervenne ampliando il vano murario, eliminando per sempre lo status di organo da muro rinascimentale. Fu ricostruita la tastiera e presumibilmente la pedaliera. Il piano fonico venne ampliato con la costruzione della Voce Umana e della Cornetta. Le canne di facciata vennero tutte riutilizzate tranne il Do1 centrale che fu ricostruito di taglia maggiore ed utilizzato come Rei, mentre con

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un trasporto venne collocata una canna interna in legno per il Do1. Il somiere fu ricostruito con il Rei centrale ed il Do1 posto a lato. Una particolarità del tutto singolare è costituita dalla presenza delle note Fa#1 e Sol#1 esclusivamente per le canne di Principale.

Il nucleo rilevato in fase di censimento e riordino consta di 110 canne così suddivise:

Voce Umana 22 canne presenti su 25

Cornetta 21 canne presenti su 25

Ripieno 67 canne di ripieno

Tastiera di 47 note (Dol-Do5) scavezza con tasti spezzati alla prima ottava per Fa#1 e Sol#i

Pedaliera presumibilmente di 9 note (Do1-Do2) scavezza con tasti spezzati alla prima ottava per Fa#1 e Sol#1

Il corista rilevato dal nucleo Fedeli è mediamente di 437 Hz a 20°.

Intervento riformatorio di Rodo fò Luna initio `900

Il colpo di grazia all’organo di San Francesco fu inferto da Rodolfo Luna che adeguò lo strumento ai nuovi canoni indicati dal Movimento Ceciliano. Sostituì pertanto tastiera, pedaliera, comandi e sistema trasmissivo dei registri, manticeria e basseria.

La tastiera fu costruita con un’estensione maggiore della precedente ovvero di 49 note (Dol-Do5) cromatica con i comandi per i registri di tipo harmonium posti in linea sopra la tastatura. La pedaliera fu realizzata parallela di 27 note (Do1-Re2) cromatica e fu dotata di una moderna meccanica di collegamento tasto- pedale. I mantici a cuneo furono sostituiti con un mantice a lanterna con pompe sottostanti di alimentazione.

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Il somiere fu ampliato con un’appendice per le prime quattro note cromatiche mancanti al somiere Fedeli. I due Flauti in VIII e XII furono accorpati in un unico Flauto di 4′.

La disposizione fonica fu trasformata come segue:

Principale

Ottava

Ripieno 5 file Flauto

Voce Celeste Cornetta

Il corista fu portato a 440 Hz ed il temperamento equalizzato. Le ragioni di una scelta

Nei giorni 7 e 31 marzo 1998 con l’assistenza del Dott. Oscar Mischiati e del Wijnand van de Pol si è dato inizio all’esame analitico del materiale dell’organo depositato presso il nostro laboratorio a seguito dello smontaggio avvenuto in data 3/3/98.

La nostra attenzione si è particolarmente concentrata sulle canne, che hanno rivelato di appartenere ad epoche diverse; esclusa la sopravvivenza di parti dell’organo costruito nel 1509 da Mastro Paolo di Pietro Paolo da Montefalco (il cui contratto edito da tempo ha contribuito alla fama di questo organo) è stato comunque individuato il nucleo cinquecentesco, coevo alla cassa ancora esistente. Accanto a queste si allineano due altri gruppi di canne: uno seicentesco ed uno settecentesco genericamente riferibile alla bottega dei Fedeli ai quali peraltro appartiene o risale la struttura dello strumento, in particolare somiere e crivello.

Come frequentemente succede, in simili casi, dal riordinamento delle canne risulta una fisionomia dello strumento che non coincide più con le strutture posteriori (somiere, crivello,

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I registri sono stati ridisposti secondo quella che doveva essere la successione consueta:

Flauto in Ottava

Quintadecima

Decimanona

Vigesimaseconda

Vigesimasesta

Sono quindi stati collocati in coda al somiere i registri di Flauto in XII seicentesco, Voce Umana e Cornetta Fedeli. Le canne trovano alloggio in un blocco con crivello proprio, rimovibile in qualsiasi momento. I comandi di registrazione sono stati realizzati con foggia diversa per connotarne la differente epoca costruttiva.

Le 37 canne di facciata dal Dol suddivise in 5 campate sono state ridisposte come in origine con il Do centrale ricostruito a tortiglione, in sostituzione della canna Re ricostruita da Fedeli nel XVIII secolo.

La tastiera è stata ricostruita di 45 tasti (Dol-Do5) scavezza impiegando legni di noce, castagno e bosso nostrani, secondo modelli dell’epoca.

La pedaliera è stata ricostruita di 9 pedali (Dol – Do2) scavezza, secondo modelli coevi.

Sono stati ricostruiti due mantici a cuneo con azionamento manuale tramite ruote e corde che hanno trovato alloggio sotto il somiere maestro, all’interno del vano.

La pressione è stata ristabilita in 44,3 mm in colonna d’acqua.

Il corista è stato ristabilito in 445 Hz con temperamento del Tono Medio 1 /4 di comma sintonico.

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Il restauro secondo le linee adottate restituisce finalmente anche all’Umbria la possibilità di fruire di uno strumento idoneo per l’esecuzione e lo studio della mirabile letteratura organistica classica italiana, testimonianze della quale sopravvivono anche nella regione, come il manoscritto di S. Maria Maggiore di Spello, quello della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi e soprattutto di Girolamo Diruta autore del testo didattico basilare a cavallo tra cinque e seicento.

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Il restauro della Cantoria Cenni storici

In una dettagliata ed elegante relazione, redatta il 3 agosto 1909 dal perito agronomo Silvio Mancia, si legge che per riportare al loro stato primitivo alcune parti di questo tempi

( chiesa di san Francesco), deturpate o celate con muri e con intonaco di calce era necessario, fra gli altri lavori di riparagioni e restauri urgenti, rimuovere su altra parete l’organo e relativa cantoria o palco-orchestra.Prima di questo radicale intervento, ispirato alla moda purista che vedeva nel ritorno alle forme medievali il riconoscimento delle radici e dei valori della nascente nazione, la chiesa non si presentava più nei caratteri essenziali delle chiese mendicanti della fine del XIII secolo, ma riccamente ornata secondo i dettami della Controriforma. L’altare maggiore poggiava su un muro che chiudeva completamente la luce dell’abside i monumenti sepolcrali medievali delle due absidi laterali erano stati trasformati in altari barocchi, lungo le pareti laterali furono eretti fra il 1613 ed il 1620 otto altari su commissione di alcune famiglie trevane, la

‘s Arch.Soprintendenza B.A.A.A.S. dell’Umbria, fald.81, fasc. Trevi, chiesa di S.Francesco

4 L’altar maggiore egregiamente adorno con rilievi, statue e colonne in stucco, construtto ad honor di Dio, della Madonna e di San Francesco da signori Cristofaro e Pomponio de Angelis ” 1595 DN p. ove successivamente nel 1773 fu tolto il dipinto raffigurante il Beato Andrea Conti sostitito dall’immagine della Madonna della Misericordia. D. Natalucci, Historia Universale dello Stato Temporale ed Ecclesiastico di Trevi 1745, Trevi 1985 p. 177.

Laltare fu poi demolito nel 1910 insieme ” al muro del 1600 a dossale dellaltare maggiore, riadattamento di due pilastri dellabside che sopportano l’arco, nascondendo l’abside, rispristinando alcuni costoloni dellabside con tasselli, ripristinando la finestra bifora dell’abside, vetrata dipinta con armatura in ferro. Arch.Soprintendenza B.A.A.A.S. dellUmbria, fald.81, fase. Trevi, chiesa di S.Francesco

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parete di fondo era interamente occupata dall’organo e dalla grande cantoria, realizzata con molta probabilità proprio in questo periodo. Un intervento di carattere scenografico che ben si inseriva nel contesto di rinnovamento ornamentale della chiesa, completato dalla funzionalità dell’organo di competenza dell’organista che fu stipendiato ininterrottamente dal 1615 al 1695. ‘6

Con gli interventi del 1910 furono eliminati 5 altari, fra cui l’altare maggiore, e la scelta di cambiare di posto all’organo si rese inevitabile per ripristinare la luce del rosone, come oggi si vede con le su dodici colonnine gotiche, sulla parete di fondo della chiesa. Esso fu chiuso in passato da una grossolana muratura, funzionale all’appoggio dell’organo e della cantoria, che a quell’epoca occupava l’intera parete di fondo. Nella stessa fase di ristrutturazione furono chiuse, sulla medesima parete ed ai lati dell’organo, due finestre, aperte in breccia circa il 1600, che illuminavano il fondo della chiesa.

I lavori furono condotti dalla Confraternita di san Giuseppe presieduta dal Nobil Signor Isidoro Valentini che anticipò la somma complessiva di 6202,83 lire di cui 1390,20 per lo spostamento dell’organo, la riapertura del rosone e la chiusura delle due finestre.

L’organo e la cantoria furono rimontati sulla parete di fronte alla porta principale della chiesa, nell’attuale posizione, ripristinando le varie parti deteriorate e realizzando alcune opere murarie sulla

1 et dato altri fiorini 50 per il nuovo suo ornamento ( ex rif. An. 1612, f. 171), essendo in deposito anche i 50 scudi donati dal pontefice per il medesimo effetto. ” D. Natalucci, Historia Universale dello Stato Temporale ed Ecclesiastico di Trevi 1745, Trevi 1985, p. 179.

16 D. Natalucci,Histona Universale dello Stato Temporale ed Ecclesiastico di Trevi 1745, Trevi 1985, p. 180.

17 Nel 1910 vennero eliminati cinque dei dieci altari esistenti e cioè gli altari della Concezione, del SS. Nome di Gesù, di san Crispino, di san Bernardino e di san Antonio. C. Zenobi, Storia di Trevi 1746-1946, p. 315.

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parete, come riportato dalla relazione finale dei lavori redatta da Scipione Bizzarri e datata 10 dicembre 1910.18

La nuova posizione può forse intendersi come una ricollocazione nella sede originaria del 1509, come potrebbe suggerire lo spirito di ripristino dell’epoca e l’esistenza della scala di accesso alla cantoria realizzata nello spessore murario della parete laterale della chiesa.

In questo nuovo assetto, fornito di un nuovo sistema di sostegno con puntoni e mensole e di nuove tavole nella fiancata di destra, l’organo riprese a funzionare fino al 1919 anno in cui il comune di Trevi requisì la chiesa alla Confraternita di san Giuseppe per adibirla a magazzino del grano. Dopo tre anni la chiesa fu riconsegnata ai proprietari ma l’organo non fu più in grado di suonare per la grande quantità di polvere che vi si era accumulata.

Descrizione

Il monumentale organo a muro è composto da una cantoria e da una cassa armonica, entrambi ammorzati nella muratura della parete sinistra della sala.

La cantoria è sostenuta da sette mensole di legno e da altrettanti puntoni incastrati nella muratura. Le mensole sono in parte nascoste, sul fronte dell’intradosso, da un controsoffitto di legno ornato con piccoli lacunari quadrati dipinti con delle stelle ad otto punte su fondo azzurro. Sopra l’estradosso delle mensole, a formare il piano di calpestio della cantoria, erano delle tavole di pioppo dello spessore di circa 2,5 cm., oggi sostituite da tavole di rovere. Sopra il pavimento poggia il parapetto, innervato con delle assi di legno di noce, scandito sulla faccia esterna da una

18 <1rch.Soprintendenza B.A.A.À.S. dell'Umbria, fald.81, fasc. Trevi, chiesa di S. Francesco.

C.Zenobi, Storia di Trevi 1746-1946, Foligno 1987, p. 341.

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serie di lesene scanalate su cui poggia un lungo architrave ornato con motivi geometrici semplici e dentelli. Fra le lesene dieci tavole dipinte a tempera raffiguranti da sinistra: san Didaco, santa Chiara di Assisi, san Bonaventura da Bagnoregio, sant’Antonio da Padova, san Giuseppe, .sant’Fmiliano, san Bernardino da Siena, santa Maddalena, santa Lucregia e santa Caterina d’Alessandria.

La struttura che sostiene la cassa è costituita da travi di legno di cui due verticali poggianti al pavimento, gli altri sono incastrati al muro. Il fronte della cassa è delimitato ai lati da due alte lesene policrome, con basi e capitelli fogliati che sostengono una trabeazione che corre lungo tutto il perimetro della cassa. Il fronte, fra le due lesene, è caratterizzato da un ricco traforo in legno policromo, nei cui vuoti compaiono le canne dell’organo. Nelle lunette più alte due piccole tele raffiguranti l’Annunciazione.

La cassa è conclusa in alto da una cimasa triangolare sulla cui fronte lignea è dipinta a tempera la scena dell’incontro fra san Domenico e san Francesco. Ai lati due piccoli ovali raffiguranti santa Caterina da Siena e santa Chiara.Il tetto della cimasa è costituito da tavole di recupero che conservano ancora tracce di colore di una decorazione semplice.

Lateralmente la cassa è chiusa da grandi tavole, divise da cornice quadrate, ornate con finti marmi.

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Casella di testo: San Giuseppe, Sant' Emiliano, San Bernardino da Siena
(prima del restauro)
Casella di testo: San Giuseppe, Sani' Emiliana, San Bernardino da Siena
(dopo il restauro)
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L’opera è costituita da essenze di pioppo e di castagno, formate sia da superfici piane cha da cornici modanate, entrambe dipinte sul recto. La preparazione per la stesura dei pigmenti è a base di gesso e colla animale, data con uno strato molto sottile. Il disegno, dove serve, è eseguito direttamente con pennello. La tecnica pittorica è a tempera magra con legante proteico in cui sono disciolti i pigmenti naturali di tipo minerale fra i quali è impiegata l’azzurrite. La stesura pittorica è sottile, tipica di un manufatto di non pregiatissima fattura, aspetto evidente sia per la tecnica che per lo stile dell’opera. Le dorature delle aureole dei santi sono in foglia metallica su missione oleoresinosa.

Da un primo esame emergeva il cattivo stato conservativo dell’opera sia nella parte strutturale che nella materia pittorica. L’insieme aveva subito modifiche e smontaggi nel tempo, giustificati da elementi sia metallici che lignei “moderni” come chiodi a testa tonda o zeppe. I pannelli inferiori della cassa, sui fianchi laterali, erano stati tolti per collegare l’organo ad un mantice posto allesterno della cassa ed anche per facilitare il passaggio sul retro dello strumento.

20 Il restauro della cantoria e della cassa dellorgano si è svolto fra l’agosto ed il dicembre 2004, secondo il progetto redatto dallarch. Giuseppe Bettini del comune di Trevi, con il finanziamento della Regione dellUmbria. I lavori sono stati diretti dall’arch. Giuseppe Bottini con l’alta sorveglianza della dott.ssa Francesca Cristofori della Soprintendenza B.A.A.P.S.A.D dell’Umbria.Lintervento di restauro è stato eseguito dalla Coo.Be.C. di Spoleto, con la direzione tecnica di Rolando Ramaccini e compiuto in situ dal restauratore Fabio Giulivi, coadiuvato da Anna Maria De Carolis, Andrea Peroni e Silvia Bravi. Il restauro delle due tele è stato condotto in sede dai restauratori Bruno Bruni e Antonella Filmai con la collaborazione di F. Mancini. Il progetto del restauro strutturale si deve all’ing. Andrea Giannantoni diretto da Bernardino Speranclio cui si devono i rilievi del manufatto disegnati da Mario Tosti. La documentazione fotografica è di Marcello Fedeli.

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Inoltre si è propensi a pensare che la cimasa sia stata aggiunta perché non pertinente allo stile dell’opera, databile al XVII secolo. Piccoli elementi come beccatelli e parti di cornice sono andati perduti.

Il supporto ligneo presentava ampie zone interessate dall’attacco d’insetti xilofagi, ritiro delle tavole, lesioni e distacchi diffusi. Gli strati preparatori avevano subito alterazioni dovute ad infiltrazioni e percolamenti di acqua meteorica, decoesioni e perdita di adesione. Il fianco laterale sinistro della cassa armonica è giunto a noi completamente abraso, senza colore e preparazione a gesso. La pellicola pittorica, sensibile alle variazioni termoigrometriche, aveva gore diffuse sul fronte della cassa armonica, cadute e decoesioni.

In generale la superficie era offuscata da un velo composto di una vernice proteica alterata e da depositi superficiali incoerenti. Sulle tavole dipinte, raffiguranti santi, c’erano ritocchi pittorici dovuti a restauri precedenti. Alcune iscrizioni dei nomi dei santi, erano state in parte modificate o confuse come nel caso delle immagini di santa Caterina e santa Chiara per le quali si ipotizza un’errore nella ricollocazione.

L’intervento di restauro

Nel restauro attuale sono state eseguite tutte le operazioni conservative indispensabili al ripristino della stabilità sia del supporto che degli strati preparatori.

La pulitura umida, eseguita con solventi debolmente basici, ha rimosso le vernici e le ridipinture, in modo selettivo proprio per la particolare sensibilità dei colori all’azione dell’acqua.

La reintegrazione pittorica ha cercato di ristabilire la continuità delle fasce decorative senza eliminare l’effetto del naturale invecchiamento dell’opera. Le tavole raffiguranti i santi sono state

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integrate mimeticamente con colori ad acquerello. Le parti mancanti sono state sanate secondo i casi.

Il risarcimento delle discontinuità delle parti lesionate è stato ripristinato con l’inserimento di materiale inerte sia sintetico che con listelli e cunei di legno di pioppo adesi con resina vinilica e con chiodi di acciaio senza testa. I pannelli e le cornici mancanti della cassa sono stati realizzati con legno di pioppo. Le lacune superficiali sono state stuccate con impasto a base di cellulosa addizionata ad una piccola percentuale di resina acrilica per rendere le stesure più elastiche ai movimenti del supporto ligneo.

Anna Maria De Caro/is

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FONTI

Archivio notarile di Montefalco, notaio Pompeo di ser Nicola, 1509 ASCT, Archivio delle tre chiavi, riformanze, reg. 284, 1526 — 1537 ASCT, Archivio delle tre chiavi, riformanze, reg. 284, 1526 — 1537 ASCT, Archivio delle tre chiavi, riformanze, reg. 504, 1588 — 1594 ASCT, Archivio delle tre chiavi, consigli e riformanze, reg. 1, 1603 – 1608

Arch. Notarile di Trevi, reg. 892, 1602

ASCT, Consigli e riformane, reg. 14, 1694 – 1696

ASCT (Postunitario), delibera<ioni della Giunta, reg. 10, 1920 –1922 Arch.Soprintendenza B.A.A.A.S. dell’Umbria, fald.81, fasc. Trevi, chiesa di S.Francesco

BIBLIOGRAFIA

D. NATALUCCI, Historia Universale dello Stato Temporale ed Ecclesiastico di Trevi 1745, Trevi, 1985

C. R. PETRINI La chiesa di San Francesco a Trevi, Perugia, Era Nuova, 2005

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INDICE

Presentazioni ………………………………………………………… pag. 5

L. FORSONI

La chiesa di San Francesco ……………………………………… pag. 7

L. FC)RSONI

L’organo ………………………………………………………………. pag. 8

A. PINCHI Restauro strumentale pag. 15

B.SPERANDIO, A. M. DE CAROLIS Il restauro della Cantoria pag. 26

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Trevi, Chiesa di S. Francesco, Organo antico

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Note