Categoria: Da sapere

  • Pietra Rossa – richiesta maggior cura

    Dal Giornale dell’Umbria 2/9/2005
    Foligno _______________________________________ PIETRAROSSA.* – L’esponente politico chiede ulteriori scavi e l’estensione dei vincoli archeologici

    Andreani (Udc):
    “Opportuna regolamentazione per costruire”

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    059

    TREVI – “Già negli anni ’70 l’amministrazione aveva individuato una zona archeologica più estesa dell’area della chiesa di Pietrarossa”: il consigliere Luigi Andreani ravviva le polemiche sulla gestione dello scavo da parte dell’amministrazione che, a suo dire, sapeva della vocazione archeologica del sito. Nel 1991 in un articolo pubblicato sul Bollettino della Deputazione di Storia Patria era già stata annunciata l’individuazione dì una zona funeraria nel luogo del recente ritrovamento della tomba del guerriero longobardo di Pietrarossa, anche se l’ipotetica zona funeraria si supponeva appartenesse all’età romana. Motivo in più, sostiene Andreani, per continuare ad indagare alla ricerca di testimonianze d’età anteriore a quella longobarda, forse ancora segretamente custodite dagli strati inferiori di terra. Necessaria dunque per il capogruppo di opposizione la delocalizzazione del magazzino in costruzione, di cui però l’amministrazione non sembra voler fare a meno. “Chiediamo una opportuna regolamentazione per eventuali costruzioni nelle zone limitrofe, prevedendo una specifica e competente sorveglianza negli sterri preliminari”: la richiesta di Andreani si troverebbe in linea con le intenzioni della Soprintendenza che, nella persona dell’ispettore Maria Laura Manca, aveva già avanzato l’ipotesi di estensione del vincolo all’area archeologica, non escludendo l’ipotesi di ulteriori indagini e sondaggi nei prati circostanti lo scavo. La dottoressa Manca aveva però anticipato l’intenzione di rendere nuovamente edificabile la zona in seguito alla rimozione di ogni evidenza archeologica. Indispensabile secondo Andreani anche riunire nella futura esposizione al museo i nuovi reperti con quelli dello scavo del sottopassaggio ferroviario del 1980. L’ultima stoccata di Andreani è contro il sottopassaggio della superstrada che, anziché essere una “degna presentazione” della zona archeologica, è intransitabile poiché “utilizzato come latrina dagli utenti della piazzola di sosta”.

    Federica Menghinella

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    PIETRAROSSA – Notizie

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Pietrarossa: scoperta necropoli

    Il Messaggero 17/08/2005
    Foligno-Spoleto _______________________________________

    A Pietrarossa.* si scopre una necropoli

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    A Pietrarossa una nuova scoperta archeologica: riaffiora una necropoli romana databile tra il quarto e il settimo secolo d.C. Il museo archeologico, di prossima apertura, testimonia la presenza di innumerevoli resti venuti alla luce proprio a Pietrarossa. Alcuni giorni fa durante i lavori di scavo, autorizzati dalla Soprintendenza Archeologica, è tornata alla luce una necropoli romana della quale si parlava già in uno studio di diversi anni fa. Le dieci tombe ritrovate confermano l’esistenza di una città dei morti ricca di suppellettili funerarie

    C. R. PETRINI

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Scoperta necropoli longobarda a Pietrarossa

    Il Messaggero 26/08/2005
    Foligno-Spoleto _______________________________________

    Affiorano dieci tombe a Pietrarossa.* Scoperta una necropoli longobarda

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    Finora era ritenuta zona archeologica romana per antonomasia

    058

    Pietrarossa di Trevi era ritenuta per antonomasia zona archeologica romana. E’ venuta invece alla luce una necropoli longobarda: ci sono i resti di un guerriero e di una fanciulla. Per Trevi si apre una nuova pagina di storia, affascinante e tutta da studiare. Dieci tombe sono affiorate durante i lavori di scavo perla realizzazione di un capannone per ospitare i mezzi della Protezione civile. Il periodo della città dei morti potrebbe (condizionale d’obbligo) risalire al VI o al VII secolo dopo Cristo. Tombe del periodo longobardo sono state ritrovate più di cento anni fa a Nocera: guerrieri con armi, bardature di cavalli guarnite in oro ed argento e vasellame metallico, sepolture femminili riccamente abbigliate con gioielli, fibule, croci e fili d’oro degli abiti. E anche a Gualdo Tadino.

    Un po’ di storia. Nel 568 i Longobardi in Italia occupano tutta l’Umbria ed eleggono Spoleto a guida del Ducato: nel 571 Faroaldo fonda il “Ducato di Spoleto” e Trevi. che fa parte del Ducato spoletino, ha diverse testimonianze. Come le mura di forma circolare, riferite alla fase castrense longobarda del settimo secolo. «La recente scoperta – dice l’assessore alla cultura del Comune di Trevi, Valentino Brizi – va ad arricchire la conoscenza antica del territorio trevano. Dopo gli ultimi ritrovamenti, ci stiamo attivando per realizzare di una mappatura archeologica esatta dell’intero sito per avere un’idea precisa della consistenza dell’area archeologica di Pietrarossa. Il materiale ritrovato ci auguriamo possa essere esposto e valorizzato nel museo archeologico di prossima apertura».

    CARLO ROBERTO PETRINI

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

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    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

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  • Riaffiora necropoli

    Da LA NAZIONE del 13/8/2005

    Foligno-Spoleto

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    TREVI – Accurato sopralluogo dei tecnici

    Reperti affiorati a Pietrarossa.* – Verifica della soprintendenza

    058

    TREVI – Tombe alla cappuccina di epoca romana? L’interrogativo intorno ai resti di manufatti e ai frammenti di ossa umane affiorate di recente a Pietrarossa di Trevi sarà chiarito dagli esperti e dai tecnici della Soprintendenza dei Beni archeologici dell’Umbria. I resti sono affiorati durante i lavori di scavo per la realizzazione di un capannone destinato ad ospitare i mezzi della locale Protezione civile. «Difficile ipotizzare l’entità e l’eventuale valore scientifico di tali reperti – spiega Giuliano Nalli, sindaco di Trevi, che ieri mattina con i tecnici comunali ha partecipato al sopralluogo effettuato dalla Soprintendenza – ma dalle prime indicazioni potrebbe trattarsi di resti di manufatti forse dello stesso genere di quelli riaffiorati in passato. Aspettiamo il pronunciamento dei tecnici, in ogni caso si tratta di ritrovamenti che devono essere accuratamente esaminati e salvaguardati». Un’area di grande interesse archeologico, quella dove è affiorato il materiale ora all’esame, a ridosso della tratta ferroviaria Roma-Ancona e della caratteristica chiesa di Pietrarossa.

    Carlo Luccioni

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

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    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

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  • Reperti romani a Pietrarossa

    Da La Nazione – 10/7/1980 ________________________________________________

    Umbria
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    Tornata alla luce una strada romana

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    Resti di una strada e mura con canaletti di scolo, vasi, anfore, del 300 circa dopo Cristo, e ossa umane semipolverizzate, sono stati rinvenuti nel corso di lavori di scavo per la costruzione di un sottopassaggio sulla ferrovia Ancona Roma, all’altezza dell’abitato di Pietrarossa

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    fra Foligno e Trevi. La benna della scavatrice aveva incontrato qualche resistenza; con una più cauta azione di scavo sono venuti alla luce i reperti. Del rinvenimento sono stati subito avvertiti i carabinieri e questi hanno informato la soprintendenza archeologica dell’Umbria. Esperti hanno immediatamente effettuato un sopralluogo al termine del quale sono stati ritirati i reperti.

    058

    [Dopo un mese dall’inizio dei lavori, dieci righe e mezza su due colonne costituiscono la risposta ufficiale delle istituzioni alle varie ipotesi e illazioni che da quindici giorni venivano avanzate sugli organi di stampa locali. Tutto è regolare. Almeno il titolo però è un po’ troppo riduttivo: dalle poche righe di testo si evince che sono state trovate ben altre cose oltre a una misera strada!]

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  • Pietrarossa: reperti longobardi

    Da LA NAZIONE del 21/8/2005

    Foligno _______________________________________

    I recenti ritrovamenti potrebbero rilanciare l’intera area.

    Ipotesi longobarda per i nuovi reperti di Pietrarossa.*

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    Il Comune di Trevi è impegnato nella gestione della zona

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    FOLIGNO – L’area archeologi ca di Pietrarossa (foto) potrebbe nascondere un’importante necropoli di epoca longobarda. Con il trascorrere delle ore, in attesa del pronunciamento di esperti e tecnici della Soprintendenza dei Beni archeologici dell’Umbria sui reperti e sulle dieci tombe affiorate durante gli scavi per realizzare un capannone che il Comune di Trevi ha destinato a ospitare i mezzi della Protezione civile, l’ipotesi comincia a farsi largo e suscita grande curiosità e interesse nella comunità trevana. «E’ prematuro azzardare accattivanti e clamorose ipotesi quando non si conosce la vera identità di quanto è affiorato durante i lavori di scavo. Al momento però – precisa l’assessore alla cultura Valentino Brizi – posso ribadire che le tombe dovrebbero risalire al VI o al VII secolo d. C. Insomma, l’epoca delle tombe potrebbe risalire al periodo dei longobardi. Attendiamo il pronunciamento da parte degli esperti». Va subito detto che tombe del periodo longobardo sono affiorate a Nocera Umbra e Gualdo Tadino. Se dovesse trovare riscontro nella realtà, insomma, la recente scoperta nel sito archeologico di Pietrarossa potrebbe modificare sensibilmente gli scenari archeologici dell’area, che in passato ha riportato alla luce altri gioielli. Come quelli affiorati durante gli scavi per realizzare il sottopasso della linea ferroviaria Roma-Ancona. Reperti dei quali cercheremo di ritornare in possesso – avverte ancora Brizi – per essere sistemati nei musei locali e che potrebbero arricchire l’offerta turistica e il grande patrimonio archeologico che conserva la città di Trevi. Diversa, invece, la collocazione delle ossa umane affiorate, che per legge – precisa l’assessore – sono state sistemate in un unico ossario. Intanto cercheremo di realizzare una mappatura archeologica più precisa dell’intero sito per avere un’idea precisa della consistenza dell’area archeologica di Pietrarossa». Nel frattempo il ritrovamento delle dieci tombe è oggetto di un’interrogazione del capogruppo Udc Luigi Andreani con la quale chiede al sindaco di Trevi quali provvedimenti intenda mettere in atto per tutelare e conservare gli scheletri rinvenuti e per delimitare e ampliare la zona archeologica, visto che sistematicamente affiorano reperti. Andreani chiede inoltre di soprassedere alla costruzione del capannone.

    Carlo Luccioni

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  • Riaffiora necropoli longobarda

    Da LA NAZIONE del 26/8/2005

    Cultura e spettacoli in Umbria

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    Eccezionale scoperta archeologica a Pietrarossa.* di Trevi

    Riaffiorano i longobardi

    Torna alla luce un’importante necropoli con sedici tombe

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    FOLIGNO – I resti di un guerriero insieme al proprio corredo costituito da una lunga spada, un coltello contenuto in un fodero di cuoio posto all’altezza del torace e un cinturone ornato di borchie metalliche che cinge i suoi fianchi. Gli ultimi dubbi sono così cancellati: la necropoli affiorata di recente a Pietrarossa di Trevi durante i lavori di sbancamento del terreno, e che continua a portare alla luce altri reperti e tombe (16 finora le sepolture a fossa individuate, ma è presumibile la presenza di almeno altre dieci sepolture), è di chiara origine longobarda. «Il sito di Pietrarossa – spiega la dottoressa Laura Manca, della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria-riveste un particolare interesse scientifico in quanto stabilisce una linea di continuità, finora sconosciuta in quest’area, tra l’epoca romana e quella medievale. I reperti consentono di datare la necropoli al VI-VII secolo dopo Cristo». Dopo i primi saggi di scavo effettuati dalla dottoressa Matelda Albanesi, nei quali erano emersi numerosi frammenti di ossa umane e reperti di varia natura, sono affiorate via via varie tombe a cappuccina di epoca romana. Ma nei giorni successivi dal terreno sono iniziati a spuntare ben altri reperti, un’autentica necropoli che, con i resti ben conservati degli inumati, del guerriero e del suo corredo, ha sciolto ogni dubbio circa l’origine longobarda. Tra i resti individuati anche quelli di due bambini e forse di una donna, nella sepoltura di quest’ultima è stato trovato un pettine che potrebbe confermare il sesso femminile. «Tombe – spiega la dottoressa Albanesi – che probabilmente appartengono ad un unico nucleo familiare». Proseguono gli scavi per «scoprire» quello che riservano le altre tombe individuate. «Intanto -avverte l’assessore alla cultura di Trevi, Valentino Brizi – provvederemo ad allargare la mappatura dell’area. Quanto emerso necessita di un’accurata valorizzazione nell’ambito di un progetto di musealizzazione insieme al vasto patrimonio archeologico di Trevi».

    Carlo Luccioni

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  • Pietrarossa -Corredo delle tombe

    Laa Nazione 2/9/2005
    Foligno – Spoleto _______________________________________ Trevi – Ieri sono affiorati due orecchini e altrettanti spilloni fermacapelli: confermata l’origine longobarda

    Altri «tesori» nella necropoli _______________________________________

    TREVI – Un tesoro archeologico tira l’altro. Dalla necropoli di Pietrarossa.* continuano ad affiorare altri «gioielli». Ieri, sotto il cranio dell’ultimo scheletro rinvenuto accanto a quello del guerriero longobardo, sono spuntati due orecchini e due spilloni presumibilmente usati come fermacapelli. Oggetti che, secondo la valutazione dei tecnici della Soprintendenza, sarebbero di chiara origine longobarda. Reperti conservati in maniera perfetta, tanto che a giudizio degli esperti necessiteranno di un restauro superficiale.

    Trevi, Necropoli di Pietrarossa - Guerriero longobardo

    L’AFFASCINANTE GUERRIERO LONGOBARDO E’ l’immagine-simbolo della necropoli affiorata a Pietrarossa: lo scheletro del guerriero longobardo

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    «Quanto affiorato ieri – avverte l’assessore alla cultura di Trevi, Valentino Brizi -cancella le ultime perplessità sulle tombe individuate, gran parte delle quali, come ipotizzato all’indomani dei primi rinvenimenti, appartengono chiaramente al periodo longobardo. Reperti pregiati dal punto di vista scientifico e culturale, che ci impongono di andare avanti con gli scavi». La loro collocazione, dopo il necessario restauro, dovrebbe essere all’interno del locale museo (soluzione sollecitata anche dal capogruppo consiliare Udc Luigi Andreani). E intanto si pensa di collocare altrove il capannone destinato ad ospitare i mezzi della Protezione civile.

    C.Lu

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  • Reperti romani a Pietrarossa

    Da La Nazione – 1/7/1980 ________________________________________________

    Cronaca di Foligno _______________________________________

    DURANTE LA COSTRUZIONE DI UN SOTTOPASSAGGIO

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    Pietrarossa.*: tornano alla luce antichi e d importanti reperti

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    Un avvenimento che si ripete puntualmente ogni volta che si effettuano lavori di scavo.
    Questa volta dovrebbe trattarsi dei resti dei bagni fatti costruire da Augusto

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    Puntuali come sempre, ogni qualvolta si effettuano lavori di sterro in quella zona, interessanti reperti antichi di millenni tornano alla luce in località Pietrarossa di Trevi tra la curiosità di molti, l’interesse di alcuni e il disappunto di altri.

    E’ una storia che si ripete con triste e colpevole sistematicità: la storia di una ruspa che, per un motivo o per l’altro, riporta in superficie con immaginabile scarsa delicatezza, reperti più disparati a testimonianza di antiche civiltà succedutesi e sviluppatesi a più riprese su quella parte dell’antica Trevi attraversata da sempre dalla Flaminia.

    L’occasione questa volta è stata offerta dalla costruzione di un discusso sottopassaggio ferroviario in progetto da diversi anni ed i cui lavori hanno avuto inizio da una ventina di giorni: qualcuno però si è accorto che lo «sterro selvaggio» non teneva necessariamente in buon conto i resti di così vetuste civiltà e dal canto suo la stessa Pro Trevi ha segnalato quanto stava accadendo al sindaco ed alla Soprintendenza ai monumenti.

    I lavori non sono stati interrotti, come temevano i fautori del sotto passaggio e comprensibilmente i cittadini di Pietrarossa,costretti nel periodo dell’interruzione a percorrere lunghe e scomode varianti, ma da lunedì scorso proseguono sotto la sorveglianza di esperti che tutto annotano e misurano.

    E da annotare e misurare c’è veramente molto, perché numerosissimi sono i reperti che tornano in superficie: varie opere murarie che si incrociano e si sovrappongono, tantissimi frammenti in cotto, tegoloni e vasi, grandi e minuti, denotano che questa zona è stata abitata per millenni, mentre gli enormi monoliti squadrati confermano che qui ci fu qualcosa di importante e di imponente.

    Da tempo immemorabile i continui ritrovamenti hanno acceso la fantasia della popolazione poiché, ogni volta che si è scavato per un qualsiasi motivo – fondamenta di nuove costruzioni o semplicemente uno scasso per piantare una vigna – sono venuti alla luce manufatti vari, tra le zolle arate si trovano più cocci che pietruzze e qualche coccio, dopo millenni di intemperie e maltrattamenti, ancora denota la forma originale. Inoltre la maggior parte dei reperti che si trovano nel palazzo comunale provengono proprio da questa zona, dove furono trovati centodieci anni fa, durante i lavori per la costruzione della ferrovia stessa.

    Che cosa fu realmente Pietrarossa? il cronista trevano sincrono Francesco Mugnoni, alla fine del ‘400, scrivendo della zona diceva «dove ce sono quilli bagni», bagni romani che ancora si riconoscevano perfettamente dopo 15 secoli, sicuramente quel «balineum» che Plinio il Giovane, nella sua famosa lettera dalle fonti del Clitunno, dice donato dall’Imperatore Augusto agli abitanti di Spello. Forse però non ci furono solo bagni a Pietrarossa: la tradizione dice infatti che lì ci fu la stessa Trevi; è una teoria che peraltro ha trovato molti sostenitori nonostante che gli autori parlino di bagni e non di città.

    Probabilmente nella tarda età imperiale doveva essersi sviluppato nella zona un centro notevole, forse un «emporium», il centro commerciale ed industriale di Trevi, abbandonato poi in seguito alle scorrerie dei barbari, ma ancora alla fine del ‘200 qualcuno chiamava ancora quella zona «Trevi de plano» come risulta da una pergamena dell’ex abbazia di Sassovivo.

    Da un primo sommario esame dei reperti venuti alla luce in questi giorni, riconoscendosi varie canalizzazioni ed un piano di cotto ricoperto da uno strato di sostanza apparentemente calcarea, sembrerebbe di essere incappati proprio in un ambiente delle terme. Sarà comunque compito degli esperti che vi stanno lavorando formulare ipotesi verosimili o giungere ad affermare teorie definitive; l’auspicio di tutti i trevani è comunque quello che tutti gli importanti reperti trovati a più riprese in quella zona o dalle parti di Casco dell’acqua, patrimonio senz’altro di Trevi e dei suoi cittadini, possano in un domani non troppo lontano essere restaurati, catalogati ed esposti in qualche antico palazzo attualmente inutilizzato. Magari nelle splendide sale di Palazzo Lucarini.

    Carlo Fioretti

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  • Reperti archeologici di Pietrarossa

    Da LA NAZIONE del 28/10/1982

    Cronaca di Spoleto

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    Reperti archeologici vicino a Pietrarossa.*

    Tutte le volte che si è scavato sono venuti alla luce vari manufatti
    Un modello in breccione lungo un metro e mezzo: è un’ara sacrificale?

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    Ci scrive da Trevi Carlo Alberto Petrini: Pietrarossa è famosa soprattutto per l’antica chiesa che ospita decine di affreschi del XIV e XV secolo.

    Ma la zona è interessante anche archeologicamente stando alla descrizione che del luogo fece il latino Plinio il Giovane nell’epistola all’amico Romano e tenendo conto dei pregevoli manufatti venuti alla luce.

    Lo studioso di cose locali Franco Spellani scrive a tale proposito: «Da tempo i continui ritrovamenti nella zona di Pietrarossa hanno acceso la fantasia della popolazione, poiché ogni qualvolta si è scavato, per qualsiasi motivo, sono venuti alla luce manufatti vari. Ma non è neanche necessario scavare; basta fare una passeggiata nella zona, fra le zolle arate di fresco, e si potranno contare sul terreno più cocci che pietruzze».

    Il rinvenimento più importante è un modello in breccione di m. 1,56 per 0,79, venuto alla luce durante i lavori per il sottopassaggio ferroviario. Il reperto, forse un’ara sacrificale, mostra delle incisioni di lettere di incerta interpretazione. Altri resti interessanti si conservano, in attesa di migliore sistemazione, nel palazzo comunale; si tratta principalmente di epigrafi.

    Non sarebbe il caso di tentare una serie di scavi programmati per tentar di scoprire che cosa si nasconde sottoterra? Un esito positivo, come molti indizi fanno prevedere, di lavori ben condotti, arricchirebbe il nostro patrimonio culturale e le nostre conoscenze storiche.

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