Categoria: Da sapere

  • Pietrarossa – Il santuario abbandonato al degrado

    Dal Corriere dell’Umbria 9/9/2008, pag. 15 _______________________________________

    Trevi

    Le infiltrazioni d’acqua stanno pian piano logorando la struttura e i dipinti interni

    Il santuario abbandonato al degrado

    _______________________________________ E c’è chi pensa a una petizione per sollecitare interventi

    Piccolo gioiello La chiesa di Santa Maria di Pietrarossa abbandonata dal terremoto

    TREVI – Le sollecitazioni si fanno via via sempre più pressanti e le proteste sempre più numerose da parte dei cittadini di Trevi. Motivo, lo stato di degrado e di abbandono in cui versa il santuario di Santa Maria di Pietrarossa. Una struttura dal grande valore archeologico, architettonico e pittorico esistente al suo interno. L’edificio infatti sarebbe seriamente danneggiato per infiltrazioni di acque sotterranee e per quelle piovane, provenienti dal tetto in rovina. Una situazione che starebbe seriamente compromettendo anche le opere pittoriche e gli affreschi che decorano le pareti interne ed esterne della chiesa.

    E così i pullman arrivano carichi di visitatori che però non possono ammirare il santuario perché off limits. E così con la delusione mista a sbigottimento dipinta sul viso, risalgono sul torpedone per riprendere la via di casa. Uno stato di degrado testimoniato anche dalle transenne che cadono a pezzi con il trascorrere degli anni. Segno inequivocabile di una situazione che dura ormai da oltre dieci anni. Dal terremoto del 1997.
    Certo alcuni interventi sono stati eseguiti, come la sistemazione del tetto e altri lavori. Ma non sarebbero stati sufficienti. Una situazione di abbandono che molti cittadini non sono disposti più a tollerare. Uno spettacolo desolante per un edificio sacro che vanta una storia di secoli e che era gettonatissimo dagli sposi, che qui desideravano celebrare il loro matrimonio. Da qui le proteste che hanno cominciato a fioccare numerose, e gli appelli che finora sono rimasti inascoltati. Tanto che alcuni cittadini hanno manifestato l’intenzione di avviare una petizione con la quale si invitano le autorità preposte ad approntare quanto prima i lavori per rendere fruibile la chiesa di Pietrarossa sia al culto religioso che ai tanti visitatori.
    Cenni storici farebbero risalire il santuario così come si presenta oggi, alla fine del XIII secolo, anche se i frammenti più antichi rimessi in opera fanno pensare a costruzioni precedenti. La maggiore attrattiva della chiesa è rappresentata dai numerosi affreschi, oltre novanta, che si distendono sulle sue pareti, non solo all’interno ma anche all’esterno, sotto i portici per l’esattezza. Le pareti della chiesa sono completamente decorate con dipinti della Madonna col Bambino e San Giacomo, Pietà Volto muliebre, Madonna col Bambino tra i santi Antonio Abate e Leonardo e altri affreschi ancora. Tutti di grande valore e prestigio sia storico che artistico. Documentata la presenza di San Francesco in occasione delle sue visite ai malati di lebbra, ospitati presso l’ospedale di San Tommaso e Lazzaro, i cui resti sono ancora visibili sulla strada Flaminia in prossimità del bivio per Santa Maria in Valle. Insomma un monumento sacro che i residenti invocano a gran voce che venga riaperto al culto, dopo gli opportuni interventi di risistemazione.

    Il terremoto ferì questo piccolo gioiello e da allora nessun intervento

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    STAMPA – RECENSIONI

    PIETRAROSSA – Notizie

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Reperti romani a Pietrarossa

    Da Il Messaggero – 25/6/1980 ________________________________________________

    Cronaca di Foligno e Spoleto
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    Pietrarossa..* Per i lavori in corso ___________________________________________________________________________

    Importanti reperti archeologici sono in pericolo?

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    Un invito ad andare a «curiosare» su quello che sta succedendo in questi giorni a Pietrarossa di Trevi, è stato lanciato da Franco Spellani, un cittadino con la passione dell’archeologia.

    Il fatto è analogo

    a m

    o1ti altri che si sono succeduti con ritmo piuttosto frequente nel comprensorio folignate, dove la terra nasconde parecchie sorprese di interesse storico ed artistico, come recentemente dimostrato dai ritrovamenti nella piazza di Foligno.

    A Pietrarossa, dunque, si sta costruendo un sottopassaggio ferroviario per eliminare il passaggio a livello e, come informa lo Spellani, le due enormi scavatrici potrebbero arrecare seri danni ad eventuali reperti archeologici che dovessero venire alla luce.

    Si sta lavorando, infatti, proprio al limite dell’area considerata di interesse archeologico, ma tale limite sarebbe assolutamente convenzionale, perché non stabilito a seguito di sondaggi e rilievi; pertanto l’area archeologica potrebbe essere ben più estesa.

    Che questa considerazione non sia frutto della fantasia sarebbe dimostrato dai manufatti in muratura che si trovano sotto il livello del suolo, ben visibili

    In verità, storia e legenda concordano nel dire che in questa zona ci fu anticamente qualcosa di notevole, forse un tempio pagano dedicato a Giunone o forse la stessa Trebia, la Trevi romana.

    E, soprattutto, romani sarebbero i reperti venuti alla luce (gli enormi monoliti che si trovano sotto la magnifica chiesa e la strada che corre sul fondo del canale artificiale Alveolo) nonché quelli da scoprire (come i «bagni» di cui parla il cronista trevano del ‘400 Francesco Mugnoni).

    «In ogni tempo – dice a questo proposito Franco Spellani – chiunque abbia scavato a Pietrarossa ha trovato qualcosa di interessante. I tre quarti dei reperti che sono conservati nel palazzo comunale di Trevi provengono da questa zona; qui furono trovati un secolo fa quando si lavorava alla costruzione della ferrovia e allora non si scavò così in profondità come si sta facendo adesso».

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Reperti romani a Pietrarossa

    Da La Nazione – 26/7/1980 ________________________________________________

    Cronaca di Spoleto
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    La zona archeologica è off-limits ___________________________________________________________________________

    Altri reperti romani a Pietrarossa.* di Trevi

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    Tra non molto i muraglioni di calcestruzzo del costruendo passaggio ferroviario, ci scrive un nostro assiduo lettore Carlo Roberto Petrini, noto studioso di cose antiche della sua Trevi, faranno ricadere il silenzio sulla

    Pietrarossa romana.

    E’ senza dubbio Pietrarossa la località nella quale Plinio il Giovane pone il «balneum» di cui l’imperatore Augusto fece dono agli abitanti di Spello, i quali lo gestivano pubblicamente e vi davano anche l’alloggio. E’ qui dove sorgevano quelle ville che seguivano l’amenità del fiume che attrassero l’attenzione dello storico latino.

    Ne sono testimoni i profili di molteplici costruzioni, in una delle quali, un’aula che si dilunga per circa 13 metri ed è contornata da una rete di ampie fognature dalla base e la copertura in cotto e le pareti in opera incerta.

    Non è stato possibile esplorare le pavimentazioni dell’aula per non contravvenire alle norme che regolano le ricerche archeologiche, anche se la tentazione di porre mano alla zappa e alla pala di alcuni cittadini è stata fortissima. Questi non pochi appassionati si sono dovuti limitare a ricercare tra il terriccio portato a rifiuto. Sono stati così rinvenuti numerosissimi frammenti di coccio di piccole dimensioni, nessuno, tranne uno, recante il sigillo del vasaio.

    I cocci sono di varia fattura ed è presente vasellame di pregio. Recentemente si è autoevidenziato, per la naturale caduta della residua cortina di terreno che l’occultava, un tratto di muro a filaretto di notevoli dimensioni. intramezzato da un’enigmatica fascia di intonaco. E’ molto vicino al tratto di muraglione di calcestruzzo di recente gettata e chi lo vuole ammirare si affretti. A quale costruzione apparteneva questo ben saldo muro? Cosa si cela dietro di esso?

    In questi giorni ha poi suscitato vivo interesse il rinvenimento [di numerosi frammenti di intonaco dipinto] (ne abbiamo dato una breve notizia sul nostro giornale) che, quantunque giacenti nello strato alluvionale da circa 15 secoli, conservano sontuosa la bellezza delle tinte e della loro stesura.

    Sono gli intonaci delle ville delle quali parla lo storico romano.Forse si tratta di quelle tinte a base di cera in grande uso, per costruzioni signorili, presso i romani; tinte che sfidano i secoli:Pompei ne è la più chiara dimostrazione.

    Alcuni frammenti di questi intonaci sono stati portati nella sede comunale a disposizione degli

    studiosi. Sono andati a far compagnia alle molteplici steli e cip pi romani già da tempo restituiti dal terreno di Pietrarossa.

    Abbandonata la speranza di una sistematica esplorazione, pur meritata dalla località, ci si domanda però se anche il grande lastrone di pietra venuto, in parte, alla luce durante i lavori, verrà anch’esso fagocitato dall’inclemente gettata di calcestruzzo.

    Frammenti di intonaco dipinto rinvenuti tra il terriccio di risulta del sottopassaggio riportato nell’area occupata attualmente dalo stabilimento “Bazzica”.

    (Inedito 2005)

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    Si tratta di un masso dello spessore di circa 70 centimetri, frontalmente di metri 1,70 e di profondità non ancora conosciuta.Giace perfettamente in piano sul livello di campagna in atto ai tempi di Roma. Non si tratta quindi di uno dei tanti monoliti già rinvenuti nella zona, molti dei quali, nel secolo XIII, utilizzati nella costruzione della chiesa Santa Maria di Pietrarossa, oggi in miserevole pasto alla dilagante umidità che la sta divorando insieme al suo centinaio di affreschi dei secoli XIV e XV.

    Si tratta probabilmente della base di un importante monumento.

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    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Reperti archeologici e resti umani

    Dal Giornale dell’Umbria 6/8/2005
    Foligno _______________________________________

    Trevi – Spellani ha inviato una lettera. Stop ai lavori per il magazzino comunale.
    Nalli: “abbiamo chiamato la Soprintendenza”

    Ossa e vasi dal sottosuolo

    Durante i lavori affiorati alcuni reperti: comunicazione in Municipio

    TREVI – A Pietrarossa.* al centro dello sterro che doveva ospitare il magazzino dell’autorimessa del Comune, ecco affiorare dei resti di manufatti e ossa umane, ed è stop ai lavori. Franco Spellani dell’associazione Pro Trevi ha infatti inviato ieri mattina una lettera al Comune di Trevi e al sindaco e per conoscenza al comandante della polizia municipale, al capo del servizio demografico del Comune di Trevi e al comandante dei carabinieri, rendendo noto tali ritrovamenti che sono proprio al centro dell’enorme sterro a lato sud della strada Bivio Flaminia e sottopasso ferroviario. Non è la prima volta che accade un fatto simile, come ha spiegato Spellani. “Ho un’intera documentazione: di tali frammenti, anche in passato, ne sono stati trovati diversi, ma molto spesso – commenta amaramente Spellani – chi effettuava i lavori ha finto di non vederli.

    Ora è necessario che tale ritrovamento venga attentamente valutato: è troppo palese la

    Trevi, necropoli di Pietrarossa - Lo sterro che ha rivelato la necropoli

    Sopra il particolare dei resti dei manufatti e le ossa

    umane. Sotto lo sterro

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    scoperta”. Cocci e ossa, come testimonia la documentazione fotografica che Spellani ha raccolto, che hanno fatto bloccare immediatamente i lavori. “Subito – commenta il sindaco di Trevi Giuliano Nalli – l’architetto del Comune ha effettuato il sopralluogo, ed ha avvertito la Soprintendenza ai beni archeologici che dovrà quindi valutare tali resti. Siamo pronti a trasferire il magazzino altrove se si rendesse necessario”.

    Insomma il Comune di Trevi, come ha fatto precedentemente quello di Spello, è pronto a trasferire altrove il magazzino ed effettuare una campagna di scavi qualora la Soprintendenza, analizzati i resti ed il terreno, desse tali indicazioni.

    Francesca Petruccioli

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Riaffiora necropoli

    Da LA NAZIONE del 20/8/2005

    Foligno-Spoleto

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    LA SCOPERTA Spuntano nuovi tesori nella zona di Pietrarossa.* di Trevi
    dove sono in corso i lavori per la realizzazione di un capannone

    Dal terreno riaffiorano i resti di una necropoli

    Per il momento sono venute alla luce una decina di tombe

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    TRE VI – Nessuno si sbilancia ma le tombe e i reperti che continuano ad affiorare dagli scavi nella zona archeologica di Pietrarossa, potrebbero rivelare un’autentica necropoli. Gli scavi fin qui effettuati dagli esperti e dai tecnici della Soprintendenza dei Beni archeologici dell’Umbria (all’indomani della scoperta di ossa umane affiorate durante i lavori di scavo per la realizzazione di un capannone destinato ad ospitare i mezzi della locale Protezione civile) hanno portato alla luce una decina di tombe. forse di epoca romana o longobar

    da, che:

    da una prima sommaria identificazione potrebbero risalire al VI o VII secolo d.C. Sulla scoperta il Comune di Trevi e la Soprintendenza mantengono uno stretto riserbo, tanto che l’assessore alla cultura Valentino Brizi, nel confermare il ritrovamento di una decina di tombe, si è limitato a dire che: «si tratta di reperti che devono essere accuratamente esaminati e salvaguardati sul cui reale valore sono in corso i necessari accertamenti». Un riserbo fin troppo stretto, quello degli addetti ai lavori e delle istituzioni, anche perché l’area, notoria mente di interesse archeologico, potrebbe diventare un’occasione di promozione per il territorio. Tanto più che, come si diceva, non è un mistero che l’area archeologica di Pietrarossa possa ancora svelare vestigia: é conosciuta e figura in tutte le guide turistiche, regionali e nazionali. Un’area che, in passato, ha portato alla luce, altri «gioielli», in particolare nel 1980 quando, in occasione della realiz

    zazione del sottopasso ferroviario della Roma-Ancona, affiorarono diverse casse di reperti. Sicuramente se anche quei reperti fossero sistemati nei musei locali potrebbero arricchire l’offerta turistica e il grande patrimonio archeologico che conserva la città di Trevi. Un ritrovamento, quelle delle dieci tombe, oggetto di una interpellanza che il consigliere comunale dell’Udc Luigi Andreani presenterà al sindaco di Trevi, per chiedere l’allargamento dell’area archeologica di Pietrarossa.

    Carlo Luccioni

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

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    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Reperti romani a Pietrarossa

    Da La Nazione – 12/7/1980 ________________________________________________

    Cronaca di Foligno
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    Pietrarossa.*:Trovati resti umani
    ed antiche canalizzazioni romane

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    Continuano a suscitare notevole interesse i ritrovamenti di reperti di vario tipo che vengono ogni giorno alla luce durante le operazioni di scavo e di consolidamento del sottopassaggio in località Pietrarossa di Trevi.

    Se ne sono senz’altro accorti gli addetti ai lavori, già al primo colpo di scavatrice, poiché nella discarica non c’era un solo mucchio di terra che non contenesse numerosi «cocci»: l’hanno notato subito gli abitanti della zona. per i quali, in verità, ritrovamenti del genere non fanno più notizia; finalmente sono venuti a saperlo anche le autorità, debitamente avvertite, e la stessa soprintendenza alle belle arti che ha inviato sul luogo suo personale specializzato.

    A tutto ciò hanno anche provveduto alcuni acquazzoni opportunamente intervenuti a spazzar via dal terreno la polvere ed a questo punto in molti hanno ritenuto che la «cosa» fosse veramente molto interessante. Anche i ladri! Sabato scorso si vedevano infatti chiarissimi, sul lato nord a monte della ferrovia, resti di ossa umane rapidamente scomparsi nella notte fra sabato e domenica lasciando una buca di circa 80 centimetri di diametro.

    Si è trattato probabilmente di «sciacalli» dilettanti, poiché non era certo quella una sepoltura da nascondere un tesoro, ma resta il fatto che i numerosi reperti, ora allo scoperto, sono alla mercé di tutti. con il rischio di causare altri danni laddove non sono ancora giunte le ruspe.

    Ed il rischio non è solo quello: i numerosi resti rischiano ora di venir definitivamente coperti dalle quattro sponde in cemento del costruendo sottovia: è quanto temono. molto realisticamente. alcuni consiglieri della Pro Trevi che sabato scorso inviarono un telegramma alla sovrintendenza per sollecitare ulteriori e più approfonditi interventi.

    Quel giorno infatti oltre al suddetto scheletro. che ha suscitato l’interesse di qualche tombarolo da strapazzo, affiorarono altri reperti altrettanto interessanti. Una pietra di notevoli dimensioni, con bella modanatura. appartenente probabilmente al cornicione di un antico edificio ed un enorme monolito squadrato, a valle della ferrovia, sul lato nord, delle ragguardevoli dimensioni di centimetri 170 x 70 e della profondità di oltre un metro (non possiamo essere più precisi in quanto la pietra è tuttora quasi completamente interrata). E’ quest’ultimo molto simile agli altri conservati presso le mura perimetrali esterne della vicina chiesa di Santa Maria di Pietrarossa e potrebbe essere stato la base di un monumento di grosse dimensioni,

    Nella giornata di martedì sono inoltre venute alla luce una canalizzazione pressoché intatta (almeno nella parte che è stata risparmiata dalle ruspe) in entrambi i lati del sottovia. e numerosi elementi di altre canalizzazioni parallele. Tale ritrovamento sembra confermare definitivamente la tesi secondo cui ci troviamo di fronte alle famose terme donate da Augusto agli Spellani e che Plinio ricorda nella celeberrima lettera dalle Fonti del Clitunno.

    Ma cosa fu effettivamente l’attuale Pietrarossa nell’antichità? Lo abbiamo chiesto a Franco Spellani. appassionato studioso, che ha seguito questa affascinante storia fin dalle prime «ruspate».

    «Forse ci furono quei famosi bagni, ci ha detto, oppure ci fu un “emporium” che, intorno alle terme ed al porto fluviale, si sviluppò nei quasi tre leggendari secoli della «pax romana». Non possiamo escludere che ci fosse un enorme tempio-santuario pagano, ma neppure che ci fosse la stessa Trevi».

    «Non sappiamo ancora quando questo insediamento cessò di, esistere e perché – è sempre Spellani che parla – forse in seguito ai terremoti dei V secolo che sconvolsero gran parte della penisola italica e le regioni balcaniche e che, secondo alcuni. furono responsabili del calo delle acque del Clitunno. O forse in seguito ad un assalto delle orde barbariche che per secoli scorrazzarono da padroni nella nostra terra».

    Riteniamo che valga la pena almeno tentare di risolvere qualcuno di questi interrogativi. siamo sicuri che i reperti possano restare alla luce senza intralciare i lavori per il sottopassaggio. chiediamo con forza che non vengano coperti di nuovo, a distanza di millenni, non a causa di calamità naturali, ma per l’insensibilità dell’uomo!

    Carlo Fioretti

    Nella Foto: i resti di antiche canalizzazioni romane affiorati martedì

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

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    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa

  • Reperti archeologici e resti umani

    Dal Giornale dell’Umbria 7/8/2005 pag.17 _______________________________________

    Reperti a Trevi, attesa per il sopralluogo

    TREVI – Tutto fermo e in attesa del sopralluogo della Soprindendenza a beni archeologici. Il Comune di Trevi dopo la scoperta di alcuni resti di manufatti e di ossa umane al centro dello scavo a Pietrarossa di Trevi (sterro che si trova a lato sud della strada Bivio Flaminia e sottopasso ferroviario) segnalata da Franco Spellani, cittadino trevano, ha sospeso i lavori sull’area che doveva ospitare il magazzino dell’autorimessa del Comune. Subito un tecnico comunale è stato inviato, venerdì pomeriggio, dal sindaco ad effettuare un sopralluogo che ha decretato, quindi, lo stop dei lavori. Il ritrovamento è stato quindi segnalato alla Soprintendenza che dovrà quindi valutare di cosa si tratti. Il Comune appena avrà i risultati deciderà se continuare a costruire il magazzino oppure trasferirlo in altro luogo.

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    Trevi, necropoli di Pietrarossa - Lo sterro che ha rivelato la necropoli

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

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    Pietra Rossa

  • Scoperta necropoli a Pietrarossa

    Dal Giornale dell’Umbria 20/8/2005
    Foligno _______________________________________

    Trevi – Gli archeologi stanno valutando i reperti a Pietrarossa.*. Ponzi Bonomi: “Interessante scoperta”

    Una necropoli dallo scavo

    Oltre una decina le tombe rinvenute dalla Soprintendenza

    TREVI – Una vera e propria necropoli: una decina di tombe dell’epoca post classica, (ma il loro numero è destinato a salire) sono state rinvenute nell’area dove si stavano effettuando i lavori per la realizzazione di un magazzino comunale.

    Ora il gruppo di archeologi che sono stati individuati dalla Soprintendenza dei beni archeologici dell’Umbria ad effettuare la campagna di scavo e che hanno rinvenuto tali tombe, dovranno vedere il loro contenuto. Una scoperta davvero interessante lungo la Flaminia che di certo contribuirà non solo a conoscere ancora di più la storia della popolazione, ma arricchirà il corredo del museo archeologico di Trevi.

    E’ già out l’area sulla quale sono stati trovati tali reperti. L’intera zona è stata infatti recintata proprio per evitare che tale scoperta possa attirare appassionati sì dell’archeologia, tombaroli che non si limiterebbero solo a vedere, ma che potrebbero portarsi via cocci o violare le tombe prima che queste siano aperte da mani esperte. Nell’area, infatti, si stanno anche approntando le misure necessarie per proteggere le tombe da eventuali intrusioni anche se come ha spiegato la dottoressa Laura Ponzi Bonomi le tombe potrebbero essere non “ricche” e quindi, come è capitato a Foligno, nei pressi dell’ospedale nuovo, che si tratti di tombe alla cappuccina e che poi al loro interno non hanno offerto poi così tanti oggetti. Naturalmente è interessante la scoperta in sé.

    “Si tratta di una necropoli – ha infatti spiegato la dottoressa Ponzi Bonomi – interessante dal punto di vista storico perché si trova appunto lungo la Flaminia. Ora bisognerà capire cosa si troverà all’interno delle tombe. Tutta l’area di Santa Maria di Pietrarossa è fortemente dotata di reperti. Infatti si tratta di un impianto urbano di età imperiale, la vecchia Trevi romana insomma: un’area di grande interesse archeologico”. Confermata la scoperta anche da Matelda Albanesi, una delle archeologhe che sta lavorando alla scavo: “E’ necessario effettuare un approfondimento per capire a casa ci troviamo di fronte: per ora sappiamo che si tratta di una necropoli estesa. Quando potremo effettuare ulteriori scavi ed analisi allora solo in quel momento potremo dare spiegazioni e commenti più precisi”

    Francesca Petruccioli

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    TREVI- E’ il 5 agosto. La segnalazione di ossa umane e resti di vasellame parte da Franco Spellani, di Trevi: al centro dello sterro che doveva ospitare il magazzino dell’autorimessa del Comune, ecco affiorare dei resti di manufatti e ossa umane. Spellani invia una lettera al Comune di Trevi e al sindaco e per conoscenza al comandante della polizia municipale, al capo del servizio demografico del Comune di Trevi e al comandante dei carabinieri, rendendo noto tali ritrovamenti che sono, proprio al centro dell’enorme sterro a lato sud della strada Bivio Flaminia e sottopasso ferroviario. Il Comune, fatto il sopralluogo, avverte la Soprintendenza ai beni archeologici che dovrà quindi valutare tali resti e blocca i lavori: tutto fermo in attesa del sopralluogo. Il 9 agosto sopralluogo della dottoressa Laura Ponzi Bonomi della Soprintendenza dei tecnici e ingeneri dell’ufficio tecnico del Comune del sindaco Giuliano Nalli nell’area. Dopo aver analizzato e raccolto di frammenti, ecco che è quindi necessario effettuare ulteriori indagini. E’ il 10 agosto: inizia la campagna di scavo a Pietrarossa. Il gruppo di archeologi seguito dalla Soprintendenza per capire se tali ritrovamenti sono davvero interessanti tanto da dover dire addio ai lavori per la realizzazione nel l’area del magazzino comunale da utilizzare come autorimessa e dell’area prevista per l’emergenza in caso di calamità naturali.

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  • Ampliare la zona archeologica di Pietrarossa

    Dal Giornale dell’Umbria 21/8/2005
    Foligno _______________________________________

    Trevi – Appello a riconsiderare l’area di Pietrarossa.*. “Scheletri in un sacco di plastica”

    Ampliare zona archeologica

    Interpellanza di Andreani: “Tutela e studio”

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    TREVI – Ampliare i confini della zona archeologica di Pietrarossa già i oggetto di scavo, al fine di indagare, conoscere, difendere e valorizzare, un patrimonio di immenso valore storico. Luigi Andreani, capogruppo consiliare del comune di Trevi, ha presentato ieri un’interrogazione al sindaco della città: un appello a riconsiderare la notevole importanza della zona archeologica di Santa Maria di Pietrarossa, dove “da quattro secoli si registrano ritrovamenti occasionali di resti di edifici imponenti, manufatti vari, cippi, iscrizioni e suppellettili”.

    Ulteriore e definitiva spinta nel chiedere tutela e studio dell’area è stata la recentissima scoperta nei giorni scorsi di un gruppo di dieci sepolture d’età post classica, rinvenute nello sterro che avrebbe dovuto ospitare il magazzino dell’autorimessa comunale: sarebbe dunque urgente un ampliamento della zona archeologica poiché, incalza Andreani, “sistematicamente affiorano reperti al di fuori dell’area inserita nel PRG”. Il capogruppo, dando ormai per scontato anche l’annullamento della costruzione del capannone del comune, chiede provvedimenti seri che tutelino l’integrità degli scheletri scoperti recentemente, al fine di renderne possibile un prossimo, sistematico studio. Una richiesta di tutela che nasce da un fatto ben preciso: gli scheletri delle tombe trovate prima dell’ultimo rinvenimento sarebbero stati, a detta di Andreani, “inopinatamente imballati alla rinfusa in un unico sacco di plastica per essere depositati nell’ossario del cimitero; tal modo di agire preclude la possibilità di qualsiasi ulteriore studio sistematico di tali reperti”. Il dottor Andreani si domanda inoltre chi abbia autorizzato tale modo di agire e “se tutto questo sia conforme ai protocolli di studio ed alle normative vigenti”.

    Una richiesta dunque di maggior attenzione, per una zona che ha restituito la quasi totalità dei reperti archeologici custoditi nel museo cittadino e che si trova in una posizione strategica ed interessantissima, vista la stretta relazione che il sito ha con il tracciato della via Flaminia, con il fiume Clitunno e con l’antico “lacus Clitorius”: indizi che potrebbero preannunciare l’esistenza di insediamenti e testimonianze ben più antiche rispetto a quelle già emerse dalla terra. Intanto già da domani, gli archeologi, tempo permettendo, torneranno a scavare.

    Nella foto: Necropoli rinvenuta a Pietrarossa

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  • Pietrarossa: resti di un guerriero longobardo

    Dal Giornale dell’Umbria 25/8/2005
    Foligno _______________________________________

    Trevi – A Pietrarossa.* importante rinvenimento. Forse una necropoli vicino a Spoleto

    Dallo scavo i resti di un guerriero longobardo

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    PIETRAROSSA – Lo scavo di Santa Maria di Pietrarossa continua a restituire preziose testimonianze dal passato. Secondo alcune indiscrezioni dalla terra sarebbero infatti emersi ieri i resti di due corpi: quelli di un uomo d’alto rango e di una donna oltre ad un lastrone in pietra di notevoli dimensioni. Circa i resti maschili si tratterebbe di un guerriero longobardo, visto che fra gli oggetti di corredo sarebbe stata rinvenuta una spada, segno distintivo d’alto rango. La necropoli datata ad un primo esame genericamente all’età tardoantica e poi al V-VII secolo dopo Cristo sembrerebbe dunque appartenere all’età longobarda. Fra le necropoli longobarde di rilevante importanza più vicine a Spoleto, città posta a capo di un importante Ducato che iniziò nel 569 con Faroaldo I, finora si conosce solamente la necropoli di Nocera Umbra, un prezioso documento storicoarcheologico contraddistinto da significativi corredi tombali di guerrieri con armi, bardature di cavalli guarnite in oro ed argento e vasellame metallico, sepolture femminili riccamente abbigliate con gioielli, fibule, croci e fili d’oro sugli abiti. Santa Maria di Pietrarossa troverebbe nella vicinanza con Spoleto un’ulteriore convalida della vocazione longobarda della necropoli in questione che, se confermata come tale, diverrebbe la più vicina al territorio di Spoleto. In attesa di dichiarazioni ufficiali da parte degli archeologi della Soprintendenza cresce la consapevolezza di trovarsi dinanzi ad una testimonianza di incredibile valore storico artistico per la zona di Santa Maria di Pietrarossa e Trevi.

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    Nella cartografia del TCI, dell’ACI e nella segnaletica stradale è indicato

    S.M.di Pietrarossa

    , mentre nella tavoletta dell’I.G.M., che dovrebbe essere ufficiale, è adottata la grafia:

    Pietra Rossa