Alcuni degli ex voto che fino a qualche anno addietro erano esposti nella prima cappella a sinistra della chiesa di s. Vincenzo
Iscrizione sul piedistallo:
Petrus Ang. Salmaregius Hispellen P.G.R. 1831
e sul retro del quadro
Memoria
Pietrangelo Salmareggi di Spello al glorioso S.Vincenzo Fer- reri in Parrano di Trevi offrì il presente in rendimento di grazie per essere stato liberato dal mal caduco a cui per tanti anni
Alcuni degli ex voto che fino a qualche anno addietro erano esposti nella prima cappella a sinistra della chiesa di s. Vincenzo
La carretta espressamente ricordata nel manoscritto del XIX secolo.1, certamente il cimelio più singolare e discusso, ormai trafugata come altre suppellettili ed ex voto.
Attualmente (2013) per l’inagibilità della chiesa a causa del terremoto del 1997,
le funzioni liturgiche si celebrano sotto un tendone nel piazzale
Gli EX VOTO
Non si ha memoria se si festeggiasse con solennità San Sabino, titolare dell’antica chiesa. Attualmente la festa tradizionale in onore di S. Vincenzo si celebra la seconda domenica di Pasqua
La festa stabilita alla 2a domenica dopo Pasqua, si fondò sul profitto della questua, che, dopo la erezione della confraternita avvenuta nel 1835, fu messa ad incarico del Priore e dei sigg. Ufficiali. La sacra immagine fino da principio era stata collocata dal Parroco nella cappella e altare del Carmine, dove è sempre poi stata mantenuta..1
Nel corso del XIX secolo le celebrazioni di alcune feste, quelle più frequentate dai devoti, furono collocate nel periodo successivo alla Pasqua, certamente per dar l’opportunità ai fedeli di osservare il precetto(“prendere Pasqua”, si diceva). Ed era festa grande, peché durava tutta la giornata. Si arrivava in mattinata, rigorosamente digiuni per “la comunione” e dopo la messa solenne si pranzava sul prato con abbondanti vettovaglie portate da casa – immancabile la pizza di formaggio con il salame – per rientrare nel tardo pomeriggio, dopo i giochi popolari e la benedizioe eucaristica.
Tale usanza permase fino alla motorizzazione di massa della seconda metà del ‘900
La prima domenica dopo Pasqua si celebrava la festa della Madonna delle Lacrime, la seconda, appunto, di S. Vincenzo e infine, la domenica di Pentecoste, la festa della Madonna di S. Arcangelo. Alle Lacrime e a S. Arcangelo si andava processionalmente dalla propria parrocchia, mentre a S. Vincenzo la processione veniva- e viene tuttora – effettuata dal santuario per le strade del paese.
Da un manoscritto del XIX secolo.1 «La chiesa, in Parrano, sotto il titolo di S. Sabino V. e M., già dai tempi remoti edificata dai monaci di S. Pietro in Bovara, e dai medesimi eretta in parrocchia da loro stessi retta e funzionata, venne in appresso secolarizzata, ma con prebenda molto tenue. Nel secolo passato da un tal Cuponesi venne donata della casa parrocchiale presentemente posseduta, dello oliveto soprastante alla medesima e di alcuni paramenti sacri. Nel 1780, conferita la parrocchia al giovane sacerdote fulignate, don Alessandro Virgili, questi, molto divoto di S. Vincenzo di cui possedeva un’immagine in tela nella sua famiglia, la espose nella sua nuova chiesa, ed è la presente che si conserva e si venera: ne promosse la devozione, e nel 1794 se ne ebbe la prima grazia o miracolo. La fama di questa immagine e la devozione di mano in mano si estese ampliamente in buona parte della valle umbra, e anche al di fuori col propagarsi delle notizie delle grazie che si ottenevano. Ne venne istituita una festa annua dallo stesso Virgili, alla quale conveniva un gran numero di popolo anche dai limitrofi territori, specialmente di Foligno, e il concorso dura ancora (1896) sebbene in proporzioni assai minorate. La festa stabilita alla 2a domenica dopo Pasqua, si fondò sul profitto della questua, che, dopo la erezione della confraternita avvenuta nel 1835, fu messa ad incarico del Priore e dei sigg. Ufficiali. La sacra immagine fino da principio era stata collocata dal Parroco nella cappella e altare del Carmine, dove è sempre poi stata mantenuta. Ma questa cappella che nella sua struttura era simile all’altra di S. Sabino, a lei di rincontro, nel 18.. venne di molto migliorata e portata allo stato presente, escluso il titolo anteriore, commutato in quello di S. Vincenzo.
Nel piano della cappella fu riposta la salma del pio parroco sotto la lapide che ne conserva la memoria. Povero, semplice di costumi, di portamento e di tratto; di animo ingenuo, tale e tanta aveva divozione e fiducia nel Santo, che questa lo portava ad implorare da esso le grazie con una confidenza che sapeva di domestichezza. Lo invocava non solo con la preghiera, ma anche con parole, come a persona presente con la quale familiarmente si discorre; e quasi esigendo le grazie e poco meno che imponendogliene.
La cappella, al suo tempo, era tutta piena di oggetti di ogni genere, lasciati dai supplicanti a segno delle grazie impetrate: tavolette dipinte, immagini, lastrine d’argento, una carretta tutt’ora conservata, braccia e mani di legno, ogni sorta d’abiti e vestimenta. «Sono i trofei di Vincenzo» diceva don Alessandro.
Gli oggetti di qualche valore, donati alla chiesa, erano da lui custoditi in casa a scanso dei ladri, in quel tempo numerosi; e queste cose occasionarono la sua catastrofe. A tarda notte dell’8 al 9 febbraio del 1828, tre sgherri, due della Piaggia, l’altro, marchegiano, nepote della serva vecchia, complice e traditora, introdottisi in casa col pretesto di chiamata per un infermo, lo sopraffecero nel suo letto strangolandolo crudelmente con una corda. Morirono tutti in galera. Il cadavere fu esposto in chiesa con molto concorso e con compianto universale, consolato però dalla venerazione professatagli da tutti, come ad un’anima eletta».
Chiesa di S. Vincenzo – Una bella statua lignea in deplorevole abbandono
Sono capitato per la prima volta a Tervi — non proprio per caso — nell’agosto del 1970.
Venivo a trovare una ragazza milanese come meche stava trascorrendo un periodo di vacanze come ogni anno a Trevi nella casa di famiglia in piazzetta del Teatro.
Mi innamorai allora di Trevi e lo ero già di quella ragazza che divenne, dopo alcuni mesi, mia moglie.
Ogni volta che ritorno a Trevi è una gioia ed una emozione; sono passati poco meno di quarant’ anni ed è sempre così, come la prima volta.
Poi arrivò il periodo degli anni novanta e l’incontro con Nero: un cane randagio padrone dei vicoli di Trevi. Ci vedeva, io ed Elena raramente, ogni volta che, a distanza di parecchi mesi ritornavamo a Trevi per passare qualche giorno di vacanza.
Lui ci aveva scelti come possibili padroni, se mai ne avesse avuti. Quando dovette conoscere l’esperienza della mancata libertà, chiuso nel canile di Eggi, quei possibili padroni corsero immediatamente in suo aiuto e così, Nero, cane randagio di Trevi, passò gli ultimi anni della sua vita, accudito con tanto affetto da noi, in una nuova città : Milano
Parlare di Trevi in poesia è una esperienza che fa ritornare al tempo antico e vorrei potermi fermare un po’ di tempo, vivere Trevi in ogni angolo ed esprimere in versi altre immagini di questo Borgo che è diventato, nel mio cuore, luogo d’incanto .
Enzo Terranova – poeta dilettante
___________________________________________
da: Enzo Terranova, Respiri dell’anima, Imprimenda , Limena (PD), 2006
Non Vi sembri strano questo mio scritto ma credo di aver dimostrato più volte di avere sentimenti quasi umani.
Ho passato tanti anni con Voi e in molti mi avete dimostrato affetto; sono stati gli anni più belli della mia vita, quelli della gioventù e della libertà.
Ora sono a Milano adottato da Elena e Enzo; mi vogliono molto bene e io mi sforzo di mostrare loro la mia gratitudine. Certo quello che vedo tutti i giorni non mi ricorda nemmeno lontanamente la mia Trevi. Qui devi comportarti da “cane per bene” e io sinceramente non so cosa voglia dire.
Il mio istinto animale mi suggerisce di comportarmi come sempre, di voler bene a chi mi dà una voce, un poco di affetto ed una carezza. Non so se queste cose fra Voi umani hanno importanza: per noi animali è “legge di vita “.
Non Vi sembri assurdo che un cane possa dire queste cose; è solo una traduzione in lingua umana, ma Vi assicuro che è una traduzione “FEDELE ” dei miei sentimenti. Non so se tornerò mai a Trevi ma ho impresso nei miei occhi il profilo di ogni Vostra casa, il campanile della chiesa di S. Emiliano che tante volte mi ha tollerato in un angolo tra i fedeli la domenica mattina e, in alto sopra Trevi, le Coste che vedevo la mattina illuminate dal primo sole.
Vi mando un saluto pieno di nostalgia, (come avrete intuito da questa traduzione), a Trevi sono stato felice finchè sono stato libero; voglio pensare che un poco anch’io Vi manchi; ora la mia vita è cambiata ma mi sono reso conto, da cane saggio, che tutto cambia nella vita. Una sola resta : LA FEDELTA’
Cartolina ricordo della rappresentazione di “Romanticismo” opera del caricaturista MORENO di Foligno Nell’esemplare qui riprodotto sono stati indicati a penna i nomi degli interpreti come di seguito
Trevi, Teatro Clitunno, La Famiglia Barret, 1946 Interpreti:Giustina Bonaca, Antonino Brizi. (per gentile concessione Antonino Brizi eredi)
Da
Memorie di un filodrammatico di A. Bartolini
:
Tanto i lavori nominati quanto quelli che vennero poi, vennero presentati in una cornice di scenari fuori dell’ordinario, da compagnia di professionisti, dato che glielo consentivano l’assistenza del prof. Virgilio Marchi e i mezzi a disposizione.
… Ancor pi?interessante fu lo sfondo scenico della commedia ?La famiglia Barrett? di Rodolfo Berry che fu presentata nella primavera del 1946, nella quale il protagonista Ugo Bonaca ci diede il meglio di s?stesso, e tutti gli altri dimostrarono di aver raggiunto un ottimo affiatamento, muovendosi a loro agio nei decorosi costumi dell’epoca.
La scelta di “The wall” come nostro primo lavoro assoluto non è stata casuale: è un album che abbiamo vissuto. Un’ opera d’arte musicale ineguagliabile, struggente, vera. Impossibile da descrivere a parole, fin troppo facile da ascoltare e riascoltare. perché con un intreccio toccante di suoni e liriche racconta la storia di ognuno di noi descrivendo, mattone per mattone, quel muro fatto di incomunicabilità che a volte sembra separarci dannatamente dal resto del mondo, trasformandosi però allo stesso tempo nel nostro fidato scudo, dietro il quale proteggersi, interrogarsi e dar sfogo inarrestabile all’istinto artistico latente in ognuno di noi.
L’Evento
Il 21 Giugno alle 22:30 Michele Ceccarini, Pierfrancesco Zafrani “Zaf”, Davide Ceccaroni ed Emiliano Manini, dopo il concerto delle “Eva Waves”, chiuderanno la rassegna live dell’evento culturale in cui sono ospitati con il loro concerto
“Live at antifestival”
dove interpreteranno in anteprima i brani più significativi di “The Wall”.
Sono capitato per la prima volta a Tervi — non proprio per caso — nell’agosto del 1970.
Venivo a trovare una ragazza milanese come me che stava trascorrendo un periodo di vacanze come ogni anno a Trevi nella casa di famiglia in piazzetta del Teatro.
Mi innamorai allora di Trevi e lo ero già di quella ragazza che divenne, dopo alcuni mesi, mia moglie.
Ogni volta che ritorno a Trevi è una gioia ed una emozione; sono passati poco meno di quarant’ anni ed è sempre così, come la prima volta.
Poi arrivò il periodo degli anni novanta e l’incontro con Nero: un cane randagio padrone dei vicoli di Trevi. Ci vedeva, io ed Elena raramente, ogni volta che, a distanza di parecchi mesi ritornavamo a Trevi per passare qualche giorno di vacanza.
Lui ci aveva scelti come possibili padroni, se mai ne avesse avuti. Quando dovette conoscere l’esperienza della mancata libertà, chiuso nel canile di Eggi, quei possibili padroni corsero immediatamente in suo aiuto e così, Nero, cane randagio di Trevi, passò gli ultimi anni della sua vita, accudito con tanto affetto da noi, in una nuova città : Milano
Parlare di Trevi in poesia è una esperienza che fa ritornare al tempo antico e vorrei potermi fermare un po’ di tempo, vivere Trevi in ogni angolo ed esprimere in versi altre immagini di questo Borgo che è diventato, nel mio cuore, luogo d’incanto .
Enzo Terranova – poeta dilettante
___________________________________________
da: Enzo Terranova, Respiri dell’anima, Imprimenda , Limena (PD), 2006
Non Vi sembri strano questo mio scritto ma credo di aver dimostrato più volte di avere sentimenti quasi umani.
Ho passato tanti anni con Voi e in molti mi avete dimostrato affetto; sono stati gli anni più belli della mia vita, quelli della gioventù e della libertà.
Ora sono a Milano adottato da Elena e Enzo; mi vogliono molto bene e io mi sforzo di mostrare loro la mia gratitudine. Certo quello che vedo tutti i giorni non mi ricorda nemmeno lontanamente la mia Trevi. Qui devi comportarti da “cane per bene” e io sinceramente non so cosa voglia dire.
Il mio istinto animale mi suggerisce di comportarmi come sempre, di voler bene a chi mi dà una voce, un poco di affetto ed una carezza. Non so se queste cose fra Voi umani hanno importanza: per noi animali è “legge di vita “.
Non Vi sembri assurdo che un cane possa dire queste cose; è solo una traduzione in lingua umana, ma Vi assicuro che è una traduzione “FEDELE ” dei miei sentimenti. Non so se tornerò mai a Trevi ma ho impresso nei miei occhi il profilo di ogni Vostra casa, il campanile della chiesa di S. Emiliano che tante volte mi ha tollerato in un angolo tra i fedeli la domenica mattina e, in alto sopra Trevi, le Coste che vedevo la mattina illuminate dal primo sole.
Vi mando un saluto pieno di nostalgia, (come avrete intuito da questa traduzione), a Trevi sono stato felice finchè sono stato libero; voglio pensare che un poco anch’io Vi manchi; ora la mia vita è cambiata ma mi sono reso conto, da cane saggio, che tutto cambia nella vita. Una sola resta : LA FEDELTA’
Da Sant’Emiliano, giù per i vicoli di Trevi in rapida discesa, puoi incontrare ciò che la vita è stata nei secoli passati. La vita della gente di paese, quel solidale condividere i semplici gesti di ogni giorno. Ogni casa ha una storia antica che, camminando, puoi con passione raccontare. E così i vicoli si accendono di vita, di povere storie che sono la ricchezza di quel Borgo.
Giù per i vicoli in rapida discesa, nelle sere d’estate, senti le voci del viver quotidiano; sempre le stesse voci che raccontano le antiche cose, che narrano la vita di un tempo lontano; testimone di antichi eventi che l’eco ti riporta fra le pietre di quel Borgo.
Giù per i vicoli in rapida discesa, nelle fredde sere d’inverno, senti solo il silenzio vagare fra le case.
Tutto sembra dormire fra le antiche pietre del borgo: solo una tenue luce lontana, fra le case, ricorda la vita; una pallida luce che vince il lento trascorrere del tempo.
Giù per i vicoli in rapida discesa, l’ultimo sole della sera, manda i suoi raggi a illuminare Trevi e la rende più bella. Lo vedi pian piano sparire lontano fra i monti In un cielo che sembra di fuoco. E’ lo stesso sole che illumina Assisi e il Subasio … una luce che dona conforto; un pensiero che dona coraggio. Bagliori di nuove speranze giù per i vicoli di Trevi in rapida discesa.