Categoria: Da sapere

  • S. Emiliano: la storia e il culto

    Sant’Emiliano la storia e il culto

    Don Aurelio Bonaca, Il martirio di S. Emiliano vescovo di Trevi, Spoleto, 1935.
    Passio Sancti Miliani Martiris, estratto da”Trevi antica” di C. Zenobi, 1995.

    (Conversazione tenuta il 26 gennaio 1976 nella Chiesa di S. Emiliano in Trevi in occasione della PEREGRINATIO delle RELIQUIE di S. Emiliano per le chiese parrocchiali del Comune)1

    1)

    Ritenendo di dover far meglio conoscere l’aspetto storico di S. Emiliano, l’allora parroco don Tommaso Chianella invitò l’avvocato

    Carlo Zenobi

    a fare un quadro comprensibile ma esaustivo della figura del Santo. Ne scaturì questa conversazione tuttora valida per la divulgazione delle conoscenze storiche. Purtroppo lo scritto non può trasmettere la comunicativa dell’oratore.

    2)Don Eugenio Venturini, (La parrocchia di S. Croce, Ms) riporta l’opinione dell’ing. Stocchi secondo cui le primitive mura di Trevi sono opera romana. Don Aurelio Bonaca, parroco anch’esso di S. Croce, riprese la tesi in Le memorie francescane di Trevi, mentre tutti gli altri Autori davano per certa l’esistenza dell’antica Trevi a Pietrarossa. Nel 1974 il prof. Sensi (Luigi Sensi, Trebiae, in Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica dell’Università di Roma, VI, 1974) attribuì autorevolmente le mura di Trevi all’epoca romana. Ma quando Zenobi scriveva questa conferenza il testo del Sensi non era ancora conosciuto a Trevi

    1- DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO A TREVI

    Grazie alla via Flaminia che univa la nostra regione a Roma, il cristianesimo si diffuse rapidamente anche nell’Umbria; né poteva rimanere indietro nella evangelizzazione della nostra Trevi che, sin dai primi secoli dell’Impero, godeva di un certo prestigio e benessere. Gli abitanti erano già ascritti tra i cittadini romani e Trevi era già giunta a tal grado di sviluppo da avere anche un teatro e, dove è ora la località di Pietrarossa, terme e ville.

    Rendono di ciò testimonianza Plinio, Svetonio e la bella epigrafe del cippo dedicato a Lucio Succonio decurione, console e pontefice di Trevi.

    Secondo Svetonio l’imperatore Caligola venne nel nostro territorio per onorare il dio Clitunno, risalendo il Tevere ed il fiume Clitunno, fiume allora navigabile e che poi, a seguito dei terremoti del 361, 365 e 446 assunse presso a poco l’attuale modesto assetto.

    Un accenno alla Trevi romana, che ci servirà per meglio ambientare la vita, il martirio e la morte di Emiliano.

    Trevi, è mia personale convinzione2, si trovava in cima alla collina, come in cima a colli si trovavano tante città umbre (Spoleto, Todi, Amelia, ecc.) alle quali città, proprio per la loro naturale difesa, davano tanta importanza anche i Romani. La conferma di questa ubicazione l’abbiamo dallo stesso Plinio il quale parla di templi, terme ed altre costruzioni lungo il Clitunno, ma non di una civitas e del resto è logico pensare che se in Pietrarossa fosse esistita la civitas Trebiae, Augusto non avrebbe certamente donato le terme di Pietrarossa alla non tanto vicina città di Spello.

    Dunque, per così felice situazione ambientale, certamente il cristianesimo giunse ben presto a Trevi.

    La tradizione ci dice che nel 199 Feliciano vescovo di Foligno evangelizzò la popolazione trevani, inducendola a demolire il tempio, che esisteva nel sommo della collina, dedicato a Diana Trivia e ad innalzarne un altro alla Trinità.

    2 -PRIMO VESCOVO DI TREVI

    In seguito (ben si può ritenere proprio per il gran numero di cristiani) Trevi ebbe il suo primo vescovo in Miliano, consacrato da papa Marcellino nel 296.

    Era Miliano (solo molto recentemente chiamato Emiliano) un giovane venuto dall’Armenia, attratto, come tanti altri giovani delle regioni orientali, dalla luce di Roma ravviata dal prorompente cristianesimo.

    Con Miliano erano venuti a Trevi tre suoi compagni: Ilariano, Dionisio ed Ernippo, che seguirono il nostro Santo anche a Trevi.

    Alla tradizione dobbiamo dare grande spazio di credibilità e per il tempo a cui si riferisce, e perché molto spesso avvalorata dal postumo rinvenimento di documenti che la confermano in pieno sul piano storico, come in parte è avvenuto nelle vicende che ci accingiamo a narrare.

    «Ite et docete omnes gentes»: e gli apostoli intrapresero viaggi per ogni parte del mondo: Spagna, Fenicia, Siria, Cipro, Ponto, Galizia, Cappadocia, Asia proconsolare, Bitinia. Ala fine del primo secolo anche l’Acaia, la Macedonia, l’Epiro, l’Illirico, L’Egitto conoscevano il cristianesimo; a maggior ragione dobbiamo ritenere che esso fosse già molto diffuso nelle regioni vicine a Roma. Scriveva Tertulliano alla fine del secondo secolo: “ siamo sorti appena ieri e già abbiamo invaso tutto ciò che è vostro: città, isole, castelli, municipi, luoghi di convegno, gli stessi accampamenti, le decurie, la reggia, il senato, il foro. Vi abbiamo lasciato soltanto i templi”.

    3 – LE PERSECUZIONI

    Ma proprio questa portentosa diffusione, con il fermento della nuova vita che portava, diede origine alle persecuzioni. La storia le ha catalogate in dieci. Quella che a noi interessa in questo momento è la decima, l’ultima, quella di Diocleziano, perché nel corso di questa patì il martirio il nostro Miliano.

    Molti furono i martiri in Umbria, come in tutto l’Impero; ma non se ne conosce il numero e della maggior parte neppure il nome. Di alcuni però se ne ha la certezza storica e gli “acta martyrum”, le “passiones”, le “legendae”, anche se hanno ricamato un po’ il fondo storico, sono validamente confermate dalla tradizione e dal culto.

    Un breve cenno sulla persecuzione che va sotto il nome di Diocleziano.

    Il 23 febbraio 303 fu pubblicato a Nicomedia dall’imperatore Diocleziano l’editto della persecuzione: le chiese dovevano essere demolite, i libri cristiani bruciati, i beni confiscati. I giudici dovevano accogliere ogni accusa contro i cristiani; chi rifiutava di sacrificare agli dei doveva essere severamente punito, anche con la morte; gli schiavi fatti liberi dovevano essere di nuovo fatti schiavi se cristiani.

    A questo primo editto ne seguirono altri, sempre più feroci e grande fu il numero delle vittime, tanto che questo periodo fu chiamato “era dei martiri”.

    È vero che Diocleziano non fu per sua natura persecutore. Seguace di un deismo largo e tollerante, preoccupato in gravi affari di governo, per lungo periodo lasciò in pace i cristiani. Fu il cesare Galerio, uomo sanguinario, figlio di una fanatica adoratrice delle divinità pagane, ad ottenere dal già vecchio e debole Diocleziano gli editti: la persecuzione fu crudele e venne caratterizzata dalla molteplicità dei supplizi.

    Presiedeva sul territorio di Trevi Massimiano, proconsole.

    Ordinata la persecuzione, è logico che non poteva sfuggire il fervore portato dal giovane vescovo di Trevi nella evangelizzazione; quindi Miliano venne arrestato e condotto davanti al proconsole stesso.

    4 -IL MARTIRIO

    Qui ha inizio il martirio narrato dalla Passio Sancti Miliani. Uno di questi documenti è contenuto nel Lezionario Secondo del sec XII che trovasi nell’Archivio Capitolare di Spoleto. Altra copia è a Montecassino ed è databile intorno al Mille.

    Con dovizia di particolari ci vengono narrati gli interrogatori, i supplizi, la morte e i miracoli susseguitisi durante la passione.

    Sintetizzo: Non intendendo sacrificare agli dei, e rispondendo Miliano con forti parole al proconsole, viene fustigato. Resistendo agli effetti della punizione viene posto sul cavalletto di tortura e gli vengono accostate ai fianchi le torce ardenti: ma le mani dei carnefici inaridiscono e le fiaccole si spengono. Massimiano allora fa preparare una caldaia di piombo fuso e ordina di gettarvi Miliano; ma al contatto del martire il piombo si raffredda.

    Pensa allora il proconsole di destinare Miliano in pasto ai leoni, e dare così anche spettacolo nel teatro, ma le fiere si mostrano mansuete e non aggrediscono il Santo, il quale prende occasione, come in ogni supplizio, per rimproverare la condotta del proconsole ed inneggiare alla fede in Cristo.

    Ma bisognava pur vincere il martire per non esserne vinto e Massimiano condanna Miliano all’orrendo supplizio della ruota. Consisteva questo nel legare il condannato ad una specie di grossolana ruota di legno e far precipitare il tutto in una china, ma il miracolo ancora si ripete: Miliano si ritrova sciolto ed illeso mentre la ruota travolge i carnefici.

    Neppure la condanna all’annegamento nel fiume Clitunno ha esito perché il Santo viene anche qui miracolosamente salvato.

    Ed infine la decapitazione, previo supplizio dell’attanagliamento con gli “scorpioni” (rudimentali uncini di ferro, quelli stessi che si possono osservare nell’urna delle reliquie, rinvenuti con le reliquie stesse) con i quali si stappavano le carni al suppliziando.

    La decapitazione viene eseguita con il martire legato ad una giovane pianta di olivo, in località Carpiano o Carciano, a tre miglia da Trevi: così dice la passio.

    5 – VALIDITA’ DELLA PASSIO

    Ancora un’osservazione sulla Passio. È vero che la Passio è stata indubbiamente un po’ infiorata, ma penso, infine, non tanto. Si sa che la finalità dell’agiografo è quella di edificare il lettore e quindi, a dimostrazione della potenza di Dio realizzata attraverso la manifestazione della fede incrollabile del martire, i miracoli si moltiplicano come si moltiplicano i tormenti ai quali il martire resiste sempre vittoriosamente perché si dimostri, come realmente è, che la fede è sempre vittoriosa. Ma il fondo storico rimane sempre.

    Esaminiamo rapidamente la molteplicità dei tormenti. Sappiamo che la persecuzione di Diocleziano venne caratterizzata da tale molteplicità e, nel caso in esame, certamente interessava di più al proconsole o a chi per lui, la apostasia del martire che la morte, proprio perché si trattava del capo della cristianità locale.

    E ancora: “Ivit ad Theatrum”. “Andò al teatro” dice la Passio quando il proconsole, condannato Miliano alle fiere, va a godersi lo spettacolo; e Trevi, è storicamente certo, aveva all’epoca un teatro.

    E la località Carciano non è forse a circa tre miglia da Trevi e circa mezzo miglio dal Clitunno? E lì non esiste forse quella pianta di olivo, certamente ultramillenaria e rinata su una ceppaia di un preesistente olivo che la tradizione ha sempre indicato come l’olivo di Sant’Emiliano?

    Cerchiamo di spiegarci infine perché la sentenza capitale venne eseguita nella località di Carciano, distante tre miglia circa da Trevi.

    La località anzidetta era senza dubbio meta di attrazioni: nei pressi trovatasi l’emporium ed i buoi (ricordati nel nome Bovara) per i sacrifici clitunnali; lì v’erano sicuramente templi alle divinità (i resti dei quali si possono ancora vedere nella chiesa di Bovara); il Clitunno scorre ai piedi della località e proprio lì cominciava la parte del fiume ove era lecito prendersi ogni divertimento nelle acque e lì prossimo, penso, era il teatro: fa ritenere ciò il dolce declivio collinare e la posizione sempre allietata dal sole (notate come Trevi, dal primo insediamento al sommo della collina, si è poi estesa solo nel lato verso Bovara).

    Con la scelta della località si era forse voluto dare spettacolo e importanza alla suprema pena inflitta al capo della cristianità di Trevi.

    L’anno 303 fu riportato dallo Jacobilli ed è stato universalmente accettato. Ma come detto sopra, la persecuzione di Diocleziano fu proclamata nel febbraio del 303 e pertanto la data del martirio di s. Emiliano dovrebbe fissarsi al 28 gennaio dell’anno 304 (Zenobi,

    Trevi Antica

    , Foligno, 1995)

    [Diocleziano (284 – 305) per un lungo periodo del suo impero non fu ostile al cristianesimo. Sembra che una nuova persecuzione dei cristiani fosse voluta dal Cesare Galerio, suo genero e dall’Augusto di Occidente Massimiano. Di fatto, negli anni 303 – 304 si succedettero diversi editti imperiali che determinarono la più cruenta di tutte le persecuzioni.

    L’editto del 24 febbraio 303 ordinava di distruggere gli edifici sacri, bruciare i libri e privare i cristiani dei diritti civili: erano passibili di torture e se liberti tornavano di nuovo schiavi.

    Il secondo editto dell’aprile 303 prescriveva la carcerazione per i membri del clero. Un successivo editto concedeva la liberazione ai prigionieri cristiani che rinnegavano la fede, mentre si doveva procedere con crudeli torture contro gli altri per costringerli ad abiurare.

    Un quarto editto nella primavera del 304 esigeva da tutti i cristiani un atto di sacrificio agli dei pagani.

    Sotto Massenzio (311), furono restituiti ai cristiani gli edifici in Roma; l’editto di Milano (313) sancì la tolleranza della nuova religione che però in Oriente, sotto Licinio, ebbe di nuovo momenti di ostilità fino alla completa libertà di culto con la vittoria di Costantino su Licinio nel 324. (da: G.P. Kirsch, in E.I., s.v.

    Persecuzione

    ).]

    Riformanze: diremmo oggi atti del Consiglio Comunale, equivalenti talvolta a leggi vere e proprie.

    6 – SEPOLTURA

    Termina così la Passio: «Venerunt cristiani et tulerunt corpus eius et sepelierunt eum die quinto kalendas februarii». Vennero i cristiani e presero il suo corpo e lo seppellirono il giorno quinto delle calende di febbraio, cioè il 28 di gennaio, il giorno nel quale è da sempre, celebrata la festa di S. Emiliano. Siamo nell’anno 303.

    «Vennero i cristiani e presero il suo corpo e lo seppellirono».

    È risaputo che i Romani concedevano, senza difficoltà, il corpo del giustiziato ai parenti o agli amici. Si pensi, a conferma, alle catacombe.

    Ma dove venne sepolto il corpo di Miliano?

    Ritengo che si debba rispondere: a Trevi, come porta ogni logica deduzione.

    Dieci ani dopo, nel 313, l’editto di Costantino concede la libertà alla Chiesa.

    È facile immaginare come esplose pubblicamente la venerazione per le sacre spoglie. Perché allora per tanti secoli non se ne seppe più nulla?

    È la vicenda occorsa a tante reliquie di martiri.

    A seguito della calata dei popoli nordici, che tanta bramosia avevano delle reliquie dei santi, i devoti furono costretti ad occultarle per evitarne la rapina. Dobbiamo quindi ritenere per certo che i Trevani, non più sicuri delle loro forze di fronte allo stragrande numero e alla potenza degli invasori, ritennero necessario trasferire le reliquie di Miliano a Spoleto, città ben munita e fortificata. [Questa tesi fu dalla stesso Zenobi successivamente modificata, ritenendo più verosimile che le reliquie di S. Emiliano fossero asportate dagli Spoletini come preda del sacco del 1214 (C. Zenobi, Trevi Antica, Foligno, 1995)]

    Anche qui, occultati per prudenza i resti mortali del martire, nulla più rimaneva di tangibile che ricordasse Miliano, la cui vita e martirio continuarono ad essere tramandati oralmente, da padre in figlio e, con la tradizione il culto, che possiamo definire filiale ed appassionato, di un popolo tutto.

    Nelle riformanze2 più remote del Comune di Trevi troviamo spesso riferimenti al culto del patrono S. Emiliano. Ad esempio, in una riformanza dell’anno 1355 (una delle più antiche pervenuteci) leggiamo il precetto a partecipare alla processione del 27 gennaio “avendola sempre fatta per consuetudine antichissima”, detto proprio così; e se diciamo antichissima a partire dal 1355, non v’è chi non intenda quanto antico davvero deve essere il culto per il nostro Santo: culto, ripetiamo, profondo e sentito perché, sempre nella detta riformanza ci si riferisce la sontuosità dei festeggiamenti: si prescrivono ben otto giorni di festa, con la corsa alla Mora o In quintana. In altra riformanza, del 1356, si parla di intervento, alla festa di S. Emiliano di diversi concerti di trombetti, di tamburi, di ciaramelle, di cetere ed altri strumenti, con la corsa del palio e la caccia al bove. Nella riformanza che riguarda la festa del 1376 è scritto che si vuole solennizzare ancora di più la festa di S. Emiliano con il farvi partecipare anche l’armata, come pure anticamente si faceva. Sembra superfluo sottolineare quell’anticamente circa la partecipazione del piccolo esercito trevano.

    In una riformanza del 1642 si stabiliscono le penalità per gli amministratori assenti “ritenendosi doveroso intervenire alla solenne processione chiamata nelle antiche scritture l’Illuminata. Non abbiamo le antiche scritture sull’illuminata ma forse ciò è dovuto all’incompletezza delle ricerche; è certo comunque che la processione dell’illuminata, questa manifestazione comunale di culto che si accompagnava ad una ricchissima fiaccolata, doveva essere veramente tanto antica.

    Anche l’arte ha sussidiato il culto. È pervenuta a noi la pregevolissima statua in pietra raffigurante S. Emiliano orante, avanti alla quale da quasi un millennio sono passati tutti i trevani; poi, dal secolo XV, il bassorilievo rappresentante il santo tra i leoni, bassorilievo che prima faceva parte di una ricca composizione architettonica nella piazza comunale e che ora arricchisce il portale del duomo. È del Melanzio il dolce S. Emiliano che ancora si può ammirare affrescato nei resti della antica abside di sinistra.

    Nel 1612 venne ordinata dal Consiglio Comunale la statua in legno, quella che si vede sempre esposta nella navata destra della chiesa, la quale statua venne condotta a Trevi nel 1615 con straordinaria allegrezza e sparo di artiglieria.

    Statua di S. Emiliano.

    7 – LE RELIQUIE

    1660. Anno importante nella storia di Sant’Emiliano: l’anno del ritrovamento delle reliquie. Nell’urna che attualmente le contiene vi è una pergamena datata 11.1.1661 a firma dell’allora arcivescovo di Spoleto Card. Facchinetti che narra l’evento, evento che risulta anche da altri sicuri documenti. Nel corso di lavori di restauro del duomo di Spoleto, mentre gli operai scavavano per gettare le fondamenta di un nuovo pilastro, si trovarono alla presenza di una pietra di rilevante grandezza unita con robuste grappe di ferro impiombate ad altro grosso masso di pietra sottostante. Si pensò ad un tesoro nascosto e in effetti possiamo ben dire che di un tesoro si trattava, anche se di altro genere di quello ritenuto dagli operai. La sera del 22 aprile 1660, alla presenza del Vicario Generale, del Capitolo e del Governatore, venne alzata la grande pietra di coperture e si trovò sotto di essa l’altra grande pietra, incavata a foggia di urna, dentro la quale erano i resti di un corpo umano, due “scorpioni” di ferro, un’ampolla si vetro con sangue raggrumato ed una lamina di piombo sulla quale si legge, in caratteri miticizzanti: “Reliquiae Sancti Miliani Martiris”. Dai caratteri delle lettere si deve argomentare che la sistemazione dei resti mortali di Miliano, come rinvenuti nel duomo di Spoleto, sia avvenuta intorno al XII secolo. Va a questo punto ricordato che il duomo di Spoleto venne devastato dal Barbarossa nel 1155 ed in seguito ricostruito e riconsacrato da papa Innocenzo III nel 1198. Dobbiamo ritenere per certo che, durante i lavori, venne effettuata la ricognizione del corpo di S. Emiliano e che le reliquie, in maniera formidabile custodite, nascoste di nuovo con ininterrotto silenzio intorno alle medesime in attesa che in tempi meno torbidi rendessero possibile la tranquilla venerazione delle spoglie mortali dei martiri. Non sarà superfluo ricordare che nel duomo di Spoleto esisteva già prima del 1660 una cappella dedicata a S. Emiliano martire.

    Inutile dire quanta gioia portò ai trevani il rinvenimento delle reliquie del loro Patrono. Traggo da uno scritto dell’epoca, di Tolomeo Petrelli Lucarini: «… per otto giorni continui dentro e fuori di essa terra (i trevani) fecero allegare dimostrazioni di vero e santo contento, mandando essa terra e territorio ogni sera tutto in fiamme e artificiali fuochi».

    L’arcivescovo di Spoleto donò subito a Trevi una mascella tratta dalle reliquie rinvenute, immaginate con quanta festa portata a Trevi « nella medesima lettiga dello Eminentissimo Facchinetti ».

    «L’urna o cassa di pietra, dove fu ritrovato esso sacro corpo di Emiliano, per suppliche fatte a detto Eminentissimo Facchinetti Vescovo dal Sig. Capitano Trifonio Valentini fu parimenti donata a questa terra di Trevi, e fu con grandissimo stento e fatica da Spoleto a proprie spese condotta da detto sig. Capitano Trifonio l’anno suddetto 1661 e fu collocata nella chiesa della venerabile Confraternita del Santissimo Crocifisso ».

    Nel 1750 «fu dal pubblico e generale Consiglio fermato a pieni suffragi rinnovellare la statua e la sedia del glorioso Protettore», sono le parole del Mannocchi. Narra tutta la passione e lo studio posto per la raccolta del bozzetto della nuova statua e la decisione infine di demandare «l’opera a cotal Pietro Epifani, studioso ed abile artista che appresso un anno presentò la sua macchina compiuta e finita in legno di tiglio, superbamente dorata». La veramente bella statua che viene esposta per le festività patronali e che viene recata in processione, in quella processione dell’Illuminata che da secoli e secoli, ininterrottamente, calca lo stesso percorso corrispondente, con molta approssimazione,al circuito interno delle mura del primitivo insediamento.

    Il 14 settembre 1935, donate dal Capitolo Metropolitano di Spoleto, le reliquie di S. Emiliano, composte nella attuale urna di bronzo dorato, vennero solennemente traslate nel duomo di Trevi. Nell’occasione il cippo, quello rinvenuto a Spoleto nel 1660, dalla chiesa del Crocifisso venne pure traslato nella chiesa di S. Emiliano e collocato dietro l’altar maggiore. L’attuale sistemazione nell’abside di destra della chiesa del Mille risale al 1959.

    Così per Emiliano leggenda e tradizione si sono fuse nella realtà storica e nell’amore che i Trevani, in ogni secolo, hanno sempre tributato al loro Patrono.

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    103

  • Olivo di S.Emiliano

    L’Olivo di Sant’Emiliano

    Foto storiche

    Età – Datazione

    In un

    antico codice del 9° secolo

    che narra il martirio di S.Emiliano (o più propriamente:

    Miliano

    ), primo vescovo di Trevi, si legge che “lo legarono ad una giovane pianta di olivo”

    1

    ove fu decapitato. Correva l’anno 304

    2 .

    L’olivo in questione, da tempo immemorabile, sicuramente dal tempo della trascrizione della

    Passio

    , è identificato con quella pianta monumentale che si può ammirare a Bovara e da sempre indicato dagli abitanti del luogo come l’Olivo di S. Emiliano.

    É ritenuto l’olivo più antico dell’Umbria e recentemente è stato censito tra le piante protette e contrassegnato con il numero 102.


    Visualizza Olivo S. Emiliano in una mappa di dimensioni maggiori

    É situato ad una quota bassa ove tutte le altre piante circostanti sono state più volte distrutte dalla galaverna e quindi ha caratteristiche non comuni.

    Dista soltanto duecento metri dal recinto dell’abbazia benedettina di Bovara su terreno che da sempre fu dell’abbazia e quindi conferma che anche a Bovara i monaci dedicarono le loro attenzioni agli ulivi in perfetto accordo con l’uso di reintrodurre la cultura di questa pianta da parte delle comunità monastiche.

    E ci piace credere che, dopo l’abbandono del Medioevo, la grande attenzione dei trevani verso l’olivicoltura e la conseguente grande rinomanza dell’olio di Trevi siano derivati anche da questa pianta che suscita ammirazione per il suo aspetto monumentale e che da sempre è legata alla memoria di S. Emiliano, che spesso si identifica con la stessa Trevi.

    Recentemente (2002) è stato recintato per permetterne la visita senza pericoli per la sua incolumità

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1935

    Olivo di S. Emiliano Foto Scaringi. 193

    4

    Trevi, Italy. Olivo di Sant'Emiliano, 1958

    Bibliografia Notizie anche alla pagina: www.ardea.org/alberi.htm#umbria http://www.umbriaitaliaincoming.com/index.asp?ind=approfondimento.asp&idApprofondimento=1 Non più attivi (2011) belle foto alla pagina: http://image09.webshots.com/9/6/8/75/153960875NltZTJ_fs.jpg e successive.

    Vai alla pagina: Olivo di S. Emiliano – DATAZIONE

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    Note

    1)”…et eum ligaverunt ad novellam olivam”. La Passio è stata integralmente pubblicata nel volume: C. Zenobi, Trevi antica, dal neolitico fino al 1214, Foligno, 1995

    .

    2)

    Quasi tutti gli Autori riportano l’anno 303 ma “

    Il quinto giorno prima delle kalende di febbraio

    -come citato dalla Passio –

    corrisponde al nostro 28 gennaio. Poiché la persecuzione di Diocleziano ebbe inizio con l’editto del 23 febbraio 303 è da ritenere che l’esecuzione capitale del vescovo Miliano sia avvenuta il 28 gennaio 304.”

    (C. Zenobi,

    opera citata

    , pag. 161.)

  • S. Emiliano – Iconografia 1

    Sant’Emiliano Iconografia 1

    Trevi - Ex chiesa di S. Bartolomeo - S. Emiliano (Part. della Crocefissione) Trevi – Ex chiesa di S. Bartolomeo – S. Emiliano – Particolare della Crocefissione (1999) É l’ultima immagine del patrono conosciuta in ordine di tempo. Venne alla luce durante la ristrutturazione dell’ex chiesa e monastero di S. Bartolomeo nel centro storico negli anni ’90. L’affresco, raffigurante la Crocifissione, da cui è tratto questo particolare, potrebbe essere attribuito a Fabio Angelucci e datato intorno al 1570.
    Trevi -Chiesa di S. Maria di Pietrarossa - Altarino Trevi -Chiesa di S. Maria di Pietrarossa – Altarino (part.) – S. Emiliano (1985)Altarino attribuito a Mastro Rocco da Vicenza nella chiesa di S. Maria di Pietrarossa. La statuetta che raffigura S. Emiliano è stata trafugata e recuperata, sebbene non sia ritornata più in sede
    Trevi -Chiesa di S. Maria di Pietrarossa - Anta di armadio - S. Emiliano Trevi -Chiesa di S. Maria di Pietrarossa – Anta di armadio – S. Emiliano (1985)Nella sacrestia di S. Maria di Pietrarossa, fino a pochi anni addietro, esisteva un armadio dipinto con le figure di quattro santi. S. Emiliano è raffigurato con insoliti baffetti. Le pitture sono firmate: “Joa(nn)es Jacobi Tubiolus Urbinas Pingebat. Die XVII junii 16 . . “
    Trevi - Chiesa di S. Emiliano - Statua lignea Trevi – Chiesa di S. Emiliano – Statua ligneaStatua lignea che potrebbe risalire al XV secolo. Acquistata verso al metà del 17° secolo per essere portata nelle solenne processione dell’Illuminata. Sta nella navata destra della chiesa. Il suo piede è stato baciato da decine di migliaia di trevani. Nel 1751 venne fatta scolpire una nuova statua che viene custodita in un credenzone.
    Trevi - Chiesa di S. Francesco - S. Emiliano Trevi – Chiesa di S. Francesco – S. Emiliano -(Foto 1984 – Inedito 1998)E la più antica immagine affrescata di Sant’Emiliano, essendo riconducibile al 14° secolo (Nessi, Trevi e dintorni, Spello 1991, pag. 28). Si trova nella chiesa di S. Francesco, nella cappella Petroni o del Beato Ventura, alla destra dell’altare maggiore. É posta molto in alto e perciò di difficile osservazione. Necessita di ripulitura e di restauro.

    Questa deliziosa immaginetta è un particolare di un reliquiario del XII secolo ora al Victoria and Albert Museum di Londra!

    L’altezza della figura originale e di cm 9.

    Fu individuato dal prof. Toscano (Bruno Toscano, La Fortuna della pittura umbra e il silenzio sui primitivi, in Paragone, 1966, pag. 20) che pubblicò una fotografia monocromatica. La fotografia a lato è stata tratta da Spoletium, 1990.

    Non si sa dove fosse allocato in origine. La più antica memoria è di un catalogo della collezione Serafino Tordelli di Spoleto (1787- 1864) (Bianca Maria Fratellini, Collezionismo a Spoleto nel sec. XIX. La collezione Tordelli, in Spoletium nn.34-35, 1990, pagg.128 e seg.) collezione che fu dispersa nel 1868.

    Londra, Victoria and Albert Museum, Dittico reliquiario (part.) (da Spoletium, 1990)

    Londra, Victoria and Albert Museum,

    Dittico reliquiario

    (part.) (da Spoletium, 1990)

    Perugia,
    Galleria Nazionale dell’Umbria

    Polittico

    07X

    Meo di Guido da Siena, documentato 1319 -1334 Polittico di Montelabate,1315 ca.
    Proveniente dalla cheisa di Santa Maria di Valdiponte (abbazia di Montelabate) in comune di Civitella Benazzone. Tempera su tavola.
    Fanno ala alla Madonna con Bambino: a sinistra san Gregorio Magno e san Pietro;
    a destra, san Giovanni Evangelista e sant’Emiliano (Milian[us]), qui raffigurato con barba.

    Sia nel Reliquiario come in questo splendido polittico è evidente il mome Milianus

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  • S. Emiliano – Iconografia

    Sant’Emiliano Iconografia

    Sono pochissime le immagini di S. Emiliano. Esse sono quasi tutte in Trevi.

    Elenco delle immagini

    In Trevi
    Chiesa di S. Emiliano
    Esterno, Statuetta facciata EstEdicola di S. Reparata, affresco
    Esterno, Timpano del portaleVia Marconi, pittura sopraporta
    Statua lignea del ‘400Chiesa del Crocifisso in Piaggia, Statua lignea
    Statua lignea del ‘700Chiesa di S. Croce in Piaggia, Tela
    Tela dell’altar maggiore
    Pannelli della cantoria dell’organoEx chiesa di S. Bartolomeo
    Affreschi dell’abside nordest Crocifissione, affresco
    Affreschi della controfacciata
    Cero pasqualeChiesa e convento di S. Martino
    Statuetta lignea del GonfaloneCappella di S. Girolamo, Affresco
    Chiostro, Affresco (Tondo)
    Chiesa di S. Francesco
    Cappella Petroni, affresco.
    Cantoria dell’organo, tempera su legno
    Nel territorio del Comune
    Chiesa di Pietrarossa, Statuetta
    Chiesa di Pietrarossa, Anta dell’armadio (asportata)
    Bovara, loc. Alvanischio, Edicola in casa Favetta
    Fuori Trevi
    Perugia, Ripa, Altare in ceramica
    Perugia, Galleria Naz. dell’Umbria -Polittico
    Londra, Victoria and Albert Museum, Dittico reliquiario
    Foto antiche
    La Statua (ca. 1930) N. Scaringi

    Ritorna alla Ritorna alla paginaSant’EMILIANO Le Immagini

    302

  • Olivo di Sant’Emiliano

    Età – Datazione

    Che l’Olivo di Sant’Emiliano sia molto vecchio, si vede.

    Che Sant’Emiliano sia stato legato a quell’olivo, si accetta per fede.

    Che l’età dell’olivo possa risalire all’età dei fatti narrati nella “Passio Sancti Miliani” ce lo può confermare la scienza.

    1 Dendrocronologia

    Il sistema universalmente riconosciuto per risalire all’età di un albero, cresciuto in una zona climatica in cui sia scandito il susseguirsi delle stagioni, consiste nel conteggio degli anelli di accrescimento. Il metodo, ormai consolidato da oltre un secolo di positive applicazioni, fu inizialmente usato in archeologia, poi esteso alla biologia con risultati straordinari.

    Infatti l’accrescimento annuale dell’albero dipende dalle più o meno favorevoli condizioni stagionali e pertanto alberi di una stessa zona presentano analoghe successioni dello spessore degli anelli.

    Se questa teoria fosse applicabile al nostro caso, saarebbe estremamente facile esaminare i due alberi, di Trevi e di Giano, non solo dal conteggio degli anelli, ma addirittura cmparare la successione dei differenti spessori, giacendo gli alberi nella stessa vallata.

    Purtroppo, il sistema non è applicabile nel nostro caso per il fatto che l’olivo in questione non ha più il nucleo centrale del tronco, il cuore dell’alburno e pertanto la tecnica può essere applicata soltanto agli strati esterni, cioè agli anni più recenti, per i quali abbiamo una buona conoscenza storica

    2 Dimensioni del tronco

    Un’indicazione abbastanza attendibile, anche se approssimativa, dell’età dell’albero può essere fornita dal diametro del tronco.

    Mentre la successione degli anelli dà un’indicazione esatta della successione delle stagioni, la dimensione assoluta degli anelli e quidi il diametro totale del tronco, dipende anche dalla specifica cultivar, dalla composizione chimico-fisica del terreno e addirittura dai sistemi di coltivazione, anche se questi ultimi non dovrebbero essere influenti per periodi talmente ampi come quelli in esame.

    3 Analisi al Radiocarbonio

    La tecnica, tra le ultime e più sofisticate messe in atto, è perfettamente applicabile per organismi databili entro il periodo temporale in discussione. La difficoltà consiste nella scelta dei campioni da esaminare poiché, mancando completamente la parte centrale e più antica dell’albero, aggredita dai parassiti e asportata con la tecnica della “slupatura”, occorre prelevare il materiale da analizzare esclusivamente dall’apparato radicale ove possono ancora trovarsi porzioni di legno più antico, obiettivamente di difficile accesso, ma è l’unica opzione possibile, sebbene non possa escludere che in altra parte delle radici possa trovarsi del materiale ancora più antico.

    Recentemente alcuni ricercatori, ai più alti livelli nei propri settori, hanno condotto ricerche sistematiche nella datazione dei più longevi olivi dell’Italia centrale arrivando a conclusioni sorprendenti per l’olivo in questione potendolo datare a 1830 +/-260 anni prima dell’estrazione del campione (1995 ?), da collocarsi cioè tra il 96 a.C. e il 425 d.C.

    Questa età è straordinariamente interessante perché finora si riteneva che l’età massima degli olivi – a questa latitudine – non potesse superare i 1500 anni.

    Infine quest’albero ha caratteristiche tanto straordinarie da stupire gli stessi autori della ricerca, i quali hanno preso in esame anche vari altri olivi, a Macciano di Giano (anch’esso ultramillenario) a Bazzano di Spoleto, a San Tommaso di Spoleto e a Cesi, ritenendo questi ultimi due affini al Nostro da far ipotizzare una varietà primordiale.

    1

    4 Testimonianze storiche

    Purtroppo, a distanza di quasi due millenni, è estremamente improbabile trovare testimonianze che possano identificare con precisione l’albero di cui si parla.

    Per l’Olivo di S.Emiliano, la testimonianza di un documento antichissimo, quale la “Passio sancti Miliani martiris” ci dà un’indicazione inequivocabile sulla presenza dell’olivo nel territorio, ma non può essere dirimente sull’esistenza di quell’albero particolare.

    Tutti gli autori successivi si rifanno alla Passio, ma fino alla seconda metà del’700 nessuno ci dice che l’olivo ancora esisteva all’epoca dello scritto o che sta a Bovara.

    La Passio narra che l’esecuzione del Santo avvenne “in loco qui dicitur CARPIANI”.

    La località Carpiano (passio), o Carciano, (toponimo attualmente di uso corrente) o, come è descritta in mappa, Corciano, sta 700 m più a sud dell’olivo, e precisamente al confine – contestato – tra Bovara e Pigge. In località Corciano è sita la Villa Alessandrini Petrucci che, su una delle pareti verso la strada, ha in bella vista la lapide appostavi in occasione del passaggio del corteo che riportò a Trevi le reliquie del Santo nel 1935. Il proprietario dell’epoca, Guido Alessandrini Petrucci, era un personaggio molto in vista a Trevi (forse proprio per questa sua notorietà fu assassinato in un’azione partigiana nel 1944). Possedendo la grande casa proprio in località Corciano, si ritenne in dovere di partecipare attivamente ai festeggiamenti, ritenendo che nei pressi della sua casa si fosse consumato l’ultimo atto del martirio.

    In occasione della traslazione delle reliquie, un colto sacerdote locale, D. Aurelio Bonaca, fece stampare una sintesi adattata della “passio” (reperibile in rete alla pagina http://www.protrevi.com/protrevi/SEmilMartirio.pdf )

    e si sentì in dovere di gratificare la partecipazione entusiastica del Petrucci pubblicando la fotografia della sua casa (fig.3)

    Nell’opuscolo del Bonaca è pubblicata la fotografia dell’olivo (opera del fotografo ufficiale di Trevi Nazzareno Scaringi): la foto più antica finora conosciuta, sebbene riprodotta tipograficamente e pertanto priva dei particolari più minuti ( Fig.2)

    Il Bonaca addirittura forza un po’ la descrizione della Passio facendo coincidere l’ubicazione dell’ulivo a tre miglia da Trevi. L’autore, secondo una sua teoria ancora in discussione, ritiene che la Trevi antica, il castrum romano, sia sempre stata sul colle ove giace tuttora, mentre altri autori la collocano in località Pietrarossa. E “circa tre miglia” indica invece la distanza dell’olivo (Località Carpiano – Corciano) da Pietrarossa. In ogni caso però “un terzo di miglio” di distanza dal fiume Clitunno, potrebbe andar bene sia per il moderno toponimo Corciano, sia per la zona dove esiste l’olivo in questione.

    Lo stesso Bonaca, pur pubblicando la fotografia dell’olivo, non asserisce però che quello sia l’olivo del martirio, anche se una tradizione immemorabile, consacrata anche nel nome, lo ritiene tale.

    Il Mannocchi (1875) per primo colloca la località Carpiano nella zona di Bovara e il Bonaca, compendiando tutte le considerazioni degli autori precedenti, nel collocare il luogo del martirio nella zona di Bovara, ne dà anche una spiegazione teologica. Nell’antichità classica era considerato sacro il territorio bagnato dal primo tratto del Clitunno, a sua volta sacro, tanto che vi esistevano tempi e sacelli ( vedi anche http://www.protrevi.com/protrevi/memfra03.asp ) e perciò era il luogo preferenziale per sacrificare un irriducibile infedele.

    L’autenticità e l’età della Passio è molto controversa, nonostante l’incrollabile fede di Carlo Zenobi, che per primo (1996) ne ha pubblicato il testo e la versione italiana.

    Una moderna tendenza alla dissacrazione poi, si vanta di contestare anche l’esistenza di S. Emiliano.

    Ma un recente episodio depone a favore dell’autenticità del racconto.

    Di santi con il nome Emiliano se ne trovano una mezza dozzina nell’Italia e in Provenza. Ma il santo di Trevi si Chiama MILIANO: con tale nome viene citato nella Passio e con tale nome viene indicato fino a tutto il secolo XV.

    Solo nel Rinascimento, un’intellighenzia snob lo trasforma in Emiliano, dal latino Æmilianus e la modifica non può che ingenerare ulteriore confusione.

    Quando nel 2003 si celebrò il 17° centenario della morte del martire, su invito dell’arcivescovo di Spoleto, venne a Trevi una delegazione della Chiesa apostolica armena (Ortodssi) , allorché si fece timidamente presente che il nome vero del nostro santo era in realtà Miliano ci si sentì rispondere candidamente che “MILIAN è un nome armeno”..

    Il racconto della provenienza di Emiliano dall’Armenia è stato tramandato per secoli più come una favola che come fatto storico, anche perché fino a qualche decennio addietro, per la quasi totalità della gente, l’Armenia era un “luogo della mente”, un riferimento biblico e non una precisa area geografica, come ben conosciamo oggi!

    Pertanto lo stesso nome Miliano testimonia l’inequivocabile origine armena del Santo.

    Non è quindi tanto azzardato pensare che la “Passio” abbia più attinenza ai luoghi e alla storia di quanto non le si attribuisca.

    Oltre qualsiasi considerazione deducibile dalla storia e dalla fisica, è suggestivo credere che, dopo l’abbandono dell’uso dell’olio nell’alimentazione del Medioevo, la grande attenzione dei trevani verso questa coltura e la conseguente grande rinomanza dell’olio di Trevi siano derivati anche da questa pianta che suscita ammirazione per il suo aspetto monumentale e che da sempre è legata alla memoria di S. Emiliano, identificantesi con la stessa Trevi.

    2011/06

    -2023/04

    Ritorna alla Ritorna alla pagina APPUNTAMENTI ritorna alla pagina Olivo di Sant’EMILIANO

    Note

    ) Guido Bongi (CNR Perugia), Ligi Campatola (Uni Napoli), Giorgio Pannelli (Istit.Olivicoltua Spoleto), Luciana Baldoni (CNR Perugia).

    Eredità e valore degli Olivi Antichi,”EVO”

    , in “

    Le origini dell’olivicoltura in Toscana

    ”. San Quirico d’Orcia (SI): 2010. pagg 279 e segg.

    Lo studio portato a termine nel 2005 fu patrocinato dall’Accademia dell’olio e dalla Comunità Montana di Spoleto.

  • Presepi per le strade 2019

    Presepi per le strade 2023

    Ubicazione dei Presepi nelle vie

    1 – Via Lucarini

    3 – Chiesa di S. Giovanni

    4-5 – Via Salara

    6

    – Piazza Mazzini

    7

    – Via Natalucci

    8-

    9

    – Via Dogali (portico del Mostaccio)

    10 – Via della Fonderia

    11

    – Vicolo Lungo

    12 – Chiesa di S. Emiliano

    13

    – Via della Rocca

    14

    – Via C. Amici

    15

    – Vicolo Oscuro

    16-17-18-19 – Via S. Francesco

    20 – 21 – Via Orticaro

    22 – Via Ombrosa

    23-24-25 – Via dei Setaioli

    26 – Via Cavour

    I numeri evidenziati in colore indicano i presepi allestiti dall’Associazione Vo.La.

    Fuori pianta

    40 – Via De Gasperi – Strada “Panoramica” circonvallazione a monte – 200 m

    41 – Chiesa della Madonna delle Lacrime – Strada Provinciale – 400 m

    Ritorna alla Presepi 2023 -Foto Ritorna alla pagina PRESEPI

  • Presepi per le strade 2019

    Presepi per le strade 2023

    Ubicazione dei Presepi nelle vie

    A Trevi da oltre 30 anni si allestiscono spontaneamente presepi di diverse dimensioni in vetrine, cantine, ingressi o finestre, tutti comunque visibili dalla strada.

    L’iniziativa, nata timidamente in ambito parrocchiale, ha avuto subito numerose adesioni, tanto che attualmente, nel periodo natalizio, si possono ammirare decine di presepi “aperti” lungo i suggestivi vicoli del centro storico e della Piaggia.

    Il principio ispiratore di tale manifestazione è stata una rilettura più ampia dello spirito del Natale, che riporta ai veri motivi per cui Francesco d’Assisi realizzò per la prima volta la sacra rappresentazione: il presepio rivolto all’esterno vuole essere un segno di gioioso annuncio ai passanti e di sincero e più profondo augurio.

    Per poter esporre più presepi, specialmente quelli realizzati dalle varie classi delle scuole e da coloro che non hanno un affaccio sulla strada, fin dal 2007, una trentina di presepi vengono esposti nella suggestiva chiesa di S. Francesco.

    Nel programma dei “Presepi per le strade” l’Associazione VO.LA.TREVI ha allestito anche quest’anno dei presepi che hanno per tema la “

    NATIVITÀ NELL’ARTE ispirati a opere pittoriche e i presepi NEL TERRITORIO che propongono aspetti paesaggistici e presenze storico-artistiche specifiche del territorio, poco noti, ma altamente significativi per la storia
    La tecnica usata è varia, dall’utilizzo di materiale povero e di recupero del Presepe storico , ai manichini, a figure modellate a mano, alle sagome dipinte negli allestimenti più recenti: Chiesa Tonda e del Crocifisso. I fondali dipinti e le strutture architettoniche sono opera di volontari, mentre per la Natività del lavatoio ci si è avvalsi del lavoro di alcuni studenti e docenti dell’IIS “Sansi Leonardi Volta” di Spoleto.”
    “I costumi dei manichini sono stati messi a disposizione dai Terzieri del Castello e di Matiggia”

    (VOLATrevi)

    1- Via Lucarini

    3- Chiesa di S. Giovanni

    4-Via Salara

    5 – Via Salara

    6-Piazza Mazzini

    (Assoc. Vo.La.).

    7 – Via Natalucci

    Associazione Vo.La.

    8 -Via Dogali (Arco del Mostaccio)

    9 – Via Dogali (Arco del Mostaccio)

    10 – Via della Fonderia

    11- Vicolo Lungo

    12 – Chiesa di S. Emiliano

    13-Via della Rocca

    Assoc Vo.La.

    14 – Via C. Amici

    15 – Vicoo Oscuro

    16 – Via S. Francesco

    17 – Via S. Francesco

    18- Via S. Francesco

    19- Via S. Francesco

    21 – Via Orticaro

    22 – Via Ombrosa

    23 – Via dei Setaioli

    24 – Via dei Setaioli

    25 – Via dei Setaioli

    26 – Via Cavour

    40 – Via De Gasperi

    Fuori Pianta

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  • Ricette a base di sedano

    Sedano nero di Trevi come gustarlo – 1

    Il sedano nero di Trevi

    Video Slow food

    Storia e tradizione

    Notizie storiche La sagra

    Mostra mercato Ricette

    Ne hanno parlato

    Relazione Castellini Trevi e Perugia, 2005

    Caratterizzazione Genetica Trevi, 15/10/2004

    Prodotto tipico Trevi, 15/10/2005

    Delegazione Università svedese – 2008

    Presentazione a La prova del Cuoco 2008 Al Salone del Gusto – Torino 2008

    Ne hanno scritto

    F. Francolini – Bacteriosi del sedano, 1928

    Gildo Castellini –Umbria Agricoltura 12/2003

    Nunzio Primavera in Campagna Amica

    AA.VV., Il Sedano Nero di Trevi – Un prodotto umbro di eccellenza -17/10/2008

    Il sedano è usato nella dieta mediterranea come condimento per aromatizzare le vivande.
    Solo a Trevi il sedano assurge all’onore di ingrediente di base per la preparazione delle più svariate ricette.

    98X-16X

    Altre ricette Ritorna alla pagina SEDANO NERO

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  • Sedano nero prodotto tipico -Convegno

    IL SEDANO NERO DI TREVI PRODOTTO TIPICO

    La caratterizzazione genetica punto di partenza per lo sviluppo futuro

    CONVEGNO

    organizzato da: Pro Trevi – Università di Perugia – Comune di Trevi

    con il patrocinio di: Regione dell’Umbria – Provincia di Perugia

    Parco Tecnologico Agroalimentare – Comunità Montana Martani e Serano

    GAL Valle Umbra e Sibillini – Centro Agro-alimentare dell’Umbria

    Sabato 15 ottobre 2005 ore 10 – Sala conferenze di S. Francesco

    Coordinatore Scientifico: Prof. Mario Falcinelli

    Direttore Dipartim.Biologia Vegetale e Biotecnologie
    Agroambientali e Zoootecniche –Università di Perugia

    Il sedano nero di Trevi

    Storia e tradizione

    Notizie storiche La sagra

    Mostra mercato Ricette

    Ne hanno parlato

    Relazione Castellini Trevi e Perugia, 2005

    Caratterizzazione Genetica Trevi, 15/10/2004

    Prodotto tipico Trevi, 15/10/2005

    Delegazione Università svedese – 2008

    Presentazione a La prova del Cuoco 2008 Al Salone del Gusto – Torino 2008

    Ne hanno scritto

    F. Francolini – Bacteriosi del sedano, 1928

    Gildo Castellini –Umbria Agricoltura 12/2003

    Nunzio Primavera in Campagna Amica

    AA.VV., Il Sedano Nero di Trevi – Un prodotto umbro di eccellenza -17/10/2008

    F. Francolini – Il sedano, il finocchio, il cardo, 2014

    Trevi, coltura del Sedano Nero - foto Laurentini,1923

    Programma

    Saluti di aperturaDott. Luigi Andreani, Presidente dell’Associazione Pro Trevi Avv. M. Amabile Muzi, Assessore all’Agricoltura del Comune di Trevi
    Interventi scientifici
    Prof. Francesco Pennacchi Preside della Facoltà di Agraria

    Introduzione ai lavori

    Prof. Mario Falcinelli

    I prodotti tipici umbri.

    Dr. Gildo Castellini Caratterizzazione genetica del Sedano Nero di Trevi
    Prof.ssa Rita Pagiotti Caratterizzazione dei componenti volatili del Sedano Nero di Trevi
    Dr. Renzo TorricelliUso dei marcatori molecolari per la caratterizzazione genetica delle varietà locali
    Dr.ssa Oriana Porfiri Conservazione delle varietà locali: aspetti normativi e di mercato
    Interventi tecnici e discussione
    Interventi conclusivi Dott. Carlo Liviantoni, Vicepresidente e Assessore Agricoltura Regione Umbria Sen. Maurizio Ronconi, Presidente Commissione Agricoltura del Senato On. Teresio Delfino, Sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali

    Lo studio scientifico del SEDANO NERO DI TREVI viene svolto dall’Università di Perugia nell’ambito del progetto:La valorizzazione delle risorse genetiche agrarie della regione Umbria, sottoprogetto: La biodiversità vegetale in Umbria e la sua conservazione (D.G.R. n. 885 del 25/7/2001), sostenuto dal Piano di Sviluppo Rurale dell’Umbria 2000-2006

    Il coordinatore scientifico del progetto è il Prof. Mario Falcinelli, Direttore Dipartim.Biologia Vegetale e Biotecnologie Agroambientali e Zoootecniche –Università di Perugia.

    Il prof. Falcinelli è il “tutor” del dott.Gildo Castellini ben conosciuto ormai nella piana di Trevi, infatti da tre anni sta battendo tutti campi di sedano nero di Trevi poiché questa coltura è l’oggetto della sua tesi che concluderà a giorni il suo”Dottorato di ricerca”

    Lo scorso anno, a ridosso della nuova superstrada, che ha squarciato il territorio tipico del “Sedano Nero”, è stato impiantato un campo sperimentale in cui si sono messe a confronto le varietà di sedano nero coltivate tradizionalmente a Trevi con quattro varietà commerciali.

    I risultati sono stati esposti nel convegno che si tenne a Trevi il 15 ottobre del 2004, e sono riportati per intero nel nostro sito Internet www.protrevi.com/protrevi/sedano10.asp

    Le conseguenti ricerche di laboratorio hanno evidenziato che le 6 varietà coltivate tradizionalmente a Trevi sono molto somiglianti tra di loro e si differenziano invece dalle varietà commerciali.

    Nel volume “La biodiversità vegetale in Umbria e la sua conservazione” edito nel 2005 e presentato il 24/6/2005 nella Facoltà di Agraria sono riportate appunto queste prime conclusioni.

    Nel citato volume il prof. Falcinelli individua con rigore scientifico gli elementi che concorrono a determinare la tipicità di un prodotto vegetale e cioè il genotipo, l’ambiente e la tradizione

    Se saranno pienamente confermati i risultati della ricerca, così come sono già stati anticipati, il Sedano Nero di Trevi è perfettamente individuabile come varietà biologicamente distinta e riconoscibile.

    Il territorio, perfettamente individuabile, è quella zona delimitata dal Clitunno e dalla Flaminia, tra Faustana e PietraRossa.

    Quanto alla tradizione poi, c’è da dire che questo prodotto si è imposto all’attenzione degli addetti del settore anche fuori Trevi già da oltre un secolo.

    Documenti nel nostro archivio, esposti in copia nella sede della Pro Trevi, testimoniano le richieste di semi di questa varietà da un commerciante di Napoli e dalla “Colonia Agricola della Badia di S. Pietro di Perugia” già dal 1889.

    Giova ricordare che nell’antica abbazia di S.Pietro ha sede la facoltà di Agraria dell’Università di Perugia, che ora si sta vivamente interessando di questo prodotto.

    Nel 1923, un tecnico dell’Università fu interpellato dagli agricoltori locali perché i sedani erano infestati dalla “ruggine” e il noto fotografo folignate Rinaldo Laurentini fu incaricato di redigere una documentazione dell’evento del quale pertanto rimangono sette splendide foto.

    Negli anni ’30 del ‘900, la Cattedra Ambulante di Agricoltura della Provincia di Perugia assegnava annualmente dei diplomi per i migliori sedani prodotti.

    Testimonianze orali ci riferirono che i proprietari terrieri premiati per i migliori prodotti si assumevano l’onere di pagare le salsicce che venivano arrostite e consumate nell’appartamento al primo piano di palazzo Petrucci, il terzo mercato di ottobre (di giovedì)

    …. praticamente la “sagra” esisteva anche quando non si chiamava così!

    Nel 1948, in occasione della rimpatriata dei trevani residenti altrove, principalmente a Roma (stendardo e pergamena commemorativa sono esposti nella sede della Pro Trevi), tra le altre manifestazioni folkloristiche e rievocative ci fu una grande esposizione di sedani sotto il portico del Comune, con relativa premiazione, discorsi celebrativi e formulazione di voti augurali affinché il Sedano Nero di Trevi abbia potuto raggiungere presto anche i mercati di Roma.

    Ma l’entusiasmo durò poco e la cosa non ebbe seguito tanto che nel decennio successivo gli agricoltori privilegiarono le varietà “autoimbiancanti”, meno onerose per la lavorazione e quindi più redditizie.

    E il seme del pregiato Sedano Nero di Trevi rischiò di scomparire.

    Soltanto nel 1965, si istituì la Sagra del sedano e della salsiccia, che ben presto si trasformò in”mostra mercato” oltre che sagra.

    Ma, nonostante il successo di pubblico non finirono le difficoltà, tanto che qualche anno addietro la Pro Trevi gestì direttamente l’arrostimento e la vendita delle salsicce e gli espositori del sedano si ridussero ad uno solo.

    Attualmente c’è un piccolo sussidio del Comune per invogliare i produttori a continuare ed è aumentato il numero degli espositori.

    Qualora vengano confermati i dati della ricerca dell’università di Perugia, il Sedano Nero di Trevi, avrà tutte le carte in regola per poter aspirare al riconoscimento di Prodotto tipico e quindi contribuire a creare quel circuito virtuoso gastronomia–cultura–turismo che tutti auspicano.

    Le permanenti difficoltà organizzative e di mercato che ancora affliggono questa coltura forse potrebbero attenuarsi se i produttori riuscissero a entrare in una forma associativa, tipo consorzio, come è accaduto per altre realtà anche a noi vicine.

    Se ciò avvenisse l’azione pluridecennale della Pro Trevi forse potrebbe dirsi compiuta.

    Intanto, tra gli altri risultati positivi, c’è da registrare che in seguito alla ricerca ancora in atto, l’ISTAT da quest’anno (2005) ha incluso l’Umbria tra le regioni in cui si coltiva sedano: prima non vi figurava affatto.

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  • Le Satire di Marchittu

    Marchittu

    Le satire

    Francesco Marianucci (Marchittu), notizie biografiche

    PERCHÉ MARCHITTU CANTA

    AC75Voli sape’ perché Marchittu canta? Perché non c(i) ha la porta do’ che s’entra. No’ la po’ fa’, ché la miseria è tanta e anchi li ricchi jje ce do’ ‘na spenta:
    VGAnchi quist’annu la miseria è tanta che ogghj è pancottu e dimani è pulenta e ‘sti signori jje ce do’ ‘na spentaLuigi Bartolini, proprietario di enormi appezzamenti montani, probabilmente esigeva canoni di affitto da Marchittu. Analogamente il Minestrini, fattore dell’Amministrazione Martinez. La famiglia Martinez, di origine spagnola, aveva ottenuto dalla Reverenda Camera Apostolica tutti i possedimenti dell’antichissima abbazia di Bovara per estinguere dei debiti pregressi.( Nessi, Trevi e dintorni, Trevi, 1979, pag,19).
    AC75Bartulini jje fa pacà lire sessanta e Ministrini ne vole ‘n’antre trenta. Evviva Umberto, evviva la Nazzione, Bartulini all’infernu e Ministrini a forconeVariante di Maddalena Zenobi 13/8/79. Canovari recitava “Ministrini senza patrone”
    MZ 79Evviva l’Italia, evviva lu guvernu Ministrini a spassu e Bartulini all’infernu
    D’A Ma prima che se cambi lu guvernu Ministrini senza patrone e Bartulini all’infernu.

    CASA DE MARCHITTU

    AC75

    Per jji su ccasa de Marchittu, tu

    passa pe’ li piantuni de Mangini su,

    ché doppo pua trovi un lachittu

    e pocu più llà sta casa de Marchittu.

    INVITO

    Cittadini Trevani, ve ‘nvito a tutti:

    venéte su a tempu de li frutti.

    PEZZOLA DE MARCHITTU

    Vidi! Ma quante vorde te l’io dittu
    De no ji più a Trevi a fa’ lu painu
    Verrà l’acchiapacane zittu zittu
    Vedrai che te lu mette lu struzzinu.
    Te dicio “non te fida’ de li Trevani”.
    Co’ tutti te mostravi tantu cortese.
    Chicchinacciu, amante de li cani,
    co’ Mannaggia te facìa le spese.*
    No jii moccecatu mae a gnisciunu
    E non te la meritavi sta percossa;
    Facii le carezze a unu a unu
    E jii pe’ revi rosecanno l’ossa.
    Lisandru de Gaudenziu, vruttu e vrunu,
    t’ha sutterratu sotto stu piantone.
    Poru cane mia senza nisciunu!
    Te tocca stabbià’ la ghiusa de Melone.
    Addio cani trevani, velli o vrutti,
    decco ve spetto: doete pass’ tuti.
    Ma se vene chidunu a coje stu piantone
    Àrzete su e daie un moccecone!

    Questo necrologio del cane PEZZOLA è forse la satira più nota di Marchittu, probabilmente perché fu proclamata in teatro quando ormai l’autore era deceduto da più di un decennio. Il testo a lato fu stampato da computer dopo il 2000 da ignoto e rinvenuto nel 2023. E’ il testo più completo e il più verosimile rispetto agli altri sotto riportati

    * “fare le spese” sta per “provvedere,, governare”

    GZ 09Qui reposa Pezzola de Marchittu Perché je piacque de fa lu cittadinu. Vidi, quante vorde te l’iu dittu A Trevi non ce ji più a fa’ lu painu. Verrà lu chiappa-cani zittu zittu Vedrai che te lu mette lu struzzinu Lisandro de Gaudenziu bruttu e brunu Lue t’ha sotterrato sotto a ‘stu piantone Poru cane mia, a stabbià la chiusa de Melone. A li signori de Trevi belli e brutti: “Qua sotto ce dovete veni’ tutti” E se chidunu passa sotto a stu piantone Arzete su e daje un muccicone
    AC75Quante vorte te l’ijo dittu: Non ce jji a Trej a fa’ lu pajinu! Gaudenziu Ciafranu, bruttu e brunu che rispettu n’ha portatu maj a nisciunu, quillu te lu mettètte lu struzzinu! E tu c’jisti ‘na vrutta percossa pe’ jji per Trevi scotecanno l’ossa. ……. Mo t’honno sotterratu sott’a ‘n piantone e stai a stabbia’ la jjiusa de Melone. Ma ‘sti cani trevani, belli e brutti
    sotto ‘sta pianta honno da passà tutti. E se s’accosta chidunu a ‘stu piantone arzede su e daje ‘n moccecone!Sulla via del cimitero

    MUSCHINU

    D’A 77

    Mo te l’ardico a te, caru Muschinu,

    de no jji più per Trevi a fa’ lu pajnu,

    che se te po’ ‘cchiappa’ l’acchiappacane,

    dieci lire pua te farrà pacane!

    Tira Muschi’ che ci sta la sargiccia!

    Altro nome di Pezzola oppure trattasi di un altro cane?

    LA SECONDA MOGLIE

    AC75La Pippinella è de cattija razza de fa’ cose pulite nun c’è avvezza: l’omini de quell’andre l’accarezza, quilli de casa sua li strapazza.
    Clitunno 25/12/60Lu maritucciu sua lu strapazza e l’omini de quell’andre l’accarezza
    AC75Ha ‘ffittatu ‘na casa sfasciata: pe’ paca’ trenta lire de picione (pe’ paca’ cingue lire de picione) tratta con tutti quilli de Melone.
    D’A 77La Pippinella tanto calimata[1] non vole sta’ alle Coste né a Rumita vole sta su ‘na casa sfasciata a piriculu de perdece la vita e va a fatica’ a uffu co’ Melone.
    AC75Sai chi tratta la moje de Marchittu? So’ Pietri, Ghjuanni e ‘Ntunittu. Je facija, le serenate, ‘stu cojone e parìa ‘n malanottu s’un piantone. Voli sape’ che canzona je dicja? “Quanto si vella Pippinella mia!” E la fija pua non ce jova né che sia vona né che sia vella, tant’è la fija de la Pippinella!
    LA CONTRAVVENZIONE DELLA FORESTALE
    AC75‘N certu Caprini, guardia forestale, senti se che me fa ‘stu bbirbaccione: quell”è jjente che sempre fa der male e lu Padreternu ‘ngò jje dàraggione (e anchi lu Padreternu jje dà raggione.)
    ‘Na matina sull’arba e sull’arbetta ero jjitu a fa’ l’erba jjo la campetta co’ lu mulu, lu saccu e la fargetta, ijo licatu lu mulu s’un cerquone, passa Caprini e me fa cuntravizzione.
    -“Che sta a fa’ tu llì ddesto, bellu mia: no lo sai che l’erba nun se pija?”
    NF78-“Fa’ fenta che n’hai visto che sto a fane anchi a lu mulo tocca da’ a magnane.” -“Non è la prima vorda che te veco: prima agghjo chiuso l’occhj e mo te freco.” “Ma tra ‘na sittimana pachi pena che t’ho appioppatu su ‘na moje prena!”
    MARCHITTU LEGNAIOLO
    VG 78Commo me so’ ridutto io, compagnu, porta’ le lena tra Pacenza e Mugnu! E no perché sia tantu lu guadagnu: più che me lo fa fa’ è lo visugnu,Fornai, rispettivamente in via S. Francesco e via della Fonderia.
    Perché iqquì non se pranza e non se cena se Marchittu non va a Treij co’ le lena.
    Ché se le porta a Pippinu de Vijulinu lu pole rimedia’ quarghi quatrinu ma quanno va da Mugnu o da Pacenza se voi magna’ te tocca fa’ credenzaVincenzo Giuliani padre, detto Pippinu, fornaio in via Lucarini, ora Largo don Bosco.
    AC75Ché se va da Pippinu de Vijulinu po’ esse che rimedia che quatrinu,
    ma se le porta da Pacenza o Sfonna da quilli non rimedia ‘na matonna!Sfonna o Sforna, fornaio, forse in via Dogali.

    L’APROVVIGIONAMENTO RAZIONATO (1917)

    Lella de Pattofatto:

    “Più de ‘n filone de pane

    non te ne pozzo dane”

    Marchittu:

    “E commo me po’ vastane

    sol’un filone de pane

    tra me, lu cattu e lu cane?”

    Alimentarista in via Roma

    LE FAVE DI UBALDI
    DR76Bollettero da minzijornu a menzanotte le fae de sor Luice e n’ereno cotte Bollettero da la sera a la matina e era sempre la stessa manforina Le passai da la pigna a lu callaru e non le magnaa manco lu somaru
    —–Dopp’una sittimana su lu callaru No’ le rosicaa manco lu somaru
    e ‘n urdimu pua, per falla finita, le sfrunzolaj jjo per la Rumita!

    IL COMMISSARIO PREFETTIZIO

    Lu cummissariu è de cattija razza

    toccarja vuttallu da la torre in piazza

    e l’ossa su l’ossariu de lu Crucifissu

    ché su la cummuna se magna tuttu issu.

    Luigi Cecchini (Gigetto de Paoluccio), impiegato in Comune, presentò Marchittu al nuovo commisario prefettizio.

    Asterio Agostinucci fu commissario in Trevi dal 1/3/1923 al 21/9/1924

    LU STRADINU

    VG

    Lu ssindicu de Trej fa lu painu:

    pe’ le strade c’ ha missu lu stratinu.

    Ma prima, senza spenne lire trenta,

    unu con ‘n cargiu, ‘n anndru co’ ‘na spenta

    buttaono li sassi da ‘na parte,

    senza l’ordinazzione de le carte.

    Asseja macari ce se sbocca

    ma lì menzu lu sassu non lu tocca

    chi pe’ la strata c’ha da passa’:

    “É lu stratino che l’ha da sposta’!”

    LE FIERE A BORGO

    Clitunno 15-3-61

    Poru Trevi, commo te sei ridotto

    senz’avocatu e lu ssindicu cioppu,

    feste e fiere fonno tutte a Burgu

    Poru Trevi, t’honno muissu curgu.

    AC78

    Le fiere e le feste le fonno a Burgu

    e lu poru Trevi lu mettono curgu.

    Antonio Casciola

    I NUOVI CAVALIERI

    Vène Ciuffelli a Trevi l’andru jeri,

    s’ancundra con un brangu de somari

    e li dichiara tutti cavallieri.

    Anchi Primu allu spetale llà la porta

    è cavallieri de la vocca storta!

    Senatore del Regno

    Primo, portiere dell’ospedale, un povero diavolo con la faccia deformata dalla paresi

    ELOGIO FUNEBRE

    AC75Sor Luice de Vartulini è mortu
    e non putia magnà’ lo pane sciuccu. Che Dio l’abbia in celu. E pu lu scappi drento lu fornacchjone de Palluccu!Perché diabetico, o secondo altre versioni, non mangi?mai pane solo, senza companatico, come i poveri. Fornacchione = fornace per cuocere le pietre calcaree e fabbricare la calce viva.
    AZ 78Sonate co’ le tromme e li vijulini ch’è mortu sor Luice Vartulini. E beata sia quella ricottella che jje fece pija’ la cacarella.(Nato a Trevi 1925, figlio di una Bartolini)
    I BONACA
    VG 78Va’ lettera mia e pija pieca, va’ a trova’ Serafinu de Vonaca; quillo coll’operaj ce fa leca e a chi fatica non nega la paca.
    AC75De la Faustana sarraj la riggina e non te mancara’ pane e farina. E lu poru Marchittu tra le macchje a cicirilli commo le cornacchie.In occasione delle nozze di Angelina Bartali, figlia del medico di Trevi, con Nello Bonaca proprietario dei molini di Faustana
    DR76E se me pija chiccosa all’impruvisu te preparo ‘na sedia ‘n paratisu.Per l’occasione il Bonaca gli abbuoò il debito pregresso

    EVVIVA

    La nebbia sparisce, lo sole risplenne

    Evviva Vonaca, Caicchja e Poènne

    IL MURATORE DI BONACA

    Mastro Tre con Mastru Qauattru
    con Vonaca ha fattu un pattu:

    de fini’ lu capannone

    prima de lu solleone,

    ma a mità de lu lavuru

    s’ allamò ‘n pezzu de muru

    e lu licenziò Vonaca

    co’ lo daje menza paca:

    la Cioppetta non po’ sposa’

    che non c(i) ha da daje a magna’.

    “Cioppetta, mia Cioppetta

    so’ cascata da la vanchetta!”

    “Te l’ ijo dittu, ‘mpertinente,

    che non capii probbio gnente!

    Quanno facisti quillu caminu

    sulla via de San Martinu,

    se non era pe’ lu patrone

    te cascava su lu groppone!”

    LU TAPPU DE LA SCHJUMA

    Lu Tappu de la Schjuma,

    che per vedellu ce vola la luma,

    quilli de le Coste, che so’ birbuni,

    lu fecero arvini’ jo de cuturuni.

    Non so se chi diavulu l’ha fatti:

    c(i) ho’ sette spiriti cormo li gatti

    so’ come palle de scaravottuli,

    pargono fiji da li capuciottuli!

    Soprannome di un tale di Bovara o Faustana

    (quelli delle Coste ?)

    IL GRANO DELLE COSTE
    AC75Alle Coste ci sta ‘n campu de granu
    che se vede da vicinu e da lontanu.
    una coltura su larga scala che aveva fatto un tale tornato dalle Americhe
    DR77Ce lu vorze pianta’ ‘n’americanu anchi se paria un fattu stranu A mane a mane che vène lu callu, da tuttu verde è doventatu jallu (Mo’ verro’ a metilu da Sinigaja)
    AC75Li metituri verrò da Sinigaja E farrà un due con tutta la paja.avrà una “resa” insignificante anche sommando il peso del grano alla paglia.

    LE MALEFATTE DELLA “CESPETANA”

    Ner Mille e ottocento ottanta quattro

    ner piccolo villaggio de le Coste,

    dove a Antonietta dèttèro le bbotte,

    la Cespetana, che era ‘na rruina,

    da lu saccu la lejava la farina,

    che per fa li pasticci era fatta apposta,

    per dalli alla fija menza guasta,

    e per portalli all’amante jo la posta.

    Era de notte e non ce dija la luna

    E llì formonno ‘na lita puttana,

    a Ghjuannittu je cascò la fuma

    e fu la furtuna de la Cespatana.

    IL FURTO DELLA ?CESPETANA?

    Ne la terza domenica d’ àlujo

    jente de Trevi fa’ rite ve vojo.

    La Cespetana rubbò ‘na sarvietta

    co’ drento pesche, vrugnuli e porchetta.

    La Cespetana quanno fu ‘nterrocata,

    pe’ la paura de ji carcerata,

    -certo, per essa non fu ‘na cosa vella –

    je pijò’na gran sciorda a cacarella.

    Quante vorde t’iio dittu, brutta vacca,

    che la robba dell’antri non se tocca?

    De votte te ce ne vurria ‘na scarca

    Comm’a Cesere Vattisti su la forca!

    Costajoli che comprate la porchetta

    no’ la mettete più su la sarvietta,

    ma mettetela drent’ a la catana

    e guardate se ce sta la Cespetana.

    E se pua fosse gravita la fija,

    jete e magnalla lontanu cento mija.

    Aveva addotto come scusa una “voglia” della figlia incinta.

    LA ?CESPETANA? E CALOPPA

    D’A 75

    La Cespetana stija drent’a ‘n fossu

    a scoteca’ ‘n cavallacciu grassu,

    passa Caloppa e je dimanna ‘n osso:

    “Fammulu scoteca’, pu’ te lu lassu”!

    IL PARROCO DI BOVARA

    ‘Rduna le donne lu preti de Voara,

    che se le po’ cchiappa’ tra du’ lenzola

    je vole fa’ strilla’ “mamma mia cara! “

    Le vole scantona’ jo pe’ lu pianu,

    je vole fa’ sarda’ tutti li fiumi,

    le vole porta’ sempre più lontanu.

    Se se vole artorna’ chiduna vecchia

    che se ne vole arghji’ su pe’ la macchja,

    je dà ‘na zampatona su la …

    L?INCONTRO CON DON GENNARO

    Lu preti de Voara

    ha cambiatu le campane

    per arduna’ tutte quante le puttane

    E D. Gennaro per licenziarlo:

    Brau! Brau! Brau!”

    Don Gennaru ha cambiatu le campane

    p’arduna’ tutte quante le puttane.

    LITE DI DONNE

    Passai in Piagghja per cumbinazzione

    e viddi a litica’ ‘n par de puttane:

    doppo l’ingiurie passorno a le mane

    e llì s’arricciorno drent’un portone,

    e chi casca all’ arreto e chi travocca,

    a chi mostra lu culu e chi la…vocca

    TREVI E PARRANO

    Mo’ ve vojo arconta’ un fattu stranu

    che succedètte a ‘n ome trevanese:

    jètte a lu fiume a ‘bbera’ lu somaru

    e llì ncuuntrò ‘na donna parranese;

    L’ome nun se mostrò per gnente avaru

    e la donna fo anchi più cortese,

    issu je dètte tre franchi su la manu

    e llì nfrascorro Trevi co’ Parranu.

    LE VARDASCE DE LA PIGGE

    DR76

    Le vardasce del La Pigge

    tutte quante se sonno dipince,

    ma quanno fonno li maccaruni

    li fonno commo li tavuluni.

    ANATOLIA DE LA PIGGE

    A La Pigge c’è ‘na certa Anatoja

    che lo sole de l’estate je dà nnoja,

    se jira e ‘rvorda attorno la boscaja

    ché l’arte sua non è de fa’ la foja.

    AL PROPRIETARIO DEL MAIALE CASTRATO

    DR77

    Lu purchittu te l’agghjo crastatu,

    probbio commo tu m’ hiji commannatu
    mó tu jje mitti ‘un po’ de pajjaricciu
    e pua se more, io non me n’ampiccio.

    CIANO

    Ecculu Cianu, vistitu de ghjallu,

    che va ‘lla Rumita a fa’ l’ornellu.

    Ce lu chiappa Marchittu callu callu:

    “Lu vói guarna’ a uffa l’asinellu?

    Tale Feliciano Gasperini?

    CENCIU
    DR77Ecculu Cenciu, cojona-puritti, fa lu partitu e pu’ neca li patti.
    Quanno che vó jo casa li MarchittiLi Marchitti = i familiari di Marchittu
    Je se mette a sfrocià commo li catti;
    co ‘na cagnale e pu’ ‘na cagnaletta a li Marchitti frecò ‘na ghjusetta.
    aveva un tic.

    LU PRETI DE PIAGGHJA

    AC84

    Lu preti de Piagghja ‘n c’ha paura

    ‘bbenché la robba sia tanto cara,

    da lu muru l’ha staccata la pittura:

    de la ghjesa s’è vinnuta anchi la vara.

    Il parroco di Piaggia era all’epoca Don Arcangelo Buonaccorsi.

    La pittura era parte di una crocifissione del primo ‘400, nel cortile di S.Croce, staccata e venduta nel 1912.(Nessi, Trevi e dintorni, Trevi, 1979, pag,77)

    DON MICCHELE E MICCHILINA

    So’ fugghjati don Micchele e Micchelina

    honno pijatu la via de la Toscana:

    Cannaiola è senza messa stamatina

    e all’appellu ce manca ‘na puttana.

    Ma io non so che: voja fa’ ‘stu papa,

    che non je dà na vanga co’ ‘na pala:

    che ‘n po’ sarrà pe’ la poca fatica
    sto’ tuttu lu jornu su la pianta de la fica.

    ROMA
    AC75Roma: te dà e non te dona:
    li vecchi l’ammazza e li joveni li doma.
    Prima parja de sta’ su ‘n andru munnu E pua de ji a fini’ jo lu sprufunnu!Sul materasso a molle.
    Me so fattu le scarpe velle: vaco a Roma e ce lasso la pelle!
    AC81Ché se Marchittu lu voli fa’ campa’ su la Rumita tu l’hai da ‘rportà

    Autori locali


    [1] Una versione linguisticamente molto addomesticata, fu pubblicata nel “Clitunno” del 25/12/1960

    082-08Z-175