Trevi (PG) Complesso Museale di San Francesco Largo Don Bosco 14
Curatore della mostra:. Ugo Betori Coordinamento generale: Rita Rocconi Responsabile allestimento: Maria Monica Annibali Responsabile grafica: Michelangelo Augusto Spadoni Consulenti: Nilo Negroni, Lanfranco Radi
Sabato 10 giugno 2000 alle ore 18, nel Complesso Museale di San Francesco, si è inaugurata la mostra “ULTRAMOBILE”, 50 opere di Dino Gavina. Nata nell’ambito del progetto decennale teso a valorizzare i musei dell’Umbria, affidato alla Società Sistema Museo e coordinato da Rita Rocconi, la mostra ideata da Maria Monica Annibali e con la cura scientifica di Ugo Betori, intende riassumere il significato storico del lavoro dell’artista ed il suo percorso nell’avventura del Design Internazionale. Dino Gavina, nato a Bologna nel 1948, coinvolge nella sua esperienza di designer unica ed irripetibile i personaggi più rappresentativi degli ultimi cinquant’anni: da Marcel Breuer, a Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Man Ray, Carlo Scarpa. Nel 1954, grazie a Lucio Fontana Gavina viene introdotto nell’ambiente della Triennale di Milano dove conosce Pier Giacomo Castiglioni “con il quale amicizia e stima si integrarono in un vasto progetto di estremo rigore etico e morale applicato alla produzione industriale del mobile”. Nel 1960 fonda la Gavina spa e ne affida la presidenza a Carlo Scarpa. A New York, nel 1962, incontra Marcel Breuer, tra i più incisivi maestri del razionalismo europeo, al quale chiede di portare in produzione alcuni prototipi della scuola del Bauhaus, progettati negli anni ’20. Da qui nasce la “Wassily”, così chiamata da Gavina in quanto Kandinsky ne possedeva l’unico prototipo. Nel 1963 inaugura il suo showroom di Via Condotti a Roma senza esporre mobili, ma con una mostra di Marcel Duchamp. Nel 1967 anticipa la grande mostra di Parigi sul Movimento Cinetico con una mostra dal titolo “La Luce” che sarà presentata a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Foligno. Nello stesso anno costituisce a Bologna il centro Duchamp inaugurato da Man Ray, allo scopo di aiutare gli artisti a realizzare le loro opere. Nel 1968 dà vita ad una prestigiosa collezione firmata da Carlo Scarpa con opere di Kazuhide Takahama chiamata “Ultrarazionale”.
Nel 1971, coinvolgendo numerosi artisti, crea una collezione che chiamerà “Ultramobile”, obiettivo: il superamento del concetto del mobile. Nel 1974 con Enzo Mari, altra importante operazione innovativa: “Metamobile”: ordinare il progetto, fare i mobili in casa con assi di legno e materiali di recupero. Negli anni’80 e ’90 oltre ad occuparsi delle collezioni per Simongavina, Paradiso Terrestre (pezzi per esterni ed arredo urbano) e Ultramobile spa, è chiamato per delle lezioni all’Università di Roma. Si dedica a sue numerose mostre internazionali; è incaricato a dirigere con Takahama l’allestimento dell’aeroporto di Bologna; disegna elementi d’arredo urbano per Roma.
L’esposizione occupa anche un’ala ancora non restaurata del vecchio convento
(foto Pistola)
Con la mostra di Trevi, Dino Gavina vuole rendere omaggio ai luoghi in cui ha operato per diversi anni con la Gavina spa, creando quel clima magico che rese possibile iniziative culturali come la grande mostra “Lo Spazio dell’Immagine” del 1967. L’esposizione che si articola nel complesso museale dell’ex convento francescano, assume un significato particolare mettendo a confronto le opere d’arredo di uno de massimi esponenti del novecento con le testimonianze pittoriche del passato a conferma che il Museo può essere un luogo “aperto” alle nuove espressioni artistiche. L’esposizione che si articola nel complesso museale dell’ex convento francescano, assume un significato particolare mettendo a confronto le opere d’arredo di uno de massimi esponenti del novecento con le testimonianze pittoriche del passato a conferma che il Museo può essere un luogo “aperto” alle nuove espressioni artistiche.
Tra le pitture dello Spagna, Pinturicchio e dell’Orbetto, viene presentata tutto il percorso dell’attività di Gavina: un contributo fondamentale all’avanzamento e al prestigio del Design Italiano rappresentato dalle produzioni di numerose aziende: Dino Gavina, Gavina spa, Flos, Knoll, Simon International, Sirrah, Simongavina, Paradiso Terrestre, Ultramobile spa. Verranno presentati oggetti creati da architetti, designer e artisti del Novecento: Carlo Scarpa, Pier Giacomo Castiglioni, Marcel Breuer, Sebastian Matta, Meret Oppenheim, Giacomo Balla, Man Ray, Marcel Duchamp. La manifestazione di Trevi segue quelle importantissime di Barcellona del 1988 a Palacio Verraina, Tokyo nel 1992 presso la Fondazione GA Gallery, Parma nel 1995 nella Galleria Mazzocchi, Milano nel 1998 nella Sala Napoleonica della Galleria di Brera.
La rassegna è stata voluta dal Comune di Trevi, dalla Società Sistema Museo e dall’Associazione Amici dell’Arte e dei Musei Umbri. La realizzazione dell’evento culturale è stata possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmiodi Perugia, del Cepu – Centro Europeo per la preparazione universitaria di Perugia, Sirrah-Guzzini e di realtà imprenditoriali locali: Trevi Hotel, Società Agricola “Il Frantoio” Trevie Fantauzzi Arredamenti per Flos.
Catalogo edito dalla casa editrice ESG89 di Bevagna (PG), Testi di Vittorio Sgarbi, Giorgio Celli, Lanfranco Radi, Italo Tomassoni. Costo del catalogo in mostra: L. 100.
ORARIO DELLA MOSTRA: Giugno – Luglio: tutti i giorni ore 10.30/13 – 15.30/19; lunedì chiuso. Agosto: tutti i giorni compreso lunedì ore 10.30/13 – 15/19.30 Settembre: tutti i giorni ore 10.30/13 – 14.30/18; lunedì chiuso. Ottobre: aperto solo nei giorni: venerdì sabato e domenica ore 10.30/13 – 14.30/17
Biglietto d’ingresso: Intero L. 8000 – ridotto L. 6500 – scuole L. 5000 Informazioni Raccolta d’Arte di San Francesco tel/fax 0742/381628
UFFICIO STAMPA Roma, Daniela Ruzzenenti tel. 06/6877603 fax. 06/6874386 Museo di Trevi, Carlo Roberto Petrini
Trevi (PG) Complesso Museale di San Francesco Largo Don Bosco 14
Curatore della mostra: Ugo Betori Coordinamento generale: Rita Rocconi Responsabile allestimento: Maria Monica Annibali Responsabile grafica: Michelangelo Augusto Spadoni Consulenti: Nilo Negroni, Lanfranco Radi
DINO GAVINA –
CENNI BIOGRAFICI
1948 Nascita a Bologna di un primo piccolo negozio-laboratorio; si fabbricano e si vendono gia direttamente alcune poltrone moderne, frutto del rapporto con progettisti conosciuti in città. Contemporaneamente realizzazione di forniture per interni di carrozze ferroviarie e cappottes per jeep dell’esercito.
1950 Un’idea moderna della produzione è già definitivamente espressa nella “Tripolina” il primo prodotto pensato per la serie
1953 Lucio Fontana indirizza Dino Gavina sulla strada del design portandolo alla “Triennale ” di Milano dove conosce i progettisti Carlo Mollino, Carlo De Carli, Pier Giacomo Castiglioni. In questi intensi anni 50, il termine design non esiste ancora: il grandissimo sodalizio umano e professionale che Gavina manterrà con Castiglioni risulterà fondamentale anche per il disegno italiano.
1960 Costituzione della Gavina spa . Dino Gavina (Amministratore Delegato) chiama alla presidenza Carlo Scarpa. E’ una carica simbolica che vuole evidenziare un vero maestro allora considerato da pochissimi, indicando chiaramente che la Società aveva tutte le intenzioni di portare avanti l’impegno già consolidato negli anni precedenti.
Dino Gavina con i fratelli Castiglioni e le maestranze della Gavina spa osservano il prototipo della Sanluca(da Stile Industria n° 34, 10/1961)
La Gavina sarà un punto di riferimento per la storia del disegno industriale, un esempio a cui si ispireranno molte aziende in Italia e all’estero.
1961/62 Costituzione della FLOS
Agli inizi degli anni 60 mentre si va sempre più diffondendo il mobile di qualità manca in Italia una produzione di lampade con cui completare i nuovi arredamenti moderni. Nessuno si era posto il problema in questi termini, la luce modifica la dimensione della spazio ed esalta gli arredi. In questa operazione sa di poter contare sulla genialità di Pier Giacomo Castiglioni e sui consigli di Carlo Scarpa.
1962/63 Nasce con Lucio Fontana l’idea progettuale finalizzata ad eliminare la cornice dal quadro; è conseguente la realizzazione dei prototipi (in seguito chiamati “Teatrini”).
1962 Incontro con Marcel Breuer a New York. Decide di far rivivere i modelli pensati alla Bauhaus (allora relegati negli archivi della storia) mettendo in produzione alcuni mobili che rappresentassero e nello stesso tempo spiegassero la posizione razionalistica: CESCA, WASSILY, RECLINING.
Il successo commerciale porta al negativo imprevisto della “moda” deleteria di riprodurre le opere dei “Maestri del Novecento” non legate ad una concezione industriale. Un grande disorientamento culturale.
1963 Mostra dedicata a Marcel Duchamp (Roma Via Condotti, allestita da Carla Scarpa). Al suo arrivo Duchamp dirà è la mostra più bella che abbia mai avuto ( la prima volta in Italia).
1966/67 Mostra dedicata ai CINETICI, importantissimo evento: La luce (esposizione di opere di Giacomo Balla, Alberto Biasi, Davide Boriani, Marta Boto, Hugo Demarco, Angel Duarte, Iulio le Parc, Frank Malina, Elio Marchegiani, Enzo Mari, Manfredo Massironi, Morellet, Garcia Rossi, Nicolas Schoeffer, Gregorio Vardanega, Grazia Varisco.) Presentata a Milano, Torino, Bologna, Firenze e Foligno. E’ un’anticipazione della grande mostra parigina dedicata al movimento CINETICO.
1967/69 Costituzione del Centro Duchamp. Associazione culturale senza fini di lucro, con lo scopo di aiutare gli artisti a realizzare le loro opere finanziandone i progetti. Opere di Maria Apollonio, Giacomo Balla, Alberto Biasi, Davide Boriani, Giorgio Celli, Gianni Colombo, Giuseppe Chiari, Angel Duarte, Xvier Davide, Alessandro Degregori Hugo Demarco, Gabriele De Vecchi, Ronoldo Ferri, Piero Fogliati, Andra Franchi, Edoardo Landi, Iulio le Parc, Manfredo Massironi, Vittorio Mascalchi, Malferrari 2, Gruppo O B, Charles Perry, Bernard Quentin, Raffaello Repossi, Man Ray, Carlo Scarpa, Victor Simonetti, Franca Tosi, Kazuhide Takahama, Virgilio Vercelloni, Teodore Waddel, Enore Zaffini. (Inaugurata da Man Ray, arrivato appositamente a Bologna)
1968 ULTRARAZIONALE. Programma preciso con cui il disegno industriale si libera dai limiti del movimento moderno “oltre” come necessità di superare il razionalismo ancora dominate, nell’esaltazione dei parametri progettuali e nelle riconsiderazione dell’uso dei materiali delle loro dimensioni.
Il profilo della Sanluca
(da Stile Industria n° 34, 10/1961)
1971 ULTRAMOBILE. Gavina intraprende la vera operazione artistica nella sua attività di produttore ogni pezzo prodotto è opera d’arte, un multiplo illimitato, lanciato in un periodo ancora abbagliato dal razionalismo. Operazione pensata con lo scopo di far entrare anche nelle case normali una presenza poetica con più facilità
1974 METAMOBILE. Vera e propria operazione rivoluzionaria: anziché il Design “super star”, mobili semplici realizzabili a bassissimo costo e da tutti Contro ogni demagogia, METAMOBILE si propone come vero manifesto politico e poetico: I ricchi devono essere liberati dal kitsch per ricchi I poveri devono essere liberati dal kitsch per poveri.
1974 Sirrah: un rinnovamento totale nella produzione di lampade. Un livello internazionale ottenuto in poco tempo dalla perfetta sintonia tra Dino Gavina e Kazuhide Takahama (con un brillante intervento di Man Ray).
1984 Università di Roma “La Sapienza” Facoltà di Architettura. Invito per un corso integrativo di disegno industriale (Anno Accademico 84/85)
1988 Barcellona – Palacio della Verreina – Mostra del Lavoro di Dino Gavina
1992 Venezia – Fondazione Querini Stampalia “DINO GAVINA Collezioni emblematiche del Moderno dal 1950 al 1992”
1992 Tokyo – Fondazione G. A. Gallery “DINO GAVINA e KAZUHIDE TAKAHAMA”
1995 Parma – Galleria Mazzocchi. “ULTRARAZIOANLE E ULTRAMOBILE”
1997 Los Angeles – Mostra di DINO GAVINA
1998 Milano Brera -Sala Napoleonica ” ULTRARAZIONALE E ULTRAMOBILE” è il titolo della mostra dedicata dall’Accademia di Brera al lavoro di Dino Gavina, Quentin, Raffaello Repossi, Man Ray, Carlo Scarpa, Victor Simonetti, Franca Tosi, Kazuhide Takahama, Virgilio Vercelloni, Teodore Waddel, Enore Zaffini.
Ultramobile inaugurazione: FOTO Ritorna alla Ritorna alla pagina ULTRAMOBILE
Sala Conferenze di S. Francesco: Dino Gavina, Kazuhide Takahama e Signora
L’Arch. Betori chiama Dino Gavina sul palco … ed è subito show!
Trevi, Villa dei Boemi.
Dino Gavina, all’ingresso della villa per il saluto conviviale, ritrova una sua vecchia conoscenza: lo chef umbro Angelo Paracucchi, ormai trevano di adozione.
Altri autori hanno adottato il toponimo “monte Pettino”
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e molti altri li hanno seguiti, creando ulteriore confusione nella nostra toponomastica già abbastanza confusa. Infatti il “Monte Pettino” (m 1147) si trova a pochi chilometri nord de L’Aquila e ha dato il nome anche ad un quartiere della città, tristemente famoso per i recenti eventi sismici.
L’equivoco può nascere dalla prossimità del monte Serano all’abitato di Pettino, ora frazione del Comune di Campello sul Clitunno, per cui si può identificare come “il monte di Pettino” e quindi anche – erroneamente! – “monte Pettino”.
Il Castelliere
Trevi – Monte Serano. La vetta “spianata” dall’insediamento preistorico
(Foto: F. di Gennaro 27/12/2014)
Nel 1981, su segnalazione del compianto prof. Angelo Finetti, il prof. Francesco di Gennaro ed un suo collega effettuarono un sopralluogo e identificarono con precisione l’area, segnalandola alla Soprintendenza di Perugia con una circostanziata relazione
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Trevi – Sul castelliere di monte Serano – 21/6/1998
La notizia divenne di pubblico dominio a Trevi con l’edizione di “Trevi Antica”
.6
, a cura dell’Associazione Pro Trevi che successivamente organizzò varie escursioni.
Anche di recente il monte Serano e il castelliere sono stati meta di un partecipatissimo trekking organizzato da Nature Walking Trail
.7
Nonostante tutto ciò, a ridosso del castelliere, fu innalzata una nuova costruzione con una grossa antenna sferica.8 . Si tratta di un Radar Meteorologico della Protezione Civile, per segnalare tempestivamente formazioni temporalesche al fine di non farsi cogliere impreparati da sempre più frequenti nubifragi.9.10 Esaminando foto satellitari recenti, a migliore definizione,si può notare che le tracce del castelliere induividuato dal di Gennaro nel 1982.11, comprendono all’interno e all’esterno della cerchia difensiva due fasce (scure nella foto) corrispondenti a terreno potenzialmente di interesse archeologico.
2)Natalucci, Durastante; 1985, Historia … di Trevi, 1745, Arquata, Todi, c. 587 e 859
3)Ibidem, c. 543. “Mons fuit hunc raris videas hine inde visere fruticibus, summo qui vertice lambit Olimpum, incola Pictinum vocitat, pix nomen iniunxit“. [= Vi fu un monte dai rari frutti che riesci a contemplare di qua e di là, che sfiora con la cima l’Olimpo, l’abitante lo chiama Pettino: la pece ha imposto il nome !!!]
4) Bragazzi, Giuseppe; 1864, La rosa dell’Umbria, Campitelli, Foligno (pag. 179) Angelini Rota, Giuseppe; L’Umbria, UTET, 1930, pag. 159. Tabarrini, Mario; 1982 L’Umbria si racconta, Porziuncola (Assisi). Foligno, s.v. Pettino
Altri autori hanno adottato il toponimo “monte Pettino”
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e molti altri li hanno seguiti, creando ulteriore confusione nella nostra toponomastica già abbastanza confusa. Infatti il “Monte Pettino” (m 1147) si trova a pochi chilometri nord de L’Aquila e ha dato il nome anche ad un quartiere della città, tristemente famoso per i recenti eventi sismici.
L’equivoco può nascere dalla prossimità del monte Serano all’abitato di Pettino, ora frazione del Comune di Campello sul Clitunno, per cui si può identificare come “il monte di Pettino” e quindi anche – erroneamente! – “monte Pettino”.
Il Castelliere
Trevi – Monte Serano. La vetta “spianata” dall’insediamento preistorico
(Foto: F. di Gennaro 27/12/2014)
Nel 1981, su segnalazione del compianto prof. Angelo Finetti, il prof. Francesco di Gennaro ed un suo collega effettuarono un sopralluogo e identificarono con precisione l’area, segnalandola alla Soprintendenza di Perugia con una circostanziata relazione
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Trevi – Sul castelliere di monte Serano – 21/6/1998
La notizia divenne di pubblico dominio a Trevi con l’edizione di “Trevi Antica”
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, a cura dell’Associazione Pro Trevi che successivamente organizzò varie escursioni.
Anche di recente il monte Serano e il castelliere sono stati meta di un partecipatissimo trekking organizzato da Nature Walking Trail
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Nonostante tutto ciò, a ridosso del castelliere, fu innalzata una nuova costruzione con una grossa antenna sferica.8 . Si tratta di un Radar Meteorologico della Protezione Civile, per segnalare tempestivamente formazioni temporalesche al fine di non farsi cogliere impreparati da sempre più frequenti nubifragi.9 Da una ricerca in rete,sembra che sia fuori uso, o comunque non abbia mai funzionato come avrebbe dovuto.10 Ma esaminando foto satellitari recenti, a migliore definizione,si può notare che oltre alle tracce del castelliere induividuato dal di Gennaro nel 1982, è molto evidente una seconda ellisse più esterna che rivela un’altra cerchia difensiva.11(7/1/2015) E il radar meteorologico insiste proprio su questa cerchia più esterna!