
L’Age d’Or
personale di Davide Querin
29 marzo – 31 maggio 2015
pittura contemporanea al Museo di S. Francesco di Trevi
a cura di Maurizio Coccia e Mara Predicatori
Inaugurazione 29 marzo ore 12

L’Age d’Or
personale di Davide Querin
29 marzo – 31 maggio 2015
pittura contemporanea al Museo di S. Francesco di Trevi
a cura di Maurizio Coccia e Mara Predicatori
Inaugurazione 29 marzo ore 12
Comune di Trevi
Estate a Trevi 2020

Orchestra d’Archi del Conservatorio Popolare di Ginevra Martedì 7 luglio, ore 21
Chiesa di S. Francesco, ore 21
Violini: Clara Chartré – Flora Santi
Violoncello:
Jean Claude Adler
Musiche di
Boccherini, Bach, Mozart
In collaborazione con
Musica dal Mondo
Festival Internazionale dei Cori e delle Orchestre Giovanili
Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia
A.Gi.Mus. di Perugia
Ingresso alla Chiesa nel totale rispetto delle linee guida del DPCM Covid 19
Ritorna alla pagina APPUNTAMENTI
Comune di Trevi – Vo.La. Trevi – Pro Trevi
Trevi Fiorisce 2020
Concorso tra i cittadini residenti
5° edizione
”Trevi Fiorisce tra profumi e colori” – 2020
Immagini ordinate per vie, dalla Piaggia a salire























































































Foto di Pasqualino Valentini
Ritorna alla
Comune di Trevi
Estate a Trevi 2020
La Domenica dei Libri
Villa Fabbri, ore 17,30

Domenica 28 Giugno
Giovanni Dozzini,
E Boboucor guidava la fila,
Edizioni Minimum Fax, Roma
Domenica 5 Luglio
Lorella Natalizi
Racconti per Cristina,
Edizioni Il Seme Bianco, Roma
Domenica 12 Luglio
Giancarlo Trapanese
Obsolescente,
Editore Italic Pequod, Ancona
Domenica 19 Luglio
Egildo Spada,
La Valle Spoletana – Taccuino di Viaggio,
Edizioni II Formichiere, Foligno
Ingresso alla Villa da Via delle Grotte nel totale rispetto delle linee guida del DPCM Covid 19
In caso di mal tempo le presentazioni avranno luogo nella Chiesa di San Francesco, secondo il DPCM Covid 19
Ritorna alla pagina APPUNTAMENTI
Comune di Trevi ANEC Umbria Cinema Esperia
Estate a Trevi 2020
Cinema con Vista
Villa Fabbri, ore 21,30
Programma

Venerdì 26 Giugno – BELLE EPOQUE
Sabato 27 Giugno – AMARCORD
Domenica 28 Giugno – IL RICHIAMO DELLA FORESTA
Venerdì 3 Luglio – JOKER
Sabato 4 Luglio – PICCOLE DONNE
Domenica 5 Luglio – INSIDE OUT
Venerdì 10 Luglio – JO JO RABBIT
Sabato 11 Luglio – PINOCCHIO
Domenica 12 Luglio – IL TRADITORE
Venerdì 24 Luglio – FAVOLACCE
Sabato 25 Luglio – GLI ANNI PIÙ BELLI
Domenica 26 Luglio – TROLLS 2-WORLD TOUR
Giovedì 30 Luglio – BRAVE RAGAZZE
Venerdì 31 Luglio – 8½ (Otto e mezzo)
Sabato 1 Agosto – LA DEA FORTUNA
Domenica 2 Agosto – IL PRIMO NATALE
Sabato 8 Agosto – PARASITE
Domenica 9 Agosto – LA FAMOSA INVASIONE DEGLI ORSI
Ingresso alla Villa da Via delle Grotte nel totale rispetto delle linee guida del DPCM Covid 19 Il Programma potrebbe subire variazioni indipendenti dalla nostra volontà INGRESSO € 5
Ritorna alla pagina APPUNTAMENTI
Ex Festa del Crocifisso di Bovara
Festeggiamenti quinquennali 9-17 Maggio 2015 Festeggiamenti quinquennali 8-16 Maggio 2010 Festeggiamenti quinquennali 20-28 Maggio 1995
Pagina in elaborazione
Per tradizione secolare, ogni cinque anni, nel mese di Maggio si è celebrata a Bovara una festa, molto sentita e partecipata, in onore del Ss. Crocefisso … fino al 2015!
Nel 2020, da prima che scoppiasse l’epidemia, ci abbiamo rinunciato a cuor leggero.
Al di là di prticolari dvozioni personali, vogliamo qui ricordare tutti coloro che facendo propria la trdizione dei padri, si misero in cammino.

A nostra conoscenza, il primo che abbia studiato questo crocefisso è stato Bruno Toscano, e non poteva essere diversamente viste le benemerenze di questo studioso verso i beni culturali locali! Prima di allora l’opera veniva acriticamente attribuita al XII secolo e quindi precedentemente alla visita di S. Francesco
2,
3
.
In una guida di Spoleto4 si definisce prudentemente “antico” il crocefisso di Bovara, non ritenendolo certo opera del tempo di S. Francesco.
Successivamente il Previtali5 prende in considerazione l’opera segnalatagli dal Toscano, dopo che era stata restaurata e quindi in condizioni ben diverse da come l’avevano esaminata gli Autori precedenti. Considerando che il Crocefisso è inchiodato al legno con quattro chiodi come quelli più antichi, ma ritrovando nel modellato elementi successivi ai giotteschi lo attribuisce al 1330. La tesi è pienamente accettata dal Lunghi 6, che prende in esame i nuovi riti del Venerdì Santo, in uso in Italia dalla seconda metà del XIII secolo. Da quella data infatti si sostituì la deposizione simbolica dell’Eucaristia con la deposizione in un sepolcro di “un crocifisso in rilievo” avvolto in un velo e ipotizza che il crocefisso di Bovara sia stato costruito in funzione di questo rito, trattandosi di una statua con le braccia snodate che possono essere disposte allargate sulla croce o aderenti al corpo.
Attualmente, ogni cinque anni si celebrano solenni festeggiamenti in onore del SS.mo Crocifisso e la statua, deposta dalla croce e composta in un cataletto, viene portata in processione per un lungo percorso per le strade di Bovara e località vicine, con grande concorso di popolo. Molti bovaresi emigrati colgono l’occasione della festa per una rimpatriata nella vana speranza di mitigare la nostalgia.
Il “miracolo delle acque” risale al 1817. Lo troviamo descritto in un opuscoletto, pubblicato nel 1892 per il terzo giubileo del prodigio.7 Vi è ricordata la gravissima carestia del 1816 durante la quale molti per “non morire di fame, si mangiavano cose le più ributtanti: perfino la sansa dei Molini e i sarmenti macinati e cose anche schifose!“
Alla carestia fece seguito una eccezionale siccità per tutto l’inverno e la primavera tanto che a maggio del 1817 “il grano seminato, per la gran secca, era appena sortito dalla terra: rimaneva esile e quasi secco, mentre era quasi tempo di raccoglierne il frutto. Si facevano pertanto dapertutto private e pubbliche preghiere: dapertutto allo scopo si esponevano le più insigni reliquie; ma il cielo rimaneva sempre lo stesso; sempre sereno e sole sempre gagliardo”.
Si decise allora di fare una solenne processione con il Crocefisso di Bovara.
“Col concorso adunque delle ville vicine e lontane, e di un popolo immenso si fece col detto SS.mo Crocifisso una solennissima e devotissima processione, la quale, girando per tutto Trevi, giunse al Convento di S. Martino. E quando l’Immagine benedetta fu di ritorno sulla piazza della sua chiesa operò la tanto sospirata grazia. … Mentre un valente predicatore … saliva il palco fatto nella medesima piazza a cagione della gran moltitudine, si vide comparire nel cielo una nuvoletta simile a un palla. … La nuvoletta in un momento si dilatò per tutto il cielo; e in mezzo alla predica incominciò una pioggia dolce, pacifica, e poi abbondante, che non fu di acqua, ma piuttosto vera pioggia di grano. … Sempre pacificamente piovendo … la terra arsissima restò del tutto sazia e satolla. … Il grano, che non presentava speranza di frutto alcuno, fu così abbondante e copioso che da 40 scudi al rubbio calò subito alla meschina cifra di L. 16 al rubbio. … V’è un detto tuttora popolare, e tuttora universale, e di alcuni viventi ancora che nella raccolta «era più grande sempre il mucchio del grano che quello della paglia».

Trevi-
Il Crocefisso della Chiesa di Bovara
(Foto Laurentini, ante 1925 – E’ stata la foto più nota e più diffusa in quanto fino al dopoguerra era esposta in moltissimi confessionali delle chiese della zona.)
L’Abbazia benedettina Ritorna alla pagina BOVARA Ritorna alla pagina CHIESA di S. PIETRO
Note
1
)
Raccontato da Maria Medei (nata 1915) che da bambina accompagnava il padre Sabatino, più volte “santese”, a raccogliere le offerte.
2)
Stranamente ignorato dal
Guardabassi
(
Indice guida dei monumenti … dell’Umbria
, Perugia, 1872) che pure descrive il coro e le porte intagliate, viene attribuito al XII secolo da
Giovanni Bizzozzero
. Questi, nel 1925 insegnante elementare a Trevi, pubblicò un suo contributo “
” in una rivista professionale”
Sc.It.M., che si rivolge ai maestri di tutta Italia
” così riportata in un dattiloscritto con notazioni autografe di D. Aurelio Bonaca. Giovanni Canelli Bizzozzero, fu grande amico di Trevi ove è ancora (2003) affettuosamente ricordato dai suoi allievi.
3)
T.C.I.,
Umbria,
Guida Rossa, Milano, 1950. Attribuisce il crocefisso al XII secolo. All’epoca era
Console
locale del T.C.I. Salvatore Zappelli, che per l’aggiornamento delle pubblicazioni si riferiva a Carlo Zenobi, allievo di Bizzozzero, tuttora (2005) in possesso di una copia del dattiloscritto di cui sopra.
4)
Bruno Toscano
,
Spoleto in pietre, guida artistica della città,
Spoleto 1963, pag. 237
5)
Giovanni Previtali
Due lezioni sulla scultura “umbra” del Trecento: II. L’Umbria alla sinistra del Tevere, 1. Maestri “espressionisti” tra Assisi, Foligno e Spoleto
, Prospettiva, n.38, 1984, p. 31
Idem,
Studi sulla scultura gotica in Italia,
Torino, Einaudi, 1991, p.72, 73.
6)
Elvio Lunghi
La passione degli umbri
, Foligno, 2000, p.99 e segg.
7)
Don Alessandro Pallucchi
Feste al SS.mo Crocefisso di Bovara,
Foligno, S. Carlo, 1892
Pio IX
Giovanni Maria Mastai Ferretti

Trevi, Chiesa di s. Emiliano Stemma di PioIX
(Foto 2003)
Lo stemma di Pio IX, come quello di
Leone XIII
, campeggia nell’abside della
Chiesa di S. Emiliano
dietro l’altar maggiore a lato dell’
dell’epigrafe commemorativa della ricostruzione.
Già da quando era arcivescovo di Spoleto, il card. Mastai Ferretti ebbe contatti con Trevi, non sempre idilliaci.
Da una lettera di
Clemente Bartolini
, conservata nell’archivio di famiglia, sappiamo che fu rumorosamente contestato in un suo intervento il giorno della festa di S. Emiliano del 1832. Gli animi erano esacerbati per gli strascichi dei moti del 1831 e impauriti per un forte terremoto che si era manifestato appena qualche giorno prima (13 gennaio 1832).
Particolarmente risentito era il Bartolini che, per una sua troppo zelante adesione al nuovo governo durato poco più di un mese, dovette poi mettere in atto una fuga rocambolesca per sottrarsi ai gendarmi pontifici ed evitare l’arresto.
Nel 1846, quando salì al soglio di Pietro, a Trevi furono fatti solenni festeggiamenti con luminarie. Tiberio Natalucci compose per l’occasione musiche stampate poi da Ricordi ed eseguite a Milano e in altre città. Un mese dopo proclamò un’amnistia che sollevò da preoccupazioni anche qualche trevano.
Nel 1848 rimise la “posizione” di
M.Luisa Prosperi
alla S. Congregazione dei Riti compiendo il primo passo di un processo di beatificazione che dopo un lungo iter, il 10 novembre 2012 è stata beatificata nella cattedrale di Spoleto.
Francesco Francesconi
, era di casa alla corte di Pio IX al punto che toccò a lui l’incombenza di consegnare al Pontefice “Le cinque piaghe della Chiesa” del Rosmini.
Nel 1855, con un “breve” sanziona il trasferimento dei PP. Liguorini da S. Ansano di Spoleto al santuario della Madonna delle Lagrime
Il 17/7/1856 emette la bolla per la ricostruzione della chiesa di S. Emiliano Il 25/1/1859 concede varie indulgenze alla Compagnia di S. Giuseppe, fondata e diretta dal pio sacerdote trevano don Ludovico Pieri.
Ritorna alla Ritorna alla pagina STEMMI
05X-
Bovara di Trevi
Chiesa di S. Pietro
Discorso per l’inauguraziona del nuovo altare (1914)
Nota: Rarissimo opuscolo contenente il discorso ufficiale in occasione dell’inaugurazione del nuovo altare nella chiesa di Bovara.
L’oratore, Don Benedetto Fabrizi, parroco di Campello “Alto”, era molto noto per essere stato più volte supplente in Bovara e Lapigge, ove poi fu parroco.
Particolarmente vicino alla sua gente di cui conosce i sentimenti e il linguaggio rivela comunque la sua inclinazione letteraria citando definizioni contenute nell’ode dedicata al vicino Clitunno per rintuzzare il massone Carducci. Nel finale del discorso richiama più volte la devozione dei bovaresi verso il Crocefisso che non si comprende completamente se non si ricordano i solenni festeggiamenti quinquennali, occasione per il temporaneo rientro di emigranti anche da oltre oceano.

D. Benedetto Fabrizi
PER LA
SOLENNE INAUGURAZIONE
DEL NUOVO ARTISTICO ALTARE
NELLA CHIESA ABBAZIALE DI BOVARA (TREVI)
18 MAGGIO 1914
FOLIGNO
Prem. Stb. Tip. G. Campi
1914

Eccellenza, miei fratelli,
Non è possibile, assistere alla pia cerimonia che oggi qui ci raccoglie, senza sperimentare nell’anima una religiosa compiacenza, senza sentire spontanea e irresistibile sul labro una parola d’ammirazione e di encomio. Questa folla infatti che invade questo magnifico tempio, l’eletto stuolo di sacerdoti qui convenuti, la vostra augusta presenza, o Monsignore; tutto ciò forma uno spettacolo che profondamente commuove. E più intensa e più viva la commozione invade l’anima mia, suscitandosi in essa dolci ricordi, emozioni indicabili, rivolando il pensiero a quei giorni in cui io qui arrecai i novelli ardori del mio ministero, le trepide primizie del mio apostolato.
Ma perché, dunque, questa festa? Perché questa gioia, questi canti? Perché questa magnifica solennità?…
Ah! Onore a voi, piissimi Bovaresi, che oggi vedete finalmente realizzato il sogna di tanti anni, e siete felici di potere offrire al vostro SS. Crocefisso in segno di riconoscenza e di pietà profonda questo nuovo splendido altare, il dono più bello, il simbolo più augusto dell’omaggio che la creatura può tributare al suo Dio. Onore a voi che sapete sempre mostrarvi così generosi, così zelanti, quando si tratta del decoro della vostra bella chiesa, e della gloria del vostro Crocefisso. Oh, lasciate dunque, che io mi rallegri e mi commuova con voi per il magni[fi]co spettacolo di civiltà e di fede che oggi date luminosamente. Si, con la presente solennità voi oggi celebrate un duplice rito: una festa di arte, un trionfo di fede.
***
Quando, fino a ieri, un visitatore intelligente, varcava la soglia ai questa chiesa, si sentiva come rapito innanzi alla maestosa semplicità, dei suoi archi e delle sue colonne, ma non appena spingeva lo sguardo in fondo, doveva con meraviglia constatare come quell’altare così squallido così povero fosse in troppo stridente contrasto con 1’armonie architettoniche della vetusta chiesa [ab]baziale ed era costretto ad esclamare: peccato che questa chiesa non abbia un altare

degno di lei. E voi, o Bovaresi, ascoltavate con secreto rincrescimento la giusta osservazione, ma giuraste in cuor vostro di non volerla più oltre sentire.
Ed ecco, che non appena il vostro indefesso parroco — a cui va data la maggior parte di onore e di merito in quest’opera — raccogliendo anche il vivo desiderio dei suoi predecessori, lanciò a voi l’appello per l’erezione del nuovo altare, voi con slancio e compattezza non nuovi, è vero, ma sempre mirabili, rispondeste, plaudenti, al suo invito. Ed allora con rapidità prodigiosa, il nuovo altare fu disegnato, fu costruito, fu adornato, fu benedetto, fu consacrato ed oggi su di esso, umido ancora delle aspersioni e delle unzioni che l’hanno santificato si celebra per la prima volta, l’incruento sacrificio della redenzione.
E così, o Bovaresi, voi avete ormai tutto ciò che può lusingare il vostro nobile orgoglio di cristiani e di paesani; Avete il vostro bel campanile che agile ed elegante si slancia verso il cielo come un indice eretto che vi addita la patria; avete il concerto meraviglioso delle vostre campane, che diffondono le loro armonie lontano lontano, ai campi, ai clivi di quest’Umbria incantata, suscitando negli uomini e nelle cose brividi di gioconda letizia: avete il nuovo fonte della rigenerazione dove i vostri figli divengono figlioli di Dio ed eredi del paradiso, avete questa bella chiesa, poema immortale di fede e di storia, avete soprattutto quella divina taumaturga imagine di Gesù Crocefisso, che forma la vostra gloria più grande: vi mancava soltanto l’ornamento più bello del tempio, o meglio ciò che rappresenta il tempio tutto intero, vi mancava un altare che fosse in piena armonia in questo ambiente di pietà e di arte, ed ecco che il nuovo altare è sorto, bello, raggiante di lumi, profumato d’incensi, degna e stupenda corona a tanta gloria di monumenti e di ricordi. Onore dunque a voi, o Bovaresi — io voglio gridarlo ancora un’altra volta — onore a voi che avete saputo preparare questa festa di civiltà e di arte.
Io penso, però, che la maggior parte di voi non sarebbe oggi qui raccolta per una semplice festa di arte, se questa solennità non avesse anche un profondo significato religioso, e considerata sotto questo aspetto io dico che questa festa è un trionfo di fede. Se io domandassi oggi a ciascuno di voi: perché s’è costruito questo nuovo altare, voi tutti con lo stesso grido risponderete: in onore del nostro SS. Crocefisso. Ecco, dunque, il vero, il santo, il profondo motivo di questa solennità: l’omaggio e la gloria a Gesù Crocefisso, e questo è ciò che propriamente vi rende nobili, ammirabili, o Bovaresi.
In questi tempi, in cui una raffica d’empietà e di guerra feroce a Cristo imperversa dovunque con un crescendo spaventevole, è oltremodo commovente, ed encomiabile lo spettacolo di un popolo, che in un sol cuore si unisce per edificare a Cristo un monumento di pietà e di devozione.
Ed oh! quale storia di sacrifici e di stenti potrebbero narrare le pietre di quell’altare. Là v’è l’obolo sonante e fastoso del ricco, ma v’è sopra la

sudata moneta del povero operaio, della vedova, del fanciullo, i quali si sono sentiti felici di dare la loro modesta, ma generosa offerta. E fu senza dubbio, ispirato pensiero quello di raccogliere i nomi degli oblatori, e deperii sotto la pietra d? quell’altare, accanto alle reliquie dei santi, affinché si abbiano perenne la benedizione di Dio, e l’ammirazione devota dei posteri. E quando, o miei fra¬telli, la sventura, le passioni o la malvagità’ degli uomini tenteranno di oppri¬mervi e quasi di Stritolarvi, non temete, ma ricordatevi che il vostro nome è
sotto lo sguardo e la protezione di Gesù Crocefisso, ed un raggio di nuova speranza tornerà a brillare nelle anime vostre.
Trionfo di fede, è questa solennità, celebrata qui ove, un giorno si offriva incenso a numi bugiardi, qui dove erravano ai roridi pascoli i bei giovenchi che fatti candidi nei lavacri purissimi del fiume Clitunno, s’inviavano, coronati di mirto, vittime gloriose agli dei della grande Roma. Ma sparvero gl’itali iddii crollarono i loro delubri, e sulle rovine di quella religione e di quella civiltà si innalzò vittrice la croce del Nazareno, che l’onda di venti secoli non ha pur anco scossa, né scuoterà giammai. E sotto lo sguardo di questi archi e di queste colonne, che videro forse le abominazioni di quei riti, oggi qui si rinnuova, un episodio modesto, ma altamente significante, dei trionfi del Cristo re immortale dei secoli …
Affinchè, però, o miei fratelli, questa vostra solennità non sia semplicemente l’eco di un suono che si perda co! tramonto di essa, è necessario raccogliere il mistico significato che l’altare deve avere per ogni anima cristiana. L’altare visi¬bile, dev’essere simbolo dell’altare spirituale che ognuno di noi deve erigere nel proprio cuore. E come voi voleste quell’altare dedicato a Gesù Crocefisso, cosi nei vostri cuori innalzate un mistico altare in cui Gesù trovi il suo trono di amore. Al Crocefisso non rinnoviamo le battiture crudeli, non le derisioni e gli oltraggi; a Gesù assetato del nostro amore non offriamo fiele ed aceto, ma con Maria e con Giovanni confortiamolo compensandolo di tanti oltraggi che riceve dai suoi nemici, con la penitente di Magdala versiamo amare lacrime sui nostri peccati, col buon ladrone preghiamolo che ci salvi. Sempre così, o Bovaresi, amate il vostro SS. Crocefisso; Egli è stato sempre la, vostra più sicura difesa, e lo sarà ancora nell’avvenire, se voi saprete meritarlo. Tutti i paesi lontani e vicini, v’invidiano questo divino tesoro, ebbene, non ve ne rendete indegni, e conser¬vate in mezzo a voi, intemerata e viva, la fede dei padri vostri.
Così il ricordo di questo giorno resterà indelebile nei nostri cuori, e tutti potremo sperimentare l’abbondanza delle celesti benedizioni che da quell’altare si diffonderanno su noi tutti. Oh! sì, che tutti quelli che si avvicineranno a quell’altare, che lo toccheranno, che lo baderanno, che l’abbraccieranno, abbiano lo slancio di quella devozione che attirava il santo re David verso i tabernacoli di

Dio; e tutti coloro che comprendono e gustano le delizie dell’altare, ne partano con frutti abbondanti di santità, e dì virtù. O Gesù, o miracoloso Crocefisso di Bovara, guarda oggi questo popolo che prostrato a’ tuoi piedi, ti offre con l’omaggio del cuore il nuovo altare che per te ha edificato. Gradisci, o Signore questa offerta, che innanzi a tutti altamente proclama ancora una volta quanto ti voglia bene, e quanta fiducia riponga in te questo devoto popolo. O Crocefisso santo, ascolta la preghiera che io sento nel cuore, e che t’innalzo per questo popolo ch’è tua eredità. Vedi come esso è orgoglioso di te, come si commuove per te, come ti festeggia. Esso ti ama, ti sente nella sua coscienza, nelle sue speranze incrollabili. Ebbene tu continua ad amarlo, a proteggerlo, e spargi le tue benedizioni, su di esso, sulle sue famiglie, sulle sue campagne. Apri, o bel Crocefisso, apri le braccia, e stringilo in un amplesso sfavillante di potenza e di amore. Sempre così ti senta la tua Bovara, affinché mai dal suo labbro cada l’eterno cantico della speranza e dell’amore; in te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai salvati: in te speraverunt patres nostri, speraverunt et liberasti eos.
Campello superiore, 10 Maggio 1914.
D. BENEDETTO FABRIZI.
Il Crocifisso di Bovara Ritorna alla pagina BOVARA Ritorna alla pagina CHIESA di S. PIETRO